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Le difficolt dei genitori nel rapporto con i figli:

il metodo Montessori pu essere di aiuto anche per loro?


Dott.sa Elena Domp
Per molti anni ho creduto che i miei genitori fossero stati troppo rigidi nel loro lavoro di educatori,
cos come pensavo che chiunque utilizzasse autoritarismo e moralismo non potesse fare che danni
persistenti. Insomma il mondo si divideva in buoni e cattivi, dove i buoni erano quelli che parlavano,
ascoltavano, avevano dubbi e i cattivi erano quelli che imponevano regole e comportamenti con
inossidabile sicurezza. E forse la sete di libert che tanto ho provato da piccola uno degli elementi che
mi hanno avvicinato al pensiero educativo di Maria Montessori.
Ero abbagliata da uno dei luoghi comuni pi duri a essere estirpati, che il metodo Montessori sia
sinonimo di lasciar fare quel che si vuole. Con il tempo e dopo aver molto osservato i bambini nelle
scuole che applicano il metodo e studiato i testi della famosa pedagogista, mi si chiarito quanto pi
articolata, complessa e ricca di suggestioni sia la sua idea di educazione.
Tornando ora alla questione delleducazione famigliare, vorrei mettere a fuoco quelle che sono le
idee, i presupposti, lapproccio montessoriani relativamente a tale ambito, per poi sviluppare un
ragionamento che, partendo da alcuni punti di tale pensiero, proponga di utilizzare la modalit di
approccio montessoriano anche nei confronti degli adulti.
Nella presentazione del libro Genitori e fanciulli, Susan Isaacs, ricorda un pensiero di Kipling in
Capitani Coraggiosi che, a proposito delle rotte seguite da certi velieri, sostiene che sono cos irregolari e
capricciose che, per percorrere lo stesso cammino, perfino un serpente finirebbe per spezzarsi la spina
dorsale.
Sembra questo il pericolo che si corre quando ci si accinge a trarre delle conclusioni circa i giusti
comportamenti che si dovrebbero avere con i figli ed in genere con i bambini, partendo dalle teorie,
analisi e raccomandazioni di cui oggi disponiamo.
I libri che insegnano ai genitori come si dovrebbero educare i figli non sono un fenomeno recente;
per indiscutibile che siano diventati negli ultimi cinquantanni punti di riferimento sempre pi richiesti,
anche se spesso propongono soluzioni contraddittorie.
Ancora ai tempi dei nostri nonni e forse dei nostri genitori non ci si chiedeva che cosa fare con un
figlio. Allevare i figli era considerata una capacit innata, che chiunque ritrovava ad un certo punto dentro
di s. A questo del resto contribuiva la famiglia allargata o patriarcale, dove lopera dei giovani genitori
veniva affiancata e spesso determinata dalla presenza delle generazioni pi anziane, tutrici dei valori
tradizionali.
Oggi la presenza di famiglie fortemente gerarchiche e autoritarie va sempre pi diminuendo;
esistono molti e differenti tipi di famiglie, c chi ricalca il modello educativo che ha conosciuto, c chi
cerca strade diverse, per tutti comunque unimpresa complessa. Inoltre, al di l del fatto che negli ultimi
cinquantanni la famiglia sia diventata gradualmente meno oppressiva, la struttura sulla quale fondata
comunque una struttura di potere. Oggi forse molto pi difficile crescere un figlio di quanto lo fosse
cento anni fa; le sollecitazioni esterne sono innumerevoli, ci si sente in dovere di dare sempre di pi: pi
cure, pi tempo, pi attenzione, pi amore, pi possibilit. I genitori sono sottoposti a forti tensioni:
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modelli sociali da eguagliare, traguardi da raggiungere, infinite possibilit di scelta davanti a s,


