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UNIVERSITA DEGLI STUDI DI TORINO

CORSO DI LAUREA INTERATENEO E INTERFACOLTA


IN SCIENZE STRATEGICHE

Relazione di laurea in

MATEMATICA
APPLICAZIONI DEL CALCOLO
DIFFERENZIALE IN AMBITO MILITARE
RELATORI:
Prof.ssa Federica GALLUZZI
CANDIDATO:
S.Ten. c. Marco LEOPIZZI

ANNO ACCADEMICO 2015-2016


1

Sommario
Introduzione ....pag.3
Modelli matematici ....pag.4
a. Generalit...pag.4
b. Costruzione di un modello matematico ....pag.5
3. Le equazioni differenziali pag.9
a. Generalit ...pag.9
b. Le equazioni differenziali del primo ordine ...pag.11
c. Le equazioni differenziali del primo ordine a variabili
separabili...pag.14
d. Le equazioni differenziali del primo ordine lineari..pag.16
e. Le equazioni differenziali del secondo ordine..pag.17
f. Le equazioni differenziali del secondo ordine a
coefficienti costanti ......pag.18
4. La resistenza dellaria..pag.23
a. La velocit limite di un corpo ..pag.23
b. La caduta di un paracadute ..pag.27
c. Esempio di caduta di un paracadute....pag.29
5. Il volo dei proiettili....pag.31
a. Il volo orizzontale..pag.31
b. La cavitazione di una pallottola sferica ...pag.37
1.
2.

1. Introduzione
Nellambito del corso di studi in scienze strategiche, che ho frequentato prima
presso lAccademia Militare di Modena in qualit di Allievo Ufficiale e poi
presso la Scuola di Applicazione ed Istituto di Studi Militari dell Esercito di
Torino in qualit di Ufficiale frequentatore, sono state affrontate innumerevoli
materie. Quelle che mi hanno interessato maggiormente sono stata quelle
legate alla matematica, la base di tutte le scienze.
Tra gli strumenti studiati mi ha particolarmente interessato lo studio delle
equazioni differenziali perch sono largamente applicabili ed applicate al
mondo reale, in ambiti anche in antitesi tra loro. Per esempio, grazie a delle
semplici equazioni differenziali possibile formalizzare il decadimento di
elementi radioattivi, oppure, analizzare dei modelli del sistema economico, la
resistenza dellaria e molto altro. In questa relazione ho affrontato
lapplicazione delle equazioni differenziali in alcuni campi pi inusuali e
strettamente inerenti allambito militare.
Nella prima parte si riportano dei brevi cenni sui modelli matematici, mentre
nella seconda, si descrivono le equazioni differenziali utilizzate. Nellultima
parte infine, partendo dallanalisi della resistenza dellaria, si studiano il tempo
di volo di un paracadutista in caduta e alcuni problemi di balistica molto vicini
a noi militari, infatti grazie alle equazioni differenziali dimostro, per esempio,
come un proiettile di un certo calibro presenti alcuni vantaggi rispetto ad un
altro o qual la profondit di penetrazione di una pallottola allinterno di un
bersaglio solido.
3

2. Modelli matematici
a. Generalit
Le equazioni differenziali sono molto importanti nelle scienze applicate
perch riescono a esprimere in termini matematici leggi e fenomeni del
mondo reale.
Ci vuol dire che, per mezzo delle equazioni differenziali, riusciamo a
simulare certi fenomeni reali, ovvero creiamo un modello matematico.
Un modello matematico infatti una rappresentazione esemplificativa di un
sistema reale, in cui vengono prese in considerazione e schematizzate le sole
componenti che interessa analizzare, attraverso una serie precisa di regole
che legano tra di loro i parametri (grandezze che non si possono manipolare),
le sollecitazioni (variabili indipendenti come gli ingressi) e le uscite ( che sono
variabili dipendenti).
Quando la rappresentazione delle grandezze viene fatta attraverso funzioni
il modello matematico viene detto esplicito; esso consente lo studio
qualitativo di un sistema perch offre tutte le indicazioni che descrivono il suo
comportamento anche in condizioni diverse.
In genere, si adottano due tipi di modelli matematici:

Modello matematico Statico, che si utilizza quando si possono tralasciare


le variazioni temporali del sistema; esso descrive cio i legami tra parametri,
ingressi e uscite una volta che il sistema ha raggiunto una posizione di
equilibrio.
4

