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H

TRADUZIONE
Da Dio amatissimo Vescovo di Thibaris signore Pietro*, in Cristo Dio
diletto fratello, grazia sia alla vostra Teofilia e pace da Dio Padre e dal
Signore nostro Ges Cristo.
Dalla missiva della vostra diletta Teofilia, di recente ricevuta, sotto il
n. 775/96, del 15 febbraio del corrente anno, fummo informati circa la
splendida edizione, preparata dal Reputatissimo Professore signore
Tommaso Federici, e giunta ormai alla fine, di argomento patristico
esegetico, riguardante le Letture bibliche proclamate nelle nostre chiese
lungo la Settimana Grande ed il periodo pasquale secondo il Typikn
bizantino.
La cura e la profondit scientifica del detto Professore, note anche da
molti altri numerosi e sapienti scritti, sono garantite dall'elevatissi-mo
valore scientifico e pratico di questa sua voluminosa opera, la quale noi
attendiamo anche con personale interesse, poich investiga e presenta la
Tradizione liturgica ed esegetica della nostra Santissima Chiesa Orientale, e
contribuisce alla promozione della conoscenza e della reciproca stima ed
amore tra le nostre Chiese.
Perci, coronando con lodi e benedizioni il Reputatissimo autore, il
diletto Professore signore Tommaso Federici, e per lui supplicando ricca
l'illuminazione e la grazia del Tuttosanto Spirito per il compimento della
sua presente opera in corso, e la continuazione della sua laboriosa
produzione scientifica, e per gli altri egualmente interessanti e significantissimi settori, invochiamo su Voi la grazia e l'infinita misericordia del
Padre delle luci e delle tenerezze del Signore nostro Ges Cristo.
1996, di Marzo il 19
Della vostra Teofilia
diletto in Cristo fratello
+ BARTOLOMEO DI COSTANTINOPOLI
* Indirizzata a S.E. Mons. Pierre Duprey, Segretario del Consglio per
la Promozione dell'Unit dei cristiani.

IL CARDINALE CARLO MARIA MARTINI

ARCIVESCOVO DI MILANO

Milano, 23 maggio 19%

Eccellenza Reverendissima,
mi congratulo vivamente per la pubblicazione del volume "Risuscit
Cristo!" - Commento alle letture bibliche della Divina Liturgia Bizantina, redatto dal
prof. Tommaso Federici per PEparchia di Piana degli Albanesi.
E mentre esprimo a lei il mio compiacimento, desidero attestare pubblica
riconoscenza al prof. Tommaso Federici che, con sapienza e attenzione si dedicato alla
stesura di questo commento al Lezionaro Bizantino.
Sono sicuro che "Risuscit Cristo!" non solo costituisce un prezioso servizio per
l'Eparchia locale come del resto mi giunge notizia di traduzioni gi previste da altre
Chiese orientali sorelle - ma sar anche uno strumento importante per le comunit
cattoliche italiane: la conoscenza del patrimonio liturgico e teologico della Chiesa
Bizantina pu diventare un arricchimento spirituale notevole per le nostre comunit e
tema di vero e proficuo dialogo tra Chiese sorelle.
Nell'imminenza dell'anno centenario di S. Ambrogio non posso che rallegrarmi per
questo lavoro, in grado senz'altro di favorire quella comunione tra Cristianesimo
Occidentale e Cristianesimo Orientale che gi profondamente nutr lo spirito e l'opera del
Padre Fondatore della Diocesi di Milano.
Formulo quindi l'auspicio che il volume incontri un largo favore da parte del clero
e del popolo di Dio, e per questo prego e benedico di cuore l'ottima iniziativa.
Con fraterno affetto la saluto nella gioia del Vangelo, unito a lei e a tutta
l'Eparchia bizantina greca di Piana degli Albanesi nel cammino verso il pieno svelamento
del volto glorioso e luminoso di Cristo Signore.

Ecc.za Rev ma
Mons. SOTIRFERRARA
Vescovo di Piana degli Albanesi
piazza S. Nicola 1
90037 PIANA DEGLI ALBANESI

PRESENTAZIONE
Alla richiesta di una Benedizione per quest'opera, Sua Santit il Patriarca Ecumenico ha immediatamente colto il peso rilevante di tale
realizzazione anche ai fini della mutua stima e del rinnovato affetto tra
le Chiese di Dio.
Perci anticipiamo qui il primo tra i ringraziamenti dovuti, rivolto
a S.S. Bartolomeo I di Costantinopoli, Patriarca Ecumenico, per la
Sua Lettera, inviata attraverso S.E. Pierre Duprey, Segretario del
Consiglio per l'Unit dei cristiani, a cui altres siamo grati perch ha
voluto essere gentile, efficace tramite. Questo, non meno per Mons.
Eleuterio F. Fortino, Sottosegretario di quel Consiglio, anche per la
lunga, fraterna amicizia e consonanza. Questa Lettera ci gratifica, e ci
onora in modo straordinario. Perci qui vogliamo significare che noi
Chiesa Italo-albanese di Rito bizantino greco mai abbiamo dimenticato
in questi secoli di trasmigrazione, che la nostra Matrice Costantinopoli, la "Citt di Dio", alla quale ci legano, oltre l'affetto filiale, i
non solubili vincoli della medesima Santa Liturgia, dei Padri teofori,
della divina Tradizione, e l'identit sostanziale di fede e di speranza,
ma non meno la mai cessata tensione verso la piena comunione. Il Signore infinitamente Ricco di Misericordia doni a S.S. il Patriarca
Ecumenico di proseguire nella Grazia divina la sua Missione, per l'unit di tutte le Chiese di Dio.
L'opera che con gioia ci caro presentare ai Lettori interessati, che
il Signore Benedetto disponga che siano numerosi e ne abbiano frutto
copioso, originale. Esistono diversi libri della nostra Tradizione bizantina, che intorno alla celebrazione dei Misteri divini raccolgono variamente il materiale d'accompagnamento, in genere patristico. Un
commento integrale ai Testi della Divina Liturgia, sia in prevalenza bi-

