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LA COMUNICAZIONE DAL CARCERE

di Flavia Farina

INDICE
CAPITOLO 1.
parte generale:
i. la nascita del giornalismo dal carcere: i suoi obiettivi, gli

argomenti che tratta e a chi si rivolge ii. lesperienza del primo notiziario

CAPITOLO 2.
parte di approfondimento:
iii. analisi di: 1. Strada facendo giornale dellistituto penale minorile di

Bologna
2. Ragazze fuori periodico della casa a custodia attenuata

femminile di Empoli
iv. conclusioni: il confronto

CAPITOLO 1
La nascita del giornalismo dal carcere: i suoi obiettivi, gli argomenti che tratta e a chi si rivolge.
La letteratura carceraria, in Italia, inizia con i racconti autobiografici di intellettuali come Silvio Pellico e Antonio Gramsci, i soli che poterono lasciare testimonianze scritte della detenzione, poich quasi tutti i detenuti comuni dellepoca erano analfabeti. Si tratt comunque di testimonianze sporadiche. La nascita del giornalismo carcerario, con lorganizzazione di redazioni permanenti allinterno degli istituti, una conquista relativamente recente, resa possibile anche grazie allattuazione dellOrdinamento penitenziario e al nuovo clima culturale creatosi negli anni 70 in Italia. Prima dellentrata in vigore della Legge 26 Luglio 1975, n. 354, linformazione allinterno delle carceri era regolarmente sottoposta a censura. I giornali che venivano acquistati o portati ai detenuti durante i colloqui venivano controllati e spesso stravolti dal taglio degli articoli, riguardanti soprattutto processi in corso, disordini allinterno di qualche penitenziario o episodi di cronaca nera. Prima della riforma del 75, anche le attivit ricreative o culturali allinterno delle strutture di detenzione scarseggiavano o, nella maggior parte dei casi, non venivano nemmeno organizzate. E, infatti, solo in seguito alle contestazioni degli anni 60/70, che portano alla ribalta problematiche sociali fino ad allora poco affrontate da politica e opinione pubblica, che ,allinterno delle carceri, si inizia parlare di corsi di giornalismo o di riviste carcerarie. I detenuti incominciano ad essere coinvolti in attivit che permettono loro di trascorrere fuori dalle celle almeno qualche ora delle loro interminabili giornate. Il primo dei giornali scritto dai detenuti, La Grande Promessa, del carcere di Porto Azzurro allisola dElba, nasce nel 1951, ma un caso assolutamente isolato. Il vero boom delle pubblicazioni carcerarie risale agli anni 80 e 90. Attualmente, esistono circa 60 pubblicazioni scritte allinterno di case di reclusione, di case a custodia attenuata, di istituti penali minorili e di Ospedali psichiatrici giudiziari, anche se, proprio per le caratteristiche di estrema precariet e mutevolezza, che contraddistinguono linformazione scritta allinterno di un penitenziario, difficile censire il fenomeno e stendere una lista aggiornata e attendibile delle pubblicazioni carcerarie. Questi giornali hanno titoli insoliti: Ragazze Fuori, Freedom, Strada facendo, Innocenti Evasioni e un chiaro obiettivo: raccontare la propria realt al mondo esterno, denunciando, se necessario, le distorsioni del sistema dellinformazione, spesso carente e carico di pregiudizi. Cos, linformazione prodotta direttamente dai detenuti dovrebbe servire a diffondere la conoscenza e la

sensibilizzazione sui problemi del carcere. Non solo questa, per, la ragione che sta alla base della creazione di questi giornali. Oltre a uninformazione che mira soprattutto alla rimozione dei pregiudizi, ci sono altre ragioni che spingono alla creazione di queste testate. Infatti la scrittura ha un valore autoeducativo e consente unemancipazione anche nelle situazione pi difficili, come pu essere lesperienza del carcere. Cos, attraverso il lavoro di redazione possibile, per i detenuti, acquisire delle competenze professionali e avere in seguito migliori prospettive dinserimento nel mondo del lavoro. I temi affrontati allinterno di questi giornali sono variabili da testata a testata, anche perch la loro fortuna che, al contrario dei grandi quotidiani, non devono certo tener presente delle regole del newsmaking. Analizzandoli, per, si trovano alcuni argomenti ricorrenti. Per esempio, possiamo notare che sono sempre presenti rubriche di storie vissute e raccontate in prima persone degli ospiti del carcere: le loro esperienze, le loro riflessioni. Questo tipo di scrittura d ai detenuti la possibilit di far conoscere agli altri compagni la propria storia, i propri pensieri e le proprie disavventure; al lettore, invece, lopportunit di capire che allesperienza in carcere ci sono persone normali, arrivate l per tanti motivi diversi. Inoltre, in queste pubblicazioni, vengono trattati anche temi di attualit e che toccano da vicino i detenuti: per esempio sono spesso illustrati e spiegati gli aggiornamenti di legge, i nuovi provvedimenti sullimmigrazione e sulla droga. Infine, una parte del giornale dedicata ad esporre progetti ed iniziative che vengono svolti allinterno degli stessi Istituti e che hanno lobiettivo di rendere la pena uno strumento, oltre che detentivo, anche e soprattutto rieducativo.

