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L'ASCENSIONE DEL SIGNORE DIO E SALVATORE NOSTRO

GES CRISTO
LaAnlpsis, "Assunzione" al cielo, ha la sua radice festiva a Gerusalemme, nel sec. 4. Ivi sul luogo stesso dell'evento se ne celebrava la
memoria con grande festosit e concorso di fedeli. L'uso primitivo tuttavia era di celebrarlo il giorno della divina Pentecoste. Pi tardi la festa fu anticipata al 40 giorno a partire dalla Resurrezione, e cos il
mercoled precedente ha anche la funzione di Apdosis, congedo e
chiusura della festivit pasquale.
L'Ascensione una tipica "selezione per accentuazione". Il Mistero unico e indivisibile del Figlio di Dio incarnato morto risorto assunto alla gloria e sempre presente alla sua Chiesa, che si celebra per intero in ogni momento ed aspetto della Liturgia che sono i divini
Misteri, i Misteri sacramentali, le Ore sante, l'Anno liturgico ,
stato esplorato ed in un certo senso parcellizzato per farne risaltare
ogni splendore. ovvio, l'Anamnesi dell'Anafora lo riassume con instancabile regolarit, mostrando che "la Festa" la Resurrezione domenicale, "le Feste" ulteriori sono "le Parti" che si richiamano e vogliono esprimere sempre "il Tutto".
Per s va segnalato che il N.T. non separa mai nelle visuali, e dunque
tanto meno nei testi, gli aspetti dell'Evento centrale: Resurrezione,
Ascensione, intronizzazione alla Destra, glorificazione del Signore avvengono all'istante della Resurrezione, che il passaggio dell'Umanit
del Crocifisso all'eone eterno, alla sfera divina, alla Gloria dello Spirito
Santo. Che in diretta conseguenza sar donato agli uomini.
Aspetto fondamentale dell'Ascensione la Regalit del Risorto, e
l'inizio dell'esercizio del suo Sacerdozio eterno presso il Padre.
La Chiesa apostolica aveva la forte coscienza che l'Ascensione era
un evento necessario, indispensabile, condizionante ogni altra forma di
vita della Comunit. Pietro lo afferma fortemente davanti al popolo nel
tempio, che aveva assistito al miracolo dello storpio alla Porta bella,
operato dall'Apostolo "nel Nome di Ges Cristo il Nazareno" (At 3,19), affermando con un discorso kerygmatico che il Cielo doveva accogliere Ges, Crocifisso ma risorto, affinch potessero venire "i tempi
del refrigerio", della dispensazione della Redenzione (At 3,21). Non era
altro, questo, che prendere coscienza di quanto aveva promesso il Signore stesso, con insistenza. La sua glorificazione era la condizione necessaria per ricevere i Fiumi dell'Acqua della Vita (Gv 7,37-38, specialmente v. 39).
In specie nella Cena l'annuncio dell'"andata al Padre" si fa insistente. Anzitutto Ges annuncia la glorificazione sua e del Padre (Gv
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13,31), e alla domanda impaurita di Pietro sul "dove" vada, risponde


che per ora nessuno pu seguirlo, poi anche Pietro Lo seguir (Gv
13,36). Quando promette le "dimore" presso il Padre, che deve andare
a preparare per farvi risiedere con lui i discepoli, i quali "conoscono la
via" (Gv 14,1-4), Tommaso gli obietta che non sanno "dove" vada (v.
5), e Ges gli risponde che Egli stesso "la Via e la Verit e la Vita" (v.
6). Infine rivela ai discepoli sempre attoniti, che deve andare, altrimenti
non potr inviare ad essi il Paraclito (16,7).
Anche dopo la Resurrezione, ad Emmaus, ribadisce che "era necessario" (verbo di, si doveva secondo il Disegno divino) che il Cristo
soffrisse ma poi "entrasse nella sua Gloria" {Le 24,26). Quella Gloria
con cui sarebbe tornato alla fine dei tempi, e Gloria del Padre (Le 9,26).
L'Ascensione non un fatto accessorio, non un "lusso" che il Signore si permette. una condizione. Come la Croce. Dalla Croce, dalla
glorificazione nell'Ascensione come conseguenza della Resurrezione,
discender con infinita supereffluenza lo Spirito del Padre sugli uomini. E per gli uomini, la recezione dello Spirito Santo l'unica condizione della salvezza, come proclamer Pietro la mattina di Pentecoste terminando il suo primo discorso kerigmatico: At 2,38-39.
I. - LE ORE SANTE
Le Ore di oggi celebrano in forma solenne, gioiosa, poetica, la densit
dell'evento dell'Ascensione del Signore. Esse riportano diverse sintesi
del Mistero.
A) II Vespro
Lo Stichrn idimelon 1 dopo il Kyrie ekkraxa, una di queste
sintesi, su 4 punti: a) l'Ascensione la condizione per l'invio dello Spirito Paraclito sugli Apostoli; b) avviene come Teofania, per cui i cieli
preparano il trono di gloria al Signore che ascende, tra la meraviglia
degli Angeli che vedono di fatto ascendere un Uomo; e) il Padre nella
gioia divina accoglie il Figlio eterno, che dall'eternit possiede nel suo
Seno beato (cf. Gv 1,18); d) lo Spirito Santo da disposizioni agli Angeli
affinch aprano spazi illimitati all'ingresso del Signore (ripresa del Sai
23). Il susseguente Stichrn idimelon 5 completa il quadro: il Signore
Risorto, avendo adempiuto per intero il Mistero deY Oikonomia divina, ormai risale l dove come Dio non si era mai separato.
Le Letture bibliche riprendono i temi tipologici della Festa:
1) Is 2,2-3: il Signore annuncia per gli ultimi giorni la Teofania sul
Monte suo glorioso, quando si avr la Casa sulle cime dei monti, esal408

ASCENSIONE

tata al di sopra dei colli. L converranno tutte le nazioni e tutti i popoli,


nella volont di procedere sulle vie di Dio secondo la sua Legge e la
sua Parola, che usciranno dalla santa Sion.
2) Is 62,10 - 63,1-3.7-9: nel contesto della restaurazione di Sion come
Sposa, il Signore invita tutti a varcarne le porte, ad alzare i vessilli di
richiamo verso i popoli, mentre annuncia a Sion: "Ecco, la Salvezza tua
viene!" con la ricompensa per l'operato, e si avr cos il "popolo del
Santo, i redenti dal Signore", la "Citt (Sposa) desiderata, non (da Dio)
abbandonata". La visione che segue, della fine dell'opera salvifica. Si
avanza il Trionfatore con le vesti insanguinate e tuttavia gloriose, che
viene in modo irresistibile. Egli da solo ha torchiato i nemici come uva
matura, e ne riporta i segni. I vv. 7-19 formano un Salmo fuori del Sal
terio. L'Orante fa memoria e dossologia della grazia divina, dell'opera
ormai compiuta per la Casa d'Israele secondo la Misericordia: il Signo
re riafferma la sua alleanza: "popolo mio" e si presenta come il Salva
tore, che viene a manifestare il suo Volto, con amore e tenerezza, non
invia messi e messaggeri.
3) Zacc 14,la.4.8-ll: il contesto messianico. Il Profeta annuncia il
prodigio divino: "Ecco, la Gloria del Signore viene!" Egli si pone come
Sovrano sul Monte degli Olivi, davanti a Gerusalemme, rivolto ad
oriente. Allora scorreranno Acque Vive e perenni verso i mari (segno
dell'abisso del peccato) che saranno risanati. Il Signore il Sovrano
Unico, che della terra far una pianura estesa, figura dell'Eden nuovo.
Gerusalemme allora non avr pi maledizione, ma sar abitazione di
pace e nella fiducia.
Un'altra mirabile sintesi della Festa viene agli Stichoi dopo il Doxastikn, nello Stichrn idimelon 1, Tono 2. una "teologia della storia" che riassume l'intera Oikonomia divina: "Tu fosti partorito come
volesti, Ti manifestasti come desiderasti, patisti nella carne, dai morti
risorgesti avendo calpestata la morte, fosti assunto nella Gloria, o Tu
che tutto riempi, ed inviasti a noi lo Spirito divino per far inneggiare e
glorificare la tua Divinit".
B) II Mattutino
Si pu qui solo accennare al Kdthisma dopo la Stichologia 2a porta
un tratto squisito di teologia: il Dio preeterno ed imprincipiato ha
misteriosamente divinizzato la natura umana che aveva volontariamente
assunta. Perci oggi assunto alla Gloria divina, ed acclamato dagli
Angeli e dagli Apostoli.
L'Evangelo mattutino Me 16,9-20, qui opportunamente scelto per
lo schema serrato, con due pannelli ed una conclusione. Anzitutto le
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apparizioni del Risorto "il primo Giorno della settimana": alla Maddalena, "dalla quale aveva espulso sette diavoli" (v. 9), resa evangelizzatrice dei discepoli in lutto (v. 10), che non le credono (v. 11); poi "sotto
altra forma", ossia non riconoscibile, a due discepoli in fuga (v. 12;
l'episodio di Emmaus, Le 24,13-32), che tornano dagli altri discepoli
per darne l'annuncio, senza essere creduti neppure essi (v. 13); infine,
agli Undici nel cenacolo, duramente rimproverati per l'ostinata incredulit (v. 14). Per, tale incredulit iniziale segno di non faciloneria,
dunque garanzia per la realt degli eventi.
Il secondo pannello il congedo del Signore Risorto dai discepoli:
con il mandato dell'Evangelo da predicare "all'intera creazione" (v.
15), e la sanzione: la salvezza sar la fede e il battesimo, altrimenti vi
sar la condanna (v. 16). La missione dovr essere confermata da "segni" potenti: espulsione dei demoni, parlare lingue nuove senza averle
studiate (v. 17), essere immuni da pericoli (i serpenti, cf. Sai 90,13; Le
10,19, e At 28,3-6, per Paolo a Malta) e dai veleni (v. 18a); soprattutto
per la guarigione dei malati (v. 18b, gi operate nella prima missione,
6,13).
La conclusione la visione grandiosa dell'Ascensione e dell'Intronizzazione alla destra di Dio, secondo la profezia del Sai 109,1 (v. 19).
Insieme, la Presenza del Signore "collabora con essi", i discepoli, e la
loro Parola annunciata era "confermata" da segni miracolosi (v. 20).
C) Le Lodi
Con il Doxastikn finale, le Lodi ripropongono lo Stichrn idimelon 1 del Tono 2 visto sopra, una sintesi grandiosa dell'ufficiatura della
Festa.
Alcuni dei temi principali della Festa possono essere ordinati come segue. Occorre anche tenere presente la "Nota alla Resurrezione",
sopra.
a) Si contempla l'avvenuta Discesa del Figlio di Dio senza mutazione,
che resta senza separazione nel Seno del Padre;
b) per eccessiva Condiscendenza, Egli assume la sua carne senza alcun
mutamento nella sua divina Ousia, e dunque neppure nella sua umana
ousia;
e) con la Croce e la Resurrezione ha adempiuto perfettamente "il Mistero dell' Oikonomia" del Padre;
d) infatti, distrusse la morte e la sua terribile potenza;
e)in se stesso anzitutto ha divinizzato la sua natura umana, con la quale
ormai sono riempiti di Gloria i cieli (cf. Efes 1,15-23);
f) per gli uomini peccatori e senza alcun merito, visti in Adamo e nella
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ASCENSIONE

sua icona deturpata, Egli rialza la loro natura dalla rovinosa caduta, e li
associa alla sua divinizzazione;
g) come epilogo glorioso, ritorna nel mai abbandonato Seno del Padre,
per occupare con Lui l'unico Trono della Gloria; h) con ci stesso per
invia secondo la Promessa lo Spirito Santo agli uomini, ossia la pace al
mondo;
i) la Teofania trinitaria nei cieli, che l'Ascensione, trova l'accoglienza
anche degli Angeli, che portano il Risorto adesso assunto al cielo, e gli
preparano degnamente il luogo della gloria, mentre gli Apostoli Lo accolgono nella glorificazione e nel tripudio;
1) e infine, sulla terra, la Chiesa oggi esulta di gioia e celebra laudante il
suo Signore Asceso.
II. - LA DIVINA LITURGIA 1.
Antifone
1 ) Si intercala ad ogni Stichos: Tdis presbiais ts Theotkou.
- Sai 46,2, "Salmo della Regalit divina": l'Orante rivolge gli "impe
rativi innici" a tutti i popoli, affinch oggi applaudano ed acclamino
Dio con accenti di intensa gioia;
- Sai 46,3: viene la "motivazione innica": poich il Signore l'Altissimo, il Terribile, il Re Grande dell'universo, si deve a Lui la celebrazione;
- Sai 46,4: Egli sottopone nazioni e popoli pagani alla guida del suo
popolo santo, che ha l'incarico di riportarli al Signore.
2) Si intercala ad ogni Stichos: "Sson hmds... Tu che nella Gloria fo
sti rapito via da noi nei cieli..."
- Sai 47,,2, "Cantico di Sion": il Signore Grande ed eternamente lau
dabile nella sua Citt, sul Monte santo della sua Presenza, oggi in
nalzato al di l dei cieli;
- Sai 47,,3: perci la sua Citt, il Monte Sion, si erge in alto quale degna sede del Grande Re;
- Sai 47, 4: ivi inabita il Signore come Sovrano e Custode della sua
Citt, che protegge per sempre.
3) Si intervalla ad ogni Stichos YApolytikion della Festa.
- Sai 48,2, "Salmo didattico sapienzale": l'Orante anche sapiente in
Israele, e perci chiama a raccolta tutti gli uomini della terra per
ascoltare la Parola divina; -Sai48,3: egli per il suo Signore raduna
un'assemblea celebrante
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COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

