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PUBBLICATO SU “Il MIGLIOVERDE”, 22 OTTOBRE 2020- IN OCCASIONE DEL

CINQUANTESIMO COMPLEANNO DI JAVIER MILEI.

“Don’t cry for me Argentina”…Ma quanti pianti per quel che il peronismo ha fatto! L’infelice
vicenda del peronismo – il testo della canzone di Webber è del 1975, il patetico musical di
Madonna del 1996, cinque anni prima del collasso economico argentino – stende però la sua
ombra lunga e nefasta anche sull’Argentina attuale. In un’economia abbondantemente collassata
già nel 2018 si è inserita la quarantena post-Covid, l’esempio più grande nella Storia Umana di
“rimedio peggiore del male”, e dunque il notevole paese latino-americano (ove la maggior parte
della popolazione è di origine italiana) si trova sull’orlo dell’abisso, peraltro in ottima compagnia
(Italia inclusa), e anziché andare a Ovest e seguire l’esempio virtuoso (ma contrastato) del Cile,
potrebbe slittare a Nord e diventare il nuovo Venezuela, ovvero, un altro inferno dei vivi.
Non possiamo che salutare con piacere dunque una figura emergente (eccome!) nel panorama
argentino, l’economista Javier Milei – che meritoriamente Leonardo Facco e il Movimento
Libertario hanno introdotto, da tempo, in Italia. Ecco un libro da leggere, W la libertad carajo!
Breve antologia di saggi in difesa delle libertà individuali e del diritto di proprietà, che
Tramedoro ha appena pubblicato, la prima traduzione italiana delle opere di Milei (1970-),
economista, professore, showman, che nel corso di pochi anni ha attirato l’attenzione sul
pensiero libertario in Argentina, come mai prima d’allora, sdoganando le parole chiave del
libertarismo in mezzo al grande pubblico, costruendosi l’immagine di intellettuale “pubblico”
che purtroppo – e qui abbiamo molto da imparare – nessuno ha in Italia, almeno per quel che
riguarda i rappresentanti del pensiero libertario e liberale classico (inteso come variante
“moderata” del primo). Senza penetrare nei media, senza il consenso delle masse, nessuna
rivoluzione è possibile, meno che mai quella liberale, che beneficia il collettivo ma senza
collettivismo, che promuove la società, ma promuovendo l’individuo. Ora, il libro presenta tanti
motivi di interesse, che proverò a riassumere qui:
1. E’ un concentrato di pensiero libertario spiegato con due ottime metodologie: la
semplicità di linguaggio (che fa appunto del suo autore una figura pubblica) e il ricorso
costante ai numeri, che è difficile confutare (ad esempio quanto si dice che quasi il 100%
dei danni provocati dal virus sono stati in realtà provocati dalla sua
strumentalizzazione/gestione da parte dei governi).
2. Vi sono riferimenti a padri fondatori della Scuola, ma anche a liberali classici come Mises,
non pesanti ma ben calibrati, si pensi ad esempio a quello iniziale a Oppenheimer, il cui
Der Staat, del 1907, ho cercato per anni di far tradurre in italiano, senza che nessuna casa
editrice si sia mai dichiarata disposta a pubblicarlo. Un breve capolavoro ove si spiega
come gli stati nascano da precise mire di gruppi di persone ben organizzati, e pronti a
delinquere.
3. Illustra bene l’ideologia libertaria, ma la applica non astrattamente, bensì ad una
Argentina che all’inizio del Novecento era il paese col PIL pro-capite –l’unico vero
indicatore di ricchezza, il PIL nazionale non vuol dir nulla – più alto del mondo, per
precipitare ben al di sotto della stessa Italia in anni recenti. Per non parlare della posizione
occupata nello “Index of Economic Freedom”, al numero 149, molto in basso nella
classifica, oltre alla recessione da almeno due anni, l’alta inflazione, l’elevato tasso di
disoccupazione (ricordiamoci che l’Argentina è un grande stato con circa 45 milioni di
abitanti).
4. Milei non è solo, ma fa parte di un gruppo di economisti e politologi agguerriti, tra cui
il suo collaboratore Diego Giacomini, ma anche figure come Miguel Boggiano e Manuel
Adorni, di origini evidentemente liguri (il che me li rende simpatici, eredi come sono di
quegli imprenditori liguri e non solo genovesi che da Cadice giunsero a Buenos Aires, veri
“free lance”, già nel Settecento, già ben prima delle migrazioni di massa ottocentesche
(Milei stesso dovrebbe essere di origine umbra ma potrei sbagliarmi), come dimostrato
nei suoi studi da Catia Brilli fra gli altri.

Ora le elezioni presidenziali argentine sono previste per il 2023 ma da qui ad allora la situazione
potrebbe aggravarsi in modo tremendo (non solo in Argentina, ovviamente). A tali elezioni Milei
intende candidarsi, il che è ottima cosa, ma intanto intende presentarsi alle elezioni parlamentari
del 2021. Vedremo se riuscirà a capitalizzare il gran supporto di pubblico che ora ha. Come per
ogni prodotto, anche per l’ideologia occorre saper parlare a tutti e saper convincere il più alto
numero di persone possibile. In Argentina Milei ci sta riuscendo. Occorre dire che anche Macri
si era presentato come un liberale classico, e in effetti durante la sua presidenza, terminata nel
2019, qualche timido passo in avanti verso la liberalizzazione era stato compiuto. Ma ben poco,
alla fine. Rodríguez Larreta, l’attuale presidente, sta peggiorando le cose, come Milei (in giusta
rivalità con un suo collega economista, ma di ben altro orientamento) mostra a ogni piè sospinto,
con la sua caratteristica “vis polemica”.
L’Argentina dell’Ottocento era un paese che aveva saputo far buon uso della conquistata libertà.
La Costituzione del 1853, con tutti i suoi limiti, ben lo mostra. E’ ancora quella – con numerose
modifiche – vigente in Argentina. Il suo modello fu quella americana. Non a caso. Juan Bautista
Alberdi (1810 – 1884) fu tra i suoi ispiratori, figura complessa, affascinante, sostanzialmente
un conservatore liberale. Il suo maggiore scritto teorico, Bases y puntos de partida para la
organización política de la República Argentina (1852), che precede di un anno e anticipa la
costituzione, andrebbe riletto anche oggi. Vi si esalta il federalismo (di contro al centralismo
totalitario di Rivadavia), ad esempio (l’Argentina è ancora federale), la proprietà privata, la
libertà d culto. E Alberdi aveva ben chiara l’eredità europea dell’America, questa “Western
Civilization” il cui portato più grande è proprio la “scienza della libertà” (almeno per chi scrive
queste righe: poiché lo spirito dell’Occidente, nei suoi effetti pratici, è spirito di libertà, e
qualcosa ancora rimane). Per citare le sue parole: “Europa nos ha traído la noción de orden, la
ciencia de la libertad, el arte de la riqueza, los principios de la civilización cristiana”. “L’arte della
ricchezza”. Locuzione su cui meditare. E Alberdi, di famiglia di origine basca – ma ipotizzo di
lontane origini italiane – andrebbe riletto, anche come grande scrittore romantico, bellissime le
sue pagine odeporiche, raccolte in un volume tra l’altro nelle Obras selectas pubblicate nel 1920.