Non solo giornali: nasce lesperienza del primo notiziario dal carcere
La casa di reclusione La Felicina di Saluzzo ospita circa 380 detenuti, dieci dei quali hanno deciso di rinunciare alle ore daria per investire le proprie energie nella realizzazione di un progetto innovativo ed educativo: una sorta di notiziario dal carcere. Il tg si chiama Rassegna in e viene trasmesso a circuito chiuso in tutte le celle, dalle 15:30 per circa mezzora. Prima si riassumono le notizie dei giornali, poi vanno in onda servizi sulla vita del carcere, aggiornamenti di legge, curiosit, informazioni di servizio. Tutto questo grazie allaiuto degli educatori che ogni mattina portano cinque diversi giornali. Per quanto riguarda tutta lattrezzatura necessaria, il comune ha stanziato circa 1500, ma per tutti i materiali i soldi non sono bastati i detenuti hanno chiesto aiuti allesterno, o si sono auto-tassati, oppure, in alcuni casi, si sono dati da fare lavorando loro stessi: come nel caso delle tendine per oscurare le finestre dello studio televisivo. Ogni membro della redazione ha un ruolo preciso, sebbene tra loro non esistano gerarchie: c chi si occupa della cronaca sportiva (Salvatore Pittito), chi della rassegna stampa (Giancarlo Sonetto, Antonio di Gennaro e Stefano Diamante), chi traduce il tg anche in arabo e albanese. E poi c lagente Antonio Santino che, pur mantenendo il suo ruolo di guardia, cerca di aiutarli e di dar loro dei consigli, visto che gi conosce il mestiere, perch ha lavorato precedentemente in una tv privata. Certo, dietro tutto il loro lavoro, ci sono delle difficolt: niente telefoni, niente internet, niente agenzie di stampa e tanto meno cellulari: soltanto lutilizzo di cinque diverse testate giornalistiche. E poi i tempi da rispettare: due ore la mattina e due il pomeriggio. Nonostante questi problemi per, i detenuti si sentono soddisfatti del loro progetto, che intendono ampliare ancora di pi. La loro idea, infatti, sarebbe quella di passare dal tg a una programmazione vera propria nellarco della giornata, con un palinsesto e trasmissioni regolari. Ed per questo che hanno chiesto cassette e dvd alla biblioteca di Saluzzo; il loro sogno sarebbe un abbonamento a sky per poter registrare documentari e film dautore invece di essere obbligati a guardare sempre reality.