aspirazioni, desideri.
In questi anni sempre di pi, almeno a livello teorico, linteresse educativo ha tenuto conto delle
caratteristiche, delle predisposizioni e dei bisogni del bambino. Non c dubbio che a tutto ci il lavoro di
Maria Montessori abbia dato un grande contributo.
Senza entrare nei dettagli di cos il metodo Montessori e di quali sono le sue pratiche, noto che il
suo merito fondamentale, che ne fa ancora oggi una modalit valida nei presupposti ed efficace nei
risultati, di evidenziare le capacit presenti in ogni bambino, avere fiducia nella sua possibilit
autocostruttiva e nella sua indole positiva, valorizzare losservazione e lascolto dei bisogni, bandire
premi e castighi.
Afferma la Montessori Colui il quale nelleducare cerca di suscitare un interesse che porti a
svolgere unazione e a seguirla con tutta lenergia, con entusiasmo costruttivo, ha svegliato luomo1.
E interessante notare che gi Platone nel libro VII della Repubblica esortava: Non inducete i
ragazzi ad apprendere con la violenza e la severit, ma guidateli invece per mezzo di ci che li diverte,
affinch possano meglio scoprire linclinazione del loro animo.
Lobiettivo importante e rivoluzionario che la Montessori ha raggiunto con la sua pedagogia
quello di dare la possibilit ai bambini, anche i pi poveri, di sperimentare molteplici occasioni di
accrescere la fiducia in se stessi. Il fatto che linsegnante non alimenti la competizione con giudizi e
valutazioni; la possibilit di attivit commisurate ai bisogni fisici e psichici delle varie et del bambino;
lassenza di un adulto che corregge e che rimprovera; la possibilit di imparare da bambini poco pi
grandi, o quella di insegnare ai pi piccoli; lallenamento a spiegare ai compagni determinati argomenti
studiati e quindi labitudine a costruire un proprio linguaggio personale in grado di essere capito dagli
altri, sono tutti elementi che fanno di una scuola Montessori un efficace ambiente educativo.
Anche la disciplina un aspetto sul quale limposizione non solo non necessaria allottenimento
del risultato, ma alla lunga dannosa visto che allontana sempre pi lattenzione da quelli che sono i
bisogni del bambino. Tutta la pedagogia di Maria Montessori esprime con coerenza tale convincimento:
la disciplina ha un significato se autodisciplina e questa pu nascere solo dalla libert. Infatti la vita
educativa di una classe Montessori organizzata in modo che le regole siano comprese da tutti, che
ognuno abbia la possibilit di ragionarci in modo personale, che vi sia un adulto-maestro paziente che
aspetti i tempi di ognuno e che non dia ordini, e che soprattutto sappia con il proprio comportamento far
capire cosa sia il rispetto delle regole e degli altri.
E importante notare che, molto in anticipo sui tempi, fin dalle prime esperienze la Montessori
attribu molta importanza al ruolo dei genitori. La Casa dei bambini2 infatti nasceva nel 1907 con
lintenzione di realizzare una educazione che non si fermasse al bambino, ma che dal bambino arrivasse
alla famiglia.
Il progetto montessoriano tendeva, sotto questo aspetto, a raggiungere due scopi: leducazione dei
genitori e la loro partecipazione attiva alla scuola del bambino. Leducazione moderna, che osserva il
1

