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Monica Magnani Intense Vocal Workout - Insegnare uno strumento invisibile

Il 10 Gennaio 2016 si è tenuto a Benevento lo stage di Monica Magnani, famosa vocalist e vocal
coach italiana. L'evento è stato realizzato grazie all'impegno di Mina Minichiello, docente della
scuola Fantasy Children Choir, in collaborazione con la Fondazione Arturo Vernillo. Ottima
l'affluenza vista la partecipazione di ben 45 studenti. Location dell'incontro e dello spettacolo finale
è stata la palestra Fitness 2000.

Prima che iniziasse lo stage abbiamo incontrato Monica per una breve chiacchierata.

Al contrario degli altri strumenti musicali, la voce è uno strumento intangibile.


Come si insegna uno strumento invisibile?

Cantare è una gesto innato e chi ha talento in “canta” in maniera naturale.


Diverso è cantare gestendo con consapevolezza la propria voce, gestire questo strumento sul lungo
periodo. La tecnica serve appunto a questo, a cantare meglio, a supportare una performance e come
per qualunque altro strumento c'è bisogno di disciplina e studio.
Cantare significa avvicinarsi al mondo della musica e a tutte le sue parti (il senso armonico, il senso
melodico, lo stile,) e questa cosa la si può fare solo studiando
Quando si sceglie uno stile musicale bisogna comunque avere un minimo di conoscenza del
repertorio che si sta affrontando. Cantare una canzone pop melodica italiana richiede un approccio
diverso rispetto ad una canzone cella tradizione soul o blues.
In più penso che, sia per motivi tecnici che di salute, serva moltissimo essere consapevoli del
proprio corpo e di come questo venga coinvolto nel cantare. Cantare correttamente significa non
stancarsi, significa appunto evitare di rimanere afoni o senza voce.

Esiste una tecnica per cantare? Il canto resta avvolto da un mistero visto che ogni voce è
unica.

Esiste sicuramente una tecnica base (la respirazione, i vocalizzi) poi si sono sviluppati diversi
metodi. Io ho iniziato studiato con una cantante lirica, ho studiato il metodo di Seth Riggs, ho
affrontato il metodo Voice Craft, prima di arrivare ad una mio personale modo di affrontare la
vocalità. Ci sono persone che poi sono particolarmente dotate ma studiare non significa snaturarsi,
la nostra voce è come il nostro volto, è unica. Studiando si può migliorare il proprio suono, si può
imparare ad usare meglio i risuonatori, di far uscire meglio gli armonici.

Ci sono stati dei casi nella musica italiana di artisti che utilizzavano una tecnica vocale se non
sbagliata, almeno discutibile. Si è sentito un suono che lasciava presagire il rischio di problemi
di salute. Un tuo pensiero riguardo a questo.

Ci sono personaggi che sono usciti alla ribalta appunto perché utilizzavano quel tipo di suono e la
produzione ha puntato su quello per renderli riconoscibili e per avere un riscontro immediato.
Quando alcuni ingranaggi partono poi è difficile fermarsi e prendersi cura della propria voce. Si
arriva poi però ad un punto in cui bisogna per forza fermarsi.
Personalmente penso che ognuno abbia la propria vocalità unica e speciale, bisogna solo
individuarla ed educarla. Quando insegno nel mio piccolo cerco di trasferire appunto quella che è la
mia esperienza maturata negli anni. Può succedere che le condizioni di lavoro non siano semplici,
ma l'esperienza e lo studio ti consentono di prenderti cura della tua voce anche con piccole regolette
(respirare, riscaldarsi, vocalizzare) a cui però bisogna dare importanza per preservarsi.
Domanda Cattiva, Talent sì - Talent no?

Sono un po' di parte perché faccio parte di due programmi abbastanza importanti. Devo dire
piuttosto che no, sì. Anni fa si poteva portare il proprio materiale ad una casa discografica ed io ho
cominciato così. Oggi chi vuole cominciare non ha più questa possibilità. Per forutna c'è la rete che
permette a tutti di farsi conoscere ma anche lì ci vuole fortuna ed un investimento di partenza.

In un Talent, se riesci ad entrare visto che le selezioni sono molto dure, hai la possibilità di crescere
in maniera intensiva ed inoltre, può darti un minimo di visibilità. Negli anni si sono visti dei
personaggi che hanno cercato di crearsi un piccolo circuito di fans grazie a questo.
A “Ti lascio una canzone” i bambini arrivano e sanno che c'è una selezione e quindi danno anche
che chi entra deve lavorare duro. In quattro mesi di spettacolo i bambini fanno una grossa
esperienza visto che vengono seguiti dai vocal coach gli preparano la performance che andrà in
onda.
Se invece l'esperienza va male, bhè, anche quello fa parte della vita del musicista. Le canzoni si
studiano, non si imparano per grazia ricevuta. Tuttora se devo preparare un repertorio devo
studiarlo. Bisogna essere in grado di produrre un certo suono, uno stile e per farlo bisogna studiare.

La vita in tournè è un mondo a parte. Il tuo ricordo più bello.

I ricordi sono tantissimi. Forse il ricordo più bello è quello di un concerto con Ramazzotti. Dove
c'erano 80000 persone in uno stadio che cantano tutti assieme e cantano talmente forte che non
riesci a sentire nemmeno quello che hai in cuffia. La meraviglia di questo mestiere è sapere che si
sale sul palco e la musica sa essere talmente viscerale e coinvolgente che tutto passa in secondo
piano. Quando sei sul palco hai la sensazione di una grande energia, senti che le persone sono lì per
fare musica insieme. Le canzoni alla fine sono questo, sono un mezzo per esprimere la gioia di stare
insieme. E' per sperimentare questa fusione che alla fine dei miei percorsi didattici metto sempre
uno spettacolo in modo da coinvolgere chi ha partecipato. Si capisce allora che si studia per mettere
in pratica, si studia tanto per realizzare una bella performance sul palco.

Un artista o un gruppo che ti appartiene dal punto di vista affettivo. Cosa piace cantare a
Moncia Magnani.

In Italia abbiamo avuto tantissimi autori. Io ho amato tantissimo Endrigo, Battisti, Tenco. Negli anni
è ovviamente cambiato lo stile comunicativo ed oggi mi piace come scrivono Jovanotti, Tiziano
Ferro, Elisa. Una mia recente scoperta è stata Vasco Rossi. Ho scoperto “Sally” da poco e devo dire
la verità che quando un testo è importante e dice delle cose profonde, non fai fatica a cantarlo. Se
posso invito i ragazzi che studiano con me a leggere bene il testo. Prima di cantare, leggere il testo
aiuta a capire perché quella canzone ci piace tanto. Mi piace cantare canzoni, anche semplici, ma
che abbiano qualcosa da raccontare.

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