CAPITOLO 2
Strada facendo: il giornale dellistituto penale minorile di Bologna
Nellistituto penale minorile P. Siciliani di Bologna ci sono circa una ventina di ragazzi, tutti in et di scuola dellobbligo e quasi tutti stranieri, che vivono in un ambiente fatiscente, dove le attivit di reinserimento sono spesso messe a rischio dalla mancanza di fondi. Sopravvivono, per, due importanti iniziative che favoriscono lintegrazione tra i ragazzi e il contatto con il mondo esterno: il laboratorio teatrale e la scrittura di un giornalino. Questo giornale si chiama Strada facendo. Dopo qualche ricerca riesco ad ottenere il primo numero del 2007, cio il diciottesimo in totale: in formato A4, costituito da venti pagine numerate, stampato a colori su carta bianca e lucida. Sulla copertina spicca il disegno di un treno che esce da una galleria quasi ad indicare simbolicamente che la voce dei detenuti che scrivono una voce forte, che esce impetuosamente da un luogo squallido ed oscuro come appunto un carcere. Poi, volto pagina ed ecco, come in ogni giornale che si rispetti, leditoriale, scritto dalla direttrice Paola Ziccone, ed il sommario, che ci introduce a ci che stiamo per leggere. Esattamente la met delle pagine sono dedicate a un lavoro didattico svolto con i ragazzi del carcere, iniziato con lascolto del brano del cantautore De Andr se lfosse foco arderei lo mondo che riprende lomonimo sonetto di Cecco Angiolieri. Da qui i ragazzi si sono immedesimati e hanno scritto le loro riflessioni. Ne riporto qui una tra quelle pi esemplificative: se fossi bravo non mi sarei mai avvicinato se fossi santo cambierei il mondo se fosse oggi domenica andrei in chiesa se fossi una donna buona mi sposerei mille volte se fossi mio figlio io cambierei per sempre se fossi un cafone mi arrabbierei con me se fossi un pugile gonfierei di pugni se fossi uno sbirro non arresterei nessuno se fossi un abito non farei il monaco Attraverso questo tipo di scrittura, tutta la prima parte del giornale sembra una sorta di diario comunitario. Anche il linguaggio utilizzato sembra quello di un diario: semplice, a volte infantile e non certo privo di errori. Dietro a questa scrittura si pu ritrovare per uno degli scopi principali dei

giornali dal carcere: ..creare un punto dincontro tra persone con diverse culture che, unite nel medesimo progetto, imparano a cooperare e a confrontarsi. (www.ristretti.it) Le parole di questi ragazzi, inoltre, lasciano trasparire un sentimento di pentimento, suonano come parole scritte da qualcuno che triste, che ha capito dove ha sbagliato e che cerca comprensione: se fossi una tigre non mangerei gli animali, se fossi un cane non morderei nessuno, oppure adesso, in questo posto, ho avuto modo di riflettere ed ho capito che lalcol non serve a niente. Gli articoli non sono firmati: appare soltanto liniziale del nome e a volte anche quella del cognome, per sono tutti rigorosamente affiancati da un piccolo disegno buffo. Arrivando a pagina 11, gli argomenti cambiano: vengono raccontati infatti due progetti educativi svolti allinterno dellistituto. Anche il linguaggio cambia: corretto, colto, preciso, a volte anche con termini tecnici ed perci evidente che deve essere stato scritto non dagli ospiti del carcere, ma probabilmente dagli educatori che li seguono. Attraverso questi due ultimi articoli vediamo concretizzarsi un altro dei principali obiettivi dei giornali dal carcere: mostrare la presenza di attivit educative e propedeutiche per un futuro impiego dei detenuti Unaltra svolta decisiva, per quanto riguarda i temi trattati, poi, la incontriamo a pagina quattordici. Qui inizia, infatti, la sezione delle rubriche: un oroscopo creato facendo lacrostico dei segni zodiacali e la recensione di un film. In questa parte del giornale gli autori possono dare libert al loro estro creativo e posso esprimere un giudizio personale sugli spettacoli a cui sporadicamente assistono.

Ragazze fuori: un umanit che non ci si aspetta


Ragazze fuori, trimestrale della Casa a Custodia Attenuata Femminile di Empoli, nasce nel 1998 e si distingue dagli altri giornali dal carcere per due caratteristiche: lunico in Italia ad essere tutto al femminile e ad avere alle spalle non una comunit o il ministero della giustizia, ma il comune, che lo finanzia e lo sostiene interamente. Questo giornale esce in 2000 copie, di cui 1000 per un indirizzario mirato e le altre 1000 per la diffusione gratuita sul territorio. Si presenta in formato A4, con circa ventiquattro pagine numerate e stampate su carta riciclata. La copertina, invece, a colori, lucida, occupata per tre quarti da un disegno che varia di volta in volta e in alto, per il quarto rimanente, dal titolo: Ragazze fuori. Qualche riga sotto vengono poi indicati i nomi del direttore responsabile Sandro Batoli e del condirettore Barbara Antoni. La copertina si conclude con una frase, in basso a sinistra, sotto

