COMUNICAZIONE D’IMPRESA
Anno Accademico 2016/2017
LA PROGETTAZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE:
ANALISI DELLE FORME ORGANIZZATIVE
SEMPLICI, GERARCHICO-FUNZIONALI E
DIVISIONALI
(CAP. 5, 6, 7 e 8)
Unit 4 – Slide 4.2.1
Lezioni del 25/26/27 ottobre 2016
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2016 McGraw-Hill Education s.r.l.
Capitolo 5
La progettazione
dell’organizzazione
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Obiettivi di apprendimento
1. Comprendere i concetti di struttura e
progettazione organizzativa.
2. Distinguere i criteri di specializzazione delle unità
organizzative.
3. Impostare e analizzare il problema
dell’aggregazione delle attività in unità organizzative.
4. Capire cosa sono e come funzionano i
meccanismi di coordinamento.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Contenuti del capitolo
Dimensioni e variabili della progettazione
organizzativa: specializzazione, confini,
coordinamento
La specializzazione delle unità
I confini delle unità organizzative
I meccanismi di coordinamento tra le unità
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Attori, risorse, attività: le
dimensioni delle relazioni
Strutturale
Risorse tecniche e fisiche necessarie per realizzare
un certo prodotto o servizio
Comportamentale
Aspetti sociali, psicologici e comportamentali che
qualificano le relazioni tra attori organizzativi
Informativa
Informazioni e conoscenze scambiate attraverso le
relazioni.
Contrattuale
Impatto del pilastro regolativo delle relazioni
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Gestire le relazioni
Approccio meccanico
Enfasi su dimensioni strutturale e contrattuale
Le relazioni assumono rilevanza in termini di
Intensità (forza delle connessioni)
Frequenza (ritmi di scambio e velocità con la quale
si svolgono le relazioni)
Incertezza (definizione della distribuzione di
probabilità associata ai diversi eventi possibili)
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Gestire le relazioni
Approccio comportamentale
Enfasi su dimensioni comportamentale e informativa
Le relazioni assumono rilevanza in termini di
Contenuto (oggetti, informazioni, conoscenze)
Caratteristiche delle variabili che descrivono il
comportamento degli attori
Motivazioni
Competenze
Potere
Leadership
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Le unità organizzative
Attori e attività all’interno di una unità organizzativa:
Interagiscono tra loro con maggiore intensità e
frequenza
Condividono risorse
Concorrono ad un risultato comune
Sono assoggettate a comuni indicatori di
performance
Condividono gli stessi meccanismi di coordinamento
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
La specializzazione delle unità
Criteri alternativi di specializzazione
Basata sugli input: guidata dalle caratteristiche
tecnico-economiche del processo di produzione e
trasformazione realizzato dall’organizzazione
Dà origine a unità chiamate Funzioni
Basata sugli output: guidata dalle caratteristiche di
varietà e variabilità dell’ambiente transazionale con
il quale l’organizzazione interagisce
Dà origine a unità chiamate Divisioni
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Specializzazione per input: esempi
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Specializzazione per output: esempi
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
La scelta del criterio di
specializzazione
Input vs. Output: le variabili da considerare
Varietà e nel numero delle relazioni con aree
distinte dell’ambiente transazionale.
Più numerosi sono i prodotti e i mercati serviti da
un’impresa, tanto più diviene opportuna una
focalizzazione dei managers di primo livello su
singole combinazioni prodotto/mercato.
Incremento nella variabilità e nel dinamismo delle
relazioni esterne.
La necessità di gestire le interazioni tra attività
attraverso unità “auto-sufficienti” aumenta se si
verificano situazioni che rendono programmabili le
relazioni tra le attività interne
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Vantaggi e svantaggi
Specializzazione per input:
Vantaggi: Orientamento all’efficienza, economie di
specializzazione e di apprendimento
Svantaggi: Orientamenti e obiettivi parziali
Specializzazione per output:
Vantaggi: Miglior controllo dei risultati complessivi,
relativi a un prodotto o a un mercato
Svantaggi: Minori possibilità di realizzare economie
di scala e di specializzazione; Duplicazione di
risorse.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I confini delle unità
Quali attività assegnare a ciascuna unità?
Analisi delle attività di base
Identificazione dei componenti elementari dei
processi di trasformazione e interazione
Analisi delle variabili-chiave
Parametri per effettuare l’aggregazione delle attività
Elaborazione delle alternative di aggregazione e
relativa analisi costi-benefici
Economie e costi di coordinamento
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Aggregazione delle attività e
economie
Economie di scala:
Indivisibilità tecniche e effetti di dimensione
Economie di specializzazione:
Utilizzo di risorse fisiche e cognitive dedicate,
apprendimento
Economie di raggio di azione
La stessa risorsa può essere impiegata nella
realizzazione di diversi output
Rendite da specificità
Una risorsa (attività) ha più valore se viene
combinata con un’altra particolare risorsa (attività)
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Aggregazione delle attività e
coordinamento
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Coordinamento attraverso feedback
Gerarchia in senso stretto
Coordinamento “a vista”: ordini, direttive
Efficace se chi dà ordini ha anche autorità formale e
conoscenze necessarie
Costi crescenti al crescere della complessità
Mutuo adattamento
Relazioniorizzontali
Autonomia degli attori
Reciproca interazione
Risparmio di energia direzionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Coordinamento attraverso
standardizzazione
Routine come programmi
Programma o un insieme di regole da eseguire qualora
sia riconosciuta una determinata condizione di
applicabilità al fine di raggiungere uno specifico obiettivo
[March e Simon, 1958]
Le routine
non emergono come selezione dei comportamenti più
efficaci adottati dagli attori organizzativi,
ma sono pianificate e formalizzate da un decisore centrale,
a cui spetta il compito di individuare le modalità di azione da
seguire in relazione al verificarsi di specifiche condizioni.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Coordinamento attraverso
standardizzazione
Routine come repertori
Modi di lavorare regolari e prevedibili che si sostanziano
in una sequenza di azioni coordinate da parte degli
individui [Nelson e Winter, 1982]
Comportamenti ordinati che
di fronte a un determinato evento (stimolo)
portano le persone a reagire allo stesso modo (risposta)
se tale comportamento produce un risultato soddisfacente e
il sistema lo premia (rinforzo)
Alla base delle routine vi è la conoscenza tacita,
– fare non codificabile che può essere appreso solo attraverso il learning by-
doing e by-copying
Il repertorio delle routine organizzative rappresenta il
patrimonio di conoscenze specifiche dell’organizzazione
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Coordinamento attraverso
standardizzazione
Nella realtà, le routine funzionano se gli attori
coinvolti nelle relazioni agiscono e prendono
decisioni
sulla base di un set di conoscenze comuni apprese
nel corso di percorsi codificati (standardizzazione
delle conoscenze);
alla luce di un insieme di regole e procedure
operative standard che definiscono in modo non
ambiguo la sequenza di azioni per realizzare una
certa attività (standardizzazione del processo).
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Semaforo vs. Rotatoria
Semaforo Rotatoria
Gerarchico Autoregolata
Rigido Flessibile
Programmato per sequenza fissa Capace di adattarsi alle contingenze
(intensità media del traffico) (intensità puntuale del traffico)
Regole Regole
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Le variabili chiave
Competenze e gli orientamenti degli attori
Combinazioni tra attori, risorse e attività
Interdipendenze tra attività
Effetti di scala
Preferenze degli attori
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Decisioni di aggregazione e confini
23
Il direttore generale di SILCA, un’impresa di medie dimensioni che produce su
commessa macchine per l’industria della carta, si rivolge ad un consulente esperto
di progettazione organizzativa per risolvere una serie di problemi di coordinamento
che coinvolgono la struttura aziendale. L’obiettivo è passare da un’organizzazione
in cui le attività dipendono tutte in modo diretto e indifferenziato dalla direzione
generale ad una struttura in cui le attività sono raggruppate in unità organizzative,
ciascuna delle quali fa capo ad un responsabile con obiettivi definiti e circoscritti.
Le attività di base da aggregare sono: (1) contatto preliminare con i clienti che
esprimono la loro esigenza; (2) progettazione preventiva, finalizzata a sviluppare
una prima ipotesi della macchina che l’azienda potrebbe offrire al cliente; (3)
Trattative di vendita, finalizzate a siglare l’accordo e definire le condizioni di
fornitura della macchina; (4) progettazione esecutiva, finalizzata a elaborare il
progetto finale della macchina da costruire; (5) decisione make or buy su quali
pezzi della macchina acquistare e quali produrre internamente; (6) acquisti dei
pezzi necessari da fornitori esterni (7) officine e magazzini per la produzione e lo
stoccaggio dei pezzi prodotti internamente 8) montaggio della macchina 9)
collaudo e messa in funzione presso la sede dell’azienda cliente 10) assistenza
post vendita per la risoluzione di problemi.
Fonte: Grandori, 1995
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Competenze e orientamenti
Competenze: conoscenze e abilità tecniche
Orientamenti: atteggiamenti e stili cognitivi richiesti
dalle attività.
Ruolo importante dell’incertezza
Se vi sono attività caratterizzate da affinità tecniche e
di orientamento aumenta la convenienza ad
aggregare le attività in questione all’interno della
stessa unità organizzativa.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Combinazioni attori/risorse/attività
Combinazioni che generano rendite da specificità
coinvolgono elementi che sono reciprocamente
insostituibili.