PRESENTAZIONE

blici, sia eucologici, per l'intero anno liturgico, a nostra conoscenza ancora non esisteva.
L'autore segue i Testi di ciascuna celebrazione, lungo il Corso delle
Domeniche e il Corso delle Feste, li commenta per il "giorno" e ne
espone anche il suggestivo concatenarsi mentre pongono in funzione i
loro mirabili contenuti. La "lettura celebrativa", in specie delle Sante
Scritture, infatti inconfondibile, essenziale ed insostituibile, e risponde ad inderogabili leggi interne, per cos dire naturali, che passano per
le epoche senza mai perdere la loro coerenza e la loro forza cogente.
Cos, usare il presente volume attrae insieme l'attenzione, l'adesione e
l'assenso.
L'opera era desiderata da noi, Clero e fedeli delle due Eparchie bizantine di Piana degli Albanesi e di Lungro, e dagli Ieromonaci del
Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, perch viene a
colmare validamente, come pensiamo, una lacuna assai lamentata nel
campo della riflessione preparatoria all'omelia, della programmazione
della mistagogia, e della stessa "lettura divina" della Parola di Dio, che
vi si pu condurre giornalmente.
Ora, nostra viva, si pu dire la prima, preoccupazione di Pastore
che il popolo santo riceva anzitutto dall'abbondanza perfino eccessiva
che il Signore nostro ha voluto preparare per tutti i suoi fedeli. La sua
inconfondibile metodologia era sempre spezzare prima il Pane della
Parola, vero cibo sostanziale, per poi donare il Pane spezzato del suo
Corpo e la Coppa distribuita del suo Sangue. Cos resta sempre il suo
severo avviso ai discepoli di tutti i tempi, quando narra la Parabola del
Seminatore, e prima di passare a spiegarla ammonisce i discepoli di allora e di sempre: "Non sapete questa Parabola? E come tutte le parabole
conoscerete?" (Me 4,13).
Cos la divina Parola deve far crescere i fedeli nella direzione e nella
proporzione giuste. In essi si deve formare, o formare di nuovo se perduta, l'attitudine all'ascolto di conversione del cuore e di fede, in modo
che venga ad essi la fame della divina Parola, e da questa abbiano la
"fame di Lui", essi che intanto sulla terra si saziano con i divini trasformanti Misteri. Intorno alla Mensa santa e duplice della Parola e dei Misteri si riforma di continuo la Chiesa di Dio, la Comunit di Fede, Mistero d'amore e di comunione.
L'autore mostra di continuo come la Parola proclamata "oggi qui
per noi" diventi proprio questi divini Misteri celebrati "oggi qui per
noi". Il passaggio necessario Parola-Misteri perci obbligato ed obbligante. Insieme, l'autore mostra che la celebrazione del Signore Risorto con lo Spirito Santo per la gloria del Padre e per la nostra giustificazione (Rom 4,25), rende di continuo presente il Signore stesso ai
suoi che lo desiderano, vera Parousia mediata, secondo la Promessa
io

PRESENTAZIONE

della Cena, dallo Spirito Santo. Cos la celebrazione della Parola e dei
Misteri il nucleo primordiale, originante ed aggregante dell'intera vita della Chiesa. Per questo alla celebrazione si torna di continuo, insieme per avere il ristoro divino e per seguitare ad operare nella vigna del
Signore.
Di tutto questo occorre quindi condurre una continua e santa mistagogia ai battezzati. Qui i Pastori debbono essere impegnati prima di
ogni altro aspetto, pur importante, della vita comunitaria, nella consapevolezza che solo dai Tesori del Regno l'azione pastorale riceve i suoi
contenuti e la sua norma, e l'ordinato regolamento delle priorit spirituali che dirigono tutte le altre attivit. Riteniamo perci di avere con
questo volume uno strumento idoneo, che ci incoraggia e ci aiuta validamente adesso e per il futuro.
Una breve nota di cronaca non sar sprecata ad illustrare la genesi
del progetto e della realizzazione del volume stesso. L'autore dal 1987
al 1989 aveva gi pubblicato in circa 3.000 pagine i 4 volumi del suo
Commento al Lezionario romano, da noi ben conosciuti ed utilizzati
dove possibili erano le corrispondenze testuali e tematiche di quei 3 Cicli romani di Letture con il corso del nostro Rito bizantino. Ora, nel volume di commento al Ciclo A, di Matteo (1989), l'autore, dopo il Signore Donante magnifico sempre, ringraziava le persone care che in
qualche modo avevano contribuito a realizzare, o almeno che attendevano quell'opera. E, come suo stile, nel rivolgere un pensiero simpatico ai benevoli Lettori, scriveva: "Un eis polla t ed un grazie singolare va ai Vescovi ed al Clero delle due Diocesi italiane di Rito bizantino greco, Piana degli Albanesi e Lungro, le quali "bench bizantine",
ma forse proprio perch "bizantine", hanno mostrato tanto interesse per
i voi. 1, 2 e 3, attendono questo 4, e si aspettano anche un lavoro
per il loro Lezionario (ma intanto intercedano presso il Signore affinch esso veda la luce)" (p. 23).
Proseuchi ed ikesiai al Signore vi furono, certo, da parte nostra, e,
sembra, ottenendo il presente risultato che "ha visto la luce". Poich di
cuore noi assentimmo al progetto molto ingente. L'autore quegli anni
ce lo aveva presentato nelle grandi linee, con modestia. Egli desiderava
che lo strumento da lui progettato per le nostre Eparchie bizantine italoalbanesi d'Italia, fosse con ci stesso di provenienza, in un certo
senso, come emanazione sotto la tutela e la responsabilit delle medesime, che come prime usufruitrici se ne facessero anche, eventualmente,
generose diffonditrici e donanti. Con gesto amabile e fiducioso, evitando altre possibilit editoriali pur prestigiose, si era quindi rimesso alle
possibilit non grandi della nostra Eparchia di Piana degli Albanesi.
L'opera cos esce come confluenza dell'iniziativa dell'autore, e della
nostra recettiva volont di avere un valido sussidio, nella visuale pre-

