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Comunicazione giornalistica

Anno 2006-2007

Silvia Aliano
(0000256386)

LInformazione culturale sui quotidiani italiani:


Evoluzione,Tendenze, Modelli

La cultura di un giornale e quella che lo sostanzia e che esso diffonde non consiste solo in un articolo su Kafka , sul Salone del Libro, sul festival di Venezia, ma almeno altrettanto nella scelta delle notizie e nel modo di valutarne limportanza, di impaginarle nella cronaca giudiziaria,

nel commento politico, nellaccostamento di testi e immagini, e cos via. (C. Magris)

1. In cerca di definizioni
Cultura un concetto vasto e oggetto di interpretazioni diverse. Per questo motivo difficile dare una definizione di informazione culturale; tuttavia si convenuto che il giornalismo intenda cultura in senso moderno nel senso di linguaggio, che implica aspetti antropologici ed etnografici. Da qui si capisce come il giornalista culturale abbia un compito delicato e ad alta discrezionalit, dovendo coprire molti ambiti le arti, le scienze, larcheologia, larchitettura, la musica, il teatro, la letteratura, le lingue, la filosofia, il diritto,le ideologie, la storia, la sociologia e la psicologia, lantropologia e letnografia1 concretizzati in specifiche attivit proprie dellindustria culturale. Sui quotidiani italiani, questo genere giornalistico ha avuto unevoluzione particolare allontanandosi, almeno agli inizi, dalla tradizione anglosassone del giornalismo di informazione e del giornalismo popolare. Sin dai primi anni del Novecento, linformazione culturale italiana si identificata con la terza pagina compromesso tra letteratura e giornalismo, di cui forma stabile stata lelzeviro - per poi trasformarsi nelle odierne pagine culturali. Questo passaggio non stato n automatico, n tanto meno improvviso, ma stato motivo di un dibattito quasi trentennale, che non ha coinvolto solo i professionisti dellinformazione, ma tutto il mondo intellettuale.

2. Il salotto buono: la terza pagina


Invenzione tutta italiana, la terza pagina nata con lintento di essere il luogo degli interessi del mondo letterario e artistico; intento coerente con lorigine di molte testate italiane, nate come fogli di intellettuali. Come spiega Marabini2, la terza pagina non era solo un contenitore, ma una vera e propria forma- anche grafica, con un suo disegno, una sua eleganza, una sua diversit . Dalla sua nascita fino a dopo la seconda guerra mondiale , la terza pagina stata per locchio ancora prima che alla lettura una sorta di isola tra tutto il resto, dove dominavano la politica e la cronaca. Il suo atto di nascita risale al 10 dicembre 1901, quando il direttore del Giornale dItalia Bergamini decise di dedicare una pagina intera la terza alla prima teatrale di Francesca da Rimini di DAnnunzio. Ma lo sviluppo della terza pagina avvenne sul Corriere della Sera di Albertini, che si assicur la collaborazione di importanti scrittori italiani come lo stesso Dannunzio, la Deledda, Pirandello, Verga. 2

