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Unit 7

Le inquietudini
dellanima
Esercizi di comprensione di lettura
Anton Cechov
Katherine Mansfield
Hermann Hesse
Massimo Grillandi

Uno scherzetto
Soffia il vento
Sul ghiaccio
Un vero amico

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Volume 1, Unit 7

ANTON CECHOV

Uno scherzetto
Noto soprattutto per i drammi Il gabbiano, Zio Vanja, Le tre sorelle e Il giardino dei ciliegi, che
costituiscono un importante punto di riferimento per la drammaturgia moderna, Anton Pavlovic
Cechov (1860-1901) autore di racconti in cui la sostanziale povert di intreccio e scarsit dazione lasciano spazio allinteresse dello scrittore russo nel tratteggiare esperienze psicologiche o stati
danimo fatti di poco (un ricordo, un gesto, unatmosfera). Una visione pessimistica della realt,
destinata a diventare sempre pi amara con il passare degli anni, traspare in questi racconti, popolati da uomini e donne qualunque, che potremmo incontrare ogni giorno, delusi e frustrati nei desideri pi intimi, incapaci di comunicare e di vivere con pienezza grandi sentimenti.
Anche in Uno scherzetto possiamo ritrovare questi temi: dalla mancata realizzazione di s allamore vissuto come amaro e doloroso rimpianto, fino allimpossibilit di giungere a certezze definitive.
La realt, anzi, sembra farsi sempre pi labile e sfuggente per i due personaggi: travolti dallo scorrere del tempo e dallinafferrabilit della vita, n il narratore-protagonista n Nadja, sua compagna
di giochi in un pomeriggio invernale, riusciranno a realizzare pienamente se stessi, capaci solo di
fissare per sempre nella memoria lattimo di unavventura in slitta, contemplata con nostalgia come
unoccasione perduta.

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un sereno meriggio1 dinverno... Il gelo rigido, la neve scricchiola e a Ndenka2, che mi ha preso per il braccio, si coprono di una brina argentea i riccioli sulle tempie e la lanugine3 sul labbro superiore. Siamo sulla cima di una
montagnola. Dai nostri piedi fino al piano si stende una superficie levigata4, in
cui il sole si mira come in uno specchio. Accanto a noi una piccola slitta foderata di panno vermiglio5. Andiamo gi, Nadezda Petrovna6! imploro io. Una
sola volta! Vi assicuro, arriveremo sani e salvi.
Ma Ndenka ha paura. Lo spazio che corre dalle sue piccole calosce7 fino ai
piedi della montagnola di ghiaccio le sembra spaventoso, un abisso dinsondabile profondit. Quando guarda in gi, si sente morire e le si mozza il respiro,
non appena le propongo di sedersi nella slitta: e che cosa accadr quando si arrischier di volare in quellabisso! Morir, impazzir.
Vi supplico! dico io. Non dovete aver paura! Non capite che debolezza,
vilt?
Finalmente Ndenka cede, e dal suo volto vedo che cede con la paura di
rischiare la vita. Laiuto, pallida, tremante a sedersi nella slitta; le cingo con il
braccio la vita, e con lei mi precipito nellabisso.
La slitta vola come un proiettile. Laria tagliata frusta i nostri visi, ulula, fischia
nelle orecchie, tira, punge dolorosamente di rabbia, sembra voglia strappare la
testa dalle spalle. La violenza del vento non d forza di respirare. Pare che il
diavolo stesso ci abbia afferrati con le sue zampe e urlando ci trascini allinferno. Gli oggetti intorno si confondono in una unica striscia lunga che corre vertiginosamente... Ecco, ecco, ancora un istante, e sar, sembra, la nostra rovina!
Vi amo, Nadja! dico sottovoce.

1. meriggio: mezzogiorno.
2. Ndenka: diminutivo di Nadja.
3. lanugine: leggera peluria.
4. levigata: piatta e liscia.
5. vermiglio: rosso brillante.

N. Botta, Galeotto fu il libro Loescher Editore, 2010

6. Petrovna: figlia di Pietro; in Russia, ognuno possiede tre nomi:

il nome proprio, il patronimico (formato aggiungendo un suffisso


al nome del padre) e il nome della famiglia.
7. calosce: soprascarpe impermeabili.

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La slitta comincia a scivolare sempre pi lentamente, e lurlo del vento e il


ronzio dei pattini8 non sono pi cos spaventosi, il respiro non pi mozzato, e
finalmente, siamo arrivati in basso. Ndenka non n viva n morta. pallida,
respira appena... Laiuto ad alzarsi.
Per nulla al mondo ci tornerei unaltra volta dice guardandomi con occhi
sbarrati, pieni di terrore. Per nulla al mondo! Per poco non morivo. Poco tempo dopo si rimessa e gi comincia a guardarmi negli occhi con una espressione interrogativa, come volesse accertarsi, se ho detto quelle tre parole veramente, o se le sembrato soltanto di udirle nel frastuono del turbine. Ed io me
ne sto accanto a lei, fumo e osservo attentamente il mio guanto.
Mi prende sottobraccio, e a lungo passeggiamo accanto alla montagnola.
Lenigma, evidentemente, non le d requie9. Sono state pronunciate quelle parole, oppure no? S o no? S o no? una questione damor proprio, donore, di vita,
di felicit, una questione molto importante, la pi importante del mondo. Ndenka mi guarda in viso impaziente, triste, con uno sguardo scrutatore, non
risponde a tono, aspetta che io mi metta a parlare. O come variano le espressioni su quel volto caro, come variano! Vedo che essa lotta con se stessa, che ha
bisogno di dirmi qualcosa, di chiedermi qualcosa, ma non trova le parole, si sente impacciata, atterrita, la gioia la turba...
Sapete che cosa? dice senza guardarmi in viso.
Che cosa? domando io.
Facciamolo ancora una volta... scendiamo in slitta.
Ci arrampichiamo per la scala sulla vetta del pendio. Di nuovo aiuto Ndenka pallida, tremante ad accomodarsi nella slitta, di nuovo voliamo nel terribile abisso, di nuovo urla il vento e ronzano i pattini, e di nuovo quando la slitta ha raggiunto la sua massima velocit io dico sottovoce nel frastuono:
Vi amo, Ndenka!
Quando la slitta si ferma, Ndenka abbraccia con uno sguardo la montagnola sul dorso della quale siamo or ora discesi, poi scruta a lungo il mio viso, ascolta la mia voce indifferente e spassionata10, e tutta, tutta, perfino il suo manicotto e il cappuccio, tutta la sua figurina esprime una estrema perplessit. Sul suo
viso sta scritto: Che succede? Chi ha pronunciato quelle parole? Lui, oppure
mi parso soltanto sentirle?
Questa incertezza la rende inquieta, la impazientisce. La povera fanciulla non
risponde alle domande, si fa scura in viso. sul punto di scoppiare in lacrime.
Dobbiamo forse tornare a casa? domando io.
Ma, a me... a me piace questo scendere in slitta dice arrossendo. Non
potremmo forse scendere unaltra volta?
Le piace questo scendere, e tuttavia, mentre si siede nella slitta, pallida
come le prime volte, respira appena dal terrore, trema.
Facciamo la discesa una terza volta, e mi accorgo, come mi guarda in viso, fissa le mie labbra. Ma io accosto alle labbra un fazzoletto, tossisco e, quando raggiungiamo la met della discesa, faccio in tempo a sussurrare: Vi amo, Nadja!
Lenigma rimane tale! Ndenka tace, pensa a qualcosa... La riaccompagno a
casa, essa cerca di camminare pi adagio, rallenta i passi e aspetta sempre che

