Dispense Strumentale-Metodi Ottici
Dispense Strumentale-Metodi Ottici
STRUMENTALE
SPETTROFOTOMETRIA
LUCE E RADIAZIONI
- Introduzione
Una parte molto importante della moderna Chimica Analitica Strumentale è basata sullo
studio dello scambio di energia (interazioni) tra la radiazione elettromagnetica e la materia.
Pertanto i metodi ottici comprendono anche determinazioni in cui la radiazione utilizzata non
appartiene al campo visibile.
Questo tipo di interazioni sono evidenti ad occhio nudo nel caso di radiazioni che cadono nel campo
visibile; ad esempio un fascio di luce bianca visto attraverso una soluzione di solfato di rame (II)
appare blu perché le particelle in soluzione interagiscono, assorbendole, con alcune radiazioni, e
quindi il fascio di luce risulterà mancante di tali radiazioni, con un conseguente effetto colore (in
questo caso blu).
E=h.ν
Questa relazione ci indica l'energia associata a ciascun fotone per ogni fascio di frequenza ν; per
cui un fascio di luce è più o meno intenso a seconda che porti più o meno fotoni nell'unità di
tempo, ma l'energia di ciascun fotone (il quanto di energia ), è sempre la stessa per una determinata
frequenza della radiazione.
Mentre la velocità è costante, identica per tutte le radiazioni, frequenza e lunghezza d’onda sono
caratteristiche per le diverse radiazioni e sono inversamente proporzionali tra loro. Quando
un’onda elettromagnetica passa dal vuoto ad un altro mezzo, la sua velocità, che è funzione della
densità del mezzo stesso, diminuisce. La velocità della radiazione nell’aria è solo lo 0,03% minore
di quella nel vuoto per cui per i calcoli si considera il valore di 300000 Km/s (vuoto).
Quando si riscaldano ioni Na+ sulla fiamma di un bunsen, si osserva l'emissione di luce giallo-arancio;
tale luce è pressoché monocromatica ed ha lunghezza d'onda di circa 590 nm.
- La luce visibile
Come appena visto, la radiazione visibile rappresenta solo una piccola parte dello spettro
elettromagnetico:
• alta ν • bassa ν
• alta E • bassa E
• bassa λ • alta λ
400 500 600 700 800
lunghezza d'onda (nm)
Alle diverse radiazioni visibili, che differiscono per la loro lunghezza d'onda (e di
conseguenza per la loro frequenza ed energia) corrispondono i diversi colori.
RIFRAZIONE
Quando la luce attraversa la superficie di separazione fra due diversi mezzi trasparenti (aria/acqua),
il raggio incidente si spezza in due: un raggio riflesso e un raggio rifratto, che si propaga nel
secondo mezzo leggermente deviato, in una direzione leggermente diversa da quella del raggio
incidente. Quest’ultimo fenomeno è dovuto alla diversa velocità con la quale un’onda si propaga in
mezzi diversi.
Quando la radiazione passa da un mezzo meno denso ad uno più denso, l’angolo di rifrazione è
minore dell’angolo di incidenza.
Nella rifrazione, il raggio rifratto ha la stessa frequenza della radiazione incidente, ma diversa
lunghezza d’onda. Infatti, nel passaggio da un mezzo ad uno diverso cambia la velocità v e quindi,
perché la frequenza si mantenga costante in quanto caratteristica di quella radiazione, deve
cambiare la lunghezza d’onda.
Indice di rifrazione:
n = c/v > 1
c = velocità della luce nel vuoto
v = velocità della luce nel mezzo considerato
Aumenta all’aumentare della frequenza.
La rifrazione, e in particolare la sua dipendenza dalla lunghezza d’onda viene sfruttata per
realizzare la dispersione della luce, cioè la separazione delle diverse componenti
monocromatiche che costituiscono un fascio di luce bianca (come un raggio di luce solare o la
luce di una lampada). Tale dispositivo è il prisma ottico.
Infatti, quando un raggio di luce bianca colpisce un prisma di vetro viene scomposto in diversi
colori. Questa scomposizione si spiega con il fenomeno della rifrazione.
La luce bianca è un miscuglio di radiazioni di diversa frequenza e quindi corrispondenti a tutti i
colori.
