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Universit degli Studi di Bologna Facolt di Lettere e Filosofia Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione

Comunicazione giornalistica

I limiti del fotogiornalismo

Docente Dott. Mauro Sarti Guerzoni Laura


N matricola 0000255135

Donati Tobia
N matricola 0000255123

Sommario
1. Introduzione 2. Il diritto di cronaca 3. Il ruolo del fotogiornalista 4. Il diritto all'immagine 5. Privacy 6. Diritto d'autore 7. La Carta di Treviso 8. La Nuova Carta di Treviso 9. Conclusioni Bibliografia LG = Laura Guerzoni 0000255135 TD = Tobia Donati 0000255123 pg. 02 TD pg. 03 LG pg. 04 LG pg. 05 TD pg. 07 TD pg. 08 TD pg. 11 LG pg. 14 LG pg. 15 TD pg. 16

1 Introduzione
L'eccezionale quantit di fotografie presenti oggi nelle testate giornalistiche e l'importanza da esse ricoperta nei giornali ha determinato la volont di approfondire il ruolo svolto dalla figura professionale del fotogiornalista. Il fotogiornalista colui che narra, attraverso le immagini, gli accadimenti quotidiani. Per poter adempiere al meglio al suo ruolo, costui deve avere nozioni tecniche a livello professionale sia del mestiere del fotografo che di quello di giornalista. Al fine di poter capire nel dettaglio quali azioni pu o non pu svolgere il fotogiornalista si deciso di analizzare il diritto italiano, confrontando ove possibile le due figure professionali e le norme che le riguardano, in quanto non esiste un vero e proprio codice dedicato alla professione del fotogiornalista. Nel presente paper verranno perci riportati i diritti e i doveri del giornalista e particolare riguardo sar dedicato a norme e sentenze che vedono coinvolto l'uso dell'immagine fotografica. Partendo col considerare il diritto di cronaca e la regolamentazione dell'ordine dei giornalisti, seguir quindi una trattazione sui diritti legati all'immagine fotografica e personale come il diritto all'immagine, l'informativa sulla privacy e il diritto di autore. Al fine di offrire la giusta interpretazione alle norme citate, verranno prese ad esempio alcune sentenze che hanno visti coinvolti fotografi e giornalisti. Tali sentenze hanno lo scopo di avvicinare il lettore al diritto e alle problematiche legate al mestiere del fotogiornalista. Nell'analisi Pag. 2

trover ampio spazio la regolamentazione dei dati personali dei minori in quanto materia molto controversa e che pone determinate restrizioni a questo mestiere, particolare attenzione verr quindi dedicata alla Carta di Treviso.

2 Il diritto di cronaca
La professione del giornalista l'unica in Italia che ha per oggetto esclusivo una libert costituzionale. L'attivit di cronaca tutelata infatti in primis dall'articolo 21 che consente la libera manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Il diritto di cronaca difeso dall'art. 51 del codice penale, che vieta la punibilit di un soggetto che esercita un diritto imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorit. Il ruolo dell'informazione ritenuto, come altrove, fondamentale nel compimento del processo democratico e nella formazione dell'opinione pubblica del nostro Paese. Infatti la tutela giuridica del Diritto di Cronaca ha gettato le prime basi normative dopo il ventennio fascista, periodo di massima strumentalizzazione dei mezzi d'informazione. Per questo, implicitamente, il nostro ordinamento attribuisce all'attivit di diffusione di informazioni particolare rilevanza, pone per essa norme repressive contro gli abusi e non prevede alcuno strumento di censura preventiva. Per l'art. 21 chiunque, non solo il giornalista, ha il diritto di svolgere l'attivit di cronaca. Inoltre le parole ogni altro mezzo di diffusione indicano un'apertura, rispetto alle forme di comunicazione giornalistica. Quindi il giornalista pu documentare i fatti di cronaca non solo attraverso le parole ma anche ad esempio attraverso le immagini. Ci sono per regole etiche e professionali che riguardano le prestazioni giornalistiche. Oltre ai limiti impliciti ed espliciti che derivano dall'art. 21, chi opera in questo settore deve sottostare a doveri imposti dalla legge. La prima legge approvata in questo senso in Italia la n. 47/1948, seguita dalla legge n. 69/1963 che regolamenta l'ordine dei giornalisti. Entrambe si occupano di garantire il rispetto della verit sostanziale dei fatti, il rispetto della lealt e della buona fede, l'obbligo di rettifica in caso di errori o inesattezze segnalate a danno di terzi, e stabiliscono l'esistenza del segreto professionale sulla fonte delle notizie. Per quanto riguarda la definizione di altri doveri, e in generale di norme a carattere generale, sono importantissime una serie di carte e di codici deontologici che forniscono indicazioni precise per il corretto e legittimo esercizio di cronaca. Si possono citare, per i giornalisti RAI, la carta dei diritti e dei doveri del 1990, il Comitato nazionale per la correttezza e la lealt dell'informazione della FNSI del 1994, il Codice Deontologico del 1998 relativo al trattamento dei dati personali, la Carta di Treviso del 1990 per la tutela dei minori e vari altri documenti di autodisciplina di alcune fra le principali testate italiane. Taluni di questi ordinamenti saranno presentati in maniera approfondita di seguito.

