Mercati e Strumenti Finanziari
Mercati e Strumenti Finanziari
Un mercato finanziario è “un luogo” di incontro tra operatori (non fisico ma ormai telematico). Cosa sono gli
operatori? Sono quei soggetti che da un lato hanno un fabbisogno finanziario da soddisfare, in economia
vengono chiamati “operatori in deficit” - tipicamente sono le imprese e lo Stato (pubblica amministrazione)
non a caso le imprese si finanziano emettendo obbligazioni e azioni mentre lo Stato emettendo titoli -
dall’altro lato ci sono gli operatori in surplus, quei soggetti che non hanno un fabbisogno finanziario ma
delle eccedenze di liquidità (hanno quindi dei risparmi). Dunque, il mercato finanziario è il luogo di incontro
dove si cerca di incrociare due bisogni diversi: - Il bisogno di finanziare la propria attività - Il bisogno di
investire le proprie risorse finanziarie-risparmi per altri operatori.
Si usa il termine mercati diretti perché in linea teorica si immagina uno scambio diretto tra gli operatori in
deficit e gli operatori in surplus. Ma in realtà i mercati finanziari reali non funzionano così (l’investitore non
va in cerca dell’azienda da finanziare). Questo mercato è dunque il luogo di incontro tra operatori in surplus
e operatori in deficit, dove vengono negoziati-scambiati i cosiddetti strumenti finanziari, i quali si dividono in
quattro principali categorie:
L’alternativa sono i mercati indiretti dove gli scambi non avvengono in modo diretto ma sono intermediati
dalla banca che non mette solamente le parti in contatto e non sposta solamente le risorse finanziarie ma la
banca svolge un lavoro qualitativo, raccogliendo un risparmio a vista dopodiché l’impresa concede un
prestito a lungo termine.
Più che alternative si tratta di canali complementari perché ad esempio un’impresa può non riuscire a
ottenere tutto dalla banca e può soddisfarsi con ulteriori strumenti finanziari e quindi i due canali tendono a
integrarsi l’uno con l’altro. Inoltre, spesso la presenza della banca aiuta i creditori che sono più tutelati dalla
presenza della banca.
Mercati finanziari e intermediari finanziari nella realtà sono strettamente collegati - in altri termini - i
mercati finanziari per funzionare hanno bisogno degli intermediari finanziari, come gli intermediari
finanziari hanno bisogno dei mercati finanziari per “guadagnare”. Quando decidiamo di investire i nostri
risparmi in determinati strumenti finanziari, dobbiamo transitare attraverso la banca, sarà quindi la banca
ad eseguire l’acquisto per conto nostro. Quindi non c’è competizione tra mercati finanziari e intermediari
finanziari, ma c’è una collaborazione.
I mercati finanziari funzionano se c’è qualcuno che emette degli strumenti finanziari sul mercato ed è
proprio questo il mercato primario, questi strumenti si scambiano ed è questo il mercato secondario, ma qui
come si vende? Anche qui con un intermediario abilitato ad esempio se voglio comprare titoli di stato mi
rivolgo alla banca che mi fa acquistare i BTP (obbligazioni dello stato ovvero i buoni del tesoro) e sono
proprio gli intermediari a far funzionare i mercati. Intermediari e mercati vanno visti assieme non in modo
separato. Se da un lato gli intermediari finanziari hanno questo ruolo importante nel consentire il
funzionamento del mercato primario e secondario, ricordiamo che gli intermediari finanziari sono a loro
volta emittenti per esempio di obbligazioni. Quindi gli intermediari come abbiamo detto sono emittenti ma
sono anche investitori, pensiamo ai fondi di investimento o alle imprese di assicurazione - da un lato, infatti,
io posso investire i miei risparmi sulle azioni di un’impresa di assicurazione e allo stesso tempo l’impresa di
assicurazione investe i premi che raccoglie dagli assicurati in strumenti f finanziari.