E' noto che quando un raggio di luce bianca colpisce un prisma di vetro viene scomposto in diversi
colori. Quello che accade è analogo a quanto si osserva nell'arcobaleno o guardando obliquamente
la superficie di un CD.
(La dispersione che osserviamo invece per riflessione sulla superficie di un CD si basa su un altro
fenomeno: la diffrazione, collegata all'interferenza delle radiazioni.)
- Quando un raggio di luce passa da un mezzo ad un altro viene deviato (rifrazione); l’entità
della deviazione dipende dalla lunghezza d’onda del raggio incidente. L’angolo di rifrazione è tanto
più marcato quanto più alta è la frequenza: il viola è più deviato del rosso.
- Il prisma è chiamato dispositivo monocromatore per la sua capacità di ottenere fasci di
radiazioni monocromatiche a partire da un raggio policromatico.
Una radiazione di un solo colore, ottenuta tramite dispersione, viene detta monocromatica. Più
precisamente, si parla di fascio di luce monocromatica quando esso è costituito da radiazioni di una
sola frequenza e lunghezza d'onda. Si parla invece di fascio di luce policromatica quando esso è
costituito da radiazioni di frequenza e lunghezza d'onda diverse. La luce bianca proveniente dal sole
è policromatica.
←
- Una radiazione di un solo colore ottenuta tramite dispersione, caratterizzata da una ben
precisa lunghezza d'onda, viene detta MONOCROMATICA.
-
- Più precisamente, si parla di fascio di luce monocromatica quando esso è costituito da
radiazioni di una sola frequenza e lunghezza d'onda.
-
- Si parla invece di fascio di luce policromatica quando esso è costituito da radiazioni di
frequenza e lunghezza d'onda diverse.
-
- La luce bianca proveniente dal sole è policromatica.
-
- Per sapere se un fascio di luce è monocromatico o policromatico è sufficiente farlo passare
attraverso un prisma: se il raggio rimane unico si può dire che è costituito da radiazioni di una sola
frequenza, cioè che è monocromatico; se invece è policromatico, viene scomposto in diversi raggi.
-
←
←
←
←
← APPLICAZIONI ANALITICHE
- Gli spettri
Lo spettro è costituito dall'ordinata disposizione delle radiazioni secondo la loro
lunghezza d'onda. Uno spettro può essere:
– continuo
– discontinuo (a righe o a bande)
In uno spettro continuo sono presenti le radiazioni di tutte le frequenze; ad esempio la luce
'bianca' emessa da una comune lampadina a incandescenza ha uno spettro continuo (nel visibile):
In uno spettro discontinuo si osserva invece la mancanza di alcune radiazioni, come accade ad
esempio nello spettro di emissione del sodio, che presenta uno spettro discontinuo (a righe):
Na
- Spettri di emissione e di assorbimento
I metodi di analisi spettrochimici sono basati sull'analisi dello spettro delle sostanze, il quale può
essere di emissione o di assorbimento:
SPETTRI DI EMISSIONE: Dopo aver assorbito una certa quantità di energia, gli atomi e le
molecole, ritornando allo stato fondamentale, emettono quanti di energia sotto forma di radiazioni
elettromagnetiche di E = hν (fenomeno di EMISSIONE), l’energia riemessa è uguale alla differenza
tra l’energia dello «stato eccitato» e quella dello «stato fondamentale»; si ottiene uno spettro di
emissione quando si analizza un fascio di luce emesso, in opportune condizioni, da una sostanza.
S* → S + hν
Stato eccitato Stato fondamentale
Questo è quello che succede quando un elemento viene intensamente eccitato con il calore o
l’elettricità. Secondo il modello di Bohr, riscaldando gli atomi si fornisce loro dell'energia, e
qualche elettrone può saltare ad un livello energetico superiore. Quando poi questi elettroni
ritornano ad un livello inferiore, emettono radiazioni caratterizzate da specifica frequenza ed
energia (fotoni); quei fotoni creano le righe luminose nello spettro di emissione
C’è un altro modo in cui gli elementi possono produrre uno spettro. Invece di un campione
riscaldato, si considera la sostanza che viene attraversata da un fascio di luce bianca (insieme di
tutte le radiazioni). Quando i fotoni provenienti dalla sorgente, attraversano la sostanza, alcuni di
essi interagiscono con gli atomi della sostanza, a patto che abbiano la frequenza e quindi l’energia
necessaria per portare gli elettroni ai livelli energetici superiori. Questi fotoni vengono quindi
assorbiti dalla sostanza. Tutti gli altri attraversano la sostanza. Lo spettro con queste frequenze
mancanti è detto spettro di assorbimento.