Combinazioni che generano economie di raggio
d’azione
la congiunzione di attività permette lo sfruttamento
vantaggioso di una risorsa comune
Se vi sono potenziali benefici derivanti dalla
combinazione specifica di risorse, attori e attività,
aumenta la convenienza ad aggregare gli elementi in
questione all’interno della stessa unità organizzativa.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Interdipendenze
Le interdipendenze rappresentano situazioni di
influenza che si verificano tra attori e attività in
seguito all’instaurazione di relazioni economiche di
condivisione o scambio
Si può distinguere in prima battuta tra:
interdipendenze associative, che emergono in
condizioni di condivisione di risorse, e
interdipendenze transazionali che qualificano
condizioni di scambio di risorse
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Tipi di interdipendenza
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Interdipendenze
Le varie forme di interdipendenza richiedono
l’attivazione di diversi meccanismi di coordinamento
associati ai corrispondenti costi.
Le attività dovrebbero essere aggregate in modo da
massimizzare l’interdipendenza all’interno delle unità
e minimizzare l’interdipendenza tra attività collocate
in unità diverse.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Effetti di scala
Gli effetti di scala impongono di considerare nelle
scelte di aggregazione delle attività la possibilità di
ottenere vantaggi dalla dimensione elevata delle
unità.
Singole fasi vs. Fasi interdipendenti
Le dimensioni di un’unità possono essere aumentate
fino al punto in cui i costi marginali di controllo
eguagliano i vantaggi marginali di scala. Oltre questo
punto si verificano infatti diseconomie di scala
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Preferenze degli attori
Interessi, bisogni, obiettivi e qualità delle relazioni
interpersonali possono rappresentare un ostacolo o
uno stimolo all’aggregazione delle attività.
La presenza di interessi potenzialmente divergenti e
conflitti interpersonali tra gli attori suggerisce di
mantenere le attività in unità organizzative separate.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
La decisione sui confini
Non applicazione deterministica di regole di
ottimizzazione ma alternativa in grado di rispondere
in modo soddisfacente ai requisiti, spesso
contrastanti, proposti dalle variabili chiave.
Scegliere le soluzioni di aggregazione che
rispondono in modo soddisfacente a due obiettivi:
massimizzazione delle economie derivanti
dall'aggregazione di attività all'interno di ciascuna
unità
minimizzazione dei costi di coordinamento tra
attività che si trovano in unità diverse.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
La riorganizzazione delle Università
Le università Italiane a seguito dell’entrata in vigore della legge 240/2010, hanno intrapreso
profondi cambiamenti organizzativi. Tra questi si annovera anche la ridefinizione delle unità
organizzativee, in particolare, dei dipartimenti. Vediamo come un’università di medie
dimensioni ha affrontato questo processo, passando da 28 a14 dipartimenti, attraverso la
riaggregazione delle attività di base svolte dai singoli docenti e ricercatori e il cambiamento
dei confini delle unità.
Le principali variabili chiave che hanno avuto un ruolo fondamentale per la determinazione
dei confini delle nuove unità organizzative, derivano dalle economie di specializzazione. Si
possono individuare diverse tipologie di specializzazioni con riferimento al contesto delle
organizzazioni di formazione superiore: le specializzazioni per affinità di orientamento, di
conoscenze scientifiche o di tematiche di ricerca. Queste tre categorie costituiscono
importanti fattori di attrazione nel processo di riorganizzazione.
La seconda variabile chiave per rilevanza, è data dall’intensità delle interdipendenze
reciproche e intensive legate alla didattica. Sono state aggregate attività e persone
accomunate dall’impegno sui medesimi percorsi formativi. Si tratta di una dimensione che
acquisisce una naturale importanza alla luce delle indicazioni normative della legge 240/2010
che affida ai dipartimenti universitari anche le responsabilità sulla didattica, sopprimendo le
facoltà. L’impegno delle persone sul fronte della didattica ha costituito un fattore di
aggregazione anche in ragione delle economie di raggio di azione che possono derivare dalla
presenza congiunta di obiettivi di didattica e ricerca in capo ai nuovi dipartimenti.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I nuovi confini delle unità
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Il coordinamento tra le unità
Coordinamento gerarchico
Dimensione verticale dell’organizzazione
Organi di line e di staff
Accentramento/decentramento decisionale
Meccanismi di integrazione orizzontale
Mutuo adattamento tra unità
Organi di integrazione
Sistemi operativi
Comunicazione
Programmazione, incentivazione e controllo
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Coordinamento e
Incertezza ambientale
Dal più semplice ed economico al più complesso e costoso
Procedure e programmi
Gerarchia
Contatti diretti
Team (temporanei o permanenti)
Persone e organi di integrazione
Regole di efficacia
Alta influenza ed equilibrio
Localizzazione dove ci sono informazioni e competenze
Conflitto risolto con il confronto
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Coordinamento e complessità
informativa del compito
Complessità informativa del compito
Differenza tra info teoricamente necessarie e info
disponibili
Numerosità, disomogeneità e interdipendenza
Pressione sui risultati
Attese del soggetto economico
Caratteristiche dell’ambiente esterno
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Vertice strategico
Definizione delle linee strategiche dell’impresa
Mercati sui quali operare, tecnologie da utilizzare,
risorse su cui far leva;
Gestione quotidiana delle attività operative
Chi fa che cosa, ordine di priorità nelle attività da
svolgere
Scelta dei collaboratori e il loro coordinamento
Garantire svolgimento attività nei modi e tempi stabiliti
Criteri di specializzazione delle attività e modelli di
coordinamento
Gestione delle relazioni interaziendali e dei rapporti con
stakeholder
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Nucleo operativo
Comprende le persone che svolgono l’attività
fondamentale direttamente legata all’ottenimento dei
prodotti e dei servizi
procurano gli input per la produzione
trasformano input in output
distribuiscono gli output
forniscono un supporto diretto alle funzioni in input,
trasformazione e output
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Nucleo operativo
Nucleo operativo con ridotta autonomia decisionale
Le eccezioni sono risolte coinvolgendo il livello
gerarchico superiore
Stabilità del comportamento prevale sulla ricerca di
soluzioni ad hoc
Procedure standard o programmi di azione
Supervisione diretta (nei casi di attività molto semplici
e facili da controllare)
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Nucleo operativo
Nucleo operativo con elevata autonomia decisionale
Le eccezioni sono risolte autonomamente dalle
persone coinvolte nei processi di produzione o
erogazione
Ci si rivolge al superiore gerarchico solo a fronte di
eccezioni particolari
Ricerca di soluzioni ad hoc è più importante della
stabilità del comportamento prevale sulla
Mutuo adattamento
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Il lavoro nel nucleo operativo tra
standardizzazione e feedback
Il funzionamento di un ufficio contabilità
Attività di interazione transazionale
Applicazione di regole codificate: standardizzazione
Rispetto di scadenze: programmazione
Il funzionamento di un’officina meccanica
Attività di interazione tacita
Standardizzazione delle conoscenze
(supportato da) Mutuo adattamento con i colleghi
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
La linea manageriale intermedia
Collega il vertice alla linea operativa, “traducendo” le
indicazioni del vertice stesso
trasmette e raccoglie informazioni
verso l’alto
verso il basso
interviene nel flusso delle decisioni
dettaglia e precisa gli ordini “incentrandoli” sul flusso
di lavoro
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
La linea manageriale intermedia
Definisce
La dimensione verticale dell’organizzazione
Stratificazione gerarchica e connessi aspetti di
autorità, autonomia, discrezionalità
La dimensione orizzontale dell’organizzazione
Divisione del lavoro tra organi e posizioni sullo stesso
livello gerarchico
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
La linea manageriale intermedia
Esiste un numero ottimale di livelli gerarchici?
Non esiste un algoritmo universale per determinarlo!
Fattori che influenzano tale parametro:
Complessità delle attività da svolgere
Disponibilità di sistemi informativi per processare le
informazioni e supportare le decisioni
Complessità e dinamismo dell’ambiente esterno
Competenze degli attori
Grado di autonomia decisionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Il caso Pocket
«Pocket è un’azienda che produce e vende articoli di
abbigliamento attraverso una catena di negozi. Linea
Pocket.»
«Alle dipendenze del direttore commerciale (I livello
gerarchico) operano due responsabili di area (II
livello gerarchico), che coordinano i responsabili di
zona (III livello gerarchico) i quali a loro volta
supervisionano i capi dei negozi distribuiti sul
territorio (IV livello gerarchico)»
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Il caso Pocket
Nel 1999 formazione per i capi negozio
Nel 2000 formazione per gli addetti alle vendite
Nel 2001
Sistema informativo per i capi negozio
Manuale operativo
Regole per i riassortimenti
Nel 2002 miglioramento delle performance
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Il caso Pocket
…a ben vedere le iniziative avviate dalla direzione
generala di Pocket
non hanno solo aumentato l’ampiezza del controllo dei
responsabili di zona (terzo livello gerarchico),
ma hanno anche fornito ai capi dei negozi (quarto livello
gerarchico) gli strumenti per raccogliere, elaborare e
sintetizzare le informazioni e individuare in autonomia le
decisioni da prendere.
Le decisioni che giustificavano la presenza dei
responsabili di zona sono state assorbite dai capi dei
negozi e il ruolo dei primi si è svuotato, tanto che nel
gennaio 2003, la direzione generale di Pocket ha
ufficializzato il nuovo assetto organizzativo, eliminando un
livello gerarchico: quello dei responsabili di zona.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Staff di supporto
Forniscono all’azienda competenze specialistiche a
supporto di determinate funzioni e attività
ufficiolegale
relazioni sindacali
servizi generali
amministrazione del personale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Tecnostruttura
E’ costituita da analisti che contribuiscono all’attività
organizzativa standardizzando i flussi di attività, le
procedure e le modalità operative
Standardizzazione flussi di lavoro
pianificazione della produzione
controllo di gestione
assicurazione qualità
standardizzazione output
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Tecnostruttura
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Gli staff in senso lato
Punti di forza
Supportano i processi decisionali e migliorano la
qualità delle azioni;
Garantiscono stabile presidio organizzativo su
ambiti di attività “complementari”, rispetto a quelle
inerenti ai processi centrali di trasformazione
Possibili rischi
Soluzioni “eccellenti solo sulla carta”, ma non
sempre direttamente praticabili
Difficoltà di misurare i servizi resi ai clienti e quindi
della performance delle unità di staff
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I sistemi operativi
A cosa servono
Supportano la guida strategica, il controllo operativo
delle attività e dei collaboratori;
Fanno funzionare operativamente il sistema
organizzativo facilitando l’integrazione e il
coordinamento.