Modello matematico Dinamico, che invece si usa per descrivere


l'evoluzione temporale di un sistema, cio quando questo in un regime
transitorio. E' nell'elaborazione di questo tipo di modello che vengono usate
le equazioni differenziali.
Lo scopo principale di un modello matematico quello di valutare il futuro
equilibrio del sistema studiato, cio la stabilit dell'uscita.

b. Costruzione di un modello matematico


I modelli matematici hanno come oggetto di studio problemi molto diversi tra
loro nell'ambito delle scienze applicate quali ad esempio la meccanica, la
dinamica delle popolazioni e la scienza delle costruzioni.
Ciononostante, per ricavare e per analizzare tali modelli si applica un
processo comune a tutti questi modelli.
Il primo passo nella costruzione di un modello matematico consiste nella
scelta delle variabili di stato, ovvero individuare la grandezza o le grandezze
che contraddistinguono il fenomeno che andr a essere simulato. In pratica
andremo a individuare le grandezze che saranno le funzioni incognite
all'interno delle equazioni differenziali. Le variabili di stato vengono chiamate
anche variabili dipendenti per sottolineare la loro dipendenza, per l'appunto,
dalle variabili indipendenti quali lo spazio e il tempo.

Le variabili di stato possono quindi configurarsi come numero di individui,


velocit, accelerazione, ecc. Esse inoltre possono dipendere da pi di una
5

variabile indipendente; in questo caso le funzioni incognite nelle equazioni


differenziali sono funzioni di due o pi variabili.
Il secondo passaggio nell'elaborazione di un modello matematico invece
quello di usare le leggi fisiche e le relazioni, chiamate costitutive, tra
grandezze

fisiche

le

grandezze

proprie

dei

materiali

presi

in

considerazione. Le leggi fisiche e le relazioni costitutive insieme formano le


leggi di bilancio che mettono in relazione le derivate delle variabili di stato con
le variabili di stato stesse.
Effettuato questo secondo passo il modello matematico pu intendersi
dedotto.
In alcuni modelli inoltre pu succedere che ci siano dei parametri posti come
coefficienti dei termini delle equazioni differenziali. Quando questi parametri
sono delle grandezze fisiche misurabili, come potrebbe essere ad esempio
la massa, essi sono facilmente calcolati; se essi non sono delle grandezze
fisiche misurabili vengono stimati in base a precedenti simulazioni. Questa
fase detta identificazione dei parametri.
Dedotte le equazioni differenziali che rappresentano il modello e identificati
parametri si devono formulare in maniera esatta i problemi che devono
essere studiati, fissando tipo e numero delle condizioni iniziali, determinando
il dominio di definizione della variabile indipendente e l'immagine della
funzione incognita, in modo che la soluzione rappresenti un risultato coerente
con le aspettative.

Assieme alla formulazione dei problemi viene introdotta l'analisi qualitativa di


questi che permette sia di scegliere il metodo di risoluzione pi efficace alla
6

struttura matematica delle equazioni considerate, sia di stimare a priori la


tipologia di risultati che verranno ottenuti.
Un ulteriore passo nella costruzione di un modello matematico consiste nella
risoluzione dei problemi.
Essi, sia per le equazioni differenziali che per i problemi matematici in
generale, possono essere risolti con tre metodi diversi:

metodi esatti;
metodi numerici;
metodi analitici approssimati.

Nel caso delle equazioni differenziali ottenere un risultato esatto, o analitico,


significa determinare esplicitamente la funzione che soddisfa l'equazione
presa in esame.
Un risultato numerico si ottiene con l'aiuto del calcolatore e viene
rappresentato sotto forma di una tabella di numeri, cio ad ogni valore
numerico della variabile x si determina, per mezzo del calcolatore, il
corrispondente valore della variabile y.
Il risultato ottenuto sar sempre relativo ad un integrale particolare e non
potr essere fornita alcuna informazione sulla relazione funzionale tra x e y.
Un risultato analitico approssimato si ricava quando si sostituisce
all'equazione differenziale del problema studiato una simile e la si risolve in
forma esatta. Il risultato ottenuto approssimer quello dell'equazione
originaria, che non si sa calcolare.
7

Si evince quindi che questo metodo si usa quando non si sa in che modo
trovare la soluzione esatta di un'equazione differenziale data.
L'ultimo passo nella costruzione di un modello matematico quello della
validazione del modello, che consiste in altre parole nell'analizzare
dettagliatamente i risultati per verificare l'attendibilit del modello.