M. Montessori, Introduzione a Psicogeometria, Barcellona, Araluce, 1934.


La Casa dei bambini unidea rivoluzionaria per il suo tempo in quanto si propone di offrire ai
bambini delle classi pi povere, generalmente condannate allanalfabetismo, la possibilit di un adeguato
sviluppo intellettuale e sociale.
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bambino assai prima di arrischiarsi a volerlo educare, deve finalmente penetrare nella famiglia e crearvi,
oltre che un nuovo bambino, nuovi padri e nuove madri.
Era fino ad oggi cura principale dei genitori il correggere le mancanze dei figlioli, insegnando loro
ci che ad essi sembrava buono e giusto, con lesempio innanzitutto, poi con buoni precetti e
ammonimenti e, se questi non bastavano, con sgridate e castighi. Anzi, era pacifico che nessuno pi della
famiglia avesse il diritto di adottare il castigo come sistema educativo. Ma questo diritto fa pesare sui
genitori due immense responsabilit: essi rappresentano, rispetto ai bambini inermi, una potenza e
insieme unautorit senza confronti; e per di pi, assunta questa posizione, essi hanno lobbligo di essere
continuamente in funzione di esempio3.
La denominazione Casa dei bambini nasce appunto da una intenzione sociale oltre che educativa;
sottintende la considerazione dellambiente educativo che deve riguardare il bambino, che sorto per il
bambino e che attraverso di lui torna alla sua famiglia.
Ma il problema del rapporto scuola-famiglia non di facile soluzione e gi allora il padrone della
scuola dettava delle regole che Maria Montessori si trov a dover applicare e con le quali cerc di trovare
dei compromessi.
Il regolamento della Casa dei bambini stabiliva che:
I genitori assumono questi obblighi imprescindibili:
a) mandare, nelle ore indicate, i bambini nella sala destinata, puliti nel corpo e nei vestiti, e con un
adatto grembiule;
b) usare il massimo rispetto, la massima deferenza verso la Direttrice e verso tutte le altre persone
addette alla Casa dei bambini e coadiuvare la Direttrice stessa nellopera educatrice dei bambini.
Almeno una volta la settimana le madri potranno parlare con la Direttrice, dando notizie del proprio
bambino nella sua vita domestica, e ricevendo notizie e consigli dalla Direttrice per il bene dei fanciulli.
Saranno espulsi dalla Casa dei bambini :
a) quelli che si presenteranno sciatti e sudici;
b) quelli che si mostreranno indisciplinati;
c) quelli i cui genitori mancassero di rispetto alle persone preposte alla Casa dei bambini o che
comunque dimostrassero di distruggere, con cattiva condotta, lopera educatrice che scopo
dellistituzione4.
Questa rigidit di obblighi dovette creare alla Montessori non pochi problemi e non ne incontr
certo il favore se nelledizione del 1913 del suo primo libro, di Il Metodo della Pedagogia Scientifica
scrive, raccontando della sua esperienza: Tali norme, sullespulsione dei bambini furono dettate dal
Talamo: tuttavia esse non vennero mai attuate, finch io rimasi nelle Case dei Bambini5.
3