Cosa sono
Aspetto “dinamico” dell’organizzazione
Insieme dei processi che inducono stimoli al
comportamento in linea con gli obiettivi dell’impresa
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I sistemi operativi
Il fine ultimo
Standardizzazione dei processi e dei comportamenti
Da un lato
incorporano le routine, ossia le regole che
prescrivono le azioni da intraprendere in determinate
circostanze, permettendo di trasformare le decisioni
in pseudo-decisioni e fornendo ai decisori alcuni
algoritmi da applicare;
Dall’altro
fissano gli obiettivi da raggiungere e le modalità per il
loro controllo.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I sistemi operativi
Perché si inseriscono
Permettono di risparmiare energia direzionale,
in quanto forniscono:
Al nucleo operativo uno strumento per orientare e
coordinare le attività;
Alla linea manageriale intermedia e al vertice
strategico un modello per raccogliere, organizzare e
interpretare le informazioni relative allo svolgimento
delle attività operative.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I sistemi operativi
Comunicazione
Contenuti, strumenti e metodi utilizzati dagli attori
organizzativi per gestire flussi informativi e di
comunicazione dentro l’organizzazione
In un sistema meccanico
Flusso lineare e senza interferenze
Alta formalizzazione
In un sistema organico
Comunicazioni orizzontali e diagonali
Dialettica staff-line
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Focus
Le reti di comunicazione
Rete di comunicazione: insieme dei canali di
comunicazione che collegano i componenti di un
gruppo
Rete a stella
Presenza di un punto
focale attraverso cui
comunicano tutti i
componenti
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Focus
Le reti di comunicazione
Rete a ipsilon Rete totale
Presenza di snodi che Tutti possono comunicare
filtrano le comunicazioni con tutti direttamente
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Focus
Le reti di comunicazione
I parametri per “misurare” le reti
Somma delle distanze: n° tot di collegamenti che
mette in relazione tutte le coppie di componenti
Diametro: distanza che collega i due individui più
distanti
Centralità: grado di accentramento della rete
Numero di raccordi: numero di canali di
comunicazione esistenti tra i componenti del gruppo
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Focus
Il contributo di Barnard
La comunicazione
permette di condividere i fini comuni che
l’organizzazione pone agli individui
permette di coordinare le azioni in vista del
raggiungimento degli scopi
La comunicazione che contraddistingue le
organizzazioni è dotata di autorità
La gestione del sistema di comunicazioni è l’attività
fondamentale del management
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Focus
Il contributo di Barnard
Predisposizione Struttura
soggettiva Comunicazione oggettiva
dotata di autorità
L’individuo è incline Meccanismi che
ad accettare gli facilitano il
obiettivi coordinamento tra
organizzativi le persone
Influenza che un soggetto ha
nelle decisioni di un altro
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Focus
Il contributo di Barnard
Comunicazione autoritativa
Condizioni di efficacia
il ricevente comprenda il contenuto della
comunicazione
al momento della decisione il ricevente la percepisca
come congruente con i fini noti dell’organizzazione
al momento della decisione il ricevente la consideri
compatibile con il proprio personale interesse
il ricevente sia in grado di conformarsi, mentalmente e
fisicamente ad essa
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Focus
Il contributo di Barnard
Area di indifferenza
Area in cui
Un soggetto è disposto ad assumere come
premessa decisionale una comunicazione autoritativa
I contributi e incentivi (materiali e immateriali) sono
percepiti in equilibrio
zona di
indifferenza
ordini ordini
chiaramente soglia di indiscutibilmente
inaccettabili accettabilità accettabili
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Focus
Il contributo di Barnard
contributi incentivi
(ciò che si apporta (ciò che si riceve
all’organizzazione) dall’organizzazione)
rilevanza degli incentivi non materiali
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I sistemi operativi
Sistemi informativi computer based
Approcci allo sviluppo
Frammentato
Arcipelago di soluzioni “locali” che creano isole
informative
Difficoltà di coordinamento
Integrato
Implementazione di pacchetti integrati nella
progettazione logica e nell’architettura informatica
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I sistemi operativi
Sistemi informativi computer based
Le caratteristiche degli ERP
Modularità nell’applicazione
Moduli che possono funzionare separatamente
Presenza di un business model
Progettazione rispetto a un business unitario, che
descrive e integra i processi
Unicità del database
Facilità di aggiornamento e unicità del dato
Configurabilità del sistema
Considerazione delle specificità dell’impresa
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
ERP: le conseguenze organizzative
Cosa succede quando una media impresa
implementa un ERP?
Da un sistema non integrato a un sistema
informativo avanzato
Necessità di un reengineering aziendale
Cambiamento della logica aziendale
Modifica dei processi decisionali
Da logica push a reale integrazione tra tutte le aree
aziendali
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I sistemi operativi
Sistemi informativi computer based
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I sistemi operativi
Controllo
Meccanismi e processi per orientare comportamenti
verso raggiungimento obiettivi e per prendere azioni
correttive
L’importanza dei meccanismi di retroazione
Condizioni di efficacia
Quantità, tempestività e comprensibilità delle info
Rilevanza rispetto al compito
Credibilità della fonte
Esempio: budget e suoi diversi clienti
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
I sistemi operativi
Valutazione
Dare coerenza al sistema di incentivi e disincentivi
che l’organizzazione utilizza per premiare e
sanzionare i comportamenti
Cosa e come valutare
Posizione
Competenze
Prestazione
Chi valutare
Individuo o gruppo?
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e Copyright © 2014 McGraw-Hill Education s.r.l.
Capitolo 6
Le forme organizzative
semplici
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Obiettivi di apprendimento
1. Acquisire consapevolezza dei criteri e parametri della
progettazione organizzativa, spesso rilevabili solo a
posteriori, nelle forme semplici.
2. Riconoscere le caratteristiche e le varianti delle forme
organizzative semplici.
3. Valutare i punti di forza e di debolezza delle forme
semplici, anche alla luce della loro diffusione nel contesto
nazionale e internazionale.
4. Osservare come alcune caratteristiche delle forme
semplici, legate all’auto-organizzazione siano presenti e
applicate con successo anche al di fuori delle varianti
“tipiche“.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Contenuti del capitolo
Le caratteristiche di base delle forme semplici
La forma imprenditoriale: la gerarchia semplice
La forma artigiana: la standardizzazione del saper
fare
Il gruppo di pari: competenze e mutuo adattamento
Quando funzionano le forme semplici?
Organizzazione semplice e auto-organizzazione
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Caratteristiche di base
La forma organizzativa semplice si caratterizza per
essere poco sviluppata:
dal punto di vista della divisione del lavoro e della
specializzazione tra unità organizzative e
dal punto di vista dell’adozione di meccanismi di
coordinamento sia verticali che orizzontali.
La presenza del ruolo imprenditoriale è una
dimensione che caratterizza le forme organizzative
semplici.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Forme semplici e dimensione delle
imprese
La grande diffusione delle microimprese (meno di 10 dipendenti) non è un
fenomeno solo italiano. Nel gennaio del 2012 la Commissione europea ha
pubblicato il rapporto “Do SMEs create more and better jobs?”. Nell’arco del
periodo 2002-2010, l’85% dei nuovi posti di lavoro in Europa è stato creato
dalle piccole e medie imprese e il risultato più interessante si verifica
volgendo lo sguardo alla performance delle microimprese (<10 addetti) che
sono proprio quelle realtà im-prenditoriali che hanno contribuito
maggiormente alla creazione di nuova occupazione. Nello specifico, le
imprese con meno di 10 addetti hanno creato il 58,1% della nuova
occupazione complessiva in Europa; si tratta, in media, di 631 mila nuovi
posti di lavoro all’anno creati dalle microimprese nel periodo 2002-2010,
nonostante la crisi occupazionale determinata dalla profonda crisi
economica del biennio 2008-2009.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Forme semplici e dimensione delle
imprese
Questo risultato non riguarda solo l’Italia, ma anche altri Paesi con forte
tradizione di grande impresa. In Germania nell’intero periodo 2002-2010 si
è registrata una crescita occupazionale pari al 2,2% mentre nel caso delle
grandi imprese si è verificato un incremento praticamente nullo (+0,2%).
Nel Regno Unito la crescita occupazionale per le imprese al di sotto dei 10
addetti è stata addirittura pari al +2,4% mentre nel caso delle grandi
imprese (da 250 addetti in su) l’occupazione è aumentata dello 0,5%.
