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Storia del fotogiornalismo tra realismo e soggettivit.

Tesina per lesame di Comunicazione giornalistica. (10 cfu) Professore Sarti Mauro

Angela Zagonara

mat. 0000226965

INDICE 1. Larrivo dellistantanea: il mito del realismo fotografico 2. Il lavoro del fotoreporter 3. La guerra del Vietnam: i media e letica fotogiornalistica 5. Il fotogiornalismo oggi 6. Conclusioni. Traduttori di culture. BIBBLIOGRAFIA IMMAGINI pag. 3 pag. 4 pag. 5 pag. 8 pag. 8 pag. 10 pag. 11

4. La fotografia come fenomeno sociale: il mantenimento della cultura dominante pag. 7

1. Larrivo dellistantanea: il mito del realismo fotografico

Per parlare di fotogiornalismo bisogna aspettare la fine del diciannovesimo secolo, quando le innovazioni tecnologiche favorirono la stampa a caratteri tipografici ma limpatto che la comunicazione fotografica poteva avere sullopinione pubblica fu evidente sin dalla nascita del mezzo. Il primo uso propagandistico del mezzo fu del governo britannico, quando incaric il pittore Roger Fenton di realizzare un reportage sulla guerra di Crimea, rientrarono in patria immagini d'incontri conviviali tra soldati, ufficiali in uniforme e fortini presi al nemico, spogliati accuratamente dei cadaveri nemici. La prima guerra mondiale fu un banco di prova eccellente per la verifica tecnica e pratica del mezzo fotografico e il periodo immediatamente successivo attualmente considerato la sua epoca doro: ricchezza nella ricerca teorica, nuovo ruolo della fotografia come la denuncia sociale, sostegno della professione da parte dei governi. Fu in questo clima che vennero messi sul mercato nuovi apparecchi fotografici che consentirono di scattare fotografie istantanee: la fotografia prende il volto della casualit, non pi foto di posa, non pi composizione, nellimmaginario collettivo la fotografia diventa fissare su carta la realt di ogni giorno, diventa fatto. La capacit della macchina fotografica di rappresentare la realt, apparentemente senza lintervento umano, divenne uno standard di credibilit [] laura scientifica attorno al mezzo rendeva obbiettivo anche il campo nel quale veniva usato: il giornalismo.(Shiller,1981) In questo periodo, sfruttando il forte impatto sul pubblico del linguaggio fotografico nacquero testare settimanali come Fortunenel 1930, sei anni dopo Life,e Look nel 1937. La vera rivoluzione giornalistica arriv grazie alla intuizione di Henry Luce, fondatore del Life, che pens allimmagine non pi solo come corredo dellarticolo ma come notizia stessa, capovolse il rapporto parola/immagine a favore di questultima e per dare unimpronta specializzata e di maggior prestigio al giornale, mise in copertina il lavoro di una delle fotogiornaliste di maggior talento al mondo, famosa per i suoi documentari sullindustrializzazione, Margaret Bourke-White (fig.1). Questo giornale rimase punto di riferimento nel settore. Molti i giornali esteri che si ispirarono ad esso: in Italia, ma solo successivamente, visto il peso della dittatura fascista, si ebbe nel 1939 il Tempo e LEuropeo, divenuti scuola per i fotoreporter italiani.

