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AMMONIRE I PECCATORI

a. la vita

Per quanto essenziale nella vita spirituale ed ecclesiale, la correzione fraterna poco e male
praticata. Perch? Perch un'autentica correzione esige un lavoro su di s da parte di chi la esercita; un
lavoro che lo porti a imparare a convivere con il male dell'altro e anche con il proprio. Solo chi ha
imparato a discernere il male che abita in s potr farsi carico del male del fratello e curarlo come
medico esperto. Esperto in base alla propria esperienza di malato che stato curato, di peccatore
perdonato. Se difficile fare la correzione, non nemmeno facile riceverla: ci si rifiuta di aprire il cuore,
di ammettere gli sbagli, si teme l'umiliazione, ci si illude di farcela da soli, senza bisogno di aiuto, si
pensa che le cose si aggiusteranno da sole, con il tempo.

b. la Parola

Ges di Nazaret, nella sua vita segnata dalla predicazione del regno di Dio che chiede con urgenza
conversione e pentimento, e nella sua vita di comunione con un gruppo di discepoli, con coraggio e
libert denuncia le ipocrisie religiose, le violenze e gli abusi dei potenti, la pigrizia del cuore dei
discepoli... Erede della tradizione veterotestamentaria che vede il profeta come sentinella che sveglia il
popolo alla coscienza dei propri peccati in vista della conversione (cf. Ez 3,16-21; 33,1-9), Ges assume
il compito di correggere e ammonire i suoi contemporanei come parte della missione ricevuta dal Padre.
Per Ges la correzione sta all'interno della sua obbedienza alla volont del Padre. Attuata con parole a
volte gridate per vincere la sordit del cuore indurito (cf. Mt 23,13-36), a volte dolenti di fronte
all'evidenza del non ascolto (cf. Mt 23,37-39), a volte sussurrate con malinconica dolcezza (cf. Lc
22,31-34), oppure espressa con un semplice, silenzioso sguardo (cf. Lc 22,61), sempre la correzione di
Ges, fondata sull'amore per gli uomini e capace di trasmettere l'amore del Padre, tesa alla vita del
peccatore.
Come l'ira divina di cui i profeti - gli uomini che condividono il pathos di Dio - si fanno testimoni
e annunciatori, non espressione dell'arbitrio di Dio, ma del suo amore ferito e tende a suscitare la
conversione del peccatore, non a dargli la morte (cf. Ez 33,11), cos l'azione e le parole di Ges, mentre
correggono e rimproverano, salvano. Emblematica l'immagine di Ges che stende la mano per salvare
Pietro che sta sprofondando nelle acque e, contemporaneamente, lo rimprovera della sua poca fede:
Ges stese la mano, afferr Pietro e gli disse: 'Uomo di poca fede, perch hai dubitato?' (Mt 14,31).
Ges salva rimproverando e rimprovera salvando.
Nello spazio ecclesiale la correzione fraterna, il rimprovero secondo il vangelo, deve sempre essere
un atto che unisce misericordia e verit, compassione e parresia, amore per il fratello e obbedienza al

