TUBALCAIN
Di Gandolfo Dominici
TUBALCAIN è la parola di passo del 3° grado di Maestro Massone. Considerata
"segreta" da molti massoni, forse un tempo lo era...oggi basta cercare su Google :
"parola di passo massoneria terzo grado" e appare svelato il segreto di Pulcinella da
numerosi link.
Il vero segreto però, come è ovvio per qualunque vero iniziato, è quello
"incomunicabile a parole" che ognuno coglie a seconda del suo grado nel percorso.
Ma cosa vuol dire questa parola?
Che senso ha?
Appare nella GENESI [Link]
"Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro.
La sorella di Tubalkàin fu Naama."
Zilla era moglie di Lamech che era figlio di Caino, dunque Tubalcain era nipote del
fratricida Caino.
Ma perchè viene usato in massoneria?
Per capire l'origine dell'uso di questo termine in massoneria dobbiamo indagare sul
suo significato principalmente Alchemico, con richiami alla Cabalà e al Talmud. I
simboli, le parole e i rituali della massoneria infatti sono un sincretismo di diverse
scuole e dottrine esoteriche tra cui l'Alchimia, la Cabalà e molte altre Tradizioni.
Come spiega Laurence Gardner nel suo libro : "Le Misteriose Origini del Re del Graal"
(Newton Compton, 2007), il segno di Caino, come vedremo, è la la lettera "Q" di
Qayin (Q'ayn- Caino) e Queen (regina-).
Secondo la tradizione della Midrash e quella fenicia, il segno di Caino è una una croce
racchiusa in un cerchio, una rappresentazione grafica del Regno: Malkhut della Cabalà.
Secondo la storia della "Corte Imperiale e Reale del Dragone" , un'antica fratellanza
con origini egiziane risalente al 2170 a.C. circa, il cerchio esterno del segno di Caino
simboleggiava un serpente-drago che tiene stretta con la bocca la propria coda:
l'Uroboros. La croce è anche chiamata rosi-crucis da rosi che significa rugiada o acque,
e crucis che significa coppa o caliceed è considerata un simbolo di illuminazione. La
coppa è anche archetipo che rappresenta l'utero, dunque l'aspetto materno, da cui
sgorgava il Sangue Reale (le acque della illuminazione). Si ritenne, perciò, che ciascun
re della Mesopotamia fosse sposato con la Dea Madre e, come affermato
dall'assiriologo di Oxford, Stephen Langdon, a questo proposito erano effettivamente
celebrate delle cerimonie.
Nel suo aspetto femminino, il segno di Caino è il simbolo di Venere con la cruce fuori
dal cerchio, così che la femmina (la crucis) fosse sormontata dall'Uroboros, simbolo
della regalità del dragone.
Con la croce disposta sul cerchio, invece, la rappresentazione è quella dalla sfera delle
insegne regie. Seguendo la tradizione per cui le insegne regie hanno un significato
simbolico, lasfera (globo) è espressione di completezza, rappresentando tutte le cose
riunite all'interno del globo. Essa è inoltre associata all'occhio simbolico di "colui che
vede tutto", l'occhio di Enki chiamato anche "Signore dell'occhio sacro". Enki secondo
una tradizione sumera era il padre di Caino e figlio di Adamo. Poiché la regalità era
considerata ereditaria per parte di madre, a partire da Tiamat, e Lilith, il nomeQayin
(Kain da cui "King" che significa "rè") era anche direttamente associato al termine
"Queen", che significa "regina". Sebbene il termine ayin sia associato all' occhio che
tutto vede, gli alchimisti lo associano alla "oscurità" (non-essere).
L' "onniveggente" è colui che percepisce la luce oltre l'oscurità. Infatti la parola
alchimia deriva dall'arabo "al" ("la") e dall'egiziano khame,("oscurità"). Per cui al-
khame è la scienza che sconfigge l'oscurità, illuminando con la percezione.
Tornando alla "Q" di Qayin (Q'ayn), essa è associata anche alla Luna e la "khu" (Q): l'
essenza femminile del ciclo lunare della Dea. Il mestruo divino rappresenta la forza
vitale pura e potente: il "Fuoco stellare". La sua rappresentazione è l'occhio
onniveggente il cui simbolo ermetico era un cerchio con un punto al centro, analogo al
kamakala dei mistici indiani.
La lettera "Q" è inoltre simbolo di Venere ma anche di Iside, Ninhursag, Lilith e Kali dee
considerate "nere ma belle" ( Cantico dei Cantici 1,5).
Qayin (Caino/Kain) è anche chiamato "il primo signor Smith" infatti il termine Qayin
significa anche "smith" (fabbro in inglese). Caino è dunque fabbro che lavora il
metallo, o meglio fabbro forgiatore di spade.
Dunque il nome che gli viene attribuito nella Genesi, come per molti altri personaggi
biblici, è un appellativo che ne descrive una abilità.
Nella tradizione alchemica, Caino era un Qayin, un maestro artigiano dei metalli. Tale
abilità o "mestiere" era stato tramandato ai suoi discendenti dunque a Tubalcain.
Tubalcain era come il dio Vulcano: possessore della plutonica conoscenza dei
movimenti del calore interno, dunque il primo alchimista.
