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Quale era il legame tra Hiram e il Tempio di Salomone?

Vediamo ora cosa legava i due grandi uomini, il motivo della costruzione del Tempio e le
vicissitudini che hanno portato l’architetto alla corte del Re di Israele.

La storia narra che Salomone era stato incaricato dal padre, insieme ad una squadra formata da
soldati scelti, di custodire e proteggere nel suo peregrinare (che simboleggia il cammino dell’Uomo
alla ricerca di Dio) il bene più prezioso dei tabernacoli, l’Arca dell’Alleanza.
Il Re Davide in punto di morte trasmise al figlio il suo testamento:

"Ti lascio il mio regno, Salomone, quello che dio mi ha affidato e di cui mi sono mostrato indegno.
La morte e la corda che e stata tagliata dalla sua mano, il picchetto strappato, la tenda trascinata via
dal vento del deserto. La mia anima è pronta ad attraversare il cielo per comparire davanti al mio
giudice. Ho combattuto e ho vinto. Che quest’epoca sia finita per sempre. Tu che porti il nome di
Salomone, “a lui la pace”, perseguila su questa terra. Fa che sia il legame tra Israele e il cielo. La
mia corona è macchiata di sangue. Teste tagliate giacciono ai piedi del mio trono, è per questo che
non ho potuto costruire la casa del Signore. Assolvi tu questo compito, figlio mio. Cerca
incessantemente la saggezza, quella che fu creata prima delle origini, prima che nascessero il mare e
i fiumi, prima che s’innalzassero le montagne, che ci fosse una differenza tra il giorno e la notte,
prima che la luce uscisse dal caos e che i cieli fossero saldamente stabiliti. E’ con la saggezza che
Dio misura l’universo, con essa creò la Terra, grazie ad essa tracciò i sentieri percorsi dagli astri,
senza di essa non costruirai nulla.”.

Il Grande testamento lasciato da Davide a Salomone includeva in sé il desiderio di unire tutte le


tribù di Israele, motivo per cui Davide aveva dovuto più volte usare la violenza per sedare le varie
guerre interne; violenza certamente non accetta a Dio e che quindi non gli consentì di costruire il
grande tempio per l’unico e vero Dio: Yahweh.
Salomone era consapevole del fatto che, pur egli possedendo grandi ricchezze, il suo popolo era
costituito esclusivamente da nomadi che si dedicavano alla pastorizia ed all’agricoltura, i quali, per
ripararsi, sapevano esclusivamente costruire baracche di fango e paglia; dimora che sarebbe stata
certamente indegna per un luogo sacro.
La stessa “reggia” di Davide, non era altro che una grande casa di paglia e fango arredata molto
miseramente.
Salomone nominò consigliere colui che era stato già consigliere di suo padre: Elihap.
Elihap era di origine egiziana e fu introdotto a corte grazie alla sua conoscenza di numerose lingue.
Fu Elihap, conscio dei limiti costruttivi del popolo di Israele, a suggerire a Salomone di rivolgersi al
Faraone d’Egitto, Siamon, il quale gli avrebbe potuto indicare un buon architetto.

