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Fondamenti Di Neuroscienze

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Fondamenti di neuroscienze

Neuroscienza: raccoglie tutta una serie di discipline —> neuropsicologia, neurogenetica, neurobiologia,
neurofisiologia, neurochimica, neurofarmacologia, neuroanatomia, neuroscienze computazionali
(intelligenza artificiale) e scienze cliniche e psichiatriche.
La neuroscienze ha dato un contribuito a: psicologia generale, psicologia dello sviluppo e dell’educazione,
psicologia sociale, psicologia clinica e psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Tutto ciò è possibile anche
grazie alle tecniche di indagine (es. per potenziare e migliorare una performance si usa la tDCS —>
stimolazione transcranica diretta; la quale aumenta l’attivazione del cervello e migliora la prestazione e la
memoria di lavoro. Non è ancora approvata da parte della FDA ma è clinicamente efficace).
Neuroeducazione: il ruolo chiave della neuroplasticità nell’educazione e importanza delle finestre
temporale entro cui agire per plasmare un cervello in fase di apprendimento.
Neuroscienze sociali: studio delle basi neurali del comportamento sociale e delle dinamiche di gruppo
(pregiudizio-stereotipo-moralità-orientamento politico).
Psicologia del lavoro: si possono usare meccanismi e basi neurali all’interno del contesto lavorativo (es.
interazione tra leader e collaboratori all’interno del gruppo di lavoro).
Psicologia clinica: basi nervose dei disturbi clinici (es. depressione e/o ansia) e basi nervose dei deficit
cognitivi di natura neurodegenerativa-demenze. Ad esempio, si può usare la rTMS, per migliorare e curare i
pazienti con depressione maggiore e resistenti alla cura farmacologica.
Nascita delle neuroscienze —> cenni storici: viene scritto un papiro circa nel 1700 a.c (THE EDWIN
SMITH SURGICAL PAPYRUS) è il 1° trattato mediano della storia dell’umanità. Esso contiene la descrizione
di 48 casi clinici (27 traumi cranici, 6 lesioni alla gola e del capo, 2 della clavicola, 3 delle braccia, 8 dello
sterno, 1 della spalla e 1 della colonna vertebrale). Ciascun caso è presentato in modo logico con: titolo,
esame, diagnosi e trattamento. Es. caso n°8 : frattura del cranio con danni esterni non apprezzabili, il
paziente però lamentava emiparesi dal lavato in cui era avvenuto il trauma (lesione da contraccolpo).
Qualche secolo dopo IPPOCRATE fornisce un’accurata descrizione dell’aspetto esterno e della
consistenza del cranio, in fatti suddivide le fratture craniche in 6 categorie. Inoltre, egli fu pioniere della cura
del trauma cranico, fu il 1° a parlare della trapanazione del cranio, usata nei pazienti con disturbo
antisociale, come ad esempio nei delinquenti.
Successivamente, WILLS, anticipò le neuroscienze cognitive suggerendo che le lesioni cerebrali isolate
poteva po’ influenzare il comportamento. Inoltre, coniò il termine Neurologia.
Successivamente, GALL, sviluppò per la prima volta una teoria esplicita delle relazioni mente-cervello —>
localizzazionismo. Afferma che il cervello è l’organo della mente, individua 27 facoltà e 27 aree equivalenti.
Afferma che la mente è l’insieme definitivo in componenti distinte, ossia: facoltà. Le quali sono innate e
localizzate in aree distinte del cervello. Le dimensioni di ciascuna area definiscono il grado di sviluppo della
funzione soggiacente. Inoltre, afferma che l’esame cranico (cranioscopia) consente di determinare lo
sviluppo delle facoltà mentali dell’individuo (frenologia).
Successivamente, BROCA riprende l’approccio localizzazionista di Gall. Broca stabilisce una precisa
relazione tra lesione cerebrale e deficit cognitivo attraverso un esame anatomo-patologico.
Doppia dissociazione: la doppia dissociazione è uno dei primi metodi scientifici per verificare se un
paziente con comprensione ma con poca fluidità verbale, se vi sono aree intaccate; poiché vi è un’area
deputata alla comprensione e un’area deputata alla fluidità verbale. A cavallo del 1800 viene fatta una
distinzione tra sostanza grigia (centro delle funzioni) e sostanza bianca (strutture nervose che consentono
connessioni tra funzioni).
Wernike suggerisce per la 1° volta che un deficit possa aver luogo non soltanto a seguito di una lesione dei
centri nervosi (SOSTANZA GRIGIA) che la elaborano ma anche a seguito di una interruzione delle
connessioni (SOSTANZA BIANCA) tra i centri —> afasia di conduzione.
Broadman nel 1900 pubblicò le sue mappe corticali (52 aree) sulla base delle analisi dei tipi che
costituivano la corteccia cerebrale e per evidenziare l’esistenza di diverse tipologie cellulare egli coniò il
termine di “parecellizzazione citoarchitettonica”.
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Golgi sviluppò un metodo per colorare d’argento i neuroni: la “reazione nera”. Grazie a questa tecnica
Cajal riuscì a scoprire che i neuroni sono delle unità discrete.
Helmholtz fu il 1° a comprendere che la corrente elettrica delle cellule nervose fosse il mezzo stesso
attraverso il quale venivano trasportate le informazioni lungo l’assone della cellula nervosa.
Sherrington coniò il termine sinapsi per descrivere la giunzione tra 2 neuroni.

Termini generali:
Neurone: il neurone è l’unità anatomica e funzionale del sistema nervoso, che consiste nel corpo cellulare
nervoso, in detriti, che ricevono segnali da altri neuroni e nell’assone, che trasmette i segnali a un altro
neurone.
Nucleo: il nucleo indica un gruppo di neuroni localizzati in una specie regione del cervello o del midollo
spinale, ricevono informazioni da fonti simili, proiettano i loro assoni su target simili e condividono simili
funzioni.
Esocitosi: è un processo attraverso il quale un neurotrasmettitore contenuto in vescicole viene rilasciato
nello spazio sinaptico (divisione della membrana).
Proteine: le molecole proteiche sono composte da diverse combinazioni di amminoacidi; ogni
amminoacido comprende un atomo di carbonio legato covalentemente ad un atomo di idrogeno, un gruppo
amminico, un gruppo carbossilico e un gruppo R che varia nei differenti amminoacidi.
Legame covalente: 2 atomi che condividono elettroni.
Pruricettori: rispondono agli stimoli che inducono prurito.
Human Connect Project: è il 1°tentativo su larga scala do raccogliere e conifere dati.
Anencefalia: parziale o completa assenza del cervello con difetti associati della volta cranica e del cuoio
capelluto. Si verifica a causa di una grave insufficienza della chiusura del nueroporo anteriore verso il 25°
giorno di gestazione.
Midollo ancorato: prevede l’ancoraggio della parte più bassa del midollo spinale al sacro, la
malformazione può portare a deficit sensoriali e motori degli arti inferiori.
Neuroanatomia funzionale del sistema nervoso:
Anatomia: studio della struttura delle parti del corpo degli organismi viventi e di come esse siano
connesse.
Fisiologia: studio della funzione delle parti del corpo e delle loro reciproche relazioni.
Piani corporei e sezioni (saggitale, laterale e mediale).

Termini direzionali:
Superiore (craniale): verso la fine della testa o la parte più alta di una
struttura o del corpo.
Inferiore (caudale): lontano dalla fine della testa o verso la parte più bassa di
una struttura o del corpo.
Rostrale: verso il naso.
Caudale: verso la coda.
Anteriore (ventrale): verso o di fronte al corpo.
Posteriore (ventrale): verso il retro del corpo, dietro.
Mediale: verso o alla linea mediana del corpo.
Laterale: lontano dalla linea mediana del corpo.
Intermedio: tra una struttura più mediale e una più laterale.
Prossimale: più vicino all’origine della parte del corpo, o al punto di attacco di un arto al tronco.
Distale: più lontano dall’origine della parte del corpo, o al punto di attacco di un arto al tronco.
Superficiale: verso o alla superficie del corpo.
Profondo: lontano dalla superficie del corpo.
Ipsilaterale: sullo stesso lato.
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Lobo frontale: è il più grande tra i lobi cerebrali. Si estende dalla scissura centrale al polo frontale del
cervello.
Lobo parietale: è sede della percezione e dell’elaborazione degli impulsi somatosensoriali.
Esso comprende la circonvoluzione postcentrale, compresa tra il solco centrale e il solco
postcentrale. Si estende dalla scissura centrale in senso posteriore fino al confine con il lobo
occipitale.
Lobo occipitale: una parte risiede sulla superficie laterale della corteccia e una parte
dell’area occupa una posizione prominente sulla superficie mediale dell’emisfero.
Lobo temporale: ha la funzione di percepire i segnali uditivi. È situato inferiormente alla scissura laterale.
Esso consiste nelle circonvoluzioni temporali superiore, media e inferiore.

Architettura di base del sistema nervoso:


Il sistema nervoso (SN) controlla tutti i sistemi del corpo ed è responsabile di ogni comportamento, insieme
al sistema endocrino regola e mantiene l’omeostasi. Le cellule del sistema nervoso comunicano tra segnali
elettrici o elettrochimici. Ha 3 funzioni:
1. La rilevazione dell’input sensoriale,
2. L’integrazione e/o l’interpretazione dell’input sensoriale,
3. L’esecuzione di una risposta o di un input motorio.
INPUT —> Il Sistema nervoso può ricevere informazioni dall'esterno (tramite vie sensoriali
quali vista, udito, olfatto, gusto, tatto) e dall'interno dell'organismo. Questi input vengono captate da
strutture specializzate (recettori), che permettono di trasdurre il segnale in modo da poter avere una
risposta adeguata allo stimolo ricevuto.
OUTPUT —> le informazioni ricevute vengono elaborate ed i segnali diventano bioelettrici e inviati agli
organi effettori come muscoli scheletrici e muscolo cardiaco e visceri.

Il sistema nervoso centrale è formato da cervello e midollo spinale, sono rivestiti da


meningi e sostanza bianca e grigia:
-meningi:
1)dura madre: più esterno ed è dotata di fibroblasti e altamente vascolarizzata e poco
elastico.
2)aracnoide: intermedia e avascolare + fibrobasti. Ha la struttura a forma di tela di ragno.
Lo spazio sottostante contiene il Liquido Cerebrospinale (LCS o CSF) che ha le seguenti funzioni:
galleggiamento, ammortizzante, purificante (rimozione metaboliti) e regolatoria del sistema nervoso
(ambiente ionico).
Disordini del liquido cerebrospinale:
• Idrocefalia: quando vi è un blocco della circolazione oppure in caso di mancato assorbimento.
Può' insorgere nella fase fetale e/o nei primi mesi di vita. La dilatazione ventricolare esercita una
pressione sui tessuti adiacenti, causando la compressione di strutture come il tratto corticobulbare
e il tratto corticospinale. Pertanto segue una perdita progressiva della funzione motoria.
• Aumento della pressione intracranica: generato da ostacoli nella circolazione del liquido
cerebrospinale oppure causato da tumori o emorragie.
Barriera emato-encefalica: è costituita dall'endotelio dei capillari sanguigni, agisce per deviare gli agenti
infettivi e bloccare l'ingresso di tossine nel cervello. Tuttavia, anche le molecole del sistema immunitario,
come gli anticorpi e i fagociti (cellule, come i globuli bianchi, che inglobano corpi estranei), hanno difficoltà
ad attraversare la barriera emato-encefalica. Pertanto, il sistema immunitario è in gran parte impedito di
proteggere il sistema nervoso centrale dalle infezioni, inoltre controlla le sostanze che entrano.
La membrana plasmatica separa l’ambiente interno della cellula (funzione contenitiva) e seleziona le
sostanze che possono attraversare (funzione di barriera selettiva-sempipermeabile).
Le membrane sono formate da fosfolipidi e da proteine, che attraversano la membrana. Alcune di queste
sono delle vere e proprie porte: possono essere aperte, lasciando passare gli ioni attraverso l'apertura
(poro); possono essere chiuse, per cui gli ioni non passano.
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Tali proteine sono dette canali ionici —> sono proteine intrinseche di membrana e sono generalmente
composti da subunità (di solito da 4/6) disposte in modo da delimitare un porro acquoso attraverso il quale
diffondono gli ioni.
Una delle caratteristiche fondamentali dei canali ionici è una spiccata selettività per le specie ioniche che
riescono a permeare. Ci sono canali ionici che si lasciano attraversare da diverse specie di ioni (ma sempre
con la stessa carica) come Na+, Ca2+ e K+, oppure canali selettivi per una sola specie ionica. La selettività è
dovuta alla presenza di un filtro molecolare, costituito da una successione di amminoacidi polari capaci di
stabilire interazioni labili con lo ione.
I canali ionici sono suddivisi in 2 grosse famiglie:
➢ Canali ad accesso variabile: sono canali ionici dotati di un meccanismo che ne regola l'apertura a
seguito di stimoli specifici di varia natura (chimica, elettrica, meccanica). I canali ad accesso
variabile sono responsabili dell'insorgenza di segnali elettrici nelle cellule eccitabili.
Per quanto riguarda l’apertura dei canali ad accesso variabile si possono distinguere:
Canali voltaggio-dipendenti: sono canali ionici che presentano un sensore del voltaggio e la cui apertura è
dovuta ad una variazione del potenziale di membrana,
Recettori-canale: sono canali ionici attivati dal legame con un opportuno ligando,
Canali regolati da stimoli meccanici: sono canali la cui apertura dipende dall'energia meccanica dello
stimolo.
➢ Canali passivi: sono canali ionici caratterizzati da una spiccata selettività per una specie ionica e
sono sempre aperti, ossia sempre transitabili dallo ione. Il flusso ionico attraverso i canali passivi si
realizza senza alcuna limitazione e viene determinato dalla forza elettrochimica che si stabilisce tra i
2 versanti della membrana (proteina canale). I canali passivi sono responsabili della genesi del
potenziale di membrana a riposo (un neurone è a riposo quando non genera potenziali d’azione).
Forze che creano il passaggio esterno/interno: Le sostanze disciolte in un liquido si suddividono in 2 parti
con carica elettrica opposta:
o anioni (negativi),
o cationi (positivi).

Le particelle con segno uguale si respingono e con segno opposto si attraggono. Ciò crea pressione
elettrostatica. DIFFUSIONE —> le molecole si distribuiscono in modo uniforme all'interno del mezzo in cui
sono disciolte.
➔ La diffusione e la pressione elettrostatica danno origine al potenziale di membrana,
dovuto agli ioni presenti nel fluido dentro le cellule (fluido intracellulare) e all'esterno
(fluido extracellulare).
L'assone gigante di calamaro, per le sue elevate dimensioni, è stato un modello utile per lo studio delle
correnti ioniche responsabili dei segnali bioelettrici dei neuroni.

Il fluido intracellulare ed extracellulare hanno una differente composizione.


Nei neuroni di mammifero i principali sono:
IONI Concentrazione Concentrazione extracellulare
endocellulare (in mmoli)
(in mmoli)
Potassio (K+) 140 5
Sodio (Na+) 5-15 145
Cloruro (CI-) 4-30 110
Calcio (Ca++) 0,0001 1-2
Nella genesi del potenziale di riposo della maggior parte dei neuroni sono coinvolti gli ioni K+ e Na+.
➔ Cosa sono gli ioni? Terminologia legata alle cariche elettriche.
• loni: atomi o molecole che hanno una carica elettrica (Na+ e K+);
• Anioni: sono ioni caricati negativamente (Cl-);
• Cationi: sono ioni caricati positivamente (NA+);
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• Afflusso di loni: flusso di ioni all'interno del neurone è detto afflusso;
• Efflusso di loni: flusso di ioni all'esterno del neurone;
• Potenziale elettrico (voltaggio): differenza in carica tra l'anodo e il catodo. Se questa differenza
aumenta, si ha un flusso di corrente maggiore (misurato in Volt).
3)pia madre: più interna, altamente vascolarizzata ed è separata dall'aracnoide da uno spazio riempito di
liquido cerebrospinale.
Le membrane che rivestono le cisterne nella cavità cranica sono la pia e l’aracnoide.
Cisterna lombare: data la dimensione relativamente grande e l'assenza di strutture neurali, questo spazio si
presta ai prelievi mediante puntura lombare per scopi clinico/diagnostici.
Vi è sostanza bianca e sostanza grigia.

PROSENCEFALO —> include il telencefalo e il diencefalo (encefalo), gangli


della base, sistema limbico, capsula interna e corteccia cerebrale.
Regioni del diencefalo:
•cervello: si occupa dei processi cognitivi consci, funzioni intellettive. Si occupa
dell'immagazzinamento e dell'elaborazione dei ricordi. Si occupa della regolazione
conscia ed inconscia delle contrazioni dei muscoli scheletrici.
•cervelletto: si occupa del coordinamento degli schemi motori somatici complessi e della correzione dei
comandi di altri centri motori somatici dell'encefalo e del midollo spinale. Contiene circa il 60% dei
neuroni del sistema nervoso. È aderente al Tronco dell'encefalo all'altezza del ponte, il cervelletto è
importante per il regolamento del tono muscolare e per guidare l'attività motoria.
E' la regione del cervello che permette a un pianista di riprodurre un brano musicale senza interruzioni.
Un danno al cervelletto non causa paralisi, ma interferisce con la precisione del movimento e sconvolge
l'equilibrio e la postura.
Il cervelletto laterale, si ritiene essere coinvolto nel controllo motorio e nell'apprendimento delle abilità
motorie. Studi recenti suggeriscono che il cervelletto possa essere collegato a determinati aspetti
dell'elaborazione cognitiva come ad esempio la stima del tempo e il pensiero implicito (Inconscio).
•diencefalo, comprende: epitalamo,subtalamo, talamo e ipotalamo. Il suo tetto è formato da una serie
di strutture, chiamate: epitalamo.
Il subtalamo è formato da gruppi di neuroni e vie nervose.
Talamo —> è la più grande struttura del diencefalo, contiene i centri di trasmissione ed
elaborazione delle informazioni sensitive. E' composto da un insieme di nuclei neurali che
funzionano da centro di relay smistando quasi tutte le informazioni sensoriali e motorie.
Il nucleo generico laterale (NGL) che riceve informazioni dalla retina per trasmetterle alla
corteccia visiva primaria; il nucleo generico genicolato mediale (NGM) che riceve
informazioni dall'orecchio interno e trasmette alla corteccia uditiva primaria; il Pulvinar è
coinvolto nei processi attentivi; Il nucleo ventrale posteriore (NVP) che riceve e trasmette
informazioni somatosensoriali alla corteccia somatosensoriale primaria.
Ipotalamo —> contiene i centri di controllo delle emozioni, delle funzioni autonome e
della produzione di ormoni. Connette il sistema nervoso con il sistema
endocrino. Mantiene l'omeostasi (fame, sete), funziona da termostato corporeo, regola il
comportamento sessuale e gioca un ruolo a livello ormonale producendo esso stesso un
ormone ovvero regolando l’attività di altre strutture nervose che producono ormoni
come la ghiandola pituitaria (o ipofisi).
Da ricordare: Il nucleo sessualmente dimorfico è di taglia diversa tra uomini e donne (più
piccolo nelle donne). Il nucleo soprachiasmatico contribuisce alla regolazione dei ritmi
circadiani ricevendo informazioni dalla retina per regolare la produzione di ormoni durante il giorno
(cortisolo, melatonina). Inoltre, l'ipotalamo produce degli ormoni:
vasopressina —> regola l'assorbimento di acqua, modulando la diuresi.
ossitocina —> regola l'eiezione del latte e predispone alle contrazioni uterine pre-parto (aiuta ad
innescare il riflesso di espulsione del latte in seguito a stimolazione sensoriale). Sintetizzata nel nucleo
paraventricolare e viene trasportata lungo gli assoni fino alle loro terminazioni nell’ipofisi posteriore.
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Gangli della base —> comprendono un gruppo di strutture che
regolano l'inizio dei movimenti, l'equilibrio, i movimenti oculari e la postura.
Sono fortemente collegati ad altre aree motorie del cervello e collegano il
talamo con la corteccia motoria. I gangli della base sono coinvolti anche nei
comportamenti cognitivi ed emotivi e svolgono un ruolo importante nella
ricompensa e nel rinforzo, nei comportamenti di dipendenza e nella
formazione di abitudini.
Le funzioni associate sono: regolazione del movimento, apprendimento delle abilità, formazione di
abitudini e sistemi di ricompensa. Vengono associati a disturbi del movimento come il morbo di Parkinson
e la malattia di Huntington. In termini di disturbi cognitivi, anomalie dei gangli della base sono state
riscontrate in individui con schizofrenia e possono spiegare i deficit di apprendimento delle abitudini
associati al disturbo. Associato
quindi a: tremori, movimenti muscolari involontari, aumento anomalo del tono muscolare, difficoltà ad
iniziare il movimento e postura anomala.
Sottostrutture: nucleo caudato, globo pallido, nucleo accumbens, putamen, sostanza nera e nucleo
subtalamico.
Lesioni ai nuclei basali possono scaturire movimenti involontari (es. Parkinson).
Sistema limbico —> è un complesso di strutture sottocorticali e aree encefaliche, che si estende ai lati
del talamo e sulla corteccia cerebrale dei lobi temporali.
Include elementi del cervello, tra cui l’amigdala (è una grossa struttura
anatomica che si trova in profondità del lobo temporale ad un livello
immediatamente rostrale al limite anteriore della formazione
ippocampale. È il centro di integrazione di processi neurobiologici
superiori, come le emozioni ed è coinvolta nei sistemi della memoria
emozionale, è attiva nel sistema di comparazione degli stimoli ricevuti
con le esperienze passate e nell’elaborazione degli stimoli olfattivi. È
costituita da diversi nuclei e contiene un mantello corticale: lobo piriforme), l’ippocampo (parte
del cervello situata nella regione interna del lobo temporale; svolge un ruolo nella formazione delle
memorie esplicite, dichiarativa e semantica, nella trasformazione della memoria a breve termine
in memoria a lungo termine e nella navigazione spaziale), il nucleo accumbens (a livello della testa del
nucleo caudato), il lobo (è un complesso di strutture sottocorticali e aree encefaliche, che si estende ai lati
del Sistema limbico: è coinvolto nelle reazioni emotive, nelle risposte comportamentali, nella memoria
a breve e a lungo termine, nell'apprendimento, nell'olfatto, nella percezione del
tempo, nei meccanismi di motivazione e ricompensa, nel senso di gratificazione
derivante dal raggiungimento di un obiettivo e ed inoltre coinvolto all’attenzione) e
le cortecce orbitofrontali, piriforme e entorinale, ed elementi propri del
diencefalo, quali l’ipotalamo e talamo (nuclei anteriori).
Capsula interna —> i neuroni associati con la corteccia cerebrale danno origine
ad assoni che sviluppandosi formano la capsula interna.
Suddivisione citoarchitettonica della corteccia cerebrale: la citoarchitettonica (branca di studio)
suddivide la corteccia in tante sottoregioni in relazione alla morfologia e all'organizzazione cellulare; essa
usa la microanatomia. Seguendo tale criterio Brodmann identificò 52 aree.
Corteccia cerebrale —> la corteccia è materia grigia composta da corpi cellulari
di neuroni, dendriti e assoni non mielinizzati (più cellule di supporto e vasi
sanguigni). Lo spessore varia tra 1.5 e 4.5 mm, però le circonvoluzioni triplicano la
sua superficie. È coinvolta nella coordinazione, pianificazione ed esecuzione dei
movimenti. Essa non è omogenea e contiene miliardi di neuroni disposti in 6 strati.
La corteccia presenta una struttura laminare. Le caratteristiche citoarchitettoniche variano da una regione
all'altra, consentendo così d'individuare un'ampia varietà di aree istologicamente differenti e contiene circa
30 miliardi di neuroni.
1º strato: Isocortex (= neocortex, neo corteccia, ossia: nuova corteccia) contiene tutti e 6 strati, 95 %
della corteccia. Diverse aree del neocortex variano per quanto riguarda lo spessore complessivo, lo
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spessore dei singoli strati, le differenze nella dimensione delle cellule e le differenze nella densità
cellulare.
Allocortex, allo corteccia, ossia: vecchia corteccia (=archicortex e
paleocortex) numero inferiore di strati (fino a 5) 5% della corteccia
(olfatto, memoria). Comprende l’ippocampo e la corteccia olfattiva
primaria. 4º strato: contiene cellule non-
piramidali e riceve la maggior parte delle afferenze talamiche.
5º strato: presenta le cellule piramidali più grandi; esse danno origine
ad assoni discendenti lunghi che lasciano la corteccia e raggiungono i
nuclei della base, il tronco dell'encefalo e il midollo spinale.
6º strato: contiene cellule piramidali che proiettano al talamo.
La sostanza bianca sottostante il 6º strato contiene assoni da e per la corteccia. Le circonvoluzioni sono
separate da solchi e giri dovuti al ripiegamento della corteccia cerebrale durante lo sviluppo del sistema
nervoso centrale (SNC). I vantaggi nel ripiegamento della corteccia cerebrale sono: un aumento della
superficie corticale; una riduzione del tempo di comunicazione neurale assicurando una maggiore
vicinanza dei neuroni nello spazio 3D. EPA: si trova nel lobo occipitale laterale. La corteccia ha 3 tipi di
aree funzionali:
Lobo frontale —> aree motorie: controllano le funzioni motorie volontarie, programma il movimento delle
parti del corpo (aree primarie).
SMA: corteccia motoria supplementare frontale che consente di attuare un movimento in base ad obiettivi
o preferenze formali.
Area premotoria: si occupa della programmazione di movimenti esternamente guidati.
Aree sensoriali: forniscono la consapevolezza della sensazione (tatto e propriocezione).
Aree associative: integrano informazioni di diversa natura (ovvero visive, uditive, tattili, gustative) per dare
complessità' all'esperienza del mondo (supportano le aree primarie sensoriali motorie, infatti sono vicine).
Sebbene siano largamente simmetrici nella struttura, i 2 emisferi non sono uguali nelle funzioni. Tale
differenza viene descritta in termini di lateralizzazione delle funzioni corticali.
Tagli del cervello —>

TRONCO CEREBRALE: comprende il midollo allungato, il ponte e il mesencefalo.


