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UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI TRIESTE

FACOLTA' DI INGEGNERIA

Sede distaccata di Pordenone

APPUNTI DI

LOGISTICA INDUSTRIALE

IL MAGAZZINO

per gli Studenti del Corso di laurea in


Ingegneria Logistica e della Produzione

ing. Mario Benedet

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1. Generalit: Magazzini Industriali

I magazzini devono essere perfettamente inseriti nel ciclo logistico dell'azienda e le loro
principali funzioni sono: conservare i materiali direttamente o indirettamente impiegati od
ottenuti nei processi produttivi dell'azienda, siano essi grezzi, semilavorati o finiti, garantire la
disponibilit dei materiali e dei prodotti finiti necessari alla lavorazione ed alla vendita,
assicurando una scorta minima che garantisca la continuit della produzione e delle consegne;
consentire una disposizione razionale del materiale, al fine di ridurre al minimo lo spazio
necessario per l'immagazzinamento, limitare il costo dell'immagazzinamento stesso e permettere
facili controlli e maneggi dei materiali stoccati.
Come si pu dedurre quindi, i magazzini hanno grande importanza per tre motivi:
1. rappresentano un peso economico notevole: le giacenze di materiali significano capitali
immobilizzati, con elevati interessi passivi, soggetti anche ad un progressivo deprezzamento,
nel caso di deteriorabilit della merce stoccata; pertanto le scorte di merce e di materiali
devono essere limitate al minimo indispensabile, adottando una intelligente politica degli
approvvigionamenti, standardizzando al massimo le materie prime, i semilavorati e i prodotti
finiti e ruotando almeno una volta all'anno tutte le scorte di sicurezza;
2. richiedono notevole spazio: ogni metro cubo di spazio destinato a magazzino incide per una
certa aliquota sui costi dell'azienda (per ammortamenti, riscaldamento, illuminazione, ecc.),
senza che ne corrisponda alcun vantaggio, si comprende, quindi, come si abbia tutto
l'interesse a ridurre al minimo l'area ed il volume dello stabilimento adibiti a magazzino
3. devono rispondere ad esigenze di funzionalit: un magazzino industriale in genere
strettamente connesso ai reparti di lavorazione: infatti, sia che debba alimentare i materiali ai
reparti, sia che i materiali pervengano al magazzino dai reparti, la posizione,
l'organizzazione e la funzionalit del magazzino devono essere tali da facilitare i flussi dei
materiali stessi, senza interromperne la linearit; la sosta pertanto, deve essere minima e
richiedere il minor numero possibile di movimentazioni.
Elementi fondamentali di un magazzino sono le strutture per il posizionamento del materiale, la
cui scelta deve essere pensata in base a varie considerazioni. Come tutte le scelte che producono
impegni organizzativi e finanziari, anche per quella delle strutture si deve procedere con un
metodo di analisi programmato per verificare tutte le componenti che la influenzano, in generale
si pu dire che la scelta del sistema di stoccaggio pi conveniente deve essere fatta alla luce di
due fattori: tecnico ed economico.

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Il primo tiene conto delle caratteristiche costruttive delledificio, vale a dire: altezza utile,
posizione delle strutture di sostegno della copertura, posizione delle vie di ingresso e uscita dei
materiali etc..; importante la conoscenza delle caratteristiche del materiale immagazzinato,
ovvero del peso, del volume dello stesso o delle unit di carico, della frequenza e dellentit dei
prelievi e dei depositi, delle modalit previste per lingresso dei materiali e per luscita dei
prodotti finiti, e dei relativi metodi di picking previsti per lapprontamento delle spedizioni, si
rende quindi importate anche la conoscenza delle dimensioni degli imballaggi per verificare se
ottimizzano la superficie dei pallet o se debordano e verificare la loro resistenza alla
compressione per un possibile impilamento. Il secondo fattore ovvero quello economico, esige il
minimo costo di: ammortamento del capitale investito, manodopera, esercizio e manutenzione;
tiene anche conto dellimmobilizzo di capitale in scorte e delleventuale perdita di valore del
materiale immagazzinato e quindi del pericolo di obsolescenza, da qui lopportunit di ricercare
la quantit ottima da immagazzinare per ogni voce.
Di seguito saranno illustrate le tipologie di strutture attualmente pi diffuse sul mercato.

2. Scaffalature portapallet.

Nel corso degli anni si sviluppato molto luso di strutture realizzate in acciaio, vista la
leggerezza e la grande versatilit di lavorazione e di adattamento alle diverse necessit.
Le strutture sono costituite da due elementi fondamentali: i montanti e i correnti. I montanti
normalmente sono costituiti da due profilati metallici verticali, collegati fra loro da una serie di
elementi orizzontali e/o obliqui. I correnti, costituiti anchessi da profilati metallici, sono gli
elementi di supporto del carico. Il collegamento tra correnti e montanti, pu essere effettuato a
mezzo di: saldature, viti e dati, incastri. La prima soluzione comporta una completa rigidit della
struttura ad eventuali modifiche, la seconda, comporta una discreta flessibilit e la terza
unottima adattabilit a varie altezze di carico.
Una classificazione delle scaffalature portapallet pu essere la seguente:
scaffalature portapallet regolabili;
scaffalature portapallet drive-in;
scaffalature portapallet drive-trough;
alti scaffali;
magazzini dinamici o a gravit;

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2.1. Scaffalature portapallet regolabili.
Queste scaffalature rendono possibile la regolazione delle altezze di posizionamento mediante lo
spostamento dei correnti orizzontali. In base alla portata possono essere posizionati
normalmente due o tre pallet con il lato pi lungo in profondit. Possono essere fisse o
compattabili, nel primo caso sono necessari dei corridoi fra i vari scaffali, nel secondo caso
invece gli scaffali scorrono su dei binari parallelamente alle loro testate, questultima soluzione
viene normalmente utilizzata in caso di spazio limitato e per materiale basso rotante.

Fig. Scaffalatura portapallet regolabile

2.2. Scaffalature portapallet drive-in.


Permettono di posizionare in fila multipla ed in profondit i pallet adottando una logica di tipo
LIFO (Last In First Out). Normalmente nella stessa corsia vengono posizionati i materiali con lo
stesso codice-prodotto, prevedibile in alcuni casi limmagazzinamento sulla stessa fila di
prodotti con codici diversi, ma destinati allo stesso cliente. Questo tipo di struttura permette di
realizzare elevati indici di utilizzazione del magazzino. In questo tipo di scaffalature i mezzi di
movimentazione possono muoversi allinterno della struttura per le operazioni di
posizionamento e prelievo.

Fig. Scaffalatura drive-in.