I risultati si verificano al variare dei dati del problema, dei parametri di


identificazione e delle condizioni iniziali; se non sono soddisfacenti bisogner
interfacciare questa fase a quella di identificazione dei parametri oppure
bisogner riconsiderare le relazioni costitutive precedentemente stabilite.

Al termine di questi passaggi verosimilmente ci si ritrover di fronte a un


modello matematico capace di simulare in maniera attendibile il pi
complesso problema reale studiato. Bisogna sempre ricordare per che un
modello matematico, seppur valido, sar sempre un'approssimazione e
schematizzazione dei fenomeni del mondo reale.

Un esempio tra i pi famosi modelli matematici, sono quelli elaborati da F. W.


Lanchester durante la seconda guerra mondiale e che si riferiscono a tre tipi
di scenari di combattimento in cui, ipotizzando due fazioni contrapposte e
tenendo conto di alcune varibili, possibile determinare chi vince lo scontro.

3. Le equazioni differenziali
a. Generalit
Nelle applicazioni della matematica sorgono spesso alcuni problemi in cui
quello che si vuole determinare la relazione in base alla quale alcune
variabili dipendono da altre, ovvero ci sono problemi in cui lincognita una
funzione.
La determinazione di tali funzioni legata alla risoluzione di equazioni che si
definiscono per questo motivo funzionali.
Fra le equazioni funzionali particolare importanza rivestono le equazioni che
coinvolgono una funzione f e le sue derivate.
Unequazione differenziale dunque unequazione che esprime un legame
fra x, y e almeno una delle sue derivate.
Unuguaglianza della forma :

dove F una funzione numerica nota di n+2 variabili reali indipendenti si dice
equazione differenziale di ordine n.
Si definisce ordine di unequazione differenziale il massimo ordine delle
derivate che in essa compaiono.

Unequazione differenziale quindi :

del primo ordine se in essa compare la derivata prima y, ma non le


derivate successive. La derivata prima deve esserci obbligatoriamente, ma
potrebbero eventualmente mancare x e y.
del secondo ordine se in essa compare la y, ma non le derivate
successive.

La

derivata

seconda

deve

esserci,

ma

potrebbero

occasionalmente mancare y, x e y. E cos via.

Ogni funzione y = f(x) che soddisfi unequazione differenziale del tipo :

definita come soluzione generale o integrale generale dellequazione.


Il grafico di una soluzione di unequazione differenziale si chiama curva
integrale.
Risolvere o integrare unequazione differenziale significa trovare tutte le sue
soluzioni che sono in genere infinite e dipendono da un numero di costanti
arbitrarie ed indipendenti pari allordine n dellequazione stessa :

Si ha invece un integrale particolare di :

quando si ricava dallintegrale generale, per particolari valori numerici


opportunamente scelti, una soluzione specifica.

10

Questi valori vengono assegnati alle costanti arbitrarie.


Lintegrale singolare una soluzione che non un integrale particolare.
Il problema di Cauchy per unequazione differenziale di ordine n quello
dellesistenza e dellunicit di una soluzione particolare dellequazione tale
che :

Dove y0...yn sono costanti e x0 un valore ammissibile di x.

b. Le equazioni differenziali del primo ordine

Si definisce equazione differenziale del primo ordine unequazione in cui si


stabilisce una relazione fra la variabile indipendente x, una funzione y = f(x)
e la sua derivata prima y. Lincognita la funzione y = f(x).
Si presenter nella forma canonica o implicita :

oppure nella forma esplicita :

11

Il suo integrale generale la famiglia :

Gli integrali particolari dellequazione differenziale si ottengono attribuendo a


C determinati valori.
Per determinare lintegrale generale il metodo di risoluzione dipende dalla
forma che assume lequazione differenziale.

Ad esempio se abbiamo lequazione differenziale del primo ordine :


y-4=0

4=0

Isoliamo prima il termine noto dalla derivata :

Integriamo entrambi i membri rispetto alla variabile x :

12

Otteniamo :

= 4 +
con

Linsieme delle infinite soluzioni generali dellequazione differenziale,

rappresentano rette fra loro parallele e di ordinata allorigine variabile con C.