M. Montessori, Il bambino in famiglia, Milano, Garzanti, 1991, p. 91.


M. Montessori, Il Metodo della Pedagogia Scientifica applicato alleducazione infantile nelle Case dei
Bambini. Edizione Critica, a cura di Paola Trabalzini, Roma, Ed. Opera Nazionale Montessori, 2000, p.
160.
5
Ivi, nota 452, p. 160. Edoardo Talamo era il Direttore dellIstituto Romano dei Beni Stabili che aveva
chiamato la Montessori a dirigere la prima scuola nel condominio di via dei Marsi 58. Sempre a
proposito dellopinione che la Montessori aveva circa lutilit di norme cos rigide, da notare che nelle
edizioni del 1926 e del 1950, il sottoparagrafo dal titolo Regolamento della Casa dei Bambini
eliminato.
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Parecchi anni dopo, nel 1923, la Montessori tenne a Bruxelles una serie di conferenze, raccolte poi
nel libro Il bambino in famiglia comparso in Italia nel 1936. Si tratta di un testo breve e accessibile, che
raccoglie le convinzioni della Montessori in relazione al rapporto adulto-bambino. Il libro ricco di molti
esempi di vita quotidiana che come spesso nei suoi scritti ci aiutano a capire con viva immediatezza
quali sono i comportamenti in campo e qual il pensiero della pedagogista.
Il pensiero che pervade il libro sintetizzato bene da queste frasi: Non ci fu mai una questione
sociale cos universale, come quella che sorge dalla oppressione del bambino, Mai schiavo fu tanto
propriet del padrone, come il bambino lo delladulto6.
La Montessori tuttavia ha ben presenti le contraddizioni tra le esigenze degli adulti e i bisogni dei
bambini quando dice: Esistono dei contrasti tra la libert dello scolaro e la necessit di farlo studiare
secondo programmi stabiliti, o, in caso, lobbligo al lavoro necessario ad acquistar la cultura; tra lo
sviluppo della individualit e le necessit della vita sociale poich nella societ umana ci sono strettoie
inevitabili per lindividuo, che deve adattarsi non solo alle necessit spesso dure dellimprevisto, ma
anche ai limiti morali segnati dalla stabilit stessa del consorzio civile; e ci deve avvenire sacrificando
appunto, in un grado pi o meno esteso, lindividualit. Trattandosi del bambino sembra inevitabile che
egli debba soffrire nellobbligo scolastico: per si vorrebbe invece che egli godesse; di necessit deve
affaticarsi, ma si vorrebbe che non provasse stanchezza. E imperativo che debba obbedire, eppure si
vorrebbe che fosse libero. Questi desideri, posti in confronto alle necessit reali dei fatti, sono origine dei
problemi sulleducazione7.
A volte Maria Montessori si fa prendere un po la mano dalla pesante accusa nei confronti
delladulto-genitore. Dobbiamo tener conto del resto che scriveva in anni in cui la prevalenza della
severit e della disciplina era assai pi diffusa in tutti gli aspetti della vita. Comunque molto importante e
innovativa lattenzione che lei dedica ai comportamenti dei genitori nella relazione con i figli, arrivando
a evidenziare tre principi che possono essere loro di aiuto.
Rispettare tutte le forme di attivit ragionevole del bambino e cercare di intenderle.
Assecondare quanto pi possibile il desiderio di attivit del bambino; non servirlo, ma educarlo
allindipendenza.
Poich il bambino assai sensibile, pi di quanto si creda, alle influenze esteriori, dobbiamo essere
molto guardinghi nei nostri rapporti con lui8.
Lattenzione di Maria Montessori quindi centrata prevalentemente sui bisogni dei bambini anche
quando si occupa dei rapporti in famiglia, ma come abbiamo visto si rende ben conto delle interazioni tra
le esigenze dei genitori e quelle dei figli.
Per approfondire ed elaborare maggiormente il punto di vista dei genitori pu essere interessante
utilizzare lapporto delle ricerche della psicologia sullargomento da Freud in poi.
Infatti un grande contributo a capire non solo i bisogni dei bambini, ma anche le motivazioni dei
genitori venuto proprio dalla psicoanalisi. Cito ad esempio uno degli psicanalisti che pi si occupato
dellargomento. Bruno Bettelheim usa una metafora efficace per far capire la complessit dei rapporti
6