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2.3. Scaffalature portapallet drive-through.
Permettono di realizzare limmagazzinamento con una logica FIFO (First In First Out), dal
momento che i pallet entrano tutti dalla stessa parte ed escono dalla parte opposta. Le corsie
sono normalmente realizzate con dei rulli dove il materiale viene posizionato, i pallet si spostano
per spinta quando viene inserito un nuovo pallet, o attraverso dei sistemi di movimentazione.
Anche con questa struttura nella stessa corsia entrano pallet con materiali con lo stesso codice-
prodotto o materiali per lo stesso cliente. Sono particolarmente indicate per il posizionamento di
materiale con scadenza, come prodotti alimentari o farmaceutici. Anche queste strutture
permettono di realizzare elevati indici di utilizzazione del magazzino.

2.4. Alti scaffali.


Si tratta di scaffalature che superano le altezze raggiungibili con gli altri tipi di scaffali, possono,
infatti, superare i 20 30 m, il pi delle volte sono gli stessi scaffali a sopportare le strutture di
copertura del fabbricato. Per la movimentazione dei materiali in queste scaffalature, sono
necessari i trans-elevatori, che saranno descritti in seguito.

Fig. Alti scaffali

2.5. Magazzini dinamici o a gravit.


Sono la soluzione migliore attualmente offerta dal mercato delle scaffalature per posizionare
pallet con prodotti ad alta rotazione e/o per i quali importante rispettare la logica FIFO. Hanno
una struttura simile a quella dei drive-through, con la differenza che ogni corsia composta da
una serie di rulli disposti in pendenza, in cui i pallet si muovono appunto grazie alla gravit, non
necessitano quindi di servomezzi per la movimentazione, permettono di sfruttare al massimo il
volume del magazzino, in quanto necessitano solamente di due corridoi, quello per il carico del
materiale e quello per lo scarico dalla parte opposta.

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Fig. Magazzino dinamico a gravit

2.6. Scaffalature per materiale di minuteria.

Normalmente per questi materiali limmagazzinamento viene pensato in scaffali serviti


dalluomo, in cui il materiale normalmente non viene gestito su pallet ma in contenitori a bocca
di lupo o negli imballi primari, e per questi si possono avere diverse soluzioni:
armadi a ripiani;
soppalchi;
caroselli verticali;
caroselli orizzontali.

2.6.1. Armadi a ripiani.


Sono dei semplici armadi in cui sono previsti dei ripiani regolabili in base agli ingombri dei
materiali, anche questi come le scaffalature portapallet, possono prevedere dei piani inclinati a
scorrimento, qual ora lindice di rotazione dovesse essere elevato. Possono anche essere previsti
nella versione scorrevole, con gli armadi che scorrono su apposite vie di corsa

2.6.2. Soppalchi.
Queste strutture sono normalmente formate da scaffalature a ripiani, costruite in modo da avere
un piano di lavoro a terra ed un piano di lavoro sopraelevato, costituito dal prolungamento delle
scaffalature a ripiani e da una pavimentazione metallica per il passaggio degli operatori. I
prodotti ad alta-media rotazione e quelli pi pesanti vengono di norma posizionati al piano
inferiore, i prodotti a bassa rotazione e quelli pi leggeri al piano superiore. Lutilizzo di queste
strutture permette un ottimale sfruttamento volumetrico dello spazio a disposizione.

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Fig. Soppalco

2.6.3. Caroselli verticali.


Permettono di utilizzare tutta laltezza del magazzino, ottimizzando il principio che il
materiale a presentarsi su richiesta alloperatore su un piano frontale alloperatore stesso. Sono
in pratica degli armadi, dove nei ripiani sono posizionati i materiali che si muovono seguendo
un movimento verticale, in modo tale che alloperatore si presenta di fronte il piano contenente
il materiale richiesto utilizzando unapposita tastiera. Lutilizzo di questa tastiera collegata
allelaboratore centrale, permette la gestione completa dei materiali movimentati.

Fig. Caroselli verticali

2.6.4. Caroselli orizzontali.


Utilizzano lo stesso principio dei precedenti, ma in orizzontale, i materiali si spostano verso
loperatore, limitando in questo modo i tempi per il posizionamento e il prelievo dei materiali.

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2.7. Scaffalature cantilever.

Sono scaffalature per il posizionamento di prodotti con lunghezze rilevanti, come tubi, profilati,
laminati, tavole. I sostegni per il posizionamento dei materiali sono a sbalzo e non essendo
presenti montanti frontali, la movimentazione dei materiali lunghi, avviene senza difficolt.

Fig. Scaffalatura cantilever

3. Generalit: Mezzi di movimentazione.

La movimentazione dei materiali nei magazzini una delle maggiori attivit, che richiede
unaccurata analisi per poter scegliere i mezzi pi adatti per movimentare i materiali
conservandone tutte le caratteristiche, ma anche per ottimizzare le attivit che normalmente vi
sono svolte allinterno, dal ricevimento dei materiali, al posizionamento sulle strutture, al
prelievo per la distribuzione.
La scelta del mezzo di movimentazione condiziona il layout del magazzino, in particolare
necessaria la conoscenza di alcuni elementi di base, fra i quali :
caratteristiche fisiche dei prodotti da movimentare, quali: pesi, rapporti peso/volume,
tipologie degli imballi, ecc.;
caratteristiche strutturali degli edifici nei quali i mezzi devono operare, quali: tipo e
portata della pavimentazione, dimensioni delle vie di transito, maglia delledificio,
altezza utile dei passaggi;
procedure previste per le operazioni di: scarico del materiale in entrata, controlli sul
materiale, movimentazione interna, posizionamento sulle strutture e carico dei mezzi per
la distribuzione;

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procedure per il prelievo dei materiali, sia per i prodotti finiti sia per il rifornimento ai
reparti o a terzi;
eventuale programma di sviluppo a breve e medio termine in particolare per nuovi
prodotti, nuovi sistemi di arrivo del materiale da fornitori, e di distribuzione ai clienti.

Per quanto riguarda le caratteristiche dei prodotti che saranno movimentati, indispensabile
conoscere gli ingombri, leventuale presenza di prodotti fuori sagoma rispetto ad esempio alle
dimensioni degli europallet, e tutto quanto legato alla movimentazione.
Come gi detto, il layout delle strutture condiziona la scelta dei mezzi in rapporto, ad esempio,
alle dimensioni delle vie di transito e la presenza di ostacoli fisici nelle strutture delledificio,
come pilastri, tiranti, impianti vari, che possono influenzare le manovre dei mezzi utilizzabili.
Le procedure di posizionamento e di prelievo possono influire sulla scelta, per quanto si riferisce
alla tipologia di base dei mezzi, come ad esempio la scelta fra carrelli che possono operare in
pi corridoi o traslatori che operano in un solo corridoio, fra carrelli commissionatori e carrelli
elevatori.
La valutazione dei possibili sistemi di movimentazione deve essere eseguita prendendo in
considerazione anche i valori economici ed il ritorno degli investimenti, ponendo attenzione
anche al ritorno in termini di produttivit.
I mezzi di movimentazione devono essere esaminati anche in relazione a:
capacit e flessibilit operativa;
adesione alle normative di sicurezza vigenti al momento della consegna;
caratteristiche energetiche e di servizio;
livello di servizio post-vendita degli eventuali fornitori.