L’Egitto era ormai in decadenza in quell’epoca, dunque il faraone vide di buon occhio la possibilità
di stringere un’alleanza con il confinante Israele. Siamon diede in sposa sua figlia Nagsara a
Salomone e scelse il miglior maestro della “Casa della Vita”, luogo dove si formavano i costruttori
egiziani per inviarlo in Israele. Non tutti erano d’accordo quindi si decise di non ufficializzare la
cosa e di non far sapere che il maestro inviato fosse egiziano.
La scelta ricadde su Horemheb, adepto di circa trent’anni, con una fronte larga ed una muscolatura
possente. Era stato apprendista a dodici anni, aveva passato la sua adolescenza nei cantieri di
Karnak ed era diventato maestro d’opera tre anni prima, approfondendo l’arte studiando i trattati di
Imhotep, il più grande degli architetti egiziani.
Il faraone, che aveva lasciato libera scelta a Horemheb, gli ordinò di scendere nelle sale sotterranee
all’edificio e di prendere gli oggetti rituali che vi erano stati depositati molti secoli addietro.
Prima di partire per Gerusalemme il faraone lo abbracciò e gli disse:
“d’ora in avanti tu ti chiamerai Hiram, provieni da Tiro, non sei egiziano e dovrai credere nell’unico
Dio, quello degli ebrei.”
Hiram pur di dare continuità all’opera dei costruttori, acconsenti e parti per il lungo viaggio verso
Gerusalemme.
Dopo numerose peripezie, Hiram giunse al cospetto del grande Re Salomone, che gli disse:
- Benvenuto nel mio paese Maestro Hiram.
Hiram non rispose ed allora il Re lo incalzo:
- Siete di poche parole.
Hiram rispose:
- Io amo il silenzio Signore, il mio regno e quello della pietra e del legno.
Salomone chiese, da dove vieni?
- Da Tiro. il Re, per cui lavoravo, mi ha detto che cercavi un architetto.
Salomone era impressionato dallo sguardo di fuoco di quell’uomo possente con la capigliatura nera,
le sopracciglia spesse ed il naso diritto che conferivano al suo viso un’espressione di severità
Salomone chiese ancora a Hiram:
- Qual è la tua scienza?
Hiram rispose:
- l’arte del disegno.
- a che ti serve?
- a tagliare le pietre, a metterle insieme e sollevarle in modo che siano sistemate senza bisogno di
rifiniture, e che l’edificio resista nel tempo..
- Accetteresti di rivelarmi quest’arte?
- No, Signore. O m’ingaggi dandomi pieni poteri sul mio cantiere, o me ne vado.
- non e un linguaggio diplomatico Maestro Hiram.
- Non lo sono e non ho intenzione di diventarlo.
I1 rapporto che s’instaurò tra i due grandi uomini non fu sempre pacifico, ma fu improntato
comunque al massimo rispetto reciproco.
Salomone era spinto alla costruzione del tempio da motivi politico-religiosi, per unire le tribù di
Israele, il tempio sarebbe stato molto utile allo scopo.
Hiram invece era concentrato nella costruzione del tempio in quanto il Tempio stesso era
l’espressione più elevata della spiritualità dell’uomo, e nel Tempio avrebbe trovato la prosecuzione
di quell’opera infinita che e il perfezionamento dell’essere umano.

Le risorse di Salomone, seppure ingenti, furono ritenute insufficienti dal Maestro Hiram il
quale si offrì di intercedere presso la Regina di Saba, nel cui regno si producevano grandi quantità
di oro, per favorire uno scambio commerciale che avrebbe portato risorse e oro in Israele.
Salomone, venuto a conoscenza della facilita con cui Hiram aveva ottenuto i favori dalla Regina di
Saba, rimase stupito e interrogo in tal senso l’architetto:
- Chi sei realmente, Maestro Hiram?
- Un artigiano diventato esperto del suo mestiere.
- Come posso crederti, dopo quel che e successo? Come è possibile che un semplice operaio sia
riuscito ad ottenere una missiva della Regina di Saba, che annuncia il prossimo invio di un carico di
oro rosso?
- Grazie all’amicizia, Maestà. La nostra confraternita è più potente di quanto immagini. La regina
vuole uno splendido palazzo e un tempio dal disegno perfetto. Per questo colma di onori il suo
architetto che per me e come un fratello. Ha prestato attenzione alla mia richiesta ed è intervenuto
presso la sovrana di cui e anche primo ministro.

Il soggiorno di Hiram in Israele fu comunque un continuo viaggiare, anche in terre lontane, per la
ricerca dei materiali pin idonei alla costruzione del Tempio.
A Saba, sulla cima di una delle numerose montagne aurifere Hiram fu iniziato all’arte del disegno.
Un giorno Hiram scavò per terra con l’aiuto di una pietra appuntita. Gesti lenti, precisi, efficaci. La
coppa con lo scettro d’oro uscirono dal terreno friabile dove Hiram aveva preso la precauzione di
nasconderli prima di stabilirsi a Gerusalemme.
Come confessare a Salomone che questi simboli erano stati offerti secoli prima al faraone Cheope
dalla prima regina di Saba, all’epoca della costruzione della grande piramide?

La sovrana di Saba, che venerava il sole come il faraone, aveva deciso di dare il suo contributo alla
costruzione di quella meraviglia dell’universo, pertanto aveva deposto nella camera bassa della
grande piramide 1o scettro di Saba e, sotto la sfinge, una coppa contenente la rugiada del primo
mattino del mondo. Erano questi gli oggetti che il faraone Siamon aveva affidato a Hiram, prima
che partisse dall’Egitto Erano gli oggetti che l’architetto doveva porre nelle fondamenta del tempio
di Salomone, affinché questo si fondasse sull’antica saggezza.

