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La Libertà che guida il popolo

Eugène Delacroix
Nel 1829 il re di Francia Carlo X
di Borbone (1824-1830) –
successore di Luigi XVIII –
insediò un governo clerical-
reazionario guidato da Jules de
Polignac, capo della
Congregazione, una setta legata
all’ambiente dei Gesuiti. Tale
governo, dopo la vittoria delle
opposizioni alle elezioni, sciolse il
parlamento prima ancora che fosse
convocato, sospese la libertà di
stampa, modificò il sistema
elettorale a proprio vantaggio e
indisse nuove elezioni.Dal 27 al
29 luglio 1830 (le cosiddette «Tre
Gloriose Giornate») il popolo di
Parigi insorse contro queste
disposizioni liberticide obbligando
il re ad allontanare Polignac e a revocare le ordinanze emesse. La Libertà che guida il popolo è l’opera
che Delacroix realizzò in quello stesso 1830, in soli tre mesi, ed espose al Salon nell’anno successivo,
per ricordare ed esaltare la lotta per la libertà dei parigini.
I riferimenti formali alla Zattera della Medusa di Géricault, di un decennio prima, sono innegabili,
specie nella composizione piramidale, nella disposizione dei due uomini in primo piano riversi, fino al
particolare realistico e, allo stesso tempo, macabro del calzino sfilato del popolano caduto di sinistra.
Alla perfezione anatomica che conferisce importanza a ciascuno dei personaggi sulla zattera, però, si è
sostituita la massa indistinta del popolo, senza connotazioni fisiognomiche particolari. Ciascuno
poteva, in tal modo, rivedersi o immaginarsi fra la gente che aveva combattuto per il bene del proprio
Paese.
Delacroix ha unito, forse in maniera un po’ populìsta – ma il messaggio risulta comunque preciso e di
immediata comprensione – le varie classi sociali e persone di tutte le età nella lotta comune: ci sono il
popolano, il militare, il monello e il borghese (l’uomo con il cilindro, tradizionale autoritratto
dell’artista, ma forse ritratto di un suo amico d’infanzia, Félix Guillemardet). Il fumo degli incendi e
degli spari e la polvere sollevata dagli insorti lasciano immaginare l’esistenza di un qualcosa anche lì
dove è impedito di vedere (altra gente, altre situazioni, atti d’eroismo…). Le torri gemelle della
Cattedrale di Notre-Dame, sulla destra, stanno a suggerire la collocazione geografica dell’avvenimento.
Sulle barricate una donna con il berretto frìgio, la veste all’antica e a seno scoperto, la Libertà,
stringendo nella destra il tricolore e impugnando con la sinistra un fucile, incita il popolo a seguirla,
mentre un insorto, ai suoi piedi, la guarda, come si guarda alla sola capace di restituire la dignità a una
Nazione. Essa viene verso di noi seguita dalla gran massa degli insorti: è un modo per invitare chi
guarda a partecipare. È come se noi stessi, parte del popolo in armi, in posizione avanzata,
abbandonando per un attimo la nostra corsa, ci fossimo voltati indietro per guardare e riprendere vigore
e slancio spronati dalla consapevolezza di avere la Libertà come compagna e guida.È molto probabile
che la fonte iconografica a cui Delacroix si rifece per la fanciulla a seno scoperto fosse la statua
ellenistica della Venere di Milo, scoperta nel 1820 ed esposta al Louvre nel 1821.
La Libertà, con la testa di profilo, il naso dritto, le labbra rosse, il braccio destro alzato, il busto piegato
in avanti, è la naturale evoluzione di un ideale femminile eroico e allegorico raffigurato solo pochi anni
prima nella figura patetica della Grecia sulle rovine di Missolungi, un dipinto eseguito per onorare i
martiri della guerra d’indipendenza greca (1821-1832).
C’è da sottolineare, in ogni caso, che il personaggio principale del racconto pittorico di Delacroix
costituisce il primo tentativo di proporre un nudo femminile in un’opera avente a oggetto un episodio di
storia contemporanea. Fino a ora, infatti, i nudi venivano accettati dal pubblico e dalla critica solo
perché filtrati attraverso rappresentazioni mitologiche o della storia antica e già nel 1794, ad esempio,
Antoine-Jean Gros (1771-1835) aveva dato le fattezze di una fanciulla con un seno scoperto –
abbigliata però alla maniera greca – alla personificazione della Repubblica.
La materia, però, era troppo delicata e Delacroix superò il problema – che sarebbe stato affrontato, con
tutte le conseguenze che comportava, da Manet nel 1863 con La colazione sull’erba, un’opera che dette
scandalo – attribuendo alla fanciulla la funzione allegorica della Libertà.I colori scuri sono resi più
vivaci da quelli brillanti della bandiera della Francia repubblicana, colori che si ripetono, e certo non a
caso, anche negli abiti della figura ai piedi della Libertà.