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PIANISMO JAZZ

Premessa

Il pianista di jazz è un pianista che ha una “competenza sintattica” sui linguaggi (Piras). A
questa competenza aggiunge la propria sensibilità e le proprie scelte estetiche/etiche sulla
musica.
E' per questo che quando sentiamo un pianista che ci piace anche se lo imitiamo non
avremo mai l'impatto che egli ha sulla sua musica, perchè in lui la sintesi dei linguaggi è
personale, e segue il suo gusto, mentre noi avremo sempre un'altra sintesi, un altra
sensibilità: cioè, da qualsiasi punto noi partiamo, anche imitando tutto dell'altro, poi gli
sviluppi saranno sempre diversi..
In questo senso ognuno cerca il proprio stile secondo un'autenticità che si trova solo
scavando nel proprio intimo. E' un'operazione lunga. Ci vuole tempo, pazienza, umiltà e
sincerità.

3 libri consigliati

Lo Zen e il tiro con l'arco (Eugen Herrigel) edizioni Adelphi


Eccellere senza fatica (Kenny Werner)
Maestro di te stesso (Federica Righini – Riccardo Zadra) Edizioni Curci

Impostazione di massima

Il pianoforte nel jazz si puo’ impostare in 4 situazioni:

 piano solo: bassi, voicing e canto divisi nelle due mani


 duo: bassi (sinistra) e voicing (destra) quando accompagna (oppure voicing e
melodia se suona con un contrabbasso)
 trio: voicing (sinistra) canto o improvvisazione (destra)
 quartetto o quintetto: voicing distribuiti tra destra e sinistra, in questo caso il
comping (accompagnamento) puo’ estendersi anche a 5 voci.

Strategie di studio

STRUMENTI INDISPENSABILI:
Dischi, stereo vicino al pianoforte, metronomo, libri (real book e manuali).

Dividere il lavoro in:

teoria (razionalità)
armonizzazione (approccio organistico) uso del pedale, ballad
improvvisazione (time, fisicità)1 non uso del pedale
1
In un successivo momento non esisterà solo il gesto nella fisicità e il contenuto nell’approccio organistico. Anche (e
soprattutto) nel fraseggio cercheremo il contenuto e faremo uno studio appropriato, ma prima consiglio di dividere le
competenze e anche lo studio, per non mettere troppi parametri insieme e non fare confusione.
composizione approccio creativo personale (rallentare il
processo creativo)
esibizione dal vivo gestione dell’emozione

Ci vuole pazienza quando si studia. Relax. Soprattutto non facciamo confusione nello
studio dei parametri, ricordiamoci che se stiamo sviluppando un parametro sicuramente un
altro entra automaticamente ma forse non lo teniamo sotto controllo. Trovare l'equilibrio tra
l'apprendimento del contenuto e quello del gesto.
Per le cose belle ci vogliono tempi da artigiano.
Un artigiano ha bisogno di calma, di un ambiente tranquillo. Una bottega non è
un’industria, e deve fare un uso giusto della tecnologia…(usare gli strumenti moderni
come i programmi Finale, Transcribe, Band In A Box, ma continuare a usare anche la carta
su cui scrivere e il metronomo...)

Ci sono diversi tempi per lo studio (parliamo di studio avanzato, quello che non ha
difficoltà tecniche basilari e di lettura...). Per entrare in un brano bisogna suonarlo molte
volte. Però prima di farsi prendere dal gesto (che è quello che fa vivere la musica) è
importante RALLENTARE per studiare i voicing, il tocco, insomma mettere in ordine le
priorità attraverso il SENSO CRITICO e fare delle scelte CHIARE alla base di una
interpretazione.
Poi, come diceva mi sembra Virginia Woolf, dopo che si è letto un libro bisogna aspettare
che ci si posi la polvere sopra, e solo allora va riletto: così per gli standard e le song...

Cambiare BPM, metro e tonalità ci fa vedere il pezzo sotto aspetti diversi.

Improvvisazione: siamo in corsa. La creazione del contenuto è una percentuale data da


diversi fattori (concentrazione, conoscenza del pezzo, velocità, dimestichezza con la
tonalità). Se noi ci aspettiamo di trovare l'improvvisazione del secolo per grazia divina ci
sbagliamo di grosso. Certo, l'ispirazione e il nostro “associarci” alla musica è importante,
ma lo è altrettanto il senso critico e culturale.
Nel mio percorso credo (e spero) di aver fatto questo: associato – dissociato – equilibrio.
Mi spiego: per molti anni mi sono coinvolto nella musica, poi mi sono dissociato pensando
a cosa stavo facendo, fino però a diventare ipercritico. Ora sto cercando di trovare
l’equilibrio tra queste due componenti.

