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PARTE II

COMMENTO ALLE LETTURE


DELLA
DIVINA LITURGIA

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A suo luogo si daranno i validi motivi per cui il commento seguito


alle Letture bibliche ed alle parti eucologiche della Divina Liturgia deve
trarre il suo inizio dall'antica Vigilia della Resurrezione, in pratica dal
Vespro del Sabato santo e grande.
Si proceder poi ordinatamente attraverso il Pentkostdrion charmsynon e la Parakltik, fino a ritrovare il Tridion. Il termine di saldatura
di questo primo percorso sar cos il Venerd delle Passioni del Signore. l'antico "Corso delle Domeniche", nelle sue molteplici organizzazioni.
H secondo percorso quello delle Feste con data fissa, dal 1 Settembre dell'Indizione al 31 Agosto. Si dovuto qui operare una scelta
che, almeno comprendendo tutte le grandi Feste, guardasse a molti dei
Santi pi venerati. H lettore interessato e conoscitore, potr sempre supplire per altri Santi applicando il Comune delle varie divisioni che la
Chiesa ha apportato per fare ordine dentro un vero universo senza fine.

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A.
IL PERIODO
DEL
PENTKOSTRION CHARMSYNON

IL SABATO SANTO E GRANDE


A stretto rigore delle attuali rubriche, per s il Sabato santo e grande
abbraccia Yrthros, culminante con la mesta pericope di Mt 27,62-66,
che riporta la sigillazione del sepolcro del Signore ivi deposto, e il Vespro seguito dalla Liturgia di S. Basilio. Quest'ultima solenne celebrazione chiude il Periodo del Tridion.
Tuttavia qui si tiene conto della visuale teologica, che riporta al fatto
antico: la grande Veglia della Resurrezione precisamente cominciava
con il Vespro la sera del medesimo Sabato, e proseguiva con la Liturgia
pi antica, di S. Basilio, dentro la quale si celebrava l'iniziazione battesimale dei catecumeni. Poi si procedeva alla grande ufficiatura della
Notte della Resurrezione, che culminava con la Liturgia di S. Giovanni
Crisostomo.
Attualmente, quest'ultima grande ufficiatura apre il Periodo del
Pentkostrion, chiamato charmsynon, lieto, il tempo della "gioia della Resurrezione" che porta al Dono inconsumabile dello Spirito Santo.
sembrato bene dunque di connettere il vero inizio della Vigilia con
il Pentkostrion, di cui teologicamente e celebrativamente parte integrante e necessaria.
INTRODUZIONE
II testo proprio della divina Resurrezione del Signore Ges da uno
dei 4 Evangeli proclamato, nell'intero Anno liturgico e nel complesso
dei Divini Misteri, solo questo mirabile e indicibile Giorno grande.
Il medesimo fatto si riscontra negli altri Riti dell'Oriente, come anche in quello romano. Esso deve essere annotato con cura.
Infatti il principale testo delle Sante Scritture quello che narra della Resurrezione del Signore. Esso come la "testa" che ricapitola, ossia
rende organismo vivente il resto del "corpo", le Sante Scritture. Alle
quali anzitutto rimanda come a fatti storici incontrovertibili, nella duplice coerenza, dell'A.T. come totalit salvifica che corre verso la Resurrezione del Messia divino d'Israele, e la postula come suo culmine e
realizzazione plenaria; e del N.T., ossia la Vita storica del Signore tra
gli uomini e il resto delle "memorie degli Apostoli" (dunque, VApstolos, ossia il corpo delle epistole, gli Atti e YApocalisse, anche se quest'ultima non si legge nelle Liturgia bizantina), quali narrazione dell'esperienza vivente di quelli che con il Signore "mangiarono e bevvero"
(cf. qui At 1,4; 1,22; 10,41) con Lui, o che da Lui furono chiamati e rapiti e "messi da parte", in una parola, Paolo (cf. Rom 1,1).
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COMMENTO - IL PENTKOSTRION

La Resurrezione sola infatti da significato e coerenza ai fatti storici


della divina salvezza, secondo il divino imperscrutabile Disegno. Senza
la Resurrezione, quei fatti, quel Disegno sarebbero privi i primi di significato, il secondo del suo scopo finale.
Cos d'altra parte, con realismo impressionante, la Resurrezione
"il Tutto" della divina Rivelazione. In modo tale che mentre comprende, riassume, condensa tutte e singole le "Parti", anche quelle in apparenza secondarie e come inlnfluenti ai fini della salvezza (e per gi gli
antichi saggi che erano i rabbini affermavano che nella Santa Scrittura
ogni minima parola ha un senso, ovviamente da ricercare con amore e
pazienza), vuole anche manifestarsi in esse, in ciascuna di esse. S che
"le Parti" a loro volta annuncino "il Tutto", lo preparino (A.T.), ne mostrino l'infinita efficacia (il N.T.). Lo circondino, insomma, come una
preziosa corona che da risalto alla Gemma principale. Lo illustrino, ne
spieghino l'ineludibile necessit per noi, ma gi per lo stesso Signore
Ges Cristo.
Che queste parole non siano poesia, sta a dimostrarlo coerentemente
l'intero N.T. che rilegge per intero ed a fondo l'A.T., ponendosi cos
come corpo unitario. E se si vuole un testo esemplare, si pu ricorrere
all'Apostolo delle nazioni, quando grida con tutto il suo impeto profetico sapienziale e pastorale: "Se Cristo non fosse stato risvegliato (dai
morti), vana la predicazione di noi (Apostoli), e vana altres la fede
di voi (i pagani convertiti) ! " (1 Cor 15,14). E prosegue: "Ora, per,
Cristo fu risvegliato dai morti, Primizia dei dormienti!" (v. 20).
Nessun altro evento della Vita storica del Signore fu determinante
come la Resurrezione. La stessa Croce santa e vivificante riceve tutto il
suo significato solo dalla Resurrezione. Cos l'Incarnazione dalla Sempre vergine Theotkos. Cos la lunga vicenda dell'A.T, il cui centro
l'esodo dall'Egitto; cos la creazione. Cos l'intera vita della Chiesa,
dalla Pentecoste alla "seconda e terribile Presenza (Parnasia)", o Venuta finale.
Nella successiva spiegazione, viene da annotare che la Resurrezione
da senso e coerenza alla vita cristiana redenta santificata consacrata,
spinta cos verso la divinizzazione che la "resurrezione comune". La
Chiesa l'Icona nuziale dello Sposo divino, destinata per totalit alla
divinizzazione della resurrezione. Ogni uomo creato "ad immagine e
somiglianz" di Dio, sfigurata bens dal peccato, ma recuperata per intero da Cristo Risorto, l'Icona perfetta del Padre nello Spirito Santo (cf.
Col 1,15-20; Rom 8,28-30; 2 Cor 3,18 - 4,6).
In tutto questo sfolgora insieme la Bont infinita del Padre che tutto
dispose nella sua indicibile e incomprensibile Sapienza, e l'onnipotente
cooperazione dello Spirito Santo. Poich Cristo resuscit ad opera dello
Spirito della Vita (cf. At 2,32-33), come nello Spirito eterno si offr
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IL SABATO SANTO E GRANDE

immacolato al Padre suo (cf. Ebr 9,14). Infatti "dallo Spirito Santo e
dalla Vergine Maria" fu concepito e nacque (Mt 1,18-25; Le 1,26-38).
Dallo Spirito Santo fu battezzato e consacrato per la missione messianica (Mt 3,13-17, e paralleli). Nello Spirito Santo che lo "unse" di consacrazione regale profetica sacerdotale nuziale "pass come Re benefattore" (At 10,38), annunciando l'Evangelo della grazia e attuando le
opere del Regno, e dando culto al Padre.
La Resurrezione e lo Spirito Santo poi danno senso e coerenza alla
stessa manifestazione principale della Chiesa al mondo, l'annuncio
missionario, le "opere del Regno", la santa Liturgia, proseguendo cos
con lo Spirito Santo l'opera del Signore Ges Cristo.
Si deve infatti considerare che la Chiesa ed i suoi figli, che in fondo
sono "la Madre a se stessi", "Madre sempre nel parto" doloroso (i Padri), esistono in questa esclusiva condizione: dopo la Resurrezione, a
causa della Resurrezione , a partire dalla Resurrezione come proprio si trova l'evento della Pentecoste che la Chiesa fond nel Fuoco
dello Spirito Santo.
Ma allora, la santa Liturgia dopo, a causa, a partire dalla Resurrezione non altro che "il Tutto" che nelle sue singole "parti" non pu
celebrare altro se non Cristo Signore Risorto che si fa presente con lo
Spirito Santo in tutto il suo Evento, e solo cos innalza la santa assemblea dei fedeli "qui oggi per loro" all'adorazione unica, con unico amore, del Padre, e nel Padre all'adorazione indivisibile del Figlio e dello
Spirito Santo Triade monadica, Monade Triadica, il Signore Unico
dell'A.T. (Dt 6,4-6) da amare con tutta l'esistenza, il medesimo Signore
Unico che Cristo severamente ripresenta nel N.T. (Mt 22,34-40, e par.).
Ora, la Liturgia della Chiesa consiste e si rappresenta in esclusivit
nei suoi tre contenuti compattamente coerenti: i Misteri (sacramenti),
con i Divini Misteri al centro; l'Anno della grazia detto "liturgico"; le
Ore sante della lode.
I Divini Misteri celebrano Cristo Risorto. Baster qui ricordare la
"monotonia magnifica" (Romano Guardini) della santa Liturgia, per
cui ogni celebrazione dei Misteri proclama nell'Anamnesi storica sacrificale offertoriale: "Memori dunque di questo salvifico precetto, e di
tutti i fatti avvenuti per noi: della Croce, della Tomba, della triduana
Resurrezione, dell'Ascesa ai cieli, dell'Intronizzazione alla Destra, della
seconda e gloriosa Parousia di nuovo, quanto tuo da quanto tuo a Te
offriamo secondo tutto e per tutto" (Anafora di S. Giovanni Cristostomo).
I Misteri altri, di istituzione divina: l'iniziazione nello Spirito Santo,
l'ordinazione sacra, il santo matrimonio, il rito dei confessanti, l'Olio
della preghiera sono in funzione della Resurrezione.
L'Anno liturgico il "ciclo" simbolico ma in linea continua e irresi295

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

stibile formata dalle Domeniche e dunque dall'Evangelo che sempre


"di Resurrezione". Altri dati saranno esposti lungo la trattazione.
Le Ore sante, in specie il Vespro e le Lodi (le Ore antiche ed originarie, organizzate per il popolo con il suo Vescovo e il suo clero), celebrano Cristo Risorto "Luce gioiosa della santa Gloria" manifestatosi tale
nella Resurrezione. Anzi, le Ore per i Padri e per la sana ragione,
solo che vi si riflettesse e si prendessero le misure severe per celebrarle
con il popolo quotidianamente sono l'ottimo, ossia il principale
mezzo per distribuire largamente lungo la settimana la Grazia dello
Spirito Santo che ha come fonte la santa Liturgia domenicale, dunque
Liturgia di Resurrezione.
Per questo i santi Padri teofori cos insistentemente proclamavano e
spiegavano: "Noi siamo e possediamo solo quanto celebriamo".
Ed ancora una volta si ricondotti alla Parola della Resurrezione.
Essa il fatto principale della vita della Chiesa. la Fonte divina
inesauribile dell'intera Grazia dello Spirito Santo: Gv 6,63. Avendo come centro la Resurrezione, riportando di continuo alla Resurrezione, tale Parola si pu definire in due modi:
a) la Parola della Resurrezione propriamente sono le 4 pericope dei 4
Evangeli che narrano quell'Evento centrale. Essa si proclama solo nel
Sabato santo e grande, per s, ed inoltre al divino Ufficio del Mattutino
con scadenza domenicale;
b) la Parola di Resurrezione (anche se la distinzione sottile) quella
"quotidiana", ossia parla ai fedeli ogni volta che si celebrano i Divini
Misteri, gli altri Misteri e le Ore, riportando sempre a celebrare comun
que Cristo Risorto "dopo a causa a partire dalla Resurrezione".
la distinzione necessaria, forse non accettata da tutti, tra "il Tutto"
e "le Parti", come descritta poco sopra.
Questo porta a considerare sotto luce illuminante la presente celebrazione del Sabato santo e grande. E a ripetere fatti normali, per
spesso dimenticati.
Non esiste "festa" cristiana grande come la Domenica, che "il Tutto" della celebrazione. Le altre "feste" sono infatti solo bench mirabile sempre l'accentuazione di episodi della Vita del Signore, che
la Chiesa nei secoli scelse sapientemente secondo la legge aurea della
"selezione per accentuazione", e dispose per formare la memoria atta a
celebrare il suo Signore Risorto.
Cos il N.T. conosce solo la kyriak Hmra, il Giorno signoriale,
dove Kyrios, Signore, il principle titolo divino di Cristo Risorto. Si
pu vedere in testi come 1 Cor 16,2; At 20,7; Ap 1,10 (in ordine crono296

IL SABATO SANTO E GRANDE

logico presuntivo, circa dal 57 al 96 d.C). Il fatto contrastava visibilmente con l'esuberante sistema festale ebraico: il sabato, celebrazione
principale tra tutte; Pasqua, Pentecoste, Capodanno, Espiazione, Capanne, Dedicazione del tempio, Sorti, erano le "feste", tra cui eccelleva
quella delle Capanne, oltre "giorni segnalati" (si veda l'antichissimo
calendario festale di Lev 23). Il fatto che la fede apostolica del N.T.
ormai aveva lo sguardo concentrato sul "Tutto" della salvezza, Cristo
Risorto con l'intero suo evento, come si disse, e dunque sul "suo"
Giorno, "il Primo della settimana", la Domenica in cui Egli era stato
resuscitato dal Padre con l'onnipotenza dello Spirito Santo.
Nel N.T. alla Domenica si leggevano le Scritture durante la celebrazione comunitaria del Signore Risorto, in un certo senso proseguendo
l'uso ebraico sabbatico, con il suo ricco ciclo di letture della Legge e
dei Profeti. Si vedano Le 4,16-21, e 1 Cor 14. Ma si leggevano insieme
anche i nuovi testi, scritti adesso dagli Apostoli o da personaggi che vivevano con essi, ad esempio le epistole paoline, secondo le esplicite
raccomandazione di Paolo. Vedi qui Col 4,16: "E quando sia letta (anaginsk) presso voi l'epistola, fate s che anche nella Chiesa dei Laodicesi sia letta (anaginsk)". Ges stesso nella sinagoga di Nazaret di
sabato si era levato "per leggere (anaginsk)" il Profeta (cf. Le 4,16c,
e i vv. 16-21). Il verbo anagi(g)nsk era infatti il verbo tecnico della
proclamazione delle Sante Scritture, e andgnsma la "lettura" stessa,
verbi che restano ancora nella Liturgia bizantina greca. Cos in Ap 1,1-3,
che forma il denso prologo del libro, formulato lo splendido makarisms, la beatitudine per ho anaginskn, il "lettore" delle Scritture,
che adesso per il libro dell'Apocalisse di Giovanni, e per hoi
akoontes, gli ascoltatori (v. 3): poich quanto "letto" insieme
Apoklypsis, Rivelazione, Martyria Iso Christo, Testimonianza
(propria) di Ges Cristo, e Prophtia, Profezia. In una parola cos
definita l'essenza della Parola divina.
"Le parti" del Mistero indivisibile di Cristo cominciano ad essere
evidenziate dalle Chiese dopo il N.T. Verso il 120 in Egitto si celebra la
Teofania del Battesimo. Verso il 160-170 in Asia Minore comunit "entusiaste" scorporano il Mistero, celebrando al venerd la Passione, ma
adesso una volta l'anno. Verso il sec. 3 si prepara la celebrazione annuale della "Pasqua", linguaggio sconosciuto al N.T, con una "quarantena", la Quaresima, penitenziale e preparatoria. Nel sec. 4, con centro
in Gerusalemme, si delinea un sistema: oltre le date adesso riferite, si
celebra la Pentecoste e l'Ascensione 50 giorni dopo la Pasqua. Vengono
in questione date prestigiose: il 14 settembre la S. Croce; insieme, il 2
febbraio, la Hypapant; il 25 marzo, VEuaggelisms dell'Angelo a
Maria Vergine; da Roma si celebra la data, che ha tutta la certezza, secondo studi recenti ed inoppugnabili, di essere "storica", del 25 dicem297

COMMENTO - IL PENTEKOSTAR1ON

bre. La Settimana grande arricchita di riti fastosi. Ancora non esiste il


"culto" dei Santi, se non la "memoria" degli Apostoli, dei Martiri gloriosi, dei Vescovi della Chiesa locale. Nell'8 secolo si celebra la Trasfigurazione (sotto il segno del 40: circa 28 giugno, trasfigurazione di
Mos, Es 34; 40 giorni dopo, il 6 agosto, la Trasfigurazione del Signore; 40 giorni dopo la S. Croce al 14 di settembre). L'Anno liturgico praticamente delineato.
Grande preoccupazione dei Padri fu sempre "salvare la Domenica",
venerata come "il Giorno", vera spina dorsale dell'Anno liturgico, per
cui ogni "festa", nell'anamnesi continua del Signore Risorto, , come si
accennato, sempre e comunque di colore "domenicale".
A Gerusalemme, nel cuore del sec. 4, si era cominciato anche il "sistema progressivo delle Letture" bibliche. Prima, ed ancora per molti
decenni, le Letture erano scelte volta per volta dal Vescovo celebrante e
unico predicatore (il clero non poteva predicare nella Liturgia). Adesso
le feste ordinate provocano letture ordinate, lungo un ciclo. Sorgono
cos i primi Lezionari (conservati nel Lezionario armeno del 5 secolo
e nel Kanonrion georgiano del 6 secolo, che riportano abbastanza fedelmente il Lezionario Gerosolimitano, ben visibile ancora a tratti nel
Lezionario bizantino, in specie per le grandi feste). Il sistema delle Letture comprendeva una sapiente disposizione, di cui si gi trattato.
Il Sabato santo e grande ha un'ufficiatura complessa, strutturata come u Vespro solenne, una grande Liturgia della Parola; a questo punto
in antico si procedeva al rito dell'iniziazione cristiana, di cui esiste un
evidente segno. Infatti subito comincia la Liturgia di S. Basilio, con le
sue particolarit, di cui quella iniziale che invece del Trisdgion si canta
Hsoi eis Christn.
Era questa l'antica Vigilia della Resurrezione, il cui segno residuo
precisamente la proclamazione dell'Evangelo della Resurrezione (Mt
28, 1-20).
La ricchezza trabordante di questa celebrazione occupa quindi largo
spazio quando si voglia darne una spiegazione sufficiente
LA LITURGIA DEL SABATO SANTO E GRANDE I. IL VESPRO
Oggi, e da molti secoli, uso di cominciare la celebrazione verso le
10 della mattina del Sabato. In antico invece, e pi naturalmente, in
modo da procedere ad una vera "vigilia", si cominciava dopo le 17 del
pomeriggio, tenendo conto che fino al sec. 6 avanzato si avevano nu298

IL SABATO SANTO E GRANDE

merosissimi battesimi con la confermazione, il che prolungava l'ufficiatura, con la Divina Liturgia, fino a tarda notte.
1.IlPhs hilarn
II Vespro quello normale del sabato che introduce gi alla Domenica.
Al Phs hilarn, inno di risalente antichit, gi citato da S. Basilio
(si attribuisce a S. Atenogene Vescovo e Martire in Atene, sec. 2), va
annotato il simbolismo della luce, questo giorno particolarmente significante. Infatti biblicamente "luce" "vita", come tenebra morte; luce
giovent nuova, come tenebra vecchiaia decrepita. Anche se il vecchio giorno muore, resta alta per noi la Luce increata del Verbo, che
Cristo stesso (cf. Gv 8,12; 1,1-4), manifestatasi definitivamente con la
Resurrezione. "Luce gioiosa" che procede dal Padre immortale che
anche Gloria santa, Celeste, Santo, Beato. Mentre il sole terreno tramonta, i fedeli contemplano la Luce vespertina che insieme la Luce
dell'Oriente che sta alta sulla creazione, dunque Luce che non conosce
declino e tramonto. Perci i fedeli inneggiano al Padre e al Figlio e allo
Spirito Santo, adorazione unica al Dio Unico, il solo che degno di essere inneggiato da voci sante e fedeli, e dal cosmo intero, rivolgendosi
poi al Figlio di Dio che risorgendo dona la Vita eterna, come glorificato in eterno.
L'applicazione della Resurrezione ovvia e letterale, poich noi conosciamo amiamo adoriamo Cristo Signore per tutto quello che "dopo a causa a partire dalla Resurrezione".
2. Il Fuoco nuovo
Anche se non si usa pi (se non localmente), in questo Vespro si
procedeva dopo il Phs hilarn ad accendere il Fuoco nuovo. Ora,
Fuoco anche Luce, il segno della distruzione del vecchio e l'inizio
gioioso della creazione nuova, purificazione e trasformazione. perci anche uno dei simboli maggiori dello Spirito Santo. Per il significato complesso, si rinvia al commento della celebrazione di Pentecoste.
3. "Venite, prendete la luce"
Era uso, fatto il fuoco, accendere da esso il grande cero, da cui tutti i
presenti attingevano la scintilla per le loro candele. Tale rito ha un significato speciale nel prosieguo della Vigilia, ossia con l'Ufficio del
Mattino. Ma in antico il senso era ancora pi chiaro. Il celebrante canta
l'invitatorio: "Venite a prendere luce dall'intramontabile Luce, e glorificate Cristo, il Risorto dai morti". Ora, quando i fedeli hanno acceso le
loro candele, si realizza quanto si canta ogni Domenica e festa nella
"Dossologia grande":
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COMMENTO - IL PENTKOSTARION

Poich presso Te la Fonte della Luce,


nella Luce tua noi vedremo la Luce (Sai 35,10),
alla Luce di Cristo la Scrittura Santa che adesso si proclama Luce per
i nostri passi (Sai 118,105), Luce fedele che divinamente, se accettata,
non abbandona pi gli "illuminati" (phtisthntes, phtizmenoi), i battezzati. Non solo, la stessa introduzione totale ai Divini Misteri acclamata cos: "Idomen t Phs t althinn" per quasi tutto l'anno (questo
Sabato, in altro modo): "Vedemmo la Luce veridica".
E infine, il Vespro come tale la "lode della Luce" della Resurrezione, oggi e sempre.
4. La Liturgia delle Letture bibliche
Non deve meravigliare il lettore moderno l'uso antico di Letture numerose. Al Cap. 4, sopra, si spiegato il sistema del Lezionario antico,
con le Letture "testa di serie" accompagnate dalla loro serie (di sei, sette
e pi ciascuna). Il Rito bizantino ha qui 15 Letture dell'A.T. invalso
peraltro, per la "leggfedel ii^iffl1lSSi<^,c1iulrfe(qtfes0jsgMg &%*&=
le, ossia la la, la4ae 15a.
ce della superficialit e dell'impazienza, tuttavia dovrebbero prevalere
la teologia e la pastorale: il popolo santo quasi solo oggi ha la possibilit
di ascoltare l'A.T., e non ne dovrebbe essere privato. Il criterio della
brevit e della semplificazione pessima norma, ed arbitraria, e mostra
una buona dose di pelagianesimo (efficientismo sbrigativo) e di sfiducia
nella Parola e nel popolo che ha il diritto inalienabile di ascoltarla.
Le 15 letture si distinguono chiaramente come storielle e profetiche.
Oggi manca la serie sapienziale.
Per completezza, si da qui una breve presentazione del complesso
delle 15 Letture, ricordando ancora che l'A.T. nella Liturgia bizantina
torna nelle "grandi Ore" delle feste principali.
1 ) Gen 1,1-13, Lettura storica
letta la divina creazione fino al 3 giorno compreso. Di particolare
interesse qui considerare che Dio crea tutto con la Parola, con la Sapienza ("in principio Dio cre", in realt significa: "Con il suo Principio (arche), che la divina Sapienza"; vedi anche Prov 8,22), con lo
Spirito. La creazione libero atto d'amore, che comincia a svolgersi
nelle opere salvifiche primordiali. Essa dal nulla, non da sostanza divina, n da sostanza preesistente o eterna. L'inizio stesso della creazione la luce,- simbolo generale della vita.
L'applicazione alla Resurrezione chiara. La Resurrezione infatti
la "creazione ultima", a causa della quale e non viceversa! Dio
cre il mondo e fece scorrere la vicenda salvifica dell'A.T. Cristo Ri300

IL SABATO SANTO E GRANDE

sorto nella sua Umanit santa l'Adamo Ultimo. Da Lui trae principio
la creatura nuova, che sono i suoi fedeli e all'ultimo dei tempi anche i
cieli nuovi e la terra nuova. Il primo segno della Resurrezione la Luce. L'operatore divino della Resurrezione lo Spirito di Dio. Con la
Resurrezione ha efficacia la Parola divina, vista sia come il Lgos preeterno incarnato e risorto, sia la Parola del Padre al Figlio, come Paolo
proclama nella sinagoga di Antiochia di Pisidia:
E noi vi evangelizziamo la Promessa
avvenuta in favore dei Padri nostri:
che questa Dio ha adempiuto
per i figli di quelli, noi,
avendo resuscitato Ges,
come anche stato scritto nel Salmo secondo:
"Figlio mio sei tu,
Io oggi ho generato te!",
dove la citazione e l'applicazione del Sai 2,7 (cf. Ebr 1,5).
2) Is 60,1-16, Lettura profetica
Fa parte del "Terzo Isaia" (Is 56-66), che si usa datare dopo il ritorno dall'esilio babilonese (dopo il 538 a.C). il divino appello, che oggi
torna insistente, alla Gerusalemme nuova, rinnovata dal Signore:
"poich venne la Luce tua e la Gloria del Signore folgora su te!", e
dunque il Signore le parla cos: "Sorgi e risplendi, Gerusalemme!" (v.
1). Infatti il Signore stesso sfolgora su lei (v. 2), e Gerusalemme a sua
volta sar la luce delle nazioni pagane (v. 3), che a lei converranno come suoi figli da ogni parte (vv. 4-9). Questi figli ricostruiranno la loro
Madre (v. 10), che sar accogliente per tutti e perennemente (v. 11), e
avr la magnifica condizione paradisiaca (v. 13). Allora il Signore le
porr il titolo "Citt del Signore, Sion del Santo d'Israele" (v. 14), resa
graziosa davanti a tutti dal Signore (v. 15), e qui sar la perfetta manifestazione di Lui (v. 16).
evidente l'applicazione della Gerusalemme nuova formata dai battezzati di questo grande Giorno della Resurrezione.
3) Es 12,1-11, Lettura storica
la pericope dell'agnello pasquale, il cui rito da inizio alla notte pasquale dell'A.T. anche la lettura ideologica che ne fecero gruppi di
cristiani dell'Asia Minore nel venerd che cadeva al 14 di Nisan (data
dell'agnello in Es 12), scorporando cos il Mistero unitario di Cristo.
Ora, Cristo non l'agnello "pasquale", poich questo semplicemente
era "gli agnelli", uno per famiglia, ma soprattutto non era n sacrificato
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COMMENTO - IL PENTKOSTAR1ON

n offerto. Cristo Signore l'Agnello pacifico, il Servo sofferente regale


sacerdotale di Is 53,7-8* E gi la Chiesa in diverse sinodi regionali, poi
nella Nicena II, aveva proibito di rappresentare Cristo in forma di
agnello. L'icona del Signore il suo Volto, che circoscrive con realismo l'Umanit della Persona del Verbo Dio.
4) Gion 1-4, Lettura profetica
La lettura dell'intero libro di Giona deriva dalla trasparente simbolica della Resurrezione: Giona stette per 3 giorni nel ventre del cetaceo, negli abissi mortali del mare, per tornare alla vita secondo il Disegno divino.
5) Gios 5,10-15, Lettura storica
Si narra della prima pasqua che gli Israeliti celebrarono dopo l'ingresso nella terra promessa, e della teofania nella figura del Principe
dell'esercito del Signore, che rende santuario il luogo dove sta.
6) Es 13,20 - 15,19, Lettura storica
La lunga Lettura narra della partenza degli Israeliti verso il Mar
Rosso, con la Colonna di nube e la Colonna di fuoco (protezione di
giorno e di notte) che li accompagnava; poi l'inseguimento del faraone,
il terrore degli Israeliti, il passaggio del Mar Rosso e la disfatta degli
Egiziani. I vv. di Es 15,1-19 sono il "cantico di Mos", epinicio, e la
conclusione dell'episodio. Qui si dovr rilevare qualche fatto.
Anzitutto il mare di morte tramutato in passaggio alla vita: come le
acque battesimali, per la Presenza divina onnipotente. Si rilegga qui la
splendida spiegazione di Paolo in 1 Cor 10,1-4. La Presenza erano Cristo e lo Spirito Santo.
Il "cantico di Mos" inno di vittoria, "epinicio". In esso come in
sintesi stanno gran parte dei temi dei Salmi dei generi letterari "Salmi
della Regalit divina" e "Cantici di Sion" (che si ritroveranno in seguito). Il Signore il Re divino, e fonda con la sua Mano vittoriosa la sua
Citt dove vuole regnare tra i suoi figli. Dunque Citt e figli sono il
santuario divino. Il battesimo e confermazione, vittoria di Cristo sulla
nostra morte, tramutano i fedeli in tempio di Dio e dello Spirito Santo
(cf. 1 Cor 3,16; 6,19).
7) Sof 3,8-15, Lettura profetica
II tema iniziale da colore all'intero testo: "Io attesi parla il Signore fino al giorno della resurrezione mia per testimonianza". E questa
consiste nella promessa del totale rinnovamento del popolo, e dei popoli, finalmente capaci di culto puro al Signore, di umilt, di giustizia
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IL SABATO SANTO E GRANDE

soccorritrice. Sar gioia per Sion, perch adesso il Signore finalmente


si posto come Re in mezzo ad essa.
8) 3Re(=1 Re) 17,8-24, Lettura storica
II profeta Elia inviato a Sarefta dei Sidonii, dalla vedova a cui procura il cibo nella carestia, ma soprattutto resuscita il figlio.
Sono evidenti i temi tipologici dell'abbondanza del Cibo divino e
della Resurrezione.
9) Is 61,10 - 62,5, Lettura profetica
Is 61,10-11 un Salmo fuori dal Salterio, che celebra la gioia nuziale di Gerusalemme, la Sposa del Signore, e dei germogli nuovi
della carit e della lode che il Signore trarr dalla Sposa. Sono gli effetti della Resurrezione, che produce l'alleanza nuziale tra Cristo e la
Chiesa, ma anche tra Cristo e ciascun battezzato, e produce la "creazione nuova".
\0) Gen22,1-18, Lettura storica
il celebre episodio del "sacrificio d'Isacco". Qui si deve notare
una serie di fatti. Anzitutto la "fede tentata" di Abramo, che deve donare
al suo Signore l'unico figlio, Isacco, ho agapts, "il diletto" unico. Il
dramma lacerante del padre vissuto nell'umilt obbediente. Il Signore
lo premia con la rinnovata benedizione per lui e la discendenza (v. 17)
e per i popoli (v. 18), perch "obbed", e "non risparmi il figlio, 'il
diletto'" (2 volte, vv. 12 e 16). Cristo l'Isacco Nuovo: Gai 3,16.
Ora Paolo ripete questo tratto applicandolo al Padre, che "non risparmi il Figlio suo proprio", bens lo don in favore di tutti (Rom
8,32). Ma da questo "dono", per la Croce, Cristo risorgendo procur
agli uomini "la Promessa e la Benedizione di Abramo", che lo Spirito
Santo (Gai 3,13-14).
11 )Is 61,1 -1Oa, Lettura profetica .,
.
,
.
,
Da connettere con la 9aLettura, il test0 nPorta la consacrazione che lo
Spirito di Dio fa del Re e Sacerdote messianico: l'unzione segna anche
l'invio ad evangelizzare i poveri, a curare i contriti di cuore, a liberare i
prigionieri, ed a proclamare l'Anno accetto al Signore, il Giubileo
dello Spirito Santo. Questo render i fedeli come perfetti sacerdoti e
servi del Signore. Il Signore allora doner ad essi l'alleanza eterna.
Sono gli effetti della Resurrezione dell'"Unto di Dio" (At 10,38). Il
testo grandioso fu proclamato dal Signore nella sinagoga di Nazaret
(cf. ancoraLe 4,18-19; e il 1 Settembre).
12) 4 Re (=2 Re) 4,8-37, Lettura storica
II testo narra della nascita prodigiosa di un figlio dalla Sunamita ste303

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

rile, ottenuta dall'intercessione del profeta Eliseo, e poi della resurrezione di questo ragazzo, ancora per intercessione del profeta.
L'applicazione alla nascita nuova dell'iniziazione cristiana, della resurrezione da morte che essa procura, trasparente.
13)Is 63,11 - 64,5, Lettura profetica
Is 63,7-19 un altro vero Salmo, ma fuori Salterio. Il testo presenta
il popolo che si converte al suo Signore memorando i suoi fatti vittoriosi
al Mar Rosso, il dono del suo "Spirito Santo" (dopo Sai 50,12-14, sono
pressoch le uniche volte che la Bibbia ebraica chiama cos lo Spirito
di Dio), che mosse gli Israeliti verso la Patria, onde ottenere sotto questa
guida (vv. 11 e 14) il Nome glorioso. Adesso il popolo invoca: "Padre
nostro Tu sei" (v. 16), implorando l'aiuto necessario in tempo di
catastrofe. In 64,1-5 l'invocazione si fa pressante, nel riconoscimento
dei prodigi unici operati dal Signore per il suo popolo.
Il nesso con la Resurrezione chiaro nella tipologia dell'esodo e
nell'esplicitazione dell'opera dello Spirito Santo. Inoltre, dall'iniziazione
cristiana, i fedeli sono abilitati dallo Spirito Santo ad osare di invocare
Dio come "Padre nostro".
14) Ger 38,31-34 (= 31,31-34), Lettura profetica
il testo grandioso, fondamentale, della promessa divina finale:
quella dell'alleanza "nuova", che significa ultima. Agli ultimi giorni,
quelli di Cristo (cf. Gai 4,4-6), il Signore porr la sua alleanza ultima:
la santa Legge, scritta dallo Spirito Santo (cf. Dt 9,10; Es 31,18, "il Dito
di Dio"), nel cuore dei fedeli (cf. Rom 5,5: lo Spirito Santo come
Legge divina dell'amore), dove il medesimo Spirito fa da divino Sigillo
finale; stabilir l'alleanza: essi diranno "Dio nostro", il Signore dir
"popolo mio" ( la formula dell'alleanza); tutti saranno discepoli del
Signore, unico Maestro divino, e non degli uomini, poich il Signore
porr tra i suoi fedeli la sua conoscenza. Infine viene il segno misterioso
e tremendo, segno definitivo: il Signore si dimenticher ossia:
annuller del tutto i peccati del popolo suo, perdonato e riammesso
alla comunione divina trasformante. Il tratto ripreso da Paolo in FU 3,814. Il testo citato da Ebr 9,8-12, per intero.
L'alleanza eterna, finale, "Nuovo Testamento", inaugurata con la
Resurrezione e la Pentecoste, donata nell'iniziazione cristiana, e di
continuo sigillata dallo Spirito nei Divini Maestri.
15) Dan 3,1-56, Lettura profetica
II testo narra la superbia di Nabucodonosor che vuole essere ado rato come un dio da tutti i popoli della terra, minacciando lo stermi nio a chi vi si rifiuta. I tre Giovani ebrei si rifiutano, sono minacciati
304

IL SABATO SANTO E GRANDE

e poi condannati alla fornace ardente, da cui restano illesi. Tra essi,
Azaria innalza al Signore una lunga intercessione, con epiclesi di intervento soccorritore. Infatti l'Angelo del Signore li scampa dalle
fiamme. Allora i tre Giovani indirizzano al Signore il "cantico" della
loro lode (vv. 51-56).
Segue l'"inno dei tre santi Giovani" (vv. 57-90, ma selezionati), un
lungo canto di lode al Signore magnifico, Creatore e prvvidente. Tutte
le opere create sono invitate (imperativo innico) a lodare il Signore con
i Giovani. Vi si aggiunge l'imperativo agli Apostoli, Profeti e Martiri. Il
popolo ad ogni versetto risponde "II Signore inneggiate e sovresaltate
per tutti i secoli". Termina l'invito a benedire il Padre e il Figlio e lo
Spirito Santo.
Anche qui trasparente la derivazione dalla Resurrezione, che salva
dal fuoco della morte e dona la vita, la gioia, e pone l'inno sulla bocca
dei fedeli, poich la Resurrezione rivela l'intera opera magnifica del Signore lungo la storia del mondo creato e degli uomini. Il Mistero battesimale ne deriva: i catecumeni passano dalla morte (la consepoltura
con Cristo), che la loro "fornace del peccato", alla "vita con Cristo e
con lo Spirito Santo" (Rom 8,9), alla gioia, al culto perenne e laudante.
5. La Litania piccola
Segue subito la Synapt mikr, conclusa dalla dossologia del celebrante: HtiHdgios i, ho Thes hmn. Qui si battezzano i catecumeni.
IL - LA DIVINA LITURGIA DI S. BASILIO IL GRANDE
II Vespro e la Liturgia battesimale (quando c'era) sono terminati. I
battezzati rientravano in chiesa con il resto dei fedeli. Senza interruzione si proseguiva la Vigilia con la Liturgia di S. Basilio. probabile che
in antico la divina Liturgia avesse qui il suo inizio con un cantico d'entrata, prima che si elaborassero i "riti di ingresso" attuali.
1. "Quanti in Cristo foste battezzati"
Al posto del Trisgion, oggi si canta 3 volte Gai 3,27: "Quanti in
Cristo foste battezzati, rivestitevi di Cristo", con l'Alleluia.
Questo il segno residuo che qui si procedeva al battesimo e confermazione dei catecumeni, preparati per lungo tempo, in modo pi teso
per durante la santa Quaresima. Dell'iniziazione si allude all'essere
"battezzati", ossia immersi nell'acqua della morte per riemergere alla
vita con Cristo: immersi propriamente nella Morte di Lui. Allora Cristo
Signore pu diventare "abito" da indossare perennemente, da non
smettere mai, da conservare immacolato, dunque come una parte di se
305

COMMENTO - IL PENTKOSTAR1ON

stessi. I battezzati sono infatti rivestiti di Cristo e dello Spirito Santo.