composta di persone importanti e modeste, senza pi distinzione di


grado;
- Sai 48,4: adesso la sua bocca pu pronunciare i detti della Sapienza
divina, ed egli dal cuore pu far traboccare l'intelligenza delle divine
realt come si sono rivelate nella glorificazione ed esaltazione ai cieli
del Figlio di Dio.
3. Eisodikn
II Sai 46,6, "Salmo della Regalit divina", celebra il Signore che
ascese sull'arca, in processione festosa, fino al tempio, mentre i sacerdoti suonano la tromba sacra. L'applicazione data dal versetto di risposta: "Salva noi, Figlio di Dio, che da noi fosti preso via nella Gloria
fino ai cieli, noi che cantiamo a Te: Alleluia!
4. Tropari
1 ) Apolytikion della Festa: la proclamazione della glorificazione del
Signore attraverso l'Ascensione, che non lasci tristi i discepoli, bens
li riemp di gioia con la Promessa e li conferm con la Benedizione (cf.
Le 24,49-51), che sono lo Spirito Santo (Gai 3,13-14), essendo Egli il
Figlio di Dio, il Redentore del cosmo.
2) Kontkion: Cristo Dio fu assunto nella gloria dopo avere adempiuta
YOikonomia del Padre a favore nostro e avendo riunito le realt terrene
a quelle celesti, senza per questo separarsi, bens restando sempre presente ai suoi, ai quali grida l'assicurazione: "Io sto con voi (cf. Mt
28,20b), e nessuno contro voi" (cf. Rom 8,31).
5. Apstolos
a) Prokimenon: Sai 56,6.8, "Supplica individuale"
L'Orante gioisce, esortando Dio ad esaltarsi al di l dei cieli ed a far
risplendere la sua gloria sulla terra. Insieme, conferma che pronto il
suo cuore a cos grande evento, e che vuole cantare e salmodiare alla
luce di tanta gloria.
b)Af 1,1-12
I vv. 1-8 furono commentati nella "Domenica santa e grande" della
Resurrezione, a cui si rimanda.
Quando il Signore dunque assicura i discepoli che riceveranno la
Potenza dello Spirito Santo e Lo testimonieranno da Gerusalemme fino
ai confini della terra (v. 8), davanti ad essi che restano a guardare estatici, "fu sottratto". Il verbo apir indica qui, con un aoristo passivo che
evita di nominare il Nome divino, l'azione del Padre, che mediante lo
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ASCENSIONE

Spirito Santo assume a s l'Umanit del Figlio suo, che allora passa
nella sfera divina per l'eternit. Luca si esprime qui con la teologia
simbolica, descrivendo questa "sottrazione" tramite la "Nube" che
come il veicolo sul quale il Risorto assunto al cielo. Ora, gi
neirA.T., la Nube indica il segno sensibile e visibile della Gloria divina
che assiste il popolo giorno e notte durante l'esodo (cf. Es 13,21-22),
proteggendolo dagli ardori del sole e mostrandosi come Fuoco di notte
contro i rigori del gelo. Questa Nube riempie anche il santuario nel deserto (Es 40,34-38; Num 9,15-23), come il tempio a Gerusalemme (3
Re (= 1 Re) 8,10-11). Vedi l'Evangelo del 25 Marzo.
Per la Nube della Gloria, simbolo dello Spirito di Dio, si ritrova
anche in Dan 7,13-14. Essa porta all'Antico di giorni, ossia all'Eterno,
la figura misteriosa, divina ed umana, del Figlio dell'uomo, al fine che
dall'Antico di giorni riceva ogni potere e gloria e regno su tutti i popoli
della terra, per la loro salvezza. Ora, precisamente la condanna a morte
di Ges da parte del sinedrio fu causata dalla sua affermazione in risposta alla domanda: "Tu, sei il Cristo, il Figlio del Benedetto?" posta
dal sommo sacerdote (Me 14,61) , insieme netta e definitiva: "Io sono. E voi vedrete 'il Figlio dell'uomo intronizzato alla Destra della Potenza (= Dio) e veniente con le nubi del cielo'" (Me 14,62), che una
lunga citazione di Dan 7,13. Cos la Nube rivela che il Figlio dell'uomo riassume in s anche la figura del Christs, il Re Messia, a cui il Signore aveva concesso la filiazione divina con solenne promessa (2 Re
(= 2 Sam) 7,13-16, cantata dal Salmista: Sai 88,27-30). Mentre il sommo sacerdote ritiene che tale filiazione divina sia metaforica, concessa
dal Signore al Re messianico che un semplice uomo, Ges afferma la
sua filiazione divina eterna, come ben comprende lo stesso sommo sacerdote, che si strappa le vesti e grida la sua condanna a morte (Me
14,63-64).
Ed ecco finalmente la Nube in azione. Si tratta per ora di innalzare alla
Gloria divina l'Umanit del Risorto (At 1,9). Ma la medesima Nube Lo
riporter all'ultimo dei giorni, per il Giudizio (cf. Me 13,26, e par.).
Di fronte a cos grande ed incomprensibile avvenimento, ovvio
che gli attoniti discepoli "restano fissi al cielo" mentre il Signore sale
(At 1,1 Oa). Si presentano ad essi due Giovani, i medesimi che al sepolcro si erano manifestati alle Donne fedeli, come resoconta Luca (Le
24,5), mentre quelle per lo stupore del sepolcro vuoto guardavano a terra. I due Giovani portano vesti bianche, come alla Resurrezione, in segno di vittoria; si anche detto che era ferma fede della Chiesa Madre
di lingua aramaica, che i due fossero Cristo e lo Spirito Santo. La veste
bianca si ritrover come la divisa liturgica nella Liturgia eterna cosmica
celeste (cf. Ap 4-5). Essa indica allora anche il trapasso alla sfera eterna, che adesso si vuole manifestare (v. 10).
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COMMENTO - IL PENTEKOSTARION

Le parole dei due Giovani sono fondamentali per la cristologia, e


fondano la teologia della santa icona di Cristo. Essi affermano che non
serve stare ancora a guardare il vuoto nei cieli (v. Ila), e avvertono che
"questo Ges assunto via da voi nei cieli", che l'Uomo vero, il Risorto vero, "verr nel modo in cui Lo vedeste procedere verso il cielo" (v.
1 ib). Perci, l'icona di Cristo per sempre una ed unica: l'Uomo Risorto, il medesimo che sar contemplato nei cieli in eterno. Le altre icone sono secondarie e derivate da questa; certo il Signore si deve rappresentare anche negli episodi della sua Vita pubblica, fino alla Croce, tuttavia "dopo a causa a partire dalla Resurrezione" la visione di
Lui sar per sempre una: del Risorto. l'icona che in genere si chiama
del Pantokrtr, a cui si possono aggiungere nomi come Zodts, Donante la Vita divina, ed altri.
Quanto alla cristologia, il v. 11 fissa per sempre alcuni dati.
Cristo glorificato ed esaltato dal Padre. Tuttavia, "viene". Qui il
verbo sta al futuro, che indica insieme la Venuta permanente che si
chiama Parousia, Presenza perenne mediata dallo Spirito Santo, e la
Venuta ultima, anch'essa chiamata Parousia e sempre mediata dallo
Spirito Santo, che si avr alla fine della storia. Cos Cristo Risorto appare come il Dio eterno che venne nell'Incarnazione dalla Semprevergine, che viene sempre, che resta con i discepoli, che verr all'ultimo.
I discepoli ascoltano. Comprenderanno quando riceveranno lo Spirito promesso. Essi si trovano sulla Galilea, il monte (collina) gi allora
chiamata Elin, "Oliveto", distante da Gerusalemme quanto il cammino che si poteva fare, senza infrangere la legge, di sabato. La topografia precisa, e non ammette apparizioni del Risorto in Galilea come regione, e tantomeno l'Ascensione l (v. 12).
Adesso l'attesa per lo Spirito Santo. I discepoli faranno una lunga
epiclesi per ottenerlo, insieme con la Theotkos (1,12-14).
6. EVANGELO
a) Alleluia: Sai 46,2, "Salmo della Regalit divina" , .
ripreso il 1 Stico della 1- Mna"La gioia della gloria per l 'A-scensione
dilaga per la terra, e tutti i popoli sono convocati ad acclamare e a fare
esultanza.
b) Le 24,36-53
La pericope distingue due scene, l'apparizione del Risorto ai discepoli nel cenacolo (vv. 36-43), e la loro missione a cui segue l'Ascensione (vv. 44-53). Le due scene per formano un contesto compatto.
I discepoli fuggiaschi verso Emmaus avevano incontrato il Signore,
che li aveva esortati, istruiti e trattenuti ad una Cena, riempiendo il loro
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ASCENSIONE

cuore del Fuoco dello Spirito lungo la via, quando spiegava ad essi le
Scritture che Lo riguardavano, ed aprendo i loro occhi quando spezzava ad essi il Pane della benedizione (cf. 24,13-32). Allora essi erano
tornati a Gerusalemme dagli Undici che stavano con gli altri discepoli.
Questi ai due annunciavano: "Realmente fu risvegliato (egir) Cristo,
e si mostr a Simone" (vv. 33-34), mentre i primi davano resoconto di
quanto era a loro avvenuto, e come "Egli si fece conoscere nello spezzare il Pane" (v. 35). Quest'ultima espressione rester tradizionalmente
nella Chiesa primitiva per indicare la celebrazione dei Divini Misteri.
Adesso interviene di nuovo il Risorto, che appare come Ges, l'Uomo concreto. Come in Gv 20,19-23 (cf. sopra), Egli anzitutto augura e
dona la sua Pace. Poi li assicura di essere Lui, e, come nelle teofanie,
li esorta a non avere timore (v. 36). Al contrario, essi sono stravolti e
terrorizzati, credendo di vedere "uno spirito", un fantasma. Ancora
una volta i discepoli dimostrano la loro lentezza nel l'afferrare la situazione; essi non sono creduloni. Cos per da una parte dimostrano di
non avere compreso le Scritture, come i due di Emmaus, come i discepoli al sepolcro vuoto secondo Giovanni (Gv 20,9). Ma dall'altra, sono per noi la garanzia suprema: essi non credettero facilmente, bens
solo dopo che razionalizzarono la visione del Risorto, e furono convinti delle Scritture.
Realizzazione e convinzione che sono opera esclusiva del Risorto. Il
quale anzitutto contesta severamente il loro sconvolgimento davanti alla
Persona che pure amavano, e i pensieri strani che tumultuano nel loro
cuore-intelletto (v. 38). Poi invita alla ricognizione della realt della sua
Umanit risorta: "Guardate le mani mie e i piedi miei", che portano indelebilmente i "segni" della Passione, qui i chiodi. Questo avviene, con
leggere modifiche, anche nel resoconto di Gv 20,27 relativo a Tommaso
l'incredulo (cf. la Domenica di S. Tommaso). Ora, quei "segni" sono l'anamnesi permanente della Passione redentrice, e sono intercessione al
Padre, e memoria adorante per i fedeli. Ges prosegue: "Uno spirito non
ha carne e ossa". Quindi il Risorto sussiste nella "sua" carne e nelle
"sue" ossa, perci nel realismo dell'Umanit, che n la Morte divoratrice, e tanto meno la Resurrezione hanno come "inghiottito". Tale purtroppo fu la credenza errata di gruppi pii di cristiani, i docetisti, i quali ritenevano cos di onorare la sola divinit del Signore, orribilmente annullando la realt dell'Incarnazione e eW Oikonomia del Padre con lo Spirito Santo. Le correnti monofsite, ancora striscianti tra i cristiani, giungevano cos a negare o l'Incarnazione, o la Resurrezione, che avrebbe
annullato "l'Uomo" in favore del divino, ma cos "relativizzando" e diminuendo la Divinit, che si sarebbe posta in concorrenza con l'umanit.
"Voi vedete che io ho" carne ed ossa, prosegue il Signore (v. 39). Il quale
procede a mostrare alla luce le mani ed i piedi stigmatizzati (v. 40).
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COMMENTO - IL PENTKOSTRION

