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IL NODO DEL MEDIO ORIENTE

LA RIVOLUZIONE IRANIANA
Indiani mondiali, il risveglio politico culturale del mondo arabo islamico si era espressa attraverso
due canali diversi contrapposti. Da un lato il nazionalismo laico a vocazione modernizzante e
dall’altro il tradizionalismo un religioso che invocava l’islamizzazione della società e l’applicazione
della legge coranica (Questa seconda tendenza rimase a lungo minoritaria).
Al di fuori del mondo arabo, il nazionalismo laico aveva la sua roccaforte nella Repubblica turca,
la Turchia che era un paese islamico aveva costruito la sua identità sui modelli istituzionali europei,
sulla lotta contro il tradizionalismo religioso e sull’avvicinamento all’Occidente.
Il secondo pilastro della presenza occidentale Medioriente, puliranno: un paese vasto e popoloso,
ricco di risorse naturali e collocato in posizione strategica per il controllo delle rotte petrolifere.
Dopo il fallimento dell’esperimento riformatore del Primo Ministro, il paese era stato governato con
metodi autoritari dello Scià e a partire dagli anni ‘60 aveva avviato una politica di modernizzazione
accelerata che mirava a trasformare il paese in una grande potenza militare. Questa politica suscitò
una crescente opposizione, sia da parte di gruppi di sinistra sia da parte del clero islamico (sciita),
quest’ultimo assunse la guida di un vasto movimento di protesta popolare. Lo scià tentò di fermare
la rivolta ma abbandonato dagli stati uniti dovette lasciare il paese. In Iran si instaurò così una
Repubblica islamica di stampo democratico e guidata da Khomeini, Massima autorità dei
musulmani sciiti, che aveva capeggiato dall’esilio di Parigi l’opposizione religiosa regime dello
Scià. Violentemente antioccidentale e antiamericano, il nuovo regime entrò subito in contrasto con
gli Stati Uniti e per oltre un anno il personale dell’ambasciata USA fu tenuto prigioniero da un
gruppo di militanti islamici, gli ostaggi furono liberati solo dopo una lunga trattativa. Isolato e
dissestato nell’economia, l’Iran fu attaccato dal vicino Iraq che cercava di profittare della situazione
per impadronirsi di alcuni territori contesi fra i due paesi. La guerra rappresentò un fattore di
tensione internazionale e si protrasse per ben otto anni e si risolse con una spaventosa carneficina: il
cessate il fuoco stabilito grazie alla mediazione dell’Onu.
LA QUESTIONE PALESTINESE
Negli anni 80 si accentuò il conflitto fra Israele e i palestinesi sulla sorte dei territori occupati nel
67. A partire dall’87 i palestinesi dei territori di dare vita a una rivolta (intifada di parentesi contro
Israele, che reagì duramente. I riflessi Del irrisolto modo palestinese si erano intanto fatti sentire
anche il Libano che, nella metà degli anni 70, era entrato in uno stato di cronica guerra civile. La
situazione si aggravò dopo che l’esercito israeliano invase il paese per cacciarne le basi dell’Olp.

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