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20 marzo

Alcune osservazioni di Jolles.

Pag 424, “Le forme semplici”. «sia la novella sia la fiaba sono forme. Le regole di formazione della novella sono
tuttavia tali da permetterci di plasmare in maniera coerente tutti gli eventi, siano essi tramandati, reali o inventati,
purché siano significativi. Le leggi di formazione della fiaba sono invece tali che, ogni volta che la caliamo nel mondo,
quest’ultimo si modifica secondo un principio che regge e determinato solo questa forma» (424)

Che cosa osservava? Osservava che il sistema in riferimento … (si blocca la registrazione)

«ma se ammettiamo che esista anche un’etica capace di rispondere alla domanda “come devono andare le cose nel
mondo?” e un giudizio morale non orientato al comportamento bensì all’evento, vediamo che la lingua coglie tale
giudizio nella forma della fiaba» (429)

Che è esattamente quello che Luthi dice 17 anni dopo, quando osserva la giustezza degli eventi. La fiaba è la forma
della giustezza degli eventi. È esattamente questo.

dunque: «etica dell’evento o morale ingenua» (429) quando leggiamo una fiaba siamo invitati a seguire il mondo
secondo i principi che non coincidono col mondo storico, con i dinamici storici.

Bisogna tenere a mente queste riflessioni teoriche perché con Basile abbiamo un problema duplice.
Da una parta Basile ha attinto al mondo popolare, alla tradizione orale, alla cultura anche folklorica
che ha conosciuto bene perché governando zone rurali o le zone dei casali era forte il rapporto con
questo mondo. E bisogna anche aggiungere anche per il fatto stesso che la cultura urbana del 17sec
è una cultura fortemente improntata alla centralità del popolo che ha un’etica, una cultura una serie
di comportamenti non incidenti come quelle delle classi dirigenti. Insomma, c’era nel Seicento una
…. (non si capisce nella registrazione, si blocca)

In questa epoca oltre a pensare in termini di cultura maggioritaria e sottoculture, dobbiamo anche
pensare un’effettiva dialettica tra diverse culture, cultura alta e cultura bassa.
Ciò che sto cercando di presentarvi è una situazione culturale molto diversa dalla nostra in cui
effettivamente c’è una separazione tra ceti e costumi. Pensate alla medicina, esiste la medicina
popolare e una medicina ufficiale.

Adesso ci concentriamo sul dialogo a distanza tra cultura alta (cioè scritta), e cultura bassa(orale), ,
rispetto al “Lo cunto del li cunti”. Lo cunto de li cunti è un libro, appartiene alla cultura scritta, è un
libro che però rappresenta una situazione orale, una situazione discorsiva, è un libro che attinge ad
una cultura orale. Quindi rappresenta, è qualcosa che accadeva nel decameron, ATTINGERE alla
cultura orale è invece una cosa più rara.
nella narrativa breve italiana un caso analogo era già accaduto con Straparola "Le piacevoli notti"
(1550-3) è una raccolta novellistica, e all’interno di questa raccolta trovate anche fiabe. Quindi le
prime fiabe in lingua italiane sono presenti in questo libro veneziano. Qualche anno prima a Napoli
aveva pubblicato un libro Girolamo Morlini, Fabelle (1500) attingendo al patrimonio classico, è
interessante perché siamo nell’area napoletana ed è interessante anche perché SI TROVA questa
commissione di alto e basso che troviamo anche in Basile. Vi ricordate infatti che abbiamo
osservato la compresenza di alto e basso in Basile, in due casi. Ci sono citazione colte che non
potevano essere tratte dal mondo popolare.