PRESENTAZIONE

sentata sopra.
Sembra qui opportuno spendere un'altra parola per presentare l'autore stesso, da parte sua sempre schivo, e d'altronde noto agli ambienti
teologici ed ecclesiastici a Roma, in Italia ed all'estero. Da lunghi anni
frequentatore attento ed ammirato dal nostro Rito bizantino greco, entrato con esso in piena sintonia, Tommaso Federici si trova anche in ormai annosa consuetudine di affetto e di viva collaborazione con le nostre due Eparchie di Piana degli Albanesi e di Lungro. Egli laico, romano, Ordinario di Teologia biblica nella Facolt di una Pontifcia Universit romana, e specialista dei Padri, delle Liturgie e della sacramentaria orientali. Ha all'attivo un'incontrollabile copia di articoli in Riviste italiane ed estere. E libri numerosi, ponderosi, e sempre esauriti.
consultore-di diversi organi della Sede Romana. Da molti anni collabora anche con Oriente Cristiano, Rivista sostenuta dalla nostra Eparchia,
dove tra l'altro ha presentato due estese monografie sulle strutture e sui
contenuti del Vespro, e poi del Mattutino e delle Lodi della nostra Liturgia (in via di completamento). Ed apprezzato scrittore di cultura
teologica de\Y Osservatore Romano, con specifico riferimento all'Oriente cristiano.
Come si vedr dal volume, la sua specialit la "teologia della Tradizione", ossia quella, cos rara, che coniuga la Scrittura Santa, i Padri
e gli Spirituali, e la Liturgia, tenuto conto delle acquisizioni moderne
dove utile, e con aperta preferenza per le realt orientali.
Con atto emanante dalla nostra Autorit, nel 1992 lo abbiamo voluto
nominare teologo ufficiale della nostra Eparchia.
Ci siamo quindi prestati di buon grado, oltre ad incoraggiare l'autore
nel faticoso cammino di anni, a revisionare l'opera, e finalmente ad
offrirla all'uso, secondo le valide intenzioni da cui parte.
Riteniamo con ci stesso, in unit di intenti con il nostro amato e venerabile confratello, S. E. rcole Lupinacci, Eparca di Lungro, con il
venerato Archimandrita P. Marco Petta, Egumeno del Monastero Esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, ed in ovvia sintonia con l'autore,
di fare di quest'opera un dono utile alle Chiese sorelle. E non nascondiamo affatto, che saremmo felici se tanti Tesori celebrativi saranno
ampiamente conosciuti e gustati anche da numerosi fedeli dell'Occidente latino.
All'autore come ringraziamento, da cui vorrebbe esimersi, ricordiamo che "il Signore ama il donante gioioso" (2 Cor 9,7; Prov 22,8). Che
in un certo senso ha operato una leitourgia, "l'operaper il popolo", con
spirito di diakonia (2 Cor 9,12), che non solo "provvede alle necessit
dei santi", ossia dei battezzati, ma "moltiplica anche le eucharistiai a
Dio" (9,12).
L'espressione della viva gratitudine va rivolta al Confratello nell'E12

PRESENTAZIONE

piscopato, S.Em, il Card. Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano,


per la Sua Lettera gradita, che esprime comunione partecipante a questa nostra faticosa impresa. Egli con sensibile e pronta intelligenza ne
ha compresa la portata teologica spirituale e pastorale, e non meno la
possibile funzione di tramite per favorire la comunione con l'Oriente
della Tradizione indivisa. Insieme, al Card. Martini va reso un grazie di
cuore per il suo contributo finanziario, ambrosianamente generoso, in
spirito di fraterna unione episcopale ai comuni intenti della conoscenza
del Volto divino del Signore tramite il suo Evangelo celebrato.
Non possiamo trascurare qui un pensiero devoto e grato al nostro
amatissimo Consiglio Presbiterale Diocesano, rappresentativo di tutti
gli altri confratelli nel Sacerdozio. Infatti esso fin dal 1991, mentre si
prospettava quest'opera, non solo ha compreso subito la sua rilevante
importanza per la spiritualit e per la pastorale del popolo santo, ma ha
anche incoraggiato e sostenuto noi promotori, aprendo con generosit
agli organi economici diocesani affinch fossero provvidenti e larghi
dei necessari sussidi, pur nella modestia delle risorse, inoltre perfino
impegnandosi di persona alla difrusone del volume. Qui va riletto il Sai
132,1: "Ecco, che bello, che da gioia, se non che abitino i fratelli insieme?".
Ringraziamo sentitamente anche il P. Antonio Costanza, di Grottaferrata, per la sua preziosa consulenza tipografica, di cui evidenti sono i
segni.
E non per ultimo, ringraziamo chi, generosamente sovvenendo, ci ha
permesso di affrontare con una certa serenit l'iniziativa del gravoso
onere economico esigito dalla stampa del "nostro" volume.
Nella presente atmosfera di incomprensioni gravi e di tensioni non
buone tra i cristiani, che solo il Signore per le sue vie sempre misteriose e benevole sapr farci superare, riteniamo con quest'opera di potere
in qualche modo contribuire a ricomunicare, ponendo a disposizione un
volume, che segna anche la nostra progettazione pastorale per i prossimi anni di Grazia.
Il Signore benedica l'opera, e benedica i Lettori, e noi tutti.
Piana degli Albanesi, 26 ottobre 1995, memoria del Santo Megalomartire Demetrio il Mirovlita, Patrono dell'Eparchia.