Per valutare i mercati finanziari bisogna analizzarne l’efficienza che può essere di diverso tipo:
Efficienza valutativa, si intende il momento in cui il prezzo di uno strumento finanziario riflette
esattamente il suo valore intrinseco cioè il valore che dipende dalla redditività futura dell’impresa
(una sorta di aspettativa), quando questo accade, da un punto di vista teorico è la soluzione
ottimale, da un punto di vista pratico è invece irrealizzabile, perché non si basa sulla redditività
passata (che possiamo leggere sui bilanci) ma sulla redditività futura, dobbiamo dunque fare una
previsione (esempio covid - imprevedibile - che ha impattato in modo stravolgente su molte
imprese). Un mercato è tanto più efficiente tanto più tutte le informazioni che in qualche modo
ne possono influenzare l’andamento sono disponibili a tutti gli operatori. Ma il mercato perfetto
non esiste! Se così fosse il prezzo per uno strumento finanziario sarebbe uguale a tutti gli altri e
nessuno potrebbe giocare, vincere o perdere con gli investimenti. Ad esempio qualcuno
guadagna perché ha informazioni che altri non hanno e lo comprano in momenti in cui il prezzo è
basso e così ci guadagneranno.
Efficienza informativa quando le decisioni degli operatori dipendono dalle informazioni che
hanno a disposizione; gli studi di finanza hanno individuato tre livelli di efficienza:
o Debole quella in cui sostanzialmente l’investitore dispone solo delle informazioni a titolo
consuntivo ovvero valutare l’andamento futuro dei prezzi di un titolo guardando
l’andamento passato, ma non è sempre così
o Semi forte si ipotizza che gli operatori possano operare avendo a disposizione tutte le
informazioni di natura pubblica (quelle disponibili per tutti)
o Forte esistono delle informazioni che sono riservate (non sono pubbliche, il che non
significa che non siano disponibili), è un obiettivo molto difficile da raggiungere e disponibili
solo per certi soggetti (esempio presidente e vaccino covid con gli amministratori delle
società farmaceutiche che hanno comprato azioni giorni prima dell’approvazione del
vaccino).
DIRETTIVA MIFID2 (due perche è la correzione della prima): 2 va ad individuare una serie di mercati e li
chiama con etichette diverse, e ne individua tre: (sedi di negoziazione)
Abbiamo già detto che i mercati finanziari sono molto più complessi: ci sono operatori che sono in grado di
negoziare in conto proprio; per esempio se io telefono alla mia banca per comprare dei titoli di stato o
obbligazioni/azioni può essere che la banca mi venda i titoli in quanto li ha in portafoglio, e non perché li va
ad acquistare su un mercato regolamentato, queste si chiamano sedi di esecuzione e qui le direttive
europee introducono la figura:
• Dell’internalizzatore sistematico, ma attenzione: dire che una banca di fronte ad una richiesta di un
cliente di acquistare dei titoli è in grado di venderli direttamente, non significa che automaticamente quella
banca è un internalizzatore sistematico, ma per sistematico intendiamo dire che la banca in qualche modo
è essa stessa un mercato con delle regole e che sistematicamente è in grado di negoziare strumenti
finanziari, quindi sicuramente, una banca o un impresa di investimento che è un internalizzatore
sistematico, è anche un dealer, ma non è detto il contrario; sostanzialmente la direttiva europea non fa
altro che prendere atto del fatto che esistono intermediari finanziari che proprio per la dimensione che
hanno e per il numero di clienti che hanno di fatto sono in grado di organizzare un mercato autonomo e di
gestire internamente le transazioni dei loro clienti. Anche qui la vigilanza spetta alla CONSOB, se si va sul
sito della CONSOB troveremo l’elenco degli internalizzatori sistematici.
A livello residuale invece, possiamo immaginare che una quota di scambi avvenga :
• over the counter (fuori dal mercato/recinto), e qui possiamo trarre una considerazione: in base alla
regolamentazione europea non esiste l’obbligo di concentrazione degli scambi, abbiamo un
frammentazione degli scambi/negoziazioni, operano fuori dai mercati regolamentati, quindi saranno grandi
investitori che sanno come muoversi e quindi non hanno bisogno di essere tutelati.