All’inizio è come spostare una montagna

L’apprendimento del jazz avviene attraverso un atto creativo, perciò più che essere
metodici, nel senso sterile del termine, io consiglio di essere “curiosi ma rigorosi”. Curiosi
nel senso che se ascoltiamo una cosa che ci piace giochiamoci come bambini per ore
intere (l'apprendimento avviene attraverso il piacere). Rigorosi perché il bravo jazzista
conosce il sistema temperato alla perfezione e non lascia mai niente al caso (a meno che
non sia voluto).
Altra cosa: le strategie di studio vanno personalizzate. Ognuno impara i propri sistemi di
apprendimento durante il suo percorso e li scopre da solo. E’ come quando per la prima
volta guadagnamo dei soldi: ciò che si ottiene con impegno e sudore ha sempre più valore
di ciò che ci viene regalato, e ci dà psicologicamente più forza e sicurezza.
Certamente l’insegnante può essere dispensatore di consigli preziosi, ma questi vengono
recepiti dall’allievo in un determinato momento del suo percorso. Spesso alcuni consigli
sono prematuri, e quindi bisogna tenerli presenti ma sapere che si interiorizzeranno solo in
un secondo momento.
All’inizio è come spostare una montagna, perchè tutti i parametri vanno tenuti sotto
controllo: ritmo, melodia, armonia, timbro...
Ricordiamoci anche che il nostro sviluppo musicale è legato alla “percezione”. Dire che
certe volte si migliora a suonare “non suonando” non è sbagliato. La maturità si acquisisce
attraverso tanti altri momenti di crescita che si riflettono nella nostra musica.

Lo stress arriva quando sono aperti più canali. Se riusciamo ad averli sotto controllo non
c’è problema. Per questo se noi dobbiamo tenere sotto controllo troppi parametri in musica
facciamo fatica, proprio in fase di studio. Cerchiamo di capirli e non accumularli.
Cerchiamo quantomeno di gestirli, diminuendo le difficoltà di un canale se sappiamo che
in un altro arriveranno i problemi (per esempio rallentando la velocità o dandoci dei limiti
più semplici nella gestione armonica, o nel fraseggio).
Una delle cose più difficili da capire per un interprete di musica colta che si avvicina al jazz
è che lo sviluppo di ciò che si suona dipende dalla creazione di un gusto maturato
attraverso gli ascolti. E' il concetto di linguaggio, cioè di una lingua viva, parlata, e non di
un segno depositato sulla carta. Per questo anche in fase di sola armonizzazione il
risultato non dipende solo dalla nostra tecnica o dalla nostra preparazione musicale, ma in
definitiva dipende da un gusto formato: è come se l'orecchio richiedesse in anticipo a noi
un certo tipo di voicing o di tecnica da applicare.
Da qui poi passiamo a parlare del contenuto in rapporto al gesto. Se voglio un approccio
più armonico allo strumento devo pensare più lentamente (come fa Monk).
Se voglio un approccio più gestuale consiglio di studiare con le gambe stese e rilassate
per capire che l'energia e' nel corpo, togliendo tutti i movimenti inutili. Secondo Steve Kuhn
l'energia deriva addirittura dalla punta del piede.

Condizioni imprescindibili per improvvisare:

Suonare a memoria. Perchè? Perchè è musica VIVA.


Imparare gli standard (molti studenti non li sanno)

Imparare il tema

Priorità:

NON ANDAR FUORI STRUTTURA


METRONOMO!

Suonare sugli accordi sganciandosi dalla parafrasi del tema

Capacità di ascoltarsi, di autoalimentarsi... EAR TRAINING

Il tocco è come la personalità: va cercata.


APPUNTI

PIANO SOLO

Qual è l’approccio bianco e quello nero?


Come si fa a suonare puliti ma con l’intenzione sporca?
Perché vuoi suonare pulito? Perché ti piace il controllo dello strumento senza spingere.
Questo però ti chiude altre porte… ma basta saperlo. Se vuoi aprirle basta sporcarsi un
po'. In questo sento che la musica è veramente un atto intimo che va a toccare i lati più
profondi del mio carattere e del mio essere. Quando improvvisi sapere quanto eti/esteti-
camente ti CONCEDI di sporcare, perchè solo di lì può nascere qualcosa. Pensa a una
casa perfetta, pulita e in ordine... e poi pensa a una casa piena di bambini, pensa a quanto
calore ti darebbe. Il cambiamento che devi fare è di togliere un po’ di schema e tornare un
po’ di più a perderti (riassociarsi...)