Eppure, i discepoli ancora non riescono a "credere", adesso per


travolti dalla gioia, come in Gv 20,20b, e dalla meraviglia. Il Signore
nell'infinita pazienza, e non senza una punta di umorismo buono,
chiede "qualche cibo" (v. 41). E i discepoli, certo sorpresi dalla richiesta, gli porgono una parte di pesce arrostito, che il Signore mangia davanti ad essi, restituendo ad essi gli avanzi (vv. 42-43). Molti codici
greci, latini, siriaci, arabi, georgiani, copti, i Padri, qui attestano che i
discepoli porsero al Signore anche un favo di miele. Qui le edizioni
"critiche", ricostruite a tavolino assemblando le "lezioni" credute migliori, testi per mai stati nell'uso liturgico e dottrinale delle Chiese,
eliminano il tratto come secondario. Per noi tuttavia qui interessante
annotare che con il favo di miele Ges pot dimostrare, imprimendovi
i denti, che era Uomo vero.
La seconda scena ha un alto contenuto dottrinale e missionario (vv.
44-53).
Il Signore richiama ai discepoli le Parole di quando stava ancora con
essi. Si tratta in specie delle predizioni della Passione e Resurrezione:
Le 9,22; 9,43-45; 18,31-34. Nella Cena aveva anticipato chiaramente la
prospettiva della Passione e Resurrezione. E del resto anche alle Donne
al sepolcro l'aveva ripresentata: Le 24,6-8. Allora i discepoli non avevano compreso, in pratica si erano rifiutati di credere. La loro evidente
deficienza verteva soprattutto nella mancata conoscenza della Scrittura,
ossia dell'A.T., che aveva parlato di Cristo (cf. anche Rom 1,1-4). Ora,
il Signore aveva parlato proprio della realizzazione delle Scritture in
Lui (v. 44a). E questo : le Scritture secondo il Disegno divino dovevano (di, verbo che implica l'ineluttabilit del Disegno divino) "essere
adempiute (plr)" e nella totalit. Esse sono la santa Legge di Mos,
anzitutto, la Trh degli Ebrei, il nucleo prestigioso e sostanziale, che i
cristiani dovrebbero esplorare molto di pi scrutandovi le realt di Cristo; poi "i Profeti", ossia il resto dell'A.T. (divisi in genere in "Profeti
anteriori", i libri storici, e in "Profeti posteriori", i libri profetici e sapienziali); infine, i Salmi, che sono il "libro di viaggio" d'Israele, la risultanza dell'intera sua storia che diventa anche profezia e sapienza
nell'assise plenaria, la pi importante, d'Israele come assemblea orante,
credente, sperante, amante, aspettante le Promesse. Tutte le Sante
Scritture parlano di Lui, e senza Lui non hanno senso plausibile (v. 44).
Ma il Signore non rinvia semplicemente alle Scritture. Egli ai suoi
dona anche l'intelligenza delle Scritture. Il Dio eterno che ha ispirato le
Scritture mediante il suo Spirito Buono, che ha creato la sua Chiesa,
dona a questa anche il significato delle Scritture, che manifestano nei
secoli il suo Disegno eterno ed imperscrutabile. Cos il Risorto, sempre
nella legge suprema "dopo a causa a partire dalla Resurrezione",
"apre (dianig) la loro mente per comprendere le Scritture" (v. 45).
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ASCENSIONE

Gi ad Emmaus aveva "aperto (dianig) le Scritture" (v. 32). Seguiter a farlo sempre. Giovanni da parte sua annota alle sue Comunit lo
stesso tratto, quando nella chiusura della sua prima epistola dice:
Noi sappiamo che il Figlio di Dio venne,
e don a noi la riflessione (dianoia),
affinch conosciamo (ginsk) il Veridico,
e noi stiamo nel Veridico,
nel Figlio di Lui Ges Cristo:
Egli il Vero Dio e la Vita eterna (1 Gv 5,20).
Cos si trova la Chiesa quando nella fedelt allo Sposo interpreta autenticamente le Scritture. Vedi la Nota apposita, Parte I, Cap. 3.
Ges aggiunge ancora la spiegazione che verte su Lui stesso e sul
futuro dei discepoli e dell'umanit (v. 46). " stato scritto", ossia "Dio
ha fatto scrivere" un compendio, che riassume le Scritture per intero:
"avrebbe sofferto il Cristo-Messia". Qui per la prima volta nel N.T. in
modo esplicito il Servo sofferente di Is 52,13 - 53,12, e il Messia glorioso e vittorioso sono fatti coincidere in un'unica figura, fatto che invece leggendo le Scritture non si poteva comprendere. La motivazione
infatti viene solo con la Resurrezione: "e sarebbe risorto dai morti al
terzo giorno". Il Servo infatti doveva porre, offrire la sua esistenza, per
poter redimere i peccatori, e impadronirsi della preda del Potente, il demonio. Doveva dunque vincere morendo, cos che con la sua Morte
dissipasse il potere della Morte, e risorgendo restaurasse con la Grande
Misericordia il genere umano.
La conseguenza per gli uomini comincia dalla predicazione dopo la
Resurrezione; qui il verbo classico: kryss, l'annunzio primitivo gi
di Cristo (cf. Me 1,14), quindi degli Apostoli (cf. At 10,42). La predicazione "nel Nome" del Risorto ha come scopo anzitutto la conversione
del cuore, la metnoia, per ottenere il Giubileo generale dello Spirito
Santo, la phesis dei peccati (cf. At 2,38); i destinatali sono tutte le nazioni della terra (v. 47), ma a cominciare da Gerusalemme. Infatti i primi destinatali della divina Misericordia sono gli Ebrei, per il diritto antico dell'alleanza divina fedele.
L'ultima esortazione del Signore complessa. I discepoli sono costituiti testimoni, mrtyres, di questa Realt nuova e mirabile, e tali restano nella Chiesa per sempre (v. 48). Testimoni autentici, autorizzati, resi
idonei dallo Spirito Santo a Pentecoste, e testimoni veridici, intrepidi
davanti ad ogni nemico ed avversit.
L'ultima parola la Promessa grande: l'invio dello Spirito Santo.
"la Promessa del Padre" di Ges, Y Epaggelia antica, in cui si fondono
diverse realt. la Promessa e Benedizione consegnate ad Abramo,
417

COMMENTO - ILPENTKOSTR1ON

che sono lo Spirito Santo (cf. Gai 3,13-14), ottenuto dalla Croce. Ma
la Persona divina stessa dello Spirito, che cos connotato come il Dono ultimo, supremo, inconsumabile. I discepoli per debbono restare
uniti, nella Citt del Re grande, finch siano "rivestiti (endyomai) dall'Alto della Potenza" divina. Lo Spirito Santo, come gi si disse, dunque la divina Veste che non si smette pi. Gli Apostoli ne sono rivestiti
a Pentecoste, dopo di essi tutti i fedeli nel santo battesimo. Essa diventa
una parte di loro stessi, anzi, il modo di esistere davanti al Padre e agli
uomini (v. 49): rivestiti anche di Cristo: Gai 3,27.
La scena nel cenacolo terminata. L'epilogo glorioso avviene "vicino a Betania", che si trova nella china meridionale del Monte degli Olivi, e cos ancora una volta richiamata "la Galilea", come sopra stato
presentato, dunque ancora in Gerusalemme. Il Signore li raduna l. Poi
alzate le sue mani sante li benedice (v. 50).
Epilogo grandioso, che richiama il denso inizio. Luca infatti comincia il suo Evangelo con una liturgia, quella di Zaccaria nel tempio. Qui
2 volte al giorno si procedeva al culto tmia1, perenne. Alle * M m^ no e
alle 15 del pomeriggio si usava celebrare il fastoso rito sacrificale. Il
sacerdote procedeva all'olocausto quotidiano; eventualmente poi faceva immolare la vittima dall'offerente, versava il sangue intorno all'altare, bruciava alcune parti della vittima riservate come olocausto al Signore, mentre pregava per se stesso, per i confratelli, per il capo del popolo, per l'offerente, e sotto l'occupazione romana anche per le fortune
dell'imperatore. Poi la vittima del sacrificio pacifico, di comunione,
nelle parti ammesse era squartata e cotta, e si mangiava con il pane e il
vino della libazione, in convito fraterno. Durante il sacrificio il popolo
presente insieme con i leviti che lo dirigevano, pregava i Salmi. Il sacerdote doveva offrire anche l'incenso, al Signore, "aroma soave" (cf.
Sai 140,2, uno dei Salmi lucernali del Vespro). Alla fine del rito cos
complesso, il sacerdote doveva benedire il popolo, con la "benedizione
sacerdotale" di Num 6,24-26.
Ora, Zaccaria funge nel suo "turno", secondo la "famiglia" sacerdotale a cui apparteneva, quella di Abia. Finita la liturgia quotidiana
deve procedere a benedire il popolo quale atto conclusivo del culto
(cf. Le 1,5-9). L'apparizione e le parole dell'Angelo che gli annunciano la fausta nascita di un figlio, che sar Giovanni, lo lasciano incredulo (vv. 10-18). L'Angelo come momentanea ammonizione per lo
rende muto (vv. 19-22). Zaccaria non pu terminare la liturgia (vedi il
23 Settembre).
E per anche annunciato il Figlio di Dio a Maria Vergine, con titoli
sacerdotali: "mgas, Grande (1,32), il Somme Sacerdote; "hgios,
Santo" (1,35), il sacerdote per eccellenza nell'A.T. (cf. Es 29,6;
39,30; Lev 8,9; Sai 105,16). Egli compir la Liturgia dell'intera sua Vi418

ASCENSIONE

ta tra gli uomini, che culminer sulla Croce, offerta di "aroma soave"
(cf. Efes 5,2). Adesso pu "benedire" il popolo messianico, i suoi discepoli. Ma insieme pu procedere alla loro cheirotonia, la loro ordinazione sacerdotale, a cui manca solo la Veste divina, lo Spirito Santo,
che riceveranno a Pentecoste.
E adesso pu "essere portato in alto verso il cielo" (v. 51). La sua
Liturgia sar proseguita da Lui in eterno nei cieli, sulla terra dagli Apostoli nella Chiesa.
Essi infatti adorano il loro Signore assunto al cielo, e con gioia grande tornano a Gerusalemme (v. 52), dove formano la prima Comunit:
sempre insieme "nel tempio", e come tempio, lodando e benedicendo
Dio (v. 53). Le Chiese che da essi nasceranno saranno questo tempio di
lode e di benedizione a Dio, benedizione per tutti gli uomini.
7. Megalinario
T . , ,.
il Heirms dell'Ode 9a deWrthros. I fedeli con unica mente de-vota
magnificano la Madre di Dio, la quale al di l di ogni intendimento e
di ogni espressione partor indicibilmente nel tempo l'Intem-porale
Figlio.
8. Koinnikn
il Sai 46,6, "Salmo della Regalit divina". anche VEisodikn.
Durante la comunione, questi Misteri fanno partecipare all'evento
della glorificazione del Signore nel cielo, accolto dalle acclamazioni
della corte celeste e dei fedeli sulla terra, con squilli di strumenti
gioiosi e festivi.
9. Dopo il Sson, ho Thes
Si canta di nuovo YApolytikion della Festa.
10.Aplysis
Si inizia con: "Egli che nella gloria fu assunto via da noi nei cieli, e
si intronizz alla destra di Dio e Padre...".

419

DOMENICA DEI 318 SANTI PADRI TEOFORI


DELLA PRIMA SINODO ECUMENICA DI NICEA ,na
di Pasqua)
Le Chiese d'Oriente celebrano questo titolo in diversi momenti dell'anno: la tradizione dei Siri al 21 Febbraio, dei Copti al 9 Novembre.
La tradizione bizantina conosceva la Festa al 29 Maggio. Si prefer poi
questa TDomenica di Pasqua, ripetendola al 17 Luglio (con la commemorazione delle prime Sinodi ecumeniche).
1. Antifone
Dell'Ascensione.
2. Eisodikn
Della Domenica.
3. Tropari
1) Apolytikion anastsimon, Tono 6. Mentre gli Angeli stavano al se
polcro, le guardie erano tramortite, la Maddalena cercava il corpo im
macolato del Signore. Ma Egli aveva depredato l'Inferno, nessun dan
no riportandone, e si era fatto incontro alla Vergine, donando la Vita. A
Lui come Risorto va la gloria dei fedeli.
2) Apolytikion dell'Ascensione.
3) Apolytikion dei Padri. Cristo Dio nostro glorificato all'infinito, poi
ch pose quali fondamenta sulla terra i Padri nostri come stelle lucenti,
e guida noi mediante essi verso la vera fede. A Lui il Multimisericorde,
va la gloria dei fedeli.
4) Apolytikion del Santo titolare della chiesa.
5) Kontkion dell'Ascensione.
4. Apstolos
a) Prokimenon: Dan 3,26.27, la "preghiera d'Azaria"
Dal fedele sale al Signore dei Padri la benedizione e l'adorazione, e
la glorificazione eterna del suo Nome, poich Egli giusto nelle sue
opere (cf. Sai 144,13.17), le quali sono "verit", dunque anche fedelt,
e nelle sue "vie", o comportamenti, sono rette.
b)Af20,16-18a.28-36
II cap. 20 degli Atti contiene uno dei principali documenti della
Chiesa apostolica, il "discorso di commiato" di Paolo che tenne ai pre420