Tubalcain
SULLA STORIA E SIGNIFICATO
DI ALCUNI SIMBOLI MASSONICI
NEL QUADRO DELLA SIMBOLOGIA UNIVERSALE
Si considera comunemente il 25 Giugno 1717 come la data di nascita della
Massoneria Moderna, quando Anderson e Desaguliers ridiedero vigore a
quattro vecchie Logge londinesi, formando una Gran Loggia che fu contestata
per alcuni decenni dalle preesistenti Gran Logge inglesi, scozzesi ed irlandesi.
La Massoneria inglese, pur avendo nel tempo effettuato notevoli ricerche sulle
origini dell’antica Massoneria operativa, tende a considerare comunque il
1717 come effettiva data di nascita della Massoneria, o perlomeno del loro
specifico modo di considerare la Massoneria.
È uso comune definire la più antica Massoneria come “operativa” e quella più
attuale come “speculativa”, considerando la prima come pura organizzazione
di mestiere, la seconda come una sorta di evoluzione simbolica della prima, in
cui non era più esercitata l’arte del costruire, se non quella della costruzione
ideale della società.
Se la definizione della attuale Massoneria si può ritenere relativamente esatta,
restringere quella dei nostri antenati ad esclusiva confraternita di mestiere è
un errore da lungo tempo corretto sul piano storico come sul piano filosofico,
ma che permane nell’opinione di molti fratelli.
La dimostrazione dell’esistenza della concezione speculativa nella Massoneria
operativa è lo scopo di questa ricerca.
Prima della creazione della Gran Loggia di Londra la Massoneria aveva già
fatto molta strada ed necessario dare alcuni cenni storici oggettivi, senza
dimenticare i miti e le leggende collegate alla nascita ed all’esistenza del
nostro Ordine, in quanto l’esistenza stessa di tali miti e leggende, al di là della
loro veridicità, è un’importante traccia
dell’essenzialità della Massoneria, che, come tutte le istituzioni dell’intelletto
umano, comporta connessioni e radici, nascoste o visibili, con tutta la storia
dell’evoluzione umana. Organizzazioni di mestiere sono esistite fin dalla più
remota antichità, e, in secoli in cui gli aspetti scientifici non erano ancora
scissi da quelli mitico-religiosi, è ovvio teorizzare che tali organizzazioni
avessero una componente speculativa che organizzava analogicamente l’arte
specifica con i suoi aspetti metafisici corrispondenti.
Una vasta bibliografia, soprattutto nel campo antropologico, etnologico,
mitologico etc., sviluppatasi in modo particolare dopo la pubblicazione
del Ramo d’oro di Fraser, opera fondamentale nel campo etnologico, potrebbe
darci le pietre miliari di questa ricerca, le cui basi sono stupefacentemente
simili in ogni tempo ed in ogni luogo, senza peraltro dimenticare che
uniformità non significa affatto unicità, e che gli attuali aspetti residui di
questa organizzazione ontologica del cosmo, in relazione a quella della società
umana, rappresentano piuttosto una degenerazione che una evoluzione.
Basti, nel limitato ambito di questa ricerca, citare le attribuzioni mitiche che si
ritrovano, sin dalla più lontana antichità, all’arte del fabbro, che appariva
misteriosa e soggetta a sospettoso timore per le società umane agli inizi
dell’età del bronzo.
Vulcano, che appare miticamente zoppo, non è l’archetipo di questo
mitologhema, ma piuttosto una sua tarda rappresentazione. Alcuni etnologi,
alla fine del XIX° secolo, notarono come in alcune società primitive l’arte dei
metalli era considerata così preziosa, da un punto di vista sociale, da render
difficile ai suoi artefici l’allontanarsi dalla tribù attraverso la recisione di un
tendine del tallone, e ciò produsse notevole attenzione fra gli antropologi ed i
mitologi, per le interconnessioni analogiche con i miti dell’antichità.
Il fabbro era, per i suddetti motivi, intangibile, portatore di mana e soggetto
a tabù, attivo e passivo, da parte del gruppo sociale, esclusa, naturalmente, la
pratica della recisione rituale del tendine del piede sinistro. Tracce di questa
stessa menomazione fisica rituale, indotta traumaticamente, la ritroviamo in
molte saghe ed epiche antiche di diversissima origine geografica e storica
(Giacobbe, Sigfrido, Achille, Giasone, le Roi pecheur dei miti graalici, lo stesso
Vulcano citato, Teseo, etc..) così come lo zoppicamento rituale
danzante, (i sacerdoti dei Dattili del Monte Ida e dell’Egeo, i Cureti ed i Salii
romani, i Coribanti, le danze ioniche e falische, etc.) che potrebbero essere
anche origine del particolare “passo” massonico in grado di Apprendista.
Ai segni esteriori delle prove iniziatiche, (come, ad esempio, la circoncisione,
il tatuaggio, la deformazione cranica, etc.) era connessa una valenza magica,
un segno o marchio di potere. Questa componente di sovrannaturalità
connessa al segno iniziatico di mestiere, di cui esamineremo più
profondamente gli aspetti, fu trasmessa dall’arte del fabbro a quella del
muratore, forse per l’ affinità “misterica” che agli occhi del volgo potevano
avere queste due arti.