•midollo allungato —> si occupa della trasmissioni
delle informazioni sensitive al talamo e ad altre
porzioni del tronco encefalico. Contiene i centri
autonomi per la regolazione delle funzioni viscerali
(attività degli apparati cardiovascolare, respiratorio e
digerente). È la regione del cervello che contiene molti
(anche se non tutti) corpi cellulari dei 12 nervi cranici.
Ha luogo la decussazione della maggior parte delle fibre motorie (tratti
piramidali). Controlla molte funzioni e riflessi vitali, come la respirazione e la frequenza cardiaca. E' sede
del sistema di attivazione reticolare (importante per l'attenzione, l'arousal e il ciclo sonno /veglia).
•ponte —> si occupa della trasmissione delle informazioni sensitive al cervelletto e al talamo, contiene i
centri motori somatici e viscerali inconsci. È il punto di sinapsi di alcuni dei nervi cranici e agisce come
un importante centro per il controllo di alcuni tipi di movimenti oculari e per le funzioni vestibolari (es.
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equilibrio). E' il sito dell'oliva superiore attraverso la quale le informazioni uditive vengono trasmesse
dall'orecchio al cervello.
•mesencefalo —> si occupa dell'elaborazione delle informazioni visive ed uditive. Si occupa della
generazione dei rilessi, dei motori somatici e del mantenimento dello stato di coscienza.
Contiene i nuclei delle cellule che formano alcuni dei nervi cranici (trocleare e oculomotore).
Contiene anche 2 importanti strutture il collicolo inferiore e il collicolo superiore, che svolgono un ruolo
nell'orientamento spaziale agli stimoli nelle modalità uditiva e visiva, rispettivamente.
Collicolo inferiore: un nodo importante delle vie uditive, ricevendo connessione da ponte e bulbo.
Include: il grigio periaqueduttale (PAG), la substanzia nigra (SN) e la formazione reticolare (FR).
Collicolo superiore: riceve afferenze retiniche, coadiuva movimenti riflessi di
testa e collo in risposta ad uno stimolo sensoriale. È formato da: nucleo rosso e
area tegmentale ventrale. È importante per la contrazione e i riflessi oculomotori.
•bulbo (mielencefalo): si trova tra il ponte ed il midollo spinale; contiene numerosi
fasci di fibre nervose e comprende neuroni sensitivi.
FORMAZIONE RETICOLARE del tronco encefalico: è una delle regioni del cervello
filogeneticamente più vecchie. Si trova nel nucleo del tronco encefalico di molte specie inferiori.
Lateralmente, dorsalmente e ventralmente è circondata da nuclei dei nervi cranici che sono percorsi di fibre
del tronco encefalico. Essa si compone di molti gruppi cellulari posti entro un gran numero di fibre. Il nome
è stato assegnato sulla base del suo aspetto istologico che può essere descritto come un complesso
reticolare di fibre e cellule.
Caratteristiche generali: i nuclei della formazione reticolare sono disposti nel seguente modo —> il terzo
laterale contiene cellule di piccole dimensioni (regioni parvocellulari) la cui funzione è di ricevere le fibre
afferenti dalle regioni limitrofe del tronco encefalico nonché da strutture lontane.
I due terzi mediali contengono diversi gruppi di cellule di grandi dimensioni (regioni magnocellulari) che,
nella maggior parte dei casi, servono da regioni effettrici (cioè, i gruppi di cellule che danno luogo alle
proiezioni efferenti della formazione reticolare. Sono state identificate almeno 2 distinte regioni
magnocellulari nel ponte ed una grande regione nel bulbo. Altri gruppi di cellule, che si trovano lungo o
adiacenti alla linea mediana del bulbo superiore, al ponte e al mesencefalo, sono inclusi nella formazione
reticolare, questi gruppi di cellule comprendono i nuclei del rafe, le quali producono serotonina che viene
distribuita alle regioni del cervello e del midollo spinale.
Connessioni afferenti: i nuclei dei nervi cranici e le fibre sensoriali secondarie formano un guscio esterno
che circonda la formazione reticolare (ed in particolare la regione parvocellulare) sul suo lato dorsale,
laterale e ventrale. Grazie a questa disposizione i vari sistemi sensoriali possano rifornirla di segnali in
ingresso. In questo modo, ha la capacità di modulare una grande varietà di processi sensoriali.
La formazione reticolare riceve gli input dal tronco encefalico e dalle regioni del prosencefalo associate
a modalità sensoriali nonché da strutture associate a funzioni motorie, che comprendono la corteccia
cerebrale e il cervelletto; inoltre, contribuiscono anche agli input l'ipotalamo e il sistema limbico.
Percorsi che modulano le funzioni dell’ipotalamo e del sistema limbico: molte regioni del SNC mediano il
sonno e la veglia, tali regioni comprendono nuclei specifici della formazione reticolare, del talamo,
dell’ipotalamo e del prosencefalo basale. Il 75% del sonno notturno non è associata con rapidi movimenti
oculari (rapid eye movement), tale attività è mediata da circuiti talamocorticali.
L’inizio del sonno non-REM comincia con onde cerebrali (EEG) di rallentamento e onde di vertice o onde
lente ad alta tensione registrate dal vertice della testa, detto: stato di sonnolenza o stadio 1 del sonno. Lo
stadio 2 del sonno è quando il sonno diventa più profondo, che è caratterizzato da un rallentamento
dell’EEG e da gruppi di onde ritmiche a 12-14 Hz (detti: fusi del sonno) registrati nella regione centrale
della testa. Lo stadio 3 del sonno è caratterizzato da onde lente ad alta tensione, con frequenze nell’ordine
dei 2 Hz; il sonno è tra il moderato e il profondo. Lo stadio 4 del sonno è caratterizzato da avere oltre il 50%
dell’attività di onda lenta; è la fase più difficile da cui destare qualcuno che dorme.
Molti studi hanno dimostrato che la formazione reticolare pontina è necessaria per il sonno REM o sonno
“sognante” e che il ponte è determinante nell’inibizione del tono muscolare durante il sonno REM.. Le
proiezioni dalla formazione reticolare pontina al midollo spinale sono essenziali per evitare l’acting out dei
sogni, ovvero la loro interpretazione fisica.
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IN GENERALE, SIA IL SONNO REM CHE LA VEGLIA VENGONO MODULATI DALLA FORMAZIONE
RETICOLARE E CHE ESSA SVOLGE UN RUOLO IMPORTANTE NELL’ELABORAZIONE DELLE
INFORMAZIONI SENSORIALI.

Rappresentazione somatotopica: si riferisce alla


corrispondenza punto per punto di un'area del corpo a un punto
specifico della corteccia (un'area del corpo corrisponde a un punto
sulla corteccia somatosensoriale primaria).

MOTOR HOMUNCULUS (homunculus sensoriale):


l’homunculus sensoriale è una mappa visiva di come le parti del
corpo vengono rappresentate a livello corticale. Le aree sono tanto più grandi quanto maggiore è la loro
importanza ai fini della percezione sensoriale.
M1: HOMUNCULUS MOTORIO.
S1: HOMUNCULUS SENSORIALE.

Aree associative POLIMODALI:


o Area associativa anteriore (corteccia prefrontale) è associata con le funzioni esecutive del
comportamento, quali la risoluzione di problemi, la pianificazione di una strategia di azione che
conduce allo scopo prefisso, il monitoraggio delle prestazioni, la capacità di cambiare strategia nel
momento in cui le circostanze lo richiedono, la valutazione delle conseguenze delle proprie ed
altrui azioni, il pensiero astratto e la memoria di lavoro.
o Area associativa posteriore (area occipito-temporo-parietale), al confine tra i lobi occipitale,
temporale e parietale: integra informazioni provenienti da modalità diverse ed è implicata
nell’attenzione, nel linguaggio, nell’orientamento spaziale, nel riconoscimento del sé e
dell’ambiente e partecipa all’organizzazione di movimenti complessi.
o Area associativa limbica è importante per la memoria dichiarativa e per la regolazione del
comportamento emotivo. È situata lungo le facce mediali degli emisferi cerebrali, è implicata nella
formazione della memoria dichiarativa a lungo termine e nel comportamento emotivo.

Trattamento epilessia: la stimolazione elettrica focale del giro


angolare destro del cervello in un paziente sottoposto a valutazione per il
trattamento dell'epilessia. Inoltre, questo provoca: trasformazioni
illusorie del braccio e delle gambe del paziente (complesse risposte
somatosensoriali) e spostamenti dell'intero corpo (risposte vestibolari).

Il corpo calloso: come gli emisferi comunicano e scambiano


informazioni tra di loro? È il principale tratto di fibre nervose che trasferisce informazioni tra gli
emisferi cerebrali. Strutturalmente, sezioni anteriori del calloso collegano le sezioni anteriori del cervello e
sezioni posteriori del calloso collegano le sezioni posteriori del cervello. A
causa di questa organizzazione, diversi tipi di informazioni sono trasferiti
attraverso diverse parti del calloso a seconda delle regioni del cervello
collegate da quella sezione del callosum. Ad esempio, l'informazione visiva
è trasferita nella parte posteriore del callosum (una regione conosciuta
come lo splenio).
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Lateralizzazione —> la dominanza emisferica e ricerca sui pazienti con il cervello diviso “split brain”.
Le funzioni percettive e motorie di ordine superiore sono eseguite prevalentemente in uno degli emisferi
(per lateralizzazione emisferica si intende la
predominanza/specializzazione da parte di un emisfero sull’altro,
riguardo una specifica funzione):
Emisfero destro: si occupa del campo visivo sinistro, disegno,
musica, percezione spaziale.
Emisfero sinistro: si occupa del campo visivo destro,
linguaggio, calcolo. I 2 emisferi sono collegati attraverso fibre
nervose chiamate corpo calloso, che facilitano la comunicazione
interemisferica: permettendo così ai 2 emisferi di "dialogare" tra
loro.

Midollo spinale —> struttura del midollo spinale:


Sezione orizzontale: mostra internamente la sostanza grigia ed ha la
forma di H circondata completamente da sostanza bianca.
SOSTANZA GRIGIA ha scarse fibre, costituita principalmente da soma,
dendriti e parti prossimali degli assoni.
SOSTANZA BIANCA posta alla periferia. Ha abbondante contenuto
mielinico ed è costituita da fasci di assoni che collegano le diverse parti
del Sistema nervoso centrale (SNC). Decorre dal tronco encefalico ed è
racchiuso nella colonna vertebrale, una pila di ossa separata dalle
vertebre e divisa in sezioni: cervicale (collo), toracica, lombare e
sacrale/coccigea.
È divisivo in 31 segmenti che rappresentano i centri di ingresso e di uscita
dei nervi spinali (attraverso i forami).
Ciascun nervo spinale presenta assoni di natura sensoriale e motoria:
1)Un neurone afferente trasporta imput sensoriali al cervello attraverso la radice dorsale del midollo
spinale (pertanto dotato di neuroni sensoriali).
2)Un neurone efferente trasporta output motori attraverso la radice ventrale del midollo spinale (pertanto
dotato di motoneuroni).
La parte esterna del midollo spinale: consiste di sostanza bianca, ovvero, le fibre assonali ricoperte di
mielina che trasportano l'informazione verso l'alto (parti caudali del midollo o al cervello) o verso il basso.
La porzione centrale del midollo spinale: consiste di sostanza grigia, suddivisa in 10 lamine, comprende i
corpi cellulari dei neuroni spinali.
L’organizzazione del midollo spinale è in strati, in 3: uno più interno detto: strato ventricolare, che è in
contatto con la cavità del tubo neurale, uno intermedio detto: strato mantellare e uno più esterno detto:
strato marginale. Il midollo spinale è un tubo neurale.
QUINDI: il midollo spinale è una struttura (colonna di fibre nervose) appartenente al sistema nervoso
centrale che mette in comunicazione il cervello con il resto dell’organismo. Attraverso i nervi spinali porta
informazioni verso gli altri organi e le altre parti del corpo e invia al cervello i segnali provenienti dal resto
dell’organismo.
Riflesso spinale: comporta la scarica di un motoneurone efferente in risposta ad una stimolazione
afferente di sufficiente intensità.

Il sistema nervoso periferico (SNP) è formato dai nervi, che portano segnali elettrici dalla periferia
del corpo fino nel cervello, ciò permette di recepire caldo, freddo, dolore e formicolio —>
31 paia spinali che si suddividono in:
8 cervicali,
12 Toracici,
5 lombari,
5 sacrali,
11
1 coccige,
e 12 paia cranici che si dividono in:
-sensoriali: oflattivo, ottico e udutivo;
-motori: oculomotorio, trocleare, abducente, ipoglosso, spinale accessorio;
-misti: vago, trigemino, glossofaringeo, facciale) e gangli.
2 modalità: afferente ed efferente.
Afferente: gli impulsi vengono portati dalla periferia al centro. Consiste di fibre nervose che
portano gli impulsi verso il SNC (fibre nervose sensoriali somatiche e viscerali).
Efferente: gli impulsi sono condotti dal centro alla periferia, è l'opposto. Conduce gli
impulsi dal SNC verso gli effettori, cioè muscoli e ghiandole (fibre nervose motorie).

Il sistema nervoso autonomo (SNA, detto anche vegetativo o involontario): ha la


funzione di mantenere ad un livello costante l’equilibrio dell’ambiente interno del corpo (omeostasi) e
modula l’attività involontaria della muscolatura liscia, cuore e ghiandole (regola: pressione arteriosa,
frequenza cardiaca, respirazione, temperatura corporea, secrezione ghiandolare, digestione e
riproduzione). Si divide in simpatico e parasimpatico.
Simpatico (detto anche enterico): utilizza il neurotrasmettitore —> la noradrenalina. Serve per preparare
l'individuo all'azione (fuga o attacco). Pertanto: attiva battito cardiaco, storna il flusso sanguigno dallo
stomaco ai muscoli, favorisce il rilascio di adrenalina —> processi di eccitamento.
Parasimpatico: utilizza il neurotrasmettitore —> l’acetilcolina. Il sistema lavora in antagonismo al
simpatico favorendo la diminuzione del battito cardiaco e la digestione —> processi di rilassamento.
Le cellule del sistema nervoso —> Il tessuto nervoso ha:
• Cellule nervose: sono cellule funzionali del sistema nervoso,
• Cellule gliali (dette anche neuroglia): cellule di sostegno e di rivestimento —> Inizialmente si
credeva che la glia avesse solo funzioni di supporto strutturale, ma recentemente è emerso come
questa sia solo una delle tante funzioni. Infatti è stato dimostrato che la Glia può inviare segnali fra
loro ed ai neuroni, alterando i meccanismi di trasmissione neurale.
La glia ha una minore complessità morfologica e funzionale e comprende solo 4 tipologie di cellule:
Astrociti (astro-stella), microglia e oligodentrociti fanno parte del SNC; invece le cellule di
Schawann fanno parte del SNP.
Astrociti (astro- stella): sono cellule dalla forma di stella, con numerose ramificazioni che vanno in tutte le
direzioni intrecciandosi allo stesso tempo con neuroni e vasi sanguigni. Le loro funzioni vanno dal sostegno
e comunicazione fra i vasi sanguigni e dei neuroni. Si occupano inoltre della formazione di nuove sinapsi ed
il controllo dinamico del flusso ematico locale. Ricevono impulsi elettrici direttamente dai neuroni, ma sono
incapaci di generare impulsi propri.
Microglia: la microglia ha un ruolo macrofagico e di protezione dell'ambiente nervoso. Durante lo
sviluppo del sistema nervoso, attraverso la fagocitosi di cellule morte e materiale di scarto, contribuisce al
modellamento delle strutture neurali. Nel sistema nervoso adulto, contribuisce al mantenimento
dell'omeostasi attivandosi in risposta di agenti patogeni presenti a livello del sistema nervoso centrale.
Oligodendrociti e cellule di Schwann: cellule che esplicano la stessa funzione, rispettivamente nel
SNC e nel SNP. Queste cellule gliali avvolgono la loro estesa membrana plasmatica in numerose spire
attorno agli assoni formando uno strato di mielina che ha la funzione di agire come guaina isolante,
impedendo la dispersione dei campi elettrici relativi agli impulsi nervosi che viaggiano lungo gli assoni.
La mielina è composta per il 70-80% da lipidi e per il 20-30% da proteine.
La mielinizzazione dura circa 15-20 anni negli esseri umani.
La guaina mielinica —> lunghezza della mielinizzazione lungo
tutta la lunghezza dell'assone sarà discontinua, formata da tratti
mielinizzati (internodi) e dei brevi tratti privi di mielina (nodi di
Ranvier).
La sclerosi multipla è una malattia che colpisce la mielina,
rallentando e ostacolando la trasmissione degli impulsi nervosi
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(malattia del SNC). Avviene la demielinizzazione degli assoni nel sistema nervoso centrale; è una malattia
autoimmune a carattere infiammatorio. La causa è ancora sconosciuta.
La fibrosi cistica è una malattia ereditaria che colpisce le vie respiratorie e i polmoni. È recessiva poiché
l’individuo eredita una copia del gene mutato da entrambi i genitori.
CLASSIFICAZIONE DEI NEURONI: i neuroni possono essere classificati in base al numero e alle
ramificazioni dei prolungamenti, in base alle connessioni e in base al tipo di neurotrasmettitore,
ottenendo in questo modo: in base al numero:
a. Neuroni multipolari, mostrano un assone e molteplici dendriti, è il tipo più comune nel SNC.
b. Neuroni bipolari, hanno un assone e un solo dendrite, situati ai lati opposti del corpo cellulare.
c. Neuroni unipolari, presentano un solo assone, che parte dal soma e si divide in due ramificazioni a
poca distanza dal corpo cellulare.
C’è sempre una zona di accesso ed una di uscita.
➔ Zona di accesso: dove i neuroni raccolgono e integrano le informazioni sia dall’ambiente
che da altre cellule.
➔ Zona di integrazione: dove viene presa la decisione di produrre un segnale neurale.
➔ Zone di conduzione: dove le informazioni possono essere trasmesse a grandi distanze.
➔ Zona di uscita: dove il neurone trasferisce le informazioni ad altre cellule.
In base alla forma:
a) piramidale, i cui dendriti alla base si distribuiscono in senso orizzontale, mentre il dendrite apicale
si sviluppa in altezza. L'assone si estende nelle zone corticali della corteccia,
b) stellato, definite anche granuli, in cui i dendriti si ramificano nelle immediate vicinanze del soma e
l'assone comunica con le cellule adiacenti,
c) fusiforme, aventi alle estremità due terminazioni dendritiche e l'assone si dirige verso strati più
superficiali.
In base alle connessioni:
A. Neuroni sensitivi primari: neuroni che hanno neuriti sulla superficie sensoriale del corpo umano,
come la pelle e la retina dell'occhio, e che inviano informazioni verso il sistema nervoso.
B. Motoneuroni: neuroni che hanno assoni che contraggono sinapsi con i muscoli e comandano i
movimenti.
C. Interneuroni: neuroni che nel sistema nervoso fanno sinapsi solo con altri neuroni (99% dei
neuroni).
In base al tipo di neurotrasmettitore:
A- colinergici, che usano l'acetilcolina,
B- monoaminergici che utilizzano come neurotrasmettitore la serotonina e le catecolamine,
C- aminoacidergiciche utilizzano il GABA con funzione inibitoria e i neuroni glutammatergici con
funzione eccitatoria.

Come funziona il neurone? Funziona con i sistemi di input e output.


INPUT —> il Sistema nervoso può ricevere informazioni dall'esterno (tramite vie sensoriali quali vista, udito,
olfatto, gusto, tatto) e dall'interno dell'organismo. Questi input vengono captate da strutture specializzate
(recettori), che permettono di trasdurre il segnale in modo da poter avere una risposta adeguata allo
stimolo ricevuto. Esso arriva dai dentriti, trasportato lungo l’assone e poi esce come output.
OUTPUT —> le informazioni ricevute vengono elaborate ed i segnali diventano bioelettrici e inviati agli
organi effettori come muscoli scheletrici e muscolo cardiaco e visceri.
Neurone: il neurone è l'elemento di elaborazione e trasmissione delle informazioni. La sua principale
funzione è quella di trasmettere i segnali. I segnali che passano da una cellula nervosa ad un’altra sono
trasferiti da speciali aree di contato tra i neuroni, conosciute come SINPASI. I neuroni hanno 2 proprietà
TRASMISSIONE DELL’IMPULSO:
Eccitabilità: è la capacità di generare un impulso elettrico in risposta ad uno stimolo.
Conducibilità: è la capacità di trasmettere tale stimolo ad altre cellule.
Gli organelli sono presenti all’interno del citoplasma.
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I lisosomi sono picciole vescicole (300-500 nm) contengono enzimi idrolitici, associate alla membrana. Si
originano dall’Apparato di Golgi e servono da scavengers nei neuroni.
L’apparato dei Golgi è un aggregato di vescicole piatte di varie dimensioni
costituite di reticolo endoplasmatico liscio.
I mitocondri sono coinvolti nel meccanismo di produzione di energia
metabolica del neurone e sono presenti nel soma, nei dentriti e nell’assone
del neurone.
I neuroni presentano 4 strutture/regioni: corpo cellulare/soma, dentriti, assoni (ricoperti da guaina
mielinca, composta da lipidi) e i bottoni terminali sinaptici (struttura delle sinapsi dove c’è il rilascio o
l’assorbimento delle sinapsi).
1. BOTTONE TERMINALE: il terminale assonale è formato da piccoli
rigonfiamenti chiamati bottoni terminali. Quando riceve un
potenziale d'azione, che viaggia lungo l'assone arriva al bottone
terminale, quest'ultimo ha il compito di secernere una sostanza
chimica (sostanza trasmettitrice). Questo agente chimico può eccitare
o inibire la cellula ricevente con cui il neurone è connesso tramite
sinapsi. I bottoni terminali possono creare sinapsi sulla membrana dei
Dendriti o del Soma di svariati altri neuroni.
2. SOMA (corpo cellulare): il SOMA o corpo cellulare contiene il NUCLEO
e gran parte degli organelli necessari ai processi vitali della cellula. La
sua forma può essere diversificata in base alla tipologia del neurone.
DANNO NEURONALE: il corpo cellulare neuronale può essere danneggiato da
patologie: ischemia (mancanza di afflusso di sangue) o trauma.
3. DENTRITI: sono corti processi che originano dal corpo cellulare, il loro diametro diminuisce
distanza l’ente e sono altamente ramificati. Ricevono le informazioni da altri neuroni grazie alle
sinapsi con gli assoni.
Caratteristiche dei dendriti:
-normalmente multipli,
-ognuno origina dal corpo come singolo ramo e poi si arborizza (spine),
-diversi tipi di ramificazioni neurone,
-porzione basale ha vari organull (tranne Golgi),
-porzione distale ha organuli radi o assenti,
-ovunque numerosi mitocondri; i mitocondri sono organelli, sono capaci di produrre grandi quantità di una
molecola della ATP -adenosina trifosfato-, che ha il ruolo di trasportare e fornire alle cellule l’energia
necessaria per le loro funzioni.
4. ASSONE: l'assone è una lunga e sottile struttura cilindrica, spesso ricoperta da GUAINA
MIELINICA. L'assone trasporta l'informazione dal corpo cellulare ai bottoni terminali. Il
messaggio che trasporta è il POTENZIALE D'AZIONE: Una rapida depolarizzazione e
ripolarizzazione di una zona limitata della membrana generata dall’apertura e chiusura dei canali
ionici.
Caratteristiche:
1) L’innesco richiede il superamento del valore soglia.
2) Possono viaggiare per metri senza perdita di info in quanto si rigenerano (diversamente da PPSE).
3) La rigenerazione avviene attraverso i canali voltaggio dipendente localizzati nella zona d’innesco e lungo
l’assone).
Tutte le cellule hanno la capacità di sviluppare e mantenere un potenziale di membrana stabile.
Alcune cellule, definite eccitabili, hanno la capacità di modificare il potenziale di membrana in risposta ad
uno stimolo. Gli eventi elettrici che ne derivano prendono il nome di potenziali d'azione. L'eccitabilità
viene quindi associata alla produzione di impulsi elettrici.
Le ramificazioni sono ad angolo retto (collaterali) e la maggior parte dei neuroni ha un solo assone.
Elettrofisiologia dei neuroni: la membrana neuronale, è impermeabile, consiste in un doppio strato
limbico nel quale sono immerse le proteine, compresi i canali ionici. Alla base della membrana sono
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presenti 3 lipidi: fosfolipidi, colesterolo e glicolipidi. Il doppio strato lipidico isola il citoplasma del neurone
dal fluido extracellulare.
Struttura delle proteine: le molecole proteiche sono composte da diverse combinazioni di amminoacidi.
Ogni amminoacido comprende un atomo di carbonio legato covalentemente ad un atomo di idrogeno, ad
un gruppo amminico, ad un gruppo carbossilico e ad un gruppo R. Gli amminoacidi si assemblano a formare
proteine secondo le istruzioni fornite dall’RNA messaggero all’interno di organelli cellulari chiamati:
ribosomi.
Potenziale di membrana: per potenziale di membrana si intende la differenza di potenziale elettrico,
misurabile in una cellula, tra il citosol (liquido che si trova all’interno delle cellule), che presenta cariche
negative, e lo spazio extracellulare, che presenta cariche positive ed è esistente a cavallo di tutte le
membrane biologiche. Il potenziale di membrana può cambiare in seguito all'apertura o alla chiusura
dei canali ionici, quelli ad accesso variabile.
Una variazione verso valori meno negativi (es da -60mV a -40mV) è espressione di depolarizzazione.
Un ritorno dallo stato di depolarizzazione verso il valore del potenziale di riposo viene detto
ripolarizzazione.
Una variazione verso valori più negativi (da -70mV a -90mV) è espressione di iperpolarizzazione.
SE SI APRONO I CANALI DI NA+, IL POTENZIALE DI MEMBRANA SI DEPOLARIZZA.
Depolarizzazione: ha luogo quando avviene una riduzione della carica negativa all’interno del neurone.
SE SI APRONO I CANALI DI K+ (POTASSIO), IL POTENZIALE DI MEMBRANA SI IPERPOLARIZZA.
Iperpolarizzazione: ha luogo quando si verifica un aumento della carica negativa all’interno del neurone.
Il potenziale di membrana essendo misurato inserendo nella membrana un elettrodo di vetro con la
punta sottilissima (microelettrodo) collegato ad un elettrodo, un elettrodo di riferimento viene posto
all’esterno della membrana.
➔ Nella membrana dei neuroni e delle fibre muscolari tale differenza di potenziale viene
indicata come potenziale di riposo (quando è a riposo è sempre negativo).
Il potenziale di riposo nelle cellule nervose è un potenziale di diffusione che si genera perché la
membrana è diversamente permeabile agli ioni K+ e Na+ inegualmente distribuiti ai suoi lati (in alcuni
neuroni anche il Cl- contribuisce alla genesi del potenziale di riposo).
In seguito a uno stimolo, il potenziale di riposo della membrana viene modificato. Se lo stimolo
raggiunge un certo valore di soglia si scatena un potenziale d'azione che determina un cambiamento di
permeabilità a questi ioni. Il repentino cambiamento di questa differenza di potenziale genera l'impulso
nervoso.
Difatti, se il neurone viene stimolato, a causa dell'apertura di alcune proteine canale per il sodio il
potenziale della membrana può salire da circa -70 mV a circa -50 mV, valore che è detto potenziale di
soglia (è il livello di potenziale di membrana al quale un numero sufficiente di canali del sodio voltaggio
dipendenti si apre e la permeabilità relativa degli ioni sodio diviene maggiore di quella degli ioni potassio).
In sintesi: il potenziale d'azione è una modificazione del potenziale di riposo che si origina quando la
membrana eccitabile viene depolarizzata sino ad un valore critico (valore soglia). Tale depolarizzazione
viene evocata da uno stimolo elettrico, detto liminare o soglia.
Fase di depolarizzazione: raggiunto questo valore di soglia, molti canali per il sodio si aprono e un gran
numero di ioni Nat passano dall'esterno all'interno della cellula. Dato che la concentrazione di cariche
positive all'interno aumenta, il potenziale si inverte bruscamente e raggiunge un valore di +35 mV,
che viene detto potenziale d'azione. Canali Na+ voltaggio-dipendenti-entra tanto Na+ —> questa sequenza
di eventi è detta: depolarizzazione della membrana.
Depolarizzazione: ha luogo quando avviene una riduzione della carica negativa all’interno del neurone.
Fase di Ripolarizzazione/Iperpolarizzazione: pochi istanti dopo le proteine canale per il sodio si
richiudono, mentre quelle per il potassio - che nel frattempo erano chiuse; si aprono e, grazie all'azione
della pompa sodio-potassio, vengono ristabilite le condizioni a riposo. Questo processo è detto
ripolarizzazione della membrana.
Iperpolarizzazione: ha luogo quando avviene un aumento della carica negativa all’interno del neurone.
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I canali del potassio però sono lenti a richiudersi quando raggiungono il potenziale di riposo, così si avrà un
breve momento in cui il potenziale scende sotto il valore di riposo (circa -90 mV). Questa fase è chiamata
iperpolarizzazione.
Quindi: si parte da -70 —> potenziale a riposo in, arriva a -50, sale a +35 e
avviene l’inversione della polarità e di nuovo scende a -70 —> potenziale a
riposo. —>
Legge del “TUTTO O NULLA”secondo tale legge: in un neurone un
potenziale d'azione o è generato e si sviluppa in tutta la sua ampiezza, se lo stimolo
raggiunge o supera la soglia, oppure non è generato affatto, se l'ampiezza dello
stimolo è inferiore alla soglia. Stimoli:
-stimolo subliminare (sotto la soglia): la membrana risponde come una risposta
puramente passiva.
-stimolo limitare (Ia soglia): la membrana risponde con un potenziale d’azione.
-stimolo sopraliminare (sopra la soglia): la membrana dà una riposta identica a quello dello stimolo
liminare.
Le cellule nervose trasformano in impulsi elettrici stimoli di varia natura. In condizioni di riposo, cioè in
assenza di stimoli, la membrana dei neuroni è lievemente polarizzata: il lato interno è ricco di cariche
negative (-), mentre il lato extracellulare è carico positivamente (+). Ciò dipende dalla distribuzione di
alcuni ioni ai 2 lati della membrana:
❖ l'esterno della cellula è ricco di ioni Nat e in misura minore di ioni CI-;
❖ nel citoplasma i principali ioni positivi sono gli ioni K+, ma predominano gli ioni negativi come i
gruppi fosfato.
Il potenziale di riposo è dovuto alla differenza di concentrazione degli ioni ai 2 lati della membrana; esso
varia da -60 mV a -70 mV.
Gli loni Na sono più concentrati all'esterno della cellula, dove sono trasportati attivamente dalla pompa
sodio-potassio, perché i canali del sodio consentono una diffusione limitata di questi ioni.
Gli loni K sono più concentrati all'interno grazie alla pompa sodio-potassio, ma possono diffondere
liberamente verso l'esterno.
Nei neuroni, la concentrazione del sodio e del potassio è regolata da 3 proteine di membrana:
• canali del potassio;
• canali del sodio;
• pompa sodio-potassio.
Questi canali ionici possono essere regolati dal voltaggio, da gradiente chimico o meccanicamente.
Pompa Sodio-Potassio: lo lone sodio (Na+, carica positiva), che presenta una carica positiva, e più
concentrato nell'ambiente extracellulare rispetto a quello intracellulare (ha un gradiente di
concentrazione). Se lo ione sodio potesse attraversare la membrana plasmatica, passerebbe dall'esterno,
dove è più concentrato, all'interno, ristabilendo in tal modo l'equilibrio (lo ione sodio segue un gradiente di
concentrazione). Tale Pompa sodio-potassio consente di scambiare NA+ con K+, spingendo 3 ioni sodio
fuori dalla cellula, ogni 2 ioni potassio introdotti all'interno. Il potenziale di riposo è costante, nonostante
sia generato da un processo diffusivo (che tende a dissipare i gradienti) grazie alla pompa Na+/K+.
In sintesi —> I fattori che determinano il potenziale di riposo sono:
1. Elevata permeabilità di membrana allo ione K+, per la presenza di canali passivi;
2. Impermeabilità della membrana agli anioni proteici che rimangono intrappolati all'interno della
cellula, determinando la polarizzazione negativa;
3. Scarsa permeabilità di membrana allo ione Na+, per bassa espressione sulla membrana di canali
passivi;
4. Azione della pompa Na+/ K+, che mantiene inalterati i rapporti di concentrazione tra le due specie
ioniche.
Proprietà della refrattarietà —> Un neurone, una volta generato un potenziale d'azione, viene a
trovarsi in uno stato di refrattarietà:
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• Periodo di refrattarietà assoluta: la refrattarietà assoluta impedisce la fusione dei potenziali di
azione, consentendo la propagazione di impulsi distinti.
• Nessuno stimolo per quanto intenso è in grado di generare un secondo potenziale d'azione,
• Periodo di refrattarietà relativa: un secondo stimolo, a condizione che sia sufficientemente più
intenso di quello soglia, è in grado di generare un secondo potenziale d'azione. La refrattarietà
relativa consente la modulazione della frequenza degli impulsi nervosi a seconda dell'intensità dello
stimolo.
Durante l'evolversi del potenziale d'azione l'applicazione di uno stimolo liminare non produce alcuna
risposta.
Conduzione saltatoria —> la membrana assonica delle fibre mieliniche è a contatto col liquido
extracellulare solo in corrispondenza dei nodi di Ranvier. Praticamente tutti i canali e le pompe sono
dislocate nei nodi: i PdA possono essere generati solo in tali regioni.
Nella fibra mielinica, la depolarizzazione in un nodo di Ranvier quando esso si trova al picco del
potenziale d'azione si trasmette al nodo adiacente, depolarizzando la membrana sopra soglia e facendo
scattare un potenziale d'azione.
In tal modo il potenziale d'azione "salta" da un nodo al successivo (conduzione saltatoria).
I canali per il sodio sono concentrati nei nodi e assenti nella membrana internodale.
La mielinizzazione consente di aumentare la velocità di conduzione senza aumentare il volume del sistema
nervoso. Una delle caratteristiche delle cellule nervose è quella di condurre e comunicare informazioni, le
zone specializzate a livello delle quali le cellule entrano in comunicazione sono definite sinapsi, avvengono
tra cellule eccitabili (neuroni e/o cellule muscolari).
La sinapsi è una struttura specializzata per la comunicazione tra cellule eccitabili e consente il
trasferimento di segnali elettrici.

