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SOMMARIO

INTRODUZIONE
LA GUERRA DI SUCCESSIONE POLACCA
Guerra su tre fronti
Le operazioni del 1734
LO SCHIERAMENTO DIFENSIVO ALLEATO
IL PIANO OFFENSIVO IMPERIALE
LA BATTAGLIA
Prima fase
Seconda fase
Terza fase
LA CONCLUSIONE DELLA GUERRA
La campagna del 1735
LE CONSEGUENZE POLITICHE
LA GUERRA NEL XVIII SECOLO
Gli eserciti
Larruolamento
La strategia
La tattica
I LUOGHI DELLA BATTAGLIA
IL WARGAME
BIBLIOGRAFIA
LE TAVOLE

INTRODUZIONE
La battaglia di Guastalla, pur essendo
levento che conclude di fatto la
guerra di successione polacca in
Italia, non annoverata tra le grandi
battaglie della storia, tuttavia pu
essere presa ad esempio per la gran
parte dei fatti darme della prima
met del XVIII secolo, quando
grandi eserciti nazionali permanenti
si affrontavano in inconcludenti lotte
dinastiche. Da questo punto di vista
la battaglia di Guastalla offre infatti
un perfetto spaccato del modo di
vivere, combattere e fare politica di
quel periodo. Nella bibliografia
esistente sullargomento mancava un
approccio divulgativo e didattico che
fosse corredato di un apparato
grafico capace di dare evidenza ai
vari aspetti della battaglia. Ovvero
uno strumento utile allappassionato
di storia, al collezionista, al
modellista ed alle scuole, ma
soprattutto una pubblicazione che
fosse immediatamente comunicativa,
in cui venissero compendiate ed
illustrate le pubblicazioni esistenti e
la nostra ricerca. In un periodo
storico poco studiato, anche per
leffettiva
difficolt
di
interpretazione delle fonti, come il
primo settecento, ci sembrato
interessante dare uno sguardo agli
aspetti quotidiani dellavvenimento:
la routine della vita sotto le armi, le
tecniche
di
combattimento,
lorganizzazione dellaccampamento,
lingegneria militare. In effetti la
storia dovrebbe essere percepita

come un insieme di frammenti di vite


vissute. Si dovrebbe riuscire a
comprendere, infatti, che i pi grandi
eventi storici furono costituiti in
realt dalla vita di persone comuni,
che con il loro agire hanno
accompagnato e seguito, volenti o
nolenti, le decisioni dei propri capi.
LA GUERRA DI SUCCESSIONE
POLACCA
I prodromi della guerra di
successione
polacca
vanno
addirittura ricercati nella cosiddetta
seconda
guerra
del
Nord,
combattutasi
nellEuropa
settentrionale tra il 1700 ed il 1721.
Nel corso del XVII secolo la Svezia
aveva attuato una forte politica
espansionistica che laveva portata a
dominare lintera area del Mar
Baltico (prima guerra del Nord,
1654-60). Allinizio del XVIII secolo
si form una coalizione di stati
(Russia, Danimarca, Polonia e
Sassonia, le ultime due riunite sotto
la stessa corona da Augusto II di
Sassonia) che voleva mettere fine al
dominio politico e commerciale
svedese sul Baltico, approfittando
anche della giovane et del nuovo
sovrano svedese Carlo XII, insediato
sul trono nel 1697 a soli 15 anni.
Godendo
anche
dellappoggio
economico di Inghilterra ed Olanda,
gli stati della coalizione elaborarono
un piano che prevedeva un attacco,
contemporaneo e su pi fronti, ai
possedimenti europei della Svezia.
La Danimarca invase la regione
tedesca dello Schleswig-Holstein,
polacchi e sassoni assediarono Riga

(lattuale capitale della Lettonia) e la


Russia invi le sue truppe contro la
roccaforte svedese di Narva (oggi in
Estonia). Attaccata su pi fronti e
potendo contare sul solo sostegno
diplomatico della Francia (impegnata
peraltro contro Austria ed Inghilterra
nella
guerra
di
successione
spagnola), la Svezia sembrava sul
punto
di
cedere,
invece,
sorprendendo un po tutti, Carlo XII
pass al contrattacco, dimostrando
grande coraggio e sapienza bellica.
Sconfisse subito i danesi ed impose
loro un trattato di pace, poi riun le
sue armate ed a Narva distrusse
lesercito russo di Pietro I, peraltro
assai pi numeroso del suo. Questo
costrinse lo Zar di Russia a desistere
momentaneamente dalla guerra ed a
lasciare soli gli alleati polacchi e
sassoni. Carlo XII invase allora la
Polonia, dopo sei anni di ininterrotte
guerre cacci dal trono Augusto II e
con la pace di Altranstdt vi insedi
come re Stanislao Leszczynski.
Questi era un nobile di origine
ucraina, ma da tempo risedente in
Polonia, molto ben visto ed
apprezzato dai polacchi per le sue
qualit intellettuali ed umane. Non
ancora pago di vittorie il sovrano
svedese invase la Russia nel 1708,
commettendo lo stesso tragico errore
che in seguito faranno Napoleone ed
Hitler. Infatti a Poltava, in Ucraina,
nel luglio del 1709 lesercito svedese
fu spazzato via da quello dello Zar
Pietro I; lo stesso Carlo XII si salv a
stento, nascondendosi tra gli
ottomani in Moldavia, e riusc a
tornare in Svezia solo quattro anni
pi tardi. Durante la sua assenza la

Svezia perse ogni conquista, sul


trono di Polonia fu reinsediato
Augusto II ed il Leszczynski ripar
in Francia. La battaglia di Poltava
sanc per sempre la scomparsa della
Svezia come grande potenza militare
e costru la leggenda dello Zar Pietro
I il Grande, colui che fece uscire la
Russia dal medioevo e la port nel
novero delle grandi nazioni.
Poco prima della fine della seconda
guerra nordica, nel 1714, si era
conclusa anche la guerra di
successione spagnola e lEuropa ne
era uscita stremata al punto che per
pi di 15 anni non vi furono guerre.
Questo non significava per che non
ve ne fossero motivi, ogni corte
europea infatti nutriva ambizioni che
i vari trattati dellepoca (Utrecht,
Siviglia, Vienna) non riuscivano a
soddisfare: lAustria voleva che tutti
rispettassero la Prammatica Sanzione
di Carlo VI, il regno di Sardegna
ambiva alla Corona di Lombardia, la
Spagna voleva i possedimenti
asburgici del sud Italia, la Francia
aveva la solita ambizione di
controllare la vita politica germanica,
e cos via. La stessa Francia era
anche impegnata a riottenere
lelezione a re di Polonia di Stanislao
Leszczynski, che oltre ad essersi
dimostrato un buon monarca era nel
frattempo diventato suocero di Luigi
XV. A dir il vero non era tanto il
Leszczynski a premere per tornare al
trono,
quanto
le
ambiziose
aspirazioni di sua figlia Maria, regina
di Francia. Alla morte di Augusto II,
nel 1733, la maggior parte della
Dieta e del popolo polacco si
espresse per il ritorno al trono del

Leszczynski, battendo il candidato


sostenuto dalla Russia, Augusto III di
Sassonia, nonostante le pressioni
alla frontiera di un corpo di
spedizione russo di circa 50000
uomini. Alla notizia dellelezione a
re di Stanislao I, le truppe russe
entrarono in Polonia per riportare
lordine e la legalit. Augusto III
chiese lintervento anche dellAustria
che, sebbene inizialmente si fosse
espressa a favore del ritorno al trono
del
Leszczynski
(in
cambio
dellaccettazione della Prammatica
Sanzione), decise poi di inviare un
contingente militare in Alta Slesia
per controllare il succedersi degli
eventi. Contemporaneamente truppe
prussiane venivano inviate in
rinforzo ai Sassoni per garantire
lelezione di Augusto III. Nonostante
una eroica e disperata difesa sulla
Vistola, i russi sconfissero lesercito
di Stanislao I ed entrarono a
Varsavia, procedendo ad eleggere, il
5 ottobre 1733, Augusto III a re di
Polonia. Il Leszczynski si rifugi con
i suoi fedeli, in attesa del promesso e
sperato aiuto francese, nella fortezza
di Danzica e si prepar a sostenere
linevitabile assedio. Alla notizia
dellelezione di Augusto III, il re di
Francia Luigi XV dichiar guerra e
scese in campo contro Russia,
Prussia ed Austria. LEuropa venne
di nuovo scossa da un fremito di
guerra e subito si accodarono alla
Francia, in base ad accordi neanche
troppo segreti, il regno di Sardegna e
la Spagna, entrambe desiderose di
allargare i propri domini a scapito
dellAustria. I francesi allestirono
due armate, una pass il Reno ed

occup la fortezza prussiana di Kehl


per poi dirigersi verso la Lorena, la
seconda venne inviata in Italia a dar
manforte allalleato piemontese. Gli
spagnoli
contemporaneamente
prepararono un grosso contingente di
truppe da inviare in Italia per la
conquista dei regni di Napoli e di
Sicilia. Al suono dei tamburi e con le
bandiere
al
vento
lEuropa
precipitava nuovamente in guerra.
Guerra su tre fronti
I primi scontri della guerra (se si
eccettuano quelli sul suolo polacco)
furono sul fronte renano, ma alla
met del mese di ottobre anche il
fronte italiano si mise in movimento.
Gli ultimi mesi del 1733 videro una
timida e prudente avanzata francese
verso i territori imperiali oltre il
Reno, ben contenuta dalla sagacia
tattica e strategica di quel grande
condottiero austriaco che fu il
principe Eugenio di Savoia, ma
soprattutto una veloce e travolgente
offensiva piemontese in Lombardia.
Carlo Emanuele III, che aveva
assunto il comando di tutte le armate
franco-ispano-sabaude in Italia (un
complesso di circa 70000 uomini),
guid le sue truppe contro il debole
presidio austriaco della Lombardia
(poco pi di 13000 uomini, ma
Vienna aveva promesso al pi presto
dei
rinforzi)
comandato
dal
feldmaresciallo conte di Daun e,
rapidamente, prese senza colpo ferire
Vigevano il 29 ottobre e Pavia il 30,
poi con qualche scaramuccia tra le
sue avanguardie e le retroguardie
nemiche pass il Ticino e si diresse

su Milano. Qui la guarnigione


austriaca, agli ordini del marchese
Visconti, si rinchiuse nel castello,
mentre la citt si arrendeva il 3 di
novembre. Dopo aver disposto un
corpo di 8000 uomini per il blocco e
le prime operazioni ossidionali, il re
di Sardegna port il suo esercito
contro la fortezza imperiale di
Pizzighettone e la cinse dassedio.
Caduta
la
Gera
dAdda,
Pizzighettone si arrese con lonore
delle armi l8 dicembre. Frattanto, ai
primi di novembre in Toscana era
sbarcato il contingente spagnolo, agli
ordini di Don Carlo di Borbone.
Questi, non appena le sue truppe
occuparono i presidi imperiali
toscani, chiese ed ottenne dallo stato
pontificio il libero passo per il regno
di Napoli. Il 5 dicembre anche
Cremona si arrese ai franco-sardi ed
il 15 Carlo Emanuele III diede il via
allo scavo delle trincee sotto gli spalti
del castello di Milano. Dopo
unaccanita resistenza, il 29 dicembre
il marchese Visconti fece sventolare
la bandiera bianca ed il presidio si
arrese.
Le operazioni del 1734
Lanno si apr con lassedio di
Novara che dur dal 3 al 7 di gennaio
e per il presidio imperiale si concluse
con la solita resa con lonore delle
armi ed il passo sino a Mantova. Il 5
gennaio fu presa Serravalle ed il 29 si
inizi lassedio del castello di
Tortona che capitol il 5 di febbraio.
Frattanto ai primi di gennaio 30000
russi iniziarono ad assediare Danzica,
chiudendo
lentamente,
ma