La più antica testimonianza di questo passaggio di simbologia la ritroviamo in
un libretto di alchimia del XIV° secolo, appartenente all’ Archivio di Stato di
Firenze e che fu collazionato, all’atto del suo ritrovamento, da Gino Testi ed
Arturo Reghini. Questo libretto ha la caratteristica di riportare solo incisioni
grafiche su lamine di piombo ed il suo maggior interesse, nel nostro ambito,
consiste nel fatto che in una di queste iscrizioni ritroviamo Tubalcain, che nel
mito biblico è il prototipo del fabbro, con in mano gli strumenti dell’arte
muratoria, squadra e compasso.
Tubalcain fa parte anche del patrimonio mitologico della Massoneria inglese
perlomeno dal XVII° secolo ed tuttora una parola di passo massonica. Questo
passaggio analogico fra differenti contesti iniziatici connessi al mestiere ha
forse origine da quello esistente fra la cosiddetta “solidificazione” delle varie
tecniche costruttive ed i primitivi “tabù” rituali ad esso connessi.
Da un punto di vista cultuale è noto che nell’ambito religioso vi è tendenza
alla conservazione di elementi cultuali arcaici. La primitiva arte edificativa era
basata sull’impiego del legno, ma già le più antiche prescrizioni imponevano
l’erezioni di altari solo con zolle di terra.
Le regole levitiche dell’ Antico Testamento permisero (Deuterenomio,XVII°,5-
6) la costruzione in pietra solo in particolari casi, come l’erezione di altari,
specificando però che le pietre “non dovevano esser toccate da ferro”. Quando
Israele cessò il nomadismo, cessò anche l’ interdizione dell’uso dei metalli,
escluso quella rituale, per cui il Tempio di Gerusalemme, che aveva necessità
di pietre squadrate, fu precostruito con pietre tagliate altrove.
Comunque il Tempio aveva numerosi accessori in metallo fra cui il famoso
“mare” di bronzo. Risulta evidente quindi il compromesso e la variazione
cultuale attraverso i tempi, in cui al culto privato del “Pater familiae” espresso
con semplicità di mezzi e con materiali transeunti si sostituisce il culto
pubblico.
Avendo questo una nozione involuta dello spazio-tempo in termini di “eternità”
e “statiticità” e non di “ciclicità” e quindi ” provvisorietà”, come nel mitico
tempo tradizionale, solidifica gradualmente i mezzi tradizionali del costruire,
dalla terra e dal legno alla pietra e da queste ai metalli.
L’ arte metallica di Tubalcain viene così attraverso i tempi ammessa a quella
edificatoria ed il suo simbolismo a quello dei costruttori.
Sarebbe comunque interessante stabilire una comparazione torica fra due
caratteristiche costanti della mentalità profana nei confronti dell’iniziazione di
mestiere, che si ritramanda, con le stesse motivazioni profonde, attraverso i
secoli .
La diffidenza, sia della massa sia delle sue organizzazioni cultuali, sociali,
culturali e politiche nei confronti dell’Artista sembra quasi un archetipo, e si
accompagna ad una incomprensione (quasi un odio) per il “segreto” che questi
afferma e tramanda.
Fondamentalmente l’artigiano, cominciando dallo scheggiatore di selci dell’
età della pietra, ha carattere di “individualità” e “libertà” che gli provengano
dalle sue particolari qualificazioni di abilità, dal non aver necessità di
collaborazione sociale diretta nell’esercizio del suo lavoro, dalla caratteristica
solitudine nel suo impiego; dal libero contrattare della sua propria opera che,
dal punto di vista del gruppo dei cacciatori, ad esempio, o dei coltivatori,
assume caratteri di sfruttamento dell’unico lavoro considerato tale, quello in
comune; che, d’altro canto, è quello che forma e costruisce effettivamente la
comunità.
L’asocialità e la diversità dell’Artista , (Tubalcain era figlio di Caino) era ancor
più messa in evidenza dalla troppa familiarità con una materia considerata al
tempo stesso “sacra” ed “esecrata”, psicologicamente portatrice di “mana” e
quindi di “tabù” sociale e cultuale. E’ stato notato dai paleontologi come la
mancanza di affumicazione nelle caverne preistoriche dotate di affreschi ne
possa comprovare l’uso rituale e non
domestico da parte dei contemporanei e, nel contempo, come l’attività
cultuale e rituale abbia sempre avuto un aspetto interiore e nascosto, nelle
caverne, nelle cripte, nelle radune solitarie nei boschi, di fronte a quella
pubblico ed esteriore..
L’ esecrazione della pietra e dei metalli nella religione primitiva ne prova
ancor più la separazione originaria fra la sua cultura di fronte a quella
cosiddetta “magica”. Lo scavare degli artigiani fra le vene minerali, per
rintracciare selci adatte, e più tardi metalli, ne connotava il carattere infero e
ctonico, quasi una domestichezza con il mondo delle ombre e del “fuoco
segreto” e nel contempo quello di detentori dei “tesori” del mondo
sotterraneo, di cui sono i temuti custodi.
Tutte le leggende affermano la pericolosità connessa ai tesori nascosti e alle
influenze sottili dei loro guardiani (che sono entità psichiche da cui guardarsi)
senza le necessarie qualificazioni.
In termini più attuali, la diffidenza nei confronti dell’iniziazione artigiana è di
per se un archetipo psicologico di ogni tempo e paese, sfruttato in Occidente
sia dalla religione cattolica, contraria al contesto iniziatico per logici motivi di
concorrenza metafisica e cultuale, sia, per diversi motivi, dalle sette
protestanti.
