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Mercati e Strumenti Finanziari

Appunti mercati finanziari
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Mercati e strumenti finanziari -Proto-

Un mercato finanziario è “un luogo” di incontro tra operatori (non fisico ma ormai telematico). Cosa sono gli
operatori? Sono quei soggetti che da un lato hanno un fabbisogno finanziario da soddisfare, in economia
vengono chiamati “operatori in deficit” - tipicamente sono le imprese e lo Stato (pubblica amministrazione)
non a caso le imprese si finanziano emettendo obbligazioni e azioni mentre lo Stato emettendo titoli -
dall’altro lato ci sono gli operatori in surplus, quei soggetti che non hanno un fabbisogno finanziario ma
delle eccedenze di liquidità (hanno quindi dei risparmi). Dunque, il mercato finanziario è il luogo di incontro
dove si cerca di incrociare due bisogni diversi: - Il bisogno di finanziare la propria attività - Il bisogno di
investire le proprie risorse finanziarie-risparmi per altri operatori.

Si usa il termine mercati diretti perché in linea teorica si immagina uno scambio diretto tra gli operatori in
deficit e gli operatori in surplus. Ma in realtà i mercati finanziari reali non funzionano così (l’investitore non
va in cerca dell’azienda da finanziare). Questo mercato è dunque il luogo di incontro tra operatori in surplus
e operatori in deficit, dove vengono negoziati-scambiati i cosiddetti strumenti finanziari, i quali si dividono in
quattro principali categorie:

 I titoli di debito (obbligazioni)


 Titoli di capitale (azioni)
 Quote di fondi di investimento (non ne parleremo)
 Contratti derivati (non ne parleremo)

L’alternativa sono i mercati indiretti dove gli scambi non avvengono in modo diretto ma sono intermediati
dalla banca che non mette solamente le parti in contatto e non sposta solamente le risorse finanziarie ma la
banca svolge un lavoro qualitativo, raccogliendo un risparmio a vista dopodiché l’impresa concede un
prestito a lungo termine.

Più che alternative si tratta di canali complementari perché ad esempio un’impresa può non riuscire a
ottenere tutto dalla banca e può soddisfarsi con ulteriori strumenti finanziari e quindi i due canali tendono a
integrarsi l’uno con l’altro. Inoltre, spesso la presenza della banca aiuta i creditori che sono più tutelati dalla
presenza della banca.

Mercati finanziari e intermediari finanziari nella realtà sono strettamente collegati - in altri termini - i
mercati finanziari per funzionare hanno bisogno degli intermediari finanziari, come gli intermediari
finanziari hanno bisogno dei mercati finanziari per “guadagnare”. Quando decidiamo di investire i nostri
risparmi in determinati strumenti finanziari, dobbiamo transitare attraverso la banca, sarà quindi la banca
ad eseguire l’acquisto per conto nostro. Quindi non c’è competizione tra mercati finanziari e intermediari
finanziari, ma c’è una collaborazione.

Quando si parla di strumenti finanziari parliamo di:

 Mercato primario ovvero il mercato delle emissioni di strumenti finanziari, quindi


sostanzialmente è il mercato che va a soddisfare il bisogno di finanziamento da parte degli
operatori in deficit (emettere strumenti finanziari). Un’impresa che vuole finanziare la propria
attività attraverso l’emissione di obbligazioni ha bisogno di un mercato in cui collocare queste
obbligazioni.
Non è detto che trovo degli operatori disposti ad acquisire gli strumenti che ho offerto sul mercato
 Mercato secondario Una volta che i titoli sono stati emessi, questi titoli devono essere
negoziabili, difatti nessuno investirebbe i propri risparmi in obbligazioni che scadono tra 10 anni
sapendo che per 10 anni non avrà la possibilità di rivenderli. Pensare ad esempio a quello che è
successo con le banche popolari venete dove ai risparmiatori sono state vendute le azioni delle
banche e queste azioni non erano negoziate sul mercato e quindi erano titoli illiquidi e
nonostante questo i risparmiatori le hanno comprate, questo perché c’è stata un’attività di
persuasione fatta dalla banca nei confronti dei propri clienti; è fondamentale quindi capire
l’importanza di avere un mercato che consente la liquidità di un titolo cioè la possibilità, per chi le
ha acquistate, di venderle in qualsiasi momento. Un mercato funziona se in questo momento
voglio comprare quelle azioni ci devono essere e se domani le voglio vendere deve esserci un
compratore e affinché ciò si verifichi ogni mercato ha un suo regolamento.

I mercati finanziari funzionano se c’è qualcuno che emette degli strumenti finanziari sul mercato ed è
proprio questo il mercato primario, questi strumenti si scambiano ed è questo il mercato secondario, ma qui
come si vende? Anche qui con un intermediario abilitato ad esempio se voglio comprare titoli di stato mi
rivolgo alla banca che mi fa acquistare i BTP (obbligazioni dello stato ovvero i buoni del tesoro) e sono
proprio gli intermediari a far funzionare i mercati. Intermediari e mercati vanno visti assieme non in modo
separato. Se da un lato gli intermediari finanziari hanno questo ruolo importante nel consentire il
funzionamento del mercato primario e secondario, ricordiamo che gli intermediari finanziari sono a loro
volta emittenti per esempio di obbligazioni. Quindi gli intermediari come abbiamo detto sono emittenti ma
sono anche investitori, pensiamo ai fondi di investimento o alle imprese di assicurazione - da un lato, infatti,
io posso investire i miei risparmi sulle azioni di un’impresa di assicurazione e allo stesso tempo l’impresa di
assicurazione investe i premi che raccoglie dagli assicurati in strumenti f finanziari.