2. Il lavoro del fotoreporter

Oltre a quel che passava sui giornali unaltra realt inizi ad emergere: durante il secondo dopoguerra riaffiorarono le migliaia di scatti che anche a livello amatoriale documentavano le devastazioni della guerra e ci si rese conto della portata mondiale che questo mezzo riusciva a raggiungere. Andava affermandosi il lavoro del reporter: la realt diventava sempre pi su scala mondiale e lo scoppio della seconda guerra mondiale ne fu unulteriore conferma. Divent fondamentale il lavoro dei corrispondenti dei giornali, per avere informazioni era necessaria la presenza nel luogo degli eventi di informatori. Un grande esempio di reporter fu Ryszard Kapuscinski che sulla sua professione disse: Essere un corrispondente vuol dire essere un tuttologo ma anche fortemente specializzato, non si pu andare a ricercare informazioni in un posto dove non si conosce la storia e la lingua. Il reporter per essere un vero reporter deve possedere sette caratteristiche fondamentali: salute fisica, resistenza psichica, curiosit, conoscenza delle lingue capacit di viaggiare, fortissima apertura verso culture diverse, passione e capacit di pensare di riflettere con i dati in mano [.]Questo lavoro attua una specie di selezione naturale non semplice e diventa la tua vita. Nel 1939 scoppia la Seconda Guerra Mondiale, lo scenario di devastazione arrivava da una parte allaltra della terra. Corrispondenti da tutto il mondo scesero in campo ma si trovarono davanti il muro della censura. I pretesti addotti per attuare censura in periodo di guerra furono molteplici, da accuse di sabotaggio o spionaggio, al turbamento del morale delle truppe militari: veniva riconosciuto alle autorit militari il diritto di istituire uffici di censura a difesa degli interessi nazionali. Non riuscendo per a tenere i giornalisti fuori dai territori di conflitto, si decise di portarli dalla propria parte. Ottenere lappoggio della stampa in tempo di guerra significava mantenere il consenso dellopinione pubblica dando fiducia ai soldati al fronte. Indispensabili comerano per tenere alto il morale delle truppe, i corrispondenti, almeno sul suolo europeo, assunsero da ultimo un immenso potere (Fussell, 1991). La censura in tempo di guerra era possibile sia controllando direttamente allinterno dei confini i propri mezzi di comunicazione, sia in modo pi complesso, fermando alla fonte la produzione di informazioni. Lobiettivo era mettere i giornalisti totalmente in balia delle agenzie di informazione dellapparato propagandistico. Nonostante il massiccio controllo il fotogiornalismo riusc a mantenere maggior autonomia della parola scritta grazie soprattutto alla bravura degli autori del periodo che riuscirono a immortalare i volti dei soldati sbarcati in Normandia, dei profughi del Pakistan, dei caduti nella morsa della 4

grande Depressione americana. Foto firmate da reporter che rimangono tuttora nella storia del giornalismo: Cartier-Bresson, Dorothea Lange, Robert Capa. Questultimo ora il pi famoso fotogiornalista del secolo scorso, andava alla ricerca delle foto mordi e fuggi come le definiva, passando dalla Guerra Civile Spagnola, alla Seconda Grande Guerra, alla Cina, al Medio Oriente e fatalmente nella guerra del Vietnam. Lo scrittore americano John Steinbeck, suo grande amico
disse di lui che sapeva cercare, e poi sapeva usare ci che trovava. Sapeva, ad esempio, che la guerra, fatta in cos larga misura di emozione, non si pu fotografare; ma egli spost langolo, e la fotograf. Su un volto di bambino sapeva rivelare lorrore di tutto un popolo. Il suo apparecchio coglieva le emozioni, e le conservava.[....] Capa era in grado di fotografare il moto, la gaiezza, la desolazione, Era in grado di fotografare i pensieri. Ha creato un mondo, che il mondo di Capa. Il giornalismo mondiale non deve solo ringraziare Capa per limmenso patrimonio fotografico lasciatoci, ma anche per la fondazione della coperativa Magnum, del 1947, assieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David "Chim" Seymour. Oggi diventata la pi prestigiosa agenzia fotogiornalistica del mondo, raccoglie i pi importanti giornalisti facendo mantenere loro lindipendenza e la libert dazione necessaria per questo lavoro.

Dieci anni dopo andava nascendo la associazione internazionale dei fotogiornalisti the

World Press Photo Foundation. Gli ultimi anni Sessanta furono sia in America che in Europa anni di grande impegno sociale e il fotogiornalismo fu ancora una volta in prima linea nel documentare le guerre e le rivolte studentesche e della comunit nera in America.