limmagine che, nel numero di maggio 2007 che sto analizzando, si traduce in una citazione di Paulo Coehlo: il vero Io quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te. Volto pagina e trovo il sommario affiancato dallelenco delle persone che hanno partecipato in redazione alla stesura di questo numero. La pagina seguente divisa anchessa verticalmente in due colonne: a sinistra c leditoriale e a destra ci sono tre annunci destinati sia agli ospiti del carcere, come nel caso di una nuova iniziativa educativa proposta allinterno del carcere di Solliciano a Firenze, sia a un pubblico esterno, come nel caso di animali in cerca di un padrone. Finita questa sezione introduttiva, inizia poi la parte dedicata agli argomenti seri di attualit. Unintervista al ministro per le politiche della famiglia Rosy Bindi in merito al decreto legge sulle violenze alle donne e ai minori, unaltra intervista, questa volta al presidente della fondazione Michelucci Alessandro Margara sul tema dellindulto e infine, sempre su questo tema, un articolo che riassume un intervento di Franco Corleone, garante nazionale dei detenuti. Entrambe le interviste sono state compiute da Patrizia Tellini, uneducatrice della comunit, nonch addetta allufficio stampa. Il linguaggio usato chiaro, le domande sono dirette e finalizzate a ricevere risposte che possano essere daiuto a capire meglio questi temi sia alle ragazze detenute sia ai lettori esterni. Non sono presenti immagini: soltanto due piccole foto in bianco e nero allinizio dei pezzi, ognuno rispettivamente dei due intervistati. Arrivati fino a qui, ci troviamo ora a pagina 8, dove inizia il reparto delle storie raccontate e vissute in prima persona dalle ragazze ospiti del carcere e delle loro riflessioni su quello che stanno attraversando. Nel dettaglio, incontriamo la storia di Ramona Radulesco che, provenendo dalla cultura rom, ci racconta com la realt del matrimonio, le pratiche, i rituali, le regole tra la sua gente. Si rimane stupiti davanti a un modo di pensare tanto diverso e lontano dal nostro. Riporto alcune parole di Ramona: ti chiedono di sposarti fin da piccola, a nove o a dieci anni, il matrimonio non viene celebrato n in chiesa, n in comune perch sei piccola e ancora poi nel momento dellatto sessuale, i parenti controllano se sei davvero vergine. In generale il linguaggio corretto, e i verbi sono coniugati correttamente, neanche un errore, forse corretta, forse tradotta, ma il contenuto rimane ugualmente molto forte. Poi, forse ancora pi incisiva e drammatica, scrive la sua storia anche unaltra ragazza detenuta: Gemma Sillitti. Per riassumere tutta la sua vita in una sola facciata usa frasi brevi e schematiche, servendosi di un linguaggio corretto, ma molto informale: vengono usati termini come: pischellino, sbirri, farmi il primo buco, trip. Questa storia mi ha colpita molto: tutte le cose pi brutte che possono accadere nella vita sembrano raccolte qui: la droga, le violenze, gli abusi, il distacco dalla famiglia, le persone che credi amiche ma che poi ti tradiscono.