La notevole diffusione della Massoneria nei paesi anglosassoni riformati non
deve trarci in inganno, in quanto l’Ordine ha dovuto per questo pagare lo
scotto di un appoggio totale alla casta politica dominante, assumendo
deteriori caratteri conservatori che sono la parodia e nel contempo l’esatto
contrario della mentalità tradizionale.
Più o meno gli stessi motivi stanno alla base per l’odio per il “segreto” che
caratterizza qualsiasi organismo sociale di massa. Innanzitutto è necessario
distinguere che vi è una netta differenza fra i termini “segreto” e “Mistero”.
Il “Mistero” è stato accettato socialmente e politicamente sin dall’età
classica, in quanto ad un certo punto della storia è stato cooptato dalla casta
dominante e gestito attraverso l’ intermediazione della casta ecclesiastica .
L’apertura dei Misteri Eleusini a tutti gli uomini liberi (ne erano esclusi solo
gli schiavi e le donne) fu un avvenimento determinante nella storia dell’
umanità, secondo solo a quello della religione cristiana, che apriva
definitivamente a tutti l’accesso ai Misteri.
Questa democratizzazione del piano metafisico, apparentemente liberatoria,
rappresenta in realtà una vera involuzione del principio misterico. In origine il
Mistero, come reintegratore nell’uomo delle qualità divine o comunque
superumane, era aperto a TUTTI coloro che avessero delle qualificazioni
individuali atti a riceverlo, indipendentemente dalle condizioni sociali in cui si
trovassero. L’attuazione tradizionale era quindi effettiva ed operante in
quanto vi era affinità fra iniziatori ed iniziati.
L’apertura politica dei Misteri Eleusini rendeva questa attuazione solo virtuale
in quanto non richiedeva più delle qualificazioni individuali, ma una sorta di
fideismo collettivo, selezionato fra l’altro da una condizione sociale o
biologica, determinata dai pregiudizi politici dominanti. Con l’avvento del
Cristianesimo si introduce un’altra illusoria apertura collettivistica. Chiunque,
per solo mezzo della fede in una verità rivelata, poteva accedere ai Misteri.
Questi non sono più, però, un superamento ed un’illuminazione indotti da
un’ascesi e da un intelletto qualificato alla loro gnosi, ma una inaccessibile
incomprensibilità da accettare attraverso un’umiltà indotta più dalla realtà dei
fatti che da un’atteggiamento interiore.
D’altro canto, è inconfutabile che una nozione posta alla “portata di tutti” non
possa che essere una volgarizzazione portata al livello dell’ intelligenza
minima. L’inganno progressista “dell’innalzamento del livello medio di
cultura” ha prodotto danni incalcolabili, producendo strumenti utili non alla
comunità in senso generale, ma alla casta dominante, massificando e quindi
annullando le qualità e qualificazioni individuali. Ciò ha prodotto la scomparsa
di civilissime espressioni di cultura, come quella contadina ad esempio, che di
ogni umilissimo oggetto della natura e con strumenti semplicissimi aveva il
genio di produrre manufatti di nessun costo sociale e soprattutto individuale.
I Misteri, nei mutati tempi, hanno potuto esser inglobati nella visione
collettivistica della società perché l’iniziazione sacerdotale, che da privata era
divenuta collettiva, divenne affine ed alleata, quindi, del potere temporale. Il
“Segreto” altresì, essendo espressione specificatamente e squisitamente
individuale, e per sua natura inesprimibile ed ineffabile, ha potuto mantenere
integra la sua valenza metafisica.
Dobbiamo qui notare come l’ iniziazione cavalleresca, pur libera ed “errante”
nei suoi voti sacrificali, abbia dovuto soccombere alla sua successiva
sottomissione al potere civile ed ecclesiastico, la cui unione
è sempre stata nefasta sia in termini sociali che in termini metafisici. La
primitiva iniziazione sacerdotale è decaduta in un concetto sacramentale
derivante da grazia e fede, e non da ciò che rende specifica l’ iniziazione
stessa, cioé a qualificazione personale e l’acquisizione per ascesi e gnosi, (o
conoscenza) assieme.
Fra le iniziazioni artigianali, quella massonica è l’unica che sia rimasta sul
piano storico.
.Questa permanenza è certamente dovuta alla sua essenziale “franchigia”,
alla sua concezione che dopo il Grande Architetto dell’Universo l’uomo è il
solo signore di se stesso e nessuno può ledere la sua individuale libertà e
dignità.
Ma per ottenere questa liberazione l’uomo ha necessità di un “Segreto” che è
sempre stato l’oggetto di una inutile quanto livida e meschina investigazione
da parte di ogni tipo di organizzazione sociale, che nella sua progressiva ed
insaziabile fame di un potere sempre più assoluto non comprende e non
consente spazi non controllabili e sfruttabili.
Anche nella sua versione più materiale e banale di riservatezza ed intimità
questo “Segreto” viene sempre più oppresso e negato. Caratteristico questo
della nostra attuale società, che impone sempre di più il “fare insieme” contro
la volontà , considerata eccentrica e asociale, di chi sta e vuole stare da solo; o
quantomeno vuole scegliersi le sue limitate amicizie secondo criteri personali
ed individuali e non secondo la casualità collettivistica.
