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ACQUEDOTTI- Capitolo 7

pedine con materiale isolante non degradabile in presenza di umidit.


Un caso quello degli attraversamenti aerei dei corsi d'acqua, trattato al Capi-
tolo 9, 9.2.2 ..

7 .4. BLOCCHI D'ANCORAGGIO.

7.4.1. Analisi statica.

Il deflusso nelle condotte di acquedotto , per lo pi a pressione.


Nei tratti in cui l'andamento della condotta subisce cambiamenti di direzione in
senso altimetrico o planimetrico, la curva sottoposta all'azione risultante dalla
composizione delle spinte (idrostatica e quantit di moto) agenti sulle sezioni che
limitano, a monte e a valle, la curva stessa (figura 7.17) .

...
..
...........
.....

Fig. 7.17: forze agenti su una curva.

Il controllo di questa azione, e quindi la stabilit della condotta, affidato a una


struttura monolitica (blocco d'anca-raggio) variamente vincolata al terreno e alla
quale la condotta ancorata. L'analisi delle condizioni statiche pu farsi agevol-
mente, per la monoliticit del blocco, utilizzando le proposizioni della statica dei
sistemi rigidi: ponendo in conto, in aggiunta al risultante, i carichi (permanenti)
dovuti al peso proprio; e svolgendo le consuete verifiche allo scorrimento, al ri-
baltamento e allo schiacciamento nel rapporto con le condizioni di vincolo del
blocco al terreno. Qualche maggiore complessit presentano i casi relativi alle
grandi condotte forzate, con o senza giunti di dilatazione, disposte su selle

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Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

d'appoggio e blocchi d'ancoraggio nei punti di variazione di direzione.


L'equazione che esprime la condizione di equilibrio del blocco, indicata con R
la reazione del blocco, con G il peso proprio e con S il risultante delle spinte ele-
mentari data da:
R + G+S=O. (7.1)
Se si fa riferimento alla figura 7 .18, che tratta del semplice caso d'un blocco
parallelepipedo all'aperto e vincolato al terreno, la descrizione offerta dalle (7 .1)
di tutta evidenza. Nel caso specifico la stabilit affidata al peso proprio G, la cui
azione mobilita la resistenza d'attrito che si sviluppa nel contatto tra blocco e ter-
reno. L'ovvia condizione che debba essere S ~ f G, essendo f il coefficiente
d'attrito - f= 0,3070,70 per calcestruzzo a partire dai normali terreni fino alle roc-
ce -, assicura contro lo scorrimento del blocco: verifica da associarsi, poi, a quella
al ribaltamento - il risultante~ S 2 + R 2 entro il cosiddetto terzo medio della base
per evitare distacchi (trazione)
'' sul bordo interno - e allo schiac-
''
'' ciamento, assumendo tensioni
', s
', ' ---""'l specifiche (compressione) am-
' / missibili e compatibili con la

////~1:',,, ' natura del terreno d'appoggio. In


altre condizioni, per la presenza
/
/
'' G d'un terreno scadente, l'azione
/
/
'
/~/3 a/3 a/3', resistente pu essere affidata a
una fondazione pi profonda op-
'S pure a uno o pi pali infissi.
G
a In qualche caso il blocco
d'ancoraggio e la condotta sono
Fig. 7.18: schema di un blocco di ancoraggio.
interrati, cos da potere far conto,
in condizione d'esercizio, nella
stima di R anche sul peso del rinterro e della spinta laterale che s'esercita sul bloc-
co. Il riferimento alle condizioni di condotta all'aperto tuttavia necessario giac-
ch il collaudo e le prove di tenuta avvengono a trincee aperte.
Alla spinta S pu darsi facilmente un'espressione esplicita. Indicate con: p la
densit, A l'area, Q la portata, v e p velocit media e pressione, la composizione
delle spinte che s'esercitano sulle sezioni 1 e 2 (figura 7.18) d:
(7.2)

Nel caso semplice e frequente in cui sia A 1 = A2 =A, v1 = v2 = v e PI = P2 = p

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ACQUEDOTTI - Capitolo 7

per l'esiguit delle perdite di carico, i due termini del secondo membro diventano
d'eguale modulo pQv+ Ap = A(pv2 + p). Se la curva circolare - a1 = a2 = a- la
(7.2) diventa:

5=2 A (pv 2 + p )sin a. (7.3)

7 .4.2. Applicazione. Blocco d'ancoraggio.

Una condotta ad asse orizzontale con diametro d = 600 mm subisce una deviazione pla-
nimetrica di 90. Essa vincolata a un blocco di calcestruzzo di pianta quadrata con lato
a = 2,20 (figura 7.19), appoggiato su un terreno costituito da materiale ghiaioso di discreta
compattezza. Il raggio di curvatura dell'asse 2,201./2. =l,555 m. La portata Q = 0,300
m 3/s, con velocit media v = 1,061 m/s. La pressione di collaudo in opera p = 196.200 Pa
(= 20 m in colonna d'acqua). Posto p= 1.000 kg/m3 e a= 45, la (7.3) d:
2
S=2 o' 6 tr( l.OOOl,061 2 +196.200 )sin45=78.902N.
4

Il blocco alto 1,80 m sul lato esterno della condotta e 0,90-0,30 = 0,60 m sul lato in-
terno. Per i calcoli si assume, in modo approssimato, un blocco di 2,20x2,20x0,90 m3,
completato da un muro esterno largo 0,645 m su due lati.
Il peso del blocco, essendo y e = 23.500 N/m 3, allora dato da

2 2
G=[ 2,20 1,80-1,555 (1,80-0,90) ]23.500=6,53423.500=153.549 N.

La distanza x del baricentro dal peso G, posto sulla diagonale, dallo spigolo :

2,20 r;:; 2,20


8 712--v 2-2 178--=6 534x
' 2 ' 2 , '

la distanza x e l'eccentricit e sono pertanto:

2,20
x=l, 708 m; e=l, 708---=0,152 m .
.J2,
Il momento M, operante nel piano della diagonale,
M =153.549 0,152+ 78.902 0,90=94.332 Nm.

Le tensioni sui bordi sono quindi, essendo J =a 4 / 12 = 1, 9 521 m 4 ,

CJ2 }=_Q_ M . .J2, a= 153.549 + 94.332 l, 555 =/ 106.898 Pa.


CJ1 a2 J 2 2,202 1,9521 \-43.448 Pa

La presenza d'una trazione (assai modesta) imporrebbe una modifica della forma del

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Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

blocco. Si osserva per che con le condizioni a regime, essendo il blocco interrato, si deve
porre in conto anche il peso del reinterro. Inoltre non stato conteggiato anche il peso della
condotta che s'appoggia sul blocco.
Il valore del rapporto S/G=78902/153.549=0,514 abbastanza elevato; si osserva
che il blocco, gettato contro terra, assicura contro lo scorrimento.

2,20

o
<Xl_

I
--- - ::::-- -4------
/
o
N
N

O 0,50 1,00 m
======t=----1
- - - -+-------"

0,60
-------!

Fig. 7.19: blocco d'ancoraggio.

7.5. COMPORTAMENTO STATICO DELLE CONDOTTE.

7 .5.1. Generalit.

Una condotta interrata o aerea struttura variamente sollecitata in rapporto ai


vincoli che ne assicurano il collegamento al terreno: uno stato sostanzialmente
piano nel primo caso; uno stato di trave nel secondo.
Le condotte d'acquedotto sono, di norma, interrate; e solo in qualche tratto ae-
ree: per l'attraversamento di un corso d'acqua, o di una valle profonda, per esem-
pio. Le note seguenti prendono in considerazione il comportamento delle condotte
interrate.

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ACQUEDOTTI - Capitolo 7

7 .5.2. Classificazione del comportamento statico.

7.5.2.1. Generalit.

Il comportamento statico di un tubo interrato va esaminato considerando il si-


stema tubo-terreno: l'interazione del tubo col suolo dipende infatti dalla sua rigi-
dit (o dalla sua flessibilit), la quale induce reazioni differenti da parte del terreno
(figura 7.20).

CARICO
ESTERNO

o=>
4444444
zw i3 =>
O::'. .------!'..
00::'.--V
NW =>
<(I-
w _J
=> .------!'..
D::'.w--v
o=>

