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CULTURA
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15 giugno 2003, Domenica

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SPETTACOLI
Uno dei saggi dei Pensieri una critica al comunismo. Marx ed Engels ne tengono conto quando scrivono il Manifesto del Partito Comunista

FINESTRA SUL RISORGIMENTO


Con i suoi Pensieri sulla democrazia in Europa, pubblicati tra il 1846 e il 1847, Mazzini diventa uno dei maggiori pensatori politici dellepoca
SALVO MASTELLONE

Quando gli scritti di Mazzini misero in crisi Marx e Engels


LIMMAGINE CENSURATA DALLA POLIZIA PIEMONTESE

polo la nazione. E comunque lesule nei suoi scritti in italiano el giugno 1839, il si rivolge agli Italiani per esorTaits Edinburgh tarli allindipendenza e allamor Magazine, pub- di patria, mentre negli scritti in blica larticolo di inglese cerca di spiegare agli InMazzini On De- glesi le finalit politiche e sociali mocracy, nel quale lesule geno- del suo programma per convinvese ne sottolinea limportanza cerli ad appoggiare la sua azio(dalla democrazia dipende la ne contro il dispotismo assolutisalvezza di intere generazioni) stico. e lurgenza e afMazzini fermava che la scrittore politidemocrazia, anco diventa ancora poco temche un leader democratico e po fa bollata un caso naziocome la parola nale (molti fudordine di alrono i resoconti cuni fanatici, a lui favorevoli oggi si presenta dei giornali loncome il fulcro di dinesi e Carlyle tutte le questioscrisse una letni, come largotera al Times il mento favorito 15 giugno di tutti gli scrit1844) quando tori politici. in Parlamento, Dal 1831 al in seguito alla1836 - ovvero pertura di lettedalla fondaziore a lui indirizne in Francia zate, si discute della Giovine delle sue accuse Italia alla fonda- Karl Marx al governo inzione della Jeuglese: lesule ritiene gli inglesi ne Suisse in Svizzera - Mazzini insiste molto responsabili di aver comunicato sulla repubblica. Se nello scritto, notizie sulla spedizione dei frain francese, Fede e avvenire telli Bandiera al governo au(1835), esprime qualche per- striaco, il quale le avrebbe poi plessit sulla parola democrazia, trasmesse al governo napoletaintesa dai vecchi giacobini come no. Desta molta impressione nel sistema di lotta e pensiero di ribellione, una volta giunto in In- mondo culturale londinese anghilterra allinizio del 1837 ri- che il lungo articolo su Mazzini, pensa da capo il significato da pubblicato nel 1844 nella predare alla parola. Eguaglianza, stigiosa Wequesta la sua riReflessione, signiIl comunismo, scrive il stminstertitolo view, dal fica democraMazzini and the genovese, comporta zia, ma anche la Etics of Politilibert un eleuna gerarchia cians: da allora mento essenarbitraria di capi con il alletica dei poziale della delitici venne conmocrazia; la re- potere di decidere circa trapposta letica pubblica una il lavoro, la capacit, i di Mazzini, eloforma demogiato in Parlabisogni di ciascuno cratica di gomento da John verno, ma anBowring per il che un governo suo alto intelrepubblicano pu non rispetta- letto e la sua insospettata morare nellesercizio del potere i lit. princpi democratici. Ma negli anni successivi che Poich la parola democrazia Mazzini torna a precisare meera popolare in Inghilterra, glio cosa intenda per demoMazzini decide di precisare in cracy: tra il 1846 e il 1947 scriinglese il suo pensiero politico, ve alcuni articoli, espressamenscrivendo un lungo saggio - Si- te rivolti ai lettori inglesi, che il smondis Studies of Free Constitu- Peoples Journal pubblic con il tions (1838) - in cui sostiene che titolo Thoughts upon Demouna costituzione non deve di- cracy in Europe (Pensieri sulla fendere una singola classe, n democrazia in Europa), articoli riflettere gli interessi di un par- che furono discussi e commentito dominante, ma mirare al- tati a Londra negli ambienti dellunit del popolo perch il po- le Societ democratiche e che

Capperi! Un Governo cos forte, fondato sullamore del popolo, aver paura di un ritratto!. Firmato Mazzini