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La pi comune interpretazione giurisprudenziale di queste norme, che regolano l'attivit giornalistica, definisce il giornalista come colui che provvede alla raccolta alla elaborazione ed al commento di notizie destinate a essere diffuse tramite organi d'informazione. Emergono dunque due aspetti fondamentali dell'attivit giornalistica: in primo luogo va rimarcato che la narrazione dei fatti, essendo una rielaborazione, non pu definirsi oggettiva ed in secondo luogo che le mansioni giornalistiche non si limitano al racconto dei fatti di cronaca, ma comprendono anche altre forme di rielaborazione. In questa prospettiva, giornalista non solo chi redige una notizia ma anche il fotoreporter, il vignettista, il critico, ecc.. Per questo, se parliamo di diritti e dei doveri del giornalista, sappiamo che essi si riferiscono anche ad altri ruoli parimenti importanti nel testimoniare, presentare e raccontare i fatti di cronaca. Dunque le Carte e i Codici nominati in precedenza devono essere estesi anche a chi svolge l'attivit di fotoreporter.

3 Il ruolo del fotogiornalista


L'introduzione della fotografia, in abbinamento alle notizie, avviene a partire dalla fine dell'ottocento. Da allora l'evoluzione del fotogiornalismo senz'altro fortemente connessa ai progressi tecnologici realizzati in questo campo. Fin dai suoi esordi questo nuovo strumento ha condotto a trasformazioni sociali culturali molto profonde. Il primo grande cambiamento riguarda la nuova possibilit di visualizzare fatti e azioni svoltesi in luoghi lontani e in tempi diversi. La fotografia infatti, avvicinando le persone a situazioni diverse dal loro vissuto quotidiano, ha modificato la sensibilit dell'opinione pubblica e le tematiche trattate dai mezzi d'informazione. Offrendo una innovativa visibilit a distanza, le immagini stesse degli eventi e i volti dei protagonisti diventano vere e proprie notizie d'interesse. Nasce quindi l'immagine comune del fotoreporter il quale, a stretto contatto con i fatti di cronaca, accompagna con s il pubblico nei luoghi e nelle situazioni d'interesse, portando a compimento il duplice desiderio di protagonismo dei lettori e dei soggetti fotografati. Il fotografo di reportage il testimone, colui che si si reca in posti devastati da conflitti di ogni genere e si prende la responsabilit di raccontare attraverso le immagini quello che sta accadendo, con lo scopo sociale di rendere nota una determinata situazione affinch l'opinione pubblica venga sensibilizzata e magari di conseguenza agisca. Grazie a questa carica emozionale intrinseca nelle grandi fotografie di reportage, il lettore sidentifica, in qualche modo compartecipe delle vicende fotografate, di modo che la fotografia diviene il prolungamento dellocchio del lettore. La fotografia, proprio per la sua caratteristica realizzativa di vicinanza al soggetto, percepita quindi come oggettiva testimonianza dei fatti Pag. 4

presentati, senza filtri di alcun genere. E' chiaro invece come le tantissime variabili che determinano la riuscita di uno scatto, creino effetti di senso profondamente diversi e che ciascun fotografo impone il suo stile e trasmette sapientemente i valori prescelti. Dunque la notizia fotografica si carica di una soggettivit pi estesa e profonda rispetto a quanto prevede in generale la teoria della notizia. Il paradosso della fotografia che essa autentica il reale attraverso la soggettivit. La fotografia inoltre svela scenari e protagonisti prima di essa nascosti e inizia ad intaccare il confine tra pubblico e privato, poi definitivamente annullato dalla televisione. Tralasciando il suo aspetto estetico-artistico, la fotografia, al di l degli elementi che la contraddistinguono, deve essere sempre considerata una elaborazione giornalistica. Il fotogiornalista svolge un lavoro analogo a quello di un giornalista usando, al posto della scrittura, immagini. La differenza la velocit della lettura del testo: mentre per capire una situazione attraverso uno scritto il lettore deve entrare in una descrizione, che fa scoprire un fatto parola dopo parola e/o frase dopo frase, nel caso della fotografia la descrizione evidente al primo sguardo. Se il messaggio nell'immagine, ad esso si applicano i principi e i criteri della notiziabilit, facendo riferimento ad aspetti teorici e tecnici del linguaggio giornalistico. Il fotogiornalismo condensa quel modo di fare giornalismo che si pu riassumere nelle parole dordine andare, vedere, raccontare: il fotogiornalista l dove i fatti accadono, nellavvenimento testimone privilegiato. L'attivit del fotoreporter deve considerarsi prettamente giornalistica ,come spiega Luisella Nicosia avvocato dellOrdine dei giornalisti Lombardo: quanto del tema pi specifico della tutela deve essere garantito al fotografo giornalista o, come ormai consueto affermare, al giornalista-fotografo, poich fare informazione per immagini equivale a fare informazione scritta o parlata e significa, in ogni caso, fare informazione tout court.. Dunque il fotogiornalista si trova di fronte a questioni, diritti e doveri in parte comuni ai colleghi giornalisti, ma si deve confrontare sopratutto con tutti i limiti riguardanti le immagini sotto ogni forma: diritto all'immagine personale, diritto d'autore e diritto alla privacy.