Concentrazione e relax. Essere “in time”.


Spesso nel piano solo c’è troppo pieno. Anche in Cecil Taylor sento poco respiro.

Rette parallele

Uno stato di interesse avviene quando c’è uno scontro di parametri, non un parallelismo.
Se muovo 2 parametri non creo interesse.
Se lascio fermi 2 parametri non creo interesse.
Se muovo 1 parametro e lascio fermo l’altro creo interesse.

Armonizzazione

Quando armonizziamo al pianoforte andiamo lentamente, e pensiamo da arrangiatori.


Eliminiamo tutti i difetti “pianistici” e pensiamo da organisti. Dobbiamo fermare il tempo e
concentrarci sulla bellezza di ogni voicing.

(Da una mail)

Solo una piccola riflessione.


Dopo la lezione di lunedì in cui avevo promesso a S. che avrei armonizzato Polkadots &
Moonbeams mi sono messo nei ritagli di tempo a darci un'occhiata.
Ho dato un'occhiata alle trascrizioni del grande Bill Evans, e devo dire che armonizzare un
brano comporta veramente tanto tanto tempo. E' esattamente come una ricetta. Se
facciamo fare il ragù a 100.000 nonne in Romagna verranno fuori 100.000 ragù diversi.
Basta un pizzico di sale in più, una foglia d'alloro, qualche minuto in più di cottura...
Esattamente come l'armonizzazione. E' per questo che si dice che Bill Evans stesse delle
ore su un voicing.
Per cui, a meno che non dobbiamo fare un arrangiamento, non serve molto scrivere
l'armonizzazione, ma serve di più suonarla e sentirla VIVA.
Quindi, per concludere, bisogna fare assimilare al nostro corpo e al nostro orecchio tutte
le tecniche possibili. Il mio consiglio è di avere calma quando ci dedichiamo a questo
lavoro, e non spingere mai: lasciate respirare il suono... Non bluffate mai, non mentite a
voi stessi, e cercate, comunque, una COERENZA su come state conducendo il brano.
Se iniziate una armonizzazione in modo scarno portatela avanti così, e sarà molto più
bella da sentire che una armonizzazione complessa nella fase iniziale che però non
riuscite a mantenere. Ok?

Comping

Evitare di spezzare o arpeggiare l’accompagnamento della sinistra a meno che non si tratti
di una scelta consapevole. In generale tutte le “tecniche” pianistiche (arpeggi, trilli, cluster,
stride piano… ) dovrebbero essere funzionali alla musica. I grandi maestri come Bill Evans
e Thelonious Monk sono un esempio di ciò.

Ogni tanto mi dimentico di quanto è bello suonare il pianoforte,

...di quanto sia bello spingere i tasti, insieme. Non è solo il concetto di armonia che
esprimo, ma quella sensazione di intimo calore che questo strumento trasmette da 300
anni. Sul pianoforte suoniamo Chopin. E Ellington. Possiamo suonare un adattamento di
un'opera. E’ uno strumento autarchico, che si basta da solo per creare bellezza. Me ne
accorgo anche in questo periodo che sto studiando su una tastiera elettronica. Ma è il
concetto: gli 88 tasti, come una tavolozza di colori.

Suonare il pianoforte facendo sentire i 3 registri: se noi suoniamo con sicurezza non si
sentirà la mancanza di niente, anzi sarà ancora più godibile sentire affiorare di tanto in
tanto i bassi, l’armonia e il lirismo.

Verso che pianismo stiamo andando? Un pianismo di sintesi, ma TESO. Dopo Corea chi?
Craig Taborn?

Stiamo andando verso un pianismo o verso un TASTIERISMO? In fondo è il concetto di


tastiera, che da secoli si fa avanti, non quello di pianoforte. I contesti che accolgono il
pianoforte cambiano col tempo.

Danilo Rea

Secondo Danilo Rea dovrei legare di più, magari togliere un po' di sinistra (di armonia
evansiana) per liberare la destra. Suonare come lui dice “cromatico”, alternare la melodia
a cromatismi jazzistici. Danilo usa le none vuote nella sinistra che gli danno quella sonorità
POP caratteristica del suo stile.

Gesto e contenuto

Di solito il gesto è più veloce del contenuto. Se vuoi più contenuto devi rallentare il gesto.
Cosa spiego ai miei allievi? Che quando studiano le armonizzazioni devono evitare il
gesto. Pensiamo a Flores: è in gran parte sintesi di contenuto, più che di gesto.
Gesto e contenuto: se inverto il gesto e il contenuto in due pianisti viene fuori un disastro.
Provate a suonare i cluster di Monk col tocco di Bill Evans, o i voicing di Bill Evans col
tocco di Monk...