Per valutare i mercati finanziari bisogna analizzarne l’efficienza che può essere di diverso tipo:

 Efficienza valutativa, si intende il momento in cui il prezzo di uno strumento finanziario riflette
esattamente il suo valore intrinseco cioè il valore che dipende dalla redditività futura dell’impresa
(una sorta di aspettativa), quando questo accade, da un punto di vista teorico è la soluzione
ottimale, da un punto di vista pratico è invece irrealizzabile, perché non si basa sulla redditività
passata (che possiamo leggere sui bilanci) ma sulla redditività futura, dobbiamo dunque fare una
previsione (esempio covid - imprevedibile - che ha impattato in modo stravolgente su molte
imprese). Un mercato è tanto più efficiente tanto più tutte le informazioni che in qualche modo
ne possono influenzare l’andamento sono disponibili a tutti gli operatori. Ma il mercato perfetto
non esiste! Se così fosse il prezzo per uno strumento finanziario sarebbe uguale a tutti gli altri e
nessuno potrebbe giocare, vincere o perdere con gli investimenti. Ad esempio qualcuno
guadagna perché ha informazioni che altri non hanno e lo comprano in momenti in cui il prezzo è
basso e così ci guadagneranno.
 Efficienza informativa quando le decisioni degli operatori dipendono dalle informazioni che
hanno a disposizione; gli studi di finanza hanno individuato tre livelli di efficienza:
o Debole quella in cui sostanzialmente l’investitore dispone solo delle informazioni a titolo
consuntivo ovvero valutare l’andamento futuro dei prezzi di un titolo guardando
l’andamento passato, ma non è sempre così
o Semi forte si ipotizza che gli operatori possano operare avendo a disposizione tutte le
informazioni di natura pubblica (quelle disponibili per tutti)
o Forte esistono delle informazioni che sono riservate (non sono pubbliche, il che non
significa che non siano disponibili), è un obiettivo molto difficile da raggiungere e disponibili
solo per certi soggetti (esempio presidente e vaccino covid con gli amministratori delle
società farmaceutiche che hanno comprato azioni giorni prima dell’approvazione del
vaccino).

Eventuali asimmetrie informative permettono di speculare e quindi di acquistare e poi


rivendere avendo le informazioni in anticipo
 Efficienza organizzativa
e qui Iniziamo ad
entrare nel
funzionamento
operativo del mercato.
Quello che rende il
mercato efficiente da
punto di vista
organizzativo è che nel
momento in cui si crea
una forte vendita su un determinato titolo (che determina una diminuzione del prezzo) questo
provoca in seguito un maggior numero di acquisti e che di conseguenza si genera una risalita del
prezzo. Attenzione, se tutti vogliono vendere oggi e poi, quelli che vogliono comprare arrivano
domani, è chiaro che il prezzo del titolo crolla; quindi, l’elasticità sta a indicare che appena si
determina un trend di diminuzione del prezzo questo determina subito un afflusso di domanda e
riporta il prezzo ai valori precedenti; quindi, se alla fine guardo il valore del prezzo, vedo che le
oscillazioni sono limitate. Avere spessore invece, significa avere sia a livello di domanda che di
offerta, una serie di prezzi molto vicini tra di loro e che quindi in qualche modo consentono di
soddisfare e di incrociare gli ordini di acquisto e di vendita. Con ampiezza ci riferiamo invece alla
dimensione degli ordini, esempio se io voglio vendere 100 azioni ma nel mercato ci sono dei
compratori che vogliono comprarne 10, è chiaro che il mercato non è sufficientemente ampio.
Nella realtà i mercati finanziari devono avere tutti i requisiti appena citati, quindi devono avere
allo stesso tempo: elasticità; spessore e ampiezza. Per comprendere questi tre fattori analizziamo
l’esempio qua a sinistra.

Mercati e strumenti finanziari


Da un punto di vista organizzativo abbiamo sostanzialmente quattro possibilità:
 Ricerca autonoma in cui gli operatori si “cercano”, entrando in contatto tra di loro. L’investitore
cerca il finanziatore e il finanziatore cerca l’investitore e quindi sono dei rapporti bilaterali.
Supponiamo un risparmiatore che vuole investire i propri risparmi in obbligazioni, in un mercato
basato sulla ricerca autonoma vorrebbe dire che il risparmiatore dovrebbe mettersi alla ricerca di
un emittente di obbligazioni per poter investire i propri risparmi, ma questa “ricerca” comporta
dei costi e gli operatori finirebbero per effettuare delle scelte non ottimali perché nessuno
riuscirebbe ad avere una panoramica completa del mercato; questo vale anche per l’emittente,
esso non può andare alla ricerca del singolo risparmiatore perché questo comporrebbe dei costi
insostenibili. In un mercato a ricerca autonoma è evidente che il prezzo che si verrebbe poi a
determinare nello scambio tra l’investitore e l’emittente del titolo sarebbe un prezzo
assolutamente non trasparente, nel senso che è un prezzo che riguarda quello scambio specifico
ma noi non possiamo sapere se nello stesso tempo c’è un’altra coppia di operatori che sta
scambiando lo stesso titolo ad un prezzo diverso. Io potrei quindi investire i miei risparmi in
un’obbligazione pagandola ad un prezzo che non è il prezzo di mercato ma è il prezzo che ho
semplicemente concordato con la mia controparte e magari ci sono altre controparti che mi
avrebbero venduto l’obbligazione ad un prezzo più basso. Dunque, tutto questo non trova nessun
riscontro nella realtà e si tratta di una forma elementare che non funziona se non ultimamente
con l’avvento tecnologico ovvero le criptovalute.
 Mercato dei broker: un intermediario puro che si occupa di quello che dovrei fare io, trattiene
commisioni
 Mercato dei dealer: , un dealer è un operatore che opera in proprio ovvero che quando “io
risparmiatore” mi rivolgo all’operatore, l’operatore è in grado di soddisfare la mia richiesta
direttamente, in quanto ha un portafoglio-titoli di proprietà. È quindi in grado di garantirmi
l’esecuzione dell’operazione, non deve cercare all’esterno la controparte. Il guadagno sta nella
differenza tra prezzo d’acquisto e di vendita (mercato quote driven).
ll prezzo lo fa proprio il dealer e ne fa due: 1. Un prezzo a cui è disposto a comprare quello
strumento
2. Un prezzo a cui è disposto a vendere Il dealer non ha l’obbligo di acquistare o di vendere perché
non è detto che quel operatore abbia in magazzino il tipo di strumento che interessa al investitore,
questo compromette quindi la liquidità. Per garantire la liquidità alcuni di questi dealer si
qualificano come “market makers” ovvero operatori che assumono l’obbligo di comprare e vendere
e quindi in questo modo garantiscono la liquidità di un determinato strumento finanziario. (IN
alcuni mercati poco liquidi è importante che ve ne siano obbligatoriamente)
 Mercato ad asta: i mercati che abbiamo visto fin ora, sono mercati sostanzialmente bilaterali,
cioè gli operatori si scambiano strumenti finanziari secondo un rapporto bilaterale eventualmente
mediato dal broker; il mercata ad asta si basa invece sulla concentrazione degli scambi, è un
mercato order driver perché è un mercato che determina una concentrazione di tutti gli ordini di
acquisto e vendita in un unico luogo. 2VARIANTI:

 Asta a chiamata: il gestore del mercato stabilisce che in un determinato momento o in un


determinato arco temporale vado a concentrare tutte le proposte di acquisto e di vendita di un
determinato strumento finanziario e a questo punto avrò una serie di proposte di acquisto ad un
determinato prezzo e una seria di proposte di vendita ad un determinato vendita, definendo il
tutto ad un prezzo massimo acquistabile/ vendibile. Una volta raccolto il tutto, le vado a ordinare
in base ai prezzi di acquisto e di vendita proposti - a questo punto abbiamo la possibilità di
determinare un prezzo, e questo è un prezzo significativo perché è proprio il prezzo che deriva
dalle proposte di acquisto e di vendita di tutti gli operatori interessati a scambiarsi quello
strumento finanziario. Ma quale sarà il prezzo a cui si chiuderà l’asta? Sarà il prezzo che il volume
di scambi cioè quel prezzo che riesce ad incrociare la quantità maggiore di proposte di acquisto e
di vendita.
 Negoziazione continua: in questo caso non raccolgo gli ordini di acquisto e di vendita e poi vado a
determinare il prezzo di scambio ma in tempo reale vado ad abbinare ,se possibile, le proposte di
acquisto a quelle proposte di vendite (se sono compatibili in termini di prezzo). Quindi in qualsiasi
istante un operatore può immettere un ordine di acquisto e in quel istante se è già presente una
proposta di vendita in termini di prezzo (se voglio comprare a 10 ci deve essere un operatore
disposto a vendere a quel prezzo o ad un prezzo più alto) in questo modo riesco a soddisfare tutti
gli operatori in tempo reale senza escluderne alcuno. Il limite della negoziazione continua è che
abbiamo un prezzo che varia continuamente in tempo reale.

DIRETTIVA MIFID2 (due perche è la correzione della prima): 2 va ad individuare una serie di mercati e li
chiama con etichette diverse, e ne individua tre: (sedi di negoziazione)

1. I mercati regolamentati: è la forma di mercato in senso stretto, il concetto privatistico è


rappresentato dal fatto che il soggetto che istituisce organizza e gestisce il mercato è una
società di gestione (che è una società per azioni), il che significa che gli stessi operatori che
comprano e vendono su quel mercato potrebbero anche essere soci azionisti della società
di gestione.
2. I sistemi multilaterali di negoziazione: In cosa si differenziano dai mercati regolamentati?
La prima differenza la possiamo notare per quanto riguarda il soggetto che può istituire
questo mercato: quando vedremo borse italiane S.P.A.(società di gestione) vedremo che
borse italiane non gestisce solo i mercati regolamentati ma gestisce appunto anche dei
sistemi multilaterali di negoziazione. Ma questi sistemi possono essere anche istituiti da
banche o da imprese di investimento (SIM (società di intermediazione immobiliare)). La
seconda differenza è che questi sistemi multilaterali hanno una regolamentazione meno
stringente rispetto ad un mercato regolamentato, quindi un emittente potrebbe non avere i
requisiti per essere quotato in un mercato regolamentato ma potrebbe essere negoziato in
un sistema multilaterale. (ES: piccole medie imprese)
3. I sistemi organizzati di negoziazione: In cosa si differenziano dai sistemi multilaterali di
negoziazione? Teniamo innanzitutto presente che mentre la MIFID 1 distingueva solo tra
mercati regolamentati e sistemi multilaterali, è stata poi la MIFID 2 ad introdurre anche i
sistemi organizzati di negoziazione, per regolarizzare una parte di scambi che non lo era.. IL
sistema organizzato di negoziazione è una forma di mercato in cui il gestore ha il potere di
intervento, può quindi anche non autorizzare lo scambio di strumenti finanziari. Quindi il
gestore ha una discrezionalità che invece non esiste nei mercati regolamentati e nei sistemi
multilaterali.

Abbiamo già detto che i mercati finanziari sono molto più complessi: ci sono operatori che sono in grado di
negoziare in conto proprio; per esempio se io telefono alla mia banca per comprare dei titoli di stato o
obbligazioni/azioni può essere che la banca mi venda i titoli in quanto li ha in portafoglio, e non perché li va
ad acquistare su un mercato regolamentato, queste si chiamano sedi di esecuzione e qui le direttive
europee introducono la figura:

• Dell’internalizzatore sistematico, ma attenzione: dire che una banca di fronte ad una richiesta di un
cliente di acquistare dei titoli è in grado di venderli direttamente, non significa che automaticamente quella
banca è un internalizzatore sistematico, ma per sistematico intendiamo dire che la banca in qualche modo
è essa stessa un mercato con delle regole e che sistematicamente è in grado di negoziare strumenti
finanziari, quindi sicuramente, una banca o un impresa di investimento che è un internalizzatore
sistematico, è anche un dealer, ma non è detto il contrario; sostanzialmente la direttiva europea non fa
altro che prendere atto del fatto che esistono intermediari finanziari che proprio per la dimensione che
hanno e per il numero di clienti che hanno di fatto sono in grado di organizzare un mercato autonomo e di
gestire internamente le transazioni dei loro clienti. Anche qui la vigilanza spetta alla CONSOB, se si va sul
sito della CONSOB troveremo l’elenco degli internalizzatori sistematici.

A livello residuale invece, possiamo immaginare che una quota di scambi avvenga :

• over the counter (fuori dal mercato/recinto), e qui possiamo trarre una considerazione: in base alla
regolamentazione europea non esiste l’obbligo di concentrazione degli scambi, abbiamo un
frammentazione degli scambi/negoziazioni, operano fuori dai mercati regolamentati, quindi saranno grandi
investitori che sanno come muoversi e quindi non hanno bisogno di essere tutelati.

Ma quale potrebbe essere il vantaggio di tutte queste pluralità di sedi? Si crea più concorrenza, quindi è una
concorrenza che spinge all’efficienza, e di conseguenza si spinge a minori costi per gli operatori, un mercato
infatti è competitivo in base al costo, questo favorisce l’ingresso di nuovi operatori nei mercati con il rischio
però di accettare operatori non affidabili.
2.1 I titoli di debito
Si parla di una tipologia di strumenti finanziari che può assumere moltissime configurazioni, in particolare se
ci riferiamo ai titoli emessi da soggetti privati, mentre quando si fa riferimento ai titoli di stato, vi sono delle
categorie ben definite. 1. Lo Stato, il debito pubblico viene finanziato attraverso l’emissione di titoli, e la
Banca Centrale Europea è il principale finanziatore, circolo vizioso , si emottono nuovi titoli per pagare i
vecchi.