Anche nel caso della Francia i dati relativi agli incrementi occupazionali
sono in linea con la tendenza appena descritta e confermano il contributo
più positivo delle microimprese; A livello europeo (dati riferiti ai 27 membri
dell’Unione Europea) la tendenza appena delineata trova una sostanziale
conferma. Nel periodo 2002-2010 le microimprese europee hanno
incrementato l’occupazione di 1,7 punti percentuali mentre nel caso delle
grandi imprese la crescita occupazionale si è fermata allo 0,4%.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La forma imprenditoriale
Poco differenziata
Strumenti poco sofisticati
Il ruolo del vertice strategico
Linee strategiche
Gestione quotidiana
Scelta dei collaboratori
Modalità di coordinamento prevalente
Attività di trasformazione: supervisione diretta
Attività di interazione: mutuo adattamento
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La forma imprenditoriale
Nucleo operativo
Scarse responsabilità decisionali
Attività esecutive
Coinvolgimento nelle attività tipiche
Il ruolo dell’imprenditore
In presa diretta con i collaboratori
Strategia emergente
Le dimensioni della struttura
Poco sviluppate dimensione sia verticale sia orizzontale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La forma imprenditoriale
Vantaggi
Vicinanza al cliente
Rapidità processi decisionali
Potenziali rischi
De-focalizzazione del leader
Dipendenza dalla figura del leader
Correttivi
Routine
Codificazione della conoscenza
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Caso Orobottega
“Nella nostra bottega siamo un po’ tutti maestri dell’arte orafa. Io e gli altri due
artigiani con cui ho fondato la bottega abbiamo imparato il mestiere sul campo e
abbiamo alle spalle un’esperienza trentennale. Tutti gli altri collaboratori hanno
frequentato una scuola specifica per imparare le proprietà dei metalli e le varie
tecniche di lavorazione”. Chi entra in Orobottega viene immediatamente inserito in
un percorso di formazione on the job. Fin dal primo giorno ogni nuovo collaboratore
entra in contatto con tutte le attrezzature, viene seguito con consigli e gli vengono
svelati senza riserve tutti i segreti del mestiere, che normalmente invece si
imparano (e non sempre) dopo anni e anni di apprendistato. “Perché lo facciamo?”,
domanda in modo retorico uno dei fondatori di Orobottega “Perché ci conviene! Fin
dal primo giorno, l’apprendista impara a fondere, laminare, trafilare, saldare,
segare, limare, sbiancare, pulimentare, per cui dopo soltanto qualche settimana è
in grado di gestire piccole commesse, come per esempio costruire il primo anello”.
Nel giro di un anno, i collaboratori di Orobottega acquisiscono tutte le competenze
necessarie per progettare e realizzare, dalla A alla Z i modelli base del
campionario dei gioielli, con o senza pietre preziose: anelli, spille, ciondoli,
orecchini, collane, bracciali.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Caso Orobottega
“Così facendo”, continua l’artigiano anziano, “Orobottega riesce a essere
estremamente flessibile: ogni collaboratore ha le informazioni e le conoscenze per
affrontare e risolvere tutte le eventuali esigenze di adattamento del prodotto alle
esigenze dei clienti, che molto spesso non sanno bene cosa vogliono”.
Il modello organizzativo prevede un ulteriore step di sviluppo professionale,
successivo alla fase di consolidamento delle competenze tecnico-specialistiche.
Dopo alcuni anni di buona pratica, l’assimilazione delle tecniche e dello stile propri
di Orobottega permette a una buona parte dei collaboratori di proporre
l’inserimento nel campionario di “qualsiasi altro oggetto di propria fantasia”. “È la
soluzione organizzativa che abbiamo scoperto, chiosa uno dei fondatori, “per
innovare il nostro portafoglio prodotti. Il bello di questo metodo è che non costa
proprio nulla: sono i nostri stessi collaboratori che stando a contatto con i clienti e
avendo l’autonomia per risolvere le loro esigenze si inventano soluzioni particolari
e poi le implementano”.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La forma artigiana
Articolazione della struttura Le condizioni
Limitata e senza funzioni Tecnologie non
specialistiche
completamente
Meccanismi di integrazione standardizzabili
Gerarchia; Standardizzazione Servizi tradizionali
know-how e capacità;
Controllo sociale Pressione competitiva non
elevata
Sistemi operativi
Limitati e informali Professionalità
mediamente complessa e
Centralizzazione
sofisticata
Scelte operative autonome;
Coordinamento centrale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La forma artigiana
Come supportare il processo di decentramento
Coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni
Codificazione della conoscenza
Interventi organizzativi per standardizzare alcuni
processi
Sistemi informativi diffusi e capillari
Supporto al processo di apprendimento
Single-loop: miglioramento continuo attività correnti
Double-loop: riguarda attività complesse, non
pianificabili e non ripetitive e modifica assunti di base
e valori dell’organizzazione
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Organizzarsi attorno a una scoperta
scientifica
Nanoscopiche “palline” piene di buchi, capaci di agganciare un gran numero di
molecole – per esempio farmaci – e trasportarle là dove la malattia ha inizio. In
altre parole: un’ambulanza molecolare dove vi è un’altra molecola, più piccola, che
fa da “autista”, poiché sa dove andare. A bordo moltissimi soccorritori che vengono
trasportati attraverso i vasi sanguigni (la strada) e rilasciati al momento giusto e al
posto giusto. La tecnologia è opera del gruppo veneto Ananas, composto da
quattro universitari padovani, guidati dalla quarantenne Margherita Morpurgo, che
dopo un dottorato in chimica farmaceutica presso l’ateneo patavino ha svolto un
post-doc presso l’israeliano Weizmann Institute, dove ha iniziato anche le sue
ricerche farmacologiche, per poi completarle negli Stati Uniti, prima alla University
of Alabama e poi alla Mount Sinai Medical School di New York. “Nel nostro
gruppo”, afferma Margherita Morpurgo, “ci siamo divisi le attività da fare in modo
piuttosto semplice e immediato: ciascuno fa ciò che sa fare! Condividiamo la
medesima base di conoscenza, ma ciascuno di noi ha una precisa
specializzazione. Lavoriamo tutti nello stesso laboratorio, ma ciascuno sviluppa in
modo autonomo i propri esperimenti. Quotidianamente ci confrontiamo per fare il
punto della situazione”.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Organizzarsi attorno a una scoperta
scientifica
Un altro modello di business snello e focalizzato sulla diagnostica è quello di
Toscana Biomarkers, una start-up composta da quattro professori (due chimici e
un neuroimmunologo dell’Università di Firenze, un’immunologa clinica
dell’Università di Pisa) e un ricercatore del Cnr. La società si propone di sviluppare
delle sonde per le malattie autoimmuni. Semplifi cando, l’idea è questa: partire dal
siero dei pazienti per selezionare molecole capaci di identificare gli auto-anticorpi
che sono indice della malattia. “Ricercatori del nostro gruppo hanno già sviluppato
due test, uno per la sclerosi multipla e uno per l’artrite reumatoide, che sono
proprietà, rispettivamente, dell’Università di Firenze e di Pisa. Il primo è stato dato
in licenza a una società diagnostica di Buffalo, negli Stati Uniti” spiega Anna Maria
Papini che fa parte di Toscana Biomarkers e insegna Chimica organica all’ateneo
fiorentino. L’azienda riceve finanziamenti da un socio di capitale e due fondi di
investimento e intende brevettare sonde per altre malattie autoimmuni che, almeno
in prima battuta, verranno prodotte tramite alleanze strategiche con grosse
industrie del settore.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Il gruppo di pari
Articolazione della struttura
Molto limitata;
Imprenditorialità diffusa; Le condizioni
Partner
Forte dinamica
Meccanismi di integrazione
competitiva
Non gerarchico (confronto,
decisioni di gruppo, Processi produttivi
negoziazione) (prevalentemente di
Sistemi operativi servizi) complessi
Assenti, tranne sistema di Brain intensive
controllo Imprenditorialità diffusa
Centralizzazione
Tutti i partner decidono
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Il gruppo di pari
Capitale intellettuale
Capitale umano
Competenze delle persone, nelle loro diverse componenti e
articolazioni
Capitale relazionale
Valore generato dal complesso delle relazioni che
l’organizzazione dinamicamente attiva al proprio interno e con gli
attori esterni
Capitale strutturale
Infrastruttura tecnica e organizzativa, che ha un effetto leva sul
capitale umano e relazionale. Esempi: brevetti di proprietà, le
architetture informatiche e i contenuti informativi (software,
databases, manuali), le routine organizzative e le pratiche
manageriali
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Quadro di sintesi
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Forma semplice e
auto-organizzazione
L’auto-organizzazione rappresenta un processo
bottom-up, ossia “dal basso in alto” in cui l’ordine
proviene dall’azione degli elementi che compongono
il sistema oggetto del processo
Situazioni in cui si osservano processi di auto-
organizzazione:
Organizzazione estrema
Organizzazione effimera
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Caratteristiche dei sistemi
auto-organizzati
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Organizzazione estrema
Il passo che segue descrive un processo di auto-organizzazione in una situazione estrema: il
difficoltoso rientro sulla terra dei membri della missione spaziale Apollo 13.
“(…) Razionammo l’acqua a 170 grammi a testa al giorno, un quinto del minimo fabbisogno, e
usammo succhi di frutta; mangiammo hot dogs e altri cibi idratati (non potevamo più
riscaldare l’acqua e il cibo disidratato non è utilizzabile con l’acqua fredda). Fred calcolò che
nel modulo lunare avevamo abbastanza cartucce di idrossido di litio per rimuovere l’anidride
carbonica dall’abitacolo. Ma dimenticò che eravamo in tre, non in due. Il modulo lunare era
costruito per ospitare due persone per due giorni. Ora doveva mantenere in vita tre uomini
per quasi quattro giorni. Avevamo anche le cartucce del modulo di comando, ma erano
quadrate, mentre il modulo lunare usava cartucce rotonde. Saremmo morti avvelenati se il
Controllo Missione non ci avesse soccorso con una meravigliosa idea. Quando la CO2
raggiunse livelli pericolosi, ci spiegarono come collegare le cartucce quadrate del modulo di
comando al sistema vitale del modulo lunare usando borse, fogli di plastica, e nastro adesivo,
materiali che avevamo a bordo. Jack e io ci lavorammo insieme: proprio come costruire il
modellino di un aereo. Il marchingegno non era certo molto bello, ma funzionò. Fu una
grande improvvisazione e un ottimo esempio di cooperazione tra Terra e spazio”.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Organizzazione effimera
Il ciclo di vita dell’organizzazione effimera attraversa alcune fasi, indicate di seguito:
Prima fase: Negli attimi successivi ad un evento catastrofico all’interno dello scenario di
analisi regna il caos; i primi momenti sono drammatici e molto confusi. In questi istanti ci si
trova di fronte ad attori isolati, separati momentaneamente dalla realtà e in uno stato di
inerzia dovuto allo shock post-traumatico. Passati questi primi istanti gli individui riprendono
lucidità ed inizia a mettere in moto i primi processi per cercare di risolvere i problemi legati
alla situazione. Non conoscendo esattamente tutte le informazioni e le variabili in gioco la
strategia decisionale sarà incrementale, basata su meccanismi di prova-errore.