L'agogica del pianobarista

Il modo tipico di suonare “da nave” crea un rubato che segue la melodia. Non è sbagliato,
anzi, è piacevolissimo (penso a chi il pianobar lo sapeva suonare bene, prima dell'avvento
delle basi o dei sequencer). Però non è jazz. Perchè nel jazz il time rimane OGGETTIVO,
e solo all'interno della griglia della song si interpreta ritmicamente il tema.

Less is more

In piano solo non si deve sentire la mancanza di niente. Non devo sentire la MANCANZA
del contrabbasso, perchè io suono il piano. Chi l'ha detto che ci deve essere il
contrabbasso?
Per fare questo seguire questo criterio: meno si è più si deve togliere. LESS IS MORE,
come dicono gli americani.

Fare sempre una scala di priorità quando si suona. Visto che la musica è performativa
siamo noi a decidere a chi dare preminenza e cosa si può tralasciare. Quando siamo in
equilibrio coi parametri allora arriva l'emozione.

Capacità di AUTOALIMENTARSI, come un orologio da polso che si ricarica da solo.


Appena forziamo sul pianoforte (o su altri strumenti) fermiamo il flusso, lo sentiamo e
stiamo male.

Quando suono i bassi (tipo walking ma non solo) devo stare nel registro dei bassi.

Solodado

Ho partecipato a un piccolo seminario di Dado Moroni in cui ha parlato del piano solo:

- uso delle decime e dello stride


- uso del drop 2 e dei block chords partendo dal basso (risulta meno naturale alla mano
ma musicalmente è molto bello)
- uso dei controcanti (alla Barry Harris)
- come diceva Oscar Peterson puoi riempire dei vuoti di fraseggio della destra con parti
armonizzate.

Aprire ai parametri

Qual'è la differenza tra l'approccio interpretativo e quello performativo?


Il suono. Appena suono io apro ai parametri, e tutto è nuovo. Invece l'approccio
interpretativo PREPARA il suono, fino all'ultimo, cercando la perfezione; ma così si chiude
la strada...
Tocco Monk-Corea: un po' spinto, sui tempi medio-veloci. Leggera pressione delle dita sui
tasti: gusto per gli accenti (gesto). Uso dei cluster (contenuto).

Accompagnamento

Allenarsi (ad esempio su un 3 quarti scorrevole come Someday My Prince Will Come) a
lasciare andare solo la sinistra. Allenarsi in modo casuale a togliere la destra. Questo
vuoto non ci deve più spaventare. In questo modo non avremo paura, il brano scorrerà e
noi faremo le pause nei fraseggi della destra.

Siamo pianisti, non trombettisti

Ricordarsi sempre che suoniamo il PIANOFORTE: cioè io posso allenarmi a cantare come
se suonassi uno strumento a fiato, ma poi “organologicamernte” il pianoforte è portato a
far sentire più voci, più suoni contemporaneamente, e ha un'indole percussiva: per cui
aprire la mano alle ottave nella destra, ai bicordi...

Canto “brasiliano”

Studio su Chega de saudade

Allenarsi a suonare il tema indietro e in avanti, anticipando e ritardando

Lap Dance!

Esempio del ballerino in una coreografia con un oggetto inanimato (o come mi suggeriva
un mio allievo smaliziato la Lap Dance). Stessa cosa è il tempo metronomico. Dobbiamo
essere noi ad adattarci a lui. E a rendere morbido e dinamico il movimento.

Ieri si suonava di più

...nei locali, nei piano bar...magari la qualità era peggiore, ma si aveva più tempo per
suonare. Oggi è tutto quasi troppo “ottimizzato”.

Spartiti senza tema

Con Ada Montellanico alcuni spartiti non avevano il tema. Di solito per me è indispensabile
per capire l'armonia, ma in questo caso mi ha aiutato a liberare di più la percezione...

Descrivere la dinamica base del trio


Il trio jazz alla fine è una questione di EQUILIBRIO TIMBRICO!
ASCOLTI CONSIGLIATI

Qui sotto ho fatto una lista dei pianisti utili da conoscere per una generale idea del
panorama jazzistico. I pianisti sono stati divisi per decenni, seguendo un criterio ormai in
uso nelle varie discografie sul jazz. Una concezione moderna della storia della musica
però tiene conto di un’idea “SINCRONICA” dell’evolversi musicale, per cui i musicisti posti
in un decennio sono chiaramente stati attivi in altri periodi, sia precedenti che posteriori.
Oltre a questo la scelta è stata dettata da un percorso personale di conoscenza e di gusto.

