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Alessia Cordisco Matricola(0000226235)

Il Fenomeno Cronaca Vera

Indice 3- Introduzione 3- Prima di Cronaca Vera 3- La storia di Cronaca Vera 6- Il nuovo corso di Cronaca Vera 7- Fotografie, grafica e lo sgranamento garantista 7- I titoli urlati e uno stile uniforme per essere riconoscibile 8- Le rubriche e le lettere 9- Il target e la modalit di selezione delle notizie 9- Conclusioni 10- Bibliografia 10- Siti Internet consultati

Introduzione Nellera di internet e dei giornali diventati contenitori pubblicitari, Cronaca Vera lunico rimasto a tirare avanti senza inserzionisti, n cartonati, n gadgets, n finanziamenti pubblici scrive Manuel Montero sul Riformista e il settimanale, oltre a tirare avanti, vende duecentomila copie che raddoppiano nel periodo estivo. Ed questo che incuriosisce pensando a Cronaca Vera: un settimanale che rimasto praticamente immutato per trentanove anni e che ha un pubblico di affezionati che non smette di comprarlo. Il perch si pu ricondurre al rapporto di fidelizzazione che il settimanale ha costruito negli anni con i suoi lettori.

Prima di Cronaca Vera Cronaca Vera ha alcuni antenati interessanti: Crimen, Cronaca, Stop e ABC. Crimen e Cronaca sono due settimanali degli anni Cinquanta - Sessanta, che si occupavano principalmente di cronaca nera; i due prodotti presentavano racconti gialli, delitti, drammi vari, un accenno alle questioni di politica, ma il livello era piuttosto basso. La svolta, ed il successo delleditoria popolare, avviene con tre pubblicazioni: Stop, ABC e Grand Hotel. Stop il vero antesignano di Cronaca Vera: sia nella grafica che nei colori, i punti in comune sono molti, ma i temi sono differenti, in quanto Stop si occupa principalmente di quello che oggi si definisce gossip, pettegolezzi e richiama un mondo erotico piuttosto soft. ABC, pur rimanendo nel campo delleditoria popolare, mostra un grado di impegno diverso: la politica e lattualit hanno un rilievo maggiore, c sempre una dose soft di eros . A capo della testata lavora Antonio Perria, personaggio che si riveler essenziale nella storia di Cronaca Vera. Un caso ancora diverso, ma sempre di successo nel campo delleditoria popolare Grand Hotel; composto di fotoromanzi, a cui prenderono parte anche futuri divi della televisione e del cinema, ebbe un successo clamoroso e nei periodi di maggiore tiratura arriv al milione di copie. Sparir soffocato dal primato della televisione sugli altri media.

La storia di Cronaca Vera Il primo numero di Cronaca Vera esce il 10 ottobre del 1969: Sergio Garassini, Antonio Perria e Maurizio Bovarini costituivano il nucleo iniziale del settimanale. Il primo, editore, voleva creare qualcosa in cui le masse potessero identificarsi, in cui venisse raccontata la loro rabbia e che usasse il loro stesso linguaggio. Garassini stato un precursore nelleditoria italiana: aveva alle spalle il tentativo fallito del mensile Kent, nato nel 1967 e chiuso nel 1970, i cui elementi principali erano donne desnude e cultura, i fondamenti dei futuri mensili maschili italiani. Lidea di Garassini era quella di realizzare un settimanale impostato principalmente sulla cronaca nera, di taglio popolare, e con bassissimi costi di realizzazione; quindi niente colore nelle immagini e carta di qualit inferiore alla norma. La scelta del nome da un lato raccoglieva leredit di Cronaca, altro periodico del tempo, ma in questo caso 3

