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con tutti i punti della circonferenza; ma tali raggi possono essere percorsi nei due sensi: dal centro

alla circonferenza, e dalla circonferenza,


di ritorno, verso il centro. Si direbbero due fasi complementari, la prima delle quali è rappresentata
da un movimento
centrifugo e la seconda da un movimento centripeto; queste due fasi possono esser paragonate a
quelle della respirazione,
secondo un simbolismo al quale si riferiscono spesso le dottrine indù; e, d'altra parte, vi si ritrova
anche un'analogia non meno
notevole con la funzione fisiologica del cuore. Infatti, il sangue parte dal cuore, si diffonde per tutto
l'organismo vivificandolo, poi
ritorna al cuore; la funzione di quest'ultimo come centro organico è dunque veramente completa e
corrisponde esattamente all'idea
che dobbiamo farci, in modo generale, del Centro nella pienezza del suo significato.

In sintesi, il Centro è al tempo stesso il principio e la fine di tutte le cose; è, secondo un simbolismo
conosciutissimo, “l'alpha e
l'omega”. Meglio ancora, è il principio, il mezzo e la fine; e questi tre aspetti sono rappresentati dai
tre elementi del monosillabo AUM

9_- I FIORI SIMBOLICI

ogni fiore può avere in se stesso una pluralità di significati, legati per altro tra di loro da certe
corrispondenze.
Uno dei significati principali è quello che si riferisce al principio femminile o passivo della
manifestazione, cioè a Prakriti, la sostanza
universale;

uno dei più importanti è la coppa.


Come quest'ultima, infatti, il fiore evoca con la sua stessa forma l'idea di un «ricettacolo» ciò che di
fatto è Prakriti in rapporto
alle influenze emanate da Purusha, e anche nel linguaggio corrente si parla del «calice» di un fiore

La lancia, quando è posta verticalmente, è una delle figure dell’“Asse del Mondo
», che s'identifica con il «Raggio celeste» di cui parlavamo un momento fa; e si possono anche
richiamare, a tale proposito, le
frequenti assimilazioni del raggio solare ad armi come la lancia o la freccia,

La rosa vi appare associata alla


lancia esattamente come lo è altrove la coppa, e sembra proprio raccogliere delle gocce di sangue
piuttosto che provenire dalla
trasformazione di una di esse; è evidente del resto che i due significati non si oppongono per nulla,
ma piuttosto si completano
giacché queste gocce, cadendo sulla rosa, la vivificano e la fanno sbocciare; e va da sé che
questa funzione simbolica del sangue
ha, in tutti i casi, la sua ragione nel rapporto diretto di quest'ultimo con il principio vitale, qui
trasposto nell'ordine cosmico.

La pioggia di sangue equivale anche alla «rugiada celeste» che, secondo la dottrina cabalistica,
emana dall’“Albero della Vita»,
altra figura dell’“Asse del Mondo», e quindi l'influenza vivificante è collegata principalmente alle
idee di rigenerazione e di
resurrezione, manifestamente connesse all'idea cristiana della Redenzione; e questa stessa
rugiada svolge pure un ruolo importante
nel simbolismo alchimistico e rosacrociano [Cfr. «Le Roi du Monde», cap. in. La somiglianza che
esiste fra il nome
della rugiada (ros) e quello della rosa (rosa) non può del resto passare inosservata a coloro che
sanno quanto sia frequente l'uso
di un certo simbolismo fonetico]

nel simbolismo alchimistico,


la rosa a cinque petali, posta al centro della croce che rappresenta i quattro elementi, è anche,
come abbiamo già segnalato
in un altro studio, il simbolo della «quintessenza», la quale svolge d'altra parte, relativamente alla
manifestazione corporea, un
ruolo analogo a quello di Prakriti

la parentela dei fiori a


sei petali e della ruota a sei raggi con certi altri simboli non meno diffusi, come quello del
«monogramma di Cristo

le due analogie
più importanti dei simboli floreali, con la coppa in quanto si riferiscono a Prakriti, e con la ruota in
quanto si riferiscono alla
manifestazione cosmica; il rapporto di questi due significati è d'altronde, in definitiva, un rapporto
da principio a conseguenza,
poiché Prakriti è la radice stessa di ogni manifestazione.

10 - LA TRIPLICE CINTA DRUIDICA


Questo simbolo è effettivamente
costituito da tre quadrati concentrici, legati fra di loro da quattro linee ad angolo retto

un collegamento con ciò che dice Platone, il quale, parlando della metropoli degli Atlantidi,
descrive il palazzo di Poseidone
come un edificio al centro di tre cinte concentriche collegate fra di loro da canali, il che costituisce
effettivamente una figura
analoga a quella in questione, però circolare anziché quadrata.