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PREFAZIONE
Benedetto Tu, Signore Dio dei Padri nostri, e laudabile e glorioso il
Nome tuo nei secoli. Amen.
1. Un progetto
La presente opera stata concepita e preparata "Per conoscere Lui e
la potenza della Resurrezione di Lui" {FU 3,10a). una modesta offerta di un sussidio per la predicazione, anzitutto, che abbia come centro
immutabile Cristo Signore nostro Risorto con lo Spirito Santo per la
gloria del Padre nostro.
Essa quasi una restituzione gioiosa di quanto l'autore ha ricevuto
dalla lunga, fruttuosa frequenza della Liturgia bizantina greca, e dalla
chiamata quasi connaturale a collaborare alla vita delle due Eparchie
italiane di Rito bizantino greco, Piana degli Albanesi in Sicilia, e Lungro in Calabria. Con l'antica e prestigiosa Abazia di Grottaferrata, esse
costituiscono la felice realt della presenza bizantina in territorio italiano, in un contesto ecclesiale che ha cos un enorme significato simbolico. Infatti queste Comunit mai si separarono formalmente dalla Madre, Costantinopoli, e si trovano in pacifica comunione con la Sede Romana. Ora, da tempo l'autore aveva stabilito un'amicizia fedele con gli
Eparchi e con l'Igumeno di Grottaferrata, nelle venerate persone, richiamate a godere la Luce del Volto divino, S.E. Giuseppe Perniciaro
di Piana degli Albanesi, S.E. Giovanni Starnati di Lungro, l'Archimandrita Teodoro Minisci di Grottaferrata; ed anche con il loro Clero e con
i Monaci basiliani. L'amicizia continua e gli Eparchi attuali chiedevano
uno strumento utile per la predicazione e per la catechesi mistagogica
delle loro Chiese. Questo stava per gi nella mente dell'autore, per cui
l'iniziativa fu comune: l'incontro della richiesta e dell'offerta, quasi in
modo spontaneo.
Nel progetto adesso eseguito, l'accettazione del carico pesante della
pubblicazione, e l'incoraggiamento verso l'autore per un cammino che
si presentava lungo e difficile, furono di S.E. Sotir Ferrara, Eparca di
Piana degli Albanesi, ma dall'inizio trovavano la corrispondenza e
l'appoggio pieno di S.E. rcole Lupinacci, Eparca di Lungro, anche come strumento utile alla programmazione pastorale che discende dalla Sinodo eparchiale di Lungro, inaugurata felicemente proprio questo giorno
Domenica 15 Ottobre, in cui queste note stanno prendendo forma.
In sostanza, si voleva uno strumento anzitutto per il Clero in cura di
anime, con i loro collaboratori nella catechesi mistagogica; nonch per
i Seminaristi in via di formazione fedele alla Tradizione bizantina; ed
infine, anche per quanti vogliano approfondire quello che semplicemente celebrano nei divini trasformanti Misteri.
15

PREFAZIONE

2. Uno scopo
Per tutto questo, lo scopo del presente lavoro volutamente articolato.
A) L'approfondimento delle Sante Scritture nella celebrazione mi
sterica viene in primo luogo.
H testo preparato offre al Clero gli "spunti di riflessione", sui quali
anche molto da pregare, in vista dell'omelia celebrativa mistagogica.
Non si tratta di "schemi d'omelia", che si possano applicare come stanno. Bens si vuole condurre alla lettura insistente ed a fondo dei Testi
sacri, biblici e liturgici, con Yausilio del commento seguito. Tale riflessione deve diventare "patrimonio genetico" della nostra generazione.
Perci si mostra come leggere la Parola divina lungo la struttura dell'Anno liturgico, vero Anno della divina Grazia, a cominciare dalla
santa e grande Vigilia della Resurrezione del Signore, in specie lungo
le Domeniche con il loro splendido "corso", che riporta al Venerd delle
Sofferenze del Signore. Tale la vera ossatura della celebrazione annuale continua, e su questo verte principalmente la mistagogia permanente e santa della Chiesa.
in questione qui la "lettura continua degli Evangeli", un'autentica
"linea" conduttrice, la pi fedele alla Vita del Signore che celebriamo.
Il resto della Santa Scrittura si pone qui come "illustrazione" mirabile e
necessaria, sia come "Profezia" (l'A.T.), sia come "Adempimento apostolico" (il N.T.), con i Salmi quale preziosa corona dell'Orante gioiosa, la Chiesa.
Una parte grande del commento speso per le "Feste" con data fissa: del Signore, della Madre di Dio, degli Angeli, degli Apostoli, dei
Martiri, dei Gerarchi, dei Santi, della stessa Chiesa, dei defunti. Qui si
ha la "lettura tematica", ordinata secondo le occorrenze nei 12 Mesi.
Si tratta sempre di gemme rifulgenti, alcune delle quali hanno richiesto una lunga spiegazione. Perch il celebrato sempre il Signore Ges, nella memoria dell'immensa Nube di Testimoni (Ebr 12,1), tra i
quali Egli ama essere adorato con il Padre e con lo Spirito Santo (Sai
67,36).
Dove sembrato necessario, si sono inserite anche alcune "Note",
che precisano e talvolta identificano ulteriore materiale di riflessione,
anche in vista della mistagogia ai fedeli.
B) La catechesi mistagogica, sempre qui mirata, quasi connatural
mente si presenta cos nel quadro generale e ordinato della celebrazio
ne annuale della Chiesa. La celebrazione infatti gi nei Padri tale che
l'unico ambito che sistema ragionevolmente la mistagogia ai battez
zati. Quanto essi hanno ricevuto nell'iniziazione a cos grandi Misteri,
che debbono vivere, lo ritrovano con singolare puntualit nella celebra16