Essi debbono cos, con la veste donata (cf. la parabola delle nozze del
figlio del re in Mt 22,1-14; ai vv. 11-12 la veste nuziale rifiutata), comparire davanti al Padre in tre modi: come Signore Unico, Padre da amare filialmente, come Re glorioso a cui si deve stare lietamente soggetti,
come Giudice a cui si deve rendere conto. Il primo atteggiamento (ma
anche gli altri, in fondo), di adorazione. Il culmine di questa avviene
nei Misteri divini: allora la veste inconsumabile, veste bianca, veste regale, veste di vittoriosi, veste gioiosa e festale, veste nuziale, di rigore. Si pensi quale piccolo residuo di questo si ha, nell'abito bianco della
sola sposa, mentre l'abito battesimale, segno esterno ma simbolo anche
concreto, del tutto scomparso perfino dalla visuale cristiana.
L'importanza dell'iniziazione ai divini Misteri massima a partire
dal N.T.: "chi avr avuto fede (pistusas) e sar stato battezzato (baptisthis), sar (da Dio) salvato ma chi non avr creduto sar condannato" (Me 16,16). L'iniziazione considerata come l'operazione divina
e l'accettazione umana attiva prima ed ultima, atto escatologico, ossia
tale che "mai prima - mai dopo", non si aveva prima, non si pu ripetere
dopo. Essa per cos dire il concentrato della salvezza, e semmai pu
conoscere il crescendo solo "dentro" l'iniziato, nella sua anima che
"commercia" i talenti dello Spirito Santo allora ricevuti una volta per
sempre, anche essi "mai prima, mai dopo" assegnati.
Sicch se il mandato del Signore Risorto per tutte le generazioni a
partire dai santi e divini Apostoli: "Andate...battezzate nel Nome..."
(Mt 28,19), ed confermato dalla promessa della sua costante Parnasia
(v. 20), e questa resa operante dallo Spirito Santo nella Chiesa (Gv 1416), si ha anche di qui "il centro".
Nella loro obbedienza totale, gli Apostoli pongono in pratica il mandato. Sicch la mattina beata della Pentecoste (At 2,1-13), dopo la prima proclamazione del Risorto nello Spirito Santo uscita da Pietro quale
Corifeo degli Apostoli (At 2,14-36), gli Ebrei presenti non possono che
chiedere nella loro compunzione di cuore: "Che faremo?" per far proprie, nella loro esistenza, le Realt divine appena ascoltate (At 2, 37). E
Pietro non pu che rispondere come avrebbe precisamente parlato il Signore stesso:
Convertitevi parl ,
e si faccia battezzare ciascuno di voi nel Nome di Ges Cristo
per la remissione dei peccati vostri,
e riceverete il Dono dello Spirito Santo (v. 38),
iniziazione completa, che sfocia nel Convito del Risorto (cf. v. 42). Di
qui viene l'uso, gi del N.T. e si pu dire accettato inconsapevol306

IL SABATO SANTO E GRANDE

mente ancora oggi, di chiamare semplicemente "battesimo" l'iniziazione cristiana, che il Mistero indivisibile donato da vivere al convcrtito
e credente, in tre momenti successivi che sono "il battesimo", "la confermazione", "il Convito dei Misteri".
I Padri perci chiamano anche essi tutto questo: "battesimo", consa
pevoli della sua importanza esclusiva di iniziazione a Cristo operata
dallo Spirito Santo. Dalla Chiesa dei Padri viene il complesso del cate
cumenato che circonda i riti suggestivi dell'iniziazione, e che comincia
anche diversi anni prima, procede secondo il grado di maturazione, di
affinamento della sensibilit spirituale come "segno" che la Grazia di
vina lavora e produce effetto, e che il recettore la vive; e finalmente
sfocia nei complessi riti battesimali.
A riflettere, come si vedr, la stessa Quaresima dal sec. 3 (almeno,
da quanto si sa) fu organizzata via via dalle Chiese con il duplice scopo: riproporre annualmente la memoria del battesimo dei fedeli, e accelerare ed intensificare l'itinerario dei catecumeni verso l'iniziazione. I
fedeli dunque dovevano accompagnare con digiuni, preghiere e carit il
cammino pieno di difficolt che sostenevano, sorretti dalla Chiesa Madre, i catecumeni, fino al sigillo divino della loro fede.
Forse in seguito si accentuato dell'iniziazione l'aspetto morale, la
sola distruzione dei peccati, a scapito della pi completa considerazione battesimale che deve partire dalla fede biblica, ossia "la risposta d'adesione nell'amore a Cristo che chiama per s e per gli altri fratelli".
Cos l'iniziazione non era vista come un ripiegarsi su se stesso di ciascun battezzato, bens invece come l'espansione del Dono divino e rigenerante della fede. Qui i Padri scrivono le pagine tra le pi intense
del loro pensiero e della loro ansia pastorale.
II giorno della Teofania trinitaria al Giordano dell'anno 380, a Costantinopoli uno dei pi prestigiosi Vescovi della Chiesa cattolica di
quei tempi, come "ho Theolgos, il Teologo" per eccellenza restato tale
per sempre, durante la celebrazione dei santi Misteri, nella sua omelia
al popolo suo, circondato da ogni parte dalle insidie degli ariani, poteva
rivolgersi cos ai fedeli, rimemorando la loro fede divina:
Io ti (al battezzando) voglio donare come compagna e patrona di
tutta l'esistenza l'Unica Divinit e Potenza che si trova unita nei
Tre, e che comprende Uno per Uno i Tre, e n diseguale per essenze e nature, n accresciuta o diminuita per eccedenze e diminuzioni
ma Essa eguale dovunque, la medesima dovunque, come
unica la bellezza e la grandezza del cielo. Di Tre Infiniti Essa la
Infinita Congiunzione. Ciascuno Dio se contemplato in se stesso,
come il Padre il Figlio, come il Figlio lo Spirito Santo, essendo
preservata a Ciascuno la sua propriet. I Tre sono Dio se sono pen307

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

sati nella loro reciprocit, e qui per la Consustanzialit, l per l'unico Principio. Io non arrivo a pensare l'Uno, che sono circumfolgorato dai Tre. Io non arrivo a distinguere i Tre, che sono ricondotto
all'Uno. Quando io immagino l'Uno dei Tre, io credo che Egli sia
il Tutto, e la mia vista riempita, ed il pi (di essa) mi sfugge. Io
non posso comprendere la grandezza di Questo, perch Egli conferisca il pi (del mio vedere) a quanto sopravanza. Quando con la
contemplazione io contraggo i Tre, io scorgo una unica Fiaccola
poich io non sono in grado di distinguere e di misurare la Luce
Unita (S. GREGORIO IL TEOLOGO, Oratio 40, In s. baptisma 41, in
PG 36,417 A-C).
Poich la Grazia dello Spirito nella Chiesa Una Santa, la Chiesa
Sposa ed Orante, la Cattolica, ancora nel suo stato di esodo verso la Patria, dona in continuit di conoscere la dottrina divina trasformante della
Santa Scrittura, secondo la fede inalterabile degli Apostoli, nell'approfondimento dei Padri, nella celebrazione ininterrotta, nella contemplazione dei grandi spirituali; ed insieme dona nella speranza e nell'amore di riportare tutto senza alterazione all'adorazione indivisa del Dio
Monadico e Triadico, in questa adesione ferma ed ultima:
Noi conosciamo l'unico Principio, l'unica Divinit, l'unico Regno,
l'unico Potere, l'unica Operazione, l'unico Consiglio, l'unica Volont, l'unica Sovranit, l'unico Movimento: Unit sia creatrice di
tutti gli esseri che esistono dopo di Essa, sia Provvidente, sia Donante stabilit e conservazione, l'unica Sovranit, l'unica Eternit
e tutte queste Realt unitarie, e non soggette, dell'unica Essenza
e Natura sussistono nelle Tre Ipostasi personali, n Ipostasi che si
confondano tra esse, n che conducano verso una unica Ipostasi, n
che dividano l'unica Essenza o la spartiscano in tre Essenze cos separando la Divinit. Ma l'Unico Dio, Unica Divinit folgorante in
Tre Ipostasi, e Tre Ipostasi e Persone conosciute nell'Unica Divinit.
Perci perfetto Dio il Padre, perfetto Dio il Figlio, perfetto Dio
lo Spirito Santo: poich ciascuna Persona possiede l'Unica non
spartibile e non diminuita e perfetta Divinit (S. SOFRONIO DI GERUSALEMME, Epistola synodica, in PG 87,3156 D - 3157 B).
Cos per divina Rivelazione, Grazia sovrabbondante e gratuita, conosciamo il Mistero triadico quale unica Fonte di tutta la Vita, Origine infinita senza principio e senza fine, Tesoro inesauribile di esistenza beata, Pienezza incommensurabile di Luce e Fuoco della divina
Carit sussistente, Comunione e Comunicazione e Comunanza e Comunit totale dell'unica Felicit indivisa tra le tre divine Ipostasi uni308

IL SABATO SANTO E GRANDE

te e non confuse; ed insieme l'Alfa e l'Omega, Termine inaccesso per


quanti, sollecitati dalla Grazia dello Spirito, nel santo timore contemplano, adorano, celebrano, predicano, insegnano e testimoniano il Mistero divino.
Si tratta di un unico movimento dettata e spinto dalla divina Carit
stessa. Ed l'unica certezza irrinunciabile della vita dei fedeli, consapevoli che "il Signore meraviglioso nei luoghi altissimi" (Sai 92,4),
ed insieme che Egli "il Dio mirabile tra i suoi Santi" (Sai 67,32).
Colui che mediante Cristo nello Spirito rende gli uomini figli suoi veri
perch li ama; ad essi ancora non manifestato quello che saranno, ma
finalmente saranno resi "simili a Lui" affinch lo vedano "come Egli "
(cf. 1 Gv 3,1-2), ammessi a "partecipare alla divina Natura" (2 Pt 1,4),
dunque ad essere "divinizzati" per grazia.
L'indeformabile confessione ecclesiale dell'Unico Dio eterno ed infinito, onnipotente e buono che ipostaticamente sussiste nel Padre e nel
Figlio e nello Spirito Santo, pu essere perci sempre affidata, per la
guida dello Spirito e della Chiesa, a tutti i fedeli. H Vescovo santo, Gregorio il Teologo, battezzando i catecumeni da lui stesso formati alla vita
del Mistero divino, li avvia anche, per la Grazia inconsumabile dello
Spirito Santo, a contemplare e ad adorare la Luce divina increata inaccessibile e trasformante (cf. 1 Tim 6,16), con le sublimi esortazioni viste.
Insieme, i neofiti sono da adesso mistagogizzati perennemente sul
"segno" divino della loro iniziazione, esperienza storica personale e
comunitaria che ha trasformato per sempre (lo sar nel bene difficile;
per qualcuno nel male facile in cui ricadr colpevolmente) la loro esistenza, unico fatto vitale vero, produttore di infiniti frutti, e che di
continuo si celebra nei divini vivificanti Misteri, rispondendo nella fede e nella carit al Signore ricco di doni per chiunque Lo invochi con
il cuore sincero, e gli risponda con la carit verso Lui e verso i fratelli.
Perci Gregorio non manca di insistere sul Mistero indicibile che si
riversa sugli uomini:
Sulle due nascite, la prima, dico, e quella finale, non adesso il momento di speculare. Ma della nascita centrale, e adesso necessaria,
dalla quale trae il nome "il giorno delle Luci", noi speculeremo.
L'illuminazione (phtisms, il battesimo) splendore delle anime,
mutamento della vita, interrogazione della coscienza a Dio (1 Pt
3,21). L'illuminazione, aiuto della nostra debolezza. L'illuminazione, rigetto della carne, sequela dello Spirito, comunione (koinnia)
del Verbo, correzione dell'uomo plasmato (Gen 2,7), diluvio del
peccato, partecipazione della Luce, dileguamento della tenebra. L'illuminazione, veicolo a Dio, pellegrinaggio di Cristo, sostegno della
fede, perfezionamento dell'intelletto, chiave del Regno dei cieli,
309

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

mutazione della vita, espulsione della schiavit, scioglimento dei


vincoli, mutazione della composizione (dell'uomo). L'illuminazione
che si deve numerare di pi? , il pi bello dei Doni di Dio ed il
pi magnifico.
Come infatti alcune realt si chiamarono "Santo dei Santi", "Cantico
dei Cantici" che sono realt pi comprensive e pi autorevoli ,
cos anche il battesimo la pi santa d'ogni altra delle illuminazioni
donate a noi.
E come Cristo, eh' il Donante di questo, chiamato con molti e diversi nomi, cos anche il Dono (suo): sia che questo lo subiamo per
un fatto gioioso infatti, alcuni amano molto qualche realt, e volentieri si dilettano anche dei nomi , sia che la multiformit del
beneficio produca per noi anche molti nomi.
Noi chiamiamo "Dono": il carisma, il battesimo, l'unzione, l'illuminazione, la veste dell'incorruzione, il lavacro della rigenerazione, il
sigillo, tutto ci eh' prezioso.
E "Dono" in quanto donato anche a chi nulla ha offerto, e "carisma" in quanto donato anche a chi debitore, e battesimo in quanto
il peccato conseppellito con l'acqua, e unzione in quanto sacra e
regale infatti (sacerdoti e re) erano unti , e illuminazione in
quanto irraggiamento, e veste in quanto copertura della vergogna, e lavacro in quanto detersione, e sigillo in quanto custodia e
significazione della sovranit.
Per esso congioiscono i Cieli, esso glorificano gli angeli per lo
splendore della parentela (con Dio). Adesso l'icona della
beatitudine di Lass.
Ad esso noi vogliamo inneggiare ma non lo possiamo quanto ne
sarebbe degno (S. GREGORIO IL TEOLOGO, Oratio 40, In s. baptisma
3-4, in PG 36,361 B - 364 A).
Di fronte a tale Mistero mai realmente scrutato a fondo perch inscrutabile da mente umana, con l'Apostolo si pu solo innalzare, adorando, l'inno dossologico che tutti i fedeli debbono fare proprio nelle
generazioni:
O Abisso della ricchezza e della Sapienza e della conoscenza di
Dio!
Come imperscrutabili sono i giudizi di Lui e
non rintracciabili le vie di Lui! Chi infatti
conobbe la Mente del Signore? Oppure, chi
consigliere di Lui divenne? Oppure, chi ha
anticipato a Lui,
e retribuir Lui? Poich da Lui mediante Lui e verso Lui, tutto.
A Lui la gloria nei secoli. Amen! (Rom 11,33-36).
310

IL SABATO SANTO E GRANDE

2. VApstolos
Va notato qui che la Lettura del N.T. chiamata da tempo antichissimo Apstolos, non cominciava la Liturgia della Parola. Infatti norma
indiscussa, dal principio, che la Parola di Dio sia accolta gioiosamente,
e tale gioia sia significata sempre dal canto dei Salmi. Ora, una semplice occhiata ad uno schema delle Letture mostra questo:
a)Salmo
Apstolos
b)Salmo
Evangelo,
dove evidente che il Salmo "risponde" ad una Lettura. Ora, i primi
versetti che precedono VApstolos, suppongono che l in antico stesse
una Lettura dell'A.T. Di fatto, ancora S. Massimo il Confessore (+ 662)
nella sua Mystaggia parla dell'A.T. esattamente al posto qui indicato.
Purtroppo, l'A.T. nella Divina Liturgia si perduto per varie cause (per
10 pi incultura teologica, decadenza culturale, abbreviazioni, disistima
per l'A.T. stesso, ritenuto superfluo). In Occidente addirittura nel sec.
6, in Oriente verso il sec. 8. Leggono ancora, da sempre, l'A.T. solo i
Nestoriani e Caldei, come fatto normale della celebrazione eucaristica.
11 Rito romano ha recuperato l'A.T. nel Lezionario con la riforma litur
gica del Concilio Vaticano II, nel 1969.
a) Prokimenon: Sai 65,4.1, "Azione di grazie comunitaria"
I versetti del Prokimenon sono tratti dal Sai 65, che per genere letterario un'"Azione di grazie comunitaria". L'intera assemblea del popolo santo esprime al Signore i suoi sentimenti che impegnano la sua
esistenza. Infatti il Signore oper per questo popolo gesta mirabili, i
fatti potenti della salvezza. Il popolo sa che per accettare questi benefici come fatto della sua storia, deve significarlo al Benefattore divino in
modo esplicito: celebrando Lui, esaltando i titoli della sua grandezza,
facendo conoscere al mondo degli uomini tutte queste gesta. Ora, biblicamente e liturgicamente, nonch spiritualmente non esiste il vocabolario per dire "grazie", poich a ben vedere dire grazie un rito di
congedo e di saluto, che indica separazione. Al contrario, celebrare il
Signore in s e per i benefici donati, rito di comunione, finalmente
comprendere che questi benefici sempre ripetuti sono un mezzo con cui
il Signore attrae alla comunione con Lui. Perci 1'"azione di grazie"
anche la richiesta che questi benefici siano perpetuati ancora ed ancora.
Il "segno" poi dell'azione di grazie pu essere il sacrificio d'offerta,
momento che concentra visibilmente la comunione con il Signore, essendo anche il rito di partecipazione comunitaria. Il senso espresso
che "dai doni e donazioni" del Signore il suo popolo in segno di accet311

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

tazione gli offre i Doni consacrati, sui quali esprime la sua adorazione e
la sua richiesta epicletica di altri doni.
Oggi la Chiesa riconosce che davanti al Signore, che con lo Spirito
Santo fece risorgere il Figlio, l'intera terra cade in adorazione, e inneggia a Lui (v. 4). Perci rivolto anche 1'"imperativo innico" alla terra
degli uomini affinch si unisca al popolo santo, che gli presta la voce,
al fine di acclamare gioiosamente l'Unico Dio (v. 1, Stichos).
I 2 versetti sono antifonali, il che indica che qui dai cori in cui si divide l'assemblea si doveva cantare tutto il Salmo.
b) Apstolos: Rom 6,3-11
Paolo traccia magistralmente la condizione nuova dei fedeli, provocata dalla Resurrezione e dal battesimo che ne deriva, anzi che applica
ai battezzati gli effetti straordinari dell'Evento principale della salvezza.
Ora, il primo gesto "essere battezzati in Cristo", fatto che i fedeli
non possono "ignorare" (agn, v. 3a, fuori della lettura di oggi). Il
senso di baptiz (o bdpt) indica "immergere" qualche oggetto in qualche liquido. Qui, l'"immersione" "in Cristo", luogo per cos dire dove
si entra a far parte. Tale "immersione" per "nella morte di Lui". La
figura biblica della morte in cui si travolti richiama due situazioni.
Anzitutto le "grandi acque" della morte. Cf. Sai 17,17: "(II Signore) tese dall'alto la mano sua e mi salv, mi ritrasse dalle grandi acque". Sono le acque abissali e tumultuose del peccato degli uomini, verso cui
inevitabilmente si avvia tutta l'umanit senza il soccorso divino. Cristo
stesso "fu battezzato" nelle grandi acque, come Egli stesso ricorda: Me
10,38, e par. Il suo Battesimo infatti si inizia al Giordano ma si conclude
realmente sulla Croce, e si configura anche come "la Coppa" amara del
peccato che provoca l'ira divina, che Egli bevve per noi fino all'ultima
goccia (ancora Me 10,38, e par.).
La seconda figura la tomba (v. 4). Come Cristo fu sepolto (thpt),
cos i suoi fedeli debbono accettare di essere "consepolti" con Lui, nella
sua morte, dunque debbono accettare di "con-morire" per sempre con
Lui al peccato, alla vecchiaia antica. L'uso paolino della particella syn,
"con", largo; l'Apostolo ha anche coniato verbi composti che il greco
classico non conosceva, e di cui stanno qui alcuni esempi. Ma il
"battesimo-immersione" nella morte del Signore solo il dovuto
preambolo all'azione principale: certo Cristo mor "sotto Ponzio Pilato", tuttavia altrettanto certo che "fu risvegliato" (egir) dal Padre
"mediante la Gloria", che lo Spirito Santo (gi nell'A.T.). posta qui
una stretta correlazione: "come Cristo, cos noi". Infatti anche noi siamo, a partire dal battesimo, inseriti nella vita nuova, che descritta
simbolicamente come un "procedere" (peripat) ormai per sempre
nella "novit di vita". una "teologia della storia": infatti "prima" era312

IL SABATO SANTO E GRANDE

vamo immersi nella morte del peccato, "adesso", immersi nella morte
di Cristo, siamo resuscitati con Lui, e cos da adesso "procediamo", ossia ci comportiamo come creature nuove, che non tornano pi indietro,
al vecchio, ma si dirigono verso la resurrezione finale (cf. FU 3,8-15),
intanto vivendo la vita degna della Gloria divina.
Paolo prosegue con altre immagini (v. 5). La prima viene dall'agricoltura, ed ha il parallelo nella parabola della vera Vite (cf. Gv 15, 1-8).
Il Padre mediante il Figlio e operando con lo Spirito ci ha "trapiantati"
(symphy) nel terreno nuovo e altro, dalla morte del peccato alla morte
del Signore, ma cos ci ha anche "trapiantati" nella sua Resurrezione,
dalla quale dobbiamo portare frutti, anzi della quale noi siamo i veri
frutti abbondanti. probabile tuttavia che con symphy, secondo l'etimologia del verbo, l'Apostolo qui abbia voluto dire anche, se non soprattutto, che "siamo nati insieme" con Cristo, "siamo uniti" a Lui,
"siamo cresciuti" con Lui, "siamo congiunti" con Lui, e finalmente
"siamo (quasi) confusi" con Lui. Il senso del verbo perci foltissimo.
Altra immagine la "novit" (v. 6). Occorre conoscere (ginsk), e
mantenere tale consapevolezza sempre, che avvenuto un fatto fondante e irreversibile: il "vecchio uomo", quello del peccato, il figlio di
Adamo, carico del peso insopportabile e inevitabile delle colpe antiche
ed attuali, "fu concrocifisso" (synstaur)" con Cristo. L'Epistola agli
Ebrei spiegher cos: Cristo offertosi immacolato al Padre nello Spirito
eterno (Ebr 9,14), una volta per sempre e con una sola offerta riport
con s al Padre tutti i "santificati" dalla sua morte (Ebr 10,5-14). Sicch il battesimo e la confermazione sono l'immersione in questa offerta
sacrificale di Cristo, come i Divini Misteri ne sono la celebrazione
permanente. A noi allora resta solo di "accettare di essere gi stati accettati" dal Padre in Cristo ad opera dello Spirito Santo consacratore. In
questo modo, prosegue qui Paolo, il "corpo del peccato", ossia la persona umana la cui stessa esistenza "prima" era peccato, adesso non esiste pi, distrutto (katarg), liberato dalla schiavit mortale del peccato. Qui come altrove Paolo personalizza "il Peccato", ne fa una specie di terrificante ipostasi di tirannia e di morte.
La conseguenza lampante (v. 7): chi morto, ma in queste condizioni precise, "giustificato" (dikai) ossia reso libero davanti a Dio
dal peccato. Per essere "resi giusti", capaci di amicizia con Dio, occorre dunque morire. Ma mentre Cristo ha dovuto morire per distruggere il
"corpo del peccato" (cf. Rom 8,3), la nostra sorte misterica, da noi
Dio chiede di accettare di "conmorire" con il Figlio nel battesimo.
Le conseguenze sono solo positive (v. 8). Se abbiamo accettato pienamente di conmorire con Cristo, abbiamo la "certezza" (verbo
pistu, qui nella sfumatura del "ritenere vero") che con Lui anche
"convivremo" per sempre (syz). Certezza, poich fondata sul Fatto
313

COMMENTO - IL PENTKOSTAR1ON

principale dell'intera storia degli uomini, Fatto storico fondante i fatti


storici: la Resurrezione. I battezzati infatti sono consapevoli che Cristo
mor realmente, poich realmente fu "risvegliato" (egir) dai morti,
vive ormai nella Gloria del Padre, non muore pi, la Morte (qui personificata, come prima il Peccato) non Lo domina, non Lo tiranneggia
pi (v. 9).
La conseguenza chiara e logica (v. 10): chi muore, muore al peccato
per sempre, non pu morire altre volte, la morte la condizione di
arrivo irreversibile. Come d'altra parte chi ormai vive, vive solo per
Dio, con Lui, secondo la Volont divina di Lui.
E la condizione finale: "cos anche voi", esorta l'Apostolo, dovete
considerare il fatto. Essere morti al peccato liberi dunque per sempre dalla terribile condizione di schiavi del peccato , significa nel suo
aspetto positivo di vivere ormai per Dio "in Cristo Ges" (v. 11). Paolo
poco oltre spiegher poi che la "vita in Cristo" il medesimo che la
"vita nello Spirito Santo" (Rom 8,9).
La Resurrezione porta al battesimo, ambedue alla Vita divina.
3. L'EVANGELO DELLA RESURREZIONE
Oggi non si canta l'Alleluia con i versetti salmici. A questo punto il
celebrante in phelnion bianco, colore della vittoria, della festa, della
gioia, colore nuziale battesimale regale sacerdotale, percorre la navata
spargendola di foglie d'alloro, simbolo della vittoria di Cristo. L'assemblea (i cori) canta il Sai 81,1-7, con Antifona il v. 8.
a) Sai 81,1-7
II Salmo una "Supplica comunitaria". Esso molto importante,
poich parla della divinizzazione degli uomini, anche se in senso negativo.
L'Antifona, v. 8, appello al Signore che "sorga", con il tipico verbo
della Resurrezione, anistmi, che richiama la celebrazione del giorno
d'oggi. Egli deve infatti "giudicare " (krin) la terra, che con le nazioni
sua esclusiva propriet. Ora, questo Giudizio divino avvenuto una
volta per sempre con la Resurrezione del Signore.
Il Salmo esordisce dunque con il Giudizio. Dio "sorge", si innalza
come Dominatore sull'assemblea celeste, ed emana la sua sentenza
inappellabile (v. 1). Anzitutto emana le motivazioni, richiamando i responsabili al loro compito mancato: i giudizi iniqui, contro la disposizione divina di misericordia, lo sfacciato favore dato agli empi (v. 2),
mentre il Signore ama "il diritto e la giustizia", e ha donato ad Abramo
un popolo fondato sul "diritto e giustizia" (Gen 18,19), e gli chiede di
perseguirli e praticarli (Is 56,1). Perci ordina imperiosamente di dare
314

IL SABATO SANTO E GRANDE

giustizia e proteggere il debole, l'orfano, l'oppresso, il povero (v. 3),


di salvare il debole e necessitoso, di scamparlo dalla mano dell'empio
(v. 4). Perci i responsabili del bene del popolo sono come impazziti
nella loro immoralit, e la terra stessa ne scossa (v. 5). Il Signore
adesso riafferma il suo Decreto divino: Egli ha disposto che gli uomini,
in specie i capi del popolo, "siano di", ossia facciano parte della sua
famiglia quali "figli dell'Altissimo" (v. 6). Tale statuto originario
dell'uomo confermato da Cristo Signore davanti alle autorit del suo
tempo in Gv 10, 34-36, aggiungendo che "la Scrittura non pu essere
distrutta", ossia quanto Dio promette alla fine realizzato. Infatti chi
accetta il Verbo diventa figlio di Dio (Gv 1,12-13), "partecipe alla divina natura" (2 Pt 1,4).
Chi viene meno al "diritto e giustizia", morir, precipiter, perder
la condizione di figlio di Dio, come qualsiasi capo dei popoli che venuto meno al suo alto compito (v. 7).
Perci da Dio si invoca che sia finalmente Lui il Giudice sovrano di
tutti i popoli (v. 7).
chiaro che con la Resurrezione sono ristabiliti "diritto e giustizia"
anzitutto per i poveri e deboli. Adesso il Giudizio avvenuto, adesso
chi aderisce al Risorto "dio per grazia".
b)Mt28,1-20
L' vangelo della Resurrezione ha oggi una solennit inaudita.
L'ultimo capitolo di Matteo come la sintesi, ed insieme la grandiosa
conclusione dell'intero libro. Questo infatti era cominciato con un
"titolo" che molto di pi che un'indicazione di contenuto: la proclamazione della realt di Ges Cristo, che riassume tutta la storia della
salvezza quale Figlio regale di David e Figlio di Abramo, ossia portatore
della sua Promessa e Benedizione che lo Spirito Santo (Mt 1,1, e
Gai 3,13-14). Il titolo per s suona: "Libro della genesis di Ges Cristo
Figlio di David Figlio d'Abramo" (1,1). Ora, genesis traduce l'ebraico
tldh, "generazione", sequela storica della filiazione di padre in figlio. Per il termine assai pi ricco e comprensivo, indicando insieme: la creazione nuova (cf. la Genesi come 1 libro della Santa Scrittura), la nascita, la generazione nella carne, la storia; ancora oggi in
ebraico moderno "storia" si dice tldh, al plurale tldt; infine, gnesis indica la genealogia, ossia la gelosa conservazione della memoria
dei propri antenati.
Di fatto Mt 1,2-17 riporta le genealogie regali di Ges fino a Giuseppe. In 1,18-27 narra dell'Annunciazione a Giuseppe, lo sposo putativo di Maria, a cui l'Angelo del Signore rivela la generazione verginale di Maria ad opera dello Spirito Santo (vv. 18.20, con insistenza), e il
Nome sublime del Nascituro: Ges, Jhs 'ah, "II Signore la salvez315

COMMENTO - IL PENTKOSTARION

za". Ma questo al fine che si realizzasse la profezia di Is 7,14: "la Vergine concepisce e partorisce il Figlio, e sar chiamato con il nome Immanuer.Per altri dati, vedi la Domenica dei Padri, o della Genealogia,
prima del Natale.
Questo serve per comprendere la pericope della Resurrezione.
Infatti l'Evangelo di Matteo mostra come il Figlio di Dio, battezzato
dallo Spirito Santo, passa per il mondo annunciando l'Evangelo del Regno, operando le "opere del Regno", dando culto al Padre, riportando
tutto al Regno del Padre con l'opera principale: la Croce e la Resurrezione per il Dono inconsumabile dello Spirito Santo.
Morto e sepolto per i peccati degli uomini un venerd della Parasceve, Cristo al terzo giorno "fu risvegliato secondo le Scritture" (1 Cor
15,3-8) e adesso vive.
La pericope divisa in 3 momenti: l'evento al sepolcro vuoto (vv. 110), la reazione delle guardie e delle autorit davanti al fatto del sepolcro vuoto (vv. 11-15), la manifestazione del Risorto ai discepoli e l'invio di questi alla missione al mondo.
l'alba del "primo giorno del sabato", ossia della settimana, il luned ebraico e la Domenica cristiana. una legge biblica che al "primo
giorno" il Signore operi, dia inizio alle sue opere: la creazione (Gen
1,1 ss), la rivelazione (Ez 1,1 ss), e cos via, mentre al sabato Egli usa
custodire il santo riposo (Gen 2,1-3). Dunque questa Domenica giorno dell'inizio principale di ogni opera e di ogni rivelazione del Signore,
come lo la Resurrezione del Figlio. Comincia il Grande Riposo di
Dio (Epistola agli Ebrei). Un gruppo di Donne fedeli vengono al sepolcro. Esse avevano seguito Ges nel suo itinerario messianico e missionario, lo avevano assistito (Le 8,1-3), soprattutto non lo avevano abbandonato alla Croce, insieme alla Madre. Erano restate anche alla sepoltura (Mt 27,61). Dopo il riposo sabatico prescritto, si muovono. La
loro fedelt amante premiata, poich in un certo senso le Donne fedeli
hanno il diritto di vedere per prime il Risorto, di avere da Lui la Parola
definitiva, da riportare ai discepoli. la permanente missione delle
donne fedeli nella Chiesa: essere testimoni della Resurrezione nella
Comunit, come gli Apostoli lo sono al mondo. Forse questo fu dimenticato gi nelle prime generazioni cristiane, ma non da Matteo (v. 1).
Le Donne perci vengono al "sepolcro", il tphos, che in genere pu
indicare il sepolcro regale. Esso era di un uomo nobile, era nuovo,
adesso circondato di cura e di onore regali.
Avviene allora la Teofania, nei segni noti all'A.T. del terremoto e
dell'intervento dell'Angelo del Signore disceso dal "cielo", che indica
qui la Divinit. Nella Teofania al sepolcro, descritta dai quattro Evangelisti, ci sono variazioni quanto alla figura dell'Angelo: possono essere due Angeli, oppure un Giovane splendente, o due Giovani. La Chie316

IL SABATO SANTO E GRANDE

sa Madre, quella dei giudeo-cristiani, nei suoi pi antichi documenti restati fino a noi, parla qui un linguaggio simbolico: l'Angelo o il Giovane sono Cristo stesso, mentre l'altro Angelo o l'altro Giovane lo Spirito Santo. La descrizione di Matteo precisa (v. 2). Infatti l'Angelo
della teofania ha un aspetto visibile come folgore, e la sua veste come
neve. La folgore la luce, elemento costante nelle teofanie. Il colore
bianco splendente della veste, che si ritrova alla Trasfigurazione (cf. Mt
17,2, e par.), indica la vittoria. Per Marco (16,5), il Giovane splendente
sta seduto nel sepolcro "alla destra", indizio significativo della glorificazione alla Destra del Padre, quando ormai il Risorto possiede il dominio sulla morte-sepolcro. Inoltre la "seduta alla Destra" propria del
Re messianico (Sai 109,1; Me 16,19) e del Figlio dell'uomo (v. 3).
La reazione delle guardie alla teofania classica, se ne ritrovano gli
elementi gi nell'A.T.: il terrore incontrollabile davanti al Divino, che
provoca scuotimento e perdita del dominio di se stessi, cos da diventare "quasi morti" (v. 4).
L'Angelo per si rivolge solo alle Donne, "rispondendo", curioso
verbo, proprio dove le Donne non avevano parlato, e con motivo. l'esortazione classica, che risuona in tutta la Scrittura, fino all'Annunciazione alla Vergine Maria: "Non temete!". Da parte di Dio gli amici di
Dio non debbono avere paura n sensi di colpa. L'Angelo prosegue rivelando che sa del motivo della venuta al sepolcro, "cercare Ges il
Crocifisso" (v. 5). il titolo dell'Umanit del Figlio di Dio, insieme il
titolo del suo pi profondo abbassamento alla condizione umana, la
crocifissione accettata e subita, ed insieme il titolo perenne della sua
gloria. L'Apocalisse descrive infatti l'Agnello, che il Servo sofferente
di Is 53,7-8, con i segni perenni, eterni, le stigmate della crocifissione
(Ap 5,6), ma sulla sua Umanit di Risorto.
Va qui considerata ancora una volta la croce nel suo realismo. Supplizio di ferocia insaziabile, di devastazione dell'uomo, la croce era stata
inventata dagli Assiri e Babilonesi, era passata ai Persiani, altro popolo
noto per la sua efferata crudelt, poi ai Cartaginesi, da cui i Romani, che
per durezza non erano secondi a nessuno, l'avevano assunta per farne un
supplizio deterrente. Esso infatti era applicato agli schiavi, ai ribelli
politici, ai ladroni di strada, ossia a persone che in qualche modo non
erano cittadini romani, o erano stati privati di cittadinanza. L'applicazione del supplizio era pubblica. Il condannato perdeva anche ogni
diritto, era dunque spogliato di ogni avere e considerato "cosa" da torturare, da schernire, da far soffrire all'estremo limite; gli si propinava
l'aceto per rianimarlo e cos prolungare le sue sofferenze fisiche e psicologiche; al contrario, per piet si davano ai condannati misture di
mirra, un alcaloide con effetti di droga, ossia perdita della conoscenza e
della sensibilit. Ges conobbe l'aceto; la mirra, per, non volle berla
317

COMMENTO - IL PENTKOSTARION

per non perdere la coscienza dell'offerta totale al Padre. Il condannato


era poi totalmente denudato e inchiodato sulla croce. La nudit per gli
Ebrei era la massima delle vergogne. Anzi era anche ritenuto l'estremo
"segno" della punizione escatologica che il Signore poteva affliggere al
suo popolo ribelle, cos minacciavano i Profeti.
"Il Crocifisso" portatore per sempre di tutto questo. Mentre per gli
antichi, e fino al medio evo germanico, la croce era la massima vergogna, il massimo disonore, il massimo fallimento, per Dio per, come
testimonia soprattutto Giovanni, la croce il massimo onore. la pazzia di Dio, secondo S. Paolo (1 Cor 1,17-31).
Lui, cos, le Donne fedeli cercano, consapevoli ed accettanti.
Ad esse l'Angelo dona l'annuncio supremo, in tre parole. La prima
: "Non sta qui". Il sepolcro, il luogo orrido della tenebra, dell'immobilit finale, della morte, della putredine e del dissolvimento, non pu
racchiudere il Figlio di Dio. Il luogo del Figlio la Destra del Padre,
nella Gloria dello Spirito Santo, dove stanno la Vita e la Gioia. il Regno dell'eternit, dove il Crocifisso vuole che stiano anche i suoi fedeli,
che godranno della preparazione eterna: cf. Mt 25,31-34.
La seconda parola quella centrale che ha anche causato la prima,
ed la suprema divina rivelazione: "Infatti fu risvegliato, come parl!".
Egir il verbo del resuscitare, propriamente, risvegliare dal sonno
della morte. All'aoristo passivo (grth), indica insieme un'azione
storica, puntuale, avvenuta una volta per sempre, e l'azione del Padre
sull'Umanit del Figlio mediante la Potenza dello Spirito Santo.
Ma il "come parl" mentre stava ancora con i discepoli fa conoscere
l'aspetto operativo della Resurrezione. Questa infatti non un evento
casuale, come improvviso, bens fa parte, quale culmine, del Disegno
divino annunciato lungamente e insistentemente. Gi nel "Non sta qui"
si sente l'eco dei preannunci dell'A.T., come nel Sai 15 (citato poi pi
volte negli Atti: da Pietro, cf. At 2,25-28; da Paolo, At 13,35). E per
Cristo stesso lo aveva predetto. Infatti nella seconda fase del suo ministero messianico, la svolta decisiva che si inizia con la Trasfigurazione,
Cristo aveva preannunciato la sua morte e resurrezione: cf. Mt 16,2123; 17,21-23; 20,17-19. Aveva proseguito durante la Cena: 26,31-32.
Lo aveva ribadito, sia pure sotto forma simbolica, davanti al sinedrio:
27,64. Cos i discepoli potevano riflettere, e poi conservare la memoria
per le generazioni.
Viene la terza parola dell'annuncio del Risorto: "Venite, vedete il
luogo dove giaceva" (v. 6). il sepolcro vuoto, per prima realmente
occupato dal morto "giacente", verbo classico per indicare la deposizione, quello che oggi si chiama la tumulazione della salma. L'Ade,
canta la Liturgia, non fu capace di trattenere la Preda divina, anzi il
sepolcro fu la base di partenza del Risorto che depred l'Ade delle
sue vittime.
318

IL SABATO SANTO E GRANDE

Adesso viene il messaggio che le Donne fedeli debbono riportare ai


discepoli (v. 7). Esso si compone di due parti: le Donne fedeli debbono
"andare in fretta" a portare l'Annuncio: "Fu risvegliato dai morti".
Questo resta, come detto pi volte, l'unico centro della fede della Comunit del Crocifisso Risorto, la base della sua esistenza e la motivazione del suo "essere al mondo" per la salvezza delle nazioni. La seconda parte punta sul realismo della Resurrezione: il Risorto infatti si
render visibile ai discepoli.
Egli li attende dove gi li precede: "alla Galilea". La critica moderna
ha impostato un complicato castello di ipotesi contraddittorie per cercare
di spiegare le apparizioni di Ges ai discepoli. Ges avrebbe fatto
spola tra la Galilea, intesa come la regione classica al settentrione della
Palestina, e Gerusalemme, pi volte. La critica ignora pi o meno volutamente la Tradizione. Questa, come si pu dimostrare con documenti
che si estendono dal N.T. almeno al 1500 (quando se ne perde la memoria), conosce a Gerusalemme "la Galilea", una piccola gobba rocciosa sopra il Monte degli Olivi, in pratica il luogo dell'Ascensione. La
cristianit antica vi aveva eretto un'edicola santuario, poi espropriato
dal musulmanesimo invasore. Questo il luogo dove il Risorto attende
i discepoli per l'estremo saluto.
L'Angelo sigilla le sue parole con una formula solenne: "Ecco, io
parlai a voi", che richiama le formule profetiche dove il Signore dice:
"Ecco, Io parlai". parola definitiva, sigillata, irreformabile. Essa va
ascoltata ed obbedita.
Le Donne fedeli fanno la loro seconda venuta. Vanno in fretta, animate dalle reazioni alla Teofania, ossia insieme da paura e gioia grande,
e cos "corrono" per "annunciare", apaggll (verbo tecnico) ai discepoli del Signore (v. 8).
Ed anche il Risorto fa la seconda apparizione (v. 9-10). La critica
qui analizza come possa essere questo, sempre ignorando la tradizione
della Chiesa giudeo-cristiana; la scena. considerata come secondaria.
Ma qui invece Ges fa urCapntsis, un incontro pieno di gratitudine
e di amore per le Discepole fedeli. Ed anzitutto le saluta: "Chirete,
Gioite!", che il saluto della Resurrezione, il medesimo dell'Angelo a
Maria, e dell'Apostolo ai suoi fedeli (cf. Le 1,28, e FU 4,4). la gioia
della Resurrezione, che nella Liturgia, oltre a questo giorno con la sua
solenne Vigilia, risuona ogni Domenica, preannuncio della gioia eterna.
Il saluto viene dalla bocca del Risorto alle orecchie dei fedeli, e dalla
bocca di questi risuoner alle orecchie di molti altri fratelli lungo i
secoli (v. 9).
Certa reazione delle Donne adesso di fiducia. Si accostano, abbracciano i piedi del Risorto e Lo adorano prostrate. C'accostarsi",
prosrchomai (e altri verbi) tipico di Matteo, che cos vuole significa319

per non perdere la coscienza dell'offerta totale al Padre. Il condannato


era poi totalmente denudato e inchiodato sulla croce. La nudit per gli
Ebrei era la massima delle vergogne. Anzi era anche ritenuto l'estremo
"segno" della punizione escatologica che il Signore poteva affliggere al
suo popolo ribelle, cos minacciavano i Profeti.
"Il Crocifisso" portatore per sempre di tutto questo. Mentre per gli
antichi, e fino al medio evo germanico, la croce era la massima vergogna, il massimo disonore, il massimo fallimento, per Dio per, come
testimonia soprattutto Giovanni, la croce il massimo onore. la pazzia di Dio, secondo S. Paolo (1 Cor 1,17-31).
Lui, cos, le Donne fedeli cercano, consapevoli ed accettanti.
Ad esse l'Angelo dona l'annuncio supremo, in tre parole. La prima
: "Non sta qui". Il sepolcro, il luogo orrido della tenebra, dell'immobilit finale, della morte, della putredine e del dissolvimento, non pu
racchiudere il Figlio di Dio. Il luogo del Figlio la Destra del Padre,
nella Gloria dello Spirito Santo, dove stanno la Vita e la Gioia. il Regno dell'eternit, dove il Crocifisso vuole che stiano anche i suoi fedeli,
che godranno della preparazione eterna: cf. Mt 25,31-34.
La seconda parola quella centrale che ha anche causato la prima,
ed la suprema divina rivelazione: "Infatti fu risvegliato, come parl!".
Egir il verbo del resuscitare, propriamente, risvegliare dal sonno
della morte. All'aoristo passivo (grth), indica insieme un'azione
storica, puntuale, avvenuta una volta per sempre, e l'azione del Padre
sull'Umanit del Figlio mediante la Potenza dello Spirito Santo.
Ma il "come parl" mentre stava ancora con i discepoli fa conoscere
l'aspetto operativo della Resurrezione. Questa infatti non un evento
casuale, come improvviso, bens fa parte, quale culmine, del Disegno
divino annunciato lungamente e insistentemente. Gi nel "Non sta qui"
si sente l'eco dei preannunci dell'A.T., come nel Sai 15 (citato poi pi
volte negli Atti: da Pietro, cf. At 2,25-28; da Paolo, At 13,35). E per
Cristo stesso lo aveva predetto. Infatti nella seconda fase del suo ministero messianico, la svolta decisiva che si inizia con la Trasfigurazione,
Cristo aveva preannunciato la sua morte e resurrezione: cf. Mt 16,2123; 17,21-23; 20,17-19. Aveva proseguito durante la Cena: 26,31-32.
Lo aveva ribadito, sia pure sotto forma simbolica, davanti al sinedrio:
27,64. Cos i discepoli potevano riflettere, e poi conservare la memoria
per le generazioni.
Viene la terza parola dell'annuncio del Risorto: "Venite, vedete il
luogo dove giaceva" (v. 6). il sepolcro vuoto, per prima realmente
occupato dal morto "giacente", verbo classico per indicare la deposizione, quello che oggi si chiama la tumulazione della salma. L'Ade,
canta la Liturgia, non fu capace di trattenere la Preda divina, anzi il
sepolcro fu la base di partenza del Risorto che depred l'Ade delle
sue vittime.
318

Adesso viene il messaggio che le Donne fedeli debbono riportare ai


discepoli (v. 7). Esso si compone di due parti: le Donne fedeli debbono
"andare in fretta" a portare l'Annuncio: "Fu risvegliato dai morti".
Questo resta, come detto pi volte, l'unico centro della fede della Comunit del Crocifisso Risorto, la base della sua esistenza e la motivazione del suo "essere al mondo" per la salvezza delle nazioni. La seconda parte punta sul realismo della Resurrezione: il Risorto infatti si
render visibile ai discepoli.
Egli li attende dove gi li precede: "alla Galilea". La critica moderna
ha impostato un complicato castello di ipotesi contraddittorie per cercare
di spiegare le apparizioni di Ges ai discepoli. Ges avrebbe fatto
spola tra la Galilea, intesa come la regione classica al settentrione della
Palestina, e Gerusalemme, pi volte. La critica ignora pi o meno volutamente la Tradizione. Questa, come si pu dimostrare con documenti
che si estendono dal N.T. almeno al 1500 (quando se ne perde la memoria), conosce a Gerusalemme "la Galilea", una piccola gobba rocciosa sopra il Monte degli Olivi, in pratica il luogo dell'Ascensione. La
cristianit antica vi aveva eretto un'edicola santuario, poi espropriato
dal musulmanesimo invasore. Questo il luogo dove il Risorto attende
i discepoli per l'estremo saluto.
L'Angelo sigilla le sue parole con una formula solenne: "Ecco, io
parlai a voi", che richiama le formule profetiche dove il Signore dice:
"Ecco, Io parlai". parola definitiva, sigillata, irreformabile. Essa va
ascoltata ed obbedita.
Le Donne fedeli fanno la loro seconda venuta. Vanno in fretta, animate dalle reazioni alla Teofania, ossia insieme da paura e gioia grande,
e cos "corrono" per "annunciare", apaggll (verbo tecnico) ai discepoli del Signore (v. 8).
Ed anche il Risorto fa la seconda apparizione (v. 9-10). La critica
qui analizza come possa essere questo, sempre ignorando la tradizione
della Chiesa giudeo-cristiana; la scena. considerata come secondaria.
Ma qui invece Ges fa un'apdntsis, un incontro pieno di gratitudine
e di amore per le Discepole fedeli. Ed anzitutto le saluta: "Chairete,
Gioite!", che il saluto della Resurrezione, il medesimo dell'Angelo a
Maria, e dell'Apostolo ai suoi fedeli (cf. Le 1,28, e FU 4,4). la gioia
della Resurrezione, che nella Liturgia, oltre a questo giorno con la sua
solenne Vigilia, risuona ogni Domenica, preannuncio della gioia eterna. Il saluto viene dalla bocca del Risorto alle orecchie dei fedeli, e
dalla bocca di questi risuoner alle orecchie di molti altri fratelli lungo
i secoli (v. 9).
Certa reazione delle Donne adesso di fiducia. Si accostano, abbracciano i piedi del Risorto e Lo adorano prostrate. L'"accostarsi",
prosrchomai (e altri verbi) tipico di Matteo, che cos vuole significa319

re insieme che Ges Re a cui si rende omaggio, Giudice da cui si


accetta l'assoluzione dai peccati, Dio da adorare.
Le parole del Risorto adesso anzitutto ripetono l'esortazione a non
temere, e poi l'invio ad annunciare ai discepoli, chiamati "fratelli",
l'appuntamento alla collina della Galilea a Gerusalemme, dove si render visibile (v. 10).
Certa critica moderna, che segue le ideologie del secolo scorso guidate dai pregiudizi del dubbio metodico (nominalismo) e del positivismo (agnosticismo religioso), spesso nega il fatto della Resurrezione
come tale, poich contraria alle leggi della "natura" e ad ogni logica.
Esiste qui una curiosa insistenza nel rifiutare come "prova della Resurrezione" il "sepolcro vuoto". Le pericope evangeliche della Resurrezione sono sottoposte a severo esame redazionale e dichiarate secondarie, in pratica una ricostruzione tardiva rispetto ai fatti e alle prime
manifestazioni letterarie (come 1 Cor 15,3-8; Rom 1,3-4, e cos via,
testi arcaici).
A questo la fede cristiana che basata non sulle ideologie bens su
fatti, ha molte risposte. La prima e principale dovrebbe essere per
questa: la Chiesa e le Chiese da 2000 anni proclamano quei testi come
centro e fonte della fede salvifica, riconoscendone il valore divino assoluto, e la speranza per tutti gli uomni.
Sul merito della Resurrezione, il sepolcro vuoto ovviamente solo
un indizio, ben fondato per. La Resurrezione in realt mostrata nel
suo effetto dallo stesso Risorto, che "si rende visibile" ai suoi disepoli
come gi alle Donne fedeli. Paolo afferma che il Signore si mostr cos: a Pietro e ai Dodici, a cinquecento fratelli alcuni dei quali ancora vivi al momento, a Giacomo il minore, a tutti gli "apostoli" (i discepoli
che vivevano con i Dodici), e finalmente perfino al non meritevole
Paolo. Tutti questi sono "testimoni della Resurrezione", e diversi di essi con il sangue versato per il Signore (cf. 1 Cor 15, 4-8; At 10,34-43).
Ma la loro testimonianza veridica anche per questo fatto: che almeno
Pietro e i Dodici all'inizio ne dubitarono, o almeno ne furono perplessi.
Infatti Marco insiste sul fatto che le Donne e i discepoli "videro": Me
16,4.5.7.11.12.14(2 volte), ossia 7 volte, simbolo della completezza. Il
medesimo poi insiste sull'incredulit dei medesimi discepoli per,
non delle Donne fedeli! : Me 16,11.13.14.15, e infine degli uomini a
cui perverr la Parola della Resurrezione: Me 16,16.
Ora, i dubbi dei discepoli furono finalmente vinti dalla realt dell'Umanit del Risorto, dal suo farsi incontro ad essi, stare con essi,
mangiare e bere con essi (cf. At 1,4.21-22; 10,41). E "quanto Ges cominci ad operare e ad insegnare", ossia le sue "opere e Parole" (At
1,1), essi portarono al mondo testimoniandolo. La loro testimonianza
autentica, i contenuti sono veri e storici, con il realismo del Risorto
320

TAVOLA 9 - La resurrezione di Lazzaro - Parrocchia di S. Nicolo

di Kostas Zoubelos, sec. 20.