Ma quale potrebbe essere il vantaggio di tutte queste pluralità di sedi? Si crea più concorrenza, quindi è una
concorrenza che spinge all’efficienza, e di conseguenza si spinge a minori costi per gli operatori, un mercato
infatti è competitivo in base al costo, questo favorisce l’ingresso di nuovi operatori nei mercati con il rischio
però di accettare operatori non affidabili.
2.1 I titoli di debito
Si parla di una tipologia di strumenti finanziari che può assumere moltissime configurazioni, in particolare se
ci riferiamo ai titoli emessi da soggetti privati, mentre quando si fa riferimento ai titoli di stato, vi sono delle
categorie ben definite. 1. Lo Stato, il debito pubblico viene finanziato attraverso l’emissione di titoli, e la
Banca Centrale Europea è il principale finanziatore, circolo vizioso , si emottono nuovi titoli per pagare i
vecchi.
2. Le banche: producono la materia prima per i mercati finanziari essendo i principali emittenti di
obbligazioni. L’emissione di obbligazioni dalle banche rispondono a norme che sono specifiche e che
troviamo nel TUF (testo unico finanziario), esse rappresentano la gestione caratteristica della banca stessa
visto che l’attività bancaria consiste anche nella raccolta del risparmio).
3. I titoli di debito emessi da altre categorie di soggetti che non sono lo Stato, sono strumenti finanziari che
possono avere le caratteristiche più disparate/divise, quindi è difficile standardizzare questi strumenti
finanziari - sia breve termine che a scadenza lunga,
I titoli di debito hanno tutti un tasso di interesse nominale (che sia fisso o variabile)? In realtà no. Ci sono
anche i cosiddetti titoli zero coupon (titoli senza cedola), come i BOT (buoni ordinari del tesoro) dove il
rendimento non sta nella cedola, ma sta nella differenza tra prezzo di emissione e valore nominale, per cui
se io investo in BOT e pago un valore pari a 99, quando scade incasso 100. Oggi però siamo in una
situazione di mercato con tassi negativi quindi troviamo BOT con emissione pari a 101 e che verranno
rimborsati a 100. QUAL è IL TITOLO Più RISCHIOSO?--> TITOLI ZERO COUPON, perché non recuperi man
mano l’investimento, e quindi il rischio di recupero investimento è maggiore.
Dobbiamo quindi classificare le principali caratteristiche di quesi titoli, tenendo presente che dalla
combinazione di tutte queste caratteristiche viene fuori lo strumento che poi troviamo sul mercato e su cui
ogni investitore può decidere di investire:
Un primo aspetto importante che distingue le diverse tipologie di titoli di debito, riguarda il tasso di
interesse e parliamo di tasso di interesse nominale; esso deve essere declinato in termini di periodicità, vi
sono infatti dei titoli di stato emessi ad un tasso nominale con cedola semestrale, questo vuol dire che se il
tasso di interesse nominale annuo sarà per esempio pari al 5%, e se dico che la cedola è semestrale,
significa che il tasso nominale periodico semestrale è del 2.5% ; bisogna dunque verificare sempre di che
tasso stiamo parlando (normalmente per una questione di trasparenza si ragiona sempre su tassi di
interesse annui). Questo tasso di interesse nominale può assumere diverse configurazioni:
1. Tasso nominale fisso: titoli di stato e obbligazioni emesse a tasso fisso: normalmente si fa
riferimento ad un tasso costante, dunque se emetto un titolo con scadenza 10 anni a tasso
nominale annuo del 5%, con cedola semestrale, significa che l’investitore, ogni 6 mesi, incassa 2.5%.
Questo espone l’investitore ad un rischio: supponiamo che il tasso di interesse di mercato aumenti,
perché devo accontentarmi del 5% se sul mercato trovo obbligazioni ad esempio al 6%? Quindi se
ho un titolo a tasso fisso, un incremento dei tassi di mercato, determina una svalutazione del titolo.
Tutto questo va a favore dell’emittente, perché esso continua a finanziarsi ad un tasso più basso del
tasso di mercato; se l’investitore smobilizzasse l’obbligazione, a quel punto l’emittente non riesce
più ad emettere titoli a quel tasso, ma è costretto ad emetterli ad un tasso più alto. Se i tassi di
mercato scendono, il vantaggio passa all’investitore in quanto ottiene una rivalutazione del titolo,
ma diventa un problema per l’emittente perché esso continua a “darmi” il 5% quando sul mercato
potrebbe emettere titoli magari al 4%. Questo problema può essere mitigato prevedono una
crescita o una decrescita del tasso di interesse.