REAZIONE
DELL'APPOGGIO
schema generale di comportamento
mm
tubazione rigida

~~~
~~~~~~~~~~~
=> C> <
=> i:> <
=> C> <
=> C> <
=> C> <
~~~~~~~~~~~
tubazione semirigida tubazione flessibile

Fig. 7.20: schema di comportamento tubo-terreno per tubi rigidi, semirigidi e flessibili.

La rigidit una qualit che esprime l'attitudine d'una struttura - e di una con-
dotta nel caso specifico - a non deformarsi quando sia sollecitata. Essa dipende dal
modulo di rigidezza, che grandezza funzione del modulo elastico E del materiale

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Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

e delle dimensioni della condotta che definiscono i momenti d'inerzia I e J: lo


spessore (costante) se i diametri esterno De interno D - 2s, Le rigidezze da consi-
derare in una condotta sono due,
La prima El, se riferita a una lunghezza unitaria, con I =s 3 /12 relativa allo
spessore e non pone in conto il diametro; essa da utilizzare quando si voglia in-
dagare lo stato di sollecitazione del tubo considerato come lastra cilindrica, Se-
condo questa impostazione il diametro della fibra media - si tratta di lastre cilindri-
che sottili nel senso del rapporto s/D - compare naturalmente nella relazione diffe-
renziale della linea elastica della generatrice (di ogni generatrice, ovviamente), Il
modulo El ancora utilizzato quando si voglia trattare lo stato della condotta sol-
lecitata nel suo piano: anello elastico e sottile, con trattazione monodimensionale
(distribuzione lineare delle tensioni nello spessore). Il caso di anello grosso - un
elevato valore del rapporto s/D - invece un classico problema di elasticit piana
bidimensionale.
La seconda rigidezza El, ben maggiore di El, con:

(7.4)

relativa all'intera sezione, avendo indicato con/la funzione di Dls. Essa da uti-
lizzare quando la condotta debba essere trattata come trave variamente vincolata:
con l'ovvia condizione che la sua luce sia un significativo multiplo del diametro.
Lo stato di sollecitazione dei tubi interrati si riconduce a quello degli anelli
sottili caricati nel piano verticale: cio con un piccolo valore del rapporto tra spes-
sore e diametro della fibra media. La struttura anello opera in regime di presso-
flessione e taglio: sollecitata dai carichi esterni (peso proprio, rinterro e carichi ac-
cidentali), dal carico idraulico e dalle reazioni del terreno che la struttura mobilita.
Essa si trova nelle migliori condizioni di stabilit quanto pi la struttura ad anello
sia premuta dalle reazioni che i suoi spostamenti sotto carico provocano: ap-
prossimando, cio, lo stato ideale di compressione pura che si desta nell'anello
sottile premuto dall'esterno da un carico radiale uniforme.
Il rapporto tra la condotta, ridotta strutturalmente ad anello, e il terreno , ov-
viamente, diverso dallo stato ideale appena descritto. Esso dipende in modo essen-
ziale dal rapporto tra la rigidezza El dell'anello e il modulo (di rigidezza) del ter-
reno, pensato, per esempio e per fissare le idee, alla maniera lineare di Winkler
(1867). E con vari comportamenti, com' evidente: a partire da un anello molto ri-
gido per giungere a un anello molto elastico, in senso relativo ovviamente. Ma, in
ogni caso, dall'uno all'altro mobilitando la reazione del terreno in varia misura:

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ACQUEDOTTI - Capitolo 7

limitata alla parte inferiore - approssimativamente lungo il diametro (in assenza di


sella d'appoggio) - nel primo; aggiungendo una reazione laterale nel secondo. E
con sollecitazioni diverse nelle due condizioni estreme, a parit d'ogni altro stato
strutturale e di carico: essendo maggiormente sollecitato l'anello rigido rispetto a
quello elastico per l'assenza della benefica reazione laterale.
In questa prospettiva di comportamento i tubi possono essere schematicamente
classificati in tre categorie in funzione del rapporto interattivo dell'anello-tubo col
terreno: tubi rigidi; tubi flessibili; tubi semi-rigidi.

7.5.2.2. Tubi rigidi.

A questa categoria appartengono i tubi di conglomerato cementizio, di fibro-


cemento e grs. Solamente una modesta deformazione prima della rottura: non suf-
ficiente per produrre e mobilitare reazioni laterali da parte del terreno di rinterro; e
con forti sollecitazioni sulla parete. Il criterio di verifica generalmente quello che
fa capo al massimo carico di rottura.
Poich i tubi rigidi favoriscono la concentrazione dei carichi sulle generatrici
superiore e inferiore, la resistenza del sistema tubo rigido-terreno dipende in ma-
niera notevole dall'apertura dell'angolo del letto d'appoggio. pertanto richiesta
una buona preparazione del letto di posa.

7.5.2.3. Tubi flessibili.

Appartengono a questa categoria i tubi di materiale plastico (PE, PEAD, PRFV)


e d'acciaio.
I tubi flessibili possono subire deformazioni significative prima di giungere alla
rottura: comportamento che concorre, ovviamente ben prima della rottura, alla sta-
bilit per le reazioni laterali sul tubo (spinta passiva) provocate dall'azione del
materiale del rinfianco.
Il criterio di dimensionamento considera la massima ovalizzazione ammissibile
o la sollecitazione di flessione massima ammissibile. per anche necessaria la
verifica all'instabilit (dell'equilibrio elastico).
La stabilit del sistema tubo flessibile-terreno dipende dalla capacit del rinter-
ro di dar luogo a una reazione passiva d'appoggio: cio dal modulo del terreno
schematizzato come suolo elastico, il cui valore dipende essenzialmente dalla qua-
lit del rinterro e dalla sua compattazione, cio dai magisteri impiegati per la sua
posa.

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Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

7.5.2.4. Tubi semi-rigidi.

Appartengono a questa categoria i tubi di ghisa. I tubi semi-rigidi si ovalizzano


a sufficienza perch il carico verticale del terreno possa mobilitare la reazione late-
rale dovuta al rinterro. La resistenza ai carichi verticali quindi ripartita tra la resi-
stenza propria del tubo e quella sviluppata dal rinfianco: con una suddivisione dei
contributi che dipende dal rapporto delle rigidezze tra tubo e terreno.
Il criterio di dimensionamento considera la sollecitazione massima a flessione
per i piccoli diametri e la massima ovalizzazione ammissibile per i grandi diametri.
Per il sistema tubo semirigido-terreno, la ripartizione degli sforzi tra tubo e
rinterro motivo di garanzia nel caso di evoluzione nel tempo della resistenza
meccanica o delle condizioni d'appoggio.

7.5.3. Criteri di posa. Azione del rinterro e dei sovraccarichi.

7.5.3.1. Generalit. Tipi di trincea.

La verifica statica d'una tubazione per fognatura svolta determinando i carichi


permanenti e accidentali che gravano su di essa.
Nella determinazione del carico permanente che sollecita una condotta interrata
un ruolo importante riservato all'azione del rinterro. Lo studio di questa azione
ha formato oggetto di molte notevoli ricerche teoriche e sperimentali gi a partire
dai primi decenni del secolo, a opera specialmente di Anson Marston della Engi-
neering Experiment Station presso lo Iowa State College in Ames; studi ripresi e
ulteriormente sviluppati da MG. Spangler dello stesso Istituto e successivamente
anche da altri Autori.
L'analisi dello stato del terreno, rimosso e riportato, nel rapporto con le possi-
bili forme della trincea e con i cedimenti legati al terreno stesso e a quelli che la
condotta pu subire come corpo rigido o elasticamente deformabile, porta a diver-
se configurazioni possibili di carico.
Una prima distinzione riguarda il rapporto della condotta col terreno e il piano
di posa: se posata sul fondo d'una trincea scavata e successivamente riempita; op-
pure se posata sul terreno naturale e successivamente ricoperta con un rilevato;
avendo cura, ovviamente, in entrambi i casi di creare un letto di posa con adatto
materiale.
L'interesse per questo ultimo caso nasce dall'osservazione che le condotte po-
sate in trincea la cui larghezza sia un multiplo significativo del diametro - due o tre
volte - si comportano come quelle posate sul terreno e successivamente ricoperte.

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ACQUEDOTTI - Capitolo 7

Ulteriori distinzioni nascono dalla considerazione delle propriet meccaniche


della condotta, se rigida o deformabile, e del terreno: con l'obiettivo di stabilire in
quale rapporto relativo le possibili deformazioni della prima, per lo spostamento
rigido o elastico o rigido ed elastico, stiano coi cedimenti del terreno: del prisma
che sovrasta la condotta, dei rinfianchi e del terreno naturale al fondo della trincea.
Una finale e notevole osservazione la seguente: la maggiore sollecitazione
alla condotta dovuta al peso della terra che la sovrasta si ha al principio della sua
esistenza come struttura. In prospettiva invece, il suo rapporto col terreno tende a
quello d'una condotta inserita in un campo indefinito, anche partendo da una trin-
cea stretta.
I modi possibili di posa d'una condotta sono rappresentati nella figura 7 .21: in
una trincea stretta o larga; in un campo indefinito; in uno stato intermedio: trincea
stretta sul fondo e indefinita in sommit. Questi modi sono considerati dalla Nor-