Mira,
Mezzojuso;

TAVOLA

10-Domenicadelle Palme - Parrocchia di S. Nicolo di Mira; di Kostas


Zoubelos, sec. 20.

IL SABATO SANTO E GRANDE

sono la base certa e incrollabile della fede che salva. Poich nella Resurrezione e nella testimonianza dei discepoli del Risorto opera lo
Spirito Santo.
Tutto questo va tenuto presente per comprendere meglio il testo di
Mt 28,11-20, che adesso prosegue con la sua spiegazione.
I vv. 11-15 descrive in sintesi il resoconto delle guardie del sepolcro
sui fatti (v. 11), e la reazione delle autorit rispetto al solo sepolcro
vuoto; verso cui si erano premunite sigillando la sepoltura (Mt 27,6266) con l'autorizzazione di Pilato. Per queste persone, il sepolcro vuoto
era una "prova" di un fatto inaudito bench quasi previsto. Per cui le
autorit adesso si mettono al sicuro verso Pilato, confidando nella (falsa) testimonianza delle guardie: i discepoli trafugarono "quello" (Ges)
(vv. 12-14). L'annotazione finale dell'Evangelista rispecchia le voci
correnti al suo tempo: Ges morto per sempre, era stato per nascosto
dai discepoli per far credere alla sua resurezione (v. 15). Infatti, mentre
nessuno dubit della morte (salvo le correnti docetiste, riprese apposta
compiaciutamente dal Corano), e in pratica ancora oggi nessuno ne dubita, la Resurrezione fu l'invalicabile ostacolo alla fede di allora, come
di oggi. Ma per credere occorre un atto d'amore verso Cristo, e tale atto
grazia dello Spirito Santo donata dal Padre: "Nessuno pu venire a
Me se non donato a lui dal Padre" (Gv 6, 65) e "Nessuno pu venire
a Me se il Padre che invi Me non lo trarr" (Gv 6,44).
La pericope della Resurrezione si conclude adesso con un epilogo
grandioso: Mt 28,16-20. Sar qui da tenere presente il parallelo di Me
16,15-20.
I discepoli, morto Giuda, sono restati in undici. Essi dunque dietro
la parola del Risorto riportata dalle Donne fedeli, si recano "alla Galilea, sul Monte", come Ges aveva ordinato (28,16, che richiama i vv. 7
e 10). La precisione del luogo non dovrebbe lasciare dubbi: la localit
di Gerusalemme, "la Galilea", con l'aggiunta "sul Monte". Si notino
qui gli articoli determinativi, che indicano luoghi ben conosciuti da chi
riceve l'avviso di recarvisi. Ora, la Galilea da dove era partita la mis
sione del Signore, non ha vere "montagne". Gerusalemme invece sta su
due monti, conosce il Monte degli Olivi, e qui conosce il "Monte della
Galilea", come si direbbe "il colle del Campidoglio", oppure: "il Cam
pidoglio, sul colle", localit conosciuta da tutti. Il Risorto si vuole ma
nifestare dunque solo a Gerusalemme, da dove deve dare il saluto su
premo ai suoi discepoli.
II v. 17 tipico. I discepoli finalmente "Lo videro", e Lo adorano.
Esiste qui per un piccolo inciso, che si pu leggere in due modi, se
condo la sfumatura che si da al pronome greco hoi. Il testo dice sobria
mente: Hoi de edistasan, da tradurre "essi che per dubitarono", il che
revoca in dubbio la fede di tutti i discepoli, oppure: "alcuni per dubi321

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

tarono" (v. 17b). Se si tratta di tutti, ovviamente l'incredulit verte sui


dubbi iniziali, vinti adesso dal realismo della presenza del Risorto. Se
si tratta di alcuni, anche questi adesso sono vinti nel medesimo modo.
Ma l'annotazione preziosa per noi, nel senso che qui non siamo in
presenza di creduloni e visionali, ma di buoni Ebrei, dalla salda coscienza storica e da un non meno forte senso del realismo dei "fatti".
la grande garanzia per la nostra fede.
I vv. 18-20 sono il "discorso di congedo" del Signore. Sta qui un
prologo, il v. 18, seguito dal precetto di battezzare dopo la predicazione
(v. 19), e di custodire la Tradizione (v. 20a), e poi dalla promessa inde
fettibile della Presenza (v. 20b).
II prologo ieratico, regale, solenne. Il Signore Risorto conclude
tutta la sua vicenda tra gli uomini, ed in un certo senso riassume tutto il
suo insegnamento rivendicando il titolo e la funzione del Figlio del
l'uomo, come era stato presentato e promesso in Dan 7 ,13-14. Ora, "fi
glio di uomo, o "dell'uomo", pu significare semplicemente: un uomo
nato da uomo. In Daniele la figura del Figlio dell'uomo assume il valo
re assoluto: davanti all'Antico di giorni, ossia al Signore eterno, all'ul
timo dei tempi, nella corte celeste, compare Uno, nella figura di "uo
mo" vero "figlio dell'uomo" , che proviene dal Signore e si dirige
verso il Signore. Una figura "umana" che proviene dal Divino e va ver
so il Divino. Nonostante le buffe negazioni moderne, il Figlio dell'uo
mo ha dunque uno straordinario realismo: viene dall'Eternit beata,
eterno, eppure si fissa nel tempo creato, tra gli uomini, dunque deve es
sere anche Uomo vero. A Lui il Signore dell'eternit e dei tempi affida
"tutto il potere (exousia)" che comprende tutto l'esistente, il cielo come
la terra. Paolo riprender questo in Col 1,15-20. Tale potere unico di
"dominare", il che biblicamente indica la regalit salvifica. Il "Re"
infatti l'unico "Salvatore" del suo popolo. Il Figlio dell'uomo anche
il Re messianico divino d'Israele, il quale gode della duplice regalit,
quella divina insieme con l'Antico di giorni, e quella umana che gli
esclusiva. La rilettura del Figlio dell'uomo di Daniele porta a concen
trare su Lui la figura del Re messianico, ed insieme quella del Servo
sofferente, anch'egli re nella solitudine del dolore sfigurante, nell'ab
bandono da parte di tutti, nell'ingratitudine di tutti (cf. Is 52,13 53,12). Le due figure formano finalmente l'unit dal Disegno divino
proprio con la rivelazione del Risorto. Gi ad Emmaus il Signore aveva
operato questa congiunzione inaudita, poich per gli Ebrei del tempo il
Messia, il Servo e il Figlio dell'uomo erano figure diverse. Ai discepoli
il Risorto, non ancora riconosciuto, aveva detto: "Non era forse neces
sario (dei, il che implica il Disegno divino che "si deve" realizzare!)
che "il Cristo" (il Messia regale, l'Unto di Dio, figura gloriosa) soffris
se ipsch) tutto questo ed entrasse nella gloria sua?" (Le 24,26). Il
322

IL SABATO SANTO E GRANDE

Messia, il Servo, il Figlio dell'uomo sono finalmente Uno, Cristo Risorto. Ma come riconoscerlo? Cristo Signore dona metodo e contenuto:
occorre scrutare le Sante Scritture (l'A.T., ossia "Mos e tutti i Profeti",
Le 24,27), l'Evangelo come le chiama Paolo, che il Padre aveva gi fatto predicare del Figlio suo come "promessa mediante i Profeti nelle
Sante Scritture" (Rom 1,1-2), senza cui ogni predicazione vuota.
Si concentra perci sul Signore Risorto "tutto il potere", tutta la Promessa, tutta la Benedizione per gli uomini. Luca mostra come Egli trasmetta tutto questo, con l'imposizione consacratoria delle mani sui discepoli da cui si congeda (Le 24,50). Matteo qui esplicita piuttosto i
contenuti trasmessi, riassunti con un "on, dunque".
Il mandato finale perci comincia con l'invio: "poreuthntes on,
partiti, dunque" (v. 19a). Questo verbo, come poco rilevato, ha una
decisiva importanza. La missione di Cristo era cominciata, dopo il Battesimo dello Spirito Santo, dalla Galilea e si era diretta verso il centro
geografico e religioso, Gerusalemme, la Citt del Grande Re (Mt 5,35,
che rinvia a Sai 46,3, "Salmo della regalit divina"). Qui Ges era entrato come il Re mansueto, ma anche come lo Sposo preparato a recuperare con il suo sangue prezioso la sua Sposa diletta, la Sion promessa. La prima Comunit degli Apostoli questa piccola Sion. Ma "noi
non abbiamo qui una citt statica" (Ebr 13,14), la Sion terrena deve
portare alla Sion celeste (Ebr 12,22-25), la Citt del Dio Vivente, alla
"festosa assemblea, alla Chiesa dei primogeniti" (ivi). Allora, gli Apostoli debbono percorrere il mondo, abbandonando il centro da cui ebbero la vita nuova. questo un evento di straordinaria portata "politica",
poich comincia da qui ma nel mondo intero la formazione della plis,
la Citt di Dio, il politeama (FU 3,20), la Cittadinanza terrena e celeste
a cui tutti i battezzati sono inscritti. Senza questa partenza, che sappiamo che fu molto dolorosa per i discepoli che erano Ebrei fedeli, le nazioni sarebbero rimaste nella tenebra. Adesso si apre per esse la Luce
promessa (Mt4,14-16, che citaI s 8,23 - 9,1).
Il mandato prosegue con l'imperativo mathtusate, "fate discepole"
tutte le nazioni, che ancora sono pagane. La prima cura del Signore appena battezzato dallo Spirito Santo annunciare l'Evangelo del Regno
(cf. Me 1,9-13 e 14-15), e poi "fare i discepoli"; vedi qui le narrazioni
di vocazione, come Me 1,16-20; 2,13-14, con i 3 verbi tipici: "pass
-guard - chiam". Anche gli Apostoli adesso debbono passare, guardare e chiamare predicando la Resurrezione, e cos annettendo le nazioni
nel gruppo dei veri "discepoli", quelli che seguono il Signore dovunque
Egli vada. Nel parallelo a questo testo, Marco riporta cos: "Partiti (poreuthntes) verso l'intero mondo, predicate l'Evangelo all'intera creazione" (Me 16,15). Nessuna realt creata deve restare senza il risuonare
dell'Evangelo della Resurrezione e della Grazia.
323

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

"Va Scrittura. s\ legge, a\V7\x\.Uocotv\a.Sen\X\\ta.iE\e\\a. Tia.d\zione", cos Matteo si deve leggere anzitutto con gli altri 3 Evangeli,
poi con il N.T., poi con l'A.T. Ora, l'invio del Signore Risorto si rivolge
ai suoi discepoli, ed insieme ha come oggetto il "fare discepole le
nazioni" pagane, "battezzandoli", gli uomini di quelle nazioni, uno per
uno. Il discepolato del Signore Risorto a sua volta suppone anzitutto la
fede di quanti non videro (cf. la parola a S. Tommaso: Gv 20,29). L'Apostolo delle nazioni, Paolo, che pu esibire la pi vasta esperienza
missionaria della Chiesa apostolica, in una pagina schematica mostra i
dinamismi faticosi dell'annuncio del Risorto che porta al discepolato
ed al battesimo:
Ma che dice (la Santa Scrittura)?
"Vicino a te sta la Parola della fede (t rhma tspistes),
nella bocca tua e nel cuore tuo" (Dt 30,14),
e questa la Parola della fede (t rhma tspistes),
che noi (Paolo) predichiamo (kryss).
Che se confesserai (homolog) con la tua bocca:
"Signore Ges!",
e crederai con il tuo cuore che Dio Lo risvegli (egir) dai morti,
sarai salvato (Rom 10,8-9),
dove la "confessione di fede" si configura come l'antichissima formula
battesimale aramaica: "Signore (= Dio), Ges (= l'Uomo resuscitato)".
Paolo prosegue:
Come dunque invocheranno (epikalomai) verso Colui
nel quale non credettero?
Come per crederanno se non ascoltarono (ako)!
Come dunque ascolteranno senza il predicatore (kryss)!
E come predicheranno (kryss) se non saranno inviati (apostell)!
Come stato scritto (da Dio):
"Quanto belli i passi degli evangelizzatori il Bene!" (Is 52,7)...
E perci, la fede dall'ascolto (pistis ex akos),
ma l'ascolto mediante la Parola di Cristo (Rom 10,14-15.17).
Ecco la sequela della Grazia: l'invio dell'Evangelo mediante gli
Apostoli, la loro predicazione, krygma, la provocazione dell'ascolto,
ako, la produzione della fede, pistis, la confessione battesimale, homologia, nella formula invocatoria, epikalomai (cf. l'epiclesi): "Signore
Ges!" Pietro con gli altri Apostoli attesteranno che esiste l'Unico Nome da invocare, sotto il cielo, l'unico che doni la salvezza (At 4,12), e
questo il Nome di Ges il Nazareno, Nome divino (At 4,10).
324

IL SABATO SANTO E GRANDE

Non facile, non semplice, come sempre quando agli uomini, irrompendo nella loro esistenza, si presenta la Parola divina. La quale,
come si dovr insistere, opera per la Potenza dello Spirito Santo. E se
bene considerata nelle sue manifestazioni polimorfe, e nel suo provocare
l'assenso di fede nella conversione del cuore, oppure il rigetto radicale
che esclude da ogni forma d'ascolto salvifico, appare sempre in modo
sconcertante, come Fuoco divoratore e purificatore, in centinaia di
passi della Scrittura. Essa infatti in s "il violento Parlare di fuoco"
che Dio usa (Sai 118,140). Fuoco folgorante, che illumina l'occhio della
mente (Sai 18,9). lo Scudo di fuoco per noi (Prov 30,5). Parola
passata al fuoco (Sai 17,31; 11,7). Il Fuoco ardente nel cuore, che consuma le ossa, incontenibile (Ger 20,9). Fuoco e Martello che sgretolano
le roccie (Ger 23,29). Parola dunque che distrugge il vecchio, genera il
nuovo, lo trasforma e lo perfeziona.
una Parola che "perseguita il popolo di Dio e non gli da tregua"
poich, come intuisce uno dei grandi della patristica,
...Prima della predicazione della Parola di Dio, tutto stava in riposo.
Finch non squill il suono della tromba dell'Apostolo, non esisteva
lotta. Ma dopo, il Regno di Dio patisce violenza (Mt 11,12) (ORIGENE, In Exodum Homilia 3,3).
Anche per questo Paolo prega di continuo per la Parola, ed esorta le
sue Comunit: "...pregando voi sempre...anche per me, affinch mi sia
donata la Parola (lgos) nell'apertura della mia bocca, con franchezza
(parrhsia) per notificare il Mistero dell'Evangelo..." (Efes 6,18.19),
come aveva gi chiesto: "Nella preghiera perseverate...insieme anche
per noi, affich Dio apra a noi la porta della Parola (lgos), per parlare
io il Mistero di Cristo, a causa del quale sto anche in catene, affinch io
lo manifesti come si deve (di, secondo il Disegno divino) che io parli"
(Col 4,2-3). La preghiera del celebrante sul diacono che annuncia l'Evangelo alla santa assemblea sta in questa visuale, su questa spinta.
Il discepolato per costituito da battezzati. Il precetto di battezzare
dato da un participio presente con valore di imperativo, il medesimo
valore che riporta il poreuthntes gi visto. un precetto ineludibile. Il
parallelo di Marco lo mostra con una formula dura: "Chi avr creduto e
sar stato battezzato, sar salvato, ma chi non avr creduto sar condannato" (Me 16,16). Dimenticandosi di questo, oggi diversi che si
professano "cristiani" revocano in dubbio la necessit di "credere ed
essere battezzati", considerando tutte le religioni della terra, pur con il
carico di tenebra e di peccato che esse di necessit portano, "vie autonome alla salvezza". E frustrata cos l'intera Economia della salvezza.
325

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

La redenzione della Croce, lo Spirito Santo che viene dalla Resurrezione sono ritenuti solo episodi per pochi. "L'intero mondo, l'intera creazione" quale oggetto della Redenzione divina, possono fare a meno, e
seguire le antiche vie della perdizione antica.
Il battesimo "nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (v. 19b). Qui si rilevano una serie di fatti.
Anzitutto "il Nome" che unico. "Nome" biblicamente indica sostanza effettiva, e la potenza che emana da questa sostanza, che in pratica personale. L'esplicitazione della Chiesa dei Padri parler qui precisamente di ousia, essenza, sostanza unica della divinit, la santa
Monds, e di hypstasis, la sussistenza personale individuata della santa
Tris, la Triade delle Persone divine. E parla di perfetta Unit nell'Eguaglianza delle Ipostasi (Persone), come di perfetta e non confondibile diversit delle Ipostasi stesse tra loro, cos che il Padre sia solo Padre
e il Figlio solo Figlio e lo Spirito Santo solo Spirito Santo.
La formula di Mt 28,19 manifesta dunque l'unit sostanziale e la diversit ipostatica. Ossia insieme, le Ipostasi divine sono poste sul medesimo livello, che la Divinit, ma a ciascuna sono lasciati il nome
individuante e le funzioni distinguenti. Il battesimo recupera al fedele
l'"immagine e somiglianz" del Dio Unico. Esso "immerge" il fedele
per cos dire nel Dio Unico, nella sua Vita, lasciando per intatte le diverse funzioni che ne derivano. Infatti il fedele figlio di Dio, fratello e
coerede con il Figlio Monogenito, tempio dello Spirito Santo. Propriamente porta in s l'icona del Figlio, a cui lo Spirito Santo lo
"conforma", e contempla nel Figlio, Icona perfetta, il Padre celeste.
La formula triadica del battesimo cristiano non l'unica del N.T.
Una formula arcaica, di stampo aramaico, quella "nel Nome di Ges", che risuona tante volte negli Atti e nelle epistole paoline (cf. ad
esempio At 4,12 e 10; 10,48, ecc). Essa risuonava circa cos, in una
semplicit assai difficile per noi da comprendere: "Marana',Is'", ossia "Signore nostro, () Ges!", in greco Kyrios, lsos (1 Cor 12,3).
Ora, Mrn in aramaico, Kyrios in greco traducono l'ebraico IHVH, il
Nome divino impronunciabile, in sostanza, il Signore Dio Unico dell'A.T. (Es 3,14; Dt 6,4-5). La formula battesimale dei fedeli di lingua
aramaica nel loro accettare la fede proclamava cos: "Signore Dio Unico, (questo Uomo) Ges!"
Insomma, la perfetta Divinit dell'Uomo perfetto che il Ges conosciuto dalla storia tra gli uomini. Ma non semplicemente conosciuto,
bens conosciuto solo a partire dalla Resurrezione, poich dopo ed a
causa di essa il Padre lo ha rivelato come Figlio Monogenito, come Signore Dio preesistente: Rom 1,3-4. Da adesso in poi tutti gli uomini
esclusi i discepoli che lo conobbero anche prima della Resurrezione ,
compreso Paolo, debbono stare alla legge ferrea del "dopo - a causa - a
326

IL SABATO SANTO E GRANDE

partire dalla Resurrezione", dove avviene la perfetta conoscenza salvifica e beatifica del Risorto, a partire dalla Parola del suo Mistero, e dall'immersione nella fede dentro il suo Mistero di morte e resurrezione, il
santo battesimo. E qui contestualmente con il Figlio Icona conosciuto
il Padre e con Lui lo Spirito Santo qui avviene l'unico amore, l'unica indivisa adorazione dei fedeli verso la Triade santa consustanziale indivisibile del Signore Unico, il Dio Vivente Unico, il Vivificante.
Il v. 20 si compone della consegna finale dei precetti ai discepoli, e
della promessa della Presenza divina indefettibile.
Il v. 20a massimamente importante per la vita della Chiesa. I discepoli del Signore, in pratica gli Apostoli, i Dodici e gli altri, debbono
insegnare permanentemente; il verbo didskontes, participio presente
durativo ed intensivo di didsk. qui delineata la didaskalia, o didach della Chiesa, l'insegnamento, la dottrina salvifica e immacolata,
contenuto permanente che riempie la vita dei fedeli di gioia e di speranza. I discepoli debbono portare e guidare la dottrina. Essa deve essere "custodita" {trir) nelle generazioni, dunque qui supposta la
"Successione" apostolica lungo le generazioni, quante ne far sussistere
il Disegno divino, come sar precisato tra poco. La "Successione" che
sar chiamata con altri nomi "la diadoch", apostolica, e proceder
attraverso la catena ininterrotta dell'Episcopato.
Il contenuto da custodire indicato in genere: "tutte le realt che Io
(Cristo) comandai a voi". Il "comando", o precetto, espresso dal verbo
entllomai, da cui entol, il comandamento. Ossia: la dottrina tramandata dal Signore e custodita dai recettori, gli Apostoli, non suggerimento o consiglio. Essa un unico immenso "precetto" salvifico,
obbligatoria da tenere in ogni suo aspetto, obbedire al Signore "praticare" i precetti divini. Questo "fare la Volont del Padre", che fa diventare "fratello e sorella e madre" di Ges (cf. Mt 12,49-50), ossia
crea vincoli di stretta parentela con Ges, anzi, di pi, come, bench
analogicamente, per Maria Semprevergine, la Theotkos, fa concepire e
partorire il Verbo. Il tratto anche paolino, in Gai 4,19, e forma uno
degli argomenti pi approfonditi e predicati dai Padri della Chiesa.
La dottrina "custodita" perci la santa Tradizione divina apostolica, che dalla scolastica decadente del medio evo, malata a morte dal
nominalismo, si teso fino ad oggi, come in una china rovinosa, non
solo a criticare e a distruggere, ma perfino ad ignorare del tutto.
Il v. 20b chiude in modo grandioso TEvangelo di Matteo.
L'inizio "Mi ido, ed ecco". Questa formula gi nell'A.T. indica
solennemente un prodigio divino, come "Ecco la Vergine concepisce"
diIs 7,14, e "Ecco, tu concepirai nel seno e partorirai il Figlio che chiamerai Ges" di Le 1,31. Qui il prodigio divino, mirabile nell'intero suo
aspetto, l'assicurazione della Presenza del Risorto ai suoi.
327

rato la sua Presenza: nel santuario, con Mos, con i Profeti, con il Servo sofferente, con tutto il popolo se era fedele. Adesso l'assicurazione
solenne ultima della divina Presenza riassume tutte le forme che la Presenza stessa aveva assunte. Si detto che Mt 1 mostra la divina Presenza agli uomini lungo le generazioni regali che avrebbero portato al
"Nato dalla sola Maria" (Mt 1,16). A Giuseppe l'Annunciazione dell'Angelo del Signore aveva anche rivelato il nome del Nato: Ges,
Ylmmanuel (Mt 1,21 e 23). Questo Ges era stato con i suoi discepoli
nella sua vita pubblica, anzi il discepolato stesso si connota come lo
"stare con Ges", reciproca presenza (in specie in Marco).
Ma da adesso Ges Risorto si manifesta come "la Presenza" divina
totale con i discepoli, che dovranno vivere dunque "la vita in Cristo
-vita nello Spirito Santo" (cf. ancora Rom 8,9). In pratica, come rivela
Ges in Giovanni, tale Presenza divina sar mediata dallo Spirito Santo
(cf. qui le 5 promesse della Cena, in Gv 14,15-17; 14,26; 15,26-27;
15,7-12; 16,13-15), che anche Presenza del Padre. I discepoli cos vivranno ed opereranno "nella Presenza", riempiti da questa Pienezza, il
Plrma della Divinit, che inabita nella Chiesa (cf. Col 1,19), ma ormai "in modo corporale, smatiks" (Col 2,9).
La Presenza indefettibile avviene gi qui, e porta alla Presenza eterna, beata e divinizzante. Essa per causata dalla fede nella Parola della Resurrezione, dal battesimo nel Nome Unico della Triade, dall'essere
perfetti discepoli del Signore, dal custodire fedelmente i suoi precetti.
Allora sar Presenza "per tutti i giorni", ossia le epoche della storia
degli uomini che seguiranno, fino a che "il secolo", ossia il tempo e
spazio creati, sar "consumato", dove syntel indica non la consumazione per esaurimento naturale, previsto anche dall'astrofisica, bens
l'adempimento (syn-tel, co-adempiere) inteso dal Disegno divino.
Tale, in rapida sintesi, il contenuto della pericope della Resurrezione. Qui vanno fatte alcune annotazioni.
a) L'evangelo della Resurrezione "il Tutto" della divina Rivelazione,
essendone anche l'inizio come il centro e come la fine. Inizio, perch la Rivelazione divina qui si comincia a comprendere in totalit;
centro, perch tutto porta ad essa; fine perch anche "il fine" dell'intera storia passata presente e futura dell'umanit, destinata alla
resurrezione, contro ogni malinconica ipotesi contraria, e contro
ogni terrificante azione contraria.
328

IL SABATO SANTO E GRANDE

b) "II Tutto", come si disse, vuole rendersi presente in ogni "parte".


Perci, con legge ineludibile, ogni volta che si proclama l'Evangelo,
o anche il resto della divina Parola, si proclama sempre ed invariabilmente la Resurrezione, poich tale proclamazione avviene sempre e
comunque "dopo a causa a partire dalla Resurrezione".
e) strano che V Evangelo della Resurrezione nella Divina Liturgia si
proclami durante l'Anno liturgico esclusivamente nella Vigilia della
Resurrezione. La quale cos si pone idealmente come la celebrazione "pi solenne dell'anno". Il N.T. al contrario conosce solo la celebrazione di ogni Domenica, e questa sempre e comunque "della Resurrezione". Tale la Tradizione divina apostolica. Se la Chiesa nei
secoli ha ritenuto di enfatizzare il "corso" celebrativo del N.T. facendo della Vigilia della Resurrezione "la Festa delle Feste" (i Padri), tuttavia ha gelosamente, e quasi istintivamente conservato la
sostanza: ogni Domenica "di Resurrezione". La cura gelosa di
questo ha portato ad esempio nella Liturgia bizantina a proclamare
almeno nell'Ufficio del mattino la pericope della Resurrezione, ordinando gli "11 Evangeli aurorali (hethin)" Domenica per Domenica, e disponendo a turno domenicale gli 8 Apolytikia anastsima,
"resurrezionali", secondo gli 8 Toni ecclesiastici.
d) La Resurrezione del Signore, con tutte le sue conseguenze, per
materia di predicazione mistagogica ai fedeli in ogni omelia, domenicale, festiva, feriale, nelle Ore sante se assiste il popolo, nella celebrazione dei Divini Misteri come in quella dei Misteri-sacramenti.
4. La "Grande isodos"
Oggi non si canta il Cheroubikn, bens un tipico Tropario, "Sigsato psasrx, Taccia l'intera carne". Il testo con leggera correzione viene
da Zacc 2,17 {eulabisth psa sdrx), che annuncia il Signore che
viene. Ogni creatura mortale adesso davanti a Lui deve tacere e tenersi
"con paura e tremore", e nulla di terreno deve pensare, poich si avanza
il Re dei regnanti e il Signore dei dominatori, che vuole essere sacrificato e donato in cibo ai fedeli. Egli preceduto ed accompagnato dalle
schiere adoranti degli Angeli e dai Cherubini, mentre i Serafini che si
copranoc i volto gridano l'inno: "Alleluia alleluia alleluia!". Il canto
indirizzato anche ai nuovi battezzati (quando si avevano, e se oggi vi
sono) che si accostano "con paura e tremore" per la prima volta al Cibo
vivificante che dona lo Spirito Santo.
5. UAnamnesis di oggi
Nell'Anamnesi dell'Anafora di S. Basilio, oggi si richiama il precetto eucaristico di 1 Cor 11,26: "Ogni volta che mangiate questo Pane e
329

COMMENTO - IL PENTEKOSTARION

bevete questa Coppa, voi annunciate la mia Morte e professate la mia


Resurrezione", e si prosegue con l'anamnesi della Sofferenze salvifiche
per noi, della Croce vivificante, del sepolcro triduano, della Resurrezione dai morti, dell'Ascensione al cielo, dell'Intronizzazione alla destra
del Padre, della "gloriosa e terribile seconda Parnasia", che Presenza
causata dalla "Venuta" ultima. Su questa base allora si offrono al Padre
i Doni da Lui stesso donati.
6. Il Megalynrion
E quello celebre Epi si chirei, con cui si intitolano anche le speciali icone della Theotkos. La Chiesa canta le lodi della Madre di Dio:
la Piena di grazia dello Spirito Santo, tempio santificato, paradiso spirituale, vanto verginale, che fa gioire l'intera creazione, le schiere angeliche e il genere umano. Infatti da Lei Dio si incarn e divenne Bambino
pur essendo il Dio preeterno, e del seno di Lei fece il suo trono e rese il
suo ventre "pi ampio dei deli", secondo 3 Re (= 1 Re) 8,27, che riferisce l'immagine al tempio di Gerusalemme, mentre Maria infinitamente pi che un tempio costruito da mani di uomo. A Lei va oggi come sempre la glorificazione dei fedeli del Figlio suo.
7. Il Koinnikn
Durante la comunione dei celebranti si canta il v. 65 del Sai 11 (Salmo didattico storico), e l'adattamento di Sai 3,8 (Salmo di fiducia individuale): "Si risvegli (egir) come il dormiente il Signore, e risorse
(anistn) salvando noi. Alleluia!" evidente la scelta per i 3 verbi: risvegliarsi, addormentarsi, risorgere, che alludono alla Morte e Resurrezione dopo la sepoltura. Vi si aggiunge l'effetto: tutto questo, per la salvezza di noi.
Ora, questo Evento globale reso qui presente proprio dal canto,
che "accettazione" dell'Evento stesso resosi efficace dai Divini Misteri celebrati "qui oggi per noi". Senza l'accettazione volontaria dei
fedeli, in specie dei neobattezzati, l'Evento non sarebbe efficace per essi. Va annotato che tale Evento anzitutto portato dalla Parola di oggi,
in specie dalla pericope evangelica, e dunque qui si ha come una concentrazione di efficacia.
Va ancora ricordato che il versetto del Salmo un' "Antifona", che
suppone il canto di un Salmo (adesso scomparso).
8. "Mnstht,usplagchne"
Invece del solito idomen t Phs, dopo la comunione si canta un'epiclesi: "Ricordati, Misericordioso, anche di noi, come facesti memoria del
Ladrone, nel Regno dei deli" (richiamo a Le 23,42-43). Ancora una volta
la Passione con la sua efficacia unita alla Resurrezione e all'ingresso
nel Regno. anche l'effetto della celebrazione in atto per tutti i fedeli.
330

SANTA E GRANDE DOMENICA DI PASQUA


La visione dell'Anno liturgico deve essere guidata in modo ininter rotto dalla celebrazione e contemplazione della massima realt della di vina Oikonomia, che la Resurrezione. Certo, le diverse Chiese secon do legittimi usi e tradizioni proprie hanno organizzato l'Anno liturgico
con un "inizio" convenzionale. Le Chiese sire, ad esempio, con il
"Tempo dell'Annunciazione" (in siriaco, subbr'), che rievoca i "primordi della nostra redenzione", ossia i diversi annunci che sono rivolti
divinamente a Zaccaria, a Maria Vergine, ad Elisabetta, con la nascita
del Profeta Precursore Battista Giovanni. La Chiesa etiopica comincia
con "Giovanni Battista" (verso la met di settembre). La Chiesa occi dentale, ossia la tradizione romana ma anche ispanica e gallicana, con
l'Avvento. La tradizione bizantina fissa il capo dell'anno ecclesiastico
con l'Indizione civile del 1 settembre.
Ora, il concetto di "inizio dell'Anno liturgico" per s determinato
solo da un fatto determinante: si inizia l'anno quando si inizia la lettu ra
del Lezionario della Parola divina. Questo gi nell'A.T.: Dt 31,9-13. A
ben guardare, allora, si avrebbero diversi inizi. Ad esempio, nel Ri to
romano il Lezionario si iniziaa leggere sia alla Domenica l a d'A
vento, sia alla Domenica la d i Quaresima, sia alla Domenica l
"tempo ordinario", che memora il Battesimo del Giordano. Nel Rito
bizantino si avrebbero 3 inizi, con MgffiMd#e P&M#fste.con la
Domenica la di Pentecoste, con la laSettimanadop
Per gi la Chiesa antica aveva l'uso di ricominciare il ciclo delle
Letture bibliche a partire proprio dalla Vigilia della Resurrezione. L'Evangelo "testa di serie" di tutti gli Evangeli dell'anno, quello della
Resurrezione. Con esso, subito dopo, si comincia la lettura degli Atti, la
storia della Chiesa quale effetto pentecostale della Resurrezione, e l'fivangelo di Giovanni. Il tempo dopo la Pentecoste ne mostra gli svilup pi
successivi.
il "Periodo del Pentkostriori \ che abbraccialecelebrazioni fino
alla Domenica l a dp Pentecoste, "di tutti i Santi" . Esso si inizia con
la "Santa e grande Domenica di Pasqua".
Si viene allora a creare questa situazione. vero che nell'ideologia
liturgica istauratasi lungo i secoli, la Vigilia solenne della Resurrezione
conclude in crescendo il periodo "forte" dell'Anno liturgico, quello del
Tridion, in pratica, la Quaresima e la sua preparazione. Dunque, la
Domenica santa e grande "deve" cominciare il periodo liturgico che
porta alla Pentecoste, altro tempo "forte" dell'Anno liturgico.
Una visuale teologica basata sui testi biblici e liturgici, e meno sul l'uso che in genere se ne fa, parla invece cos: la Domenica santa e
331

COMMENTO -ILPENTKOSTAR1ON

grande comincia il periodo del Pentkostrion, ma solo perch conseguenza diretta della Vigilia della Resurrezione e dell'intera sua carica
dinamica di cui sopra sono stati presentati alcuni elementi.
In sostanza, va ripetuto che celebrare la Resurrezione del Signore
con la pericope evangelica della Resurrezione, segna l'intera celebrazione dell'Anno liturgico, di cui il vero inizio teologico (non calendariale). Questo si vede nello sviluppo della Domenica santa e grande.
I. - L'UFFICIO DELL'RTHROS
Per s, la solenne Vigilia si prolungava fino all'alba con ininterrotta
celebrazione dell'rthros, il Mattutino, raccordato alla Vigilia dall'Ufficio notturno, o di mezzanotte.
1. L'Ufficio notturno
Si susseguono YEulogts, il Dxa si ho Thos, il Baslu ourdnie, il
Trisgion, Panagia Tris, 12 Kyrie elson, il Dxa, il "Padre nostro", 3
Duteproskynsomen, poi il Sai 50, e il oa
(omesso fi Kathisma), ^ ? a ga n* ga

del Tono 2, Hte katlthes prs tn thnaton, poi la Litania Ektens, e


YAplysis: Ho anasts ek nekrn. Oggi tale Ufficio molto ridotto, tenendo conto della lunghezza della celebrazione che viene subito dopo.
2. L rthros, il Mattutino
All'inizio il celebrante accende il cero dalle candele perenni sul santo
altare, e canta l'invitatorio per il popolo:
Venite, prendete la luce dall'intramontabile Luce,
e glorificate Cristo, il Risorto dai morti.
Il popolo accende le sue candele in modo fastoso, in una luminaria
che via via prende consistenza, sotto il simbolismo della Luce eterna,
che Cristo Luce del mondo (Gv 8,12), Verbo Dio Luce e Vita (Gv 1,14), che come tale manifestato dal fatto della sua Resurrezione. La luce
delle candele cos accesa dura lungo l'intera celebrazione che segue.
Accese le candele, si muove l'assemblea in sacra processione verso
un luogo assegnato, dove si proclama l'Evangelo della Resurrezione,
che cos l'Evangelo deVrthros. La pericope Mt 28,1-10.16-20,
ossia si omette l'episodio delle guardie che riferiscono i fatti alle autorit ebraiche (vv. 11-15; vedi sopra). Oggi proclama l'Evangelo non il
diacono, bens solo il celebrante (Vescovo o presbitero, o igumeno del
332