Si pu capire come, gi dalle sue origini, la terza pagina sia stata il luogo di compromesso tra letteratura e giornalismo, e in particolare di una certa soggezione dei giornalisti rispetto alla letteratura, diventando un caso singolare rispetto alla tradizione anglosassone che abbiamo citato. Avere una pagina molto scritta, di qualit letteraria era una situazione paradossale per un paese con un alto tasso di analfabetismo. Questo paradosso spiegato da Nello Ajello3, quando scrive: Lelzevirista d per scontato che i lettori del suo petit pome en prose saranno pochi e selezionati, rappresenteranno cio una fetta molto sottile di quello che oggi un analista di mercato chiamerebbe luniverso dascolto del giornale; e inoltre: le doti di sdegnosit, di chiusura sociale che avevano sempre distinto la societ letteraria italiana assunsero laspetto di una vera e propria malattia. Una chiusura da salotto buono- secondo la definizione emblematica di Asor Rosa. 2a. Un trinciato di letteratura: lelzeviro: Sempre Ajello descrive come la collaborazione alla terza pagina fosse una sorta di borsa di studio per i professionisti della letteratura, unico possibile debutto nella societ letteraria. Tessera dappartenenza era lelzeviro, articolo dapertura di due colonne, vero e proprio compromesso (la ripetizione della parola non un caso) tra le ragioni tecniche del giornale e quelle creative dello scrittore. Ajello tenta anche di darne delle definizioni, attivit che peraltro fu oggetto di esercitazioni da terza pagina: innanzitutto elzeviro il nome di un carattere tipografico, ma le etichette coniate furono davvero molte, dalle pi semplici alle pi bizzarre e insieme modeste- saggio, frammento, esercizio di stile, gioco dumori, natura morta, frammento di mito, moralit aforistica, avviso della fantasia, deviazione, fumisteria, trinciato di letteratura e cos via. Ma tra lambiguit e lesibizione vana delle definizioni, lunica certezza era lo stile e limperativo del bello scrivere era lunica realt di cui convenisse tenere conto. Nella famosa inchiesta di Falqui sulla terza pagina 1953 - Piovene individu due ragioni del legame tra letteratura e giornalismo italiano: la prima, di natura economica, per cui la maggioranza degli scrittori, non potendo vivere di sola letteratura , era obbligata a ricorrere a un altro mestiere; la seconda la tradizione italiana per il gusto dellarte, un gusto che non avrebbe permesso uninformazione disadorna, brutta. S. Artom4 attualizza questa tesi, spiegando come il pubblico italiano non solo richieda il giornale bello, scritto, fatto con il concorso degli scrittori e degli intellettuali, ma preferisca anche un giornalismo di parte, pi che la linea fredda di tipo anglosassone.

2b. Cenni di cambiamento Se durante e subito dopo il periodo delle guerre mondiali, il racconto insieme alla divagazione letteraria posti in elzeviro2 dominarono sulla terza pagina (si pensi a ai Racconti Romani di Moravia), negli anni Sessanta la terza pagina cominci a partecipare a un controllo pi diretto del reale, facendosi sempre meno letteraria nei contenuti, pi morale e civile E il periodo delle inchieste sui temi sociali e dei reportage dallestero, anche se non venne mai meno una certa artificiosit che dotava ancora la terza pagina del carattere di iato , di intervallo nella lettura di un quotidiano. 2c. La detronizzazione Come gi detto, levoluzione dellinformazione culturale stata graduale, se si pensa che lultima terza stata abolita nel 1992. Il primo segno di questa rivoluzione graduale siamo nel 1956 - fu la nascita de Il Giorno di Murialdi senza terza pagina e con le informazioni culturali distribuite lungo tutto il giornale. Nel 1976 anche La Repubblica nasce senza terza pagina, ma con lapposita sezione cultura nelle due pagine centrali. In quel periodo, due grandi giornali come La Stampa e Il Corriere della Sera mantengono ancora la vecchia forma , seppur rivisitata con articoli di attualit politica, sociale e culturale. La Stampa la sostituir solo nel 1989 col nuovo formato grafico Societ e Cultura, mentre il Corsera dovr attendere il 1992 e la direzione di Paolo Mieli, da cui lo stile Mieli, combinazione di cronaca alta e bassa, e non solo nellinformazione culturale. Sono emblematiche le parole di Marabini2 , quando afferma come la morte della terza fu un fatto storico per la nostra cultura, il nostro giornalismo e le nostre lettere, quasi equivalente a una detronizzazione. Ma la terza pagina non mor anche se non esisteva pi in tanti giornali. Si nascose nella cosiddette pagine della cultura. complessa e soprattutto

3. Le pagine culturali
3a. I perch di una trasformazione Oggi, linformazione culturale della stampa quotidiana, fornita dalle sezioni Cultura, insiemi di pi pagine spesso collocate al centro dei giornali, quindi diverse dalla terza anche per collocazione.