8. pattini: lamine dacciaio che consentono alla slitta di scivola-

re sulla neve e sul ghiaccio.


N. Botta, Galeotto fu il libro Loescher Editore, 2010

9. requie: pace.
10. spassionata: priva di emozioni.

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le dica di nuovo quelle parole. E vedo, quanto soffre la sua anima, come sta
facendo uno sforzo su se stessa, per non dire:
Non pu essere che le abbia dette il vento! E non voglio che le abbia dette
il vento!
Il giorno dopo ricevo la mattina un biglietto: Se oggi andate alla pista delle
slitte, passate a prendermi. N. E da quel giorno comincio ad andare quotidianamente con Nadja alla pista e, mentre voliamo gi sulla slitta, pronuncio ogni
volta sottovoce quelle stesse parole:
Vi amo, Nadja!
Ben presto Ndenka savvezza11 a questa frase, come ci si avvezza al vino o
alla morfina12. Non pu pi vivere senza di essa. vero che le fa sempre molta
paura volar gi dalla cima della montagna, ma ormai il terrore e il pericolo conferiscono un fascino speciale alle parole damore, alle parole che come prima
formano un enigma e fanno languire13 lanima. Il sospetto cade sempre sugli
stessi due: su me e sul vento... Chi dei due le faccia la dichiarazione damore,
essa non sa, ma ormai evidentemente per lei lo stesso; non importa da quale
recipiente si beva, basta che ci si inebrii14.
Un pomeriggio mi recai da solo alla pista; mescolatomi con la folla, vedo che
Ndenka si avvicina alla montagnola, che mi cerca con gli occhi... Poi timidamente si arrampica su per la scaletta... terribile far la discesa da sola, oh com
terribile. pallida come la neve, trema, cammina come se andasse al patibolo,
ma cammina, cammina senza guardare indietro, decisamente. Ha deciso, si vede,
di provare finalmente se sar possibile udire quelle parole dolci, stupefacenti,
quando non ci sono io. Vedo come pallida, la bocca aperta per lo spavento, si
siede nella slitta, chiude gli occhi e, detto per sempre addio alla terra, si mette
in moto... ssss... ronzano i pattini. Ode Ndenka quelle parole? Non lo so...
Vedo soltanto come si alza debole, sfinita, dalla slitta. E dal suo volto si capisce
che essa stessa non sa se abbia o no udito qualcosa. Il terrore, mentre scivolava, le ha tolto la facolt di udire, di distinguere i suoni, di capire...
Ma ecco che viene il mese primaverile di marzo... il sole si fa pi carezzevole15. La nostra montagnola di ghiaccio diventa pi scura, smette di luccicare e
finalmente si scioglie. Smettiamo di andare in slitta. Per la povera Ndenka non
c pi possibilit di sentire quelle parole, eppoi chi le pu ormai pronunciare?
Il vento non si ode pi e io mi accingo a partire per Pietroburgo, per lungo tempo, probabilmente per sempre.
Una volta, due o tre giorni prima della partenza, me ne sto seduto, al crepuscolo16, nel giardino, che uno steccato alto sormontato da chiodi separa dal cortile, dove vive Ndenka... Fa ancora piuttosto freddo, sotto il concime c ancora la neve, gli alberi sono morti, ma c gi odor di primavera e, mentre si preparano
a dormire, le cornacchie gracchiano rumorosamente. Mi avvicino allo steccato
e guardo a lungo attraverso una fessura. Vedo Nadja che esce sulla soglia e volge uno sguardo mesto, nostalgico al cielo... Il vento primaverile le soffia diritto
nel viso pallido, abbattuto... Le ricorda quellaltro vento, che allora ci urlava in
viso sulla montagna, quando udiva quelle parole, e il suo volto si fa triste, triste,

11. savvezza: si abitua.


12. morfina: farmaco che, usato in piccole dosi, combatte il dolo-

14. ci si inebrii: ci si abbandoni a un senso di pienezza e piace-

re; pu creare assuefazione e dipendenza.


13. languire: sprofondare in uno stato di piacevole debolezza.

15. carezzevole: piacevole.


16. crepuscolo: tramonto.

N. Botta, Galeotto fu il libro Loescher Editore, 2010

re.

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e lungo la guancia scende lenta una lacrima... E la povera fanciulla protende


tutte e due le braccia, come volesse pregare il vento di recarle ancora una volta quelle parole. Ed io, dopo avere atteso che il vento soffi di nuovo, dico sottovoce: Vi amo, Nadja!
Dio mio, che succede ora! Lancia un grido, sorride con tutto il viso e protende incontro al vento le braccia, beata, felice, cos bella.
E io torno a far le valigie...
Questo accaduto molto tempo fa. Ora Ndenka gi maritata; lhanno data
in sposa, o s data lei stessa, non importa, al segretario della Camera di tutela
nobiliare, e ormai ha gi tre bambini. Ma il ricordo di quando andavamo in slitta e il vento le recava le parole vi amo, Ndenka, non si spento; per lei il
ricordo pi felice, pi commovente e splendido della sua vita...
Mentre io ora che mi sono fatto pi vecchio, non riesco pi a capire perch
dicessi quelle parole, a che scopo scherzassi...
(A. Cechov, Racconti a teatro, trad. di G. Faccioli, Firenze, Sansoni, 1966)

Esercizi
1

Come viene caratterizzato il personaggio di Nadja? Quali azioni compie? Quali stati danimo e pensieri le
sono attribuiti dal narratore?
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Quale ti sembra essere il tema centrale di questo racconto?