Se allintegrale generale si attribuisce un determinato valore alla costante, si
ottiene una soluzione particolare.

In particolare, il problema di Cauchy consiste nel determinare la funzione che


soddisfi le due condizioni :

Equivalentemente si pu dire che si cerca la curva integrale che passa per il


punto

13

c. Le equazioni differenziali del primo ordine a


variabili separabili

definita equazione differenziale del primo ordine a variabili separabili


quellequazione che pu essere scritta nella forma :

con g(x) e h(y) funzioni continue e

Esistono equazioni differenziali che, anche se non sono a variabili separabili,


possono essere ricollegate a equazioni di quel tipo.
Tra queste, analizzeremo solamente le equazioni differenziali omogenee del
primo ordine.
Si definisce equazione differenziale omogenea del primo ordine, lequazione:

dove i polinomi A(x,y), B(xy) sono omogenei di grado n.

Facciamo un breve esempio di unequazione differenziale del primo ordine a


variabili separabili.

14

Data lequazione differenziale :


* + + = *
*

= ()*

E possibile separare le variabili :

Integrando entrambi i membri la soluzione generale dellequazione


differenziale sar :

() =

x
1 + Cx

Se poi cerchiamo la soluzione particolare che soddisfa la condizione iniziale


y(1) = 1,
avremo :
=

15

d. Le equazioni differenziali del primo ordine


lineari

Si ha unequazione differenziale del primo ordine lineare quando si pu


scrivere nella forma :

dove a(x) e b(x) rappresentano funzioni note e continue.

Se b(x) = 0 lequazione lineare omogenea. In questo caso si presenter


nella forma :

Risolviamo ad esempio la seguente equazione differenziale :

* + 1 + + 2 = 3 *

* + 1

+ 2 = 3 *

Lintegrale generale sar :

4 +
* + 1
16

Assegnando

la condizione iniziale y(0) = 3, otteniamo la soluzione

particolare:

4 + 3
* + 1

e. Le equazioni differenziali del secondo


ordine
Si chiamano equazioni differenziali del secondo ordine quelle equazioni in cui
si stabilisce una relazione fra la variabile indipendente x, una funzione
, la sua derivata prima y e la sua derivata seconda y.
Lincognita la funzione

Lequazione scritta in forma normale quando esplicitata la derivata


seconda della funzione incognita :

Lintegrale generale di unequazione differenziale del secondo ordine :

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dato dalla famiglia di funzioni del tipo :

le soluzioni particolari si ottengono attribuendo ai parametri C1 e C2


determinati valori.
Poich lintegrale dipende da due parametri, occorre dare due condizioni
iniziali se si vuole determinare una soluzione particolare.
Anche per le equazioni differenziali del secondo ordine vale il teorema di
esistenza e unicit della soluzione particolare, analogo a quello delle
equazioni del primo ordine.

f. Le equazioni differenziali del secondo ordine


a coefficienti costanti

Le equazioni differenziali del secondo ordine lineari con i coefficienti costanti


sono equazioni del tipo :

Dove p e q sono numeri reali e f(x) una funzione di x continua in un


determinato intervallo.
18

Lequazione si definisce omogenea associata se :

con p e q

Lequazione omogenea associata pu essere risolta passando allequazione


caratteristica associata di secondo grado in r e rappresentata da :

Nel caso in cui lequazione lineare a coefficienti costanti del secondo ordine
non fosse omogenea,

per risolverla bisogna porre

ottenendo lequazione omogenea associata :

per poi passare allequazione caratteristica associata :

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Lo svolgimento dellequazione caratteristica associata ha soluzioni reali


secondo la relazione :

Importantissimo lo studio del :

Ci saranno tre casi possibili :

due soluzioni reali e distinte,

con relativo integrale generale dellequazione omogenea :

dove r1 e r2 sono le soluzioni reali e distinte, mentre C1 e C2 sono costanti


arbitrarie ed indipendenti.

due soluzioni reali, ma coincidenti,


con relativo integrale generale dellequazione omogenea :

20

dove r la soluzione reale, mentre C1 e C2 sono costanti arbitrarie ed


indipendenti.

due soluzioni complesse e coniugate,


con relativo integrale generale dellequazione omogenea :

dove e sono le soluzioni complesse e coniugate, mentre C1 e C2 sono


costanti arbitrarie ed indipendenti.
Lintegrale generale si ottiene sommando ad una soluzione particolare, la
soluzione generale dellequazione omogenea associata.