DOMENICA DEI 318 SS. PADRI TEOFORI

sbiteri di Efeso convocati a Mileto (vv. 18b-35), oggi in gran parte non
oggetto della lettura liturgica. Conviene comunque riassumerlo.
Dopo la predicazione e la fondazione della prima comunit di fedeli
ad Efeso (At 19), Paolo decide di recarsi in Macedonia e Grecia, dove
trascorre alcuni mesi (20,1-5), poi da Filippi si imbarca per Troade
(20,6-12, con la celebrazione domenicale, v. 7, e la resurrezione del
giovane Eutico, vv. 8-10). Per il progetto di recarsi a Gerusalemme
per la Pentecoste (v. 16), quindi viaggia fino a Mileto per nave (vv. 1316). Qui convoca i presbyteroi, gli "anziani" (non di et, bens di incarico; cf. l'ebraico zkenim, "anziano", e il latino senator, da senes, anziano, ma non necessariamente "vecchio"), per accomiatarsi (vv. 1718a), e rivolge loro un articolato discorso (vv. 18b-35).
All'inizio, Paolo fa l'apologi del suo comportamento apostolico tra
quelli, della sua cura per essi, delle sofferenze e tribolazioni sostenute,
dello zelo per la predicazione di Ges Signore ad Ebrei e a Greci (vv.
18-21). Adesso lo Spirito lo spinge a Gerusalemme, e Paolo non sa che
cosa lo attende, lo Spirito gli attesta solo tribolazioni (vv. 22-23). Non
che l'Apostolo prezzi troppo la sua vita, avendo a cuore solo l'Evangelo della grazia (v. 24). Anche questi Efesini ai quali ha predicato il Regno di Dio, non lo vedranno pi (v. 25). Cos l'Apostolo si dichiara tra
loro del tutto innocente di ogni colpa che essi potrebbero avere, avendo
ricevuto in completezza il Disegno divino a cui ottemperare secondo la
propria responsabilit (vv. 26-27).
Adesso vengono le esortazioni apostoliche da Paolo ai responsabili
della Chiesa di Efeso. Anzitutto vegliare su se stessi e sul gregge intero,
poich su questo essi furono "posti" come Vescovi (episkopoi) dallo
Spirito Santo stesso. questo un punto su cui la critica non pu esercitare l'arte della negazione. La costituzione dei "Vescovi" nella Chiesa
di origine apostolica. ovvio che la terminologia oscilli tra presbyteroi
(e questo per alcuni secoli), episkopoi e altri termini; vero anche che
in origine un collegio dipresbyteroi-episkopoi reggeva la Chiesa locale,
e questo nella stessa Roma (cos le lapidi dei Vescovi di Roma nelle catacombe); anche vero che in Siria all'inizio del sec. 2 si ha gi il Vescovo "monarchico", come S. Ignazio d'Antiochia, e tale istituto si affermer rapidamente. Ma su tutto questo sta la realt maggiore: l'Apostolo pone nella sua Successione alla Chiesa di Efeso che ha fondato e
diretto, i Presbyteroi-episkopoi. Da questi egli forma la catena ininterrotta della diadoch, la Successione apostolica di diritto divino.
La responsabilit di questi episkopoi che stanno sotto il potere divino dello Spirito Santo, immane. Paolo infatti la descrive cos: lo Spirito ha posto episkopoi sull'intero gregge (poimnion), al fine di pascere
(poimdin) YEkklsia to Theo, la Chiesa di Dio. notevole qui per
noi che "Chiesa di Dio" indica l'intera Chiesa, eppure detto della sola
421

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

Chiesa di Efeso. Infatti la buona teologia ci insegna che solo nella visibilit e concretezza della Comunit di fede che sta in un determinato
luogo, si rende visibile e concreta, si attua e cresce l l'intera Chiesa
Unica Santa Cattolica Apostolica, in comunione con tutte le altre Chiese
sorelle.
La responsabilit dei capi del gregge riposa su quanto Paolo afferma
adesso: questa Chiesa di Dio, Dio l'acquis (peripoi; cf. Es 19,3-6; 1
Pt 2,1-10), per se stesso "mediante il sangue proprio, dia to himatos
to idiou", si pu tradurre in prima lettura; oppure: "mediante, in forza
del sangue del Proprio", il Figlio. Il testo non facile, ma il senso ovvio: il Padre rivendica come "sua" in esclusiva la Chiesa, perch ha
speso come "prezzo" il sangue "proprio", essendo il Figlio, che lo vers, "il Figlio proprio", come lo dice Paolo stesso in Rom 8,32. La Chiesa dunque la Comunit dei peccatori "riscattati" al "prezzo" terrificante del Sangue divino. Gi in antico stato rilevato che qui si ha un
imponente testo trinitario, che mostra in azione l'intera divina Oikonomia: il Padre all'origine, con il suo Disegno e la Volont di acquisirsi
la "sua" Chiesa, con la sua decisione sul Sangue del Figlio proprio; il
Figlio che versa questo suo Sangue; lo Spirito che attua la redenzione
nella costituzione della Chiesa di Dio strutturata, gerarchica, bene pascolata da Pastori autorizzati e santificati. Il v. 28 dunque una delle
principali chiavi di lettura dell'ecclesiologia.
Ai vv. 29-31 vengono le raccomandazioni pastorali. Anzitutto di tipo dottrinale. Nella nostra et ha preso il sopravvento un certo relativismo del tutto "moderno", frutto della cultura generale che insieme
nominalista e razionalista. Si sente ragionare da troppi cristiani, in genere delle classi medio-alte, che una religione vale l'altra, che un punto
della fede se tralasciato in fondo non produce danno, e cos anche se un
punto o l'altro della disciplina ecclesiale o della morale si "aggiornano", va tutto bene. La preoccupazione dell'A.T., di Cristo Signore, degli
Apostoli al contrario per la Dottrina immacolata, per la disciplina
intatta, per la morale irreprensibile. Paolo perci avverte (v. 29) che dopo
la sua partenza inevitabilmente verranno "lupi gravanti", alla lettera,
ossia violenti, rapaci, che non risparmieranno "il gregge" (v. 30), anzi,
dal seno stesso della Comunit sorgeranno uomini con parola di perversione per farsi i loro discepoli. anche l'ammonimento dell'Apostolo Giovanni (1 Gv 2,19), e poi di Paolo nelle sue Epistole "pastorali". Insomma, da fuori, ma soprattutto da dentro, vengono pericoli mortali per la fede e per la carit. Ossia pericoli di eresie e di scismi, l'eterna
minaccia sulla Chiesa, che ha prodotto finora frutti di male e di morte.
Paolo riprende l'esortazione del Signore: "Vigilate perci!" (cf. Me
13,37, ultima parola del "discorso escatologico").
L'applicazione alla Sinodo di Nicea I evidente. Quei Pastori delle
422

DOMENICA DEI 318 SS. PADRI TEOFORI

Chiese di Dio vigilarono affinch su tutta la Chiesa di Dio i lupi rapaci


e pervertitori (gli ariani) non devastassero il gregge. La vigilanza deve
essere permanente: Paolo qui dice che per 3 anni giorno e notte non
cess di ammonire quei Pastori di allora, uno per uno, con lagrime (v.
31), tanto decisiva era l'impresa.
Il v. 32 la grandiosa "raccomandazione" apostolica: "E ora io vi
affido a Dio ed alla Parola della Grazia sua, Egli che (solo) pu edificare
(la Chiesa), e donare l'Eredit tra tutti i santificati"; la citazione sull'eredit provenendo da Dt 33,3-5.1 Pastori sono perci affidati direttamente al Padre, poich operano il ministero del Figlio, assimilati a Lui,
e alla Parola divina che porta la Grazia divina, e dunque alla guida potente dello Spirito Santo. La loro liturgia-diaconia, 1'"opera per il popolo" di Dio dipende da questa Parola, che ne la fonte e la motivazione
e il contenuto. Solo cos il Padre "costruisce" la sua Chiesa, l'opera dei
Vescovi della Chiesa restando sempre insostituibile perch prevista nel
Disegno divino.
I vv. 33-34 sono di nuovo l'apologi che l'Apostolo traccia di se stesso. Il richiamo a 1 Re (= 1 Sam) 12,2-5, quando Samuele che si congeda dal popolo che ha retto come Giudice, dichiara di avere le mani pulite
e sgombre da qualsiasi avidit di guadagno. Cos Paolo (v. 33). Che in
pi ricorda come addirittura lavor sempre con le sue mani per sostentare
non solo se stesso, ma anche i suoi compagni (v. 34). L'Apostolo insiste
molto su questo. In At 18,3 descritto come a Corinto egli lavori,
fabbricando tende; cos in Col 4,3. Egli insiste sul lavoro come redenzione da ogni vizio e come dignit dell'uomo gi all'inizio del suo epistolario (1 Tess 2,9; 2 Tess 3,6-12). Ma qui non esiste una "mistica del lavoro", come sta nell'ossessione di certe ideologie materialiste moderne. Il
lavoro va finalizzato, come mostra Paolo: occorre affaticarsi (kopi)
per soccorrere i deboli e malati. La motivazione viene da un lgion
dgraphon, un detto del Signore non raccolto dagli Evangeli canonici: "
pi beato donare piuttosto che ricevere" (v. 35). la perfetta beatitudine
che Cristo stesso godette, poich "da ricco che era si fece povero per arricchire gli uomini della sua povert" (cf. 2 Cor 8,9, nel contesto delle
"collette"). Cos qui il lavoro ha la sua vera ed ultima motivazione: la carit fraterna, che rimuove ogni altra triste e fumosa ideologia.
Paolo ha concluso il suo discorso agli Anziani di Efeso. Adesso
con i presenti si prostra per pregare (v. 36). Si pu facilmente immaginare che si tratti dell'epiclesi al Padre affinch lo Spirito Santo possa
applicare i frutti infiniti del Sangue del Figlio sulla "sua" Chiesa. La
commozione dei presenti nel commiato dall'Apostolo amato pi che
ovvia e comprensibile. Negli abbracci fraterni (v. 37) sta la tristezza
che quel volto cos desiderato non si far vedere pi (v. 38). Ma nel
Volto del Signore tutti, Gerarchi e fedeli, potranno sempre vedere il
volto dei suoi Santi.
423

COMMENTO - IL PENTKOSTARION

5. EVANGELO
a) Alleluia: Sai 49,1.5, "Esortazione profetica"
L'Orante introduce il Signore stesso nel momento pi solenne della
sua teofania: mentre parla, e chiama a testimoniare la terra da oriente a
ponente, poich (Stichos, v. 5) convoca l'assemblea dei suoi fedeli,
quelli che accettarono l'alleanza divina con il sigillo del sacrificio.
L'applicazione alla Sinodo nicena, dove il Signore stesso parl le
parole dell'ortodossia ponendole sulla bocca dell'assemblea dei Padri, i
quali rinnovarono cos l'alleanza fedele.
b) Gv 17,1-13
II testo del tutto singolare di Gv 17,1-26 gi dai Padri, che lo compresero cos bene, fu definito "Preghiera sacerdotale" del Signore, poich qui si mostra l'intercessione potente del Sommo Sacerdote al Padre
(S. Cirillo Alessandrino; e altri).
La struttura letteraria del testo discussa dagli specialisti. Sembra
per che una sia la pi chiara ed esplicativa, in triplice articolazione:
a) vv. 1-8: il Sommo Sacerdote intercede per se stesso;
b) vv. 9-19: intercede per i suoi confratelli nel sacerdozio;
e) vv. 20-26: intercede per tutti quelli che mediante questi suoi confratelli saranno portati alla fede con la Parola, e all'unit della carit.
Insieme, le parole del Signore rivolte al Padre sono anche annuncio,
testimonianza e profezia, nella potenza della preghiera irresistibile che
filialmente il Sommo Sacerdote sa far salire alla Bontpaterna.
Ed anzitutto, come la critica moderna migliore ha saputo comprendere, la "Preghiera sacerdotale" del Signore ha strette analogie con la
grande liturgia ebraica del Kippr, il Giorno grande dell'"Espiazione",
descritta in Lev 16. Qui si osserva a colpo d'occhio che una volta l'anno, al 10 del mese di Tisrt (dopo la met di settembre), il sommo sacerdote poteva entrare nel "santo dei santi" per la grande intercessione redentrice, con il sangue della vittima e con l'incenso di odore soave.
Egli ufficiava prima per s e per i suoi confratelli (Lev 16,11), poi per
tutto il popolo (v. 15). Il sangue aveva valore simbolico, essendo "la vita" donata dal Signore ad Israele, ma che doveva essergli riofferta sacrificalmente (cf. Lev 17,11). Ora, la massima impurit, estremo diaframma che separa dal Signore, la morte, e la massima purezza che
unisce al Signore la vita. L'alleanza sacrificale del Sinai (Es 24) consisteva nel rito supremo della lettura delle Parole del Signore accettate
e ratificate dal popolo, e nel versamento del sangue sacrificale, il simbolo della vita donata, per met sull'altare, luogo della divina imperscrutabile Presenza, e per met sul popolo. A questo sangue-vita era infatti riconosciuto una serie di effetti decisivi: a) purifica dai peccati, li
424

