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ALFANO LEZIONE 11 MARZO 2020

Due sono gli aspetti importanti della carriera di Basile: la professione di militare e quella del letterato.
Quest’ultima è servita allo scrittore per affermare la sua identità professionale. Il letterato svolgeva alcune
funzioni pubbliche tra il ‘500 e ‘600 in tutta Europa, tra cui il cortigiano. La corte è un luogo fisico (una sala,
il palazzo del signore), è l’insieme di persone che formano la corte, è un luogo in cui svolgono le attività di
tipo professionale, è un luogo dove si fruisce e si produce cultura. La cultura fa parte dei meccanismi del
potere: serve per la sua propaganda, a sostegno di una certa posizione del signore; ed è di tipo estetico,
serve per l’intrattenimento di alto e medio livello. Qual è il profilo culturale e professionale di Basile? Il
discorso sulla corte è essenziale per capire l’organizzazione del Cunto?

L’identikit di Basile, è quello di un letterato di lingua italiana; la sua produzione in dialetto non è stata
legittimata dall’autore (non ha mai voluto che si pubblicassero opere in napoletano mentre era in vita), ma
anche dopo la morte, l’opera fu pubblicata sotto lo pseudonimo di Gianalessio Abbatutis. Il Cunto, appare
tra il 1634/36, in cinque volumetti distinti. Basile era morto l’anno prima.

Lo Cunto de li cunti, o l’intrattenimento dei piccirilli. Da dove deriva il termine “intrattenimento”?

Una millenaria (già all’epoca di Basile) tradizione, voleva attribuire alle donne anziane il compito di
intrattenere i bambini. Questi racconti, hanno trovato in tutte le epoche e lingue una certa formula, che si è
ripetuta nel tempo. L’espressione napoletana “Intrattenimento”, l’ha scovata Basile, ma il suo significato è
radicato, come detto prima, nel tempo. Di questo aspetto, ne conosciamo la portata, perché riportata dai
più grandi autori (Platone, Cicerone) che facevano riferimento ad una certa produzione narrativa rivolta
appunto, verso i bambini. Non li raccontano esplicitamente per due motivi: non facevano parte della
cultura alta; (aspetto che spiega come Basile non abbia far voluto circolare Il Cunto mentre era in vita e con
uno pseudonimo post-mortem: i racconti per i bambini fanno parte di una cultura bassa); non vengono
riportati perché fanno parte della cultura orale, non scritta. Il progetto di Basile, non prevede come
riferimento esempi di cultura alta, scritta (Es. Eneide), ma esempi di cultura bassa, che prevedono l’oralità.
Questo secondo progetto, legato con la popolarità, attinge ad un grande deposito: il racconto delle vecchie.
Basile ha scelto la lingua italiana per specializzarsi nell’arte elevata; contemporaneamente, ha deciso di
confrontarsi con il folklore, attraverso il napoletano, ed esplorare i racconti delle vecchie e i proverbi.

Esempi: 1) racconto di Angelo Poliziano, Lamia (che significa La Strega). Nei primi anni ’90 del ‘400, inaugura
un corso all’università dedicato agli analitici priori, ovvero agli studiosi della logica aristotelica, con un
racconto dedicato appunto alla Lamia, per accattivarsi banalmente gli studenti. Dice Poliziano: “Nel podere
che posseggo in Toscana, mi reco ad ascoltare i discorsi delle lavandaie: sono donne popolane, le cui
credenze fanno sorridere. Ad esempio: sotto quell’albero colpito da un fulmine, nella notte si riuniscono le
streghe.” Per introdurre questo racconto, Poliziano utilizza l’espressione di vetularum inventio = invenzione
delle donne anziane. Espressione che seppur non riguarda nello specifico le lavandaie, ma sicuramente
radicata nel tempo.

2) 1760, Carlo Gozzi, L’amore delle tre melarance (si ritrova nel Cunto sotto il nome di Le tre Cetra).

“E’ una favola fanciullesca, da me portata in scena. Ero curioso di vedere se al pubblico potesse piacere un
argomento puerile e buffo; l’uditorio era contentissimo di questa novità, ed io ridevo di me medesimo di
quelle immagini fanciullesche che mi facevano ritornare indietro nel tempo, alla mia infanzia. Il pubblico già
conosceva questa storia, perché riportata dalle nonne e dalle balie.” È un sapere narrativo femminile e
soprattutto vecchio. Si può ridere di ciò (puerile e buffo), perché è semplice, dei pueri. Vi è un
compiacimento da parte degli adulti nel ritrovare se stessi bambini.
I racconti delle vecchie appartengono ad un genere letterale? E il Cunto, a quale genere appartiene? È
orale, popolare, è un racconto che prevede anche una rappresentazione scenica. Per capire meglio, bisogna
entrare nella struttura dell’opera.

L’opera era conosciuta come Pentamerone, termine presente dall’edizione principale, dal 1674. È una
raccolta di racconti, di fiabe, tenute insieme da una cornice, distinta in cinque giornate. Tra una giornata e
l’altra sono inserite delle egloghe; nel Cunto, queste non riguardano una situazione bucolica, pastorale
come vuole la tradizione latina, bensì un’ambientazione urbana. Non sono dunque connesse al modello
elevato come quello dell’Arcadia di Sannazzaro, ma al modello teatrale degli intermezzi, genere breve che
appariva tra due diverse opere serie; è generalmente comico. Le quattro egloghe di Basile sembrano
rimandare al mondo teatrale. Mario Petrini, studioso dell’autore, scova come il termine egloga, veniva
utilizzato già prima di Basile, in più occasioni e da diversi personaggi, che facevano riferimento ad opere
teatrali di tipo popolaresco, simili alla commedia dell’arte. È in questa seconda linea che bisogna intendere
il termine egloga in Basile. Oltre alla fiaba popolare, affianca anche il teatro popolare e comico, presente in
molti ambienti culturali italiani e nella tradizione letteraria spagnola.

Basile si sta muovendo in un territorio strettamente popolare: non solo per l’utilizzo della lingua
napoletana, ma anche attingendo all’arte colta, come il teatro, che potesse accogliere il mondo popolare.
L’incrocio di questi due ambiti è alla base dell’intreccio del Cunto.

Ai tempi di Basile, Napoli cosa rappresenta? È un’ambiente teatrale molto ricco, che comprende sia quello
popolare che quello di corte. Da una parte troviamo la proliferazione di pratiche teatrali; dall’altra, si ha a
che fare con una città che è stata spesso prima in Europa per densità di popolazione. Non va ignorato il
trilinguismo di base: italiano, napoletano, spagnolo. La popolarità del Cunto è primaria (di antica tradizione)
e secondaria (popolarità che si conosce anche per iscritto). Il tutto filtrato attraverso l’esperienza teatrale.