ma UNI 7517, che tratta dei tubi di fibra-cemento.

a) trincea stretta con pareti vertical'i e 'incl'inate b) trincea larga

c) rinterra indef'inito d) trincea stretta con


rinterro indefinito

Fig. 7 .21: possibili condizioni di posa di tubazioni.

7.5.3.2. Posa in trincea stretta.

La Norma UNI considera che una condotta sia posata in trincea stretta quando
sia soddisfatta una delle seguenti condizioni:

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Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

1a condizione B '.S 2D con H?. 1,5B;


2a condizione 2D'.SB'.S 3D con H?. 3,5B; (7.5)
essendo B e H, rispettivamente, la larghezza e la profondit della trincea e D il
diametro esterno della condotta (figura 7.22).

1
B B

assestamento del rinterro assestamento del rinterro


in presenza di tubo rigido in presenza di tubo flessibile

Fig. 7.22: trincea stretta; azione del rinterro.

In questo caso il peso Q del rinterro gravante sul cielo della tubazione dimi-
nuito, rispetto a quello corrispondente al suo volume, per l'azione che l'attrito svol-
ge nel contatto tra il terreno in posto e il rinterro: azione dipendente dal peso speci-
r
fico t ' dall'angolo d'attrito qJ del terreno indisturbato e dal coefficiente d'attrito f
nel legame col rinterro, essendo f '5.tgrp.
Indicato con K a =tg 2 ( 45-rp/2) il coefficiente di spinta attiva, una non diffi-
cile analisi sullo stato di equilibrio d'uno strato elementare (figura 7.23) porta alla
seguente espressione del carico Qst alla quota della generatrice superiore della
condotta:

(7.6)
essendo:
1-exp ( -2 K a jH I B )
(7.7)
2Kaf

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ACQUEDOTTI - Capitolo 7

azione di rinterro
sulla condotta

Fig. 7.23: trincea stretta; azione del rinterro.

Se si vuole invece stabilire quale sia la frazione del peso totale y 1 BH che grava
sulla condotta, il peso Qs 1 pu scriversi Q st =Cy 1 BH, indicando con
C=C 1 BI H la misura della riduzione.
La stima del carico sulla condotta per da farsi considerando la struttura della
condotta, se rigida o flessibile. Indicati con Et e E i moduli elastici, rispet-
tivamente, del terreno e del materiale della condotta di spessore s e raggio
r=( D-s )12, definito coefficiente di elasticit il parametro:

(7.8)

La condotta ritenuta flessibile quando sia verificata la condizione n~l. Se la


condotta rigida e il materiale del rinterro relativamente comprimibile, pu rite-
nersi che il carico dato dalla (7.6) insista tutto sulla condotta. Se la condotta re-
lativamente flessibile ( n~l) e, in aggiunta, i rinfianchi ben compattati, il carico
Q st si riduce nel rapporto DIB. La (7.6) diventa:

(7.9)

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Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

7.5.3.3. Posa in trincea larga.

Una trincea definita larga quando non soddisfatta nessuna delle due condi-
zioni indicate dalle relazioni (7 .5).
sommit del rinterro La definizione del carico che insiste sulla
.. l ... ;1.: ..
.. . '.. : ......
, ' ,' condotta si svolge attraverso un'analisi pi
elaborata della precedente. Lo schema di rife-
H-H*
rimento, seguendo l'impostazione legata alle
piano di eguale assestamento citate ricerche di Marston e Spangler, indi-
cato dalla figura 7.24: una condotta rigida
disposta su un letto ricavato nel terreno natu-
prisma j
H
I prisma rale, con una sporgenza sul fondo data da
esterno j prisma esterno
interno

I ' H*
pD ( p < 1 ) , ricoperta poi da uno strato di ter-
ra, lateralmente indefinito, alto H sul vertice.
I Distinto il riempimento in tre parti, il prisma
piano
critico
j interno di volume HD e i due esterni, pu
ipotizzarsi che le tensioni tangenziali che na-
scono sulle superficie laterali per un loro scor-
rimento relativo siano date, trascurata la coe-
sione, da una relazione del tipo r= fa , essen-
do a la spinta unitaria attiva esercitata dai pri-
smi laterali. Se il riempimento non molto
alto (nel rapporto col diametro, naturalmente),
Fig. 7.24: azione del riempimento pu ritenersi che la distribuzione delle tensio-
su una condotta rigida. ni tangenziali interessi completamente le due
superficie di separazione fino in sommit. In
caso contrario, la distribuzione delle tensioni non s'estende fino in sommit: arre-
standosi in un piano intermedio tra la condotta e la sommit stessa, al di sopra del
quale non si ha nessuno scorrimento relativo tra le parti. Il piano fu definito di
eguale assestamento (nel lavoro originale equa! settlement). Nel primo caso, dun-
que, di completa attivit tangenziale, il piano - ovviamente immaginario - si collo-
cherebbe al di sopra della sommit; nel secondo caso il piano reale.
Lo stato di tensione appena definito pu apprezzabilmente modificarsi quando,
in aggiunta agli scorrimenti relativi dei prismi, si prendano in considerazione il ce-
dimento del fondo dello scavo e quello della condotta (somma del cedimento della
sua fondazione e della deformazione elastica). Il primo (al fondo) incrementa il
movimento verso il basso dei prismi laterali; movimento che il secondo (condotta)
tende invece a neutralizzare, riducendo lo scorrimento relativo tra le parti.

273
ACQUEDOTTI- Capitolo 7

I casi che derivano da quest'impostazione sono relativamente numerosi. Indicata


con H* l'altezza di eguale assestamento misurata dal vertice della condotta, la
prima distinzione riguarda due condizioni: H < H* e H > H* . Con un'importante
osservazione quando sia H > H* : infatti il terreno posto fra i due piani - quelli di
sommit e d'eguale assestamento di volume H-H* - non contribuisce al carico
sulla condotta. Mentre, nel caso contrario H <H*, il prisma interno HD partecipa
in modo completo all'azione di carico.
I cedimenti del fondo e della condotta danno poi luogo nel rapporto coi prece-
denti a tre sottocasi per ciascuna condizione. Quando il cedimento dei prismi late-
rali sia maggiore di quello dell'insieme fondo-condotta, le tensioni tangenziali in-
crementano il carico sulla condotta rispetto al peso del prisma (la parte efficace)
che la sovrasta - y 1 ( H -H*) D oppure y 1 HD-; e lo riducono nel caso contrario.
Il caso intermedio - eguali cedimenti - non d luogo a nessuna variazione del cari-
co.
Le analisi svolte dagli Autori citati prendono in considerazione i casi e i sotto-
casi appena menzionati, assumendo per il carico Qewt la formula generale:

(7.10)

Il coefficiente Ce assume diverse determinazioni per H~ H*.


Per la condizione H <H* - attivit tangenziale completamente sviluppata - con
la posizione:
fJ=2kaf, (7 .11)
il coefficiente Ce diventa:
Ce =l..[-l+exp (fJH ID)]. (7.12)
fJ
Il segno positivo da adottare quando il vertice della condotta cede meno dei
prismi laterali (con incremento del carico sulla condotta); il segno negativo nel ca-
so contrario: prevalendo, in questo caso, l'effetto trincea.
L'altro caso - H~H* e attivit tangenziale non completamente sviluppata - d
luogo a un'espressione di Ce pi complessa:

Ce =l..[-l+exp ([JH*ID )]+(H I D-H*/ D )exp ([JH*/D ), (7.13)


fJ
usando lo stesso criterio per l'adozione del segno positivo o negativo.
La determinazione dell'altezza H* da introdurre nella (7.13) da farsi impo-
nendo che sul piano di uguale assestamento i cedimenti dei prismi laterali e di
quello centrale siano eguali. La relazione, di deduzione non immediata, introduce

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Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

un parametro odetto tasso d'assestamento, legato al rapporto tra il cedimento del


rinfianco e della condotta (e, quindi, alla qualit del terreno di fondazione e all'ela-
sticit della condotta), ponendo anche in conto la misura della sporgenza della
condotta dal fondo pD con p < 1. L'equazione d la grandezza H* in forma impli-
cita:
exp(f3H* ID)+ f3H* ID= f38p+l; (7.14)
da risolversi, quindi, per tentativi prefissate le grandezze /3, 8, p. Le teme dei segni
+, - e + oppure la contraria (-, + e -) valgono, come nei casi precedenti, quando
prevalga il cedimento esterno su quello interno oppure l'inverso. Queste condizioni
definite, nella memoria originale, rispettivamente projection condition e ditch con-
dition, sono sostanzialmente relative al caso in cui prevalga l'effetto trincea larga
oppure l'effetto trincea stretta: condizioni definite nei due casi complete o incom-
plete per porre in conto lo stato rispettivamente perfetto o imperfetto della con-
dotta nel rapporto con la trincea e il rinterro.
Le figure 7.25 illustrano due schemi relativi a una condotta sporgente dal terre-
no e poi interrata.
piano di eguale assestamento
-.--------------
! (immaginario)
I
H-H*
!

D D

Fig. 7.25: schemi di carico.

Marston ha mostrato che le variazioni di carico su una condotta in trincea larga


sono relativamente piccole anche a fronte di larghe variazioni del coefficiente

10. L Da Deppo, C. Darei, V. Fiorotto, P. Salandin - Acquedotti. Seconda edizione


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ACQUEDOTTI - Capitolo 7

d'attrito f Per esempio per f = 0,3+ 1, corrispondente ad angoli da 17 a 45, il pro-


dotto Kaf varia da O, 17 a O, 19.
La figura 7.26 fornisce per Kaf= 0,19 - un valore di largo impiego-, al variare
