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Con "Diamante nero", titolo italiano dal retrogusto vagamente razzista per il più preciso

"Bande de filles", Céline Sciamma si conferma come una delle voci autoriali più
interessanti e personali del panorama contemporaneo. Protagonista di questo film corale
(si veda il titolo originale) è Marieme, una ragazzina schiva e accigliata che passa le proprie
giornate tra il campo da rugby, le sorelline da accudire e gli impegni scolastici in un
quartiere nero della squallida periferia parigina. La vita le cambia quando incontra Lady e
le altre ragazze di una piccola gang (ancora, si veda il titolo originale), insieme alle quali
Marieme sogna di poter sfuggire a una quotidianità di responsabilità, indifferenza e
delusioni.
Inizia così il suo percorso di crescita che è anche (soprattutto) una trasformazione fisica a
cui Mariem si sottopone non sempre di sua volontà passando da semplice studentessa,
scoprendo il suo corpo di donna con treccine afro a bulla iperfemminile sempre pronta alla
rissa, dalla messa in scena di una mascolinità che la protegge nell’ambito del piccolo
smercio di droga, alla performance di una femminilità esotica e ipererotizzata quando si
reca a spacciare nei quartieri alti. Anche questa identità sessuale continuamente oscillante
fra i poli del maschile e del femminile
Céline Sciamma costruisce "Diamante nero" attraverso una successione di atti (quasi)
indipendenti e autoconclusivi(suddivide la narrazione in capitoli), dimostrandosi abile nel
manipolare il tempo filmico secondo esigenze narrative: se da un lato è capace di
condensare ellissi in pochi secondi di schermo nero, senza mai sbagliare in chiarezza
espositiva, dall'altro ha la sensibilità per concedere spazio necessario alle ragazze nella
costruzione della loro amicizia, tra risate e balli. Si permette addirittura di interrompere il
racconto, come nella scena in cui le ragazze cantano "Diamonds" di Rihanna in una stanza
d'albergo che diventa il loro rifugio, la loro "stanza tutta per sé". Un momento magico e
sospeso, di evasione da una realtà che appare amara. Ma il sogno è destinato a finire, come
dovranno constatare le ragazze ancora riunite nella stessa camera d'albergo. momenti più
interessanti del film sono quelli che fotografano i passaggi fra le diverse fasi, il senso di
qualcosa che sta per finire e di qualcos’altro, qualcosa di incerto, che sta per cominciar
Céline Sciamma rivela uno sguardo più lucido e impegnato. Più politico. "Diamante nero" è
un film femministi. Pur evitando ogni retorica nostalgica (o stantia, a seconda dei punti di
vista) da femminismo sessantottino, Sciamma conduce un'analisi attualissima sul ruolo
della donna all'interno delle società occidentali contemporanee, provando a mettere in
scena un capovolgimento di ruoli nell'abituale dinamica maschile/femminile. Si pensi alla
scena (assai pudica) della prima notte d'amore di Marieme e Ismael. Ancora eccitata per
aver sconfitto la rivale in un corpo a corpo, la ragazza decide di raggiunge il fidanzato per
consumare il loro rapporto. Questa volta, a differenza delle precedenti, non è lui a
insistere. Al contrario è lei che, scossa da un sentimento di indipendenza e consapevolezza,
gli intima "spogliati" e "girati" prima di accarezzargli schiena e natiche nude. Ma siccome
quello di "Diamante nero" è un "mondo di uomini", pochi minuti più tardi la dinamica
viene rovesciata: Marieme è stesa, inerme, sotto il corpo minaccioso del fratello. Ancora
una volta, la morale paternalista e maschilista dell'uomo padrone si impone (anche
fisicamente) sulla ragazza, la imprigiona, riducendola a uno stato di passività e
subalternità. Il cammino di Marieme, non è dunque risolto. E pure qualcosa in lei è
cambiato. Se all'inizio del film, parlando all'assistente scolastica, confessa di voler essere
"come tutte le altre", verso la conclusione la troviamo risoluta nel declinare la proposta di
matrimonio di Ismael, rifiutando quella "normalità" a cui sembrava rassegnata fin dalle
prime sequenze (in cui, in effetti, agisce già come una madre nei confronti delle sorelle). Il
finale aperto ci dice che Marieme non ha ancora capito quello che vuole dalla vita.Ma
certamente ha capito quello che non vuole. E questo significa, alla fine, crescere.
Ragazze risolute ad aggrapparsi a una qualche speranza d'evasione, come quei nomi fittizi
(Lady, Vic di Victoria), ideati per sfuggire alla loro sempre più dura realtà. Diamanti che
tentano, infine, di brillare nonostante la duratura eclissi del loro mondo.
Loro non sono mai una cosa sola: a tratti sono bambine, altre volte donne mature.
Marieme è l’adolescente timida che gioca nella squadra femminile di football (l’intensa,
quasi surreale, scena iniziale) e arrossisce quando incontra Ismaël. La ragazza di strada che
stringe un patto d’acciaio con una banda di coetanee. La sorella responsabile che supplisce
a una madre spesso assente. La piccola delinquente che accetta la protezione interessata di
un mafioso locale. 
Se il fratello passa dalla durezza alla comprensione per poi tornare ad affrontarla con
moralismo maschilista, il primo amore sa essere dolce e comprensivo ma anche questo non
è sufficiente per chi non può e non vuole sentirsi chiusa in anticipo nella gabbia, seppur
dorata, di una quotidianità casalinga. Marieme cerca, cerca con fatica e proprio per questo
dovrà lottare e soffrire con la dignità e la forza della donna che sta crescendo in lei
Ancora una volta, la morale paternalista e maschilista dell'uomo padrone si impone (anche
fisicamente) sulla ragazza, la imprigiona e la castra, riducendola a uno stato di passività e
subalternità.
Così, la ricerca di una strada, di un proprio posto nel mondo porta la ragazza a opporre
delle forme di resistenza alle regole che però non riescono mai a liberarla veramente
perché il suo è un continuo passaggio di gabbia in gabbia (dalla famiglia alla gang, dalla
gang al circuito criminale passando per un rischio di matrimonio precoce che però lei
scongiura fermamente).
È proprio però da questo rapporto che comprendiamo che la ragazza non sa ciò che vuole
perché, quando il fidanzato le propone di sposarla, lei rifiuta cancellando così quella
necessità di normalità che appariva invece il suo obbiettivo principale all'inizio della storia.
La ricerca di una propria identità, l’amicizia come mezzo per superare le difficoltà, il
razzismo, la condizione della donna soggiogata ad un mondo maschilista sono i concetti
trattati con grande competenza in questo film
Marieme cerca di mimetizzarsi, quasi di annullarsi, con l’ambiente che di volta in volta
abita, fino a un punto di rottura che coincide con la repentina consapevolezza di trovarsi,
sempre, nel posto sbagliato.

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