DOMENICA DEI 318 SS. PADRI TEOFORI

"asterge" simbolicamente (effetto catartico); b) protegge dalla morte


(effetto apotropaico); e) propizia nell'obbedienza il divino favore (effetto dY hilasms, propiziazione); d) riconcilia al Signore che lo attende, l'offerente convcrtito (effetto katallagmatico); e) vivifica come accettazione della "vita" (effetto zoopoietico); f) pone in comunione (effetto della koinni). Per questo il sangue altamente "sacro"; quello
umano non deve essere versato, poich il Signore ne chieder terribile
conto (cf. Gen 9,5-6); deve essere usato solo nella liturgia, e non pu
essere oggetto di cibo.
Si pensi qui agli effetti della Coppa eucaristica.
La "Preghiera sacerdotale" avviene dunque in un momento di grave
tensione. Nella Cena "ultima", in effetti per la "prima", la madre di
tutte le sante Cene, il Signore secondo Giovanni ha lungamente insegnato: Gv 13-16. Come conclusione, prega epicleticamente il Padre.
Gv 17,1-8 segna perci l'epiclesi filiale. Ges prega in proprio favore. Terminati i discorsi, pone il gesto sacerdotale implorante di "alzare
gli occhi al cielo", ossia simbolicamente verso il Padre, come era uso
fare in momenti di intensa preghiera (cf. ad esempio Me 7 ,34, quando
dice Effata e guarisce il sordomuto; Mt 14,19, quando moltiplica i pani;
Gv 11,41, quando, rende grazie al Padre per la resurrezione di Lazzaro), e quindi parla (v. la). Anzitutto invoca "Padre!", come suo uso, in
aramaico 'Abb'l (cf. Me 14,36, al Getsemani; poi Gai 4,6; Rom 8,15;
anche sulla croce, bench in greco, Poter, nel resoconto di Le 23,46,
che cita Sai 30,6). questa insieme invocazione, acclamazione (cf. Mt
11,25), fiducia, affidamento, amore. Al Giordano, alla Trasfigurazione
il Padre aveva parlato al Figlio: "Ecco il Figlio mio, il Diletto" (cf. Mt
3,17, e par. 17,5, e par.), la parte dell'alleanza che spetta all'iniziativa
del Padre. Il Figlio, dopo annunciato l'Evangelo del Regno ed operate
le "opere del Regno", sigiller l'alleanza accettata, alleanza filiale regale
profetica sacerdotale escatologica nuziale sapienziale, pronunciando 1'
Abb', che significa insieme "Padre mio!", e "Papa mio"! (il termine
aramaico della familiarit). Allora il Padre alla Resurrezione di nuovo
potr pronunciare il definitivo "Figlio mio tu sei oggi Io ti ho generato" (detto da Paolo, At 13,32-33, che cita Sai 2,7). la "formula dell'alleanza" ormai completa.
L'invocazione al Padre torna poi al v. 4; al v. 11, "Padre Santo"; al v.
21; al v. 24; al v. 25, "Padre Giusto". Il numero 6 simbolico, e indica
l'attesa ancora da colmare, che il ritorno al Padre nella gloria dello
Spirito Santo.
Al Padre, il Figlio chiede anzitutto per se stesso, poich "venne la
hra, la Croce, di essere glorificato al fine che il Figlio a sua volta
possa manifestare pienamente la Gloria del Padre (v. lb). Egli richiama
il potere del Figlio dell'uomo "su ogni carne", ossia sull'intera esisten425

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

za creata, donatogli dal Padre al fine che il Figlio possa donare agli uomini la "Vita eterna" (v. 2), lo scopo ultimo della missione filiale. Al v.
3 viene l'unica definizione biblica della "Vita eterna" (ma cf. Gv
12,50): "conoscere", avere esperienza totale, d'amore unitivo, del Padre e del suo Apostolo (verbo apostll) Ges Cristo, l'unico Inviato.
Ma il Padre va conosciuto come Unico Vero Dio, con richiamo a Gv
14,6 (e cf. Ger 10,10 per l'A.T.), nell'esclusivit del monoteismo dell'antica alleanza (cf. Dt 6,4-6), che Cristo riafferma nettamente (cf. Mt
22,37-38, e par.).
Ges adesso fa anamnesi della sua opera sulla terra. Anzitutto ha glorificato il Padre, ed ha "adempiuto l'opera" assegnatagli da eseguire (v.
4), e questa, in altro contesto, "cibo suo", unica sua sussistenza sulla
terra (Gv 4,34). Perci ripete l'epiclesi per la glorificazione, rivelando
qualche cosa del totale Mistero divino: Ges desidera la Gloria che possedeva prima della creazione del mondo, quando viveva eternamente con
il Padre (v. 5). H Prologo aveva gi affermato che il Verbo stava eternamente presso il Padre (Gv 1,1), nel Seno del Padre (1,18). Anche Paolo
nel celebre "inno dei Filippesi" proclama che Cristo Ges sussisteva dall'eternit "nella forma" ossia nella sostanza divina (FU 2,6). La Gloria
dunque l'elemento-dono che unisce in eterno il Padre con il Figlio.
La Preghiera prosegue (v. 6) con un'altra amnesi: il Figlio manifest
teofanicamente (phaner) il Nome di Padre, la sua essenza ultima di
Bont e Misericordia. Non solo, ma insegn anche ai discepoli a pregare affinch questo Nome, unico adorabile, "sia santificato", ossia sia
annunciato e fatto glorificare dagli uomini (Mt 6,9). Ges si limitato a
dare questa manifestazione ai discepoli, perch questi e solo questi per
ora il Padre gli ha donato; ma essi poi porteranno il Nome del Padre e
del Figlio nel mondo, e battezzeranno in questo Nome, a cui prende
parte piena anche lo Spirito Santo (Mt 28,19). Gli Atti saranno la storia
della primitiva ondata missionaria che svolge questo compito fondamentale. Ora, i discepoli sono definiti cos: erano solo del Padre, al
quale risale il Disegno iniziale, e con ci la vocazione che ne consegue.
Il Figlio ai discepoli ha donato la Parola del Padre. Tutto l'Evangelo di
Giovanni narra che quanto il Figlio vide e ascolt dal Padre, questo e
solo questo porta ai discepoli; cos opera anche lo Spirito Santo. I discepoli essendo affidati a Lui, fedelmente "custodirono la Parola" del
Padre. Certo, essi al Getsemani, tra poco, abbandoneranno il loro Maestro e Signore, e cos Lo lasceranno solo sulla Croce. Ma Ges vede
tutto in proiezione lontana, nella missione apostolica che seguir.
Essi infatti gi adesso "conobbero" che le Realt che ebbero dal Figlio, stanno presso il Padre; lo affermarono poco prima (16,30) in modo esplicito. E tali realt consistono essenzialmente nelle Parole (rhmata) donate dal Padre al Figlio e da questi ad essi. Ne fecero la rece426

DOMENICA DEI 318 SS. PADRI TEOFORI

zione fedele (lambn) che li port a "conoscere" che il Figlio "usc"


dal Padre, della Sostanza divina, della medesima Vita eterna del Padre. Non solo, ma credettero che il Figlio 1'"Apostolo" unico (apostll) del Padre agli uomini (v. 8).
Comincia la sezione in cui il Sommo Sacerdote intercede epicleticamente per i confratelli nel ministero, i futuri Apostoli.
"Io per essi chiedo", il mondo malvagio qui resta fuori della prospettiva; e la motivazione "Tu me li donasti poich sono tuoi" (v. 9a).
Cos tutto riportato al misterioso Disegno del Padre, e dY Okonomia
che adesso lo attua (v. 9b). Ma tra Padre e Figlio non esiste un rapporto
tra il padrone ed un estraneo che ne esegue le volont: originariamente,
ossia da sempre, dall'eternit, in modo costitutivo, esiste tra Padre e Figlio totale comunanza di Beni divini e creati: tutte le Realt che il Figlio possiede sono del Padre, e reciprocamente. Perci il Figlio gi
stato glorificato da quelle Realt, e negli stessi discepoli (v. 10).
La permanenza del Figlio in questo "mondo" malvagio sta terminando. Egli per si preoccupa, perch lascia i discepoli "nel mondo" mentre
sale al Padre e vi resta. Perci adesso rivolge al "Padre Santo" l'epiclesi
affinch li "custodisca" (tr) in sicurezza "nel Nome suo nel quale"
furono donati al Figlio (v. ll ab). Il Nome l'essenza personale. Esso
Dono divino inconsumabile, che passa dal Padre al Figlio. Il Nome
anche Potenza personale, che non rinuncia a quanto possiede. Il fine
uno solo (v. Ile): "affinchessi (i discepoli) siano "unica realt", come
Noi". In Gv 10,30 il Signore aveva affermato, tra lo stupore irritato dei
presenti: "Io e il Padre siamo "Realt unica" (greco hrf, non "persona" bens Realt divina, Essenza divina. In 10,38 aveva reiterato approfondendo: "In me (sta) il Padre, come Io nel Padre". In 17,21 verr la
celebre espressione: affinch tutti "unica realt" siano, come Tu, Padre,
in me ed io in Te, affinch essi in Noi "unica realt" siano affinch il
mondo creda che Tu mi inviasti (apostll).
Sta qui la pi sublime, misteriosa, incomprensibile realt della divina
Rivelazione. Nel medio evo occidentale si parler di circumincessio, che
traduce approssimativamente il grecoperichrsis. Questo termine per
s nei Padri greci tardivi significava la misteriosa relazione che nell'Ipostasi divina del Figlio esiste tra le due nature intatte, cos che quella
divina permei di s perfettamente e totalmente quella umana, senza
aumento n diminuzione, ma anche e qui sta il Mistero tremendo
che quella umana permei di s perfettamente e totalmente quella divina, senza aumento n diminuzione. La circumincessio trattava invece,
anche se rettamente, questa relazione di "interpenetrazione" senza confusione che esiste tra le Ipostasi divine nella Triade monadica.
Possiamo dire che i testi giovannei, letti bene, danno la base a questa teologia. Intanto, Cristo supplica il Padre che la sua "custodia" ren427

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

da i discepoli "unica realt". Tale realt unica poi deve confluire a formare un'altra unica realt con le Ipostasi divine, che sussistono in eterno come "Realt Unica" di sostanza (greco hn): tra i discepoli e l'unit sostanziale formata dal Padre e dal Figlio, deve esistere finalmente
quella relazione per cui Padre e Figlio uniti permeino perfettamente e
totalmente essi, ed essi permeino perfettamente e totalmente il Padre ed
il Figlio -pardoxon thuma Phobern, ossia meraviglia paradossale,
e terribile divino! la vetta dell'intera Rivelazione, della teologia, della
vita cristiana, della mistica. la cima vertiginosa, la profondit abissale
a cui ogni fedele battezzato "nel Nome Unico" chiamato a salire o a
sprofondare, ricevendo per tutta la Grazia divina per farlo.
Il v. 12 un'altra anamnesi al Padre. H Figlio "nel Nome" del Padre
ha custodito i discepoli (escluso Giuda). Questo era gi detto dalla
Scrittura. Ma dove? In Gv 6,39 si dice lo stesso, e il fine che Cristo
possa resuscitarli all'ultimo giorno. "La Scrittura" qui l'intero A.T.,
ma confermato dalla Parola del Signore in 6,39. La quale poi constatata nel suo adempimento al Getsemani, quando il Signore ottiene che i
discepoli vadano liberi (18,9).
La pericope termina con la nota della gioia. La venuta del Figlio al
Padre, a cui corrispondono queste parole, ha come fine la gioia stessa
di Cristo che adesso " stata adempiuta" nei discepoli. Tale gioia stata
promessa in 15,11; 16,22; Giovanni vi insiste ancora nella sua prima
Epistola (1 Gv 1,1-4). la gioia cristiana, che i fedeli riceveranno dalla
comunione apostolica, e che si chiama "comunione con il Padre e
con il Figlio".
Ma qui si deve porre l'interrogazione preoccupata: come mai nella
sua "Preghiera sacerdotale" il Figlio, pieno di Spirito Santo, non parla
mai dello Spirito Santo stesso, la cui opera determinante tra i discepoli, come il Signore aveva affermato almeno per 5 volte durante la Cena
(cf. Gv 14-16)?
La risposta netta. L'intera "Preghiera sacerdotale" risuona da un
capo all'altro della presenza dello Spirito Santo, della sua partecipazione
singolare, della sua opera che adempie tutto in esclusiva. Infatti, le
realt portate dal grande testo sono:
-

la Gloria del Padre e del Figlio: lo Spirito Santo;


il Nome comune al Padre ed al Figlio: lo Spirito Santo;
il Dono che passa dal Padre al Figlio: lo Spirito Santo;
la Gioia divina che si comunica ai discepoli: lo Spirito Santo (cf.
Gai 5,22-23);
- la custodia divina sui discepoli: operata dallo Spirito Santo;
- la santit onde Cristo si santifica in vista del culmine della missione
ricevuta dal Padre: dello Spirito Santo (v. 19);
428