3.1. Tipi di attrezzature per la movimentazione.

In questo paragrafo si prenderanno in considerazione i mezzi di movimentazione normalmente


utilizzati nei magazzini, sia per il ricevimento dei materiali che per il posizionamento, il prelievo
e il carico sui mezzi di distribuzione.
Indicativamente si possono avere le seguenti tipologie di mezzi mobili:
1. transpallet;
2. carrelli elevatori;
3. carrelli commissionatori;

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4. transelevatori.

3.1.1. Transpallet.
Sono utilizzati per il trasposto di materiali su pallet e per sollevamenti limitati, possono essere
manuali o elettrici. Gli elettrici richiedono un maggior costo dinvestimento rispetto ai manuali,
costo che largamente compensato dalla maggiore velocit di traslazione, dalla minore fatica
degli operatori e quindi dalla maggiore produttivit. Il sollevamento delle forche normalmente
avviene tramite un dispositivo idraulico, e la portata massima per quelli manuali dipende
essenzialmente dallo sforzo che si deve compiere per muoverli con il carico a bordo. Questi
carrelli sono caratterizzati da spazzi di manovra limitati.

Fig. Transpallet manuale

Fig. Transpallet elettrico

Transpallet elettrico con uomo a bordo

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3.1.2. Carrelli elevatori.
Questi carrelli sono generalmente suddivisi in tre categorie:
carrelli frontali controbilanciati;
carrelli retrattili;
carrelli trilaterali.
Possono essere elettrici o con motore a combustione interna, con portate che generalmente
vanno da 1 a 8 tonnellate.

Carrello frontale Carrello retrattile

Carrello trilaterale

Caratteristica dei carrelli elevatori una coppia di forche, che infilandosi negli appositi vani di
un pallet o di opportuni contenitori, ne consentono la presa e il trasporto in condizioni di buona
stabilit. Le forche scorrono verticalmente, lungo il montante (o castello) che le sopporta, per
sollevare il carico a diverse altezze. Per aumentare la stabilit, il montante ha la possibilit di
compiere piccole rotazioni intorno ad un asse orizzontale a pochi centimetri da terra. Altra
caratteristica di tutti i carrelli la gommatura, che pu essere: piena, semipiena o pneumatica;
dal tipo di gommatura, deriva il tipo di pavimentazione su cui pu essere utilizzato il carrello.

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La scelta fra quale carrello sia pi conveniente deve tener conto, oltre che del fattore economico,
anche della larghezza dei corridoi fra gli scaffali; infatti, maggiore la larghezza dei corridoi,
minore la possibilit di sfruttamento della superficie e del volume disponibili del magazzino. I
carrelli frontali richiedono maggiori spazi di manovra: in media le larghezze dei corridoi per
questi sono di circa 3,20 m. Con i retrattili, caratterizzati da un castello che pu scorrere avanti e
indietro, facilitando cos le operazioni di manovra e posizionamento e prelievo, si possono avere
mediamente corridoi di 2,7 m; con i trilaterali, in cui le forche ruotano intorno ad un asse
verticale, potendo cos lavorare sia parallelamente, sia perpendicolarmente alla direzione di
marcia, si possono avere corridoi anche di 1,7 m, dimensione questa determinata dalla larghezza
delle unit di carico e del mezzo. E chiaro il maggiore sfruttamento che si riesce ad ottenere
utilizzando carrelli trilaterali, ma questi comportano investimenti molto elevati, quindi la
differenza di utilizzo del magazzino in numero di posti pallet, in relazione alla tipologia del
carrello da adottare, pu far variare notevolmente il costo di acquisto dello stesso carrello.
Spesso necessario effettuare una scelta: maggior numero di posti pallet e maggiore costo di
investimento o minore numero di posti pallet e minore investimento.
I carrelli utilizzati allinterno dei magazzini normalmente sono a trazione elettrica, poich quelli
a combustione interna, in luoghi insufficientemente ventilati, provocano concentrazioni di gas di
combustione superiori ai valori limite ammissibili. Si rende quindi necessaria la disponibilit di
un locale per la ricarica degli accumulatori, previsto degli impianti di aspirazione adeguati per le
esalazioni di acido solforico degli accumulatori.

3.1.3. Carrelli commissionatori.


Sono carrelli adatti per il picking ad altezze superiori di quelle previste per il prelievo a terra,
sono caratterizzati da una piattaforma per loperatore, che pu muoversi con le forche o
indipendentemente dalle forche, che lo avvicina alla zona di prelievo. Sono molto utili
soprattutto nel caso in cui il prelievo del materiale per ordini di produzione normalmente non
avvenga per unit di carico intere.

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Fig. Carrello comissionatore.

3.1.4 Transelevatori.
Sono apparecchiature dotate di un movimento orizzontale ed uno verticale, sono sospese ad un
binario aereo, fissato agli stessi scaffali e guidate da un profilato posizionato in basso, oppure
scorrono su un binario posto a terra ed hanno in alto una o due guide laterali. A seconda delle
prestazioni richieste possono avere il manovratore a bordo o il comando automatico e prelevare
pallet interi o singoli imballi o prodotti. Sono normalmente impiegati quando il numero di
posizionamenti e prelievi molto elevato, ed in particolare quando si posizionano e si prelevano
singoli prodotti con un picking intenso.

4. Unit di carico.

Ununit di carico (UDC), un raggruppamento di materiali disposto in modo tale da poter


essere movimentato e trasportato con dei mezzi di trasporto. Si pu ad esempio costituire
ununita di carico introducendo pi pezzi in un contenitore, sovrapponendo scatole di cartone su
una pedana di supporto, disponendo il materiale in appositi contenitori ecc.
Molto importante che le UDC siano movimentabili con le forche dei mezzi di
movimentazione.
Una scelta accurata delle UDC da impiegare nei trasporti interni ed esterni molto importante
per lottimizzazione degli stessi, essa permette infatti di ridurre al minimo i costi di trasporto, le
riprese dei materiali, lo spazio occorrente per limmagazzinamento del materiale.
Definire una UDC non significa individuare il carico pi elevato, ma quello ottimale in relazioni
a vari fattori, quali le dimensioni di ingombro, la portata dei mezzi, le dimensioni dei passaggi,

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le strutture di magazzino. La scelta deve prendere in considerazione quindi sia le esigenze di
trasporto, sia le esigenze di immagazzinamento. Dalle UDC adottate dipendono quindi le
caratteristiche dei mezzi di trasporto e movimentazione, delle strutture di immagazzinamento e
del fabbricato, e viceversa.