Salomone, venuto a conoscenza del fatto dallo stesso


Hiram, aveva accetrato purché il tempio fosse eretto.
Quel giorno, Salomone e Hiram, provenienti l’uno
dal palazzo e l’altro dalla campagna, giunsero ai piedi della roc-
cia sulla quale sarebbe dovuto sorgere il tempio.
Ijarchitetto mostrb al RE lo scettro e la coppa prima che,
con un trapano, di cui rovinb rapidamente la punra, ranto
era dura la roccia, scavasse una cavita dove depositare i pre-
zios1 oggettr.
Dopo averli depositari chiuse tutto accuratamente con la
malta, senza lasciare traccia.
Ad eccezione di Salomone e dell’architetto nessuno
avrebbe saputo che l’embrione del tempio di Yahweh era il
sole di Saba.
A parte Hiram nessuno avrebbe saputo che l’Egitto era la
madre del piu grande santuario di Israele, che il dio nascosro
tanti secoli prima nella piramide resuscitava in Yahweh.
Salomone tratteneva a stenro la sua emozione, secondo i
libri sacri che aveva consultato, il luogo scelto da Hiram cor-
rispondeva perfettamente alla porra del mondo segreto.
Il lavoro proseguiva con i preparativi e Hiram misurava
le difficolta del suo compito: costruire un santuario che sareb-
be stato quello di Yahweh, ma con un’architettura, un arre-
damento ed una simbologia che riprendevano quelle dei tem-
pli egiziani.
Trascrivere senza tradire, trasmettere senza divulgarc,
incarnare il Cielo sulla Terra". Ijambizione era enorme, il

compito schiacciante.
Hiram comunque rimaneva nell’ombra, non si concede-
va riposo né disttazione. Il lavoro lo assorbiva. Doveva anco-
ra formare dei bravi oprerai, con la speranza di farne degli ar-
tigiani scelti di cui presto avrebbe avuto bisogno. lmpossibi-
le, in ISRAELE, contare sugli apprendisti pazientemente ad-
destrati dai geometri dei rempli d’Egitto.
Hiram andava alla ricetca di caratteri forti, equilibrari, ri-
cettivi che in pochi mesi avrebbero dovuto applicate una scien-
za che gli adepti di solito imparavano in diversi anni.
Era l°aspetto piii inquietante di questa folle impresa: accor-
dare fiducia al genio nascente di aleuni, costituire una contra-
ternita di praticanti sul luogo stesso del loro apprendistato.
Karchitetto fini di compilare una lista che comprendeva una
cinquantina di nomi: quelli degli apprendisti che avrebbero
iniziato la conoscenza delle leggi necessarie alla creazione del
tempio, all’uso degli arnesi e alla posa della pietra.
La stava rileggendo quando senti qualcuno che tentava di
forzare l’accesso nel laboratorio di Disegno.
Era il suo servo ebreo che, lanciandosi in una lunga supplica,
chiese al maestro di entrare a far parte della confraternita.
Hiram allora gli disse:
- Se vuoi entrare nel cantiere, dovrai sottoporti ad una ptova.
- La mia vita .... . sara minacciata?
— E° pericoloso ammise Hiram
- Ma io sono il tuo servo, mi aiuterai?
- Le regole del cantiere me lo proibiscono.
- Questa prova .... e indispensabile?
- lndispensabile, rispose Hiram
Hiram bendo gli occhi del servo, e lo introdusse nella sala
delle prove dove vi era un°asse sottile di legno appoggiata su
due blocchi cubici, accatastati uno sull°altro.
Tra mille difficolta e forti paure il servo supero la prova.
Tu sarai i miei occhi e le mie orecchie disse Hiram, cir-
colerai dappertutto, osserverai, ascolterai. Non devi sentir-
ti una spia.
Per ordine di Hiram, il suo servo contatto uno per uno gli

operai che l°architetto aveva messo nella lista, comunico loro


una parola d°ordine: “LA MIA FORZA E’ QUELLA DEL
MAESTRO”, e li convoco nella sala delle prove.
Gli oprerai si sedettero sul pavimento della sala, non prima
di aver prestato il giuramento che non avrebbero riferito ad al-
cuno quanto avrebbero visto e sentito, pena la morte.
Hiram con pazienza insegno loro a tracciare i segni della
confraternita dei costruttori, punto linea retta quadrato, ret-
tangolo, etc..
Poi {ece si che prendessero coscienza che il corpo umano era
costruito secondo proporzioni geometriche, che testimoniava—
no l’azione di un architetto divino.
lnhne comunico loro i primi precetti del codice dei costrut—
tori: lavorare per la gloria del Principe creatore, non cercare be-
nefici personali, privilegiare l’interesse della confraternita, sa-
per tacere, rispettare gli arnesi come esseri viventi.
Quando s’innalzarono le prime colonne di tame e di cal-
care, Hiram capi che i suoi apprendisti avevano assimilato i
precetti elementari dell’arte di costruire.
Cosi convoco i migliori tra loro nel laboratorio di Disegno,
dove inizio alla scienza dei praticanti, che avrebbe consenti-
to loro di innalzare muri e ripartire armoniosarnente i blocchi
perfettarnente tagliati.
Indossando un grembiule bianco, pulito con cura al termine
di ogni giornata di lavoro, gli adepti prestarono giurarnento di
non rivelare nulla né agli apprendisti né ai profani.
Dopo cinque giorni e cinque notti d’insegnamento, i pra-
ticanti erano colmi di un sapere che superava il loro intellet—
to e provavano verso il Maestro Hiram una gratitudine che
nessuna parola poteva esprimere. La fraternita che li legava a
lui aveva il {ulgore del sole estivo.
Prima di ogni giornata di lavoro, gli apprendisti formavano
una prima colonna silenziosa, i praticanti una seconda.
Uno alla Volta, si presentavano al cospetto di Hiram e gli
sussurravano all’orecchio la parola d°ordine corrispondente al
loro grado.
Ijarchitetto la cambiava pin volte durante il mese, scorag-