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vangelo, autorevolezza e dolcezza. Nella comunit cristiana la correzione del fratello che cade
nell'errore una responsabilit connessa all'essere tutti membra dello stesso corpo. Io sono custode di
mio fratello, dice colui che assume la responsabilit della correzione fraterna e cos si sottrae al rischio
di divenire, come Caino, l'uccisore del fratello (cf. Gen 4,9). Nella correzione fraterna io rompo con
l'individualismo che mi dissocia dall'altro e mi porta a pensare solo a me e alla mia perfezione
individuale; assumendo il compito della correzione io esco dall'indifferenza in cui spesso mi riparo per
proteggermi dal faticoso incontro con l'altro; con essa mostro di essere responsabile della santit del
fratello e considero il suo peccato come se fosse mio. Per questo le lettere del Nuovo Testamento
mostrano che la correzione fraterna s inerente al ministero dell'apostolo (cf. 1Ts 5,12; At 20,31; 1Cor
4,14), ma anche che essa spetta in verit a ogni cristiano. Paolo riconosce nella capacit di correzione
fraterna dei cristiani di Roma un elemento della loro maturit di fede: Voi siete capaci di correggervi
l'un l'altro (Rm 15,14). I cristiani di Colossi sono esortati a correggersi gli uni gli altri: La parola di
Cristo abiti tra voi con abbondanza: con ogni sapienza istruitevi, correggetevi reciprocamente, cantate
a Dio nei vostri cuori, con gratitudine, salmi, inni, cantici spirituali (Col 3,16). La reciproca correzione
fraterna uno dei modi con cui la parola di Cristo prende concretamente dimora nella comunit
cristiana. Del resto, il vero soggetto di una correzione fraterna, esercitata con umanit e conformemente
al vangelo, il Signore stesso: egli come padre che corregge (Sap 11,10) ed egli corregge colui
che ama (Eb 12,6; Ap 3,19). S, l'amore autenticamente spirituale capace di correggere e ammonire
l'amato. Il rischio infatti di tacere il male per amore del peccatore, divenendone cos complici.
Ma, in che cosa consiste la correzione fraterna ? Il verbo greco spesso utilizzato nel Nuovo
Testamento (nou-thetein) indica il porre la mente (nos) su un altro per aiutarlo a scoprire i suoi sbagli
e a evitarli: dunque un'attenzione amorosa, un vegliare sull'altro per correggere i suoi eventuali errori.
Il latino corrigere indica il dirigere insieme (cum-regere) e denota il carattere condiviso, relazionale
della correzione, in cui uno aiuta l'altro a dirigere la propria vita in maniera maggiormente conforme a
umanit e santit. Il verbo ammonire deriva dal latino ad-monere, in cui monere indica il ricordare:
l'ammonizione un far ricordare ci che si dimenticato, un riportare alla realt chi se ne allontanato.
Del resto, spesso il peccato altro non che dimenticanza di Dio e della sua volont, una volont che il
peccatore conosce ma da cui si allontana. Se l'opera di istruire gli ignoranti si rivolge all'intelligenza
delle persone per illuminarla, l'ammonizione dei peccatori si rivolge alla volont debole di chi, pur
conoscendola, non ha saputo esserne all'altezza. Ecco dunque che il Nuovo Testamento parla di
correggere i disobbedienti (cf. 2Ts 3,15) e di ammonire gli indisciplinati, coloro che si comportano
senza norme e ordine (cf. 1Ts 5,14). E il Nuovo Testamento attesta una vera e propria procedura
disciplinare in cui si articola la correzione fraterna:
Se tuo fratello pecca, va' e correggilo fra te e lui solo. Se ti ascolter, avrai guadagnato il tuo fratello.
Se invece non ti ascolter, prendi con te ancora uno o due, affinch ogni faccenda sia decisa sulla
parola di due o tre testimoni (cf. Dt 19,15). Se rifiuta di ascoltarli, dillo alla chiesa; ma se rifiuta di
ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano o l'esattore (Mt 18,15-17; cf. anche Tt 3,10).