si trattava di Cronaca Vera, ed il cambio di prospettiva si rivel totale. Lidea di inserire nel nome stesso del giornale il termine vera crea un rapporto di fiducia totale con il lettore, che crede ciecamente a quello che legge nel giornale ritenendo che i fatti riportati non possano essere messi in dubbio o discussi. Perria, giallista di talento, giornalista per lUnit e in seguito anche direttore di ABC, si rivela in grado di realizzare le suggestioni di Garassini, dirigendo un settimanale pieno di storie e inchieste raccolte direttamente dal basso, dai luoghi e dalle realt pi remote dItalia. Lultimo, Maurizio Bovarini, fumettista prima ancora che le vignette venissero riconosciute come una cultura, cura i colori e la grafica del settimanale in veste di art director. Scelte che, tuttora, rimangono immutate. Allinizio Cronaca Vera si presenta come un giornale dinchiesta, duro e aggressivo; ma non viene capito n dal pubblico, n dalla critica. La situazione di stallo dura tre anni, dopo i quali, nel 1972, nasce la Nuova Cronaca Vera: incentrata sulla cronaca, usa un linguaggio uniformato verso il basso con il quale racconta storie, vicende di vicinato esaltate a livello nazionale, disgrazie e momenti felici di vita, in cui chiunque pu riconoscersi. E arriva il successo per Cronaca Vera: il pubblico che legge la rivista si ritrova nei temi affrontati e nel linguaggio semplice, da conversazione al bar. NellItalia coinvolta e stordita dalle lotte politiche, operaie e studentesche, esiste invece una fetta di popolazione distante da questo clima, che trova voce tra le pagine del settimanale diretto da Antonio Perria. Si tratta, da una parte, di italiani che cercano di sopravvivere, costretti ad abbandonare la scuola in cambio di un lavoro per mantenere la famiglia, dallaltra, di italiani che emigrano allestero e vedono in Cronaca Vera il settimanale di riferimento per sapere cosa accade nel loro paese di origine. Cronaca Vera infatti ancora uno dei giornali italiani pi venduti allestero insieme alla Gazzetta dello Sport. Il successo di pubblico non corrisponde a quello di critica, che, oltre ad accusare il giornale di rappresentare gli ideali della destra, lo relega tra i prodotti editoriali di scarsa qualit, innescando un meccanismo per il quale la cattiva nomea della rivista influenza negativamente gli inserzionisti pubblicitari. Le caratteristiche di Cronaca Vera sono sangue, donne e pubblico. Le donne sono prosperose modelle inglesi che capeggiano spesso sulla copertina e il sangue quello di cui si macchiano gli assassini degli omicidi raccontati dal settimanale. Ma il successo di pubblico non basta ad acquisire autorevolezza: la pubblicit rimane nulla oppure riguarda oggetti improbabili come gli occhiali ai raggi x, lo sviluppatore muscolare o la dieta magica. Il settimanale si conquista uno spazio nel mercato dei periodici e le vendite iniziano a crescere: lo faranno per tutti gli anni Settanta, periodo in cui Cronaca Vera arriva a conquistare fino ad un milione di lettori, cifra che resta stabile fino alla met degli anni Ottanta, ma che da l in poi inizier a diminuire. Le motivazioni del calo di vendite sono molteplici: si possono ricondurre allavvento della televisione 4

commerciale, cos come ad una sofisticazione dei gusti del pubblico o, ancora pi semplicemente, segnalano la fine di unepoca. A met degli anni Ottanta, inoltre, allinterno del progetto editoriale di Sergio Garassini, da segnalare il lancio del la collana I Romanzi della realt, basati su racconti di cronaca nera in forma di fiction e considerabili come antesignani degli attuali libri gialli, ma che non trovarono nessun riscontro presso il pubblico e si tramutarono in un flop. Il settimanale continua ad avere successo fra il suo pubblico e negli anni Novanta, nel periodo dei gadget, leditore, su richiesta dei lettori, sceglier di allegare al settimanale un cappello di carta per i muratori, rispecchiando lo spirito ruvido della rivista e confermando la sua volont di dare ascolto al proprio pubblico. Prima dello sdoganamento come icona trash ad opera di Tommaso Labranca, Cronaca Vera diventa, a causa del suo isolamento dal resto del mondo della carta stampata, il giornale delle puttane e degli assassini nellimmaginario delle famiglie medio -borghesi e non vale la pena acquistarlo. Durante la met degli anni Novanta la classe operaia italiana non si riconosce pi nella sinistra che finora laveva rappresentata; emergono nuovi problemi sui quali si concentra lattenzione della classe politica italiana: la nuova immigrazione, lEuropa senza pi confini e il lavoro precario. Cos, la classe medio -bassa inizia a venire ignorata anche dalla sinistra e la classe politica non riconosce pi la differenza fra paese legale e paese reale e chi subisce quella parte di Italia che avrebbe pi vantaggi da un costante sostegno dello Stato. Cronaca Vera viene etichettata come qualunquista, razzista e demagogica e si trasforma in un giornale politicamente scorretto, espressione di una sinistra proletaria non pi rappresentata. Lultima rimasta a dar voce a chi si sente abbandonato, estromesso da unItalia che sta cambiando, e lo fa scrivendo nomi e cognomi, denunciando storie di malasanit, ingiustizie, mancanze dello Stato. A fine anni Novanta, nellepoca della tv verit e della denuncia sociale Cronaca Vera una fonte per la televisione in cerca di storie in cui il proprio pubblico si possa identificare e riconoscere, cos usa quelle raccontate dalla rivista per i propri programmi televisivi, inaugurando un nuovo genere e un nuovo modo di trattare le notizie, ma senza citarne la fonte che quindi rimane costantemente ai margini delleditoria italiana. E, con questo atteggiamento, influenza anche i collaboratori stessi della rivista, per primo Antonio Perria, che firma i suoi editoriali con il soprannome di Pantalone ed evita di inserire Cronaca Vera nelle note biografiche in terza di copertina dei suoi libri. E gli oltre trecento collaboratori del settimanale faranno lo stesso : giornalisti, fotografi e scrittori, corrispondenti di giornali locali e nazionali, pubblicano i loro articoli usando uno pseudonimo.