4.1. Pallet.

Il pallet definito dalla norma UNI ISO 445 come: piattaforma orizzontale caratterizzata da
un'altezza minima compatibile con la movimentazione tramite carrelli transpallet e/o carrelli
elevatori a forche e altre appropriate attrezzature di movimentazione, impiegata come supporto
per la raccolta, l'immagazzinamento, la movimentazione ed il trasporto di merci e di carichi.
Essa pu essere costruita o equipaggiata con struttura superiore.
La norma UNI 4121 definisce le seguenti dimensioni dei piani dei pallet:
800 mm x 1000 mm;
800 mm x 1200 mm;
1000 mm x 1200 mm;
1200 mm x 1200 mm;
la seconda e la terza sono le dimensioni maggiormente utilizzate in Europa.
I pallet che corrispondono per qualit dei materiali impiegati (legno, metallo, plastica), per
dimensioni e per le caratteristiche di qualit, previste in materia dalle norme internazionali, sono
certificati dalla European Pallet Association con il marchio EPAL.
Con lutilizzo dei pallet si presenta per il problema del ritorno dei vuoti, che per distanze di
trasporto elevate non sono pi convenienti, per questo si andato sempre pi diffondendo
lutilizzo di pallet a perdere, in proposito dal 1 novembre 2001 tutti i pallet che non siano EUR-
EPAL sono considerati a perdere.

Fig. Esempio di pallet.

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4.2. Contenitori e container.

I contenitori sono in genere utilizzati, oltre che per la movimentazione e limmagazzinamento


dei materiali, anche per la loro protezione, possono essere metallici, di plastica, di allumino o di
legno.
I contenitori possono essere forcabili o dotati di ganci o fori per essere sollevati mediante
catene o funi. Variano anche le dimensioni e le capacit, si pu passare infatti da piccole
cassette a contenitori di 1,5 m3. Oltre questo valore vengono normalmente denominati container,
che sono pensati per il trasporto di materiali con diversi mezzi, sono infatti dotati di dispositivi
che ne facilitano il trasbordo da un mezzo ad un altro. Si mostrano particolarmente adatti per i
trasporti via nave. Sono costruiti in acciaio, in alluminio, in acciaio ed alluminio, in compensato
e fibra di vetro.

Fig. Esempio di container.

5. I codici a barre: Generalit.

Il codice a barre pu essere definito come una simbologia o un alfabeto per la codifica
dinformazioni, in un formato tale da poter essere acquisito automaticamente da opportuni
lettori. Le caratteristiche sono:
velocit: la rapidit dacquisizione di un dato da parte di un computer, mediante la lettura
di un codice a barre, certamente molto pi elevata di quella raggiunta da altri sistemi di

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tipo tradizionale. In molte applicazioni industriali la velocit richiesta talmente elevata
che, per soddisfare tale esigenza, solo un sistema di codifica di questo tipo risulta
adeguato;
precisione: i codici a barre utilizzano dei check digits (cifre di controllo), che li rendono
sostanzialmente esenti da errori. Alcuni di essi contengono inoltre, per ogni carattere, un
bit di autocontrollo. I metodi di verifica con codice a barre tendono a rendere pi
preciso ogni tipo di gestione automatica realizzata mediante il loro impiego;
automazione: lacquisizione dei dati con il codice a barre pu essere totalmente
automatica, non richiede quindi la presenza di operatori;
affidabilit: mediante luso del check digit si ottiene unaltissima affidabilit delle
informazioni ricevute. Lerrore di lettura per sostituzione di un carattere pu variare da
1/10 a 1/30 di milione, secondo il tipo di codice.

5.1. Il perch dellutilizzo di un codice a barre.

Uno dei principali problemi della moderna gestione industriale il controllo e lautomazione
delle varie fasi del processo produttivo: dallapprovvigionamento, movimentazione e
distribuzione del settore commerciale, allidentificazione, organizzazione e razionalizzazione
della movimentazione di persone e cose. Questa problematica riguarda lautomazione, con
notevoli quantit di dati da rilevare e trasmettere, in tempo reale, per averne disponibilit
immediata, il tutto finalizzato al raggiungimento dellautomatizzazione dei processi e a
permettere agli addetti alla direzione del sistema di prendere delle decisioni efficaci e
tempestive. Questa disciplina permette di razionalizzare e ridurre notevolmente i costi
desercizio della produzione, commercializzazione ed organizzazione di qualsiasi comparto
produttivo in genere.
Il computer stato il grande protagonista dello sviluppo tecnologico degli ultimi decenni,
durante i quali si venuto ad affermare in ogni ramo di attivit grazie alla sua capacit di
elaborare enormi quantit di dati in tempi brevissimi, di raccogliere ed archiviare l'informazione
in spazi ridotti, di controllare processi industriali, ecc.; tuttavia presenta un lato debole che da
sempre ne ha limitato l'efficienza: l'interfaccia con il mondo esterno, e particolarmente
l'acquisizione delle informazioni, che normalmente avviene tramite operatore umano, mediante
l'uso di terminali. Da ci derivano alcuni problemi, quali lentezza e alta probabilit derrore.
Esistono poi molti processi operativi (ad esempio linee di trasporto e sistemi di smistamento di

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linee automatiche di produzione) nei quali la velocit e la frequenza degli oggetti da identificare
sono tali da rendere impossibile ad un eventuale operatore captare i dati e trasmetterli al
calcolatore. Per questo si reso necessario un sistema di codifica dei dati adatto a sistemi
automatici di rilevamento, per sfruttare la piena potenzialit del computer. Fin dall'inizio degli
anni '70 si sono venute sviluppando diverse tecnologie, tre delle quali sono risultate
maggiormente significative: la tecnologia OCR, la tecnologia magnetica e la tecnologia del
codice a barre. Grazie poi al progressivo sviluppo dellottica elettronica e delle linee di
trasmissione dati ad alta velocit, i sistemi ottici possono leggere automaticamente i dati
stampati su supporti di diverso genere; ci consente di gestire in tempo reale la movimentazione
delle merci, attraverso lidentificazione e lassegnazione alle varie destinazioni che avviene in
maniera totalmente automatica. I sistemi basati su tale tecnologia ed in particolare il codice a
barre, dati i bassi costi dinvestimento e gestione, consento il raggiungimento degli obiettivi
sopra esposti.