Seconda fase: Gli individui, per affrontare meglio i problemi e acquisire maggiore forza e
sicurezza tendono ad aggregarsi tra loro formando dei gruppi non formali internamente
autoregolati, le organizzazioni effimere. I gruppi che si formano sviluppano una serie di
interazioni tra loro all’interno dello scenario post-evento.
Terza fase: Le organizzazioni effimere entrano in contatto con le organizzazioni formali che
operano nell’area (ad esempio, organizzazioni sanitarie, apparati della protezione civile,
organizzazioni militari) e che tipicamente intervengono a tutti gli effetti in un momento
successivo a quello nel quale si sono costituite le organizzazioni effimere. Possono emergere
difficoltà di coordinamento e situazioni di conflitto tra le organizzazioni effimere e le
organizzazioni formali.
Quarta fase: Il lavoro di tutte le organizzazioni presenti sul territorio colpito permette di far
rientrare l’emergenza. È possibile una graduale smobilitazione della maggior parte delle
organizzazioni formali sullo scenario.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Capitolo 7
Le forme gerarchico-funzionali
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Obiettivi di apprendimento
1. Riconoscere le caratteristiche della forma organizzativa
gerarchico-funzionale in base al processo di progettazione
organizzativa che porta alla sua realizzazione.
2. Comprendere l’importanza della specializzazione per input e del
coordinamento tramite la gerarchia come logiche dominanti nella
forma gerarchico-funzionale.
3. Comprendere il ruolo dei sistemi operativi e degli organi di staff
della tecnostruttura.
4. Distinguere tra le principali varianti della forma gerarchico-
funzionale, riconoscendone l’applicazione in diversi tipi di
organizzazioni reali.
5. Analizzare i principali punti di debolezza di queste forme e
individuare le possibili azioni correttive, con particolare attenzione al
ruolo dei manager integratori.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Contenuti del capitolo
Lo sviluppo orizzontale e la creazione delle funzioni
aziendali
Lo sviluppo verticale e la creazione della linea
manageriale intermedia
La standardizzazione e il ruolo della tecnostruttura
Le forme gerarchico-funzionali modificate
Vantaggi e cause di crisi della forma gerarchico-
funzionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Gruppo Riviera
Il Gruppo Riviera è un’azienda familiare di seconda generazione, fondata
nei primi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, e diventata oggi dopo
varie vicissitudini azienda leader nel mercato delle antenne sia terrestri sia
paraboliche che satellitari, con un fatturato di circa 100mila euro e più di
500 dipendenti tra diretti e indotto (dati 2004), dei quali il 20% è impegnato
in attività di ricerca e sviluppo.
L’azienda mira a posizionarsi stabilmente nella filiera delle nuove
tecnologie della comunicazione e della gestione dei segnali a essa
collegata. Il vizio dell’elettronica è di antica data. I due fratelli fondatori
avevano per l’elettrotecnica un vero e proprio talento: già nei primi anni del
dopoguerra avviano la produzione artigianale dei reattori per lampade
fluorescenti. In breve tempo, grazie a un poderoso investimento nei
processi e nelle procedure, la produzione diventa in serie e l’azienda si
inserisce velocemente tra quelle più significative nel panorama italiano. Il
passaggio dalla produzione artigianale a quella industriale rappresenta la
svolta critica, che modifica in modo radicale la struttura organizzativa e, più
in generale, il funzionamento dei processi interni.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Gruppo Riviera
“Ci siamo divisi in modo un po’ più strutturato i compiti”, dice uno dei due
fratelli fondatori “mettendo ordine a una ripartizione delle attività che fino a
quel momento avevamo definito in base alle emergenze da gestire più che
a fronte di una pianificazione formale: un ufficio acquisti, un reparto di
produzione, un’area commerciale. Poi, abbiamo creato un ufficio tecnico
interno. È stata una delle scelte più felici della nostra storia imprenditoriale,
perché ci ha fatto fare il definitivo salto qualitativo in termini di
organizzazione interna: abbiamo messo in ordine i flussi produttivi e le
schede tecniche di prodotto”.
Il prodotto dell’azienda era a bassa tecnologia e il business nel giro di
pochi anni comincia a segnare il passo. L’esperienza, tuttavia, permette a
Riviera di maturare una significativa esperienza nella produzione
industriale e nella progettazione.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Gruppo Riviera
Quando nasce la televisione, l’azienda si butta a capofitto nel nuovo affare
producendo sistemi di ricezione. A metà degli anni Settanta, Riviera
diventa il primo produttore di antenne italiano, con una quota di mercato
abbondantemente oltre il 50%. Il business è assicurato dall’esplodere della
televisione commerciale in Italia che determina una corsa all’acquisto delle
antenne per vedere il nuovo “miracolo” della televisione. Alla metà degli
anni Ottanta, infatti, quando emerge la televisione via satellite, l’azienda
intuisce, un po’ per passione e un po’ per scienza, il fatto che sarebbe
stato questo il business del futuro. Entra con tutte le sue forze investendo
nella progettazione di questi sistemi. Intorno all’azienda nasce così una
piccola multinazionale che poco a poco si diversifica cercando di
specializzarsi in nuovi settori e soprattutto tentando di trovare, oltre al
mestiere bruto di installatori di antenne, campi nuovi nei quali spaziare.
L’ultimo passo è la multimedialità. La sfida è cominciata ora che si sta
diffondendo la pay tv. Gli anni ’90 vedono Riviera impegnata in una politica
di espansione in Italia e all’estero che porta alla costituzione e
all’acquisizione di nuove società e joint venture industriali e commerciali:
nasce il Gruppo Riviera.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Gli interventi per passare alla forma
gerarchico-funzionale
Sviluppo della dimensione orizzontale
Divisione
del lavoro e specializzazione
Nascono le funzioni aziendali
Sviluppo della dimensione verticale
Introduzione livelli gerarchici e delega decisionale
Si sviluppa la linea manageriale intermedia
Introduzione organi per standardizzare processi,
metodi di lavoro e processi decisionali
Coordinamento attraverso standardizzazione
Si sviluppa la tecnostruttura
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La struttura gerarchico-funzionale
in Riviera
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La struttura gerarchico-funzionale
in un Comune di piccole dimensioni
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Le funzioni aziendali
Sono vere e proprie scuole
Sviluppo competenze specialistiche
Economie di specializzazione
Diffusione comuni orientamenti culturali e cognitivi
Effetti positivi su comunicazione e coordinamento
Specializzazione e progettazione organizzativa:
Da un lato la focalizzazione facilita economie di
specializzazione
Dall’altro può:
Scontrarsicon esigenze di flessibilità
Generare costi di coordinamento
Essere non coerente con le esigenze dei lavoratori
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
I tratti distintivi della forma
gerarchico-funzionale
Unità di comando
Gli ordini impartiti provengono solo dal diretto
superiore
Principio scalare
Precisa catena di comando che definisce il flusso di
comunicazione verso il basso e verso il basso
Centralizzazione
Processi decisionali concentrati in un unico punto
dell’organizzazione
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La linea manageriale intermedia
Collega il vertice alla linea operativa, “traducendo” le
indicazioni del vertice stesso
Trasmette e raccoglie informazioni
verso l’alto
verso il basso
Interviene nel flusso delle decisioni
dettaglia e precisa gli ordini “incentrandoli” sul flusso
di lavoro
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Prendere decisioni nella forma
gerarchico-funzionale
Direzione generale
Include tutti gli attori che partecipano alle decisioni
strategiche
Direzioni di funzione
Includono i manager della linea manageriale intermedia
Presidiodelle aree di specifica responsabilità
Coordinamento con le altre direzioni di funzione
Decisioni tattiche e operative
Nucleo operativo
Operazioni elementari relative alla specializzazione della
propria funzione
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Prendere decisioni nella forma
gerarchico-funzionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Focus
La Teoria della Direzione Amministrativa
Le caratteristiche della funzione direzionale
Essenziale: non può non essere svolta all’interno di
una impresa;
Universale: è presente in qualsiasi impresa
Ha una specifica identità: determinare gli obiettivi
le modalità di azione per il loro conseguimento
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Focus
La Teoria della Direzione Amministrativa
La funzione direzionale si articola in 5 distinte componenti
Programmare, cioè scrutare l’avvenire e redigere il
programma di azione
Organizzare, cioè predisporre le risorse materiali e
umane per lo svolgimento delle attività
Comandare, cioè gestire i collaboratori
Coordinare, cioè fare in modo che gli sforzi di tutti gli
attori convergano verso un comune obiettivo
Controllare, cioè valutare la conformità dei
comportamenti e delle azioni rispetto alle regole o agli
ordini impartiti
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La forma gerarchico-funzionale
Potenziare la capacità di coordinamento
Diversi strumenti
Potenziare la tecnostruttura
Standardizzazione
– Regole e procedure per rendere più efficaci ed efficienti i
processi operativi e il lavoro
– Stabilità dei comportamenti
Inserireun nuovo riporto gerarchico
Introdurre organi di coordinamento
Potenziare la dimensione temporale
Introdurre organi di coordinamento trasversale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La natura burocratica delle forme
gerarchico-funzionali
Burocrazia
Apparato amministrativo per l’esercizio del potere
legale
Divisione del lavoro dettata da regole
Gerarchia di uffici
Ricorso a regole generali
Enfasi su uniformità di comportamenti
Impersonalità delle relazioni
Lavoro come professione e carriera
Fedeltà all’ufficio
Remunerazione fissa
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Vantaggi e svantaggi della forma
gerarchico-funzionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La forma gerarchico-funzionale
meccanica
Contesto:
Medie e grandi imprese industriali e imprese di servizi
con attività ripetitive
Obiettivo:
Efficienza in ambienti stabili, attraverso:
la specializzazione per input delle unità di primo livello;
la specializzazione accentuata dei compiti operativi,
il coordinamento delle attività operative tramite standardizzazione
di azioni e comportamenti
l’importanza della gerarchia come controllo
sistemi operativi di comunicazione ad alto grado di formalizzazione;
l’accentramento decisioni e comunicazione.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
L’organigramma di una funzionale
meccanica
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La forma gerarchico-funzionale
professionale
Contesto:
Grandi imprese di servizi professionali e “knowledge
intensive”, università, ospedali.