Il nuovo corso di Cronaca Vera Nel 1996 Giuseppe Biselli diventa direttore di Cronaca Vera e il settimanale viene ceduto ad un nuovo editore, la Edicronaca. Garassini si ritira a vita privata, mentre Antonio Perria continuer a collaborare con il settimanale fino al 2004, anno della sua scomparsa. Con larrivo del nuovo direttore la struttura del giornale, fino ad allora rimasta immutata, cambia sotto alcuni aspetti, il primo dei quali linserimento di una nuova rubrica, Lettere dalle carceri, questa volta firmata dallautore. Si tratta di Alfredo Bonazzi, conosciuto come il bandito intellettuale, un ladro professionista che si guadagna lergastolo per lomicidio di un tabaccaio, Giuseppe Pellegrini, avvenuto la sera del 3 aprile 1960 a Milano. Durante i 28 anni che trascorre in prigione, consumato dal rimorso per un delitto che non riesce a spiegare a s stesso, si dedica allo studio. Diventa poeta, si laurea e nel 1971 arriva in finale ad un concorso di letteratura I Pegasi. I finalisti, insieme a lui, sono Eugenio Montale e Bernardo Bertolucci. Allinterno del la sua rubrica e dei libri che scrive, denuncia ci che ha vissuto in prima persona: i manicomi criminali, i problemi delle carceri italiane e le violenze subite dai detenuti in quei luoghi. Grazie a questi temi che riporta allattenzione dellopinione pubblica, ottenne la chiusura dei manicomi criminali. Ma la sua collaborazione con Cronaca Vera termina dopo qualche anno, poich, come ricorda il direttore Giuseppe Biselli: [..]Bonazzi denunciava di tutto. Ma le querele dirompevano settimanalmente e noi, isolati come siamo dal resto della stampa, finivamo per essere un sasso lanciato in uno stagno da cui altri giornalisti scappavano in fretta. Diventava una battaglia contro i mulini a vento, ma fatta nel silenzio generale.1 Oltre allutilizzo di inglesismi e allaffacciarsi del mondo di Internet , tra le novit pi recenti che il direttore ha introdotto in Cronaca Vera, troviamo un nuovo spazio per i lettori: Il racconto giallo e nero; per inaugurarlo alcuni scrittori noir, fra i pi in voga del momento, hanno scritto dei racconti per la rubrica seguiti poi da quelli inviati dai lettori. E un nuovo pubblico si interessa alla rivista: insegnanti, imprenditori, appassionati di letteratura, laureati in economia e commercio. Biselli decide anche di togliere la modella prosperosa dalla copertina per sottolineare un cambiamento di direzione e toni pi seri. Il direttore appassionato di pittura ha anche inserito una rubrica che parla darte e che nel titolo Siamo tutti pittori, rispecchia perfettamente i toni del settimanale, confermandone lintento populista anche nel trattamento degli argomenti pi colti.

Montolli (2007, p.41)