TRASMISSIONE SINAPTICA—> i 2 principali tipi di trasmissione sinaptica sono:


1)Trasmissione (detta anche: sinapsi) chimica: sono le più frequenti e la membrana presinaptica
rilascia neurotrasmettitori che legano i recettori sulla membrana postsinaptica. Ha la caratteristica di avere
un rapporto di contiguità, ma non di continuità. Il neurotrasmettitore eccita o inibisce le cellule bersaglio.
SINAPSI CHIMICA: È il tipo predominante è costituita da: componente presinpatica (vescicole
sinaptiche), componente postsinaptica (recettori) e spazio intersinaptico. Ha una trasmissione
monodirezionale. Aree più o meno estese in cui le membrane dei 2 elementi eccitabili vengono in contatto
o sono intimamente associate (rapporto di contiguità, ma non di continuità).
I contatti sinaptici INTERNEURONICHE possono avvenire in parti diverse della cellula postsinaptica:
o Sinapsi asso-dendritiche (tra assone e dendriti),
o Sinapsi asso-somatiche (tra assone e soma),
o Sinapsi asso-assoniche tra assone e assone).
Le sinapsi chimiche si dividono in:
-Dirette (ionotropiche): generano risposte rapide e di breve durata aprendo un canale ionico
chimicamente regolato, il che porta al passaggio di ioni tra la cellula e si determina una variazione del
potenziale di membrana.
Fasi in ordine: 1-neurotrasmettitore che si lega, 2-canale che si apre, 3-ioni che passano attraverso la
membrana.
-Indirette (metabotropiche): generano risposte lente e durature attivando sistemi di secondi messaggeri.
Queste risposte comprendono sia l'apertura che la chiusura di canali ionici che determina una variazione
del potenziale di membrana, sia un effetto più ampio sul metabolismo cellulare. Vi è la subunità G
(proteina) attivata dopo l’arrivo dei neurotrasmettitori e si lega al ricettore.
Fasi in ordine: 1-neurotrasmettitore che si lega, 2-la proteina G viene attivata, 3-subunità di proteina G, o
messaggeri intracellulari che modulano i canali ionici, 4-canale ionico che si apre, 5-ioni che passano
attraverso la membrana.
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SINAPSI ECCITATORIA —> Potenziale Postsinaptico Eccitatorio (EPSP) = depolarizzazione: unziona
in modo tale da portare il potenziale della membrana postsinaptica al valore più vicini al valore soglia in
modo tale da generare un potenziale d'azione.
SINAPSI INIBITORIA —> Potenziale Postsinaptico Inibitorio (IPSP) = iperpolarizzazione: funziona in
modo tale da portare il potenziale della membrana postsinaptica al valore più lontano al valore soglia si ha
infatti iperpolarizzazione della membrana del neurone postsinaptico.
Meccanismo di azione nelle sinapsi chimiche:
1. Sintesi e immagazzinamento di un neurotrasmettitore.
2. Rilascio di un neurotrasmettitore.
3. Interazione di un neurotrasmettitore col recettore.
4. Rimozione del neurotrasmettitore dallo spazio sinaptico.
Ritardo sinaptico: il tempo che intercorre tra l'insorgenza del potenziale d'azione e l'accoppiamento
neurotrasmettitore-recettore varia tra 0,5 e 5 msec —> è una trasmissione più lenta rispetto a quella
elettrica.
Variazioni della permeabilità membrana post-sinaptica dovuta all'apertura e chiusura di canali ionici
chemio-dipendenti: potenziale post-sinaptico (cambiamento della permeabilità della membrana).
➔ Il neurone presinaptico rilascia un neurotrasmettitore il quale diffonde nello spazio
sinaptico e va a legarsi a specifici recettori localizzati sulla membrana postsinaptica,
modificando la permeabilità agli ioni della membrana postsinaptica stessa.
➔ Questa modificazione della permeabilità ionica della membrana postsinaptica determina
sulla membrana postsinaptica un cambiamento del potenziale di membrana, detto
potenziale postsinaptico (PPS).
Meccanismi postsinaptici: l'ingresso di ioni determina una modificazione (variazione GRADUALE) della
conduttanza della membrana post-sinaptica detto POTENZIALE POST-SINAPTICO. Caratteristiche:
• Si propaga lungo il dentrite e il soma in modo elettrotonico (meccanismo passivo) e si trasmettono
con decadimento man mano diminuendo di intensità.
• La durata è variabile
• Si modulano in ampiezza: sono GRADUATI e PROPORZIONALI alla quantità di neurotrasmettitore
liberato nella fessura sinaptica
• La quantità di neurotrasmettitore rilasciato dipende dalla frequenza dei potenziali d'azione nel
neurone presinaptico.
I potenziali post-sinaptici sono variazioni della membrana post-sinaptica, GRADUATE, LOCALIZZATE e
NON PROPAGATE.
Potenziale graduato: il potenziale graduato è soprasoglia nel punto di origine ma diminuisce di intensità
viaggiando lungo il corpo cellulare. Nella zona Trigger è sottosoglia pertanto non innesca potenziali
d'azione.
Rilascio vescicolare: nella terminazione presinaptica si distinguono 2 gruppi di vescicole:
Readily releasable pool (RRP) —> vescicole pronte al rilascio, sI trovano immediatamente a ridosso della
membrana presinaptica nelle zone attive, dove vengono predisposte all'apertura verso lo spazio sinaptico e
al rilascio del neurotrasmettitore in esse contenuto.
Reserve pool (RP) —> si trovano a maggiore distanza dalla membrana presinaptica. Le vescicole del pool
di riserva, sono vincolate al citoscheletro. Man mano che le vescicole del pool di rilascio vengono esocitate,
le vescicole del pool di riserva possono essere svincolate dal citoscheletro e indirizzate verso le zone attive
per rimpiazzare le vescicole del pool di rilascio.
Il passaggio delle vescicole da RP a RRP è regolato dallo stesso aumento di Ca2+ che provoca l'esocitosi
delle vescicole. Le vescicole di riserva sono ancorate al citoscheletro attraverso una proteina
(SINAPSINA) che ha alta affinità per l'actina. I meccanismi della esocitosi regolata, mediante i quali le
vescicole si fondono con la membrana presinaptica e rilasciano il neurotrasmettitore, coinvolgono
l'interazione di proteine associate alla membrana delle vescicole stesse, proteine legate alla membrana
plasmatica e proteine citoplasmatiche.
Meccanismi rilascio vescicole: la liberazione del neurotrasmettitore implica il passaggio delle
vescicole sinaptiche attraverso una serie di stadi preparatori:
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1. Liberazione dall'interazione con il citoscheletro.
2. Direzionamento ed ancoraggio alle zone attive.
3. Predisposizione alla fusione (priming).
4. Fusione con la membrana presinaptica.
5. Recupero della membrana delle vescicole.
6. Riformazione vescicole.
Rimozione del neurotrasmettitore dallo spazio interno —> FASI:
1) Ricaptazione: il neurotrasmettitori viene ricaptato, viene riusato.
2) Degradazione enzimatica: gli enzimi decompongono il neurotrasmettitoro e lo disattivano.
3) Diffusione: i neurotrasmettitori vengono diffusi all’interno della fessura simpatica.
In sintesi: sono le sinapsi più diffuse nel SNCentrale e Periferico. Rispetto alle sinapsi elettriche
presentano un ritardo della risposta sinaptica in quanto la sostanza chimica, il neurotrasmettitore, liberata
dalle vescicole presenti nel terminale presinaptico a seguito di una depolarizzazione, deve attraversare lo
spazio sinaptico e legarsi a recettori presenti sulla membrana dell'elemento postsinaptico.
A livello del terminale sinaptico i neurotrasmettitori sono contenuti in vescicole dette vescicole sinaptiche.
Il potenziale d'azione, generato al livello del cono d'emergenza, propagandosi lungo l'assone, raggiunge la
membrana presinaptica. La depolarizzazione della terminazione presinaptica provoca l'apertura dei canali
voltaggio-dipendenti del Ca2+ (calcio).
Si genera un flusso transmembranario di ioni Ca2+ secondo il suo gradiente elettrochimico, che produce
un aumento locale della concentrazione intracellulare di Ca2+ a livello della terminazione presinaptica.
L'aumento della concentrazione intracellulare di Ca2+ innesca l'esocitosi delle vescicole sinaptiche.
Vantaggi:
➢ Consente un’elaborazione dei segnali per sommazione (spaziale e/o temporale).
➢ Hanno un carattere inibitorio.
Integrazione sinaptica: i neuroni del SNC ricevono su dendriti e soma, numerosi contatti sinaptici
eccitatori ed inibitori, che devono essere integrati per generare risposte adeguate. I potenziali post-
simpatici eccitatori (PPSE) e inibitori (PPS) essendo dei potenziali gradinati si possono sommare.
Sommazione temporale: Un neurone presinaptico invia 2 o più potenziali d'azione in rapida successione in
modo che i potenziali postsinaptici possano sommarsi, arriva a soglia +50 e si ottenere il potenziale
d’azione.
Sommazione spaziale: coinvolge 2 o più sinapsi contemporaneamente. Non supera la soglia, perciò non è
in grado di creare un potenziale d’azione.

2)Trasmissione (detta anche: sinapsi) elettrica: sono presenti solo nella retina e nella corteccia
cerebrale; la trasmissione dell'impulso è molto veloce. Ha la caratteristica della continuità citoplasmatica
(vi è una sorta di ponte).
SINAPSI ELETTRICA: A livello delle sinapsi elettriche le membrane cellulari di cellule adiacenti sono
collegate mediante giunzioni comunicanti (gap junctions). Le giunzioni comunicanti constano di canali
proteici di connessione tra 2 cellule adiacenti, costituendo una sorta di ponte citoplasmatico tra le 2 cellule
stesse. I canali delle gap junctions sono formati da 2 emicanali che che connettono i neuroni presinaptici e
i post sinaptici. Tali canali di connessione tra cellule adiacenti sono costituiti da coppie congiunte di
emicanali detti connessoni —> Ogni connessone è composto da 6 connessine, disposte a cerchio intorno
ad un asse centrale lungo il quale decorre il poro del canale. I diversi connessoni di cellule giustapposte
collegano fisicamente le 2 cellule attraverso molteplici canali acquosi.
Quando una delle 2 cellule connesse da gap junctions viene eccitata, si crea un gradiente di potenziale tra
l'elemento presinaptico depolarizzato e quello postsinaptico non depolarizzato. Attraverso i connessoni,
fluiscono nella cellula postsinaptica ioni che determineranno la depolarizzazione e quindi instaurerà il
potenziale d'azione.
Le sinapsi elettriche permettono una rapida comunicazione tra neuroni adiacenti sincronizzandone
l'attività elettrica. La comunicazione è bidirezionale, i connessoni trasmettono elettricamente nei 2 sensi.
Le connessine possono ruotare in senso orario, modificando il lume del canale e quindi il suo grado di
apertura. Segnali quali incremento della concentrazione intracellulare di Ca2+ in una delle 2 cellule induce
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la chiusura del canale. Correnti applicate ad una cellula si propagano nell'altra tramite la sinapsi elettrica,
fluendo attraverso i connessoni. La variazione del potenziale di membrana di una cellula viene trasmesso ad
un'altra adiacente per flusso diretto di corrente (scambio diretto di ioni).
Vantaggi e svantaggi della SINAPSI ELETTRICA:
Vantaggi:
➢ È un sistema a bassa resistenza,
➢ Basso consumo energetico (inafatticabile),
➢ Mancanza di fessura sinaptica,
➢ Permette la diffusione per correnti elettroniche del segnale elettrico,
➢ Ha un’elevata velocità di trasmissione,
➢ Trasmissione bidirezionale.
Svantaggi:
❖ Mancanza di elaborazione del segnale (sono solo eccitattorie),
❖ Non permettono l’integrazione di più segnali sinaptici.
In sintesi: sono localizzate nel SNC e periferico dove si rende necessaria un'alta velocità di connessione e
sincronizzazione nell'attività dei neuroni vicini. Nell'organismo umano le sinapsi elettriche a livello del
sistema nervoso centrale sono rare anche se di recente sono state evidenziate in molte regioni cerebrali (il
cervelletto, il midollo spinale, talamo, ippocampo, bulbo olfattivo e retina).
Tale tipo di sinapsi spesso è caratteristico delle cellule del miocardio e dell’intestino.
Le sinapsi (connessioni) sono formati da delle proteine dette: connessine (ogni connessione ne possiede 6).

Differenza tra la trasmissione elettrica e chimica:


Con la sinapsi elettrica abbiamo la continuità citoplasmatica, e la
presenza di un ponte; mentre in quella chimica non vi è continuità, bensì
contiguità, poiché le cellule sono adiacenti, e vengono rilasciati i
neurotrasmettitori. Con la sinapsi chimica si ha eccitazione e inibizione,
con quella elettrica si ha solo eccitazione.
La trasmissione sinaptica chimica rispetto a quella elettrica presenta:
-maggior lentezza (ritardo sinaptico 10-100
ms),
-elevata affaticabilità o fatica sinaptica,
-vulnerabilità: sono sensibili alla carenza di Ossigeno, all'azione di veleni
metabolici o di sostanze farmaceutiche.
Sinapsi chimica: il trasferimento del segnale elettrico dalla cellula
presinaptica a quella postsinaptica richiede la liberazione di un mediatore
chimico.
Sinapsi elettrica: il segnale elettrico passa direttamente dalla cellula
presinaptica a quella postsinaptica.

Neurotrasmettitori:
Il neurotrasmettitore è definito come una sostanza chimica che viene sintetizzata in un neurone, rilascia
una sinapsi a seguito della depolarizzazione nella terminazione nervosa. Esso è in grado di legarsi ai
recettori presenti sulla cellula postsinaptica e/o sul terminale presinaptico ed evocare una risposta
cardiaca.
Un neurotrasmettitore deve essere sintetizzato e immagazzinato nelle vescicole presinaptiche per poi
essere rilasciato. Per esplicare la sua azione deve legarsi a specifici recettori localizzati sulla membrana
postsinaptica, per poi venire rapidamente rimosso dallo spazio sinaptico, in modo da estinguere il
processo.
La differenza fondamentale tra neurotrasmettitori ed ormoni risiede nel fatto che questi ultimi
vengono immessi nel circolo emetico in modo da raggiungere organi bersaglio localizzati a distanza.
I canali per il Ca2+ (calcio) voltaggio-dipendenti si aprono ed il Ca2+ permette la fusione delle vescicole
contenenti i neurotrasmettitori con la membrana plasmatica e il loro rilascio nello spazio inter-sinaptico
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I neurotrasmettitori legano recettori specifici sulla membrana postsinaptica. Il legame causa apertura di
canali per il Nat e provoca depolarizzazione della membrana (potenziale d'azione). In alternativa il legame
attiva recettori "metabotropi" associati a proteine G: risposta lenta ma duratura.
Classificazione dei NEUROTRASMETTITORI:
NEUROTRASMETTITORI A BASSO PESO (massa molecolare: quantità di ioni presenti) MOLECOLARE:
amminoacidi (glutammato è un amminoacido eccitatorio, appartato, glicina, GABA), monoamine
(amminoacidi modificati, catecolamine e seratonina) e aceticolina.
NEUROTRASMETTITORI AD ALTO PESO (massa molecolare: quantità di ioni presenti) MOLECOLARE:
neuropeptidi e endorfine.
RECETTORI—> sono proteine situate sulla membrana neuronale, i quali legano i neurotrasmettitori. I
neurotrasmettitori liberati dalle terminazioni nervose si legano a recettori, delle proteine specializzate
presenti sulla membrana postsinaptica.
L'interazione recettore-neurotrasmettitore induce delle modificazioni funzionali sulla cellula
bersaglio. I recettori si dividono in 2 grosse famiglie:
o Recettori ionotropici o recettori-canale: formano un canale ionico vero e proprio e il legame con il
neurotrasmettitore induce una variazione conformazionale che apre il poro;
o Recettori metabotropici: attivano indirettamente dei canali ionici mediante una cascata di secondi
messaggeri (CAMP, DAG e IP3, Calcio) capaci di attivare eventi biochimici anche abbastanza
complessi. Nel caso dei recettori metabotropici bisogna prendere in considerazione la struttura del
recettore, il ciclo delle proteine G e l'effettore che viene attivato.
MECCANISMO did REGOLAZIONE dei RECETTORI:
Desensibilizzazione: la prolungata esposizione del recettore agli agonisti endogeni ed esogeni spesso riduce
la risposta del recettore.
Down-regulation: si riduce il numero dei recettori.

Giunzione neuromuscolare (placcaneuromotrice):


neurotrasmettitori aceticolina, viene usata per il movimento; è
un esempio di comunicazione veicolata dall’aceticolina.
Sinapsi neuromuscolare: L'acetilcolina (ACh) viene rilasciata dal
terminale assonico del motonourono o si lega ai recettori
presenti sulla placca motrice. Il legame porta allo sviluppo di un
potenziale di placca, che a sua volta innesca un potenziale
d'azione nella cellula muscolare.
SINTESI E RILASCIO DI ACETICOLTINA:
Fase 1: il glucosio entra nella terminazione nervosa mediante trasporto passivo
(diffusione facilitata).
Fase 2: la glicolisi avviene nel citoplasma neuronale producendo molecole di
piruvato (acido piruvico).
Fase 3: il piruvato è trasportato nei mitocondri, mentre un gruppo acetile
derivato dall’’acido piruvico vieni unito a una molecola di coenzima-A presente
nei mitocondri, per formare acetilcoenzima A, che viene trasportato indietro nel
citoplasma.
Fase 4: la colina, il precursore dell’Ach, viene trasportata attivamente dallo
spazio sinaptico alla terminazione neuronale di trasportatori del Na+ (sodio) e
della colina.
Fase 5: l’Ach è sintetizzata nel citoplasma della terminazione nervosa a partire
dalla colina e da acetilcoenzima A in presenza di un enzima, la colina
acetiltransferasi.
Fase 6: l’Ach viene poi trasferita e immagazzinata all’interno delle vescicole.
Fase 7: è successivamente rilasciata nello spazio sinaptico per esocitosi e idrolizzata
dall’acetilcolinesterasi.
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Ach liberata dalle vescicole sinaptiche si lega a recettori post-sinaptici (ionotropici) permeabili a Na+ K+ e
Ca —> si genera un potenziale post-sinaptico eccitatorio (potenziale di placca) che genera il potenziale
d'azione nella zona della placca motrice contenente i canali voltaggio-dipendenti per Na+ e K+.
Il potenziale di placca è solo eccitatorio e ha sempre un'intensità sopra soglia per il potenziale d'azione.
Un altro recettore —> recettore nicotinico dell’aceticolina con funzione a livello della placca
neuromuscolare.
Fasi in ordine: rilascio di ACh dalla placca motrice, legame dell'ACh con nAChR a livello della placca motrice,
apertura di nAChR: entrata di Nat e Caz, uscita di K+, generazione del potenziale di placca (depol.
postsinaptica), apertura dei canali del Nat e K+ V-dipendenti muscolari, genesi e propagazione del
potenziale d'azione lungo la fibra muscolare.
Potenziale di placca —> generazione: stimolando il motoneurone
(presinaptico) si registra a livello della cellula muscolare (postsinaptica) un
potenziale di placca (EPP, end-plate potential), che depolarizza la membrana
fino alla soglia del potenziale d’azione.
EPP è eccitatorio e ha un'ampiezza elevata (40 mV),
EPP è sopra soglia, quindi causa l'insorgenza di un PA sulla fibra muscolare. Il
curaro riduce sotto soglia l'ampiezza dell'EPP.
Plasticità cerebrale —> NEUROPLASTICITÁ: la neuroplasticità è la
capacità del nostro cervello di:
modificarsi grazie alle interazioni con l'ambiente esterno, capacità di creare nuovi neuroni,
riprogrammare le proprie reti neurali e superare danni derivanti da traumi o malattie —> anche il cervello
adulto ha queste capacità.
Il SNC riceve stimoli che possono indurre cambiamenti nei processi di neuroplasticità con possibile ri-
acquisizione della funzionalità motoria e cognitiva (riabilitazione con metodi tradizionali o innovativi).
Es. persone che sono nate con la mancanza di un arto, per interagire con l’ambiente, il cervello si riadatta
utilizzando gli arti inferiori.
Il sistema nervoso a seguito di dinamiche vascolari, infiammazioni o patologici, può andare incontro a
invecchiamento —> la stimolazione ambientale può stimolare il cervello favorendo la neuroplasticità.
10 principi che GUIDANO la neuroplasticità:
1. Intensità: necessita di una certa quantità di attività fisica per indurre cambiamenti cerebrali
2. Età: cervelli più giovani si adattano e cambiano facilmente
3. Rilevanza: deve essere motivante e significativo per la persona
4. Trasferimento: l’esperienza può migliorare l’acquisizione di comportamenti simili in aree
cerebrali vicine
5. Ripetizione: devi esercitarti molte volte per vedere cambiamenti neuronali
6. Tempo: aspettare troppo prima di iniziare la riabilitazione causa ridotta capacità di cambiamento
7. Interferenza: a volte nuova plasticità può essere ritardata da cattive abitudini e compensi
8. Specificità: la plasticità è esperienza specifica per ogni individuo
9. Usalo o perdilo: i circuiti neuronali attivati inizieranno ad atrofizzarsi
10. Usalo e miglioralo.
IL CERVELLO CAMBIA COSTANTEMENTE —> il cervello ha l’abilità di imparare ad
adattarsi o riadattarsi all’ambiente, attraverso la creazione di nuove connessioni; ciò
avviene lungo tutto l’arco della vita.
Integrazione —> come cooperano le strutture cerebrali: i neuroni sono connessi agli altri neuroni
attraverso fibre nervose (ASSONI). I 2 emisferi cerebrali sono connessi da milioni di fibre nervose. Nel
nostro cervello e abbiamo un grande complesso di reti (Network) che comunicano tra di loro grazie al
rilascio di neurotrasmettitori e neuromodulatori.
Modificazioni (aumento, ci sono più corpi cellulari) della sostanza grigia: variazioni morofoglogiche
cerebrali conseguenti sia all’apprendimento situa al declino della capacità già acquisiste di elevata azione
motoria o cognitiva —> neurogenesi dell’ippocampo.
Come si manifesta la neuroplasticità —> lo può fare attraverso 4 modi:
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1) Processi di maturazione
2) Adattamento al cambiamento dell’ambiente
3) Meccanismi di compensazione conseguenti a fattori diversi (es. invecchiamento)
4) Forme di apprendimento che rinforza le connessioni neuronali.
Secondo la legge di Hebb —> neuroni che scaricano insieme si cablano insieme; qualsiasi coppia di
cellule che sono ripetutamente attive allo stesso momento tendono a diventare “associate”, così che
l’attività di una, faciliti l’attività dell’altra.
Esempio di neuroplasticità cerebrale -USE IT OR LOSE IT-: gli studi di Pascal-Leone e
colleghi (1955) —> ai soggetti era richiesto di eseguire ripetutamente una certa sequenza di movimenti con
le dita sui tasti di un pianoforte (2 ore id allenamento ogni giorno per 5 giorni, per 5 settimane). Ogni giorno
prima e dopo ogni sessione di allenamento, attraverso l’uso della TMS veniva mappata l’area coinvolta nel
movimento delle dita. Si stimolano alcune aree della corteccia e si vede quando queste inducono un
movimento nelle dita —> in questo modo si può ricostruire l’area corticale coinvolta nel controllo delle dita
della mano. Dopo ogni sessione l’accuratezza del movimento, sia in termini di errori sia di precisione
temporale, migliorava, a riprova dell’avvento apprendimento. La mappatura dell’area motoria coinvolta ha
rilevato 2 cambiamenti:
-rapida espansione dell’area corticale coinvolta nel controllo motorio a seguito dell’allenamento (ma
questo cambiamento veniva perso durante il riposo del fine settimana)
-un cambiamento più lento attraverso cui l’area coinvolta dal cambiamento aumenta settimana dopo
settimana.
RIORGANIZZAZIONE CORTICALE —> EVIDENZE IN PAZIENTI CIECHI, usando la
risonanza magnetica funzionale: le regioni corticali occipitali sono maggiormente attivate nei soggetti
ciechi dalla nascita in risposta all'elaborazione uditiva (compito di localizzazione del suono).
Risposte corticali occipitali all'interno di un gruppo di soggetti ciechi che leggono il Braille (rispetto alla
condizione di riposo). Maggiore attività nella occipitale nei ciechi (rispetto ai controlli) in risposta a stimoli
linguistici uditivi. Non è strano che in soggetti ciechi, si sviluppi maggiormente il tatto, olfatto e l’udito.
APPRENDIMENTO —> L’ATTIVITÀ CEREBRALE DI UN MUSICISTA CON L’EXPERTISE,
integrazione sensorimotoria nei musicisti: mappe di attivazione elettroencefalografica durante
l'ascolto di un brano musicale eseguito al pianoforte e durante l'osservazione della sua esecuzione motoria
in assenza di audio. Prima dell'allenamento, nei soggetti principianti si evidenzia una differenza sostanziale
tra ascolto e osservazione. Attraverso il training, dopo 20 minuti o 20 giorni, le distribuzioni topografiche
diventano sempre più simili. In pianisti professionisti con circa 20 anni di allenamento, le mappe in
entrambe le condizioni sono praticamente identiche.
QUANDO SI FANNO DELLE NUOVE ATTIVITÀ SI ACQUISISCONO NUOVE
CONNESSIONI E SI RAFFORZANO LE SINAPSI.