Obiettivo:
Erogazione di prestazioni che richiedono competenze
complesse ma relativamente stabili nel tempo.
Membri del nucleo operativo raggruppati in unità omogenee dal
punto di vista delle competenze
Elevata qualificazione e autonomia dei membri del nucleo
operativo
Standardizzazione delle conoscenze
Linea intermedia poco articolata
Staff di supporto sviluppati
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
L’organigramma di una funzionale
professionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Potenziare la forma gerarchico-
funzionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Come funziona un
comitato prodotto
Caso Zegna
Vertice strategico
Decide innovazione gamma prodotti
Coordina il comitato prodotto
Comitato prodotto è composto da
Responsabili di linea: ricerca costante di proposte in
termini di stile e di materie prime (tessuti)
Merchandiser: informazioni sulle dinamiche della
domanda
Modellisti: traducono il concetto di collezione in
appositi prototipi
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Come funziona un
comitato prodotto
Caso Pal Zileri
Come si sviluppa la collezione
Verticestrategico
Fashion coordinator
Comitato prodotto
– Responsabili uffici marketing, stile, scelta tessuti,
produzione
– Brand manager
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Il caso Protean
«Nel 1998, Protean dopo una lunga riunione del CdA
decise di affrontare in modo definitivo i crescenti
conflitti che partivano dall’area commerciale e si
estendevano al resto dell’organizzazione»
Anni
’80: forma gerarchico-funzionale
Aumento varietà domanda
«Poi qualcosa si era inceppato»
Riduzione del fatturato dei prodotti di punta
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Il caso Protean
«La direzione marketing impostava in modo esemplare le
politiche di marketing e comunicazione per ciascun
prodotto. La rete vendita era organizzata per area
geografica e ogni venditore gestiva l’intero portafoglio
prodotti.»
«Ciascun venditore si era concentrato sul prodotto che
riusciva a vendere meglio»
«[…] l’azienda decise di inserire una nuova figura che
avesse la responsabilità di coordinare tutte le attività,
dalla progettazione alla vendita, per le tre linee di
prodotto»
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Forme gerarchico-funzionali
modificate
Le caratteristiche
Mantengono le caratteristiche e i vantaggi della
gerarchico-funzionale
Permette di gestire in modo efficace il fabbisogno di
coordinamento, attraverso l’inserimento di organi
trasversali (manager integratori)
Come agiscono i manager integratori
Possono avere autorità formale
Ma non annullano l’autonomia e l’autorità dei
responsabili funzionali
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Organi di integrazione a
orientamento commerciale
Come agiscono
Affiancano le direzioni commerciali
Presidiano risultati economici, con focus su evoluzione
domanda e concorrenza
Responsabilità specifica dipende dal focus dell’attività
Segmento di mercato: market manager
Area geografica: area manager
Cliente o gruppo di clienti: account manager
Prodotto o linea di prodotti: product manager
– Soluzione organizzativa per coordinare combinazioni
prodotto/mercato relativamente omogenee
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Organi di integrazione a
orientamento commerciale
Product manager
Alle dipendenze della direzione generale
Pianificaobiettivi, strategie e azioni per produzione e
commercializzazione prodotti
Valutato in base al contributo del prodotto al risultato
economico globale
Alle dipendenze della direzione commerciale
Coordina le attività delle funzioni che concorrono alla
realizzazione del prodotto che presidia
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Strutture con Product Manager 1
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Strutture con Product Manager 2
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Le attività operative di un
product manager
Eseguire l’analisi quantitativa e qualitativa di mercato sul prodotto
Misurare l’impatto delle soluzioni ideate (in termini di produttività e
soddisfazione del cliente) e apportare eventuali misure correttive.
Monitorare il ciclo di vita del prodotto.
Occuparsi dello studio della presentazione e della confezione del prodotto.
Verificare l’esistenza di brevetti legati direttamente o indirettamente al
prodotto e occuparsi di eventuali vincoli legali connessi alla produzione
dello stesso.
Pianificare il lancio di nuovi prodotti.
Occuparsi o collaborare all’ideazione, alla pianificazione e all’esecuzione
di campagne pubblicitarie e di promozione
Occuparsi della stesura di rapporti per la direzione.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Supportare il lavoro del
product manager
Come colmare la mancanza di autorità gerarchica?
Abilitàrelazionali
Sistemi operativi che facilitino la collaborazione con
i responsabili funzionali
Facilita
il lavoro del product manager
Riduce il rischio di rigetto da parte dell’organizzazione
Il product manager fa leva sull’autorità basata sulla
competenza
Possesso di informazioni
Capacità di coordinamento
Esperienza specifica
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
I classici conflitti della forma
gerarchico-funzionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
I classici conflitti della forma
gerarchico-funzionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Capitolo 8
Le forme divisionali
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Obiettivi di apprendimento
1. Capire in quali condizioni è opportuno passare da una forma
funzionale a una forma divisionale.
2. Comprendere la logica prevalente di progettazione organizzativa
nelle forme divisionali, con il passaggio dalla specializzazione per
input, che privilegia l’efficienza, alla specializzazione per output,
che privilegia l’efficacia.
3. Distinguere tra le varianti della forma divisionale, attraverso
l’analisi delle principali dimensioni della struttura e dei meccanismi
di coordinamento.
4. Riconoscere l’adozione della forma divisionale in diversi tipi di
situazioni reali.
5. Distinguere i tratti fondamentali delle forme a matrice come
combinazione di specializzazione per input e per output.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Contenuti del capitolo
Le condizioni e le caratteristiche di base della forma
divisionale
Le principali varianti della forma divisionale
Il coordinamento nelle forme divisionali: tra gerarchia
e mercato
Vantaggi e cause di crisi della forma divisionale
Il bilanciamento delle specializzazioni e la forma a
matrice
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Un caso di divisionalizzazione
Il primo periodo: da forma semplice a gerarchico-funzionale
Nata nella prima metà del Novecento, come azienda produttrice di
macchine per la lavorazione dei terreni, Carraro è successivamente
entrata nel più ampio settore dei trattori e delle macchine movimento terra.
Per lungo tempo, l’azienda ha adottato una classica forma gerarchico-
funzionale.
A partire dalla prima metà degli anni ‘70 prende avvio un lungo percorso di
crescita prevalentemente attraverso acquisizioni, che la porta verso la
struttura divisionale. Il primo passo avviene nel 1970. Per far fronte a
un’improvvisa impennata della domanda di fusioni in ghisa e acciaio,
Carraro correva il concreto rischio di non avere sufficienti forniture di questi
semilavorati, tanto che decise di acquisire un suo fornitore, internalizzando
in tal modo la produzione.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Un caso di divisionalizzazione
Il secondo periodo: i primi passi verso la forma divisionale
Nel corso degli anni ‘70, l’azienda modifica lentamente la sua struttura
organizzativa verso la forma divisionale. Nel 1973, al fine di consolidare le
competenze accumulate internamente nella progettazione e costruzione di
assali e trasmissioni (applicate non solo ai trattori di Carraro, ma venduti
anche ad altre imprese concorrenti), viene creata la “Divisione Assali e
Trasmissioni”. Nello stesso periodo viene enucleata la “Divisione
Applicazioni Tecnologiche”, per valorizzare le competenze sviluppate
nell’adattamento delle macchine utensili alle specifiche esigenze non solo
di Prometal Italia, ma anche di altre imprese. All’inizio degli anni ‘80 la
produzione di trattori viene spostata in un altro stabilimento, dedicando
quello storico alla sola produzione di assali e trasmissioni.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Un caso di divisionalizzazione
Il terzo periodo: la forma divisionale
Qualche anno dopo viene acquisita un’impresa specializzata nella
produzione di componenti per trattori agricoli, macchine movimento terra,
veicoli industriali e automobili. Per ampliare il portafoglio prodotti della
componentistica, vengono successivamente acquisite un’impresa che
produce ingranaggi e un’altra specializzata nella lavorazione dei metalli. In
tal modo, Carraro integra il know-how delle tre aziende, creando di fatto un
sistema di prodotti autonomo e complementare rispetto a quello
tradizionale.
Alla fine degli anni ‘80 Carraro passa definitivamente alla struttura
divisionale: Divisione Trattori, Divisione Componentistica, Divisione
Fusioni, Divisione Macchine Utensili.