Altra caratteristica distintiva dei titoli è la durata:
1. Breve termine (scadenza massima 12 mesi) sono classificati come titoli del mercato monetario (mercato
in cui gli operatori si scambiano strumenti finanziari a breve termine, dove viene quindi gestita la liquidità
degli operatori)
2. Medio-lungo termine (da 12 a 60 mesi per medio termine; e lungo termine per oltre i 60 mesi).
MODALITà DI ESTINZIONE
1. Alla scadenza (bullet): il titolo si estingue alla scadenza (viene rimborsato alla scadenza), ad esempio i
BTP (buoni del tesoro poliennali) se noi compriamo un BTP decennale, questo ci viene rimborsato alla
scadenza dei 10 anni.
.--> VENGONO SCELTI DEI FINANZIAMENTI DA FAR TERMINARE PRIMA, è UN RISCHIO PER
L’OBBLIGAZIONISTA perché C’è RISCHIO DI AVERE MENO CEDOLE(?)
Quando un titolo viene rimborsato secondo un piano di ammortamento può essere previsto il cosiddetto
preammortamento cioè un periodo di tempo in cui non avviene il rimborso del capitale ma solo il
pagamento delle cedole, io potrei per esempio emettere delle obbligazioni con scadenza 10 anni e un
periodo di preammortamento di 2 anni, questo vuol dire che per i primi 2 anni pago all’investitore la cedola
e a partire dal terzo anno inizio a rimborsare progressivamente anche il capitale (questo avviene anche in
situazioni di mutuo).
In alcuni casi è prevista la facoltà di recesso anticipato Vantaggio per l’emittente dell’obbligazione, ma in
alcuni casi lo fa anche l’obbligazionista perché trova di meglio sul mercato.
L’ultimo caso di estinzione di obbligazioni è quando l’emittente se le ricompra dal mercato e poi le estingue.
Quando conviene all’emittente? Quando il prezzo sul mercato è inferiore al prezzo di emissione.
N.B.: Emettere un titolo sotto la pari significa prevedere uno scarto di emissione, questo serve ad
incentivare gli operatori ad investire in quel titolo (lo scarto di emissione significa vendere un titolo che ha
valore nominale 100, ad un prezzo di 99 per cui poi alla scadenza, l’investitore non solo incasserà le cedole,
ma incasserà anche una plusvalenza rispetto al prezzo di acquisto). Sempre per incentivare gli investitori,
può essere previsto un premio di rimborso, quindi “io” emittente stabilisco che il titolo (che ha un valore
nominale di 100) viene rimborsato alla scadenza ad un prezzo di 101, quindi anche questo naturalmente va
ad aumentare il rendimento dell’investimento a vantaggio di chi ha acquistato quelle obbligazioni.
Premio di rimborso: alla scadenza , oltre al valore nominale , l’investitore riceverà una plusvalenza. Viene
fatto per incentivare l’investitore a tenere il titolo fine alla fine.
Ma tutte queste informazioni dove le troviamo? Ogni titolo, ogni obbligazione ha il suo regolamento di
emissione (foglio informativo di un’operazione o servizio bancario) - per esempio se voglio capire in maniera
puntuale come viene misurato il tasso di interesse ,Lo trovo proprio nel regolamento di emissione.
I titoli di stato hanno caratteristiche precise, in quanto siccome devono essere necessariamente collocati nel
mercato, i titoli devono essere molto chiari e trasparenti. Perché anche se la maggior parte sono comprati
da investitori istituzionali, molti vengono presi anche da investitori privati.