3. La guerra del Vietnam: i media e letica fotogiornalistica

Arrivarono glanni settanta, tutti i mezzi di comunicazione dovevano combattersi laudience con la televisione. Fu lecatombe delle riviste illustrate: la televisione era pi veloce e meno impegnativa. Nel 1972 ,Life e Look fallirono. La Guerra del Vietnam fu lultimo momento nel quale il fotogiornalismo pot permettersi lindipendenza auspicata dallagenzia Magnum. Si raccolsero una quantit di foto spropositata ma a pagare le conseguenze furono ben 46 giornalisti che su quelle terre persero la vita. Limpatto mediatico delle fotografie che tornavano in patria scosse tutta lopinione pubblica. Il dissenso e le ondate di contestazioni anche fuori dal suolo americano non davano spazio alla macchina propagandistica dellesercito statunitense di mettersi in moto: non riuscirono ad ottenere ladesione dei giornalisti allo spirito nazionale. Nel corso del 1968, tre foto in particolare contribuirono a scuotere l'opinione pubblica americana. La prima, di Eddie Adams, raffigura il capo della polizia 5

sudvietnamita che punta la pistola alla tempia di un giovane vietcong (fig.2). La seconda, di Nick Ut, mostra un gruppo di ragazzini che fuggono da un bombardamento al napalm (fig.3). La terza, scattata da un giovane studente, John Filo, mostra una ragazza inginocchiata accanto al corpo di un compagno, ucciso dalla Guardia Nazionale nel corso di una dimostrazione pacifista all'Universit dell'Ohio. (fig.4). Fu la guerra meglio coperta dai mezzi di comunicazione, ma lultima vera raccontata dalle trincee: mai pi la stampa avrebbe dovuto godere di una simile libert. Il giornalismo si stava chiedendo in quale direzione la potenza dei mass media stesse spingendo linformazione e quale direzione esso volesse prendere. Kapuscinski era molto vicino a questo problema e in Autoritratto di un reporter viene dato molto spazio allargomento. Il pericolo sta nel fatto che i media, divenuti una potenza, hanno smesso di occuparsi di informazione. Si sono prefissi una meta pi ambiziosa, quella di creare la realt. E prosegue: il ruolo dellimmagine televisiva immenso, tuttavia bisogna rendersi conto che limmagine non suscita riflessione, ma agisce solo sulle nostre emozioni. Auspicando un nuovo tipo di informazione e preoccupato per levolversi della propria professione aggiunge: le novit sono appannaggio dei mezzi di comunicazione di massa. Si immerge il consumatore in unenorme quantit di informazioni rendendolo incapace di contestualizzarle: lobbiettivo solo impressionare [.]. Il Reportage deve sempre di pi avvicinarsi alla saggistica: visto che la pura descrizione stata rubata dalla televisione, il reporter deve dare una riflessione, un approfondimento. Della stessa idea anche i fotografi dellassociazione internazionale "The Concerned Photographer". Nel 1972 dichiararono le loro intenzioni future e le proprie responsabilit nel manifesto della mostra omonima. Cornell Capa nell introduzione alla mostra recita: "Non c' dubbio che stiamo vivendo in un mondo visivo e che questo continuer ad essere lorientamento futuro. L'individualit e l'integrit del fotografo, come pure la qualit e la credibilit delle sue immagini, sono vitali per la creazione di una storia visiva della nostra epoca - il primo secolo ad essere documentato con i commenti visivi di tutti coloro che hanno scoperto che la macchina fotografica pu esprimere le loro convinzioni pi profonde. La fotografia si meritata il suo appellativo originale (dal greco "scrivere con la luce"). C', e ci sar, una "scrittura visiva", che comprender tutti i generi, dal pi mondano e commerciale alle creazioni artistiche uniche e alle rappresentazioni che documentano/commentano il mondo in cui viviamo. Queste ultime possono essere qualificate pi sinteticamente come "fotografia impegnata" - la fotografia che, secondo le parole di Steichen, ha la missione di "spiegare l'uomo all'uomo e ogni uomo a se stesso". Questo lo scopo cui dedicata questa Fondazione."