PREFAZIONE

zione: l'Incarnazione, la Vita e la Morte e la Resurrezione con il Dono


dello Spirito Santo e l'attesa della Venuta ultima del Signore, e la santit, e l'assimilazione al Padre nella misericordia, e l'amore di bont
per il prossimo, e l'attivarsi come "fanatici di buone opere" (Tit 2,14)...
La santa mistagogia della Chiesa non deve farsi distrarre troppo dall'eterno "problema del metodo" moderno, spesso risolto con elaborate invenzioni che cedono il passo ad altre invenzioni. La Chiesa ha da sempre il suo metodo santo di mistagogia, che deve per essere sempre di
nuovo conosciuto, ammirato, valutato, approfondito, amato, ed applicato. E questo : finalizzare ogni suo aspetto alla celebrazione del Signore Risorto, con la Grazia dello Spirito Santo. I Padri qui dicono: Noi
siamo e possediamo solo quanto celebriamo.
Su questo, nell'omelia e nella formazione del clero, dei monaci, dei
fedeli, si deve insistere senza pausa, e senza timore di apparire fuori del
tempo. Il tempo lo decidiamo noi, non ce lo dobbiamo far imporre e
cos subire da mode.
C) La lettura divina della Santa Scrittura, quotidiana, assidua, insi
stente, ma sul Testo stesso, stata tenuta presente quale scopo ineludi
bile, come si poteva con le nostre forze. Si presenta a noi infatti la santa
Trpeza, la Mensa unica dei divini Misteri della Scrittura e della cele
brazione della Chiesa. Si cercato cos di esporre, anche con numero
sissime ripetizioni, ritenute necessarie, e con rimandi il pi possibile
frequenti, i grandi contenuti per l'avvio alla "lettura divina" della Paro
la, il vero Pane Vivente disceso dal cielo. La quale lettura quotidiana,
anche breve secondo le possibilit, deve essere condotta sui Testi santi,
a preferenza di ogni altra "lettura spirituale", di autori per quanto pii e
buoni, specialmente "moderni" e di moda, che in genere non lasciano
traccia. I Testi sacri invece stanno gi in perennit per farsi incontrare
dai fedeli nella loro esistenza. Di questo sono state date articolate moti
vazioni.
Tali testi danno cos i contenuti per la contemplazione, non sporadica e vagante, ma riconcentrata sui divini Misteri, punto d'arrivo e di ripartenza dell'intera esistenza redenta e santificata.
D) II luogo dove la presente opera stata realizzata Roma, in Oc
cidente. Si perci pensato non poco che si potrebbe contribuire in
qualche modo alla conoscenza dell'Oriente cristiano, almeno per la
parte bizantina, che imponente, se il volume fosse diffuso anche nel
l'ambiente cattolico latino. E all'amore, quindi, per l'Oriente, che non
dobbiamo pi abbandonare.
L'augurio non velato, qui, che molto Clero con i suoi collaboratori
nella catechesi mistagogica e nella pastorale, e poi anche religiosi, reli17

PREFAZIONE

giose e laici, vi scoprano, o riscoprano, l'inesauribile Tesoro che viene


dalla Tradizione bizantina, sostanzialmente dai Padri, dalle grandi Sinodi ecumeniche e dalle Sinodi particolari, dai grandi e santi Monaci
ed Autori spirituali, dalla Liturgia divina. Ora, oltre gli immensi meriti,
del tutto commoventi, della fedelt incrollabile alla Chiesa dei Padri,
alla Chiesa indivisa, questa Tradizione ha ancora da impartire un intatto
grandioso magistero: della fede, conservata ma arricchita, di prima delle
orribili e rovinose divisioni che lacerano la cristianit. Il che significa
semplicemente che, per fortuna sua e nostra, l'Oriente si saputo
preservare immune dalle innumerevoli avventure ideologiche che hanno impoverito all'estremo le cristianit occidentali (oggi, sembra, via
via peggiorando): il nominalismo, il razionalismo, il pelagianesimo efficientista, il gioachinismo, 1'"iconoclasmo permanente" (G. Durand),
padri di tutti gli "-ismi" che aduggiano lo spirito degli uomini moderni.
E sembra che perfino grandi pensatori non abbiano compreso questo
gioco perverso.
Nella Tradizione bizantina i Lettori sensibili troveranno 1'"altro"
modo che si conviene di chiamare come legge ineluttabile della Chiesa
di Dio: "credere secondo quanto si celebra". Cos la vibrante contemplazione del "Mistero tremendo" nella consapevolezza della sua incomprensibilit e indicibilit; la ricchezza esuberante espressa
dall'"universo dei segni-simboli" tutti in uso sempre; la sublime mistagogia portata dai testi di composizione della Chiesa, che rileggono poeticamente il Mistero del Signore nella Santa Scrittura; la perfezione assoluta "greca"! dei modi e delle formule; e non ultimo, la testa
dei fedeli sempre alzata a contemplare cantando l'iconostasi che rivela
nelle sante icone il Mistero che si celebra "dentro", sulla santa Trpeza,
l'Altare dell'Evangelo e dei Misteri.
Per questo, dove era ritenuto necessario, si sono moltiplicate le spiegazioni, forse superflue per il Lettore orientale, ma di cui quello occidentale ha necessit per la migliore comprensione dei contenuti trattati.
Cos si sono spiegati punti di dottrina e di spiritualit, e anche di rubriche, per qualcuno forse nuovi e perfino "strani", ma sempre avvertendo
di questa caratteristica: poich tutti risalgono all'antica Tradizione, nessuno di essi non accettabile e non partecipabile da un cristiano che
voglia vivere la sua fede.
3. Un metodo
L'opera si presenta in due Parti visibilmente molto diseguali tra loro
per estensione.
A) Nella Parte I, in ben 9 Capitoli, si cercato di dare conto delle esigenze ineludibili che la celebrazione della Chiesa in quanto tale impone alla Santa Scrittura la quale per in un certo senso disposta pro18

