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FONTI, DA DOVE DERIVA, STORIA

Alla fine dell’Ottocento la forma di intrattenimento più importante per il pubblico


borghese era l’opera lirica. Qualsiasi compositore dell’epoca doveva prima o poi
scontrarsi con questo genere se aveva intenzione di costruirsi un nome. La situazione era
assai più complicata a Parigi, dove regnavano incontrastate due grandissime realtà
operistiche – l’Opèra e l’Opèra-Comique – che rappresentavano soltanto opere
rigidamente conservative. Il pubblico voleva due cose: divertimento e tragicità
melodrammatica, e non era richiesta alcuna novità. Il genere era cristallizzato in forme
ben precise e difficilmente un compositore giovane riusciva a scardinarle e ad avere anche
successo.
Bizet comincio a lavorare alla ‘Carmen’ nel 1875, quando l’Opéra-Comique gli
commissionò l’incarico di scrivere un’opera basata sulla novella di Mérimée. Il direttore
artistico si aspettava:
«…una cosetta facile e allegra, secondo il gusto del nostro pubblico, e soprattutto con un
lieto fine»
Il giovane Bizet stava tentando l’impresa da anni. Finalmente riuscì a concluderla,
nonostante la difficoltà nel trovare una protagonista femminile perché il ruolo di Carmen,
ritenuto sconveniente e licenzioso, non trovava cantanti disposte ad accettare la parte: alla
fine accettò Celestine Galli Marie e si potè procedere alla realizzazione della
rappresentazione.
tra mille difficoltà: dovette fare varie modifiche per adattarsi allo stile comique, cioè con
dialoghi recitati alternati alle parti musicali, alle richieste dei cantanti (non abituati a
muoversi così tanto in scena), dell’orchestra (che in certi punti trovava la musica troppo
difficile da eseguire), e della direzione artistica (sempre scontenta del soggetto). sarebbe
stato uno shock per le famiglie vedere un'opera così "dissoluta" sul palcoscenico
dell'Opéra-Comique, un teatro con la reputazione di essere adatto ad un pubblico di
famiglie. I librettisti accettarono di cambiare il finale ma Bizet rifiutò I librettisti quindi
attenuarono alcuni degli elementi più forti della novella di Mérimée. Bizet fece in modo che
la caratterizzazione dei personaggi, benché attenuata, non snaturasse completamente
l’originale di Mérimée. Dove necessario, modificò lui stesso il libretto: ad esempio, cambiò
alcuni versi dell’Habanera e dell’assolo di Carmen nella scena delle carte. i librettisti Henri
Meilhac and Ludovic Halévy, pur alleggerendo parecchio i toni della novella di Mérimée,
ne trassero un libretto dal contenuto comunque troppo ‘crudo‘ rispetto a quelli che erano i
canoni dell’Opéra-Comique. L‘Opéra-Comique era un teatro per famiglie, e mai prima
d’ora aveva affrontato temi come il contrabbando, l’illegalità, l’omicidio, ecc.; tutto ciò
avrebbe spaventato il pubblico.
La prima ebbe luogo il 3 marzo 1785 all’Opera-Comique. Pochi giorni dopo la ‘prima’ (un
insuccesso), l’autore pubblicò uno spartito per canto e pianoforte che modificava la
stesura originale in più punti, tenendo conto sia delle variazioni decise durante le prove
che di altri ripensamenti.
Per l’autunno dello stesso anno, Carmen fu inserita nella stagione di Vienna dove, per
consuetudine, non si davano opere del genere comique . Era perciò necessario preparare
una nuova versione in cui i recitativi musicati sostituissero i parlati, e a questo si accingeva
Bizet quando, il 3 giugno di quell’anno, morì. Della preparazione dell’edizione di Vienna si
occupò così l’amico Guiraud la cui edizione del 1877 fece della Carmen un’opera lirica a
tutti gli effetti e le conferì la veste nella quale fu conosciuta nel mondo. Se a ciò si
aggiunge il fatto che per decenni quasi ovunque fu per lo più adottata la traduzione italiana
del libretto, in ossequio all’idea ottocentesca che il teatro musicale è italiano per
definizione, si ha un’idea di quanti e quali equivoci siano alla base di un successo e di una
popolarità pressoché universali. E non si deve credere che gli anni del rigore storicistico e
della filologia abbiano chiarito il quadro. La revisione critica (ma sarebbe meglio dire
criticata) che il musicologo tedesco Fritz Oeser pubblicò nel 1964 ha sì il merito di
ristabilire l’autenticità dei dialoghi parlati (per altro già utilizzati in un’edizione discografica
degli anni Cinquanta diretta da Cluytens) ma Oeser, affidandosi dogmaticamente alla
prima partitura autografa, non prende nemmeno in considerazione i molti e fondamentali
ripensamenti voluti dall’autore per le rappresentazioni di Parigi, ritenendoli solo una
conseguenza della mediocrità artistica e culturale dell’ambiente dell’Opéra-Comique. Il
risultato è che, a tutt’oggi, non esiste una ‘vera’ Carmen , ma varie ipotesi di Carmen.
FORTUNA CRITICA
I critici furono graffianti, sostenendo che il libretto fosse inadeguato per la Comique,
dissoluta e immorale
Il lavoro era troppo carico di intensità drammatica per piacere agli spettatori dell'epoca;
l’intreccio della storia venne giudicato immorale, per la presenza di zingari, contrabbandieri
e fuorilegge e con un finale sanguinoso da cronaca nera. Anche la musica non fu gradita
agli amanti della tradizione, perché giudicata dai critici, troppo “wagneriana”. Per l’epoca
era un’opera che rompeva con la tradizione classica e che si presentava ad un pubblico
impreparato a capire un personaggio imbarazzante, che lottava proprio contro la
borghesia conservatrice dell’epoca presente in sala.
Ciò che turbò estremamente il pubblico parigino durante la prima non fu tanto il finale
tragico, quanto le tematiche così forti affrontate con assoluto realismo. I personaggi,
benché tipici del genere dell’opèra-comique, erano basati sul proletariato urbano
contemporaneo; le loro condizioni erano le stesse di quelle degli operai di Parigi, così
come i costumi e il modo di parlare. Inoltre l’eroina non era affatto un esempio