L’odio per il “Segreto” diviene così, da necessario strumento del potere,
mentalità collettiva di massa che deride e nega ciò che non può capire.
Tuttavia, essendo la natura stessa di questo “Segreto” intangibile, l’organismo
élitario (se così oggi si può dire) che da esso deriva, permane, nonostante la
pesante opposizione dei tempi e degli uomini.
Questa breve digressione nelle ere più antiche era necessaria per far notare
come il mito rappresenti comunque una realtà, storica o simbolica che sia, la
cui evoluzione ne rende a volte incomprensibile, in termini attuali, l’origine.
Così è per la mitica tradizione massonica delle sue antichissime origini e
connessioni, la cui “improbabilità” necessita comunque di un approfondimento
storico ancora non effettuato. Possiamo comunque intravedere, con
oggettività scientifica, le origini più recenti della Massoneria nel Medioevo, in
cui fra le corporazioni di mestiere più estese ed importanti vi era quella dei
costruttori. La più famosa di queste organizzazioni, e la prima di cui si abbia
una storiografia precisa, fu quella dei Maestri Comacini, sulle cui costruzioni
vediamo la stessa simbologia degli attuali Templi massonici, e, in essa, una
valenza metafisica certamente più sentita ed amata di quella dei nostri tempi.
Lo studio e la meditazione su tali valenze, sempre vive ed attuali, può donare
al Massone il sentimento vivo dell’unione, attraverso i secoli, con chi prima di
noi ha operato e pensato, per la propria realizzazione interiore e
conseguentemente per quella di tutta l’umanità.
Per far parte di tali compagnie, costituite in “Ordini” era necessario possedere
specifici requisiti, fisici e morali, e sottoscrivere a precisi impegni giuridico-
finanziari, come a tassativi obblighi disciplinari. Molte di tali compagnie di
capimastri ed operai erano dirette, dal IX° al XIII° secolo da architetti
provenienti da Ordini religiosi, per lo più benedettini, cluniacensi e
cistercensi, e che erano perciò “Maestri” in quanto possessori dell’Arte, e
“Venerabili” per la loro veste sacerdotale.
In tale periodo l’improvvisa fioritura dello stile gotico, travolse ogni
precedente concezione architettonica di tipo romanico. Ciò comportò una
stupefacente necessità di calcolo geometrico-matematico di cui, comunque,
non è rimasto traccia nei testi dell’epoca e che è ancor oggi un’ irrisolto
problema storico e tecnico.
Tali conoscenze, trasmesse oralmente ed esotericamente, erano indispensabili
per il nuovo impulso costruttivo della società civile e religiosa. La necessaria
concentrazione di uomini, mezzi, conoscenze per le grandi costruzioni fecero
dell’Arte edificatoria una potente organizzazione internazionale e le
comportarono franchige e privilegi, tanto che i suoi artefici furono chiamati
“Franchi o “Liberi” muratori, con dei diritti inconsueti di relativa
indipendenza dalle caste dominanti.
Verso la fine del XIII° secolo i laici si erano ormai resi tecnicamente
indipendenti dagli architetti religiosi, e questo comportò un’ulteriore
affrancamento di fatto, anche se l’ortodossia religiosa e l’obbedienza
alle leggi dello stato rappresentavano (e rappresentano tutt’oggi) alcuni fra gli
obblighi fondamentali per un Libero Muratore. Una sopravvivenza attuale
della dipendenza dalle gerarchie ecclesiastiche si perpetua ancora nella
Massoneria inglese, in cui l’Oratore (o Jachin) è sempre un pastore, anglicano
o comunque riformato..
L’affrancamento parziale dell’Ordine fu forse l’origine diretta della
“tegolatura”, che permetteva di controllare i membri di ogni paese e
provenienza, sia per la salvaguardia dei segreti di mestiere che per quella
politica delle stesse franchige ottenute.
Il “Segreto” massonico, era dunque articolato su vari livelli. Il primo, di
motivazione eminentemente pragmatistica, consisteva nella trasmissione
graduale, élitaria, ed orale (già quindi, nella metodica, eminentemente
esoterica) dei segreti dell’Arte operativa. Il secondo, di motivazione
corporativa, consisteva nella trasmissione di segni e parole di “passo” che
permettessero di poter riconoscere un membro dell’Ordine ed il suo grado
immediatamente, quantunque per il resto fosse molto spesso uno straniero
sconosciuto.
Il terzo, di carattere squisitamente iniziatico, consisteva nell’analogia dell’atto
fisico del costruire con quello metafisico, compartecipando così alla
cosmogonia o creazione e costruzione dell’ universo secondo i piani divini del
Grande Architetto dell’Universo. La cosciente operatività contemporanea del
lavoro su questi tre diversi livelli o piani dell’essere costituiva la Maestria
Massonica, il cui raggiungimento “operativo” sul piano fisico della costruzione
non era comunque segno di raggiungimento “speculativo” sui piani superiori.
Comunque, nonostante i livelli diversi di comprensione che ognuno può
raggiungere secondo i suoi “talenti” personali, il segreto massonico, che
veniva gradualmente svelato dai Maestri agli Operai, gli accumunava
fraternamente tutti, facendoli compagni nei comuni lavori.