ANNI 20

JAMES P. JOHNSON
JELLY ROLL MORTON
WILLIE “THE LION” SMITH

PERIODO BOOGIE:
Albert Hammons / Pete Johnson / Pine Top Smith / Blake Eubie / Fate Marable / Henry Ragas

ANNI 30

EARL HINES
ERROLL GARNER
FATS WALLER

Joe Bushkin / Don Ewell / Teddy Napoleon / Teddy Williams / Mary Lou Williams

ANNI 40

DUKE JORDAN
ELMO HOPE
TEDDY WILSON

Milton Buckner / Johnny Guarnieri / Al Haig / Eddie Heywood / Billy Kyle / Jess Stacy / Ralph Sutton

ANNI 50

AHMAD JAMAL
JOHN LEWIS
HAMPTON HAWES
DAVE BRUBECK
GEORGE SHEARING
NAT KING COLE

Billy Taylor / Bengt Hallberg / Dick Hyman / George Wallington / Walter Bishop

ANNI 60

BILL EVANS
HORACE SILVER
ANDREW HILL
BARRY HARRIS
CEDAR WALTON
CLARE FISHER
BOBBY TIMMONS
DON PULLEN
HANK JONES
JAKI BYARD
CECIL TAYLOR
MAL WALDRON
PAUL BLEY
TOMMY FLANAGAN

ANNI 70

DOLLAR BRAND
GEORGE CABLES
JOE ZAWINUL
KENNY BARRON
MISHA MENGELBERG

ANNI 80

GERI ALLEN
HAL GALPER
JOHN TAYLOR
MARTIAL SOLAL
MONTY ALEXANDER
MULGREW MILLER
RICHIE BEIRACH
ALEX VON SCHLIPPENBACH
FRANCO D'ANDREA

ANNI 90

MICHEL PETRUCCIANI
LUCA FLORES
ENRICO PIERANUNZI
BOBO STENSON
EGBERTO GISMONTI
GONZALO RUBALCABA
KENNY WERNER
BOJAN ZULFIKARPASIC
BRAD MEHLDAU
MICHEL CAMILO
FRED HERSCH

ANNI 2000

MISHA ALPERIN
MATTHEW SCHIPP
KEVIN HAYS
ANTHONY COLEMAN
STEFANO BATTAGLIA
VIJAY IYER
CRAIG TABORN
FABRIZIO PUGLISI
ROBERT GLASPER
JASON MORAN
LATIN
RUBEN GONZALES
CHUCHO VALDES
ERNESTO LECUONA
HILTON RUITZ

HECTOR INFANZON (MESSICO)

LIBERA IMPROVVISAZIONE
CECIL TAYLOR (album Silent Tongue)
PAUL BLEY
MATTHEW SCHIPP
KEVIN HAYS
ANTHONY COLEMAN
KEITH JARRETT
CRAIG TABORN
ANTONELLO SALIS
ENRICO PIERANUNZI
STEFANO BATTAGLIA
FRANCO D’ANDREA
LUCA FLORES
FABRIZIO PUGLISI
VERYAN WESTON (LONDRA)
ALEXANDER VON SCHLIPPENBACH (BERLIN)
AKI TAKASI (BERLIN)
JAQUES DEMIERRE (GINEVRA)
HERBERT HENCK (SVIZZERO) interprete
CHRISTIAN WALLUMRØD
RAN BLAKE
MISHA MENGELBERG
WAYNE HORVITZ
GUUS JANSSEN

GLOBE UNITY
QUARTETTO ANTHONY BRAXTON CON MARILYN CRISPELL
ROSCOE MITCHELL (ART ENSEMBLE OF CHICAGO)
GEORGE LEWIS (TROMBONISTA)

STREAMING: ALBUM CON MUHAL RICHARD ABRAMS, ROSCOE MITCHELL E GEORGE LEWIS

BLUES, STILE NEW ORLEANS


PHINEAS NEWBORN JR. (BLUES FOR THE LEFT HAND ONLY)
HENRY BUTLER (MIDI) (WWW.TRADEBIT.COM)
ALLEN TOUSSAINT
FATS DOMINO
TUTS WASHINGTON
DR. JOHN
JAMES BOOKER
PROFESSOR LONGHAIR
CONTAMINAZIONI - MUSICA SCRITTA

Frederic Mompu (francese) primi novecento musica per piano


Kapustin
Goulda