DOMENICA DEI 318 SS. PADRI TEOFORI

- la santificazione dei discepoli da parte del Padre (v. 17): opera del
lo Spirito Santo;
- l'unit dei discepoli tra essi: opera dello Spirito Santo;
- la Parola della Verit che essi debbono portare al mondo: efficace
solo nello Spirito Santo;
- l'unit divina che deve regnare tra gli uomini, e degli uomini con il
Padre e con il Figlio: lo Spirito Santo;
- la perfezione dei discepoli nell'unit (v. 23): opera dello Spirito
Santo;
- la fede dei discepoli, che essi debbono portare al mondo (v. 20):
operata dallo Spirito Santo;
- l'Amore infinito che passa dal Padre al Figlio, e da essi ai discepoli
(vv. 23.26): lo Spirito Santo.
Cos concludendo si pu affermare:
a) le realt che il Padre mediante il Figlio opera in favore dei discepoli
e dei futuri fedeli, sono causate dallo Spirito Santo;
b) il "Dono" complessivo che dal Padre e dal Figlio proviene ai disce
poli, lo Spirito Santo;
e) tale Dono infinito ed inconsumabile, con le conseguenze enumerate
poco sopra, proviene agli uomini dalla celebrazione dei divini trasformanti Misteri, luogo di arrivo, e fonte inesauribile. La spiegazione sotto i segni simbolici data dal Signore stesso, in Gv 6,22-63, nel cosiddetto "discorso eucaristico", che a ben guardare ha il suo posto autentico durante la Cena (lo spostamento forse solo redazionale).
6. Megalinario
quello ordinario della Domenica, xin estin. Il testo un Heirms
dell'Ufficio, che alle Feste del Signore e della Madre di Dio, e alla loro
Apdosis o conclusione, sostituito da Heirmi appositi o "propri". Il
coro all'inizio dell'Intercessione anaforica canta: "E degno come veridicit, beatificare Te, la Theotkos, la Semprebeata e Tuttaimmacolata, e
Madre del Dio nostro. Come la pi onorata che i Cherubini, ed incomparabilmente pi gloriosa dei Serafini, la Partoriente in modo incorrotto
il Dio Verbo, la realmente Theotkos, noi magnifichiamo te!".
7. Koinnikn
Della Domenica, ossia Sai 148,1.
8.Apolytikion
Dell'Ascensione. Si canta dopo il Sson ho Thes.
429

SABATO P R I M A DI PENTECOSTE

PSYCHOSBBATON
Madre d'amore e di misericordia, la Chiesa santa senza interruzione,
giorno dopo giorno e si pu dire ora dopo ora, al Signore Dio dei Padri, il
Mirabile tra i suoi Santi, innalza l'intercessione per tutti gli uomini, vivi e
passati al secolo eterno. Questo si rileva in specie nel cuore pulsante della
preghiera della Chiesa, che la santa Anafora, dove la grande Intercessione, attraverso gironi sempre pi comprensivi, raggiunge via via tutti i
viventi e tutti i defunti. La Divina Liturgia pu essere anche accompagnata da altre forme di piet, come YAkolouthia piena di devozione che
il Trisgion per i defunti, dove essi sono anche chiamati per nome.
Con particolare raccoglimento la memoria dei fedeli trapassati
prescritta poi due volte l'anno, il Sabato prima di Pentecoste, ed
il Sabato prima della Domenica deYApkreos,o di Carnevale,
ambedue ricorrenze poste sotto il titolo di Psychosbbaton, "Sabato delle anime", e sotto la rubrica comune: "Compiamo la memo ria
di tutti i cristiani ortodossi, padri e fratelli nostri, addormentatisi da
questo secolo". Il tratto proviene dalla fede nostra nella
"resurrezione comune", la koin andstasis, esplicitamente promessa
dal Signore, "la Resurrezione e la Vita" ipostatiche (cf. Gv
11,25) di fronte alla terrificante amarezza della morte (Gv 11,2138). La Morte l'"ultima Nemica" (1 Cor 15, 26; Ap 20,14; 21,4),
che con la Morte il Signore rese morta, privandola della preda
eterna (1 Cor 15,54-56). E di questo dobbiamo rendere grazie al
Padre mediante il Figlio Risorto nello Spirito Santo (1 Cor 15,57).
Questo va avanti ogni altra considerazione, e porta a contemplare
l'opera onnipotente del Padre nello Spirito Santo. Non per caso affatto
questo Psychosbbaton posto per cos dire come preparazione alla
Pentecoste, tanto pi che il Venerd precedente si celebrata YApdosis
della divina Ascensione. Cos vanno tenuti presenti i grandi testi della
Rivelazione sulla Resurrezione del Signore, e su quella che ne consegue, la "nostra". Paolo su questa insiste molto, fin dall'inizio dei suoi
scritti, come quando ai Tessalonicesi fa risuonare il grido di allerta di
fronte alla tragedia dei fedeli morti: "Non come quelli che non hanno
speranza!" (1 Tess 4,13, vedi i vv. 13-17), e l'esortazione finale: "Consolatevi dunque a vicenda con queste parole!" (v. 18). La riaffermazione
della fede nella resurrezione il nesso inscindibile con la Resurrezione
del Signore. Paolo vi torna sopra insistentemente: 1 Cor 6,14; 2 Cor
4,14; Rom 6,5.8, fino al testo esemplare, enorme, di Rom 8,11:
Che se lo Spirito del Risvegliante Ges dai morti abita
in voi,
430

PSYCHOSABBATON

il Risvegliante Cristo dai morti


vivificher anche i mortali corpi vostri
mediante l'inabitante Spirito suo in voi.
Il Padre infatti riserva la medesima sorte gloriosa del Figlio a tutti
gli altri figli suoi, e l'Operatore Unico di questo lo Spirito Santo.
Questa fede e questa speranza hanno radici lontane, nella Promessa
ai Padri dell'A.T. Il popolo disceso da quei Padri, al di l di ogni facile
negazione fenomenologica eventuale opposta dalla storia delle religioni, sentivano con forza la comunit con i predecessori. E gi per il solo
fatto dell'insistenza sulle "genealogie", che facevano risalire la memoria lungo le generazioni fino ai "Padri", si parlato non del tutto inesattamente di "personalit corporativa" d'Israele.
Qui resta costante il riferirsi alla figura d'Abramo, e non a caso. La
formula ricorrente che quando un Ebreo fedele muore, "si riunisce ai
suoi antenati". E questo detto gi di Abramo stesso (Gen 25,8), e cos
di Isacco (Gen 35,30), di Giacobbe (Gen 49,33) che lucidamente lo
preannuncia: "sto per riunirmi al popolo mio" (Gen 49,29). Cos detto
di tanti altri. L'A.T. aveva perci il forte senso dell'aldil. Ma non come le altre religioni, che avevano un vero "culto dei morti".
Israele escludeva ogni forma di "culto dei morti", fino a punirlo con
la pena capitale (cf. 1 Re (= 1 Sani) 28,3). Esso anzitutto escludeva dall'assemblea liturgica (Dt 26,14), che era per un popolo santo. In realt,
le antiche culture, del culto dei morti facevano un "principio di fornicazione", ossia di culto idolatrico (Sap 14,12-16), con aspetti magici e
spiritistici (Lev 21,5). Per l'Ebreo fedele la massima impurit levitica
ossia che esclude dall'assemblea liturgica era toccare un morto:
per i sacerdoti (Lev 21,11; 22,4; e qui perfino per il padre e la madre!);
per i fedeli (Lev 5,2; 21,1-5); ed esisteva anche un rito severo di purificazione per chi avesse toccato un cadavere, per seppellirlo o anche
inavvertitamente (Num 19,1-22). La norma era estesa anche ai cadaveri
degli animali (Lev 11,11.24.27.31-40).
Inoltre, l'A.T. ha un fortissimo "vitalismo", un'ansia incontenibile
per la vita senza termine, e dunque una tesa speranza, che i Profeti
espliciteranno come resurrezione: Os 6,1-3 (testo citato in Mt 9,13;
12,7); Is 26,13-19 (nel contesto dell'"apocalisse isaiana", Is 24,1
-27,13); Dan 12,1-3. L'accento non sulla resurrezione "individuale",
che viene da una religiosit intimista e decaduta; invece sulla resurrezione dell'intero popolo di Dio, la cui tipologia descritta in Ez 37,114, ad opera dello Spirito di Dio.
Cos se l'Orante biblico supplica il Signore per vivere davanti a lui
una vita senza termine, che abbraccia perci molto pi dell'esistenza
presente, non ha invece una "preghiera per i defunti" in formule espli431

COMMENTO - ILPENTKOSTR1ON

cite. H caso sintomatico di 2 Macc 12,39-46 (LXX) invece qui presenta


una concezione gi molto elaborata. Per i caduti in battaglia si decide di
far eseguire il "sacrificio per il peccato in vista dalla resurrezione" (v.
43), di "fare voti per i morti" (v. 44), si parla di "santa e pietosa cura"
che l'intercedere per quelli "morti religiosamente", ai quali anche riservata una bella ricompensa (v. 45a): "Perci si fece l'espiazione per i
morti, affinch fossero assolti (apolyomai) dal peccato" (v. 45b). In questo preciso accumulo, i concetti teologici non possono essere frutto di
un pensiero improvvisato, bens la loro espressione risale ad una fede
gi antica. L'esempio di una resurrezione come quella del figlio della
vedova di Sarefta dei Sidonii operata da Elia (3 Re (= 1 Re) 17,17-24), e
dell'altra, operata da Eliseo sul figlio della ricca Sunamita (4 Re (= 2
Re) 4,18-37), anche se si tratta del ritorno a questa vita presente, era vivo nella memoria del popolo, e di certo era segno della speranza futura.
Anche il N.T. presenta questo tipo di resurrezione, operata pi volte
dal Signore stesso: sulla figlia di Giairo, il capo della sinagoga (Mt
9,18-26, e par.), sul figlio della vedova di Nairn (Le 7,11-17, senza paralleli), su Lazzaro (Gv 11,1-46, senza paralleli). Sono "il segno" della
Resurrezione stessa del Signore, e da Lui e in Lui anche della nostra resurrezione.
La norma suprema della vita fedele nel N.T. "pregare senza interruzione " (1 Tess 5,17). Paolo esplicita anche i contenuti del pregare
continuo, ma per i viventi (1 Tim 2,1-3). Il Signore anche, indicando
bens che la preghiera suprema quella che epicleticamente chiede lo
Spirito Santo: Le 11,13. E per lo Spirito Santo "il Vivificante" (Gv
6,63), e quando Cristo Signore riceve il grande titolo di Zodts, "Donatore della Vita", si deve intendere: Donatore dello Spirito Santo, che
la Vita divina del Padre e del Figlio.
Una preghiera propiziatoria, espiatoria, suffragatoria per i defunti, in
modo esplicito, non da attendersi dal N.T., se se ne conosce lo spirito.
Il N.T. non deve offrire i "formulali" pronti. Esso offre per tutto il materiale. Cos si deve rileggere bene il senso che ha nella parabola la tragica, terrificante e vana preghiera del ricco "epulone" che non si era
curato del povero Lazzaro, dall'inferno al Padre Abramo (Le 16,2331). Abramo la figura di Dio Padre Buono, e simbolicamente unisce
in s come Padre di Ges Cristo: Mt 1,1 l'A.T. con il N.T. Anche
se l una "autointercessione", indica tuttavia che si pu pregare "per
un defunto" qualunque sia poi l'esito della richiesta. Inoltre, VApocalisse presenta la scena dei Santi uccisi, i Martiri del Signore, che stanno
sotto l'altare del sacrificio che il centro di ogni preghiera, e da l implorano il Signore per l'ultimo momento (Ap 6,9-11 ).
Infine, fatto formidabile, si deve rileggere a fondo la cura amorosa
che prepar per la sepoltura il corpo immacolato del Signore nostro.
432

PSYCHOSABBATON

Essa proveniva da lontano, dalla speranza dei Padri dell'A.T. Abramo


si preoccup di comprare il sepolcro per Sara (Gen 23, tutto il capitolo). Si ha come una gara per onorare i Patriarchi e le Matriarche. Si desidera essere sepolti accanto agli "uomini di Dio" in vista della resurrezione (3 Re (= 1 Re) 13,31-32), e i corpi dei Profeti causano la resurrezione (4 Re (= 2 Re) 13,20-21, qui Eliseo). Non altrimenti stato per il
seppellimento di Stefano (At 8,2).
Ma nel regime cristiano l'insegnamento del Signore sull'indicibile
sacralit dei td Rgia, le "Realt sante" (Mt 7,6), riporta ormai tutti i
fedeli, viventi e trapassati, intorno ai Divini Misteri, alla Koinnia tn
Hagin, che la Comunione e Comunit e Comunanza e Comunicazione che si forma in cielo e sulla terra nel Convito. La proclamazione
T Hgia tis hagioisl, "I Santi (Misteri) ai santi (battezzati)!" in
fondo la riaffermazione di questa Koinnia. Il Convito in terra la caparra della divina resurrezione, nel cielo la stessa esistenza eterna
dei Santi. Dal Convito dei Misteri infatti deriva l'intera Grazia che
lo Spirito Santo, che nel cielo la stessa Vita divina, e sulla terra opera
in vista di essa.
I fedeli viventi, i battezzati, i "santificati" offerti una volta per sempre da Cristo Signore, il Sommo Sacerdote, ed una volta per sempre a
partire dal Figlio accettati dal Padre (Ebr 10,5-14), redatti nella
Koinnia dello Spirito Santo, debbono perci stare in comunit di fede
e di speranza, e quindi di amore di carit, con i fedeli che li precedettero nella partecipazione ai Misteri. dottrina comune del N.T. L'Epistola
agli Ebrei qui annuncia la "Nube di Testimoni che ci circonda da ogni
parte" (Ebr 12,1), riferendosi intanto ai Padri dell'A.T. Poi passa a
descrivere la tensione verso la Citt di Dio, la Santa Sion celeste, che
detiene l'anagrafe dei primogeniti (cf. Sai 86), i primi nati alla Vita
eterna, quelli che formano l'assemblea festante, la pangyriseterna, insieme con le anime dei Giusti che furono "resi perfetti", insieme con le
miriadi degli Angeli (Ebr 12,22-29). la visuale della folla innumerevole dei redenti che fanno esodo eterno in Dio guidati dall'Agnello Risorto (Ap 7,1-17). A quest'epoca, tra Ebrei ed Apocalisse (circa anni
60-96) cominciava ad aggiungersi a quell'Assemblea di Angeli e di
Santi lo stuolo dei Martiri come Stefano e Giacomo il Maggiore, e Pietro e Paolo ed altri Apostoli, e tanti fratelli nostri Testimoni di sangue,
e la "Prostasia dei cristiani" era stata gi assunta dalla Madre di Dio, la
Sovrana che aveva permesso al Figlio di riaprire le porte del cielo.
E per, da allora quell'Assemblea cresciuta davanti al Volto di infinito Amore del Padre, come la "folla immensa che nessuno pu contare" (Ap 7,9), vivificata dallo Spirito Santo e strutturata intorno all'Agnello Risorto (Ap 4-5). Si deve ricordare e qui si deve essere severi
per risvegliare la memoria che rischia di farsi sempre pi corta nei cri433