DOMENICA DI PASQUA

monastero). Il quale incensa l'Evangeliario, e proclama una dossologia


trinitaria, il Dxa te hagia kdi homoousi.
Poi canta il Tropario Christs onste ek nekrn, 3 volte, ripetuto 6
volte dai cori, mentre il celebrante, che incensa intorno all'Evangeliario, canta i versetti dei Sai 61,23A e 117,24 (vedi la Vigilia), con il
Dxa Patri e di nuovo il Tropario Christs anst ek nekrn, mentre
adesso il celebrante incensa il clero ed il popolo. Si noti ancora che il
Sai 67,2 comincia con YAnasttho Thos, Sorga Dio, per mettere in
fuga i suoi nemici, come avvenne alla Resurrezione.
Segue la Litania Synapt megl con la Dossologia Hti prpei si
psa dxa. Con il rito Arate pylas, Alzate le porte, davanti alla chiesa
che fu chiusa, vi si rientra, e si canta il Canone pasquale.
Il Canone del mattutino fu organizzato intorno a 9 Odi bibliche, che
in genere, e non bene, si omettono, restando nell'officiatura solo i Tropari che vi rispondono ordinatamente, lo Heirms e i Tropari che lo seguono, intervallati dalla Hypako, dal Kontdkion,dalV
ikos e dal Mnolgion
(rispettivamente a conclusione dell'Ode 3a per laprima, e l'Ode 6a
er
a
P = ^n). L elenco delle Odi Dibliche e:
l'Ode 6a per
i. Es 15 I_2Q il "cantico di Mos" al Mar Rosso;
2.' Dt 3z,T-43' il "cantico di Mos nell'esodo", normalmente omesso con i Tropari relativi;
la
" preghiera di Anna ;
3a: 1 Re (= I c^)? 1-11,
43! Akzc 3,1-19, la "preghiera di A n n a " ;
:
5 a Is 26,9-21, la "preghiera di Isa i
6a: Gion 2,3-11, la "preghiera di Giona";
7a: Dan 3,26-57, la "preghiera di Azaria";
8a: Dan 3,57-88, l'"inno dei tre Giovani" nelle fornace;
9a: Le 1 ,46-55, il Megalynei he psyche mou (il Magnificat del Ve-

spro nel Rito romano), e


Le 1,67-79, Y EulogtsKyrios, la preghiera di Zaccaria (il Benedictus delle Lodi del Rito romano).
I Tropari relativi ad ogni Ode svolgono la funzione di rispondere e
commentare il cantico biblico, applicandolo alla situazione di oggi,
solenne Resurrezione, con frequenti richiami al battesimo che consegue alla vittoria di Cristo sulla morte e sull'inferno.
IL - GLI AINO1, LE LODI
L'Ufficio degli inoi consiste in 8 versetti, tratti dal Sai 150, un
"Inno di lode", e di nuovo dai Sai 61,23 A, e 117,24, intervallati da
Tropari, gli Stichr to Pscha. La celebrazione conclusa dal solen333

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

ne Doxastikn che YAnastses hmra, mentre avviene Yaspasms,


il bacio dell'Evangeliario e il saluto di pace tra tutti i presenti.
III. - LA DIVINA LITURGIA DI S. GIOVANNI CRISOSTOMO
II primo canto Ykphnsis usuale, Eulogmn he Basilia, da
parte del celebrante, il quale regge cero acceso con la sinistra e l'incensiere con la destra, e canta tre volte il Tropario Christs anst ek
nekrn, e intona di nuovo i versetti dei Sai 61,23A, e 117,24, a ciascuno dei quali i cori rispondono con il medesimo Tropario, che cos
cantato 10 volte. Il celebrante incensa l'altare, l'icona del Signore e
quella della Theotkos, poi i cori e i fedeli.
1. Antifone
Sono tratte da Salmi che sono "Azioni di grazie comunitarie".
1) Sai 65,1.2.3.4, intercalati dal Tispresbiais ts Theotkou. Il Salmista
chiama la terra intera ad acclamare il Signore, a rendergli lode e gloria,
perch le opere sue sono grandiose e hanno fatto conoscere il suo Nome
terribile, davanti a cui i nemici friggono, ma la terra si prostra e adora.
2) Sai 66,2.3.4.8, intercalati dal Sson hms, Hyi Theo. Il Salmista
chiede la misericordia e la benedizione, la Luce del Volto divino, mentre
riafferma che la terra conosce ormai "le vie", i comportamenti divini, e
la salvezza operata dal Signore, ricco di benedizione. Il Salmo ha molte
attinenze con la "preghiera di benedizione sacerdotale" di Num 6,22-27'.
3) Sai 67,2.3.4; 117,24: versetti ormai ben conosciuti, intercalati dal
Tropario Christs anst ek nekrn.
Il canto delle Antifone di questo giorno il modello del canto di ogni
Domenica, supponendo sempre dunque un Salmo per ciascuna di esse.
2. La "Grande Entrata"
II canto dell'Eisodikn Sai 67 ,27, un versetto invitatorio con cui il
Salmista esorta il suo popolo a benedire il Signore nelle sante assemblee, poich Egli l'unica Fonte da cui scaturisce tutto Israele.
3.1 Tropari
1)Tropario Christs anst ek nekrn, cantato 3 volte.
2)Hypako dell'Ode 3a: Prolabosai tn rthron. Le Donne fedeli an
ticipano l'alba per recarsi al sepolcro, e incontrano l'Angelo che le
334

DOMENICA DI PASQUA

rimprovera di cercare Colui che sussiste nella Luce eterna come fosse
un semplice uomo. Cos le invita a scrutare le bende sepolcrali, ed a
correre ad annunciare che il Signore fu resuscitato, avendo ucciso la
morte e manifestandosi come il Figlio di Dio Salvatore del genere
umano.
3) Kontkion (dell'Ode 6a): Ei hai en tdph katlthes. Si canta la vitt-ria del
Signore bench disceso agli inferi, annullandone la potenza, Egli che
rivolse alle Donne fedeli, le Mirofore, il Chirete!, come in Mt 28,9, e
don ai discepoli la sua pace, come in Gv 22,19-22, procurando la
resurrezione ai peccatori.
4. "Hsoieis Christn ebaptisthte "
Al posto del Trisgion si canta di nuovo (cf. la Vigilia) Gai 3,27,
"Quanti in Cristo foste battezzati".
5. V Apstolos
tradizione di tutte le Chiese di cominciare oggi la lettura degli Atti
degli Apostoli.
a) Prokimenon: Sai 117,24.1, "Azione di grazie comunitaria".
Il v. 24 stato ripetuto. Il Salmista di fronte ai mirabili prodigi operati dal Signore, proprio al "giorno del Signore", proclama ed esorta a
gioire. La risposta lo Stichos, l'inizio del Salmo, dove il Salmista invita con imperativo innico a celebrare (exomologomai) il Signore
perch Buono, e la sua misericordia per l'eternit. Misericordia,
leos, indica la Bont che non tiene conto dei demeriti degli uomini, e
si mostra sempre favorevole, al di l di qualunque impossibile merito.
b)At 1,1-8
Come gi avevano compreso i Padri, Luca scrisse un dittico mirabile, ossia YEuagglion della Vita del Signore, dall'Annunciazione alla
sua Assunzione-Ascensione al cielo, e un fedele "resoconto" della vita
della prima Chiesa, da Gerusalemme a Roma. Ora, 1'"Evangelo" il
genere letterario che porta la "Notizia regale", che propria solo al Signore. Gli "Atti", in grecoprdxeis, sono le gesta degli Apostoli inviati
in missione dal Signore stesso. Per i due scritti si corrispondono nell'intenzione dell'Autore.
Infatti, il Signore fu annunciato e concepito, nacque e fu battezzato, pass annunciando l'vangelo del Regno e compiendo le "opere
del Regno", testimoni davanti al mondo, fu crocifisso e sepolto, ma
fu resuscitato dal Padre con lo Spirito Santo, e si avvi alla sua gloria
celeste.
335

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

Ma cos anche la Chiesa fu annunciata e concepita nel dolore della


Croce, nacque e fu battezzata a Pentecoste, and nel mondo annunciando l'Evangelo della Resurrezione che riporta al Regno, comp le
"opere del Regno" o della carit con prodigi stupendi, testimoni il
Risorto davanti al mondo e alle nazioni, fu perseguitata e messa a
morte nelle sue membra pi sante, ma sar resuscitata dal Padre con lo
Spirito Santo e innalzata a vivere in eterno con il suo Signore Risorto
nella Gloria divina eterna.
Luca al suo Evangelo premette un ricco prologo metodologico (Le
1,1-4), riconoscendo di essere della seconda generazione apostolica,
ed insieme per assicurando il suo accurato lavoro di ricognizione delle fonti autentiche, che vuole solo confermare nella fede e nella speranza chi gi ha ascoltato la predicazione autorevole della prima generazione apostolica.
Agli Atti Luca prepone una breve nota, indirizzata al lettore Teofilo
(At 1,1), il medesimo dell'Evangelo (Le l,3c). In essa ricorda che il "primo lgos, discorso", l'Evangelo, tratt "quanto cominci ad operare e ad
insegnare Ges". Le opere di Ges sono anche dottrina: tale il Battesimo,
la predicazione, la chiamata dei discepoli alla vocazione, le guarigioni e
le resurrezioni, il cibo alle folle affamate, la Trasfigurazione, la Croce e
la Resurrezione, la promessa dello Spirito Santo, l'invio a portare la salvezza alle genti. il contenuto dell'Evangelo della grazia..
Tale "fare ed insegnare" per si prolunga fino ai giorni in cui il Risorto consegn gli ultimi precetti ai discepoli mediante lo Spirito Santo
(cf. ancora Gv 14-16), quando "fu assunto" dal Padre nel cielo (v. 2).
Cos la Presenza del Signore non abbandona mai i discepoli fedeli.
Anzi, fino all'ultimo sulla terra ebbe cura di essi (v. 3). Non solo
con infinita Condiscendenza da essi non meritata si manifest loro come il Vivente, ma accompagn questa presenza con "molti argomenti", ossia con le spiegazioni che quando stava con essi prima della Passione i medesimi non erano ancora in grado di comprendere. E stette
cos con essi 40 giorni, numero simbolico dell'attesa. Si rese del tutto
visibile nella sua Umanit e parlava del Regno di Dio e delle sue
realt per gli uomini.
Non solo, "prese anche il sale" con essi, espressione orientale che
indica la parentela, la reciproca ospitalit ed amicizia indivisibile. Egli
raccomandava di non partire da Gerusalemme (cf. Le 24,49), per attendere la Promessa del Padre annunciata dalla sua stessa bocca, e che
lo Spirito Santo (v. 4).
Questa Promessa fondata sulla storia, per la testimonianza di Giovanni, che amministrava solo un battesimo con acqua, richiamando alla conversione del cuore (cf. Mt 3,11) chi si recava a lui. Ma i discepoli
del Risorto riceveranno il battesimo non da mano d'uomo, bens dal336

DOMENICA DI PASQUA

lo Spirito Santo stesso su disposizione del Padre, entro pochi giorni;


l'annuncio della Pentecoste (cf. At 2,1-4), punto fermo per la rigenerazione dei discepoli (v. 5).
La necessit del battesimo dello Spirito Santo per fare dei discepoli
uomini nuovi spiegata adesso. Essi si erano radunati intorno al Signore, Lo vedevano risorto, ma ancora non avevano compreso nulla di Lui.
Infatti Lo interrogano se si realizzer la lunga attesa d'Israele, la ricostituzione redentrice del regno terreno e glorioso; era questa la massima
aspirazione di molte masse del popolo ebraico al tempo di Ges (v. 6).
La risposta del Signore drastica: solo il Padre dispone con potere
esclusivo, divino, dei tempi avversi, e dei tempi favorevoli {chrnoi e
kairi), che nessuno conosce (v. 7). Questo i discepoli gi avevano udito dal Signore prima della Passione, quando Egli espose il "discorso
escatologico" (cf. Mt 24,36; Me 13,32), e con termini duri, invitando a
vigilare sempre. Il Disegno del Padre verte su altre direzioni, per cui i
discepoli riceveranno la "Potenza del sopravveniente Spirito Santo" su
essi, il che indica la provenienza, l'Alto, il Padre. Lo Spirito Santo, di
essi, per ora ancora sconcertati, far dei testimoni intrepidi del Signore
con un raggio sempre crescente: dapprima in Gerusalemme, poi nella
Giudea e in Samaria, finalmente senza limiti sulla terra, fino ai suoi
estremi confini (v. 8). Si realizza cos anche la profezia sul Servo che
porter il Nome divino a tutta la terra (Is 49,6) per essere la Luce delle
nazioni. Paolo da parte sua in Col 1,23 da resoconto, almeno per il momento in cui scrive (e. anno 59 d.C), di avere realizzata con la Grazia
questa missione, ricevuta dal suo Signore dopo Damasco, e che gli coster molte sofferenze (cf. At 9,15-16).
Cos l'inizio della lettura ordinata degli Atti mostra l'insistenza
concentrata sul battesimo dei discepoli, a Pentecoste, ma anche su
quello dei fedeli che dopo la Chiesa apostolica e da essa accetteranno
la fede e la testimonianza del Signore Risorto.
6. L'EVANGELO
a) Alleluia: Sai 101, 14, Supplica individuale; 32,13, Inno di lode
II Salmista, che per canta come membro che rappresenta tutta la sua
comunit di fedeli, rivolge una preghiera di speranza al Signore, che
"sorger" per mostrare la sua misericordia verso Sion: infatti
adesso il momento propizio per averne piet. La Resurrezione questo felice momento della divina Misericordia.
Ma questa non si limita (Stichos, 32,13), poich dalla sua maest
infinita il Signore contempla l'intera realt degli uomini, e di certo dispone il suo intervento soccorritore per tutti gli uomini da salvare nella Resurrezione del Figlio.
337

COMMENTO - IL PENTKOSTARION

b)Gv 1,1-17
Con felice intuito e conseguente scelta, la Liturgia bizantina quasi
come conclusione della lunga Vigilia della Resurrezione, cominciata
con il Vespro, i battesimi (quando esistevano catecumeni), proseguita
con l'Ufficio di mezzanotte, il Mattutino e le Lodi, proclama una delle
pericope pi importanti dell'intera Santa Scrittura, il Prologo di Giovanni, bench amputato del v. 18 che ne la necessaria spiegazione
ultima, e che qui comunque deve far parte dell'esposizione.
Infatti, proprio partendo dal v. 18:
Dio, nessuno vide mai,
il Monogenito Dio,
che sussiste verso il Seno del Padre,
Egli (ne) fece esegesi,
si ha la chiave d'interpretazione. Il Dio Eterno, l'Invisibile per definizione, stato per sempre e meravigliosamente "esegetizzato", ossia rivelato e descritto e spiegato (exgomai) solo dal Figlio Unico, Dio da
Dio, il quale "il Signore", "Colui-che-sussiste", ho On, che traduce a
sua volta IHVH, il Signore Unico rivelatosi a Mos dal roveto (Es
3,14), e sussiste "rivolto" nel Seno beato del Padre, ossia nel rapporto
di contenenza paterna e filiale.
Il secondo passo analizzare il v. 14. Questo Figlio Monogenito ha
potuto "fare esegesi" del Padre perch il Lgos, il Verbo sussistente
e preeterno, il quale mirabilmente "si fece la sua stessa carne", come
spiegano i Padri (S. Cirillo Alessandrino), e quale divina Sapienza
"pose le sue tende tra noi" (Eccli 24,12-16), anche come Uomo vero
che vive tra uomini veri, cos da rendersi duplicemente visibile: come
Uomo, e nella sua Gloria divina, che per Giovanni anticipata gi dalla Croce vivificante. Tale Gloria propria del Monogenito e proviene
dal Padre, ed lo Spirito Santo (cf. Gv 17,1-3; 19,30 e 34), che rende
il Monogenito Pienezza di Grazia e di Verit divine.
Adesso si pu procedere dall'inizio. Quale Principio, Arche (cf.
Prov 8,22) in Dio, il Verbo sussisteva dall'eternit, sussisteva in relazione a Dio, e come Dio sussisteva il Verbo (v. 1). Era il Principio in
relazione a Dio (v. 2). Egli era anche il Creatore universale con il
Padre e con lo Spirito Santo, precisa la Scrittura dei Due Testamenti
, e nulla senza Lui pot esistere. Ma quanto fu creato, era "vita in
Lui" (v. 3), e per gli uomini la Vita divina venne come Luce divina (v.
4), la quale si manifesta e dilegua ogni tenebra vecchia del peccato,
bench questa tenebra non volle accettarla n comprenderla (v. 5).
Il Verbo fu anzitutto testimoniato da Giovanni, inviato da Dio come
Precursore. La testimonianza di questi era sulla Luce divina, quindi
338

DOMENICA DI PASQUA

non su se stesso, al fine che gli uomini mediante il Verbo Luce avessero
la fede (vv. 6-8).
La Luce dunque sussisteva come vera, veridica, autenticamente divina,
che brilla su tutti gli uomini quando fa ingresso nel mondo (v. 9). H Verbo
Luce Dio Creatore Vita volle stare nel mondo creato da Lui, bench questo non volle "conoscerlo", ossia avere comunione con Lui (v. 10), e cos
perfino "i suoi proprii", verso i quali dall'inizio si diresse (v. 11). Tuttavia
quanti Lo accettarono e compresero, ricevettero da Lui la potest, l'abilitazione a diventare "figli di Dio" con il battesimo, principio della divinizzazione. H suo Nome solo, produce questo effetto, nessuna capacit umana. E tale effetto "nascere da Dio" alla Vita divina (vv. 12-13).
La manifestazione del Verbo nella sua carne (v. 14) perci pienezza
di Grazia e di Verit divine, portate dallo Spirito Santo. Del Verbo,
Giovanni testimoni che era il Signore preesistente (v. 15), venuto al
fine che tutti i fedeli del Verbo Dio ricevessero, come avvenne, il
Plrma, a Pienezza dello Spirito Santo (cf. Col 1,19; 2,9). Questa si
svolge ordinatamente come "grazia dopo grazia" dall'A.T., che grazia incipiente, al N.T., che grazia finale e completiva (v. 16). Infatti
la prima grazia fu la Legge santa donata divinamente per la mediazione
di Mos, l'ultima fu la Grazia e la Verit, lo Spirito Santo, donati da
Ges Cristo (v. 17).
Tale 1'"esegesi" del Padre con il suo Disegno, svolta dal Dio Monogenito in cui il Padre stesso si rende finalmente visibile (cf. Gv
14,9) per tutti i fedeli del Figlio (v. 18).
La Resurrezione la fonte unica inesauribile di tanta Grazia Luce Vita.
7. Il Megalinario
II Megalinario preso dalla 9a Ode del Canone, chiusa dalla Kata-basia.
presentata la scena dell'Annunciazione. L'Angelo grida l'anticipo della Resurrezione: "Chiref, Gioisci!", alla Vergine pura. Con un
tratto paolino (cf. infatti FU 4,4), introdotto l'Angelo mentre ripete
il saluto, con la motivazione: "II Figlio tuo resuscit dopo tre giorni
dal sepolcro". figurato qui l'evento dell'incontro del Risorto con la
Madre sua.
Segue un testo che riprende con aggiunte e varianti Is 60,1-2. La
Theotkos adesso interpellata dall'Angelo, ossia qui dalla santa assemblea, come la Gerusalemme nuova che deve illuminarsi di gioia e di
speranza, poich la Gloria divina ormai sfolgora su Lei. Che invitata
"adesso", per la Resurrezione, come santa Sion a gioire e ad esultare, e
come Theotkos purissima ad allietarsi per la Resurrezione del Figlio.
339

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

8. Il Konnikn
Durante la comunione dei celebranti e del popolo si canta il gioioso
e splendido Trapano Soma Christo, un semplice, denso fraseggio che
dice: "Del corpo di Cristo partecipate, della Fonte immortale gustate.
Alleluia". Il canto ricorda anche i neofiti che questa Notte per la prima
volta comunicavano. il massimo invitatorio della Chiesa, che dovrebbe di rigore risuonare in ogni omelia mistagogica.
Il canto ripetuto fino all'Ascensione esclusa.
9. VAplysis
Come riti di congedo, invece dell'idomen t Phs, dell'Eie t
noma Kyriou, del Di 'euchn tn hagin Patrn hmn, si canta
invariabilmente il Tropario Christs anst ek nekrn. Poi il celebrante proclama solennemente il "Katchtiks Logos di Giovanni
Crisostomo".
La sera di questo Giorno dei Giorni, al Lychnikn, il Lucernale, si
celebra il "Vespro dell'agape", come si soliti chiamarlo, in forma solenne. L"inizio la dossologia Dxa te hagia ki homoousi, seguita
dal triplice Tropario Christs anst ek nekrn,congli Stichoi del Sai
67,,2.3.4 e 117,24, che sono l'Antifona 3a della Divina Liturgia del giorno, con
la dossologia Dxa Patri e il Tropario Christs anst ek nekrn, il
Ki nyn ed il Christs anst ek nekrn, cantato poi a met dal
celebrante e dal coro.
Dopo la Synapt megl e la sua dossologia, si canta il Kyrie ekkraxa e i4 "Salmi lucernali" per intero: 140; 141; 129; 116. Negli ultimi 4 vv. del Sai 129, e nei 2 del Sai 116 si intervallano, gli Stichr
anastsima (3) e Anatolik (3) con il Doxastikn, ed il Theotokion do-

po il Ki nyn. Si fa Yisodos con l'Evangelo e si canta il Phs

hilarn.
Viene il Prokimenon mga, Sai 76,14.15.11.12, "Supplica comunitaria", dove l'Orante riafferma la sua fede unica nel Dio Grande, il
Dio dell'alleanza ("nostro", di noi "popolo suo"), l'Unico che compia
opere prodigiose e mirabili (v. 14), l'Incomparabile dunque, Colui che
fece conoscere tra i popoli la sua irresistibile Potenza (v. 15).
Perci l'Orante professa di essere stato trafitto, davanti al mutarsi,
ossia all'apparire della Destra dell'Altissimo, ancora non avendo Egli
manifestato tutto il suo potere (v. 11). Di qui la memoria delle opere
del Signore resta imperitura (v. 12): la Resurrezione il tema che
esplicita il canto del Salmista.
Segue la proclamazione di Gv 20,19-25 da parte del celebrante; ve340

DOMENICA DI PASQUA

di poi la Domenica di S. Tommaso. Il medesimo testo poi proclamato


in diverse lingue. Sono previste: il latino, l'arabo, lo slavo antico,
l'albanese, l'italiano, il francese, l'inglese, lo spagnolo, il tedesco; altre, secondo le situazioni. come una Pentecoste anticipata.
Dopo VEkten diaconale e la sua dossologia, segue il Kataxioson
del celebrante, e le Aitseis del diacono con la dossologia, la Preghiera
della kephaloklisia con la dossologia.
Si cantano quindi lo Stichrn anastsimon degli Apsticha delV Oktchos (Tono 2), e gli Stichr di Pasqua con gli Stichoi (Sai
67,2.3-4; 117,24), con il Doxastikn della Notte, Anastses hmra,
seguito dal triplice Tropario Christs onste. Dopo il rito delYAplysis
il celebrante proclama Christs anst 3 volte, a cui il coro risponde
Aleths anst, il saluto della Resurrezione che risuona gioiosamente
per le settimane che seguono; chiude la dossologia finale e il Tropario
Christs anst.
Il celebrante regge durante l'ufficio la Croce santa con legatovi il
cero, e all'inizio l'incensiere, con cui incensa la santa Tavola, i presbiteri e diacono presenti, le sante icone ed il popolo presente, stando sulla Porta bella.
La settimana che segue la Domenica della Resurrezione gloriosa
detta anche "Settimana ts diakainsfmou, del Rinnovamento, che si
considera formare un unico giorno con la Domenica precedente. L'appellativo viene dal fatto che i neofiti, "creature nuove", durante l'intera settimana portavano ancora la bianca veste battesimale; erano il
"segno" di come la Resurrezione del Signore abbia rinnovato tutta la
creazione e tutte le creature.
Di notevole questa settimana privilegiata presenta la Liturgia praticamente identica con la Domenica della Resurrezione. Dunque, le porte dell'iconostasi restano aperte durante l'ufficiatura, il celebrante regge il cero acceso mentre procede ad incensare, e ciascun giorno ha un
ufficio proprio molto coerente con gli altri giorni di questa settimana.
Notevole la "lettura continua" degli Atti, e la prevalenza dell'Evangelo di Giovanni.
Il venerd di questa settimana si commemora l'inaugurazione del
prestigioso santuario costantinopolitano della Theotkos quale Zgros Pg, Fonte che distribuisce la Vita divina, costruito presso una
fonte miracolosa ad opera di vari imperatori (Leone il Grande; Giustiniano lo ricostru, e Basilio il Macedone o adorno). Tale devozione
anche la rilettura di Ct 4,15 applicato alla Madre di Dio: "Fonte dei
giardini (il nuovo Eden), Polla di Acqua Vivente (lo Spirito Santo che
deriva dal Figlio) che scorre dal Libano (il santuario nuovo)". Titoli e
funzioni che ricorrono poi nell'ufficiatura dell'intero anno.
341

NOTA SULLA RESURREZIONE


DEL SIGNORE NOSTRO
Si innalza alto e perenne il grido testimonianza dell'Apostolo Paolo
ai suoi fedeli ed al mondo: "Se per Cristo non stato risvegliato, allora
vuota la nostra predicazione (il krygma di lui, l'Apostolo), e poi
vuota anche la fede vostra (di voi fedeli)!" (1 Cor 15,14) - Adesso
per, Cristo stato risvegliato dai morti, divent Primizia dei dormienti !"^. 20).
questo il centro dell' Oikonomia divina portata al mondo dalla predicazione apostolica, ossia il centro stesso della Vita storica del Verbo
Dio incarnato tra gli uomini. Alla Resurrezione del Figlio di Dio operata dallo Spirito Santo del Padre e suo, porta tutta la storia precedente, e
ne deriva tutta la storia susseguente, fino alla fine del mondo.
Non si insister mai abbastanza nel proclamare la Resurrezione e
nel predicare Cristo Signore Risorto. Ogni venire meno a questo, segna
la crisi della fede.
Le note che seguono vogliono porre in rilievo qui un fatto abbastanza poco avvertito, e che in qualcuno pu destare sorpresa: la Resurrezione l'Evento che riguarda anzitutto il Signore Ges Cristo. A
guardare a fondo, si pu dire: solo il Signore Ges Cristo. E solo per
l'eccessiva divina Misericordia, i suoi effetti sono estesi anche a noi.
Qui la sorpresa viene solo dalla forma mentale che ha assunto gran
parte della cristianit, con la teologia e la spiritualit dell'"io io io", che
si pu esprimere anche concessivamente con il "noi noi noi". Ossia, tutto
visto a partire da se stessi, dalle proprie necessit e dai propri desideri
anche buoni, adattandosi la realt obiettiva. Cos dire "Ges morto per
me, per noi", in assoluto, ridurre la divina Oikonomia ali'antropocentrismo (la "svolta antropologica" avvenuta molto prima di quella
di ideologi moderni tristemente noti ed operanti). E falsare la visuale
della divina Rivelazione. N in appoggio si pu portare solo il Simbolo
battesimale (catecumenale, in sostanza), con il "per noi uomini e per la
nostra salvezza", che affermazione vera, ma del tutto incompleta sul
piano della realt totale. I testi parlano molto di pi e pi a fondo.
Si pu partire dall'affermazione capitale di Paolo in Rom 8,11:
Se lo Spirito del Risvegliante Ges dai morti abita in voi,
il Risvegliante Cristo dai morti vivificher anche i mortali corpi vostri
mediante il suo Spirito inabitante in voi,
il che significa che il Padre che con lo Spirito Santo "suo" ha resuscitato Ges Cristo, nel medesimo modo, dopo, operer anche su noi, alla
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NOTA SULLA RESURREZIONE

condizione che ci lasciamo "inabitare", con i due verbi analoghi oik


e enoik, dal medesimo Spirito Santo.
Il referente dunque la Resurrezione di Ges Cristo.
NlV Oikonomia indicibile, era necessario che Ges Cristo morisse e
risorgesse. Mentre eventuale che noi seguiamo la medesima sorte,
che infatti condizionata dalla nostra accettazione dello Spirito Santo.
Il verbo di, il "si deve" inteso dal Disegno divino, si applica perci
solo al Signore Ges, mentre per noi valido il "si pu".
In una parola, secondo il linguaggio del N.T., il problema terrificante
si pone nella relazione tra Adamo e il Signore Creatore; in subordine
Adamo travolge nella colpa gli uomini, a loro volta colpevoli. E si pone quindi tra l'Adamo Ultimo ed il suo Signore Dio Padre; in subordine, l'Adamo Ultimo diventa "Spirito vivificante" (1 Cor 15,45) per s,
e anche per gli uomini, senza qualche merito di questi. L'Adamo Ultimo doveva assumere per intero l'Adamo vecchio con la sua discendenza, gli "schiavi del peccato", i portatori della "carne di peccato" che
"carne di morte". Doveva a sua volta con azione eguale e contraria,
"farsi schiavo" per distruggere nella sua carne il peccato e la morte. I
testi paolini qui sono cos crudi che di solito si tenta di addolcirli, ma
invano, la lettera resta l ad inchiodarci alla riflessione che sia compunzione del cuore:
- Gai 3,13-14: "Cristo ci riscatt dalla maledizione della Legge diven
tato in favore nostro maledizione; stato scritto infatti: "Maledetto
chiunque appeso sul legno" (Dt 21,23), affinch tra le nazioni si
avesse la Benedizione d'Abramo in Cristo Ges, affinch ricevessi
mo la Promessa dello Spirito mediante la fede;
- 2 Cor 5,21: "Colui infatti che non conosce peccato, Lui in favore no
stro (Dio Padre) fece peccato, affinch noi diventassimo giustizia di
Dio in Lui;
- Rom 8,3: "Infatti l'impossibile per la Legge, in cui era debole me
diante la carne, Dio, avendo inviato il suo proprio Figlio nella somi
glianz della carne di peccato, ed a motivo del peccato, condann il
peccato nella carne";
- FU 2,6-11 : il Dio preeterno, Cristo Ges, svuot se stesso delle divine prerogative "avendo accettata la forma (sostanza) di schiavo
(Adamo vecchio), fattosi a somiglianz degli uomini (peccatori e
mortali) e come aspetto (sostanza) trovato come uomo (peccatore e
mortale), umili se stesso, fattosi obbediente fino alla morte, ma
morte di Croce". Perci Dio Lo superesalt e gli confer il Nome divino adorabile universalmente.
In Lui, l'Adamo Ultimo, si concentra cos l'intera condizione umana
343

COMMENTO - IL PENTEKOSTARION

di peccato che Egli non pu commettere, l'Impeccabile , e di


morte che Egli accetta, l'Immortale.
I Padri qui parlano cos: dove l'Adamo vecchio aveva miseramente
fallito, Dio non consider giusto di vincere con la sua sola potenza divina irresistibile, ma decret che proprio l doveva vincere Adamo,
l'Adamo Ultimo. Il Disegno divino unico, e la sua attuazione irrefrenabile, non mutabile (S. Ireneo).
La divina Misericordia per noi risalta tanto pi se riconsideriamo da
principio, e obiettivamente, V Oikonomia del Padre nel Figlio con lo
Spirito Santo. Per un istante mettiamo da parte l'"io" ed il "noi" del nostro piccolo bench "santo" egoismo.
Cerchiamo di vedere gli effetti della divina Resurrezione anzitutto,
soprattutto, solo in Ges Cristo Signore.
1. La Resurrezione rivela la Triade santa
La partenza qui pu essere dal grande testo prepaolino, aramaico,
della Comunit Madre, formulato non oltre l'anno 34-35 d.C, che l'Apostolo ha fatto suo e ha diffuso tra le Chiese:
Paolo schiavo del Cristo Ges, vocato apostolo,
messo da parte per TEvangelo di Dio,
che Egli (Dio) preannunci mediante i Profeti suoi
nelle Scritture Sante
sul Figlio suo,
nato dal seme di David secondo la carne,
dichiarato Figlio di Dio in Potenza secondo lo Spirito di Santit
a partire dalla Resurrezione dai morti:
Ges Cristo il Signore nostro.
Il Padre adesso con lo Spirito Santo manifesta al mondo che Ges Cristo Risorto "il Figlio di Dio", ed "il Signore", titolo dell'Eterno gi
dall'A.T. La Resurrezione l'Evento rivelatorio triadico per eccellenza, ed l'Evento di origine di tale rivelazione indicibile.
Paolo per porta la testimonianza della sua riflessione, dopo quella
della Chiesa di Gerusalemme; ad Antiochia di Pisidia predica in sinagoga di sabato ad Ebrei, ed il nucleo portante dell'annuncio kerygmatico (Af 13,16-41) :
E noi (l'Apostolo) evangelizziamo a voi
la Promessa ai Padri in quanto avvenuta:
Dio l'ha adempiuta per i figli di quelli (i Padri), noi,
avendo risvegliato Ges,
344

NOTA SULLA RESURREZIONE

come anche stato scritto nel Salmo secondo:


"Figlio mio sei Tu,
Io oggi ho generato Te!" (vv. 32-33),
dove la "generazione" del Re messianico che la Resurrezione, che segna anche l'intronizzazione sovrana celeste, non deve essere limitata al
solo fatto per cos dire "fisico", storico, bens deve essere estesa al fatto
rivelatorio del Figlio Unico.
In questo l'Apostolo Pietro concorda con il suo grande confratello,
ed ambedue con la Chiesa Madre. Nel suo primo grande discorso
kerygmatico (At 2,14-36) a Gerusalemme, la mattina della Pentecoste,
la proclamazione di Pietro si conclude in mirabile crescendo:
Questo Ges, Lo resuscit Dio,
del quale tutti siamo testimoni:
alla Destra di Dio infatti esaltato,
e la Promessa dello Spirito Santo ricevuta dal Padre,
effuse Questo (lo Spirito Santo),
che voi sia vedete, sia ascoltate...
Con certezza dunque conosca l'intera Casa d'Israele
che sia Kyrios, sia Christs
fece Dio questo Ges
che voi crocifiggeste (vv. 32-33.36).
A partire dall'Uomo Ges, noto e visto ed ascoltato, crocifisso ma resuscitato dal Padre, unica Fonte dello Spirito Santo atteso dalla Promessa (Pietro aveva citato ai vv. 17-21 il testo di Gioel 3,1-5), si deve
prendere solo atto: Dio "Lo fece", ossia Lo presenta adesso come "il
Kyrios-IHVH" e come il Messia divino d'Israele.
Con tali testi si pu trovare la base per l'affermazione ontologica
che Ges Cristo il Dio da Dio, il Figlio di Dio preeterno, "uno della
Triade", consustanziale con il Padre Dio e con lo Spirito Santo divino,
a sua volta Essenza divina. Adesso, cos rivelato per sempre.
La teologia triadologica deve tenere conto di questo: la Resurrezione sar la base di partenza di ogni considerazione.
2. La Resurrezione rivela Cristo nella sua Pienezza divina Da
adesso occorre tenere sempre presente quanto precede.
a) La Sovranit universale eterna
Paolo, la cui predicazione confrontata positivamente con quella
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COMMENTO - IL PENTEKOSTARION

dei Dodici (cf. Gai 1,15 - 2,10), usa abitualmente il titolo divino ho
Kyrios-IHVH, ossia "il Signore" dell'A.T. per il Padre e per il Figlio.
Ma per il Figlio sempre alludendo che tale stato rivelato a partire dalla
Resurrezione. In testi posti in successione cronologica si ha:
Ed anche se vi fossero i chiamati "di" ithe)
sia nel cielo, sia sulla terra,
come vi fossero "di" molti e "signori" (kyrioi) molti,
bens per noi (esiste) l'Unico Dio, il Padre,
dal quale tutto, ed anche noi verso Lui,
e l'Unico Kyrios Ges Cristo,
mediante il quale tutto, ed anche noi mediante Lui (1 Cor 8,5-6);
Unico il corpo ed Unico lo Spirito,
come anche foste chiamati all'unica speranza della vocazione vostra,
Unico il Kyrios (Cristo), unica la fede, unico il battesimo,
Unico il Dio e Padre di tutti,
che sta sopra tutti e mediante tutti,
ed in tutti voi (Efes 4,4-6);
Sia infatti che viviamo, per il Kyrios viviamo,
se poi moriamo, per il Kyrios moriamo.
Se dunque viviamo, anche se moriamo,
del Kyrios noi siamo !
Per questo infatti Cristo mor e rivisse:
affinch e sui morti e sui viventi domini {kyriu)\ (Rom 14,8-9).
Anche altri testi del N.T., ovviamente, riferiscono questa Sovranit
universale. In specie per VApocalisse, dall'inizio alla fine, con il
"segno" simbolico dell'associazione del Figlio di Dio al "Trono" divino del Padre, cf. in specie Ap 4-5, e 22,1, testo esemplare, plastico,
riassuntivo.
b) II Primato divino universale eterno
Baster qui rinviare a testi, tutti interessati dalla Resurrezione, che
enunciano o descrivono in tratti incisivi Cristo Signore quale Primate
divino invariabilmente, come Dio Verbo incarnato e risorto universale ed eterno, tale presentato dal Padre.
In Col 1,15-20, testo anch'esso prepaolino, l'Icona del Dio Invisibile contemplata nella primazia anzitutto dell'ordine dell'amore del Padre, quale "Figlio dell'agape di Lui" (1,13). Poi nell'ordine della creazione, che da Lui per Lui verso Lui in Lui, che a tutto da consistenza
e sussistenza. Poi nell'ordine della Redenzione con il Sangue della
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NOTA SULLA RESURREZIONE

Croce. Poi nell'ordine della Chiesa come comunit dei salvati, nella
quale fa inabitare il Plrma divino che lo Spirito Santo, ottenuto dal
Sangue della Croce, e dunque dalla Resurrezione.
In FU 2,6-11 il primato di Cristo Signore viene dall'Esaltazione dopo la Croce, e si riversa nell'ordine dell'adorazione: "Kyrios Ges
Cristo!, per la gloria del Padre" (v. 11).
In Ebr 1,1-4, prologo-sommario dell'intera Epistola, tale primato
viene dal Padre: il Figlio ne lo Splendore della Gloria ed Impronta fedele della Sussistenza Icona consustanziale della Bont del Padre:
Sap 7,26, qui citato , il Portatore di tutto per la Potenza della sua
Parola, e come Uomo, morto risorto e glorificato alla Destra, il Primate sacerdotale anche nell'ordine della redenzione con il sangue.
In Gv 1,18 il Dio Monogenito appare come rivolto eternamente verso il Seno del Padre, nel primato nell'amore paterno. Egli il Verbo
Principio Dio Creatore Luce Vita di tutto e di tutti (1,1-4) ma incarnato, crocifisso, risorto e contemplato nella sua Gloria (v. 14). Il suo
primato nell'ordine della Grazia, il Plrma dello Spirito Santo che
ha donato (vv. 15-17).
e) II Ricapitolatore universale
II grande testo paolino di Efes 1,10 mostra come Cristo Risorto operi
la "ricapitolazione", anakephalai, dell'universalit dell'esistente.
Egli quale Kephal, Testa e Capo, dona esistenza e ordine e vita a tutta
la realt creata, che prima a causa del peccato era diminuita, dispersa,
destinata alla morte. Il Primate e Sovrano perci direttamente e personalmente e volontariamente la Testa divina di un "corpo" prima dismembrato ed anarchico e moribondo, adesso compatto e vivente. La
prospettiva, con altri termini, si trova gi nel gioco delle particelle di
Col 1,15-20: tutto ek, da; eis, verso; con il dativo, "per"; en, in, il cui
unico Termine l'Icona divina.
d) II Predestinato dall'eternit
II Risorto conosciuto e predicato dalla Chiesa primitiva con la nota
misteriosa, ma fondamentale, per cui dal Padre con lo Spirito Santo
contemplato e posto dall 'eternit in tutte le sue funzioni.
amato dal Padre da prima della fondazione del mondo (Gv 17, 24;
Col 1,13).
La redenzione degli uomini causata solo
dal prezioso Sangue dell'Agnello
immacolato ed incontaminato (Is 53,7-8),
Cristo, precognito dal Padre prima della fondazione del mondo,
manifestato per alla fine dei tempi per voi,
347

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

quelli che mediante Lui avete creduto in Dio,


il Risvegliarne Lui dai morti
ed il Donante a lui la Gloria (1 Pf 1,19-21).
Il medesimo Pietro afferma la mattina della Pentecoste:
...come voi (Ebrei) sapete:
questo (Ges il Nazareno, v. 22)
con fissato Consiglio e Prescienza di Dio consegnato (alla morte),
per mano di iniqui, affiggendolo (alla Croce) voi uccideste:
Lui, Dio Lo resuscit
avendo sciolto i dolori della morte,
poich non era possibile che fosse dominato da essa (At 2,23-24).
La tradizione giovannea conosce questa straordinaria predestinazione. Cos gli idolatri sono destinati a perire, poich "di essi non stato
scritto il nome nel Libro della Vita dell'Agnello, sacrificato dalla fondazione del mondo" (Ap, 13,8). Ancora una volta, l'Agnello Redentore
il Servo di Is 53,7-8, adesso resuscitato dalla morte.
e) II Giudice universale
Nella catechesi prebattesimale (At 10,34-43), che annuncio kerygmatico, Pietro spiega a Cornelio ed ai suoi che Ges Cristo "il Kyrios
di tutti" e Portatore della pace divina (v. 36), ma fu ucciso. Per Dio Lo
resuscit al terzo giorno (vv. 39-40), e Lo costitu Giudice dei vivi e dei
morti (v. 42), e chi crede in Lui avr la Vita (v. 43).
La visione grandiosa del Giudizio, condotto sovranamente dal Signore Risorto che torna, il Re della gloria, descritta in Mt 25,31-46
(vedi Domenica della Apkreos, o di Carnevale). anche teologia
giovannea.
3. La Resurrezione rivela la Dynamis di Cristo
Dynamis biblicamente l'irresistibile Potenza operante, che propria delle Tre Ipostasi divine in modo indivisibile. Per nell'A.T. come
nel N.T. si insiste in particolare che nell'Oikonomia la Dynamis di Dio,
ossia: del Padre e del Figlio, lo Spirito Santo Dio.
Nel N.T. questa Dynamis si manifesta in azione nella concezione indicibile ed immacolata del Figlio di Dio dalla Vergine di Nazaret: Le
1,35 (vedi il 25 Marzo). Sta in opera nella crescita del Fanciullo divino
Ges (Le 2,40 e 52). Al Giordano. Nella Vita del Signore tra gli uomini. Sulla Croce come mediazione tra Figlio offerentesi ed il Padre accettante (Ebr9,14; Gv 19,30).
348