1. BOT (buoni ordinari del tesoro): sono titoli zero coupon (senza cedola, quindi l’investitore acquista
questi titoli a prezzi inferiori rispetto al valore nominale, dunque il rendimento sarà pari alla differenza
tra il prezzo di acquisto e il valore nominale). I BOT sono emessi attraverso delle aste che
periodicamente lo Stato (ministero del tesoro) organizza. Questi titoli sono titoli del mercato monetario
(essendo a breve termine) che vengono quindi tipicamente utilizzati per la gestione della liquidità a
breve termine dagli operatori.--> Nel tempo lo stato è passato da tanti BOT a tanti BTP a causa del
grande fabbisogno finanziario, che si protrae nel tempo.
Che tasso di interesse pagherà l’emittente? Un tasso inferiore a quello di mercato, perché sennò non
avrebbe senso investire, però un rendimento maggiore di quello proposto dai bond di stato di durata
simile.
cosa guadagna la banca su questa accettazione?--> Non gli interessi, ma fa pagare i due servizi che fa:
Assumere il rischio ed il collegamento.
Dovrò pagare delle commissioni che verranno pagate all’intermediario-banca, che garantisce per il cliente,
assumendosi dei rischi, inoltre la banca svolge un servizio di collocamento, è la banca stessa infatti che è in
grado di individuare i potenziali investitori, dunque possiamo dire di avere una commissione di
accettazione ed una commissione di collocamento. La banca alla fine della durata deve avere la
disponibilità di pagare il titolo.
Ma qual è il costo di questi strumenti per l’emittente? Qual è la forma di finanziamento meno costoso? Se
utilizzo per esempio l’accettazione bancaria, quale sarà il costo che dovrò sostenere? Per misurare il costo
del finanziamento devo rapportare gli interessi al capitale (che è il prezzo di emissione); oltre a questo
dovrò pagare delle commissioni che verranno pagate all’intermediario-banca, che garantisce per il cliente,
assumendosi dei rischi, inoltre la banca svolge un servizio di collocamento, è la banca stessa infatti che è in
grado di individuare i potenziali investitori, dunque possiamo dire di avere una commissione di accettazione
ed una commissione di collocamento.
Teniamo presente che per quanto riguarda le obbligazioni emesse dalle imprese non finanziarie,(non dalle
banche) il codice civile pone una serie di limiti (il limite generale riguarda il doppio del patrimonio), questo
limite può essere superato in presenza di obbligazioni che:
Ma qual è la motivazione per cui in queste tre tipologie non si applica questo limite quantitativo? Il
problema è la tutela del risparmiatore, è chiaro che se c’è una garanzia reale o quando sono quotato in un
mercato regolamentato devo adempiere ad una serie di obblighi, quindi un emittente che riesce a quotare
le proprie obbligazioni su un mercato regolamentato è certamente un emittente affidabile perché altrimenti
non sarebbe ammesso alla quotazione; se poi i titoli fossero destinati solo a investitori professionali, è
chiaro che l’investitore professionale rispetto ad un risparmiatore dispone delle competenze che gli
consentono di fare una valutazione del rischio corretta.
TIPOLOGIE DI APPLICAZIONI
1• Un primo tipo di obbligazioni che possiamo esaminare sono le cosiddette asset backed securities (titoli
con delle attività sottostanti): sono obbligazioni che vengono emesse attraverso delle operazioni di
cartolarizzazione ovvero trasformare delle attività non negoziabili in strumenti finanziari negoziabili:
Una banca potrebbe trasferire presso un “contenitore” (si chiama società veicolo, ed è una società che ha
un unico scopo, quello di fare da contenitore degli asset utilizzati a garanzia delle emissioni obbligazionarie)
queste attività potrebbero essere dei mutui, i mutui sono strumenti finanziari?No perché un mutuo non è
negoziabile, non esiste un mercato in cui si scambiano mutui, inoltre mentre le obbligazioni sono dei titoli di
massa (tutti uguali), i mutui differiscono tra loro.
2• Collegati a queste cartolarizzazioni ci sono le cosiddette covered bonds (obbligazioni garantite): sono
garantite dagli asset immagazzinati in queste società veicolo , le cedole saranno inferiori a quelle garantite
dagli asset in quanto meno rischiose.--> Perché? Se la banca ha perdite, verrano coperte dagli azionisti. Se
questo non basta si andrà a toccare prima le obbligazioni e poi i conti correnti (procedura di ball-in), però
queste obbligazioni garantite sono escluse da questa procedura.
