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Riassunto - Il Risorgimento Culturale Arabo e Islamico

Storia del medioriente

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Il risorgimento culturale

arabo e islamico
La situazione politica della Persia
nel XIX secolo
Nel XIX secolo, la Persia era considerata una sorta
di cuscinetto tra le zone di influenza della Russia e
della Gran Bretagna. A causa delle rivalità tra
queste due potenze, la Persia non fu mai
colonizzata direttamente. Tuttavia, l'ingerenza
delle potenze straniere portò a vantaggi
commerciali e imprenditoriali, che preoccuparono i
bazari e gli ulama. Ciò portò a un'insurrezione
popolare e alla formazione di una coscienza
politica. Dopo l'assassinio dello scià nel 1896, la
Persia entrò in un periodo di instabilità politica che
portò alla rivolta popolare del 1906 e alla
promulgazione di una costituzione. Tuttavia, le
rivalità tra i costituzionalisti, divisi tra orientamento
laico e tradizionale, e le minacce delle potenze
straniere portarono alla fine del moto
costituzionalista nel 1911.

Il risorgimento culturale arabo e


islamico
La nahda, o rinascita, fu un movimento culturale e
politico che si sviluppò nel XIX secolo durante il
declino dell'Impero Ottomano e la lotta per
l'egemonia del Medio Oriente tra le potenze
europee. Si espresse su quattro livelli: pubblico,
sociale, politico e filosofico-culturale. Sul piano
pubblico, si sviluppò un vivace giornalismo e si
diffusero istituzioni culturali come biblioteche e
università. Sul piano sociale, la nahda portò alla
ribalta il ruolo delle donne e il movimento
femminista si diffuse in tutto il mondo arabo. Sul
piano politico, emersero nuove categorie come la
nazione-patria e la libertà. Sul piano filosofico e
culturale, si sviluppò un'ansia di ricerca di
autenticità e di recupero delle radici islamiche.
Tuttavia, non fu sufficientemente forte da
marginalizzare l'islam, che tornò prepotentemente
alla ribalta negli anni '30.

La nascita del movimento salafita


Il movimento salafita si sviluppò come una
tendenza opposta alla modernizzazione dell'islam,
cercando di islamizzare la modernità e di
interpretarla senza subire cambiamenti. Un
importante pensatore di questo movimento fu
Jamal al-Din al-Afghani, che voleva portare l'islam
al suo antico splendore per difendersi
dall'aggressione europea. Egli proponeva un
ritorno alle origini, all'esempio dei salaf, la prima
generazione di credenti, e una rivalutazione della
potenzialità razionale dell'islam per incamminarsi
verso il progresso e lo sviluppo. Tuttavia, questo
movimento non riuscì a marginalizzare l'islam, che
tornò prepotentemente alla ribalta negli anni '30.

La prima guerra mondiale e il suo


impatto sul Medio Oriente
La prima guerra mondiale ha avuto un impatto
significativo sul Medio Oriente, coinvolgendo le
popolazioni sia come soldati che come fornitori di
infrastrutture per le operazioni belliche. Ciò ha
portato a conseguenze sociali, alimentando le
rivendicazioni di indipendenza. Tuttavia, l'aspetto
più importante della guerra è stato il suo impatto
politico, con la disgregazione dell'impero ottomano
e l'interferenza delle potenze coloniali come
Francia, Gran Bretagna e Russia.

L'accordo di Sykes-Picot e le sue


conseguenze
L'accordo di Sykes-Picot, firmato nel 1916, ha
rappresentato un tradimento dei precedenti
impegni diplomatici presi dalla Gran Bretagna
verso gli arabi. Questo accordo ha diviso il Medio
Oriente in sfere di influenza per le potenze
coloniali, con la Russia a nord, la Gran Bretagna a
sud e la Francia al centro. Ciò ha portato a una
serie di rivolte e insurrezioni, con gli arabi che
hanno capito di non potersi fidare degli europei.
La dichiarazione Balfour e la
questione della Palestina
La dichiarazione Balfour, resa nota nel 1917, ha
avuto gravi conseguenze per il Medio Oriente.
Questa dichiarazione ha auspicato l'istituzione di
un focolare ebraico in Palestina, portando alla
nascita del movimento sionista. Tuttavia, ciò ha
causato tensioni e conflitti con la popolazione
araba locale, portando a una serie di problemi
politici e sociali che persistono ancora oggi.