NOTA SULLA RESURREZIONE

La Dynamis divina si manifesta nel suo pi alto livello con la Resurrezione. Paolo ha come unico programma della sua esistenza "conoscere Lui e la Potenza della Resurrezione di Lui" {FU 3,10). Predica che il
Padre resuscit il Figlio "con la sua Dynamis" divina personale (1 Cor
6,14). Che Egli visse e fu crocifisso "per la sua debolezza", divinamente
accettata {FU 2,7-8!), e per "vive (in eterno) per la Dynamis di Dio" (2
Cor 13,4). Fa la medesima affermazione Pietro (1 Pt 3,18-22).
Ma la Resurrezione mostra anche l'altro fatto, che toglie ogni forma di subordinazianesimo dal Cristo Ges. Nel testo di Rom 1,1-4, testi di partenza per ogni teologia, la Chiesa Madre da un'espressione,
fatta propria da Paolo, secondo cui il Figlio di Dio "dichiarato Figlio di Dio in Potenza (en dynmei) secondo lo Spirito di Santit a
partire dalla Resurrezione dai morti" (v. 4). Ossia: secondo la filiazione
da David, era mortale, di fatto morto, ma resuscitato dal Padre; per
secondo la divina procedenza, "secondo lo Spirito di Santit divina",
ossia quanto alla sfera divina, a partire dalla Resurrezione il Padre
Lo presenta come quello che sussiste dall'eternit: "il Figlio di Dio
nella sua divina Potenza" personale, Dio da Dio, consustanziale con il
Padre e con lo Spirito Santo.
La Dynamis divina, sia Energia triipostatica indivisa, sia lo Spirito
Santo, sia la Divinit di Cristo, dalla Scrittura anche identificata con
la Gloria divina.
4. La Resurrezione rivela la Gloria di Cristo
La Gloria si rivela alla Nascita del Figlio di Dio {Le 2,14), nella sua
Trasfigurazione, nella Luce della Resurrezione: Cristo fu resuscitato
dal Padre in forza della Gloria divina {Rom 6,4). La Gloria divina riposa
stabilmente su Lui. UApocalisse ne mostra simbolicamente le scene: Ap
1,8-18; 7,1-17; soprattutto cap. 4-5, nel culto eterno che associa il
Padre ed il Figlio.
Il N.T. unanime nell' affermare che alla fine dei tempi il Risorto
"torner nella Gloria del Padre suo" {Me 8,38), come il Re della gloria
e Giudice {Mt 25,31), con il "Segno" infuocato della Gloria, la Croce
{Mt24,30e27).
Il tema di necessit diventa anche "antropologico", poich la Gloria
della Resurrezione esige dai fedeli la via retta verso la Vita {Rom 6,4),
e chi non agir cos, sar allontanato da questa Gloria (2 Tess 1,9). Ma i
fedeli sono resi forti "secondo la Potenza della Gloria" di Dio {Col
1,11), "secondo le ricchezze della Gloria" {Efes 3,16). Il fine immane:
"il Signore nostro Ges Cristo trasformer il corpo della nostra umilt,
rendendolo simile al Corpo della sua Gloria" {FU 3,21).
349

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

5. La Resurrezione glorificazione esaltazione intronizzazione


II N.T. insiste sulla realizzazione in Cristo del Salmo regale messianico che il Sai 109, l'oracolo divino che annuncia il trono e lo scettro
per il Re (vv. 1-2), il Figlio generato da Dio (v. 3), il Sacerdote eterno
(v. 4). Qui in genere il verbo kathiz o kthemai, "insediare" sul trono,o "insediarvisi". Cf. Me 16,19; Ebr 1,4 e 13.
la conseguenza della glorificazione, con il verbo doxz ed il sostantivo dxa (ma il vocabolario ricco): l'Umanit del Risorto permeata della Dxa divina che lo Spirito Santo; gi se ne parlato.
L'esaltazione, hyps, con il sostantivo derivato hypssis, indica la
presentazione che il Padre fa del Figlio Risorto, posto al centro di tutta
la realt esistente, divina e creaturale. Il Segno grande dell'esaltazione
il Nome adorabile: FU 2,10-11; Ebr 1,4.
6. La Resurrezione e Cristo "Spirito vivificante"
La "glorificazione", o permeazione dello Spirito Santo, giunge anche a conseguenze a cui si pone poco l'attenzione.
Ora, per definizione lo Spirito del Signore, Spirito Santo, "lo Spirito Vivificante", zopoion. Lo afferma il Signore stesso: Gv 6,63,
contro "la carne", l'esistenza di peccato, che a nulla giova.
Gli Apostoli riprendono questo tratto: Paolo (2 Cor 3,6); Pietro (1 Pt
3,18); e Giovanni, sia pure con altro vocabolario (Gv 3,5-6).
Questo pacifico ed accettato, ed anche professato nel Simbolo
battesimale. Meno esplicitato che la Resurrezione ha come effetto, tra
gli altri, di rendere Ges Cristo stesso "Spirito vivificante".
a) Cristo "Spirito vivificante" a titolo esclusivo
Tale titolo non va confuso anzitutto con "lo Spirito Santo Vivificante", poich spetta a Cristo Risorto per diritto particolare.
Il grande testo base 1 Cor 15, che per intero tratta della Resurrezione, dalla Tradizione (vv. 3-8) alla sua contestazione (vv. 10-20), alla sua
riaffermazione (vv. 21-28) nel rapporto tra il Figlio ed il Padre come
"Tradizione ultima" (vedi Parte I, Cap. 3), ai suoi effetti sui fedeli (vv.
29-58). In quest'ultimo contesto sta l'affermazione capitale al v. 45:
Cos anche stato scritto:
"Divenne il primo uomo Adamo anima vivente" (Gen 2,7),
l'Ultimo Adamo Spirito vivificante.
La Resurrezione in realt determina la "teologia della storia", qui intuita in un colpo d'occhio immediato.
350

NOTA SULLA RESURREZIONE

Infatti quando il Signore con le sue Due Mani divine (Cristo e lo


Spirito Santo: S. Ireneo) plasm l'argilla come una forma d'uomo, a
questa soffi nelle narici il suo Alito divino, e l'Adam divenne "anima
vivente'" (Gen2,7).
Ma quando il medesimo Signore infuse il suo Spirito Santo nell'Umanit dell'Adamo Ultimo giacente nel sepolcro, questo divenne
Pnuma zoopoion, "Spirito vivificante". Ossia in quanto Adamo Ultimo, Uomo vero, fu reso capace del massimo atto divino, donare lo Spirito Santo. Torna la teologia dei Padri: dove Adamo aveva fallito ossia: avrebbe dovuto trasmettere in qualche modo lo Spirito di Dio; vedi
di fatto Gen 6,3 ! , il Signore non volle dare Lui direttamente lo Spirito Santo, risolvendo cos in modo indolore ogni questione degli uomini
peccatori. Bens volle che l vincesse Adamo, e Adamo fosse capace finalmente di donare lo Spirito del Signore (S. Ireneo).
Lo schema mirabile che qui proprio di S. Massimo il Confessore
parla circa cos: finalmente con l'Incarnazione del Figlio di Dio morto
e risorto, la cui Ipostasi divina sussiste tutta e per intero nelle sue due
nature, Dio finalmente capace di porre atti umani (si incarna, vive,
muore, sepolto, risorge), l'Uomo finalmente capace di porre atti divini (operare potenze, donare lo Spirito Santo), per la "comunicazione
degli idiomi". Qui le due sante Energie, divina ed umana, operano ovviamente in concorso mirabile.
b) Lo "Spirito vivificante" in azione
II N.T. mostra abbondantemente come il Risorto doni lo Spirito
Santo:
- At 2,32-33, testo visto: "Questo Ges" resuscitato, esaltato alla Destra, ricevuta "la Promessa" che lo Spirito Santo dal Padre, "Lo effuse" in modo cos concreto, a Pentecoste, che i presenti "sia Lo vedono, sia Lo ascoltano", Spirito Santo dunque resosi in qualche modo visibile ed ascoltabile nei Discepoli del Risorto;
-Gv 20,19-23, testo che sar letto nella Domenica delYAntipscha, quan
do il Risorto "soffia" lo Spirito Santo sui discepoli raccolti insieme;
-di qui, per la mediazione degli Apostoli, lo Spirito del Risorto giunge
ai fedeli.
Il Risorto resta cos l'unica inesauribile Fonte dello Spirito Santo,
che proviene dalla sua Umanit glorificata.
7. La Resurrezione sigilla il Sacerdozio di Cristo
Qui la "lettura Omega" pu partire dalla visione folgorante di Ap
1,10, quando il Signore Risorto appare in abiti regali e sacerdotali al
351

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

Veggente, di Domenica, durante la celebrazione che la Comunit, leggendo le Scritture (1,1-3), fa di Lui. Poi si deve passare all'Epistola
agli Ebrei, che descrive i particolari di questa funzione eterna, per nulla
esauritasi con la Croce, anzi dalla Croce innalzatasi al Padre per non
cessare pi.
Ora, il Signore "fu unto di Spirito Santo dal Padre" (At 10,38), al
Giordano, e fu l'Unzione consacratoria regale profetica sacerdotale nuziale. Egli come Sacerdote prega ancora sulla terra, sempre, ma in casi
speciali nella Cena: Gv 17,1-26, la "Preghiera sacerdotale", e sulla Croce, Altare del suo Sacerdozio terreno. La Resurrezione sigilla per cos
dire questo Sacerdozio per introdurlo nell'eternit.
La descrizione complessa dell'Epistola agli Ebrei descrive l'Entrata
del Sacerdote nel Santuario celeste che il Padre, e la sua funzione
eterna: Sempre Vivente ad intercedere per noi (Ebr 7,25). Ma l'Autore
di certo un discepolo di Paolo , mostra che alla.Croce, nelle laceranti sofferenze, il Padre "perfezion" il Figlio; la terminologia difficile
e mal compresa di Ebr 5,7-10, dove sta il teleithis, rimanda a Levitico e Numeri, dove il verbo significa la perfetta consacrazione sacerdotale. Qui, l'abilitazione eterna. Vedi la Nota dell'8 Novembre.
In Ebr 10,5-14 spiegata l'unicit del sacrificio di Cristo, che in
s offr al Padre nello Spirito eterno (9,14) tutti i santificati, una volta
per sempre.
Da Apocalisse e da Ebrei si possono individuare alcune delle principali funzioni sacerdotali di Cristo Risorto.
a) Funzioni sacerdotali eterne
Alcune di esse possono essere elencate cos:
- Cristo Risorto e Sommo Sacerdote YAnamnesi eterna al Padre nel
lo Spirito Santo. Il Segno sono le sante e indelebili Stigmate: Ap 5,6
(cf. gi Le 24,39-40; Gv 20,20: mani, piedi e costato). Anamnesi di
se stesso, anamnesi di noi per cui ebbe le Stigmate. Anamnesi a Noi;
- Azione di grazie eterna al Padre nello Spirito Santo;
- Benedizione eterna al Padre nello Spirito Santo, indicibile Comunione: "la benedizione torna sempre sul benedicente ed unisce a Lui il
Benedetto";
- Intercessione al Padre nello Spirito Santo, Intercessione epicletica
permanente, ma fino alla sua Parousia ultima;
- Festa eterna davanti al Padre nello Spirito Santo, Festa nuziale,
gioiosa, trasformante, unitiva: Ap 7,1-17; 14,1-5; 15,1-4; 19,6-9; cap.
21 e 22; Ebr 13,22-24;
- Gioia eterna del Padre nello Spirito Santo; i testi sono questi qui
sopra;
352

TAVOLA

11 -La Cena mistica - Collezione Paps Jani Borz, Contessa Entellina; di


Pino Barone di Piana degli Albanesi.

TAVOLA

12 -Anstasis, le Donne Mirofore - Chiesa del Crocifisso della Casa


Generalizia della Congregazione Figlie di S. Macrina, Mezzojuso; di
Pantaleo Giannaccari di Monreale, sec. 20.

NOTA SULLA RESURREZIONE

- Dossologia eterna al Padre nello Spirito Santo.


b) Condottiero sacerdotale dell'accesso al Padre
Cristo Signore associa gli Angeli, la Madre e tutti i Santi alle sue
funzioni sacerdotali. E vi associa la Chiesa terrena. Per operare questo,
il N.T. parla di "accesso", "ingresso", "avvicinamento" al Padre nello
Spirito Santo, impossibile agli uomini, ma possibile al Figlio Risorto.
Tale "accesso" irreversibile ed eterno, sacrificale ed oblativo,
celebrante e solenne, festoso e gioioso, regale e vittorioso, nuziale
e perenne, ossia avviene "in Dio" in modo infinito e senza mai raggiungere un termine. Cos, con varie accentuazioni:
- Rom 5,2: nella fede noi godiamo la pace con Dio mediante Cristo,
nel quale solo abbiamo l'accesso, prosagg, al Padre nella fede, che
Grazia in cui consistere saldamente;
- Efes 2,18: parla l'Apostolo ai pagani: "In Ges voi, che stavate allora
lontano, siete stati resi vicini, eggys ginomai, nel Sangue di Cristo";
- Efes 2,18: le due stirpi, Ebrei e pagani, tutti "mediante Lui possedia
mo l'accesso,prosagg, nell'unico Spirito al Padre";
- Efes 3,12: tutto questo, "secondo il Decreto realizzato come eterno e
divino, dal Padre in Ges Cristo Signore nostro, nel quale possedia
mo la fiducia (parrhsia) e l'accesso, prosagg, nella confidenza
mediante la fede in Lui";
- Ebr 10,19: "possedendo dunque la fiducia (parrhsia) nell'ingresso, isodos, dei Santi (= il Santo dei Santi, Dio Padre!) nel Sangue di Ges.
Tale "accesso" visto d'altra parte come una pangyris, termine che
viene da pan, tutto, e gyris (da agir, congregare; cf. ebraico
'srh,Am 5,21), e indica una pan-festa comunitaria, gioiosa, solenne, adesso eterna. Una descrizione senza il termine si trova in Ap 7,117. Un'altra, molto densa, in Ebr 12,22-24:
Ma voi vi siete accostati (prosrchomai) al Monte Sion
ed alla Citt del Dio Vivente,
alla Gerusalemme celeste,
ed alle miriadi degli angeli,
al corteo festoso (pangyris)
ed alla Chiesa dei Primogeniti registrati nei cieli (Sai 86,6),
ed al Giudice Dio di tutti,
ed agli spiriti dei Giusti "resi perfetti" (sacerdoti),
ed al Mediatore dell'alleanza nuova, Ges,
ed al Sangue dell'aspersione che parla meglio di Abele.
353

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

8. La Resurrezione dello Sposo regale eterno


II N.T. mostra come Cristo, lo Sposo preparato da Giovanni il
Battista all'Unzione nuziale del Giordano (Gv 3,28-30), si procura
la Sposa diletta dalla Croce, dal Fianco squarciato (Gv 19,34, teolo gia comune dei Padri d'Oriente o d'Occidente).
Occorre dire che i Padri parlano qui per che le Nozze primor diali, premessa necessaria di quelle con la Chiesa, furono celebrate
dal Verbo Dio quando irrevocabilmente si un al modo nuziale, fedele, irreversibile, consumante, la sua Umanit nell'"indicibile
Hnsis kath'Hypstasin"(S. Crllo Alessandrino), vera Unione
nuziale divinamente verginale totale feconda.
Nel N.T. Cristo Signore presenta se stesso come ho Nymphios, lo
Sposo (Mt 9,14-15, e par.), a cui si deve uscire incontro (Mt 25,113, qui v. 6) nella vigilanza continua (v. 13). Cos nella parabola del
Convito (Mt 22,1-14; Le 14,15-24; il Padre prepara l'Evento). A
Cana Egli lo Sposo che dona il Vino messianico della Gloria sua e
della fede dei discepoli (Gv 2,1-12; vedi Appendice I).
Sono Nozze d'amore e dunque di Sangue. La Sposa il popolo
messianico redento, che deve nascere dalle terribili "doglie del
Messia". Sulla Croce avviene questa nascita della Sposa. Nel Tetlestai il Signore mentre sta per riconsegnare lo Spirito al Padre affinch possa effonderlo finalmente, sta pronunciando anche il v. 32
del Sa/ 21:
Ed annunceranno la Giustizia di Lui (il Signore)
al popolo partorito (tikt),
poich (lo)fece (epsen) il Signore!
Giovanni interpreta e traduce il 'sh, "fece", dell'ebraico, non con
l'aoristo attivo di poi dei LXX, ma con il perfetto passivo di tel,
"adempiere": dal Padre questo popolo, partorito nei terrificanti dolori
del Messia, ormai stato "adempiuto", perfezionato; qui il perfetto indica un'azione compiuta con effetti ormai permanenti (Gv 19,30).
Discretamente, Giovanni suggerisce poi che accanto al Golgota della
Croce, l'Albero della Vita, sta il kpos, l'Eden nuovo, dal quale la
Resurrezione invier il quadruplice Fiume della Vita (Gv 7,37-39) verso
il mondo, sotto forma anche dei Quattro Evangeli (S. Ireneo). L'Apocalisse poi descriver questo Eden nuovo (Ap 22,1-5, con l'Albero
della Vita, vv. 14 e .19). Dal Costato del Signore, l'va nuova nasce per
le Nozze, che avvengono nell'Eden nuovo, "la Chiesa, Paradiso in terra" (i Padri dei sec. 2-3).
354

NOTA SULLA RESURREZIONE

La dottrina della Chiesa insister sul Convito come "nuziale" in tutto il suo genere.
9. La Resurrezione Alleanza sigillata
Qui baster solo rinviare alle parole del Signore sulla Coppa durante
la Cena. Il Sangue il divino Sigillo dell'Alleanza, come tipologicamente gi avveniva per l'antica alleanza: Es 24,1-11. Il sangue infatti
il simbolo della vita (testo classico, Lev 17,11).
Il Sangue del Figlio di Dio la Vita divina, donata fedelmente, che
unisce il Donante e chi lo riceve in Comunione misterica.
Dopo la Resurrezione il Convito della Chiesa la riaffermazione
dell'Alleanza Ultima, dove affermando "Signore, noi siamo popolo
tuo" accettiamo che gi prima Egli abbia pronunciato: "Voi siete la
Chiesa mia" (cf. Mt 16,18), e lo abbia confermato con il Sangue del
Costato, che il Dono dello Spirito Santo, divina Caparra e Sigillo.
Conclusione
A) La Resurrezione in prolessi
La Potenza della Resurrezione non opera solo "dopo" l'Evento.
Essa onnipotente, e si vede in azione gi "prima" che avvenga.
Poich la Potenza della Resurrezione lo Spirito Santo, che "precede, accompagna e segue Cristo" (S. Gregorio il Teologo).
Nell'Evangelo, nelle opere prodigiose, nel culto al Padre durante la
Vita terrena del Signore, sta in opera la Potenza della Resurrezione
non per caso il medesimo Evangelo, le medesime opere, il medesimo
culto dopo la Resurrezione e dunque per la sua Potenza, sono affidati
da compiere ai Discepoli che ricevono lo Spirito di Pentecoste.
Cos questa Potenza sta in opera gi all'Annuncio alla Vergine di
Nazaret: Le 1,35.
Ma allora occorrer avanzarsi a riscoprire che sta in qualche modo
in azione nell'A.T.: nel Pre-evangelo (Rom 1,1-2) che sono i Profeti
che annunciano il Risorto; nelle opere dei Giusti e sapienti; nel culto al
Signore Unico.
B) La Resurrezione "per noi uomini e per la nostra salvezza"
Adesso, contemplando questa immane materia, si pu vedere me
glio quale sia la divina Condiscendenza. L'opera del Padre sull'Adamo
Ultimo in s e per s ha esaurito il Disegno divino (S. Ireneo). Ma Dio
vuole che l'Adamo Nuovo sia anche il Capo dell'umanit redenta, e
perci Lo vuole anche come "Spirito vivificante".
Contemplando la Resurrezione, la lingua dovrebbe tacere come
"ogni carne", e solo adorare con amore sconfinato.
355

DOMENICA DELVANTIPASCHA
O LA PSLAPHSIS DEL S.
APOSTOLO TOMMASO
(2a di Pasqua)
La singolare importanza di questa Domenica, che per s la "seconda dopo Pasqua", si rileva anzitutto dai suoi nomi. Antipdscha infatti
significa che esprime in qualche modo eguaglianza e somiglianz con
la Domenica della Resurrezione. In essa avvenne infatti la Pslphsis
dell'Apostolo Tommaso, in cui si afferma per sempre la fede nel "Signore e Dio" Risorto. Si dice anche "Domenica delle porte chiuse" per
indicare l'irresistibile Venuta del Risorto ai suoi, e da qualcuno si chiama infine "Domenica del Rinnovamento", come quella che chiude la
gloriosa settimana che segue la Resurrezione.
La contiguit funzionale di questa Domenica con la precedente ha
un aggancio gi nella celebrazione solenne del "Vespro dell'agape" alla
sera della Resurrezione. L l'Evangelo, ripetuto in varie lingue, narrava
la Venuta del Risorto ai discepoli chiusi dentro il cenacolo, e il dono
della Pace e dello Spirito Santo, con l'invio a portare la remissione
giubilare dei peccati al mondo (Gv 20,19-23), e la dura presa di posizione di Tommaso, disposto a credere solo a condizione che il Signore
venga da lui per farsi "palpare" (pslaph, verbo per non usato da
Giovanni), nulla contando la testimonianza dei Dieci Apostoli (20,2425). Il Signore per solo amore di Tommaso sottosta a queste condizioni, perch ha bisogno della fede anche dlVpistos, l'incredulo adesso
per reso pists, fedele e credente.
Va detto che nella Scrittura il "linguaggio della fede", pistis, identico al "linguaggio della carit", agape, la fede essendo l'adesione d'amore al Signore Risorto.
Questa Domenica segna anche l'inizio del Ciclo dell' Oktchos.
1. Christs onste ek nekrn
Si canta 3 volte il Tropario dopo VEulogmn he Basilia to Patrs.
2.Antifone
Di Pasqua.
2.Eisodikn
Di Pasqua.
356

DOMENICA DELL'ANTIPSCHA

4. Tropari
1) Apolytikion "di Tommaso". Canta il prodigio del sepolcro sigillato,
che non imped a Cristo Dio, Vita nostra, di balzarne fuori. N le porte
del cenacolo sprangate impedirono al Risorto di manifestarsi ai disce
poli come Resurrezione di tutti, che, secondo la grande e mai meritabile Misericordia divina, per la mediazione degli Apostoli che ricevettero
il Dono, rinnova in noi lo "Spirito retto" (cf. Sai 50,12, ebr. rh
nkr). lo Spirito Santo, che conferisce la divina stabilit della fede
per l'uomo nella sua esistenza redenta, per vivere ormai a fondo la rela
zione trasformante dell'alleanza nuova ed eterna. Qui "rinnovare,
egkainiz", non significa affatto "creare dal nulla", ma all'uomo pecca
tore gi esistente, destinato alla rovina, significa conferire il nuovo sta
tuto dell'essere. All'uomo il Signore aveva donato il suo Soffio divino
(Gen 2,7), cacciato via dal peccato (Gen 6,3), ma adesso donato stabil
mente: Gv 20,19-22.
2) Kontkion: Ei ki en tph.
Di Pasqua.
5. Apstolo s
a) Prokimenon: Sai 146,5.1, "Inno di lode"
II Salmista celebra il Signore in s e per i suoi titoli, qui la grandezza e l'onnipotenza dimostrata nella Resurrezione del Figlio. Si accompagna qui la nota apofatica: la Sapienza divina non ha limiti che l'uomo possa circoscrivere. Perci rivolto l'imperativo innico (Stichos, v.
1) a tutta l'assemblea affinch lodi il Signore, poich soave allora il
Salmo, e piacevole la lode rivolta al Signore.
b) At 5,12-20
II testo comincia con il 5 "sommario", ossia uno spaccato improvviso che osserva la vita della primitiva comunit (vv. 12-16), e termina
con la Parola dell'Angelo del Signore. Ora, gli Apostoli nel Nome di
Ges (cf. 4,10.12) compivano "segni e prodigi", espressione frequente
gi nell'A.T. e che denotano la Presenza onnipotente dello Spirito di
Dio, davanti a tutto Israele. I fedeli con gli Apostoli formavano una
compatta comunit di preghiera nel tempio, partecipando ancora al culto d'Israele, escluso il sacrificio (v. 12). Si era creato il timore reverenziale per essi, cos che mentre nessuno aderiva alla fede, tuttavia il popolo ne lodava il comportamento (v. 13). Insieme, aumentava il numero
dei fedeli credenti nel Signore Risorto predicato dagli Apostoli (v.
14), cos che ad essi si portavano i malati. Tanta era la santit degli
Apostoli, che i malati si contentavano di essere sfiorati dall'ombra di
357

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

Pietro per essere guariti (v. 15). Guarigioni erano richieste anche dalle
citt vicine, e tutti trovavano rimedio ai loro mali (v. 16). H Signore in
realt aveva affidato ai suoi discepoli Yexousia, la potest di operare
prodigi, anche di guarigioni, come "segno" del ministero messianico
(cf. qui ad esempio Me 6,7-13; 16,17-18, e par.). Tali "segni" sono
"della Resurrezione", perci sono operanti "dopo a causa a partire
dalla Resurrezione". Essi restano nella Chiesa, affidati ai grandi Santi. E
tuttavia, le opere di carit della Chiesa mediante i suoi fedeli proseguono in altre forme meno clamorose; si pensi solo all'opera della
carit che furono e sono tutti i luoghi di cura e di conforto creati dalla
fede dei discepoli del Signore lungo i secoli fino a noi.
I vv. 17-42 trattano della costanza nella fede dei discepoli del Signore. chiaro che i "segni" operati da essi disturbassero le autorit, non
consapevoli della portata dell'Evento della Resurrezione. Esse ritenevano piuttosto che si trattasse di stregoneria e di idolatria, e quindi vigilavano sull'ortodossia e sul comportamento della gente (v. 17). Cos
catturano gli Apostoli e li imprigionano, in attesa di provvedimenti (v.
18). E per l'Angelo del Signore, figura mediatoria dell'intervento divino, apre le porte della prigione di notte, libera gli Apostoli (v. 19), e li
esorta ad andare, a stare nel tempio con il popolo, ed a parlare "tutte le
Parole di questa Vita" (v. 20). Queste sono l'Evangelo della Resurrezione che dona agli uomini la Grazia dello Spirito, che la Vita divina
insieme al Risorto, "Vita nostra".
6. EVANGELO
a) Alleluia: Sai 94,1.3, "Esortazione profetica"
L'Orante con imperativi innici si rivolge all'assemblea, affinch si
raduni e gridi la sua gioia al Signore, acclamato come Dio e Salvatore,
il Dio grande, il Re grande sulla terra intera. Davanti a Lui (Stichos, v.
3) non esiste altro dio, n altro re-salvatore. La lode di Lui deve durare
per tutta l'esistenza.
b) Gv 20,19-31
Gli eventi alla tomba vuota (20,1-10) avevano lasciato perplessi i discepoli accorsivi, "infatti ancora non conoscevano la Scrittura: che Egli
si deve che resusciti dai morti" (v. 9). Era Disegno divino (greco di,
necessit posta divinamente) che Cristo morisse ma risorgesse, e la
Scrittura, se scrutata, lo avrebbe attestato.
Intanto il Risorto dona la sua prima manifestazione alle Donne fedeli, come nei Sinottici, qui rappresentate dalla Maddalena (vv. 11-18).
Questa aveva avuto in successione ben 4 visioni: il sepolcro vuoto,
quando era stata tolta la pietra di chiusura (20,1); nel giardino fuori del
358

DOMENICA DELL'ANT/PASCHA

sepolcro, vede due Angeli in bianche vesti, seduti in trono sulla pietra
che aveva sostenuto il Crocifisso, segno della vittoria sulla morte (vv.
11-12); poi vede Ges Risorto, malo scambia per l'ortolano (v. 14). Finalmente, "si converte", e alla chiamata del Signore, "Maria!", risponde "RabbunP", ossia in aramaico "Signore Dio", e inviata ai discepoli
per annunciare l'Ascensione, finalmente pu affermare: "Io vidi // Signore", titolo principale del Risorto (vv. 16-18).
Nonostante il messaggio di Maria, i discepoli hanno paura di rappresaglie, e la sera della Resurrezione si chiudono insieme, probabilmente
nel cenacolo (v. 19). la conseguenza dell'ignoranza delle Scritture
che parlavano del Signore. Giovanni annota sobriamente che "i discepoli" si trovano riuniti insieme. Non dice chi siano, lascia intendere
per che si tratta anzitutto dei discepoli principali, i Dodici, restati qui
in dieci per la defezione dolorosa di Giuda, e per l'assenza innocente di
Tommaso. Ora, "dieci" la quota minima del minjan, il numero legale
affinch nel culto ebraico vi sia un'assemblea idonea, a cui il Signore
non fa mancare la sua presenza quando si pone in preghiera o si pone
allo studio della Tor ah. La sera della Resurrezione perci vede il primo
minjan della nuova assemblea del popolo di Dio, a cui il Signore Risorto non fa mancare la sua presenza, tanto pi che i discepoli non sembra
che stiano studiando la Scrittura o pregando, ma solo si trovano uniti
per farsi coraggio, per trovare qualche consolazione per la morte del loro Signore. S, Pietro e il discepolo amato si sono recati al sepolcro sollecitati dalla Maddalena, l'hanno trovato vuoto, e non hanno compreso
(Gv 10,1-12); hanno ascoltato anche il messaggio della Maddalena:
"Ho visto il Signore!", vivente, che le aveva anche parlato (v. 18).
Adesso stanno parlando di questo, forse senza convinzione.
Un'altra annotazione viene dal fatto che secondo la narrazione degli
Atti, i Dodici (avendo anche ricomposto il numero con Mattia) stavano
insieme ad altri 120 fratelli, con Maria la Madre del Signore e le altre
Donne fedeli (At 1,12-26). Giovanni non ne fa parola, ma conoscendo
il suo metodo, di rinviare senza alludere ai fatti gi narrati da Matteo,
Luca e Marco, probabile che in questo momento i Dieci stiano con
tutta la Comunit. Il Signore sta sempre con l'intera Comunit.
Sembra cos tutto pronto. Ges allora "venne e stette in piedi", due
verbi fondamentali, la venuta indica l'intervento autonomo del Risorto,
lo stare in piedi indica che il Resuscitato e Vivente. Allora tra essi
Ges offre il primo dono, la Pace (v. 20), quella che aveva solennemente
promesso come fatto divino e non umano (cf. 16,33; 14,27).
Veirn,pace, traduce per lo pi il termine ebraico salni, che si pu
intendere sia come "pace", sia come "salvezza". Infatti biblicamente
slm indica la condizione ideale "quando tutti hanno tutto, e nulla
manca a qualcuno". la condizione del Regno divino. certo assenza
359

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

di guerra e di turbative, ma soprattutto godimento dell'integrit dell'uomo immagine e somiglianz di Dio, salute fisica e spirituale, integrazione nella comunit umana naturale e tanto pi nella comunit di
fede, assicurazione di ogni sviluppo - in una parola, l'opera progressiva e totalizzante dello Spirito Santo che crea di nuovo l'immagine
e somiglianz di Dio, integrandola nella comunit del Risorto. Ora, "la
Pace" Cristo stesso, nucleo integrante i fedeli (cf. Efes 2,14), ed
insieme il dono inconsumabile di Cristo Risorto, ossia lo Spirito Santo
che porta a compimento l'opera della Croce (Gai 5,22-23). chiaro
che "il mondo non pu dare la pace" (Gv 14,27), poich non possiede
per definizione n Cristo Risorto n lo Spirito Santo.
Adesso Ges si presenta. da notare che in Gv 20-21, i due capitoli
che trattano degli eventi della Resurrezione, il Risorto si presenta e agisce come "Ges", mentre i discepoli lo riconoscono come Rabbuni e
Kyrios, titoli divini del Risorto stesso. Cos Ges mostra ai discepoli
"sia le mani, sia il fianco" (v. 20a), le mani traftte dai chiodi, e il fianco squarciato dalla lancia romana (cf. 19,18 e 34-35). Ora, anche Luca
nel cenacolo narra la stessa scena, dove Ges Risorto mostra "le mani e
i piedi" trafitti (Le 24,39-40), contro i dubbi dei discepoli. Si ha tra
Giovanni e Luca come una croce, verticale - mani e costato - e orizzontale - mani e piedi -. Sono le adorabili Stigmate perenni del Signore, il Risorto sempre "il Crocifisso". Inoltre, un testo della tradizione
giovannea, Ap 5,6, ripete sotto altra forma la scena, descrivendo nell'aula celeste della gloria divina del Padre (cap. 4-5) l'Agnello, ossia
non l'agnello pasquale, bens il Servo sofferente di Is 53,7-8 , che "sta
in piedi", dunque risorto, ma porta indelebilmente i Segni della sua
immolazione sacrificale. Che significa questo? molto chiaro. Cristo
Risorto porta con s, in eterno, l'intero Evento che ha vissuto da attore
principale, per Disegno del Padre e con la potenza operante dello Spirito Santo. Tale evento, che ha culmine con la Croce e la Resurrezione,
eterno (cf. Ebr 9,14: avvenuto "nello Spirito eterno", che conferisce
eternit agli atti di Cristo immolatosi al Padre). Esso non ideale,
storico ed insieme transistorico. Ges porta con s i "Segni" che lo
identificano: le Stigmate mortali, bens adesso guarite dalla Vita divina.
Cos, Cristo Risorto si pone anche quale Anamnesi eterna, significante,
rivolta al Padre in eterno, in perenne omaggio filiale, e rivolta agli uomini in eterno, manifestazione fraterna di amore unitivo.
Ma se le Stigmate del Crocifisso sono le medesime portate permanentemente dal Risorto, esse stanno anche a significare che il Crocifisso ed il Risorto sono la medesima Persona circondata dal medesimo Evento, la Croce e la Resurrezione. Il Ges Crocifisso, visto da
tutti, uno e medesimo con "il Kyrios", il Signore Risorto, visto
adesso dai discepoli.
360

DOMENICA DELL'ANTIPASCHA

E fin qui, tutto sembra bene e normale, quasi scontato. Per possibile intravedere proprio qui un motivo pi profondo e determinante rispetto ai discepoli, intesi come sia i Dodici (Undici, poi adesso Dieci),
sia gli altri, ossia gli uomini che avevano seguito il Signore. Quanto segue non fa che esaltare come agirono le Donne fedeli verso il loro Signore. Ora, gli "Apostoli", sia i Dodici, sia gli altri, dovranno portare il
Risorto al mondo, per annunciarlo nel suo Evangelo, per farlo conoscere e dunque amare e adorare, per far entrare i futuri discepoli in totale
comunione di esistenza nella gioia (1 Gv 1,1-4). Essi spinti dallo Spirito Santo dovranno testimoniare la Persona divina del Signore e la realt
"palpabile" della sua Umanit di Uomo crocifisso e veramente risorto.
Giovanni stesso con pochi indizi rimanda al fatto che non basta che i
discepoli "vedano il Signore". Occorre molto di pi, che essi realizzino
- anche essi! - l'antica misteriosa profezia messianica di Zacc 12,10. Il
contesto di essa (cap. 12-14) la restaurazione di Gerusalemme per i
tempi messianici. Il cap. 12 insiste sulla "casa di David", infatti, ed annuncia un evento che investir anche "gli abitanti di Gerusalemme".
Esso segner la conversione al Signore, ma dopo un crimine grande,
per s imperdonabile. un evento tipologico, poich qui si pu pensare
al davidide Zorobabele, che con il sacerdote Giosu aveva ricondotto
gli esiliati da Babilonia (cf. Zacc 4-5), e che segnava nella sua persona
la speranza: il ristabilimento della monarchia e della nazione santa. Altri
indizi testuali fanno comprendere che egli fu invece ucciso, "trafitto"
dalle fazioni politiche e religiose (alluse anche da Esra e Nehemia).
la profezia di un evento, che in se stesso il typos che annuncia
Yantitypos realizzatore finale.
Giovanni in 19,37 parla di "adempimento della Scrittura", citando
Sai 33,21 alla lettera (non affatto dunque la lettera di Es 12,46, n di
Num 9,12, che parlano degli agnelli pasquali), per il fatto che a Ges
non si applica il crurifragio, poich come canta il Salmo, Egli "il Giusto", dalle molte tribolazioni, liberato da tutte per, poich il Signore
Lo custodisce e impedisce perfino che gli si tocchi il minimo osso. Il
medesimo adempimento profetico applicato poi a Zacc 12,10, di cui
cita appena 4 parole: "Guarderanno verso Colui che trafissero", e questo rimanda all'altra profezia. Qui Giovanni non cita i LXX, che in
tutto simile all'ebraico, ma varia proprio nel verbo ekkent; questo visibilmente traduce l'ebraico dbaq, trafiggere. Giovanni dunque cita da
un testo ebraico corrente, che alla lettera dice cos:
Ed Io verser sulla casa di David e
sugli abitanti di Gerusalemme lo
Spirito di Grazia e di Misericordia, ed
essi volgeranno gli occhi a Me!
361

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

Per Colui che trafissero (dbaq), faranno lutto,


come si fa lutto per l'Unico,
Lo piangeranno come si piange per il Primogenito (Zacc 12,10).
Luca esprime questo quando riporta la fede del centurione romano
davanti al Crocifisso (Le 23,47), e allude alla folla radunatasi per quello spettacolo, e tornante a casa riflettendovi e battendosi il petto (v. 48).
A Giovanni questo non basta, e cita il testo dell'A.T.
La "visione del Trafitto" certo era stata donata anzitutto alla Madre
ed alle Donne fedeli. Poi ai crocifissori, di cui almeno uno si era convertito a Dio. Quindi alla folla, il cui luttuoso pentimento era l'inizio
della conversione preannunciata da Zaccaria. Ma dove stavano allora i
discepoli? "Allora, i discepoli tutti, abbandonatolo, fuggirono" (Mt
26,57, e par., anche qui per adempire le Scritture).
Era necessario perci che proprio essi anche essi adesso contemplino il Trafitto. Per eccesso di divina Condiscendenza, viene il Trafitto
stesso, ma Risorto, per farsi contemplare dai "suoi" discepoli. Poich
questo dovranno portare al mondo la Testimonianza completa sul Signore, quello con cui vissero prima della Croce, che adesso vedono dopo la Croce, con i segni indelebili della Croce, il Medesimo Vivente.
Anche essi ricevono lo Spirito di Grazia e di Misericordia, anche essi
volgono gli occhi verso il Signore, anche essi per l'intera vita faranno
memoria del Crocifisso nella perenne compunzione del cuore. Baster
qui rimandare a Paolo, a Pietro, all'Apocalisse, che al centro pongono
la "visione del Crocifisso".
Perci adesso si comprende la reazione liberatoria dei discepoli:
"Gioirono i discepoli", la tristezza mutata in gaudio profondo, "vedendo il Kyrios". Il verbo "vedere", verbo della fede, causa il chirein,
il gioire. E questo il verbo tecnico della gioia per la Resurrezione, come sopra si visto. la gioia incipiente, che porta alla Gioia eterna.
Il Signore di nuovo si indirizza ai discepoli. Anzitutto di nuovo dona
la sua Pace. Poi invia in missione i discepoli, motivando: la loro missione la medesima che quella ricevuta da Ges stesso da parte del Padre, che del Figlio fa il primo e principale Apstolos con il Dono battesimale, trasfigurazionale, resurrezionale dello Spirito Santo. L'entrata
del Figlio nel mondo quella dell'Angelo del Grande Consiglio di Is
9,6 (testo greco). Il Re divino promesso si fa anche umile "annunciatore" del Disegno del Padre, il cui culmine la Croce con la Resurrezione per la redenzione degli uomini (v. 21).
Perci la missione dei discepoli, che cos diventeranno apstoloi,
deve essere contrassegnata dalla Potenza dello Spirito Santo. Ora, in
Giovanni lo Spirito Santo donato gi in anticipo dalla Croce, quando
il Figlio di Dio, chinato il capo in segno d'assenso alla Volont del Pa362

DOMENICA DELL'ANTIPASCHA

dre, "riconsegna lo Spirito", affinch il Padre da adesso possa donarlo


(cf. Gv. 19,30). E subito dopo avviene questo Dono: dal fianco squarciato di Cristo, addormentatosi sulla Croce nel snno della morte, scaturiscono "subito" Sangue ed Acqua, i "segni" misterici dello Spirito
Santo (Gv 19,34). I Padri d'Oriente e d'Occidente qui approfondiscono
l'episodio. Essi comprendono che come l'Adamo antico si addorment
affinch dal suo fianco il Signore potesse trarre Eva, la Madre dei viventi (cf. Gen 2,20-21 e 18-24), cos avviene per l'Adamo Ultimo, dal
cui fianco ad opera del Mistero dello Spirito Santo tratta l'va nuova,
"il mirabile mistero dell'intera Chiesa" la Madre nuova dei viventi.
L'evento nel cenacolo di stretta analogia. Al v. 22 il Risorto appena parlato "soffia" (enephyssen) sui discepoli, e parla: "Ricevete (labete) lo Spirito Santo". Il significato di questo immane.
Il verbo emphys, che traduce l'ebraico nfah, usato nell'A.T. riferito al Signore solo in Gen 2,7 per la creazione; parallelo Sap 15,11,
che esiste per solo in greco; Ez 37,9, per la creazione del popolo nuovo. Nel N.T., il verbo usato solo qui, e non per caso. Infatti, nella prima creazione, formato ad immagine e somiglianz di Dio (Gen 1,2627), plasmato dalla terra, Adamo vivificato, diventa "anima vivente"
perch il Signore gli soffia nelle narici la sua divina Pns zs, in
ebraico Nismat hajjim, il "Soffio della vita" (Gen 2,7). Tale Soffio, che
lo Spirito di Dio, proviene dall'intimo, dal Cuore divino stesso del Signore, Spirito divino. Nella promessa antica, il Signore annuncia che
nel popolo dei morti, uccisi spiritualmente dall'esilio in Babilonia che
si sono meritato, e dove stanno nella putredine dell'idolatria, Egli "soffier" in essi il suo Spirito (Pnuma, RMh), ed essi rivivranno, diventeranno popolo nuovo e grande, cos da "conoscere che Io sono il Signore - parlai ed eseguii - oracolo del Signore!" (v. 14).
Ed ecco l'ultima creazione operata dal Verbo Dio Creatore Luce Vita,
il Crocifisso Risorto, l'unico possessore dello Spirito Santo. Egli
"soffia" e ricrea un gruppo di demoralizzati, che stanno come in esilio
nel chiuso del cenacolo, ne fa il nucleo del popolo messianico ad opera
dello Spirito Santo di cui adesso diventano possessori e portatori; si vedr come, nella narrazione degli Atti degli Apostoli (At 2,1-4).
L'imperscrutabile, divina, amorevole iniziativa del "soffiare" accompagnata dall'imperativo che chiede la sinergia, la collaborazione
dei discepoli: "LabetePnuma Hgion, Ricevete lo Spirito Santo". Nel
verbo lambn, qui all'imperativo aoristo che denota azione storica
puntuale irripetibile e ultima, sta la sfumatura dell' "accettare" volenterosamente, oltre che di "prendere", "ricevere", poich si pu anche
prendere e ricevere (ad esempio un insulto) senza peraltro accettare. Il
Signore nella Cena prima aveva esortato gi i discepoli a questo labete,
a proposito del Pane del suo Corpo prezioso, e della Coppa del suo
363

COMMENTO -ILPENTKOSTRION

Sangue prezioso, attraverso cui passa negli Apostoli lo Spirito Santo.