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In quale arco temporale si svolge la vicenda narrata? Vi sono nel testo indicazioni precise che possono aiutare il lettore a ricostruire il tempo reale degli avvenimenti?
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Il racconto costituito da una macrosequenza, che costituisce il corpo principale, e da una breve sequenza conclusiva. Rintraccia queste due parti e segnale nel testo.

Ti sembra che si venga a creare una situazione di suspense? In quale punto e con quali elementi viene ottenuta?
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6

Che tipo di narratore presente nel racconto? Come viene caratterizzato?


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Con quale tecnica vengono riportati i pensieri della ragazza?


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Come descritto lo spazio in questo racconto?


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Individua gli stacchi temporali che scandiscono, nel ricordo del protagonista, il passaggio dal passato al
presente.
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GIUDIZIO

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KATHERINE MANSFIELD

Soffia il vento
Scrittrice neozelandese, Katherine Mansfield (1888-1923), il cui vero nome era Kathleen Beauchamp, si trasfer giovanissima a Londra per motivi di studio. Nei suoi racconti migliori (Preludio,
1918, Felicit e altri racconti, 1920, le raccolte La festa in giardino, 1922, e Il nido delle colombe, 1923) rappresent, con grande capacit di penetrazione psicologica, intense figure femminili.
Mor a soli trentaquattro anni.
Situazioni semplici, intrecci che sembrano fatti di niente, si caricano in Katherine Mansfield di significati rivelatori attraverso i quali la scrittrice sa cogliere per rapide intuizioni il senso del continuo
mutare della vita, la labilit delle sensazioni, fugaci come lo scorrere stesso del tempo che trasforma ogni cosa. Nei suoi racconti non vi sono sentimenti duraturi, ma impressioni fuggitive, successioni di stati danimo ora di tristezza ora di rara felicit. Tutto cambia rapidamente: la gioia e langoscia sono instabili, mutevoli come lanimo umano.
Anche questo racconto breve tutto incentrato sulla fugacit delle emozioni e sulla diversa percezione che, a seconda del momento psicologico, il personaggio ha della realt: cos il soffiare del vento che d inizio alla storia ne segna anche il ritmo narrativo, travolgendo con il suo impeto i personaggi stessi e diventando simbolo dei turbamenti e delle inquietudini della giovinezza. La figura di
Matilda, la protagonista della vicenda, si costruisce attraverso le azioni che compie e i sentimenti
che le accompagnano, ed il suo punto di vista a filtrare, attraverso un costante ricorso al monologo interiore e al discorso indiretto libero, pensieri, sentimenti e stati danimo nel momento del loro
contraddittorio manifestarsi.

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A un tratto, orribilmente, si sveglia. Che cosa successo? Qualcosa di orribile. No, non successo nulla. soltanto il vento che scuote la casa, fa tremare le finestre, sbatte sul tetto, con violenza, un pezzo di lamiera e le fa vibrare
il letto. Le foglie svolazzano davanti alla sua finestra, arrivano e ripartono; gi
nel viale un giornale completo oscilla nellaria come un aquilone sperduto e va
a infilzarsi su un pino. Fa freddo. Lestate finita autunno tutto orrendo. I carri passano con fracasso, traballando di qua e di l; due cinesi trotterellano sotto i loro gioghi1 di legno con le ceste sovraccariche di verdura codini
e bluse azzurre si agitano al vento. Un cane bianco passa su tre zampe davanti
al cancello, guaendo. tutto finito! Che cosa? Oh, tutto! E lei comincia a farsi
le trecce con dita tremanti, senza osare di guardarsi allo specchio. La mamma
sta parlando con la nonna nellanticamera.
Una idiota perfetta! Immagina un po, lasciare della roba stesa fuori con un
tempo simile!... Adesso la mia tovaglietta da t pi bella, quella di pizzo di Tenerife, semplicemente a brandelli. Che cos questodore incredibile? il porridge2 che brucia. Oh cielo questo vento!
Alle dieci ha lezione di musica. A questo pensiero il tempo in minore3 del pezzo di Beethoven4 comincia a suonare nella sua testa, quei trilli lunghi e terribili come piccoli tamburi rullanti... Marie Swainson esce di corsa nel giardino
accanto per cogliere i crisanti5 prima che si rovinino. La sottana le vola pi in
su della vita; tenta di darle dei colpi per tenerla gi, di ficcarsela tra le gambe

1. gioghi: barre di legno appoggiate alle spalle per facilitare il

trasporto di carichi pesanti.


2. porridge: zuppa di cereali, tipica della colazione anglosassone.
3. il tempo in minore: il movimento la cui tonalit basata su
una scala minore.

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4. Beethoven: Ludwig van Beethoven, il celebre musicista tedesco (1770-1827).


5. crisanti: voce dialettale per crisantemi.