Il sionismo in Palestina
Il sionismo è stato un movimento che ha portato
molti ebrei a emigrare legalmente in Palestina,
grazie all'obiettiva autorizzazione che molti sionisti
aspettavano. Inizialmente, i flussi migratori erano
esigui e il sionismo era un movimento
prevalentemente di origine europea e laico.
Tuttavia, l'occupazione delle terre avvenne sia
attraverso l'acquisto che attraverso espropriazioni
violente, portando a tensioni con gli arabi. Inoltre,
la Gran Bretagna, mandataria della Palestina, ha
peggiorato la situazione con una politica che ha
tentato di accontentare entrambi i gruppi. Durante
il periodo nazista, il flusso migratorio sionista si è
intensificato, causando preoccupazioni e resistenza
da parte degli arabi. La situazione è stata
aggravata dalla rivolta araba di al-Hussein nel
1936, che ha portato a scioperi e alla necessità di
un intervento militare da parte della Gran
Bretagna.

La convivenza tra ebrei e arabi in


Palestina
La convivenza tra ebrei e arabi in Palestina è stata
un fattore decisivo fin dall'inizio del sionismo. La
soluzione più ovvia sembrava essere la creazione
di due territori separati, ma questo ha portato a
tensioni e conflitti tra i due gruppi. La spartizione
della Palestina è stata una vittoria per i sionisti, ma
ha portato alla sottrazione di territori agli arabi. La
politica della Gran Bretagna, mandataria della
Palestina, ha peggiorato la situazione, portando a
una profonda risentimento da parte dei sionisti e al
desiderio di rivolta. Durante il periodo nazista, la
situazione è stata ulteriormente complicata
dall'intensificarsi del flusso migratorio sionista e
dalla resistenza più radicale degli arabi.

Il crollo dell'impero ottomano e la


nascita della Turchia moderna
Il crollo dell'impero ottomano è stato un processo
violento e doloroso, che ha portato alla nascita
della Turchia moderna. Dopo la prima guerra
mondiale, le potenze dell'Intesa hanno deciso di
usare il pugno di ferro con gli Ottomani, ma anche
le aspirazioni dei greci hanno contribuito a
indebolire l'impero. Nel 1920, il trattato di Sevres
ha confermato la disgregazione dell'impero, con la
cessione di territori alla Grecia e la creazione di
un'Armenia indipendente. Tuttavia, i greci hanno
subito una sconfitta e nel 1923 la Repubblica turca
è stata proclamata, con Mustafa Kemal come
presidente. La Turchia si è caratterizzata come uno
stato fortemente centralizzato e statalizzato, con
l'obiettivo di separarsi dal mondo islamico e
proiettarsi verso l'Europa.

L'esperienza "liberale" in Egitto


Tra il 1922 e il 1952, l'Egitto è stato considerato un
paese liberale, grazie alla dichiarazione unilaterale
di indipendenza da parte della Gran Bretagna nel
1922. Tuttavia, il paese è rimasto fortemente
condizionato dalle politiche inglesi e solo nel 1956
gli inglesi hanno lasciato definitivamente il paese.
Inoltre, la politica autocratica e assolutista dei
sovrani ha contribuito al fallimento del liberalismo
egiziano. Nonostante la presenza di un partito
nazionalista, il Wafd, l'Egitto non è riuscito a
raggiungere una vera autonomia e rimaneva
subordinato alla Gran Bretagna.

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