di HID e del parametro 8p, i valori del coefficiente Ce nelle condizioni che spazia-
no dallo stato di trincea larga a quello di trincea stretta.

1o

Cl '
H/D a a I\ .Ji' o
('\/.
-. aa "'5
co~dotta I
I
I I I ;::i
8 in trincea
stretta

3
condotta
sporgente
2
stato
i completo
I
'
\ . stato
I"71ncomp
'. Ie t o
o
o 2 3 4 5 6 7 8 9 1o
Ce

Fig. 7.26: coefficiente Ce al variare di HID e del parametro op per Kaf'= O, 19.

Il valore di p=hl D=( l+cosa )12 d la misura dell'ampiezza della sella di posa,
essendo 2a la sua misura angolare. Il valore del tasso d'assestamento 8 fissato
con un criterio empirico: per la posa in trincea larga raccomandato, per tutti i tipi
di terreno, 8 = 1.
Il caso d'una condotta ricoperta da un rilevato d'estensione indefinita (figura
7.27) trattato come quello proprio della trincea larga, solo con qualche differenza
per i valori del tasso d'assestamento 8: pari a 1 per roccia o terreni stabilizzati;
0,8+0,5 per terreni ordinari e 0,5+0 per terreni friabili.

276
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

l
6~1no '.'"""'''.q ' .
.................':.', < . ,: .:. .
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..:

h=pD I

_l

Fig. 7 .27: posa con rinterro indefinito.

7.5.3.4. Posa in trincea stretta con rinterro indefinito.

Questa condizione di posa si verifica quando il tubo collocato sul fondo di


uno scavo stretto, interrato fino al piano del terreno naturale e poi ricoperto con
terreno di riporto, esteso lateralmente in modo indefinito o in misura significati-
vamente pi larga della trincea stretta.
Lo schema statico cui fare riferimento rappresentato nella figura 7.28, nella
quale compaiono le grandezze (e quindi le nozioni) utilizzate nel precedente para-
grafo per l'analisi dello stato delle condotte posate in trincea larga.
Il piano naturale di campagna posto al di sopra del vertice della condotta di
ryB, essendo B la larghezza della trincea e ryB2 il volume del prisma che insiste
sulla condotta stessa: con possibili valori di T7 da 0,5 a 2.
Qualche incertezza si ha, naturalmente, per la stima del coefficiente 8 di asse-
stamento. Indicati con i seguenti simboli i cedimenti: fg del terreno naturale sotto il
peso del terreno di riporto;fd del prisma ryB 2 ;fjdel terreno di posa e fc quello (ela-
stico) delle condotte, il coefficiente 8 dato dal rapporto:
fg-(fd+fr+fc)
8 (7.15)

con valori chiaramente negativi e, come s' detto, d'incerta determinazione. Un


usuale e raccomandato valore 8= - 0,30: un'indicazione ragionevole pi che ra-
zionale.

277
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

sommita del rinterro

pia no di eguale
assestamento

tj tensioni provocate
dall'assestamento

Y:perficie
naturale
t del terreno

posizione
fg = abbassamento del terreno naturale
adiacente alla condotta
- - - iniziale
posizione
fm= cedimento della colonna
---- finale di terrreno di altezza pDf
f e = deformazione della condotta
f f = cedimento del fondo della condotta

Fig. 7.28: condotta in trincea stretta e rinterro indefinito.

Il peso Qenp che insiste sulla condotta dato dalla consueta relazione:

(7.16)

il coefficiente Cn essendo funzione dei parametri H/B, 7J e 8, oltre che di


/3 =K a f . La determinazione di Cn si fonda su un'impostazione intermedia tra
quelle della trincea stretta (la parte inferiore dello scavo) e quella della trincea lar-
ga (il superiore rilevato di riporto). Si pu allora assumere per Cn il valore medio
tra le determinazioni del coefficiente Ce ottenuto con le equazioni (7 .12) e (7 .13) -
risolta l'equazione (7 .14) - ponendo in luogo del diametro D la larghezza B e as-
sumendo la tema di segni -, +, - (negativo, positivo, negativo).
Anche in questo caso, come gi accadde nel 7.5.3.3 quando si assunse
K a f =O, 19 , ritenuto, per tassi d'assestamento negativi - qual' il caso in esame -
, che il valore K a f =0, 13 possa coprire un vasto campo di applicazioni. I dia-
grammi della figura 7.29 consentono il calcolo di Cn in funzione dei vari parametri
per K a f =O, 13 , con un sufficiente grado d'approssimazione e in varie condizioni
di completezza o incompletezza dello stato della condotta nel rapporto col rinterro.

278
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

Kaf=O, 13

CD
~61---+---+---H--+-_,_,'+->'-+-' ~~--j----i
...
Q)

~51----+---+--~1-H~+---F----+---+-------1
a.
o
Cl 4 r--t------t--17.fYT-T-~--r----+---r----i
........
:i:

1o

8
; Ka f=O, 13
7
CD

~6
...
Q)

~5
a.
o
Cl 4
........
:i:
3

o..__+--+------~---~-~
o 2 3 4 5 6 7 8 o 2 3 4 5 6 7 8

Fig. 7.29: valori del coefficiente Cn in funzione di HIB, 1J e oper Kaf= 0,13.

279
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

7.5.3.5. Caso di due condotte posate nella stessa trincea allo stesso livello.

Il valore del carico verticale dovuto al rinterro calcolato distintamente per


ogni tubo. Esso considerato composto da due parti: quella del semitubo verso la
trincea e quella del semitubo verso l'interno.
La larghezza delle trincee, se le due condotte D1 e D2 occupassero due trincee
distinte, sarebbe, alla quota delle generatrici superiori, rispettivamente B 1 e B2 alle
profondit H1 e H2 (figura 7.30). Il carico sulla condotta 1 riguarda, secondo
quanto s' detto poc'anzi, il campo individuato da a1 +b 1 ; sulla condotta 2 quello
da a2 +b2. Si ha pertanto:
(7.17)

Be

Fig. 7.30: due condotte posate in una trincea con piani di posa allo stesso livello.

Se i valori dei rapporti tra le grandezze B, D, H delle parti a) soddisfano le con-


dizioni (7.5) proprie della trincea stretta si ha, calcolato il valore Qst dato dalla
(7.6):

(7.18)

diversamente il carico delle parte a) va calcolato con la (7.1 O):


1
Qa =1Qewt (7.19)

Per il carico verticale sulla parte b) si eseguono, sia per la parte 1 che per la
parte 2, due calcoli:

280
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

e (7.20)

essendo Be l'interasse tra le condotte 1 e 2. Si assume infine:

oppure: (7.21)

7.5.3.6. Condotte posate nella stessa trincea a livelli differenti.

Indicato con y il dislivello tra la generatrice inferiore della condotta Di e quella


superiore della condotta D2, si distinguono due casi (figura 7.31).

Dz/2 Bz/2
. . - ' l. :
::.:i.

D1
1 ..

Fig. 7.31: due condotte posate in una trincea con piani di posa a livelli differenti.

Se y :S 0,30 m carichi che gravano sulle condotte si determinano come al


punto precedente.
Se y > 0,30 m il carico che grava sulla condotta D1 ancora calcolato col
criterio del 7.5.3.5. Il carico sulla condotta D2 determinato con l'equazione
(7 .6) o con l'equazione (7 .1 O) con riferimento alle relazioni tra B2, H2 e D2 definite
dalle condizioni (7.5).

281
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

7 .5.4. Azione dei sovraccarichi verticali.

7.5.4.1. Generalit.

Le azioni che i sovraccarichi verticali trasmettono alla condotta sono essen-


zialmente di due tipi: concentrati o distribuiti; applicati con modalit statica (len-
tamente) oppure, pi spesso, dinamica: il passaggio di un veicolo, per esempio.
Il carico esterno, concentrato o distribuito, si diffonde nel terreno e sollecita va-
riamente la condotta interrata con carico specifico, a parit d'ogni altra condizione,
tanto minore quanto pi profonda sia la condotta stessa.
Le modalit di diffusione del carico, e quindi la frazione che di esso sollecita la
condotta, sono legate, oltre che alla profondit , al tipo di carico, alla distribuzione
dei carichi concentrati - l'interasse delle ruote, per esempio, per un carico mobile -
e all'estensione del carico se distribuito: principalmente per la necessit di deter-
minare quale sia l'estensione di condotta esposta alla sua azione.
Il processo di diffusione di un carico statico verticale in un mezzo continuo
isotropo - il semispazio indefinito elastico - fu trattato in una classica memoria di
J Boussinesq (1885). Tema poi ripreso, numericamente, per fornire in forma ta-
bellare o grafica gli elementi necessari per il calcolo in funzione delle grandezze
geometrich~ che individuano la trincea - diametro D, larghezza Be profondit H -
e le modalit di carico: la lunghezza l di condotta interessata dal carico esterno
concentrato o quella L dell'orma (larga A) del carico esterno uniformemente di-
stribuito: assumendo, come parametri fondamentali D/2H oppure B/2H e L/2H op-
pure l/2H (figura 7.32).
I casi d'interesse sono: carico concentrato e puntuale sulla verticale della gene-
ratrice superiore della condotta; carichi concentrati da convoglio; carichi unifor-
memente distribuiti.
sovraccarico distribuito sovraccarico concentrato
I\

superficie
de suolo

Fig. 7.32: azione di un sovraccarico distribuito o concentrato su una condotta.

282
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

7.5.4.2. Modalit di diffusione del sovraccarico accidentale.

Fissato l'asse verticale z di riferimento coincidente con la retta d'azione del ca-
rico P (figura 7.33), il valore della tensione O'z (compressione) alla profondit z
sulla circonferenza di raggio r :

3P z3
(7.22)
2Jr (z2 +r2 )512

oppure
2J-5/2
3P
2nz2 (l+-r-
z2 '
(7.23)

con ovvie modifiche per la profondit z = H e per r =O (figura 7.33).


appena il caso di rilevare come l'aumento della profondit concorra in modo