inesorabilmente,
tutte
le
vie
daccesso alla citt, compresa quella
marittima. Poi su tutti i fronti di
guerra i rigori invernali costrinsero i
vari eserciti ad uno stallo in attesa
dellarrivo della primavera. Questa
sosta giunse assai provvidenziale per
la fortuna delle armi imperiali in
Italia, dai primi di marzo infatti
cominciarono a giungere dal Tirolo
gli effettivi di una nuova armata di
50000 uomini agli ordini del generale
Mercy. Anche gli spagnoli avevano
inviato ulteriori truppe in Toscana e
si sentivano ormai pronti a marciare
verso Napoli e la Sicilia. Le maggiori
incertezze regnavano allinterno del
comando generale franco-sardo:
lanziano maresciallo de Villars era
in continuo disaccordo col re di
Sardegna sullindirizzo strategico da
adottare.
Infatti
lottuagenario
comandante francese premeva per un
offensiva nel modenese, il re sabaudo
invece non voleva allontanarsi troppo
dallappena conquistata Lombardia.
Alla met di marzo Don Carlo alla
testa di 30000 uomini attravers i
domini pontifici ed il 27 dello stesso
mese pass il confine del regno di
Napoli, che non aveva che 10000
uomini da contrapporgli, sparpagliati
per inutilmente in vari presidi. Il 12
aprile gli spagnoli entravano a
Napoli. Il 6 maggio anche lultimo
castello della citt si arrendeva e gli
austriaci si ritiravano verso la
fortificata Bitonto. A questo punto
vale forse la pena soffermarsi un
attimo sulla resistenza offerta dalle
guarnigioni dei castelli napoletani,
che non pass certo alla storia per
lepico valore dimostrato. In base ad

accordi presi col comando degli


spagnoli, per circa 20 giorni i
napoletani
assisterono
alla
sceneggiata della guerra: ad
intervalli
regolari
e
previa
segnalazione (tramite bandiere) della
direzione del tiro, gli assediati
facevano fuoco, permettendo ai vari
lazzaroni di Napoli di fare
scommesse su dove sarebbero andate
a cadere le palle di cannone. Esaurita
qualche riserva di artiglieria il
presidio si arrendeva e subito si
arruolava nellesercito borbonico.
Solo i reparti considerati delite,
come corazzieri e granatieri, si
mantennero saldi ed evacuarono
ordinatamente
Napoli
per
raggiungere le roccaforti ancora
presidiate dagli imperiali.
Intanto, alla fine di aprile, sul fronte
renano una ben congegnata offensiva
francese port alla conquista della
Lorena,
ma
la
tattica
temporeggiatrice
del
principe
Eugenio non consent ulteriori
avanzate.
In Italia, vista linazione francosarda, il Mercy progett un attacco
nel parmense per andare poi ad
attaccare le basi logistiche degli
spagnoli ed alleviare cos la
pressione sul regno di Napoli. Il 2
maggio 45000 austriaci passavano il
Po e minacciavano sia il parmense
che il modenese. Il de Villars
scongiur Carlo Emanuele di
inseguire il nemico, ma il Savoia
ritenne trattarsi solo di una finta e
prefer migliorare le sue difese in
Lombardia con la conquista della
cittadina di Curtatone. Anche quando
Mercy entr a Luzzara e Suzzara,

minacciando
il
fianco
dello
schieramento alleato, il re sabaudo
non si mosse. Il maresciallo de
Villars allora rassegn le sue
dimissioni e pass il comando
francese al generale Coigny. Il 25
maggio
circa
5000
imperiali
tentarono un colpo di mano su
Colorno, ma furono respinti dalla
guarnigione. Il 26 ritentarono con pi
successo, ma due giorni pi tardi
6000 francesi ripresero nuovamente
il controllo di Colorno.
Il 25 maggio si svolse a Bitonto
anche la battaglia risolutiva per la
conquista del regno di Napoli, 15000
spagnoli comandati dal Montemar
sconfissero i 6500 austriaci del
generale Belmonte. Era latto finale,
la presa delle ultime roccaforti
imperiali era solo questione di
settimane, se non di giorni (con
leccezione di Capua che resistette
fino al 24 novembre).
Il 13 giugno Mercy condusse il suo
esercito oltre lEnza e minacci
Parma da sud-est, ma Carlo
Emanuele III si era ormai deciso a
portare il grosso delle sue forze oltre
il Po e si schier a nord della citt.
Convinto che il Mercy non avesse
immediata intenzione di attaccarlo, il
re sabaudo torn a Torino al
capezzale della moglie Polissena,
lasciando il comando al neopromosso
(con il Broglie) maresciallo Coigny.
Invece il 25 giugno Mercy fece
muovere le sue truppe (circa 37000
uomini) ed il 28 si attest sul torrente
Baganza. Coigny allora, deciso a dar
battaglia, spicc in ricognizione i
reggimenti Champagne e Piccardie
con tutti i granatieri disponibili (36

compagnie, di cui 7 sarde), al


comando del generale Guerchois.
Lincontro tra i due schieramenti
avvenne quasi per caso, poco dopo le
10 del 29 giugno, 2 km a nord-ovest
di Parma, allaltezza del convento
della Crocetta. Gli alleati francosardi fecero appena in tempo a
richiedere i rinforzi ed a trincerarsi
tra gli orti ed i caseggiati della
Crocetta che subito si scaten
lassalto delle fanterie imperiali.
Falliti i primi attacchi frontali, anche
grazie allefficace fuoco di 5 cannoni
leggeri francesi, il Mercy ordin un
assalto
sullala
destra
dello
schieramento alleato. Questo ebbe
maggior successo, ma i rinforzi
guidati dal Coigny riuscirono a turare
la falla appena in tempo, anche se la
situazione
rimaneva
critica.
Purtroppo per gli austriaci il Mercy
fu allora ucciso da una cannonata ed
il principe di Wrttemberg valut
male la situazione e diede lordine
che si suonasse la ritirata. Questa poi,
per limperizia di molti ufficiali
superiori, si trasform quasi in una
rotta. Gli alleati per non ne seppero
approfittare e gi il 30 giugno, presa
Guastalla ed un migliaio di
prigionieri, fermarono le loro
cavallerie
dal
proseguire
linseguimento. La battaglia di Parma
cost agli imperiali la perdita di 6500
uomini, tra morti, feriti e prigionieri,
nonch luccisione di una dozzina di
generali, tra cui il comandante in
capo Mercy. Gli alleati ebbero poco
pi di 4000 perdite, ma fu alto il
tasso di mortalit tra gli ufficiali
inferiori ed alcuni reggimenti come il

Piccardie si ritrovarono con solo il


20 % della forza effettiva.
Nel mese di luglio, mentre gli
imperiali attendevano larrivo del
nuovo comandante, il conte Lotario
Koenigsegg, gli alleati occupavano
tutto il reggiano ed il modenese ed il
comando ritornava a Carlo Emanuele
III che sostituiva il maresciallo
Coigny, ferito nella battaglia di
Parma.
Frattanto il 7 di luglio, dopo 135
giorni di assedio, cadeva la fortezza
di Danzica. Pochi giorni prima,
travestito da marinaio, Stanislao
Leszczynski
era
riuscito
ad
attraversare le linee russe e dopo un
viaggio pieno di insidie e pericoli era
infine giunto in Francia sano e salvo.
Il maresciallo Koenigsegg appena
giunto in Italia fece del suo meglio
per riorganizzare le sue truppe e
tentare quindi di portare soccorso
allesercito asburgico del sud Italia.
Mentre gli alleati, ma soprattutto i
francesi, stavano gi pensando ai
quartieri invernali, il Koenigsegg con
i rinforzi appena giuntigli organizz
un attacco di sorpresa alle posizioni
franco-sarde sulla Secchia. Divise le
sue forze in tre colonne di fanteria e
tre di cavalleria e poco prima
dellalba del 15 settembre piomb di
sorpresa sui campi francesi attorno a
Bondanello. Data la pessima
sorveglianza, la sorpresa fu totale e
persino il maresciallo Broglie fu
costretto a scappare in camicia da
notte. Solo lintervento della
cavalleria e della fanteria sarda (in
particolare i dragoni del Genevese ed
i fanti delle Guardie) riusc in
qualche modo a rallentare lazione

nemica attorno a Quistello, ma alla


sera del 16 settembre gli alleati
avevano perso, oltre a tutto il bottino
di guerra, ben 7500 uomini (perlopi
prigionieri). Il sacrificio di diversi
battaglioni e squadroni alleati per
aveva permesso alla gran parte
dellesercito di ritirarsi abbastanza
ordinatamente seguendo largine
maestro del Po lungo la direttrice
Motteggiana - Guastalla. Da parte
loro gli imperiali lamentarono poco
meno di 1000 tra morti e feriti; anche

se qualcosa di pi poteva essere fatto


nellinseguire il nemico in fuga
(tagliando verso Pegognaga, anzich
tallonare gli alleati, si poteva
giungere a Guastalla in met del
tempo ed imbottigliare lesercito
avversario, con il rischio per di
ritrovarsi in zone palustri e non
facilmente percorribili), il nuovo
comandante del fronte italiano non
poteva esordire meglio.

ORDINE DI BATTAGLIA A GUASTALLA IL 19 SETTEMBRE 1734


REGNO DI SARDEGNA
Fanteria:
Reggimenti
GUARDIE (su 2 battaglioni), SAVOIA (solo il II
battaglione), PIEMONTE (2 battaglioni), FUCILIERI DI S.A.R. (2), LA MARINA
(1), SALUZZO (2), DESPORTES (2), SCHULEMBOURG (2), RHEBINDER (2),
TARANTASIA (1), ASTI (1).
Cavalleria: Reggimenti cavalleria PIEMONTE REALE (su 5 squadroni) e
SAVOIA (5);
Reggimenti dragoni DI SUA MAESTA (5), PIEMONTE (5) e
del GENEVESE (5). Inoltre vi erano 3 compagnie di GUARDIE DEL CORPO DI
SUA MAESTA (la Savoiarda, la Piemontese e la Sarda, questultima con parecchi
nobili siciliani tra le sue schiere) ed una compagnia di Ussari ungheresi disertori.
Artiglieria: Battaglione ARTIGLIERIA DI S.M. (con sole 3 compagnie) su 10
pezzi da 4 e 12 libbre.
REGNO DI FRANCIA
Fanteria: Reggimenti DU ROI (su 3 battaglioni), DAUPHIN (3), DAUPHINE
(1), LA REINE (2), PICCARDIE (3), CHAMPAGNE (3), AUVERGNE (2),
ORLEANS (1), ANJOU (2), MAINE (2), SOUVRE (2), NIVERNAIS (1),
TESSE (1), LUXEMBOURG (1), CONDE (2), BASSIGNY (1),
MONTCONSEIL (1), LA SARRE (1), FOIX (1), BOURBON (2), VEXIN (1),
MEDOC (1), LA FERTE-IMBAULT (2).
Cavalleria:
Reggimento di corazzieri LES CUIRASSIERS DU ROI (su 3
squadroni); Reggimenti di cavalleria FERVONAYE (2), BEUVRON (2),

ORLEANS (3), TOULOUSE (3), ROZEN (3), VOGUE (2), BRISSAC (2),
ROYAL PIEMONT (3), CHEPY (2), BERRY (3); Reggimenti di dragoni
DARMENONVILLE (3), VIBRAYE (3), DAUPHIN (3), TESSE (3), LA REINE
(4), NICOLA (4); Reggimenti di carabinieri LA MOTTE (2), PARABERE (2),
VALCOURT (2), DE LA MARCK (2) e PARDAILLANT (2).
Artiglieria: reggimento ROYAL ARTILLERIE su due soli battaglioni con circa
30 pezzi da 24, 16, 12, 8 e 4 libbre.
Totale dellesercito alleato: 59 battaglioni e 85 squadroni con 40 pezzi di
artiglieria, con una forza supposta di circa 50000 uomini.
SACRO ROMANO IMPERO (Asburgo)
Fanteria: Reggimenti
G. STARHEMBERG (su 3 battaglioni),
DEUTSCHMEISTER (2), WIECZEK (1), LIVINGSTEIN (2), ONEILLAN (1),
BAYREUTH (1), M. STARHEMBERG (3), PALFFY (1), HILDBURGHAUSEN
(2), WACHTEDONK (1), OGILVY (1), DAUN (2), KOENIGSEGG (3),
SEEKENDORF (2), BRANDENBURG-CULMBACH (1), V. WALLIS (1), F.
WALLIS (1), LIGNEVILLE (1), FRSTENBUSCH (3), HARRACH (2) e 35
compagnie di Granatieri.
Cavalleria:
Reggimenti di corazzieri
PALFFY (su 7 squadroni),
WRTTEMBERG (7), DARMSTADT (7), HAMILTON (7), MERCY (7),
VETERANI (7); Reggimenti di dragoni
WRTTEMBERG (7), JRGER (7),
ALTHANN (7), LIECHTENSTEIN (7); Reggimenti di ussari ZUNGENBERG
(5), HAVOR (5).