2. Le banche: producono la materia prima per i mercati finanziari essendo i principali emittenti di
obbligazioni. L’emissione di obbligazioni dalle banche rispondono a norme che sono specifiche e che
troviamo nel TUF (testo unico finanziario), esse rappresentano la gestione caratteristica della banca stessa
visto che l’attività bancaria consiste anche nella raccolta del risparmio).

3. I titoli di debito emessi da altre categorie di soggetti che non sono lo Stato, sono strumenti finanziari che
possono avere le caratteristiche più disparate/divise, quindi è difficile standardizzare questi strumenti
finanziari - sia breve termine che a scadenza lunga,
I titoli di debito hanno tutti un tasso di interesse nominale (che sia fisso o variabile)? In realtà no. Ci sono
anche i cosiddetti titoli zero coupon (titoli senza cedola), come i BOT (buoni ordinari del tesoro) dove il
rendimento non sta nella cedola, ma sta nella differenza tra prezzo di emissione e valore nominale, per cui
se io investo in BOT e pago un valore pari a 99, quando scade incasso 100. Oggi però siamo in una
situazione di mercato con tassi negativi quindi troviamo BOT con emissione pari a 101 e che verranno
rimborsati a 100. QUAL è IL TITOLO Più RISCHIOSO?--> TITOLI ZERO COUPON, perché non recuperi man
mano l’investimento, e quindi il rischio di recupero investimento è maggiore.

Dobbiamo quindi classificare le principali caratteristiche di quesi titoli, tenendo presente che dalla
combinazione di tutte queste caratteristiche viene fuori lo strumento che poi troviamo sul mercato e su cui
ogni investitore può decidere di investire:

Un primo aspetto importante che distingue le diverse tipologie di titoli di debito, riguarda il tasso di
interesse e parliamo di tasso di interesse nominale; esso deve essere declinato in termini di periodicità, vi
sono infatti dei titoli di stato emessi ad un tasso nominale con cedola semestrale, questo vuol dire che se il
tasso di interesse nominale annuo sarà per esempio pari al 5%, e se dico che la cedola è semestrale,
significa che il tasso nominale periodico semestrale è del 2.5% ; bisogna dunque verificare sempre di che
tasso stiamo parlando (normalmente per una questione di trasparenza si ragiona sempre su tassi di
interesse annui). Questo tasso di interesse nominale può assumere diverse configurazioni:

1. Tasso nominale fisso: titoli di stato e obbligazioni emesse a tasso fisso: normalmente si fa
riferimento ad un tasso costante, dunque se emetto un titolo con scadenza 10 anni a tasso
nominale annuo del 5%, con cedola semestrale, significa che l’investitore, ogni 6 mesi, incassa 2.5%.
Questo espone l’investitore ad un rischio: supponiamo che il tasso di interesse di mercato aumenti,
perché devo accontentarmi del 5% se sul mercato trovo obbligazioni ad esempio al 6%? Quindi se
ho un titolo a tasso fisso, un incremento dei tassi di mercato, determina una svalutazione del titolo.
Tutto questo va a favore dell’emittente, perché esso continua a finanziarsi ad un tasso più basso del
tasso di mercato; se l’investitore smobilizzasse l’obbligazione, a quel punto l’emittente non riesce
più ad emettere titoli a quel tasso, ma è costretto ad emetterli ad un tasso più alto. Se i tassi di
mercato scendono, il vantaggio passa all’investitore in quanto ottiene una rivalutazione del titolo,
ma diventa un problema per l’emittente perché esso continua a “darmi” il 5% quando sul mercato
potrebbe emettere titoli magari al 4%. Questo problema può essere mitigato prevedono una
crescita o una decrescita del tasso di interesse.
Altra caratteristica distintiva dei titoli è la durata:

1. Breve termine (scadenza massima 12 mesi) sono classificati come titoli del mercato monetario (mercato
in cui gli operatori si scambiano strumenti finanziari a breve termine, dove viene quindi gestita la liquidità
degli operatori)

2. Medio-lungo termine (da 12 a 60 mesi per medio termine; e lungo termine per oltre i 60 mesi).

Oltre i 5 anni= Lungo periodo

MODALITà DI ESTINZIONE

1. Alla scadenza (bullet): il titolo si estingue alla scadenza (viene rimborsato alla scadenza), ad esempio i
BTP (buoni del tesoro poliennali) se noi compriamo un BTP decennale, questo ci viene rimborsato alla
scadenza dei 10 anni.

2. Rimborso progressivo, piano di ammortamento dell’obbligazione: si procede al rimborso del titolo


secondo un piano temporale, se io compro delle obbligazione con scadenza a 10 anni e il rimborso è
previsto secondo un piano di ammortamento questo vuol dire che non esiste più una scadenza di 10 anni
ma esiste una durata massima, una durata minima e una durata media; viene meno anche la certezza dei
flussi per l’investitore nell’ipotesi che il rimborso dei titoli avvenga secondo il criterio del sorteggio

.--> VENGONO SCELTI DEI FINANZIAMENTI DA FAR TERMINARE PRIMA, è UN RISCHIO PER
L’OBBLIGAZIONISTA perché C’è RISCHIO DI AVERE MENO CEDOLE(?)

Quando un titolo viene rimborsato secondo un piano di ammortamento può essere previsto il cosiddetto
preammortamento cioè un periodo di tempo in cui non avviene il rimborso del capitale ma solo il
pagamento delle cedole, io potrei per esempio emettere delle obbligazioni con scadenza 10 anni e un
periodo di preammortamento di 2 anni, questo vuol dire che per i primi 2 anni pago all’investitore la cedola
e a partire dal terzo anno inizio a rimborsare progressivamente anche il capitale (questo avviene anche in
situazioni di mutuo).

In alcuni casi è prevista la facoltà di recesso anticipato Vantaggio per l’emittente dell’obbligazione, ma in
alcuni casi lo fa anche l’obbligazionista perché trova di meglio sul mercato.
L’ultimo caso di estinzione di obbligazioni è quando l’emittente se le ricompra dal mercato e poi le estingue.

Quando conviene all’emittente? Quando il prezzo sul mercato è inferiore al prezzo di emissione.

