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19 marzo.

Ragioneremo intorno a delle questioni generali, anche teoriche che riguardato la struttura di questi
testi e la loro dimensione culturale più ampia. Esse sono concrete, si dicono teoriche perché
forniscono il quadro concettuale generale, perché forniscono l’orizzonte di pensiero entro il quale
dobbiamo collegare l’esperienza di Basile. Non teoriche perché siano problemi generali filosofici.
Teorici perché sono questioni di metodo e di comprensione di una forma letteraria, una forma
narrativa particolare.

PRIMO CONCETTO:
Concetto di Tradizione. Cosa significa nell’ambito della filologia e perché ci può essere utile dentro
la riflessione sui cunti.
In ambito filologico, utilizziamo il concetto di tradizione per riferirci all’insieme dei testimoni, tutte
le testimonianze sopravvissute che riguardano un certo testo. Esempio commedia di Dante. Quando
studiamo la tradizione di un testo, noi pensiamo alla trasmissione di un testo. Come un testo sia
stato trasmesso e quali siano i testi concreti, gli oggetti, manoscritti, libri, quali siano gli oggetti
materiali, i supporti, ripeto in filologia si dice i testimoni che trasmettono quel testo. Tradizione e
trasmissione sono due concetti quasi sovrapponibili in filologia e il compito di base di un filologo è
quello di fare la recensio, ovvero la raccolta di tutto ciò che è sopravvissuto riportando il testo in
oggetto. TUTTO!!!

CONCETTO COLLATIO (VERBO LATINO COFERO, PORTARE INSIEME).

La collazione è Il confronto tra i testimoni. Cosa serve questo confronto? Serve a ricostruire la
tradizione perché se la tradizione, prima faccia di questa parola, è l’insieme degli oggetti che
testimoniano una certa opera. La Seconda parte di questo concetto tradizione significa anche i
rapporti ricostruibili tra questi testimoni. Il testimonio Napoli, il manoscritto che si trova a Napoli,
in che rapporto sta con il manoscritto Bergamo e il manoscritto Firenze?
E importante per noi la Consapevolezza di sapere che con il concetto di tradizione intendiamo
l’insieme degli oggetti che testimoniano, trasmettano una certa opera e i rapporti tra queste opere.
Ecco perché dobbiamo fare sia la RECENSIO sia la Collatio. Sia trovare tutti i testimoni
sopravvissuti sia confrontarli per ricostruire la famiglia e i rapporti di famiglia. Il termine che si usa
è
stemma-codicum, l’albero che ricostruisce i rapporti tra i testi in oggetto, trai manoscritti, i
testimoni.

Perché ci serve questo concetto per parlare di Basile? Perché il cunto dei cunti ha una natura molto
particolare. E’ particolare perché è un testo senza nessun dubbio letterario, è vicino alla cultura
popolare, è un testo ibrido. E’ necessario tener conto le due facce, quello letterario e quello
popolare. Ma che cos’è un testo POPOLARE? Un testo popolare è un testo che non appartiene, se
non per caso, alla trasmissione scritta. Un testo popolare vive secondo la condizione di fruizione e
di trasmissione tipicamente popolari. (In fondo popolare, stiamo parlando di antico regime, del
17secolo, di conseguenza la cultura popolare che poteva riguardare l’80/85 per cento della
popolazione, è una cultura che viveva al di fuori delle regole della scrittura, la scrittura ha una
regola proprio costitutiva, strutturale, ineludibile, la scrittura è qualcosa che esiste a distanza
rispetto allo scrivente rispetto al leggente e a cui arriva a quel testo scritto. Il testo scritto vive al di
fuori delle relazioni interpersonali.
Il testo scritto non lo si controlla più perché funziona a distanza e tutta via questa distanza funziona
sulla base di una struttura materiale più solida.
Nell’ambito della tradizione scritta, per quanto ci siano errori, manipolazioni, ci sono tante evidenze
materiali che possono deturpare il testo, trasmetterlo non del tutto corrispondere alla volontà
dell’autore. Ma al tempo stesso la tradizione scritta si basa su elementi certi. E’ una certezza. La
consistenza materiale è una certa garanzia.
Chi scrive, chi compone un’opera letteraria sa che le opere si sarebbero mantenute nel tempo, grazie
ai supporti materiale, quindi grazie alla tradizione scritta.