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mentre si china, ma tutto inutile eccola che vola di nuovo. Tutti gli alberi e
cespugli le si agitano intorno. Coglie i fiori pi presto che pu, ma proprio fuori di s. Non bada a quello che fa strappa le piante con le radici e le piega e le
attorciglia pestando i piedi e imprecando.
Per amor del cielo, tenete chiuso il portone! Passate dalla parte di dietro
grida qualcuno. E poi sente Bogey:
Mamma, ti vogliono al telefono. Telefono, mamma! il macellaio.
Come orrida la vita rivoltante, semplicemente rivoltante... E adesso lelastico del cappello saltato. Naturale. Metter il vecchio tam-oshanter6 e sgattaioler dalla porta di dietro. Ma la mamma ha visto.
Matilda, Matilda! Torna indietro im-me-dia-tamente! Che cosa diavolo ti sei
messa in testa? Sembra un copriteiera. E perch hai quella criniera di capelli
sulla fronte?
Non posso tornare indietro, mamma. Far tardi alla lezione.
Torna indietro immediatamente!
Non torner indietro. Non torner indietro. Odia la mamma. Va al diavolo
grida, correndo lungo la strada.
A ondate, a nuvole, a grandi mulinelli rotondi, la polvere le viene addosso
pungente, e con la polvere frammenti di paglia, di fieno e di letame. Dagli alberi dei giardini viene un gran frastuono, e dal fondo della strada, davanti al cancello di Mr. Bullen, Matilda sente il mare singhiozzare: Ah!... Ah!... Ah-h! Ma
il salotto di Mr. Bullen silenzioso come una caverna. Le finestre sono chiuse,
le persiane abbassate a met, e lei non in ritardo. La ragazza-prima-di-lei ha
appena cominciato a suonare A un iceberg di MacDowell. Mr. Bullen le lancia
unocchiata e un mezzo sorriso.
Si sieda l, nellangolo del divano, signorinetta.
Che uomo curioso. Non che rida veramente di te... ma c qualcosa... Oh,
che pace, qui! Ama questa stanza. Odora di broccato e di fumo stantio7 e di crisantemi ce n un grande vaso pieno sulla mensola del caminetto, dietro alla
fotografia impallidita di Rubinstein8... mon ami Robert Bullen9... Sopra il pianoforte nero e luccicante appesa Solitudine una tragica donna bruna drappeggiata di bianco, seduta su uno scoglio, le gambe accavallate, il mento nelle
mani.
No, no! dice Mr. Bullen, e si china sullaltra ragazza, le passa le braccia
sopra le spalle e le suona il brano. Quella stupida arrossisce! Che ridicolo!
Adesso la ragazza-prima-di-lei se n andata; il portone sbatte. Mr. Bullen
ritorna e passeggia avanti e indietro, senza fare nessun rumore, aspettandola.
Che cosa straordinaria. Le dita le tremano tanto che non riesce a sciogliere il
nodo della cartella di musica. il vento... E il cuore le batte cos forte che le
pare debba sollevare su e gi la camicetta. Mr. Bullen non dice una parola. Il
liso10 sedile rosso dinanzi al pianoforte abbastanza largo perch ci siedano due
persone fianco a fianco. Mr. Bullen si siede vicino a lei.
Devo cominciare con le scale? domanda lei, premendosi le mani luna contro laltra. Avevo anche qualche arpeggio.

6. tam-oshanter: il berretto scozzese di forma piatta sormon-

9. mon ami Robert Bullen: in francese al mio amico Robert

tato da una guarnizione in lana.


7. stantio: sgradevole per il ristagno in un luogo chiuso.
8. Rubinstein: Arthur Rubinstein, pianista polacco (1887-1982).

Bullen.

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10. liso: consumato.

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Ma lui non risponde. Non crede nemmeno che senta e poi a un tratto la
sua mano fresca con lanello si protende e apre Beethoven.
Sentiamo un pochetto del vecchio maestro dice.
Ma perch parla in un modo cos gentile cos tremendamente gentile come
se si conoscessero da anni e anni e sapessero tutto luno dellaltra?
Volta la pagina lentamente. Lei osserva la sua mano, una mano molto ben
fatta e pare sempre appena lavata.
Ecco qua dice Mr. Bullen.
Oh, quella voce gentile Oh, quel tempo in minore. Ecco che arrivano i piccoli tamburi...
Devo fare il ritornello?
S, cara bambina.
La sua voce troppo, troppo gentile. Le semiminime e le crome11 danzano
su e gi per il pentagramma come bambini negri su una staccionata. Perch mai
lui cos... Non vuol piangere non c ragione di piangere...
Che c, cara bambina?
Mr. Bullen le prende le mani. La sua spalla li proprio vicino alla sua testa.
Lei si appoggia appena un pochino, la guancia contro lelastico tweed.
La vita cos orribile mormora, ma non le sembra affatto che sia orribile.
Lui dice qualcosa come aspettare e segnare il passo e quella cosa preziosa che una donna, ma lei non sente. Si sta cos comodi... in eterno...
A un tratto la porta si apre ed ecco irrompere Marie Swainson, in anticipo di
ore e ore.
Attacchi lallegretto 16 un po pi fretta dice Mr. Bullen, che si alza e si
mette di nuovo a passeggiare su e gi.
Sieda nellangolo del divano, signorinetta dice a Marie.
Il vento, il vento. Fa paura stare qui in camera da sola. Il letto, lo specchio,
la brocca e la catinella bianche luccicano come il cielo di fuori. il letto che fa
paura. Guardalo l, che dorme profondamente... La mamma simmagina forse
per un momento che lei rammender tutte quelle calze attorcigliate come un
groviglio di serpi sopra limbottitura? Non lo far. No, mamma. Non vedo perch dovrei... Il vento il vento! C uno strano odore di fuliggine che soffia gi
dal camino. Nessuno ha scritto poesie per il vento? Porto fiori freschi alle foglie
e piovaschi Che sciocchezze!
Sei tu, Bogey?
Vieni a fare una passeggiata sul lungomare, Matilda. Non resisto pi.
Benone. Mi metto il cappotto. una giornata spaventosa! Il cappotto di
Bogey identico al suo. Agganciandosi il colletto si guarda nello specchio. Ha
il viso bianco, hanno tutti e due gli stessi occhi eccitati e le stesse labbra calde.
Ah, loro li conoscono bene quei due nello specchio. Arrivederci, cari; torniamo
presto.
Cos va meglio, eh?
Aggnciati dice Bogey.
Non riescono ad andare cos in fretta come vorrebbero. A testa bassa, con le
gambe che si sfiorano, attraversano a grandi passi la citt come una sola perso-

11. Le semiminime e le crome: note che hanno una diversa durata.


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na piena dardore, lungo lo zig-zag dasfalto dove cresce il finocchio selvatico e