Adesso 1' "accettazione" dei discepoli diventa l'inizio anche della celebrazione della Cena del Risorto.
Ma per questo i discepoli dovranno operare la medesima missione
(verbopmp, inviare, v. 21) che anim il ministero messianico del Signore, e dovranno perci andare per il mondo a portare il Giubileo divino, la remissione, phesis, dei peccati con poteri sovrani di concederla
o di negarla (v. 23). Il Giubileo divino lo Spirito Santo, "poich Lui
la redenzione nostra", dice la Liturgia. Giovanni di pi non spiega,
poich esistono al suo tempo gli altri Evangeli, a cui visibilmente qui, e
spesso, rimanda. Ora in Le 4,18-19, che citaIs 61,1-3; 58,1-11; 35,1-3
(in sintesi abbreviante), Cristo stesso proclama che lo Spirito del Signore sta su Lui, Lo unse per evangelizzare i poveri, predicare la remissione, phesis, ai prigionieri, ai chiechi la vista, per rinviare i contriti di cuore con Vphesis, e "per predicare l'Anno accetto del Signore". Questo rinvia al Giubileo di Lev 25,8-22, quando erano rimessi tutti
i debiti, era restituita la propriet, erano liberati gli schiavi, doveva riposare la terra, si dovevano ricostituire le famiglie. Is 61 mostra che
tutto ci nei tempi ultimi opera dello Spirito del Signore. Con Le 4 si
inizia la missione dell'Unto di Dio, "il Christs-Msih". Gv 20 mostra
che tale missione compiuta: i discepoli diventati per lo Spirito Santo
consacrante gli Apostoli del Signore, sono inviati finalmente a portare
il Giubileo del perdono universale dei peccatori, prigionieri, ciechi,
quelli per fattisi o lasciatisi fare poveri e perci, tipicamente con il
cuore contrito.
La riflessione qui non deve passare via. A guardare bene infatti, i
precisi gesti del Signore Risorto sono l'annuncio definitivo e folgorante
dell'Evangelopromesso dall 'A. T.
Infatti, YEuagglionha un'unica motivazione: "Regn il Signore!",
e la narrazione di Gv 19 qui semplicemente straordinaria, tutta impostata sulla Regalit divina. Aveva cominciato profeticamente Pilato,
quando aveva segnato la salita al trono di Ges coronandolo, sia pure
di spine, e rivestendolo, sia pure di uno straccio di porpora, e presentandolo al suo popolo: "Ecco l'Uomo!', Vnthrpos, l'Adamo che riassume in s la regalit su tutti gli uomini (Gv 19,5). Aveva proseguito
con l'intronizzarlo sul palco (cos va letto Vekthisen epi to bmatos,
l'oggetto del verbo Ges, non Pilato che ne il soggetto), e nel proclamarlo sia pure con beffarda solennit: "Ecco il Re vostro!" (19,14).
Ed aveva terminato con l'esibizione al mondo del "titolo" regale, nel
cartiglio della Croce: "Ges il Nazareno, il Re degli Ebrei" (19,19), titolo che aveva difeso contro i sacerdoti sadducei (19,21-22).
Adesso agisce Ges stesso come il Re. Alla Madre si presenta con
l'ultima visione, l'Icona del Crocifisso: "Ecco il Figlio tuo!", chia364

DOMENICA DELL'ANTIPSCHA

mandola "Gynai, Donna", titolo che spetta alla Regina madre (19,25).
Poi come Re-Salvatore proclama l'adempimento del programma regale, la salvezza universale: "Tetlestai, stato compiuto!" (19,30), che
segna la nascita del popolo messianico (citazione di Sai 21,32 che
parla di questa nascita sommamente dolorosa, il "parto messianico").
Quindi riconsegna il suo Spirito al Padre affinch possa darlo al popolo
che nasce (19,30, cf. Is 32,15). Infine, dal Trono su cui "regna-sal-va"
emana dal fianco il Sangue e l'Acqua, creando cos l'va nuova, la
sua Comunit messianica, che insieme la Sposa regale ed il nucleo
del Regno (19,34).
"Regn il Signore" dalla Croce. In Is 52,7 - come si spiegato a
lungo, vedi Parte I, Cap. 7, par. 3 : Euagglion Realt divina - si annuncia questa "evangelizzazione", il cui contenuto confluisce intorno
alle 3 realt del Regno di Dio: la Pace, i Beni, la Salvezza.
In Gv 20,19-23 precisamente il Signore Risorto, che ormai "regna",
dona ai discepoli la Pace sua; i Beni suoi che sono lo Spirito Santo, e
qui cf. Mt 12,28; Le 11,20: Cristo e lo Spirito Santo sono il Regno di
Dio venuto; Mt7,11 riporta t Agath,i Beni donati dal Padre, che nel
parallelo di Le 11,13 sono esplicitati come lo Spirito Santo; infine con
Yphesis dona la Salvezza da portare al mondo.
Tale "l'Evangelo" di Dio.
Il discepolo Tommaso, il generoso che avrebbe voluto morire con il
Signore (cf. Gv 11,16) ma che con i confratelli nella vocazione era fuggito via al Getsemani (cf. ancora Mt 26,57: "allora, i discepoli tutti, abbandonatolo, fuggirono"; e par.), non era presente quella sera (v. 24). Il
motivo non narrato, ma misteriosamente provvidenziale, poich il
"Ges che viene" di sua iniziativa vuole incontrarsi ancora proprio con
Tommaso, il tipo del discepolo volenteroso ma incerto. Infatti i confratelli gli comunicano: "Noi vedemmo il Signore", ossia il Risorto, il Ges da tutti loro riconosciuto come vivente. Tommaso oppone una grave
riserva, che anche paura, e sfida. Gli altri discepoli gli avevano descritto la condizione in cui il Signore si era presentato, con le mani e il
costato recanti i "segni" visibili della Passione. Tommaso pretende di
credere "solo se" non solo "vedr" nelle mani del Signore il "segno"
(typos) dei chiodi, ma anche se "getter", o porr il dito esplorante sul
"segno" dei chiodi, e addirittura "getter", introdurr la mano nel fianco
squarciato del Signore (v. 25).
Tommaso "l'incredulo" il tipo eterno di chi "crede solo se lo vede", cos comune ancora oggi, ma non per curiosit scientifica, che allora sarebbe da lodare, bens per respingere lontano come un'idea molesta la precisa responsabilit di prendere atto della realt vera. Di fatto,
gli "scienziati" che "non credono se non vedono", non vogliono affatto
"vedere" perch hanno paura di "credere" ed assumersi cos la respon365

COMMENTO - IL PENTKOSTARION

sabilit davanti a Dio, alla propria coscienza religiosa, davanti anche


agli uomini; spesso dietro questo stanno questioni di aridit e di disordine morale a cui non si vuole rinunciare.
Insomma, Tommaso ha paura di "credere", ossia di affidarsi, di aderire al Risorto per sempre.
Ma il Signore non abbandona mai ci che "suo". Tommaso scelto e vocato. "I doni e la chiamata di Dio sono senza pentimento", dir
in altro contesto Paolo (cf. Rom 11,29). E 8 giorni dopo, ossia una Domenica, quando il Signore rivela e opera (cf. sopra), il Risorto Ges
viene. Le porte sono chiuse, e di nuovo i discepoli stanno insieme. Ges di nuovo si pone in piedi tra essi, e per la terza volta offre la sua Pace. Il 3 numero perfetto (v. 26). Poi si rivolge a Tommaso, e lo invita,
ripetendo le sue espressioni negative in positivo, a portare il dito e vedere le mani, e a portare la mano nel suo costato, e dunque a credere, e
non a restare incredulo (v. 27). Meraviglia della divina Condiscendenza! La pazienza divina non ha limiti.
Tommaso adesso "ha visto" solo. Non osa procedere alla ricognizione come aveva preteso. E poich sempre generoso e buono, si sente
solo di acclamare il Signore: "Signore mio e Dio mio!" (v. 28). In greco tale espressione, avendo i due sostantivi l'articolo determinativo,
pu essere intesa in due modi: a) "Tu sei il Signore mio e il Dio mio!",
e b) "Oh Signore mio e Dio mio!" La prima una constatazione insieme tesa, timorosa e gioiosa, la seconda un'acclamazione liberante,
un'invocazione di perdono, una commovente manifestazione di adesione e fiducia.
In ambedue i casi, la formula, che proviene dalla preghiera ebraica
dei Salmi (cf. ad esempio Sal 34,23b), quella dell'alleanza, che si
compendia cos: "Tu sei il Signore mio - io sono il fedele tuo".
La reazione dolcissima del Signore insieme constatazione del presente e profezia fiduciosa per il futuro: Tommaso credette (solo) perch
vide. Entra nella schiera degli Apostoli, che predicheranno la Resurrezione e la fede alle nazioni. Sappiamo che Tommaso evangelizz l'Oriente, ed esiste anche l'opinione non infondata, sostenuta da diversi
studiosi moderni, che Giovanni avrebbe composto un "Evangelo" il cui
centro la Luce che sorge in Oriente, per servire l'evangelizzazione di
Tommaso.
Dalla predicazione degli Apostoli per nascer altra fede, genuina,
che dichiarata "beata" quando i credenti (pistusantes, participio aoristo puntuale) non videro, ma la Luce nei loro occhi si accese senza
sottoporre il Signore alla tentazione di "apparire" (v. 29).
Questo dovrebbe essere meditato a fondo oggi. Infatti nei secoli in
diversi ambienti si sono moltiplicate visioni, apparizioni, rivelazioni,
prodigi strani. Su tutto questo la Chiesa stata sempre molto riservata,
366

DOMENICA DELUANTIPASCHA

spesso intervenuta a sconfessare. Di certo la fede divina apostolica


salvifica non cerca il "meraviglioso", che sconfina nella superstizione,
nelle pratiche magiche, nella consultazione di ciarlatani, nell'erezione
di santuari ricchissimi sui luoghi dei prodigi, in pellegrinaggi a questi
luoghi, nella raccolta di cimeli e amuleti.
Infatti la fede biblica non solo "credere" a una dottrina, per
quanto questa sia immacolata. Essa anzitutto l'adesione d'amore al
Signore che di continuo visita e si fa presente con il suo Spirito, ricerca della comunione unitiva e consumante. La "visione" appartiene
alla promessa finale, quando "Lo vedremo come poich saremo simili a Lui" (1 Gv3,2).
I vv. 30-31 formano la finale primitiva di Giovanni, il quale poi aggiunse anche il cap. 21 per la terza manifestazione del Risorto,-e per il
primato pastorale a Pietro.
Per terminare il suo Evangelo, Giovanni tiene presente il lapidario
inizio dell'Evangelo di Marco, che suona cos: "Inizio dell'Evangelo di
Ges Cristo Figlio di Dio" (Me 1,1).
Poi, Giovanni afferma che Ges fece anche altri segni (smia) davanti ai discepoli", non riportati nella narrazione, "in questo libro" (v.
30). Per s, Giovanni narra di "7 segni", tutti indirizzati al massimo dei
segni divini, la Resurrezione. Il 7 numero simbolico della pienezza e
della sufficienza.
E cos i 7 segni e la Resurrezione hanno lo scopo, e perci sono
"scritti", di suscitare la fede. Essi sono idonei a suscitare la fede. E ne
portano il contenuto, poich dimostrano che "Ges il Cristo, il Figlio
di Dio", che la formula di Me 1,1. Marco aveva proclamato all'inizio
della sua narrazione che "Inizio dell'Evangelo", e dunque l'Evangelo
stesso, Ges Cristo il Figlio di Dio. Non esiste altra narrazione. Non
esiste altro Evangelo se non "Ges Cristo il Figlio di Dio".
Ora, la fede porta alla nuova esistenza, anzi la causa. E questa avviene nel segno della Vita divina che si ottiene nel Nome di Ges,
il Cristo, manifestatosi Figlio di Dio nella Resurrezione. (cf. ancora
Rom 1,1-4).
7. Megalinario
Come di regola, il Heirms dell'Ode 9a delVrthros. La Theotkos
acclamata come la lampada splendente e la gloria visibilissima, e la
pi eccelsa di tutte le creature, magnificata con inni.
8. Koinnikn
il Sai 147,12, "Inno di lode". L'imperativo innico rivolto a Gerusalemme affinch celebri il suo Signore, ed a Sion affinch lodi il suo
Dio, il Dio e Signore dell'alleanza. La Comunit cos chiamata a co367

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

municare ai Misteri immacolati nella gioia della fede che sale all'unione con il Tu divino, nell'attesa della visione trasformante.
9. Aplysis
La formula : "Egli che calpest la Morte e a Tommaso confer certezza, Cristo, Vero Dio nostro..."
Di questa Domenica-Festa si celebra VAplysis di chiusura il sabato
successivo.

368

DOMENICA DELLE DONNE MIROFORE


E DI GIUSEPPE IL GIUSTO
,y di Pasqua)
Ai neobattezzati dopo la Vigilia della Resurrezione la Chiesa faceva
mistagogia, ossia "portava" (ago) gli "iniziati" (mystai) dentro il Mistero a cui erano stati introdotti. La mistagogia percorreva il tempo privilegiato dopo la Resurrezione e fino alla Pentecoste attraverso scansioni
segnate dagli episodi evangelici, ordinati per mostrare i contenuti e gli
effetti del Mistero di Cristo. Cos ogni Domenica segnava anche la progressiva salita verso le cime della perfezione cristiana, verso l'uso dei
talenti donati dalla Grazia battesimale dello Spirito Santo.
L'esempio delle Donne fedeli, che sentirono la carit di portare al
Signore sepolto l'onore degli aromi preziosi, e di Giuseppe d'Arimatea,
il nobile che si prese cura di seppellire il Signore, posto per indurre a
ripetere il gesto lungo tutta l'esistenza, nell'amore al Signore e nella
cura verso i fratelli.
1. Christs anst ek nekrn
II Tropario si canta dopo YEulogmn he Basilia to Patrs, per 3
volte.
2. Antifone
Di Pasqua.
3. Eisodikn
Di Pasqua.
4. Tropari
1) Apolytikion anastsimon del Tono 2. La scena della discesa all'Ade
e della Resurrezione drammatizzata. Nella discesa, la Vita immortale
schiant la potenza dell'Ade, ma quando resuscit i morti che attende
vano, allora nel tremore le stesse Potenze angeliche acclamarono Cristo
Donatore della Vita, Dio dell'universo, e Lo glorificarono.
2) Del giusto Giuseppe: Ho euschmn lsph. rievocata la devozione
e piet di Giuseppe d'Arimatea, il nobile, che partecip alla deposizione
del Signore dalla Croce, e unse il corpo immacolato con aromi avvol
gendolo nella sindone pura, e cur che fosse posto nel sepolcro nuovo.
3) Delle donne Mirofore: Tis mywphrois gynaxi L'Angelo si rivol
ge alle Donne che portavano gli aromi alla tomba, e le avverte che la
369

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

mirra conviene solo ai morti, mentre Cristo incorruttibile. Occorre acclamare il Signore, che risorto donando la grande misericordia.
4) Kontkion: Ei hai en tph, di Pasqua.
5.Apstolos
a) Prokimenon: Sai 117.14.18, "Azione di grazie comunitaria".
La Comunit riprende il "cantico di Mos" dopo il passaggio del
Mar Rosso (cf. Es 15,2), che acclama il Signore vittorioso, ormai postosi quale Forza e Canto per il suo popolo, e come unica salvezza.
Egli grande nel perdono e nella clemenza (Stichos, v. 18), e se punisce per le colpe e demeriti, tuttavia non abbandona mai alla morte i
suoi fedeli.
b)At 6,1-7
La Comunit primitiva seguita a crescere di numero. Essa composta di Ebrei che hanno accettato la fede, e di pagani convelliti dalla predicazione della Resurrezione. Tra questi si trovano gli Ellenisti, denominazione probabile per definire gruppi di cultura greca ma forse anche insieme di provenienza ebraica, che avevano una forte tendenza
contro il tempio. Essi sollevano la questione spinosa che le loro vedove, che nella Chiesa formavano uno stato di consacrazione (cf. qui gli
spunti paolini di 1 Tim 5), erano trascurate nella diakonia quotidiana, il
servizio dell'assistenza caritativa (v. 1). La lamentela di competenza
dei Dodici, che collegialmente convocano i discepoli per i provvedimenti. E anzitutto espongono il loro ufficio speciale, che annunciare
"la Parola di Dio", per la quale sono inviati dopo la Pentecoste; essi
non possono rinunciarvi per "servire alle tavole", alla carit quotidiana
(v. 2), bench questa sia pressante e irrinunciabile nella Comunit. I
Dodici perci stabiliscono il principio che nella Chiesa ciascuno faccia
solo il suo ufficio, ma lo faccia tutto. Esistono quindi funzioni diverse,
ed occorre provvedere ai diversi che le eseguano. Perci la Comunit
officiata di intervenire, scegliendo persone di fama impeccabile. Queste
debbono essere 7, numero simbolico dei doni dello Spirito Santo (cf. Is
ll,l-3a), e precisamente debbono essere pieni "di Spirito e di Sapienza" divina. Ad essi devoluto il compito della diakonia quotidiana.
Non per nulla lo Spirito Santo la Carit divina versata nei cuori dei
fedeli (cf. Rom 5,5), mentre la Sapienza l'amore divino unitivo (v. 3).
I Dodici si riservano di proseguire il loro compito, quello centrale e
fontale nella Chiesa: la preghiera (soprattutto, la sinassi eucaristica) e
"la diakonia della Parola", servire con ogni mezzo e ad ogni istante la
diffusione dell'Evangelo (v. 4).
370

DOMENICA DELLA MIROFORE

Nella carit e nell'ordine, l'esortazione apostolica accettata, e la


scelta cade su personaggi che nella Comunit svolgeranno funzioni importanti. Anzitutto Stefano, "pieno di fede e di Spirito Santo", dunque
un fervente, che sar poi protomartire a Gerusalemme, con la complicit di Saulo; poi Filippo, attivo missionario (cf. At 8), Procoro, Nicanore, Timone, Parmene e Nicola, che ad Antiochia era stato proselito, ossia aveva dato una prima adesione alla fede d'Israele. il gruppo tipo
di ogni diaconia nella Chiesa (v. 5). Essi sono presentati ai Dodici, che
impongono ad essi le mani consacrandoli alla missione (v. 6). Cos la
Chiesa riceve per divina costituzione un "grado" sacerdotale, che con i
Vescovi e presbiteri futuri costituisce il "collegio sacerdotale", entro cui
le funzioni sono sempre ben distinte, e nessuno prevarica quelle degli
altri; se questo avvenne nei secoli, non la regola apostolica.
Il v. 7 forma il 6 "sommario" degli Atti. La Comunit adesso ha
questa situazione. Anzitutto "la Parola di Dio cresceva". Strana espressione, si dovrebbe dire piuttosto che cresceva il numero di quelli che
accettavano la Parola di Dio. Invece proprio cos. In molte parabole,
in specie in quella del divino Seminatore, vedi qui Me 4,1-20, proprio il
seme della Parola cresce, ovviamente nel "campo" che ciascun uomo.
Del resto i Padri lo avevano ben compreso, come al solito, quando dicevano che "la Parola cresce con colui che la legge". E di fatti il v. 7
prosegue annotando che "si moltiplicava il numero dei discepoli", ossia
degli ascoltatori della Parola, e questo a Gerusalemme, e "molto". Non
solo, avviene un fatto inaudito: "una folla ingente di sacerdoti obbedivano alla fede" (v. 7c). Di solito si crede che i cristiani, a parte "pochi
Ebrei" come gli Apostoli, provenivano tutti dalla paganit. Sta a smentire questo proprio il N.T. Dove si annota gi in Gv 12,42 che "molti
dei capi (del popolo) credettero in Lui", in Ges. InAt 15, 5 si dice che
alla sinodo apostolica di Gerusalemme (a. 50?) stavano presenti "alcuni
della setta dei farisei che avevano creduto". In At 21,20 addirittura si
resoconta: "quante decine di migliaia sono tra gli Ebrei quelli che credettero, e tutti restano zelanti della Legge" santa. In realt, fin dall'inizio, si calcola che la maggioranza degli Ebrei in Palestina e nell'impero
aderirono a Cristo, e formarono le preziose, insostituibili avanguardie
della predicazione e delle prime comunit che poi diventarono le prime
Chiese di fondazione apostolica.
6. EVANGELO
a) Alleluia: Sai 19,2.10, "Salmo regale"
Si hanno qui 2 "epiclesi per il re" invocate dall'Orante, che tutto il
popolo. Al Signore si chiede di salvare il Re nel giorno del terrore dei
nemici e delle avversit, mentre al Re si augura che sar protezione in371

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

vincibile "il Nome del Dio di Giacobbe", l'altro appellativo patronimico per indicare Israele. Di nuovo risuona il "Salva il re!" (Stichos, v.
10), e si chiede la risposta certa dal Signore ogni volta che invocato.
Anche se in altra forma, il Giusto sofferente aveva pregato sulla Croce
il Sai 21, quello dell'abbandono e della speranza certa. Il Padre aveva
assistito il suo Re messianico anche nella tomba, e lo aveva "salvato"
dalla morte, secondo l'implorazione del Figlio: Sai 21,20-22.
b)Me 15,43-16,8
Si presentata sopra la condizione delle Donne Fedeli, le prime a
giungere alla tomba del loro Maestro, le prime a ricevere la teofania
della Resurrezione e le Parole della Resurrezione (cf. Evangelo del Sabato santo e grande). Adesso la Chiesa riprende il fatto per memorare
specificamente quelle sante Donne. Vedi anche il 22 Luglio.
Il fatto comincia la sera della crocifissione. Quel giorno era la paraskeu, la preparazione al sabato "grande e segnalato", poich ricorreva
la memoria della pasqua degli Ebrei, che doveva essere celebrata con
solennit massima, il che implicava anche la purit massima. Un crocifisso era la massima abiezione, e la sua morte la massima impurit levitica secondo la Legge (Es 34,25; Dt 21,23; Gios 8,29; 10,26-27). Il cadavere doveva dunque essere rimosso dal luogo dell'esecuzione, e gettato subito nella sepoltura (v. 43).
Era anche norma consuetudinaria che il cadavere del giustiziato dovesse essere richiesto dai parenti alle autorit ebraiche, per attestando
di non portare ad esse rancore per la condanna, cos implicitamente riconosciuta come giusta. Altrimenti il cadavere sarebbe stato disperso
nelle fosse comuni, senza alcun onore funebre. Tuttavia un nobile
"consigliere", quindi un'autorit, non parente di Ges, Giuseppe di
Arimatea, un fedele Ebreo che "attendeva il Regno di Dio", e perci la
promessa messianica, aggira l'ostacolo e "audacemente", alla lettera
"tolmsas, avendo osato", perci a suo rischio di Ebreo che poteva essere scomunicato dalle autorit religiose, si reca invece da Pilato e
chiede il corpo di Ges. I Romani avevano poteri illimitati. Pilato diffidente perfino sulla morte di Ges, avvenuta "cos presto", e se ne accerta dal centurione che aveva guidato il picchetto dei crocifissori,
quello che (v. 39) aveva gridato la sua fede: "Veramente quest'uomo
era figlio di Dio!", e che dunque poteva assicurare il procuratore che
non si trattava di un trucco per sottrarre un condannato alla sentenza di
morte (v. 44). Egli allora concede a Giuseppe il corpo del Signore (v.
45). Giuseppe aveva comprato un lenzuolo funebre, la sindone, con cui
avvolge il corpo di Ges, che poi depone nel sepolcro scavato, rotolandovi la pietra di chiusura, in genere di forma rotonda, una vecchia macina di mulino (v. 46). Qui assistono Maria Maddalena e Maria di Ioset
372

DOMENICA DELLA MIROFORE

(non: Giuseppe), che annotano il luogo. Essendo infatti ormai entrati


nel sabato (la norma era: la sera, appena si possono scorgere almeno 3
stelle, comincia il sabato), non potevano pi fare nessuna opera. Comprare e vendere aromi era un'"opera" commerciale, proibita dalla consuetudine rabbinica (v. 47).
Ma appena passato il sabato, le Donne fedeli si muovono. Sono
Maria Maddalena, Maria di Giacobbe e Salome. Vedi qui l'Evangelo
del 22 Luglio. Di buon mattino svegliano il negoziante e comprano gli
aromi, poi corrono per rendere a Ges l'onore ultimo, l'unzione rituale
dei defunti (16,1). l'alba quando giungono al sepolcro. L'amore per il
Maestro le spinge, ma sono preoccupate per un fatto (v. 2); in realt la
pietra sepolcrale supera le loro forze fisiche e si chiedono chi le aiuterebbe a spostarla per entrare (v. 3).
Esse ora assistono alla Teofania della Resurrezione, della quale vedono gli effetti. Per s, anche se avessero visto il corpo morto di Ges e
l'istante in cui si risvegliava dai morti, nulla avrebbero visto. La loro
visione limitata alla pietra sepolcrale schiantata dal suo posto, dalla
bocca del sepolcro. L'Evangelista annota: "era infatti grande molto" (v.
4). Meravigliate, e non ancora consapevoli dell'accaduto sarebbero
state tanto spaventate da fuggire subito , entrano nel sepolcro e qui
hanno la seconda visione, come il concentrato della Resurrezione: il
Giovane "intronizzato alla Destra", avvolto da veste candida, il colore
della vittoria. Cristo Risorto, non ancora riconoscibile, poich occorre prima l'atto della fede illuminante. Di fatto in 16,19 si ripete il tratto:
il Signore Ges "fu assunto al cielo e fu intronizzato alle destre di
Dio", realizzazione della promessa e profezia del Sai 109,1. Le Donne
dunque si trovano di fronte alla cristofania. La loro reazione immediata
essere invase dal terrone panico (verbo ekthambomai, da thmbos,
terrore sacro) (v. 5).
Come sempre nelle teofanie ai buoni, il Signore interviene anzitutto
con l'assicurazione: "Non abbiate terrore (ekthambomai)". Poi viene
al fatto, con le Parole della Resurrezione. Queste come in Mt 28, che
del resto Me 16 segue, sono solo 3: "Voi cercate Ges il Nazareno, il
Crocifisso". l'identificazione precisa del Ges terreno, soprannominato Nazareno (non "nazaretano", da Nazaret, bens forse da un termine aramaico che indica l'usignolo, ossia un dolcissimo Profeta); non
solo, ma quello ormai non pi confondibile, il condannato a morte, "il
Crocifisso", il cui cartiglio, che indicava la causa della condanna, era
stato visto da tutti (cf. 14,26).
La seconda parola netta: "Fu risvegliato (egir), non sta qui!
indicata cos, con un "passivo della divinit", l'opera del Padre che resuscita il Figlio, in modo da non nominare il Nome di Dio. Ora, il Resuscitato non pu stare "qui", nel sepolcro, come si disse per Mt 28,
373

COMMENTO - IL PENTKOSTAR1ON

nella putredine della morte vorace. La morte non ha potere su Lui, non
pi e in eterno. Il suo luogo ormai altro. Lo vedranno i discepoli al
momento dell'Ascensione.
La seconda parola comporta poi la terza: "Ecco il luogo dove Lo posero" (v. 6). Il luogo quello, adesso per del tutto vuoto. Il Risorto
sta certamente altrove.
Viene ora il compito primario delle Donne fedeli. Constatata la Resurrezione, il Giovane le invia ai discepoli e a Pietro, loro portavoce,
per avvertirli che il Risorto li precede "alla Galilea", il luogo del Monte
degli Olivi da dove Egli ascender al cielo. L Egli si render visibile.
Anzi, gi adesso visibile. Piuttosto, l si render riconoscibile. Cos
infatti aveva parlato ai discepoli: cf. 14,28. Quanto il Signore parla,
questo anche opera (v. 7).
La conclusione della pericope forma una grave difficolt per gli interpreti. Le donne "fuggirono via" dal sepolcro, investite come sono da
"tremore e stando fuori di s (kstasis)". Questo del tutto comprensibile; manca la gioia che invece risuonava in Mt 28,8, ed era "grande". Tale
reazione per porta le Donne a tacere del tutto con tutti, "avevano
paura, infatti" (v. 8). I critici considerano questa come la finale misteriosa di Marco, i vv. 9-16 essendo aggiunti successivamente per spiegare
che invece le Donne, come negli altri Evangeli, recarono il messaggio ai
discepoli. Tuttavia, i vv. 9-16 sono bene attestati prima della met del
sec. 2 da Giustino Martire, dopo la met da Ireneo, anche se manca nei
grandi onciali del sec. 5. Essa va tenuta come autentica e canonica.
Anche qui, in definitiva, le Donne sono privilegiate dal Signore con
la visione e la Parola della Resurrezione, e costituite come annunciatrici alla Comunit che il Signore risorto. Non per caso la Chiesa da alla
Maddalena, l'ardita Mirofora, il titolo di Isapstolos, "Eguale agli
Apostoli" (22 Luglio). Tale missione costitutiva, e non avrebbe mai
dovuto cessare. Ossia, la Chiesa deve porre le Donne con apposita mistagogia nella condizione di essere nella comunit, nella Liturgia, il
"segno" che Cristo risorto, che ha privilegiato le donne, che si attende
da esse che ne facciano perenne annuncio con la preghiera e la santit.
Se ancora non si recupera questo, si viene meno alla specifica volont
del Signore.
7. Megalinario
Di Pasqua.
8.Koinnikn
Di Pasqua.

374

DOMENICA DEL PARALITICO


(4a di Pasqua)
Prosegue la mistagogia, presentando gli effetti della Resurrezione e
del santo battesimo. Con il tema di oggi d'obbligo il rinvio alla Do
a di Quaresima, detta anche del Paralitico (e di S. G
la Do
regono
Palamas), con l'Evangelo - prebattesimale - di Me 2,1-12.
1. Christs onste eknekrn
Dopo Y Eulogmn he Basilia to Patrs si canta il Tropario per 3
volte.
2. Antifone
Di Pasqua.
3. Eisodikn
Di Pasqua.
4. Tropari
1) Apolytikion anastsimon del Tono 3. Sono invitati a gioire le realt
celesti e quelle terrestri, poich nella Resurrezione il Signore, come al
lora al passaggio del Mar Rosso (Es 15,6) dispieg la potenza del suo
Braccio divino vincendo la morte con la Morte, e divenendo cos il Pri
mogenito dai morti (cf. Col 1,18; Ap 1,5), strappando anche noi dalle
fauci dell'inferno, donando al mondo la grande Misericordia.
2) Apolytikion del Santo titolare della chiesa.
3) Kontkion: Ei ki en tdph, di Pasqua.
5.Apstolos
a) Prokimenon: Sai 46,7.2, "Salmo della regalit divina"
L'imperativo innico per s (v. 2) rivolto a tutte le nazioni della terra
che sono chiamate a cantare Salmi a Dio, al Re dell'alleanza ("nostro",
v. 7), e (Stichos, v. 2) ad applaudire con voce di gioia, formando cos un
coro unanime con il popolo dei fedeli del Signore.
b)At 9,32-42
Fino al cap. 12 circa, gli Atti presentano in prevalenza, tra le gesta
degli Apostoli, quelle del loro capo, Pietro; dal cap. 13 in poi prevalgono le memorie di Paolo.
375

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

Qui gli episodi riguardano Pietro a Lidda e a loppe. L'Apostolo si


trova in "visita pastorale", che ha per oggetto "i Santi", ossia propriamente parlando i fedeli che avevano aderito agli Apostoli, formando le
loro comunit a Gerusalemme e in Palestina. Pietro dunque "scende"
da Gerusalemme verso Lidda, citt ancora esistente, dove sta un moderno aeroporto, a occidente rispetto a Gerusalemme (v. 32). Egli trova
Enea, paralitico da 8 anni, sempre steso su un lettuccio (v. 33). La paralisi, oltre tutto, ha un temibile potere di demoralizzazione, ponendo
l'uomo del tutto fuori ogni uso. Pietro lo interpella: "Enea, ti guarisce
Ges Cristo! Sorgi (ansthti) e sistemati (il letto)", operazione che finora gli doveva essere prestata. La conseguenza: "subito sorse
(anst)" (v. 34). Pietro sa che personalmente e umanamente non possiede alcun potere. Il potere divino del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Per il Figlio ai suoi Apostoli ha donato la Potenza dello
Spirito a Pentecoste, e nel Nome di Ges Cristo (cf. 4,10.12) possono
avvenire fatti prodigiosi, come annotano gli Atti. La guarigione cos,
qui come una resurrezione, con il verbo classico nei LXX, anistn.
L'uomo cos guarito e reintegrato tra gli uomini sani e attivi. Ma
tale guarigione in funzione della fede, poich "vista" e conosciuta
da tutti gli abitanti della regione di Lidda, il fertile piano dello Sharon,
ed essi "si convertirono al Signore" (v. 35). L'evangelizzazione cos
accompagnata anche dai "segni" sensibili che la confermano, come afferma Marco (16,20).
Un altro prodigio avviene per mano di Pietro. A loppe, sul mare, viveva Tabita o "Gazzella", una ragazza piena di carit: faceva opere
buone ed elemosine (elemosynai per s significa misericordie, che si
esemplano come doni per i poveri) (v. 36). Avviene che Tabita si ammala, muore, lavata come si conviene ai defunti, ed deposta in una
camera per la veglia funebre prima della sepoltura (v. 37). Ma "i discepoli", ossia i fedeli della comunit di loppe, sanno che Pietro sta nella
vicina Lidda, e inviano a chiamare in fretta l'Apostolo: "Non tardare"
(v. 38). Pietro accompagna subito i messaggeri, si reca dalla defunta e
vi trova le pie vedove in lagrime, che mostrano all'Apostolo le vesti
che Tabita tesseva e donava (v. 39). Pietro vuole restare solo, si pone in
preghiera, e di certo questa un'epiclesi al Signore; poi si rivolge "al
corpo", ossia alla salma, e parla: "Talita, sorgi! (ansthti)". La ragazza
rivive, vede Pietro e si pone seduta (v. 40). L'Apostolo la prende per
mano "la fa sorgere (anstsen)", poi chiama "i santi", ossia i discepoli e le vedove e presenta ad essi Tabita viva (v. 41). Va rilevato che
con tutta evidenza la fanciulla Tabita, qui resuscitata da Pietro, richiama la Talita resuscitata da Ges (Me 5,41), non per caso alla presenza
di Pietro (con Giacomo e Giovanni, 5,37).
376

DOMENICA DEL PARALITICO

Anche qui il prodigio produce la fede in tutta loppe, cos che molti
credettero "nel Signore", il Risorto (v. 42).
Si deve notare nella pericope l'insistenza sui verbi della resurrezione, sia per il paralitico, tornato alla vita normale, sia per la Tabita che
resuscitata da una morte vera.
6. EVANGELO
a) Alleluia: Sai 30,2.3, "Supplica individuale"
L'Orante proclama la sua fede: il Signore suo unico rifugio, la sua
speranza, in Lui non rester delusa la sua fiducia: per la sua Misericordia il Signore lo scamper da ogni pericolo. Egli (Stichos, v. 3) implora
di averlo come protettore, come una fortezza inespugnabile e provvidenziale.
b) Gv 5,1-15
Giovanni intervalla nella sua narrazione i "7 smicT, i "segni" potenti che anticipano la Resurrezione. Essi sono: 1) Cana; 2) la guarigione del figlio dell'ufficiale; 3) il paralitico della piscina; 4) la moltiplicazione dei pani e dei pesci; 5) il passaggio sopra le acque; 6) la guarigione del cieco nato; 7) la resurrezione di Lazzaro. I segni indicano gli
effetti della Resurrezione: 1) il vino del Convito eucaristico; 2) la sanit
nuova; 3) il ritorno alla vita attiva; 4) il Pane eucaristico; 5) il dominio
della creazione in favore degli uomini; 6) la luce vivificante; 7) l'anticipo della "resurrezione comune" (vedi Appendice I).
La paralisi era ed una malattia terribile, che riduce l'uomo ad un
ammasso di carne senza autonomia, senza speranza, fuori della vita del
lavoro, in balia di qualcuno che voglia assistere il malato con pi o meno
carit. In pi, secondo la Legge, il paralitico, che si trovava in pratica
escluso dalla vita civile, si trovava anche escluso dall'assemblea liturgica del popolo di Dio. Un reietto in tutte le direzioni. Per il suo
aspetto traumatico, della paralisi il Signore fa una minaccia ai nemici,
le cui mani faranno cadere le armi, e i cui piedi verranno meno (cf. ad
es. Sai 75,4-8). Ma la visita divina sta alle porte.
Ges adesso "sale", verbo tipico per indicare il viaggio a Gerusalemme, che sta in alto (ma il verbo serve anche per indicare semplicemente l'entrata nella terra promessa), e giunge alla citt durante "la
festa degli Ebrei". Per s, il calendario ebraico ha come festa principale il sabato. Nel resto del sistema festivo, durante i secoli era prevalsa la "festa delle Capanne", il 15 di Tisri (circa fine settembre e
inizi di ottobre). Era "la festa" per eccellenza, e cos risulta dalle fonti
della tradizione ebraica. Tutti e 4 gli Evangeli presentano Ges come
puntuale partecipante al culto ufficiale, sia sabatico, sia festivo. Egli
377

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

obbediva alla Legge, che come maschio lo obbligava a salire a Gerusalemme almeno per "le tre volte", ossia pasqua, pentecoste e Capanne (cf. Es 23,14; 3 Re (= 1 Re) 9,25). Adesso adempie questo obbligo
sacro (v. 5,1).
Verso il settentrione del tempio esisteva una cisterna molto grande.
Gli scavi archeologici hanno rilevato che era circondata da un sistema
di 5 portici. Il suo nome attestato oscillante nei manoscritti tra Bthsaidd, Bethsd, Bthzath. Sembra che il senso migliore sia l'aramaico bet-hesd', ossia "casa, luogo del hesed, la misericordia (v.2). Nel
tempo si era stabilita la credenza che la cisterna avesse propriet curative, ed era dunque frequentata dalla solita povera folla di malati, come
ancora oggi si vede nell'Oriente vicino. Giovanni (v. 3) parla di malati
in genere, ciechi, zoppi, paralitici. La paziente e spesso delusa attesa,
era che di tempo in tempo un angelo discendesse nella cisterna e agitasse l'acqua (vv. 3c.4a). Allora, qualsiasi malato che per primo si fosse
gettato in acqua, era guarito (v. 4b).
Ges si accosta ad un paralitico, lo interroga e scopre che malato
da 38 anni, una vita, e lo interroga: "Vuoi diventare sano?" (vv. 5-6).
chiaro che Ges porge la mano tesa al malato, del quale sollecita
l'atto di fede. Il paralitico infatti prima risponde di non aver nessuno
che lo getti in acqua quando passa l'Angelo, e c' sempre uno prima
di lui (v. 7). Evidentemente, si attende un prodigio, ma si rimette all'effetto dell'acqua. Ges gli ordina: "Svegliati (egir, verbo della
resurrezione), prendi il lettuccio e cammina" (v. 8). Il paralitico ha fede e obbedisce, risanato, si riprende il povero giaciglio e se ne va
(v. 9a). riammesso nella comunit dei sani, degli efficienti, e nell'assemblea liturgica.
Il seguito inevitabile per due motivi. Il primo, che quel giorno
sabato, quando la tradizione proibisce di trasportare qualsiasi oggetto, e
di camminare per pi di 2 miglia (v. 9b). Nella citt immobilizzata uno
che trasporta un lettuccio subito notato dalle autorit sempre vigilanti.
Le quali investono il paralitico guarito, gli notificano che sabato e gli
contestano il trasporto (v. 10). Esse ignorano ancora l'antefatto, che
spiegato dal guarito: il guaritore l'ha autorizzato a trasportare il lettuccio ed a camminare, certo verso casa, che forse poteva stare fuori della
citt (v. 11). Gli inquirenti allora gli chiedono l'identit del guaritore,
categoria molto temuta per eventuali trasgressioni di tipo magico (v.
12). Al che il guarito pu solo dire di ignorarlo del tutto (v. 13a). Infatti
Ges non si era dato a conoscere, e si era allontanato dal posto (v. 13b).
Ma solo per ritrovare il suo guarito, che era andato a rendere grazie nel
tempio. Cos gli rivolge un severo discorso: "Sei diventato sano. Non
peccare pi affinch non ti avvenga qualche cosa di peggio" (v. 14).
Il male fisico non causato dal peccato come punizione inesorabile,
378