Artiglieria: 40 pezzi di vari calibri


Totale dellesercito imperiale: 34 battaglioni, 35 compagnie di granatieri ed 80
squadroni con 40 pezzi di artiglieria, con una forza supposta di circa 40000
uomini.

LO SCHIERAMENTO DIFENSIVO ALLEATO


Per bloccare lavanzata imperiale che proveniva da
Luzzara il re Carlo Emanuele III aveva disposto le sue
truppe in una specie di semicerchio che, facendo
perno su Guastalla, andava dal ponte di barche sul Po
sino alla Pieve, con unappendice al ponte sul
Crostolo a Baccanello. Lesercito alleato era stato
diviso in due settori, destro e sinistro, affidati
rispettivamente ai marescialli Broglie e Coigny.
Il settore destro, a forte preponderanza francese, era
quello che si riteneva il pi probabile ad essere
attaccato e come tale era quello che vedeva la maggior
concentrazione di truppe. Sebbene gli apprestamenti
difensivi iniziassero solo dalla Pieve di Guastalla, il
Broglie distacc al ponte di Baccanello tre reggimenti
di dragoni francesi, Vibraye, dArmenonville e
Dauphin, con il compito di presidiare quella retrovia e
di spiccare pattuglie verso sud-est in cerca del nemico.
Nei campi attorno alla Pieve si concentrava il resto
della cavalleria dellala destra, cio il meglio che la
Francia potesse mettere in campo in quel momento, le
brigate carabinieri e corazzieri (8 reggimenti per un
totale di 17 squadroni), nonch lelite della fanteria
francese, i reggimenti Piccardie e Champagne e 5
pezzi dartiglieria. Lungo la strada che andava dalla
Pieve alla chiesa di S. Giorgio, riparati alla meglio
dietro raffazzonate opere difensive (perlopi carri da
campagna messi di traverso), stavano di seguito i
reggimenti di fanteria francesi Auvergne, du Roy,
Dauphin, Anjou, Cond, Bourbon e Tess. Alle loro
spalle, in seconda linea, stavano i reggimenti
Luxembourg, Souvr, Maine, La Sarre, Nivernais,
Vexin e la Reine. Alla chiesa di S. Giorgio venivano
ad essere cos schierati il reggimento Tess ed il primo
battaglione del la Reine. Subito dopo, tra la chiesa e
largine maestro, erano trincerati il reggimento sardo
di fanteria provinciale di Tarantasia, uno scarno
battaglione dei Fucilieri di Sua Maest ed i francesi di
Medoc.
Dallargine iniziava lala sinistra dellesercito alleato
e proprio sulla strada Guastalla - Luzzara erano posti
una decina di pezzi dartiglieria francesi, difesi dai
granatieri dei reggimenti Anjou e Maine. Tra largine
grande ed il cosiddetto arginello vi era uno stradina
di campagna che univa una serie di cascinali, qui si
sistemarono le fanterie piemontesi con due
cannoncini. Da destra a sinistra dello schieramento
alleato vi erano in prima linea i reggimenti Savoia (sul
solo II battaglione), Montconseil, Schoulemburg,
Guardie, Piemonte e Saluzzo; dietro di loro i fanti di
Desportes, Fucilieri di S.M., Rhebinder e la FertImbault. A cavallo dellarginello vi era la brigata
francese la Reine (composta dal reggimento Bassigny
e dai II battaglioni del Cond e del la Reine) con altri

tre cannoni leggeri. Allestrema sinistra dello


schieramento, oltre alle Guardie del Corpo del Re di
Sardegna, stavano i reggimenti di cavalleria Royal
Piemont, Brissac, Vogu, Toulose, Savoia e Piemonte
Reale. A difendere il ponte di barche, oltre ad una
decina di cannoni, vi erano due battaglioni di fanti
francesi (Dauphin e Foix) ed i reggimenti sardi la
Marina ed Asti, e lungo il trinceramento che portava a
Guastalla vi era un battaglione del Royal Artillerie.
Qualche metro avanti al trinceramento del ponte stava
il reggimento francese Orleans. Infine, al centro dello
schieramento sotto le mura di Guastalla, agli ordini
diretti di Carlo Emanuele III vi era, oltre al parco di
artiglieria (con un battaglione del Royal Artillerie), la
riserva, composta dai reggimenti di dragoni di Sua
Maest, Piemonte, del Genevese, Tess, la Reine e
Nicola, di cavalleria Rozen e Chepy, un centinaio di
ussari.
Si trattava dunque di uno schieramento piuttosto
accorto e rispettoso dei canoni classici della guerra,
con la fanteria scaglionata su due linee ad occupare i
punti strategici del territorio, la cavalleria alle ali per
un eventuale manovra di aggiramento ed una riserva
incentrata perlopi sulla specialit dei dragoni, truppe
mobili ed eclettiche in grado di combattere sia a piedi
che a cavallo.
Al comando di questo, sulla carta, formidabile
schieramento di truppe vi era il re di Sardegna Carlo
Emanuele III; con 15 delle sue Guardie del Corpo e 6
nobiluomini della sua corte, tra cui il primo ministro
marchese dOrmea, il sovrano sabaudo costitu un
Quartier Generale volante a cavallo, pronto a seguire
da vicino le varie fasi dellincombente battaglia.
IL PIANO OFFENSIVO IMPERIALE
In realt non vi fu un vero e proprio piano di battaglia,
il Koenigsegg ed il suo stato maggiore furono tratti in
inganno da una serie di leggerezze e da un eccessivo
senso di sicurezza. La sottovalutazione delleffettiva
forza degli alleati franco-sardi e soprattutto della loro
capacit combattiva fece s che gli imperiali
iniziassero la battaglia di Guastalla senza un preciso
piano a cui attenersi. Solo dopo pi di quattro ore di
combattimenti, il Koenigsegg imbast un attacco
abbastanza coordinato e sostenuto dal concorso di
tutte le armi a sua disposizione.
Il maresciallo austriaco, che per tutta la sua carriera si
dimostr un maestro del colpo di mano, anche il
mattino del 19 settembre 1734 tent la mossa della
rapidit e del massimo risultato con il minimo
sforzo. Invi alcune delle sue truppe migliori (due
reggimenti corazzieri e circa 1200 granatieri) a tentare
di prendere il ponte sul Po e sloggiare i pochi nemici
che si supponeva vi fossero, con unazione fulminea e
dirompente, mentre il resto del suo esercito era in

marcia da Luzzara verso Guastalla. Le cose andarono


molto diversamente e nel giro di poco tempo il
Koenigsegg si ritrov, a sua insaputa, in una delle
maggiori battaglie della guerra di successione polacca.
LA BATTAGLIA
Prima fase
Dopo il brillante episodio della sorpresa di
Quistello, il Koenigsegg insistette nel ricercare lo
scontro aperto con i franco-sardi, attenendosi a quella
filosofia offensiva che larmata imperiale (obbligata
dal portare aiuto allesercito austriaco del sud Italia)
aveva mostrato nel corso della campagna italiana del
1734. Giudic, infatti, che larmata alleata fosse
demoralizzata ed intenta a leccarsi le ferite e, pur
sapendo di non avere con s molte forze, decise di
attaccare le posizioni nemiche a Guastalla, ma dopo
aver concesso due giorni di riposo alle sue truppe.
Domenica 19 settembre, poco dopo lalba, vedette
austriache poste sul campanile della chiesa di Luzzara
avvistarono truppe franco-sarde che attraversavano il
ponte di barche di Guastalla dirette verso il
mantovano. Questo diede ai vertici militari imperiali
limpressione che gli alleati franco-sardi si stessero
disimpegnando dal reggiano per fare massa in
Lombardia e lasciassero dietro di s solo una piccola
guarnigione. Subito il Koenigsegg distacc una
avanguardia forte di due reggimenti di corazzieri
(Veterani e Palffy) e 12 compagnie di granatieri
(lelite dellesercito austriaco) per inseguire il nemico
in fuga ed impossessarsi del ponte sul Po. Ci che il
comandante austriaco aveva valutato per il grosso
dellarmata alleata altro non erano che tre reggimenti
di dragoni (i francesi la Reine e Nicola ed i sardi del
Genevese), mandati in esplorazione sul basso Oglio,
dopo che erano giunte al re Carlo Emanuele III
allarmanti notizie di truppe imperiali davanti
Sabbioneta.
Attorno alle ore 7,45 tutto lesercito imperiale era in
movimento sulla strada che da Luzzara conduce a
Guastalla. Alle 9,30 giunsero al Koenigsegg i primi
rapporti degli ussari mandati in perlustrazione che
avevano individuato circa 2000 cavalieri lungo il
fiume Po e qualche picchetto di fanteria a ridosso
dellargine maestro. In realt il maresciallo austriaco
non ebbe neanche il tempo di elaborare un piano di
battaglia e trasmetterlo alle truppe perch, poco dopo
le 10, la sua avanguardia stava gi combattendo.
Infatti dopo aver sloggiato alcuni picchetti di tiratori
francesi, i granatieri austriaci, comandati dal
luogotenente colonnello Lannoy, si incanalarono nel
triangolo di terra compreso tra largine maestro ed il
cosiddetto arginello (corrispondente allodierno
argine Maldotti), puntando verso le mura di Guastalla.

Giunti circa ad un chilometro dalla citt furono fatti


segno, per, di un intenso fuoco di moschetteria da
parte dei reggimenti piemontesi Saluzzo e Rhebinder e
costretti a fermarsi per sparare. Contemporaneamente,
tra larginello ed il Po, i corazzieri austriaci, che si
preparavano ad appoggiare lavanzata della loro
fanteria, furono colpiti sul fianco sinistro da un
preciso fuoco di fucileria, accompagnato anche da tre
cannoncini da 8 libbre, proveniente dai cespugli e
dagli alberi lungo largine piccolo (si trattava della
brigata di fanteria francese la Reine). Non ebbero
nemmeno il tempo di rispondere al fuoco che Carlo
Emanuele III gli lanci contro la prima linea della sua
cavalleria. Il re di Sardegna ordin ai suoi di attaccare
allarma bianca, senza fermarsi a sparare come
prevedevano i regolamenti militari dellepoca, cos da
non perdere impeto, visto il poco terreno che li
separava dal nemico. Partirono cos alla carica, con le
bandiere al vento, i reggimenti di cavalleria francesi
Royal Piemont, Berry e Brissac ed i piemontesi
Piemonte Reale con le tre compagnie di Guardie del
Corpo del Re. Nonostante i larghi vuoti creati dal
fuoco dei corazzieri imperiali, lurto della cavalleria
alleata scompagin gli austriaci. Sennonch la foga
stessa dellattacco cost cara ai franco-sardi: limpeto
li port sino al limite del bosco della Scalopia, proprio
mentre sopraggiungevano nuove truppe imperiali da
Luzzara. La sparatoria che ne segu fu letale per molti
cavalieri franco-sardi e costrinse gli altri ad una
precipitosa ritirata. Vista la situazione, Carlo
Emanuele diede il segnale di caricare anche alla
seconda schiera della sua cavalleria posta allestrema
sinistra dello schieramento, vale a dire il reggimento
di cavalleria piemontese Savoia ed i francesi Orlans,
Vogu e Tolouse. In breve tempo i corazzieri imperiali
si diedero alla fuga, lasciando dietro di loro anche 4
stendardi.
Verso le 11, in buon ordine, cominciarono a
retrocedere anche i granatieri austriaci, lasciando a
terra, per, diversi morti. A questo punto era arrivato
il grosso delle forze imperiali, ma al Koenigsegg
sfuggiva ancora la reale consistenza dellesercito
alleato. Il Maresciallo austriaco era ancora convinto di
avere di fronte a s non pi di 5-6000 gallo-sardi,
pertanto decise di insistere sulla stessa direttrice
dattacco della sua avanguardia, cio la via pi rapida
per arrivare al ponte di barche.
Seconda fase
Il Koenigsegg distacc sette battaglioni di fanteria (i
reggimenti G. Starhemberg, Wieczek, Livingstein e
ONeillan) agli ordini del Luogotenente Maresciallo
Valparaiso e del Maggior Generale Wachtendonk e li
invi contro le linee tenute dai reggimenti di fanteria
piemontesi. Poi inizi ad ammassare tra il Po ed il
Crostolino tutta la cavalleria a sua disposizione (ben