Esempio :
5 + 4 =
*

5

*

+ 4() =

Risolvendo lequazione differenziale, lintegrale generale sar :

= 78 * + 8 9 +

5 1
+
16 4

21

Se le condizioni iniziali sono y(0) = 1, y(1) = 0


Da cui trover la soluzione particolare :

1 8 (1 + 11 7 ) 1 78 (11 + 4)
5 1
=
+

+

+
4
4 7
16
4 7
16 4

22

4. La resistenza dellaria
a. La velocit limite di un corpo
Un oggetto che cade raggiunger una velocit costante, quando c' una forza
trattenente, come la resistenza dell'aria. La forza esercitata dalla gravit
vicino a un corpo massiccio per lo pi costante, ma forze come laria
aumentano la resistenza quanto pi velocemente l'oggetto cade. Se in
caduta libera per un tempo sufficiente, un oggetto che cade raggiunger una
velocit tale che la forza di trascinamento diventer uguale a quella di gravit,
annullandosi a vicenda e facendo cadere l'oggetto a velocit costante fino a
quando colpir il suolo. Questa chiamata velocit limite.
Lo studio molto complicato, per questo daremo solo alcuni cenni. La prima
importante osservazione che la forza di attrito varia con la velocit. In
maniera sommaria facciamo riferimento alla velocit di propagazione del
suono nell'aria che circa v=340m/s. Per velocit fino a circa un decimo,
cio circa 30m/s, l'attrito direttamente proporzionale alla velocit ed
dovuto principalmente alla viscosit dell'aria. Per velocit superiori, fino a
circa 80m/s, l'aria viene mescolata violentemente e l'attrito cresce con il
quadrato della velocit. Per velocit ancora superiori, dette transoniche o
supersoniche lo studio diventa molto complicato ed esula dallo scopo di
questo lavoro.

23

Quindi, in base al secondo principio fondamentale della dinamica


(seconda legge del moto di Newton) lequazione differenziale del moto del
corpo in caduta risulta essere

@ =

A
B

A
B

KL
KM

(1)

Quindi per calcolare la velocit limite mi servir di


W = peso del corpo
v = velocit allistante t
A = area della massima sezione trasversale perpendicolare alla direzione
di moto.
k = coefficiente di proporzionalit, che tiene conto della densit
dellaria, dellattrito superficiale, etc .
Quando la velocit di caduta diviene uniforme, laccelerazione nulla.
Dunque, chiamando V la velocit limite, si deve avere
@ = 0

trasformando,
1

(2)

24

Come gi accennato, per corpi poco densi e con una superficie ruvida
estesa, come i fiocchi di neve e le piume, si ha n = 1 e la (2) diverrebbe

Questa equazione dimostra che grazie ad un peso W ridotto e ad un valore


di K e A elevato, fiocchi di neve e piume hanno velocita limite molto bassa.
Per corpi pi densi come le gocce di pioggia, le palle da baseball, piccole
pietre e proiettili, invece, si ha un n = 2. Ci porta la velocit limite ad essere
pari a

A
NO

(3)

Per esempio, se una sfera di piombo (peso specifico 11,34 kg al decimetro


cubo) del diametro di 2,5 cm e una sfera di legno (peso specifico 0,50) della
stessa misura sono lasciate libere di cadere in aria , la loro velocit limite
sar in rapporto 4,76 : 1 (= 11,34 / 0,50 ). In altre parole, la velocit limite
della sfera di piombo sar 4,76 volte maggiore di quella della sfera di legno.
La velocit limite della sfera di piombo nota essere 110 metri al secondo
e, quindi, quella dellaltra sfera sar 27,5 metri al secondo.

Nel caso di proiettili sferici o di gocce di pioggia di diametro differente, lo


studio della velocit limite pu essere semplificato esprimendo W e A in
funzione del diametro d.
25

Dalla (3) si ottiene:

(4)

dove w indica il peso specifico del materiale oppure il peso per ogni unit
di volume. Se ipotizziamo che k abbia lo stesso valore per due palle sferiche
dello stesso materiale, ma di differente diametro, vediamo dalla (4) che la
velocit limite varia in funzione della radice qudrata del diametro. Quindi, la
velocita limite di una sfera di piombo dal diametro di 0,64 cm sar
solamente la met di una sfera dal diametro di 2,56 cm. Nella realt, la
velocit limite della sfera pi piccola risulta essere minore della met di
quella con diametro maggiore.
Inoltre, la velocit limite di una pallottola di forma cilindro-ogivale circa il
doppio di quella di una pallottola sferica dello stesso diametro, a causa del
maggior peso (circa il triplo o il quadruplo) della ogiva allungata.
Le considerazioni effettuate dimostrano come mai, per esempio, le gocce
di pioggia durante un acquazzone arrivano al suolo con grande velocit
mentre nel caso di una leggera pioggerella discendono tranquillamente.
Infine, i dati utilizzati nel presente capitolo saranno utili in seguito nella
presentazione di altri modelli matematici.

26

b. La caduta di un paracadute
Verr illustrato ora un modello che permette di calcolare alcuni dati inerenti
la caduta di un paracadutista.
La resistenza dellaria offerta ad un paracadute aperto in caduta data
dalla formula:
= 0,7 *
dove
v = velocit in metri al secondo
= densit dellaria
A = proiezione dellarea del paracadute su un piano perpendicolare alla
direzione del moto espresso in metri quadrati
R = resistenza dellaria in Newton.

Il valore standard di 1,225 kg al metro cubo e il valore di superficie


alare di un paracadute standard circa 42 metri quadrati.

Quindi il valore di R diviene


.

La velocit limite per un paracadute di queste dimensioni dai 4,5 metri ai


6,5 metri al secondo.
27

Allapertura del paracadute, lequazione differenziale del moto diventa


dunque (ricordando quanto visto nel paragrafo precedente)
= 36

NB
V

Che rappresenta il problema di Cauchy per @ =

(5)
A
B

KL
KM

28

c. Esempio di caduta di un paracadute


Applichiamo questa formula ad un caso reale. Ipotizziamo che un
paracadutista e il suo paracadute pesino in totale 80 kg e che siano in
caduta libera ad una velocit di 70 metri al secondo (circa 252 km orari).
Non appena il paracadute viene aperto, calcoliamo la velocit limite, il
tempo necessario affinch la velocit si riduca fino a 6,5 metri al secondo
e la distanza percorsa in caduta in questa fase prima che il paracadute si
sia completamente aperto.
Per calcolare la velocit limite del paracadute si parte dalla equazione (5)
sostituendo i valori di questo esempio:
784 36 * =
Imponendo

ovvero 748 36 * =

si
Z[
\,Z

ottiene

80

9.8

il

valore

della

velocit

limite,

, e risolvendo si ha la velocit limite


=5

Per calcolare, invece, il tempo necessario alla vela per aprirsi e per
rallentare il paracadutista fino alla velocit di 6,5 metri al secondo si
procede nel modo seguente.
Poniamo =

K
KM

e la (5) assume la forma

784 36 * =

80

9,8
29

Questa una equazione differenziale di primo ordine a variabili separabili


e, allora, procedo alla risoluzione separando le variabili e integrando i
membri tra i corrispondenti limiti
`,a
b[

1
80
=

*
784 36
9,8

il risultato di circa 0,50 secondi.

Infine, per trovare la distanza percorsa dal paracadutista mentre la vela si


apre e
poniamo

lo

rallenta fino alla

velocit di

6,5

metri

al

secondo,

e si ha lequazione

784 36 * =

80


9,8

che ci permette di trovare un valore di 5,5 metri.


I risultati ovviamente si discostano da quelli reali poich per semplificazione
teoriche non consideriamo alcuni fattori e variabili come il tempo di apertura
del paracadute che, seppur esiguo, non istantaneo e ci mette circa un paio
di secondi per aprirsi completamente aggiunto al fatto che la sua velocit nel
frattempo si riduce rapidamente.