L’ammissione dell’ Apprendista nella compagnia o “Loggia” costituiva una
cerimonia solenne ed una vera iniziazione, secondo canoni oggi
scientificamente determinati. L’Apprendista giurava sulla Bibbia di non
rivelare i segreti dell’Arte ad alcuno che non appartenesse ai Liberi Muratori,
l’obbedienza ed il rispetto ai suoi superiori, il rispetto delle leggi e delle
finalità etiche dell’associazione. Segni, toccamenti, parole di passo, colloqui
tegolatori si sono mantenuti pressoché integralmente, e venivano insegnati e
rammentati in particolari riunioni, perlomeno mensili.
Il luogo di tali riunioni era una baracca appoggiata al corpo di fabbrica,
quando questa già esistesse, e che veniva denominata “Loggia”. Nella assoluta
mancanza del corpo di fabbrica, le riunioni venivano tenute all’aperto, ed il
luogo della riunione veniva marcato da una corta tesa, che delimitava un’area
rettangolare, con un’apertura ad occidente. Ai due lati sedevano i
Sorveglianti, che lasciavano passare gli Operai solo dopo la “tegolatura” .
Essendo le tornate tenute dopo la fine nei lavori, circa due ore prima del
tramonto del Sole ( Vespero ) il M.V. sedeva ad Oriente, per poter osservare in
piena luce le “Colonne” dei Compagni e degli Apprendisti. Questa primitiva e
semplice tornata massonica potrebbe contrastare con l’attuale senso della
riservatezza che si attribuisce tradizionalmente alla Massoneria. E’ da notare,
fra l’altro, che il termine “Loggia” come elemento architettonico ha sempre
significato di spazio coperto verticalmente solo da un lato o, al massimo, da
tre.
Le Logge antiche rimasteci hanno questa precisa caratteristica. La Loggia dei
Maestri Comacini a Gubbio, ad esempio, la Loggia Rucellai e quella dei Lanzi
a Firenze, e tante altre testimonianze di questo importante “spazio” della
storia dell’uomo.
Per comprendere lo iato originario fra riservatezza e spazio aperto è
necessario portarsi idealmente nelle condizioni sociali e politiche del
Medioevo.
Il “Capitolo” chiuso come riunione riservata era concesso solo al potere
politico ed a quello ecclesiastico. Ne alle confraternite laiche, ne tantomeno ai
privati era permesse riunioni private. La “Loggia” nella storia civile era centro
di convegno privato, ma comunque sempre esposto al pubblico, e soprattutto
all’occhio del potere.
Nei primitivi rituali la cerimonia consisteva soltanto nel giuramento sulla
Bibbia e sulla trasmissione “da bocca ad orecchio”, (bisbigliata) delle parole di
passo. Gli insegnamenti operativi venivano impartiti sul cantiere e solo
l’insegnamento esoterico più riservato veniva trasmesso, in segreto, nella
cosiddetta “Camera di Mezzo”, chiusa da ogni lato.
Il simbolismo attribuito nei secoli seguenti a questa dizione ha un notevole
valore iniziatico, anche per gli innumeri riferimenti ad analoghe simbologie in
ogni tempo e luogo, (nel più importante testo gnostico valentiniano del III°
secolo, la “Pistis Sophia”, viene nominato il “Luogo” o “Camera” di Mezzo).
La “Camera di Mezzo”, come loghema ormai universale, nasce nell’ambito
massonico per il fatto che nel corpo di fabbrica, per lo più grande opera civile
o religiosa, non vi erano spazi chiusi, se non la rimessa degli attrezzi tecnici
comuni, di grande valore per quei tempi, e che per motivi di maggior
sicurezza veniva situata all’interno delle costruzioni, costituendone l’unico
spazio veramente privato e chiuso.
D’altro canto anche le valenze metafisiche più specifiche o esoteriche non
esulavano, ne lo avrebbero potuto, dall’ortodossia civile o religiosa dei loro
tempi, in quanto non era ancora completamente avvenuta la dicotomia
occidentale fra “exoterismo”ed “esoterismo”. Anche il simbolismo espresso
dalle raffigurazioni interne od esterne delle cattedrali veniva rigidamente
imposto e controllato dagli ecclesiastici, e lasciava solo spazi marginali alla
fantasia dei costruttori.
Importanti ricerche di autori specializzati, fra cui possiamo indicare Schneider
e Charbonnau-Lassay, hanno stabilito che l’arte del simbolismo religioso era
di assoluta pertinenza degli ecclesiastici e che la fantasia dei Liberi Muratori
doveva limitarsi alle “marche” sulle pietre da costruzione od ai ritratti degli
operai che si notano spesso all’esterno delle grandi cattedrali.
I simboli di pertinenza specifica dei Maestri dell’Arte erano perlopiù gli
strumenti del mestiere, squadra e compasso, archipenzolo, livella e cazzuola
per gli architetti e gli edificatori; maglietto, scalpello e squadra per i tagliatori
di pietra, ascia per i carpentieri, utensile simbolico usato in quanto una buona
parte delle costruzioni civili era ancora in legno, e, d’altro canto, anche le
grandi edificazioni avevano necessità di strutture di sostegno e sovrastrutture
lignee.
Anche nel tardo medioevo e nel XVI° e XVII° secolo sopravviveva il simbolo
dell’ascia, come, ad esempio, negli stemmi dei Massoni di varie città inglesi, e
nell’Arte fiorentina (XIII° sec.) dei Maestri di Pietra e di Legname.