N.b: Ball-in è il contrario di Ball-out, che sarebbe il salvataggio da parte dello stato
L’operazione è simile a quella appena descritta, solo che in questo caso, la società veicolo investe in attività
della banca attraverso un finanziamento concesso proprio dalla banca; le obbligazioni sono emesse dalla
banca, dopo di che la banca concede un finanziamento alla società veicolo e in questo modo la società
veicolo acquisisce gli attivi (asset: qualsiasi bene di proprietà di un'azienda (macchinari, merci, ecc.), che
possa essere monetizzato e quindi usato per il pagamento di debiti) che sono poi a garanzia di quelle
obbligazioni. Questa è la tipologia di obbligazioni più diffusa (per quanto riguarda le obbligazioni bancarie),
queste obbligazioni sono chiaramente meno rischiose delle obbligazioni semplici.
3• Obbligazioni subordinate: sono degli strumenti finanziari che prevedono delle regole per quanto
riguarda il rimborso, particolari; nel senso che il rimborso di queste obbligazioni è subordinato al rimborso
delle obbligazioni semplici (senza alcuna qualificazione), quindi questi strumenti sono più rischiosi, di
conseguenza avranno cedole più alte. Queste obbligazioni sono di fatto riconducibili ad una categoria più
ampia che sono gli Strumenti Ibridi di Patrimonializzazione (SIP). Nel momento in cui parliamo di SIP è
evidente che stiamo parlando di strumenti finanziari che hanno delle caratteristiche tipiche del titolo di
debito, ma allo stesso tempo hanno delle caratteristiche che le rendono assimilabili ad un titolo di
capitale - le obbligazioni subordinate hanno già una di queste caratteristiche
- sappiamo che in caso di fallimento della società si procede alla liquidazione dell’attivo e viene rimborsato
prima l’obbligazionista, ma se io sono un obbligazionista subordinato succede che vengo dopo
l’obbligazionista, e quindi in qualche modo sono a rischio più di un obbligazionista (ma comunque meno di
un azionista). Questi strumenti sono emessi dalle banche proprio perché avendo queste caratteristiche
ibride vengono in qualche modo computati nel calcolo del patrimonio della banca, il problema qua sta nel
rischio per il risparmiatore il quale in alcuni casi è stato indotto a investire i propri risparmi in queste
obbligazioni, pensando si trattasse di vere e proprie obbligazioni, quando in realtà significava partecipare
al capitale di rischio della banca, essi vengono indotti a queste obbligazioni in quanto hanno rendimenti più
elevati (dato il maggiore rischio).--> secondo CONSOB, non sono titoli adatti ai risparmiatori, eppure il 46%
di questi titoli sono nei portafogli di investimento delle famiglie.
4• Un’altra tipologia di obbligazioni che si stanno diffondendo sono i cosiddetti green bond: da un punto
di vista tecnico questi sono titoli come gli altri, si differenziano solo nel fatto che essi rientrano in quel
cosiddetto filone della finanza sostenibile, hanno una quindi destinazione che riguarda investimenti
sostenibile, a questi sono assimilabili quegli strumenti finanziari etici (più che green). Io posso investire in
strumenti finanziari che sono emessi da soggetti che per esempio: non producono armi, non sfruttano la
manodopera minorile, non producono inquinamento…
La concessione dei finanziamenti ultimamente non si basa più solo sul rating economico, ma anche
sulla sostenibilità ambientale dell’impresa, si va sempre di più verso la non concessione di
finanziamenti bancari a imprese non sostenibili.
OPERAZIONI
Nel mercato finanziario, lo scambio di strumenti finanziari, può avvenire anche attraverso alcune operazioni
particolari:
- Pronti contro termine: è un’operazione a breve termine, quindi è tipicamente un’operazione del
mercato monetario, essa può configurarsi sia come operazione di finanziamento sia come operazione di
investimento. Quando è un’operazione di investimento?