Fotografie, grafica e lo sgranamento garantista Nel suo libro Andy Warhol era un coatto: vivere e capire il trash, lo scrittore Tommaso Labranca dedica qualche pagina a Cronaca Vera e, riferendosi alle fotografie da esso pubblicate, usa il termine sgranamento garantista per descriverle: infatti, si applica un utilizzo intensivo di fototessere, che, ingrandite del cinquecento per cento, rendono qualsiasi volto truce e poco affidabile, caricando di drammaticit la situazione. Questo un ottimo esempio di manipolazione di immagini da parte di una rivista, che alterando limmagine, ne cambia il significato. Per quanto riguarda laspetto cromatico, la rivista stampata in una quadricromia che comprende il bianco, il nero, il rosso e il giallo, unici colori del settimanale. Questa scelta rimasta immutata dallanno della sua uscita ed da collocare nella volont di essere un magazine immediatamente individuabile in edicola. Anche il prezzo, 1 euro, risulta essere un marchio di riconoscibilit del settimanale ed reso possibile dalla volont di produrre un magazine con spese minime. Infatti , a partire dalla bassa qualit della carta su cui viene stampato, la strategia economica di Cronaca Vera prosegue in questa direzione anche per quanto riguarda le foto, che vengono pubblicate rigorosamente in bianco e nero. La bicromia, inoltre, ha una triplice funzionalit dal punto di vista stilistico: mediatrice (nel caso del sangue), usata per sottolineare leffetto di crudezza e drammaticit che il settimanale vuole trasmettere ed infine, interviene anche in caso di fotografie di scarsa qualit, scadenti e non pubblicabili se fossero a colori. Nel settimanale tutto, anche le immagini, deve collaborare alla creazione delleffetto di verosimiglianza. Lo stesso direttore, Giuseppe Biselli spiega: []Non puoi mettere una foto posata, perch d lidea del falso. Le foto ti devono dare invece lidea di essere l, sul posto, magari tagliate, improvvisate, ma devono specchiare la realt. Quelle dellalbum di famiglia, ad esempio, sono perfette come corredo del servizio. Perch sono scattate da dilettanti, e chiunque ci si pu riconoscere perch chiunque le fa. E in effetti le foto dellalbum di famiglia oggi le usano in tanti proprio per dare l effetto cronaca vera, qualcosa di reale e autentico nellarticolo che le accompagna. Magari non sono belle, ma sono vere. 2

I titoli urlati e uno stile uniforme per essere riconoscibile Lo stile di Cronaca Vera ovviamente diverso da quello di tutti i settimanali: la parola dordine uniformare il linguaggio verso il basso, lo stile e lindividualit dei collaboratori devono adeguarsi a questo tipo di scrittura. Ci che conta la notizia, in primo luogo e lo stile del tutto particolare con cui deve essere presentata al lettore. La tendenza del giornalismo odierno a personalizzare la notizia per renderla pi comprensibile ad un pubblico abituato a guardare la televisione e quindi, prima a vedere e poi a leggere, si fa pi marcata tra le pagine di Cronaca Vera, con il ricorso a luoghi comuni e a forme di dialogo colloquiale da piazza, bar o riunione condominiale. Una personalizzazione di questo tipo della notizia permette di renderla ancora pi riconoscibile e memorizzabile, poich lavvicina al sentimento del pubblico.
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Montolli (2007, p.21)

Il vero tratto riconoscibile della settimanale sono i titoli. Espressi con uno stile paradigmatico, essi giocano sulleffetto e ponendo delle domande o rispondendo direttamente a quelle del lettore medio di fronte allarticolo. Essi evocano il linguaggio parlato e la comunanza con il pubblico, infatti anche qui il tono colloquiale e i luoghi comuni, cos come le esclamazioni, si sprecano (ad esempio: Un altro che cento ne pensa e mille ne fa oppure Quante insidie nelle nostre case!). I titoli commentano la notizia demonizzando gli assassini mentre provano simpatia e solidarizzano con inventori e giovani di buona volont, oppure difendono i casi umani e i meno abbienti che denunciano la loro storia sul magazine . Il punto di vista di Cronaca Vera e quello dei suoi lettori sono identici. I titoli cos concepiti sono motivati proprio dal rapporto con un pubblico non particolarmente interessato ad articoli lunghi e approfonditi, ma che si trova pi a suo agio con articoli brevi e immagini dimpatto. Ed infatti il giornale viene impostato proprio su questi canoni, con articoli lunghi intorno alle 70 righe, immagini a tutta pagina, titoli formati da un occhiello superiore che doveva essere un collegamento telepatico con la mentalit del lettore ( Guarda un po cosa ci sinventa pur di farsi notare Dopo tanti approcci inutili ha scelto le maniere forti ), e da un titolo principale enorme, frequentemente ad effetto (Che male c ad incontrarsi tra amichetti con il vizietto?). Lo stile di chi scriveva su Cronaca Vera doveva essere improntato su due fattori; laggressivit nella titolazione e la semplicit della scrittura; se il primo problema veniva risolto e viene risolto tuttora - con una titolazione sensazionalistica e urlata, il secondo presentava qualche difficolt in pi: non per niente facile scrivere in maniera semplice. Da considerare il contesto in cui nasce il settimanale, unItalia diversa da quella che vediamo oggi, dove la distanza tra le grandi zone urbane e la provincia era sconfinata e dove la televisione stava operando la mutazione antropologica che avrebbe cambiato il paese negli anni successivi. Perci gli argomenti trattati sono, tuttora, quelli dimenticati dagli altri media, maturati allinterno di quellItalia di provincia e rurale o a quella che fatica ad arrivare alla fine del mese a cui tendenzialmente ancora si rivolgono. Le rubriche e le lettere Il settimanale stabilisce unintensa relazione con il lettori: le rubriche occupano quasi la met delle pagine di Cronaca Vera. Una delle ultime rubriche inaugurate si chiama La parola ai lettori, da una lettera pu nascere una discussione che si protrae per successivi numeri del settimanale, assumendo una forma che richiama quella della serialit televisiva o di un forum su Internet. Si tratta perlopi di lettere che trattano di attualit, o in cui si chiede aiuto, anche economico, in cui vengono raccontati i propri problemi con la giustizia. Ci si rivolge a Cronaca Vera perch lunico spazio in cui ci si sente presi in considerazione. Ci sono anche rubriche che offrono risposte a quesiti molto pratici: Dottore mi dica, in cui vengono affrontati problemi di salute, o I misteri del sesso in cui si danno suggerimenti, a volte moralisti e obsoleti sul mondo del sesso, o ancora I vostri problemi, Un avvocato al vostro servizio e il Mondo animale in cui si d vita ad un essenziale botta e risposta tra il dubbioso lettore e lesperto in questione. 8

