Sei sulla pagina 1di 2

Fa discutere un articolo apparso di recente riguardo la contestazione da parte dei

genitori sulla comparsa, vicino alle scuole, di distributori automatici di cannabis


legale.
Di cannabis se ne fa uso tutti i giorni, ancor di più al sud, come lo dimostrano i
risultati delle ultime statistiche promosse dalla Fondazione Foresta, nell’ambito del
progetto di prevenzione andrologica DiGit-pro.
I giovani la fumano, molte volte con l’approvazione tacita dei genitori che ne sono
spesso al corrente. Allora perché questa rivolta dei genitori contro i distributori?
Quale è il vero senso di questa disapprovazione?
La marijuana, come i videogiochi violenti, le slot machines o qualsiasi altra pratica
tendenzialmente pericolosa per i giovanissimi (e non solo), dipende dal valore di vita
che le si dà. Come diceva un mio professore, posso utilizzare la forza della gravità
per divertirmi a volare o per scaraventarmi dall’alto con tendenze suicide; la
differenza la fa solo la mia intenzione.
Secondo la Gestalt, la prima regola della vicinanza afferma che:
“Gli elementi vengono uniti in forme con tanta maggior coesione quanto maggiore è
la loro vicinanza.” Di conseguenza, il cervello lega elementi in stretta relazione tra
loro.”

Sarà forse la vicinanza con la scuola che desta tanta disapprovazione? Forse è qui
che bisogna soffermarsi, per fare una piccola analisi sul ruolo che la scuola dovrebbe
(o non dovrebbe) assumersi.

Le generazioni passate ricordano ancora che la parola del professore era legge e che
il genitore non metteva mai in discussione l’operato degli educatori. Si delegava alla
scuola l’educazione scolastica ma non l’educazione alla vita, che rimaneva il
principale compito della famiglia.

Oggi le cose sono cambiate; alla scuola si delega quasi tutto: educazione, affettività,
tempo libero. Il cambiamento della società, troppo repentino sia dal punto di vista
del mercato del lavoro, sia dal punto di vista tecnologico, ha modificato
l’architettura delle relazioni e noi siamo oggi in piena fase di sperimentazione.
Inoltre, a fare il genitore s’impara strada facendo, man mano che i figli crescono,
nessuna conoscenza all’infuori dall’esperienza diretta ce lo può insegnare meglio.

Ritornando sulla vicinanza “scuola-distributore di droghe leggere”, è come se la


scuola legittimasse, attraverso l’accomunamento, l’uso di queste sostanze. Si tratta
di mettere in discussione un contratto implicito nel quale la società ha delegato
tacitamente alla scuola la preparazione dei giovani alla vita. Il confine scuola-
famiglia, diventato liquido, pone diversi quesiti; uno dei più importanti è su quali
compiti la scuola può essere investita di responsabilità. Ed è proprio da qui che
bisogna ripartire; rendere esplicito ciò che è implicito, anche all’interno delle nostre
famiglie, per una migliore negoziazione dei vari ruoli e sui vari attori all’interno della
nostra società.

Codruta Ileana Terbea, Psicologo