M. Montessori, Il bambino in famiglia, op. cit, pp. 10-11.


Ivi, p. 128.
8
Ivi, pp. 102, 106; 109.
7

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genitori-figli. Egli scrive: Per infinite e complicate che possano essere le mosse di una partita a scacchi,
persino il gioco degli scacchi costituisce una metafora semplicistica della complessit dellinterazione
umana. Ogni partita inizia da zero, nello stesso identico modo. Le regole sono le medesime per entrambi i
giocatori, sono immutabili, note e accettate liberamente dai giocatori, che devono attenervisi
rigorosamente. Inoltre lesito desiderato e il momento in cui lo scopo raggiunto sono chiari e
indiscutibili: dare scacco matto al re avversario.
Nessuna di queste caratteristiche applicabile a quello che succede tra genitori e figli. Ogni
minima cosa che avviene tra loro il risultato di una lunga e complessa storia. () Tuttavia, per quanto
rappresenti una metafora banale e semplicistica dei rapporti umani, il gioco degli scacchi torna utile per
illustrare come in ogni interazione complessa si possano programmare in anticipo soltanto poche mosse:
ogni mossa infatti deve tener conto della risposta alla mossa precedente9.
Ed proprio per questi motivi, spiegati con cos grande efficacia dal grande psicanalista, che non
credo che si possano proporre soluzioni e consigli generalizzati per risolvere i problemi che
quotidianamente si presentano nella vita famigliare. E, lasciando parlare ancora Bettelheim: occorre
aiutare i genitori a intuire da soli che cosa pu passare nellanimo del figlio. Se impariamo a proiettarci
nella psiche di nostro figlio, e contemporaneamente cerchiamo di capire quali sono le nostre motivazioni,
allora sceglieremo istintivamente la linea dazione pi giusta10.
In questa frase condensato lintendimento di queste riflessioni: capire le motivazioni di chi
abbiamo di fronte e capire anche le nostre11.
Per i genitori in particolare sempre molto difficile distinguere nelle richieste che fanno ai figli
quanto c di intento educativo e quanto c di soddisfazione a bisogni personali, difficile cio
riconoscere le proprie motivazioni.
Gi Freud aveva osservato che nellamore dei genitori nei confronti del figlio vi la manifestazione
del loro amore per se stessi cio il loro narcisismo che rinasce12.
Spesso infatti i genitori hanno verso i figli delle aspettative complesse e profonde, delle quali nella
maggior parte dei casi non sono nemmeno consapevoli.
Ad esempio una delle cose che tutti i genitori desiderano avere un figlio che abbia successo o
come compensazione di un proprio fallimento o come conferma del proprio valore; perci quando
esigono dal bambino dei buoni risultati a scuola e lo rimproverano per la sua pigrizia, in realt non si
interessano soltanto di imporre un comportamento giusto, ma cercano di evitare la propria sconfitta.
Prendiamo un esempio sempre da Bettelheim: il pi grande desiderio di due genitori, persone con
elevata cultura, era che il loro unico figlio diventasse il tipo di persona che pi apprezzavano: un uomo di
cultura. () Finch il figlio fu piccolo tutto and bene perch seppero adattarsi ai suoi modi di bambino
9

B. Bettelheim, Un genitore quasi perfetto, Milano, Feltrinelli, 1996, pp. 17-19.


Ibidem.
11
Fra i tanti autori che si sono occupati del rapporto genitori-figli si possono segnalare le ricerche e i libri
prodotti dal Centro Tavistock di Londra, uno dei centri di studio pi avanzati per la psicologia
dellinfanzia, che ha pubblicato una serie di piccoli libri, uno per ogni et a partire dalla nascita fino