gi fino al lungomare. buio sta diventando buio proprio ora. Il vento cos
forte che devono lottare per fenderlo, barcollando come due vecchi ubriaconi.
Tutte le povere piccole pahutukawa12 sul lungomare sono curve fino a terra.
Avanti! Avanti! Avviciniamoci!
Laggi, vicino al frangiflutti13, il mare molto grosso. Si tolgono il cappello,
e a lei i capelli volano sulla bocca, sanno di sale. Il mare cos grosso che le onde
non si frangono affatto, sbattono contro lirta muraglia di pietra e risucchiano i
gradini algosi14 e grondanti. Spruzzi impalpabili volano da una parte allaltra del
lungomare. I due sono coperti di gocce, dentro la bocca lei sente il gusto del
bagnato e del gelo.
Bogey sta cambiando la voce, quando parla corre su e gi dagli acuti al basso profondo. buffo fa ridere eppure sintona proprio a questa giornata. Il
vento porta le loro voci le frasi volano via come nastri sottili.
Pi presto! Pi presto!
Si sta facendo molto scuro. Nel porto le carboniere15 mostrano due luci, una
in alto, sullalbero, e una a poppa.
Guarda, Bogey, guarda laggi!
Un grande piroscafo nero che si lascia dietro un lungo anello di fumo, con gli
obl illuminati, con luci dappertutto, sta salpando verso il mare aperto. Il vento non lo ferma, e lui taglia le onde e si dirige verso il varco tra gli scogli appuntiti che conduce a... la luce che lo fa sembrare cos terribilmente bello e misterioso. Loro sono a bordo, appoggiati al parapetto, si tengono a braccetto.
... Chi sono?
... Fratello e sorella.
Guarda, Bogey, ecco la citt. Non sembra piccola? Ecco lorologio della posta
che batte le ore per lultima volta. Ecco il lungomare dove abbiamo passeggiato quel giorno di vento. Ti ricordi? Ho pianto durante la lezione di musica, quel
giorno quanti anni fa! Addio, isoletta, addio
Ora il buio stende unala sullacqua agitata. Non li vedono pi quei due. Addio,
addio. Non dimenticate... Ma la nave se n andata, ormai.
Il vento il vento.
(K. Mansfield, Sole e luna e altri racconti, Milano, Adelphi, 1997)

12. pahutukawa: alberi tipici della Nuova Zelanda.


13. frangiflutti: sbarramento di protezione della costa.
14. algosi: coperti di alghe.
15. carboniere: navi che trasportano il carbone.

N. Botta, Galeotto fu il libro Loescher Editore, 2010

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Volume 1, Unit 7

Esercizi
1

Come viene presentato il personaggio di Matilda?


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Analizza lepisodio centrale del racconto: la lezione di pianoforte. Da chi vista la scena? Quali sensazioni
prova Matilda? Perch, secondo te, si mette a piangere?
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Analizza la conclusione del racconto: ti sembra che vi sia sintonia tra Bogey e Matilda?
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Luso del discorso indiretto libero e del monologo interiore determinante in questo racconto: quali effetti produce sul lettore il ricorso a tali tecniche?
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Che funzione ha il vento in questo racconto? Potremmo definirlo il vero protagonista del testo?
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Ricostruisci le figure di Mr. Bullen e di Bogey attraverso i dettagli presenti nel testo.
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Spiega con le tue parole questo passaggio del testo: La vita cos orribile mormora [Matilda], ma non
le sembra affatto che sia orribile.
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GIUDIZIO

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Volume 1, Unit 7
HERMANN HESSE

Sul ghiaccio
In questo racconto dai toni autobiografici, lo scrittore tedesco Hermann Hesse (1877-1962), autore di romanzi importanti nella letteratura del Novecento, quali Siddharta (1922), Il lupo nella steppa (1927), Narciso e Boccadoro (1930) e Il gioco delle perle di vetro (1943), rievoca il momento delladolescenza in cui ha sentito per la prima volta una viva attrazione per luniverso femminile.
Un bacio non ottenuto il tema di una vicenda che come si conviene alla migliore tradizione del
racconto psicologico risulta costituita di pochi eventi, interamente costruita sulle emozioni ancora confuse di un adolescente che si avvicina al mondo dei grandi e sulle sensazioni che, a distanza
di molti anni, il ricordo di quella stagione della vita riesce ancora a suscitare nel narratore.

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In quel tempo vedevo ancora il mondo con altri occhi. Avevo dodici anni e
mezzo ed ero ancora completamente preso nel mondo colorato e rigoglioso delle gioie e fantasticherie fanciullesche. Fu allora che nel mio animo stupito spunt per la prima volta, timido e avido, il tenue chiarore della giovinezza pi dolce e tenera.
Era un inverno lungo, rigido, e il nostro bel fiume della Foresta Nera1 si gel
per settimane. Non posso dimenticare la sensazione strana, di paura ed estasi2
insieme, che mi colse quando nel primo mattino di gelo mi avventurai sul fiume: era profondo, e il ghiaccio era cos trasparente che si poteva vedere sotto
di s, come attraverso un velo sottile, lacqua verde, il fondo di sabbia e ciottoli, gli intrecci fantastici delle piante acquatiche e, di tanto in tanto, il dorso scuro di un pesce.
Passavo pomeriggi interi sul ghiaccio con i miei compagni, le guance accaldate e le mani bluastre, il cuore inturgidito3 dai movimenti vigorosi e ritmati del
pattinaggio, colmo della meravigliosa e spensierata capacit di godimento della fanciullezza. Ci esercitavamo nella corsa, nel salto in lungo, nel salto in alto,
giocavamo ad acchiapparci, e quelli che ancora portavano legati agli stivali gli
antiquati pattini di osso non correvano affatto peggio degli altri. Uno di noi tuttavia, il figlio di un industriale, aveva un paio di Halifax, che erano fissati alla
scarpa senza legacci o cinghie e si potevano mettere e togliere in pochi attimi.
Da allora la parola Halifax comparve per anni sulla lista dei regali che desideravo per Natale, ma inutilmente; e quando dodici anni pi tardi, volendo acquistare un paio di pattini veramente buoni, chiesi se in negozio avessero gli Halifax, con mio grande dolore vidi crollare un ideale e una certezza fanciullesca
quando mi sentii assicurare con un sorriso che Halifax era un sistema antiquato, da tempo superato.
Di preferenza pattinavo da solo, spesso fino allimbrunire. Correvo via veloce, imparavo a fermarmi e a voltare a qualsiasi velocit e in qualsiasi punto,
mi libravo in ampie volute4, in equilibrio su una gamba, con la sensazione di
volare. Molti dei miei compagni utilizzavano i pomeriggi sul ghiaccio per correr dietro alle ragazze e corteggiarle. Per me le ragazze non esistevano. Mentre altri compivano azioni cavalleresche, giravano intorno ad esse desiderosi
1. Foresta Nera: regione della Germania sud-occidentale.
2. estasi: incanto, felicit quasi sovrumana.
3. inturgidito: come gonfiato dalla maggior rapidit della circo-

lazione del sangue.

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4. mi libravo in ampie volute: prendevo quasi il volo forman-

do ampie spirali.