SISTEMA VISIVO: la percezione visiva —> basi neurali delle vie visive: gli scopi della
percezione sono il rappresentare internamento il mondo esterno, attuare l’adattamento che migliora le
possibilità di sopravvivenza do una specie e aiutare nella progettazione di dispositivi per ripristinare la
percezione a colore che hanno pero parte di essa e di ideare trattamenti per altri problemi percettivi.
Sensazione: è il processo di raccogliere energie stimolanti dall’ambiente esterno, grazie agli organi
sensoriali —> non significa percezione: è il processo di interpretazioni e organizzazioni delle informazioni
sensoriali per attribuirgli un significato.
Come funzionano sensazione e percezione: i nostri organi di senso traducono l’energia fisica
dell’ambientare in impulsi elettrici. Ad esempio, la luce, sotto forma di radiazione elettromagnetica, attiva
le cellule recettoriali nei nostri occhi e invia segnali al cervello. Ma noi non interpretiamo questi segnali
come pura energia. Il processo di percezione ci consente di interpretarli come oggetti, eventi e persone.
Senza la capacità di organizzare e interpretare le sensazioni, la vita, sembrerebbe una giungla priva di
significato di colori, forma e suoni. Una persona priva di qualsiasi capacità percettiva non sarebbe in grado
di riconoscere i volti (prosopagnosia), comprendere il linguaggio o evitare le minacce.
Sistemi sensoriali nell’uomo:
1. Visione (senso della vista): sensibile all’energia luminosa (fotoni),
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2. Uditiva (senso dell’udito): stimolata dall’energia acustica,
3. Olfatto (seno dell’olfatto): stimola le nostre narici tramite energia chimica,
4. Gustazione (senso del giusto): -papille gustative-, energia chimica,
5. Tattile (sensi della pelle per pressione, temperatura, dolore): energia termica,
6. Interocezione: (modalità sensoriali esterocettive): è un tipo di senso che ha la capacità di
percepire gli stimoli provenienti dall’interno, è un senso viscerale,
7. Propocezione: corrisponde al percepire la propria postura nello spazio.
Affinché questi sensi funzionino, vi devono essere i recettori sensoriali —> cellule specializzata e che
rilevano e trasmettono informazioni sugli stimoli ai nervi sensoriali e al cervello.
Recettori della visione —> bastoncelli e cono.
VIE VISIVE —> funzioni: risponde a 2 domande:
-cos’è? —> quindi: il riconoscimento -dove sia trova —> quindi: la posizione.
Nel cervello ci sono 2 vie: via ventrale e via dorsale, sono chiamate le—> via del “what” e via del “where”.
È la corteccia visiva è il punto di partenza di queste vie.
Le vie visive permettono la trasformazione di un’immagine retinica distorta e capovolta in 2D nel mondo
tridimensionale che percepiamo. IL SISTEMA VISIVO CREA UNA PERCEZIONE DELLA
REALTÀ, tutto ciò che noi vediamo è una rappresentazione.
Dal punto di vista fisiologico: la luce entra negli occhi attraverso la
pupilla, la cui dimensione cambia in risposta alle variazioni
dell’illuminazione. Nessuna specie può vedere al buio, ma alcune specie
sono capaci di vedere quando c’è poca luce. La luce può essere
pensata come:
Particella di energia —> fotoni. Onde di radiazione elettormagnetica.
—>Gli esseri umani vedono la luce tra 380 e 760 nanometri.
Codifica visiva e ricettatori retinici: la percezione del colore dipende dalla lunghezza d’onda della
luce. La lunghezza d’onda più breve che gli esseri umani possono percepire è di 400 nanometri che
corrisponde al colore viola; invece, la lunghezza d’onda più lunga che possono percepire è di 700
nanometri che corrisponde al colore rosso. Non percepiamo i raggi infrarossi, i raggi gamma. Le lunghezze
d’onda visibili dipendono dai recettori della specie, i cani vedono i colori meno chiari.
Proprietà della luce:
▪ Sensibilità: capacità di vedere quando la luce è fioca
▪ Acuità: capacità di vedere i dettagli fini di un oggetto.
L’informazione visiva è contenuta nella luce riflessa dagli oggetti.
Struttura dell’occhio:
La parete dell’occhio è formata da 3 strati di tessuto:
• La sclera: è lo strato più esterno, consiste di un tessuto bianco fibroso e resistente; è il cosiddetto bianco
dell’occhio, è attraversata da nervi e vasi.
• La coroide: è lo strato intermedio, è molto vascolarizzato; è in continuità con l’iride e il corpo ciliare
(muscolo cicliare).
• La retina: è lo strato più interno, in essa avvengono i meccanismi più complessi della visione.
• La cornea: è lo strato esterno, è una membrana trasparente priva di vasi, ma
ricca di fibre nervose.
• L’iride: è una membrana circolare posta, come un diaframma, tra la camera
anteriore ed il cristallino. È la parte colorata dell’occhio. Essa ha un’apertura
centrale chiamata pupilla che dilatandosi o restringendosi, regola l’accesso del
flusso luminoso all’interno dell’occhio.
• Il cristallino: è una lente convergente biconvessa di potere variabile situata
dietro l’iride e davanti all’umor vitreo.
• Il corpo vitreo: è una sostanza gelatinosa e trasparente che occupa tutto lo spazio interposto tra la retina
e la faccia posteriore del cristallino, mantiene la forma e la consistenza del bulbo oculare.
2 RECETTORI:
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-bastoncelli: sono molto sensibili e possono percepire la luce debole. Contengono rodopsina (pigmento
fotosensibile) che si decompone a bassi livelli di luce. Ciò li rende particolarmente utili durante la visione
notturna. Tale fotopigmento si rigenera lentamente. Sono formati da dischi sovrapposti l’uno sull’altro.
-Coni: sono responsabili della visione diurna. Consentono di percepire i colori. Contengono fotopsina o
conopsina che si decompone a livelli di luce più elevati. Ciò li rende rilevanti per la visione diurna.
Sono formati da dischi che fluttuano liberamente. Tale fotopigmento si rigenera rapidamente.
3 tipologie di coni: coni che rispondono alle lunghezze d’onde corte (ovvero quelle blu dello spettro della
luce),
coni che rispondo a lunghezze d’onda medie (ovvero quelle verdi dello
spettro),
coni che rispondono a lunghezze ampie (ovvero quelle rosse dello spettro).
La distribuzione dei recettori lungo la retina: i coni sono maggiormente
addensati lungo la fovea; i bastoncelli sono uniformemente distribuiti lungo la
retina.
I FOTORECETTORI DEI BASTONCELLI E DEI CONI HANNO STRUTTURE SIMILI.
Essi hanno una risposta in base al tipo di stimolazione che subiscono.
I coni hanno una risposta rapida alla stimolazione visiva, la loro forma conica li
rende più sensibili ai raggi diretti.
Lesione ai coni —> perdita del riconoscimento dei dettagli (acuità) e difficolta nella percezione die colori
(acromotopsia).
Lesione dei bastoncelli —> perdita della visione periferica e cecità notturna.
LA DIFFERENZA DEI 2 FOTORECETTORI STA NELLA CONFORMAZIONE ANATOMICA E NEL MODO
IN CUI FANNO SINPSI CON LA CELLULA GANGLIARE.

Punto cieco (BLIND SPOT): non vi è nessun fotorecettore/recettore; è dove l'informazione esce
dall'occhio: Il sistema visivo utilizza informazioni dalle cellule intorno al punto cieco per "completare",
riempiendo il punto cieco: Fovea —> area ad alta acuità al centro della retina: L'assottigliamento dello
strato di cellule gangliari riduce la distorsione dovuta alle cellule tra la pupilla e la retina.
FOTOTRANSDUZIONE NEI RECETTORI:
1) Il retinale assorbe la luce e la proteina G (chiamata trasducina) è stimolata,
2) la proteina G attiva una fosfodiesterasi della guanosina monofosfato ciclico (GMPc),
3) La fosfodiesterasi idrolizza la guanosina monofosfato ciclico e ne riduce la concentrazione,
4) Questa riduzione determina una chiusura dei canali del sodio,
5) La riduzione del flusso di sodio determina l’iperpolarizzazione del fotorecettore.
Il fotorecettore produce un potenziale generatore iperpolarizzante. I fotorecettori (coni e bastoncelli) non
generano potenziali d’azione. La trasmissione dell’informazione visiva —> L’iperpolarizzazione
(eccitazione positiva) dei fotocettori causa l’attivazione delle cellule gangliari ad essi connesse che si
riuniscono a formare il nervo ottico. Molti bastoncelli confluiscono su una singola cellula gangliare. Pochi
coni confluiscono su una singola cellula gangliare. Ciò’ consente una visione più nitida e particolareggiata
rispetto a quella fornita dai bastoncelli.
CAMPO RECETTIVO: è un'area circolare della retina, che modifica il potenziale di membrana e fa
sinapsi con le cellule orizzontali, bipolari e con le cellule gliali. È quindi: un meccanismo che porta alle
modifiche del potenziale di membrana delle cellule bipolari in risposta alla luce:
Campo recettivo: porzione del campo visivo in cui la presentazione di uno stimolo produrrà un’alterazione
della frequenza di scarica di un neurone particolare —> Vi sono 2 popolazione di cellule bipolari: cellule
bipolari a centro ON e cellule bipolari a centro OFF. Quando sono stimolate, le cellule bipolari generano dei
potenziali graduati. Ogni cono forma un contatto sinaptico con una cellula bipolare ON e una cellula
bipolare OFF. Ogni cellula bipolare ON, a sua volta, forma un contatto sinaptico con una cellula gangliare
ON e ogni cellula bipolare OFF con una cellula gangliare OFF —> sono riposte antagoniste e opposte, ciò
permette la percezione della luce. —> Risposte delle cellule ON e OFF agli stimoli presentati al centro o
alla periferia del loro campo recettivo.
Cellule centro ON: eccitate dalla luce che cade nel centro del campo recettivo.
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Cellule centro OFF: eccitate dalla luce che cade alla periferia del campo recettivo.
1) Quando il centro del campo recettivo è buio, i fotorecettori sono depolarizzati e rilasciano
glutammato (neurotrasmettitore inibitorio) continuamente. Il glutammato rilasciato dai
terminali dei fotorecettori stimola i recettori metabotropici per il glutammato delle cellule
bipolari ON, che determinano l’apertura dei canali del potassio con il conseguente flusso in
uscita del potassio che determina l’iperpolarizzazione della cellula bipolare.
2) Dall’altro lato, il glutammato rilasciato dai fotorecettori stimola i canali ionotropici del
glutammato delle cellule bipolari OFF, che comporta l’apertura dei canali del potassio e la
depolarizzazione della cellula bipolare con l’aumento del rilascio del suo
neurotrasmettitore.
3) Si verifica una situazione opposta quando il centro è illuminato a discapito della periferia. In
questo caso, le cellule a centro ON depolarizzano, quelle a centro OFF iperpolarizzato.
Risposte alla luce e al buio nella periferia del campo recettivo —> ci sono anche altre cellule
che possono modulare l’attività delle cellule bipolari. In questo caso si considera in maniera congiunta
l’attività di un fotocettore nella zona centrale e di un cono nella zona periferica: quello della zona
centrale, illuminata, comporta un’attivazione delle cellule bipolari a centro ON e un’inibizione di quelle a
centro OFF. In realtà quest’iniezione viene mantenuta anche dal cono in periferia, il quale si mantiene in
una condizione di depolarizzazione (la sua attivazione avverrebbe nel caso di una iperpolarizzazione,
raggiunto dalla luce). L’attivazione della cellula orizzontatale , che rilascia GABA (neurotrasmettitore
inibitorio), che contribuisce all’iperpolarizzazione delle cellule a centro OFF. Il risultato finale è sia mediato
da ciò che succede al centro ma anche in periferia. Più coni o bastoncelli possono fare sinapsi al livello della
stessa cellula bipolare e, a seconda di ciò che scaricano in termini di neurotrasmettitore, si avrà un
determinato stato.
Nel caso delle cellule bipolari a centro OFF è il contrario, in quanto si attivano da un lato perché la periferia
è illuminata ma anche perché i recettori periferici, essendo illuminati, funzionano meno e non rilasciano
GABA, non interferendo con l’attivazione.
—>Le cellule gangliari retiniche: ci sono almeno 2 tipi di cellule gangliari retiniche: Le cellule P
sono molto più numerose delle cellule M e queste inviano i loro assoni agli strati magnocellulari del
nucleo genicolato laterale localizzato nel talamo. Esse inviano i loro assoni agli strati parvocellulari dello
stesso nucleo. Le risposte delle cellule M gangliari agli stimoli luminosi sono fasiche, mentre quelle delle
cellule P sono toniche (continue). Le cellule M non trasmettono informazioni sui colori, mentre le
cellule P sì. Le cellule P sono capaci di trasmettere informazioni sui colori perché i centri e le periferie
dei loro campi recettivi contengono differenti tipi di coni.
La fototrasduzione nelle cellule gangliari —> in questo caso il meccanismo di attivazione risulta mediato da
un processo dipendente dall’enzima fosfolipasi C che porta all’apertura dei canali cationici e conseguente
processo di depolarizzazione.
LE VIE RETINICO-GENICOLATO-STRIATE o via visiva primaria: sono il 90% degli assoni
delle cellule gangliari retiniche. L'emiretina sinistra di ciascun occhio (campo visivo destro) si collega al
nucleo genicolato laterale destro (LGN); l'emiretina destra (campo visivo sinistro) si collega al nucleo
genicolato sinistro.
La maggior parte dei neuroni LGN che proiettano sulla corteccia visiva primaria (V1, corteccia striatale)
terminano nella parte inferiore dello strato corticale IV.
Organizzazione retinotopica: le informazioni ricevute nelle porzioni adiacenti della retina rimangono
adiacenti nella corteccia striata. Più corteccia è dedicata alle aree di alta acuità: come la rappresentazione
sproporzionavate delle parti sensibili del corpo nella corteccia somatosensoriale. Circa il 25% della corteccia
visiva primaria (V1 —> area 17) è dedicato all’input proveniente dalla fovea.
Campi visivi e retinici: il campo visivo di un occhio è la regione di spazio che un occhio può vedere
guardando dritto davanti a sé senza alcun movimento della testa. La fovea di ciascuna retina è allineata
con un punto detto punto di fissazione del campo visivo. Una linea verticale può dividere il campo
visivo di ciascun occhio in 2 metà: la metà sinistra del campo visivo e la metà destra del campo visivo. Una
linea orizzontale può dividere ogni emicampo visivo in 2 metà, superiore ed inferiore.
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Ogni metà può essere divisa in quadranti. Analogamente, la superficie della retina può essere suddivisa in
2 metà da una linea verticale che passa per il centro della fovea: una emiretina nasale che si trova
medialmente alla fovea e una emiretina temporale che si trova lateralmente alla fovea.
Ogni emiretina è suddivisa in 4 quadranti.
Le immagini degli oggetti del campo visivo sono invertite sulla retina. Pertanto, le immagini presenti nella
metà sinistra del campo visivo dell’occhio sinistro cadono sull'emiretina nasale dell'occhio sinistro, le
immagini presenti nella metà destra del campo visivo dell'occhio sinistro cadono sull'emiretina
temporale dell'occhio sinistro.
La regione centrale del campo visivo di ciascun occhio è chiamata campo visivo binoculare. Quando i
nervi ottici dei 2 occhi raggiungono il cervello, si uniscono a formare il chiasma ottico. In questo punto le
fibre, che rappresentano la metà nasale della retina di ciascun occhio decussano controlateralmente,
mentre le fibre che rappresentano la metà temporale della retina di ciascun occhio rimangono
omolateralmente —> dopo aver lasciato il chiasma ottico, le fibre di ciascun lato si uniscono a formare i
tratti ottici.
Chiasma ottico: All'altezza del chiasma ottico il 50% delle fibre provenienti da ciascun occhio si
incrociano con il lato opposto del cervello. Decussazione parziale significa un incrocio parziale.
Ciò consente ai punti retinici corrispondenti nei 2 occhi di viaggiare insieme. Le fibre provenienti dalla
retina nasale si incrociano mentre le fibre provenienti dalla retina temporale non si incrociano.
Prima di entrare nel cervello ciascun nervo ottico si divide in 2 rami: temporale, che procede in modo
ipsilaterale e nasale, che decussa la linea mediana all’altezza del chiasma ottico. Tale incrocio consente la
condivisione delle informazioni tra i 2 emisferi cerebrali. Per via della curvatura della retina, l’informazione
visiva proveniente da ciascun campo visivo andrà ad attivare i rami temporale e nasale di entrambi gli
occhi. Prima di raggiungere la corteccia visiva primaria i nervi ottici fanno sinapsi in corrispondenza del
NGL ma anche del pulvinar e del collicolo superiore (10%).
Proiezioni del nucleo genicolato laterale alla corteccia visiva:
1) Vi arrivano il 90% delle fibre retiniche, la metà di queste è occupata dalle afferenze provenienti dalla
fovea.
2) 6 strati di cellule centro on e centro off, 2 tipi di cellule: M, P .
3) Le informazioni spaziali codificate dalla retina si mantengono quando
arrivano in questa struttura.
—> Una volta abbandonato il nucleo genicolato le fibre procedono fino a
raggiungere la corteccia visiva primaria (V1) o corteccia striata e la corteccia
visiva secondaria (V2 —> area 18) nelle aree occipitali.
L’organizzazione spaziale retinotopica delle informazioni codificate nel
nucleo genicolato viene mantenuta anche nella V1 (corteccia visiva primaria).
La maggior parte della V1 codifica informazioni provenienti dalla fovea
essendo tale struttura ricca di fotorecettori che codificano aspetti particolareggiati del campo visivo.

Il processamento dell’informazione potrebbe avvenire in modo gerarchico o analitico:


❖ Secondo il modello gerarchico Le cellule semplici della V1 codificano i margini della info visiva. A
questa elaborazione si aggiunge quella delle cellule complesse delle are successive (V2, V3,) che
aggiungono ulteriori dettagli (angoli). In un ulteriore livello di processamento si codificano le forme,
per culminare nella strutturazione dello stimolo in una modalità già presente (o meno) in memoria.
❖ Secondo il modello analitico l’informazione visiva raggiunge il suo stadio finale (ovvero la
formazione di un percetto riconoscibile) dopo un processo di elaborazione che tende ad integrare
informazioni elaborate in modo relativamente distinto.
V1–> area 17: direzione, movimento, colore (primo Livello di elaborazione).
V2–> area 18: aggiunge a V1 la profondità.
V3–> area 19: elaborazione della forma e percezione dei dettagli (es. angoli).
V4–> area 19: elaborazione dei colori.
V5–> area 19: (o MT) movimento.
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Blob: strutture specializzate nell’elaborazione del colore. È la regione centrale di un modulo della
corteccia visiva primaria, contiene neuroni sensibili alle lunghezze d’onda; fa parte del sistema
parvocellulare —> La corteccia visiva umana è suddivisa in circa 2500 moduli ciascuno dei quali contiene
circa 150.000 neuroni deputati all’analisi di varie proprietà contenute in ogni piccola parte del campo visivo.
RICORDA:
• Le informazioni visive passano dalla retina al LGN al V1, nel processo unendo le informazioni
provenienti dai 2 occhi.
• Ci sono diversi tipi di cellule che rispondono a diversi tipi di stimoli.
• Le cellule nel V1 sono principalmente sintonizzate sull'orientamento.
• Il V1 esegue una serie di elaborazioni semplici e distribuisce quindi l'output di queste ad altre
regioni della corteccia visiva tramite i flussi dorsale e ventrale.
• Gli studi di caso ci aiutano a comprendere quali aree del V1 sono necessarie per specifici aspetti
della visione (ad esempio, vecchie versus nuove vie evolutive).
PRINCIPALI DIFETTI DELLA VISIONE:
Ipermetropia: in essa, o l’occhio è troppo piccino o il sistema cristallino è troppo debole, per cui i raggi
luminosi paralleli provenienti da un oggetto non sono sufficientemente rifratti e si focalizzano oltre la retina
quando il muscolo ciliare è rilassato. Può essere corretta mettendo lenti convesse di appropriato potere
diottrico di fronte all’occhio.
Miopia: è causata da un aumento in lunghezza dell’occhio. Può essere corretta posizionando di fronte agli
occhi una lente concava di appropriato potere diottrico.
Astigmatismo: la forma della cornea diviene oblunga. Può essere corretta posizionando una lente
cilindrica di fronte all’occhio.
Ambliopia da strabismo: la visione stereoscopica si sviluppa all’incirca 3 mesi dopo la nascita; in alcuni
neonati gli assi visivi dei due occhi non sono paralleli, tale condizione è chiamata strabismo. Se gli assi sono
corretti durante i 6 mesi di vita l’ambliopia da strabismo è corretta.
Cecità notturna: la deficienza di vitamina A è una causa di riduzione dei pigmenti fotosensibili nei
bastoncelli e nei coni, mentre la luce diurna è capace di attivare quello che è rimasto, i livelli di luce
notturna sono insufficienti per attivare il pigmento fotosensibile rimasto. La somministrazione orale di
vitamina A può essere utile nel trattamento della cecità notturna.
Cecità per i colori (daltonismo): la mutazione in uno o più geni che codificano le ospine dei coni per i
fotopigmenti per il rosso e per il verde, determina la comparsa di una cecità per i colori. La maggior parte
degli individui con una cecità però i colori, sono ciechi per il rosso e per il verde, di meno sono quelli ciechi
per il blu.
Pupilla di Argyll Robertson: nei pazienti affetti da sifilide con complicazioni nervose la pupilla non si
contrae in risposta alla luce, ma mostra costrizione durante il riflesso di accomodazione. Ciò indica che la
retina è ancora sensibile alla luce e che le fibre pregangliari e postgangliari del sistema nervoso autonomo
che innervano l'occhio sono intatte. La localizzazione precisa della lesione nella pupilla di Argyll Robertson
non si conosce ancora; si pensa che le fibre discendenti dalla corteccia visiva, che mediano la costrizione
pupillare durante l'accomodazione, bypassino l'area pretettale e raggiungano il nucleo di Edinger
Westphal del III.
Pupilla di Adie: si osserva un costrizione prolungata e lenta della pupilla alla luce. La dilatazione pupillare
che segue la costrizione è ritardata. I pazienti presentano delle alterazioni patologiche nel ganglio ciliare.
Pupilla di Marcus-Gunn: uno degli occhi presenta una lesione del nervo ottico. Un test di stimolazione
successiva consecutiva di ciascun occhio viene utilizzato per valutare il riflesso pupillare alla luce. Durante
questo esame, il paziente sta seduto in una stanza con luce debole, e il riflesso pupillare alla luce di ciascun
occhio viene valutato spostando rapidamente la luce da un occhio all'altro.
Sindrome di Weber: è causata da un infarto delle radici del nervo oculomotore. I sintomi includono la
deviazione dell'occhio verso il basso e verso l'esterno, la caduta della palpebra e la presenza di una pupilla
dilatata e non reattiva omolateralmente alla lesione. A tali sintomi si associa una paralisi da lesione del
primo motoneurone nell'emisoma controlaterale.
Sindrome di Parinaud: è causata dalla lesione dell'area pretettale. Il paziente presenta una paralisi dello
sguardo verso l'alto, una pupilla dilatata e retrazione palpebrale.
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Retinite pigmentosa: questa malattia oculare comprende un gruppo di difetti ereditari caratterizzati da
una graduale perdita della visione causata dalla degenerazione dei fotocettori. Fino ad oggi circa 30 geni
sono statti associati alla retinite pigmentosa. I fotocettori degenerano per apoptosi. L'infiammazione della
retina (come sembra suggerire il nome) non è la principale caratteristica e segno della malattia.
Sintomi comuni sono il restringimento dei vasi retinici e la formazione di aggregati scuri di pigmento
rilasciato dall'epitelio pigmentato retinico danneggiato.
Degenerazione maculare: è comune nelle persone di oltre 55 anni; è caratterizzata da una perdita
progressiva della visione. Inizialmente c'è uno sfuocamento dell'immagine che appare anche distorta. I
pazienti con questo difetto visivo possono vedere sfuocate le linee verticali e parallele del test di Amsler
(una specie di grafico con righe verticali e orizzontali utilizzato per studiare questo tipo di pazienti). La causa
della malattia è sconosciuta. Sono stati implicati differenti fattori come fumo, esposizione alla luce, malattie
cardiovascolari, eredità. Nella maggioranza dei pazienti con degenerazione maculare (forma secca),
l'epitelio retinico pigmentato è danneggiato in regioni ristrette, causando la perdita dei fotocettori e della
visione in quelle aree. In questi pazienti, quindi, permane una certa funzione visiva. Attualmente non vi è
trattamento per questa forma di degenerazione maculare. Talvolta la degenerazione maculare compare in
soggetti giovani (meno di 20 anni). Questa forma è determinata da mutazioni geniche. La maggior parte dei
pazienti con questa condizione è legalmente cieca prima dei 50 anni.
Deficit della visione dopo lesione delle vie visive:
Lesione del nervo ottico (sede 1): tutti gli assoni delle cellule gangliari che escono dall'occhio destro sono
lesionati. Perciò compare una perdita totale della visione nell'occhio destro.
Lesione del chiasma ottico (sede 2): una lesione del chiasma ottico interrompe gli assoni dell'emiretina
nasale di entrambi gli occhi, lasciando intatti gli assoni delle emiretine temporali. Perciò, la perdita della
visione colpisce la metà destra del campo visivo di destra e la metà sinistra del campo visivo di sinistra.
Questo difetto visivo è chiamato emianopsia non omonima bitemporale. Il termine "non omonima" o
"eteronima" indica che il deficit visivo è presente in differenti emimetà del campo visivo. L'emianopsia non
omonima bitemporale è una manifestazione frequente di un grosso adenoma ipofisario che comprime il
chiasma ottico. Questa situazione è comunemente associata ad una deficienza degli ormoni follicolo
stimolanti o luteinizzanti, che causano, tra le altre cose, amenorrea (assenza delle mestruazioni) nelle
donne e riduzione degli spermatozoi negli uomini. In questi pazienti, la microchirurgia transù§§§sfenoidale
rimuove il tumore ipofisario. In alcuni casi, si utilizza l'iradiazione per distruggere il tumore. Un adenoma
ipofisario può secernere prolattina o ormone della crescita. La dopamina, che è presente nel nucleo arcuato
dell' ipotalamo, inibisce normalmente la secrezione di prolattina dall'ipofisi anteriore. Perciò, la
somministrazione di un agonista del recettore della dopamina, come la bromocriptina, è utilizzato per
inibire la secrezione di prolattina se il tumore è un tumore secernente prolattina. La somatostatina, un
peptide ipotalamico, inibisce la secrezione dell'ormone della crescita dall'ipofisi anteriore. Se il tumore
ipofisario è del tipo secernente ormone della crescita, un analogo della somatostatina, l'octreoide, è
somministrato per inibirne la secrezione.
Lesione del tratto ottico di destra (sede 3): sono danneggiati gli assoni che provengono dalle cellule
gangliari della retina temporale dell'occhio destro (che vede gli oggetti nell'emicampo visivo sinistro dello
stesso occhio) e della metà nasale della retina nasale dell'occhio di sinistra (che vede gli oggetti
nell'emicampo visivo di sinistra dello stesso occhio). Perciò, gli oggetti che si trovano nella metà sinistra del
campo visivo di ciascun occhio non possono essere visti. Questo deficit visivo è chiamato emianopsia
controlaterale (in questo caso, sinistra) omonima. Questo è un deficit "omonimo" perché la perdita della
visione si trova nella stessa metà del campo visivo di ciascun occhio (in questo caso, l'emicampo visivo
sinistro di ciascun occhio).
Lesione del lobo temporale destro, inclusa l'ansa di Meyer (sede 4): l'occlusione vascolare dell'arteria
cerebrale media può causare lesioni nella regione inferiore del lobo temporale. Ricorda che gli assoni dei
neuroni del nucleo genicolato laterale si dirigono alla corteccia visiva primaria omolaterale attraverso il
fascio genicolocalca-rino (radiazioni ottiche). A causa della lesione dell'ansa di Meyer, verrà persa la visione
del quadrante superiore dell'emicampo visivo sinistro di ciascun occhio. Questa lesione è definita come
quadrantopsia omonima superiore sinistra, quadrantopsia omonima superiore controlaterale o lesione
visiva tipo "torta nel cielo".
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Lesione del lobo parietale destro (sede 5): queste lesioni possono essere causate da una occlusione
vascolare dell'arteria cerebrale media. Nel fascio genicolocalcarino, gli assoni che trasportano le
informazioni provenienti dagli emicampi visivi inferiori passano lateralmente al ventricolo nella regione
inferiore del lobo parietale. Perciò, la visione può essere persa nei quadranti inferiori dell'emicampo visivo
sinistro di ciascun occhio. Questa lesione è definita quadrantopsia inferiore sinistra omonima,
quadrantopsia inferiore controlaterale omonima, o lesione visiva tipo "torta sul pavimento"
Lesione dell'intero fascio genicolocalcarino (radiazioni ottiche) di destra (sede 6): il difetto visivo in questa
lesione sarà simile a quello descritto nel caso di una lesione del tratto ottico destro (sede 3); il deficit è
chiamato emianopsia omonima controlaterale.
Lesione del bordo inferiore della scissura calcarina (sede 7): le fibre dell'ansa di Meyer di destra si dirigono
al bordo inferiore della scissura calcarina destra. Perciò, una lesione di questo tipo produrrà una
quadrantopsia superiore sinistra identica a quella descritta per la lesione dell'ansa di Meyer.
Lesione del bordo superiore della scissura calcarina (sede 8): il bordo superiore della scissura calcarina
riceve le fibre che provengono dal nucleo genicolato laterale, che veicolano informazioni provenienti dal
quadrante inferiore dell'emicampo visivo controlaterale. Il deficit visivo sarà identico a quello descritto per
la lesione del lobo parietale inferiore. Questa lesione è chiamata quadrantopsia omonima inferiore sinistra,
quadrantopsia controlaterale inferiore omonima, o difetto visivo tipo "torta sul pavimento".
Lesione dell'intera corteccia calcarina di destra (sia bordo superiore che bordo inferiore) (sede 9): il
difetto visivo che compare in questa condizione è simile a quanto descritto per la lesione del tratto ottico di
destra (sede 3). Come precedentemente ricordato, questo difetto visivo è chiamato emianopsia omonima
controlaterale (o sinistra). La quadrantopsia omonima sinistra superiore e l'emianopsia omonima
controlaterale (in questo caso sinistra) possono essere presenti nella conservazione della visione maculare,
che si riferisce alla riduzione della visione (campo visivo) ad una piccola arca centrale del campo visivo che
rappresenta la regione foveale (maculare) della retina. La visione maculare può essere spiegata come
segue. Benché l'intera corteccia visiva sia irrorata dall'arteria calcarina, le regioni caudali della corteccia
visiva ricevono sangue anche da collaterali dell'arteria cerebrale media. Pertanto, in caso di occlusione
dell'arteria calcarina, le regioni caudali della corteccia visiva sono risparmiate dal danno ischemico. In
questa situazione, i segnali visivi che provengono dalla macula possono essere elaborati dalla corteccia
visiva caudale che riceve, appunto, le informazioni visive maculari provenienti dal nucleo genicolato laterale
e dirette al polo caudale della corteccia occipitale.