DOMENICA DEL PARALITICO

come tanti credevano e credono. In altro contesto Ges ha affermato


decisamente che il Signore buono e generoso, fa levare il sole su malvagi e buoni, e fa piovere su giusti ed ingiusti (Mt 5,45), fa crescere insieme il grano e la zizania malefica (Mt 13,24-30). Solo all'ultimo
chiama a giudizio. Dunque il male occasione per il paralitico affinch
gli si riversi sopra l'abbondanza della divina Misericordia. Il suo atto di
fede nel Ges sconosciuto gli ottiene la guarigione. Per adesso vincolato dalla divina Misericordia, riammesso al culto divino che santifica. Se peccher "ancora" infatti come tutti gli uomini, un peccatore senza alcun merito , gli avverr "di peggio". Ma adesso nella
sfera spirituale, dove pi difficile accettare la divina Misericordia e
convertirsi.
Il tipo del paralitico importante per la mistagogia. La Chiesa come
Madre di bont ha accolto i catecumeni peccatori, ha pregato per essi,
li ha segnati con la Croce santa, ha esorcizzato pi volte la loro persona, li ha unti con olio, li ha introdotti per la prima volta a pregare, sia
pure limitatamente. Nella Divina Liturgia dopo la proclamazione della
Parola e l'omelia, la Chiesa prega ancora per i catecumeni, e poi li fa
uscire; la prima parte della Divina Liturgia si chiamata a lungo, ma
impropriamente, "Liturgia dei catecumeni". Soprattutto ha amministrato
ad essi la Dottrina salvifica, il Credo, il "Padre nostro". Poi dopo
scrutini accurati li ha ammessi al Mistero tremendo dell'iniziazione,
dove ha unto il loro corpo membro per membro. Infatti, prima dell'immersione e del Sigillo dello Spirito Santo, quelle membra erano impedite dal peccato: gli occhi per la luce, le orecchie per l'ascolto, la bocca
per la lode al Signore, la fronte per i pensieri santi, le mani per le opere
della carit, i piedi per le vie del Signore. La paralisi spirituale stata
vinta. L'iniziato adesso immagine e somiglianz di Dio recuperata,
redenta, santificata, sulla via della sua divinizzazione. H peccato ulteriore reimmerge il battezzato nella paralisi, e occorre la conversione del
cuore, fatto sempre difficile, e il Mistero dei confessanti per essere riposti nella grazia battesimale. H Signore offre sempre la mano, ma la
mano dell'uomo non sempre disposta.
La guarigione comunque sta sempre sotto il segno della Resurrezione, fonte della Grazia dello Spirito Santo, e punto di convergenza e
d'arrivo dell'intera esistenza fedele guarita dalla paralisi spirituale.
7. Megalinario
quello di Pasqua.
8. Koinnikn
quello di Pasqua.
379

MERCOLED DELLA MESOPENTKOST


Questa celebrazione del Mercoled della 4a Settimana di Pasqua, det-to
opportunamente "a met verso la Pentecoste", tiene desta la tensione di
fede che, se si deve concentrare nell'unica visuale, Cristo Risorto,
deve anche comprendere che il Signore Risorto come tale dona lo Spirito Santo del Padre e suo.
Gi negli Stichrprosmoia del Vespro si contempla l'unico folgorio irresistibile della Resurrezione e della gloria dell'Ascensione (il 1).
Gerusalemme chiamata a gioire, poich i Fiumi vivi dello Spirito
Santo irresistibilmente detergono lei ed i suoi figli dalla tremenda colpa, il "cristicidio", la crocifissione del Salvatore (il 2). Ma l'Epifania
del Paraclito destinata anche a tutti gli uomini, come era stato preannunciato dalle Scritture, avendo come unica Fonte Cristo morto, risorto
e glorificato (il 3).
Le Letture bibliche del Vespro sono il preannuncio dell'evento pentecostale:
1)Mich 4,2.3.5; 6,2-4.5.8; 5,3: si preannuncia Sion come centro dell'u
niversale redenzione, poich da essa usciranno la Dottrina salvifica e la
Parola del Signore. Il Signore mostrer la sua Sovranit, e disporr la
pacificazione tra le nazioni. Il popolo redento ormai proceder "nel
Nome del Dio suo". Il Signore prima per sottopone il suo popolo al
Giudizio: "Popolo mio, che feci Io a te, in che ti recai tristezza? Ri
spondimi!. Il Signore gli ricorda la redenzione dell'esodo, e le trame
micidiali dei nemici. Egli chiede solo che si renda giustizia e misericor
dia al fratello, e che si stia pronti a procedere con Lui. Egli da parte sua
si magnificher nel pascere il gregge suo in pace, fino agli estremi con
fini della terra.
2)Is 55,1-13: il Signore chiama al Convito delizioso e gratuito, che esi
ge la venuta a Lui. Allora con il suo popolo stabilir l'alleanza eterna,
"le Misericordie promesse a David" (cf. Sai 88). Allora questo popolo
sar posto quale testimone e guida delle nazioni pagane, e sar riempito
di Grazia divina. Occorre dunque mutare vita, abbandonare ogni male,
e cos il ritorno al Signore sar fonte di grazie. I Disegni del Signore
trascendono quelli degli uomini, per la sua Parola discende tra essi, e
produce frutti innumerevoli, realizzando la divina Volont in favore de
gli uomini. Il Signore cos non abbandona mai il popolo suo, nel bene
lo seguir, e creer per esso le condizioni paradisiache, un "segno"
eterno innalzato alto nel mondo, che non sar mai cancellato.
3)Prov 9,1-11: la Sapienza ha preparato il soave suo Convito, nella
Casa sua, ed invita mediante le sue serve inviate tutti gli uomini a
380

MERCOLED DELLA MESOPENTKOST

venire, ad abbandonare la stoltezza del peccato, per ricevere la vita


abbondante.
VApolytikion rilegge Gv 7,37-39, l'invito di Ges di venire a Lui rivolto agli assetati, e di bere da Lui rivolto a chi ha la fede, poich solo
dal seno di Lui scorreranno i Fiumi dell'Acqua della Vita, lo Spirito
Santo, derivato dalla glorificazione di Lui. anche il tema dell'Evangelo di Pentecoste.
Il Mattutino rilegge ancora questo grande testo giovanneo (cf. ad
esempio gli Stichoi dopo il Sinassario).
Nella Divina Liturgia, YApolytikion un'epiclesi affinch si realizzi
Gv 7,37-39. Cos il Kontkion. L'Evangelo, Gv 7,14-30, l'anticipo di
quello della Pentecoste.
In sostanza, la Liturgia ha per scopo di far sentire ai fedeli questo:
l'allontanarsi nel tempo dalla grande celebrazione della Resurrezione,
non deve segnare una specie di abbandono per altre visuali. Al contrario, la Resurrezione avvicina alla Pentecoste in un progresso celebrativo, e cos si sperimenta che essa forma unit funzionale con la Pentecoste, in modo tale che si deve dire che " sempre Resurrezione perch
sempre Pentecoste", e viceversa, che " sempre Pentecoste perch
sempre Resurrezione".
La Chiesa vive perci la perennit e l'efficacia inesauribile dell'unico Evento di Cristo: la Resurrezione in vista del Dono dello Spirito
Santo. Ogni Divina Liturgia ma cos, anche ogni altro Mistero, e le
stesse Ore sante il Dono pentecostale ricevuto dal Signore Risorto.
Questi temi sono insistiti fino al "Sabato della Mesopentkost".

381

DOMENICA DELLA SAMARITANA


/r, di Pasqua)
Trascorsa la Mesopentkost, il Giorno provocato dalla Resurrezione del Signore, la Pentecoste di Fuoco dello Spirito Santo si avvicina,
mostrando altri frutti, simbolicamente anticipati.
1. Christs onste ek nekrn
Dopo VEulogmn he Basilia to Patrs, si canta questo Tropario
per 3 volte.
2. Antifone
Di Pasqua.
3. Eisodikn
Di Pasqua.
4. Tropari
1) Apolytikion anastsimon del Tono 4. Il canto introduce le Disce
pole del Signore, che dall'Angelo ricevono al sepolcro l'annuncio
gioioso della Resurrezione, e rigettano cos la condanna dei Progeni
tori. Per cui con grande vanto parlano agli Apostoli: "Fu predata la
morte, fu resuscitato Cristo Dio nostro, che dona al mondo la grande
Misericordia".
2) Tropario della Mesopentkost. un'epiclesi per chiedere al centro
dei 50 giorni della Festa grande, di essere dissetati con le onde della de
vozione. Il Signore stesso infatti parl cos: "Chi ha sete venga a Me e
beva" (cf. Gv 7,37-38). Egli glorificato come la Fonte della Vita (cf.
Sai 35,10), che lo Spirito Santo.
3) Apolytikion del Santo titolare della chiesa.
4) Kontkion: Ei ki en tph, di Pasqua.
5. Apstolos
a) Pmkimenon: Sai 103,24.1, "Inno di lode"
L'assemblea magnifica le opere del Signore, operate tutte con la divina Sapienza creatrice. Perci (Stichos, v. 1) 1'"anima", ossia l'esistenza del fedele, esortata a benedire il Signore, a proclamare la sua grandezza incomparabile.
382

DOMENICA DELLA SAMARITANA

b) Ar i1,19-30
Prosegue la lettura degli Atti. La presente pericope narra le vicende
iniziali della Chiesa di Antiochia. Questa sar in seguito la principale
stazione missionaria apostolica; da essa partiranno gli Apostoli, Pietro
per Roma, Paolo per l'Occidente e per Roma, Tommaso per l'Oriente.
La persecuzione contro la Comunit di Gerusalemme, con la morte
di Stefano (At 6,6 - 8,3) provoca la dispersione del gruppo del Protomartire; alcuni compagni di Stefano si spingono lungo la Fenicia (attuale Siria) e qualcuno sbarca a Cipro, altri proseguono per Antiochia,
capitale della diocesi civile dell'Oriente. L'evangelizzazione di questi
finora riservata, secondo il sapiente metodo apostolico, ai soli Ebrei
(v. 19). Il disegno chiaro, ed quello stesso di Cristo, che voleva fare
degli Ebrei suoi fratelli i missionari del Regno escatologico. Ora, il Signore per s rest solo con i Dodici ed un gruppo ristretto. Invece gli
Apostoli, nonostante le polemiche, trovano un grande successo. Questo
era stato preannunciato dal Signore, quando aveva promesso: "Amen,
amen, Io parlo a voi: il credente in Me le opere che Io compio anche
egli compir, e pi grandi di quelle compir, poich Io vado al Padre"
(Gv 14,12). La Resurrezione-Ascensione-Pentecoste l'origine delle
grandi opere missionarie degli Apostoli.
Cos alcuni fedeli della diaspora ebraica di Cipro e di Cirene, spinti
dallo Spirito Santo, giungono ad Antiochia e vi evangelizzano "il Signore Ges", titolo principale di Cristo, ed antichissima formula battesimale (cf. sopra), anche agli Hellenes, "Greci", ma nella terminologia
biblica, i "pagani" per eccellenza (v. 20). La spiegazione ovvia: "la
Mano del Signore", ossia lo Spirito Santo (cf. Mt 12,28;Le 11,20, etc.),
stava con essi, perci si converte al Signore "un ingente numero" di
credenti (v. 21).
La notizia suona come sorprendente per la Comunit Madre, quella
giudeo-cristiana di Gerusalemme, che vigila su tutte le Comunit. Perci Barnaba inviato come ispettore ad Antiochia (v. 22).
Qui avviene l'insolito, rispetto alla prassi missionaria corrente. Barnaba, uomo di Dio, Ebreo cipriota, di nome Giuseppe ma detto dagli
Apostoli in aramaico bar-nahm ', "figlio della consolazione" per la sua
bont e generosit (cf. At 4,36-37), constata sul luogo che anche sui pagani effusa "la Grazia di Dio", e ne gioisce, e cos conferma la missione come sta, anzi si da ad esortare nella perseveranza nel Signore (v.
23). Luca qui tesse il suo elogio: "poich era uomo buono e pieno di
Spirito Santo e di fede". La folla dei fedeli perci aderisce numerosa al
Signore (v. 24).
Non solo. Barnaba si ricorda di Saul, che sar poi Paolo, che si era
ritirato a Tarso in Cilicia (cf. At 9,30; Gal 2,11), lo va a cercare (v. 25),
383

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

e lo convince a venire nel nuovo campo d'azione, cos pieno di promesse e prospettive, Antiochia, dove per un anno intero evangelizzano
ed insegnano alle folle convertite (v. 26ab).
E qui avviene un fatto che avr immani ripercussioni fino a noi. Antiochia ormai vede una compatta comunit cristiana di Ebrei e di pagani. Ivi per ufficio risiedeva l'amministrazione civile e militare romana,
con una forte colonia di Italici, da cui proverr S. Ignazio d'Antiochia
(Ignatius nome romano), forse Luca (Luks, per Lucius!); e del resto
da Antiochia sar anche spedita l'epistola agli Ebrei, con l'espressione
di Ebr 14,24b: Vi salutano quelli "dall'Italia", che allude a quella colonia. Il nucleo duro del paganesimo romano ed italico vede questa folla
di fedeli della strana religione di Cristo, e per la prima volta esce il
nome insolito, di beffa, di christiani, "quelli di Cristo". Ora questo
nome chiaramente latino: chrstiani, solo fonetizzato e trascritto in
greco. In buon greco, "quelli di Cristo" sarebbe christiki. Questo titolo
del disprezzo "romano" sar invece assunto e fatto proprio con fierezza
da questi padri nostri, e con fierezza sar portato dalle generazioni, come da noi oggi e sempre (v. 26c).
Antiochia per la sua importanza adesso meta di altre visite importanti. Da Gerusalemme scendono alcuni "profeti". Nel N.T. la
prophtia uno dei principali doni dello Spirito Santo (cf. 1 Cor
12,28; Efes 4,11); il suo ufficio fondamentale consiste nello spiegare le
Scritture, in pratica, allora, l'A.T., durante la sinassi eucatistica. Uno
dei profeti, Agabo, nello Spirito Santo predice la grande carestia per
tutta la terra al tempo di Claudio (a. 41-56), di cui per non si ha notizia
precisa (v. 28). Si sa che carestie nell'impero erano frequenti, e cos una
si abbatt sulla Palestina verso gli anni 46-48.
Ora avviene nella Chiesa un fatto non nuovo, ma che assume i caratteri dell'organizzazione metodica: il servizio della carit tra la Comunit, quella che si chiama "la cattolicit della Chiesa". La quale lo
scambio illimitato fraterno di beni spirituali e materiali, di persone e di
esperienze, tra tutte le Chiese. Ad Antiochia si comincia ad organizzare
la diakonia, il servizio, non solo all'interno della Comunit, come gi
si faceva dall'inizio (cf. At 2,41-47; 4,32-37, etc.), ma verso le altre Comunit, vicine e lontane; qui, verso le Comunit di Giudea, quelle degli
Apostoli, la Chiesa Madre (v. 29). Barnaba e Saul sono incaricati di
portare gli aiuti ai "Presbiteri", termine che indica il Collegio apostolico di Gerusalemme (v. 30).
Tale esperienza perci l'inizio di una lunga ed ancora attiva vicenda. Infatti Paolo in seguito tra le sue Comunit provenienti tutte dal paganesimo organizzer le logieiai, le "collette" per i poveri di Gerusalemme. Il metodo raccogliere di Domenica, durante la celebrazione
384

DOMENICA DELLA SAMARITANA

del Signore (1 Cor 16,2), secondo le forze. Le collette per assumono


l'aspetto di leitourgia, "opera in favore del popolo", da cui debbono salire al Signore azioni di grazie, e di diakonia, servizio fraterno, chiamate anche "opere buone", e perfino "liturgia di questa diaconia". Paolo
dedicher 2 interi capitoli alle collette (2 Cor 8,1 - 9,15), e concluder:
"Grazia a Dio peril suo indicibile dono!" (2 Cor 9,15), facendo risalire
al Signore "il dono di poter donare", ed insistendo per i fedeli: "II
gioioso donante infatti Dio lo ama" (2 Cor 9,7, che cita Prov 22,8).
L'amore di Dio si riversa dunque su chi dona con la gioia dell'amore
fraterno, a sua volta dono divino.
6. EVANGELO
a) Alleluia: Sai44,5.8, "Salmo regale"
L'Orante glorifica il Re messianico, chiamato dal Signore a guidare
l'impresa nuova della verit, della piet fraterna, della giustizia soccorritrice. Egli user l'arco della potenza, con la freccia della divina Parola. Dotato dei Doni divini, il Re ama la giustizia soccorritrice verso i
poveri, e odia ogni forma di empiet, ossia di rigetto della Legge divina. Infatti (Stichos, v. 8) il Signore della sua alleanza regale lo "unse"
con l'Olio messianico della gioia, che lo Spirito Santo, per farne il
prescelto tra tutti, ed inviarlo come consacrato alla missione redentrice.
b)Gv 4,5-42
L'incontro del Signore con la donna samaritana avviene sotto il segno della tipologia biblica: Giacobbe e il "Pi grande di Giacobbe"; la
terra contesa ed il mondo di una nuova patria; l'acqua che disseta e
l'Acqua della Vita che disseta in eterno; il pozzo di Giacobbe e la Fonte
divina vivente; il culto vero ma ristretto a gruppi tribali divisi tra essi,
ed il culto al Padre nello Spirito e nella Verit; il Messia atteso ed il
Messia finalmente venuto ed operante. Inoltre, il testo sta delimitato da
un'interessante "inclusione letteraria": la sete e la "fame" del Signore,
la sua fatica e quella dei discepoli.
Giovanni adesso narra che Ges dalla Giudea si reca in Galilea (v.
3), e topograficamente deve traversare la regione mediana, la Samaria,
se vuole evitare un diverticolo lungo o verso la costa o lungo il Giordano
(v. 4). Cos giunge a Sichar, piccolo centro samaritano ancora oggi
esistente, accanto al terreno che Giacobbe don a Giuseppe, il figlio
preferito, dopo averlo acquistato dai Sichemiti per cento monete (Gen
33,19), erigendovi in segno di possesso un altare dal titolo significante:
"'Eie il Dio d'Israele" (v. 20; "Israele" il secondo nome di Giacobbe,
cf. 32,29, impostogli dall'Angelo del Signore). Giacobbe poi lo aveva
385

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

donato esplicitamente a Giuseppe (Gen 48,22, in Egitto), e Giuseppe vi


si era fatto seppellire (Gios 24,32). Il luogo dunque molto sacro, e
Ges vi sosta anche per richiamarsi ai Padri (Gv 4,5). Vi si trovava anche il pozzo dove Giacobbe aveva abbeverato le sue gregge, poich intorno vi aveva piantato le tende (Gen 33,18); ed il pozzo cos prestigioso era ancora in uso (esiste anche oggi).
Ges vi giunge verso l'ora sesta, con il sole allo zenit, anche se si
ai primi di marzo (v. 35), ed affaticato e stanco dal lungo cammino.
Altre volte sar stanco, affamato. Nel deserto, prima delle tentazioni di
satana (Mt 4,2); dopo l'ingresso trionfale a Gerusalemme, quando cerca
frutti sul fico sterile (Mt 21,28), o cerca riposo (sulla barca, Mt 8,24). E
sar anche assetato, fino alla sete mortale sulla Croce (Gv 19,28). Cos
si siede accanto al pozzo (epi; non "sopra", sulla margella, come non si
usava). Il termine pg per s indica "fonte" sotterranea che emerge in
superficie; per "pozzo" sta meglio phrar. Ed ecco, Ges sta in attesa
di bere (v. 6).
Comincia adesso l'incontro singolare con la Samaritana. Questa viene ad attingere l'acqua; in genere sul pozzo sta una corda con la sua
carrucola, ed un secchio, con cui si attinge e si versa poi nelle brocche
di ceramica (raramente di metallo), o si versa nell'abbeveratoio delle
gregge e delle mandrie. Ma qui il pozzo forse non ha un secchio comune (v. 11 ). Ges bruscamente chiede alla Samaritana: "Da a me da bere"
(v. 7). L'Evangelista annota che i discepoli erano andati nell'abitato a
comprare il cibo (v. 8; cf. v. 31). L'episodio cos solitario, e la narrazione dipende tutta da quanto Ges stesso volle che si tramandasse.
La reazione della Samaritana di sorpresa: Tu chiedi una cortesia
grande come uomo ed Ebreo, a me come donna e Samaritana? Giovanni annota obiettivamente, e forse con una punta di sano umorismo, che
"gli Ebrei non hanno consuetudine (sygchrdomai) con i Samaritani" (v.
9). I Samaritani vorrebbero avere contatti, ma gli Ebrei vi si rifiutano.
In Gv 8,48 per Ges stesso l'accusa per la sua eterodossia e la sua eteroprassi "tu sei un Samaritano e (= ossia) indemoniato". E d'altra parte
gli impedito di traversare la Samaria, almeno non vi accolto (Le
9,51-53). Perci prudentemente nel "discorso di missione" (Mt 10,1
-11,1), prescrive ai discepoli di evitare per adesso i pagani, e le citt dei
Samaritani (Mt 10,5), essendo i discepoli ancora impreparati a sostenere
fallimenti nella loro prima missione; Paolo e Pietro ne avranno amare
esperienze.
Le relazioni pessime degli Ebrei con i Samaritani risalgono alla
met del sec. 6 a. C, dal ritorno dall'esilio babilonese, ma hanno origine nel sec. 8. Infatti gli Assiri nel 722-721 a.C. distrussero il regno
settentrionale, e Samaria la capitale, rendendo la regione colonia tribu386

DOMENICA DELLA SAMARITANA

taria, e, secondo una pratica scellerata che esiste ancora oggi, deportando
la popolazione per ricolonizzare quelle terre con altri deportati da
remote regioni orientali, in genere popolazioni pagane. Cos mentre gli
Ebrei settentrionali sono dispersi per le sterminate solitudini, ancora
oggi desertiche, dell'impero assiro, da l erano state introdotte forzatamente quelle popolazioni per mischiarle ai residui nuclei ebraici, quelli
della bassa popolazione, per denaturarla anzitutto demoralizzandola e
deculturandola. Della dispersione parla il libro di Tobia. Della preoccupazione per la catastrofe dei fratelli settentrionali parlano diversi Profeti del regno meridionale; approfittando degli interregni assiri e babilonesi, i re di Giuda avevano anche riconquistato parte del territorio
d'Israele, inviando sacerdoti e missionari, e questo fino a Giosia, che
aveva anche indetto, tra le riforme religiose, una "pasqua ecumenica"
per radunare tutti gli Ebrei credenti a Gerusalemme (cf. 4 Re (= 2 Re)
23,21-23, ma anche 23,1-22.24-27). I risultati non sembrano essere
stati di molto spessore.
Infatti la crisi del tempo di Esra e Nehemia (datazione incerta, comunque fine sec. 6 - met sec. 5 a.C.) indicativa. La ricostituzione
dell'assise della nazione avviene con scelte drastiche: la purezza della
religione, che travolge un crudo problema, quello che ogni nazione
aveva la sua fede; fuori d'Israele non esiste la fede israelitica. Nel territorio del settentrione, l'antico regno d'Israele, le popolazioni pagane
deportate avevano portato la loro "cultura" che comprendeva anzitutto
la loro religione; con gli Israeliti restati e perci non deportati, di necessit si era stabilito un ambiente culturale misto, con compromessi
cultuali e sociali, che in religione si chiamano sincretismo. Inoltre, leggendo Dt 27,12-13 in modo tendenzioso contro gli Ebrei, i Samaritani
rivendicavano il loro centro, il Monte Garizim, come l'unico luogo del
culto vero, perch da qui Mos avrebbe fatto partire le benedizioni al
popolo fedele, mentre sull'Ebal, assegnato agli Ebrei (ma il testo non
dice cos), sarebbero partite le maledizioni sul popolo infedele. Cos i
Samaritani tenacemente aveva costruito sul Garizim anche un tempio al
Dio Vero, fatto che non avevano osato neppure i potenti re d'Israele.
Lo scontro fu sordo o aperto. Gli Ebrei respinsero i Samaritani dalla
loro assemblea liturgica postesilica, e consideravano questi antichi
"fratelli" come semi-idolatri e non affidabili; cf. Eccli 50,17-28: "L'anima mia aborre due nazioni, e una terza che neppure nazione, gli
abitanti di Seir (Idumei) e di Filistea, ed il popolo insensato che abita
Sichem"... Ma fu scontro permanente, anche di guerre e guerriglie, fino
addirittura al tempo di Giustiniano (met del sec. 6).
Questa lunga digressione serve ad inquadrare meglio l'audacia del
Signore di affrontare una "donna ed in pi Samaritana", e la sorpresa
387

COMMENTO - IL PENTKOSTARION

di questa, contenute nel v. 9. Ma il Signore supera ogni preconcetto


perch sui Samaritani esiste un disegno. certo che Giovanni vuole
qui spiegare l'antefatto dell'evangelizzazione di Samaria narrata in At
8,1-24, che fu senza dubbio opera degli Apostoli, ma in realt risale al
Signore stesso.
Ges perci accetta il colloquio, anzi lo sollecita, ed entra subito
nell'infinita profondit delle realt divine, rovesciando addirittura la
sua richiesta di acqua da bere. Cos paradossalmente contesta alla donna: Tu non mi chiedi l'Acqua vivente, Io te la darei solo a due condizioni, che tu conoscessi il Dono divino, e chi chi ti chiese l'acqua della
fonte. Il Dono divino tale, che il Gratuito divino mai meritabile n
conseguibile dai soli sforzi umani. Paolo lo afferma decisamente: gli
Efesini furono salvati per pura divina Grazia, con la fede, che non viene da essi ma Dono divino, non frutto di opere, cos che nessuno
possa vantarsene (Efes 2,8-9). D'altra parte "il Dono" sempre la Dred escatologica, ossia lo Spirito Santo (et At 2,38; Ebr 6,4, che si "gusta, gu, il che implica un mangiare-bere); il colloquio poi lo chiarir. Per questo, occorre chiedere il Dono, con intelligenza di fede ("se
tu conoscessi"), e con forza paziente, poich il Signore largo nel donare, ma riserva all'uomo la libert del rifiuto. E non basta. Il Dono va
chiesto per la sola mediazione di Colui che adesso sta parlando, per i
motivi che saranno chiarito tra poco.
Il Dono quindi l'Acqua Vivente, t hydr t zn, con due articoli
che segnano un'enfasi di accento. In Gv 7,37-39 Ges chiama di nuovo
a questo Dono, e Giovanni spiega che lo Spirito Santo che sar donato
a partire da Cristo Risorto. Era una Promessa divina antica, e lunga.
Nella tipologia biblica, gi Isacco aveva scavato il "pozzo di acqua viva" a Gerar (Gen 26,19). Il Signore aveva cominciato a donare acqua
viva al popolo disperato per la sete nel deserto a Refidim, dopo la mormorazione ingenerosa (Es 17,1-7), per cui quel luogo ormai si chiam
Massah, "contesa" contro il Signore, e Meribah, "lite" d'Israele contro
il suo Signore, e processo di Lui contro il suo popolo. Episodio emblematico, poich in seguito questa "lite" reciproca infinita. Perci alla
fine del sec. 7 Geremia riporta un oracolo divino sulla duplice colpa
del popolo: ha abbandonato la Pg hydatos zs, la Fonte d'Acqua
della Vita che il Signore, per scavarsi cisterne screpolate incapaci di
conservare acqua (Ger 2,11-13). Qualche anno pi tardi Geremia implora il suo Signore invocando il santuario, trono della sua Gloria, e
proclamando Lui unica Gloria d'Israele. Chi Lo abbandona sar cancellato dall'esistenza, perch abbandon la Fonte dell'Acqua della Vita
(Ger 17,12-13).
La Promessa di Ges infatti si fonda sulla Promessa antica, che non
388

DOMENICA DELLA SAMARITANA

cessa. Quasi contemporaneamente, il Secondo Isaia riporta la grande


esortazione del Signore, al popolo esiliato, di venire a lui per ricevere
"le Acque" viventi (Is 55,1, cf. anche vv. 2-13), ed Ezechiele mostra il
luogo di questa emanazione, il santuario nuovo, dal lato orientale (Ez
47,1-2). Ambedue i Profeti riprendono il "Salmo" che chiude il "Libretto dell'ImmanueF (Is 6,1 - 12,6), un canto che contiene la promessa: "Attingerete l'Acqua con gioia alle Fonti del Salvatore" (v. 12,3).
Una profezia pi tardiva rilancia ancora il tema per gli ultimi tempi ormai annunciati, quelli messianici: da Gerusalemme effluiranno Acque
vive da ogni parte, vivificanti per tutti (Zacc 14,8).
La tradizione giovannea mostra la prima realizzazione: dal lato destro del Signore sulla Croce sgorgano "subito Sangue ed Acqua" (Gv
19,34). Come Ges aveva annunciato (Gv 7,37-39; e qui). E come mostra la definitiva realizzazione, ormai prolungata in eterno: dal trono
del Signore e dell'Agnello Risorto sgorga l'Acqua della Vita, lo Spirito
Santo (Ap 21,1). Tutti i redenti sono chiamati a dissetatisi in eterno, e
per fin da adesso: Ap 22, 17, che descrive sotto i segni del Mistero la
celebrazione della Domenica (Ap 1,10) sempre in atto.
La Samaritana secondo l'uso dei padri ascolta almeno il Pentateuco
di Mos ogni sabato, nell'assemblea sua, ma anche i Profeti, bench
non con l'interpretazione ebraica che invece Ges segue; e dovrebbe
sapere molti di questi temi dell'Acqua viva. La sua risposta mostra invece che non ha percepito quasi nulla. Crede che Ges le possa dare
l'"acqua viva" dal pozzo dove adesso stanno, ma non ha il secchio necessario, e come potrebbe farla salire dalla profondit? In effetti quel
pozzo profondo decine di metri (v. 11). Quindi pensa a qualche arcano artificio, e chiede se Egli sia "maggiore", pi potente ed efficace di
Giacobbe, il padre comune, il quale aveva posto le tende l, si era servito di quel pozzo con la famiglia e vi aveva abbeverato il bestiame (cf.
ancora Gen 33,18-20), ed aveva lasciato il luogo in eredit ai discendenti, tra i quali la Samaritana rivendica la sua gente (v. 12). Ella non
sa che Ges "pi grande", ma all'infinito, addirittura del Padre Abramo e dei Profeti (Gv 8,53), e di Giona, e di Salomone e della regina di
Saba (Mt 12,38-42), e che Abramo gio quando seppe che avrebbe visto il Giorno di Lui (Gv 8,56; nell'Ade: 1 Pt 3,18-22; 4,5-6).
Con pazienza pedagogica il Signore risponde che bere a quel pozzo
anche giornalmente, produrr ancora ed ancora la sete fisica (v. 13). Ed
annuncia la Realt divina in due tempi. Anzitutto non avr pi sete solo
chi berr l'Acqua donata da Lui (v. 14a), "in eterno".
questo un immenso tema sapienziale che conosce una lunga evoluzione. Infatti la Sapienza come prima promessa chiama a "mangiare
Lei ed a bere Lei", annunciando che chi ne manger e berr avr ancora
389

COMMENTO - IL PENTEKOSTAR1ON

fame ed ancora sete (Eccli 24,29; testo della Vulgata, il solo integro). Il
che significa che il Signore vuole prolungare il desiderio di "assimilare" simbolicamente la Sapienza divina, in attesa di altro. E l'altro viene
quando con vera profezia il Signore annuncia il ritorno dall'esilio, nel
perdono largo, quando il Pastore divino guider il suo popolo come il
suo gregge diletto alle Fonti dell'Acqua, ed allora i fedeli non avranno
pi fame n sete n arsura di sole (Is 49,10). Ancora una volta VApocalisse descrive questa realizzazione che diventa condizione eterna, con
l'Agnello Risorto che guida in eterno i redenti a quella Fonte (Ap 7,16,
che cita Is 49,10).
Il Signore stesso per annuncia questo prodigio finale: chi viene a
Lui, la Sapienza divina incarnata, non avr pi fame n sete (Gv
6,35), poich la sua Carne ed il Sangue conducono alla resurrezione
(Gv 6,53-58).
La seconda parte del preannuncio alla Samaritana richiama l'ultimo
testo qui citato. L'Acqua donata diventa nel fedele che ne beve "fonte
dell'Acqua che zampilla (portando) verso la Vita eterna" (v. 14b). I Padri, almeno da Origene che ne fece un pilone della sua antropologia
spirituale, ebbero molto caro questo testo. Il vero "gnostico", ossia chi
ha accettato la Sapienza divina, diventa a sua volta "fonte". Questo
port a leggere il parallelo Gv 7,37-39 gi dal sec. 3 con una distorsione, riflessa dall'odierna punteggiatura errata del testo, che va letto cos:
"Chi ha sete venga a Me, e beva chi crede in Me", con una bellissima
forma chiastica; "come parl la Scrittura: Fiumi dal seno di Lui scorreranno di Acqua Vivente". "Lui" il Signore, come spiega il seguito:
dopo la Resurrezione doner lo Spirito Santo, ma a partire da Lui. Il fedele non una "fonte autonoma", che innescata possa funzionare da
sola. Gv 4,14b va letto perci con 7,38.
La donna ancora non comprende, e chiede questa strana "acqua dissetante in perennit", anche per evitare la fatica di venire sempre ad attingerla (v. 15). Non va colpevolizzata. Anche altri chiederanno, e sono
Ebrei, il "pane sfamante in perennit" (Gv 6,34), ancora non comprendendo che "Lui, il Pane Vivente disceso dal cielo".
Inopinatamente Ges con 3 imperativi ordina alla donna di andare a
chiamare il marito e di tornare subito (v. 16). E questa gli replica di
"non avere marito" (v. 17a). Ges severamente la riprende: certo, ha
detto bene (v. 17b), ne ha avuti gi cinque, di mariti, e adesso convive
con un uomo che non ha sposato (v. 18). Vecchi commenti qui trovavano
il simbolico: la Samaritana sarebbe il suo stesso popolo, che aveva
avuto i Cinque Libri di Mos, una volta, ma adesso li aveva abbandonati per una "legge" senza alleanza. Va tenuto il contenuto reale: Ges
sta sollecitando la fede della donna, richiamandola alla responsabilit
390

DOMENICA DELLA SAMARITANA

ed alla conversione del cuore. E se non altro la donna scossa ed ha un


inizio di fede.
Infatti replica meravigliata sempre pi, che vede in Ges "un profeta", bench ebreo. Il Profeta era atteso da tutti (Dt 18,9-22, "come Mos); sarebbe stato operatore grande di "segni" per ristabilire la Legge
santa. Quando Ges moltiplica i pani ed i pesci, lo chiamano "profeta"
(Gv 6,14), e cos quando guarisce il cieco nato (9,17), quando resuscita
il figlio della vedova di Nairn (Le 7,16), quando entra trionfalmente in
Gerusalemme (Mt 21,11), bench qualcuno ne dubiti (Le 7,39). Profeta
s (Gv 4,19), tuttavia bene restare alla fede dei padri, dice la Samaritana, i quali gi con Abramo adorarono l (cf. Gen 12,6-7, vicino Sichem,
a Mamre aveva eretto un altare al Signore; cos fece Giacobbe, Gen
33,18-20); l il Signore stabil la proclamazione delle benedizioni
(Dt 11,29; 27,12.15, vedi sopra), e l Giosu nell'entrata alla terra
promessa aveva rinnovato l'alleanza disponendo met del popolo sul
Garizim (Gios 8,33). Invece "voi Ebrei" affermate il contrario, che il
luogo santo Gerusalemme (Gv 4,20). La Samaritana qui male si
appone, poich la tradizione del "luogo unico" del culto santo certo
letterariamente tardiva (sec. 8 a.C, cf. Dt 12,5, etc.), ma da David in
poi l'unanimit dei testi e delle vive tradizioni consideravano solo Sion
il luogo della divina Presenza; per s questo fatto risalire a Mos
stesso, al momento dell'esodo, nel "Salmo di lode" che segue il
passaggio del mar Rosso: Es 15,17 (bench la critica moderna lo
consideri tardivo).
La visuale sconfinata che Ges viene ad annunciare considera queste come tradizioni solo umane. Anzitutto, si deve adorare il Signore
Unico (cf. Dt 6,4-5), Dio Padre, da parte di Ebrei, di Samaritani, di
tutti. Tale adorazione trascender i poveri luoghi umani, siano essi
prestigiosi con il Monte Garizim ed il Monte Sion. ormai venuta la
hra, il momento decretato divinamente del culto definitivo (v. 21).
La hra (cf. 5,25.28; 16.2.25.32; Le 1 7,22; etc.) rimanda al culto della
Croce. I Profeti stessi l'avevano annunciata per gli ultimi tempi, quando al Signore si dovr tributare l'adorazione pura in tutto il mondo
(50/2,11; 3,17; Mal 1,11; cf. 1 Tim 2,8). Ora, i Samaritani adorano
"quello" (ho, un neutro) che non conoscono. In questo non sono molto dissimili dai pagani molto religiosi, come osa denunciare Paolo sull'Areopago (At 17,23). Solo "noi Ebrei", dice Ges conosciamo
"quello che" adoriamo (v. 22a).
E viene un'affermazione centrale: "poich la salvezza dagli Ebrei"
(v. 22b). la pura verit. I Magi chiedono dove nato "il Re degli
Ebrei" (Mt 2, 1-2), e "il Re" significa "il Salvatore"; la risposta : a Betlemme di Giuda (Mt 2,3-6, che cita la profezia di Mich 5,1). I testi si
possono moltiplicare a dismisura. Qui baster limitarsi a Paolo.
391

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

Ad Antiochia di Pisidia proclama agli Ebrei di sabato, in sinagoga,


che Dio ha promesso ad Israele il suo Salvatore, discendente di David,
che Ges (At 13,21-23). Egli studia poi in particolare questo tema
nell'Epistola ai Romani: in Rom 3,1-2 afferma la superiorit degli
Ebrei, perch ad essi Dio affid gli "oracoli" della salvezza; in 9,1-5
riafferma i privilegi inalienabili ed irremovibili d'Israele, e termina: "ad
essi appartengono i Padri, e da essi uscito il Cristo secondo la carne,
che sopra a tutti il Dio benedetto nei secoli. Amen!" (v. 5); in 11,26
cita Is 59,20-2la: l'alleanza eterna con Israele promessa da Dio ed il
suo contenuto l'invio del Redentore, che toglier ogni iniquit da Giacobbe, con lo Spirito Santo e la Parola divina (Is 59,2lb, non citato da
Paolo). Dagli Ebrei vengono l'Alleanza per il popolo e la Luce delle nazioni pagane (Is 42,6; 49,6; cit. in Le 2,29-32; cf. 1,76-79).
Non si tratta allora di prevaricazione superba, ma di divino Decreto.
Se si assomma che dall'Annuncio a Maria fino alla morte dell'ultimo
Apostolo la Chiesa fu generosamente composta ed infinitamente arricchita solo dagli Ebrei, e che al centro vi sta Ges Cristo con accanto la
Madre sua, la gratitudine verso l'Israele di Dio deve essere perenne da
parte dei cristiani provenienti dalla paganit tutti noi , e tanto pi
deve salire l'azione di grazie al "Benedetto Signore, il Dio d'Israele, il
Mirabile tra i Santi suoi" (Sai 67,36), e l'epiclesi d'amore in favore degli Ebrei di oggi.
La Salvezza degli Ebrei venuta. La hra si compiuta. 1'"adesso" di Cristo Signore. Comincia il culto immacolato. Il Padre stesso si
sceglie, imperscrutabilmente, i suoi adoratori, i quali saranno "veri",
veritieri, veridici, secondo Verit, poich il Padre dona ad essi lo Spirito
e Qsto-Altheia, "la Via e la Verit e la Vita" (Gv 14,6), donato agli
uomini come "Grazia e Verit" (Gv 1,16).
Questo v. 24 allude accortamente a tutto quello che il N.T. aveva
detto (Giovanni scrive dopo, e riporta dal Signore anche quanto serve a
completare il resto del N.T.) sul "culto spirituale". La terminologia nei
secoli si attenuata: si tratta del "culto nello Spirito Santo", che gi
prepotentemente si era fatto luce nell'A.T. (baster qui citare il Sai 50,
in specie i vv. 12-14; l'influsso dai Profeti, in particolare Geremia ed
Ezechiele).
Lo Spirito Santo neh"Oikonomia divina con gli uomini l'Ipostasi
divina adorabile "nella quale" tutto avviene del Padre e del Figlio, e degli uomini. Dallo Spirito Santo nasce il Figlio di Dio in Maria, ma "da
Maria". Egli battezza il Figlio di Dio, Lo guida e gli conferisce Potenza
irresistibile. Nello Spirito il Figlio si offre al Padre sulla Croce (Ebr
9,14). Lo Spirito resuscita questo Figlio dalla morte (Rom 8,11), e Lo
glorifica in eterno (vedi la Nota alla Resurrezione).
392