alladolescenza. Anche in questi libri il principale interesse la comprensione dei bisogni dei bambini
nelle varie fasi dellinfanzia per trovare il modo di aiutarli a crescere.
12
S. Freud, Introduzione al narcisismo, Torino, Boringhieri, 1976.
10

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senza forzarlo. Quando per, durante ladolescenza, il ragazzo incomici a mostrare scarso interesse per
gli studi e a dedicarsi prevalentemente allo sport, per i genitori fu un grave colpo. Incominciarono a
criticarlo e a dirgli che li aveva delusi. In breve la relazione tra padre e figlio, prima molto buona, si
deterior completamente quando il padre inizi a temere che il figlio diventasse, dal suo punto di vista,
una nullit. Il figlio dal canto suo viveva le critiche e le preoccupazioni dei genitori come sfiducia nella
sua persona. Questo lo feriva e lo riempiva di rancore, il che gli rendeva ancora pi impossibile essere e
fare quello che desideravano13.
Una situazione di questo genere molto comune quando diciamo a noi stessi: lo faccio per il bene di
mio figlio, perch la strada migliore per lui.
Unaltra tra le pi diffuse cause di conflittualit tra genitori e figli la richiesta di obbedienza e di
disciplina. Naturalmente non tutti i tipi di potere che esercita un genitore sul figlio sono negativi: fermare
con la forza un bambino di tre anni che sta correndo ad attraversare una strada, decidere se ha la febbre di
portarlo dal medico, scegliere la scuola dove mandarlo, fanno parte della responsabilit-potere dei
genitori. I problemi iniziano quando si verificano i frequenti conflitti nei quali i genitori interferiscono o
prevaricano le scelte dei figli.
Il genitore, in buona fede, pensa che la disciplina sia una cosa che va insegnata, imposta; in realt
spesso certe proibizioni dipendono dalle necessit della vita in comune e dal modo di vivere dei genitori.
Anche in questi casi si dice di agire per il bene dei bambini. Unoccasione ricorrente in cui si
contrappongono bisogni diversi il momento di andare a letto e le discussioni sullora di andare a
dormire sono quasi quotidiane in molte famiglie. E spesso i bambini dicono semplicemente no. Il
genitore allora impone la propria volont forzando il bambino ad andare a letto, perch stanco, e i
bambini devono andare a letto presto. Forse, per, il bambino non ha sonno e il sonno una questione
personale e biologica. Daltro canto, molto spesso alla fine della giornata i genitori desiderano stare
tranquilli.
E interessante osservare cosa propone la Dolto, in un caso analogo, per conciliare gli opposti
bisogni, si potrebbe dire: Bene, adesso ora di lasciarci tranquilli, noi vogliamo restare da soli! Vai in
camera tua, ti coricherai quando avrai sonno!. In questo modo il bambino andr a letto non perch vi
costretto, ma quando ha sonno14. La Dolto suggerisce in parecchie situazioni di far partecipe il bambino
delle necessit degli adulti e di chiedere la sua comprensione.
Imparare ad esprimere i propri bisogni piuttosto che il proprio potere, da parte dei genitori, offre una
grande opportunit di far crescere il senso di responsabilit personale nei bambini.
In maniera ancora pi esplicita la Dolto suggerisce, ad esempio, di parlare a un figlio molto
irascibile dicendogli con franchezza: Quando ero piccolo, ero come te: mi arrabbiavo facilmente, poi ho
capito che cos non avrei avuto amici, e ho faticato tanto per vincermi. Anche tu ci riuscirai15.
Altre volte importante capire che le motivazioni che stanno dietro alle impuntature dei bambini,
specie se avvengono di fronte ai due genitori, sono il desiderio (inconscio) di provocare una discussione
13