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

stiani che intere nazioni di battezzati sono state sterminate in Oriente


dalla barbarie musulmana; che nei secoli numeri incalcolabili di battezzati, fino alle persecuzioni recenti ed attuali, hanno accresciuto l'Assemblea dei Santi. Inoltre, i nostri padri che ci precedettero nella fede
battesimale, senza pi nome e senza volto ed apparentemente senza
storia, stanno "l" e ci attendono.
Di tutti questi noi "compiamo la memoria" al Padre mediante il Figlio nello Spirito Santo, ma anche "memoria" a noi: dove essi stanno,
noi staremo, come essi sono, noi saremo.
Le sante Ore di oggi gi al Vespro, con piet e commozione, presentano alla visuale di fede e di preghiera i Martiri (Stichr martyrik
dell' Oktchos) e i defunti fedeli (Stichr nekrsima), testi che si alterneranno lungo l'intero ufficio delle Ore. Non sono nominati "nomi"
individuanti, ed invece sono "individuate" le diverse categorie dei
"dormienti piamente" nel Signore: nei deserti e nelle citt, nel mare e
sulla terra, in ogni luogo, re, sacerdoti, Vescovi, monaci, fedeli di vita

comune {Stichrn tn kekoimmnn2). Si insiste ancora nel

Mnmsynon dei defunti, dopo i Tropari, con l'invito a "pregare ancora" per la beata memoria e per il riposo eterno dei servi del Signore: re,
Patriarchi, Vescovi, sacerdoti, ieromonaci, ierodiaconi, monaci, e i fedeli che da tutti i confini della terra si addormentarono come cristiani
ortodossi e devoti, padri, antenati, genitori, fratelli e parenti nostri, propiziando il largo loro perdono da ogni colpa.
Al Mattutino funzione rilevante hanno gli Eulogtra nekrsima,
come risposta antifonica all'invocazione epicletica del Sai 118,12: "Benedetto Tu, Signore, insegna a me le tue giustificazioni".
La preghiera universale. Il Sigillo la Divina Liturgia.
1. Antifone
Typikd e Makarismi.
2. Eisokidn
Ordinario, con Ho Anastds eknekrn, "II Risorto dai morti".
3. Tropari
1) Apolytikion dei defunti: un'epliclesi per il riposo alle anime dei
servi del Signore, invocato come Creatore unico, Plasmatore e Dio no
stro, Colui che come Amante degli uomini tutto dispone (oikonom)
con profondit di sapienza, ed assegna a tutti quello che a ciascuno
utile, e perci la speranza riposa solo in Lui.
2) Kontkion dei defunti. un'altra epiclesi: al Salvatore Immortale si
chiede che dia dimora nelle tende eterne degli eletti a quanti passarono
434

PSYCHOSABBATON

da questi tempi nostri transeunti, donando ad essi il riposo insieme con


i Giusti. Al Signore come l'Impeccabile si rivolge la richiesta di assolvere da cadute volontarie ed involontarie gli uomini fallibili nella vita
terrena. Si chiede questo per l'intercessione della Madre sua, in modo
che i fedeli sulla terra possano gridare per i defunti l'Alleluia.
3) Theotokion: S Mi tichos. La Chiesa alla Madre di Dio si rivolge
con il canto fiducioso: "Te noi abbiamo si come muraglia sia come porto, e quale Ambasciatrice gradita presso Dio che tu partoristi,
Theotkos senza nozze (umane), tu la salvezza dei fedeli!".
4. Apstolo s
a) Prokimenon: Sai24,13.1, "Supplica individuale"
L'Orante riafferma la certezza confortante che le anime dei Giusti
dimorano nella celeste beatitudine, mentre la loro discendenza posseder la terra, che ormai la patria celeste.
Egli grida la sua ansia di preghiera al Signore (Stichos, v. 1), a Lui
innalzando nell'offerta la sua anima, ed a Lui chiedendo di non restare
senza pi speranza.
b) Ar28,l-31
La lettura degli Atti, cominciata con la Mattina della Resurrezione,
si chiude oggi; un segno ennesimo del nesso che regna tra la Resurrezione e la Pentecoste.
Con il cap. 28 la narrazione lucana volge al suo termine. Come il Signore aveva annunciato dall'inizio, Paolo era stato segregato da Lui come schiavo suo per l'Evangelo (cf. Rom 1,1). H che significava portare
il Nome suo alle nazioni, ai re ed ai figli d'Israele {At 9,15), e Paolo doveva essere lo "strumento eletto" di questo, e soffrire molto a causa di
quel Nome santo (9,16).
In questa visuale, se vero che Paolo mai sfid le autorit religiose
del suo popolo, n quelle romane, poich da tali autorit gli provennero
la maggior parte delle sue traversie, d'altra parte non si sottrasse dall'esserne giudicato n di subire le catene da esse; cos a Filippi nella 2 a
missione (anni 51-52; At 16,16-39); a Gerusalemme (anno 58; 21,27
-23,22); a Cesarea (anni 58-59; 23,23 - 26,32); e finalmente, a Roma (a.
60; 27,1 - 28,31). E se "appell a Cesare" (25,11-12) quando forse poteva essere prosciolto da ogni accusa (26,30-32), fu solo allo scopo di
poter finalmente evangelizzare anche la capitale dell'impero; qui stava
gi Pietro, almeno dagli anni 53-54, e di certo attendeva il grande confratello per la definitiva fondazione apostolica della Comunit a Roma.
Sotto scorta militare, Paolo cos imbarcato su una nave verso l'Italia (cap. 27), in stagione che egli sconsiglia (27,9-11), e dovendo anche
435

COMMENTO - ILPENTKOSTRON

affrontare una tempesta di 2 settimane. L'Angelo di Dio preavverte


l'Apostolo che saranno tutti salvi, poich egli deve comparire davanti a
Cesare (27,23). Finalmente la nave si incaglia a Malta (28, 1), e qui gli
abitanti sono molto umani con i naufraghi (v. 2).
Ora, il Signore aveva promesso ai suoi discepoli evangelizzatori che
sarebbero stati immuni perfino dai serpenti (Mt 16,18). Di fatto Paolo
mentre raccoglie i sarmenti per riscaldare i presenti, morso da una vipera, senza ricevere danno; cos qualcuno dei presenti prima ritiene
l'Apostolo punito da un dio per qualche enorme peccato, poi quando lo
vede sopravvivere lo ritiene una divinit (At 28, 3-6).
Il padre di Publio, che ospita i naufraghi, gravemente malato, e
Paolo lo guarisce miracolosamente (vv. 7-8); la fama si diffonde, e viene
a lui la folla dei malati, che egli cura con prodigi numerosi (vv. 9-10).
Finalmente dopo 3 mesi la scorta militare dispone di una nave, ed il
viaggio prosegue da Malta verso Siracusa e Reggio (vv. 11-13), fino al
grande porto militare di Puteoli, dove Paolo approfitta della sosta per
restare 7 giorni con i fratelli cristiani l incontrati (v. 14). L'itinerario
prosegue poi a piedi lungo le antiche strade consolari; la Via Appia
porta la carovana fino al Foro Appio e Tre Taverne, localit ai piedi degli attuali Castelli Romani. L si fanno incontro a Paolo altri fratelli cristiani, quasi di sicuro inviati da Pietro (v. 15).
Ed ecco, come aveva sempre desiderato, l'Apostolo Paolo a Roma.
Qui in attesa di processo resta sotto la custodia di un militare (v. 16).
Roma conserva antiche memorie di tale custodia, situata o al Castrum
Praetorium, sede della principale guarnigione militare della capitale, o
all'attuale Rione Regola, dove l'antica chiesa di San Paolino (diminutivo di Paolo) indicherebbe l'altro sito. Che potrebbe essere vero, dato
che si trova sul Tevere, di fronte al Trastevere, dove si conserva la memoria della dimora di Pietro, nel contesto di una grande colonia ebraica.
La custodia di Paolo era umana, e di fatto dur circa 2 anni (61-62
d.C). Il processo, che dopo quello di Efeso fu il secondo, da altri dati
del N.T. si sa che termin con il proscioglimento dell'Apostolo, che
pot cos proseguire la sua attivit di predicatore dell'Evangelo. da
situare qui il viaggio missionario nella Hispania (a. 63).
Intanto per a Roma Paolo secondo il suo metodo non rinunciabile
si rivolge anzitutto agli Ebrei (vv. 17-19), come a suoi fratelli, e quale
preambolo amichevole li informa della sua tumultuosa vicenda da Gerusalemme ali'"appello a Cesare" (cf. At 21,27 - 26,32). Gli Ebrei di
Roma formavano gi una colonia pi che centenaria; i primi vi erano
stati deportati come schiavi dall'invasore Pompeo (a. 63 a.C); essi furono favoriti e protetti dal grande e generoso Giulio Cesare, e con varia
vicenda anche da altri imperatori. Essi sono tuttora la pi antica comunit ebraica dell'Occidente che esista senza interruzione.
436

PSYCHOSBBATON

L'Apostolo adesso si introduce annunciando ad essi che porta "la


speranza d'Israele" (v. 20). Gli Ebrei rispondono di non essere informati in nulla di questa vicenda; le autorit di Gerusalemme, pur ritenendo Paolo esiziale per la loro religione, se ne erano disinteressate
perch, in mano alla giustizia romana sempre pesante, ormai era fuori
prospettiva. Comunque Paolo e gli Ebrei si incontrano ancora. Come
aveva insegnato il Signore stesso dopo la Resurrezione (cf. Le 24,2527 e 44-47), l'Apostolo parla di Ges sulla base della Legge di Mos e
dei Profeti {At 28,23). Gli effetti, come sempre, sono alterni, poich
parte degli Ebrei abbracciarono la fede apostolica (v. 24a), e parte vi si
rifiutarono (v. 24b).
Per questi ultimi, e con ardita sicurezza, l'Apostolo riprende l'avvertimento di Cristo stesso con cui chiudeva la parabola del Seminatore
(cf. Mt 13,14-15, e par.), tratto da Is 6,9-10. Egli ribadisce che l parla
lo Spirito Santo: la Parola di Dio e la sua visione possono indurire il
"cuore", ossia la mente, e cos la prima rifiutata, impedendo la conversione e la salvezza finale (vv. 25-27). Perci Paolo avverte anche
del futuro suo programma, che in realt la seconda fase del suo metodo apostolico: dopo l'incontro con gli Ebrei, deve incontrarsi anche con
i pagani (v. 28). Cos suscita accese discussioni (v. 29).
Luca termina qui il suo resoconto. Paolo sta per 2 anni a Roma, riceve tutti (v. 30), predica il Regno e "il Signore Ges Cristo", senza trovare ostacoli (v. 31 ), allusione probabile alla libert di movimento che
la custodia giudiziaria gli lasciava.
Gli storici qui si interrogano se Luca abbia deliberatamente interrotto
cos, in modo che non sembra una conclusione, il suo narrare sugli
Apostoli, in specie su Paolo. In realt, si tratta di una vera conclusione:
Roma ascolta dall'Apostolo delle nazioni la venuta del Regno e la sovranit del Signore Ges Cristo. Luca non ritiene di passare alla cronaca, descrivendo il processo, l'assoluzione, la partenza, fatti che avvennero nel 62 d.C. Infatti Luca ha fretta di pubblicare il suo scritto, e l'anno dopo, nel 63, pubblica l'Evangelo e gli Atti; cos poteva rinviare alla
letteratura del N.T. gi esistente tra le Comunit: 1 e 2 Tessalonicesi
(anno 50); 1 Corinzi e Filippesi (a. 56); 2 Corinzi (inverno del 56);
Giacomo e Romani (a. 57); Tito, 1 Timoteo, 1 Pietro (a. 58); Filemone,
Colossesi, Efesini (a. 60); 2 Timoteo, Ebrei (a. 61). L'anno 63 uscirono
anche la 2 Pietro e Matteo. Il materiale, come si vede, imponente.
Esso spiega anche l'intenzione di Luca, spiegata anzitutto a fedeli
provenienti dalla paganit. Gerusalemme la Madre, la Culla. Di qui
partono gli Apostoli, anzitutto per evangelizzare gli Ebrei: Gerusalemme, Giudea, Samaria. Poi i pagani, il cui compito per affidato prevalentemente a Paolo. Ecco i 3 viaggi missionari dell'Apostolo, ecco la
sua venuta nella capitale pagana, Roma. Altri Apostoli poi raggiunsero
437

