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34 LA TECNICA LA TEORIA

42. Triadi minori (quintine)

In ogni accordo vengono suonate tutte e cinque le note che sono contenute tra la tonica e la quinta. Si viene
così a formare un gruppo irregolare che occupa lo spazio di due quarti. Si dice irregolare poiché il numero
corretto di ottavi da suonare nello stesso spazio è di quattro. Fate sempre riferimento alla scala maggiore sulla
quale si formano i tre accordi per non sbagliare le note che formano le quintine.Trasportate il modello per toni
e cromaticamente.

IMPROVVISAZIONE 4

Con questi accordi abbiamo anche anticipato l'uso delle scale a loro relative, che saranno approfondite
parlando del sistema modale. Potete improvvisare considerando la scala di Do maggiore come multifunzionale,
suonandola partendo da gradi differenti e pensando soprattutto alla melodia che si vuole creare sopra ai singoli
accordi. Cercate di cogliere a fondo la differenza che c'è tra gli accordi maggiori e quelli minori, usandoli a
vostro piacere e rimanendo sempre nella stessa tonalità. Ad esempio, in Do maggiore avete a disposizione:
I = Do maggiore, II = Re minore, III = Mi minore, IV= Fa maggiore, V = SOL maggiore, VI = La minore.
Collegateli come meglio credete utilizzando anche i rivolti che moltiplicheranno le possibilità. Improvvisate
liberamente, senza sentirvi obbligati a seguire una forma prestabilita, oppure regolatevi su brevi periodi che
possono variare da 8 a 16 misure. È preferibile comunque che la vostra concentrazione sia assorbita
completamente dal suono e dall'immagine che volete ricreare. Non dimenticate naturalmente che per un buon
strumentista è fondamentale andare a tempo, non concedete quindi la vostra attenzione alla sola mano destra
ma seguite contemporaneamente la sinistra che regge il tempo ed è parte integrante del discorso musicale. Le
due mani vanno seguite contemporaneamente; se vi inceppate nel tempo è probabile che stiate esagerando con
il fraseggio alla mano destra, mettete quindi tutto in relazione alla sinistra e basate la vostra tecnica su questa
mano. E ripeto ancora una volta: pensate a quello che state suonando, penetrate il linguaggio musicale e
suonare diventerà un vero piacere per voi e per chi vi ascolta.

43. Le scale modali

Questo termine viene oggi utilizzato nella teoria musicale occidentale per indicare una organizzazione di
scale con differenti successioni intervallari. L'origine del termine risale alla musica antica, partendo dalla
teoria musicale greca, passando attraverso le melodie gregoriane toccando anche culture orientali come quella
cinese, giapponese, coreana ed altre. C'è stato un forte utilizzo anche nella musica jazz, grazie a John Coltrane,
sassofonista che nella seconda metà degli anni 50 ha caratterizzato un importante periodo stilistico definito
appunto modale. Le scale modali sono sette, nell'ordine: ionico (scala maggiore), dorico, frigio, lidio,
misolidio, eolio (scala minore naturale), locrio. Ogni modo ha una caratteristica ben precisa data dalla sua
successione di intervalli. Ricordare la successione di intervalli di ogni singola scala può risultare complicato,
perciò consiglio due punti di riferimento che possono semplificare tutto. Il primo riferimento è la scala
maggiore, che credo a questo punto dobbiate conoscere perfettamente in tutte le tonalità. Partendo dal primo
grado di ogni scala maggiore abbiamo l'intera successione dei modi relativi a quella scala. Ad esempio: scala

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di Re maggiore: I = ionico, II dorico di Mi, III = frigio di Fa diesis, IV = lidio di Sol, V = misolidio di La.
VI = eolio di Si, VII = locrio di Do diesis. La scala modale prende sempre il nome dalla nota di partenza. Quindi
se voi volete il misolidio di Sol sapete che: misolidio = V, scendete di una quinta seguendo a ritroso gli
intervalli della scala maggiore e arrivate a Do. Il misolidio di Sol parte dal V grado della scala di Do. Oppure:
lidio di Sol: lidio = IV, scendete di una quarta e arrivate a Re. Il lidio di sol parte dal IV grado della scala di
Re. Il secondo riferimento sono le triadi. Alle triadi maggiori corrispondono: 1= ionico, IV= lidio, V=
misolidio. Alle triadi minori: II = dorico, III = frigio, VI = eolio. Manca la triade diminuita che ancora non
abbiamo studiato, VII alla quale corrisponde il locrio. È importante conoscere i modi in relazione agli accordi,
per avere più scelta nell'improvvisazione. Il modello occupa sette misure, una misura per modo su tutta
l'estensione della scala maggiore. E importante studiare le scale modali con la diteggiatura corretta, questo
vi eviterà problemi nella velocità.

4 3 2

2 3 1 Jr 3 4 1 3

3 2 1 2
3 2 1 4

3 2 1 3 2 1 - , 2 1

4 3 2

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3 2 1 3 2 1 2

2 3 1 4 5

4 3 2
3 2 1

3 2 1 3 2 1 2 " 4 3 2 1 5 4 3 2 — 3 2 ,
1 3 2

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2 3
2 1 2 3

3 2 1 4 :~^> i 2

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3 2 1 3 2
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2 3 3 4 1

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3 2 l 3 2 1 2 3 2 1 3 2 1 3 2

4 3 2

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5 4 3 1 4 3 2 1

2 1 2 3

4 3 2 1 3 3 '32

44. Arpeggi modali

È simile all'esercizio precedente, sostituisce l'arpeggio alla scala. Il modello è di quattro misure.
Trasportate cromaticamente e per toni.

2 3 5

45. Scale modali con ritmo

Con questo modello, di sette misure, ci ricolleghiamo all'esercizio 1, con la differenza che il ritmo suonato
dalla mano sinistra non rimane sulla tonica ma segue gli spostamenti delle scale modali. Le scale alla mano
destra si muovono parallelamente agli accordi.

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