Mazzini ha scritto in inglese su molte riviste pubblicate a Londra costituiscono un punto cardine delle sue riflessioni. Bench questi primi sei articoli dei Pensieri e la traduzione in italiano, rimaneggiata dallo stesso autore, siano stati inseriti nelledizione nazionale degli scritti mazziniani del 1922, il testo originale inglese stato sempre ignorato dagli studiosi e solo grazie alla mia traduzione (Pensieri sulla democrazia in Europa, Feltrinelli 1997) stato reso disponibile al pubblico italiano. Il primo dei sei articoli di Mazzini, pubblicato il 28 agosto 1846 nel n. 35 del Peoples Journal, ha un carattere introduttivo e spiega il significato generale di una dottrina politica che, non essendo ancora in Europa una forma di governo, restava un movimento di opinione da interpretare e definire. Larticolo, che inizia sottolineando come la tendenza democratica non fosse pi un sogno utopico, n unincerta previsione, afferma a chiare lettere che la democrazia, non la vana fantasia duno scrittore politico, ma piuttosto un fenomeno europeo che mette sotto accusa lesistente classe politica, formata da una ristretta minoranza di privilegiati. Pagina, questa, di una tale intensit programmatica da porre Mazzini tra gli scrittori democratici dellOttocento europeo. Nel tracciare un quadro storico del movimento democratico europeo dai tempi della Rivoluzione francese, Mazzini osserva che la democrazia per alcuni un fatto politico, per altri un fatto economico, per altri un fatto sociale; per, se essa tende a migliorare la societ, deve avere una finalit morale: loggetto della democrazia di carattere morale, in quanto con la possibilit di comunicare con gli al-

uesta che riproduciamo una delle immagini di Giuseppe Mazzini (nella foto) poco rassomigliante al vero. Non lunica delle tante che circolavano dellesule genovese ricercato dalla polizia, ma questa, tratta da un dagherrotipo di sua madre nel 1847, ha una storia particolare giunta fino a noi. Nel catalogo del Museo del Risorgimento pubblicato nel 1987, leggiamo che furono le amiche della madre a volerla far stampare e diffondere traendola da

un ritratto. E una di loro, Fanny Balbi Senarega, ricevette una censura dalla polizia piemontese. In proposito scriveva Mazzini il 24 aprile 1847: Capperi! Fanno onore al mio ritratto. Un Governo cos forte, cos fondato sullamore del popolo, aver paura di un ritratto! Oib! se avessimo ladempimento dei nostri voti, noi lasceremmo circolare quanti ritratti di Carlo Alberto piacesse agli amici suoi. del resto ho piacere che la signora fanny abbia mantenuto contegno dignitoso...;

tri che si realizza il progresso umano e sociale ed solo elevando in tutti il livello educativo che si d democraticamente a tutti la possibilit di comunicare. Ma con larticolo sul comunismo del 17 aprile 1847 che Mazzini tocca - sempre nei Pensieri sulla democrazia in Europa - uno dei punti tuttora pi interessanti : il patriota genovese sostiene che nella societ comunista si sarebbe creata una frattura sociale tra classe dirigente e classe lavoratrice. Nella sua Defence of Communism, inviata al Peoples Journal, Goodwin Barmby risponde che falso che i comunisti vogliono il potere per imporre non la democrazia, ma la dittatura tirannica. Mazzini nella sua risposta ribadisce invece che a suo parere il comunismo porta con s una centralizzazione con una gerarchia arbitraria di capi con

Nel suo esilio londinese, Mazzini riflette sulla repubblica come forma di governo e sulla democrazia. I suoi scritti fanno scalpore e molti pensatori gli rispondono
lintera disponibilit della propriet comune, con il potere di decidere circa il lavoro, la capacit, i bisogni di ciascuno. Una condizione, insomma, simile a quella dei padroni di schiavi degli antichi tempi, una sorta di dittatura (dictatorship) delle antiche caste. Come furono intesi, al tempo, dalle associazioni londinesi i Pensieri di Mazzini? I Fraternal Democrats intesero i Pensieri come il Manifesto dei repubblicani italiani che pensavano pi al problema po-

litico delle nazionalit che al problema sociale delle "classi lavoratrici". A parer mio, penso che, contrariamente allopinione di molti, nel Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels, pubblicato a Londra nel febbraio 1848, siano da vedere riferimenti precisi ai Pensieri di Mazzini, non solo perch il secondo capitolo del Manifesto comunista contiene un breve esame polemico delle principali accuse rivolte dai partiti borghesi ai comunisti, ma anche perch ad alcune accuse di Mazzini, espresse nei Pensieri, corrispondono nella stessa successione le risposte nel secondo capitolo dellopera di Marx ed Engels. I Thoughts upon Democracy in Europe sono la proposta pi meditata e pi articolata di democrazia formulata da uno scrittore politico italiano nella prima met dellOttocento.