Quando noi parliamo di allusione o citazione, in riferimento ad altri testi, purché possano
funzionare.

allusione o citazione
allusione: significa rimandare a un'opera senza citarla esplicitamente
citazione: significa esplicitare il titolo o proprio dei passaggi di una data opera
allusione implica sempre la pre-conoscenza della data opera allusa
chi allude vuole essere capito

(grande divagamento ahaha)

Ora ritorna ad una spiegazione normale:

Abbiamo visto che c’è da un lato la narrativa di tradizione orale in senso puro cioè quella narrativa
che esiste soltanto nella cultura popolare e conosce quindi soltanto la tradizione orale ed è un conto.
Poi c’è un altro livello, che è quello che stiamo affrontando, cioè favole scritte, un altro caso come
la cultura popolare che invece intercettata dentro la tradizione scritte. Ora una domanda un po’
brutale, chi vince in un caso come questo? Vince la tradizione scritta o quella orale? Vi spiego:
Se abbiamo letto in Jolles e Luthi, se in questi studiosi della fiaba abbiamo trovato che la fiaba ha
una sua struttura distinta dalla struttura della forma artistica, usiamo i termini di Jolles. Jolles
distingueva: le parole proprie del poeta e ci sono le parole proprie della forma stessa. Nella novella
vincono le parole proprie del poeta. Nella fiaba vincono le parole proprie della forma stessa. È
evidente che su questo bisogna interrogarci. (lo spiegherà nella prossima settimana dice)
Domanda importante che affronteremo la prossima settimana. Parole proprie del poeta o parole
proprie della forma stessa? che cosa è prevalente nel cunto de li Cunti?

Qualcosa però dobbiamo aggiungere perché se noi leggiamo una fiaba in una trascrizione
folfkorica:
Divaga, ora si blocca tutto… ora ritorna e rispiega in sintesi per bene.
Se noi leggiamo un testo di basile e le trascrizioni degli entnologi abbiamo due esperienze diverse.
Nel caso delle trascrizioni di fiabe da contento orale hanno una scarsissima, bassissima, subbiscono
una scarssisima influenza del tempo storico in cui vengono eseguite. La tradizione orale è
fortemente conservatrice, in cui la forma, cioè la fiaba, accampa le sue strutture. C’è un principio di
autocorrezione della forma fiabesca che è stata accertata più volte. Ciò significa che la fiaba è una
forma rigorosa, è una struttura che tiene secondo proprie regole e tutti quelli che attraversano la
fiaba per forza devono adeguarsi a quella forma, altrimenti la stravolgono, fanno un’altra
operazione letteraria, ma non è più una fiaba. Una volta che quel testo che noi abbiamo scritto con
gran cura ritorna nel mondo dell’oralità, tutti gli elementi esterni rispetto alla pura struttura fiabesca
vengono eliminati. I testi trascritti mantengono forte il tratto di conservatività, di rispetto delle
strutture fiabesche.
Il caso cunto de li cunti non è così. Esso è molto calato nella storia, è fortemente collegato alla
realtà del Seicento napoletana, proprio perché c’è un autore. Cosa dicevamo ieri con Mugnaini?
Nella tradizione orale esiste il rapporto narratore evento, nella tradizione scritta esiste il rapporto
autore testo. Nel lo cunto de li cunti siamo di fronte ad un testo e c’è un autore che paradossalmente
ha scelto anche uno pseudonimo.

Ecco dunque noi dovremo ragionare su quanto ci sia di storicamente determinato nel cunto de li
cunti. QUESTO è UNO DEGLI OBBIETTIVI!!!!

Lettura Cunto p.74


trattenimiento terzo iornata primma. Peruonto, vediamo se ci soddisfa nella direzione preposta.

[…]Peruono, sciaurato de coppella….. …deventa re[…] Commento: questa rubrica ci conduce nel
mondo della scrittura, più interessante oggi è che con questa rubrica vengono sottolineati i termini
del mondo fiabesco. Fatazione (maledizione), c’è uno sciocco il protagonista, tre dormono al sole
come tre sono i doni che ha ricevuto zoza. E poi l’azione a distanza delle parole che vedremo, e poi
l’azione magica con cui si conclude la vicenda.
CI sono tre proverbi ( poi si blocca e non si capisce nulla) Principio moltiplicazione proverbiale.
Siamo nella dinamica del primo cunto. Vi prego di sottolineare il fatto che ci si riferisce in un luogo
reale. Ciò che accade spesso, in molti cunti. In Basile il cortocircuito con la realtà esterna è molto
forte.