Questa trasformazione implica (I) la creazione di specifiche redazioni che si occupino solo di questo settore, (II) lorganizzazione sempre pi razionale nella costruzione della notiziabilit attraverso procedure produttive pi elaborate , anche per via di unarticolazione maggiore delle attivit riconducibili alla categoria di cultura. Per spiegare la natura di queste pagine - il loro cambiamento di posizione, il loro linguaggio, la vastit degli argomenti che devono coprire occorre parlare del fenomeno pi generale della settimanalizzazione dei quotidiani:. ladeguamento dei quotidiani alla formula dei settimanali , con numero maggiore di pagine, con illustrazioni, inserti e un attenzione anche per argomenti considerati di intrattenimento. 1 Questo fenomeno nato come risposta alla concorrenza delle televisioni, che dagli anni Settanta diventarono il principale mezzo di informazione. E va anche legato alla grave crisi della stampa italiana del 74 - 75, cio da quando gli introiti pubblicitari hanno cominciato a essere la prima fonte di finanziamento per i giornali. In altre parole, per poter accogliere maggior pubblicit, il quotidiano ha aumentato le proprie pagine , tra cui quelle culturali. Inoltre, possibile ipotizzare un rapporto tra lo spostamento delle pagine culturali rispetto alla terza e lesigenza di trattare le notizie di cronaca e di politica. Il contesto era quello delle tensioni e delle contraddizioni politiche degli anni Settanta:Il presente era caldo, bollente. E la realt politica, avanz nella successione delle pagine e spinse sempre pi in l la vecchia terza.2 3b. Dalla critica alla cronaca Mi sembra opportuno tornare sulle conseguenze della settimanalizzazione nel trattare le informazioni di cultura, vederne le implicazioni, i rischi. Aumentare le pagine culturali comporta che queste debbano assorbire temi un tempo trattati in altre sezioni del giornale, come lapprofondimento e la riflessione sul costume, oppure che articoli prima considerati da terza siano spalmatisu altre pagine, i reportages dal mondo o lo sport. Uno spazio cos ampio da riempire , unito a una maggior produzione culturale, comporta una continua ricerca di argomenti eterogenei e originali, la nascita di inserti specifici, ma soprattutto un nuovo linguaggio: da quello della critica, si adotta quello della cronaca. Si delineano le tecniche della personalizzazione e dellattualizzazione, con la continua rincorsa alle interviste e agli scoop. In termini di tecnica giornalistica, si pu dire che sono cambiati i tralasciando la rilevanza culturale di un avvenimento, criteri di selezione: sono sempre pi relativi al mezzo, al

pubblico, alla concorrenza (rispetto del formato, necessit di rincorrere le anticipazioni, o la copertura dei cosiddetti media- events, in modo da non avere buchi rispetto alla concorrenza). U. Eco5 ha riflettuto su come il quotidiano italiano gestisca la cultura con una certa ampiezza: tra gli aspetti positivi, il fatto che agli avvenimenti culturali in senso stretto (libri, arte) vengano dedicate da una alle quattro pagine. Ma lanalisi di Eco individua anche i rischi di questa ampiezza, tra cui: (I)luso dellintervista a scapito della recensione: nel caso dellinformazione letteraria, lintervista viene utilizzata perch sembra una notizia inedita, ma spesso solo pubblicit gratuita allautore. Molte volte, per avere lintervista in esclusivo, il quotidiano ricatta lautore e leditore dicendo che in caso di risposta negativa, il libro non sar recensito. Inoltre, la preminenza dellintervista elimina la cosiddetta critica militante:lesigenza di spettacolarizzazione e quindi di attualit a tutti i costi obbliga il critico a leggere un libro con una fretta spaventosa. (I I) La creazione dello scoop artificiale, o dello scoop banale, il ritorno stagionale su temi apparentemente scandalistici ma di fatto artificialmente gridati come Il declino degli intellettuali, Il tramonto del femminismo, e cos via. 3c. Lorganizzazione del lavoro Per comprendere lorganizzazione delle redazioni culturali, Carlo Sorrentino6 razionalizzazione nella copertura dellinformazione culturale pi avanzata E impossibile dare definizioni omogenee, perch le variabili sono molte dalla diffusione della testata, agli stili direzionali. Tratto comune il ruolo sempre pi specifico di queste redazioni, che presentano organici sempre pi cospicui e specializzati (un esempio per tutti, il Corsera che conta cinquanta giornalisti culturali). Particolare attenzione data ai singoli settori: (I) Cultura, (I I)Spettacoli, (I I I) Inserti (I) La redazione cultura: Conta generalmente un numero limitato di giornalisti, non per la diffusione della testata ma per via dellorganizzazione interna. Occorre fare una distinzione tra quotidiani medio - grandi e quelli a tiratura nazionale: nei primi, norma fare il lavoro sia di organizzazione che di scrittura (con il compito di sostituire i collaboratori che sono meno, rispetto ai quotidiani nazionali). Va ricordato anche il taglio pi cronachistico dato alle notizie. Nei quotidiani nazionali, tutti hanno compiti di ha svolto unindagine osservazione non partecipante- limitata a quei quotidiani in cui il processo di