Infatti ogni sostanza assorbe o emette radiazioni di lunghezza d'onda ben determinata:
– l'analisi dello spettro permette allora di individuare la natura della sostanza in esame;
– la misura dell'intensità delle radiazioni emesse o assorbite permette di risalire alla quantità di
sostanza analizzata.
Tutto questo è possibile in relazione al fatto che sono in gioco fenomeni di tipo quantistico.
Per capire meglio, proviamo a riepilogare.....
- il PRINCIPIO -
Atomi o molecole, trovandosi in campi energetici (calorifici, elettrici, elettro-magnetici,...) possono
assorbire quantità definite e caratteristiche di energia e passare a stati energetici più alti.
S S*
stato fondamentale
+ Energia → stato eccitato
Su questo principio si basano sia la spettroscopia di assorbimento sia quella di emissione.
- spettroscopia di ASSORBIMENTO -
Quando atomi o molecole vengono eccitati da adatte radiazioni elettromagnetiche (“hν”), passando a
stati energetici maggiori, si ha il fenomeno di ASSORBIMENTO
S + hν → S*
- spettroscopia di EMISSIONE -
Dagli stati eccitati, ritornando allo stato fondamentale, gli atomi e le molecole emettono quanti di
energia sotto forma di radiazioni elettromagnetiche (“ hν ”) : fenomeno di EMISSIONE
S* → S + hν
← le applicazioni analitiche -
- La lunghezza d'onda delle radiazioni emesse o assorbite sono caratteristiche delle varie
sostanze: ciò consente di effettuare analisi QUALITATIVE
- L'intensità delle radiazioni emesse o assorbite dipendono dalla quantità di
sostanza: ciò consente di effettuare analisi QUANTITATIVE
Riassumendo ....
• Ogni tipo di radiazione elettromagnetica (compresa la luce visibile) si può rappresentare sia come
onda (campo elettromagnetico) avente una certa frequenza sia come particella (fotone) con un
energia correlata alla frequenza.
• Le molecole interagiscono con una radiazione elettromagnetica assorbendo o cedendo energia,
passando cioè da stati ad energia minore a stati ad energia maggiore (assorbimento) o da stati
ad energia maggiore a stati ad energia minore (emissione).
• Dall’energia assorbita od emessa sotto forma di radiazione si possono ricavare informazioni
strutturali e/o analitiche.
ESEMPIO: spettri di assorbimento e di emissione del sodio
Quando la luce bianca attraversa la materia otteniamo uno spettro di assorbimento e cioè allo
spettro continuo (della luce bianca), vengono a mancare alcune radiazioni monocromatiche, le quali
sono state assorbite dal sodio.
Quando l’energia viene somministrata alla materia sotto forma di calore o di elettricità, la
liberazione di radiazioni elettromagnetiche è detta emissione.
L’interpretazione è simmetrica a quella vista per l’assorbimento tanto che i due spettri possono
essere considerati uno il “negativo” dell’altro.
Ogni specie chimica può emettere radiazioni che è in grado di assorbire.
Confrontando lo spettro di emissione e quello di assorbimento della stessa sostanza, si nota che le
righe nere nello spettro di assorbimento cadono nella stessa posizione (frequenza) delle righe
colorate dello spettro di emissione.
Per una stessa sostanza lo spettro di emissione e di assorbimento sono pressappoco come il positivo
e il negativo di una fotografia, nel senso che una radiazione presente nello spettro di emissione sarà
mancante in quello di assorbimento.
Se ne conclude che tutte le sostanze assorbono radiazioni luminose della stessa frequenza e
lunghezza d’onda di quelle che sono in grado di emettere.
L'INTERAZIONE RADIAZIONE-MATERIA
I sistemi fisici assumono valori dell'energia discontinui e discreti, il che diventa evidente e
rilevante quando la loro massa corrisponde a valori atomici (elettroni o particelle nucleari) o
molecolari.