[…] Pe la quale cosa… scellavaggolo[…] importante la similitudine. Nelle abitudini seicentesche il


divario tra classe al potere e classe subordinata è un divario netto. Questa similitudine è possibile
soltanto applicata al mondo popolare. decorum = adeguamento tra le parole e il livello della cosa
rappresentata. Legge retorica. Adeguare le parole al livello della cosa rappresentata.

[…] che non era buono….mmarditto servizio. […] anche peruonto è uno stupido e nulla facente.

[…] Oramai è ora…, pe strascinare sta vita. […]


Lo costringe ad andare al bosco per raccogliere la legna per il fuoco poiché si sta avvicinando l’ora
del pranzo e bisogna preparare quattro cavoli unti trascinati nella padella per strascinare questa vita.

poliptoto e aequivocatio = strascinate / strascinare

poliptono: Figura retorica che si realizza quando uno stesso termine è presente in diverse forme
morfologiche. In questo caso l’infinito è il participio perfetto.
Aequivocatio: quando un termine torna ma nelle sue due o più accezioni differenti.

In questo caso strascinati sono i cavoli che sono unti nella padella, e invece trascinare la vita
significa portare avanti la vita difronte alle situazioni complesse.

[…] Partette…, de lo cuorvo. […] anche qui fate caso questa ripetizione di termini inerenti alla
lentezza del passo di Peruonto.
Ad un certo punto Peruonto arriva nel mezzo della campagna e in un contesto di isolamento…
(continua lettura traducendo semplicemente)
Appena ricevuta la fatagione subito peruonto la utilizza, e la utilizza per un bisogno molto pratico.
Portare delle fascine di legno fino a casa sua ed evidentemente l’orizzonte di chi ha ricevuto la
fatagione è nella giustezza delle cose, così come lo ha indicato Luthi, la giustezza del mondo della
fiaba vuole che (non si capisce si blocca). Dentro al mondo della fiaba è giusto. Approfitta della
fatagione per riportare la troppa legna a casa. Peruonto sfrutta la fatagione secondo il suo carattere.

Osservate quel riferimento “comme a cavallo de Bisignano”, se andate a vedere la nota7 di Michele
Rack, osserverete che il riferimento è alla famiglia Bisignanom famiglia Sanseverino che possedeva
allevamenti di cavalli di razze molto pregiate. La nota di Rack, oltre ad essere erudita, è anche una
nota veramente utile per il ragionamento a proposito della storicità del CC, cioè il rapporto col
mondo storico effettivo, col mondo extrafiabesco. Questa fiaba è una fiaba perfettamente
corrispondere alle regole del mondo del genere fiabesco, allo stesso tempo però, proprio per la
duplice natura del CC che è tradizione orale ma tradizione scritta, narratore ma autore. Narratore
non appartiene esclusivamente al tempo storico, ma è dipendente dalla forma, mentre invece
l’autore domina la forma ed è in corrispondenza col tempo storico in cui vive, allora sei ci fate caso
parlare di cavallo di Bisignano e per tutti nel Seicento a Napoli cavallo di Bisignano significava
cavalli della famiglia sanseverino che aveva un possedimento a Bisignano dove teneva cavalli
pregiati, quel riferimento significa rimandare ad una cultura circoscritta storicamente determinata.
Quindi ci sono dei riferimenti storici precisi che in una fiaba popolare, cioè trascritta dalla voce
effettiva di un narratore probabilmente non si ritrova o se si ritrovano poi non si rimandano perché
appartengono a quella esecuzione ma non alla forma fiaba.

Periodo finale pag 77, inizio pag78. Siamo nella situazione analoga a quella di Zoza, Primo
riferimento alla situazione iniziale (cornice) il che è significativo perché rimarca l’omogeneità tra la
cornice e cunto. Il cunto cornice scopriremo essere il cinquantesimo cunto del pentamerone.
Trovare nel terzo cunto trovare un riferimento ad una giovane principessa malinconica che si
affaccia alla finestra e davanti ad un evento scoppia a ridere, il riferimento, il rapporto con la
situazione iniziale di zoza è talmente evidente da stabilire un rapporto indiscutibile.

natura plebea di Peruonto che consente la rappresentazione dei bambini che inseguono lo scemo del
villaggio

Dichiarazione del re al suo consiglio: importante.