5.2. Struttura dei codici a barre.

I codici a barre sono la rappresentazione di un codice binario di caratteri numerici o


alfanumerici, sotto forma di barre scure e spazi chiari, generalmente nere e bianchi, pi
raramente di altri colori. I caratteri possono essere codificati utilizzando sia le barre sia gli spazi.
In altri casi gli spazi fra le barre rimangono tali senza alcun significato se non quello di
separatori. Il codice pu essere di lunghezza fissa o variabile, come unit di misura si assume la
larghezza minima di un elemento del codice, che viene definito modulo.
I codici, inoltre, sono dotati di caratteri di start e stop di modulo fisso, caratteristici per ogni
codice e posti allinizio e alla fine dello stesso, utili per lidentificazione del tipo di codice e
lindividuazione della direzione di lettura, se i due caratteri sono diversi fra loro. Tra questi due
caratteri, ce ne sono altri che rappresentano le cifre decimali o caratteri alfanumerici che
compongono il codice che deve essere rappresentato, ogni carattere pu essere codificato con
4,5,7,8 o 9 elementi in sequenza. Il codice pu essere dotato anche di un check digit, anche tale
carattere espresso in barre ed posto generalmente alla fine della rappresentazione ma prima
dello stop. Il sistema che effettua la lettura e la decodifica, calcola ed interpreta il check digit per
eseguire lalgoritmo di verifica del codice, al fine di validare loperazione. Prima del carattere di
start e dopo quello di stop sono sempre presenti delle zone chiare chiamate di over-flow. Il
codice pu essere generalmente letto da entrambe le direzioni.

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Fig. Esempio di struttura di codice a barre

5.3. Altri sistemi didentificazione automatica.

Esistono altri sistemi didentificazione automatica dei materiali in particolare:


il sistema magnetico: questo sistema presenta alcuni vantaggi rispetto al codice a barre
come le facilit di modifica dei dati registrati, oltre che lelevata capacit di
memorizzazione. Per contro presenta il rischio di perdita delle informazioni soprattutto
in presenza di campi elettrici e/o magnetici, non adatto allutilizzo in ambienti
polverosi in quanto, sia i supporti, sia le testine magnetiche del lettore, si possono
rovinare per abrasione. Elemento da non tralasciare, questo sistema ha costi piuttosto
elevati;
sistema OCR (Optical Character Recognition): questo sistema sfrutta il riconoscimento
di caratteri alfanumerici ad opera di appositi lettori. Ha il vantaggio della possibilit di
lettura diretta da parte delloperatore, ma la stampa deve avere caratteristiche di
precisione molto elevate, ottenibili solo con attrezzature piuttosto costose. In caso
contrario pu accadere che una lettera sia interpretata al posto di unaltra, introducendo
cos degli errori. Le tolleranze ammesse sono pertanto molto ridotte ed i sistemi di lettura
sono complicati e lenti. Questo sistema usato prevalentemente in ambiente tipografico
e bancario.

5.5. Comparazione fra codici a barre ed altri sistemi didentificazione.

La scelta del sistema a codici a barre, rispetto ad altri sistemi di raccolta dati, generalmente
determinata dalla combinazione di differenti esigenze:
riconoscimento, controllo e conteggio di oggetti o documenti;

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sicurezza della leggibilit;
velocit di acquisizione dei dati;
economia di investimento e di esercizio.
Il codice a barre pu essere stampato o direttamente sulla confezione o su etichette autoadesive
da applicare alla stessa; inoltre, pu essere stampato in diverse dimensioni senza creare problemi
di decodifica.
Rispetto allinput manuale da tastiera, i codici a barre sono vincenti in termini di velocit,
semplicit, accuratezza e sicurezza; hanno costi ridotti di apparecchiature e materiali e migliora
la sicurezza.
Il sistema magnetico al contrario, ha s un costo inferiore, ma di pi semplice manipolazione
ed insensibile ad eventi di cancellazione delle informazioni.
Rispetto al sistema OCR, i lettori ottici per codice a barre sono meno complicati, meno costosi,
meno delicati, meno sensibili ad eventuali imperfezioni di stampa e nelle applicazioni manuali,
sono meno sensibili alla manualit delloperatore; poich nei codici a barre linformazione dei
caratteri ridondante su tutta laltezza della barra del codice. A favore dei sistemi OCR ci sono
alcuni elementi come:
compattezza del codice;
leggibilit immediata anche senza decodificatore;
utilizzo di maiuscole, minuscole, numeri e segni particolari.
Per contro per si hanno i seguenti fattori:
velocit di lettura 50 % inferiore rispetto ai codici a barre;
poca sicurezza;
interpretazione difficoltosa e con possibili errori;
costi elevati delle apparecchiature.

5.6. Classificazione dei codici a barre.

Esistono diversi tipi di codice a barre e con caratteristiche diverse: una prima classificazione pu
essere introdotta rispetto agli spessori utilizzati nella rappresentazione ottica.
Un primo esempio quello per cui gli elementi del codice, possono assumere due soli spessori,
in un rapporto compreso tra 2 e 3. Appartengono a questo gruppo i codici:
codice 2/5 5 barre; codice 2/5 3 barre Matrix;
codice 2/5 5 barre Industrial; codice 2/5 Interleaved;

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codice BCD Matrix; codice 39;
codabar; codice 39 Full ASCII;
codice 2/5 invertito; MSI-code.
codice 32;

Un secondo esempio quello in cui gli elementi del codice possono assumere pi di due spessori
diversi, in generale questo richiede una migliore qualit di stampa. Appartengono a questa
categoria i codici:

codice 11 Matrix;
codice 93;
codice EAN;
codice UPC;
codice Plessey;
codice 128;
codice EAN 12

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Gli elementi del codice possono anche assumere pi di una dimensione, quando le esigenze di
quantit di dati da memorizzare diventano non trascurabili e vengono quindi ad interessare non
solo parametri didentificazione del prodotto, ma contemporaneamente, necessitano il
trasferimento con la merce di altre informazioni legate al prodotto e da erogare al consumatore
finale (ad esempio nel settore della certificazione dei prodotti alimentari). I codici 2D hanno
fatto la loro comparsa gi nel 1984, ma solo dopo levoluzione dei lettori 2D hanno cominciato a
diffondersi. Appartengono a questa categoria i codici:

aztec Code; superCode;


maxiCode; ultraCode.
code 16K ; dataMatrix ;
codaBlock; code 1 ;
snowFlake Code; code 49;
softStrip;

Fig. Esempio di MaxiCode

5.7. Applicazioni dei codici a barre.

Le applicazioni del codice a barre sono innumerevoli; i settori dove si affermato


maggiormente sono quello industriale, commerciale e dei servizi, soprattutto in campo sanitario.
In sostanza, per, limpiego del codice a barre dimostra di non avere limiti, esso perfettamente
adattabile alle pi diverse esigenze e risulta la soluzione ideale in tutte le situazioni in cui ci sia
la necessit di acquisire un elevato numero di dati in tempi brevi, interfacciando la realt esterna
con un elaboratore. La tecnologia del codice a barre, grazie alla sua efficienza, accuratezza ed
affidabilit, si dimostrata flessibile e ci stata la chiave del suo successo.