desk, che per sono diversi dagli altri settori giornalistici (titolazione, controllo comunicati stampa). Il rapporto con le fonti diverso rispetto alle altre redazioni: il giro di fonti non strettamente legato allassunzione di notizie, ma a pi generiche informazioni che possono stimolare idee e curiosit. Tanti sono i contatti con le istituzioni e con i luoghi culturali, cos come con i collaboratori.

(I I) La redazione spettacoli: Lattenzione agli spettacoli forte per via della centralit del sistema dei media. Tuttavia, molti giornali di tradizione storica hanno scoperto limportanza degli spettacoli lentamente, per via della credenza che il pubblico colto esaurisse i propri interessi nella lettura della terza pagina. Non un caso che La Repubblica, nata come secondo giornale (quindi con una tradizione minore e unorganizzazione pi agile) abbia potuto fare degli spettacoli un luogo di reclutamento di nuovo pubblico, come i giovani e le donne; col passare del tempo per, si dovuta adattare alle esigenze di un pubblico di massa. La divisone delle competenze suddivisa in: televisione, cinema, teatro, musica. Il linguaggio quello della cronaca e si dedica ampio spazio alla vita dei personaggi famosi. Inoltre occorre molto lavoro di desk, per via delle scelte ad alta discrezionalit e come conseguenza della professionalizzazione delle fonti (vd. 3d.) (I I I) Gli Inserti Per esigenze pubblicitarie e di approfondimento, negli ultimi anni il numero degli inserti cresciuto. Per questo difficile descrivere un quadro omogeneo. Un elemento comune il ritmo di lavoro, che non essendo scandito dai tempi del quotidiano, permette una maggiore riflessione Inoltre, si soliti distinguere inserti tematici di tipo specialistico, e i magazine , pi popolari. I primi necessitano di una codificazione di linguaggi tecnici e specifici, mentre nei magazine, occorre trovare sempre nuovi temi (attualizzazione) e tagli per catturare lattenzione di un pubblico pi vasto. Questa necessit viene interpretata dagli addetti ai lavori in due modi: come sperimentazione, magari utile ai quotidiani, o invece come ritorno alla tradizione della terza pagina, con uno stile di scrittura pi vicina alla storia, alle cosiddette features, pi che alla cronaca. 3d. La costrizione temperata e il rapporto con le fonti