30

5. Il volo dei proiettili


a. Il volo orizzontale
Come accennato in precedenza, in questo capitolo utilizzer le equazioni
differenziali esponendo i modelli matematici in cui vengono espresse le
forze che subiscono i proiettili in volo , in funzione delle equazioni.
In primis, lapplicazione matematica che illustrer in questo settore riguarda
il volo orizzontale dei proiettili.
Quando un colpo viene sparato con il primo arco, leffetto della forza di
gravit sulla sua traiettoria, che allinizio rettilinea, per le distanze
esigue trascurabile.
Per esempio, lo scarto verticale (la deviazione verso il basso) di una rosata
di pallettoni di medio calibro nei primi 30 metri di circa 5 centimetri, e
questo stesso valore alla stessa distanza per una pallottola di fucile solo
meno di 2 centimetri.
Si intuisce quindi che lunica forza da considerare la resistenza dellaria
che contrasta il moto orizzontale del proiettile. Questa resistenza
, dove A indica la massima sezione del proiettile misurata
perpendicolarmente alla direzione di moto.
Possiamo dunque esprimere, ricollegandoci con le formule espresse nel
paragrafo4., lequazione differenziale del moto del proiettile sparato
orizzontalmente che risulta essere:
@ =

31

da cui

La velocit alla distanza s quindi data da

(6)
dove

indica la velocit iniziale.

Come gi affermato, per corpi poco densi e con una superficie ruvida
estesa, come i fiocchi di neve e le piume si ha n = 1. Per questo motivo non
considereremo il caso per n = 1, ma inizieremo subito ad analizzare il caso
per n = 2 che si riferisce a corpi pi densi come le gocce di pioggia, le palle
da baseball, piccole pietre e proiettili.

Per n = 2 la (6) assume la forma


L

Ld

dove, integrando allinterno dei rispettivi limiti


ln

=
[

32

oppure, applicando le propriet dei logaritmi,

(7)

Per rendere pi semplice lo sviluppo del modello matematico, necessitiamo


di considerare di avere proiettili di forma sferica e non cilindro ogivali.
Il valore d, allora, indica il diametro della palla e w il peso specifico del
materiale di cui fatta.
Posti

la (7) si riscrive nella forma

Dove =

4BN

(8)

Per mettere a confronto le velocit di due sfere di diametro


(con

<

) della stessa consistenza, dello stesso materiale e con la

medesima velocit iniziale, dalla (8) abbiamo

,
ovvero,

9 = *

hi j
k

l
l
o
mn ml

33

Ora poniamo

, dove m > 1 e quindi

(9)

Dalla ipotesi m > 1 si evince, che lesponente di e nella (9) risulta negativo
e di conseguenza
Quindi

<

viene moltiplicato per un fattore inferiore ad 1.

, ovvero la velocit della sfera di diametro minore inferiore

a quella di quella con calibro maggiore. Tradotto in termini balistici e pi


aderenti al contesto militare, la velocit di un proiettile di calibro modesto
alla distanza s dal vivo di volata sempre minore di quella di una palla di
calibro maggiore. Questa formalizzazione matematica giustifica il perch
armi con calibro contenuto, come ad esempio il fucile automatico Beretta
ARX-160 cal. 5,56 sono precise alle brevi distanze (distanza efficace
di tiro pari a circa 400-500 m), mentre armi di calibro importante, come la
mitragliatrice Browning cal. 12,7, sono impiegate per il tiro alle lunghe
distanze (distanza efficace di tiro 1500 m).
Pi empiricamente, possibile verificare quanto detto prendendo una
manciata di sabbia e ghiaia e lanciarla il pi lontano possibile. Si vedr che
i sassi percorrono molta pi strada della sabbia.

34

Vogliamo ora mettere a confronto le velocit di due sfere del medesimo


diametro, ma con densit differenti. Il peso specifico dei due materiali che
costituiscono le sfere indicato rispettivamente da
rappresenta

il

diametro.

Dunque,

il

peso

e
delle

, mentre d
sfere

.
Inoltre, poniamo che

, dove m > 1. Sostituendo queste relazioni

nella (7) e operando come per ottenere la (8) si arriva allequazione

(10)
Anche in questo caso, poich m > 1, lesponente di e negativo e
quindi 9 < * . Di conseguenza, una sfera di cemento avr una velocit
inferiore ad una sfera di acciaio dello stesso diametro e con identica
velocit iniziale. Come dimostra la (10), a parit di dimensioni e di velocit
iniziali, un corpo con peso maggiore risulta avere una velocit maggiore
durante la traiettoria e tutto ci si traduce in termini di maggiore energia
cinetica. In ambito militare, questo si traduce nellimpiego
delluranio impoverito per produrre i proiettili in quanto ha un peso
specifico maggiore degli altri metalli normalmente utilizzati.
Infine, se si vuole confrontare le velocit di due proiettili sferici di diametri e
densit differenti, si pu applicare la relazione
-