56 squadroni!) ed alle sue ali schier i quattro


battaglioni di fanteria dei reggimenti Hildburghausen
e Seekendorf con 5 pezzi dartiglieria. Leffetto di tale
mossa tattica non tard a pesare sul conto delle perdite
alleate, soprattutto tra la cavalleria francese, costretta
a subire un preciso cannoneggiamento ravvicinato. Il
re di Sardegna per era ormai certo che lo sforzo degli
imperiali era tutto rivolto contro la sua ala sinistra e
diede ordine al maresciallo Broglie di inviargli
immediatamente i tre reggimenti di dragoni che si
trovavano al ponte del Baccanello ed i reggimenti di
fanteria Piccardie, Du Roi e Souvr. Pur recalcitrante
il Broglie esegu lordine reale ed in breve tempo
giunsero i rinforzi desiderati. Il maresciallo Coigny
intanto aveva saggiamente portato avanti alcuni pezzi
dartiglieria per controbattere il fuoco degli imperiali
allestrema sinistra dello schieramento. Frattanto i
sette battaglioni di fanteria austriaca erano giunti a tiro
dei reggimenti piemontesi Guardie e Piemonte, ben
posizionati attorno a due solidi cascinali
(probabilmente quelli detti delle Ghiare e
Colombarotto) ed alcuni profondi fossi. Il volume di
fuoco sprigionato dai reparti sardi in poco pi di un
quarto dora sconvolse i reparti austriaci che si erano
imprudentemente scaglionati su due linee. Gli stessi
comandanti imperiali, Valparaiso e Wachtendonk,
caddero feriti gravemente e per i soldati austriaci fu il
segnale della ritirata, che fu disordinata e precipitosa.
Anche nel secondo epicentro della battaglia le cose
volgevano al meglio per gli alleati. I reggimenti di
dragoni francesi DArmenonville, Vibraye e Dauphin
ed i sardi di Piemonte sostituirono in linea le loro
esauste cavallerie, impegnando i fanti imperiali
dellestrema destra dello schieramento asburgica
(Seekendorf), mentre i fanti di Piccardie, du Roi e
Souvr, posizionatisi lungo larginello, ricacciarono
nel bosco gli altri fanti e gli artiglieri di
Hildburghausen.
Il Koenigsegg avrebbe dovuto ora rendersi conto di
aver sottovalutato la forza dei suoi avversari, invece
prese i movimenti dellala destra verso la sinistra dello
schieramento nemico come il segno evidente di un
prossimo collasso delle linee franco-sarde. Diede
quindi ordine alla sua cavalleria di caricare lungo il Po
e si mise ad organizzare un terzo attacco della fanteria
contro la linea tenuta dai soldati piemontesi. Mand
allattacco delle cascine tenute dai reggimenti Guardie
e Piemonte ben 17 compagnie di granatieri e nove
battaglioni di fanteria (i reggimenti Palffy,
Deutschmeister, Bayreuth,
Wallis, Harrach e
Frstenbusch) agli ordini del Principe di SassoniaHildburghausen. Sotto il fuoco di copertura di una
decina di pezzi dartiglieria schierati sullargine
maestro (ben di pi erano ancora in viaggio da
Luzzara, ma il Koenigsegg, visto che si era gi fatto
mezzogiorno, decise di non aspettarli) i granatieri ed i

fanti imperiali con grande sacrificio e sprezzo del


pericolo si buttarono contro le posizioni nemiche, ma
la continua e vigorosa azione dei piemontesi non
diede loro scampo. Riparati ed appoggiati ad una linea
di solide costruzioni di campagna, intermezzate da
fossati e siepi, i reggimenti sabaudi, con metodica e
zelante disciplina ed incuranti delle perdite,
svilupparono un costante ed elevato volume di fuoco.
Incapaci di scalzarli da cos forti posizioni, gli
imperiali dovettero retrocedere con gravi perdite
dietro la strada che va da Guastalla a Luzzara.
Il maresciallo Broglie, visto levolversi della
situazione, giudic bene di portare lintera ala destra
dello schieramento alleato (eccetto tre reggimenti di
corazzieri rimasti a presidiare la Pieve di Guastalla) a
sostenere lurto del nemico sullala sinistra e, su
sollecito di Carlo Emanuele III, inizi a far muovere i
reparti.
Lauspicata carica della cavalleria austriaca, per, non
si era ancora verificata perch lo spazio di raccolta era
troppo esiguo per cos tanti cavalli. Squadroni e
reggimenti si accalcavano in una gran confusione, con
gli animali resi nervosi dal rombo delle cannonate e
dalle urla degli uomini ed era molto difficile per i
comandanti riuscire a predisporre le truppe per una
carica decisiva. Nel mezzo di tanta confusione
allimprovviso da solo part alla carica il reggimento
dei dragoni di Wrttemberg, guidato dal colonnello
principe Taxis. Galoppando tra il fuoco dei soldati
francesi giunsero contro la gran massa della cavalleria
alleata che non aveva avuto il tempo di prendere
slancio per lurto. Lo scontro era per segnato in
partenza, data la sproporzione di numero tra i due
contendenti e ben presto i pochi superstiti dei dragoni
di Wrttemberg tornarono precipitosamente verso il
bosco di Scalopia. Cos facendo andarono contro i
reggimenti che li seguivano e che stavano cercando di
dispiegarsi per la carica, creando scompiglio e
ritardando ulteriormente lurto della possente
cavalleria austriaca. Ci diede il tempo al re di
Sardegna di inviare lungo il Crostolino le sue ultime
riserve di cavalleria, i reggimenti francesi Rozen e
Chepy con i dragoni Tess, assieme ai suoi Dragoni di
Sua Maest. Si venne cos a verificare una situazione
di stallo nellarea compresa tra larginello, il Po, il
bosco di Scalopia ed il ponte di barche: in questo
piccolo ed allungato rettangolo di terra si erano venuti
ad affrontare, nellarco della giornata, ben 150
squadroni di cavalleria (cio qualcosa come circa
24.000 cavalieri). Non era pi possibile manovrare per
aggirare il nemico, n aspettarsi di riuscire a sfondarne
facilmente le linee. Le opposte cavallerie
continuarono a punzecchiarsi con limitate cariche e
controcariche fino al termine della giornata, ma il
fulcro della battaglia si spostava ora nel triangolo
compreso tra i due argini.

Terza fase
Gli austriaci, con molta fatica, erano finalmente
riusciti a mettere in batteria tutti i loro pezzi
dartiglieria disponibili e dallargine maestro presero a
tirare furiosamente contro le linee piemontesi con 29
cannoni di vari calibri. Gli effetti non tardarono a
verificarsi, la cascina pi a nord, quella detta dei
Padri Serviti, si incendi e dovette essere evacuata
dai soldati del reggimento Piemonte. Questo fatto
probabilmente convinse il Koenigsegg a tentare di
forzare la situazione gettando nella mischia tutte le
truppe fresche che gli restavano. Senza dubbio
questultimo fu lattacco meglio organizzato e
coordinato di tutta la battaglia, ma avveniva dopo le
due del pomeriggio, con la battaglia in corso gi da
pi di quattro ore, e si avvaleva di truppe considerate
di seconda schiera. Si trattava dei reggimenti
Wachtendonk, OGilvy, Daun e M. Starhemberg. Il
Koenigsegg divise la fanteria in due colonne e ne
invi una verso la cascina in fiamme, con il compito
di occupare anche gli altri caseggiati, e laltra contro
le truppe francesi posizionate sullarginello.
Contemporaneamente, per aggirare il tratto di terreno
congestionato dalla cavalleria di entrambi gli
schieramenti, due grossi barconi carichi di granatieri
(tre compagnie, circa 300 uomini) furono inviati ad
assaltare il ponte di barche. Il tempestivo intervento
della brigata carabinieri francese (circa 1000 soldati,
considerati lelite della cavalleria) per mand a
monte il piano. Infatti i granatieri imperiali furono
respinti appena preso terra dal nutrito e preciso fuoco
dei carabinieri smontati da cavallo e schieratisi in
linee di tiro.
Lassalto della fanteria imperiale scompagin alcuni
reparti francesi posti sullarginello (la Reine) ed una
azione finalmente combinata con la cavalleria cre un
pericoloso varco nella linea alleata. In questo varco vi
si tuffarono due squadroni dei corazzieri di Mercy che,
gettatisi al galoppo lungo la strada dellarginello,
giunsero ben presto nelle retrovie franco-sarde. Il re di
Sardegna chiuse immediatamente il varco con gli
appena arrivati reggimenti francesi di Anjou,
Auvergne, Champagne e Dauphin, impedendo alla
fanteria imperiale di sfruttare loccasione favorevole.
Lo stesso Carlo Emanuele III si diede anche da fare
per fermare e radunare alcuni reparti dei reggimenti
Souvr e du Roi che si erano sbandati alla vista della
cavalleria asburgica. Subito le fresche truppe francesi
passarono al contrattacco, caricando alla baionetta
(che pare fosse essere il modo di combattere preferito
dei soldati francesi) gli imperiali che volsero in fuga
verso il bosco. Dallaltro lato dellarginello, a
sostegno dei valorosi reparti sardi, vennero a
schierarsi i reggimenti francesi di Maine,

Luxembourg, Tess e Nivernais. La sortita dei 300


corazzieri austriaci fin sotto le mura di Guastalla,
accerchiati e confusi cercarono di tornare indietro, ma
pochi furono quelli che ci riuscirono. Alcuni tentarono
perfino di girare attorno allo schieramento alleato
dirigendo verso la Pieve, ma cos facendo finirono
proprio in mezzo ai reggimenti della brigata corazzieri
Cuirassiers du Roi, Fervonaye e Beuvron e per loro fu
la fine.
Al centro del terreno compreso tra i due argini,
nonostante la perdita della cascina dei Padri Serviti,
i reggimenti piemontesi Guardie, Piemonte, Savoia,
Saluzzo, Rhebinder, Schulembourg, Desportes e
Fucilieri tennero splendidamente la linea e non fecero
avanzare oltre gli imperiali. Con i rinforzi francesi, gli
austriaci furono anche controcaricati alla baionetta e
coinvolti in una sanguinosa ed incerta mischia, in cui
si distinsero per coraggio e decisione alcuni squadroni
smontati di carabinieri francesi. In queste circostanze
fu ucciso il principe di Wrttemberg, mentre incitava i
suoi uomini ad attaccare.
Alle quattro del pomeriggio il Koenigsegg prese la
decisione di ritirarsi dallo scontro e, disposta una
retroguardia presso la frazione Tagliata, si avvi verso
Luzzara. Gli alleati presero, senza troppa convinzione,
ad inseguire il nemico in fuga. Presso la Tagliata vi fu
lultimo scontro della giornata. La retroguardia
asburgica, composta da tutti i granatieri superstiti,
ferm la forza francese inviata ad inseguirli
(reggimenti Luxembourg, Cond e Nivernais ed una
dozzina di squadroni di dragoni). Al tramontare del
sole le ostilit cessarono, i granatieri imperiali in buon
ordine si ritirarono a Luzzara lasciando agli alleati 5
pezzi dartiglieria. Dopo dieci ore di combattimenti
nessuno aveva pi la forza di continuare a combattere,
anche se, dato lesito non decisivo dello scontro, quasi
tutti si aspettavano una nuova battaglia nei giorni
immediatamente successivi.
Entrambe la parti in seguito rivendicarono la vittoria,
ma sembra chiaro che essa and agli alleati francosardi, dal momento che lesercito imperiale
abbandon il campo di battaglia senza aver conseguito
i suoi obiettivi primari, cio prendere il controllo del
ponte di barche sul Po ed annientare larmata nemica.
Dal canto loro gli alleati riuscirono s a respingere il
piano offensivo austriaco, ma subirono molte perdite,
nonostante la buona posizione delle difese ed il
soprannumero, e non riuscirono ad ottenere una
vittoria decisiva. Le perdite furono pesanti per
entrambi gli schieramenti: le cifre pi attendibili
parlano di 7000 tra morti e feriti per gli imperiali e
6000 per gli alleati. La maggior parte dei caduti tra i
franco-sardi fu dovuta al preciso fuoco dellartiglieria
imperiale, molti tra loro erano cavalieri (con i relativi
cavalli). Gli imperiali persero sul campo almeno la
met dei loro preziosi granatieri (1500) e molti fanti

grazie al preciso ed intenso fuoco di moschetteria


della fanteria alleata (in particolar modo quella
piemontese). Nellassolato settembre della pianura
padana, la ferma ed ostinata resistenza dei reggimenti
di fanteria piemontesi, labnegazione ed il sacrificio
della cavalleria francese ed il mortifero zelo degli
artiglieri imperiali scrissero lennesima ed epica
pagina di quel sanguinoso libro che si chiama guerra.