Il nuovo pamphlet di Lorenzo del Boca contesta la versione ufficiale del Risorgimento, ma non convince

Indietro Savoia, una storia controcorrente


Aneddoti, pettegolezzi, caricature: da Carlo Alberto a Garibaldi, non si salva nessuno
PAOLO BATTIFORA

generi sono sempre esistiti, a teatro, nel cinema, in letteratura. Forti dei loro specifici canovacci e codificate modalit espressive hanno dato vita ad opere di grande impatto popolare. Considerazioni queste che si addicono pienamente al pamphlet, cimento letterario nel segno della polemica e del sarcasmo di cui non sono certo mancati illustri esempi. Un genere, al pari di ogni altro, apprezzabile, purch non debordi, andando ad invadere altrui territori. Indietro Savoia! (Piemme, pag. 281, 15,90), ultima fatica di Lorenzo Del Boca - da non confondersi con Angelo, maggior storico del colonialismo italiano -, appartiene per lappunto a questa categoria, in cui la vis polemica si coniuga con una scrittura al vetriolo. Il "recidivo" Del Boca, giornalista di professione, torna ancora una volta a infierire sul suo bersaglio preferito, allargando per ulteriormente il campo: dopo Maledetti Savoia, libro dal titolo programmatico, ecco ora questo dirompente pamphlet teso a svelare quella storia controcorrente del Risorgimento in irrimediabile contrasto con gli edificanti miti ufficiali e le apologetiche biografie dei

Vittorio Emanuele II in un olio di Niccol Barabino datato 1862


Padri della Patria. Nessuno si salva dalle bordate alzo zero dellautore: dal re Tentenna Carlo Alberto allo zotico e tardo di cervello Vittorio Emanuele II, dallaffarista Cavour, antesignano dei conflitti di interesse, allartritico Garibaldi, ladro di cavalli, schiavista e Robin Hood degli sfigati, lautore smonta, con esplicito compiacimento, quella agiografia che, a suo dire, avrebbe completamente falsato la realt effettuale. Patria, libert, unit? Lorenzo Del Boca sbeffeggia gli altisonanti ideali della vulgata risorgimentale per mettere a nudo quellintrico di meschinit, cupidigia, interessi, corruzione, atrocit che avrebbe contrassegnato nella sua interezza il Risorgimento italiano. Un libro a senso unico, le cui verit controcorrente troverebbero fondamento e legittimit storiografica nelle fonti bibliografiche

e documentali citate dallautore, in aperta rotta di collisione con la comunit degli storici. E qui sorgono problemi di non poco conto, stante la pretesa dellautore di accreditare il suo pamphlet, accattivante e documentato quanto si voglia, quale rigoroso libro di storia, soggetto invece a ben altre procedure e statuti epistemologici. Che ci sia stato in passato un eccesso di retorica e ufficialit a proposito del Risorgimento, nessuno lo nega. Ma non si presuma, come fa Del Boca, di poter ristabilire la compromessa verit storica a forza di aneddoti e polemiche e in virt di una spumeggiante verve letteraria. Il revisionismo sar pure di gran moda (e oltremodo funzionale a certa politica), ma non per questo diventa accettabile unoperazione che, tra banalizzazioni e distorsioni caricaturali, trancia sommari giudizi sui libri di testo (ma a quali si riferisce Del Boca? Forse a quelli del suo tempo?) e sulle opere dei pi accreditati studiosi. Perch la storia richiede ben altri approcci che non la diplomazia delle mutande (pag. 147), in grado, secondo lautore, di far luce sulle vicende della politica ( risaputo, quanto a risultati, che le lenzuola valgono dieci, cento e, forse, mille co-

lazioni di lavoro), la psicologia da rotocalco, le sensazionalistiche comparazioni - Vittorio Emanuele accostato a Hitler, i soldati piemontesi nel Sud a SS dellOttocento, i campi sabaudi per prigionieri di guerra ai lager nazisti -, le arbitrarie semplificazioni, le anacronistiche riabilitazioni (come si viveva bene sotto il Papa e i Borboni), i giudizi privi di contestualizzazione storica. In un testo in cui ai contributi dei pi importanti storici vengono sovente preferiti i libri divulgativi dei giornalisti-scrittori di successo e in cui gli opinionisti dei quotidiani hanno pi voce in capitolo di Della Peruta, Mack Smith, Romeo, Candeloro (alcuni dei quali mai citati), anche i richiami ad aspetti colpevolmente rimossi e misconosciuti del passato risorgimentale - dagli interessi economici in ballo al bombardamento di Genova del 1849, dalle efferate repressioni al Sud allistituzione di campi concentrazionari sabaudi - finiscono con il perdere peso e autorevolezza nel globale impianto del volume. I pamphlet sono una cosa, i libri di storia unaltra: non si chieda a questi ultimi leffervescenza dei primi ma, parimenti, non si pretenda dai primi la scientificit e il rigore dei secondi.