4 Il diritto all'immagine
Il diritto all'immagine il diritto della persona per cui possa decidere in modo autonomo che la propria immagine non venga, divulgata, esposta o comunque pubblicata, senza il suo consenso e fuori dai casi previsti dalla legge. Questo diritto rientra nella categoria dei diritti della persona visti come diritti assoluti tutelati dalla costituzione e dall'art. 2043 del c.c. in materia di risarcimento.

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Il diritto all'immagine in particolare viene disciplinato dallart. 10 c.c. il quale dispone: qualora limmagine della persona o dei genitori,del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui lesposizione o la pubblicazione dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei suoi congiunti, lAutorit Giudiziaria, su richiesta dellinteressato, pu disporre che cessi labuso salvo il risarcimento del danno. Si evince dal testo della legge quanto sia importante per il fotogiornalista tenere a mente questa norma in quanto limita moltissimo il suo campo di azione vietando di fatto la riproduzione fotografica e la diffusione dell'immagine altrui se non espressamente consentita. In aiuto alla professione giornalistica vi lart. 97 L. 633/41 che dispone che si possa prescindere dal consenso, nei casi in cui ci sia giustificato da motivi di, notoriet del personaggio ritratto, o dall ufficio pubblico ricoperto, o dalla necessit di, giustizia, polizia, scopi scientifici, didattici, culturali, o quando la riproduzione sia collegata a fatti o avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltosi in pubblico. Il fotogiornalista pu quindi non richiedere il consenso alle persone ritratte qualora le immagini vengano scattate durante una cerimonia di interesse pubblico, come una processione o una manifestazione sportiva, o vi sia particolare necessit come nei casi sopra citati se la persona ritratta un personaggio pubblico. La norma si basa sul concetto di opinione pubblica e interesse pubblico e lascia a livello interpretativo la differenza tra interesse pubblico e interesse del pubblico che non devono essere confusi. Pi volte infatti si espressa la Cassazione per demarcare questa differenza, come nel caso della sentenza espressa dalla Pretura di Milano il 19 dicembre 1989 dove viene esplicitato che: La notoriet del soggetto raffigurato consente la pubblicazione dell'immagine senza necessit del preventivo consenso solo in presenza di esigenze prioritarie di informazione pubblica, che mancano palesemente nel caso di periodici che perseguono fini di lucro merc la pubblicazione di fotografie di nudo, intese solo a soddisfare la pubblica curiosit per le parti intime delle persone ritratte. Pretura Milano 19 dicembre 1989 Foro it. 1991, I,2863. La notoriet del personaggio autorizza il fotogiornalista a ritrarlo per motivi di interesse pubblico ma non autorizza gli scatti a fine scandalistico che mirano solo a soddisfare la pubblica curiosit. Un altro esempio si pu osservare citando la sentenza dell'8 marzo del 1991, 865 che sanziona un settimanale, che ha pubblicato una fotografia della moglie dell'ex re d'Italia, obbligandolo a risarcirla con la somma di L. 250.000.000 dato che: La illecita pubblicazione dell'altrui immagine, integrante anche violazione di una norma penale, comporta il risarcimento del danno non patrimoniale da liquidarsi equitativamente tenuto conto della notoriet della persona Pag. 6

offesa, della natura e dell'idoneit altamente screditante dei maliziosi addebiti, della rilevantissima diffusione del servizio giornalistico. Anche in questo caso il legislatore ha visto prevalere lo scopo scandalistico rispetto a quello giornalistico sanzionando la testata e quindi il paparazzo. In entrambi i casi sopracitati vi sono aspetti problematici soprattutto riguardo la tutela della "privacy", quando si trascende in raffigurazioni che non hanno nulla a vedere con la dimensione pubblica del personaggio celebre e che guardano ad aspetti privati e intimi del soggetto ritratto.