Oggi Carraro è un gruppo internazionale leader nei sistemi per la
trasmissione di potenza altamente efficienti ed eco-compatibili, con sedi
produttive in Italia, India, Argentina, Cina, Germania, Polonia e Stati Uniti
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
L’esito del processo di
divisionalizzazione
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Il principio di fondo
Nelle forme divisionali si arriva a un ribaltamento
della logica di progettazione
Non più sugli input e sulle tecniche (che portano alla
creazione delle funzioni)
Ma in base agli output, scegliendo fra i diversi criteri,
quello che coglie la diversità più importante e
significativa
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Il principio di fondo
Cambia il criterio di specializzazione delle unità
organizzative, che può essere dato:
Dal prodotto, definito dal bene o dal servizio reso
oppure dalla base tecnologica prevalente;
Dall’area geografica, definita dall’ambito geografico
presidiato da ciascuna divisione;
Dal mercato, definito dal tipo di clienti o dai bisogni
dei clienti
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Caratteristiche generali
Caratteristiche distintive
Creazione di unità quasi-indipendenti, che operano
come quasi-imprese
Decentramento decisionale
Attribuzione delle delega di un’ampia responsabilità
direttori delle divisioni, che può essere anche una
responsabilità di profitto
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Caratteristiche generali
Ciascuna divisione
Al proprio interno adotta una tradizionale struttura
gerarchico-funzionale
Che seguirà le linee di progettazione già viste,
aggregando tutte le principali funzioni (acquisti,
produzione, commerciale, amministrazione)
Escluse le funzioni che la direzione generale decide di
mantenere a livello centrale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Organigramma di una forma
divisionale per prodotto
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La divisionale nei servizi:
Engineering SpA
Engineering SpA è stata fondata a Padova nel 1980; è quotata dal dicembre 2000
sul segmento FTSE STAR di Borsa Italiana e, con più di 6000 dipendenti e 43 sedi
territoriali, rappresenta una delle maggiori realtà italiane nei servizi di Information
Technology con un posizionamento che la colloca tra i primi 3 operatori nazionali
del comparto. La mission della società è la progettazione e realizzazione di
architetture informative per clienti di medio‐grandi dimensioni e si concretizza in un
portafoglio di oltre 300 clienti e in una vasta gamma di competenze di processo,
tecnologiche e di business.
Le competenze chiave della società riguardano l’intera catena del valore del
software: consulenza, system & business integration, servizi di outsourcing,
prodotti e soluzioni verticali.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La divisionale nei servizi:
Engineering SpA
Queste competenze sono declinate in una specializzazione per divisioni, nello
specifico
- Divisione Finanza (Mercato bancario ed assicurativo)
- Divisione Pubblica Amministrazione e Sanità (Amministrazioni pubbliche centrali
e locali, Aziende pubbliche, Aziende ospedaliere e sanitarie, Policlinici universitari)
- Divisione Energy & Utilities e Telecomunicazioni (mercato delle utilities, elettricità,
gas, igiene ambientale, soluzioni per i carrier di telecomunicazioni).
- Divisione Finance (banche, assicurazioni, SGR)
A supporto delle divisioni operano una serie di direzioni con il ruolo di staff centrali:
- Amministrazione finanza e controllo
- Personale e organizzazione
- Ricerca e Innovazione
- Auditing e Qualità
- Comunicazione e Immagine Aziendale
A capo di ciascuna divisione sono posti dirigenti con la carica di direttore generale,
responsabilizzati e retribuiti sulla base degli obiettivi dei rispettivi business.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Autonomia e coordinamento
Il ruolo della direzione centrale
Elaborazione della strategia complessiva dell’impresa
Creazione di un sistema di controllo delle performance
Allocazione risorse finanziarie complessive alle diverse
divisioni
Fornitura di servizi comuni di supporto
Non sarebbe facile o conveniente duplicare
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Le principali varianti (1)
Forme accentrate: il ruolo della direzione centrale
nell’indirizzare e coordinare l’attività delle divisioni è
molto importante e pervasivo.
Forma divisionale burocratica: In ogni divisione si
realizzano combinazioni produttive che si collocano
su punti diversi della catena del valore; tra le unità si
manifestano interdipendenze di tipo sequenziale.
Staff centrali molto sviluppati.
Carbon copy bureaucracy: La funzionale meccanica
si replica su diverse divisioni
Forma divisionale integrata: Le divisioni sono
accomunate da una “funzione critica” e/o esiste un
criterio di specializzazione ibridp
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Interdipendenze sequenziali e forme
divisionali accentrate
Interdipendenze sequenziali tra divisioni
Le performance di una divisione dipende dalle
performance della divisione a monte, e influenza
quella a valle…
Ridotto decentramento decisionale
Direzione centrale
Pianifica strategia e sviluppo
Orienta in modo direttivo comportamenti e decisioni
Staff centrali molto sviluppati
Ruolo pervasivo nelle politiche delle divisioni
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Interdipendenze sequenziali e forme
divisionali accentrate
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Forme integrate
Divisionali con funzione critica
Primo livello gerarchico ibrido
Due o più divisioni
Una funzione critica
– Funzione produzione per sfruttare economie di scala
– Funzione logistica per ottimizzare i flussi
Divisionali con organi trasversali
Country manager
Azienda con molti prodotti e presente su mercati di
sbocco tra loro molto diversi
Coordinamento della commercializzazione dei prodotti
tenendo conto delle specificità locali
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Forma divisionale e
internazionalizzazione
Sintesi è un’impresa manifatturiera che produce apparecchiature per la
sicurezza, il controllo e la regolazione utilizzate in un ampio numero di
applicazioni: dalle caldaie ai caminetti, dalle asciugatrici agli scaldabagni;
dalle piscine, alle applicazioni del catering come i forni, agli apparecchi di
cottura. L’impresa, che complessivamente impiega circa 1600 persone e
ha un fatturato di 250 milioni di euro, ha la sede centrale in Italia ed è
organizzata per unità di business, ciascuna delle quali è specializzata per
linea di prodotto. Le attività produttive sono dislocate in quattro stabilimenti
in Italia, tre in altri Paesi Europei (Olanda, Gran Bretagna e Romania), due
nel continente americano (Messico e Argentina) e uno in Asia (Cina).
Il percorso di internazionalizzazione ha seguito un approccio per
piattaforme continentali. “La decisione di procedere in questo modo”,
spiega l’amministratore delegato “è dovuta alle profonde differenze che
esistono nei diversi mercati in cui operiamo.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Forma divisionale e
internazionalizzazione
Negli Stati Uniti, per esempio, la legislazione relativa ai nostri prodotti è
diversa da quella presente in Europa. Ci sono inoltre notevoli differenze
nei gusti dei consumatori e nei canali distributivi. Basti considerare che in
questo mercato sono molto diffusi i caminetti a gas, per i quali noi
produciamo i sistemi di regolazione. La necessità di rispondere con
prontezza alle mutevoli esigenze di questo mercato ci ha spinti a creare
due unità produttive nel continente americano. Il mercato asiatico, e quello
cinese in particolare, invece, manifesta una domanda meno evoluta in
termini di contenuto tecnologico dei prodotti, ma sono presenti rilevanti
barriere all’ingresso. Siamo presenti in questo territorio da quasi un
decennio, con un piccolo stabilimento che anche se non ci permette di
ottenere economie di scala, ci offre la possibilità di avvicinarci e conoscere
quel mercato, che ha prospettive di crescita molto interessanti”
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Interdipendenze generiche e forme
divisionali decentrate
Divisioni con scarse o nulle relazioni tra loro
Le dinamiche competitive e organizzative delle divisioni non si
influenzano
Interdipendenze generiche tra divisioni
In generale
Elevata autonomia delle divisioni
Direzione centrale gestisce il portafoglio di attività e controlla i
risultati
In definitiva
Meccanismi di coordinamento e controllo simili a quelli di mercato
Si crea un mercato internalizzato
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Interdipendenze generiche e forme
divisionali decentrate
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La genesi della multidivisionale
Forma M si afferma dopo la fine della II guerra
mondiale come risposta ai problemi di coordinamento
e controllo posti dalle scelte di diversificazione
strategica
Nuovi prodotti
Nuove tecnologie
Nuovi mercati
General Motors e Du Pont
Chandler [1962] – Strategy and Structure
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Il caso Du Pont
Comitato per lo studio di una diversificazione in un
settore diverso dagli esplosivi (1908)
Eccesso di capacità
Diversificazione nel settore chimico
In rami industriali in cui la società era già presente
(cuoio artificiale e pirossilina)
In settori dove la guerra in Europa aveva creato
forte scarsità (coloranti)
Creazione di nuovi prodotti
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Il gruppo come “involucro
giuridico” della forma diviisonale
Tipologie
Gruppo orizzontale
Gruppo verticale
Coordinamento affidato a una società holding
Come agisce la società holding
Finanziaria
Eserciziodei diritti di controllo e governo
Importanza dei sistemi di comunicazione e controllo
Operativa (o corporate)
Ruolo attivo nella strategia e nella gestione
Importanza degli strumenti organizzativi di coordinamento
temporale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Gruppi di imprese e holding
Le attività che svolge la holding
Assistenza e integrazione
Servizi
Vantaggi
Strategici
Capacità di adattamento alle mutevoli condizioni del mercato
Operativi e gestionali
Imprenditorialità diffusa e coordinamento
Fiscali
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Diversificazione e ri-organizzazione:
Barilla
Dimenticare la finanza, le diversificazioni e le controversie bancarie per
tornare a fare il mestiere di famiglia: pasta, biscotti e merendine. Barilla
esce dalla crisi con qualche ammaccatura nei conti, ma ha rimodellato la
propria struttura industriale mirata al rilancio del suo core business. Dalla
Barilla holding partono tre unità di business che rispecchiano le tre
direttrici di sviluppo future: la prima si chiama meal solutions e concentra il
settore della pasta e dei sughi, quello più antico e anche più stressato
dalla competizione. La seconda è quella del bakery, i prodotti da forno
dolci e salati con marchi famosi come Mulino Bianco, Pavesi, Wasa, Ringo
che forniscono più della metà dei 4,2 miliardi di ricavi consolidati realizzati
nel 2007 e soprattutto la maggior parte del valore aggiunto. E infine Barilla
America, dedicata al mercato considerato più promettente quanto a tassi di
crescita.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Gruppi di imprese e holding
Caso Poste Italiane
Il Gruppo Poste Italiane fornisce il servizio universale postale e ulteriori prodotti e servizi
integrati di comunicazione, logistici e finanziari su tutto il territorio nazionale. La presenza
sulle diverse combinazioni prodotto-mercato è garantita da aziende specifiche del Gruppo.