DOMENICA DELLA SAMARITANA

Lo Spirito crea la Chiesa, la Sposa del Signore. E dei discepoli fa gli


Apostoli "pneumatofori". Nello Spirito la Chiesa esiste, si santifica, annuncia l'Evangelo, opera la carit, divinizza i figli.
Nello Spirito Santo, mediante Cristo Risorto, Sommo Sacerdote, la
Chiesa innalza il suo divino culto al Padre.
Qui si pu rimandare solo ad alcuni testi, tutti decisivi: Gai 4,6;
Rom 8,15.26-27; 12,1 e 11: Pnumati zontes; FU 3,3; Efes 2,18; 5,18;
6,18; G/W 20.
Ma perch culto "spirituale", "nello Spirito e Verit"?
Lapidariamente Ges risponde a questo (v. 25): "Spirito Dio" Padre. Infatti Dio "Spirito puro", purissimo, trascendente, inattingibile,
al di l di ogni pensiero umano e di ogni tentativo di definizione. E proprio il terminepnuma, ebraico rah, nel suo simbolismo originale, toglie ogni umana illusione di "possedere" Dio anche solo con "concetti":
poich biblicamente "spirito" in origine vuole dire "infinito" sconfinato; per derivazione, "vento", che appunto traversa l'immensit senza essere mai visto n limitato; poi si restringe a dire "il respiro" degli uomini o degli animali. Ma "lo Spirito l'Infinito", il Libero ed incontrollabile come l'invisibile "vento", spira dove vuole, al massimo se ne
sente "una voce", un rumore, ma non l'origine e la direzione (Gv 3,8).
Ora, in questo senso di Infinito del tutto Trascendente, "Spirito"
sono il Padre ed il Figlio e lo Spirito Santo. Ed in questo senso, la divina Terza Ipostasi non ha un vero "nome", come "il Dio e Padre del
Signore nostro Ges Cristo", o come Ges il Cristo Signore e Dio nostro. Per s,pnuma non un "nome" personale. solo un indicativo
minimo. Come spiegano i Padri, lo Spirito Santo ama restare nella discrezione, per concentrare l'attenzione sul Figlio da Lui rivelato, e cos
rivelante il Padre.
Dunque il Padre " Spirito" e come tale vive e gode le Realt di Spirito con il Figlio e lo Spirito Santo. Il Figlio al Padre ha offerto Realt
di Spirito "nello Spirito Santo" (Ebr 9,14). Queste sole gradisce il Padre. Queste medesime sole accetta dagli uomini.
Come possono gli uomini avere Realt di Spirito da offrire al Padre?
Ma il Padre gi prima le ha donate agli uomini, tali Realt, nelle Ipostasi divine del Figlio e dello Spirito Santo. Gli uomini debbono "accettare" queste Realt, farle proprie vivendole, e mediante il Figlio "nello
Spirito Santo" rioffrirle al Padre: T sa ek ton son Siprosphromen
kat pntahai di pdnta,canta il celebrante durante la santa Anafora.
"Nello Spirito e nella Verit-Cristo", occorre "fare quello che Cristo
fece" e di cui lascia il mandato, dalla Cena in poi. Idee particolari anche buone, iniziative umane anche pie, volont velleitarie anche "spirituali" nel senso corrente, qui non valgono: "Le Realt tue dalle Realt
tue a Te noi offriamo secondo tutto e per tutto".
393

COMMENTO -ILPENTKOSTRION

L'idoneit a questo avviene nel santo battesimo: Gai 4,6; Rom 8,15.
Tale idoneit "illuminazione" incancellabile e funzione perenne: nello
"Spirito eterno" (Ebr 9,14), nella Verit eterna.
La Samaritana qui si sente travolta, ed arretra nel suo campo. Ella
professa la fede messianica comune con gli Ebrei: "So che viene il
Messias quando viene lui, annuncer a noi tutto" (v. 25). Il termine
Messias trascrizione dell'aramaico Msh', dall'ebraico biblico
Msih; i Samaritani come gli Ebrei infatti parlavano aramaico. Cos
Giovanni inserisce "chiamato Christs", ossia l'Unto, per far comprendere ai lettori. Ma quale "messia" attendevano i Samaritani? Le speranze erano concentrate per essi nel Pentateuco; il "venire" detto l del
Profeta, che parla la Parola divina (Dt 18,18), che cos completa la Rivelazione; poi la Samaritana esprime il dubbio che sia proprio Ges
che le ha "detto tutto" (v. 29). I Samaritani vedevano e vedono nel
Messia la non chiara figura del Taheb, il loro redentore atteso, qui discostandosi dall'attesa ebraica del tempo di Ges e successiva.
Comunque la donna sincera. Per cui Ges pu assicurarle: "Io sono". Precisando: "il parlante a te". L'"Io sono" la celebre formula eg
eimi ricorrente in Giovanni gi nel Prologo: "II Dio Monogenito ho n,
il Sussistente, nel Seno del Padre" (Gv 1,18b). Essa non altro che Es
3,14: "Io sono Colui che sono", o anche "Colui che ", serrata da presso
con quel verbo hqjh, "essere" nel senso forte in ebraico, che diventa il
Nome-Verbo indicibile IHVH, in greco sempre tradotto con ho Kyrios,
"il Signore Dio", l'Eterno. In sostanza al v. 26 Ges sta dicendo: "Io, il
Signore, che sto parlando a te, sono anche il Messia" atteso.
La parola talmente inaudita che la Samaritana tace. Giungono i discepoli dopo le compere, si meravigliano che il Maestro "parli con una
donna", anche se non osano chiedergliene conto con un "che cerchi" da
lei, o "perch parli con quella" (v. 27). La donna invece lascia l'anfora
e corre al villaggio e cerca aiuto dagli uomini (v. 28), esprimendo il
dubbio che quello sia il Messia, poich le aveva "detto tutto" il suo
operato non proprio irreprensibile (vv. 16-18), noto solo ai paesani (v.
30). Altri dubbi verranno anche dopo (7,26; cf. Mt 12,23).
Avviene una scena decisiva: quelle persone, anche le donne, forse,
corrono da Ges (v. 31). Il movimento sar annotato al v. 35.
Intanto avviene il colloquio serrato tra Ges e i discepoli, che non
possono ancora comprendere. Essi sono preoccupati che il Signore,
Rabbi, il Maestro, mangi (v. 31), ma ricevono la replica: "Io un cibo
possiedo da mangiare". Essi non possono saperlo ancora (v. 32), tanto
che credono che altri Lo abbiano rifornito (v. 33). Ges non si cura delle loro allusioni e prosegue: "Cibo mio fare la Volont del mio Inviante e completo l'opera di Lui" (v. 34). una riaffermazione poi con394

DOMENICA DELLA SAMARITANA

tinua: 5,30; 6,38; 14,31 sulla Volont paterna; 5,36; 9,4; 17,4 (cf. Le
2,49), sull'opera paterna. E si sa che Volont ed opera sono la Croce
per la Vita eterna da donare agli uomini.
Volont ed opera tuttavia sono cominciate ad essere eseguite. Ora, i
discepoli guardando i campi stimano che entro 4 mesi si possa mietere.
normale. Ma Ges annuncia il prodigio con la formula solita: "Ido,
Ecco, Io parlo a voi". Il contenuto del prodigio iniziale ma visibile:
"Alzate gli occhi e guardate!" In Is 40,26 ricorre il medesimo imperativo, che obbliga considerare Chi cre i cieli stellati. Qui l'imperativo riguarda "le regioni", i terreni intorno: "poich sono bianchi per la mietitura gi" vicina (v. 35). Non dice "biondeggiano", il che rimanderebbe
al grano e all'orzo maturi e pronti al raccolto. Ma "le regioni sono bianche" perch Ges e i suoi stanno nel fondovalle, e stanno accorrendo a
Lui i Samaritani, che erano, come sono, vestiti di lunghi abiti bianchi.
Il Disegno divino riguarda gli Ebrei, anzitutto, certo, ma anche i Samaritani, e tanti altri. Ora, Ges sta profeticamente alludendo all'Evangelo
che sar portato ai Samaritani, con grandi conversioni di "msse matura
e pronta al raccolto". Lo descrive Luca in At 8,5-24. Filippo, un diacono dei Sette (At 6,5, essi erano anche apostoli e missionari al servizio
dell'Evangelo) si reca in Samaria e "annuncia Cristo", operando conversioni e miracoli (vv. 5-8). Allora vengono Pietro e Giovanni e ai battezzati impongono le mani donando lo Spirito Santo, la terza Pentecoste
(vv. 14-17). Cos da Samaria vennero molti fedeli, e tra questi anche S.
Giustino Martire (a. 155). Pietro e Giovanni stanno presenti, ascoltano
queste parole, poi le vedranno realizzate.
Ges per ammonisce gi adesso contro ogni presunzione. I futuri
mietitori riceveranno la ricompensa, raccogliendo il frutto per la Vita
eterna, e sar gioia dall'inizio alla fine dell'opera, dal Seminatore ai
mietitori (v. 36). Ma il proverbio gi lo dice: sono due opere diverse
(v. 37). Ges il Seminatore (cf. poi Mt 13,3, e par., la parabola relativa), che si affatica fino alla Morte, e gi quel giorno affaticato (v. 6);
i discepoli subentreranno solo a questa pena quotidiana (v. 38); gi
Giobbe lo aveva detto (Giob 31,8). Ogni presunzione dunque va repressa. L'Operaio divino Lui. Gli altri sono collaboratori. E "servi
inutili" (Le 17,10).
Ed ecco l'inizio. Molti Samaritani credono in Ges intanto sulla testimonianza della Samaritana che rifer la straordinaria conoscenza che
Egli aveva della sua infelice condizione (v. 39). Tuttavia si accostano a
Lui, gli chiedono di restare con essi, e Ges resta due giorni l (v. 40).
E per soprattutto credono in Lui per la sua Parola (v. 41), che raggiunge i loro cuori ed i loro intelletti. Cos alla Samaritana assicurano che la
sua parola non era stata se non un preavviso poco convincente, solo
395

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

aveva creato curiosit. Adesso invece ascoltano Lui, ed hanno la fede


consapevole. Cos professano la fede, anzitutto confermando che la
Salvezza viene dagli Ebrei, e che il Messia venuto: "Questi realmente (alths) il Salvatore del mondo, il Cristo"! (v. 42).
Risalta allora tanto pi questa pericope, in quanto contiene una vera
catechesi prebattesimale rivedere ancora At 8 . Sapientemente
posta in questa Domenica, ma adesso come mistagogia agli "illuminati", sia quelli della Notte della Resurrezione di quest'anno, sia quelli
gi veterani.
La promessa dell'Acqua della Vita alla Samaritana infatti adesso
adempiuta nel Dono infinito, che si ripete inesauribile ad ogni celebrazione dei Misteri. Il culto dell'"adorazione nello Spirito Santo e nella
Verit" in atto. Il Padre ha operato irreversibilmente la scelta dei suoi
adoratori.
7.Megalinario
Di Pasqua.
8.Koinnikn
Di Pasqua.

396

DOMENICA DEL CIECO DALLA NASCITA /-a


di Pasqua)
Prosegue la mistagogia della Resurrezione, sotto il segno della "visione", della "luce", "segni" donati dal Signore Risorto nel battesimo, e
gi promessi ed attuati nel cieco nato, al modo esemplare. L'episodio
il 6 "segno" della Resurrezione dell'Evangelo di Qiovanni.
1. Christs onste ek nekrn
Si canta 3 volte dopo V Eulogmn he Basilia to Patrs.
2. Antifone
Di Pasqua.
3. Eisodikn
Di Pasqua.
4. Tropari
1) Apolytikion anastsimon del Tono 5. L'assemblea si esorta a inneg
giare e ad adorare il Verbo che ha "principio" con il Padre e lo Spirito
Santo, unica eterna indivisibile Essenza, ed insieme partorito dalla Ver
gine "per la nostra salvezza" (il Credo). La motivazione che Egli si
compiacque liberamente e volontariamente di salire nella sua carne
la sua esistenza umana creata, unita all'Ipostasi divina sulla Croce e
di sottostare alla morte, per far risorgere i mortali con la sua gloriosa
Resurrezione.
2) Apolytikion del Santo titolare della chiesa.
3) Kontkion: Ei ki en tph, di Pasqua.
5. Apstolos
a) Prokmenon: Sai 11,8.2, "Supplica comunitaria"
L'assemblea esprime la sua fiducia nel Signore, divino Custode suo,
che scampa dai mali della presente generazione peccatrice. Poi (Stichos, v. 2) rivolge l'epiclesi per la salvezza, poich non esistono
pi"santi", i giusti e pii che formano punto di riferimento, la fedelt
non esiste pi, l'unica speranza solo il Signore.
b) AH 6,16-34
Circa dal cap. 13 gli Atti narrano la missione di Paolo, insieme con i
discepoli che ha assunto come collaboratori. Paolo nel suo secondo itinerario missionario (anni 50-52 d.C.) si trova a Filippi, la sua prima
397

COMMENTO - IL PENTEKOSTAR1ON

stazione in territorio europeo, la cui Comunit fu verso l'Apostolo fondatore particolarmente fedele e generosa, del resto prediletta e molto
amata e vantata da Paolo stesso. Egli adesso si sta recando a pregare
con la Comunit, nel luogo stabilito. Lo incontra una giovane schiava
dotata di poteri paranormali, dello "spirito di pitonessa", ossia di indovina dietro incantesimi; questo procurava ai padroni molto guadagno
(v. 16), poich la credulit umana stata ed sempre illimitata e scervellata. Non a caso oggi si moltiplicano oroscopi, indovini, maghi, incantatori. La giovane schiamazza dietro Paolo, dicendo anche il giusto:
l'Apostolo e i suoi sono chiamati "servi dell'Altissimo Dio", annunciatori della "via della salvezza" (v. 17). Titoli veri, ineccepibili, intuiti per
via diabolica dalla giovane, tuttavia proclamati per ridicolizzare l'opera
apostolica. Paolo esorcizza la giovane, anzi "lo spirito" impuro che sta
in lei, "nel Nome di Ges Cristo", e lo spirito si dilegua (v. 18). Perci
la giovane ridiventa normale e i padroni perdono il guadagno, cos da
rifarsi contro Paolo, portandolo di fronte al magistrato (v. 19), in giudizio pubblico per danno emergente e lucro cessante, come si dice. L'accusa faziosa e grave. Per la legge romana e greca, culti nuovi non potevano essere introdotti senza l'autorizzazione delle autorit preposte, il
senato romano, e l'Areopago greco. Ora Paolo ed i suoi sono accusati
di essere Ebrei ed innovatori religiosi, quindi da respingere e condannare (vv. 10-21). Sollevatasi la folla, i magistrati ordinano di flagellare
gli accusati, come prima punizione, e di carcerarli in attesa di processo,
che prevedeva per questi reati la pena di morte (vv. 22-24).
In prigione si manifesta per l'assistenza divina. Paolo e Sila pregano a mezzanotte, inneggiando a Dio con i Salmi, davanti ai carcerati (v.
25); all'improvviso si scatena il terremoto che schianta la prigione e le
catene (v. 26). Il carceriere disperato, credendo alla fuga dei prigionieri,
che gli avrebbe comportato la morte, tenta il suicidio (v. 27), ma Paolo
10 rassicura della presenza di tutti (v. 28).
Avviene l'inaspettato. Il carceriere, commosso di fronte alla fede e
alla certezza di Paolo e Sila, scosso dal timore (v. 28), chiede quale sia
la via della salvezza (v. 29). E Paolo gliela indica: "Credi nel Signore
Ges e sarai salvato tu e la casa tua" (v. 3la). Poi amministra a lui
insieme ai suoi familiari una catechesi, "la Parola del Signore" (v. 32).
11 carceriere cura le piaghe della flagellazione a Paolo e Sila, e subito
"fu battezzato lui e tutti i suoi" (v. 33). Poi a casa sua li riceve in convi
to, nella gioia di avere creduto in Dio con tutta la sua casa (v. 34).
Si di fronte al fatto iniziale della Chiesa. In un luogo, Filippi, un
uomo e l'intera sua famiglia credono nel Signore Ges, ed in Lui si fa
battezzare. costituita cos di fondazione divina la "Chiesa domestica". Quando in quel luogo esisteranno diverse "Chiese domestiche",
l'Apostolo potr inviare un discepolo, che ne sar il capo, il futuro Ve398

DOMENICA DEL CIECO DALLA NASCITA

scovo: cos fondata la Chiesa locale, risultanza felice di diverse piccole Chiese. Il fenomeno conosciuto gi da Giovanni durante la Vita
pubblica del Signore (Gv 4,53). E naturalmente, nella storia della Chiesa primitiva, pi volte in Atti, oltre qui: 11,14; 16,15; 18,8. Queste
realt dovrebbero essere oggi riconsiderate di fronte al fenomeno macroscropico della "crisi della Chiesa". In realt, non in crisi "la Chiesa", la Sposa diletta, bens le famiglie cristiane, che ignorano, o vi hanno rinunciato del tutto, la loro funzione di "piccole Chiese domestiche", le cellule vive fondamentali della Chiesa locale. Da qui viene anche la crisi delle vocazioni, e la crisi della societ, che non subisce pi
il benefico influsso del lievito della famiglia cristiana.
6. EVANGELO
a) Alleluia: Sai 88,2.3, "Salmo regale"
II Salmista qui rappresenta tutto il popolo, che si pone di fronte al
Signore per memorare i fatti antichi della scelta di David e dell'alleanza regale in favore del popolo. Egli esordisce cantando le misericordie
divine da adesso all'eternit, la sua bocca vuole annunciare la fedelt
divina; e riafferma (Stichos, v. 3) che la misericordia fondata per l'eternit, e la fedelt divina sta per sempre preparata nei cieli.
b) Gv 9,1-38
Nei cap. 7-10 l'Evangelista raccoglie e ordina un imponente blocco
di insegnamenti del Signore mentre sta a Gerusalemme, in occasione
della "festa grande", le Capanne (o Tende o Tabernacoli, ma pi propriamente i "Frascati", le capanne essendo coperte di rami). L Ges rivela di essere il vero Protagonista dei temi di quella festa venerata: Donatore dell'Acqua della Vita, lo Spirito Santo (Gv 7,37-39; vedi la Pentecoste, infra), e la Luce del mondo (Gv 8,12, anche per questo, vedi la
Pentecoste). E come Luce del mondo compie anche un fatto prodigioso, il miracolo della guarigione del cieco dalla nascita. Nell'ordine di
Giovanni, questo il 6 dei 7 "segni" che preparano al Segno della Resurrezione, ed intanto per ne anticipano la potenza irresistibile. Gli altri sono Cana, la guarigione del figlio dell'ufficiale regio, la guarigione
del paralitico alla piscina probatica, la moltiplicazione dei pani e dei
pesci, il cammino sulle acque del lago, e finalmente la resurrezione di
Lazzaro (cf. Gv 2,1-12; 4,46a-54; 5,1-16; 6,1-13; 6,16-21; 11,1-45).
L'esordio della narrazione esemplato sui resoconti delle "vocazioni" del Signore, con i 3 verbi tipici: passa, guarda, chiama. Cos Ges
nell'andare vede un uomo cieco dalla nascita (v. 1). Il N.T. riferisce le
malattie congenite spesso, poich allora, come ancora oggi, purtroppo
l'infelicit corporale era una conseguenza di natura biologica. Questa
399

COMMENTO - IL PENTKOSTAR1ON

oggi studiata dalla genetica con straordinarie scoperte, che tenderebbero altres a trovare i rimedi di "ingegneria" agente sul pi profondo
del gene umano, con conseguenze anche morali che lasciano presagire
molti lati minacciosi per la persona umana. Comunque, il N.T. narra
del paralitico dalla nascita, su cui il Signore esercita il 3 "segno"; e
poi di altri ciechi, sordi e muti guariti. Anche gli Apostoli hanno a che
fare con disgrazie simili, e cos Pietro con il povero storpio alla Porta
bella del tempio (At 3,1-2), e Paolo con un confratello di questo a Listri (At 14,8).
Va richiamato che con la consacrazione battesimale dello Spirito
Santo per la missione messianica, il Padre invia il Figlio ad operare la
Leitourgia triadica, che consiste nell'annuncio dell'Evangelo e la sua
dottrina, nelle "opere del Regno" che sono i "segni" potenti come questo, e nel culto al Padre "nello Spirito e nella Verit-Cristo". Giovanni
confida che il suo lettore conosca bene i Sinottici, i quali insistono che
Evangelo, opere della carit e culto divino strappano al "regno di satana" il suo potere deterrente sugli uomini, che li porta alla morte duplice, fisica e spirituale.
Una terrificante calamit come la cecit, e fin dalla nascita, solleva
problemi medici, sociali, assistenziali e morali. In tutte le culture e religioni facile il collegamento tra una disgrazia, come una malattia, e
la collera divina per un peccato, cos per punito. E una parola del Signore sembra concedere questo, poich al paralitico guarito da l'ammonizione: "Non peccare pi, acche non ti avvenga il peggio" (Gv 5,
14), ma chiaro che il contenuto la morte spirituale, "il peggio"; non
una punizione fisica.
La Scrittura conosce bene il problema. Vi si riscontrano le due tendenze: il bene anche sanit fisica, e cos il sapiente (Salomone?) afferma che poich era buono nacque in un corpo immacolato (Sap 8,20);
e al contrario, il male anche causa di punizione fisica, e questo credeva la tendenza popolare moralistica. I discepoli del Signore infatti Lo
interrogano se quello cieco per avere peccato (ma prima di nascere?),
o perch peccarono i genitori (Gv 9,2).
Ora, questa la lettura accomodatizia di passi della Scrittura ben conosciuti, come Es 20,5: il Signore non ammette la fornicazione idolololatrica, essendo il "Dio geloso", che punisce questa iniquit nei padri
sui figli "fino alla terza e quarta generazione". A parte che tale espressione indica un tempo breve, medicinale, il seguito del testo dice: "Tuttavia, Io sono clemente fino alla millesima generazione verso quanti Mi
amano" (Es 20,6), il che indica tempo illimitato. E cos ripete a Mos
(Es 34,7, invertendo l'ordine dlie due sanzioni). Esiste inoltre una fitta
tradizione profetica sul fatto che il Signore punisce solo il peccatore, e
limitatamente al suo peccato: "In quei giorni (gli ultimi) non si dir pi:
400

DOMENICA DEL CIECO DALLA NASCITA

I padri mangiarono l'uva agresta, e i denti dei figli sono restati allegati ma ciascuno morr per la sua trasgressione, chiunque mangia
l'uva agresta avr i denti allegati!" (Ger 31,29-38). Fedele discepolo
di Geremia, il grande Ezechiele torna sul tema e lo sviluppa a pi riprese: Ez 3,16-21; per l'intero cap. 18. La colpa solo individuale, il
fratello dovr operare la correzione fraterna, ma nulla pu subire dal
comportamento ostinato del fratello. E la conclusione ferma che il
Signore non vuole la morte dell'iniquo, bens che si con verta e viva:
z 18,23.32, e gi 3,18.
Tale soluzione anche sapienzale: Eccli 11,14; Sap 1,13; 12,24;
12,19.
quella di Cristo Signore. E del N.T.: 1 Tim 2,4.6; 2 Pt 3,5.
La domanda sui genitori dunque impostata male, ed la pi pericolosa. N i discepoli possono basarsi sul Sai 50,7, in quel terribile
"Ecco infatti nell'iniquit fui concepito, e nei peccati partor me la madre mia", poich qui l'Orante, sotto l'influsso di Geremia e di Ezechiele, mostra precisamente che il "suo" peccato, che chiama anmma,
hamartia, attornia, di cui si sente responsabile personale fino all'abisso
della sua anima dolorante, viene solo dall'inclinazione ricevuta dai genitori, ossia vuole dire: siamo tutti peccatori, ma io di pi. Si tratta di
problematica spirituale. L'Orante non afflitto da male fisico o spirituale che sarebbe derivato dal "peccato" dei genitori.
E cos il Signore risponde proprio su questa direzione: il povero cieco non punito da un "dio ragioniere spietato" con il suo flagello, n i
genitori suoi sono la causa di esso. Ma il male fisico avvenuto per
cause naturali, e per adesso si debbono manifestare in tale occasione
le opere del Padre (v. 3). Questo aveva gi notificato ai discepoli dopo
l'incontro con la Samaritana (Gv 4,34; vedi Domenica della Samaritana). E prima ancora, aveva ammonito Giovanni a battezzarlo, al fine
che fosse operata "l'intera divina Giustizia" (Mt 3,15), ossia il Disegno
divino ormai nell'ultima esecuzione, ma quale precisa Volont del Padre. E come il Figlio si fece umile "Angelo del Grande Consiglio" (Is
9,6, LXX; spesso tema giovanneo) per annunciare il Disegno paterno,
cos si fece anche umile, fermo e fidente, efficace Operaio del Padre. Il
Signore gi ha spiegato questo minuziosamente: il Figlio nulla opera da
s, ma vede ed opera secondo quanto il Padre intende e gli mostra, fino
all'opera maggiore e finale, la resurrezione dei morti ed il Giudizio (Gv
5,19-31), dietro l'esplicita autorevole testimonianza del Padre stesso
(Gv 5,36-38). Inoltre, Ges ha proclamato il perenne operare del Padre,
che non conosce pause, e perci anche il Figlio lavora per il Padre in
perfetta sintonia e sincronia di intenti (Gv 5,17).
Eppure, una terrificante pausa in quest'Opera dell'umana salvezza
esiste. Ges in questo "manifestarsi dell'Opera" del Padre (9,3b) vede
401

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

un'urgenza pressante: deve eseguirla Lui, certo, per obbedire al suo Inviante, e tuttavia "finch giorno" (v. 4a). Ora, il "giorno" di 12 ore,
dall'alba al tramonto; quando si vede la luce, si procede e non si trovano ostacoli (11,9). Qui perci occorre camminare, operare e produrre
frutti buoni, quando la Luce ancora assiste, la Luce nella quale occorre
credere, per diventare "figli della Luce" (12,35-36). La Tradizione apostolica conosce queste parole del Signore, e Paolo esorta ad operare il
bene verso tutti, massimamente verso i "domestici della fede", i fratelli
quante volte curiamo i lontani, volutamente trascurando i familiari,
e spesso per odio contro i familiari, come stanno mostrando l'azione
caritativa moderna, l'azione ecumenica ; ma questo, "mentre ancora
abbiamo il tempo" (Gai 6,10); l'Apostolo esorta a fare presto, ad armarsi delle armi della Luce, mentre la notte scivola via e viene il giorno (Rom 13,12).
"Viene la notte, quando nessuno pu lavorare", prosegue Ges (Gv
9,4b). La lotta si iniziata quando il dominio della notte-tenebra sembrava incontrastato, ed invece irrompe la Luce-Giorno senza tramonto.
Non che la notte-tenebra, nel suo odio ottuso e mortale, ceda subito il
campo; essa un "regno", quello di satana e della menzogna (Gv 10,4344), che sistema tutto, uomini e "cose", a suo arbitrio, in modo che non
si "lavori, ergzomaF in favore di Dio, che invece opera solo in favore
degli uomini. A sua volta, la "notte", che morte, ha un sussulto finale.
Come il Grande Drago dell''Apocalisse (Ap 12,13-18, nella lotta contro
la Donna, la Chiesa dei Santi), il quale bens destinato a fallire nello
scopo primario, uccidere Dio nel Figlio, ma ha strascichi di rovina fino
alla fine del mondo. Ed ecco l'irruzione della "notte": satana entra nel
cuore di Giuda, che prende dal Maestro il "boccone" ed "esce subito: ed
era notte" (Gv 13,27-30). L'annotazione lapidaria agghiacciante. Comincia la Passione santa, la Notte contro il Giorno, lotta impossibile eppure svolta tutta, fino all'ultima goccia del Sangue prezioso. Qui "l'Opera del Padre" non pu proseguire, e non per la Notte, ma perch qui
precisamente il Giorno ha vinto quando si leva la Luce della Resurrezione. In questa Luce, divina e perenne, i discepoli dovranno a loro volta
"operare" peril Padre collaborando con il Figlio, senza pi arrestarsi,
non temendo la Notte, ma neppure cedendo ad essa, mai.
Il Signore "la Luce del mondo" (cf. anche 8,12) finch sta presente
al mondo (v. 5). Principio Verbo Dio Luce Creatore (Gv 1,1-4.9). "Finch sto nel mondo": perch, poi lo abbandona al suo destino? No, come
preciser in seguito, star sempre nel mondo, poich i suoi discepoli a
loro volta saranno i "figli della Luce" (12,35-36, vedi sopra), che dovranno essere essi stessi "la luce del mondo", il sale della terra, dovranno proseguire l'Opera del Padre nel Figlio nel mondo, e cos gli uomini
daranno gloria al Padre celeste (Mt 5,13-16).
402

DOMENICA DEL CIECO DALLA NASCITA

Allora Ges passa all'opera. Il primo gesto incredibile, sputa in


terra e con un poco di argilla fa del fango, e con questo "rabbocca", come si dice quando si stucca un muro, gli occhi del cieco (v. 6). un gesto ripetuto, poich con la saliva tocca le orecchie e la lingua del sordomuto e lo guarisce (Me 7,33), e di nuovo gli occhi del cieco di Betsaida
(Me 8,23); cos fa ai due ciechi (Mt 9,29). Nei testi paralleli, Luca non
osa presentare ai suoi fedeli, provenienti dal paganesimo, una tale azione, che sarebbe considerata come una manipolazione magica.
Il senso di questi poveri occhi ciechi, per di pi adesso ricoperti di
fanghiglia, invece si staglia preciso. Una volta Isaia applic al re Ezechia, malato a morte, un impasto di fichi sull'ulcera esiziale, e il re fu
guarito (4 Re (= 2 Re) 20,7). Un cataplasma dai poteri eccezionali? No,
ma un "segno": il Signore guarisce il re perch aveva pregato (cf. 20,16), mostrandogli che "nonostante" la schiacciata di fichi, il potere divino agisce efficacemente. Cos Ges adesso mostra che non "fanghi radioattivi" guariscono, ma la sua Parola potente: "nonostante" l'occlusione, quindi.
Ed ecco la Parola: "Va a lavarti alla piscina di Silo". Giovanni ne
da la traduzione: Silm la trascrizione approssimativa dell'aramaico
Slh ' (ebraico siloh), un aggettivo verbale dalla radice slh, che significa "inviare", in greco apestalmnos, da apostll, inviare. Si tratta
della piscina di Silo, che significa semplicemente acquedotto", quello che "invia" acque buone. Esso ancora esistente a Gerusalemme,
scavato come opera ardita dal re Ezechia, del quale resta una celebre
iscrizione commemorativa dentro il cunicolo. Per Silo - inviato
-apostolo si carica di significato simbolico. L'invio del Signore efficace, se obbedito porta effetto. Il cieco infatti va, si lava, torna vedendoci
per la prima volta (v. 7). Una volta il popolo aveva "disprezzato le acque di Silo, che tranquille scorrono" dando la vita, preferendo alleanze straniere alla fedelt al suo Signore, e ricevendone la punizione (Is
8, 6-8). Adesso quelle acque sono il segno della Luce.
Obbedienza del cuore, piscina, lavacro, "illuminazione": evidente qui la simbolica battesimale, la liberazione dalla non-luce del
peccato. Il testo perci usato come catechesi o come mistagogia da
diversi Riti.
E per s, la narrazione giovannea sarebbe sufficiente. Quanto segue
l'esplicitazione, la contestazione polemica, la confermazione da parte
del Signore in vista della luce della fede.
I vicini di casa e quanti conoscevano da prima il cieco nato, che era
anche mendicante affidato alla carit del prossimo, adesso lo guardano
meravigliati (v. 8), come fu per lo storpio guarito da Pietro (At 3,2.10).
Altri invece stentano a riconoscerlo, e cos il guarito cieco afferma di
essere proprio lui quello che era cieco (Gv 9,9). Perci lo interrogano
403

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

sull'accaduto miracoloso (v. 10), e l'uomo spiega il gesto e la parola


del Signore, l'obbedienza, il lavacro e la guarigione (v. 11), ma non sa
spiegare dove adesso stia il suo divino Guaritore (v. 12).
In un gruppo umano esistono sempre gli zelanti. Questi prendono il
guarito per farlo controllare dai farisei (v. 13). Ora, il fatto era avvenuto
di sabato (v. 14). Il gesto della guarigione doveva considerarsi un'"opera", dunque proibita dalla legge sabatica? I farisei interrogano l'uomo,
e questo pazientemente narra di nuovo l'accaduto (v. 15). E avviene la
censura. I farisei concludono che uno che guarisce di sabato, lo ha violato, e perci "non da Dio" (v. 16). Si deve sapere qui che per s i farisei seguivano i loro esperti della Legge santa, e al di l della caricatura
indegna che ne stata tessuta nei secoli, godevano del favore popolare,
perch al contrario dei sadducei, severi fino alla crudelt, essi cercavano
sempre temperamenti ai complessi precetti, in favore specialmente dei
poveri; perci erano difesi dal popolo. Da questo punto di vista si deve
rilevare che ra la medesima linea di Ges, sia pure per altre visuali.
Ora, il sabato era ritenuto dai farisei la misura stessa dell'obbe-dienza
alla Legge, perch in quel giorno sacro da Mos in poi, anzi dalla
creazione stessa (Gen 2,1-3), occorreva dedicarsi al Signore in raccoglimento e preghiera, e dedicarsi anche al prossimo. Ma qui Ges precisamente si era dedicato al prossimo.
Quest'ultimo tratto in realt rilevato dai presenti: un "peccatore"
come potrebbe operare un miracolo in favore di un uomo, se Dio non
stesse con lui? (v. 16b). I farisei chiedono su questo il parere del guarito.
Il quale era un buon Ebreo, conosceva la Trh abbastanza da sapere
che il Signore avrebbe inviato il "suo Profeta, come Mos", che
avrebbe parlato ed operato segni potenti (Dt 18,9-22). Dunque non esita: " un profeta"! (v. 17). Si forma uno "scisma" (v. 16b), poich i farisei non credono al "fatto" stesso; da adesso sono chiamati "i Giudei",
termine che in Giovanni non si colora di antisemitismo inutile e spregevole, ma indica l'opposizione a Ges. Essi indagano presso i genitori
del guarito (v. 18), anzitutto accertando l'identit del cieco con il guarito
(v. 19), chiedendo per anche il "come" (ivi). I vv. 20-22 sono un
piccolo capolavoro narrativo. I genitori avevano paura (v. 22a; come altri: 7,13; 19,38; 20,19: i discepoli stessi!), perch chiunque avesse seguito Ges sarebbe stato espulso dalla sinagoga, il che era la morte civile e religiosa (v. 22b). Perci si limitano ad identificare il figlio loro,
nato cieco, con l'uomo adesso guarito (v. 20); ma negano di sapere il
"come" del fatto, ed il suo autore (v. 2la), rinviando gli inquisitoli ad
interrogare il figlio: "Egli ha l'et" della ragione, capace di gestirsi da
s (v. 21b). Perci qui il timore "confessare Ges", che la norma
della salvezza, come proclama Paolo (Rom 10,9), proprio quello che il
partito opposto al Signore non sopporta. E il timore di essere espulsi
404

DOMENICA DEL CIECO DALLA NASCITA

dall'assemblea liturgica, che la vera assise del popolo di Dio. Esso risuona molte volte nel N.T. (Gv 12,42; 16,2; Le 6,22, oltre ai testi gi citati qui sopra), e produrr due tristi fenomeni, da una parte l'adesione a
Cristo Signore "di nascosto", come Nicodemo, che va di notte a visitare il Rabbi (Gv 3,2), ma poi si fa ampiamente confessante (Gv 19,3942); dall'altra, quando la paura vince, l'adesione al Signore rifiutata,
anche se a malincuore.
Il guarito perci sottoposto a nuova indagine, con la formula temibile: "Da gloria a Dio!". Questa preludeva ad un giudizio severo (Gios
7,11, concluso con la condanna a morte); talvolta era pronunciata sotto
una punizione divina (come i Filistei, 1 Re (= 1 Sam) 6,5); talvolta atteggiamento esigito dal Signore di fronte a gravi colpe (Mal 2,2), fino
alla punizione finale (al rifiuto del re Erode, At 12,23). Da parte degli
accusatori, una costituzione in giudizio, usata come minaccia. Infatti
questi aggiungono di sapere che il Guaritore un peccatore (v. 24, cf.
v. 16). Il guarito per non si fa intimidire, e mentre nega di sapere che
quello sia peccatore, afferma per di essere stato guarito da lui (v. 25).
Gli interrogatori incrociati tendono a far cadere l'inquisito in contraddizioni gravi, e cos viene "di nuovo" la domanda sul fatto: "che
oper a te?", e sul modo: "come apr i tuoi occhi?" (v. 26). Il guarito
non per nulla impressionato, conscio del bene ricevuto, e contrattacca: ha gi detto tutto, non stato creduto. E passa anche all'ironia: volete pi informazioni per farvi discepoli di quello? (v. 37). Gli inquisitoli si adirano, accusandolo: "Tu, sei discepolo di quello!", rivendicando per loro stessi il discepolato di Mos (v. 28). il punto debole dell'argomentazione, poich Ges gi aveva affermato: Mos vi accusa, se
credete a lui, dovete credere anche a Me, poich Mos scrisse di Me!
(5,45-46). Ora quelli dicono di conoscere Mos come il recettore della
divina Parola, mentre di Ges neppure sanno "da dove" (v. 29). Anche questo per Ges aveva spiegato: Lui sa donde viene e dove va,
mentre quelli vogliono ignorarlo (8,14).
Le parole sono qui dette al guarito per "ingiuriarlo" (v. 28a). E di
nuovo questo attacca: non sapete da dove , eppure mi apr gli occhi,
"in questo infatti sta il meraviglioso" (v. 30), che dovrebbe aprire gli
occhi a quelli. La coraggiosa affermazione prosegue con un'aperta confessione di fede: il Signore esaudisce chi ha il timore di Dio, e giunge
ad eseguirne i desideri operando per lui ogni bene (v. 31b). la perfetta
dottrina biblica, tante volte riaffermata nell'A.T. (Sai 33,16; Prov
15,29) e nel N.T. (At 10,35; Giac 5,16). Al contrario, il Signore disattende i peccatori (Giob 27,9, Sai 65, 18; Prov 28,9; Is 1,15), non potendo seguire la loro volont di male (v. 3la). La riprova che nessuno
mai apr gli occhi di un cieco (v. 32) se non fosse da Dio (v. 33).
Adesso gli inquirenti sono furibondi, a parole ed a fatti. Proprio uno
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COMMENTO - IL PENTEKOSTAR1ON

come te, "nato per intero" nei peccati, osa insegnare a noi! E lo cacciano via (v. 34). Si chiude il cerchio. Gli accusatori stanno sulle posizioni
iniziali dei discepoli di Ges, come si vede dalla loro domanda imprudente sul cieco nato (v. 2), stroncata dal Signore (v. 3). Ma i pregiudizi
popolari, che nel popolo di Dio provengono da letture false della Rivelazione, sono tenaci. Anche su questo oggi noi siamo chiamati ad esaminarci.
Ges viene a sapere di quell'espulsione, si fa incontro al guarito e lo
interroga sulla fede, che del resto questi aveva gi espresso in forma
quasi anonima: "Tu, credi nel Figlio di Dio?" (v. 35). Cos offre il criterio di identificazione sul Soggetto da credere, come un'offerta salutare.
Altre volte torna questo dramma, della fede incipiente che ha necessit
della base ferma. Cos avviene per il padre del ragazzo lunatico (Me
9,23-24). Per il ministro della regina d'Etiopia (At 8,34). Perci l'uomo
domanda con tensione sincera di adempimento: "E chi , Signore, affinch io creda in Lui?" (v. 36). H verbo, un futuro finale, esprime cos
la ferma volont di adesione di fede.
E il Signore adesso offre a questo figlio di Dio, amato e beneficato, i
due strumenti sovrani della fede, la visione e l'ascolto: " quello che tu
stai contemplando, e che sta parlando con te!" (v. 37). Sono quasi le
medesime parole rivolte alla Samaritana (4, 26), che per non avevano
portato la donna alla piena decisione.
Invece il guarito l'esempio magnifico della fede nata ed insieme
maturata fino all'ultimo suo effetto: "Io credo, Signore!", con la conseguenza necessaria: "e Lo ador" (v. 38).
La mistagogia battesimale ha un'altra pagina straordinaria.
Si ha la sequela completa: cecit, lavacro, illuminazione, guarigione
dal peccato, visione piena del Signore, ascolto obbediente della sua Parola, accettazione della sua Persona, fede come adesione sincera e totale, amore di adorazione. Una sequela impressionante di doni che si inseguono e che fanno crescere. Anche per una risposta ai doni, accettati
e conosciuti per quello che sono, che portano all'azione di grazie e
all'adorazione del Signore.
La Resurrezione, con la Pentecoste e l'invio degli Apostoli, porta
tutto questo al mondo degli uomini. Ma tutto questo gi si vede in azione prima della Resurrezione, con effetto anticipativo.
7. Megalinario
Di Pasqua.
7. Koinnikn
Di Pasqua.
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