5 Privacy
La legge n. 675/1996, poi sostituita dal dlgs n.196/2003, esplicitamente qualifica come dato personale qualsiasi informazione che consenta di identificare un soggetto. L'immagine fotografica viene quindi chiaramente considerata come dato personale, particolarmente sensibile in quanto rende un soggetto immediatamente riconoscibile. Essendo limmagine fotografica un dato personale, soggetta alle stesse regole imposte dal Testo unico in materia di protezione dei dati personali, Dlgs n. 196/2003. Una sentenza del Trib. di Biella del 29/03/2003 n.24 afferma: La pubblicazione di una fotografia integra gli estremi del trattamento dei dati personali di cui alla legge 675/96 ed quindi sottoposta agli obblighi e ai limiti della normativa. Il trattamento ai fini giornalistici deve rispettare i limiti connessi al diritto di cronaca, allessenzialit della notizia e allinteresse pubblico. Inoltre, per quanto riguarda i fatti accaduti in pubblico, non ha rilevanza il carattere del luogo in cui i fatti si sono verificati, ma la volont esplicita o implicita dellinteressato a renderli noti. In questo dibattimento, il Giudice nella motivazione della sentenza ha scritto: Anche la riproduzione fotografica pubblicata, in quanto contenente informazioni relative a un soggetto identificabile, deve considerarsi dato personale. del tutto irrilevante che il giornale non abbia riportato altre informazioni relative allattore in quanto la foto rappresenta un dato personale a s stante. Nel dlgs 196/2003 ampio spazio viene dedicato alle norme relative al giornalismo e alla espressione letteraria e artistica. L'art.139 impone infatti al consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti l'adozione di un codice deontologico: Il Garante promuove ai sensi dellarticolo 12 ladozione da parte del Consiglio nazionale dellordine dei giornalisti di un codice di deontologia relativo al trattamento dei dati di cui allarticolo 136, che prevede misure ed accorgimenti a garanzia degli interessati rapportate alla natura dei dati, in particolare per quanto riguarda quelli idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale. Tale codice si applica non solo nei riguardi di chi esercita la professione di giornalista ma anche ai soggetti iscritti nell'elenco dei pubblicisti o nel registro dei praticanti, nonch ai trattamenti temporanei finalizzati alla pubblicazione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del Pag. 7

pensiero. Ne consegue che ricompresa, fra le altre, l'attivit di chi svolge anche occasionalmente la professione di fotografo, quando questa sia riconducibile ad una manifestazione del pensiero. Il decreto legislativo sottolinea quindi la necessit da parte dell'ordine dei giornalisti di adottare un codice deontologico che gestisca il trattamento dei dati personali in ogni loro forma; a riguardo una sentenza del Trib. di Bolzano del 18/03/98 chiarisce ancora meglio: Integra il reato di diffamazione, la pubblicazione di notizie pur vere sulla salute di un soggetto (nei casi di specie: tossicodipendenza e sieropositivit) nonch la pubblicazione della sua fotografia in quanto si tratta di dati personali e attinenti alla sfera della riservatezza rispetto ai quali difettano i requisiti scriminanti sia dellinteresse pubblico che della continenza. Non solo il fotografo che svolge il suo lavoro scattando fotografie tenuto a rispettare il codice ma anche colui che realizza riproduzioni e ingrandimenti da originali fotografici viola la legge sulla privacy se, al momento di effettuare gli scatti, non dichiara la propria identit e l'effettivo utilizzo delle immagini. Il principio si applica anche nel caso in cui le foto siano conservate presso una persona diversa dall'interessato: per esempio i suoi familiari. Questa interpretazione della legge pu trovare conferma nella sentenza dell'8 maggio del 2000 dove il Garante ha stabilito che la riproduzione da originali fotografici non consentita se il fotografo, al momento della raccolta, non dichiara la propria identit e l'effettivo utilizzo delle immagini. La sentenza appena citata chiama in campo anche un aspetto della fotografia molto controverso, ovvero il diritto di autore.

6 Diritto d'autore
Il diritto d'autore protetto dalla legge 633/41 che individua come oggetto del diritto tutte le opere dell'ingegno aventi carattere creativo, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. L'articolo segue elencando nel dettaglio le opere tutelate e, al punto 7 dell'art.2, troviamo le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia. Vi da porre attenzione sul concetto di fotografia e opera fotografica; la legge 633/41 pone infatti una grande distinzione tra le due, identificando l'opera fotografica come opera dell'ingegno, quindi a carattere creativo, mentre considera una mera attivit meccanica la fotografia. A tal proposito la sentenza del 20 giugno del 1993 n 165 specifica che la tutela dell'opera di carattere creativo nel campo della fotografia operante tutte le volte che il fotografo non si sia limitato ad una riproduzione della realt, sebbene attraverso procedure tecnicamente sofisticate, ma abbia inserito nell'opera la propria fantasia, il proprio gusto e la propria sensibilit, cos da trasmettere le proprie emozioni a chi esamini la fotografia in tal guisa realizzata; dal punto di vista