giando cosi ogni tentarivo di {rode. lntanro che i lavori per la


costruzione del tempio progredivano, Hiram realizzava con
le proprie maui nude un profondo cunicolo nella roccia, dove,
alla Hue, ricavo una stanza cubica completamente oscura.
Il Maestro lavorava senza sosta per rerminare la sala sorter-
ranea, cui aveva assegnato le proporzioni di un cubo, dove sul
fondo aveva crearo una nicchia, che riproduceva la camera
mediana delle piramidi; e una specie di scala verso il cielo che
l°adepto percorreva parrendo dal cuore della terra e dal cenrro
della pietra, passaudo arrraverso un numero inhnito di porte,
visibili e invisibili, che lo avvicinavano alla luce dell’origiue.
Un giorno Hiram, al momento della paga, scelse nove pra-
ticanri ai quali non consegno il salario e chiese loro di atten-
dere, poi li condusse fino alla stanza cubica oscura, stando at-
tento che nessun altro si avvicinasse.
Raggiunro che ebbero il luogo, dopo aver percorso il lun-
go e tortuoso budello di pierra, si disposero in cerchio attor-
no all°architetto che, togliendo uua pietra scorrevole e perfer-
ramente mimetizzara, fece apparire il cubito e la canna di ser-
te palmi.
Ecco gli strumenti dei Maestri, rivelo Hiram, Con que-
sti, voi calcolerete le proporzioni del tempio. Vi iusegnero i
Numeri che creano la narura in ogni istante, e il cui segreto e
trasmesso dalle pierre tagliare. Ma prima dovete morire a que-
sto mondo.
La paura si impadroni dei prescelri ed artanagliava il loro ven-
tre, ma il desiderio di accedere al nuovo mistero fu piu forte.
Hiram offri a ogni praticanre una coppa di vino.
Se siete degni di diventare maestri, quesra bevanda vi dara
la forza per affrontare le prove. Ma se avete mentito, se ave-
re rradito, se le vostre parole non sono state pure, morirete al-
l’istanre.
Bevere, ordino Hiram
Con la gola serrata, i praricanti obbedirono. Uno di loro
senti un bruciore atroce nel petto, al punto di credere che uua
morte rerribile si Posse impadronira di lui. Ma il malessere sva-
ni. I suoi colleghi erano rimasti in piedi. Si guardarono l’un

l°altro, felici di aver superato la prova. Stendetevi a terra con


gli occhi rivolti verso la volta di pietra.
Hiram tolse il grembiule ai praticanti e con questo co-
pri loro il viso.
Voi non appartenente piu all°universo degli uomini ordi-
nari. In voi si affrontano la vita e la morte, afhnché muoia la
morte e viva la vita. Il vostro passato non esiste piu. Voi ap-
partenente al tempio del futuro. Siete servitori dell’Opera.
Nessun altro maestro potra imporvi la sua legge. Con la re-
gola della confraternita di cui sono depositario, vi iniziero al
ruolo di maestro.
Hiram poso la canna sui corpi distesi. Dalla testa ai pie-
di, questa linea diventa il loro asse, attorno al quale d’ora in
avanti si sarebbe costruita la loro esistenza. Ijarchitetto trasmet-
teva loro l°iniziazione che aveva ricevuto. Aveva sperimenta-
to lui stesso la potenza di questa regola del maestro d°opera,
dove erano iscritte le proporzioni che avrebbero creato il tem-
pio come un essere vivente.
Un piacevole torpore si impadroni dei praticanti. Non era
sonno, ma un°estasi illuminata da un sole arancione, che bril-
lava molto al di la del soffitto della grotta. Questa non era piu
una barriera di pietra, ma un cielo stellato dove la luce del gior-
no risplendeva in piena notte. Avevano l’impressione di muo-
versi {uori da loro stessi, come liberati dal peso del corpo. E
sentivano la voce di Hiram che rivelava loro i segreti e i do-
veri dei maestri.
Hiram, dopo averli Patti alzare, consegno ai nuovi maestri
una canna lunga cinquantadue centimetri, che sarebbe stata
la chiave per la costruzione del tempio, e cinse intorno ai loro
lombi il nuovo grembiule in pelle rossa, quale segno distinti-
vo per il loro grado.
Abbiamo attraversato la morte? domando uno degli adepti.
ljambizione personale si e spenta, rispose l’architetto, Al
mio fianco e ai miei ordini, d’ora in poi agirete per trasforma-
re la materia in pietra di luce.
Que] che e morto in voi e il vostro aspetto perituro, il vostro
egoismo, la vostra piccolezza. Oramai assumerete la funzione