Attualmente il simbolo dell’ascia in Massoneria permane solo nel Quadro di
Loggia in grado di Compagno, in cui la pietra cubica cuspidata o piramidale
è sormontata dall’ascia piantata alla sommità, e nel grado Scozzese di Ascia
Reale del Libano.
Inoltre, la secolare frequentazione fra laici e religiosi nel contesto massonico
avrà certamente influito sullo sviluppo del pensiero simbolico, determinando
ulteriormente l’importanza della semiologia nella formazione e nello sviluppo
dell’intelletto e nella ricerca degli aspetti fisici e metafisici dell’ universo.
Attualmente la chiesa cattolica, fin dal 1965, ha dichiarato di aver
abbandonato la simbologia nella decorazione delle chiese, con la stupefacente
motivazione “di aver perduto le chiavi del simbolismo”.
Se non vi fosse, da parte della chiesa romana, un’evidente prevenzione nei
confronti della Massoneria, forse questa potrebbe rifornirgli quelle chiavi
ormai perdute, perché le ha più gelosamente custodite e conservate fino ad
oggi.
L’attuale patrimonio simbolico della Massoneria, che avendo conservato
integralmente quello delle sue origini storiche, ed avendo poi assorbito quello
di svariatissime tradizioni esoteriche nel XV°, XVI°, XVII° secolo, studiandone
e commentandone l’essenza negli ultimi due secoli, è di una complessità e di
una vastità che non ha uguali. Si potrebbe affermare, con giusta motivazione,
che la Massoneria sia l’unica organizzazione contemporanea che sia tramite,
ed in realtà unisca, le età più antiche con quella attuale e con quella futura, in
quanto ha conservato in se una gnosi che fu rifiutata e distrutta dal
positivismo e dal materialismo del XIX° secolo. Nel contempo è l’unica che
abbia nel contempo, quei termini di ragione laica e tolleranza civile e religiosa
trasmessele dal secolo dei lumi.
Questi saranno i germi ideali di una organizzazione sociale futura, non
compromessa intimamente, per sua natura e vocazione, da ideologie politico-
sociali al loro tramonto e che, basandosi sull’evoluzione etica e spirituale
dell’uomo come indispensabile propedeutica a quella sociale, abbia quindi un
futuro e lungo cammino da percorrere assieme all’umanità.
Nell’attuale Massoneria permangono purtroppo sorpassati atteggiamenti
ottocenteschi di rifiuto dell’esoterismo e del simbolismo, perché visti da
un’angolatura di sospettoso antimisticismo tipica dell’anticlericalismo alla
Podrecca e retaggio di tempi passati. Ancor peggio, da una visione cosiddetta
“operativa”, (ma in realtà banalmente affaristica) che ha i suoi reali motivi di
opposizione verso chi persegue l’etica esoterica ed iniziatica della Massoneria
e che non potrà, conseguentemente e coerentemente, che denunciare e
combattere certe degenerazioni dell’Ordine.
Un’altra falsa credenza, a volte accreditata nell’ambito massonico, è quella
della valenza conservatrice o anche reazionaria dell’esoterismo. Per quanto
non si possa provare con pieno rigore la partecipazione massonica alla
Rivoluzione francese, si può comunque affermare che i personaggi principali
di tale grandissimo momento evolutivo della storia umana hanno tratto
proprio dalla loro formazione esoterica le motivazioni fondamentali dell’idea
che si trasforma in atto, del piano ideale che diventa azione e storia, del mito e
dell’utopia che diventano realtà.
I limiti di questa ricerca non permettono purtroppo l’analisi approfondita di
quanto sopra espresso, ma si può forse enunciare il paradigma (di fronte alle
accuse di “rivoluzione” o “conservazione” che ci provengono da vari ed
opposti punti di vista) che la Massoneria, essendo nella sua essenzialità un
importante fattore di evoluzione umana globale, è nel contempo rivoluzionaria
e conservatrice.
Rivoluzionaria quando la società necessita di un fattore evolutivo traumatico,
conservatrice quando le conseguenze di questo trauma danneggiano
l’equilibrio evolutivo e producano nuova oppressione.
Il trinomio che rappresenta al mondo profano la Massoneria è quello espresso
da Libertà – Uguaglianza – Fratellanza ed il suo apparire sul piano storico è la
vera data di nascita della attuale Massoneria.
La Massoneria inglese constesta il trinomio inscritto nel Tempio, affermando,
forse con ragione, che non è un simbolo; ma è comunque la voce oracolare che
dai simboli ci perviene, dogma massonico né rivelato né imposto, ma scaturito
dal pensiero, dal sacrificio e dalla sofferenza secolare dei popoli, il necessario
tramite attuale all’arcaicità dei simboli che ci circondano.
L’analisi e lo studio del simbolismo, essenzialità della Massoneria ed obbligo
costituzionale per il Massone, non presenta in se particolari difficoltà, anche
per l’enorme bibliografia esistente.
La difficoltà reale di tali fini consiste nella realizzazione di una mentalità
tradizionale, che si basa su presupposti più olistici i e meno specializzati di
quella odierna. Nei suoi rituali d’iniziazione, la Massoneria offre più volte al
candidato la possibilità di ritirarsi, la libera scelta di morire al mondo profano
e di rinascere in un’ istituzione che ha le sue leggi, le sue finalità, oppure di
rinunciare ad essa.