N.B.: Emettere un titolo sotto la pari significa prevedere uno scarto di emissione, questo serve ad
incentivare gli operatori ad investire in quel titolo (lo scarto di emissione significa vendere un titolo che ha
valore nominale 100, ad un prezzo di 99 per cui poi alla scadenza, l’investitore non solo incasserà le cedole,
ma incasserà anche una plusvalenza rispetto al prezzo di acquisto). Sempre per incentivare gli investitori,
può essere previsto un premio di rimborso, quindi “io” emittente stabilisco che il titolo (che ha un valore
nominale di 100) viene rimborsato alla scadenza ad un prezzo di 101, quindi anche questo naturalmente va
ad aumentare il rendimento dell’investimento a vantaggio di chi ha acquistato quelle obbligazioni.

Premio di rimborso: alla scadenza , oltre al valore nominale , l’investitore riceverà una plusvalenza. Viene
fatto per incentivare l’investitore a tenere il titolo fine alla fine.

Ma tutte queste informazioni dove le troviamo? Ogni titolo, ogni obbligazione ha il suo regolamento di
emissione (foglio informativo di un’operazione o servizio bancario) - per esempio se voglio capire in maniera
puntuale come viene misurato il tasso di interesse ,Lo trovo proprio nel regolamento di emissione.

2.2 I Titoli di stato


I titoli di Stato sono la componente più rilevante in termini quantitativi, in quanto lo Stato (italiano) ha un
elevatissimo fabbisogno finanziario il quale viene supportato attraverso l’emissione di titoli. I titoli di stato
sono rilevati nei conti titoli intestati ai risparmiatori (banche); l’emissione di questi titoli dipende
fondamentalmente dal ruolo che svolgono le banche stesse, le quali hanno un importante ruolo nella
distribuzione dei titoli stessi. In generale possiamo dire che lo Stato emette titoli con tutte le scadenze
(vedremo titoli che partono dalla scadenza di un mese fino ad arrivare a titoli con scadenza a 30 anni).

I titoli di stato hanno caratteristiche precise, in quanto siccome devono essere necessariamente collocati nel
mercato, i titoli devono essere molto chiari e trasparenti. Perché anche se la maggior parte sono comprati
da investitori istituzionali, molti vengono presi anche da investitori privati.

Partiamo dai titoli a scadenza “breve”: (1-3-6-12 mesi)

1. BOT (buoni ordinari del tesoro): sono titoli zero coupon (senza cedola, quindi l’investitore acquista
questi titoli a prezzi inferiori rispetto al valore nominale, dunque il rendimento sarà pari alla differenza
tra il prezzo di acquisto e il valore nominale). I BOT sono emessi attraverso delle aste che
periodicamente lo Stato (ministero del tesoro) organizza. Questi titoli sono titoli del mercato monetario
(essendo a breve termine) che vengono quindi tipicamente utilizzati per la gestione della liquidità a
breve termine dagli operatori.--> Nel tempo lo stato è passato da tanti BOT a tanti BTP a causa del
grande fabbisogno finanziario, che si protrae nel tempo.

Per quanto riguarda il medio-lungo-termine:


1. BTP (buoni del tesoro poliennali): si parte dai 3 anni e si sale (anche fino a 30 anni): è un titolo a
tasso fisso, viene emesso alla pari e quindi produce una cedola semestrale; questi titoli sono emessi
anch’essi attraverso delle aste. Nell’ambito dei BTP si trovano anche dei titoli indicizzati e sono dei
titoli che sono indicizzati rispetto all’inflazione su base europea o su base domestica (italiana).
Quando il titolo è destinato ai risparmiatori: se è vero che in caso di inflazione c’è una rivalutazione
del capitale, in caso di deflazione c’è comunque la garanzia del rimborso del capitale. I BTP in realtà
non sono collocati attraverso delle aste vere e proprie, ma sono collocati direttamente sul mercato
dei risparmiatori; attenzione: non è un rapporto diretto Stato-risparmiatore, ma c’è
un’intermediazione bancaria. Essi sono pensati specificatamente per i piccoli risparmiatori.

MANCANO APPUNTI LEZIONE 4 integrare


Accettazioni bancarie: anche in questo caso siamo in presenza di una cambiale, solo che questa volta
parliamo di una cambiale tratta, quindi di fatto è proprio l’emittente che ordina alla banca di pagare una
determinata somma alla scadenza. Perché si chiama accettazione? Perché la banca apponendo la
cosiddetta firma di accettazione diventa l’obbligato principale, capiamo quindi che è questo che rende lo
strumento finanziario negoziabile sul mercato, perché l’investitore non deve preoccuparsi della solvibilità
dell’emittente, in quanto chi deve pagare alla scadenza del titolo è proprio la banca(garanzia bancaria).
Questa “garanzia” è rafforzata dal fatto che questo strumento si basa su un’ulteriore clausola che viene
scritta nella cambiale, cioè la clausola della girata senza garanzia; quando la cambiale scade, l’ultimo che ha
in mano la cambiale si rivolge all’ultimo girante, da qui capiamo che questo comprometterebbe la sicurezza
di quel titolo (perché per quanto la banca sia il garante, io sarei costretto a rivolgermi per il pagamento
all’ultimo girante, il quale a sua volta dovrebbe risalire fino ad arrivare alla banca); in questo caso, questa
clausola è una clausola che consente al possessore dell’accettazione bancaria di presentarsi direttamente
alla banca, al momento della scadenza del titolo, l’emittente dell’accettazione dovrà fare in modo che presso
la banca siano disponibili i fondi necessari per far rimborsare il titolo. È chiaro che questo strumento può
essere utilizzato dalle imprese più affidabili.-->sennò banca non accetterebbe.

Che tasso di interesse pagherà l’emittente? Un tasso inferiore a quello di mercato, perché sennò non
avrebbe senso investire, però un rendimento maggiore di quello proposto dai bond di stato di durata
simile.

cosa guadagna la banca su questa accettazione?--> Non gli interessi, ma fa pagare i due servizi che fa:
Assumere il rischio ed il collegamento.

Dovrò pagare delle commissioni che verranno pagate all’intermediario-banca, che garantisce per il cliente,
assumendosi dei rischi, inoltre la banca svolge un servizio di collocamento, è la banca stessa infatti che è in
grado di individuare i potenziali investitori, dunque possiamo dire di avere una commissione di
accettazione ed una commissione di collocamento. La banca alla fine della durata deve avere la
disponibilità di pagare il titolo.