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e timidi oppure, audaci e disinvolti, le invitavano a pattinare in coppia, io gustavo solo il piacere incontrastato del guizzare via. Per quelli che conducevano
le ragazzine non provavo che pena o scherno. Dalle confessioni di alcuni amici credevo infatti di sapere quanto i loro piaceri galanti fossero in fondo relativi.
Un giorno, mentre linverno gi volgeva alla fine, mi giunse notizia di una
novit nel nostro ambiente di scuola: il nordista5, recentemente, aveva di nuovo baciato Emma Meier mentre si toglievano i pattini. Dimprovviso la notizia
mi fece montare il sangue alla testa. Baciato! Era ben altra cosa rispetto ai discorsi scipiti6 e alle timide strette di mano che di solito venivano esaltati come le
massime delizie del pattinare a coppie. Baciato! Era un suono che proveniva da
un mondo estraneo, celato, immaginato con timore, aveva il profumo invitante
del frutto proibito, aveva un che di segreto, poetico, innominabile, faceva parte di quellambito dolce-oscuro, paurosamente affascinante, da noi tutti passato sotto silenzio ma tuttavia presagito, illuminato a tratti dalle mitiche avventure amorose dei donnaioli che erano stati espulsi dalla scuola. Il nordista era
uno scolaro quattordicenne di Amburgo capitato Dio sa come tra noi, che io
ammiravo e la cui fama, che prosperava lontano dalla scuola, spesso non mi faceva dormire. E Emma Meier era certo la ragazza pi carina di Gerbersau, bionda, agile, fiera e della mia stessa et.
A partire da quel giorno cominciai a rimuginare progetti e problemi. Baciare una ragazza superava di gran lunga tutti i miei precedenti ideali, sia come
cosa in s e sia perch senza dubbio era vietato e interdetto dalle regole della
scuola. Mi resi presto conto che il solenne servizio amoroso della pista ghiacciata era lunica buona occasione per farlo. Per prima cosa cercai quindi, per
quanto possibile, di rendere il mio aspetto pi acconcio al corteggiamento. Dedicai tempo e cura ai miei capelli, controllai minuziosamente la pulizia dei miei
vestiti, mi calcai con garbo il berretto di pelo sulla fronte e pregai le mie sorelle di darmi il loro foulard di seta rosa. Nello stesso tempo sul ghiaccio, cominciai a salutare cortesemente le ragazze che potevano essere prese in considerazione, e credetti di vedere che quellomaggio insolito veniva notato con sorpresa
ma non senza piacere.
Molto pi difficile fu il primo approccio, perch in vita mia non avevo mai
invitato al ballo una ragazza. Cercai di spiare i miei amici mentre eseguivano
quel solenne cerimoniale. Alcuni si limitavano a fare un inchino e a porgere la
mano, altri balbettavano qualcosa di incomprensibile, i pi si servivano dellelegante formula: Posso avere lonore? Questa formula mi impression molto e
mi esercitai a casa, in camera mia, facendo linchino davanti alla stufa e pronunciando le parole solenni.
Era giunto il giorno del primo, difficile passo. Gi il giorno precedente avevo avuto intenzione di iniziare il corteggiamento, ma ero tornato a casa scoraggiato, senza avere osato niente. Quel giorno mi ero prefisso di fare immancabilmente ci che temevo e insieme desideravo. Con il batticuore, angosciato a
morte come un criminale, andai verso la pista di ghiaccio; credo mi tremassero
le mani mentre mi mettevo i pattini. Poi mi gettai nella mischia con ampi movimenti circolari, cercando di mantenere un po della mia abituale espressione di
5. il nordista: come si chiarir nelle righe seguenti, un ragazzo originario di Amburgo.

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6. scipiti: insulsi, banali.

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sicurezza e naturalezza. Percorsi due volte la pista in tutta la sua lunghezza, al


massimo della velocit, e laria frizzante e i movimenti vigorosi mi fecero bene.
Dimprovviso, proprio sotto il ponte, mi scontrai in pieno con qualcuno e barcollai per qualche passo, sgomento. Sul ghiaccio era seduta la bella Emma, che
evidentemente cercava di reprimere il dolore, e mi guardava piena di rimprovero. Il mondo, davanti ai miei occhi, girava vorticosamente.
Aiutatemi a tirarmi su! disse alle sue amiche. Allora, con il viso in fiamme,
mi tolsi il berretto, mi inginocchiai accanto a lei e la aiutai ad alzarsi.
Rimanemmo uno di fronte allaltra, impauriti e sbalorditi, e nessuno di noi
parl. La pelliccia, i capelli e il volto della bella ragazza, cos estranei e vicini,
mi stordivano. Pensai invano a un modo per scusarmi, ancora con il berretto
stretto in mano. E dimprovviso, mentre un velo mi offuscava la vista, feci meccanicamente un profondo inchino e balbettai: Posso avere lonore?
Lei non rispose, per prese le mie mani tra le sue dita sottili il cui calore riuscii a sentire attraverso i guanti, e si avvi con me. Mi pareva di essere in uno
strano sogno. Una sensazione di felicit, vergogna, calore, desiderio e imbarazzo quasi mi toglieva il fiato. Pattinammo per un buon quarto dora. Poi, in una
piazzola, liber piano le piccole mani, disse Grazie tante e prosegu da sola,
mentre io mi toglievo troppo tardi il berretto di pelliccia e rimanevo l per un
po, immobile. Solo pi tardi mi resi conto che per tutto quel tempo non aveva
detto una sola parola.
Il ghiaccio si sciolse e io non potei ripetere il mio tentativo. Fu la mia prima
avventura amorosa. Tuttavia passarono ancora diversi anni prima che il mio
sogno si avverasse e la mia bocca potesse sfiorare una rossa bocca di fanciulla.
(H. Hesse, Racconti, trad. di M. Bistolfi, Milano, Mondadori, 1993)

Esercizi
1

Il testo si pu dividere in tre parti fondamentali. Rintracciale e, di ognuna, fornisci in tre righe una sintesi.
a.

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b.

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c.

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Volume 1, Unit 7
2

Scegli quale di queste definizioni , secondo te, pi adatta a indicare il tema del racconto:
a il racconto tratta di un evento che ha modificato profondamente latteggiamento del protagonista nei
confronti del mondo femminile.
b il racconto la ricostruzione psicologica dello stato danimo del protagonista.
a il racconto analizza un momento di maturazione del protagonista.
Motiva la tua risposta.
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Chi il protagonista del racconto?


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Quali altri personaggi compaiono nella storia? Hanno un ruolo importante?


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In quale luogo e in quale tempo si svolge il fatto?


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Che tipo di narratore presente e con quale funzione?


