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FONTI, DA DOVE DERIVA, STORIA

Alla fine dell’Ottocento la forma di intrattenimento più importante per il pubblico


borghese era l’opera lirica. La situazione era assai più complicata a Parigi, dove
regnavano incontrastate due grandissime realtà operistiche – l’Opèra e l’Opèra-
Comique – che rappresentavano soltanto opere rigidamente conservative. Il pubblico
voleva due cose: divertimento e tragicità melodrammatica, e non era richiesta alcuna
novità. Il genere era cristallizzato in forme ben precise e difficilmente un compositore
giovane riusciva a scardinarle e ad avere anche successo.
Bizet comincio a lavorare alla ‘Carmen’ nel 1873, quando l’Opèra-Comique gli
commissionò l’incarico di scrivere un’opera basata sulla novella di Mérimée. Il direttore
artistico si aspettava:
«…una cosetta facile e allegra, secondo il gusto del nostro pubblico, e soprattutto con un
lieto fine»
riuscì a concluderla nel 1875, nonostante la difficoltà nel trovare una protagonista
femminile perché, il ruolo di Carmen, ritenuto sconveniente e licenzioso, non trovava
cantanti disposte ad accettare la parte: alla fine accettò Celestine Galli
Marie(mezzosoprano) e si potè procedere alla realizzazione della rappresentazione.
Difficoltà: dovette adattarsi alle richieste dei cantanti (non abituati a muoversi così tanto
in scena), dell’orchestra (che in certi punti trovava la musica troppo difficile da eseguire),
e della direzione artistica (sempre scontenta del soggetto), dovette fare varie modifiche
per adattarsi allo stile comique, cioè con dialoghi recitati alternati alle parti musicali
attenuando un po’ i toni: sarebbe stato uno shock per le famiglie vedere un'opera così
"dissoluta" sul palcoscenico dell'Opéra-Comique, un teatro con la reputazione di essere
adatto ad un pubblico di famiglie. I librettisti accettarono di cambiare il tragico finale ma
Bizet rifiutò e fece in modo che la caratterizzazione dei personaggi, benché attenuata,
non snaturasse completamente l’originale di Mérimée. Dove necessario, modificò lui
stesso il libretto: ad esempio, cambiò alcuni versi dell’Habanera. i librettisti Henri
Meilhac and Ludovic Halévy, pur alleggerendo parecchio i toni della novella di Mérimée,
ne trassero un libretto dal contenuto comunque troppo ‘crudo‘ rispetto a quelli che erano i
canoni dell’Opéra-Comique. L‘Opéra-Comique era un teatro per famiglie, e mai prima
d’ora aveva affrontato temi come il contrabbando, l’illegalità, l’omicidio, ecc.; tutto ciò
avrebbe spaventato il pubblico.
La prima ebbe luogo il 3 marzo 1875 all’Opera-Comique. Pochi giorni dopo la ‘prima’ (un
insuccesso), l’autore pubblicò uno spartito per canto e pianoforte che modificava la
stesura originale in più punti, tenendo conto sia delle variazioni decise durante le prove
che di altri ripensamenti.
Per l’autunno dello stesso anno, Carmen fu inserita nella stagione di Vienna dove, per
consuetudine, non si davano opere del genere comique. Era perciò necessario preparare
una nuova versione in cui i recitativi musicati sostituissero i parlati, e a questo si accingeva
Bizet quando, il 3 giugno di quell’anno, morì. Della preparazione dell’edizione di Vienna si
occupò così l’amico Guiraud la cui edizione del 1877 fece della Carmen un’opera lirica a
tutti gli effetti e le conferì la veste nella quale fu conosciuta nel mondo.
HABANERA
La contadina Micaela (soprano) sta cercando Don José (tenore), durante il cambio della
guardia. Suona una campana: escono dalla fabbrica le sigaraie insieme alla zingara
Carmen (mezzosoprano), sospettata di contrabbando, che si guadagna il centro della
scena cantando la famosissima habanera (L’amour est un oiseau rebelle).
L'amour est un oiseau rebelle (L'amore è un uccello ribelle) è una delle arie più famose
della Carmen di Georges Bizet. È la prima aria del personaggio principale, Carmen,
un mezzo soprano, che entra nella quinta scena del primo atto.
Lo spartito di questo brano fu adattato dall'habanera "El Arreglito", di moda nei cabaret