Nel caso della cultura popolare la tradizione non è concepita per vivere attraverso la scrittura. La
cultura popolare si affida ad altri sistemi di trasmissione. Quindi è diversa rispetto alla tradizione
colta e scritta. ( Ma è successo anche che alcuni scrittori sia intervenuti dentro la tradizione che non
era pensata per la scrittura e hanno operato con i loro mezzi, i mezzi della scrittura, pubblicandone
poi i libri, ma è capito, poteva anche non capitare, l’accidente della casualità )
Ma è importante capire che nella cultura popolare, le forme della tradizione non sono quelle della
scrittura. Ma sono quelle dell’oralità. La tradizione della cultura popolare è una tradizione orale.
QUESTO è IL PUNTO FONDAMENTALE

GRANDE TERMINE “TRADIZIONE” CON LE DUE FACCE.


Dunque, la definizione di tradizione che vi ho fornito prima – l’insieme delle testimonianze e le loro
relazione - diventa un po’ complicata questa definizione quando vogliamo utilizzarla al campo della
cultura popolare. La nozione di tradizione deve diventare più elastica. La tradizione orale non può
significare molto dal punto di vista di ciò che si è conservato, si è conservato soltanto quando è
affidato ad un mezzo extraumano, un foglio di carta, e non significa nemmeno moltissimo questo
termine tradizione nella sua interpretazione filologia, in riferimento ai rapporti di dipendenza.
Quindi bisogna rendere più elastico questo termine tradizione.!!

Spiegazione elasticità attraverso la spiegazione di alcuni autori.

Stith Thompson, La fiaba nella tradizione popolare pubblicato due volte nel 1932 e nel 1955

È un libro che poteva tener già conto degli studi di Vladimir Propp.
Inaugura nel suo libro pag. 9:” nella cultura popolare è un copiare e ricopiare continui.”
Cioè la cultura popolare è un continuo rimaneggiamento. Cosa significa rimaneggiarlo o
manipolarlo? Significa che qualunque narratore o narratrice orale ha appreso da qualcuno prima di
lui quello che sta raccontando. Non ci sono contenuti originali. Ciascun narratore orale riprende
dalla tradizione, cioè da ciò che è stato trasmesso fino a lui e che lui o lei ha sentito, e per questo
quando ragioniamo sulla tradizione orale dobbiamo tener conto per forza di questo copiare e
ricopiare. Materiale presi e ripresi da colui che viene dopo. Da questo punto di vista osserviamo la
forte conservatività del mondo popolare.
Per noi oggi la tradizione orale è intrecciata, dal nostro osservatorio del 21 secolo è intrecciata alla
tradizione scritta. Nella nostra cultura, nella nostra posizione storica la dimensione scritta e orale
sono fortemente intrecciate. E sono intrecciate per una cosa importante, nel nostro sistema può
accadere che chi recita, chi esegue oralmente un testo lo derivi da una versione scritta. Non è una
cosa così ovvia. È un qualcosa che avviene da circa 200 anni.
Libro pubblicato nel 2004 dal titolo “Giovan Battista Basile e l’invenzione della fiaba”. L’iniziativa
fu di un gruppo di studiosi dell’Università di Zurigo. Li lavorava un gradissimo esperto della
narrativa breve Michelangelo Picone, ma lavorava anche un gruppo di studiosi di Folklore.
In questo libro c’è un intervento molto interessante di Fabio Mugnaini dal titolo: Basile e il
narratore di tradizione orale. Mugnaini prende di petto il problema del rapporto di uno scrittore
come Basile e il narratore di tradizione orale. È interessantissimo l’organizzazione dei suoi concetti:
“la tradizione scritta si basa su due concetti centrali: autore e testi. La tradizione scritta si concentra,
esiste a partire dal fatto che esiste un autore e dei testi. Cioè una formalizzazione chiusa, definita.
La tradizione orale si caratterizza dal fatto che ci sono narratore ed eventi. (Evento qualcosa che
esiste nel tempo, nello spazio ed è irripetibile) occasione unica.