Supponiamo che un risparmiatore vada in banca e acquisti a pronti un determinato quantitativo di titoli a
scadenza 6 mesi e li rivenda a termine dei 6 mesi alla banca, naturalmente i due prezzi saranno diversi, ci
sarà un prezzo a pronti (il prezzo a cui il risparmiatore acquista i titoli) e ci sarà un prezzo a termine (il prezzo
a cui la banca li ricompra), il prezzo a termine sarà sicuramente più alto del prezzo a pronti (la differenza tra i
due prezzi rappresenta il rendimento per il risparmiatore). Giuridicamente queste sarebbero due operazioni
distinte, però da un punto di vista finanziariosostanziale questa è classificata come un’operazione di raccolta
( cercare meglio non ho capito)
Un’obbligazione che tipo di flussi finanziari produce per l’investitore? Abbiamo due tipologie, abbiamo una
serie di flussi periodici (cedole) e un unico flusso alla scadenza (che avviene con rimborso). Coupon
stripping significa separare le due tipologie di flussi, quindi sostanzialmente “io” negozio separatamente le
cedole e il cosiddetto mantello (il valore nominale del titolo). Questa operazione ha un senso nel momento
in cui posso avere un investitore che è interessato a questi flussi periodici rispetto ad un altro investitore che
è interessato esclusivamente al flusso finale di rimborso. Non è un operazione che in genere viene
effettuata da un risparmiatore, ma da un investitore professionale.
Dietro l’espressione generica di obbligazioni ci sono diverse tipologie di strumenti; una categoria di
strumenti finanziari riconducibile alle obbligazioni ma con caratteristiche distintive, sono le cosiddette
obbligazioni con opzione: vuol dire che queste obbligazioni attribuiscono all’investitore “la possibilità di fare
qualcosa”; questa opzione può concretizzarsi in due tipologie diverse:
Posso emettere obbligazioni convertibili in azioni che non sono ancora state emesse? Oppure posso solo
emettere obbligazioni convertibili in azioni che sono già in circolazione?
Entrambe le alternative sono corrette, ma se le azioni non sono ancora in circolazione, devo deliberare per
quanto riguarda l’emissione delle obbligazioni e devo anche deliberare un aumento di capitale in previsione
di un eventuale esercizio dell’opzione. Lo stesso vale per le conversioni indirette (anche qui posso emettere
obbligazioni che sono convertibili in azioni di altre società che non sono ancora state emesse).
Per quale motivo una società dovrebbe emettere obbligazioni convertibili? La motivazione principale è di
natura economica: possiamo immaginare che un’obbligazione convertibile possa essere messa sul mercato
ad un tasso di interesse più basso consentendo all’investitore di fare delle scelte alternative (o rimanere
obbligazionista o se trova conveniente, esercitare l’opzione e diventare azionista). Per quanto riguarda le
obbligazioni convertibili in azioni di compendio che non sono dell’emittente, questa può essere
un’operazione che serve a: supponiamo che la società che emette queste obbligazioni convertibili sia una
società capogruppo(holding:società che possiede azioni o quote di altre società in quantità sufficiente per
esercitare un'influenza dominante sulla loro amministrazione), potrebbe quindi emettere delle obbligazioni
convertibili in azioni che non sono ancora state emesse da una società controllata, quindi potrebbe essere
una modalità per, in qualche modo, finanziare di fatto il gruppo attraverso un aumento di capitale di una
società controllata; ovviamente qualora l’operazione riguardasse la conversione in azioni già emesse è ovvio
che l’operazione può servire a smobilizzare un investimento, quindi riesco ad emettere delle obbligazioni
che ovviamente sono uno strumento di finanziamento, a condizioni di mercato migliori (tasso di interesse
più basso) e allo stesso tempo c’è la possibilità di smobilizzare parte degli investimenti in azioni che ho in
portafoglio. Le obbligazioni convertibili NON possono essere emesse sotto la pari.
La differenza principale, sta nel fatto che mentre l’obbligazione convertibile si configura come un unico
strumento finanziario, l’obbligazione con warrant è una combinazione di due strumenti finanziari distinti. Se
ho un’obbligazione convertibile, e al momento in cui è prevista la possibilità di conversione, cosa devo
pagare per avere le azioni? Non pago niente dato che il prezzo di conversione è già stabilito nel rapporto (es.