[…] Già sapite…, levasse la vita. […]
Allora che tipo di scena è quella alla quale stiamo assistendo. Cosa sta accadendo?
Accade che il re ha chiamato consiglio, nel riunire a consiglio i suoi cortigiani ha presentato la
situazione corrente e ha spiegato che la figlia è incita e bisogna scegliere che percorso seguire.
Espressione utilizzate dal re. Il re parla di Corna. Noi oggi se usiamo ancora l’espressione Corna, è
in riferimento al rapporto alla pari. Il nostro modo di concepire questa espressione è un modo
inerente ai rapporti personali e alle scelte personali.
Nel mondo che stiamo incontrando, questa espressione, questo modo di sentire non riguarda
soltanto i pari, il mondo dei partner, ma riguarda anche padre e figlia. Questa situazione, questo
modo di sentire è tipicamente tradizione, tipicamente inerente alle società tradizionali. Quelle che si
chiamano società dell’onore. Noi oggi viviamo nella società della legge. Nella società dell’onore se
si tradisce si viene meno ad un patto fiduciario con la comunità ristretta, la famiglia. Siamo
nell’ambito dello scuorno, avere la vergogna in faccia.
Ora è chiaro che quando siamo dentro al sistema della società dell’onore o della vergogna, siamo in
un ambito di attacco personale, di mancanza personale. Chi mi tradisce mi toglie onorabilità.
Dunque, è dentro questo sistema che il discorso del re ha senso. Il discorso del Re che parla di corna
in riferimento alla figlia e quindi deve essere punita, non colui che l’ha messa incinta, ma lei che ha
messo le corna, che ha tradito il rapporto di fiducia e di indipendenza del padre, ha tolto onorabilità
al padre. Questo rapporto è tipico delle società tradizionali, ed è un altro elemento che storicizza il
cunto che ci permette di assegnargli un’epoca, di identificarlo come appartenente ad un certo
modello di riferimento storico. È tutto contestualizzato!
Un altro aspetto interessante è il rapporto del re con il suo consiglio. Il re deve confrontarsi con la
corte, questo è tipico della società di antico regime. Nei regimi successivi.
Dunque, questa situazione discende la condanna della figlia la quale viene condannata a morte,
vedete fine pag78. (leggere le seguenti pagine altrimenti non capite gli appunti che scrivo di
seguito)
Il re arrabbiatissimo, vorrebbe subito condannarli, ma i consiglieri consigliano la calma. Viene
deciso che si prepara un grande banchetto, verrà invitata tutta la città, e siccome esiste un rapporto
naturale fra padre e figli, saranno i figli che si orienteranno con l’amore verso il padre.
Ultimo capoverso pagina 80. I figli non si interessarono a nessuno. Allora i consiglieri
consigliarono un nuovo banchetto ma invitando gente di basso livello e non più gente importante.
Arrivato Peruonto i figli gli fecero mille cenni di saluto.
IL re negativamente colpito che sia un tale babbeo che abbia goduto della figlia. Era scalzo e
strascione, si capiva che era povero e scemo. Non bisogna essere uno scienziato per capire la sua
effettiva natura, (riferito a Peruonto)
Dopodiché vengono condannati, messi in un barile (fine pagina82) peruonto, principessa e figli e
buttai in mare.
Pag84
Pagine seguenti fine situazione.
“Si vuoje che te lo dico, tu damme paste e fico”, formula simile alla cornice (schiava lucia).
Vastolla riesce ad estorcere a Peruonto il moto in cui l’ha fatta pregna di se e il motivo per cui ha
questi poteri originali e poi man a mano vastolla riesce a capire come gestire i poteri di Peruonto.
Non va avanti con la lettura.

Introduco un altro elemento che è il motivo dei “Fichi”. I fichi che sconfiggono la stitichezza.
Peruonto è stitico di parola, non usa con sufficienza il grande prodigio che può realizzare
chiedendo. E Allora Vastolla usa come strumento magico che induce Peruonto a Parlare i FICHI,
dato che è un gran goloso. Mi Interesserà a indagare questo motivo dei fichi, indagare questa
centralità femminile. La donna è la protagonista.