Torniamo al libro di Thompson, a pag 17 c’è un’osservazione preziosa e dice questo: “la struttura
dell’intreccio di una fiaba è molto più stabile e permanente della sua forma. È un’osservazione
preziosissima.
Analizziamola. Se ragioniamo in termini di narratore ed evento per cui io adeguo a mia narrazione
all’uditorio e al contesto in cui mi trovo è evidente che l’intreccio della fiaba, quindi la struttura
narrativa, resta sostanzialmente inalterata. Ciò che cambia è la forma. Il narratore rispetto
l’intreccio, rispetta l’organizzazione diegetica che la tradizione gli ha lasciato ma manipola le
forme, i modi di intonare le parole ecce cc.

Passiamo al penultimo protagonista della lezione di oggi. André Jolles, che pubblica un libro dal
titolo “Le forme semplici” 1930. Studioso Olandese, nazista. Umanamente da condannare. Ma un
grande studioso di forme semplici, quello che secondo lui strutture narrative cui manca
un’articolazione complessa. In questa definizione di forme semplici Jolles inseriva una serie di
prodotti narrativi, culturali di tipo discorsivo e in più per forme semplici quella certa forse deve
avere una idea di base. Ad esempio: la fiaba è una forma semplice perché è la forma della
soddisfazione. Finisce bene la fiaba? Allora la fiaba è tale perché con meccanismi formalmente non
complessi soddisfa alla richiesta di ottenere un finale positivo, corretta. Nella parte del suo libro
delle forme semplici dedicata alla fiaba ci sono due osservazioni importanti:
1: Jolles dice: “Dunque Possiamo parlare di parole “proprie” sia nel caso della forma artistica, ad
esempio novella, sia nel caso della forma semplice, ad esempio fiaba. Ma nel caso della forma
artistica, ci riferiamo alle parole proprie del poeta in cui la forma si compie una volta in via
definitiva...”
Prof commenta: perché forma artistica vuol dire che c’è la forma che appartiene ad una scelta di
autore. Autore e testi, c’è una forma che appartiene a una scelta dell’autore per questo quella forma
ha assunto attraverso le parole dell’autore e delle sue decisioni ha assunto una consistenza che è tale
una volta per tutte. Sì poi sappiamo che manzoni ha pubblicato una seconda versione dei Promessi
Sposi con dei cambiamenti linguistici, vero, tuttavia anche la seconda volta era definitiva.
Facciamo attenzione alle parole di Jolles perché quando dice una volta, una volta non vuol dire che
non può esserci un ripensamento dell’autore, ma vuol dire che quella forma che è stata raggiunta è
la forma definitiva dentro quel progetto.
Jolles riprende: “mentre nella forma semplice, ovvero la fiaba, intendiamo le parole proprie della
forma stessa che fornisce che ogni volta nello stesso modo una nuova estensione.
Prof commenta: dice Jolles è vero che la forma varia, ma varia dentro le possibilità della fiaba. Non
al di fuori delle possibilità della fiaba.
Altra citazione: la novella, che racchiude una porzione del mondo, mira, nel suo insieme coerente e
concluso, a dare a ogni cosa un aspetto solido, particolare e unico; nella fiaba, che si contrappone
apertamente al mondo e lo assorbe, quest’ultimo mantiene invece, malgrado la trasformazione, la
sua mobilità, il suo carattere generale e quella che definirei la sua pluralità» (425)

Prof Spiega: è vero che la forma della fiaba è semplice, è vero che l’esecutore si trova obbligato
dentro le regoale della forma. Ma questa forma accoglie la mobilità il muoversi del mondo. Per cui
è una forma che se ha la sua rigidità, il racconto non deve essere lungo, al tempo stesso questa
forma include testi, parti di trasformazione del mondo.