Ma qual è il costo di questi strumenti per l’emittente? Qual è la forma di finanziamento meno costoso? Se
utilizzo per esempio l’accettazione bancaria, quale sarà il costo che dovrò sostenere? Per misurare il costo
del finanziamento devo rapportare gli interessi al capitale (che è il prezzo di emissione); oltre a questo
dovrò pagare delle commissioni che verranno pagate all’intermediario-banca, che garantisce per il cliente,
assumendosi dei rischi, inoltre la banca svolge un servizio di collocamento, è la banca stessa infatti che è in
grado di individuare i potenziali investitori, dunque possiamo dire di avere una commissione di accettazione
ed una commissione di collocamento.

2.3.2 Strumenti a medio-lungo termine


Quella che è la tipologia più importante di titoli, sono le obbligazioni, la caratteristica distintiva è la
scadenza (sono titoli con scadenza medio-lunga). Il principale di emittente di obbligazioni sono le banche,
esse hanno una regolamentazione specifica;, le banche raccolgono il risparmio, e quindi l’emissione di
obbligazioni è un’operazione di raccolta, vediamo che c’è quindi uno specifico riferimento al TUF (art. 12);
possiamo anticipare che rispetto a quanto previsto dal codice civile (art. 2412) lo stesso codice civile dice
che quelle norme non si applicano in presenza di normative speciali, quindi quanto prescritto dal codice
civile per quanto riguarda l’emissione di obbligazioni, non si applica alle banche (fatto salvo per quanto
riguarda le norme sulle obbligazioni convertibili).-->Le banche non hanno limitazioni perché si tratta di
attività di raccolta, che è un’attività caratteristica della gestione bancaria.

Teniamo presente che per quanto riguarda le obbligazioni emesse dalle imprese non finanziarie,(non dalle
banche) il codice civile pone una serie di limiti (il limite generale riguarda il doppio del patrimonio), questo
limite può essere superato in presenza di obbligazioni che:

-sono garantite dall’ipoteca di primo grado

-sono destinate ad essere negoziate in un mercato regolamentato

-sono destinate ad essere sottoscritte da investitori professionali.

Ma qual è la motivazione per cui in queste tre tipologie non si applica questo limite quantitativo? Il
problema è la tutela del risparmiatore, è chiaro che se c’è una garanzia reale o quando sono quotato in un
mercato regolamentato devo adempiere ad una serie di obblighi, quindi un emittente che riesce a quotare
le proprie obbligazioni su un mercato regolamentato è certamente un emittente affidabile perché altrimenti
non sarebbe ammesso alla quotazione; se poi i titoli fossero destinati solo a investitori professionali, è
chiaro che l’investitore professionale rispetto ad un risparmiatore dispone delle competenze che gli
consentono di fare una valutazione del rischio corretta.

TIPOLOGIE DI APPLICAZIONI
1• Un primo tipo di obbligazioni che possiamo esaminare sono le cosiddette asset backed securities (titoli
con delle attività sottostanti): sono obbligazioni che vengono emesse attraverso delle operazioni di
cartolarizzazione ovvero trasformare delle attività non negoziabili in strumenti finanziari negoziabili:

Una banca potrebbe trasferire presso un “contenitore” (si chiama società veicolo, ed è una società che ha
un unico scopo, quello di fare da contenitore degli asset utilizzati a garanzia delle emissioni obbligazionarie)
queste attività potrebbero essere dei mutui, i mutui sono strumenti finanziari?No perché un mutuo non è
negoziabile, non esiste un mercato in cui si scambiano mutui, inoltre mentre le obbligazioni sono dei titoli di
massa (tutti uguali), i mutui differiscono tra loro.

2• Collegati a queste cartolarizzazioni ci sono le cosiddette covered bonds (obbligazioni garantite): sono
garantite dagli asset immagazzinati in queste società veicolo , le cedole saranno inferiori a quelle garantite
dagli asset in quanto meno rischiose.--> Perché? Se la banca ha perdite, verrano coperte dagli azionisti. Se
questo non basta si andrà a toccare prima le obbligazioni e poi i conti correnti (procedura di ball-in), però
queste obbligazioni garantite sono escluse da questa procedura.

N.b: Ball-in è il contrario di Ball-out, che sarebbe il salvataggio da parte dello stato

L’operazione è simile a quella appena descritta, solo che in questo caso, la società veicolo investe in attività
della banca attraverso un finanziamento concesso proprio dalla banca; le obbligazioni sono emesse dalla
banca, dopo di che la banca concede un finanziamento alla società veicolo e in questo modo la società
veicolo acquisisce gli attivi (asset: qualsiasi bene di proprietà di un'azienda (macchinari, merci, ecc.), che
possa essere monetizzato e quindi usato per il pagamento di debiti) che sono poi a garanzia di quelle
obbligazioni. Questa è la tipologia di obbligazioni più diffusa (per quanto riguarda le obbligazioni bancarie),
queste obbligazioni sono chiaramente meno rischiose delle obbligazioni semplici.

3• Obbligazioni subordinate: sono degli strumenti finanziari che prevedono delle regole per quanto
riguarda il rimborso, particolari; nel senso che il rimborso di queste obbligazioni è subordinato al rimborso
delle obbligazioni semplici (senza alcuna qualificazione), quindi questi strumenti sono più rischiosi, di
conseguenza avranno cedole più alte. Queste obbligazioni sono di fatto riconducibili ad una categoria più
ampia che sono gli Strumenti Ibridi di Patrimonializzazione (SIP). Nel momento in cui parliamo di SIP è
evidente che stiamo parlando di strumenti finanziari che hanno delle caratteristiche tipiche del titolo di
debito, ma allo stesso tempo hanno delle caratteristiche che le rendono assimilabili ad un titolo di
capitale - le obbligazioni subordinate hanno già una di queste caratteristiche

- sappiamo che in caso di fallimento della società si procede alla liquidazione dell’attivo e viene rimborsato
prima l’obbligazionista, ma se io sono un obbligazionista subordinato succede che vengo dopo
l’obbligazionista, e quindi in qualche modo sono a rischio più di un obbligazionista (ma comunque meno di
un azionista). Questi strumenti sono emessi dalle banche proprio perché avendo queste caratteristiche
ibride vengono in qualche modo computati nel calcolo del patrimonio della banca, il problema qua sta nel
rischio per il risparmiatore il quale in alcuni casi è stato indotto a investire i propri risparmi in queste
obbligazioni, pensando si trattasse di vere e proprie obbligazioni, quando in realtà significava partecipare
al capitale di rischio della banca, essi vengono indotti a queste obbligazioni in quanto hanno rendimenti più
elevati (dato il maggiore rischio).--> secondo CONSOB, non sono titoli adatti ai risparmiatori, eppure il 46%
di questi titoli sono nei portafogli di investimento delle famiglie.