impareggiabile di virtù: Galli-Mariè, la cantante che impersonò Carmen nella prima, venne
descritta dalla critica come “la perfetta incarnazione del vizio“. A livello formale, invece,
la critica conservativa lamentava la preminenza dell’orchestra sulla voce, mentre quella
più progressista invece gridava all’opposto. Insomma, fu un fiasco. Nessuno capiva
esattamente cosa Bizet avesse portato sul palco. Secondo il diario di Halévy, la prima non
andò bene. Anche se ci furono delle chiamate alla ribalta dopo il primo atto,
nell'intermezzo del secondo atto e il canto di Escamillo fu applaudito, gli atti 3 e 4 furono
accolti dal silenzio, con l'eccezione dell'aria di Micaela nel terzo atto. I critici furono
graffianti, sostenendo che il libretto fosse inadeguato per la Comique. Bizet fu condannato
da entrambi i lati del dibattito wagneriano: criticarono per non aver sufficientemente
abbracciato lo stile di Wagner, altri lo condannarono per aver dato all'orchestra più
importanza che alle voci. a causa delle recensioni negative, l'opera faticò a rappresentare i
48 spettacoli della prima produzione e chiuse il gennaio successivo.
SIGNIFICATO COMPLESSIVO, MODERNITA’, PUNTI DI FORZA, PERCHE’ PIACE
Carmen si rivela sempre attuale, ritrovando analogie nella nostra quotidianità ma
lasciando allo spettatore la possibilità di emozionarsi con i balletti, con l’amore tra Don
José e Micaela, con l’indole mediterranea del racconto e con le positive sensazioni di una
musica eterna. Il successo è sicuramente legato alla figura della sigaraia, un personaggio
libero al punto da farlo sembrare più vero di tante altre eroine di altre opere. Carmen non è
solo una bella e seducente zingara, ma è soprattutto un personaggio femminile forte e
anticonformista, pertanto è estremamente attuale. l fascino e
la sensualità di Carmen derivano, più che da atteggiamenti provocanti, dalla libertà del
suo essere, dall’indipendenza totale della sua persona. Il successo dell’opera musicale è
eterno. Piace per la sua orchestrazione, piace per il gusto musicale, piace per la sua
rappresentazione, piace per la figura che crea, esalta e fa amare con dolore. La Spagna
creata da Bizet è accuratamente ricreata attraverso la presenza dei gitani, la corrida e i
toreri, le montagne dei contrabbandieri, la città di Siviglia e i nomi dei personaggi;
l’ambientazione latina e la passionalità del popolo spagnolo sono perfetti come scenario
per la trama. L’opera appartiene al verismo, infatti i personaggi in scena appartengono
prevalentemente al popolo e compaiono elementi molto crudi per l’epoca come il
contrabbando, l’illegalità, l’omicidio, il libertinaggio femminile. Rappresenta il luogo della
psicologia umana, il luogo della passionalità e dell’istinto, dei conflitti primari: Amore e
Odio, Libertà e Legami, Maschio e Femmina. Ed è in questi dualismi, in questa doppia
connotazione (da un lato una caratterizzata definizione dell’ambiente e del clima
dell’azione, dall’altro un’analisi psicologica di inedita spregiudicatezza) che va ricercata
l’universalità dell’opera di Bizet e dei due caratteri di Don José e di Carmen. Poiché più
che la sensualità fiammeggiante, pur non disattesa in partitura (come evidenziano
la habanera e la seguidilla ), in modo ben più attuale è l’inafferrabilità di Carmen ad
avvincere e legare José, quel suo darsi e negarsi continuamente a definire il loro rapporto.
Il capolavoro di Bizet non smette di affascinare gli spettatori proprio per questo. I
protagonisti hanno una notevole complessità psicologica che non li rende né totalmente
positivi né totalmente negativi.
La trama della “Carmen”
La Carmen si divide in quattro atti ed è ambientata a Siviglia intorno al 1820, e si apre con
un’Ouverture che è uno dei brani più noti della storia della musica classica.
La contadina Micaela (soprano) sta cercando Don José (tenore), durante il cambio della
guardia. Suona una campana: escono dalla fabbrica le sigaraie insieme alla zingara
Carmen (mezzosoprano), sospettata di contrabbando, che si guadagna il centro della
scena cantando la famosissima habanera (L’amour est un oiseau rebelle).
HABANERA
L'amour est un oiseau rebelle (L'amore è un uccello ribelle) è una delle arie più famose
della Carmen di Georges Bizet. È la prima aria del personaggio principale, Carmen,
un mezzo soprano, che entra nella quinta scena del primo atto.
Lo spartito di questo brano fu adattato dall'habanera "El Arreglito", di moda nei cabaret
dell’epoca e composta dal musicista spagnolo Sebastián Yradier. Bizet pensò che fosse
una canzone popolare; quando scoprì che aveva usato una musica che era stata scritta da
un compositore morto da soli dieci anni, dovette aggiungere una nota allo spartito vocale
di Carmen.[1]
Il libretto scritto da Henri Meilhac e Ludovic Halévy è basato su una scala
cromatica discendente seguita da variazioni della stessa frase, prima in scala minore e poi
in maggiore.
Il ruolo di Carmen fu scritto per un mezzosoprano, ma la partitura pubblicata nel 1877
introdusse una versione alternativa del ruolo, trascrivendola un tono sopra per voce
di soprano. Così alcuni soprani iniziarono a eseguire e registrare la parte,
[8]
 occasionalmente anche dei contralti hanno ritratto Carmen (per esempio Ewa Podlés).
La cantante non solo deve avere una buona estensione vocale, ma anche mostrare delle
notevoli capacità drammatiche al fine di ritrarre il carattere complesso di Carmen, oltre a
essere in grado di muoversi in maniera convincente sul palco.
La partitura di Bizet prevede l'utilizzo di:
 2 flauti (anche ottavini), 2 oboe (o anche corno inglese), 2 clarinetti, 6 flauti dolci,
2 flauti tenore, 2 flauti basso, 2 flauti soprano e 2 fagotti
 4 corni, 2 cornette a pistoni, 3 tromboni
 timpani, grancassa e piatti, tamburo, triangolo, tamburello, nacchere, mani (si
possono usare al posto delle nacchere)[senza  fonte]
 2 arpe
 archi