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La correzione deve avvenire in tre tappe: la correzione personale, fra te e lui solo, affinch, se il
fratello si ravvede, il problema sia risolto senza l'imbarazzante coinvolgimento di terzi; alla presenza di
due o tre testimoni; di fronte alla chiesa, cio all'assemblea locale. Il criterio ispiratore di misericordia
e gradualit, di grande rispetto per il peccatore. E si tratta di un peccato pubblico, di una colpa
comunitaria, non di un'offesa personale.
La correzione necessaria per non covare rancore nel proprio cuore: infatti, se non si corregge il
fratello peccatore si arriver a odiarlo. La correzione non dunque solo per il bene del fratello che
riceve la correzione, ma anche per il bene di colui che la esercita. Dice l'Antico Testamento: Non
odierai il tuo fratello nel tuo cuore, ma correggerai apertamente il tuo prossimo, cos non ti caricherai
di un peccato contro di lui (Lv 19,17).
Chi, potendolo fare, non corregge il fratello, pecca contro il fratello. La correzione tende a far
rientrare il fratello nella relazione dell'alleanza: per questo occorre che sia riattivato il movimento
dell'ascolto istituendo un contesto di fiducia. La correzione, in effetti, deve avvenire non come giudizio,
ma come servizio di verit e di amore al fratello. Essa evento pneumatico, frutto dello Spirito (cf. Gal
6,1), si rivolge al peccatore non come a un nemico ma come a un fratello (cf. 2Ts 3,15) e pu cos
ottenere il risultato di ricondurre sulla via della vita un fratello che si stava smarrendo (cf. Gc 5,19-20;
Sal 51,15).
La dimensione ecclesiale della correzione fraterna si esprime anche nel fatto che una comunit
nel suo insieme che deve esporsi alla correzione della parola del Signore: le lettere alle chiese
dell'Apocalisse (cf. Ap 2-3) testimoniano il procedimento per cui il Risorto stesso si rivolge, attraverso
la parola divina contenuta nella Scrittura, alla chiesa radunata liturgicamente. La correzione anche
compito profetico di denuncia degli idoli, dei mali e delle strutture di peccato che imperversano nella
societ e delle logiche mondane e di potere che si introducono nella chiesa stessa: opposta alla denuncia
fatta con audacia e parresia evangelica l'omert, l'omissione, il silenzio pavido e colpevole, la
complicit. La correzione fraterna esige equilibrio umano e molta fede, libert e coraggio, grande senso
del vangelo. Va esercitata con fermezza (cf. Tt 1,13), ma senza asprezza (cf. 1Tm 5,1), senza collera
(cf. Sal 6,2), senza esacerbare o umiliare chi viene corretto (cf. Ef 6,4), discernendo l'et, le forze e i
limiti delle persone (la correzione pu anche essere esercitata da un giovane verso un anziano, ma con
discernimento delle sue debolezze, cf. 1Tm 5,1), e sempre distinguendo il peccato dal peccatore. Di
certo, sul momento la correzione causa dolore, ma dopo porta un frutto di giustizia (Eb 12,11).

c. la vita nuova

Solo quando si entra nell'empatia con il fratello e si ritiene davanti a Dio che il peccato non sia
suo o mio, ma un venir meno alla propria umanit e un indebolire la comunit in cui si vive, si pu
entrare nel coraggio e nella libert di chi osa fare o ricevere la correzione. La correzione fraterna,
rettamente intesa e vissuta, pu divenire una relazione sacramentale in cui, attraverso un uomo, Dio

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stesso si fa presente a un altro uomo. Certo, diversi sono i nemici della correzione fraterna. Anzitutto,
la paura: paura di inimicarci la persona da correggere, paura delle sue reazioni; paura che si mimetizza
dietro tanti alibi: non tocca a me, chi sono io per correggere un altro?, forse non ho valutato
bene... E la cecit di chi rifiuta di vedere la trave che nel proprio occhio e pretende di togliere la
pagliuzza che nell'occhio del fratello (cf. Mt 7,4-5), il meccanismo della proiezione per cui rigettiamo
sull'altro ci che non vogliamo vedere e riconoscere in noi stessi, il paternalismo che rifugge dal rigore
e tiene asservito a s l'altro. La correzione fraterna richiede discernimento: scegliere il momento
opportuno; esercitarla in modo da accrescere, non diminuire, la stima che il fratello ha di s; evitare che
sia l'unica maniera con cui ci si rapporta a quel fratello; esercitarla sulle cose veramente essenziali;
tendere a liberare, non a giudicare o a condannare; correggere sapendo di essere a propria volta peccatori
e bisognosi di correzione. Se tutto questo afavviene, la correzione fraterna potr procurare un frutto di
pace e di benedizione.