4. La fotografia come fenomeno sociale: il mantenimento della cultura dominante

Diventato fenomeno sociale la fotografia colp in questi anni anche il sociologo Pierre Bourdieu che scrisse un saggio evidenziando limportanza deglusi sociali della fotografia popolare ovvero il ruolo dellentrata sul mercato globale delle macchine fotografiche, semplici da usare e da trasportare. radicato nella cultura occidentale che la fotografia sia considerata una registrazione perfettamente realistica del mondo visibile. Questa sensazione ha fin dallinizio assegnato al mezzo deglusi sociali legati al concetto di realismo e obbiettivit. Il fotogiornalista, quando esce con la macchina fotografica estremamente condizionato dalla sua soggettivit ma la sua professionalit, la sua formazione culturale e la sua passione verso quello che sta riprendendo lo spingeranno a immortalare il soggetto cercando un nuovo punto di vista. Il fruitore comune, come il fotografo non professionista, non in grado di liberarsi dai preconcetti culturali nei quali cresciuto, non pu far altro che considerare il mondo secondo le logiche della cultura dappartenenza, con quel tipo di categorie di bellezza, di giustizia Gli stessi canoni vengono alimentati dalle immagini fruite dai media che, per non turbare lopinione pubblica, danno al lettore ci che vuole vedere, quindi niente spargimenti di sangue, nessun bambino mutilato o almeno non in orari sconvenienti. Questo far crescere gli spettatori nella convinzione che la realt una, ed quella di cui si circondati. Questa spirale mediatica continuer a far gestire il mondo dellinformazione in base a quel che la gente vorr vedere, nello stesso tempo essa continuer a fotografare seguendo i canoni appresi da ci che tutti giorni gli viene rappresentato. Anche Brennen e Hardt ritrovano lo stesso processo studiando il fenomeno fotogiornalistico degli ultimi venti anni. Il giornalismo sempre pi vicino alla logica della commercializzazione fa appello ai bisogni e ai desideri dei lettori. Il proiettare in una foto il proprio background culturale lascia al lettore la sensazione di aver capito la foto, di aver creato un legame con il creatore dellimmagine, la convinzione che la sensazione provata fosse esattamente nellintenzione dellautore nel momento dello scatto. In questo processo di decodifica continua, linterpretazione del lettore viene annullata perch il fotografo, o lo scrittore, sa gi come riferirsi al suo pubblico. Lindustria giornalistica si serve di questa dinamica. Risultato: il giornale diventa popolare, e mantiene la propria tiratura se rimane allinterno di queste logiche di mercato, facendo informazione ma dentro a certi limiti.

5. Il fotogiornalismo oggi 7

Alle soglie del ventunesimo secolo il problema delletica giornalistica sprona a lanciare una sfida al mondo globale dell'immagine e ai maxi archivi digitalizzati: 7 fotografi di fama internazionale hanno costituito un'agenzia indipendente, i VII, appunto, presentata ufficialmente il 6 settembre 2001 a Perpignan. Alexandra Boulat, Ron Haviv, Gary Knigth, Antonin Kratochvil, Chris Morris, James Nachtwey e John Stanmeyer sono fotografi impegnati in prima linea sul fronte della guerra, della povert, della difesa dell'ambiente. Diventa inevitabile il raffronto con il gruppo di fotogiornalisti che diedero vita alla Magnum. Preoccupati dai drastici cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nel mondo dell'immagine riguardo la propriet, la pubblicazione e la distribuzione delle loro immagini, vogliono recuperare un rapporto pi diretto con il frutto del proprio lavoro e con il pubblico. Un tempo, il fotogiornalista lavorava a stretto contatto con la redazione di un giornale e a volte era lui stesso a scrivere le didascalie e a decidere il montaggio insieme al photo-editor. Henri Cartier-Bresson, per esempio, era solito pretendere che le sue foto non venissero tagliate in fase di stampa e in alcuni casi, temendo che venissero usate a scopo di propaganda, arriv a stampare sul retro delle fotografie: "Questa fotografia pu essere riprodotta solo con la didascalia che l'accompagna o con un testo che ne esprima esattamente lo spirito". Oggi, invece, il rapporto mediato quasi sempre dalle agenzie e, una volta ceduti i diritti, il fotografo non ha pi voce in capitolo sull'utilizzo dell'immagine.