Quando le masse sono macroscopiche (per esempio gli oggetti che usiamo) le limitazioni
quantiche non sono rilevabili, non perché le leggi della meccanica quantistica non valgono più, ma
perché l'ordine di grandezza delle masse fa si che l'insieme discreto delle energie 'si condensi' a
valori così vicini da formare di fatto un continuo.
L'ordine di grandezza e la spaziatura dei livelli energetici, permessi dalle restrizioni quantiche,
dipendono dalle proprietà degli atomi e delle molecole, dalla loro dimensione e geometria. Le
restrizioni assumono maggior importanza via via che diventa più piccola la regione dello spazio
nella quale le molecole o gli atomi o gli elettroni devono muoversi.
Quando noi consideriamo sistemi microscopici discreti, quali elettroni e atomi in una molecola
o molecole separate da una forte agitazione termica, gli stati energetici sono discreti e
quantizzati.
Tuttavia se le stesse specie sono studiate in un sistema relativamente fisso, quale un reticolo
cristallino, in cui vi possa essere interscambio di energia tra atomo e atomo o molecola e molecola,
spesso alcune parti dell'insieme discreto di energia tendono a formare un continuo detto banda di
energia.
Ogni atomo è caratterizzato da una determinata energia interna, il cui valore è dato dalla somma di
vari contributi di energia cinetica e potenziale. Precisamente, l’energia di un atomo è dovuta al
contributo di diverse forme di energia indipendenti tra loro: le forze nel nucleo, l’energia potenziale
e cinetica associate alla posizione e al movimento degli elettroni. In termini matematici:
Quando una radiazione viene assorbita, essa va ad incrementare le forme energetiche sopra
riportate.
Naturalmente esistono numerose tecniche, oltre a quelle principali sopra menzionate; in genere con
l'utilizzo di diverse tecniche associate tra loro è possibile caratterizzare un campione sia dal punto
di vista qualitativo sia da quello quantitativo.
- Transizioni energetiche
In una molecola ogni livello di energia elettronica non è semplice ma è suddiviso in un certo
numero di sottolivelli vibrazionali, anche questi non semplici in quanto a loro volta suddivisi in un
certo numero di livelli rotazionali
Livelli rotazionali
Livelli vibrazionali
Livelli elettronici
Come possiamo vedere ogni livello elettronico non è semplice in quanto associato a vari livelli
vibrazionali, anche questi non semplici in quanto a loro volta associati a diversi livelli
rotazionali.
Le molecole tendono a porsi negli stati fondamentali, cioè di più bassa energia, e possono
raggiungere uno degli stati superiori quando ricevono una radiazione con frequenza tale che
l'energia dei fotoni sia uguale alla differenza energetica tra lo stato fondamentale e lo stato eccitato
(e che inoltre esista probabilità che ciò possa avvenire: le cosiddette “regole di selezione”, sulle
quali non ci soffermeremo).
E4
E3
E2
E1
ENERGIA
Per avere transizione tra due livelli energetici (ad esempio da E1
a E2) si deve fornire l'energia corrispondente alla differenza tra i
due livelli:
E = (E2 -E1 ) = h ν
RIFRAZIONE
Quando la luce attraversa la superficie di separazione fra due diversi mezzi trasparenti
(aria/acqua), il raggio incidente si spezza in due: un raggio riflesso e un raggio rifratto, che si
propaga nel secondo mezzo leggermente deviato. Quest’ultimo fenomeno è dovuto alla diversa
velocità con la quale un’onda si propaga in mezzi diversi.
Quando la radiazione passa da un mezzo meno denso ad uno più denso, l’angolo di rifrazione è
minore dell’angolo di incidenza.
Indice di rifrazione:
n = c/v > 1
c = velocità della luce nel vuoto
v = velocità della luce nel mezzo considerato
Aumenta all’aumentare della frequenza.
IL COLORE
L’occhio umano vede il colore complementare di quello assorbito.
Quando un raggio di luce policromatica illumina un oggetto e questo ne assorbe solo una parte, la
radiazione trasmessa raggiunge l’occhio. A questa è associata la sensazione visiva del colore.
3) la sorgente emette due radiazioni monocromatiche (per esempio a 650 nm (rossa) e a 530
nm (verde) che non vengono assorbite e quindi raggiungono l’occhio combinandosi: perciò
l’oggetto appare giallo.