«Possiamo dunque parlare di “parole proprie” sia nel caso della forma artistica sia in quello della
forma semplice, ma nel caso della forma artistica ci riferiamo alle parole proprie del poeta, in cui la
forma si compie una volta in via definitiva, mentre per la forma semplice intendiamo le parole
proprie della forma stessa, che fornisce ogni volta e nello stesso modo una nuova esecuzione» (426)

Ultimo studioso: Max Lüthi “la fiaba popolare europea”


Sintetizzare alcuni aspetti importanti.
Luthi, studioso svizzero, enuclea dalla forma fiaba una serie di regole di base. La prima regola è che
la fiaba è unidirezionale, e vuol dire che tutto si muove in un’unica direzione. Nella Fiaba gli esseri
ultraterreni sono materialmente lontani ma sono spiritualmente vicini. Cioè mentre in un mito
religioso appare giove ed ercole, il mondo utltrattereno è seperato spiritualmente con quello degli
esseri umani, ma materialmente possono essere vicini, ad esempio Giove si è accoppiato con un
essere umano.
Mentre nella fiaba, gli esseri ultraterreni sono materialmente lontani.
Questo è il significato di unidirezionale: cioè dal punto di vista spirituale si procede nella stessa
direzione. Uomini ed esseri extraterreni procedono nella stessa direzione.

La seconda regola: la mancanza di prospettiva. L’altro carattere della fiaba è che manca una
prospettiva di carattere psichico, di carattere intellettuale ed emotivo. Tutto è schiacciato, tutto è
sullo stesso livello. La prospettiva intellettuale di un orco è di antuonio variano perché l’orco è
intelligente e antuonio è stupido, ma poi non c’è una diversa capacità di lanciarsi in avanti, di
progettare. Rispondono alle stesse esigenze. Condividono un modo di ragionare. Mancanza di
Prospettiva

Stile astratto: mancano le descrizioni. Nella fiaba c’è un castello, ma non viene mai descritto il
castello, se ha due torri o meno, se c’è il ponte ecc. È uno stile astratto, nominano le cose solo in
base alla loro funzione.

Isolamento e colleganza universale: cioè ogni fiaba è un mondo autonomo, è isolata da un’altra.
Dentro questo mondo tutte le cose sono collegate tra loro. C’è colleganza universale.
Ultimo aspetto molto interessante è “la giustezza degli eventi”: gli eventi non rispondono alla
giustizia, ma sono giusti cosi. Lettura brano brevissimo:
1: la fiaba vede il mondo così come lo disegna, il mondo della fiaba, ciò che lo tiene unito, non è la
giustizia degli eventi, bensì più in generale la giustezza degli eventi. Cioè il fatto che il fatto che
questi eventi non potrebbero che essere così. La fiaba intende contemplare e rappresentare come le
cose stanno in realtà nel mondo di ogni giorno.

Prof spiega: la fiaba è una forma semplice che soddisfa dal desiderio di completamento e di
soddisfazione positiva del desiderio. Quindi la fiaba è un’espressione del desiderio umano che le
cose vadano bene ed è per questo che rappresenta le cose così come stanno. La fiaba rappresenta
l’ordine delle cose.

Sintesi estrema: abbiamo visto il concetto di tradizione in filologia, abbiamo compreso la sua
applicazione al mondo letterario, e abbiamo notato che quel concetto di tradizione non può andar
bene se ci occupiamo di tradizione orale.
Abbiamo poi visto con Thompson che cosa significa l’organizzazione del mondo della tradizione
orale (video che si blocca a tratti e non riesce a capire)

Poi abbiamo seguito il ragionamento di Mugnaini, e abbiamo chiarito il modo in cui bisogna essere
elastici nell’utilizzare la parola tradizione.