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Analizzando un classico esempio di azienda, si pu certamente vedere che questa riceve,
processa e distribuisce prodotti. Le fasi che normalmente sono interessate dallutilizzo del
codice a barre in una qualsiasi azienda sono:
ricevimento;
controllo qualit;
immagazzinamento;
produzione;
spedizione.
Per quanto riguarda il ricevimento del materiale in ingresso in azienda, molto importante
lidentificazione dello stesso, questa procedura pu essere facilitata qualora il fornitore apponga
sul materiale il codice a barre utilizzato dallazienda.
In unindustria che opera in unottica di TQM, il controllo della qualit molto importante,
anche in questa fase il codice a barre permette di individuare e di controllare il prodotto che
deve superare determinati test od operazioni, la lettura del codice consente di accettare il
superamento del test o di rimandare il prodotto. Inoltre il codice a barre pu informare sui
problemi e sui motivi per i quali un determinato prodotto non ha superato il controllo qualit.
Un altro problema della gestione dei magazzini legato allimmagazzinamento dei materiali. In
tal caso diventa fondamentale l'etichettatura, il codice a barre va applicato sui pallet, sulle
scatole, sui prodotti e si pu procedere anche ad una codifica delle locazioni di magazzino sugli
scaffali, che ne permetta lassegnazione e l'individuazione immediata. In tal modo viene
incrementata l'immediatezza e la validit del controllo sulla merce in entrata ed in spedizione.
Soprattutto, per, si pu disporre, in ogni momento, dinformazioni dettagliate sul magazzino
quali i livelli di giacenza e gli indici di rotazione, realistici ed aggiornati in tempo reale.
Lungo la catena produttiva sorge l'esigenza di controllare il processo di produzione, quindi
importante etichettare il prodotto affinch sia rilevato nelle diverse fasi di lavorazione.
Alla fine della catena produttiva si deve immagazzinare il prodotto finito con un codice che lo
individui e che, se necessario, lo possa associare a dei clienti o a degli ordini specifici, ci
permette un immediato controllo ottimizzando i tempi di giacenza, permette una veloce evasione
degli ordini, rendendo alla fabbrica, prima ancora che al cliente, un servizio molto importante.
La preparazione della spedizione della merce necessita lincastro di una serie di fattori quali: la
disponibilit del prodotto e dei mezzi di trasporto, l'ordine del cliente, la reperibilit e
l'immediatezza delle operazioni. Il codice a barre si dimostra risolutivo in questa fase; esso, con
supporti software opportuni, in grado di individuare il prodotto, assegnarlo al cliente, disporne

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la spedizione ed informare la gestione della fabbrica dellunit evasa. Soprattutto, per, rende
possibile lo scambio elettronico dei dati (EDI : Electronic Data Interchange) tra aziende diverse.

5.8. Lettura dei codici a barre.

Il principio sfruttato per la lettura del codice a barre, si basa sulla rilevazione da parte di un
sensore ottico, della luce riflessa da una superficie illuminata. Il sensore emette un segnale
elettrico proporzionale alla luce riflessa dalla superficie in questione. Facendo scorrere il sensore
lungo il codice stampato si ottiene un segnale elettrico analogico dampiezza proporzionale agli
spazi e alle barre incontrate. Il segnale viene poi convertito in digitale, per ottenere unonda
quadra, com rappresentato in figura, la quale, tolte le tolleranze, la traduzione in codice
binario del elemento scansionato: 1 per le barre bianche, 0 per quelle nere, o viceversa se il
segnale viene invertito. Pu essere presente, in alcuni modelli di lettori, un circuito elettronico
che emette un segnale alluscita, 1 o 0 in corrispondenza della transazione da nero a bianco.
Il segnale cos digitalizzato viene spedito dal lettore ottico, che comprende il sensore e la parte
elettronica, alla sezione di decodifica. Il decodificatore ha poi il compito di identificare,
decodificare ed interpretare i segnali ricevuti dal lettore ottico.

Fig. Rappresentazione di un codice scansionato.

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5.9. Sistemi di lettura dei codici a Barre.

Esistono tre sistemi per illuminare e leggere, con il sensore, le informazioni dei codici a barre:
il primo sistema illumina unarea grande e legge la luce riflessa da un punto, detto
apertura, del diametro che pu variare da circa 0,8 a 3 decimi di millimetro, a seconda
del sensore (vedi figura 3.4). Questo il pi efficace ed usato con penne e lettori che
leggono a breve distanza dal supporto del codice a barre;

Fig. Primo sistema di lettura

il secondo illumina un punto, del diametro che pu variare da 1 a 3 decimi di millimetro,


concentrando la luce di led o lampade con lenti, oppure con un laser. La lettura della luce
riflessa avviene su una superficie pi ampia, rispetto al metodo precedente, come si pu
osservare in figura 3.5;

Fig. Secondo sistema di lettura

il terzo sistema combina i precedenti due, esso, infatti, localizza lilluminazione e la


visione del sensore. Il lettore in questo caso legge il codice a distanza fissa con
tolleranze ridotte, dellordine di 1 decimo di mm in pi o in meno, in quanto il sistema
illuminatore/sensore localizzato, vedi figura 3.6.

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Fig. Errore. Nel documento non esiste testo dello stile specificato..1 Terzo sistema di lettura

5.10. Cenno alle tipologie di lettori ottici.

Per acquisire un codice a barre sono necessari dei lettori; questi hanno forme e caratteristiche
diverse La scelta del lettore pi adeguato ad uno specifico uso deve prendere in considerazione
vari fattori, tra questi: il tipo e la posizione dimpiego, la qualit del codice a barre e quindi la
risoluzione delle stampanti, lambiente di lavoro. Sono tutti fattori questi che possono influire
sulla capacit di lettura e limitare luso del lettore. Una prima possibile suddivisione dei lettori
pu essere la seguente:
lettori a contatto: questi lettori a raggio fisso non hanno profondit di campo, oppure, la
possiedono in misura ridotta, dellordine di qualche millimetro. Per rilevare
efficacemente la radiazione riflessa necessitano di essere a contatto, o quasi, con la
superficie di lettura. I lettori a contatto sono costituiti dalle penne ottiche e sono il tipo di
lettore pi comunemente usato e diffuso, dato anche il loro basso costo;
lettori senza contatto: questi lettori possiedono invece profondit di campo e quindi sono
in grado di effettuare la lettura del codice a barre senza dover essere a contatto con il
supporto sul quale riportato.
Unaltra suddivisione pu essere quella tra scanner manuale a raggio fisso o mobile e scanner
non manuali, generalmente a raggio mobile.
Unulteriore classificazione, pu essere effettuata prendendo in considerazione la modalit con
cui effettuata la lettura e il tipo di tecnologia impiegata. La seguente suddivisione pu essere
utile per una migliore comprensione delle varie tecnologie adottate:
lettori a raggio fisso: il sistema d'illuminazione e di lettura sono entrambi fissi e presenti
nel dispositivo di lettura. Si possono raccogliere in questa categoria:
o penne;