PREFAZIONE

prio a questo, ed a questo invita! e subordinatamente ai testi di contorno composti dalla Chiesa.
Perci si propone una riflessione sulla teologia simbolica. Sulla funzione divinizzante della divina Parola. Sulla Scrittura quando assunta
nella Liturgia, e sul fatto che quest'ultima risponde alla Parola della
Resurrezione, e lungo l'intero Anno liturgico. Una speciale trattazione
dedicata all'omelia, che liturgia ed mistagogia. Infine si vedono
da vicino gli Evangeli in quanto riportano la Vita del Signore, si danno
i loro schemi particolareggiati, e si da qualche nozione strutturale delle
Letture nella Divina Liturgia bizantina.
In sostanza, si enucleano vere e proprie "leggi della celebrazione"
che comprendono i Tesori biblici, e da cui possibile fare un sommario:
a) Cristo Signore Risorto con lo Spirito Santo per la gloria del Padre e
per la nostra salvezza, sempre e comunque Centro, Principio e Fine;
b) non "si parte dalla Parola", bens si parte dal Signore sempre e co
munque. Qui non hanno pi senso le distinzioni di "cristologia dall'al
to" e "cristologia dal basso", separate solo dal nominalismo e dal razio
nalismo;
e) per precisare, si va incontro al Signore celebrando, ma qui Egli si
rende presente per la Potenza dello Spirito Santo nella sua Parola: nell'Evangelo, che rinvia all'A.T. e poi all'attuazione del N.T. Qui non vi
sono le "cristologie affrettate", cos temute dall'esegesi nominalista e
razionalista, ma vige la cristologia plenaria della Rivelazione divina,
dono alla fede autentica;
d) la celebrazione della Chiesa questo Incontro, composto di incontri
soprattutto domenicali, poi festivi e feriali. La Parola cos opportuna
mente assunta e disposta in ordine;
e) cos la celebrazione "colora" la Parola divina di infinite sfumature,
che solo questa "lettura normale" della Chiesa, la pi importante che la
Chiesa attui, sa trovare ed usare. L'esegesi non celebrativa non sa n
pu immaginare tanta ricchezza.
B) Nella Parte II si procede al commento seguito delle Domeniche e
delle Feste.
Il lavoro stato condotto sui Testi originali greci: i Settanta ed il
N.T. come sta nell'Evangeliario e neh" Apstolos usati dalla Chiesa bizantina; i testi liturgici dalle edizioni sia ortodosse, sia romane. Il Testo
biblico stato controllato quando serviva anche sulle edizioni "critiche" moderne. Dove era utile si tenuto conto degli studi specialistici,
in funzione della migliore comprensione dei contenuti.
Della Divina Liturgia sono state esaminate le parti principali dell'ufficiatura del giorno, e cos le Antifone, YEisodikn, i Tropari, YApstoli

PREFAZIONE

los con Prokimenon e Stichos, l'Evangelo con l'Alleluia, il Megalinario, il Koinnikn. Dove ricorrono, i canti che in alcune occasioni sostituiscono il Trisgion, il canto dopo la comunione dei fedeli, e YAplysis propria.
Almeno per alcune ricorrenze maggiori si dato riscontro pi o meno ampio alle Ore sante, tenendo conto che il contenuto effettivo di una
celebrazione andrebbe sempre considerato "da Vespro a Vespro", con
la Divina Liturgia al centro, e l'Evangelo al centro di questa.
Di necessit, i commenti si estendono di pi ai due contenuti biblici
principali della celebrazione, YApstolose l'Evangelo. Dove era necessario, o solo utile, sono stati indicati i modi dell'"applicazione" alla celebrazione del giorno, sempre sapiente, di una pericope biblica, o anche
dei Salmi. Di questi sembrato interessante indicare il "genere letterario" moderno, poich ne pu venire qualche orientamento nell'applicazione, sempre tenendo conto della variet estrema dei Salmi, ciascuno
di essi avendo una precisa funzione orante. E si nota come essi non siano mai stati usati a caso. In Appendice si offerta la tabella dei "generi
letterari" con le sigle, che il Lettore pu utilmente segnare accanto alla
numerazione dei singoli Salmi nel suo testo della Scrittura.
I termini greci ritenuti significanti, nonch quelli tecnici della cele
brazione, sono stati trascritti letteralmente, non tenendo conto della
pronuncia viva del greco. Quindi si trover Pentkostrion per Pendikostrion, Menala per Mirtea, Koinnikn per Kinonikn, e cos via.
Questo vuole permettere al Lettore (anche a quello che studi il greco
come "lingua classica", ossia morta), di avere un riscontro preciso sia
sui testi, sia sul vocabolario.
IItipo di esegesi che si offre qui, non risulta da un tendenza di scuo
la. La Parte I ne da ampie e motivate giustificazioni. Essa ha la caratte
ristica di tendere al vissuto di fede. Non criticabile come "primitiva"
o "precritica", n vagamente "spiritualista". Convive con altre forme
di studio dei testi, che anzi suppone, ma queste tendono piuttosto all'in
telligenza esterna, sono "storielle", ossia riferiscono come stanno le
questioni, senza prendere posizione (almeno in via di principio). Il
commento liturgico delle Sante Scritture come Libro in pacifico pos
sesso del credente, non si pone contro altre forme di studio, preoccupa
to com' di condurre al vissuto cristiano, alla gioia di viverlo, che la
prima preoccupazione della divina Rivelazione (cf. 1 Gv 1,1-4).
In questo si deve annotare che un occhio stato tenuto sempre alla
Gerusalemme del "secolo d'oro", sec. 4-5, che fu il grande crogiolo
della formazione della Liturgia, modello insuperato per tutte le Chiese,
anche dell'Occidente lontano. E qualche rara volta si sono citate anche
altre Liturgie orientali. E si tenuto conto, sia pure con ogni discrezione, delle particolarit locali, che segnano pur sempre un arricchimento.
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PREFAZIONE