notevole a diminuire il carico specifico.
La (7.23) d modo di calcolare la tensione specifica O'z trasmessa alla condotta
quale che sia la composizione del carico: con pi facilit per i carichi concentrati;
con un'integrazione estesa alla superficie interessata da quelli distribuiti. Definita
la profondit della condotta, da ricercare la composizione degli elementi di cari-
co - la posizione di un veicolo, per esempio - cui corrisponda il valore massimo
della tensione a2 : dipendente, oltre che dal tipo di carico, dalla posizione ch'esso
assume nel rapporto planimetrico con la condotta.

Fig. 7.33: schema di carico concentrato.

283
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

7.5.4.3. Carichi concentrati secondo il convoglio tipo.

I convogli tipo (DIN 1072) sono rappresentati da due tipi d'autocarro: pesante
HT e leggero LT, secondo gli schemi indicati nella figura 7.34).

Fig. 7.34: schemi di carico per convogli tipo.

La tabella 7.1 illustra le caratteristiche dei veicoli regolamentari.

Tab. 7.1: carico per ruota dei veicoli normali (figura 7.31; DIN 1072).

Classe Carico per ruota Classe Carico per ruota (kN)


HT P(kN) LT Anteriore Pa Posteriore PP
60 100 12 20 40
45 75 6 10 20
38 62,5 3 5 10
30 50
26 65

Indicati con 2a l'interasse tra le ruote in senso trasversale, con 2b per la classe
LT quello longitudinale e con b l'interasse per la classe HT, si vuole determinare
con riferimento alla c~asse HT il carico unitario O'z nei due casi seguenti: condotta
in posizione assiale (punto A); condotta posta direttamente sotto il treno di ruote
(punto B).L'applicazione della (7.23) - il carico P uguale per tutte le ruote - d:

284
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

2)-5/2 +4 (l+a 2+b 2)-5/2] ;


a-(A)=__lE_ 2 (l+_g__
~ 2Jr!-!2 [ H2 H2

(7.24)

L'applicazione della prima delle (7.24) d, per H < 2,00 m, valori apprezzabil-
mente minori di quelli ottenuti con la seconda. Ci dovuto al fatto che con limi-
tata profondit i carichi relativamente lontani da A hanno un modesto effetto. Il
quale diventa invece significativo per H> 2,00 m.
Alcune semplici considerazioni mostrano poi come, per la classe LT, il valore
massimo O"z si abbia nella sezione di condotta disposta nell'intorno delle ruote po-

l
steriori. Anche in questi casi si ha:

a z (A)=-3- 2)-5/2 +2Pa (l+a 2+4 b 2)-5/2


2P
2Jr!-!2 [ P (l+_Q_
H2 H2
;

(7.25)

a_(B)=-3- p +P l+ 4a 2)-5/2 +P (l+ 4a 2+4b 2)-5/2 +P (l+ 4b 2)-5/2] .


~ 2Jr!-! 2[ P P ( H 2 a H 2 a H 2
Una semplice analisi delle due equazioni mostra come i massimi valori delle ten-
sioni O"z si ottengano con la seconda equazione delle (7.25).
L'osservazione che il carico trasmesso dalle ruote posteriori doppio di quello
delle anteriori - PP = 2Pa - semplifica la seconda delle (7 .25). Ed :

3p [ 2+ 2 ( 1+.1.Q_
a z (B )=--a-
2Jr!-!2 H2
2)-512 + (1+ 4 a 2+4 b 2)-512 + (1+1Q_2)-5/2
H2 H2
l (7 .26)

Le relazioni (7.24) e la (7.26) possono darsi in forma tabellare al variare di H,


ponendo a = 1,00 m e b = 1,50 m per i convogli tipo.
I risultati della tabella (7.2) sono ben rappresentati dalle due seguenti equazioni
ottenute per interpolazione con un elevato coefficiente r di correlazione (H dato
in metri):

285
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

convoglio HT (jz =0,5281 1~461 ; (r = - 0,995)


H
(7.27)
p
convoglio L T O" z =0,8743 ; ; (r = - 0,998)
H1 194
La figura 7.35 rappresenta i risultati indicati dalla tabella 7.2.

Tab. 7.2: carico unitario per convogli HT (O' 2 ,z IP) e LT (O' 2 ,z IPa ) .

HT LT
H
(m)
a/P a/Pa
(m-2) (m-2)
1 0,5429 0,9472
1,50 0,3190 0,4629
2 0,2446 0,2904
2,50 0,2127 0,2099
3 0,1797 0,1635
3,50 0,1506 0,1326
4 0,1265 0,1104
4,50 0,1068 0,0934
5 0,0909 0,0801

az/P
o
az/Pc
(m-2)

o.o '----'--'---'--'----'-~~-'-~---'------"
o 2 3 4 5
H (m)

Fig. 7.35: le funzioni O'zlP e O'zlPa al variare della profondit H.

286
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

I valori di O"z calcolati si incrementano, per carico dinamico, con un coefficiente


<p che ha le seguenti determinazioni:
<p= 1 carico statico;
<p= 1+0,3/H per strade e autostrade; (7.28)
<p= 1+0,6/H per ferrovie.
Si pu cos calcolare il carico P v che sollecita una condotta del diametro D
(esterno) alla profondit H:
(7.29)

Per una condotta con D = 0,65 m e H = 2,00 m posta in sede stradale sollecitata
dal convoglio HT45 (P = 75 kN) si ha (tabella 7.2):
<p= 1,15; a2 = 0,2446-75 = 18,345 kN/m2; Pv = 13,712 kN/m.
Con l'equazione (7.27) si sarebbe ottenuto O"z = 19,18 kN/m2.

7.5.4.4. Convoglio di composizione qualsiasi.

Convogli di formazione diversa da quella tipo danno luogo a carichi sulla con-
dotta che possono essere calcolati con relativa facilit con l'uso sistematico
dell'equazione (7.23) seguendo l'impostazione usata nel precedente paragrafo. E,
naturalmente, con l'awertenza di ricercare la collocazione dei carichi rispetto alla
condotta che dia luogo al valore massimo di 0"2
L'impostazione precedente ha carattere generale. Un'alternativa pu essere
rappresentata dalla seguente sintetica relazione che d Pvc per unit di lunghezza
(kN/m) per esempio:

(7.30)

essendo:
- P il sovraccarico massimo della ruota (kN);
- m un coefficiente empirico che, per 0,6 ::::; H::::; 2,00 m, dato da m = 1,33 + 0,31
D per un convoglio a 2 assi e m = 1,51 + 0,42 D per uno a 3 assi (D diametro
esterno);
- Cd un coefficiente funzione di D/2H (oppure Al2H) e l/2H (oppure L/2H) (figu-
ra (7.29), dato dalla tabella 7.3 (da Boussinesq) per carichi concentrati e distri-
buiti verticalmente centrati sulla condotta;
- / la lunghezza di condotta interessata dal carico.

287
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

Tab. 7.3: valori del coefficiente Cd per carichi concentrati e distribuiti centrati verticalmente
sulla condotta.

A/2H
oppure l/2H oppure L/2H
D/2H
0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7
0,1 0,019 0,037 0,053 0,067 0,079 0,089 0,097
0,2 0,037 0,072 0,103 o, 131 0,155 0,174 0,189
0,3 0,053 0,103 0,149 0,190 0,224 0,252 0,274
0,4 0,067 0,131 0,190 0,241 0,284 0,320 0,349
0,5 0,079 0,155 0,224 0,284 0,336 0,379 0,414
0,6 0,089 0,174 0,252 0,320 0,379 0,428 0,467
0,7 0,097 0,189 0,274 0,349 0,414 0,467 0,511
0,8 0,103 0,202 0,292 0,373 0,441 0,499 0,546
0,9 0,108 0,211 0,306 0,391 0,463 0,524 0,574
1,0 0,108 0,219 0,318 0,405 0,481 0,544 0,597
1,2 0,117 0,229 0,333 0,425 0,505 0,572 0,628
1,5 0,121 0,238 0,345 0,440 0,525 0,596 0,650
2,0 0,124 0,244 0,355 0,454 0,540 0,613 0,674

A/2H
oppure l/2H oppure L/2H
D/2H
0,8 0,9 1,0 1,2 1,5 2,0 5,0
0,1 0,103 0,108 O, 112 0,117 O, 121 0,124 0,128
0,2 0,202 0,211 0,219 0,229 0,238 0,244 0,248
0,3 0,292 0,306 0,318 0,333 0,345 0,355 0,360
0,4 0,373 0,391 0,405 0,425 0,440 0,454 0,460
0,5 0,441 0,463 0,481 0,505 0,525 0,540 0,548
0,6 0,499 0,524 0,544 0,572 0,596 0,613 0,624
0,7 0,546 0,584 0,597 0,628 0,650 0,674 0,688
0,8 0,584 0,615 0,639 0,674 0,703 0,725 0,740
0,9 0,615 0,647 0,673 0,711 0,742 0,766 0,784
1,0 0,639 0,673 0,701 0,740 0,774 0,800 0,816
1,2 0,674 0,711 0,740 0,783 0,820 0,849 0,868
1,5 0,703 0,742 0,774 0,820 0,861 0,894 0,916
2,0 0,725 0,766 0,800 0,849 0,894 0,930 0,956

Si assume di regola l = 1,00 m oppure la lunghezza effettiva per tubi di minore


lunghezza. Il riferimento alla lunghezza di 1,00 m deriva essenzialmente dal com-
portamento strutturale della condotta in senso longitudinale. Esso caratterizzato
dallo smorzamento longitudinale assai rapido dei parametri di sollecitazione per

288
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

l'azione di uno sforzo agente su una sezione di condotta circolare. La lunghezza


d'onda d'una perturbazione (statica) che si produca in una sezione circolare -
diametro D, spessore s, e v coefficiente di Poisson - notoriamente
.=2Jr.J Ds/2 [3(1-v 2 )]--4 =4,83.J Ds/2. Anche per grandi diametri ed elevati spes-
sori essa dell'ordine del metro (con D = 2,00 m, s = 0,10 m = 1,53 m), ma gi
alla distanza di /2 dalla sezione sollecitata gli sforzi sono ridotti di circa 23 volte;
e di 535 volte alla distanza di : cos da giustificare la relativa esiguit di /.

7 .5 .4 .5. Sovraccarichi distribuiti.

L'equazione (7.23), quando si faccia riferimento a un sistema di assi x,y, d


modo di calcolare in un punto e alla profondit assegnati il carico agente sulla
condotta a opera di un sovraccarico elementare p dx dy distribuito con legge p(x,y)
qualsiasi, estendendo l'integrazione alla superficie caricata.
Per il caso di un carico uniformemente distribuito p per unit di superficie sul-
l'area AL (figura 7.32) il carico per unit di lunghezza sulla generatrice superiore
del tubo dato da:
Pvd=CdpD<p, (7 .31)

assumendo il valore Cd della tabella (7.3) in funzione di A/2H e L/2H.

7 .5.5. Azioni dovute all'acqua.

7.5.5.1. Posa in presenza d'una falda.

Se la condotta posata in un terreno interessato da una falda freatica da porre


in conto la pressione (idrostatica) che la falda esercita sulla condotta. Con riferi-
mento alla figura 7.36, indicate con h e Ya rispettivamente profondit della falda e
peso specifico dell'acqua, il carico Qidr riferito all'asse della condotta :
Qidr =ra (H-h+D!2)D, (7.32)

essendo, come di consueto, D diametro esterno.


Assunto il carico idrostatico nella figura (7.36), il carico del rinterro, per la