Sorrentino definisce

costrizione temperata, la maggiore libert con cui un giornalista

culturale costruisce la notiziabilit. Infatti, sebbene sia necessario usare criteri di selezione sempre pi codificati come in altri settori giornalistici, quello culturale permette una maggiore discrezionalit, per un minore valore dei criteri sostantivi ( generalmente, un evento culturale per quanto importante non pu essere considerato come qualcosa che cambia la storia di una nazione). Eopportuno ricordare per come la ricchezza di eventi non deve dominare, n inondare il lavoro del cronista. Il rapporto con le fonti pi formalizzato rispetto al passato: la notizia non pi il risultato di una speculazione intellettuale, ma una contrattazione tra fonte e redazione. Per una maggior differenziazione dei prodotti culturali, la soglia di accesso alle fonti si abbassa, mentre si moltiplicano le fonti stesse, senza avere pi una gerarchia. Ormai tutte le istituzioni culturali hanno apparati di comunicazione raffinati , come gli uffici stampa, pubbliche relazioni. E il processo di professionalizzazione delle fonti. Per i mezzi di informazione, il rischio un progressivo condizionamento per via dellabilit di queste fonti; per comprendere tale rischio , basta riflettere sulla natura dei media events, avvenimenti creati apposta per essere riportati. 3e. Linformazione culturale come strategia di mercato Sorrentino propone lipotesi che oggi la scelta di trattare linformazione culturale in un modo o in un altro sia un preciso orientamento al lettore, nellottica di una particolare strategia di mercato. In passato, linformazione culturale era vista come il luogo di quel processo di maturazione civile e culturale attribuito alla stampa , ma i bassi livelli di lettura l hanno resa troppo autoreferenziale, caratterizzata da quel carattere letterario di cui abbiamo parlato. Il lettore quindi era concretamente lontano dalle speculazioni letterarie da terza pagina, ma col passare del tempo, tornato a essere motivo di attenzione. Oggi, il lettore non pi un soggetto da educare, ma un cliente da conquistare ogni giorno. Tra le tante ragioni, si possono individuare sia la rilevanza del budget pubblicitario, sia la fine di unappartenenza politico- ideologica. Spiega Sorrentino: Lallargamento delle tematiche trattate, la crescita degli spazi a disposizione, la maggior attenzione per quanto avviene nel campo culturale sono tutti fattori che hanno permesso di fare dellinformazione culturale un territorio fecondo per lindividuazione di nuovi lettori, per la costruzione di adeguate politiche di marketing. gli addetti alle

Si delinea cos una duplice condizione del lettore: lettorecome pubblico,da accontentare con specifici e ripetuti posizionamenti(di idee, di valori, di temi) e lettore come target, dietro cui si cela lidea di sedurne sempre uno nuovo. Per quanto riguarda i cosiddetti posizionamenti con cui consolidare i rapporti con i lettori abituali, oggi non sono pi appartenenze di matrice esclusivamente ideologica, ma modi di raggiungere categorie professionali, gruppi sociali; qualcosa in cui riconoscersi e che faccia pensare che lacquisto di un quotidiano sia espressione di un determinato stile di vita. A questo proposito, interessante notare ci che dice Ezio Mauro7, direttore La Repubblica: Solo in un paese arretrato come il nostro, si continua a fare ai giornali la domanda Con chi stai? Sarebbe ora di fare la domanda di una democrazia liberale alla quale alcuni giornali sarebbero in imbarazzo a rispondere. La vera domanda Chi sei?. Perch solo conoscendo la tua identit, come tu sei fatto, qual il riferimento culturale che tu hai e attraverso il quale si stretto il patto tra te e i tuoi lettori, qual il mondo che tu evochi, si pu capire perch oggi stai con questo e domani, su quel tema, sostieni quello. Questa identit culturale, questa capacit di evocare un mondo, lunica cosa che pu portare la gente a comprare un giornale per 365 giorni lanno. 3f. I Modelli Tra tutte le variabili che possono caratterizzare la storia e lo stile delle testate nel trattare la notizia di cultura, comunque possibile avere dei riferimenti paradigmatici. I manuali di giornalismo distinguono due modelli contrapposti: (I) il modello cronachistico, associato allo stile della Stampa, (II) il modello illuministico, che si rif aRepubblica.1 Ci che li differenzia lidea di pubblico, popolare nel primo caso, pi elitario nel secondo. I. Il modello cronachistico: gli intellettuali come dei personaggi La scelta della Stampa una scelta di rottura rispetto alla tradizione della terza pagina. Lattenzione focalizzata non sul pensiero o sulle opere degli intellettuali, ma sui loro modi di vivere, sui confronti ideologici e personali , sul rapporto col potere. In altre parole, gli intellettuali vengono trattati come dei personaggi in uno spettacolo; conseguenza dellinfluenza dei talk-show televisivi e degli stili dei settimanali tabloid. Questa rappresentazione, che rende la figura dellintellettuale meno elitaria, pi secolarizzata, avviene attraverso due tecniche: (I) compromesso tra cronaca alta e cronaca bassa, secondo il cosiddetto stile Mieli, (II) presentazione dei fatti in chiave conflittuale.