4. Una visuale
Della celebrazione della Chiesa Orante, la visuale fa guardare al fine
duplice: anzitutto, alla gloria del Padre mediante il Figlio nello Spirito
Santo. E per s questo gi basta. Ma per il Gratuito divino che opera
sempre per sovrabbondanza, questo fine porta sempre alla santit ed alla divinizzazione degli uomini fedeli.
La predicazione della Chiesa raggiunge la sua efficacia quando presenta questo duplice fine da vivere a tutti i fedeli.
5. Con gratitudine
Commossa, inesprimibile gratitudine l'autore deve manifestare anzitutto all'Augustissima Persona dell'infinitamente Diletto dal Signore,
Sua Santit il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I di Costantinopoli, per
la sua desideratissima ed intensa Epistola, qui pubblicata al luogo d'onore, in apertura, insieme e dopo le sante Icone. Con espressioni di carit realmente di Paternit, la Sua Santit ha voluto significare che,
comprendendone l'intenzione, il presente lavoro offerto anche come
caparra d'amore "per la stima e la dilezione reciproche" che debbono
regnare "tra le nostre Chiese". Proprio "come era nei voti" dell'autore.
Le eulogiai Patriarcali sono la pi ambita gratificazione. E in un certo
senso corrispondono alla silenziosa, quotidiana preghiera, ektens, e,
come prescrive l'Apostolo, adialipts, che l'autore da sempre rivolge
al Padre di ogni paterit, e di ogni tenerezza, per la Persona amatissima
del Patriarca Ecumenico, per il suo Ufficio santissimo e difficile, e per
quanto, in modo quasi non immaginabile, Egli e rappresenta dalla sua
Sede Apostolica di Andrea per la Chiesa di Dio ieri come oggi e sempre. Kyrie, phylatte Autri eispolla t\
Per l'immediata, cordiale, totale e mirabile comprensione dello scopo teologico, spirituale e pastorale dell'opera presente, per il suo efficace intervento mediatorio presso il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli al fine di ottenere un'Eulogia, la benedizione autorevolissima di
quell'Altissima Autorit, l'autore esprime intensa gratitudine a S.E.
Mons. Pierre Duprey, Segretario del Consiglio per la Promozione dell'Unit dei cristiani, a cui legato da tanti lustri di oscura ma sincera
collaborazione di consultore: il Signore benedica lui, e la nostra unit
di intenti. Altrettanto va espresso a Mons. Elefterio F. Fortino, Sottosegretario di quel Segretariato, per la lunga amicizia e collaborazione anche in iniziative spirituali.
Doveroso qui il pensiero grato a S.Em. il Sig. Card. Carlo Maria
Martini, Arcivescovo della prestigiosa Arcidiocesi milanese, portatrice
del "segno" grande e glorioso del Rito ambrosiano. L'autore lo aveva
avuto come illuminato Rettore durante i suoi studi biblici. Va anche
ammirato il giudizio sicuro sul tipo del presente lavoro, umile e forse
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PREFAZIONE

utile ponte di amore e di stima e di desiderio verso l'Oriente cristano


fedele. Il suo pronto intervento, anche finanziario, mostra ancora una
volta il senso spirituale delle "collette" che l'Apostolo Paolo indiceva
per la comunione tra le Chiese (cf. 2 Cor 8,1 - 9,15), che la "cattolicit della Chiesa" a cui siamo severamente richiamati (cf. LG 13; UR
17). Il Signore Unico, l'infinitamente ricco Donante di Doni perfetti,
benedica largamente la Persona e l'opera di S. Eminenza, ed in lui l'intero suo gregge santo.
L'autore qui sente il dovere di dichiarare con cuore grato la sua riconoscenza al mai dimenticato suo Rettore Magnifico della Pontificia
Universit Urbaniana, Mons. Salvatore Garofalo, illustre biblista, da
cui stato cooptato alla difficile milizia dell'insegnamento in tempi ingrati dopo avere collaborate all'ardua impresa del "Dizionario del Concilio Ecumenico Vaticano II" (anni 1967-1969). stata una fortuna
avere avuto come guida ed impulsore una cos rilevante personalit
della Chiesa, e di aver goduto della sua fiducia ed amicizia. Il Signore
lo ricambi per tutto il bene che ha diffuso largamente, con zelo "romano" e con umanit "partenopea", in tanti anni di assiduo impegno accademico, spirituale ed ecclesiale, e per le sue esimie, numerose e pregiate
opere.
Con il successivo Rettore Magnifico, P. Pietro Chiocchetta, Comboniano, da memorare qui con cuore gratissimo, l'autore vincolato da debiti inestinguibili e da interessi spirituali. Carisma di governo perfetto,
conduzione accademica modello, docenza chiarissima sulla storia della
Chiesa antica e moderna, opere di mole e di pregio destinate a restare: di
lui, la materia per noi da ammirare. Insieme con la sua squisita preferenza per i Padri, considerando sempre al centro della spiritualit cristiana
la thsis, la divinizzazione, sulla quale ha scritto pagine essenziali a
partire dai Padri orientali. Giustino, Ireneo, Clemente d'Alessandria,
Origene, Atanasio, Giovanni Crisostomo. Altro si spera che ancora doni.
Non pu qui mancare una menzione per l'amico caro, l'Archimandrita
P. Nikola Antiba, monaco basiliano aleppino di Sarba-Junieh (Libano),
dalla cui esperienza monastica biblica e liturgica sono venuti molti ed
importanti suggerimenti, la cui simpatica partecipazione stata preziosamente accolta. A lui un memore grazie, anche per il probabile impegno di una traduzione di questo lavoro in arabo; si prevedono del resto
varie altre traduzioni, tra le quali in slavo.
Un pensiero reverente vada qui alla figura buona di Paps Damiano
Corno atonia he mnm auto , del Clero dell'Eparchia di Piana
degli Albanesi, gi Direttore della Rivista eparchiale Oriente Cristiano,
autore di numerosi volumi ed opuscoli sulla Liturgia bizantina, infaticabile operatore, fino all'ultimo respiro, nello straordinario amore alla sua
Eparchia, alla sua storia, tradizione e cultura, soprattutto al Rito dei Pa22

