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ALIMENTAZIONE

Celti talvolta organizzano durante i loro banchetti dei veri duelli. Sempre
armati nelle loro riunioni, si dedicano a dei simulacri di combattimento e
lottano tra di loro a mani nude; arrivano tuttavia talvolta fino alle ferite, si
irritano allora e se qualcuno non li separa arrivano ad uccidersi. Nei tempi
antichi quando era servito un cosciotto o un prosciutto, il più valoroso se
ne attribuiva la parte superiore; se un altro desiderava prenderlo,
avveniva tra i due contendenti un combattimento a morte... Quando i
convitati sono numerosi si seggono in circolo mentre il posto nel mezzo è
riservato al personaggio più importante... colui che si distingue tra tutti
per la sua abilità in guerra, per la sua nascita o per le sue ricchezze.
Presso di lui siede il suo ospite e, alternativamente sulle due ali, tutti gli
altri secondo il loro rango. Dietro si tengono i valletti d'armi che portano lo
scudo e di fronte i portatori di lance: seduti in cerchio come i loro padroni,
fanno festa nello stesso tempo. I servi fanno circolare le bevande in vasi di
terracotta o d'argento... i piatti su cui sono disposte le vettovaglie sono
dello stesso genere, talvolta in bronzo, altre volte in legno e vimini
intrecciato. La bevanda servita dai ricchi è il vino d'Italia o della regione
massaliota: lo bevono puro o, più raramente, mescolato con un po'
d'acqua; presso coloro che sono meno abbienti, si usa una bevanda
fermentata a base di frumento e di miele; presso il popolo la birra che
chiamano korma. Bevono dalla stessa coppa, a sorsi piccoli... ma
frequenti."

Posidonio , Storie, XXII

Vuole la tradizione che questo popolo [i Galli], spinto dall'attrattiva delle


messi e soprattutto del vino, abbia varcato le Alpi e si sia insediato in
territori precedentemente coltivati dagli etruschi. Dice la leggenda che a
portare il vino in Gallia onde attirarne gli abitanti sia stato un cittadino di
Clusio [Chiusi], Arrunte, irato contro Lucumone che aveva sedotto sua
moglie.

Tito Livio , Storia di Roma, V

Vuole la tradizione che questo popolo [i Galli], spinto dall'attrattiva delle


messi e soprattutto del vino, abbia varcato le Alpi e si sia insediato in
territori precedentemente coltivati dagli etruschi. Dice la leggenda che a
portare il vino in Gallia onde attirarne gli abitanti sia stato un cittadino di
Clusio [Chiusi], Arrunte, irato contro Lucumone che aveva sedotto sua
moglie.

Tito Livio , Storia di Roma, V

Si narra che i Galli […] ebbero come primo motivo per riversarsi in Italia il
fatto che l'elvetico Elicone […], aveva riportato con se fichi secchi,
dell'uva e dei campioni di olio e di vino. Perciò i Galli sarebbero scusati per
aver cercato di ottenere, perfino con la guerra, tali prodotti.
Plinio il Vecchio , Naturalis Historia , XII, II,5

non è facile illustrare la qualità (del terreno). C'è in quei luoghi una tale
abbondanza di grano che ai nostri tempi spesso un medimno di frumento
siciliano costa quattro oboli, uno di orzo due e un metrete di vino come
una misura d'orzo.
Di miglio e di panico c'è da loro una produzione abbondantissima. La
quantità di ghiande che proviene dalla distribuzione dei querceti nella
pianura la si può dedurre in modo particolare da quanto segue: la quasi
totalità della fornitura dei moltissimi capi di bestiame suino macellati in
Italia per gli approvvigionamenti privati e degli eserciti viene dalle loro
pianure."

Polibio 2, 15, 1-4

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