4• Un’altra tipologia di obbligazioni che si stanno diffondendo sono i cosiddetti green bond: da un punto
di vista tecnico questi sono titoli come gli altri, si differenziano solo nel fatto che essi rientrano in quel
cosiddetto filone della finanza sostenibile, hanno una quindi destinazione che riguarda investimenti
sostenibile, a questi sono assimilabili quegli strumenti finanziari etici (più che green). Io posso investire in
strumenti finanziari che sono emessi da soggetti che per esempio: non producono armi, non sfruttano la
manodopera minorile, non producono inquinamento…

[Link]-linked bondsobbligazioni emesse da imprese non ancora “green”, ma che si impegna a


raggiungere obbiettivi di sostenibilità, (il cui raggiungimento sarà controllato da società ambientali) il
raggiungimento degli obbiettivi da parte della società comporterà una riduzione delle cedole che dovrà
distribuire agli investitori. Viceversa se non raggiungerà gli obbiettivi le cedole potrebbero aumentare .

La concessione dei finanziamenti ultimamente non si basa più solo sul rating economico, ma anche
sulla sostenibilità ambientale dell’impresa, si va sempre di più verso la non concessione di
finanziamenti bancari a imprese non sostenibili.

6• Un’importante tipologia di obbligazioni, sono i cosiddetti mini bond : pensati specificatamente


per le piccole-medie imprese, le quali a differenza delle altri imprese quotate nel mercato azionario, hanno
dimensione ridotta.--> piccole imprese non possono avere la “trasparenza” necessaria per essere quotate
nel mercato azionario. Oltre a questo l’imprenditore quotandosi nel mercato perderebbero parte del potere
direttivo dell’azienda.

OPERAZIONI
Nel mercato finanziario, lo scambio di strumenti finanziari, può avvenire anche attraverso alcune operazioni
particolari:
- Pronti contro termine: è un’operazione a breve termine, quindi è tipicamente un’operazione del
mercato monetario, essa può configurarsi sia come operazione di finanziamento sia come operazione di
investimento. Quando è un’operazione di investimento?

Supponiamo che un risparmiatore vada in banca e acquisti a pronti un determinato quantitativo di titoli a
scadenza 6 mesi e li rivenda a termine dei 6 mesi alla banca, naturalmente i due prezzi saranno diversi, ci
sarà un prezzo a pronti (il prezzo a cui il risparmiatore acquista i titoli) e ci sarà un prezzo a termine (il prezzo
a cui la banca li ricompra), il prezzo a termine sarà sicuramente più alto del prezzo a pronti (la differenza tra i
due prezzi rappresenta il rendimento per il risparmiatore). Giuridicamente queste sarebbero due operazioni
distinte, però da un punto di vista finanziariosostanziale questa è classificata come un’operazione di raccolta
( cercare meglio non ho capito)

- Coupon stripping: è un’operazione particolare:possiamo separare il capitale dalle cedole, negoziamo


distintamente il titolo senza cedole, e il flusso di cedole.

Un’obbligazione che tipo di flussi finanziari produce per l’investitore? Abbiamo due tipologie, abbiamo una
serie di flussi periodici (cedole) e un unico flusso alla scadenza (che avviene con rimborso). Coupon
stripping significa separare le due tipologie di flussi, quindi sostanzialmente “io” negozio separatamente le
cedole e il cosiddetto mantello (il valore nominale del titolo). Questa operazione ha un senso nel momento
in cui posso avere un investitore che è interessato a questi flussi periodici rispetto ad un altro investitore che
è interessato esclusivamente al flusso finale di rimborso. Non è un operazione che in genere viene
effettuata da un risparmiatore, ma da un investitore professionale.

Dietro l’espressione generica di obbligazioni ci sono diverse tipologie di strumenti; una categoria di
strumenti finanziari riconducibile alle obbligazioni ma con caratteristiche distintive, sono le cosiddette
obbligazioni con opzione: vuol dire che queste obbligazioni attribuiscono all’investitore “la possibilità di fare
qualcosa”; questa opzione può concretizzarsi in due tipologie diverse:

• Obbligazioni convertibili: si intende convertibile in azioni, quindi l’opzione che ha a disposizione


l’investitore è quella di esercitare la possibilità di convertire appunto l’obbligazione in azione (in base ad un
determinato rapporto di conversione, per esempio se investo in obbligazioni convertibili che hanno un
rapporto di conversione 3:4, vuol dire che ogni 4 obbligazioni, avrò la possibilità di acquisire 3 azioni, e qua
ci sarà anche un prezzo di conversione che quindi determinerà la scelta se convertire o meno). L’altra
distinzione importante è quella della conversione in azioni dell’emittente (conversione diretta), oppure la
possibilità di convertire le obbligazioni in azioni di altri emittenti (conversione indiretta). Un’obbligazione
può avere un prezzo di emissione inferiore al valore nominale (può essere emessa sotto la pari), ma in
questo caso no (le azioni non possono avere un valoro sotto la pari): siccome poi si andrà a convertire
l’obbligazione in azione è chiaro che il patrimonio non può essere solo contabile ma deve essere un
patrimonio reale. Quando si parla delle azioni che possono essere date in cambio delle obbligazioni,
l’espressione che si utilizza è azione di compendio.

Posso emettere obbligazioni convertibili in azioni che non sono ancora state emesse? Oppure posso solo
emettere obbligazioni convertibili in azioni che sono già in circolazione?

Entrambe le alternative sono corrette, ma se le azioni non sono ancora in circolazione, devo deliberare per
quanto riguarda l’emissione delle obbligazioni e devo anche deliberare un aumento di capitale in previsione
di un eventuale esercizio dell’opzione. Lo stesso vale per le conversioni indirette (anche qui posso emettere
obbligazioni che sono convertibili in azioni di altre società che non sono ancora state emesse).