Abbiamo subito pensato che dovesse trattarsi di tre gradi di iniziazione,


sicché il loro insieme avrebbe rappresentato, in certo modo, la figura della gerarchia druidica; e il
fatto che la medesima figura si
trovi anche altrove indicherebbe che esistevano, in altre forme tradizionali, delle gerarchie
costituite sullo stesso modello

non è per nulla incompatibile con certe altre, come quella accolta
da Le Cour, secondo la quale le tre cinte si riferirebbero ai tre cerchi dell'esistenza riconosciuti
dalla tradizione celtica; questi
tre cerchi, che si ritrovano sotto altra forma nel cristianesimo, sono d'altronde la stessa cosa dei
«tre mondi» della tradizione
indù. In quest'ultima, d'altra parte, i cerchi celesti sono talvolta rappresentati come altrettante cinte
concentriche circondanti il
Meru, cioè la Montagna sacra che simboleggia il «Polo» o l’“Asse del Mondo», ed è anche questa
una notevolissima
concordanza.

proposito di Dante, come i cieli siano propriamente delle «gerarchie


spirituali», cioè dei gradi d'iniziazione [«L'Esotérisme de Dante», cap. II], e va da sé che essi si
riferiscono al tempo stesso ai
gradi dell'esistenza universale, poiché, come dicevamo allora [Ibidem, cap. vi], in virtù dell'analogia
costitutiva del Macrocosmo
e del Microcosmo, il processo iniziatico riproduce rigorosamente il processo cosmogonico

il senso delle quattro linee disposte a forma di croce che collegano le tre cinte diventa
immediatamente
chiaro: sono dei canali, attraverso i quali l'insegnamento della dottrina tradizionale si comunica
dall'alto in basso,
a partire dal grado supremo che ne è il depositario, distribuendosi gerarchicamente negli altri gradi.
La parte centrale della figura
corrisponde dunque alla «fonte d'insegnamento» di cui parlano Dante e i «Fedeli d'Amore» [Si
veda il nostro articolo in «Le Voile
d'Isis», febbraio 1929], e la disposizione cruciforme dei quattro canali che ne dipartono li identifica
ai quattro fiumi del Pardes.

A tale proposito, conviene osservare che tra le due forme circolare e quadrata della figura delle tre
cinte c'è un'importante sfumatura
da notare: esse si riferiscono rispettivamente al simbolismo del Paradiso terrestre e a quello della
Gerusalemme celeste,
secondo quanto abbiamo spiegato in una nostra opera [«Le Roi du Monde», cap. xi; sui rapporti
fra il Paradiso terrestre e la Gerusalemme
celeste, si veda anche «L'Esotérisme de Dante», cap. viii]. Infatti, vi è sempre analogia e
corrispondenza tra l'inizio e
la fine di qualunque ciclo, ma, alla fine, il cerchio è sostituito dal quadrato, e ciò indica la
realizzazione di quella che gli ermetisti
designavano simbolicamente come «quadratura del cerchio» [Questa quadratura non può essere
ottenuta nel «divenire» o nel
movimento stesso del ciclo, perché esprime la fissazione che risulta dal «passaggio al limite»; e,
essendo ogni movimento ciclico
propriamente indefinito, il limite non può esser raggiunto percorrendo successivamente e
analiticamente tutti i punti corrispondenti
a ogni momento dello sviluppo della manifestazione]: la sfera, che rappresenta lo sviluppo delle
possibilità mediante
espansione del punto primordiale e centrale, si trasforma in un cubo quando questo sviluppo è
completo ed è raggiunto l'equilibrio
finale per il ciclo considerato [Sarebbe facile far qui un accostamento con il simbolo massonico
della «pietra cubica», che
ugualmente si riferisce all'idea di compimento e di perfezione, cioè alla realizzazione della
pienezza delle possibilità implicate in
un certo stato]

Dal punto di vista del simbolismo numerico, bisogna ancora notare che l'insieme
dei tre quadrati costituisce il duodenario. Disposti altrimenti (fig. 9), questi tre quadrati, ai quali
s'aggiungono pure quattro linee in
croce, costituiscono la figura nella quale gli antichi astrologi inscrivevano lo zodiaco [Le quattro
linee in croce sono poste allora
diagonalmente in rapporto ai due quadrati estremi, e lo spazio compreso fra di essi si trova diviso
in dodici triangoli rettangoli
uguali]; tale figura era considerata d'altronde quella della Gerusalemme celeste con le sue dodici
porte, tre per ogni lato, e vi è
in ciò un rapporto evidente con il significato che abbiamo appena indicato per la forma quadrata.

11 - I CUSTODI DELLA TERRA SANTA