di capomastri e insegnerete ai praticanti e agli apprendisti. Sa-


rete voi a sorvegliare i cantieri e a chiamare al lavoro gli uomi-
ni della corve, se il loro aiuto si rendesse necessario.
Passava il tempo ed il carattere di Hiram si adombrava.
Che la bellezza del palazzo servisse alla gloria di SALOMO-
NE, e non alla sua, gli era indifferente. Ma la costruzione del
tempio diventava sempre piu difficile, prolungando di conse-
guenza quello che l°architetto considerava un esilio.
Gli uomini della corve si lamemiavano e vedevano in HI-
RAM l°unico responsabile delle loro condizioni di vita.
Salomone, per cercare di placare la collera crescente, era
stato costretto ad aumentare la paga, svuotando le sue riserve
piu velocemente di quanto avrebbe voluto.
Il lavoro, nonostante tuttc le gravi diflicolta che Hiram
incontrava nel gestire quasi 18o.ooo uomini, tanti lavoravano
alla costruzione del tempio, procedeva senza sosta.
Un bel giorno l°architetto arrotolo il papiro che conteneva il
progetto del tempio. Tenendolo tra le braccia si diresse all’estre-
mita della roccia, proprio dove si sarebbe irmalzato il Santo dei
Santi. Poi appicco il fuoco a quei fogli cuciti insieme.
Non aveva piu bisogno dei disegni. Tra le liamme sarebbe—
ro spariti i segreti delle proporzioni e delle misure, destinate a
sopravvivere soltanto hella sua memoria.
Ijedifico era diventato la carne dell°architetto, la sua sostan-
za. Non avrebbe commesso errori guidando maestri e prati-
canti nello sviluppo del piano di costruzione. Oramai il tem-
pio avrebbe parlato attraverso lui. Il desiderio di costruirlo lo
consumava come una passione insaziabile. Per continuare a vi-
vere, Hiram doveva costruire.
Quando il tempio era a buon punto, il giorno della {esta
della tosatura delle pecore, che si celebra all’inizio dell’esta-
te, Salomone, approhttando del cantiere deserto, riusci a
raggiungere il laboratorio di Disegno di Hiram, dopo aver
imposto il suo rango all’unico sorvegliante presente, il copri-
tore esterno.
Sulla soglia, una porta in granito in modello ridotto. Sul
frontone, uifiscrizionea °°TU CHE CREDI DI ESSERE SAG-

GIO, CONTINUAA CERCARE LA SAGGEZZA”. Sul sof-


fitto, stelle a cinque punte alternate con soli alati. Sul pavi-
mento una cordicella con tredici nodi che circondava un ret-
tangolo argentato. Negli angoli della stanza, giare e vasi che
contenevano squadre, cubiti e papiri coperti di segni geometri-
ci. Sul muro infondo, una seconda iscrizione: “NON TI OC-
CUPARE DEI BENI TERRENI, LA’ DOVE TI PORTA-
NO ITUOI PASSI, SE SEI GIUSTO, NIENTE TI MAN-
CHERN”.
Era chiaro che Hiram, ben sapendo della curiosita di SA-
LOMONE e della sua influenza anche sugli operai, aveva vo-
luto dargli una lezione.
La vanita di qualsiasi tiranno ne sarebbe stata crudelmente
ferita, invece Salomone visse la prova con il sentimento
di appartenere oramai a una confraternita che, invece di atte-
nuarlo, esaltava in lui l’amore per la saggezza.
Il TEMPIO e fmito — annuncio un giorno Hiram — Per
piu di sei anni la mia confraternita si as dedicata all’Opera. Che
oggi ti sia afhdata Re di Israele.
Salomone si alzo e in compagnia di Hiram attraverso
il grande cortile, entrando nell’area sacra, imboccando il pas-
saggio che collegava la dimora del re a quella di Yahweh.
Si fermarono davanti a due colonne di bronzo, alte dieci
metri che sostenevano dei capitelli anch’essi di bronzo deco-
rati con melagrane.
Queste colonne sono cave, disse Hiram, e non contengo-
no altro che i frutti che contengono le mille e una ricchezza
della creazione;l°architetto pensava all°albero che aveva protet—
to il corpo di OSIRIDE.
Per chi si dirigeva verso il santuario, come in Egitto, le due
colonne avrebbero annunciato la necessita di morire al mon-
do delle apparenze, il passaggio attraverso il fusto verticale per
rinascere sotto forma di melagrana e poi sbocciare come un
frutto maturo nella meraviglia del sacro.
Salomone si avvicino alla colonna di destra e vi impo-
se il suo sigillo:
- Dio stabilira qui il suo trono per sempre. Per questo ti no-