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tecnico l'autore curer particolari luci, scorci, inquadrature e simili, nel tentativo di aggiungere una dose di immaginazione alla riproduzione meccanica del soggetto. Un interessante esempio di applicazione del diritto d'autore ad opere fotografiche si pu trovare nella sentenza del 19 novembre 2008 n27506 che vede coinvolta una modella che chiese al Tribunale di Milano la condanna della Pioneer Electronics Italia s.p.a. al risarcimento dei danni morali e materiali cagionati dalla pubblicazione non autorizzata di una sua fotografia. Secondo la testimonianza della modella, la fotografia in questione era stata scattata nel 1989 da un professionista e faceva parte del suo book personale, utilizzato prevalentemente per autopromozione dalla modella stessa. Lagenzia che mise a disposizione per la campagna pubblicitaria del 1994 la foto della signora, documentava in giudizio lacquisto dei diritti sulla fotografia dal fotografo professionista., che a sua volta produceva latto di cessione da parte della signora dei diritti patrimoniali sulla fotografia medesima. La modella controbatt affermando che il suo generico iniziale consenso alla diffusione della sua immagine valeva soggettivamente solo a favore del fotografo destinatario e oggettivamente non si estendeva allimprevedibile ipotesi di un cos massiccio sfruttamento pubblicitario a fini di lucro da parte di terzi. Con la sentenza in oggetto la Cassazione Civile rigetta la richiesta della modella e definisce che il consenso alla pubblicazione della rappresentazione fotografica dell'immagine, previsto dall'art. 96 legge 633/1941, costituisce un negozio unilaterale avente ad oggetto non il diritto personalissimo ed inalienabile allimmagine ma soltanto il suo esercizio. Se prestato senza alcuna limitazione oggettiva o soggettiva, rimane efficace fino a revoca. Bench la sentenza appena citata non lasci ombra di dubbio sul campo di azione del diritto d'autore limitato alle opere a carattere creativo, possiamo trovare al capo V intitolato Diritti relativi alle fotografie la normativa riguardante le fotografie. In questa sezione vengono definite fotografie le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale o sociale, ottenute col processo fotografico, o con processo analogo, comprese le opere dell'arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche. Il testo continua esplicitando che non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte d'affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili. La sentenza emanata dalla Pretura di Saluzzo nel 1993 spiega nel dettaglio quale sia la differenza tra fotografia e opera fotografica affermando che: Ai fini della distinzione tra opera fotografica (protetta come oggetto di diritto di autore) e semplice fotografia (oggetto di diritto connesso) occorre condurre l'indagine circa la sussistenza o meno del carattere creativo. Nel campo delle fotografie che riproducono opere dell'arte figurativa e, segnatamente, opere architettoniche (in cui uno sforzo creativo venne gi a suo tempo compiuto dall'autore dell'opera fotografata) Pag. 9

difficilmente la fotografia consegue carattere creativo, in quanto la necessaria fedelt nella rappresentazione oggettiva del soggetto riprodotto, caratteristica naturale di tale tipo di fotografia, ne costituisce anche l'altrettanto necessario limite. Si evince che il lavoro del fotogiornalista possa essere fatto rientrare sotto la tutela del diritto connesso del capo V in quanto la sua opera consiste prevalentemente nella mera riproduzione della realt. Questa affermazione per solleva molti dubbi in quanto il lavoro del fotogiornalista, come quello del giornalista, viene tutelato dal diritto di cronaca che a sua volta trova riscontro nell'Art. 21 della Costituzione che identifica nell'azione giornalistica una elaborazione soggettiva di fatti oggettivi. Il confine tra opera fotografica e fotografia risulta molto labile quando lo scatto viene compiuto da operatore umano. Pu essere considerata quindi fotografia solo l'immagine ottenuta dall'utilizzo di macchinari indipendenti dall'uomo come il photored o l'autovelox che ha come unico scopo quello di acquisire informazioni riguardo a veicoli in infrazione. Il diritto d'autore dedica ampio spazio anche alla tutela del diritto di cronaca, prevedendo una serie di eccezioni applicabili nell'esercizio di tali diritti. L'articolo 65 della legge 633/41 afferma infatti che la riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti, utilizzati in occasione di avvenimenti di attualit, consentita ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilit, la fonte, incluso il nome dell'autore se riportato. L'articolo continua facendo riferimento alla pubblicazione di articoli di attualit, di carattere economico, politico, religioso, pubblicati nelle riviste o giornali, che possono essere liberamente riprodotti in altre riviste o giornali, anche radiofonici, se la riproduzione non stata espressamente riservata, purch si indichino la rivista o il giornale da cui sono tratti, la data e il numero di detta rivista o giornale e il nome dell'autore, se l'articolo firmato. Estendendo questo principio anche alle immagini fotografiche, e prendendo in riferimento quanto detto finora, possiamo definire che tutte le immagini scattate dal fotogiornalista sono da considerarsi opere fotografiche, mentre le riproduzioni di immagini di terzi o raffiguranti opere delle arti figurative sono da considerarsi fotografie. Sebbene il lavoro del fotogiornalista sia stato definito come frutto di un'opera dell'ingegno, la creazione e produzione delle sue opere risulta molto limitata. La legge tutela e indirizza la professione fotogiornalistica attraverso le varie discipline del diritto e molto spesso gli pone restrizioni inviolabili, come nel caso posto dalle normative riguardanti la tutela dei minori in quanto molto limitamti per il suo operato. Il codice che legifera questa materia, cui i fotogiornalisti e i giornalisti fanno riferimento la Carta di Treviso. Pag. 10