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o lettori di tessere;
o lettori fissi;
o lettori LASER a raggio fisso (manuali);
lettori a raggio mobile: il sistema di lettura emette un raggio illuminatore che effettua
una scansione del codice. Possiamo raccogliere in questa categoria:
o scanner LASER (manuali);
o scanner LASER (fissi) industriali;
o lettori CCD da banco;
lettori CCD da banco: in questo caso il sistema visualizza e memorizza unarea sulla quale
viene effettuata una scansione elettronica. Lilluminatore pu essere interno od esterno al
dispositivo. Questa tipologia comprende i lettori:
o manuali;
o telecamere fisse.
Nella scelta del lettore pi adatto, si deve tenere in considerazione che la risoluzione di
questultimo deve essere uguale o minore alla pi piccola barra o spazio da leggere. Una
risoluzione del lettore, adeguata a quella del codice, consente di risolvere i problemi legati alla
scarsa qualit di stampa dei codici, se stampati in media/bassa risoluzione. Di seguito si
descrivono brevemente i due sistemi di lettura attualmente pi utilizzati.

5.11. Lettori CCD.


Questo lettore di tipo manuale formato da un illuminatore costituito da una lampada a scarica
flash oppure, negli apparecchi pi recenti, da una batteria di led ad alta emissione.
Lemissione molto intensa consente di far ricevere una quantit di luce riflessa tale da poter
essere rilevata dal sensore a matrice lineare, costituita da diverse migliaia di diodi, da qui
Charge Coupled Device (CCD).
Il risultato del segnale elettrico, nel suo insieme, memorizzato, quindi scansionato
elettronicamente per effettuare direttamente la decodifica, oppure viene spedito al decodificatore
in modo seriale.
Esso permette di leggere un codice senza operare il movimento di scansione. Si pu leggere dal
contatto fino ad una certa distanza dalla superficie, da 20 a 40 millimetri circa. Dato che la sua
finestra di lettura fissa, questo lettore pu, ovviamente, leggere solo simboli di lunghezza

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inferiore a quella dellapertura stessa, da circa 50 a 120 mm. La lettura avviene avvicinando la
finestra del lettore alla superficie dove si trova il codice.
Diversi lettori dispongono di un sensore che rileva la presenza, di fronte alla finestra di una
superficie, questo provoca laccensione dei led dilluminazione, che in condizioni di riposo
restano spenti. Questo lettore consente, entro certi limiti, di effettuare la lettura anche su
superfici curve.

5.12. Lettori laser.


Il laser impiegato particolarmente per letture a distanza dal codice grazie allintensit dello
spot(= punto generato dal laser sul codice) e alla coerenza del raggio.
Questo costituito da un emettitore laser, da un sistema ottico, da due specchi riflettenti, da un
tamburo prismatico a specchi rotanti, oppure uno specchio oscillante e da un sensore
fotomoltiplicatore. Il raggio attraversa uno specchio semiriflettente, colpisce gli specchi posti in
successione sul tamburo rotante ed cos contemporaneamente riflesso e deflesso dando luogo
alla scansione.
Il raggio riflesso dalla superficie raggiunge sempre lo specchio che lo ha inviato, torna sullo
specchio semiriflettente e viene inviato ad un altro specchio che lo devia verso il rivelatore. Il
metodo di scansione pertanto identico sia per la trasmissione sia per la ricezione, ci permette
che il laser sia posizionato in maniera fissa ed il passaggio dei codici avviene davanti al lettore
dove vengono scansionato e letti. Esistono anche dei lettori portatili i quali vengono puntati sul
codice da leggere e non appena il raggio lo attraversa, questo decodificato.
Il lettore laser emette radiazioni o nellinfrarosso o nel rosso ed principalmente impiegato,
nellambito industriale, per la lettura di codici posti generalmente su involucri, imballaggi,
materiali in generale, che vengono movimentati su nastri trasportatori.
La profondit di campo di un lettore laser dipende dalla densit del codice ovvero la risoluzione
e per certe distanze, si pu parlare di fattori dingrandimento del simbolo. La profondit di
campo comunque direttamente proporzionale alle dimensioni del simbolo.
Il costo di questi lettori notevolmente superiore a quello degli altri sistemi di lettura, ma le loro
caratteristiche sono notevolmente superiori sotto ogni punto di vista, elemento a sfavore di
questi lettori legato al fatto che essendoci degli elementi mobili, necessaria, per un corretto
funzionamento, una manutenzione regolare, per evitare che gli effetti dellusura comportino
loffset dei componenti, causando errori nella lettura.

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5.13. Decodifica dei codici a barre.

Il decodificatore unapparecchiatura elettronica a microprocessore in grado di decodificare ed


interpretare i segnali provenienti dai vari tipi di lettori e di inviarli decodificati ad altre
apparecchiature secondo i diversi protocolli. Possono inoltre essere collegati ad uno o pi lettori
di codici a barre. I decodificatori vengono in genere classificati in due categorie:
fissi: possono essere collegati attraverso un cavo, direttamente ad un computer, con un
opportuno protocollo dinterfacciamento, oppure tra la tastiera e lo stesso computer,
infine possono essere collegati tra terminale e computer, con protocolli
dinterfacciamento diversi. Possono anche essere inseriti in rete;
portatili: saranno trattati in un paragrafo seguente.
Il software di decodifica di un decoder esegue, tramite un algoritmo, un conteggio delle
dimensioni delle barre, le paragona ed esegue le opportune comparazioni e gli adeguamenti
richiesti, in maniera automatica.
La lettura ad alta o bassa velocit, nell'ipotesi in cui avvenga in maniera regolare, non incide
sulle prestazioni di visione, entro certi limiti dovuti alla velocit di risposta del sensore ottico,
dellelettronica e del programma di decodifica, i quali rimangono in ogni caso entro margini
ampi. I problemi insorgono durante la lettura manuale caratterizzata da accelerazioni e
decelerazioni. E affidato al software di decodifica il compito di interpretare correttamente tali
fenomeni, provvedendo a proporzionare automaticamente lo spessore degli elementi sulla base
della velocit con cui vengono letti, ovviamente, entro certi margini di tolleranza, superati i
quali la scansione deve essere rifiutata onde evitare il pericolo di introdurre degli errori.
Dopo che il software ha eseguito le comparazioni e gli adeguamenti del caso, si assegna agli
elementi il valore 0 o 1. Terminata tale fase si procede alla decodifica della stringa di caratteri
binari per trovarne la giusta interpretazione. Poich esistono vari tipi di codifica, il decoder
procede, di volta in volta, al riconoscimento della tipologia attraverso le barre di start e stop,
caratteristiche per ogni codice. Questoperazione impegna, generalmente, buona parte del tempo
totale di lettura e rallenta quella di decodifica; per ovviare a tale problema i decodificatori pi
sofisticati permettono di programmare una priorit tra i codici, tale opzione permette di
restringere delle possibili alternative, sulla base di considerazioni relative alle codifiche pi
comunemente utilizzate in un certo ambiente, ottimizzando cos i tempi richiesti da questo tipo
doperazioni.