mino ]AKlN. (fondarc, crigcrc). Poi {ccc lo stcsso con la


colonna cli sinistra.
- Nella Forza di Dio, chc il rc sia c;ontcnto! Pcr qucsto ti no-
mino BOAZ (forza).
Con il suo gcnio Hiram rcndcva possibilc il ritorno al pa-
radiso, la cui porta cra simbolcggiata dallc cluc colonnc, luogo
bcncdctto prirna della caduta c del pcccato.
Pcr tuttc lc salc chc costituivano il grandc tcmpio, Hiram
non avcva fatto altro chc trasporrc lc salc dcl tcmpio cgiziano
chc prcccdcvano il santuario scgrcto.
La prima sala fu nominata da Salomone l’u/am “qucl—
lo chc c davanti”, in quclla sala si sarcbbcro purificati i saccr-
doti.
Nella scconcla sala, Salomone scorsc, cltrc a tuttc lc ric-
chc dccorazioni, un triangolo scolpito ncll’arcl1itravc, per tcr-
ra un pavimcnto lignco, al cui ccntro vi cra un grande candc-
labro a scttc braccia, dovc la lucc crncssa avrcbbc simbolcggia-
to il mistcro dclla vita ncllo spirito.
Ijultima stanza, totalmcntc immcrsa ncllbscurita, cra la ca-
mcra dcl Santo dci Santi, pcr scmprc invisibilc ai profani. Qui
sarcbbcro cntrati solo il Rc c il sommo saccrdotc.
I1 pavimcnto cra n1olto rialzato rispctto a qucllo delle altrc
stanzc, conformcmcntc alla simbologia cgiziana sccondo cui la
volta cclcstc chc si abbassava a poco a poco c il suolo tcrrcstrc
chc si alzava vcrso di cssa si ricongiungcvano all°in{inito.
Qui, oran1ai, RE Salomone sarcbbc vcnuto a sollccita—
rc la saggczza.
Sul sagrato, non ancora lastricato, troncggiavano duc pcrso-
naggi alati alti cinquc mctri con tcstc d’uon1o, rassomiglianti
alle slingi chc sorvcgliavano i viali chc portano ai tcmpli cgi-
ziani; l’architctto gli avcva dato il volto di Salomone.
Il RE imposc chc cali statuc fosscro introdottc ncl Santo
dei Santi a protczionc pcrcnnc dcll’Arca dcll’Allcanza, la qua-
lc avrcbbc trovato la giusta quictc all”intcrno dcl tcrnpio dcdi—
catc all°unico Dio, Yahwch.
Qucstc statuc incarncranno il soffio di Din lc quali, alzanclosi
in volo, portcranno lc animc dci giusti, dissc Salomone.
Il RE era impaziente e voleva inaugurare la grande opera
quanto prima, aflinché tutti i popoli potessero apprezzare la
grandezza di ISRAELE, ma Hiram gli {ece notare che man-
cavano il sagrato e gli edifici attigui, ritenuti essenziali dal gran-
de architetto per completare il TEMPIO.
Fu in questo tempo che si materializzo la corruzione di alcu-
ni apprendisti da parte del Sommo sacerdote affinché, facen-
do credere che il loro stato indigente Posse esclusivamente re-
sponsabilita di Hiram, si ribellasse al loro Maestro, chieden—
do condizioni di vita migliore e un aumento del salario.
Hiram pero, forte della sua saggezza, riusci ad evitare la
sommossa ed anzi {ece destituire il responsabile della corve,
GEROBOAMO, stretto collaboratore di Salomone che
aspirava peraltro, in cuor suo, alla successione al trono, met-
tendo in cattiva luce il Re con i sacerdoti.
ljarchitetto torno al suo lavoro per completare l’opera co-
struendo una grande vasca in bronzo, sostenuta da dodici buoi
dello stesso metallo, tre per ogni punto cardinale, che sarebbe
stata posta all’esterno del tempio.
Ijenorme vasca ricordava il sacro lago di Tanis dove, all’alba,
i sacerdoti egizi si purificavano prima di prelevare un po d’ac—
qua, che sarebbe servita a consacrare i cibi offerti agli Dei.
I bordi della grande vasca avevano la forma di petali cosi da
simboleggiare il grande Hore di loto nascente dalle acque pri-
mordiali, sul quale si era levato il sole del primo mattino.
Salomone ce l’aveva {atta. I1 Tempio era nato. Un ar-
chiterto geniale, Hiram, aveva dato corpo al folle progetro
di un sovrano affascinato dall’assoluto.
Il rito per l’inaugurazione comincio.
Una moltitudine di persone invase tutte le strade e i vicoli
di Gerusalemme, le guardie spalancavano la grande porta del-
la recinzione, aprendo il passaggio ai pellegrini che invasero il
piazzale del Tempio.
Ijarchitetto, il sommo sacerdote e la regina composero un
triangolo il cui centro era il Re di ISRAELE. Attorno a loro,
i sacerdoti.
Salomone a questo punto accese il fuoco del sacrificio,