parte interessata dalla falda, da calcolarsi facendo riferimento al peso di volume
del terreno immerso: (Ys -ra )(1-n) essendo Ys quello della terra (dell'ordine di 26
kN/m3) e n la porosit.

289
ACQUEDOTTI- Capitolo 7

T i
h.

')'
0
(H-h+D)

i.. D
B

Fig. 7.36: posa di condotta in falda.

7.5.5.2. Peso dell'acqua contenuta nel tubo.

Si considera il peso dell'acqua che occupa l'intera sezione della condotta, oppu-
re la sezione con un grado di riempimento di 3/4. I carichi Pa sono rispettivamente
(Ya = 9.810 N/m3):
P a = 7, 70 cf2 (kN/m);
(7.33)
P a = 6,20 cf2 (kN/m),
essendo d il diametro interno.

7.5.5.3. Alcune caratteristiche delle terre.

La tabella 7.4 riporta gli elementi di maggiore interesse per le terre di pi co-
mune impiego: l'angolo d'attrito rp e il peso specifico o di volume Ys La tabella 7.5
fornisce il valore del modulo elastico Et di alcune terre con vario grado di aggrega-
zione e compattazione.

290
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

Tab. 7.4: caratteristiche dei pi comuni terreni da assumere per il calcolo dei carichi.

Angolo di at- Peso specifico


Tipo di terreno trito interno <p Ys
(gradi) (kN/m3)
Argilla umida comune 12 20
Terreno paludoso, torboso (terreno organico) 12 17
Argilla plastica, argilla sabbiosa 14 18
Sabbia argillosa 15 18
Loess, loess argilloso 18 21
Argilla fangosa 20 20
Marna, argilla povera 22 21
Fango, polvere di roccia 25 18
Sabbia non compressa (terreno sabbioso non stabilizzato) 31 17
Misto di cava di sabbia e ghiaia 33 20
Misto di cava di ghiaia e ciottoli 37 20

Tab. 7.5: modulo di elasticit Er (MPa) per alcuni tipi di terreno e vari gradi di compatta-
zione.

Materiale Compattazione
Tipo di terreno alla rinfusa le1rnera moderata alta
Indice Proctor <85% 85-90% >95%
Densit relativa <40% 40-70% >70%
Terreno coesivo LL > 50%
Argilla e limo ad alta plasticit o o o 0,35
Terreno coesivo LL < 50%
Argilla e limo a media e bassa plasticit
con meno del 25% di particelle di fango 0,35 1,4 2,8 7
Terreno granulare coesivo
Ghiaia con particelle fini con bassa o me-
dia plasticit
Sabbia con particelle fini con bassa o me-
dia plasticit 0,7 2,8 7 14
Terreno senza coesione
Ghiaia con curva granulometrica ben as-
sortita o non ben assortita 0,7 7 14 21
Rocce macinate 7 21 21 21

291
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

7.6. VERIFICHE DI STABILIT.

7.6.1. Generalit.

Il giudizio sulle condizioni di stabilit d'una condotta interrata pu darsi, noti i


carichi che la sollecitano e le varie ipotesi intorno alla loro composizione, in due
modi: convenzionale il primo, analitico il secondo; utilizzando l'uno o l'altro es-
senzialmente in rapporto all'importanza delle caratteristiche geometriche e struttu-
rali della condotta: suo diametro, spessore e materiale.
Nei casi meno importanti - diametri relativamente modesti - e per alcuni tubi
commerciali (fibro-cemento, grs, conglomerato cementizio, ecc.), il giudizio
dato facendo riferimento al carico Q di rottura per schiacciamento ottenuto in labo-
ratorio con una prova convenzionale su uno spezzone di condotta; e stimando il
corrispondente carico di rottura Qn da riferirsi al carico reale - rinterro e sovracca-
richi-, come multiplo (kvolte) del primo Q.
Il secondo modo - ovviamente di possibile impiego anche per i casi test indi-
cati - si applica generalmente a condotte con diametro di qualche rilievo. Il proce-
dimento di svolge considerando un anello sottile (modesto valore del rapporto s/D)
elastico sollecitato nel piano verticale. Determinati i parametri di sollecitazione -
momenti flettenti, sforzi di taglio e normali -, si calcolano le tensioni unitarie nelle
sezioni pi significative: generatrici al fondo, fianchi e vertice, assumendo la se-
zione completamente reagente.

7 .6.2. Verifica convenzionale.

7.6.2.1. Modalit di rottura.


o
La prova---Qi laboratorio svolta Q = kQ

sottoponendo a ~ottura, con un carico


concentrato Q s~lla generatrice supe-
riore, lo spezzo~una serie di
spezzoni) usando le modalit sche-
maticamente indicate dalla figura
7.37.
Il carico di rottura nelle condizio-
ni reali Qr sempre maggiore di
quello Q che produce la rottura per Fig. 7.37: prova di carico di schiacciamento
schiacciamento in laboratorio: a cau- in funzione degli appoggi.

292
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

sa delle possibili e diverse condizioni di carico e di posa che si hanno nella realt.
dunque:
(7.34)
il moltiplicatore k definito coefficiente di posa, variabile appunto in funzione dei
diversi modi di posa delle condotte sul fondo delle trincee.
I valori del coefficiente di posa k dipendono dalle condizioni di posa e dai ma-
teriali impiegati per il riempimento e il letto d'appoggio della condotte. Le norme
distinguono tre tipi d'appoggio classificati A, B e C.

7.6.2.2. Appoggio tipo A.

Il tubo posato su una sella continua di conglomerato cementizio; lo spessore


minimo della sella D/4, ma non inferiore a 0,10 m; la larghezza minima D+0,20
m (figura 7.38).

0,30min.

calcestruzzo

Fig. 7.38: appoggio di tipo A.

Tab. 7.6: coefficienti di posa per l'appoggio di tipo A.

Coefficiente di posa k nelle varie condizioni di posa e se-


Angolo di condo vari tipi di rinterro
Sporgenza Posa in trincea stretta
appoggio Posa in trincea larga
p=h/D e posa in trincea stretta con
2a(gradi) rinterro indefinito e posa con rinterro indefinito
Costipamento ordinario Costipamento ordinario
90 0,85 2,2 2,8
120 0,75 2,6 3,2

293
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

Intorno al tubo, e fino a 0,30 m sopra la generatrice superiore, va posto terreno


costipato distribuito a strati non maggiori di O, 15 m e esente da zolle e da pietre.
I coefficienti di posa per l'appoggio di tipo A sono riportati nella tabella 7.6.

7.6.2.3. Appoggio tipo B.

Il tubo posato su un fondo di sabbia sagomato a culla con spessore minimo di


0,05m se il piano di fondazione sagomato; di D/10 + 0,1 m se sul fondo trincea
posta sabbia (figura 7.39).

rinterro con costipamento


ordinario o di grado elevato

Fig. 7.39: appoggio di tipo B.

Intorno al tubo, e fino a 0,30 m sopra la generatrice superiore, va posto terreno


costipato esente da zolle e da pietre.
I coefficienti di posa per l'appoggio di tipo B sono riportati nella tabella 7. 7.

7.6.2.4. Appoggio tipo C.

Questo tipo di appoggio raccomandato per terreni normali, privi di zolle, pie-
tre e roccia.
Il tubo posato sul fondo della trincea (o sul terreno naturale nel caso di rinter-
ro indefinito) (figura 7.40).
In corrispondenza di ogni giunto si deve creare una nicchia per evitare di scari-
care sui giunti il peso del tubo.
Ai due lati della condotta viene costipato materiale selezionato per un'altezza
funzione dell'angolo a: cio D (1- p) = D (1-cosa )I 2.

294
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

Tab. 7.7: coefficienti di posa per l'appoggio di tipo B.

Angolo di Coefficienti di posa k nelle varie condizioni di posa


Sporgenza e secondo vari tipi di rinterro
appoggio
p=h!D Posa in trincea larga
2a(gradi) Posa in trincea stretta e posa in
trincea stretta con rinterro indefinito e posa con
rinterro indefinito
Costipamento di Costipamento Costipamento ordinario
grado elevato* ordinario
60 0,93 2,0 1,6 2,1
90 0,85 2,6 1,9 2,3
120 0,75 3,0 2,2 2,5
* Costipamento ad almeno il 90% del valore ottimale del tenore in acqua
(90% Proctor normalizzato).

rinterro
ordinario

rinterro
selezionato
costipato

Fig. 7.40: appoggio di tipo C.

I coefficienti di posa per l'appoggio di tipo C sono riportati nella tabella 7.8.

7.6.2.5. Coefficienti di sicurezza.

Definito lo stato della condotta nel rapporto con la condizione di posa, noto
quindi il carico Q di rottura allo schiacciamento, il coefficiente di posa k - e quindi
Qr = kQ - il grado di sicurezza con il quale la condotta si trova a operare dato dal
confronto tra il carico Qr =kQ e l'effettivo carico totale Qt cui essa sottoposta, in
modo permanente e accidentale, dovendo ovviamente essere Qr =kQ>Qt. Il grado
di sicurezza rispetto allo schiacciamento allora misurato dal rapporto:

295
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

Tab. 7.8: coefficienti di posa per l'appoggio di tipo C.

Coefficienti di posa k nelle varie condizioni di posa


e secondo vari tipi di rinterro
Angolo di Sporgenza Posa in trincea stretta e posa in trincea Posa in trincea larga
appoggio p=h/D stretta con rinterro indefinito e posa con
2a(gradi) rinterro indefinito
Rinterro ordinario Rinterro ordinario Costipamento
costipato tra xx e yy non costipato tra xx ordinario
(figura 7.37) e vv (figura 7.37)
0+20* 1,00 1,2 1,1 1,2
30 0,98 1,3 1,1 1,4
60 0,93 1,5 1,2 1,7
90 0,85 1,7 1,3 1,9
120 0,75 1,7 1,3 1,9
* Angolo d'appoggio non consigliato.

(7.35)

il cui valore, per condotte non in pressione, deve essere non inferiore a 1,3.
Altri criteri di sicurezza sono da considerare quando il deflusso avvenga in
pressione in luogo del deflusso a superficie libera, qual generalmente il caso
delle fognature che qui interessa. Essi riguardano ancora problemi statici: per stati
di moto vario, per esempio; ma anche altri potenziali pericoli legati a guasti e ai
possibili inquinamenti che da essi possano derivare.