Postel S.p.A. – Postel opera nel mercato dei servizi di outsourcing della gestione
della corrispondenza
SDA Express Courier S.p.A. – Corriere espresso specializzato per le consegne in
Italia e all’estero
Postecom S.p.A. – Ideazione, realizzazione e gestione dei servizi Internet e Intranet
Poste Vita S.p.A. – Compagnia assicurativa di Poste Italiane
BancoPosta Fondi S.p.A. SGR – Gestisce il patrimonio dei fondi comuni di
investimento e l’amministrazione dei rapporti con i partecipanti.
PosteShop S.p.A. – Commercializza merchandising di Poste Italiane oltre a prodotti
di fornitori esterni
Europa Gestioni Immobiliari S.p.A. – Gestione e valorizzazione del patrimonio
immobiliare non più strumentale
Poste Tutela S.p.A. – Attività finalizzata a sviluppare, gestire e consolidare il sistema
di sicurezza integrata
Mistral Air s.r.l.- Società attiva nel trasporto aereo
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Gruppi di imprese e holding
Caso Poste Italiane
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Tra gerarchia e mercato
Il coordinamento in una forma divisionale
Per coordinare direzione centrale e divisioni
Standardizzazione output
Individuazione di un parametro economico-finanziario
Potenziamento della tecnostruttura alle dipendenze
della direzione centrale
Sistema operativo di controllo
Specifica i contenuti e i limiti della responsabilità
economica
Orienta il loro comportamento
Fornisce alla direzione centrale un indicatore sintetico
di prestazione
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Tra gerarchia e mercato
Allocazione delle risorse e transazioni tra divisioni
Come coordinare le decisioni e le iniziative delle
divisioni?
La standardizzazione degli output è condizione per
creare il mercato interno dei capitali
Sì tratta di un quasi-mercato
– Mediazione della direzione centrale
Il quasi mercato
Permette di individuare modalità eque per allocare
le risorse tra le divisioni
Fornisce alla direzione centrale gli indicatori per
gestire il portafoglio strategico di attività
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Tra gerarchia e mercato
I prezzi interni di trasferimento
Come determinare il giusto livello di autonomia delle
divisioni?
Considerare natura, contenuto e intensità delle
interdipendenze tra le divisioni
Definire le metodologie e i processi di governo dei
flussi di transazioni interdivisionali
Prezzi interni di trasferimento
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Tra gerarchia e mercato
I prezzi interni di trasferimento
Prezzi di trasferimento basati su
Costo di produzione del bene oggetto dello scambio
Prezzo di mercato
Valori misti
Determinazione
Centralizzata o decentrata
Il ruolo delle interdipendenze
– Generiche: divisionali decentrate
– Sequenziali: divisionali accentrate
– Situazioni intermedie
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Tra gerarchia e mercato
I prezzi interni di trasferimento
Mantenere la coerenza dinamica tra
Natura delle attività tra le divisioni (di
trasformazione, di interazione transazionale o di
interazione tacita)
Natura, intensità e complessità delle
interdipendenze tra le divisioni
Grado di autonomia concessa alle singole divisioni
Meccanismo operativo per definire il coordinamento
verticale (tra direzione centrale e direzioni di
divisione) e orizzontale (tra le varie divisioni)
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
I dollari gialli alla RAI
La RAI adotta dal 1999 una struttura divisionale
Per alcuni anni, per ciascuna divisione esistevano
specifici analisti della tecnostruttura: uno specifico
ufficio programmazione, un responsabile del
personale, una struttura per il controllo e così via. Ad
essi si aggiungevano alcuni staff centrali (o di
corporate) che definivano le strategie e svolgono le
attività di indirizzo e controllo e alcune strutture di
servizio, a garanzia dello svolgimento di compiti
tecnici e di funzionamento trasversali a tutta
l’impresa.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
I dollari gialli alla RAI
In RAI le divisioni sono editoriali e industriali, e ad esse spetta
il compito di ideare, sviluppare, e realizzare i programmi per i
canali televisivi, radiofonici e satellitari.
La filosofia alla base di tale riorganizzazione era quella di
responsabilizzare sui budget tutte le strutture aziendali, da
una parte e dall’altra: i centri di produzione dovevano ridurre i
loro costi per non far rivolgere all’esterno la struttura
editoriale; ma se quest’ultima prenotava uno studio per sei
mesi e il programma veniva soppresso dopo tre puntate,
pagava i sei mesi. I costi di produzione, infatti, si basavano sul
cosiddetto transfer price, cioè in sostanza sulle tariffe interne
praticate dalle strutture di produzione a quelle editoriali, in
primis alle reti televisive.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
I dollari gialli alla RAI
Nonostante gli sforzi, la riorganizzazione non riuscì
pienamente nel suo intento. Qualcuno fece notare che: «I
prezzi pagati alle Divisioni non sono stati percepiti come valori
reali, come soldi veri (in azienda si parlava di dollari gialli).
Invece, si tratta di dollari verdi a tutti gli effetti! Se i pagamenti
interdivisionali invece sono percepiti come dollari gialli, allora
viene meno il tentativo di responsabilizzare sull’impiego delle
risorse». Qualcun altro sottolineò che «la divisionalizzazione
poteva andar bene per la Divisione radiofonica, in quanto
Radio Rai è un’azienda a sé, con un prodotto specifico. Ha
meno senso quando tre reti che realizzano lo stesso prodotto
stanno in due divisioni diverse». In altri termini, non aver colto
la natura delle interdipendenze ha portato a un modello
divisionale inefficiente.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Vantaggi e svantaggi della
forma divisionale
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Il bilanciamento delle
specializzazioni
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La struttura a matrice
Soddisfare esigenze contrapposte
Sviluppo competenze tecnico-specialistiche
Applicare competenze a obiettivi organizzativi diversi e
mutevoli
Condizioni di efficacia
Successo deriva da presidio congiunto di più aree
Elevato fabbisogno di coordinamento
Interdipendenze interne
Cambiamento ambientale
Risorse scarse e utilizzabili in più progetto nello stesso
tempo
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La struttura a matrice
Due linee di autorità
Raggruppamento funzionale
Al fine di garantire lo sviluppo di competenze tecnico-
specialistiche e di economicità operativa
Mercato di sbocco (le divisioni)
Garantiscono il presidio di specifici segmenti e
adottano strategie operative specifiche
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La struttura a matrice
Condizioni per efficiente funzionamento
Sistema informativo manageriale integrato, ovvero
un sistema che riporta contemporaneamente dati e
informazioni sulla performance economico-
finanziaria e sullo stato di avanzamento dei progetti
Soluzioni organizzative di gestione del personale
finalizzate a promuovere comportamenti cooperativi
e di gruppo (politiche retributive, percorsi di carriera,
sistemi di valutazione)
Meccanismi di soluzione dei conflitti basati sul
ricorso a forme negoziali
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Caso GM
La divisionalizzazione
GM ha adottato una struttura multidivisionale dal 1937 al 1998. La struttura
multidivisionale fu inizialmente introdotta dal Alfread Sloan. La decisione di
creare unità organizzative con autonoma responsabilità di risultato, sulla
base dei diversi modelli di auto, fu dettata dalla necessità di assicurare
processi decisionali “più vicini” ai problemi e di stimolare l’iniziativa
manageriale.
Nel corso degli anni la divisionalizzazione è stata parzialmente modificata
per effetto della crescente competizione nel settore auto sia negli Stati
Uniti che nel resto dei mercati occidentali. GM ha progressivamente
aumentato il numero di marchi che, dal punto di vista organizzativo, sono
stati raggruppati in due divisioni (large cars comprendente i marchi Buick,
Oldsmobile e Cadillac e small cars comprendente tra gli altri i marchi
Chevrolet e Pontiac).
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Caso GM
Verso la struttura a matrice
Il passaggio alla struttura a matrice è avvenuto nell’ottobre del 1998 con la
creazione di un unico Automotive Strategy Board (ASB). La struttura a
matrice è stata fondata sull’area geografica e sul raggruppamento
funzionale. La dimensione geografica considera 4 differenti aree (North
America, Asia Pacific, Europe e Latin America, Africa e Middle East)
mentre il raggruppamento funzionale è costruito attorno a 12 funzioni
critiche (Product Development, Manufacturing and Labor Relations,
Sales/Services/Marketing, Quality, Powertrain, Human Resources,
Planning and R&D, Purchasing, Communications, Finance, Legal/Public
Policy, Information Systems and Services). I manager di area (Region
Presidents) hanno la responsabilità dei risultati operativi e finanziari
mentre i manager di funzione (Global Process Leaders) hanno
responsabilità globale sull’efficienza dei processi. Gli staff in ciascuna delle
regioni riportano sia al rispettivo Global Process Leader sia al Region
President.
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Caso GM
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
La struttura a matrice: Business School
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e
Vantaggi e svantaggi della
struttura a matrice
Costa, Gubitta, Pittino, Organizzazione aziendale 3e