3:4). Mentre per quanto riguarda l’obbligazione con warrant devo pagare un prezzo di esercizio, quindi devo
pagare per ottenere l’azione.
Posso emettere obbligazioni convertibili sotto la pari (ad un prezzo di emissione inferiore al valore
nominale)?
No perché le azioni non possono essere emesse sotto la pari ì; nel caso del warrant invece sì, perché
l’obbligazione è sostanzialmente distinta dal warrant, quindi l’emittente può emettere obbligazioni anche ad
un prezzo inferire al valore nominale. Se io emetto obbligazioni convertibili, esiste il diritto di opzione? Sì
perché naturalmente devo garantire all’azionista la possibilità (eventualmente) di partecipare all’aumento di
capitale, invece nelle obbligazioni con warrant non è previsto il diritto di opzione.
Warrant è uno strumento che viene negoziato anche nel mercato azionario. La perdita massima è il premio,
perché se io mi accorgo che non conviene esercitare il warrant, allora non lo faccio. Di norma hanno
scadenza, (ma non sempre, e posso esercitare il diritto che mi da entro la sua scadenza.
Un’altra categoria particolare di obbligazioni sono le cosiddette obbligazioni strutturate, possono essere
distinte anch’esse in due categorie:
• Obbligazioni linked: sono obbligazioni che hanno comunque un rendimento variabile che però è
dipendente da una cosiddetta componente derivata attività sottostanti che vanno a determinare il
rendimento per l’investitore questo è proprio il primo elemento distintivo.
Queste obbligazioni linked attuano un’indicizzazione (equity; index; fund…), questa può determinare un
aumento del rendimento come anche una diminuzione, questo perché se il mercato azionario dovesse
scendere o addirittura crollare è chiaro che questo va a penalizzare in maniera rilevante il rendimento (o
addirittura azzerarlo). O legati ad eventi, es. eventi catastrofali.--> caso agricoltori, le assicurazioni sul
raccolto emettono obbligazioni linked che in caso di catastrofi, non devono pagare cedole e (in certi
casi)nemmeno restituire il capitale.--> Perché un investitore dovrebbe prendere uno strumento finanziario
del genere?
Ovviamente vengono acquistati solo da investitori professionali, i quali scommettono contro la catastrofe
e inoltre detengono un portafoglio diversificato per limitare i danni.
(capitale non garantito) vuol dire che vado a legare non solo il rendimento ma di fatto il capitale - se
investo in obbligazioni che sono indicizzate rispetto all’andamento di un fondo di investimento azionario che
investe nel mercato asiatico, è chiaro che metto 100 se il fondo d’investimento si valorizza (il fondo di
investimento andrà ad investire nelle azioni delle società che operano in Asia), se il gestore di quel fondo
riesce ad incrementare il patrimonio del fondo, automaticamente il mio capitale aumenta, quindi aver
messo 100 vedrò che a fine anno il mio investimento vale 105 (plusvalenza). Naturalmente se il patrimonio
del fondo scende, il mio capitale cala (non recupererei nemmeno il valore nominale).
Per quanto riguarda il capitale garantito: se l’andamento del fondo dovesse essere negativo, al
risparmiatore viene comunque garantito il capitale inizialmente investito.
Da qui capiamo che altrimenti si tratterebbe di forme di investimento incompatibili con quelle che sono
tipicamente legate alla propensione al rischio di un risparmiatore: un risparmiatore se vuole rischiare il
capitale, tipicamente (propensione al rischio alta) si dirige verso il mercato azionario, mentre se ha una
bassa propensione al rischio andrà ad investire in obbligazioni (che almeno vuole salvaguardare il capitale).
Se non mettessi la clausola di garanzia di fatto anche giuridicamente non si tratterebbe più di
un’obbligazione, perché nella peggiore delle ipotesi potrei trovarmi a zero (se quel fondo di investimento ha
investito in titoli di società che sono andate in default o che sono fallite), capiamo dunque che esiste, oltre
al rischio di non avere nessun guadagno, il rischio di aver perso il capitale e questo è incompatibile con la
nozione stessa di obbligazione.
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