SISTEMI SENSITIVI: sistema somatosensoriale, si trova nel lobo parietale (una lesione in
questo lobo, causa problemi nel riconoscimento della forma): le sensazioni vengono trasmesse a
livello corticale dai nervi afferenti (spinali) attraverso il tronco encefalico e il talamo. Il nervo olfattivo
rappresenta l’eccezione, dato che le afferenze trasmettono direttamente al cervello.
Caratteristiche dei sistemi sensoriali:
Gamma di stimoli: la codifica delle sensazioni avviene attraverso cellule recettoriali. Questi recettori
definiscono il range e i limiti delle nostra percezione del mondo.
Adattamento: consiste nella regolazione della sensibilità dei sistema sensoriale all’ambiente. Più’ lo
stimolo perdura e meno frequenti saranno i potenziali d’azione dei recettori deputati alla codifica di tale
stimolo.
Acuità: è il grado di efficienza nel distinguere tra stimoli entro una stessa modalità. Dipende 1) dal modo
in cui è stato anatomicamente progettato il sistema sensoriale; 2) dalla distribuzione dei recettori.
Fotorecezione: esempio di esterocezione.
Recettore: media il contatto con il mondo esterno. Esso rappresenta la prima cellula di ciascuna via
sensoriale. Quindi, ogni recettore traduce un certo tipo di energia (meccanica, chimica, termica) in energia
elettrica —> viene definito potenziale di recettore.
Caratteristiche di base del recettore:
✓ Specificità: ciascun recettore viene attivato da una specifica tipologia di stimolazione.
✓ Trasduzione: trasforma l’energia dello stimolo in energia elettrica. Il processo avviene tramite
depolarizzazione della membrana del recettore.
✓ Velocità di adattamento: codificate da variazioni della frequenza di scarica dei neuroni sensoriali.
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Le principali modalità sensoriali dell’uomo sono mediate da classi distinte di neuroni che fungono da
recettori localizzati in organi di senso specifici.
I recettori sensoriali sono formazioni specializzate per la trasduzione di un particolare tipo di energia
dello stimolo in segnali elettrici.
4 tipi di attributi analizzati dai neuroni sensoriali:
1. La modalità: declinata nelle varie tipologie di esperienza sensoriale.
2. La sede: rappresentata dall’insieme dei recettori di un sistema sensoriale che risultano attivati.
3. L’intensità: definita dall’ampiezza della risposta di ogni recettore.
4. Il decorso temporale: definito dall’inizio e dalla fine della risposta del recettore. Si divide in lento
e rapido, ossia come si adattano gli stimoli:
lento adattamento: se rispondono a stimoli prolungati e costanti.
Rapido adattamento: se smettono di scaricare in risposta ad una stimolazione d’intensità costante.
SENSI SOMATICI (termine ombrello): i sensi somatici sono quelli che si trovano distribuiti su tutto il
corpo. Sono associati ai visceri, alla pelle, ai muscoli e alle articolazioni. Essi includono:
-Tatto (la sensibilità tattile è la prima che si sviluppa e l’ultima che va via, ha localizzazione nella cute
superficiale o profonda e nella cute glabra o con peli—> energia
meccanica, ha un adattamento rapido e lento),
-propriocezione (ha localizzazione nei muscoli scheletrici, tendini e
capsule crticolari—> energia meccanica, ha un adattamento rapido e
lento),
-temperatura (ha localizzazione nella cute superficiale—> energia
termica, ha un adattamento rapido),
-intcerocezione e dolore (è la percezione di una sensazione
spiacevole; lo stimolo dolorifico (es. puntura o bruciatura) stimola
dei recettori specializzati chiamati: nocicettori.
Senso del TATTO —> tipi di tocco:
1) Meccanorecettori: rispondo alla forza, alla pressione, all’allineamento o alle vibrazioni.
Meccanorecettori della pelle —> EPIDERMIDE:
o Terminazioni nervose libere: cambiamenti di temperatura e dolore. Rispondono alla stimolazione
tattile superficiale rilevando il solletico, il prurito, dolore.
o Meccanorecettori ad Adattamento rapido: Rispondono rapidamente ma brevemente durante
l'inizio dello stimolo.
-Corpuscolo di Meissner: presente nella pelle glabra, risponde al tatto leggero, alle vibrazioni o
alle fluttuazioni, così come alla forma e alla consistenza. È a
rapido adattamento. Codifica strofinamento e vibrazione.
Meccanorecettori ad Adattamento lento: Rispondono
continuamente durante lo stimolo
-Dischi di Merkel: nella pelle glabra e pelosa, rispondono al
tatto leggero, determinando la posizione con piccoli bordi ben
definiti. È a lento adattamento. Rispondono a pressione.
➔ DERMA:
o Terminazioni (corpuscolo) di Ruffini: nella pelle glabra e pelosa, rilevano lo stiramento della pelle
e i movimenti articolari; sono importanti per il controllo dei movimenti delle dita e la
propriocettività. Rilevano anche i cambiamenti di calore. È a lento adattamento ed è sensibile alla
deformazione della cute.
o -Corpuscolo di Pacini: presente sia nella pelle glabra che in quella pelosa, rileva la pressione
transitoria (breve) (anche negli organi come la vescica) e le vibrazioni. È rapido adattamento, in
grado di rilevare stimoli vibratori.
2) Termorecettori: rispondono ai cambiamenti di temperatura. Si dividono in recettori del caldo e del
freddo. Essi hanno una scarica costante alle normali temperature corporee (35/37°C). Essi
segnalano le differenze della temperatura di un oggetto o dell’aria rispetto alla temperatura della
pelle. NON rilevano la temperatura esterna, a quella della cute (34°C) che risente della temperatura
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esterna. Sono TERMINAZIONI NERVOSE LIBERE situate sia nell’epidermide che nel derma. La
velocità di conduzione è mista, ha le fibre beta e delta e C.
Termorecezione: i segnali che provengono dai recettori per il caldo e per il freddo viaggiano lungo piccole
fibre mielinizzate. Le vie anatomiche che mediano la termorecezione sono identiche a quelle che mediano
la nocicezione; le vie che mediano la termorecezione mediano anche la sensazione tattile raccolta dalle
terminazioni nervose.
3) Nocicettori: rispondono agli stimoli nocivi (che inducono dolore). (Nocicezione —> energia
meccanica, termica e chimica, ha localizzazione nella cute superficiale, non si adattano).
Rispondono direttamente o indirettamente attraverso l’intermediazione di sostanze chimiche
liberate dai tessuti lesi.

SENSIBILIZZAZIONE E IPERALGESIA (un aumento della sensazione dolorifica prende il nome di


IPERALGESIA,si origina dal tessuto danneggiato e dal rilascio di numerosi fattori chimici endogene. Una
delle sostanze in grado di sensibilizzare i nocicettori, causando l’iperalgesia, è la prostaglandina E2,), quindi
l’iperalgesia è caratterizzata da un abbassamento della soglia di attivazione dei nocicettori.
4 tipi di nocicettori:
[Link] termici: possiedono fibre A alfa una sottile guaina mielinica. Attivati da stimoli termici
particolarmente alti e/o bassi (in media sotto i 5° e/o sopra i 45°).
[Link] meccanici: possiedono fibre A beta e una sottile guaina mielinica. La loro attivazione richiede
stimoli meccanici intensi (ad es. oggetti aguzzi che penetrano la cute).
[Link] polimodali: dotati di fibre C di piccolo diametro, amieliniche. Sono alla base di un dolore lento
ed urente e vengono attivati da diverse tipologie di stimolazioni.
[Link] silenti: si tratta di recettori viscerali che vanno incontro ad un abbassamento della loro soglia
d’attivazione durante i processi infiammatori (fibre A alfa e C).
4) Propriocezione: la propriocezione è il senso della posizione e dei movimenti (cinestesia) dei propri
arti e del proprio corpo. Queste informazioni sono essenziali per il controllo dei movimenti e della
postura ma sono anche parte essenziale della percezione del nostro corpo.
Integrazione delle funzioni propriocettive del sistema somatosensoriale con quelle dell’apparato
vestibolare (percezione della posizione della testa rispetto all’asse gravitazionale e dei movimenti di
accelerazione lineare e rotazionale).
PROPRIOCEZIONE CONSCIA: i recettori localizzati nelle capsule articolari forniscono informazioni sensitive
alla corteccia cerebrale, che a sua volta le utilizza per generare la consapevolezza del senso cenestetico
(cenestesia), la posizione delle articolazioni, la direzione e la velocità dei movimenti articolatori).
PROPRIOCEZIONE NON CONSCIA: percezione mediata dai fusi neuromuscolari. Queste informazioni sono
raccolte dai seguenti recettori: fusi neuromuscolari e organi tendinei del Golgi.
3 tipologie di meccanorecettori propriocettivi:
[Link] del fuso neuromuscolare: collocati all'interno della struttura muscolare, rilevano le modifiche
della contrazione delle fibre e il conseguenziale stiramento del muscolo.
[Link] tendineo del Golgi: collocati al livello del tendine, rilevano la forza contrattile del muscolo.
[Link] delle capsule articolari: collocate all'interno delle strutture articolari, sensibili a flessione ed
estensione delle articolazioni.
Recettori che mediano le sensazioni VISCERALI:
❖ Meccanocettori attivati da distensione e stiramento dei muscoli viscerali (es. riempimento
gastrico o vescica).
❖ Chemocettori attivati dalle secrezioni gastriche ed entrano in gioco nei riflessi vegetativi.
Le informazioni (tranne l'olfatto) passano dal talamo e dal midollo spinale per arrivare alla corteccia
somatosensitiva si trova nel lobo parietale, si divide in 1,2,3 a, 3b, 4, 5.
Organizzazione del MIDOLLO SPINALE: corno anteriore e posteriore è dove risiede la sostanza grigia. Le
diverse lamine ricevono informazioni che trasmettono alla corteccia sensitiva, a seconda delle lamine si
comunica in modo ascendenti dalla periferia verso il centro. Le diverse lamine mediano sensazioni diverse.
I sistemi di ritrasmissione delle informazioni somatosensoriali (vie afferenti).
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Sistema delle colonne dorsali leminisco mediale: la via del tatto e della propriocezione. Le sue fibre
decussano a livello del bulbo e trasmettono direttamente ai nuclei talamici, dopo la decussazione in
corrispondenza dei nuclei gracile e cuneato, pervenendo alla corteccia somatosensoriale Ogni nucleo darà
origine ad un'ulteriore suddivisione.
Fascicolo gracile —> a partire dalle sinapsi del nucleo gracile, contiene le fibre dei segmenti sacrali, lombari
e toracici, regioni inferiori del corpo.
Fascicolo cuneato —> fibre dei segmenti toracici superiori e cervicali, regioni superiori del corpo. Le
informazioni poi continuano a salire attraverso il tronco encefalico, ponte, mesencefalo, talamo e
raggiungono diverse porzioni dell'homunculus sensitivo in funzione della natura del
fascicolo considerato.
Sistema anterolaterale: è la via delle informazioni nocicettive e termiche. Le fibre di questo tratto
decussano la linea mediale a livello del midollo e ascendono controlateralmente al bulbo. Proietta sia
direttamente che indirettamente al talamo pervenendo in corrispondenza della corteccia somatosensoriale
al talamo attraverso 3 tratti:
1. tratto spinotalamico: comprende i neuroni nocicettivi delle lamine I, V e VII del corno dorsale del
midollo spinale e trasmette direttamente al talamo
2. Tratto spinoreticolare: composto dagli assoni dei neuroni delle lamine VII e VIII. Contraggono
sinapsi con i neuroni della sostanza reticolare del bulbo e del ponte prima di ritrasmettere al
talamo.
3. Tratto spinomesencefalico: composto dagli assoni di neuroni delle lamine I e V del midollo
spinale. Proiezioni: formazione reticolare del mesencefalo; grigio periacqueduttale; amigdala.

CORTECCIA SOMATOSENSORIALE PRIMARIA (S1–> area 1,2,3) —> Vie DISCENDENTI di


regolazione del dolore:
• Via del PAG sostanza grigia periacquedottale: la ricerca dimostra che la stimolazione del PAG
provoca analgesia probabilmente modulando il nucleo rafe magno (NRM).
• Via del NRM nucleo magno del rafe: gli assoni dei NRM sono in contatto con interneuroni del
midollo spinale contenenti encefalina che inibisce i neuroni del tratto spino talamico agendo su
rilascio di neurotrasmettitore.
• Via noradrenergica: agisce in modo simile alla via NRM, ma il punto di partenza è il Locus
Coeruleus.
Recettori e OPPIOIDI endogeni recettori —> il nostro corpo è dotato di 3 classi di recettori per gli
oppioidi:
✓ Mu: particolarmente presenti a livello del PAG e sono il sito di legame della morfina e del
naloxone, anche alle encefaline e Betaendorfine,
✓ Delta: legano principalmente alle encefaline,
✓ K: legano principalmente alle dinorfina.
➔ ALCUNE SINDROMI DOLORIFICHE:
-Dolore dell'arto fantasma: quando un arto viene amputato alcuni individui hanno la sensazione di
dolore che proviene dall'arto mancante. Si pensa che l'iperattività dei neuroni del corno posteriore del lato
amputato possa creare una falsa sensazione di dolore che la persona riferisce all'arto amputato.
-Dolore riferito: talvolta, il dolore che si origina dalle strutture viscerali profonde è riferito a determinate
regioni corporee, si parla quindi di: dolore riferito.
-Causalgia (sindrome distrofica autonomica simpatica): la sensazione di bruciore tipica della causalgia è
determinata da un aumento dell'attività simpatica efferente dopo la lesione di un nervo periferico. La
persistente sensazione di bruciore è presente a livello della mano o del piede.
-Nevralgia: è caratterizzata da un dolore severo e persistente nella regione di innervazione di un nervo
spinale o cranico. Ad esempio, nella nevralgia trigeminale il dolore è indotto da varie attività come
mangiare o il pulirsi i denti ed è limitato al territorio di distribuzione del nervo trigemino nella faccia.
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-Cefalea: il sintomo più comune della cefalea è il dolore, si tratta di un tipo di dolore pulsante, bruciante,
continuo e intenso. La International Headache Society ha classificato almeno 150 tipi di cefalee che sono
classificate in cefalee primarie, secondarie e in nevralgie craniche.
Le cefalee primarie includono le cefalee tensive (è la forma più comune, è un dolore sordo,oppressivo della
testa, del collo e dello scalpo), le emicranie (è la seconda forma più comune, specialmente nelle donne dai
15 ai 55 anni, essa prevede attacchi di emicrania che includono 3 fasi: la fase prodromica, in cui avviene un
cambiamento d’umore, la fase dell’aura, caratterizzata da anomalie visive, come spot scintillanti, e l’ultima
fase cefalalgica) e le cefalee a grappolo (è una condizione caratterizzata da gruppi di attacchi di cefalea che
si ripetono ciclicamente; l’insieme degli attacchi può permanere per settimane o mesi e poi scomparire per
periodi di remissione che possono durare mesi o anni).
-Dolore sinusale: tale condizione si associa all’infiammazione dei seni paranasali (sinusiti) causata da
raffreddore e allergie; i sintomi includono il dolore al di sopra delle guance, a livello posteriore del capo e a
volte a livello oculare.
-Cefalea dopo puntura lombare: questo tipi di cefalea può comparire entro una settimana dopo una
puntura lombare per prelevare del liquido cerebrospinale (CSF). Di solito, scompare in due settimane. Il
dolore è aumentato stando seduti o in piedi e dai colpi di tosse, mentre tende a diminuire giacendo in
posizione supina.
Le cefalee secondarie sono causate da numerosi fattori come un trauma alla testa o al collo, una lesione
vascolare cranica o infezioni.
Le nevralgie craniche sono il risultato di un dolore ad origine nervosa nella regione del capo.
Senso del tatto —> posizione dello stimolo:
Esterocettori: rispondono agli stimoli provenienti dall'esterno del corpo —> tocco, temperatura, dolore,
suono
Interocettori (viscerocettori): rispondono agli stimoli provenienti dall'interno del corpo (informano il
sistema nervoso centrale dello stato del corpo) —> allungamento dei tessuti, temperatura interna, cuore,
intestino, attività respiratoria e altre attività e chemocettori, recettori di stiramento, nocicettori.
Velocità di conduzione: fibre nervose afferenti che hanno caratteristiche differenti che si riflettono
sulla velocità di trasmissione del segnale (ciò è permesso dai nodi di Ranvier e dalla guaina mielinica). Le
fibre A alfa e A beta sono quelle più grandi e sono quelle del tatto, e hanno una buona velocità di
conduzione (meccanorecettori), rispetto a quelle piccole che ne hanno di meno, non avendo mielina.
Fibre A beta e A delta sono piccole e contengono poca mielina e sono deputate al sentire il dolore e la
temperatura.
Le fibre C sono piccole e non hanno mielina e sono deputate al dolore, alla temperatura e al prurito.
2 tipi di terminazioni dei neuroni che mediano il tatto:
• Terminazioni nervose incapsulate da strutture non nervose: mediano il tatto e la propriocezione.
• Terminazioni nervose libere: mediano sensazioni dolorifiche e termiche.
Sensazioni epicritiche —> le sensazioni epicritiche concernono gli aspetti fini del tatto e sono mediate
dai recettori incapsulati. Importanti per: rilevazione di leggeri contatti, stimoli vibratori, analisi dei dettagli
spaziali e della superficie dell’oggetto e per il riconoscimento della forma (stereognosia).
Sensazioni protopatiche —> sono mediate dai recettori con terminazioni nervose libere. Comprendono
dolore e la sensibilità termica, prurito e solletico.
La presenza di peli nel corpo permette di riservarla e proteggerla da situazioni estreme (temperature
alte del caldo e del freddo).
Recettore del follicolo pilifero (detti anche organi terminali piliferi): sono situati nell’epidermide e
rispondo a stimolazioni tattili superficiali perché sono sensibili al movimento dei peli. Esse fanno delle
risposte fasiche, ovvero, il recettore segnala la variazione dell’assetto del pelo e non il mantenimento del
nuovo assetto raggiunto. Sono terminazioni nervose libere alla base dei singoli peli.
Come viene trasformata l’energia meccanica in energia elettrica dai recettori tattili?
Prendiamo come esempio un corpuscolo di Pacini:
1° fase: lo stimolo meccanico (uno stimolo vibratorio) deforma la membrana del Corpuscolo.
2° fase: Quando il corpuscolo è inclinato verso l’assone si aprono i canali cationici, il Na+ entra e si
depolarizza il recettore.
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3° fase: se il potenziale del recettore generato nel segmento iniziale è sopra
soglia, vengono generati dei potenziali d’azione che si propagano lungo l’assone
della terminazione nervosa.
Connessione recettore/ganglio delle radici dorsali —> un neurone dei gangli
delle radici dorsali solitamente riceve afferenze da 10-25 corpuscoli di Meisner
o dischi di Merkel.
Ogni fibra nervosa che termina negli strati profondi della cute innerverà un
unico corpuscolo di Pacini o di Ruffini.
La risoluzione spaziale degli stimoli cutanei varia a seconda della
regione del corpo —> l’acuità tattile può essere valutata misurando la capacità di distinguere 2 stimoli
tattili separati l’uno dall’altro (es. 2 punte di un compasso).
Homunculus sensitivo —> L’area della corteccia somatosentiva dedicata all’elaborazione delle
informazioni codificate in una determinata parte del corpo dipende dalla presenza di recettori nell’area
interessata.
PERCEZIONE MULTISENSORIALE: l'integrazione neurale centrale dell'input sensoriale proveniente
da diverse modalità, è un prerequisito per molti tipi di percezione e comportamento. Uno dei migliori
esempi di un tale processo integrativo è la percezione del gusto, dove l'attivazione in 2 sistemi neurali
perifericamente distinti, l'olfatto e il gusto, si combinano per dare origine a una sensazione orale unificata.
Tutte le parti del sistema nervoso sono connesse tra loro e probabilmente nessuna parte è mai in grado di
reagire senza influenzare e essere influenzata da varie altre parti. Sebbene ciascuno dei sensi sia unico e
ognuno abbia la propria impressione soggettiva, il cervello è in grado di utilizzare le informazioni in modo
sinergico.
La maggior parte dei libri di testo sulla percezione considera ogni sistema sensoriale in isolamento. Questo
approccio "indipendente dalla modalità" è coerente con il fatto che, nelle prime fasi dell'elaborazione delle
informazioni, gli stimoli per ciascun sistema sensoriale vengono trasdotti da recettori sensoriali
spazialmente distinti (ad esempio, la retina per la visione, la coclea per l'udito o la pelle per il tatto).
Ci sono ovvi vantaggi associati all'avere più sensi: Ogni senso è di massima utilità in una
circostanza diversa e, insieme, aumentano la probabilità di rilevare e identificare eventi o oggetti di
interesse. Tuttavia, questi vantaggi sono insignificanti rispetto a quelli offerti dalla capacità di combinare
fonti di informazione. Il prodotto integrato rivela più informazioni sulla natura del mondo esterno e lo fa
più rapidamente e meglio della somma dei suoi singoli contributori.
La stimolazione sensoriale è inevitabilmente multisensoriale, raramente percepiamo uno stimolo senza
anche sentirlo, vederlo o odorarlo. Comprendere il nostro ambiente richiede capire il modo in cui le varie
proprietà di uno stimolo interagiscono tra loro.
La percezione cross-modale ha le sue basi neurali, I neuroni multimodali si attivano preferenzialmente in
risposta a stimoli bi-o multisensoriali. La loro esistenza dimostra che il cervello si è adattato per far fronte
alla natura multisensoriale dell'esperienza sensoriale.
Regole di integrazione multisensoriale:
• Regola spaziale: Integrazione multisensoriale potenziata se la stimolazione proviene dalla stessa
posizione nello spazio esterno - integrazione diminuita se gli stimoli si trovano in posizioni diverse.
o Regola temporale: Segnali sensoriali diversi possono arrivare al neurone entro una finestra
temporale relativamente ampia (+/-150 ms) per l'integrazione. L'integrazione multisensoriale
avverrà solo quando gli stimoli arrivano entro questa finestra temporale.
➢ Effetto inverso: Più deboli sono gli stimoli individualmente nel provocare una risposta, maggiore è
l'aumento della risposta quando vengono presentati insieme.
Ricorda: L'integrazione multisensoriale svolge un ruolo centrale nel determinare come percepiamo gli
oggetti e gli eventi nel mondo circostante, anche quelli che a prima vista potrebbero sembrare unimodali.
Le ricerche hanno rivelato che il cervello utilizza una serie di importanti regole e regioni per selezionare e
integrare varie indicazioni sensoriali che continuamente bombardano i sensi (ad esempio, la dominanza
sensoriale).
L'interazione dinamica e bidirezionale tra selezione e elaborazione multisensoriale è fondamentale per un
comportamento efficace.
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Sebbene ci siano molte questioni ancora aperte, è importante notare che i progressi nel campo sono stati
notevoli.

