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Nel Vangelo di oggi, vediamo che Gesù prende vari precetti della Legge antica e dà ad essa un nuovo senso.

Possiamo vedere questo quando ricorre una piccola frase. “ma io vi dico…”. Con queste parole Gesù dà
nuovo significato agli antichi precetti. E questo non è altro che ciò che aveva preannunciato all’inizio del
Vangelo di oggi: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire,
ma a dare pieno compimento”.

L’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi (6,12) riferisce che esistevano dei cristiani i quali
precisamente ritenevano che Gesù era venuto ad abolire la Legge e i Profeti, e che pertanto tutto fosse
lecito. Si cercava già allora di giustificare ogni azione, sradicandola da qualsiasi regola morale. Il Vangelo
rifiuta quest’idea. Infatti la Legge e i Profeti non possono essere aboliti, semplicemente perché non può
essere abolita la distinzione fra il bene e il male, fra giusto e ingiusto, fra virtù e vizio.

San Tommaso d’Aquino riguardo a questo brano evangelico, ci dice che: “La legge nuova sta alla legge
antica come il perfetto all’imperfetto. Ora, tutto ciò che è perfetto dà compimento a quanto manca
nell’imperfetto. E in questo senso la legge nuova compie la legge antica, colmandone le mancanze”

Possiamo considerare due cose: il fine e i precetti della legge

1 – riguardo al fine dobbiamo dire che il fine di ogni legge è di rendere gli uomini giusti e virtuosi 1. Anche la
legge antica cercava la salvezza degli uomini, ma siccome ne era incapace, questo avveniva soltanto
attraverso le rappresentazioni e le parole che venivano fatte nei vari riti. In questo senso, la Legge nuova
del Vangelo, dà compimento alla legge antica salvando in virtù della Passione e Morte di Cristo, come dice
San Paolo: “Ciò che era impossibile alla legge, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una
carne simile a quella del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si
adempisse in noi”2.

2 – riguardo invece ai precetti, le legge nuova completa l’antica in quanto dà compimento a ciò che questa
prefigurava. S. Paolo infatti parlando dei precetti cerimoniali, dice che erano «ombra delle cose future,
mentre la realtà», cioè la verità, «è Cristo» [cf. Col 2, 17]. Per questo la legge nuova è anche detta legge
«della verità», mentre quella antica è detta «delle figure», perché rappresentava ciò che sarebbe avvenuto.

Cristo inoltre col suo insegnamento, dà compimento alla legge in tre modi:

spiegandone il vero significato. Ciò è evidente nel caso dell'omicidio e dell'adulterio, la cui proibizione gli
Scribi e i Farisei riducevano al solo atto esterno: e quindi il Signore diede compimento alla legge, mostrando
che anche gli atti interni ricadono sotto quella proibizione

indicando la maniera più sicura per osservare le norme date dall'antica legge. P. es., ordinava di non fare
spergiuri: per maggior sicurezza, ci si astiene del tutto dal giurare, eccetto casi di necessità

aggiungendo consigli di perfezione; come quando il Signore dice al giovane ricco: "Una sola cosa ti manca.
Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto ciò che hai, ecc.". (STh 1-2, 107, 2).

Chiediamo allora alla Vergine Maria la grazia di compiere i comandamenti seguendo gli insegnamenti del
Signore. Sia lodato Gesù Cristo!

1
Q 92, a 1
2
Rm 8, 3