Differenze tra la ‘Carmen’ di Bizet e la novella di Mérimée


La Carmen di Bizet si basa soprattutto sulla terza parte del racconto di Mérimée; si
concentra sul rapporto tra Carmen e Don José, eliminando alcuni dettagli e personaggi
secondari; ad esempio, nell’opera non si fa mai cenno al marito di Carmen.
D’altra parte, per le esigenze musicali e teatrali proprie del genere, l’opera ha la necessità
di introdurre nuove personaggi e creare equilibrio tra le parti. Ecco quindi che nell’opera
compare un personaggio femminile molto importante, Micaela, che fa da contraltare quello
di Carmen: Micaela è la donna-angelo, mentre Carmen si può dire che sia più una donna-
diavolo.
Altri personaggi femminili che non compaiono nel racconto sono Frasquita e Mercedes,
le zingare amiche di Carmen.
Tra i personaggi maschili, acquisisce più spessore la parte del torero: mentre nel racconto
si chiama Lucas ed è solo un picador (una figura di ‘supporto’) che compare di sfuggita,
nell’opera si chiama Escamillo, è un vero e proprio matador (colui che ha il ‘ruolo’ più
importante e prestigioso). Escamillo è il terzo vertice del triangolo amoroso;
drammaturgicamente deve rappresentare il ‘rivale amoroso’, il bersaglio della gelosia
furente di Don José.
Altri personaggi maschili come il Remendado e il Dancario hanno più spazio nell’opera
che nel racconto; nel racconto il Remendado viene ferito dai soldati e poi ucciso dal marito
di Carmen, per evitare che possa far capire dov’è il nascondiglio dei contrabbandieri.
Un’altra differenza è che nel racconto Carmen prevede il suo destino di
morte interpretando certi segni della natura (una lepre che corre tra le gambe del cavallo
di Don José), mentre nell’opera lo capisce leggendo le carte.
Nel complesso, si può dire che l’opera cerca di ‘addolcire‘ l’abbruttimento morale di Don
José: mentre nel racconto uccide il tenente e il marito di Carmen, nell’opera questo non
avviene. Nel racconto Don José appare come un eroe byroniano, più scuro e cupo che
nell’opera.

https://www.mam-e.it/spettacolo/opera/carmen-unintroduzione-al-capolavoro-di-bizet/
 http://www.uradio.org/la-carmen-bizet-le-contraddizioni-della-borghesia-fine-ottocento/
http://losbuffo.com/2019/07/12/la-carmen-di-bizet/

https://www.gustotabacco.it/musica/795-carmen-la-sigaraia-dellopera-di-bizet/

https://semprelibera.altervista.org/georges-bizet/carmen/la-carmen-bizet-genesi-
tormentata-successo-postumo/