Per quale motivo una società dovrebbe emettere obbligazioni convertibili? La motivazione principale è di
natura economica: possiamo immaginare che un’obbligazione convertibile possa essere messa sul mercato
ad un tasso di interesse più basso consentendo all’investitore di fare delle scelte alternative (o rimanere
obbligazionista o se trova conveniente, esercitare l’opzione e diventare azionista). Per quanto riguarda le
obbligazioni convertibili in azioni di compendio che non sono dell’emittente, questa può essere
un’operazione che serve a: supponiamo che la società che emette queste obbligazioni convertibili sia una
società capogruppo(holding:società che possiede azioni o quote di altre società in quantità sufficiente per
esercitare un'influenza dominante sulla loro amministrazione), potrebbe quindi emettere delle obbligazioni
convertibili in azioni che non sono ancora state emesse da una società controllata, quindi potrebbe essere
una modalità per, in qualche modo, finanziare di fatto il gruppo attraverso un aumento di capitale di una
società controllata; ovviamente qualora l’operazione riguardasse la conversione in azioni già emesse è ovvio
che l’operazione può servire a smobilizzare un investimento, quindi riesco ad emettere delle obbligazioni
che ovviamente sono uno strumento di finanziamento, a condizioni di mercato migliori (tasso di interesse
più basso) e allo stesso tempo c’è la possibilità di smobilizzare parte degli investimenti in azioni che ho in
portafoglio. Le obbligazioni convertibili NON possono essere emesse sotto la pari.

Cosa paga l’investitore quando converte obbligazione in azione? Niente.

• Obbligazioni con warrant:il warrant è di fatto uno strumento finanziario, di conseguenza


l’obbligazione con warrant sono due strumenti finanziari assieme. é distinto dall’obbligazione, si potrebbe
considerare come uno strumento a sé.--> Difatti mentre un’obbligazione convertibile, una volta convertita,
si estingue, con il warrant non è così perché io posso esercitarlo (il warrant): mi attribuisce l’opzione di
acquistare determinate azioni ma nello stesso tempo, l’obbligazione resta in vita fino alla scadenza (a meno
che io non la venda).

La differenza principale, sta nel fatto che mentre l’obbligazione convertibile si configura come un unico
strumento finanziario, l’obbligazione con warrant è una combinazione di due strumenti finanziari distinti. Se
ho un’obbligazione convertibile, e al momento in cui è prevista la possibilità di conversione, cosa devo
pagare per avere le azioni? Non pago niente dato che il prezzo di conversione è già stabilito nel rapporto (es.
3:4). Mentre per quanto riguarda l’obbligazione con warrant devo pagare un prezzo di esercizio, quindi devo
pagare per ottenere l’azione.

Posso emettere obbligazioni convertibili sotto la pari (ad un prezzo di emissione inferiore al valore
nominale)?

No perché le azioni non possono essere emesse sotto la pari ì; nel caso del warrant invece sì, perché
l’obbligazione è sostanzialmente distinta dal warrant, quindi l’emittente può emettere obbligazioni anche ad
un prezzo inferire al valore nominale. Se io emetto obbligazioni convertibili, esiste il diritto di opzione? Sì
perché naturalmente devo garantire all’azionista la possibilità (eventualmente) di partecipare all’aumento di
capitale, invece nelle obbligazioni con warrant non è previsto il diritto di opzione.

Warrant è uno strumento che viene negoziato anche nel mercato azionario. La perdita massima è il premio,
perché se io mi accorgo che non conviene esercitare il warrant, allora non lo faccio. Di norma hanno
scadenza, (ma non sempre, e posso esercitare il diritto che mi da entro la sua scadenza.

Un’altra categoria particolare di obbligazioni sono le cosiddette obbligazioni strutturate, possono essere
distinte anch’esse in due categorie:

• Obbligazioni linked: sono obbligazioni che hanno comunque un rendimento variabile che però è
dipendente da una cosiddetta componente derivata  attività sottostanti che vanno a determinare il
rendimento per l’investitore  questo è proprio il primo elemento distintivo.
Queste obbligazioni linked attuano un’indicizzazione (equity; index; fund…), questa può determinare un
aumento del rendimento come anche una diminuzione, questo perché se il mercato azionario dovesse
scendere o addirittura crollare è chiaro che questo va a penalizzare in maniera rilevante il rendimento (o
addirittura azzerarlo). O legati ad eventi, es. eventi catastrofali.--> caso agricoltori, le assicurazioni sul
raccolto emettono obbligazioni linked che in caso di catastrofi, non devono pagare cedole e (in certi
casi)nemmeno restituire il capitale.--> Perché un investitore dovrebbe prendere uno strumento finanziario
del genere?

Ovviamente vengono acquistati solo da investitori professionali, i quali scommettono contro la catastrofe
e inoltre detengono un portafoglio diversificato per limitare i danni.

L’impatto dell’andamento dell’attività sottostanti potrebbe compromettere il valore del titolo-obbligazione;


normalmente questi titoli possono essere emessi o con capitale garantito o con capitale non garantito:

(capitale non garantito) vuol dire che vado a legare non solo il rendimento ma di fatto il capitale - se
investo in obbligazioni che sono indicizzate rispetto all’andamento di un fondo di investimento azionario che
investe nel mercato asiatico, è chiaro che metto 100 se il fondo d’investimento si valorizza (il fondo di
investimento andrà ad investire nelle azioni delle società che operano in Asia), se il gestore di quel fondo
riesce ad incrementare il patrimonio del fondo, automaticamente il mio capitale aumenta, quindi aver
messo 100 vedrò che a fine anno il mio investimento vale 105 (plusvalenza). Naturalmente se il patrimonio
del fondo scende, il mio capitale cala (non recupererei nemmeno il valore nominale).

Per quanto riguarda il capitale garantito: se l’andamento del fondo dovesse essere negativo, al
risparmiatore viene comunque garantito il capitale inizialmente investito.

Da qui capiamo che altrimenti si tratterebbe di forme di investimento incompatibili con quelle che sono
tipicamente legate alla propensione al rischio di un risparmiatore: un risparmiatore se vuole rischiare il
capitale, tipicamente (propensione al rischio alta) si dirige verso il mercato azionario, mentre se ha una
bassa propensione al rischio andrà ad investire in obbligazioni (che almeno vuole salvaguardare il capitale).
Se non mettessi la clausola di garanzia di fatto anche giuridicamente non si tratterebbe più di
un’obbligazione, perché nella peggiore delle ipotesi potrei trovarmi a zero (se quel fondo di investimento ha
investito in titoli di società che sono andate in default o che sono fallite), capiamo dunque che esiste, oltre
al rischio di non avere nessun guadagno, il rischio di aver perso il capitale e questo è incompatibile con la
nozione stessa di obbligazione.

LEZIONE MINIBOND E BANCA FINIST slide su moodle

Direct lending: finanziamenti fatti da soggetti non bancari

Minibond consentono di ottenere molteplici vantaggi:

- finanziari maggiore flessibilità

-ritorno d’immagine

-culturali

-fiscali

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