7 La carta di Treviso
Una delle primissime carte deontologiche approvate in Italia riguarda un tema fondamentale fra i principi etici e deontologici del giornalismo e del foto-giornalismo: la tutela e la difesa dei minori. Il documento in questione la Carta di Treviso, un protocollo firmato il 5 Ottobre 1990 da Federazione Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti e Telefono Azzurro il cui obbiettivo disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia. La Carta di Treviso stato il primo passo ufficiale per il riconoscimento e la difesa dei soggetti deboli da parte dell'informazione. La carta in questione infatti risponde con un testo organico e completo alla esigenza, avvertita fino alla redazione del documento, di proteggere il minore. Tale necessit emersa anche precedentemente: ad opera del legislatore penale era stata tradotta nell' art. 13 D.P.R. n. 448/1998 che dispone il divieto di pubblicare e divulgare con qualsiasi mezzo notizie o immagine idonee a identificare il minore comunque coinvolto nel procedimento (penale), mentre l'art. 114 c.p.p. vieta la pubblicazione delle generalit e dell'immagine di minori testimoni, persone offese e danneggiate. La Carta di Treviso propone invece alcuni comportamenti idonei a tutelare lo sviluppo e la personalit del minore, una difesa etica che quindi si realizza seguendo queste regole e non ricercando norme positive, rinunciando di conseguenza a parte della libert del giornalista. Negli anni seguenti la Carta di Treviso stata ulteriormente integrata e rafforzata dal Vademecum del 1995 e da alcune norme del 30 marzo 2006. Nel complesso al centro di questo documento c' il principio di difendere l'identit, la personalit e i diritti del minore vittima, o colpevole di reati, o comunque coinvolto in situazioni che potrebbero compromettere la sua psiche. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella societ. La Carta di Treviso costituisce una norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani e una guida ideale e pratica per tutti i comunicatori. Lo scritto composto da una introduzione che definisce le premesse su cui si basa, dal protocollo d'intesa sviluppato in cinque punti e infine da alcune considerazioni e linee guida per ampliare in futuro l'impegno a tutela dei minori. Il testo esordisce spiegando che la Carta di Treviso stata redatta: nella convinzione che l'informazione debba ispirarsi e rispettare i principi e i valori su cui si radica la nostra Carta costituzionale (...) (assumendo) i principi ribaditi nella Convenzione ONU sui diritti del bambino del 1989. Il punto A impone: il rispetto per la Persona del minore, sia come soggetto agente, sia come vittima di un reato, richiede il mantenimento dell'anonimato nei suoi confronti, il che implica la rinuncia a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione. E' ovvio quindi che non solo riferimenti diretti ai minori coinvolti possono essere dannosi, ma ad esempio anche foto o parole che possano ricondurci a ricostruire la loro identit. Il punto B pone ulteriori restrizioni sul tipo di notizie che ledono il minore: la tutela della Pag. 11