B. Bettelheim, op. cit., p. 43.


F. Dolto, Quando c un bambino. Una grande psicanalista risponde alle domande dei genitori,
Milano, Il Puntoemme, Emme edizioni, 1979, p. 163.
15
Ivi, p. 97.
14

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fra i genitori stessi affermando cos il proprio potere; se i genitori diventano consapevoli di questo
intreccio possono trovare il modo di risolvere il problema.
Analogamente i frequenti litigi fra fratelli, che tanto preoccupano i genitori, possono derivare dal
desiderio di coinvolgere i genitori per tirarli dalla propria parte. Riuscire a non intervenire, addirittura
allontanandosi pu smontare lescalation della competitivit fra i fratelli.
A volte il litigio fra fratelli pu nascere da uninsofferenza del pi grande che viene disturbato dal
pi piccolo; invece di rimproverare il grande, facendo appello alla sua maggiore et, si pu cercare un
approccio diverso, accettando il suo disagio, ma responsabilizzandolo a cercare insieme una soluzione
per salvaguardare i propri bisogni senza causare danni a chi pi debole16.
Per i genitori difficile adeguare il proprio comportamento ai cambiamenti legati alle varie fasi
della crescita. Con il passare degli anni aumenta anche la necessit di responsabilizzare i figli. Un
esempio pu essere la gestione del tempo a cominciare dal risveglio. Se da piccolo normale farsi carico
del momento di alzarsi, diventa importante ad un certo punto che il figlio si prenda la responsabilit
dellalzarsi e dellandare a scuola.
Sarebbe di aiuto alla relazione adulto-bambino, imparare a riflettere sul fatto che le richieste che si
fanno ai bambini spesso non sono solo motivate dalla necessit di trasmettere loro un comportamento
virtuoso, ma anche dal bisogno di sentirci capaci di ottenere quello che vogliamo, quindi unoccasione
per esercitare il nostro potere, cosa che spesso non riusciamo a fare nel lavoro o nella famiglia stessa.
Una delle fonti pi abituali di conflitto sono i compiti a casa, anche se questo non riguarda
particolarmente le scuole Montessori in quanto non li prevedono. I genitori, infatti, si sentono
responsabilizzati per il successo scolastico dei figli, ma spesso non sono interessati al contenuto dei
compiti stessi. Linteresse per landamento scolastico spesso sostituito dal controllo e il figlio lo
capisce dal tono di voce, dallespressione, dal linguaggio del corpo dei genitori 17. Questo cambiamento
avviene soprattutto con il passare degli anni di scuola; nel genitore infatti rimane spesso soprattutto il
bisogno di controllo che genera poi irresponsabilit.
Come abbiamo visto leducazione e laiuto dei genitori sono stati presi in considerazione e
sperimentati da numerosi psicologi e terapeuti della famiglia che hanno approfondito (ben pi che nei
pochi esempi qui proposti), la dinamica delle relazioni tra i membri di una famiglia.
Spesso i genitori quando sono in difficolt nelleducazione dei figli si rivolgono agli insegnanti e
proprio gli insegnanti montessoriani, che sono preparati a trattare i bambini tenendo conto dei loro
bisogni, possono provare a prestare la medesima attenzione ai bisogni dei genitori. Dal momento che
hanno verificato quanto sia determinante per avere buoni risultati un ambiente collaborativo, di
accettazione, di scambio, possono sperimentare come si possa ottenere dalladulto un cambiamento nei
comportamenti che si ritengono dannosi non dicendogli che sbaglia, prescrivendo come se fosse una
dottrina i comportamenti giusti, ma tenendo conto dei motivi per i quali si comporta in quel modo e
quindi tenendo conto dei bisogni di quelladulto.
Gi ora una pratica abituale il dialogo fra insegnanti e genitori nelle scuole Montessori e spesso
emerge una grande differenza nel comportamento di un bambino tra casa e scuola. Di solito a casa gli
16
17