7 .6.3. Statica delle condotte.

7.6.3.1. Generalit.

Il comportamento statico delle grandi condotte, specie se interrate, stato og-


getto di numerosi studi per la determinazione dei parametri di sollecitazione dovuti
all'applicazione dei diversi carichi: il rinterro, la reazione legata ai vari modi di
disporre la condotta sul fondo della trincea, le spinte laterali, oltre che il peso pro-
prio, quello dell'acqua e l'eventuale stato di pressione. Si deve inoltre ricordare
che per il progetto e per la costruzione di condotte di conglomerato cementizio ar-

296
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

mato si devono osservare, come per ogni opera costruita di calcestruzzo, le Linee
guida sul calcestruzzo strutturale emanate dal Servizio Tecnico Centrale del Con-
siglio Superiore dei Lavori pubblici (Giornale del Genio Civile; 1 febbraio 1994).
La bibliografia sulla Statica delle condotte molto ampia e varia, a partire dalle
classiche impostazioni di Marston e Spangler per giungere ai pi recenti contribu-
ti. Tra i quali sono da ricordare, citando gli Italiani, per completezza ed estensione
il trattato dell'Arredi, ma anche le interessanti monografie di vari Autori (Casati,
Turazza, Iannelli, per esempio) e talvolta quelle dovute ai produttori di condotte.
I modi di trattare il problema statico dipendono essenzialmente dal rapporto
esistente tra le propriet meccaniche e geometriche della condotta e quelle del ter-
reno, secondo la definizione data dalla relazione (7.8) ( 7.5.3.2).
Il primo modo proprio delle condotte relativamente rigide, per le quali rite-
nuto che la spinta esercitata dal terreno sui fianchi della condotta sia di natura atti-
va: la consueta distribuzione lineare delle spinte caratterizzate dal coefficiente
Ka =tg 2 (45-q:>/2) (figura 7.41).
Il secondo modo riguarda le condotte definite flessibili. Le quali, deformandosi
lateralmente per effetto dei carichi e delle reazioni, mobilitano una reazione sui
fianchi delle condotte che pu assumersi, secondo il modello di Winkler - terreno
elastico lineare -, proporzionale agli spostamenti, il coefficiente di proporzionalit
essendo il modulo del terreno.
L'impostazione che prende origine da questa considerazione assume, in modo
affatto lecito, che sia trascurabile la deformazione dovuta allo sforzo normale: cio
che la fibra media indeformata e deformata abbiano lo stesso sviluppo. Quando si
ritenga poi, abbastanza correttamente, che la deformata abbia forma ovale, appros-
simata da quella ellittica, abbastanza agevole definire la porzione di condotta alla
quale si applicano le reazioni: cio il tratto dove il raggio dell'ellisse sia maggiore
di quello del cerchio indeformato. Infine, l'osservazione che si tratti della differen-
za tra due curve del 2 ordine induce a ritenere che una distribuzione parabolica
delle reazioni possa bene interpretare il comportamento dell'insieme condotta-
terreno. Lo schema statico rappresentato ancora nella figura 7.41 sul fianco de-
stro della condotta.
L'impostazione test indicata dovuta a Spangler ( 7.5.3.1). I risultati ottenu-
ti, godendo ancora (dal 1941) di largo credito, sono specialmente utilizzati per va-
lutare il grado di deformabilit d'una condotta (flessibile) inteso come rapporto tra
lo spostamento (elastico) preso in corrispondenza del diametro orizzontale e il
diametro della fibra media: rapporto che non deve eccedere pochi punti percentua-
li. La materia merita per qualche riflessione critica, come verr mostrato in un
successivo paragrafo.

297
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

7.6.3.2. Verifica statica in regime elastico.

Il comportamento statico d'una condotta, specie di diametro significativo, ri-


conducibile a quello di un anello elastico sottile. Il giudizio sullo stato di sollecita-
zione normalmente svolto calcolando le tensioni specifiche che si hanno nelle tre
sezioni pi significative: al vertice, sui fianchi e sul fondo; postulando che la se-
zione sia completamente reagente. di interesse valutare, specie per condotte co-
struite con materiali ottenuti per conglomerazione, i valori delle tensioni di trazio-
ne nel rapporto con possibili (e temibili) fessurazioni.
La figura 7.41 mostra lo schema della struttura considerata. Sono indicati con:

- Q il carico totale verticale (rinterro e azioni accidentali);


- Gc il peso proprio della condotta di spessore s e diametro d della fibra media
Gc =rctcds;
- Ga ilpesodell'acquadiriempimento Ga=Ya1Z'(d-s) 2 14;
YaY il carico piezometrico sulla generatrice superiore (condotta in pressione);
- Ho la spinta orizzontale uniformemente distribuita Ho =y t HDK a ;
- Hi la spinta orizzontale distribuita linearmente H 1 =y t D 2 K a I 2 ;
- R la reazione uniformemente distribuita sul tratto D sin a-,
- M il momento flettente, positivo se genera trazione nelle fibre interne;
- N lo sforzo normale, positivo se di compressione.

Sono stati considerati per il calcolo dei momenti M e degli sforzi normali N i
carichi e le reazioni assumendo come azione sui fianchi della condotta quella di-
stribuita secondo il classico trapezio di spinta. La tabella 7.9 d per la sezione in
chiave (O), sul fianco (1) e sul fondo (2) i parametri Me N per varie aperture an-
golari dell'appoggio o sella d'appoggio (2a= 180, 120 e 90), avendo ipotizzato
la reazione R uniformemente distribuita su D sin a per ogni carico elementare. Per
il deflusso non in pressione da porsi y = O.
Determinati i valori Ne M per le diverse sezioni le tensioni O'e (estradosso) e O'j
(intradosso), coi versi positivi assunti per N e M, sono dati per unit di lunghezza
da:

(7.36)

I valori sono da confrontare con quelli ammissibili per i materiali costituenti la


condotta.

298
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

piezometrica

.1 ...... l,.
.
D y H

I I 11 1I ; 111 l 1111

reazione

D sin (3

Fig. 7.41: schema statico per una condotta interrata.

7.6.3.3. Condotte flessibili.

Il comportamento delle condotte definite flessibili stato posto in evidenza nei


suoi lineamenti essenziali nel 7.5.2.3 ..
L'impostazione ch' nata dal porre in conto l'interazione condotta-terreno ha
portato a indagare, secondo lo schema statico proposto da Spangler, lo stato di
sollecitazione che si produce in una condotta sottoposta ai carichi indicati nella fi-
gura 7.41 (lato destro), assumendo una distribuzione parabolica della spinta passi-
va simmetrica rispetto al diametro orizzontale e applicata, a partire dall'angolo
a = 40 , per un'ampiezza di 180 - 2 40 =100 , mentre la reazione sul fondo della
trincea, distribuita in modo uniforme, pu interessare varie ampiezze.
Indicati con r il raggio della fibra media, con E e Et rispettivamente i moduli
del materiale della condotta e del terreno (secondo Winkler), posto il momento
d'inerzia I= s 3 /12, la deformazione & del diametro orizzontale ottenuta da

299
ACQUEDOTTI- Capitolo 7

Tab. 7.9: parametri di sollecitazione per unit di lunghezza in una condotta interrata per di-
verse ampiezze d'appoggio.

SFORZO NORMALE N MOMENTO FLETTENTE M


CARICHI
o 1 2 o 1 2
Peso proprio Gc
2a= 180 -0,027Gc +0,250Gc +0,027Gc +0,028Gcd -0,031Gcd +0,035Gcd
120 -0,040Gc +0,250Gc +0,040Gc +0,030Gcd -0,035Gcd +0,042Gcd
90 -0,053Gc +0,250Gc +0,053Gc +0,033Gcd -0,039Gcd +0,051Gcd
Peso dell'acqua Ga
2a= 180 -0,186Ga -0,068Ga -0,451Ga +0,028Gad -0,031Gad +0,035Gad
120 -0,199Ga -0,068Ga -0,438Ga +0,030Gad -0,035Gad +0,042Gad
90 -0,212Ga -0,068Ga -0,424Ga +0,033Gad -0,039Gad +0,051Gad
Carico verticale
uniforme Q
2a= 180 O +0,500Q o +0,063Qd -0,063Qd +0,063Qd
120 -0,013Q +0,500Q +0,013Q +0,066Qd -0,066Qd +0,069Qd
90 -0,027Q +0,500Q +0,0270 +0,069Qd -0,070Qd +0,078Qd
Spinta uniforme H 0 +0,500H0 O +0,500H0 -0,063H0 d +0,063H0 d -0,063H0 d
Spinta triangolare H 1 +0,313H1 O +0,687H1 -0,052Hp +0,063Hp -0,073Hp
Pressione interna
uniforme p = YaY -0,500pd -0,500pd -0,500pd o o o

Spangler data dalla relazione:

Lix= Qr3. KF
(7.37)
El 1 + O, 061 (Et r 4 I El)

il coefficiente K un parametro dipendente dalla larghezza della sella o culla


d'appoggio della condotta (K: 0,083 per 2/3 = 180; 0,09 per 120 e 0,096 per 90),
mentre F un termine che pone in conto l'incremento di deformazione che la con-
dotta potr subire nel tempo: una deformazione differita, dunque, con F da assu-
mersi tra 1,25 e 1,50 in fase di progettazione, secondo il suggerimento di Spangler.
Il risultato rappresentato dall'equazione (7 .3 7) gode tuttora di larghissima dif-
fusione per il giudizio sulla flessibilit della condotta: giudizio espresso dal rap-
porto f':..x/D col vincolo ch'esso sia contenuto entro un definito limite dell'ordine
massimo del 5-7-8%. Ma, come talvolta accade, la formula adottata con qualche

300
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

disinvoltura nelle applicazioni (e, spesso, con errori), dimenticando, per esempio,
che la ricerca di Spangler fu rivolta alle condotte corrugate - condotte speciali,
dunque -, con il supporto di pregevoli sperimentazioni e il conforto di un'analisi
statica teorica che pu definirsi convenzionale.
L'analisi dell'impostazione (certamente notevole anche per il tempo in cui fu
proposta: il 1941) suggerisce qualche ulteriore riflessione critica intorno alle ipote-