LA CONCLUSIONE DELLA GUERRA


Il mattino del 20 settembre vide la situazione di 24 ore
prima completamente rovesciata: il Koenigsegg
temeva un attacco dei franco-sardi e con urgenza
tentava di rimettere in ordine il suo esercito e di
rafforzare le difese attorno a Luzzara; Carlo Emanuele
III invece stava valutando seriamente la possibilit di
uno scontro finalmente decisivo per le sorti della
campagna dItalia ed inviava pattuglie di dragoni ed
ussari a verificare la consistenza delle posizioni
nemiche. Infatti pur vincendo quasi tutte le battaglie,
gli alleati non potevano ancora dirsi soddisfatti; fino a
quando larmata imperiale del Koenigsegg fosse stata
in grado di rappresentare una minaccia alle recenti
acquisizioni territoriali la situazione non poteva
ritenersi ottimale per le corti di Torino e Versailles. La
realt dei fatti vedeva per entrambi gli schieramenti
alle prese con grandi problemi logistici e tattici:
mancavano cibo e foraggio, vi era un alto tasso di
diserzione, non si riuscivano ad ottenere in tempi
brevi rimpiazzi per le numerose perdite e si
avvicinava la stagione fredda.
Nel pomeriggio del 20 settembre i rapporti degli
esploratori alleati indicarono al re di Sardegna che le
difese approntate dal Koenigsegg a Luzzara parevano
solide e ben munite e che un eventuale successo delle
armi franco-sarde sarebbe stato pagato a caro prezzo.
Cos Carlo Emanuele decise di non attaccare e torn a
trincerarsi a Guastalla. In fin dei conti quello che
voleva, cio la Lombardia, laveva gi ottenuto ed il
suo esercito necessitava di un po di tempo per
riprendersi dalle pesanti perdite dellultima settimana
di guerra. Anche il maresciallo austriaco fu contento
di questa decisione, il suo esercito infatti era inferiore
per numero a quello alleato ed aveva pochissime
scorte alimentari (durante la battaglia di Guastalla
nessuno fante imperiale tocc cibo ed alcuni reparti
non mangiavano da 48 ore). Il 26 settembre
Koenigsegg ricondusse nel mantovano la sua armata,
lasciando aldil del Po solo un piccolo presidio (circa
500 fanti) nel castello di Mirandola e prese a
riorganizzare le truppe in vista di nuove operazioni.
Venuto a conoscenza delle mosse nemiche, il re di
Sardegna invi il generale francese Maillebois con
6000 uomini ad espugnare Mirandola e port il grosso

dellesercito oltre il Po, attestandosi sullOglio. Il


presidio del castello di Mirandola rifiut la resa ed i
francesi iniziarono le operazioni di assedio, ma un
astuto stratagemma del Koenigsegg (fece intercettare
una sua lettera che annunciava larrivo di un corpo di
10000 uomini in soccorso degli assediati) li fece ben
presto desistere. Gli alleati decisero di prendere i
campi invernali verso la fine di novembre, ma il primo
dicembre il Koenigsegg li sorprese con una puntata
offensiva su Guastalla e Carpi, sventata solo dal
rapido afflusso di truppe al comando del maresciallo
Broglie e dal terreno alluvionato per le forti piogge. Il
comandante austriaco diede allora ordine di prendere i
quartieri invernali e si diresse a Vienna per conferire
con il principe Eugenio circa la strategia da adottare
nella campagna del 1735.
Frattanto era in pieno svolgimento la conquista del
regno di Sicilia da parte di un esercito spagnolo, agli
ordini inizialmente del Montemar poi del Gracia Real,
di 15000 uomini. Le operazioni, perlopi ossidionali,
non furono particolarmente cruente, tutti gli austriaci
che si arrendevano venivano lasciati andare via nave
verso Trieste ed il futuro sovrano, don Carlo di
Borbone, era gi ben visto dalla popolazione.
La campagna del 1735
In aprile il principe Eugenio scatt alloffensiva sul
fronte renano. Grazie anche ad un corpo di spedizione
russo di 30000 uomini, gli imperiali godevano di una
certa superiorit numerica e riconquistarono, una dopo
laltra, le piazzeforti perdute nel corso dellanno
precedente. Il comandante francese del fronte renano,
maresciallo dAsfeld, chiese il pensionamento per
limiti det e fu sostituito dal parigrado Coigny.
Questultimo fu sostituito sul fronte italiano dal
maresciallo de Noailles. In estate gli imperiali
arrivarono sino a Treviri e minacciarono di entrare,
nonostante la valorosa difesa organizzata dal Coigny,
persino in Lorena. Per Versailles era troppo ed inizi
segretamente a trattare con Vienna un armistizio.
In Italia, se si escludono alcune rapide puntate
offensive tentate dal generale austriaco Wallis, i primi
a mettersi in movimento furono gli alleati. Alla fine di
aprile giunse a Bologna, da Napoli, un armata
spagnola di 20000 uomini che port cos il totale degli
eserciti alleati ad oltre 100000 soldati. A fronteggiarli
vi erano circa 75000 austriaci. Le prime operazioni
militari furono effettuate dai francesi per sloggiare i
presidi imperiali dellEmilia. Il 30 maggio de Noailles
espugn il castello di Gonzaga, il 2 giugno Maillebois
prese Reggiolo. Contemporaneamente, gli spagnoli di
Montemar avanzavano verso Quistello e S. Benedetto
Po ed i sardi nel mantovano.
Gli imperiali retrocedevano in ordine lungo tutte le
direttive degli attacchi alleati, non astenendosi per da

improvvise e rapide puntate di cavalleria. Il 5 giugno


il Koenigsegg stesso guid uno di questi attacchi, alla
testa di 400 cavalleggeri e 300 ussari punt su
Quingentole ove sorprese e cattur un intero
squadrone di cavalleria spagnola.
Il grosso dellesercito franco-sardo nel frattempo
cominci ad avviarsi verso il mantovano e nel giro di
due settimane non solo gli alleati avevano bloccato la
citt di Mantova, ma insidiavano le stesse vie di
comunicazione imperiali con il Tirolo. Il 20 luglio
invece gli spagnoli iniziarono lassedio del castello di
Mirandola, ultima roccaforte imperiale al di sotto del
Po e dopo alcuni violenti scontri ne ottennero la resa il
1 di settembre, rendendo lonore delle armi alleroico
comandante, barone Stentz, ed ai 300 superstiti.
Il 1 agosto capitol anche il castello di Trapani,
lultima roccaforte austriaca in Sicilia a tentare di
resistere agli spagnoli (anche se lunico assedio degno
di questo nome dellintera campagna fu quello di
Messina), sancendo in questo modo la nascita del
regno delle Due Sicilie sotto re Carlo VII.
Mentre le trattative segrete di pace tra Versailles e
Vienna erano gi ben avviate, ai primi di settembre
larmata francese dItalia inizi un offensiva contro le
truppe imperiali arroccate nel Tirolo, mentre gli
eserciti sardo e spagnolo, gi paghi delle rispettive
conquiste, si limitarono a compiti secondari di
copertura ed a mantenere il blocco della citt di
Mantova. Dopo alcuni vittoriosi scontri minori, alla
met di novembre loffensiva francese fu fermata; il 3
di ottobre la Francia e lImpero avevano firmato una
pace separata. I vari eserciti impegnati nelle
operazioni presero tutti i quartieri invernali.
La notizia dellavvenuta pace tra Francia ed Austria
indispett non poco i governi di Madrid e Torino,
entrambi infatti sospettavano, a ragione, di dover
rinunciare a parte delle loro recenti conquiste (tra
laltro ignoravano anche che Luigi XV avesse
promesso la Lombardia ad entrambi i suoi alleati
allinizio delle ostilit).
LE CONSEGUENZE POLITICHE
Anche se la fine della guerra di successione polacca fu
ratificata soltanto con la pace di Vienna del 18
novembre 1738, in realt in Europa nessuno pi
combatteva dallautunno del 1735. Occorsero ben tre
anni alle diplomazie europee per giungere a capo di
una delle pi complesse questioni politiche del XVIII
secolo.
Vediamo nel dettaglio quale fu lEuropa che scatur
dalla pace di Vienna. LImpero perdeva i suoi
possedimenti del sud Italia che venivano assicurati ai
Borbone spagnoli, ma veniva reintegrato della
Lombardia ed acquistava il possesso degli stati di
Parma, Piacenza e Guastalla (la dinastia farnese si era

infatti estinta nel 1731 e lultimo dei Gonzaga di


Guastalla si trovava a Venezia in un grave stato di
salute mentale). La Francia accettava la Prammatica
Sanzione e riconosceva Augusto III di Sassonia come
il legittimo re di Polonia, in cambio otteneva il ducato
di Lorena. Stanislao I Leszczynski otteneva il diritto
di governare la Lorena fino al giorno della sua morte,
dopodich sarebbe passata alla Francia. Nel frattempo,
nel 1736, Maria Teresa dAustria, erede al trono
imperiale, aveva sposato Francesco Stefano di Lorena
ed era quindi necessario trovare anche una consona
sistemazione allaugusto consorte. Il caso volle che
nel 1737 morisse lultimo dei Medici, Gian Gastone,
non lasciando eredi, e a tutti parve bene che Francesco
Stefano di Lorena divenisse il nuovo granduca di
Toscana. Gli spagnoli perdevano il ducato di Parma e
Piacenza, ma assicuravano alla dinastia dei Borbone il
regno di Napoli e Sicilia e lo stato dei Presidi in
Toscana. Il regno di Sardegna, nonostante il grande
impegno militare profuso, otteneva soltanto Novara,
Tortona ed i feudi imperiali di Cairo e Millesimo. Da
questa pace ne uscirono senza dubbio vincitori
austriaci e borbonici spagnoli che in pratica si
spartirono lItalia intera. Lunica potenza regionale
che rimaneva era il regno di Sardegna (Venezia era in
grande declino e lo stato Pontificio non aveva
praticamente esercito). Carlo Emanuele III, pur
frustrato dalla mancata acquisizione della Lombardia,
era sempre pi conscio di possedere un piccolo, ma
ben disciplinato e funzionale esercito da usare come
preziosa merce di scambio con le grandi potenze.
Lantica aspirazione alla Lombardia era solo
accantonata in attesa nuovamente di tempi migliori.
Anche se ufficialmente tutti gli stati si dichiararono
soddisfatti della pace di Vienna, in realt non
mancarono certo recriminazioni e scontenti. Molti
regnanti, subito dopo aver apposto la firma al trattato
di pace, iniziarono a tramare nellombra per
destabilizzare il nuovo quadro politico. La morte
dellImperatore Carlo VI, il 20 ottobre 1740, mostr
chiaramente che la concordia regnante tra le varie
corti europee in realt fosse solo apparenza. A soli due
anni dalla pace di Vienna lEuropa si ritrov di nuovo
coinvolta in un grande conflitto, la guerra di
successione austriaca.
LA GUERRA NEL XVIII SECOLO
Le guerre del XVIII secolo furono definite, a seconda
dei punti di vista, in merletto, dinastiche, geometriche
e moderne. Ognuna di queste definizioni, se presa
singolarmente, non basterebbe a spiegare cosa fosse la
guerra nel 700, ma tutte insieme danno un quadro
abbastanza esaustivo della situazione. Per la prima
volta infatti gli eserciti si dotarono di un uniforme che
li contraddistinguesse sempre, a volte per esagerando