Segue il concorso letterario I Delitti di Cronaca Vera, iniziativa che ha aperto il giornale ad un nuovo pubblico di aspiranti scrittori e che, insieme a Confessioni Vere permette ai lettori di raccontare o inventare esperienze personali per la gloria di essere pubblicati sul loro giornale preferito.

Il target e la modalit di selezione delle notizie Il target di Cronaca Vera, facilmente individuabile leggendo le lettere che arrivano in redazione, ha un profilo culturale medio -basso e normalmente vive in condizioni disagiate (anziani soli, vedovi/e, portatori di handicap o malati, divorziati, immigrati, emigrati, detenuti, ecc.). Nelle parole del direttore: Era e resta il giornale per chi non ha santi in paradiso. Quelli che la sanno lunga dicono che il nostro lettore medio un analfabeta di ritorno.. E ribadisce lidea di dirigere un giornale populista affermando: Il nostro un giornale popolare, ma viene visto come spazzatura. Tutti parlano di vip, i nostri sono sporchi, brutti e cattivi. Meglio starne alla larga. In pi spesso sono anche poveri, perci non consumano, quindi non contano nulla. Infatti di noi non ne parla nessuno e non abbiamo pubblicit. A differenza degli altri magazine e giornali Cronaca Vera nel selezionare le sue fonti e decidere come costruire le notizie non segue i tradizionali valori notizia: ascolta le proposte dei collaboratori, le lettere dei lettori e per ultimo si affida alle agenzie stampa. Occupandosi di un certo tipo di cronaca nera, non teme concorrenza perch non ne ha. Il criterio relativo non viene rispettato in quanto, spesso, i fatti riportati sul settimanale riguardano le pi remote province italiane e i protagonisti delle storie riportate sono gente comune della classe media-bassa italiana, quindi non si legger mai nulla che riguardi un personaggio famoso. Cronaca Vera basa i suoi personalissimi valori notizia sulle diverse migliaia di lettere che riceve ogni anno ed il specchio di una classe di italiani dimenticata dalla stampa.

Conclusioni I sostenitori di Cronaca Vera citano I Demoni di Dostoevskij per spiegare il fenomeno: amico mio, la verit autentica sempre inverosimile e in questo settimanale tutto effettivamente inverosimile eppure autentico, a partire dai lettori che permettono al giornale di continuare a riportare le loro storie. E che alimentano il nuovo corso della televisione con personaggi per le loro trasmissioni verit. Il rapporto di fiducia instaurato dal settimanale con i lettori viene dalla realt che la rivista rappresenta, in tutto e per tutto simile a quella del suo pubblico. E cos si spiega il radicamento della rivista nelle abitudini di una parte dei lettori italiani che vedono in Cronaca Vera una finestra sul loro mondo da quasi quaranta anni.

Bibliografia: Montolli E., (cura di) (2007), Cara Cronica Lettere (mai pubblicate) a Cronaca Vera -170 lettere per svelare lItalia dimenticata, Aliberti Editore, Roma. Papuzzi A.(2003), Professione giornalista Tecniche e regole di un mestiere, Donzelli, Roma 2003. Montero M.(28 aprile 2007), Storia e cronistoria di Cronaca Vera, Il Riformista, pp. 4-5. Siti Internet consultati: http://www.neromagazine.it/magazine/index.php?c=articolo&id=125&idnum=16&num=10 http://www.carmillaonline.com/archives/2006/07/001844.html http://it.wikipedia.org/wiki/Cronaca_Vera

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