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GIORDANO BRUNO

Giordano Bruno nato a Nola nel 1548 entra a 14 anni nel convento di San
Domenico a Napoli. Presto cade in sopetto di eresia e nel 1576, per sfuggire
al processo, abbandona il convento e si reca a Roma da dove inizia una serie
di viaggi in varie citt italiane ed europee.

Nel 1591 torna in Italia a Padova e a Venezia ma presto viene denunciato


per eresia al tribunale veneziano dell'inquisizione con l'accusa di rifiutare
ogni religione, di negare i dogmi cristiani e adirittura affermare che cristo
era una mago che aveva sedotto i popoli con dei miracoli apparenti. Il
filosofo viene processato, trasferito successivamente a Roma e sottoposto
ad un nuovo processo che dura 7 anni. Dal momento che non ritratta le sue
teorie filosofiche viene condannato a morte e arso vivo in piazza campo dei
fiori nel 1600.

Tra le sue opere pi famose "Lo Spaccio della Bstia Trionfante".

Egli respinge con forza l'idea che la speculazione filosofica possa essere
ostacolata ed impedita da motivi di fede. Le sacre scritture servono a
prescrivere delle regole, non ad indicare delle verit filosofiche o
scientifiche.

In altre parole i teologi non devono mettere in discuzione la libert dei


filosofi e degli scienziati, cos come questi ultimi non devono intervenire
sulle questini di fede.
Unit e infinit nella natura

Se, dal punto di vista della fede, Dio al dil del mondo sensibile Una
Mente al disopra di ogni cosa, del tutto inconoscibile perch al dil della
portata della nostra ragione, al contrario dal punto di vista della ragione,
Dio una Mente interna e presente in ogni cosa in quanto la produce
come qualcosa di diverso da s, restando nello stesso nella cosa stessa. Dio
causa dell'universo, sia in quanto lo produce, sia in quanto ne costituisce il
principio immanente.
Poich Dio potenza creativa infinita anche l'universo infinito;
nell'universo, animato dalla presenza immanente di Dio, tutto vita e la
morte solo apparenza.

Tutto muta e nulla si annulla: poich ogni cosa partecipa della vita,
innumerevoli individui vivono non solo in noi, ma in tutte le cose composte.
Quando vediamo qualcosa che sembra morire, non dobbiamo credere che
essa muoia realmente, ma piuttosto che muti cio che cambi il suo aspetto
rimanendo invece immutabile nei sui principi essenziali.

Dio si manifesta in anzi tutto come forma o intelletto universale, come


anima che tutto illumina e muove; vita e forza produttiva. Inoltre si
manifesta come materia; in tal modo materia e forma sono un'unica realt,
potenza attiva e passiva, potenza del fare e dell'essere fatto.
La lotta pe la verit come compito morale

L'uomo coglie l'infinita potenzialit della natura e si sforza di tradurla in atto


con l'azione e il pensiro, cercando di affermarsi con le opere, vincendo la
propria ferina.

Nell'opera "gli Eroici Furori" descrive 3 furori o amori: l'amore per la vita
dedita al piacere, quello per la vita attiva, quello per la vita contemplativa. I
primi due tivi di furore sono propri degli uomini. Il terzo invece l'autentico
ed eroico furore perch esso ha come fine supremo la contemplazione della
bellezza divina che si mifesta nell'intero universo.

Quella di Bruno non una forma di elevazione mistica verso la


trascendenza, contemplazione del divino nella realt e nella coscienza
dell'uomo. L'uomo cerca la verit: egli il protagonista di una caccia nella
selva del mondo, nella quale il cacciatore cattura s stesso. In tal modo da
cacciatore diventa preda come nell'antico mito accadde al cacciatore
Atteone che riusc a contemplare la dea nuda e venne peer questo
trasformato in cervo, cio in preda e i cani lo divorano, ma cos lo fanno
morire solo agli occhi del popolo in quanto in realt gli permettono di
guardare la nudit di Diana. Cos il cacciatore guarda Diana non attraverso le
fessure degli occhi ma trasformandosi egli stesso in occhio.
Lavoro e civilt

Nel dialogo lo spaccio della bestia trionfale Bruno descrive la vita come
conflitto come guerra perenne come bene contro il male. Il mondo il
campo dove c' l'attivit umana, l'ozio viene cacciato da lavoro e l'uomo
cerca di affermare s stesso con le opere. Egli esalta la virt delle mani oltre
a quella dell'intelletto. Egli critica il mito dell'et dell'oro che descrive un
epoca in cui all'uomo tutto era dato senza fatica, contrapponendo una
concezione della civilt come prodotto del lavoro e della fatica umana.