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Quale distanza separa il narratore dallesperienza narrata?


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Chi presenta il protagonista del racconto?


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Il protagonista un personaggio statico o dinamico? Perch?


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10 Nel racconto sono dominanti le sequenze di tipo ..................................................................................................................................


in quanto lattenzione del narratore volta soprattutto a delineare

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11 Nel racconto presente ununica breve sequenza descrittiva. Sottolineala e indicane la funzione.
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12 Analizzando lo stile di questo racconto potrai notare che lautore ha fatto ricorso a unaggettivazione molto ricca e precisa. Sottolinea gli aggettivi presenti, spesso usati a coppia, e precisane la funzione.
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Volume 1, Unit 7
MASSIMO GRILLANDI

Un vero amico
In questo racconto dello scrittore Massimo Grillandi (1921-87) il protagonista ripercorre le tappe di unamicizia che lo ha condizionato tanto da condurlo a un punto di esasperazione senza ritorno, che si potr concludere solo con leliminazione fisica dellamico stesso, la cui presenza divenuta cos tirannica da ostacolare la libera espressione della personalit. Con una tecnica precisa,
il narratore registra i momenti di un conflitto che si acuisce in modo drammatico con il passare del
tempo, fino alla decisione di sopprimere il compagno dinfanzia, diventato ormai unombra inquietante.

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Glauco sempre stato il migliore dei miei amici, e io sono un uomo che sente molto i vincoli dellamicizia. Cosa sarebbe la vita se alloccorrenza non si sapesse a chi chiedere un consiglio, il conforto di un incontro che valga a dipanare le
idee, a chiarirle? Lamore certo pi importante dellamicizia, ma su un altro
piano. Dicevo proprio laltro giorno a Marcello: Vedi, con le donne ti puoi confidare, possono farti compagnia, servono a dare uno scopo alla vita. Ci vogliono
e come se ci vogliono, per soltanto a un amico ti puoi appoggiare, perch un
uomo come te, la pensa in gran parte a tuo modo, ha i tuoi stessi problemi. Si
trova insomma in una trincea dalla quale combattete un nemico comune. E
non che Marcello mi abbia dato torto, anzi ha rincarato la dose: Sono daccordo con te sullimportanza dellamicizia; essa uno dei fondamenti della societ e quando lamicizia vien meno tutte le altre virt, mi sembra che lo dica anche
Platone, scadono e decadono. La famiglia e la religione non sono altro che amicizie speciali: la prima a livello intimo, la seconda sul piano soprannaturale. Il
mio pensiero non andava cos avanti; ma insomma lidea centrale mi seduceva
e quindi, in nome dellamicizia, dovetti dar ragione a Marcello. Questo per dire
quanto sono devoto a certi sentimenti.
Con Glauco per non so fino a che punto potr arrivare. Lho detto: sempre stato il mio pi caro amico, avrei dato lanima per lui; ma ora sono arrivato
a quello che i fisici chiamano punto di rottura, un altro grammo, una molecola ancora e poi succede lirreparabile. Conobbi Glauco alle elementari. Lui era
un paio di classi avanti a me e tutti sanno come, fra bambini, certe cose abbiano importanza. Era pi alto, pi forte, sapeva cose che io nemmeno sognavo. A
lui ricorrevo per i compiti, per farmi spiegare (con gli studi non sono mai andato forte) quelle nozioni che il maestro ci propinava con una velocit che a me
sembrava vertiginosa. E Glauco paziente a illuminarmi, a darmi idee anche per
i temi di italiano. Credo proprio che qualcuno me lo abbia addirittura svolto lui.
Glauco era sempre pronto buono servizievole. Se qualche ragazzino della mia
et cercava di attaccare briga, egli interveniva. Gli scapaccioni glieli dava lui. La
povera mamma diceva sempre, quando le chiedevo qualcosa o volevo andare in
qualche parte: Glauco ci va, lo fa anche lui questo? Se il mio amico era della
partita, la risposta era sempre uguale: Vai, vai pure o Fai come lui. Non cera
da sbagliare.
Quando siamo cresciuti, tutto continuato alla stessa maniera. Sempre Glauco per casa, pi e meglio di un fratello. A tavola nelle nostre famiglie, cera sempre un coperto in pi. Se lui o io volevamo rimanere a pranzo, e ci spessissimo accadeva, non dovevamo fare cerimonie. Bastava una telefonata. Alle superiori,

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la stessa musica. Lui pi avanti di me, pi bravo in tutto e io a arrancargli dietro. Il latino, tanto per dirne una, me lo ha insegnato lui. Aveva un metodo personale, che adesso non ricordo, e in poco tempo traducevo a meraviglia. Per il
greco, la medesima faccenda. A un certo punto, convenimmo che imparare la
storia era proprio un gioco, se uno pi che formulare domande, si mette a discutere di fatti, a compiere raffronti. Glauco era bravissimo anche in ci. Ti costringeva a intuire quello che non sapevi. Non te ne accorgevi e intanto imparavi. Un
fenomeno era, non se ne trovava luguale.
Poi Glauco aveva idee chiare su tutto. Dovevo frequentare chi voleva lui.
Con Marco meglio che non facciamo comunella. manesco, e poi il padre...
Un cattivo soggetto, ti assicuro; per non lo andare a dire, mi raccomando.
Figurarsi, parola di Glauco per me era ancora Vangelo. Cos, ebbi gli amici che
lui preferiva, scartai quelli che non gli andavano a genio. Come tutti i ragazzi,
facevamo un poco di sport. Non tanto, giusto per compiere un filo di esercizio,
per non sentirsi dare dei mollaccioni. Anche questa era unidea di Glauco. Prima lo studio e poi il gioco. Nella vita, dovremo aprirci la strada col cervello,
mica coi calci. Per io, a dirla con sincerit, avevo una gran voglia di fare il calciatore. Conoscevo tutti quelli di serie A. Sognavo di diventare uno come loro,
mi esaltavo al pensiero di giocare in un grande stadio, davanti a migliaia di persone che gridavano il mio nome. Ebbene, Glauco distrusse tutto ci. roba
che non va, devi pensare alle cose serie. Per giocare, giochiamo, ma solo per
divertimento. Del resto, che credi: su mille ne arriva uno, vuoi essere proprio
tu quel tale? E va bene, niente pi sogni di gloria calcistica. Quattro calci al
pallone ogni tanto, cos per sgranchirsi, ma basta.
Piuttosto, un poco di piscina. Il nuoto, era sempre Glauco a dirlo, fa sviluppare in armonia lorganismo, mantiene sani. Anche Cicerone afferma... Non ricordo bene cosa statuisse il buon Arpinate1: i classici poco li ho potuti digerire, ma
so che a prezzo di formidabili raffreddori, imparai a nuotare pur avendo, e lho
tuttora, un sacro terrore dellacqua. Per il compleanno, anzich scarpe coi tacchetti e maglia a strisce, costrinsi i miei a regalarmi un costume da bagno, una
cuffia da nuotatore.
Glauco si diplom prima di me e si iscrisse alluniversit; ma non che ci perdemmo di vista. Anzi, agli esami di maturit volle prepararmi lui. Mi prepar i
temi svolti; io non volevo, intendevo sbrigarmela da solo, con le mie forze stavolta, ma chi poteva resistere a Glauco? Mi sugger tutte le astuzie possibili per
far cadere le domande degli esaminatori sui punti che pi conoscevo. Vai sicuro, badava a dirmi. E fui bocciato. Cominciavo, chiaro, a essere saturo di tante premure, di unamicizia cos intensa, attiva direi. A ogni modo, lanno dopo
la spuntai. Glauco mi convinse a iscrivermi alla sua facolt. Legge, devi studiare legge: il mondo degli avvocati. Io ero e sono portato per la matematica,
potevo diventare un ottimo ingegnere. Volevo andare al Politecnico. Oggi sono
un avvocato fallito, quelli che in tribunale chiamano mozzorecchi, e i giudici
fanno tacere seccati: Basta, avvocato, ho capito, e gi unocchiata al cliente,
come per dire: Proprio tu ci dovevi capitare, si pu sapere che male hai fatto? Ma Glauco insiste, dice che verr il mio momento. Tutto nelle mani degli
avvocati. Gi, ma di quelli come lui, con una chiacchiera che non finisce mai e
una immaginazione tale da trasformare un assassino in una vittima: Signori
1. il buon Arpinate: Cicerone, nato ad Arpino, nel Lazio.