con il rituale della prima volta, la fiamma, che non si sarebbe


piu spenta, sembro arrivare al cielo.
Intanto il sommo sacerdote, che aveva visto nel forte lega-
me tra il RE d’ISRAELE e l’architetto, un pericolo per l’af-
fermazione della religione monoteista, incarico l’ex capo del-
la corve di sbarazzarsi di Hiram, cosi lui avrebbe potuto fa-
cilmente cacciare Salomone.
GEROBOAMO, cosi si chiamava l’ex capo della corve, ven-
ne a sapere che tre praticanti, un muratore siriano, un carpen-
tiere {enicio e un fabbro ebreo, avevano sollecitato una promo-
zione a maestro, ma gli era stata rifiutata da Hiram in quan-
to non ancora degni.
Pertanto furono incitati ad ottenere la parola d’ordine dei
maestri, cosi da impadronirsi del grande potere di Hiram,
governando cosi la grande massa di operai, sino ad allora gui-
data con maestria dall’architetto.
lntanto Salomone, avendo visto Hiram nudo mentre
curava il suo corpo ferito dalle pietre taglienti, scopri che l’ar-
chitetto era circonciso, caratteristica questa riservata agli ebrei
o agli egiziani di alto rango, come era MOSE° al momento in
cui decise di lasciare la terra dei faraoni per portare il suo po-
polo nella terra promessa.
Il RE di ISRAELE si scaglio contro il Maestro, accusandolo
di averlo ingannato, nascondendogli la sua vera identita, ve-
nendo nel contempo assalito da dubbi atroci.
Come ho potuto acconsentire che un egiziano costruisse il
Tempio consacrato all’unico Dio, Yahweh? Non avrai collo-
cato nelle mura del santuario qualche segreto pagano che lo
snatura?.
Hiram rispose:
Non cerchi la saggezza Maesta? Ignori che essa ez la luce na-
scosta nel cuore dei templi egiziani? Amon o Yahweh. i nomi
dell°unico vero Principe cambiano, Lui regna. La saggezza e
irraggiamento, non dottrina.
Visto che il Tempio oramai c°era e piaceva al popolo, era
preferibile conservarlo, a condizione di eliminare il trio male-
fico che trascinava ISRAELE alla rovina: un architetto ambi-

zioso, una regina empia e un re onnipotente.