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Mano a mano che le stringhe sono tradotte, i caratteri ottenuti vengono memorizzati nella
memoria, terminata questa fase, lintera stinga di caratteri viene prelevata, rispettando lordine
di archiviazione, quindi si procede alla spedizione, al sistema che rielaborer i dati.
I file di caratteri, possono essere in alcuni decodificatori particolarmente sofisticati, integrati da
caratteri generati direttamente dal decoder prima e dopo la sequenza del codice; tale funzionalit
pu rivelarsi utile per favorire lidentificazione, da parte del calcolatore, del decodificatore da
cui i dati provengono e per identificare loperatore che ha eseguito la lettura.

5.14. Terminali portatili.

I terminali portatili sono costituiti da ununit a microprocessore con RAM, ROM e i relativi
circuiti, da un display, una tastiera e spesso da un sistema di lettura dei codici a barre.
Una caratteristica propria dei terminali portatili la gestione comune dellinput/output. Questo
in quanto sono usati, nella maggior parte dei casi, per lacquisizione di dati, spesso in situazioni
e luoghi dove risulta impossibile luso di un elaboratore portatile, per ingombro e peso eccessivi.
Linput viene effettuato mediante il collegamento ad un lettore, generalmente di tipo ottico.
Questo dispositivo invia un segnale, che pu essere o meno decodificato. Nel caso di un dato gi
decifrato, al programma presente nella macchina non rimane che gestire il dato come da
istruzioni; qualora, invece, il dato inviato non sia decodificato, il terminale provveder alla
decifrazione.
Loutput consente di trasferire ad un sistema di elaborazione centrale, i dati acquisiti o risultanti
da susseguenti elaborazioni, il trasferimento si realizza mediante collegamento fisico, via cavo,
con il calcolatore o con altri diversi metodi tipo quello ottico.

5.15. Terminali portatili a radio frequenze o wireless.

Sono dei sistemi in grado di ricevere e trasmettere dati e istruzioni sfruttando le radio frequenze.
Il terminale dotato di ricetrasmettitore e limpianto completato da una stazione fissa
collegata allhost. Con lutilizzo di questi sistemi si presenta il vantaggio di poter trasferire i dati
al momento dellacquisizione, con il solo limite dovuto ad eventuali ostacoli che possono
interferire nella trasmissione. Data lalta frequenza dellonda radio portante, leventuale
difficolt di collegamento pu venire risolta posizionando diverse antenne nei punti chiave, in
modo da garantire la copertura di tutte le aree interessate.

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I sistemi di comunicazione, che utilizzano le radio frequenze, sono pi pratici ed economici dei
sistemi similari, perch consentono di ricevere in tempo reale, direttamente dallhost, tutte le
disposizioni di prelievo e su ogni altra operazione da effettuare, nonch informazioni sul livello
delle giacenze dei materiali e i percorsi ottimizzati di prelievo.
Il terminale portatile generalmente dotato di una RAM per i programmi e di una RAM dati,
larchiviazione invece registrata su ROM o pu essere trasferita nella memoria RAM
destinata al programma da un altro calcolatore, attraverso un interfacciamento seriale e/o un
accoppiamento ottico, a seconda del modello.
Un programma di gestione di base in ogni caso sempre presente, sia per il normale
funzionamento dellapparecchio, sia per eseguire il programma per la gestione dellinput/output
e della ricetrasmissione.

5.16. Stampa dei codici a barre.

I codici a barre possono essere stampati con tutti i modi in cui simprimono i caratteri. Esistono
diversi tipi di stampa ordinati rispetto alla classe di risoluzione: alta, media e bassa. Esistono
anche diversi modi di stampa del codice, le caratteristiche di ognuno di questi, sono date dalla
definizione, dalla produzione, dal supporto utilizzato ecc.
Le tecnologie di stampa possono essere divise tra:
stampa a contatto, in cui rientrano: la tipografica, loffset, ad impatto, la laser, la
termica, a trasferimento termico;
stampa senza contatto, in cui rientrano: i marcatori a getto dinchiostro e i marcatori
laser.
Molto importante per la stampa di un codice a barre, il contrasto tra sfondo e barre, perch se
questo risulta basso, il lettore che, come visto in precedenza, funziona attraverso la riflessione
della superficie, non noterebbe la differenza di contrasto. Si preferisce per questo lutilizzo di
fondi bianchi e barre nere, perch rappresentano nella scala della riflessione della luce, posizioni
opposte.
In base alla densit e alla risoluzione della stampante utilizzata dipendono le dimensioni degli
elementi del codice a barre come indica nella tabella.
Chiaramente lutilizzo di stampanti con alta risoluzione, pi costose rispetto alle altre, permette
di utilizzare dei lettori meno sensibili, quindi meno costosi e delicati.

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isoluzione Stampante. ensioni elemento stretto. Dimensioni elemento largo.
ALTISSIMA < 0.15 mm < 0.35 mm
ALTA 0.15 mm 0.375 mm
MEDIA 0.25 mm 0.635 mm
BASSA 0.38 mm 0.952 mm
MOLTO BASSA > 0.38 mm > 0.952 mm

Tabella Risoluzione stampante Vs dimensioni degli elementi del codice.

5.17. Supporti di stampa.

Le caratteristiche ottiche e meccaniche del supporto fisico del codice hanno un peso rilevante,
sia per quanto riguarda la metodologia di stampa, sia per quanto riguarda il lettore ottico da
impiegare. Una simbologia, qualsiasi essa sia, trova realizzazione mediante la stampa effettuata
su un elemento, che in tutta generalit viene definito supporto.
Il supporto pi usato la carta in varie versioni, quali: etichette autoadesive, cartoncini, fogli
ecc. Per applicazioni speciali sono disponibili molti altri supporti, quali: vetro, stoffa, alluminio
ecc. Il supporto di stampa per un determinato prodotto, deve essere progettato per luso che
dovr soddisfare, importante in ogni caso che abbia delle propriet antiriflesso o di opacit, per
evitare leffetto di accecamento del lettore.

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