SISTEMA OLFATTIVO —> OLFATTO: l’odore è il risultato della trasduzione dei


segnali neurali attivati dalle molecole odorose presenti nell’ambiente circostante. Una
caratteristica interessante del sistema olfattivo è la sua capacità di abituarsi molto
velocemente agli odori (rapido adattamento). Le vie olfattive umane sono
asimmetriche, ovvero dotate di una diversa portata del flusso d’aria. Il nervo olfattivo
non attraversa il talamo per decussare prima di raggiungere la corteccia olfattiva
primaria. La ricerca attuale non ha ancora svelato i dettagli del processo che consente di mappare gli odori
nel SN.
TRADUZIONE SENSORIALE: una proteina, detta olfactory binding protein, viene secretata dalle
ghiandole di Bowman, che sono localizzate nella mucosa olfattiva, ed è più abbondante attorno
alle ciglia dei neuroni sensoriali olfattivi. Sebbene la funzione esatta della olfactory binding protein
non sia conosciuta, si ritiene che essa trasporti e/o concentri la sostanza odorosa (una sostanza
che stimola i recettori olfattivi) attorno alle ciglia. I passi coinvolti nella sensazione olfattiva.
Almeno 2 sistemi di secondi messageri-adenosina monofosfato ciclica (cAMP) e l'inositolo
trifosfato (IP3) sono coinvolti nella trasduzione dei segnali olfattivi. Quando una molecola di
odorante si lega alla proteina recettrice sulle ciglia, si forma un complesso recettore-odorante, che
attiva una proteina G.
Vie centrali —> Il bulbo olfattivo si trova lateralmente nella regione ventrorostrale del prosencefalo. È
la 1° regione del sistema nervoso centrale dove i segnali sensoriali provenienti dai neuroni sensoriali
olfattivi vengono elaborati. Localizzato vicino alla superficie del bulbo olfattivo vi è lo strato glomerulare.
Ciascun glomerulo contiene gruppi di terminali nervosi provenienti da neuroni sensoriali, dendriti delle
cellule a pennacchio (localizzate nello strato plessiforme esterno del bulbo olfattivo), cellule mitrali
(localizzate nello strato di cellule mitrali) ed interneuroni acido y-aminobutirrico (GABA)-ergici, chiamati
cellule periglomerulari (localizzate nello strato glomerulare del bulbo olfattivo). I terminali dei neuroni
sensoriali di primo ordine formano contatti sinaptici con i dendriti dei neuroni a pennacchio, mitrali e
periglomerulari. Si ritiene che i trasmettitori rilasciati ai terminali dei neuroni sensoriali siano peptidi.
Lo strato plessiforme interno del bulbo olfattivo contiene interneuroni GABAergici chiamati cellule
granulari. Le cellule mitrali e a pennacchio sono attive in modo spontaneo. Esse vengono stimolate da
afferenze provenienti dai neuroni sensoriali olfattivi.
Gli interneuroni inibitori (cellule periglomerulari e granulari) modulano l'attività delle cellule mitrali e a
pennacchio. I segnali dalle cellule mitrali e a pennacchio vengono condotti alle strutture del prosencefalo
per una ulteriore elaborazione.
I tratti olfattivi, localizzati sulla superficie ventrale (inferiore) del lobo frontale, hanno origine dalle loro
estremità ingrossate che sono note come bulbi olfattivi. Il più grande fascio di assoni delle cellule mitrali e a
pennacchio lascia il bulbo olfattivo a livello del tratto olfattivo laterale, e le loro funzioni vengono mediate
dai neurotrasmettitori eccitatori, glutammato o aspartato. Tali assoni proiettano alla corteccia olfattiva
primaria (corteccia piriforme), all'amigdala, e alla corteccia entorinale.
I recettori olfattivi hanno una struttura bipolare. Quando una molecola innesca un recettore olfattivo
questi trasferisce l’informazione ai glomeruli (neuroni del bulbo olfattivo). Da qui in poi l’informazione
viene trasferita attraverso il nervo olfattivo alla corteccia piriforme (corteccia olfattiva primaria). Lo step
successivo consiste nel trasferimento dell’informazione a livello della OFC che è connessa anche al sistema
limbico e ippocampo.
Una visione d’insieme: I glomeruli sono la prima stazione di arrivo da quando l'informazione viene
codificata dai recettori e sono connessi ad altre cellule con forme diverse (a pennacchio, mitrali).
Ci sono anche altre cellule, che ricevono afferenze dai glomeruli ma poi le trasmettono e costituiscono il
tratto olfattivo. Le cellule periglomerulari mettono in comunicazione tra loro diverse cellule (mitrali o a
pennacchio) in modo tale che l'informazione acquisisca un certo grado di complessità. Gli stessi glomeruli
non solo proiettano alle cellule a pennacchio o mitrali ma possono scambiare informazioni anche tra di
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loro. Vi sono 2 tratti ben distinti che dipendono dal tipo di cellula, tratto olfattivo laterale e tratto olfattivo
mediale; le cellule di provenienza sono diverse e sarà diverso anche il loro percorso.
La differenza sta nel fatto che quelle del tratto laterale, tratto principale, vanno direttamente alla corteccia
piriforme (corteccia olfattiva primaria), una parte, però, va altrove: alcune, attraverso la via perforante,
raggiungono l'ippocampo; altre vanno direttamente nell'amigdala (regione che codifica anche l'esperienza
del disgusto). Infine, si arriva alla corteccia prefrontale, dove l'elaborazione arriva allo stadio di coscienza.
A differenza degli altri sensi, la via verso la corteccia è diretta, è la prima stazione di arrivo, non si passa dal
talamo; poi, però, l'informazione può essere scambiata e trasferita alla prefrontale attraverso il talamo.
Il passaggio dall'ippocampo spiega perché alcuni odori risvegliano ricordi che credevamo aver dimenticato.
Il tratto olfattivo mediale, che proviene dalle cellule a pennacchio, ha una sua via alternativa che va a
finire al livello del proencefalo basale.
CONDIZIONI CLINICHE IN CUI IL SENSO DELL’OLFATTO E’ ALTERATO:
ANOSMIA (perdita), IPOSMIA (riduzione). Possono verificarsi a seguito di danni alla mucosa olfattiva in
seguito ad infezioni. La perdita o l’alterazione della funzione olfattiva possono comparire nella malattia di
Alzheimer e nel morbo di Parkinson.
CACOSMIA: attività epilettica a carico di parti del lobo temporale produce allucinazioni olfattive di odori
spiacevoli.

GUSTO: l’esperienza del gusto può essere profondamente mediata dall’olfatto. L’esperienza del gusto si
declina in 5 modalità: dolce, amaro, aspro, salato, umami (gusto piacevole e saporito). La lingua è dotata di
nocicettori che mediano esperienze come l’esposizione a cibi piccanti. Le donne hanno generalmente un
numero maggiore di bottoni gustativi degli uomini. Ciascun sapore indica proprietà precise del cibo che
stiamo ingerendo (es. sapore umami indica cibo ad elevato livello di proteine; l’amaro può indicare
tossicità).
L’esperienza del gusto inizia nella lingua (ma coinvolge anche il palato) dotata di numerose papille
gustative ricche di cellule gustative. Le regioni della lingua che sono maggiormente sensibili alle diverse
sensazioni gustative sono la punta per il dolce, la parte posteriore per l’amaro ed i lati per il salato e
l’acido.
Le cellule recettoriali che mediano la sensazione del gusto sono localizzate nei calici gustativi, che sono gli
organi sensoriali per il sistema del gusto. I calici gustativi sono localizzati in diversi tipi di papille. I vari tipi di
papille includono le papille filiformi, fungiformi, foliate e circumvallate.

a) Le papille filiformi e quelle fungiformi sono disperse su tutta la superficie dei due terzi anteriori
della lingua, in special modo lungo i margini laterali e la punta.
b) Le papille foliate sono presenti sulla parte dorsolaterale della regione posteriore della lingua.
c) La papille circumvallate sono più grandi delle altre papille e sono
localizzate lungo una linea a forma di V che divide la lingua in 2
porzioni.
Processo di trasduzione dello stimolo gustativo—> gusto e disgusto: la
corda del timpano si unisce ad altri nervi formando il nervo glossofaringeo
che proietta al nucleo del tratto solitario del tronco dell’encefalo. La
stazione successiva è il nucleo ventrale posteriore del talamo che
ritrasmette l’informazione all’area gustativa primaria (Insula/opercolo).
Ulteriori regioni coinvolte nel processo di elaborazione del gusto sono la OFC che elabora il valore
ricompensa del cibo e la ACC.
Ad esempio, il gusto acido, suscitato da sostanze acide, viene mediato dalla depolarizzazione della
cellula recettoriale come conseguenza della chiusura di canali K+ voltaggio-dipendenti.
La percezione della temperatura e del dolore nel cavo orale: la lingua e il cavo orale sono dotati anche
di nocicettori sensibili alle informazioni sulla temperatura dei cibi e/o altre proprietà quali:
piccantezza/acidità. In tal caso le informazioni vengono convogliate a livello centrale seguendo la via del
nervo trigemino —> la corteccia motoria della lingua è collegata al circuito di ricompensa nei
primati non umani.
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Connettività al sistema di ricompensa —> La loro attività è modulata dal sistema ricompensa.
CONDIZIONI CLINICHE IN CUI È ALTERATO IL SENSO DEL GUSTO:
AGEUSIA: è la perdita del senso del gusto.
IPOGEUSIA: è una diminuita sensazione gustativa.
DISGEUSIA: è un sapore spiacevole che è costante, è di tipo metallico; ha origine dai due terzi
anteriori omolaterali della lingua.
SISTEMA UDITIVO e VESTIBOLARE: un suono consiste di compressioni ed espansioni
alternate dell’aria che si propagano in ogni direzione. Il tono del suono (alto o basso) dipende
dalla frequenza delle onde di pressione generate dal suono.
La frequenza è il numero di cicli al secondo dell’onda sonora, viene
misurata in Hertz (Hz).
L’ampiezza dell’onda è definita intensità e si misura in decibel. I suoni
in alta frequenza, come una sirena dell’allarme antincendio, hanno una
frequenza di migliaia di cicli al secondo. I suoni in bassa frequenza,
come quello di un tuono lontano, hanno una frequenza di pochi cicli
al secondo.
Il range di frequenza dell’udito nell’uomo va dai 20 Hz ai
20.000 Hz.
▪ Orecchio esterno (detto pinna o padiglione auricolare,
dirige le onde sonore dell’aria verso il canale uditivo): il fine
principale del canale uditivo è quello di isolare la struttura al suo fondo —> il timpano. Il timpano è
un sottile strato di pelle alla fine del canale uditivo esterno che vibra in risposta ai suoni è il confine
fra l’orecchio esterno e quello medio.
Le onde sonore viaggiano lungo il canale uditivo e mettono in vibrazione la membrana timpanica,
localizzata all’estremità del canale.
▪ Orecchio medio: ha 3 piccoli ossicini, che si articolano l’uno all’altro —> martello, staffa e
incudine, i quali amplificano la pressione dei suoni che hanno raggiunto il timpano.
Il timpano, o membrana timpanica, è la membrana sottile, trasparente
e di forma ovale, che separa idealmente l'orecchio medio, di cui è una
delle componenti principali dall'orecchio esterno. È un elemento
dell'orecchio fondamentale al meccanismo di percezione dei suoni.
Il martello ha un processo detto: manico, è attaccato alla membrana
timpanica.
La staffa assomiglia alla staffa di una sella e la sua base è attaccata alla
finestra ovale tramite il legamento anulare e trasmette le vibrazioni delle onde sonore
alla finestra ovale, un’altra membrana che rappresenta il confine fra orecchio medio e
orecchio interno (porta di accesso alla coclea).
L'incudine è un piccolo osso di circa 0,7 cm che si frappone tra il martello e la staffa, a cui trasmette le
vibrazioni prodotte dalle onde sonore.
L’orecchio medio è connesso al nasofaringe tramite la Tuba di Eustachio, che aiuta a riequilibrare la
pressione dell’aria tra la superficie interna ed esterna della membrana timpanica e drena i fluidi
dell’orecchio medio nel nasofaringe.
▪ Orecchio interno: è formato dal labirinto osseo, dal labirinto membranoso e dalla coclea che
contiene l’organo del Corti. La coclea è una struttura piena di liquido (endolinfa) entro la quale
sono localizzate 2 tipi di cellule ciliate all’interno dell’organo dei Corti: stereociglia (circa 100, sono
cellule ciliate interne e sono immerse nella membrana tectoria), l’altra cellula che contiene è un
singolo chinociglio (cellule ciliate esterne). Le stereociglia sono più corte del chinociglio e la loro
lunghezza aumenta man mano avvicinandosi al chinociglio.
MECCANISMI che PROVOCANO la CONDUZIONE del SUONO: le vibrazioni della finestra ovale
producono piccole onde nel fluido che vanno ad incidere sulla membrana basilare piegando le ciglia. La
disposizione delle cellule ciliate è tonotopica. Pertanto la sensibilità a frequenze differenti varia al variare
della distanza dalla staffa.
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Codifica tonotopica: parti diverse della coclea sono sensibili a frequenza diverse, cioè, ogni
particolare zona della coclea risponde in maniera più robusta ad una determinata frequenza
e meno ad altre.
Trasduzione meccanoelettrica da parte delle cellule ciliate—> quando le ciglie sono deviate dalla
membrana i canali ionici si aprono comportando l’ingresso di ioni (Ca2+, K+). L’entrata di Ca2+
determina il rilascio di un neurotrasmettitore che evoca un potenziale d’azione nella terminazione nervosa
afferente alla base della cellula ciliata; inoltre, tale entrata determina l’apertura dei canali del K+ calcio
attivati, che si trovano nella regione basale della cellula ciliata, con conseguente uscita di ioni K+. La
cellula ciclista è ripolarizzata all’entrata di K+ e l’attivazione dei canali del Ca2+ è ridotta.
Successivamente avviene uno spostamento mediale, quello delle stereociglia e del chinociglio; tale
spostamento in direzione mediale provoca l’iperpolarizzazione della cellula ciliata che può coinvolgere
l’apertura di canali voltaggio dipendenti per il K+ e l’uscita di K+ dalla cellula. Quando la cellula ciliata è
iperpolarizzata, non c’è più flusso in entrata di ioni Ca2+ e perciò, non vi è rilascio del neurotrasmettitore.
I recettori sensitivi (cellule ciliate) localizzati nella porzione basale rispondono alle alte frequenze del
suono, mentre quelle localizzate nella regione apicale della membrana rispondo ai suoni a bassa frequenza.
Questa è chiamata anche organizzazione tonotopica dei recettori.
La via UDITIVA: dal nervo cocleare al cervello.
1. CORTECCIA—> corteccia uditiva primaria (A1): la 1° area entro i lobi temporali del cervello
responsabili dell'elaborazione dell'organizzazione acustica. La corteccia uditiva primaria si trova
nella circonvoluzione temporale trasversale (di Heschl).
2. TALAMO —> nucleo (detto anche corpo) genicolato mediale: è la parte del talamo che trasmette
segnali uditivi alla corteccia temporale. È localizzato nella regione caudale del talamo e prossimale
al mesencefalo. Gli assoni dei neuroni del collicolo inferiore inviano i segnali acustici al nucleo
genicolato mediale del talamo, il quale elabora precise informazioni riguardo: l’intensità, la
frequenza e le proprietà biauricolari del suono.
3. MESENCEFALO —> collicolo inferiore: riceve gli assoni derivanti dai nuclei precedenti, ossia
riceve afferenze dai neuroni che rispondo alle basse frequenze sonore; ed elabora, inoltre,
l’informazione acustica.
4. BULBO —> nucleo cocleare: è la 1° sinapsi. Tali nuclei cocleari si originano dalla regione basale
della coclea, che sono stimolati dai suoni ad alta frequenza raggiungono la regione più profonda del
nucleo.
5. PONTE —> nucleo olivare superiore: è la 2° sinapsi, essa riceve le fibre trasmesse dal nucleo
cocleare. A questo livello l’info viene condivisa bilateralmente. Lemnisco laterale: si occupa
dell’elaborazione informazioni temporali e i neuroni di esso inviano degli assoni che raggiungono il
collicolo inferiore (localizzato nel mesencefalo caudale).
Corteccia acustica primaria —> Organizzazione tonotopica: i neuroni della corteccia acustica primaria
(A1) sono anatomicamente ordinati per frequenza. I neuroni di A1 sono connessi e passano l’informazione
all’area belt e questa poi all’area parabelt.
Belt area: neuroni rispondono a caratteristiche complesse del suono.
Parabelt area: neuroni rispondono a caratteristiche complesse del suono + integrazione multimodale.
DISTURBI CLINICI ASSOCIATI AL SISTEMA UDITIVO:
ACUFENE (tinnito): è caratterizzato da un rumore nell’orecchio di ronzii, fruscii e fischi. Può insorgere per
diversi motivi, ma è comunemente connesso con l'eccessiva esposizione ai suoni molto forti che
danneggiano le delicate cellule ciliate, presenti nell'orecchio interno. Altre cause possono essere le
infezioni dell'orecchio, l'invecchiamento, lo stress, un eccessivo accumulo di cerume, l'alta pressione
arteriosa ed i disturbi nel sistema nervoso. Anche il fumo ed il consumo eccessivo di alcol, di caffeina o di
medicinali, come ad esempio gli antibiotici oppure l'aspirina, possono aggravare il problema.
SORDITÀ CONDUTTIVA (otosclerosi): è una condizione in cui l’esagerazione crescita della staffa rende
difficile il suo movimento sulla finestra orale e di conseguenza viene persa la capacità di convertire in modo
efficiente le onde sonore dell’aria di pressione.
39
SORDITÀ NEUROSENSORIALE: lesioni patologiche della coclea, del nervo cocleare o delle vie acuistiche
centrali possono determinare questa condizione.
Esame dell’udito: vi sono 2 semplici test, quello di Weber e quello di Rinne.
Nel test di Weber, la base di un diapason è posta nel mezzo della fronte del paziente. Se il paziente ha
una sordità di conduzione all'orecchio destro, il suono proveniente dal diapason sarà sentito più intenso
nello stesso orecchio (il destro). Se la sordità della persona è di tipo neurosensoriale, il suono sarà sentito
più intenso nell'orecchio sinistro.
Nel test di test di Rinne paragona la capacità uditiva per via aerea rispetto a quella per via ossea. Un
diapason viene tenuto vicino all'orecchio sordo, e poi la base del diapason stesso viene posta sull'osso
(generalmente la mastoide). Se il suono viene percepito dal paziente più fortemente quando il diapason è
posto sull'osso mastoideo, rispetto a quando il diapson è posto in prossimità dell'orecchio ammalato, il
paziente soffre di una sordità conduttiva. Se il suono percepito dal paziente ipoacusico è più intenso quando
il diapason è posto vicino all'orecchio colpito, rispetto a quando la sua base è posta sull'osso mastoideo, il
paziente soffre di sordità neurosensoriale. La sordità neurosensoriale è difficile da trattare chirurgicamente.

SISTEMA (apparato) VESTIBOLARE: il sistema vestibolare ha


importanti funzioni sensoriali e motorie, che contribuiscono alla percezione
dei propri movimenti, della posizione della testa, dell’orientamento spaziale
rispetto alla gravità e al mantenimento dell’equilibrio. Esso è
importantissimo per il mantenimento della pozione del corpo nello
spazio e a sua volta, è essenziale per la coordinazione delle riposte
motorie, dei movimenti oculari e della postura. Il sistema vestibolare è
costituito da 2 parti: gli organi otolitici e i canali semicircolari.
Gli organi otolitici (sacculo e utricolo sono vescicole ovoidali) hanno 2 funzioni: sono sensibili alle
accelerazioni lineari della testa (sacculo) e sono anche in grado di captare la posizione della testa rispetto
alla gravità (utricolo).
I canali semicircolari captano i movimenti rotatori (accelerazione angolare) della testa.
DISTURBI CLINICI ASSOCIATI AL SISTEMA VESTIBOLARE:
VERTIGINE: una persona ha la sensazione di ruotare essa stessa o che lo spazio ruoti attorno a lei in
assenza di una reale rotazione. Spesso accompagnata da vomito, instabilità posturale. Può essere causata
da una lesione vestibolare periferica che colpisce il labirinto dell’orecchio interno
NEURONITE VESTIBOLARE: non vi è perdita uditiva; sintomi tipici sono nausea, instabilità posturale. I
sintomi possono variare in severità e rimanere per un breve periodo.
MALATTIA DI Méniére: è caratterizzata da una vertigine intermittente che compare e scompare varia
come intensità e durata. Il paziente può soffrire di disturbi uditivi come ipoacusia e acufeni. La causa della
malattia è sconosciuta, probabilmente un eccessivo accumulo di endolinfa e lesione delle cellule ciliate.
NISTAGAMO: è un movimento ripetuto degli occhi prodotto dai movimenti del campo visivo.
Stimolazione calorica: i disturbi delle vie vestibolo-oculari nei pazienti con instabilità o vertigini sono
valutati con la stimolazione calorica. La stimolazione calorica è un esame specifico per il canale
semicircolare orizzontale (laterale). Per questo esame, innanzitutto, si deve valutare con l'otoscopio che la
membrana timpanica non sia perforata. Poi il paziente è posto in posizione su-pina, e la testa è sollevata di
30 gradi in modo da portare il canale semicircolare orizzontale in posizione verticale.
Successivamente, si introduce nel canale uditivo di un lato acqua calda (44°C) o fredda (30°C). Nel test
calorico bitermico, ogni orecchio riceve una stimolazione termica ugualmente intensa sopra e sotto i 37°C
(temperatura cor-porea). L'intervallo tra l'irrigazione del condotto uditivo esterno con acqua calda o fredda
deve essere di almeno 5 minuti. La risposta inizia dopo circa 20 secondi dall'irrigazione del condotto uditivo,
raggiunge un massimo dopo circa 40 secondi e scompare in circa 3 minuti.
Vie CENTRALI: le fibre afferenti dalle ampolle dei canali semicircolari raggiungono il nucleo vestibolare
superiore (NVS) e la regione rostrale del nucleo vestibolare mediale (NVM). Le fibre afferenti dalle
macule del sacculo e dell’utricolo raggiungono il nucleo vestibolare laterale (NVL). Alcune fibre afferenti
dalla macula del sacculo raggiungono il nucleo vestibolare inferiore (NVI).
40

PIVC (Corteccia parieto-insula- vestibolare).


T (talamo).
INC (nucleo interstiziale di cajal).
VN (nuclei vestibolari).

SISTEMI MOTORI: il sistema motorio è organizzato


gerarchicamente da una serie di strutture che collaborano all’implementazione di
piani motori. Ai livelli più bassi della gerarchia abbiamo i motoneuroni e gli
interneuroni del midollo spinale. Al vertice troviamo le aree della corteccia
cerebrale implicate nel movimento (corteccia motoria primaria, aree associative
motorie). Attraverso la loro interazione si arriva a tradurre lo scopo dell’azione in un movimento.
Muscoli —> l’azione è il risultato della stimolazione di un distretto muscolare detto anche effettore. I
muscoli sono attivati dai motoneuroni connessi alle fibre muscolari attraverso la giunzione
neuromuscolare.
Motoneuroni —> il nostro sistema nervoso comprende 2 classi di motoneuroni:
▪ Motoneuroni superiori: sono presenti a livello della corteccia cerebrale: da essi parte il segnale
verso quelli inferiori, che si trovano a livello del tronco encefalico e del midollo spinale, segnale che
poi proseguirà la sua corsa verso i muscoli.
▪ Motoneuroni inferiori possono essere di 3 tipi diversi:
Motoneuroni somatici: controllano il movimento e il tono muscolare (α, β, γ).
I motoneuroni alfa (α) innervano le fibre muscolari e producono la
contrazione delle fibre. I motoneuroni gamma (γ) fanno parte del sistema
propriocettivo e sono importanti per la percezione e la regolazione della
lunghezza delle fibre muscolari. I muscoli vengono attivati dai motoneuroni α.
Nel motoneurone α il potenziale d’azione (PA) provoca il rilascio di un
neurotrasmettitore —> l’aceticolina (Ach). Tale rilascio provoca la
contrazione delle fibre muscolari. I comandi che arrivano ai muscoli possono essere eccitatori o inibitori.
Per produrre un movimento i segnali eccitatori ad un muscolo sono accompagnati da quelli inibitori al
muscolo antagonista (es. bicipite-tricipite). —> L’input ai motoneuroni α proviene da una molteplicità di
fonti, tra cui input periferici dai fusi muscolari.
Afferenze dai fusi entrano nel midollo spinale attraverso le radici dorsali, creando sinapsi in corrispondenza
degli interneuroni spinali, che proiettano ai motoenutoni α efferenti. I motoneuroni α sono responsabili del
riflesso da stiramento o miotatico.
Motoneuroni speciali o branchiali: controllano i muscoli della testa e del collo.
Motoneuroni viscerali generali: coinvolti nel sistema nervoso autonomo.
CORTECCIA MOTORIA PRIMARIA (M1) —> SENSORIALE E MOTORIO (homunculus di Penflied)
SISTEMI MOTORI: Vie MOTORIE —> piramidali ed extrapiramidali (hanno origine in diversi nuclei):
1) Tratto corticospinale (piramidale) è cruciale nell’espressione del movimento volontario, comprende i
motoneuroni che proiettano al midollo motoneuroni. Parte dalla corteccia motoria primaria, mentre GLI
ALTRI NO. Esso ha origine da 3 diverse regioni della corteccia —> il 30% delle fibre hanno origine dal giro
precentrale (area 4, che viene definita come corteccia motoria primaria detta "MI" dove I è il numero
romano I).
Il 40% delle fibre ha origine dal giro postcentrale (che viene definito corteccia somatosensoriale primaria
[S-1] ed include le aree 3, 1 c 2). Il rimanente 30% delle fibre origina dalla regione immediatamente
rostrale al giro precentrale (area 6, chiamata area motoria supplementare [SMA] e la corteccia premotoria
[PMC]).
2) Tratto laterale, formato dal 90% delle fibre decussa al livello della giunzione midollo-bulbo.
Tratto anteriore, 8%, non incrociato.
Tratto laterale non incrociato, 2%, non decussa.
41
3) Tratto corticobulbare (piramidale): le fibre proiettano ai motoneuroni del tronco encefalico
fungendo da controllo per i neuroni dei nervi cranici. Il loro campo d’azione riguarda il movimento dei
muscoli facciali, oculari vocali/linguali.
4) Tratti extrapiramidali
-Tratto rubrospinale (origina dal nucleo rosso del mesencefalo), partecipa all’attività dei motoneuroni
che innervano muscoli flessori.
-Tratto tettospinale (origina dai collicoli superiori tetto del mesencefalo) partecipa ai cambiamenti
posturali in risposta a stimoli esterni.
-Tratti reticolospinali (origina dalla formazione reticolare del ponte e bulbo) esercita un controllo del
tono muscolare e dei movimenti volontari.
-Tratti vestibolospinali (origina dal nucleo vestibolare) esercita il controllo dei movimenti di rotazione
testa e scapole, più il sollevamento della testa e mantenimento della postura.

Sindrome del neurone motorio superiore: tale sindrome è il risultato


dell'interruzione delle vie motorie centrali che hanno origine a livello della corteccia
cerebrale. La lesione può avere luogo a livello della corteccia, della capsula interna,
della crus cerebri, del bulbo inferiore o anche a livello del funicolo laterale del
midollo spinale. I segni più classici comprendono: paralisi/debolezza (paresi) del
movimento a carico dei muscoli affetti, un marcato aumento nel tono muscolare
(ipertonia) accoppiato a spasticità (resistenza al movimento in una singola
direzione), vi è la presenza di riflessi anormali, come ad esempio il segno di
Babinski (estensione e disposizione a ventaglio dell'alluce, che è anche definita
come risposta plantare estensoria), dopo stimolazione lungo la pianta del piede con
un oggetto appuntito ed infine la diminuzione di alcuni riflessi, quale ad esempio il riflesso addominale.

AREE MOTORIE ASSOCIATIVE —> le principali proiezioni afferenti alla corteccia motoria.
Il cervelletto ed i gangli della base comunicano con la corteccia motoria primaria (M1) attraverso i nuclei
talamici ventrolaterale e ventrale anteriore.
-Area Premotoria (PMA): l’area premotoria si divide in una regione dorsale e una ventrale e
sembrerebbe implicata nell’esecuzione di azioni guidate dai sensi (es. prendere una tazza di caffè).
-Area Supplementare Motoria (SMA): l’SMA è di importanza cruciale nella
pianificazione di azioni. Questi neuroni scaricano prima dell’esecuzione di un movimento.
È coinvolta nel Decision-making motorio e dell’Inibizione risposta motoria inappropriata.
-CERVELLETTO (cerebellum): è caratterizzato da una grande densità cellulare con
oltre il 60% dei neuroni. L’output inizia in corrispondenza dei nuclei
cerebellari profondi per raggiungere il tronco dell’encefalo e la
corteccia cerebrale attraverso il talamo. Il cervelletto mantiene un
controllo ipsilaterale dei movimenti corporei.
3 strutture principali del cervelletto:
a) Il vestibolo-cervelletto: si occupano di equilibrio e coordinazione dei movimenti oculari con quelli del
corpo (es. il riflesso vestibolo-oculare).
b) Il neocervelletto: si occcupano della memoria procedurale e delle attività volontarie. Una lesione causa
disordini di coordinamento (atassia, difficoltà a toccarsi il naso con un dito).
c) Lo spinocervelletto: è importante per la regolazione muscolare, una lesione causa disturbi dell’equilibrio.
-GANGLI della BASE: sono un gruppo di 5 nuclei sottocorticali: nucleo caudato ed il putamen
(insieme formano lo striato), globo pallido, nucleo subtalamico e substantia nigra. L’input arriva
principalmente in corrispondenza del striato da parte della corteccia e della substantia nigra.
L’output coinvolge il segmento interno del globo pallido e parte della substantia nigra per ritornare indietro
in direzione della corteccia. Le rimanenti regioni lavorano per modulare l’attività di queste strutture.
Corteccia parietale posteriore: riceve informazioni dal sistema somatosensoriale , dalla corteccia uditiva e
visiva—> integrate e inviate alla corteccia motoria.
42
Corteccia prefrontale dorsolaterale: invia informazioni alla corteccia motoria
primaria e secondaria.
DISTURBI DEL CERVELLETTO (corteccia cerebellare):
ATASSIA: prevede errori nell’estensione, nella velocità, nella forza e nella
direzione del movimento, che risulta nella perdita della coordinazione
muscolare nel produrre movimenti regolari.
IPOTONIA: prevede la diminuzione del tono muscolare, viene associata con
danni a parti della corteccia cerebellare, ma le regioni specifiche non sono ancora note.
NISTAGAMO CEREBELLARE e ANDATURA ATASSICA: lesioni della regione del verme della corteccia
cerebellare o del nucleo fastigio possono risultare in nistagmo cerebellare. L'effetto è la conseguenza del
disturbo nelle afferenze al fascicolo longitudinale dai nuclei vestibolari. Ciò è causato dalla perdita o da una
modifica nelle afferenze ai nuclei vestibolari dal nucleo fastigio per effetto della lesione del nucleo fastigio o
delle regioni cerebellari corticali che proiettano al nucleo fastigio.
SINDROMI ASSOCIATE ALLA REGIONE MEDIANA DELLA CORTECCIA CEREBELLULARE: una lesione oppure
un tumore, come ad esempio un medulloblastoma, della regione vermale porterà ad un nistagmo e ad una
andatura instabile. Questa sindrome può essere spiegata in termini del bersaglio delle proiezioni
provenienti dalla regione mediana (vermale), in particolare, il nucleo fastigio ed i suoi bersagli, i nuclei
vestibolari e la formazione reticolare, le cui vie in ingresso sono disturbate/interrotte.
SINDROMI ASSOCIATE AGLI EMISFERI CEREBELLARI: tali sindromi includono l'asinergia, la scomposizione
del movimento, il tremore intenzionale e la disdiadocochinesia. Gli emisferi cerebellari proiettano verso il
nucleo dentato, che, a sua volta, invia segnali alla corteccia motoria via il VL del talamo. Una lesione di un
emisfero provocherà un disturbo nella retroazione con la corteccia motoria, che risulterà poi in sindromi
associate a movimenti intenzionali.