personalit del minore si estende anche - tenuta in prudente considerazione la qualit della notizia e delle sue componenti - a fatti che non siano specificamente reati (), prevalendo su tutto il suo interesse ad un regolare processo di maturazione che potrebbe essere profondamente disturbato o deviato da spettacolarizzazioni del suo caso di vita. In conclusione viene espresso il desiderio di coinvolgere pi enti e soggetti interessati da questo tema (enti istituzionali per la stampa, ma anche lettori, reti televisive e Garante per la radiotelevisione e l'editoria); si auspicano soprattutto alcuni accorgimenti da parte degli operatori affinch: l'informazione sia il pi possibile approfondita con un controllo incrociato delle fonti, con l'apporto di esperti, privilegiando, ove possibili, servizi firmati e in ogni modo da assicurare un approccio al problema dell'infanzia che non si limiti all'eccezionalit dei casi che fanno clamore, ma che approfondisca con inchieste, speciali, dibattiti - la condizione del minore, e le sue difficolt, nella quotidianit.. Inoltre: FNSI e Ordine dei Giornalisti stabiliscono di costituire, in collaborazione con Telefono Azzurro e insieme con le altre componenti del mondo della comunicazione che vorranno aderire, un Comitato nazionale permanente di Garanti che possa (...) tempestivamente fissare indirizzi su singole problematiche, organizzare opportune verifiche di ricerca e sottoporre agli organi di autodisciplina delle categorie eventuali casi di violazione della deontologia professionale;. Dunque operazioni a tutela dei minori costanti e a trecentosessanta gradi, senza eccezioni. Come esempio si pu ricordare una vicenda relativa ad un servizio giornalistico pubblicato dal settimanale Chi, (edizione n. 46 del 23 novembre 2005). Nell'ambito di un servizio giornalistico sulla relazione tra un'attrice e un manager (Flavio Cattaneo e Cristina Goi), il settimanale, riprendendo una notizia su un supposto legame sentimentale del segnalante, gi direttore generale di Rai-Radiotelevisione S.p.A., aveva pubblicato un articolato servizio fotografico che ritraeva componenti della famiglia Cattaneo in alcuni momenti di vita privata quotidiana. In particolare sotto accusa finirono le foto dei figli, della moglie e della suocera di quest'ultimo: le foto mostravano il volto della figlia minore mascherato parzialmente in modo inefficace rendendo pertanto la bambina riconoscibile. Il garante per la privacy constatando che "nell'esercizio dell'attivit giornalistica possono essere diffusi dati personali solo nei limiti dell'"essenzialit dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico"; e che tale garanzia comporta il dovere di evitare riferimenti a congiunti ed altri soggetti non interessati ai fatti (art. 137, comma 3, Codice cit. e artt. 5 e 6 del codice di deontologia cit.), non potendo la notoriet di una persona qual il segnalante affievolire i diritti dei congiunti e, in particolare, dei minori" ha stabilito il divieto di diffusione del servizio, riferendosi fra l'altro come si legge dalla sentenza "art. 7 del codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attivit giornalistica, in Allegato A1 del Codice in materia di protezione dei dati personali, che richiama i principi contenuti nella Carta di Treviso;" Pag. 12

Cinque anni dopo la carta di Treviso viene ampliata con il Vademecum del 25 Novembre 1995. Il nuovo documento ribadisce i valori e i concetti espressi nella precedente carta, e lo fa In considerazione delle ripetute violazioni della "Carta", (giornalisti e Telefono Azzurro) ritengono utile sottolineare alcune regole di comportamento, peraltro non esaustive dell'impegno, anche in applicazione delle norme nazionali ed internazionali in vigore. Con questa ulteriore stesura si passa a indicazioni di tipo pi pratico: deve essere garantito l'assoluto anonimato. Per esempio deve essere evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possono portare alla sua identificazione, quali le generalit dei genitori, l'indirizzo dell'abitazione o il Comune di residenza nel caso di piccoli centri, l'indicazione della scuola cui appartenga. Inoltre particolare risalto viene dato ai casi di adozione e di affido, e si accentua come l'attenzione ai minori debba essere osservata anche da televisioni e radio in programmi non esclusivamente d'informazione (infotainment e non solo) che possano ledere la sua dignit, n turbato nella sua privacy o coinvolto in una pubblicit che possa ledere l'armonico sviluppo della sua personalit e ci a prescindere dall'eventuale consenso dei genitori . A proposito si pu citare una sentenza (Roma, 15 novembre 2001 [doc. web n. 30943]) riguardante il caso di un'emittente tv locale che aveva diffuso nome e foto di due minori, nonch notizie sul loro controverso affidamento. Alcuni assistenti sociali operanti presso l'Azienda sanitaria locale avevano segnalato il caso al garante per la Privacy, evidenziando come l'intervista sotto accusa raccogliesse alcune considerazioni del padre in merito alla vicenda familiare che lo aveva visto protagonista insieme alle proprie figlie allontanate dalla famiglia, a causa delle difficolt dei genitori di provvedere alla loro cura e al loro mantenimento, e affidate ad un istituto di accoglienza. Il garante per la protezione dei dati personali nella sentenza spiega come L'iniziativa o, comunque, il consenso del genitore non esimeva quindi il giornalista dall'obbligo di verificare l'esistenza di un interesse oggettivo del minore alla diffusione delle informazioni che lo riguardano (art. 7, comma 3, del Codice deontologico), interesse che la stessa Carta di Treviso considera allorch prevede la necessit di garantire l'anonimato dei minori quando i fatti di cronaca nei quali i minori medesimi sono coinvolti facciano riferimento a determinate situazioni familiari, quali ad esempio affidamenti, adozioni, separazioni, divorzi ecc... Nella carta viene condannato anche l'utilizzo di immagini di bambini svantaggiati sul piano della salute (malati, feriti, disabili) perch il loro coinvolgimento, per far scaturire nel pubblico sentimenti di piet, viene equiparato a sfruttamento della persona . Anche in questo secondo codice la conclusione dedicata a possibili interventi futuri: occorre coinvolgere i mass media e i vari soggetti competenti e vengono previste verifiche e sanzioni sui comportamenti scorretti. In effetti il tema della tutela dei minori nei media e' stato al centro di numerose iniziative, istituzionali ed associative, con la creazione di codici di autoregolamentazione che le diverse categorie di operatori hanno emanato. Pag. 13

