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«ETEROTOPIE» DI MICHEL FOUCAULT

L'epoca attuale è l'epoca dello spazio, poiché viviamo in un momento in cui il mondo si percepisce

come una rete che collega dei punti, più che come una vita che si sviluppa nel tempo. Nel

Medioevo, lo spazio era un insieme gerarchizzato di luoghi (luoghi sacri e profani, protetti e aperti);

lo spazio medievale era quindi uno spazio di localizzazione. Con Galileo si è schiuso lo spazio

della localizzazione, in quanto per la prima volta ha costituito uno spazio infinito e infinitamente

aperto, finendo con sostituire la localizzazione con l'estensione; quest'ultima è stata oggi sostituita

dalla dislocazione, che è definita dalle relazione di prossimità tra punti o elementi.

Il problema della dislocazione si pone soprattutto in termini demografici, trattandosi così di

dislocazione umana e relazioni di dislocazione (prossimità, circolazione, identificazione e

classificazione degli elementi umani). Il problema del tempo è affrontato solo come uno dei

possibili giochi di distribuzione tra elementi ripartiti nello spazio.

Lo spazio ancora non è stato interamente desacralizzato a livello pratico, poiché la nostra vita è

ancora governata da opposizioni che non sono state abolite dall'istituzione e dalla pratica, ad

esempio la distinzione tra spazio pubblico e spazio privato.

Lo spazio in cui viviamo non è uno spazio vuoto in cui si muovono individui e cose, ma è uno

spazio eterogeneo, riempito da un insieme di relazioni che definiscono degli spazi irriducibili e non

sovrapponibili. Possiamo individuare due tipi di spazi che hanno la particolare caratteristica di

essere connessi a tutti gli altri spazi, ma al tempo stesso contraddicono questi stessi spazi:

• le utopie: sono spazi privi di un luogo reale, ma hanno un rapporto di analogia con la realtà,

dandone una sua versione perfezionata o rovesciata.

• le eterotopie: sono luoghi reali, ma con carattere utopico; sono delle utopie effettivamente

realizzate in spazi reali, i quali sono però al tempo stesso rappresentati, contestati e

rovesciati. Sono luoghi che stanno al di fuori di tutti i luoghi, anche se effettivamente

localizzabili. La descrizione di questi luoghi può definirsi eterotopologia, di cui possiamo

stabilire tre principi:

◦ primo principio: qualsiasi cultura al mondo produce eterotopie. Esistono due tipi

principali di eterotopie:

▪ eterotopie di crisi: molto diffuse nelle società primitive, sono luoghi riservati agli

individui che vivono in uno stato di crisi nei confronti della società e dell'ambiente

circostante.

▪ eterotopie di deviazione: luoghi in cui vengono collocati gli individui che hanno un
comportamento deviante rispetto alla norma.

◦ secondo principio: nel corso della sua storia, una società può far funzionare in modo

diverso un'eterotopia che esiste.. Un'eterotopia può agire diversamente, in sincronia con

la cultura in cui è inserita.

◦ terzo principio: l'eterotopia ha il potere di giustapporre numerosi spazi tra loro

incompatibili.

◦ quarto principio: solitamente le eterotopie sono connesse con le eterocronie, una sorta

di rottura assoluta con il proprio tempo tradizionale. Eterotopie ed eterocronie possono

mescolarsi in modi differenti:

▪ eterotopie del tempo accumulato all'infinito, ad esempio musei ed archivi, che

costituiscono dei luoghi per tutti i tempi, ma al tempo stesso al di fuori del tempo e

inaccessibile alla sua azione

▪ eterotopie connesse a ciò che di futile ha il tempo, ad esempio le feste, i villaggi

vacanza, le fiere ecc.

◦ quinto principio: le eterotopie presuppongono un sistema di apertura e chiusura che al

tempo stesso le isola e le rende penetrabili. Per entrare in un'eterotopia, bisogna

sottomettersi a dei riti o a delle purificazioni. Vi sono però eterotopie che danno

l'illusione di essere aperte, ma il cui ingresso comporta automaticamente l'esclusione, per

il solo fatto di essere entrati.

◦ sesto principio: le eterotopie hanno la funzione di creare uno spazio illusorio che

denuncia come più illusorio l'intero spazio reale

L’obiettivo di questa proposta è riflettere sulle costruzioni spaziali del Novecento e come queste si
rapportino nella formazione dell’identità dell’individuo. Possiamo ancora parlare di luogo o si può vivere
solo in surrogati ovvero in pseudo luoghi dove l'individualità si perde in logiche di potere? Quanto conta il
luogo, il luogo eterotopico, il non luogo, nella costruzione dell’identità dell’individuo?