6. Conclusioni. Traduttori di culture.

Non possibile scindere limmagine fotografica dal proprio autore, dal suo stato danimo, dalla sua capacit o non capacit di allontanarsi dalloggetto ripreso ma soprattutto ci si chiede se sia giusto farlo. Si direbbe che la fotografia porti sempre con s il suo referente (Roland Barthes). Ma unaltra contraddizione sfalda il realismo fotografico: il soggetto dellimmagine non esiste, o meglio esiste solo in quanto immagine, tuttavia porta in s lautenticit dellessere stata fatta nel passato: dellessere stata. La fotografia diventa allora un medium bizzarro, una nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo (Roland Barthes). Ren Magritte aveva gia colto questa contraddizione dipingendo il quadro Ceci nest pas une pipe 8

nella quale si sottolineava come fosse stata solo rappresentata la pipa. quindi necessario guardare allimmagine fotografica non come uninformazione sullevento fotografato ma come un particolare che rivela linterpretazione del fotoreporter. La macchina fotografica che sempre stata avvolta da unaura di obbiettivit va vissuta come il massimo della soggettivit. Ogni anno Reporters sans frontires pubblica un rapporto denunciando il grado di violazione del diritto di informazione nei paesi che esercitano una censura parziale o totale dei lavori del giornalista: la stampa libera non esiste da nessuna parte. Inoltre lassociazione in grado di presentare un resoconto completo dei reporter allestero iscritti allagenzia: nel 1999, 36 giornalisti rimasero uccisi e 85 vennero imprigionati nell'esercizio del lavoro, senza contare le denunce, le aggressioni e le censure. Reporter da tutto il mondo mettono a repentaglio la propria vita per la libera circolazione dellinformazione. Si fanno interpreti di un dolore lontano con la loro soggettivit. Quegli attimi che arrivano fino a noi meritano rispetto. Kapuscinski si definisce un traduttore di culture: colui che ha la capacit di comprendere senza giudicare e porgere senza manipolare. La curiosit del mondo che anima il reporter una questione di carattere. Ci sono persone non interessate al resto del mondo: quello in cui vivono per loro il mondo intero. [] Il concetto di viaggio quanto mai elastico e differenziato. Ci sono tuttavia alcune persone che, per loro natura, devono conoscere il mondo in tutta la sua variet. Non sono numerose. Questi sono i reporter. (Kapuscinski ,2000)

BIBBLIOGRAFIA Reuel golden, Il secolo della fotografia,LOGOS,2001 Papuzzi A., Professione Giornalista, Donzelli, 2003 (ultima edizione) Kapuscinski R., Autoritratto di un reporter, Feltrinelli, 2006 Pierre Bourdieu, La fotografia. Usi e funzioni sociali di unarte media,Guaraldi,1972 Bonnie Brennen, Hanno Hardt, Picturing the past. Media, history, and photography, University of Lllinois Press. http://www.url.it/ambienti/foto/indice.htm http://foto.alice.it/fotografa/maestri/021/index.html http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/categoria http://www.humanistart.com/nick_ut.htm

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IMMAGINI

(fig.1) Prima copertina del Life

Margaret Bourke-White.

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Le immagini che sconvolsero lopinione pubblica mondiale. Fig. 2

Eddie Adams. Fig.3

Nick Ut.

Fig. 4 12

John Filo.

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