Questo era il pensiero del Sommo sacerdote SADOQ.
Hiram, conclusa la grande opera, si apprestava a disper-
dere gli adepti, mentre lui sognava gia il rientro trionfale in
Egitto.
Nel contempo il FARAONE aveva inviato un messaggero,
la cui missiva recava la disposizione di SIAMON che invitata
l’architetto a rimanere nella terra straniera per terminate l°ope-
ra di trasformazione del popolo ebreo.
Hiram pertanto riprese il lavoro con una lena mai vista,
trasformando Gerusalemme, costruendo case, sralle, aveva can-
tieri aperti sul tutto il territorio allora conosciuto.
Salomone finora aveva resistito alle calunnie a cui era
stato esposto il suo architetto. Non aveva tenuto in alcun conto
gli avvertimenti e le dicerie, dato che l°amicizia non si concilia-
va col sospetto. Ma un veleno cominciava a bruciagli l’anima.
i Hiram era Forse un uomo diverso da quello che lui conosce-
va, un ambizioso, un sovrano che taceva il suo nome?
Si rendeva perfettamente conto che il suo destino era indis-
solubilmente legato a quello dell’architetto, separati avrebbe-
ro subito il piu crudele dei destini.
I dubbi che assalivano il Re di ISRAELE lo rendevano pen-
sieroso e ancora piu burbero, laatto questo che non sfuggi al
sommo sacerdote il quale, vedendo che Hiram non era piu
nelle grazie di Salomone, diede ordine di sobillare i tre pra-
ticanti affinché incalzassero l’architetto per ottenere la promo-
zione a maestro, piu volte negata.
Cari fratelli, da qui in poi la sorte di Hiram ez a tutti voi
nota.
Il Maestro fu assassinato dai tre rinnegati, con gli arnesi da
lavoro, e sotterrato {uori la citta di Gerusalemme nel punto
( dove, la mano dell’ebreo, guidata da un grandissimo rimor-
so, spezzo un ramo basso di acacia e lo pianto nella terra che
copriva le spoglie.
Contemporaneamente era morta anche la sposa di SALO-
MONE, NAGSARA, figlia del faraone SIAMON.
Tale fatto {ece infuriare il RE il quale, addebitando a HI-

RAM la cattiva sorte a cui ando incontro la regina, ordino di


convocare il suo architetto.
Fu allora che il Re di ISRAELE scopri che anche l’architet-
to era morto, quindi, con i nove maestri, era andato alla ricer-
ca del corpo di Hiram, che fu ritrovato nella valle del Ce-
dron, accanto al ramo di acacia.
Quando le spoglie furono riesumate, l’architetto era rilas-
sato, quasi sorridente, il suo stesso sangue disegnava una sor-
ta di grembiule di porpora, come quello in cuoio che usava
durante i lavori.
Il Maestro Hiram riposera nelle fondarnenta del suo tem-
pio, sotto il Santo dei Santi — decise Salomone.
ll tempo passava e il rimorso, accompagnato dalla solitu-
dine, divorava il Re di ISRAELE, il quale aveva perso la fede
su Yahweh, rivolgendo le sue preghiere a tutte le divinita stra-
niere, sperando che una di queste gli concedesse quella sere-
nita che non trovava nei piaceri del vino, con il quale cercava
di soffocare le sue pene.
Quando quella primavera fiori, Salomone comprese che
sarebbe stata l’ultima. Usci dal palazzo e si diresse verso il tem-
pio dove non era piu entrato da moltissimi anni. Solo, nel San-
to dei Santi, non intese la voce di Dio ma vide il Futuro.
Un futuro in cui la pace si sarebbe infranta, le tribu di
ISRAELE si sarebbero nuovarnente dilaniate, eserciti avidi di
sangue avrebbero invaso il paese, il santuario di Yahweh sa-
rebbe stato saccheggiato e distrutto. Un futuro in cui la terra
promessa sarebbe stata governata da uornini deboli, esecutori
di una politica miserabile, che avrebbero cercato di soddisfa-
re solo i loro piu bassi istinti.
Salomone capi che, alla sua morte, la grande opera sa-
rebbe andata distrutta. Niente gli sarebbe sopravvissuto.
Il re allora depose la sua corona e il suo scettro, si tolse il
mantello ricamato di Hli d’oro, discese lungo il sentiero che
conduceva alla valle del Cedron e si diresse verso il deserto.
Lungo la strada ruppe un ramo con cui si {ece un bastone. Il
giovane sole gli bruciava la fronte. Ben presto i suoi piedi fu-
rono doloranti, ma cammino e cammino ancora, come il piu
umile dei pellegrini. Salomone aveva deciso di ptosegui—
re hella solitudine, limo a quando non gli si Posse manifesta-
to un segno di Dio. Non aveva la cettezza, ora, che successo
e fallimento erano cose vane, come la gioia e il dolore? Pet lui
non sussisteva che un passato il quale gia svaniva in un otiz-
zonte spezzato. Pet il suo popolo sarebbero seguiti anni di ab-
bondanza e serenita, rali da lasciare traccia nella memoria di
ISRAELE. Forse, in un tempo cosi lontano che il pensieto del
re non poteva percepire, questo sarebbe stato il fetmento di
una uuova era di pace.
Quando il cuote cedette il vecchio sovrano si {ermo preso
uifacacia in fiore. Dio non gli aveva mai parlato, ma hella lu-
minosita della primavera distinse i contomi di un volto im-
menso, largo come la terra, alto come il cielo; era il volto del
Maestro Hiram, austero e sotridente, con impressa una pa-
cifica saggezza.
Karchitetto gli perdonava il suo tradimento. Lo aspettava
dall’altro lato della motte. Salomone si appoggio all°aca-
cia e si addormento hella luce.