si allora assunte e a un modo forse pi completo di considerare l'interazione tra
una condotta flessibile e il terreno.
L'ipotesi che la spinta passiva laterale sia distribuita in modo parabolico corri-
sponde ad assumere una deformata a forma d'ellisse, come schematicamente mo-
stra (con esagerazione) la figura 7.42 (nella parte sinistra): a partire, naturalmente,
dallo stato indeformato rappresentato dalla circonferenza posta nella posizione ia.
L'inestensibilit delle struttura - ipotesi del tutto lecita - porta facilmente a ricono-
scere che la freccia !iy nella sezione O eguale alla freccia lix che si ha alla sezio-
ne 1, i semiassi dell'ellisse essendo b=r-!iy e b=r-/ix. I punti di intersezione A
e B sono disposti sulle rette definite dagli angoli m'4 e 3m'4.

posizione 11
1a

movimento rigido

spostamento elastico

elastica

....
. .. .
4 ~
. :

. ...... . . .. ..
'
: ." .
spo.stam:nt; efa.stic~
. .. ' ~

spostamento rigido ..
.. A
. . "
.4
. A

". . . 4. <l
.....
. ..
Fig. 7.42: deformate schematiche d'una condotta.

301
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

L'appunto che pu muoversi a questa impostazione deriva principalmente


dall'avere limitato la capacit reattiva del terreno, per ogni fianco, al solo arco
d'ampiezza ;r-2a, mentre la stessa attitudine reattiva del terreno certamente di-
sponibile anche nell'arco tra Jr-a e ;r : capacit reattiva, quest'ultima, ch' inve-
ce posta in conto distribuendo in modo uniforme la reazione sull'arco 2/3 (figura
7.41 ).
Contando, dunque, sulla partecipazione reattiva alla maniera di Winkler, anche
del terreno sul quale la condotta posata, da porsi in conto, accanto agli sposta-
menti elastici, anche una traslazione rigida della condotta stessa dalla posizione 1a
alla IP. E, quindi, una mobilitazione reattiva che s'aggiunge a quella legata agli
spostamenti elastici. Se si assume ancora una deformata ellittica, risulta definita la
porzione di condotta sulla quale s'esercita la spinta passiva. I semiassi verticale e
orizzontale, indicata con/o la freccia nella sezione O e con/1 quella nella sezione
1, sono b = r - f o I 2 , a=r+ /1 . La condizione che sia

2 n~ (a 2 + b 2 ); 2 = 2m- ,
porta, trascurati i termini f ge !? , a fi = f o I 2 . Un facile calcolo d modo poi
di determinare, sempre per piccoli spostamenti, la posizione del punto C:
l'intersezione si ha per un angolo di ;r I 3 misurato rispetto alla verticale per O.
Pertanto la spinta passiva per spostamenti elastici s'esercita su un arco d'ampiezza
413 Jr, mentre quella per lo spostamento rigido su 2 (;r I 2 ) =;r .
Naturalmente, il problema si pone in modo del tutto diverso quando la condotta
sia collocata su una sella rigida.
La determinazione dello stato di sollecitazione della condotta nella prospettiva
indicata dalle considerazioni precedenti rappresenta un problema statico non ba-
nale e, in ogni caso, non noto. Una soluzione approssimata pu forse ricercarsi as-
segnando al diagramma della spinta passiva qualche ragionevole forma nello stes-
so spirito che guid Spangler a proporre un andamento parabolico. La materia
motivo di ricerca.

7.7. APPLICAZIONI.

Si prendono in considerazione alcuni casi tra quelli trattati nei precedenti para-
grafi. Le applicazioni si riferiscono a diversi tipi di condotte, necessariamente un
numero limitato rispetto a quelle che la produzione offre. Queste scelte hanno solo
significato applicativo; e non esprimono, pertanto, preferenze: ogni speciale pro-
blema reale trova infatti la soluzione pi opportuna con riferimento allo stato del
sito e agli obiettivi che l'opera si propone.

302
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

7. 7 .1. Condotte in trincea stretta.

Le condotte per acquedotto, ordinariamente interrate a profondit di 1,20+ 1,50


m, si comportano di norma come condotte poste in trincea larga. In qualche circo-
stanza, specie in certi tratti d'adduzione, la profondit di posa pu essere signifi-
cativamente maggiore di quella usuale: configurando, quindi, un comportamento
da trincea stretta, come nei casi che ora si esaminano.

7. 7.1.1. Condotta flessibile.

Si deve porre in opera in sede stradale (con sovraccarico del tipo HT45) una condotta
d'acciaio del diametro nominale DN = 800 mm posata su un letto di sabbia esteso per
2a= 180; angolo d'attrito e peso specifico sono <p = 33 e Ys = 20 kN/m3. L'altezza del
rinterro H = 3,00 m. I diametri esterno e interno e lo spessore sono: D = 813 mm, d = 788
mm (il diametro della fibra media -800 mm) es= 12,5 mm. La condotta sottoposta a
una pressione, riferita all'asse, di 30 m in colonna d'acqua (p:=0,3 Mpa).
La condizione di trincea stretta soddisfatta se:
B s; 2D = 20,813 =1,626 m;
H ~ l,5B = 1,5 l,626 = 2,439 m <3,00 m.

Il carico dovuto al rinterro dato dall'equazione (7.6). Poich Ka = 0,295 ef= 0,60,
pu porsi Kaf= 0,19; inoltre HIB = 1,845. Dalla (7.7) si ottiene:
et = 1,326.
Si deve verificare la condizione di flessibilit, essendo E= 200.000 MPa e Et= 15 MPa.
Dalla (7.8), con r = 400 mm es= 12,5 mm, si ottiene n = 2,45 > 1: quindi condotta.flessi-
bile. In queste condizioni il carico Qst dato dalla (7.9); cio:
Qst = 1,32620.0001,626 0,813 = 35.058 N/m.

Il sovraccarico dovuto al mezzo HT45 si deduce, per H = 3,00 m, dalla tabella 7.2:
az!P =0,1797; conP= 75 kN e l'incremento per carico dinamico (<p = 1,9)si ha:
Pv =a zD<p = 0,1797 0,893+75.0001,9 = 12.053 N/m.

Il peso proprio Gc e il peso del riempimento Ga (sezione completamente occupata) sono:


Gc = 1r 0,8 0,0125 77.000 = 2.419 N/m;
Ga = 1r 0,788 2 9.810/ 4 = 4.784 N/m.
Le spinte attive Ho e Ht sono:
H 0 =20.00030,8130,295=14.390 N/m;

303
ACQUEDOTTI - Capitolo 7

Ht =20.0000,813 2 0,295/2=1.950 N/m.

Gli sforzi normali Ne i momenti flettenti M sono riportati nella tabella 7 .1 O.


La sezione 1 quella maggiormente sollecitata. La somma degli sforzi elementari :
N = 23.834,94 N/m; M =-1.729,49 Nm/m.

Le sollecitazioni specifiche sono:

a e }= [ 155.148, 78+61.729 ,49)1 0 _6 = {+ 55, 995 MPa


ai l0,0125 l0,01252 -78,819 MPa'

tensioni largamente inferiori al carico di sicurezza ch' dell'ordine di 150 Mpa.

Tab. 7.10: sforzi normali Ne momenti flettenti Mnelle sezioni O, 1e2 per la condotta d'ac-
ciaio con DN = 800 mm.

N(N/m) M(Nm/m)
CARICHI
o I 2 o I 2
Peso proprio Gc -65,31 +604,75 +65,31 +54,19 -60,00 +67,73
Peso dell'acqua Gn -889,82 -325,31 -2157,58 +107,16 -118,64 +133,95
carico verticale Qst+Pv o +23555,50 o +2374,39 -2374,39 +2374,39
spinta uniforme Ho +7195,00 o +7195,00 -725,26 +725,26 -725,26
spinta H1 +610,35 o +1339,65 -81,12 +98,28 -113,88
pressione interna -162.000 -162.000 -162.000 o o o

7.7.1.2. Condotta rigida.

Una condotta di calcestruzzo armato, posta in sede stradale con sovraccarico HT 45, ha
diametro esterno D = 1, 16 m, interno d = 1.00 m e spessore s = 0,08. Essa posta alla pro-
fondit H = 3,00 m in una trinccea larga B = 1,70 m. Il carico idraulico , in colonna
d'acqua, 20 m (<::0,2 Mpa). Si ha:
B=I,70,<2D=2,32 m H=3,00>I,5B=2,55 m,

dunque, condotta in trincea stretta. Inoltre, posto E= 25.000 MPa e E 1 = 5 Mpa, dalla
(7 .8), con r =O ,54 m, si ottiene n =O, 06 < 1: la condotta da ritenersi rigida. Valgono per
la terra della trincea i seguenti valori: K a =O j ; f =O, 50 ; 2 K a f =O j. La (7. 7) d
C1 = 1,334; quindi

Qsr =1,334201,70 2 =77,11 kN/m.

Il sovraccarico unitario dato dalla tabella (7 .2): a z =O ,179775=13 ,48 kN/ m2;
quello totale (rp= 1,12) :

304
Condotte d'acquedotto: materiali e criteri di posa

Pv =13,481,161,12=18,76 kN/m.

Il carico complessivo dato da:


Q1 =77,11+18,76=95,87 kN/m.
La tensione unitaria, di trazione, per effetto del carico idraulico,

a= pr = 0, 2 0, 54 =1,35 MPa.
s 0,08

Il valore di Q1 da confrontarsi col carico di rottura per stabilire il grado di sicurezza.

7. 7 .2. Condotta rigida in trincea larga.

Si deve porre in opera in sede stradale (con sovraccarico del tipo HT 45) una condotta
di PEAD posata su un letto di sabbia; la sporgenza p = 0,85 . I diametri sono d = 600 mm
e D=650 mm. L'angolo d'attrito e il peso specifico del rinterro sono rispettivamente
<p = 30 e y s = 20 kN/m3 .
L'altezza del rinterro H= 1,80 m ed B > 1,30 m. Si deve dapprima decidere se sia
H ~ H *.Dalla (7.14) per:

K a =0,3; f = 0,5; ,8=20,30,5::0,3;

tasso d'assestamento o= l; sporgenza p = 0,85;


si ha, con la tema di segni + - +:
exp(/JH*! D )-f3H*! D=l, 283,

la cui soluzione (per tentativi) d:


/JH*ID=0,675 cio H*=l,276 m <H=l,80 m.

Il coefficiente Ce si determina con la (7.13):


l ( )+l,80-1,276
Ce=-- -l+exp0,675 exp0,675=4,526.
0,33 0,65

Si ha pertanto:

Qewt =4,526200,63 2 =35,92 kN/m.

Il sovraccarico dato dalla seconda delle (7 .27) con P 75 kN/m. Essendo


O'z =21,416 kN/m2 ,posto <p=l+0,3/l,80=1,167, si ha:
Pv =21,4160,631,167=15,75 kN/m.

Il carico totale agente pertanto:

305
ACQUEDOTTI- Capitolo 7

Qr =35,92+15,75=51,67 kN/m.

Si deve determinare il coefficiente n di elasticit. Posti E= 900 MPa e E 1 = 5 MPa, es-


sendo r = 290,7 mm, dalla (7 .8) si ottiene n = 0,95 di poco inferiore al valore 1 che defini-
sce il limite al di sotto del quale la condotta ha comportamento rigido: pertanto, la condotta
da ritenersi, prudenzialmente, flessibile.

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