Il Maestro Venerabile, ponendo la spada sulla testa e sulle spalle del
candidato, e battendovi sopra con il maglietto i colpi rituali, afferma
simbolicamente il ternario e risveglia virtualmente le facoltà dormienti del
neofita. Gli dona inoltre ogni potenzialità di integrazione della sua razionalità
attuale all intelletto tradizionale, per la realizzazione di una sua più completa
e vera umanità.
Quando un profano chiede la Luce Massonica, qualunque siano le sue
personali opinioni e conoscenze, ammette di essere al buio della
profanità,affermando sapere niente della Luce della Libera Muratoria.
Da ciò si dovrebbe trarre delle logiche conseguenze, fra le quali quella di
usare la virile coerenza di tentare di capire, attraverso quella simbolica luce ,
ciò che si è accettato nel buio.
I fari accecanti dell’illusione di un progresso ed un’evoluzione continua, insita
fatalmente nella storia e non nell’uomo, impediscono, a volte, di scorgere
l’esile luce del lume eterno dei Rosacroce, che non si spegne ai venti
incostanti del contingente, poiché si pone al di sopra della cronaca e della
storia. Questa lampada ha illuminato ere oscure, ma forse non più oscure della
nostra, che ha estrema necessità di un pensiero diverso, e più rivolto verso
l’essenza umana che verso la creazione velleitaria di una società
materializzata e disumanizzante.
Il simbolismo e l’esoterismo della nostra istituzione non sono fini a se stessi,
vuote esercitazioni per eruditi ed eccentrici, ma fonti e strumenti vivificanti
dell’insegnamento massonico.
Quando si varca per la prima volta la soglia del Tempio, pur esser giusto
domandarsi se il pensiero esoterico sia uno strumento per pesare i sugheri,
friggere gli elzeviri o alzare le gonne agli angeli, se l’apparato scenico della
Loggia non sia il residuo di un teatrino barocco, o la solita calce di menzogna
con cui si cerca di imbiancare certi eterni sepolcri.
Se un Massone non ricerca la comprensione e l’uso dei simboli di cui si
circonda e di cui si veste, si rende simile un piatto ed ottuso conformista, o ad
un colorato pagliaccio in pista, molto meno dignitoso delle stregone di un
villaggio africano, che usa con convinzione ed utilità sociale le zampe e le
penne di gallina che la sua cultura rituale gli ha trasmesso.
La prima domanda dell’Apprendista ai suoi Maestri deve vertere, al di là ed al
di sopra della sua cultura profana, sull’essenza del simbolismo e dei suoi
scopi, essendo in questo la specificità dell’organismo al quale appartiene per
sempre e il carattere stesso della Massoneria. La risposta, certamente non
facile, può anche comportare il riferimento a piani culturali più conosciuti ed
accettati, la semiologia, ad esempio, come segnacolo ontologico universale,
l’analisi del profondo e dei suoi archetipi, la sociologia e la storia delle
religioni, la mitologia, la teologia, tutte le cognizioni, insomma, del
comportamento sociale ed individuale dell’umanità.
In ciò vi è una parte della verità che, sia pur irraggiungibile ed inafferrabile,
è comunque intuibile e rappresenta la più importante meta interiore dell’
uomo e soprattutto del Massone.
Ma la risposta globale, quella che non può essere indotta dalla cultura, o dal
pensiero filosofico o scientifico, è di esclusiva pertinenza soggettiva, anche se
i suoi risultati non possano poi che essere oggettivi sui vari livelli a cui la
personale qualificazione può portare.
La Massoneria, che vive nel presente perché formata da uomini che non
possono che vivere nel presente, conserva e tramanda il suo simbolismo e le
sue tradizioni iniziatiche come un tesoro di cui forse non conosce più il valore,
in un forziere di cui forse non ha più la chiave, ma che consegnerà integro ad
un futuro che forse potrà meglio usufruirne.
Qualcuno ha detto che il simbolismo, come forma di pensiero, è simile a
quella che ha prodotto ed apprezzato l’arte. In effetti, si può descrivere
minutamente un capolavoro, criticarne lo stile e la tecnica in rapporto ai suoi
tempi e secondo la visione estetica dei nostri, misurarne le dimensioni ed i
volumi, analizzarne la composizione chimica dei colori etc.
Ma, come in un simbolo, è indescrivibile in un’opera d’arte quel rapporto fra
ideatore, idea espressa e spettatore, di cui la forma estetica è soltanto un
mezzo e che rimane affidato alla sensibilità , alla vibrazione, all’affinità sottile
fra i vari agenti
. Così non si potrà mai razionalizzare e chiarificare, se non con un pensiero e
una mentalità tradizionali, quell’identificazione assoluta fra uomo e simbolo
visivo, gestuale, verbale, che è una delle tecniche iniziatiche fondamentali
dell’esoterismo Massonico.
Questa tecnica, antichissima e futuribile assioma, può portare a quella gnosi
in se sufficiente all’analisi fisica e metafisica dell’ universo, all’unificazione
con quel Tutto e quell’Uno che è lo scopo ultimo di tutti coloro che
perseguono il cammino dell’iniziazione e la sola e vera evoluzione effettiva
ogni società.