non poco in ricchezza ed eleganza (i merletti). Inoltre


la maggior parte dei conflitti del 700 riguard
limitate contese territoriali allinterno di gravi crisi
dinastiche. Sui campi di battaglia si affrontarono
eserciti attenti perlopi ad eseguire manovre
geometriche e ripetitive, che lasciavano pochissimo
spazio allimprovvisazione e la sorpresa.
Con la fine delle guerre di religione, nel corso del
XVII secolo, nacque lo stato nazionale moderno e con
esso (o addirittura prima) un nuovo modello di
esercito. Vennero creati reggimenti nazionali nei quali
militavano esclusivamente cittadini e di conseguenza
cal il ricorso al mercenariato. Alcuni reggimenti
creati tra la fine del XVII e linizio del XVIII secolo
sono arrivati sino ai giorni nostri, come i Granatieri di
Sardegna italiani (eredi delle Guardie piemontesi) e
lHoch
und
Deutschmeister
austriaco.
Paradossalmente, pur essendo questa un epoca di
grande progresso tecnologico, nella vita militare vi fu
un grande ritorno allantico. Era dai tempi delle
legioni romane, infatti, che non si vedeva pi un
esercito permanente, cio delle unit militari di
cittadini, volontari o coscritti, che vivessero insieme
dentro appositi edifici, le caserme, e trascorressero il
tempo ad addestrarsi e prepararsi alla guerra.
Gli eserciti
Lesercito sardo del 1734 era una piccola, ma
efficiente macchina bellica. Il serio e disciplinato
popolo piemontese, dal 1720 rinvigorito dalla
determinazione sarda, produceva buoni soldati ed
ottimi contadini. La classe aristocratica degli ufficiali
era abbastanza preparata militarmente e, per i canoni
dellepoca, passava molto tempo con le truppe.
Lesercito rispecchiava pienamente la mentalit della
classe dirigente sabauda: seria, fedele e poco propensa
agli svolazzi intellettuali. La seriet dellesercito si
rispecchiava nel modo zelante in cui gli ordini
venivano eseguiti sul campo e nel compimento dei
doveri anche in situazioni critiche (su tutti il caso del
minatore Pietro Micca). La fedelt dellesercito alla
dinastia sabauda non fu mai in dubbio lungo tutto
larco di regno della casata. Lesercito del regno di
Sardegna, al contrario di quelli francese ed imperiale,
non possedeva tutte le specialit militari tipiche dei
grandi eserciti europei del tempo, non ne possedeva
infatti le risorse, ma non per questo era di poco conto.
La cavalleria piemontese si articolava su cinque
reggimenti: due di cavalleria e tre di dragoni, a questi
andavano aggiunte le Guardie del Corpo. La
cavalleria piemontese si articolava su cinque
reggimenti: due di cavalleria e tre di dragoni, a questi
andavano aggiunte ovviamente le Guardie del Corpo.
Non esistevano unit di corazzieri (anche se per un
certo periodo si pens di crearne due reggimenti), n
corpi delite come carabinieri e granatieri a cavallo e

lesperimento di formare un unit di ussari dur solo


due anni (poi saranno trasformati nei Dragoni della
Regina). La fanteria, vero punto di forza dellesercito
sardo, si articolava su nove reggimenti dordinanza
nazionali, sei reggimenti di fanteria svizzera, due di
fanteria tedesca, due di fanteria italiana (Sicilia e
Lombardia) ed uno misto. Vi erano inoltre un
battaglione di Invalidi (per i servizi nelle fortezze) ed
uno di artiglieria (comprendente anche il Corpo degli
Ingegneri). Nel 1734 risultavano mobilitati anche
dieci reggimenti di fanteria provinciale, che al
contrario di quelli dordinanza nazionale che ne
avevano due, erano costituiti su di un solo battaglione
di 600 uomini e venivano chiamati alle armi due volte
lanno oppure in caso di guerra. Ogni reggimento
piemontese era composto da 2 battaglioni, questi
erano basati su 9 compagnie di fanti ed una di
granatieri, mentre ogni reggimento di cavalleria era
composto da 5 squadroni. Il totale degli uomini armati
da Carlo Emanuele III allinizio del 1734 era di circa
38000, di cui 5000 erano a cavallo. Sul campo il re di
Sardegna si dimostr, pur con qualche limite, un
ottimo comandante, dotato di carisma e coraggio
personale, attento alle condizioni dei suoi soldati e
scrupoloso nel contenere il bilancio di guerra.
Lesercito francese presente alla campagna italiana del
1734 era caratterizzato da un alto livello qualitativo
per quel che riguardava armamenti, tattiche ed
ufficiali, ma difettava un poco invece per qualit e
morale delle truppe. Nellarco della guerra di
successione polacca ebbero modo di mettersi in
mostra, per competenza e decisione, diversi generali
francesi e due, Broglie e Coigny, divennero anche
marescialli. Si ebbe pertanto un utile e necessario
ricambio generazionale allinterno degli alti comandi
francesi e gli stessi anziani plurititolati marescialli
comandanti darmata, Villars e dAsfeld, si fecero da
parte lasciando il campo ai pi giovani Coigny e de
Noailles. I soldati francesi dellArmata dItalia invece
erano considerati di qualit inferiore rispetto a quelli
dellArmata del Reno e questo nonostante la presenza
di diversi reggimenti considerati delite, come il
Piccardie, lo Champagne ed il du Roy. Questa
situazione portava i comandi a sfruttare sempre gli
stessi reggimenti per le incombenze pi gravi e le
situazioni pi rischiose. Ad esempio il Piccardie perse
l80 % dei propri effettivi nella battaglia di Parma e
dopo nemmeno due mesi, a Guastalla, fu di nuovo il
reggimento con le maggiori perdite. Tatticamente i
francesi furono i primi ad impostare i loro eserciti a
livello di brigata, subito seguiti dai piemontesi. La
brigata era un unit tattica che si formava solo sul
campo di battaglia e radunava teoricamente gli
effettivi di due o pi reggimenti della stessa arma (o
pi battaglioni da diversi reggimenti) e veniva
denominata in base al nome del reggimento di rango

pi alto in essa contenuto (a Guastalla, per esempio, la


brigata la Reine era formata dal reggimento Bassigny,
dal secondo battaglione del Cond e dal secondo del
la Reine). Lesercito francese fu anche il primo ad
utilizzare massicciamente, in apposite brigate e
reggimenti, la specialit dei carabinieri, cio lelite
della cavalleria, nonch a creare i granatieri a cavallo
come forza speciale dei reggimenti di dragoni.
Lesercito imperiale di stanza in Italia allinizio della
guerra di successione polacca era sicuramente in
condizioni di inferiorit rispetto ai suoi avversari, sia
numericamente (una proporzione di 1 a 4), che
qualitativamente, senza contare le scarse risorse
finanziarie che lo caratterizzavano. Nonostante
lopposizione del principe Eugenio di Savoia il
bilancio militare era stato ridotto considerevolmente e
tanti reggimenti erano stati sciolti. Lo scoppio della
guerra perci trov impreparata la macchina bellica
imperiale ed i 25000 uomini presenti in tutta Italia non
poterono che opporre una simbolica resistenza alle
armate francesi, piemontesi e spagnole. Per fortuna di
Vienna, il principe Eugenio aveva creato un ottima
classe di ufficiali superiori ed aveva preparato, in caso
di guerra, alcune direttive semplici ed attuabili in poco
tempo. Fu lultima guerra che il grande condottiero
combatt per la casa reale asburgica (mor nel 1736),
ma ancora una volta la sua sapienza bellica contribu a
salvare i domini imperiali. I comandanti in capo che si
succedettero sul fronte italiano (Daun, Mercy e
Koenigsegg) si erano tutti pi o meno formati sotto il
suo comando e dimostrarono una certa perizia nel
condurre le operazioni, anche se non sempre la buona
sorte li accompagn. Lesercito imperiale soffriva
perlopi di gravi carenze logistiche e nel corso delle
operazioni militari costringeva i suoi comandanti a
tenere sempre conto del foraggiamento delle bestie e
dei luoghi ove procurarselo. Nonostante i molti
problemi esistevano unit militari di assoluto rispetto
e valore, a cominciare dai reggimenti di ussari e
corazzieri. In fanteria era duso separare le compagnie
di granatieri di ogni battaglione e riunirle in unit
tattiche di dimensione variabile (dal battaglione alla
brigata) per farne il corpo delite di ogni armata, a
seconda dei casi il potente grimaldello per
scardinare ogni difesa nemica o lo scoglio a cui
appigliarsi nei momenti critici o lombrello per
coprire le ritirate.
Larruolamento
I nuovi eserciti degli stati nazionali svilupparono
diversi tipi di arruolamento e militanza, si andava
infatti dalla coscrizione, al mercenariato, alla leva a
sorteggio per arrivare infine al volontariato. Ogni stato
faceva uso di almeno due, o persino tre tipi diversi di
arruolamento. La coscrizione era usata in maniera
maggiore dai piccoli stati (come il Piemonte e la

Prussia), mentre le grandi nazioni si basavano in gran


parte su di un sistema di arruolamento pi o meno
volontario. Lesercito imperiale, che a causa del
persistere della sua struttura feudale presentava una
struttura piuttosto complessa, con effetti talora
veramente problematici, si basava essenzialmente sui
contingenti reclutati dagli Asburgo, sulle truppe
fornite dai vari principati e ducati, feudi del Sacro
Romano Impero; nonch su truppe fornite dai
feudatari del regno dUngheria, la cui corona
apparteneva alla casa dAsburgo. I reparti austriaci, o
meglio asburgici, erano formati con la coscrizione nei
territori dAustria e Boemia e con larruolamento
volontario in tutti gli altri possedimenti. A Guastalla
erano presenti soltanto reparti austriaci, se si
escludono i due contingenti di ussari. Lesercito
francese in effetti si basava esclusivamente sul
reclutamento volontario, sia per i contingenti nazionali
che per i contingenti stranieri, quindi mercenari.
Lesercito francese aveva gi da tempo una struttura
molto centralizzata e di carattere nazionale, infatti i
reparti erano propriet del Re anzich dei colonnelli
proprietari, e prendevano, in genere, il nome dalle
province del regno piuttosto che dal nome del
colonnello. Tuttavia il rapporto tra il re e la nobilt
faceva s che per i nobili lesercito fosse tra le
principali fonti di occupazione, prestigio e spesso
anche reddito. Come conseguenza lesercito francese
aveva un rapporto molto alto di ufficiali rispetto alla
truppa, molti di questi erano nobili che intendevano
limpiego nellesercito come un privilegio a loro
riservato, e cercavano di lucrare da questa loro
attivit. Il tutto ovvio che andasse a scapito
dellefficienza. Lesercito dei Savoia, sotto molti punti
di vista, era il pi moderno: oltre ai reggimenti
dordinanza nazionali che si basavano su di un
arruolamento volontario, praticava la coscrizione per
la fanteria provinciale e si serviva del mercenariato
(perlopi svizzero e tedesco).
La strategia
Nel XVIII secolo le grandi potenze europee fecero
ricorso alle armi pi per raggiunger nuovi equilibri
territoriali e di potere che per iniziative
espansionistiche o per motivi ideologici e religiosi. La
politica internazionale era dominata pi dalla
diplomazia, che non si interrompeva nemmeno in
tempo di guerra, che dalle guerre stesse.
Il ruolo degli eserciti era quindi quello di acquisire
vittorie che dessero potere contrattuale al tavolo dei
negoziati. Gli scontri non giungevano mai alla
distruzione dellavversario, (come nel secolo
precedente, durante le guerre di religione) poich i
delicati equilibri del tempo non permettevano che vi
fossero decisive preponderanze da una parte o
dallaltra. Le battaglie erano poco sanguinose anche