8 La nuova Carta di Treviso


Esiste inoltre un ulteriore aggiornamento della Carta di Treviso approvato il 30 Marzo 2006. Esso conseguente all'approvazione del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, il quale prevede una particolare tutela nei riguardi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, richiamando anche i principi e i limiti stabiliti dalla Carta di Treviso. Inoltre con la recente diffusione di nuovi mezzi di comunicazione (sopratutto fra i pi giovani) e di nuove tecnologie che hanno aperto scenari sociali inediti: L'aggiornamento della Carta di Treviso, a 15 anni dalla sua nascita, diventa cosi' una naturale conseguenza operativa ed un coerente impegno deontologico che il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti si e' assunto alla luce delle nuove realta' emergenti che caratterizzano il mondo dell'informazione nel terzo millennio e degli scenari culturali e sociali dell'Europa Unita. La modifica della Carta di Treviso un aggiornamento che non comporta la necessita' di formali integrazioni o modifiche al codice stesso, ma comporta piuttosto una riscrittura pi attenta ai nuovi problemi e consapevole delle difficolt riscontrate in seguito alla prima stesura. Ad esempio, nel punto della Carta che impone di evitare la pubblicazione di tutti gli elementi che possano portare all'identificazione del minore coinvolto si precisa che l'indicazione riferita foto e filmati televisivi non schermati, messaggi e immagini on-line che possano contribuire alla sua individuazione. Sempre a tal proposito stato aggiunto il punto 10 che esplicita che: tali norme vanno applicate anche al giornalismo on-line, multimediale e ad altre forme di comunicazione giornalistica che utilizzino innovativi strumenti tecnologici per i quali dovra' essere tenuta in considerazione la loro prolungata disponibilita' nel tempo;. In questa nuova versione la carta introduce anche un concetto nuovo e interessante quello dell' emulazione. Nelle carte precedenti venivano annoverati alcuni principi per proteggere il minore: la tutela della personalit, la difesa di un regolare processo di maturazione e di crescita, l'evitare una sua strumentalizzazione, il rispetto della privacy, ed impedire che egli sia preda di sensazionalismi. Nel punto 6 viene stabilito che: nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi, suicidi, gesti inconsulti, fughe da casa, microcriminalita', ecc., posti in essere da minorenni, fermo restando il diritto di cronaca e l'individuazione delle responsabilita', occorre non enfatizzare quei particolari che possano provocare effetti di suggestione o emulazione;. Dunque in questo caso i minori vengono protetti da comportamenti sbagliati di altri minori e il soggetto da difendere viene inteso come attivo, capace di agire anche se in modo sbagliato. Si evoluta quindi anche la figura idealizzata e sui cui si sviluppa la Carta di Treviso.

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9 Conclusioni
Abbiamo potuto osservare in questa breve analisi come la professione fotogiornalistica richieda una profonda conoscenza delle leggi in materia giornalistica e in materia fotografica. Non essendo di fatto tutelata come professione a s stante, quella fotogiornalistica presenta quindi peculiarit uniche derivate dall'unione di due differenti discipline. Sebbene il diritto di cronaca sia applicabile sia a professionisti che a operatori occasionali, giornalisti o fotografi che siano , risulta evidente quanto sia difficile per un fotografo che non conosce la disciplina giornalistica intraprendere il mestiere di fotogiornalista e, viceversa, il giornalista con la passione per la fotografia non pu improvvisarsi fotografo senza incorrere in spiacevoli impedimenti legislativi se non conosce le normative a riguardo. Si evince quanto sia importante la creazione e la diffusione di corsi propedeutici alla professione vista soprattutto la dilagante diffusione del citizen journalism, esploso con la nascita delle nuove tecnologie, che vede operatori occasionali improvvisarsi giornalisti o operatori mediatici dell'informazione. Bench in questo breve saggio si sia affrontato solamente l'aspetto prettamente legislativo della professione vi la convinzione che il ruolo svolto dal fotogiornalista vada al di l dalla conoscenza delle suddette leggi ma che senza di esse tale professione risulti impraticabile.

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Bibliografia
G. Gardini, Le regole dell'informazione. Principi giuridici, strumenti, casi, Bruno Mondadori editore, 2005 Paissan M. (a cura di), Privacy e giornalismo, diritto di cronaca e diritti dei cittadini, Nuova ed. Roma, 2006 Papuzzi A., Professione Giornalista, Donzelli, 2003 Sarti M., Il giornalismo sociale, Carocci, 2007 Sorrentino C., Il giornalismo, Carocci, 2002 http://www.garanteprivacy.it http://www.fotografi.org/sentenze.htm

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