dell’epoca e composta dal musicista spagnolo Sebastián Yradier. Bizet pensò che fosse
una canzone popolare; quando scoprì che aveva usato una musica che era stata scritta da
un compositore morto da soli dieci anni, dovette aggiungere una nota allo spartito vocale
di Carmen.[1]
Il libretto scritto da Henri Meilhac e Ludovic Halévy è basato su una scala
cromatica discendente seguita da variazioni della stessa frase, prima in scala minore e poi
in maggiore.
Il ruolo di Carmen fu scritto per un mezzosoprano, ma la partitura pubblicata nel 1877
introdusse una versione alternativa del ruolo, trascrivendola un tono sopra per voce
di soprano. Così alcuni soprani iniziarono a eseguire e registrare la parte,
occasionalmente anche dei contralti hanno ritratto Carmen (per esempio Ewa Podlés). La
cantante non solo deve avere una buona estensione vocale, ma anche mostrare delle
notevoli capacità drammatiche al fine di ritrarre il carattere complesso di Carmen, oltre a
essere in grado di muoversi in maniera convincente sul palco.
La partitura di Bizet prevede l'utilizzo di:
 2 flauti (anche ottavini), 2 oboe (o anche corno inglese), 2 clarinetti, 6 flauti dolci,
2 flauti tenore, 2 flauti basso, 2 flauti soprano e 2 fagotti
 4 corni, 2 cornette a pistoni, 3 tromboni
 timpani, grancassa e piatti, tamburo, triangolo, tamburello, nacchere, mani (si
possono usare al posto delle nacchere)
 2 arpe
 archi
Differenze tra la ‘Carmen’ di Bizet e la novella di Mérimée
La Carmen di Bizet si basa soprattutto sulla terza parte del racconto di Mérimée; si
concentra sul rapporto tra Carmen e Don José, eliminando alcuni dettagli e personaggi
secondari; ad esempio, nell’opera non si fa mai cenno al marito di Carmen.
D’altra parte, per le esigenze musicali e teatrali proprie del genere, l’opera ha la necessità
di introdurre nuove personaggi e creare equilibrio tra le parti. Ecco quindi che nell’opera
compare un personaggio femminile molto importante, Micaela, che fa da contraltare quello
di Carmen: Micaela è la donna-angelo, mentre Carmen si può dire che sia più una donna-
diavolo.
Altri personaggi femminili che non compaiono nel racconto sono Frasquita e Mercedes,
le zingare amiche di Carmen.
Tra i personaggi maschili, acquisisce più spessore la parte del torero: mentre nel racconto
si chiama Lucas ed è solo un picador (una figura di ‘supporto’) che compare di sfuggita,
nell’opera si chiama Escamillo, è un vero e proprio matador (colui che ha il ‘ruolo’ più
importante e prestigioso). Escamillo è il terzo vertice del triangolo amoroso;
drammaturgicamente deve rappresentare il ‘rivale amoroso’, il bersaglio della gelosia
furente di Don José.
Altri personaggi maschili come il Remendado e il Dancario hanno più spazio nell’opera
che nel racconto; nel racconto il Remendado viene ferito dai soldati e poi ucciso dal marito
di Carmen, per evitare che possa far capire dov’è il nascondiglio dei contrabbandieri.
Un’altra differenza è che nel racconto Carmen prevede il suo destino di
morte interpretando certi segni della natura (una lepre che corre tra le gambe del cavallo
di Don José), mentre nell’opera lo capisce leggendo le carte.
Nel complesso, si può dire che l’opera cerca di ‘addolcire‘ l’abbruttimento morale di Don
José: mentre nel racconto uccide il tenente e il marito di Carmen, nell’opera questo non
avviene. Nel racconto Don José appare come un eroe byroniano, più scuro e cupo che
nell’opera.

https://www.mam-e.it/spettacolo/opera/carmen-unintroduzione-al-capolavoro-di-bizet/
 http://www.uradio.org/la-carmen-bizet-le-contraddizioni-della-borghesia-fine-ottocento/
http://losbuffo.com/2019/07/12/la-carmen-di-bizet/

https://www.gustotabacco.it/musica/795-carmen-la-sigaraia-dellopera-di-bizet/
http://notedopera.weebly.com/guide-alle-opere/carmen-parte-i
https://semprelibera.altervista.org/georges-bizet/carmen/la-carmen-bizet-genesi-
tormentata-successo-postumo/
http://www.dialetticaefilosofia.it/public/pdf/70fronzi_2.pdf