PREFAZIONE

dri, quello bizantino greco. Con lui era sorta la condivisione di progetti,
di speranze e di difficolt non poche: in campo liturgico, spirituale, ecumenico, pubblicistico. La collaborazione con scritti fu con lui feconda, e
per non poca parte egli stava dietro la realizzazione della presente opera.
Di certo, dopo tante sofferenze, dal "Luogo della Luce, Luogo verdeggiante, Luogo del refrigerio", "nelle tende dei Giusti", egli benedice l'opera ed il suo uso, secondo i suoi lunghi desideri.
Una memoria grata va anche all'Archimandrita Teodoro Minisci,
Igumeno di Grottaferrata, con cui erano proseguiti proficui contatti, e le
cui speranze oggi nel suo sacro Monastero si realizzano nella visuale di
un auspicato rinnovamento, a cui deve andare ogni possibile aiuto e collaborazione. Il monachesimo nei secoli stato il segno fecondo della vita spirituale. Per s la Chiesa dall'origine ha una "struttura monastica",
sulla quale si dovrebbe riflettere di pi e meglio, per il bene comune.
Un grazie sentito vada all'Archierus Paps Vincenzo Matrangolo,
Parroco di Acquaformosa dell'Eparchia di Lungro, singolare operatore
di carit con la sua opera sociale "Preventorio giovanile" che assiste oltre 150 bambini e ragazzi, vero miracolo della divina Provvidenza. Con
lui fitti colloqui per anni avevano per oggetto la teologia e la spiritualit
bizantine. Un grazie anche per la sua pregiata monografia "La venerazione a Maria nella Tradizione della Chiesa bizantina - Fondamenti teologici" (1991), una vera miniera di tesori posta a disposizione per una
migliore e pi ampia conoscenza delle fonti di prima mano.
L'autore non pu dimenticare qui i numerosissimi, e tutti cari, discepoli orientali delle varie Chiese, nei decenni di insegnamento nella sua
Universit, con le loro sofferenze spesso al limite dell'umano, le loro
necessit di recupero autentico delle loro Tradizioni, i loro desideri. Almeno per quelli della Tradizione bizantina, la presente opera, sia pure in
parte, quanto si attendevano per un possibile aiuto.
Tra questi, in modo del tutto particolare, va menzionato il Rev. Dimosthnis Dimosthnous, della Chiesa Ortodossa di Cipro, futuro laureando per la moderazione dell'autore, per il quale il presente lavoro
anche pegno di desiderabili, future collaborazioni per la sua Santissima
Chiesa, alla quale va un devoto omaggio.
Ancora un pensiero grato va al fraterno amico Gian Filippo Belardo,
Redattore della prestigiosa "pagina letteraria" dell'"Osservatore Romano", nella condivisione dei medesimi sentimenti d'amore per l'Oriente
cristiano fedele, e dell'annosa, fruttuosa collaborazione per farlo conoscere negli ambienti cattolici.
Insieme, un grazie al Prof. Paps Dimitri Salachas, canonista ed ecumenista, per i fattivi suggerimenti, e per l'intenso cooperare alla conoscenza reciproca con i fratelli dell'Oriente.
All'ausilio sempre sollecito, allegro e giovanile dei due nipoti del23

l'autore, Tommaso jr. e Paolo Federici, che sul campo e fuori hanno disinvoltamente risolto diversi
problemi tecnici abbastanza ostativi, mai spaventati per la mole crescente del lavoro, va un
affettuoso e parentale grazie.
L'opera stata condotta dall'autore non senza molto phbos Mi tr-mos. Consapevole di entrare
in un santuario, amato con ammirazione commossa, egli ha lavorato non kat hyperorian, bens
kat tapeino-phrosynn, e sempre pregando.
Il pensiero stato costantemente rivolto alle "santissime e venerabilissime Chiese Orientali"
(Paolo VI). In specie, ovvio, alle Chiese della Tradizione Ortodossa, con particolare riguardo alla
nobile Chiesa della Grecita. E qui non si tratta di non richiesta captatio benevolentiae. Un cuore
cristiano vivo non pu, non deve dimenticare i torti irreparabili che la cristianit occidentale ha
inferto a quei fratelli, almeno dal sec. 9 avversata sul piano dottrinale e politico, nel sec. 13 sul
piano militare con l'ignobile "IV Crociata" (1204-1270); quindi ricattata e infine abbandonata alla
catastrofe della conquista veneziana-turca (1453). Solo Enea Silvio Piccolomini, poi Papa Pio II,
scrisse il suo "Pianto" su questo crollo fatale, che l'Occidente non sembra abbia ancora valutato.
L'autore vuole esprimere qui in modo semplice ma forte il suo immenso amore per l'Ortodossia.
E qui vuole significare anche un pensiero fraterno agli amici Greci, in specie nelle persone dei
Colleghi Ioannis Mikhail Hadjifotis di Atene, e Ioannis Fundulis di Tessalonica, in intenti e
sentimenti comuni.
Il Signore, sempre ricco verso chi Lo invoca, benedica i Promotori di questo lavoro, e tutti i
Lettori.
A Colui che pu confermarci secondo l'Evangelo e la predicazione di Ges Cristo, secondo la
rivelazione del Mistero taciuto nei secoli eterni, ma adesso manifestato mediante le Scritture
profetiche secondo il Decreto dell'Eterno Dio fatto conoscere per l'obbedienza della fede in tutte
le nazioni all'Unico Sapiente Dio mediante Ges Cristo nello Spirito Santo, a Lui la gloria per i
secoli dei secoli. Amen.
Roma, 15 ottobre 1995, Domenica dei SS. Padri della VII Sinodo Ecumenica di Nicea (a. 787).
TommasoFederici
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