Se avessi sentito questa storia da qualche altra parte non ci avrei creduto; una storia inverosimile, che per pu aiutare tutti i lettori ad aprire gli occhi su realt diverse da quelle a cui siamo abituati a vivere e a capire che molto spesso, chi si trova in carcere, ha avuto, sin dallinfanzia, una vita molto pi difficile e sfortunata di quanto si riesca ad immaginare. Riporto qui alcuni passi della storia di Gemma: Verso i 15 anni mi metto con Andrea che aveva 21 anni. []Quando avevo 17 anni, lhanno trovato morto doverdose in macchina da solo, cosa non giusta, perch era a due passi da casa sua e non gli piaceva farsi da solo e si vendeva di tutto: fumo, roba,coca. Poi ho conosciuto la coca. E quella dico la verit mi piaceva pi di tutto. Oltre a queste due storie, in questa sezione ci sono anche alcune riflessioni delle ragazze sulla festa dell8 marzo: i loro stati danimo, in un momento che dovrebbe essere di festa, sembrano, invece, carichi di solitudine e nostalgia. Tabata, per esempio, una donna di sessantanni, scrive: Questo mio otto marzo, alle riflessioni per questo giorno di tutti gli altri anni, devo aggiungere lamarezza di essere qua dentro e di non potermi esprimere nella pienezza di donna che oltre che essere tale sono anche mamma, nonna e quindi adesso sono queste le cose che mi mancano enormemente. Nelle pagine seguenti i temi cambiano, niente pi ricordi tristi. Ci viene raccontato, invece, un progetto ri-educativo proposto prima nel carcere di Solliciano, a Firenze, e poi allargato anche a questo istituto di Empoli. Si tratta di un laboratorio di moda dove le ragazze hanno provato a ideare e poi a cucire, a volte anche in modo rudimentale con graffette e pinzatrici, degli abiti. Ma non finita qui: infatti, dopo due mesi di preparazione, questo laboratorio si concluso con una festa durante la quale le ragazze hanno sfilato, improvvisandosi modelle per un giorno. Questo progetto ha coinvolto molte persone e personalit anche esterne alla vita del carcere: dai parrucchieri di Solliciano, al sottosegretario alla giustizia Daniela Melchiorre. Le pagine impiegate per descrivere questo evento sono tre, intitolate carcere & fashion: una dedicata interamente alla descrizione dettagliata e accurata della realizzazione della sfilata, le altre due invece danno spazio a unintervista allassessore alla moda della provincia di Firenze, Elisabetta Cianfanelli, ideatrice di questo laboratorio. Ecco allora che, attraverso questi articoli, riusciamo a vedere la concretizzazione della finalit rieducativa della pena, voluta proprio dalla Costituzione italiana. Poich tutte le ragazze del carcere di Empoli hanno in comune, oltre alla detenzione, anche lesperienza della droga, da pagina 17 a pagina 22 incontriamo questo argomento, trattato sotto vari punti di vista: attraverso un articolo su come il ministro Ferrero intende affrontare il problema, grazie a unintervista alla dottoressa Lucia Quilici e con un pezzo sulla campagna informativa della regione Toscana, chiamato progetto cocaina. In questi articoli il linguaggio usato molto preciso, a volte difficile, con termini tecnici , affiancato anche da molti dati documentati. Per esempio: sono

esposte cifre di migliaia di euro, stanziate per progetti legati alla lotta contro la droga e coordinati dal ministero della salute e le percentuali esatte di ragazzi che consumano droghe. Ultime due pagine: un racconto a puntate, qui c la seconda, intitolato: condominio carcere; non specificato se siano storie vere oppure no, ma sicuramente rendono bene lidea di quale sia la vita di chi abita in quel condominio. Il titolo emblematico perch in fondo, come hanno scritto loro stesse, il carcere un condomino con gli appartamenti che non rimangono mai sfitti. Cambiano i nomi sui campanelli, ma i volti sono sempre gli stessi, sono i volti del dolore.

Conclusioni: il confronto.
Confrontando Ragazze fuori con il giornale Strada facendo del carcere minorile di Bologna, ho riscontrato molte differenze. Sebbene, infatti, le finalit di questi lavori siano probabilmente simili, Ragazze fuori si presenta molto pi ricco, impegnato e articolato rispetto allaltro. Anche se il numero di pagine del periodico di Empoli di poco superiore a quello dellaltro, il carattere utilizzato molto pi piccolo e cos anche le immagini: sono poche e lasciano molto pi spazio alla scrittura. Al di l delle differenze estetiche, i temi trattati sul giornale femminile sono pi approfonditi, pi incisivi, con uno sguardo pi ampio verso il mondo esterno. La complessit di alcuni tra i temi affrontati, come lindulto o i decreto legge sulle violenze alle donne, rende questo periodico interessante per noi fuori, in quanto possiamo approfondire certe conoscenze, e per le ragazze allinterno che, avendo queste informazioni dattualit, potranno, forse, trovarsi meno spaesate al momento della loro uscita dal carcere. Il giornale diventa cos uno strumento doppiamente utile. Strada facendo invece, svolge soprattutto una funzione didattica e, pi che ad un giornale, assomiglia ad un laboratorio di scrittura per i ragazzi del carcere. Nonostante queste diversit, per, posso concludere che entrambe le pubblicazioni, seppur attraverso metodi differenti, riescono a realizzare al meglio lobiettivo principale che sta alla base della creazione di questi giornali: raccontare la propria realt al mondo esterno, nella speranza di diffondere la conoscenza e la sensibilit sui problemi del carcere, cercando di eliminare i pregiudizi e le distorsioni spesso insite tra le persone che sono al di fuori.

Bibliografia
www.ristretti.it www.migranews.it www.informacarcere.it www.lagrandepromessa.it www.ildue.it il giornalismo sociale (2007, Sarti)