SISTEMA SENSORIMOTORIO (si occupa dell’output, il


quale parte dell’alto e arriva nei muscoli, in particolare nella
giunzione muscolare) —> AREE ASSOCIATIVE
SENSOMOTORIO: si occupa del controllo sensomotorio, nel
quale le informazioni che provengono dall’ambiente esterno o
interno prendono il nome di: feedback control. Le informazioni
generate internamente dal controllo motorio prendono il nome di: feedforward control.
Il controllo sensomotorio è plastico, subisce sempre cambiamenti. Affinché vi sia un
controllo sensomotorio effettivo vi dev’essere una corretta integrazione e processazione
dell’informazione. TUTTO CIÒ È GESTITO DALLA CORTECCIA MOTORIA PRIMARIA.

DISTURBI DEL MOVIMENTO (malattie dei gangli della base):


❖ Morbo di Parkinson: la malattia di Parkinson (PD) è una delle malattie
neurodegenerative più comuni insieme alla malattia di Alzheimer, colpisce circa
l'1% degli adulti di età superiore ai 60 anni ed è caratterizzata da sintomi
prodromici motori, tra cui bradicinesia, tremore a riposo e rigidità. È ben noto che
questa malattia è caratterizzato dalla morte neuronale principalmente nella
substantia nigra che comporta la perdita di dopamina e la conseguente riduzione
dei livelli di dopamina causa disfunzioni dei gangli della base e dei circuiti talamocorticali. La
perdita di dopamina determina sintomi motori (apatia, perdita espressività facciale, disturbi
cognitivi e del sonno) e non motori.
❖ Malattia (o còrea) di Huntington: la Malattia di Huntington (HD) è una malattia
neurodegenerativa ereditaria che colpisce il sistema nervoso centrale (SNC).
La neurodegenerazione inizia dall'atrofia dello striato, coinvolgendo il nucleo
caudato e il putamen, fino all'atrofia di regioni cerebrali diffuse che causano
sintomi motori, cognitivi e neuropsichiatrici. La caratteristica dei pazienti è il
disturbo del movimento ipercinetico, caratterizzato da contrazioni
involontarie irregolari, inoltre il processo neurodegenerativo porta ad altri
43
deficit nelle funzioni esecutive, nella memoria, nell'elaborazione delle emozioni e nella cognizione
sociale. I pazienti con tale malattia mostrano anche: apatia, irritabilità e depressione.
❖ Lesione aree motorie secondarie —> Aree motorie secondarie: l’area premotoria e l’area
supplementare motoria (SMA). Una lesione di queste regioni non causa emiplegia e/o paralisi ma
interferisce con l’esecuzione di azioni intenzionali e/o da eseguire in risposta a un comando
esterno, come ad esempio le aprassie, distinguiamo 2 tipi:
[Link] ideativa: deficit nell’uso di oggetti comuni o gesti d’uso quotidiano.
[Link] ideomotoria: deficit di imitazione dei gesti, non riesce a comprendere e seguire la sequenza
motoria.
❖ Emiballismo: comprende dei movimenti balistici violenti ed incontrollati dell'arto del lato
controlaterale. La lesione è di tipo discreto ed è localizzata all’interno del nucleo subtalamico forse
causato da un ictus circoscritto.
❖ Atetosi: implica movimenti contorcenti e lenti delle estremità.
❖ Distonia: caratterizzata da contrazioni sostenute dei muscoli assiali o craniali volontari dell’arto
che portano a posture anormali e movimenti ripetitivi di tipo contorcente.
Nel caso in cui i movimenti producano una grave torsione del collo o della cintura scapparle, si parla di una
forma di distonia che viene definita come: tremore torsionale.
❖ Discinesia tardiva: è caratterizzata da movimenti involontari facciali e della lingua. Vi sono
movimenti masticatori ripetitivi, e la lingua si muove irregolarmente dentro e fuori dalla bocca. Essa
non è il prodotto di lesioni ma, invece, viene indotta dalla somministrazione di farmaci atipsicotici,
come ad esempio l'aloperidolo (Haldol), che blocca la trasmissione sinaptica.
❖ Sindrome di Tourette: è caratterizzata dalla presenza di tic di tipo motorio e vocale. Le
caratteristiche dei tic motoriincludono brevi, improvvisi movimenti involontari di diverse parti del
corpo ([Link]. lo scrollare delle spalle, il girare in cerchio e lo sbattimento delle palpebre). I tic vocali
possono consistere in suoni dal tono irritante, l'espressione compulsiva di oscenità (detta
coprolalia), la ripetizione di parole (palilalia) e la ripetizione di parole dette da altri. In molti
pazienti, il disturbo si placa nell'età adulta precoce. In altri, il disturbo può placarsi solo per
riapparire in un momento successivo e poi persistere per il resto della vita. Evidenze supportano
possibili basi genetiche per questo disturbo.

PANORAMICA GENERALE:
44
52 Aree di Brodmann per primati umani e non-umani:

Aree 3, 1 e 2 - Corteccia somatosensoriale primaria (vengono elencate nella sequenza: "aree 3, 1, 2" per
convenzione S1)
Area 4 - area motoria primaria (M1)
Area 5 - area somatosensoriale secondaria
Area 6 - Corteccia premotoria e corteccia motoria supplementare (SMA corteccia motoria secondaria)
(area motoria supplementare)
Area 7 - Corteccia associativa somatosensoriale
Area 8 - Include i campi oculari frontali
Area 9 - Corteccia prefrontale dorsolaterale anteriore
Area 10 - Corteccia anteriore prefrontale (la parte più rostrale della circonvoluzione frontale superiore e
media)
Area 11 - Area orbitofrontale (circonvoluzione orbitale e circonvoluzione retta, più parte dell'area rostrale
della vista laterale circonvoluzione frontale superiore)
Area 12 - Area orbitofrontale (precedentemente inclusa nella BA11, è l'area tra la circonvoluzione frontale
superiore e il solco rostrale inferiore)
Area 13 e Area 14* - Parte del lobo dell'insula
Area 15* - Lobo temporale, parte anteriore
Area 16 – Suddivisione della corteccia cerebrale dei cercopitechi definita sulla base della citoarchitettura
Area 17 - Corteccia visiva primaria (V1)
Area 18 - Corteccia visiva secondaria (V2, V3 e V3A)
Area 19 - Corteccia visiva associativa (V4 e V5)
Area 20 - Circonvoluzione temporale inferiore
Area 21 - Circonvoluzione temporale media
Area 22 - Circonvoluzione temporale superiore, la sua parte caudale viene considerata come la sede
dell'area di Wernicke e percezione dell’udito
Area 23 - Corteccia posteriore del giro cingolato, parte ventrale.
Area 24 - Corteccia cingolata anteriore, parte ventrale
Area 25 - Corteccia subgenuale (coinvolta nella depressione, è parte della corteccia prefrontale
ventrocentrale)
Area 26 - Area ectosplenica della regione retrosplenica della corteccia cerebrale
Area 27 - Corteccia piriforme
Area 28 - Corteccia entorinale, parte posteriore
Area 29 - Giro cingolato, parte retrosplenica
Area 30 - Parte del giro cingolato
Area 31 - Corteccia cingolata posteriore, parte dorsale.
Area 32 - Corteccia cingolata anteriore, parte dorsale
Area 33 - Parte della corteccia cingolata anteriore
Area 34 - Corteccia entorinale anteriore (nella circonvoluzione paraippocam pale)
Area 35 - Corteccia peririnale (nella circonvoluzione paraippocampale)
Area 36 - Area ectorinale, adesso parte della corteccia peririnale (solco rinale)
45
Area 37 - Circonvoluzione fusiforme
Area 38 - Area temporopolare (è la parte più rostrale delle circonvoluzioni temporale superiore e media)
Area 39 - Giro angolare, considerata da alcuni come parte dell'area di Wernicke (circuito comprensione,
parola udita)
Area 40 - Circonvoluzione sopramarginale considerata da alcuni come parte dell'area di Wernicke
Aree 41 e 42 - Corteccia uditiva
Area 43 - Corteccia gustativa, area subcentrale (tra l'insula e la circonvoluzione post precentrale)
Area 44 - Opercolo, parte della circonvoluzione frontale inferiore e parte dell'area di Broca
Area 45 - Parte triangolare, parte della circonvoluzione frontale inferiore e parte dell'area di Broca,
importanti per la programmazione del parlato (circuito della produzione del linguaggio)
Area 46 - Corteccia prefrontale dorsolaterale
Area 47 - Porzione orbitale, parte della circonvoluzione frontale inferiore
Area 48 - Area retrosubiculare (piccola parte della superficie mediale del lobo temporale)
Area 49 - Area parasubiculare nei roditori
Area 52 - Area parainsulare (nella giunzione del lobo temporale con il lobo dell'insula) —> si trova soltanto
in primati non umani.

Articolo 1 —> “Neural Circuits of Interoception”.


“Circuiti neurali dell’interocezione”
Il concetto di interocezione: fu Sherrington (1906) il primo ad introdurre il termine interocettivo per
riferirsi ai sensi che trasmettono informazioni sullo stato interno del corpo. Ha incluso il gusto tra questi
sensi. Sherrington contrappose l'interocezione alla percezione esterocettiva, o la sensibilità agli stimoli
provenienti dall'esterno del corpo (compresi gli odori).
Molto è cambiato nella nostra comprensione dei processi interocettivi dai tempi di Sherrington. Ad
esempio, la gustazione non è sempre considerata un senso interocettivo. La gustazione e l'olfatto hanno
probabilmente un ruolo nei processi interocettivi. Tra le evoluzioni più salienti dei nostri concetti di
interocezione vi è un ampliamento del significato del termine. Il termine visceroception potrebbe forse
caratterizzare la visione classica. Tuttavia, l'interocezione è ora considerata come un processo che
comporta molto più che una percezione viscerale, e che include le sequenze emotive e cognitive degli stati
corporei interni e della regolazione.
I sensori Interocettivi: sebbene Sherrington considerasse gli stimoli adeguati per l'interocezione come
chimici, i recettori chemio rappresentano solo uno di una miriade di trasduttori sensoriali interocettivi.
Questi includono chemorecettori, osmorecettori, glucorecettori, meccanorecettori e recettori umorali,
nonché una serie di altri segnalatori di trasduzione, come le terminazioni nervose libere che mediano il
dolore viscerale e la sensazione di temperatura.
I chemorecettori: sono molto diffusi e sono sensibili a un'ampia varietà di stati chimici o sostanze. Un
esempio classico è la sensibilità del chemiorecettore del corpo carotideo a pCO2, pH e, in misura minore,
pO2, nella regolazione della respirazione e dei riflessi cardiovascolari. Questa chemiosensibilità è
probabilmente ottenuta, almeno in parte, attraverso canali ionici specifici, come i canali K+ 1 e 3
(TASK1/TASK3), che sono sensibili all'acidosi e pO2.
C'è anche una vasta gamma di chemiorecettori sensibili a una varietà di condizioni corporee e stati
metabolici; questi includono i glucorecettori centrali e periferici, i recettori termo-recettori, i recettori
gustativi e gli osmorecettori. Sia gli osmorecettori centrali che periferici, ad esempio, che sono sensibili alla
pressione osmotica locale (disidratazione cellulare), sono importanti nel provocare la sete e altri fattori di
aggiustamenti metabolici per compensare lo squilibrio idrico del corpo.
I recettori gustativi sono chemorecettori prototipici che sono sintonizzati su classi distinte di molecole
chimiche tastant attraverso il legame ai recettori G accoppiati alle proteine (ad esempio, dolcezza e umami)
o direttamente alle proteine del canale ionico (ad esempio, salsedine e amarezza). I recettori gustativi orali
possono essere considerati esterni perché percepiscono stimoli al di fuori del confine della superficie
corporea, e questo può anche essere il caso dei recettori gustativi intestinali che si trovano all'interno della
parete gastrica e intestinale. Tuttavia, l'ingestione (deglutizione) segna la decisione di spostare gli stimoli
nutrienti nel corpo, con implicazioni chiave per l'omeostasi e la sopravvivenza, forse fornendo una
46
demarcazione funzionale della transizione a un segnale interocettivo. È stato anche notato che le proiezioni
centrali dei neuroni gustativi al nucleo tractus solitarius (NTS) sono coerenti con altre vie interocettive.
Inoltre, è stato dimostrato che recettori del gusto amaro (TAS2Rs) e recettori olfattivi (ORs) risiedono
nella muscolatura liscia polmonare. I leganti di questi recettori rimangono poco chiari, ma possono
provenire sia da fonti esogene che endogene Questi risultati recenti suggeriscono l'esistenza di una vasta
rete del chemoreceptor che può rispondere sia ai leganti endogeni che esogeni. I recettori gustativi, in
contatto con i glucorecettori, gli osmorecettori, i recettori ormonali, contribuiscono significativamente alla
fame, alla sete e all'omeostasi metabolica.
I recettori umorali: gli ormoni possono avere sia effetti paracrine locali che effetti endocrini distanti. Nel
tratto gastrointestinale, la funzione classica degli ormoni è l'assunzione di cibo. Leptina, grelina e
colecistochinina hanno dimostrato di mediare la segnalazione affettiva neurale che controlla la fame, la
sazietà e l'assunzione di cibo.
Il continuum dell'interocezione: l'interocezione è un processo neurale che attraversa sensori
(meccanorecettori, termorecettori, chemiorecettori, osmorecettori, recettori umorali, glucorecettori e
terminazioni nervose libere), vie (vagale, craniale, sacrale, spinotalamo e somatosensoriale ), reti
(centrale e periferica autonomica, enterica, talamo-corticale, ipotalamo, limbico, sensomotore, salienza
e default), circuiti (appetitivo, affettivo, eccitazione, termico, nocicettivo, cognitivo, sociale e minaccia ),
e la consapevolezza (rilevamento, attenzione, intuizione, grandezza, discriminazione, accuratezza e
sensibilità). Ogni componente contribuisce al successivo. La consapevolezza interocettiva si basa su
rappresentazioni circuitali del sé corporeo interno (ad esempio, 'il mio corpo') e differisce da altre
rappresentazioni circuitali di altri oggetti viventi (ad esempio, 'cane', 'pianta').
Altri esempi di processi recettori umorali includono ormoni surrenali (epinefrina, adrenomedullina e
cortisolo) che hanno molteplici e diverse azioni sia sui siti del recettore centrale e peritoneale, e producono
una varietà di effetti eccitatori/simpatici (adrenalina) e vasocostrittore e altre azioni cardiovascolari
(adrenomedullina). Inoltre, una vasta gamma di recettori ormonali mediano le azioni delle secrezioni
endocrine centrali come l'ormone del rilascio della gonadotropina, l'ormone luteinizzante, l'ormone della
crescita, la vasopressina e l'ossitocina. Di notevole importanza è la presenza di una varietà di sistema
nervoso autonomo (ANS) e recettori endocrini sulle cellule immunitarie che sembrano esercitare potenti
influenze sulla funzione immunitaria e le reazioni infiammatorie, come quelli associati con l'asma e il vagale
anti-via infiammatoria.
I meccanorecettori specializzati: I barorecettori sono i meccanorecettori interocettivi prototipici, che
sono neuri sensibili all'allungamento all'interno dei gangli nodosi e petrosali, con processi recettori che si
estendono nell'aorta e nelle arterie carotidee. Il tratto di questi recettori innesca una raffica affettiva che a
sua volta innesca riflessi compensatori (diminuzione della frequenza cardiaca, contrattilità cardiaca e
resistenza vascolare).
Free Nerve Endings: i segnali per suscitare dolore così come il calore e il freddo possono essere rilevati
da terminazioni nervose libere associate a fibre Aδ e C che si proiettano in gran parte alla lamina I del
midollo spinale. Queste terminazioni nervose libere possono essere altamente Sensitizzate da una varietà
di biochimiche, come le prostaglandine, che sono associate a lesioni tissutali e reazioni immunitarie.
Possono tuttavia presentare una certa sensibilità termica o meccanica. La trasduzione nocicettiva e la
segnalazione possono essere migliorate da cellule specializzate di Schwann (gliale) che formano una
matrice simile a una maglia intorno alle terminazioni nervose libere. L'attivazione/inattivazione
optogenetica di queste cellule di Schwann aumenta/riduce il dolore meccanico. A questo proposito,
queste cellule di Schwann meccanosensibili esprimono un gene PIEZO, codificando un meccanorecettore
simile a quelli sopra discussi, che può essere rilevante per la loro Mechanosensitività nocicettiva
I percorsi afferenti/ascendenti e sistemi di segnalazione: dall'inizio del XX secolo sono stati
compiuti progressi nelle concezioni della regolazione viscerale, che era considerata in gran parte composta
da meccanismi riflessivi a basso livello. Cannon, per esempio, considerava il sistema 'interofectivo' come
autonomo perché agisce “automaticamente”, senza direzione dalla corteccia cerebrale.
I segnali interocettivi possono essere trasmessi ai substrati del sistema nervoso centrale (SNC) da vie
affettive sensoriali e messaggeri umorali. Il nervo vago è un condotto importante per i segnali interocettivi.
Afferenti viscerali sono anche trasportati in nervi cranici (V, VII, IX) e sacrali (S2-S4) radici dorsali. Molti
47
afferenti interoceptor, in particolare C e Aδ nociceptor afferenti, entrano nel cervello attraverso cervicale,
toracica e lombare radici dorsali, terminando in gran parte in lamina 1 nel corno dorsale, e sono quindi
trasmessi a siti bersaglio centrali più elevati come il talamo e l'insula attraverso vie spinotalamiche. Anche
nelle scimmie macache è stata segnalata una 'via diretta vagale ascendente vagale-attivata' dal NTS
all'insula e alla corteccia Somato-sensoriale secondaria. La segnalazione umorale può comportare azioni
dirette sul SNC (insulina e ghrelina effetti sulla fame) o può agire localmente nella periferia per innescare
ulteriori effetti (sensibilizzazione prostaglandina di nocicettori).
Le regioni cerebrali coinvolte nell'elaborazione interocettiva: Nell'uomo, il ruolo delle regioni
corticali e limbiche è ben caratterizzato, con meno enfasi sulla trasmissione di segnali interocettivi dal
corpo alle regioni del tronco cerebrale (ad esempio, NTS, PB). Nei modelli animali, compresi i roditori, il
ruolo della trasmissione del segnale interocettivo dal corpo alle regioni del tronco cerebrale (ad esempio,
NTS) è ben dettagliato, con meno enfasi sul ruolo della trasmissione del segnale nelle regioni corticali più
elevate. Le frecce ascendenti indicano la trasmissione del segnale afferente; le frecce discendenti indicano
la trasmissione del segnale efferente.
Abbreviazioni: Amy, amigdala; BG, gangli basali (compresi striato e caudato); CVO, organi
circumventricolari tra cui l'organo subfornicale (SFO), Organum vasculosum del terminalis lamina (OVLT) e
l'area postrema (AP); DMN, nucleo motore dorsale; Hipp, hippocampus; HPA, ipotalamo e ipofisi; Ins,
corteccia insulare; mPFC, corteccia prefrontale mediale (compresa la corteccia infra- e pre-limbica); NA,
nucleo ambiguo; NTS, nucleo tractus solitarius; OFC, corteccia orbitofrontale; PAG, grigio periacqueduttale;
PB, nucleo parabrachiale; RVLM, midollo ventrolaterale rostrale; SI/II, corteccia somatosensoriale primaria
e secondaria; vmPFC, corteccia prefrontale ventromediale.
La trasduzione sensoriale dall'intestino al cervello: il cervello percepisce gli stimoli dalle superfici del
corpo attraverso sensori epiteliali innervati. Nel lume dell'intestino, tuttavia, si pensava che gli stimoli
fossero trasmessi ai nervi solo attraverso la lenta azione paracrina degli ormoni. Fino al 2015, a nostra
conoscenza, non era stata descritta alcuna innervazione diretta di una cellula sensoriale epiteliale.
La fonte di questi neuropeptidi è la cellula enteroendocrina. Negli ultimi 10 anni, sono stati sviluppati
numerosi modelli di topi transgenici per identificare le cellule enteroendocrine. Questi modelli hanno
permesso la profilatura dei chemio-, del thermo-e dei mechanoreceptors in queste celle. I modelli delle
cellule enteroendocrine sono stati anche una base per scoprire che, oltre alla classica funzione endocrina
delle cellule enteroendocrine, queste cellule funzionano come trasduttori sensoriali e formano sinapsi in
tutto il tratto gastrointestinale. Più di due terzi delle cellule enteroendocrine entrano in contatto con i nervi
sensori PGP9,5-positivi nella mucosa intestinale, e nel colon queste cellule sinapsi utilizzano la
serotonina per trasdurre stimoli nocivi sui nervi spinali. Questi sensori epiteliali innervati sono conosciuti
come: cellule neuropod, le quali ricapitolano le connessioni con i neuroni sensoriali periferici anche quando
isolate dal topo e coculturate in vitro. L'ingresso del glucosio nella cellula neuropode stimola il rilascio del
neurotrasmettitore glutammato, che attiva recettori ionotropici vagali, fornendo una base molecolare per
una rapida trasduzione sensoriale intestino-cervello. Quando le cellule dei neuropodi vengono silenziate,
l'animale non può distinguere tra saccarosio e sucralosio, e quando le cellule dei neuropodi vengono
stimolate l'animale consuma sucralosio come se fosse un normale zucchero calorico. La cellula neuropod
utilizza 2 neurotrasmettitori: Gluta- mate e ATP, per trasmettere segnali da zuccheri e dolcificanti. La cella
del neuropod fornisce una base neurale per interoception dell'intestino.
I percorsi efferenti/discendenti e sistemi normativi: il sistema nervoso ha numerose vie di
segnalazione efferenti discendenti che possono influenzare lo stato dei sistemi di organi interni. Questi
segnali di 'comando' possono essere avviati centralmente o in modo riflessivo. Essi coprono tutti i sistemi
coinvolti nella trasmissione affettiva di segnali interocettivi, compresi i sistemi autonomi, endocrini e
endogeni.
-percorsi autonomici efferenti: il concetto di “rete centrale autonomica” (CAN), definito come
“componente integrante di un sistema di regolazione interna” attraverso il quale il cervello controlla le
risposte visceromotorie, neuroendocrini, dolorosi e comportamentali essenziali per la sopravvivenza, è ben
consolidato. I componenti principali della CAN includono la corteccia cingolata anteriore, la corteccia
insulare, il talamo, l'ipotalamo, l'amigdala, il grigio periacqueduttale (PAG), il nucleo parabrachiale,
48
NTS, il locus coeruleus e il midollo ventrolaterale, e questi hanno un impatto generale sul controllo
autonomo simpatico e parasimpatico degli stati interni.
Recenti studi di tracciamento del virus della rabbia retrogrado hanno fornito un mezzo utile per tracciare le
connessioni anatomiche dagli organi interni degli arti simpatici e parasimpatici dell'ANS ai nodi chiave
della CAN. Nelle scimmie, le iniezioni di virus della rabbia nel midollo surrenale (che produce epinefrina e
noradrenalina) hanno rivelato 3 reti corticali, queste reti corticoadrenali sono collegate tramite una serie di
3 sinapsi. Di conseguenza, le reti corticali che controllano la ghiandola surrenale sono più limitate nel ratto,
e queste originano dalla corteccia motoria primaria/secondaria e in misura minore dalle regioni sensoriali
tra cui la corteccia somatosensoriale primaria e l'insula. Cioè, le aree corticali che sono la principale fonte di
controllo cognitivo nella scimmia sembrano essere assenti nel ratto, indicando che la rete di connessioni
cervello-corpo è più diffusa nei primati.
Nei ratti, le iniezioni di virus della rabbia nello stomaco hanno identificato reti distinte nel cervello collegate
alla funzione simpatica e parasimpatica. I neuroni parasimpaticati si proiettano dall'insula rostrale e dalla
corteccia prefrontale mediale allo stomaco attraverso una serie di tre sinapsi, mentre i neuroni
simpaticamente attivi si proiettano dal motore primario/secondario e dalla corteccia somatosensoriale
primaria attraverso quattro sinapsi. Questa scoperta suggerisce che la regolazione dell'attività intestinale
può essere eseguita da reti corticali distinte e rafforza la probabilità che l'omeostatico, l'elaborazione
motivazionale ed affettiva dei segnali intestinali comprende un insieme complesso dei cicli di feedback
sensorimotor fra il cervello e la periferia.
Anche il sistema cardiovascolare è influenzato dalla CAN. La disfunzione di regioni di questa rete (in
particolare la corteccia insulare e la PAG) è stata associata a un aumento patologico dell'eccitazione
autonoma e a diverse malattie cardiache.
Il controllo reciproco del sistema endocrino: l'ipotalamo è una regione chiave che controlla numerose
funzioni cruciali per la sopravvivenza —> il metabolismo energetico, la termoregolazione, l'alimentazione
e la digestione, l'equilibrio dei fluidi e degli elettroliti, il ciclo del sonno-veglia e le risposte endocrine
riproduttive e di stress. Contiene una raccolta di popolazioni cellulari altamente diverse collegate
attraverso numerosi percorsi.
I nuclei parabrachiali (PBN) sono stazioni di collegamento chiave per l'ipotalamo che forniscono
informazioni ascendenti interocettive e segnali di feedback/controllo discendenti.
Le cellule neuroendocrine dell'ipotalamo controllano il rilascio di ormoni direttamente nel flusso sanguigno
ipofisario o indirettamente attraverso la regolazione delle cellule che producono ormoni della ghiandola
pituitaria anteriore attraverso una serie complessa di interazioni toniche e pulsatiliche.
La portata delle funzioni regolate da segnalazione ipotalamica può essere apprezzata in base alla gamma di
ormoni coinvolti, tra cui: corticotropins (risposte ormonali da stress),
gonadotropine (urogenitale e maturità riproduttiva),
tirotropine (sviluppo del cervello e delle ossa),
somatotropine (attività metabolica e muscolare) e lattotropi (produzione di latte).
Il controllo ipotalamico dell'omeostasi è visto come reattivo. Tuttavia, vi è una crescente consapevolezza
che l'ipotalamo può esercitare forme di controllo sia reattive che predittive, anche se questo concetto si
basa principalmente su funzioni non neuroendocrine.
Il controllo reciproco del sistema immunitario: esiste un meccanismo di controllo riflessivo mediante il
quale il SNC regola il sistema immunitario, sia in termini di risposte immunitarie che di progressione della
malattia infiammatoria. Secondo questo modello, l'infiammazione periferica induce segnali neurali
afferenti che convergono attraverso il nervo vago sul NTS (proiezioni ascendenti all'ipotalamo, amigdala,
striato, corteccia cingolata e corteccia insulare, anche se il ruolo preciso di queste regioni nella regolazione
della funzione immunitaria e la loro relazione con la segnalazione interocettiva non è chiaro).
Esiste anche un accoppiamento neurale diretto tra l'attivazione microgliale e monocita e i sistemi di effe-
tor neurale. Ad esempio, l'esposizione a minacce omeostatiche (stress ripetuto) porta all'attivazione
microgliale e al reclutamento di macrofagi nel cervello ed è stata collegata a cambiamenti nell'umore e al
comportamento.
L’integrazione di segnali interocettivi con processi di livello superiore —> consapevolezza: i
processi interocettivi si verificano al di sotto del livello di consapevolezza cosciente e gli esseri umani
49
raramente hanno accesso ad alta risoluzione a ciò che sta accadendo nel corpo in qualsiasi momento.
Invece, le percezioni coscienti dei segnali interocettivi sorgono quando l'omeostasi del corpo è perturbata
(per esempio, quando la respirazione accelera, i picchi di battito cardiaco, o la vescica è piena), o quando
qualcosa va male all'interno del corpo (quando sentiamo una minaccia interna come angina, nausea o
calcoli renali). La consapevolezza interocettiva consente quindi l'interpretazione consapevole di segnali
autorevoli e comportamenti regolatori adattativi; attualmente però non esistono modelli animali di
consapevolezza interocettiva.
Integrazione: l'interocezione è sempre più vista come un processo bidirezionale tra il cervello e il corpo, in
cui feedback multipli e loop feedforward portano a una rappresentazione interna del corpo. Il preciso
contributo dei segnali interocettivi alle componenti percettive, affettive e cognitive di queste
rappresentazioni è attualmente poco chiaro, anche se è probabile che sia radicato in costrutti come
l'eccitazione, attenzione, motivazione, memoria, competenza, emozione, lingua e cultura. In alcuni casi, le
percezioni illusorie possono essere attivate senza nemmeno manipolare i segnali interocettivi, fornendo
falsi feedback o manipolando il contesto ambientale. Tuttavia, la sensibilità percettiva per un segnale
potrebbe non essere generalizzata ad altri, ed è possibile che l'elaborazione del segnale interocettivo possa
avere un impatto sulla percezione esterocettiva, suggerendo che una migliore comprensione di come più
segnali sensoriali sono in- sarà essenziale per progredire ulteriormente.
Le osservazioni conclusive: l'interocezione coinvolge una vasta gamma di processi di segnalazione
afferenti che coprono sensori, percorsi, sistemi e circuiti. Questi percorsi di segnalazione hanno diverse
dinamiche temporali e modelli di interazioni. Di ulteriore importanza è il riconoscimento della modifica del
segnale afferente da vie efferenti reciproche che possono avere un impatto sull'ambiente interno
dell'organismo e, a sua volta, modulare la successiva segnalazione affettiva. I sistemi regolatori
interocettivi sono meglio concepiti come un insieme di circuiti reciproci afferenti/efferenti che sono
impegnati in un ciclo continuo di interazione. La ricerca futura dovrebbe essere affrontata elaborando
ulteriormente i percorsi multisynaptic e circuiti che collegano il SNC con gli organi interni del corpo,
chiarire le vie interocettive ascendenti che collegano NTS e afferenti spinali con regioni di ordine superiore
del SNC e capire come le interazioni tra i percorsi neurali e i circuiti di interocezione sono ottimizzati per
integrare le informazioni provenienti da tutti i segnali sensoriali in entrata, ed infine identificare come i
meccanismi neurali che influenzano l'elaborazione del segnale determinano se i segnali interocettivi
raggiungono o innescano la consapevolezza cosciente.