perch i proprietari dei reparti tendevano a preservare


la loro propriet. Queste ed altre ragioni, di carattere
economico e sociale, comportavano che le guerre
fossero combattute perlopi sulla difensiva, o meglio,
anche quando si era costretti ad attaccare, si cercava di
esporsi il meno possibile, evitando veloci offensive e
ricercando invece il controllo del territorio e dei
rifornimenti. Questo tipo di strategia era sposata in
pieno dallesercito sardo, mentre quello imperiale
risentiva del carattere esuberante e battagliero del
principe Eugenio ed era pi portato a cercar battaglia.
Lesercito francese invece era ancora figlio delle
teorie della guerra per assedi del Vauban e, come tale,
pi portato alla conquista di citt e fortezze che alla
guerra di movimento.
La tattica
Laddestramento dei soldati nella prima met del
settecento mirava principalmente ad istruire i militari
a compiere sul campo evoluzioni geometriche
ordinate e sincronizzate, quasi fossero le pedine di una
grande scacchiera; solamente in questo modo infatti si
poteva avere una qualche garanzia di poter effettuare
delle manovre e mantenere il comando delle schiere in
battaglia.
La situazione degli eserciti dellepoca, per risorse,
mentalit e qualit dei quadri, non permetteva di
creare unit tatticamente autonome: in pratica il potere
decisionale era molto accentrato ai vertici; era quindi
essenziale che per combattere lesercito potesse essere
guidato, sul campo di battaglia, il pi fedelmente
possibile dal comandante in capo tramite la catena di
comando.
Per fare questo era altrettanto essenziale che le schiere
mantenessero un assetto ordinato e riconoscibile,
nonch manovrabile, senza che le unit si
mischiassero le une alle altre o si ostacolassero a
vicenda.
Fattore determinante per la dinamica del
combattimento il tempo necessario a caricare il
fucile ad avancarica. Durante le azioni a fuoco infatti
tutte le manovre dovevano essere coordinate in modo
da dare il tempo di ricaricare il fucile ai reparti che per
primi avevano fatto fuoco. Queste necessit
influenzavano le capacit di manovra sul campo in un
modo mai verificatosi prima che le armi da fuoco
diventassero il principale strumento doffesa (eccetto
per il combattimento in falange) e che non si ripeter
in seguito quando le operazioni di ricarica si faranno
sempre pi veloci.
Ecco quindi che si addestravano i militari a compiere
tutti gli spostamenti sul campo (marce, conversioni,
cambiamenti di formazione) in modo sincrono e
geometrico; ma anche le operazioni di sparo venivano
suddivise in varie fasi (fino a dodici o quindici,

secondo i metodi) al fine di sincronizzare


loperazione, eseguita a comando.
Esistevano poi diversi modi di sviluppare il volume di
fuoco: secondo il regolamento in vigore allepoca
della battaglia per il reggimento guardie dellesercito
piemontese, il fuoco poteva essere comandato per
plotoni, in pratica corrispondenti alle compagnie che
si alternavano nelloperazione di sparo a coppie,
cominciando dalle ali verso i plotoni di centro dello
schieramento.
In questo caso tutti gli uomini del plotone, disposti su
tre righe, sparano contemporaneamente (la prima riga
in ginocchio), ricaricando mentre sparano gli altri
plotoni.
Nel caso in cui invece le esigenze tattiche facciano
preferire il fuoco per riga, cio sviluppando il volume
di fuoco su tutto il fronte dello schieramento del
reparto, spara per prima la riga pi arretrata mentre le
prime due stanno in ginocchio, quindi la seconda si
alza e spara, mentre la terza inizia a ricaricare.
Quando viene il turno della prima fila di alzarsi e
sparare, la terza file completa la ricarica ed pronta a
ricominciare il ciclo.
Nel caso di cariche di cavalleria invece era prescritto
il fuoco per plotoni iniziando per dal centro e
facendo sparare le ali per ultime, cercando di forzare il
comportamento istintivo di aprire il fronte della carica
e sfilare negli spazi ai lati del reparto.
Queste operazioni si combinavano poi con i
movimenti in avanzata o in ritirata; nel caso il
movimento di avanzata riuscisse ad ottenere il
contatto col nemico, il combattimento proseguiva con
luso della baionetta o della spada, di cui erano dotati
ancora diversi reparti anche di fanteria, tra cui le
guardie piemontesi e tutta la fanteria francese.
Nella prima met del settecento le dottrine di impiego
della fanteria vedono un lento evolversi del semplice
schieramento dei moschettieri (cos ancora si
chiamavano i fanti comuni) in linee via via meno
profonde (negli anni trenta in genere su tre o quattro
righe) per sviluppare un fronte di fuoco continuo,
verso formazioni pi versatili e manovrabili che, in
ranghi serrati erano capaci anche di sviluppare una
discreta forza durto.
Se infatti lo schieramento su tre o quattro righe di
soldati estende il fronte di fuoco, daltra parte limita il
ruolo della fanteria ad una forza statica e
principalmente difensiva contro le cariche di fanteria e
di cavalleria.
Il problema di passare a formazioni pi profonde, che
abbiano quindi un maggior impatto di penetrazione
nelle schiere avversarie, senza perdere in efficienza e
senza creare confusione durante gli scontri, in piena
evoluzione in questo periodo.
I LUOGHI DELLA BATTAGLIA

Il wargame (Paolo Carraro)


Per chi non lo conosce il wargame o gioco di
guerra la rappresentazione in scala di una battaglia
che pu essere ricreata su una mappa o su di un tavolo
ove viene riprodotto un diorama rappresentante il
teatro dello scontro.
La realizzazione di un wargame comporta quindi la
rappresentazione tridimensionale in scala delle armate
e del campo di battaglia.
Lo svolgimento della battaglia si basa su un
regolamento di gioco adatto al periodo storico.
Il primo punto per chi volesse giocare la battaglia di
Guastalla quindi la scelta del regolamento: uno dei
pi diffusi e reperibili anche in Italia presso i negozi
specializzati Warfare in the Age of Reason, in
inglese.
In italiano si possono cercare regolamenti presso
associazioni italiane di wargaming, (come ad
esempio: ARSM - Associazione Romana di Storia
Militare- "Pio Sacco") oppure tra le pubblicazioni
periodiche di settore (ad esempio Dadi e Piombo)
dove sono pubblicate regole semplici per novizi e
recensioni dei prodotti utilizzabili in questo
passatempo.
Il secondo punto la ricerca dei soldatini per costruire
le armate contrapposte: il periodo dei primi decenni
del 700 non uno dei pi diffusi in questhobby, di
conseguenza anche la reperibilit di soldatini adatti
non il massimo.
Innanzitutto necessario scegliere la scala, le pi
diffuse sono: 5 mm, 15 mm, 25 mm.
Pi piccola la scala di rappresentazione pi
semplice la creazione di unarmata, ma nel contempo
il dettaglio nei pezzi meno evidente, perci se si
vuole curare laspetto estetico meglio che orientarsi
sui 25 mm, mentre se volete solo giocare vanno bene
anche i 5mm.
Per i 5 mm possono andare bene i pezzi della
Irregular Miniatures, mentre per i 15 mm ha
unottima gamma la ditta Essex.
Sempre in questa scala la
italiana Venexia
Miniatures produce eccellenti pezzi riferiti alla fine
del600, che possono essere in parte adattati. Se si
decide per la scala pi grande, una buona scelta di
pezzi offerta dalla Old Glory una delle pi diffuse
produttrici di soldatini.
Alcune di queste ditte sono importate in Italia e
reperibili nei negozi specializzati; quasi tutte sono
facilmente rintracciabili in internet.
Terzo punto, la colorazione dei pezzi: oltre alle
tavole uniformologiche qui pubblicate, sono
presenti utili riferimenti in bibliografia; forse
qualcuno potrebbe non ritenere cos importante
avere riproduzioni precise dei soldati dellepoca, ma
anche i wargamer sono appassionati ricercatori di

storia. In fondo anche la ricerca un passatempo


divertente e ricco di soddisfazioni.
Per laspetto tecnico, al neofita si possono consigliare
i colori acrilici che permettono una maggiore
semplicit duso e libert di manovra rispetto a smalti
e colori ad olio. Naturalmente occorre una buona dose
di pazienza perci se questa manca, potete rivolgervi
a negozi di modellismo e/o di miniature dove in
genere disponibile un servizio di pittura.
Quarto punto, il campo di battaglia: una parte da non
sottovalutare, perch dei bei soldatini su di un diorama
mediocre male non fanno una bella figura, mentre dei
soldatini anche mediocri (data la scala) su di uno
scenario realizzato con molta cura rendono
pienamente leffetto che ci si propone in una
realizzazione del genere.
Facendo riferimento alle tecniche utlizzate per i
plastici ferroviari e alla documentazione presentata, il
lavoro non eccessivamente complesso.
Alcuni riferimenti:
http://web.tiscali.it/arsm (Associazione Romana di
Storia Militare- "Pio Sacco")
www.venexiaminiatures.com
www.dadiepiombo.com
BIBLIOGRAFIA
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di guerra, Campagne del Principe Eugenio di
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1939
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Guastalla nel reggiano dopo la battaglia del
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Reggiano, 1978
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Storia n18, ottobre-dicembre 1982
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1989 Haythornwaite-Younghusband, The austrian
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Napoleone, Bari 2001

Siti Web
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http://vial.jean.free.fr/new_npi/
http://www.kuk-wehrmacht.de/
http://www.ifrance.com/patricemenguy/
http://www.chez.com/praetiritifides/Page_Princip
ale.htm
http://www.flyingpigment.com/gallery4.htm

LE TAVOLE
TAV. 1
I FASE
Lavanguardia imperiale si scontra con le difese
alleate di Guastalla. Lungo il fiume Po caricano due
reggimenti di corazzieri imperiali, ma vengono
respinti dalla prima linea della cavalleria alleata. Tra
largine maestro e larginello vanno allattacco i
granatieri imperiali, ma anchessi vengono respinti dai
reggimenti piemontesi.
TAV. 2
II FASE
Gli imperiali rinnovano i loro attacchi lungo le stesse
direttrici. Tra larginello ed il Po schierano tutta la
loro cavalleria per un urto che non riuscir a
verificarsi. Partono alla carica da soli i dragoni
Wrttemberg, ma vengono ben presto decimati.
Lattacco delle fanterie si rivela inconcludente contro
la ben munita linea difensiva alleata. Cominciano a
giungere i rinforzi francesi dallala destra dello
schieramento alleato.
TAV.3
III FASE
Mentre le cavallerie si bloccano vicendevolmente, una
sortita di due squadroni di corazzieri imperiali fa
collassare un tratto della linea difensiva alleata a
cavallo dellarginello. I rinforzi francesi, guidati da
Carlo Emanuele III chiudono per subito il varco. Un

tentativo di sbarco di tre compagnie di granatieri


imperiali viene subito bloccato dallintervento della
brigata dei carabinieri francesi. Anche lultimo attacco
delle fanterie imperiali, nonostante il buon appoggio
delle artiglierie e qualche progresso sul terreno, viene
fermato sulla linea delle Cascine.
TAV. 4
Il re Carlo Emanuele III rompe i Tedeschi nelle
campagne di Guastalla, 19 settembre 1734
Ispirata ad una stampa dellepoca raffigura il Re
sabaudo sul campo di battaglia seguito dalle guardie
del corpo (caratterizzata da ununiforme rossa con
gallonature in oro e da una bandoliera azzurra con
gallonature dorate).
Il re veste in azzurro colore araldico di casa Savoia,
indossa una corazza come tutti gli ufficiali generali.
Di fronte a lui un alfiere con una bandiera colonnella
che porta le armi del regno, e un alto ufficiale vestito
di rosso e azzurro, colori riservati a chi era al servizio
del re, corazza e sciarpa azzurra, simbolo
dellufficialit sabauda.
Sullargine posizionata una batteria di artiglieria
piemontese (in uniforme blu con galloni gialli),
mentre sulla sinistra, al piede dellargine un reparto di
fanteria si prepara ad entrare in azione. Alcuni
cavalieri austriaci giacciono sullargine.
La stampa rappresenta in modo molto realistico
leffettivo aspetto del campo di battaglia (cosa rara
nelle stampe depoca).
Gli argini erano effettivamente molto pi bassi e meno
ripidi di quelli attuali.
Sullo sfondo si intravede la citt di Guastalla
racchiusa dalla cinta muraria bastionata, mentre sulla
destra le opposte schiere di fanti si scontrano.
TAV. 5
La fanteria nazionale e provinciale del Regno di
Sardegna vestiva un giustacorpo di lana grezza chiara,
con fodere, veste e calze di colore distintivo,
generalmente rossi o blu. Per la distinzione dei
reggimenti si ricorreva al colore e alla disposizione
dei bottoni. Il reggimento Piemonte (1) aveva colore
distintivo rosso e bottoni in metallo bianco (stagno) in
fila (altri reparti li avevano disposti a gruppi di due o
di tre). Il colore dellorlatura del cappello si
accordava al colore dei bottoni. Caratteristica di tutte
le truppe piemontesi era la coccarda azzurra sul
tricorno.
In questo periodo si diffonde luso di abbottonare le
falde del giustacorpo, tuttavia non ancora prescritto
da regolamenti in proposito.
Fatta eccezione per il reggimento La Marina che
vestiva giustacorpo rosso con risvolti, calze e veste
verdi, lunico altro reggimento nazionale ad avere
ununiforme tinta era il reggimento Guardie (2) che