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giudici, vero: il mio protetto ha ucciso il padre e la madre; abbiate piet di un


povero orfano! Se non cos poco ci manca. Fatto che vince tutte le cause.
Io, nemmeno una, neanche per sbaglio.
Solo il servizio militare ci separ e, devo confessarlo, respirai, ma per modo
di dire. Dovunque venivo trasferito, mi inseguivano le sue lettere, zeppe di consigli, di ammonimenti. Ne ricordo una, ero al fronte, gelato fino al collo, sepolto nella neve, a pancia vuota, con i soldati che mi guardavano inebetiti: Pensa
al Natale dellanno scorso. Ricordi che bel calduccio, che pranzo ci prepar la
mamma? vero, le nostre famiglie lo avevano fatto insieme quel Natale, ma
era opportuno ricordarmelo in quel momento? Glauco aveva aderenze, amicizie forti, riusc a farmi trasferire nel suo reggimento. Continu cos a tiranneggiarmi in nome dellamicizia, del mio bene e del grado superiore. Rimpiansi il
fronte, lo assicuro.
Dopo congedati, come tutti i giovani, cominciammo a frequentare delle ragazze. Ma era lui a sceglierle, lui a impormele. Erano tutte amiche delle fidanzate
che, a mano a mano, egli veniva cambiando. In amore, Glauco era volubile. Ci
vuole esperienza, diceva. E io che dovevo sempre rompere i fidanzamenti sul
pi bello, per adeguarmi alle nuove situazioni che Glauco veniva creando. Io che
mi affeziono cos facile. E poi le figure per niente simpatiche che dovevo fare
con queste ragazze e con le loro famiglie. Glauco, oltretutto, nello scegliere i
pretesti per le rotture non aveva la mano felice. Un paio di fratelli ce la fecero
vedere brutta. Di uno ancora porto il segno; ma lui aveva la sua filosofia, e io
dovevo farla mia. Fin che sposai la donna che Glauco, in pratica, aveva scelto
per me: Vedrai che Maria ti far felice. una buona ragazza. Proprio quella che
ci vuole per te.
Dagli oggi e dagli domani, mi trovai allaltare. Poi fu linferno. Violenta attaccabrighe spendacciona, mia moglie me ne ha combinate di ogni colore. Oggi
sono in corrispondenza con un collega di Monaco, per vedere se ci esce il divorzio; ma ci vuole un fiume di soldi. La professione va male, lho detto. Tutto posso fare meno che lavvocato. Ho perfino intaccato quel po di roba che mi aveva lasciato mio padre, sono sullorlo della rovina. Maria da tempo da sua madre.
Molti ridono di me e io li capisco. Questa mattina Glauco mi ha telefonato, dice
che ha un buon affare in vista e che lo riserva per me. Dovrei liquidare ogni cosa
e investire in certi titoli. Azioni sottocosto, puoi stare sicuro: parola di amico.
In questo momento ho deciso. S, vendo tutto, per ci pago un sicario.
M. Grillandi, in Racconti italiani contemporanei,
a cura di L. Fenici Piazza, Milano, B. Mondadori, 1974

Esercizi
1

Nel racconto fabula e intreccio non sono coincidenti: sottolinea nel testo in blu i punti in cui puoi ritrovare
parti prolettiche e in rosso quelle narrate in flashback.

Scegli quale di queste definizioni , secondo te, pi adatta a indicare il tema del racconto:
a il racconto tratta di un rapporto di amicizia giunto al punto di rottura.
b il racconto la ricostruzione psicologica dello stato danimo del protagonista.
c il racconto analizza i sentimenti di odio del protagonista nei confronti di Glauco.

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Motiva la tua risposta.
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Quali tappe scandiscono la progressiva degenerazione del rapporto di amicizia tra il protagonista e Glauco?
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A chi appartiene la voce narrante?


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Come viene caratterizzata nel testo la figura di Glauco?


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possibile precisare con chiarezza in quale luogo e in quale tempo si svolge il racconto?
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Il racconto si presenta come uno sfogo diretto a un destinatario muto. Come si chiama questa tecnica?
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Da quale punto di vista narrata la storia? Con quali conseguenze?


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A tuo parere, possibile interpretare la figura di Glauco come quella di un doppio che riesce ad alterare lequilibrio del protagonista? Motiva la tua risposta.
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GIUDIZIO

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N. Botta, Galeotto fu il libro Loescher Editore, 2010