Articolo 2 —> “Interoception and Mental Health: A Roadmap”.


“Interocezione e salute mentale: una tabella di marcia”
L'interocezione si riferisce all'elaborazione degli stimoli corporei interni da parte del sistema nervoso. La
parcellazione dell'elaborazione dei segnali sensoriali da parte del sistema nervoso in interocezione,
propriocezione ed esterocezione è iniziata più di 100 anni fa. È importante sottolineare che l'interocezione
non si limita alla percezione cosciente o anche solo alle specifiche umane. Gli sforzi interdisciplinari per
eliminare le diverse caratteristiche dell'interocezione sono stati essenziali per progredire nelle neuroscienze
cognitive e cliniche.
I sistemi di interocezione corporea: l'elaborazione interocettiva si verifica in tutti i sistemi biologici
coinvolti nel mantenimento dell'omeostasi corporea, compresi i sistemi cardiovascolare, polmonare,
gastrointestinale), genito-urinario, notturno, chemiosensorio, osmotico, termoregolatorio, viscerale,
sistema immunitario e sistema autonomo.
Le caratteristiche dell’interocezione: l'interocezione non è un processo semplice,ha diverse
sfaccettature. L'atto di percepire, interpretare e integrare le informazioni sullo stato dei sistemi del corpo
interno può essere correlato a diversi elementi come l'attenzione interocettiva, la rilevazione, la
discriminazione, l'accuratezza, l'intuizione, la sensibilità e l'autorappresentazione. La maggior parte dei
processi interocettivi si verificano al di fuori del regno della consapevolezza. Gli elementi consapevolmente
sperimentati sono misurati clinicamente attraverso la relazione soggettiva, e ci sono pochi segni osservabili
interocettivi (ad esempio, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, dilatazione pupillare, vampate di
calore, perspirazione, piloerezione, riflessi notturni). Gli approcci sperimentali possono quantificare diversi
sistemi corporei e caratteristiche dell'elaborazione interocettiva. L'accesso all'intera gamma di segnali
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interocettivi comporta spesso approcci invasivi, che tendono a provocare perturbazioni fisiologiche e ad
indicizzare caratteristiche più obiettivamente misurabili.
L’importanza di una tassonomia interocettiva: non esiste una tassonomia generalmente condivisa per
la scienza dell'interocezione. Le definizioni variabili hanno reso difficile identificare le caratteristiche
oggetto dell'indagine, per non parlare della valutazione della qualità dei risultati. In base al numero di
sistemi fisiologici coinvolti, ci si potrebbe chiedere se i termini "interdiocezione" e "consapevolezza
interocettiva" siano troppo ampi. La consapevolezza interocettiva è un termine generico che è stato
utilizzato per descrivere un sottoscala di auto-segnalazione, ma è stato successivamente utilizzato per
comprendere qualsiasi funzionalità di interdiocezione accessibili all'auto-segnalazione cosciente. Un
aspetto chiave è l'importanza della percezione (cioè i segnali grezzi trasmessi dai sensori corporei) dalla
percezione.
Le indagini a più livelli: è necessario un approccio esteso che valuti più sistemi di organi interocettivi e/
o elementi. Gli esempi includono l'individuazione simultanea di numerose caratteristiche interocettive e
l'impiego di diversi compiti che convergono sulla stessa caratteristica (ad esempio, combinando valutazioni
dall'alto dell'attenzione interocettiva con approcci di perturbazione dal basso nello stesso individuo).
Sensing Perturbations: il mondo interiore ed esteriore del corpo fluttuano costantemente. Il sistema
nervoso monitora questi cambiamenti ambientali e risponde in modo adattivo per mantenere un equilibrio
omeostatico e promuovere la sopravvivenza. Poiché i disturbi psichiatrici spesso promuovono o riflettono
lo sviluppo di disturbi cronico-meostatici e allostatici, vi è la necessità di metodi in grado di provocare
perturbazioni omeostatiche. Tuttavia, l'interocezione non è semplicemente una trasformazione affettiva.
Il monitoraggio costante del cervello del corpo avviene in servizio di ottimizzazione della regolazione
omeostatica.
INTEGRAZIONE —> interocezione e specificità di dominio all'interno del cervello: ci sono
modi diversi di interpretare l'evoluzione della segnalazione del cervello e del corpo negli esseri umani.
L'elaborazione dell'input interocettivo potrebbe essere specifica del dominio, con l'elaborazione modulare
che si verifica in circuiti neurali specializzati, incapsulati (cardiaco, respiratorio, urinario, genitale, chimico,
ormonale) o accoppiato in modo divertente (cardiorespiratorio, genito-urinario) e integrato all'interno di un
singolo circuito neurale. Comprendere le origini e le funzioni adattative della specificità del dominio
interocettivo (se presente) potrebbe dirci come l'implementazione e l'implementazione di segnali
interocettivi da parte del sistema nervoso contribuisca alla salute mentale disordinata. Poiché la
segnalazione interocettiva coinvolge input affettivi ed efferenti attraverso più gerarchie all'interno del
sistema nervoso autonomo e centrale, identificare dove e come le disfunzioni di elaborazione
dell'informazione influenzano negativamente la salute mentale rappresenta un problema impegnativo.
I percorsi neurali di interocezione: diversi percorsi sono stati implicati nel trattamento neurale dei
segnali interocettivi, a partire da una ricca interfaccia tra afferenti autonomici e sistema nervoso centrale.
Le vie di trasmissione coinvolgono principalmente afferenti spinali, vagali e glossofaringei, con molteplici
livelli di elaborazione e integrazione nei gangli autonomici e nel midollo spinale. Diversi tronchi encefalici
(nucleo del tratto solitario, nucleo parabrachiale, e grigio periacqueduttale), subcorticale (talamo,
ipotalamo, ippocampo e amigdala), e le regioni corticali (insula e cortici Somato-sensoriali) rappresentano
regioni chiave di elaborazione affettiva.
Il collegamento di paradigmi tra unità di analisi: una sfida particolare quando si esamina
l'interocezione è il fatto che i segnali sensoriali afferenti sono integrati su diversi livelli (perifericamente,
all'interno del midollo spinale e sopraaspinalmente) per formare insiemi di mappe interocettive attraverso
diversi sistemi corporei. Il cervello sembra integrare informazioni che rappresentano stati particolari di
sistemi multipli simultaneamente (cardiaco, respiratorio, chimico, ormonale, nocicettivo) ed è imperativo
essere in grado di modellare e valutare comparativamente tali mappe. Un approccio potrebbe essere
quello di applicare misure che valutino simultaneamente più sistemi di organi o caratteristiche interocettive
o per registrare l'attività attraverso il cervello, il midollo spinale e gli organi periferici. Tuttavia, è anche
possibile che le valutazioni multisistema possano ridurre la specificità di alcuni disturbi e quindi non essere
necessarie. Ad esempio, alcuni pazienti con disturbo di panico possono manifestare dispnea ma non
palpitazioni. Localizzare e quindi indirizzare il dominio interocettivo disfunzionale diventerebbe più utile di
ampi interventi multisistema.
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Timing e ritmo nei circuiti interocettivi: le scale temporali e le ampiezze fisiologiche della
segnalazione interocettiva variano drasticamente. Essi variano anche tra gli individui, e per tutta la durata
della vita (ad esempio, aumento della frequenza cardiaca nei neonati/ bambini). Nonostante la varianza, il
cervello segue tali cambiamenti in sottoregioni simili, compreso l'insula, l'amigdala, il talamo e il tronco
cerebrale. Gli eventi ripetitivi sono un altro elemento importante per l'apprendimento, e mentre ci sono
numerosi studi classici sull'apprendimento viscerale a livello del sistema di organi perimetrali sappiamo
poco sulla mappatura centrale delle memorie viscerali apprese, specialmente nei disturbi psichiatrici.
Come può la ricerca sugli animali migliorare la comprensione dell'elaborazione
interocettiva umana? sebbene l'incapacità di misurare lo stato soggettivo degli esseri umani si traduca in
inferenze indirette, esistono compiti ben definiti. L'utilità principale dei modelli animali è la
sperimentazione di ipotesi di processi meccanicistici a livello biologico indipendenti dalla valutazione e dalla
cognizione. Questi includono l'esame degli effetti delle lesioni del sistema nervoso periferico o centrale
sulla fisiologia/comportamento, o la mappatura delle interazioni periferiche/centrali attraverso la
stimolazione di neuroni/circuiti selettivi utilizzando metodi optogenetici e la manipolazione mirata
dell'espressione genica per testare le proprietà genetiche. I modelli animali sono vantaggiosi in quanto
consentono l'identificazione di meccanismi neurali che possono essere distinti dai processi cognitivi
superiori (non mammiferi, rettili/uccelli) vs. mammiferi (topi/scimmie/scimmie/scimpanzé), invertebrati
(polpo) vs. vertebrati (pesci/scimmie). Lo studio dell'interocezione nei primati non umani offre interessanti
opportunità. Le indagini in quest'area sono state incentrate principalmente sulla codifica neurale della
stimolazione afferente barorecettiva e sul tracciato dei circuiti neuroanatomici. Meno studi hanno
esaminato le relazioni tra la manipolazione meccanicistica delle esperienze interocettive e la
rappresentazione neurale in questi animali per le eccezioni.
Intercettazione sulle comunicazioni cervello-corpo: l’interocezione si manifesta dalla
conversazione tra il corpo e cervello attraverso cicli di feedback affettivi ed efferenti. Ascoltare questo
processo richiede approcci diversi.
Le perturbazioni periferiche sono utilizzate per stimolare il trasferimento afferente dal basso verso l'alto
delle informazioni, di solito di origine meccanica, chimica, o ormonale.
Le perturbazioni centrali per sondare i processi top-down efferenti hanno coinvolto la regolazione selettiva
dell'attenzione e, meno comunemente, le manipolazioni dell'aspettativa come la consegna placebo/sham.
La risonanza magnetica funzionale, la tomografia a emissione di positroni e l'elettroencefalografia hanno
fornito i mezzi principali per valutare i circuiti neurali. Tuttavia, una serie di nuovi strumenti è in grado di
inibire, stimolare o modulare l'attività delle reti cerebrali intelligenti. I metodi non invasivi comprendono
l'applicazione della stimolazione magnetica transcranica, la stimolazione a corrente continua e alternata
trans-cranica, la stimolazione a bassi ultrasuoni focalizzati sull'intensità, campi elettrici temporalmente
interferenti, stimolazione del nervo vago transcutaneo, presentazione di informazioni durante le diverse
fasi dei ritmi viscerali (sistole cardiache vs. diastole) e valutazione della segnalazione corticocardica. Un
punto importante è che molte delle strutture cerebrali critiche sono difficili da modulare non
invasivamente perché si trovano in profondità all'interno del cervello o vicino alla linea mediana. Le misure
invasive non condividono questa limitazione e, sebbene la loro implementazione sia guidata da
preoccupazioni cliniche, possono fornire importanti informazioni. Questi includono la stimolazione del
nervo vago impiantata, la stimolazione cerebrale diretta e le registrazioni degli elettrodi intracranici.
L'uso di metodi sperimentali per modulare le aspettative, come placebo e simulazioni, è fondamentale.
Questi metodi aiuteranno a determinare la sensibilità dei cicli di feedback afferenti/efferenti dei pazienti
psichiatrici e di altri pazienti clinici ai processi che richiedono integrazioni del contesto ambientale con i
segnali corpo-cervello. Infine, il neurofeedback (ad esempio, la risonanza magnetica funzionale,
l'elettroencefalogramma) rappresenta un'opportunità entusiasmante per partecipare alla conversazione
cervello-corpo misurando e modulando simultaneamente le regioni cerebrali durante il trattamento;
equipaggiati con questi strumenti, il futuro sembra promettente, ma per progredire devono essere
accoppiati con modelli migliori di funzione cerebrale.
Le teorie computazionali di interocezione: l'identificazione dello stato del corpo rappresenta un
problema che non può essere risolto con il puro rilevamento perché i segnali afferenti dai sensori del corpo
(interosensazioni) non sono solo rumorosi ma spesso ambigui. Recenti teorie computazionali suggeriscono
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che l'interocezione distribuisce l'inferenza bayesiana per affrontare questa sfida. Si presume che il cervello
costruisca un cosiddetto modello generativo di interosensazioni che combina una mappatura predittiva
(da stati corporei nascosti a interosensazioni) con informazioni precedenti (credenze o aspettative sugli
stati corporei rappresentati come distribuzioni di probabilità). Questa visione è supportata dai risultati che
la percezione interocettiva è modellata dalle aspettative e da argomenti teorici che suggeriscono l'inferenza
bayesiana come principio unificante per l'interocezione e l'esterocezione.
Un altro argomento a sostegno di una visione bayesiana sull’interocezione è la regolazione (o controllo) del
corpo. In parole povere, se il cervello non fosse in grado di risolvere l'ambiguità delle interosensazioni,
incontrerebbe difficoltà nella scelta di azioni appropriate per proteggere l'omeostasi. In termini di teoria
dell'informazione, la sfida di mantenere gli stati corporei entro stretti intervalli omeostatici corrisponde alla
scelta di azioni che minimizzano la media a lungo termine. Suscitare reazioni che riducono al minimo la
sorpresa (ripristino dell'omeostasi) cambia lo stato corporeo e quindi interosensazioni. Ciò significa che
l'inferenza e il controllo degli stati corporei formano un ciclo chiuso. I cicli di controllo dell'inferenza che
minimizzano la surprise interocettiva possono essere espressi come modelli bayesiani gerarchici (HBM).
Essi sono candidati plausibili dato che i circuiti interocettivi sono strutturati gerarchicamente. Rispetto alle
ipotesi generali, gli HBM impiegano una piccola serie di grandezze computazionali-previsioni, errori di
previsione e precisioni. Queste quantità possono supportare la minimizzazione della sorpresa in due modi:
regolando le credenze (distribuzioni di probabilità) in tutta la gerarchia (codifica predittiva) o impegnando
azioni che soddisfano le credenze sugli stati corporei (inferenza attiva).
Gli HBM supportano sia il controllo omeostatico (reattivo) che allostatico (prospettico). Riconsiderare gli
insiemi omeostatici classici come credenze (cioè rappresentazioni probabilistiche di stati corporei
presunti/desiderati) consente una regolazione reattiva nella parte inferiore della gerarchia; qui, gli errori
predittivi provocano azioni riflesse che minimizzano la momentanea sopraffazione interocettiva. La
regolazione allostatica su scale temporali più lunghe è ottenuta attraverso la modulazione delle credenze
omeostatiche da stati inferti o precostituiti segnalati da livelli gerarchici più elevati. È importante
sottolineare che la precisione delle credenze determina la forza/ritmo delle azioni correttive cioè, più
stretta è la gamma prevista di stato corporeo, più vigorosa è l'azione normativa suscitata. Ciò offre una
nuova spiegazione dei fenomeni psicosomatici e degli effetti placebo.
In sintesi, una prospettiva bayesiana gerarchica unifica l'interocezione e il controllo
omeostatico/allostatico sotto gli stessi principi computazionali. Ciò fornisce una base concettuale per la
psicosomatica computazionale e supporta una tassonomia dei processi patologici. Un avvertimento è che
l'evidenza empirica per i principi gerarchici bayesiani di interocezione e controllo omeostatico/allostatico è
indiretta finora.
PSICOPATOLOGIA —> psicopatologia interocettiva: diversi modelli concettuali ed euristici hanno
collegato le funzioni distopiche dell'interocezione alle condizioni di salute mentale. I disturbi dell'umore e
dell'ansia sono stati collegati a fallimenti per anticipare i cambiamenti negli stati interocettivi. I disturbi
alimentari mostrano comportamentali e neurali anomalie nell'elaborazione interocettiva, in particolare nel
contesto dell'anticipazione calorica, anche se non è chiaro se ciò sia dovuto a una segnalazione affettiva
alterata, a un trattamento sensoriale centrale alterato, a un temperamento anormale e/o a una
metacognizione. La tossicodipendenza, caratterizzata da disturbi interocettivi, ha una sovrapposizione di
circuiti neurali e risposte anormali ai segnali interocettivi.
La disfunzione interocettiva svolge un ruolo cruciale in condizioni come il disturbo da stress post-
traumatico e i disturbi dei sintomi somatici.
In alternativa, si può usare un approccio di psicopatologia dimensionale per collegare i processi sottostanti
alla distopia interocettiva ai disturbi psichiatrici. Indagini interocettive in popolazioni di salute mentale
potrebbero rivelare evidenza di:
1) pregiudizio dell'attenzione (ipervigilanza),
2) sensibilità fisiologica distorta (stima della magnitudine smussata o aumentata in risposta a una
perturbazione),
3) bias cognitivo (catastrofizzazione in risposta a uno stimolo anticipato),
4) sensibilità anormale (tendenza a etichettare le proprie esperienze in un modo particolare),
5) visione compromessa (scarsa corrispondenza fiducia-precisione su un compito).
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Determinare se i processi interocettivi sono una causa o una conseguenza della psicopatologia dello
sviluppo, e quali fattori potrebbero influenzare questo sviluppo (come lo stress o il dolore nella vita
iniziale), sarà un'area importante per la ricerca futura.

I test interocettivi e/o biomarcatori: poichè l'interocezione è un processo che collega corpo e cervello,
è concepibile che misure oggettive di questo processo possano servire come indicatori biologici degli stati
di malattia. Tuttavia, vi sono prove limitate per i predittori interocettivi dello stato diagnostico, prognostico
o di trattamento. I biomarcatori, sono quelli derivati dalla rappresentazione del neuro o dalle misure del
sangue, dovrebbero essere sensibili, specifici e non influenzati dalle influenze conoscitive ed
impressionabili. Tuttavia, sembra concepibile che le misure interocettive più clinicamente sensibili possano
derivare da sonde che perturbano le funzioni fisiologiche per impegnare specifici effetti metacognitivi e/o
aspettative sugli stati corporei. Tali misure potrebbero facilitare i test di diagnosi differenziale rivelando la
presenza di disfunzione interocettiva del biologico (all'interno di un sistema fisiologico o sistemi),
psicologico (ad esempio, aspettative eccessivamente precise su stati corporei), o metacognitivo (ad
esempio, credenze di auto-efficacia discrepanti per quanto riguarda la regolazione omeostatica/allostatica)
origine. Questo approccio potrebbe essere visto come analogo a un test di stress cardiaco, in modo tale che
sia necessario un adeguato impegno del sistema in condizioni ecologicamente valide per misurare la sua
disfunzione. L'applicazione più comune della valutazione interocettiva nella pratica clinica corrente si
verifica durante la psicoterapia dell'esposizione interocettiva per il disturbo di panico. Durante questa
procedura, i pazienti autoinducono varietà di sintomi interocettivi tramite manipolazioni a bassa
eccitazione (ad esempio, iperventilazione, esecuzione di salti, filatura in una sedia, respirazione attraverso
una cannuccia) mentre il clinico monitora il loro livello di disagio soggettivo. Purtroppo queste
manipolazioni non riescono a riprodurre adeguatamente la risposta di paura, forse perché il paziente
mantiene il pieno controllo sulla stimolazione (il paziente può smettere in qualsiasi momento) e la
perturbazione rimane prevedibile con incertezza, sollevando la questione se modulazione
sia l'omeostasi fisiologica che la percezione della controllabilità potrebbero migliorare ulteriormente la
validità ecologica e l'efficacia delle esposizioni interocettive. Un test per verificare una terapia di
esposizione interocettiva per il disturbo di panico comporta il completamento di un paradigma di
elusione comportamentale standardizzato. In questo contesto, il grado di tolleranza all'essere racchiusi in
una piccola camera oscura per 10 minuti potrebbe fornire prove comportamentali che verificano la
tolleranza ai fattori scatenanti della disregolazione Intero-ceptiva. Vi sono anche prove sperimentali che la
terapia farmacologica interocettiva dell'esposizione può ridurre la gravità dei sintomi del disturbo d'ansia
sia come monoterapia o come approccio aumentativo. Tuttavia, ci sono pochi studi di queste procedure fino
ad oggi, l'impatto di tali interventi sui risultati a lungo termine (ad esempio, 6 mesi o oltre) sono sconosciuti,
e nessuno di questi approcci si è tradotto in pratica clinica.
Trattamenti attuali rilevanti per l'interocezione: tra le terapie disponibili con base interocettiva vi
sono le farmacoterapie che modulano direttamente la fisiologia interocettiva. Gli esempi includono blocco
adrenergico (propranololo) o agonismo (yohimbina), stimolanti (metil-fenidato), benzodiazepine,
miorilassanti, e oppioidi. Un 2° esempio è la terapia comportamentale cognitiva con l'esposizione e la
prevenzione della risposta per invertire o attenuare le paure condizionate o formare nuove associazioni
apprese. È utile per migliorare i pregiudizi cognitivi in numerosi disturbi, tra cui depressione, disturbo
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ossessivo-compulsivo, disturbo da stress post-traumatico (terapia di esposizione specificamente
prolungata), sindrome dell'intestino irritabile e dolore cronico. L'esposizione interocettiva è un esempio
speciale dimostrato per essere efficace nei disordini specifici (particolarmente disordine di panico). La
terapia comportamentale di attivazione per la depressione a volte include l'esposizione alle esperienze con
valore interocettivo positivo. Un 3° esempio è l'addestramento respiratorio assistito dalla capnometria.
Sulla base del presupposto che l’ipoapnia sostenuta risultante dall'iperventilazione sia un meccanismo
chiave nella produzione e nel mantenimento del panico, la terapia assistita da capnografia dell'anidride
carbonica mira ad aiutare i pazienti ad aumentare volontariamente la pressione parziale di anidride
carbonica e tollera la variabilità fisiologica associata al panico. Come 4° esempio, la riduzione dello stress
basata sulla consapevolezza, lo yoga e altri trattamenti basati sulla meditazione/movimento possono
essere volti a migliorare la consapevolezza metacognitiva delle connessioni mente-corpo assistendo
sistematicamente alle sensazioni di respirazione, cognizioni, e/o altri stati del corpo modulati (stretching
muscolare).
Trattamenti Interocettivi all'Orizzonte: diverse tecnologie emergenti possono avere rilevanza per
l'interocezione e la salute mentale, tra cui Floatation-REST (terapia di stimolazione ambientale ridotta) e
approcci di perturbazione.
Galleggiamento-RIPOS: questo intervento, che attenua l'input sensoriale esterocettivo al sistema
nervoso, sembra anche non invasivamente migliorare l'esposizione a sensazioni Intero- ceptive come il
respiro e il battito cardiaco. I dati preliminari suggeriscono che una singola sessione di 1 ora ha un effetto a
breve termine ansiolitico e antidepressivo nei pazienti con ansia da comorbidità e depressione, ma sono
necessarie ricerche per valutare la sicurezza, la fattibilità e il potenziale di efficacia a lungo termine nelle
popolazioni psichiatriche.
Approcci di perturbazione: i carichi respiratori inspiratori, la termomodulazione del corpo centrale e la
stimolazione del nervo vago transcutaneo, sono diversi approcci in attesa di ulteriori indagini. Questi
approcci possono migliorare il rapporto segnale-rumore e facilitare l'apprendimento interocettivo. Un
aspetto chiave nel discernimento efficacia clinica di qualsiasi perturbazione può essere la misura in cui il
paziente percepisce controllabilità sopra l'intervento ed è disposto/in grado di cedere questo parametro
nel trattamento. Gli interventi in cui i comportamenti di evasione o di prevenzione attiva sono misurabili
possono fornire informazioni particolarmente significative.
ROADMAP —> la strada da percorrere: l'interocezione comporta un alto grado di connettività
all'interno del cervello. Sembra essere legato al sé e alla sopravvivenza attraverso il mantenimento
omeostatico del corpo. Il quadro concettuale per indagare l'interocezione può sovrapporsi ad altri
processi, tra cui l'emozione e il dolore, perché ciascuno è integrale per mantenere l'omeostasi corporea.
Uno sforzo importante può comportare l'identificazione di quali sistemi neurali per interocezione,
emozione, cognizione e dolore si sovrappongono, interdigitano o addirittura sono identici. È necessario
uno sforzo per definire la nomenclatura neurofisiologica, i criteri fondamentali, le caratteristiche comuni,
gli aspetti dello sviluppo, i fattori di modulazione, le conseguenze funzionali e i meccanismi patofisiologici
presunti di interocezione nei disturbi della salute mentale. Un ulteriore lavoro empirico sarà fondamentale
per delineare come l'interdipendenza può essere mappata a misure, modelli e approcci di salute mentale, e
devono essere stabiliti parametri di riferimento per il successo/fallimento. Sono stati descritti modelli di
elaborazione interocettiva che migliorano i concetti tradizionali di stimolo, elaborazione sensorimotoria e
funzione di risposta, ma questi modelli rimangono teorici e attendono ulteriori test. Pertanto, il documento
attuale è meglio visto come un work in progress.

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