portava i colori della casa reale, azzurro scuro e rosso


(il re in persona era comandante onorario del
reggimento guardie). Inoltre la loro uniforme era
decorata da alamari gialli attorno alle asole ed ai
bottoni; ulteriore segno di distinzione e privilegio era
luso della spada.
Il reggimento Guardie fu il primo reparto dordinanza,
cio in servizio permanente, dellesercito sabaudo, e
fu anche il primo a essere dotato di ununiforme I
granatieri (3) si distinguevano dai moschettieri oltre
che per il copricapo di pelliccia dorso, anche per le
ghette nere anzich bianche.
TAV. 6
I reggimenti alemanni indossavano uniformi blu con
veste, risvolti delle manche, colletto rivoltato e risvolti
allabbottonatura (chiamati matelotte dal francese)
nel colore distintivo. La moda del colletto e delle
matelotte, allora gi in voga nel mondo germanico, in
seguito. Si diffonder un po in tutti gli eserciti,
compreso quello piemontese.
Il reggimento Schulembourg, (1) il colore distintivo
era il bianco. Caratteristico inoltre di questo
reggimento il piccolo fiocco sulla destra del tricorno,
mentre il Rhebinder (laltro reggimento tedesco
presente a Guastalla) era lunico reggimento di
fanteria, oltre alle Guardie, a portare la spada,
privilegio concesso in virt del fatto di essere il
reggimento di propriet del maresciallo Rhebinder,
comandante di tutta la fanteria del regno. I reggimenti
stranieri portavano la cravatta di colore nero o bianco,
mentre i reggimenti nazionali la portavano rossa.
I dragoni piemontesi avevano tutti uniforme
completamente rossa, ad eccezione di fodera e risvolti
del giustacorpo nel colore distintivo, nel caso dei
dragoni del Genevese (2) verdi. I dragoni indossavano
scarpe e bottine, ghette in pelle, al posto dei rigidi
stivali da cavalleria. La gualdrappa e il cappelletto
delle fondine era per tutti rossa con bordatura bianca e
azzurra.
I dragoni del Genevese furono gli unici a conservare
sempre le lesse, cordoni di lana bianca annodati
sulla spalla destra, introdotti nel 1713.
In battaglia quasi tutti i reparti di cavalleria di tutte le
nazionalit portavano il buffalo giacca di cuoio o
pelle, con maniche e risvolti colorati, abbinate a calze
nello stesso materiale. Questo allo scopo di preservare
luniforme e di fornire pi protezione nel
combattimento. Sembra che per un certo periodo
anche i dragoni ne siano stati dotati.
Generalmente i dragoni portavano con s, sistemati
attorno alla sella, anche un attrezzo da lavoro: pala,
piccone o scure.
I reggimenti di cavalleria piemontese portavano
giustacorpo azzurro scuro e risvolti, veste e calzoni
rossi.

I due reggimenti, Savoia e Piemonte reale (3), si


distinguevano per avere il primo i bottoni in metallo
bianco e bordo del tricorno bianco, il secondo per
metallo dei bottoni e bordo del tricorno gialli.
La gualdrappa, come per i dragoni era rossa con bordo
azzurro e bianco.
Nel 1730 vennero acquistati in Francia dei pettorali in
ferro. Tuttavia non certo che venissero utilizzati.
TAV. 7
Tutta la fanteria nazionale del Regno di Francia
indossava gi da tempo uniformi di lana grezza chiara,
cos come la fanteria del Regno di Sardegna, e come
vedremo, anche la fanteria asburgica.
La differenziazione tra i numerosi reggimenti era
evidenziata come sempre dal colore di risvolti, veste e
calzoni, ma anche dal colore e disposizione dei
bottoni, che arrivavano fino allorlo di veste e
giustacorpo. Inoltre era unulteriore caratteristica di
distinzione il taglio e la disposizione delle tasche,
talvolta con grande profusione di bottoni.
Nel caso del reggimento Piccardie (1-4), il pi antico
reggimento di fanteria francese, le tasche, doppie e
verticali, portano ben nove bottoni luna, per un totale
di trentasei bottoni dottone solo per le tasche del
giustacorpo.
Il colore grigio chiaro ed il taglio molto ampio del
giustacorpo rimarranno simbolo delluniforme
francese ancora per diversi anni in seguito. La moda
seguita dalla fanteria francese preferiva lasciare libere
le falde del giustacorpo e non prevedeva i baffi.
I fanti francesi (1) avevano gi adottato le ghette
abbottonate, pi attillate ed eleganti delle calze pesanti
in uso fino ad allora, ed erano ancora tutti dotati di
spada, dotazione ormai quasi completamente
scomparsa dagli altri eserciti. La coccarda sul cappello
era in genere nera, ma poteva essere anche bianca o di
due colori.
Il sergente (2) non porta armi da fuoco e quindi
nemmeno la bandoliere con cartucciera, armato
invece di unarma in asta detta partigiana, che
funge da distinzione di grado.
Gli ufficiali (3) anche se portavano luniforme del
reparto, prodotta con materiali di qualit e tessuti
bianchi anzich grezzi, si distinguevano per la
gorgiera in metallo e per varie decorazioni
delluniforme, a volte ancora di gusto personale. Il
cappello era decorato con merletti sullorlo, cos come
spesso la camicia e la cravatta; inoltre segno distintivo
degli ufficiali era la sciarpa in vita o a tracolla, uso
comune a tutti gli eserciti dellepoca e conservato
nellesercito italiano fino ai giorni nostri. Infatti la
sciarpa azzurra degli ufficiali deriva dellanalogo
accessorio utilizzato dagli ufficiali sabaudi (lazzurro
era il colore reale); mentre nellesercito asburgico la

sciarpa era color oro (o giallo per gli ufficiali di basso


grado) intrecciato col nero.
Gli ufficiali, anche se di fanteria, erano dotati di
cavallo e indossavano quindi alti stivali da equitazione
e guanti in pelle.
Anche lalfiere (4) era un ufficiale e, oltre luniforme
bianca, distinto dalla gorgiera e dallassenza di arma
da fuoco.
La cavalleria francese aveva uniformi blu o rosse, ma
anche biancastre come la fanteria. Teoricamente la
cavalleria era dotata ancora di pettorale in ferro,
tuttavia sembra che questa protezione, scomoda e
poco popolare, fosse usata molto raramente anche in
battaglia. Lunica unit a portare una corazza
completa di dorsale erano i Cuirassiers du Roi (5) con
giustacorpo e veste blu con fodere e risvolti rossi,
calzoni rossi e bottoni in metallo giallo. La corazza
era dotata di fodera rossa con orlo bianco.
Larmamento comprendeva (pi o meno come tutte le
unit di cavalleria) spada, moschetto da cavalleria e
due pistole.
TAV. 8
Nellesercito austriaco fino al 1740 esisteva una certa
libert in fatto di uniformi: ampio spazio era ancora
concesso al colonnello proprietario.
Tuttavia fin dallinizio del secolo il colore
caratteristico della fanteria austriaca era il grigio
chiaro della lana grezza, come abbiamo visto per gli
altri eserciti; in seguito si cominci ad usare lana
sbiancata ed il bianco diventer il colore caratteristico
dellesercito austriaco fino alla seconda met del XIX
secolo.
Il colore dei risvolti delle maniche era in grande
prevalenza il rosso od il blu, il tricorno in genere
orlato in bianco con coccarda nera, la sciarpa
generalmente rossa per i reggimenti germanici (tutti
quelli provenienti da domini asburgici, compresi
anche quelli di lingua non tedesca) e nera per i
reggimenti ungheresi. Le gambe erano protette da
sovracalze senza bottoni, che spesso in questo periodo
si usavano bianche in estate e nere in inverno, anche
su questo argomento comunque influivano le mode
del reparto. Come distintivo delle forze imperiali (dato
che spesso le uniformi degli eserciti fronteggiati si
assomigliavano molto) si utilizzava un rametto verde
sul copricapo, di quercia in estate e di pino in inverno;
questa usanza arriver fino alla Prima Guerra
Mondiale. Il reggimento G. Starhemberg (1) aveva i
risvolti rossi ed i bottoni in metallo giallo, I granatieri
(2), oltre a colbacco di pelo erano dotati anche di
spada o sciabola e portavano spesso una placca
dottone sulla cartucciera, con le armi dellimperatore
o del colonnello, altro segno di distinzione lastuccio
in ottone applicato alla bandoliera, detto cachmece,
in origine destinato a contenere la miccia per le

granate. I granatieri austriaci usavano, secondo una


moda ungherese (vedi 4 e 5) acconciare i capelli sulle
tempie in due trecce, anzich in boccoli come in uso
generale, per meglio calzare il colbacco. Il reggimento
Deutschmeister (2), distinto dal colore blu e dai
bottoni gialli, era uno dei reggimenti di pi antica
tradizione dellesercito imperiale: il suo nome deriva
infatti dallessere stato propriet, alla sua fondazione
nel XVII secolo, del Gran Maestro dellOrdine
Teutonico. I corazzieri austriaci (3) in questo periodo
indossavano in combattimento ancora una corazza
completa, anche se da l a poco il dorsale sar
utilizzato soltanto nelle campagne contro i Turchi.
Lutilizzo della corazza rendeva praticamente
indistinguibili i vari reggimenti, poich, tutti vestiti di
giustacorpo bianco con risvolti rossi, nella quasi
totalit con veste bianca e pantaloni rossi la
differenziazione si limitava al colore e disposizione
dei bottoni, che con la corazza indossata erano ben
poco visibili. Gli ussari, cavalleria leggera ungherese,
indossano ununiforme che deriva dal costume
nazionale ed arriver praticamente intatta fino al
periodo napoleonico.
Essa era composta da un giubbetto attillato detto
dolman, ornato di molti bottoni e alamari di
cordoncino, sulla quale era portata la pelliccia,
giubba di medesimo taglio ma foderata di pelliccia
che, quando non indossata, era portata a tracolla
mediante un cordone con alamaro; calzoni attillati
eventualmente con sovracalzoni in colore contrastante
(4), stivaletti bassi.
Sul capo veniva calzato il colbacco di pelo (5) con
lunga sacca in tessuto ricadente, che derivava dal
berretto da fatica floscio con bordo di pelo (4), simile
a quello che veniva utilizzato in origine da dragoni e
granatieri. Le gualdrappe erano molto decorate con le
armi del regno dUngheria o del colonnello oppure
con motivi floreali. Larmamento prevedeva oltre a
moschetto e pistole, la sciabola curva di tipico stile
orientale.
Lassenza di tasche sugli abiti era supplita dalla
sabretache, piccola borsa pendente sul fianco
sinistro vicino alla sciabola. Secondo la moda
ungherese i capelli erano raccolti in trecce sulle
tempie e in unaltra treccia o coda sulla nuca, di
rigore i baffi cos come per i fanti e granatieri
austriaci.
I reggimenti di fanteria ungheresi vestivano
ununiforme in tutto simile a quella degli ussari