Il. Il modello illuministico: la battaglia delle idee Il modello adottato sin dagli inizi da Repubblica una scelta di continuit rispetto alla tradizione della terza pagina e si rif allo stile della rivista Il Mondo di Pannunzio, scuola di formazione di Scalfari e dei primi giornalisti di Repubblica. Si continua quindi a perpetuare il compromesso tra letteratura e giornalismo. Lintento quello di fornire agli intellettuali uno spazio di autorappresentazione sia diretta dibattiti anteprime - che indiretta interviste, recensioni. In pratica, non si chiede agli intellettuali di rendere il proprio linguaggio pi accessibile, perch lo scopo di entrare nei lorodomini. Una pagina culturale cos organizzata il luogo dove possibile comprendere gli sviluppi della battaglia delle idee: movimenti, interpretazioni, tendenze delle varie attivit intellettuali. E un indirizzo cui sta alla base lintento che lazione delllite culturale sia appoggiata dal consenso popolare, secondo ci che stato chiamato illuminismo democratico

4. Conclusioni
Ci ripetiamo. Non possibile dare definizioni stabili di cosa sia una notizia di cultura. Sia perch i cambiamenti di questo settore giornalistico sono ancora in fieri,sia perch tracciare confini assoluti del concetto di cultura impossibile, essendo questo intimamente legato alla vita mutevole degli uomini, come singoli e come membri di una societ. E a maggior ragione i limiti e le etichette sono molto effimeri oggi, nella nostra contemporaneit, dove la cultura sempre pi immagine, frammento, relativismo. Forse proprio per questo che raccontare la cultura, fare cultura- che anche quello che dovrebbe fare un giornale un compito di fascino, ma anche di contraddizioni. Un compito in cui la propria creativit e le proprie preferenze sono importanti, ma a patto che non diventino sfoggio, esibizione. Come ha scritto Roberto Saviano8, scrittore ma anche collaboratore di testate come LEspresso e La Repubblica: importanti solo come unica capacit di fare del talento, della scrittura, necessit.

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5. Bibliografia

Artom, S. (1994). La terza pagina tra tradizione e rinnovamento. In Neiger, A. (a cura di), Terza pagina. Trento: Mensola Jovis, pag. 313 (nota 4)

Marabini, C.(1994). La terza pagina oggi . In Neiger, A. (a cura di), Terza pagina. Trento: Mensola Jovis, pag. 305 (n.2)

Ajello, N.(1974). Lo scrittore e il potere. Roma Bari: Laterza (n. 3)

Papuzzi,A. (2003). Professione Giornalista. Donzelli

(n.1)

Sorrentino,C.(1999). Cambio di rotta: temi e tendenze del giornalismo italiano. Napoli: Liguori Editore (n.6)

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- La citazione di Claudio Magris e gli interventi di Umberto Eco e di Ezio Mauro in parte riportati sono stati presi da Varni, A. (a cura di), Giornalismo e Cultura. Bologna: Bologna University press, resoconto del 2005 di un convegno su giornalismo e cultura, in ricordo di Giovanni Spadolini, organizzato dalla Scuola di Giornalismo dellUniversit di Bologna. (n. 5 ,7)

- Per la citazione di Roberto Saviano si rimanda a La Repubblica del 3/5/2007 (n. 8)

6. Indice

1.In cerca di definizioni p.2

2. Il salotto buono: la terza pagina p.2


2a. Un trinciato di letteratura: l elzeviro.p.3 2b. Cenni di cambiamento .....p.3 2c. La detronizzazione..p.4 3. Le pagine culturali....p.4 3a. I perch di una trasformazionep.4 3b. Dalla critica alla cronacap.5 3c.Lorganizzazione del lavoro.p.6 3d. La costrizione temperata e il rapporto con le fontip.7 3e. Linformazione culturale come strategia di mercato....p.8 3f. I Modelli..p.9 4. Conclusioni....p.10 5. Bibliografia....p.11
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6. Indice.p.12

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