J. Juul, Il bambino competente. Valori e competenze in famiglia, Milano, Feltrinelli, 2007, p. 118.
Ivi, p. 140.

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argomenti fonte di conflitti sono: il cibo, lordine, i compiti, il sonno, la conflittualit con i fratelli ed
spesso in occasione di momenti conflittuali che i genitori ricorrono almeno nei primi dieci anni di vita
del bambino al colloquio con linsegnante.
Di fronte ai problemi evidenziati dal genitore, il primo approccio, forse anche il pi semplice per
linsegnante quello di spiegare il modo nel quale in classe si gestisce quel certo problema: pu essere
lordine, laggressivit, la passivit, ecc. La vita in famiglia per molto diversa dalla vita in una classe e
spesso la spiegazione dellinsegnante ha come risultato di far sentire il genitore incapace e inadeguato.
Nei casi pi semplici possono essere utili ai genitori i suggerimenti pratici che hanno a che fare con
lorganizzazione della casa. Ad esempio ad un genitore che lamenta il disordine di un bambino,
linsegnante prover a chiedere se in casa sono previste nella stanza del bambino delle comode mensole
con cesti adatti a raccogliere i vari giochi. Chieder se nella stanza vi la possibilit di ganci alle pareti
adatti per appendere i vestiti e di cassetti che possono contenerere la biancheria del bambino; chieder se
prevista una cestina alla sua portata dove mettere i vestiti sporchi. Prover a suggerire che in ogni stanza
della casa ci sia un angolo destinato al bambino, in modo da favorire la sua presenza insieme agli altri
membri della famiglia e anche per agevolare la sistemazione delle varie attivit preferite dal bambino. E
via discorrendo.
Si pu sottolineare che questo un esempio in cui si tiene conto sia del bisogno del genitore di
avere la casa ordinata sia di quello del bambino di poter padroneggiare secondo le proprie possibilit tutte
le cose alle quali tiene.
Ma spesso, quando i genitori chiedono consigli agli insegnanti su numerosi problemi di ordine
educativo, questi si trovano in situazioni difficili da gestire.
A differenza di un consulente psicologico che non coinvolto dal rapporto con il ragazzo,
linsegnante si trova in una situazione pi complessa in quanto ha rapporti con lui in situazioni diverse e
pu essere portato a difenderlo e a colpevolizzare il genitore per il suo comportamento. Oppure se in
qualche modo sente criticato il proprio lavoro portato a sottolineare i meriti del proprio metodo e i
risultati che ottiene: partecipazione interessata, concentrazione, apprendimento, ordine, disciplina e in
questo modo anche senza volerlo finisce con il colpevolizzare ancora i genitori che affrontano il problema
in modo diverso.
Linsegnante dovrebbe essere cos abile da accettare i bisogni dei genitori e aiutarli a capire che
potrebbero riuscire a soddisfarli se tenessero pi conto anche dei bisogni dei bambini.
Come gi detto in questo modo si chiede allinsegnante di rapportarsi alladulto con le stesse
modalit che adopera con i bambini: per un genitore sentirsi ascoltato e accolto con tutti i suoi dubbi,
difficolt e problematiche, sarebbe un buon punto di partenza per ridurre in un primo tempo la diffidenza
e linnalzarsi di barriere e in un secondo tempo riuscire a prendere coscienza dei propri problemi e
cercare di modificare i propri comportamenti.
Certo in questo modo si affida allinsegnante un ulteriore e difficile compito. Pertanto i corsi di
formazione Montessori dovrebbero prevedere anche lapprendimento della capacit di gestire il rapporto
con i genitori con unattenzione particolare ai bisogni di tutte le parti coinvolte. Questo percorso potrebbe
anche aiutare gli insegnanti montessoriani a diventare pi consapevoli dei motivi che hanno portato loro
stessi alla scelta sia della professione sia del metodo.
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Una tecnica gi sperimentata e che ha dato buoni risultati in questo senso stata quella dei giochi di
ruolo utilizzata in alcuni corsi di formazione Montessori.
Questa modalit di lavoro, molto conosciuta, ma non abbastanza praticata per finalit formative
degli insegnanti, ha suscitato un notevole interesse.
I partecipanti raccontano le loro esperienze di rapporto con i genitori e mettono in scena la
situazione vissuta. Gli insegnanti che partecipano agli incontri hanno cos modo di rivivere situazioni
critiche della loro vita professionale e soprattutto, grazie proprio alla particolare tecnica utilizzata,
possono vivere anche il ruolo della persona con la quale si creato un momento di difficolt (padre,
madre, collega, alunno). I partecipanti di solito collaborano molto attivamente portando una grande
quantit di esperienze personali, e dal lavoro svolto possono ricavare una maggiore presa di coscienza di
s e del proprio modo di relazionarsi. E stato interessante notare che anche quelli che non avevano avuto
ancora esperienze di insegnamento attingevano al bagaglio di esperienze che avevano vissuto sia come
figli sia come alunni negli anni di scuola.
Pertanto le finalit di questa formazione sono:
- Aiutare gli insegnanti a cogliere le motivazioni che stanno alla base dei comportamenti propri e
dei genitori.
- Facilitare la comunicazione tra insegnanti e genitori sulle modalit educative e didattiche e sui
problemi relativi allo sviluppo.
- Fornire agli insegnanti strumenti per:
- interpretare le esigenze dei genitori
- gestire le situazioni di tensione
- trovare delle modalit per spiegare il proprio approccio educativo tenendo presente la diversit dei
ruoli tra insegnanti e genitori
- cogliere le difficolt che i genitori incontrano con i figli e fornire loro un aiuto senza
colpevolizzarli.
- Stimolare riflessioni, partendo da esperienze personali, sulla relazione educatore-genitore.
A questo punto chiaro che per affrontare i problemi dei genitori nei rapporti con i figli si chiede
agli insegnanti di acquisire una competenza sulle dinamiche famigliari anche al di fuori dei problemi
strettamente connessi con la scuola. Tanto pi riusciranno a capire tali dinamiche quanto pi avranno
approfondito la loro conoscenza della complessit del rapporto adulto-bambino. In queste pagine si
cercato tra laltro di fornire degli esempi di come si possa iniziare tale percorso con laiuto delle
riflessioni di Maria Montessori e degli studi sullargomento dalla psicoanalisi in poi.
Testo pubblicato in
F. Pesci, a cura di, Laboratorio Montessori, Collana dellAssociazione Laboratorio Montessori di Teoria
e Storia dellEducazione in www.educazionenuova.org

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