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Aaron Copland è stato un compositore americano, nasce nel 1900 a New York.

Incomincia molto presto i


suoi studi e dopo pochi anni si trasferirà a Parigi per studiare con Nadia Boulanger. Nel 1924 fa il suo ritorno
in patria, ed è da qui che parte la sua produzione, con influenze dalla musica classica, contemporanea, jazz
e dal folklore americano. Nel 1947, dopo aver composto la sinfonia numero 3, il clarinettista Benny
Goodman gli commissionò la scrittura di un concerto per clarinetto. Benny Goodman lasciò quasi la totale
libertà nella composizione, eccetto l’esclusiva nell’esecuzione per i primi due anni. Per questo Goodman
pagò Copland 2000 dollari. Ci fu solo una piccola discussione su un momento prima della cadenza per via di
ripetizioni che appesantivano il pezzo. In quel periodo Copland si trovava a Riode Janeiro come docente e
direttore d’orchestra. Ad agosto del ’48 in una lettera diceva che non era a buon punto con la composizione
mentre il 6 dicembre dello stesso anno scrisse una lettera al compositore Carlos Chavez che aveva ultimato
il lavoro e che ne era soddisfatto. La prima venne trasmessa su NBC Radio con la NBC Symphony Orchestra
diretta da Fritz Reiner e al clarinetto, ovviamente, Benny Goodman. Molti sostengono che la vera prima
esecuzione pubblica venne fatta da Ralph Mclane con la Philadelphia Orchestra sotto la guida di Eugene
Ormandy. Questo avvenne verso la fine della scadenza dei due anni di esclusiva che Benny Goodmann
aveva pagato, forse anche sostenuta dallo stesso Copland per fare pressioni su Benny Goodman che
continuava a rimandare l’esecuzione della prima in pubblico.

Il concerto è formato da due movimenti collegati fra loro dalla famosa cadenza con il clarinetto a solo senza
nessun accompagnamento. Questo rende la forma del concerto particolare perché lo rende quasi come un
concerto in unico movimento. La presenza elevata di sincopi e costanti cambiamenti nel metro ritmico e
melodico, rende il concerto quasi una composizione jazz, ma nonostante questo viene considerato un
concerto inevitabile nel repertorio del clarinettista classico. Questo, a mio parere, rispecchia anche quello
ch’è stata la carriera di Benny Goodman, il quale si formò come clarinettista classico e solamente in seguito
si avvicinò al jazz. Quindi comunque l’impronta la possiamo considerare classica. Anche perché Copland
non era un compositore propiamente jazz, anche se nelle sue composizioni si sentono comunque le
influenze di questo mondo.