35

Sebbene, come gi annunciato, si sono trattate formule e esempi


riguardando proiettili di forma sferica, si ottengono risultati simili per ogive di
forma cilindro-ogivale.
Essi perdono velocit con minore velocit rispetto ad un colpo sparato da
fucili con colpi di vecchia generazione, poich a parit di diametro
trasversale alla traiettoria la sua massa molto maggiore.
Allo stesso modo, un proiettile di artiglieria navale di calibro 14 o 16 pollici
(equivalente a 35,56 cm o 40,64 cm di diametro del proietto) ha una
distanza di tiro utile superiore a quella di un proiettile di fucile di calibro
ridotto come quelli in dotazione alla fanteria. Questo perch, a parit di
velocit iniziale, i grossi calibri hanno pesi e dimensioni notevoli che, come
dimostrato matematicamente finora, consentono di raggiungere lunghe
gittate.

36

b. La cavitazione di una pallottola


La profondit di penetrazione di un proiettile allinterno di un bersaglio solido
dipende dallenergia cinetica del proiettile, dallarea della sezione del
proiettile misurata perpendicolarmente alla traiettoria e dalla durezza del
materiale di cui il bersaglio fatto. Il matematico e ingegnere francese Jean
Victor Poncelet ha stabilito che la resistenza alla penetrazione di un
proiettile sferico rappresentata dalla formula

dove r il raggio del proiettile, v la sua velocit ad ogni istante dopo


limpatto, e a e b sono le costanti da determinare attraverso lesperimento.
Per trovare la formula

per la penetrazione di una pallottola sferica,

bisogna scrivere la seguente equazione in base alla seconda legge di


Newton
=-

,
ovvero
+

=-

Integrando entrambi i membri allinterno dei limiti corrispondenti di v ed s,


abbiamo
=-

,
37

da cui si ottiene

Infine, la formula per trovare il valore della profondit di penetrazione X

X=

dove

(11)

indica la velocit del proiettile al momento dellimpatto.

Dal momento che stiamo considerando proiettili di forma sferica,


possibile scrivere
W=

dove w indica il peso specifico (peso per unit di volume) del proiettile.
Sostituendo tale valore di W nella (11), abbiamo
X=

Questa equazione dimostra che la profondit di penetrazione di un


proiettile varia direttamente in funzione del diametro 2r del proiettile e,
inoltre, del suo peso specifico.
Per esempio, se due palle di piombo vengono sparate in un blocco di
legno con le stesse velocit di impatto, il proiettile di raggio maggiore
penetra ad una maggiore profondit. I valori di a e b sono calcolabili
sperimentalmente sparando proiettili di un dato diametro contro un blocco
di legno a due distanze differenti (si ottengono 2 valori di velocit di
impatto differenti e si pu cos fare un sistema con due equazioni da cui
desumere i valori ricercati).

38

I precedenti risultati giustificano e sostengono le esperienze maturate nel


corso dei secoli dai cacciatori. Infatti, al Big Five Game (battuta di caccia ai
5 grandi mammiferi dellAfrica: leone, elefante, bufalo, rinoceronte e
leopardo) con un fucile di calibro piccolo come il 5,56 mm NATO sarebbe
da incoscienti parteciparvi perch garantirebbe bassi valori di energia
cinetica e di cavitazione nella massa animale. Il calibro pi indicato
per bersagli caratterizzati da una cute spessa e solida che funge da barriera
per gli organi come i suddetti, deve essere abbondantemente superiore
ai 9 mm di diametro del proiettile, con velocit al vivo di volata superiori
i 2500 km/h e con pesi ben maggiori ai 15 grammi.

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Bibliografia:
- M. Stoka, Corso di Matematica - Quinta ed., CEDAM, Padova, 2000;
- R. Penrose, La strada che porta alla realt: le leggi fondamentali
delluniverso, Rizzoli, Milano, 2005;
- J. B Scarborough, Differential equations and applications for students of
mathematics, physics, and engineering, Baltimore, Waverly Press,1965

Sitografia:
-

http://www.mateliber.it/fisica/Fisica077.html#toc81

http://www.francescopoli.net/Classe_V_file/Equazioni%20differenziali%20
del%20primo%20ordine%20a%20variabili%20separabili.pdf

http://www.grc.nasa.gov/WWW/K-12/airplane/termv.html

http://armiestrumenti.com/2011/02/28/elementi-di-balistica-terminale/

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