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

l'Oriente, e le memorie parlano del grande S. Tommaso e dei suoi santi


discepoli fino in India.
Che significa tutto questo?
La stretta obbedienza al Signore Risorto, che aveva consegnato ai
suoi Apostoli il suo immane piano operativo:
Riceverete la Potenza del sopravveniente Spirito Santo, e
sarete Testimoni di Me
a Gerusalemme e nell'intera Giudea ed in Samaria, e fino
all'estremo della terra (At 1,8).
5. EVANGELO
a) Alleluia: Sai 64,5.6, "Azione di grazie comunitaria"
Davanti al suo Signore, l'Orante chiama beati quelli divinamente
eletti a vivere in perennit negli atrii sacri dove inabita la divina Presenza, il Santuario terreno, via a quello celeste.
E con epiclesi (Stichos, v. 6), chiede al Signore di essere esaudito
nell'ottenere la medesima sorte, poich Egli l'unica Speranza degli
estremi confini della terra, di tutti e di tutto.
b) Gv 21,14-25
Vedi il 16 Gennaio. L'applicazione ai defunti soprattutto dai vv.
18-23, sulla sicura morte di Pietro, e sulla creduta immortalit del discepolo amato.
6. Megalinario
Ordinario.
7.Koinnikn
E il Sai 64,5, ripreso dal Prokimenon. Il senso che al momento
della partecipazione dei fedeli ai divini vivificanti Misteri, l'assemblea
canta con commozione la beatitudine dei Santi, sia quelli ormai eletti
per essere inabitanti nel Santuario celeste, sia anche i presenti, i battezzati, eletti a ricevere oggi la Comunione dello Spirito Santo. E cos si
riconosce che dei primi la memoria eterna poich vivente anzitutto
nell'Amore del Padre, ma tenuta viva anche nel cuore dei fedeli oggi
presenti.

438

DOMENICA DELLA SANTA PENTECOSTE


La settimana che precede la santa Pentecoste tessuta di quell'intensit celebrativa che si pu chiamare una lunga "Liturgia di Fuoco",
del Fuoco dello Spirito Santo, che si avverte in specie nelle Ore sante.
La Luce divina del sepolcro del Signore della medesima essenza del
Fuoco increato dello Spirito Santo.
Questa Luce e questo Fuoco precisamente rendono i 50 giorni che
trascorsero dalla Resurrezione alla Pentecoste come un unico grande
Giorno del Signore, il che come un'unica celebrazione del Risorto,
che introduce all'adorazione della Triade santa consustanziale indivisibile vivificante.
Ora, gi dalla settimana precedente, che prosegue la lettura degli Atti, si proclamano le pericope evangeliche di Giovanni che portano le
reiterate promesse dello Spirito Santo pronunciate dal Signore durante
la Cena (luned-gioved); il venerd, che chiude anche la Festa dell'Ascensione, completa la "Preghiera sacerdotale" del Signore (Gv 17,
la. 18-26), il cui inizio riservato alla Domenica dei SS. Padri di Nicea
I (cf. sopra). Nello Psychosdbbaton, o "Sabato dei defunti", la Chiesa
contempla l'opera onnipotente dello Spirito Santo, la Vita divina del
Padre e del Figlio, che resuscita i defunti come conseguenza della Resurrezione di Cristo.
Qui testi come quello di Rom 8,11 fanno stato: "Che se lo Spirito del
Risvegliante Ges dai morti abita in voi, il Risvegliante dai morti Cristo Ges vivificher anche i mortali corpi vostri mediante Y inabitante
Spirito suo in voi". Lo Spirito del Padre assegna ai battezzati la medesima sorte che assegn in eterno all'Umanit del Figlio di Dio. Non si
tratta di vaghe promesse spirituali. Lo Spirito Santo infatti il divino
Iconografo, che ha come progetto artistico l'unica Icona di Dio, il Figlio, e da questo Prototipo realizza anche le altre icone di Dio, al fine
che il Figlio sia il Primogenito di molti fratelli, tutti symmorphoi con la
sua Icona (Rom 8,28-30). anche la teologia di S. Basilio il Grande nel
suo trattato "Sullo Spirito Santo".
Ora, come lo Spirito Santo, secondo la profonda visione del N.T. riletta dai Padri, precede, accompagna e segue Cristo Signore, per la legge dell'assimilazione dei figli di Dio al Figlio di Dio Monogenito-Primogenito lo Spirito Santo deve precedere, accompagnare e seguire tutti
i battezzati. Egli in modo soave ed insieme robusto chiede la cooperazione alla sua azione, la sinergia nella libert che accetta la Grazia divina, quella che per definizione sta sempre prima degli uomini, li accompagna nella loro esistenza operante, e li segue rendendo valida la loro
azione. Paolo ricorda:
439

COMMENTO -ILPENTKOSTR1ON

Dio infatti l'Operante (energn) in voi


sia il volere (thlein), sia l'operare (energin)
per (ottemperare) VEudokia(FU 2,13).
un ennesimo grande tema molto approfondito dai Padri, poich
abbraccia l'intera operazione dello Spirito Santo a partire dalla Pentecoste e per tutti i fedeli lungo tutte le generazioni. I Padri ricordano instancabilmente ai loro fedeli che la partenza di tutto questo deve essere
sempre dall' Evangelo ascoltato nella permanente conversione del cuore. Per cui lo Spirito Santo dona la fede-adesione d'amore a Cristo Signore, la carit che si irraggia verso Dio ma passando per il prossimo
(ne la condizione irrinunciabile), la tensione della speranza. Dona l'iniziazione al Mistero che culmina nel Convito dei Misteri. E dona ancora di progredire verso la Vita divina operando le opere della fede che
sono anche della carit. Tutti doni dello Spirito Santo. Cos viene l'esortazione preoccupata del bene dei fratelli spirituali:
Battezzati in Cristo dallo Spirito, e ricevendo la prima incorruzione
secondo la carne, noi attendiamo l'ultima (incorruzione, la divinizzazione) secondo Cristo dallo Spirito in forza del dono aggiunto delle opere buone e della morte accettata, custodendo senza macchia la
prima incorruzione. Ed in base a questa, nessuno di quanti la possiedono teme la perdita dei Beni conseguiti (S. MASSIMO IL CONFESSORE, Capita de charitate, Quater centena capita de charitate, ducenta
ad theologiam Deique Filii in carne dispensatione spectantia, Centenaprima capita 87, in PG 90,1120 B).
E qui si tratta non di inizianti, bens di progredienti, di persone consacrate che sono sulla vita della perfezione, dell'ambiente monastico. Ma
i talenti sono affidati "hekst kat tn idian dynamin, a ciascuno secondo la propria forza" (Mt 25,14b).
In s, la Festa della Pentecoste di indole triadica in tutti i suoi
aspetti, proprio come la Resurrezione di cui conseguenza. Poich nei
due Momenti, che sono l'unico Evento, si assiste all'ininterrotta suprema Teofania con cui il Disegno divino per l'umanit intera, e per anzitutto per l'Uomo Ges Cristo poi per i suoi fedeli, si adempie nel
Plrma, la Pienezza della divinit che lo Spirito Santo. Il quale, come ormai inabita in eterno l'Umanit del Risorto, cos vuole inabitare,
"intronizzarsi" anche nel "corpo" di cui Cristo la Testa e Capo (cf.
Col 1,19; 2,9).
L'A.T. conosce le "tre volte", o tre feste che obbliga tutti i maschi
d'Israele a fare la "santa convocazione", hagia klt, l'assemblea sacra
440

PENTECOSTE

del qhal-IHVH, Yekklsia to Kyriou (cf. gli antichi calendari di Lev


23, e Es 23). Le "tre volte" o feste (Es 23,14-17) sono nell'ordine gli
"azimi" in primavera (il 14 di Nisan, intorno a marzo; Lev 23, 4-14),
detta poipesah, pasqua", "passaggio" del Signore in mezzo al suo popolo; la "mietitura" iniziale (50 giorni dopo, ossia 7 settimane dopo la
pasqua, intorno a maggio), detta anche sb't, "le settimane" (cf. Lev
23,15-22); infine, "il raccolto" finale, di autunno (dopo la met settembre, il 15 di Tisrt), festa detta sukkt, "le capanne" (cf. Lev 23,33-34).
Feste che per diversi motivi, sia la Vita storica del Signore, sia il ministero degli Apostoli, il N.T. conosce bene.
Quanto alla Pentecoste, il N.T. usa i termini Pentkost, "cinquantena", o he hmra Pentkosts, "il giorno di Pentecoste" (cf. At 2,1),
probabilmente alludendo che tra la Resurrezione e 50 giorni dopo esiste la "cinquantena", che un unico Giorno radioso. Al contrario, le
antiche versioni latina, siriache, armena, etiopica, leggono At 2,1 come
"i giorni di Pentecoste", indicano la successione di 50 distinti giorni,
non secondo il testo greco.
L'Economia del N.T. accumula con la Pentecoste dello Spirito Santo
numerosi temi. Quelli dell'A.T. erano prevalentemente il rendimento di
grazie per le primizie, a cui si era aggiunta la commemorazione del
dono della Legge santa nella teofania ripetuta del Sinai (cf. Es 24,1218; 34,10-35). La Chiesa degli Apostoli sia nell'Evento teofani-co della
Pentecoste (At 2,1-4), sia nelle spiegazioni che ne derivano, concentra
la contemplazione nell'"effusione" (come un liquido, cf. At 2,32-33,
con il verbo ekch, versare) del Fuoco dello Spirito Santo, Sigillo di
fuoco, il quale adempie totalmente l'Economia antica dell'A.T.,
concentrata nella Benedizione e nella Promessa ad Abramo, che
Cristo Signore ottiene con la sua Croce, e che sono lo stesso Spirito
Santo (Gai 3,13-14).
All'Evento in quanto tale, di At 2,1-4, teofania dello Spirito Santo,
la Chiesa dedica piuttosto l'anamnesi del luned successivo.
Tuttavia si deve pur sempre considerare in modo costante che quando si tratta dello Spirito Santo, si ha l'onnipotente presenza dello Spirito di Dio, ossia del Padre e del Figlio, cosicch quelli che nel linguaggio sempre approssimativo dei teologi si usano chiamare "aspetto trinitario" ed "aspetto pneumatologico", in realt formano la medesima
Realt divina. Dove possibile e legittimo "distinguere per unire", e
non per separare. possibile avere maggiore coscienza di questo se si
rileggono alcuni grandi e densi testi dei Padri. Cos, l'anno 379, durante
la Divina Liturgia di Pentecoste celebrata a Costantinopoli, l'Arcivescovo pastore, S. Gregorio il Teologo, a fedeli per nulla pi intelligenti
o pi istruiti di quelli di oggi, poteva far scendere nel cuore parole realmente ispirate sullo Spirito Santo:
441

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

Lo Spirito esisteva sempre, ed esiste sempre, ed esister sempre, n


principiato, n verr mai meno, ma sempre Coordinato e Connumerato con il Padre e con il Figlio (Mt 28,19; 2 Cor 13,13). Infatti, non
era conveniente che il Figlio mai mancasse del Padre, o che lo
Spirito mai mancasse del Figlio. Poich la Divinit sarebbe
ingloriosa al colmo, come quella che giungesse alla con-pienezza
dal pentimento.
Lo Spirito dunque era sempre Percepibile (Gen 1,1-3), non capace
di prendere parte, Perfezionatore, non perfezionato, Santificatore,
non santificato, Divinizzante (thei), non divinizzato, Egli sempre
il Medesimo a Se stesso, ed a Quelli (il Padre ed il Figlio) con i
Quali coordinato (syntssomai). Invisibile, Intemporale, Incontenibile, Immutabile, il Senza-qualit, il Senza-quantit, il Senza-forma,
il Senza-tangibilit, Automoventesi, il Sempre Mobile, Autolibero
(autexosion), Autopotente (autodynamon), Onnipotente. Anche se
Egli si riferisce alla Prima Causa (il Padre), come sono tutte le
realt del Monogenito, cos anche sono quelle dello Spirito: Vita e
Vivificante, Luce e Guida alla Luce, Buono in s e Fonte della
Bont.
Spirito retto (Sai 50,12), Principale (Sai 50,14); del Principe del popolo (Cristo Risorto), Inviante, Segregante (At 13,3), Costruttore del
Tempio per Lui stesso (1 Cor 3,16; 6,19), Guida della via (Hodgs,
Gv 16,13), Operante come Egli vuole (Gv 3,8), Dividente i carismi
(1 Cor 12,4-11.27-28), Spirito della filiazione (Gai 4,6; Rom 8,15),
della Verit (Gv 14,17; 15,26; 16,13), della Sapienza (1 Cor 2,1012), dell'intelligenza, della scienza, della piet, del consiglio, della
forza, del timore, come sono annumerati (i 7 Doni, cf. Is 11,1-2).
Mediante il Quale il Padre conosciuto, ed il Figlio glorificato, ed
insieme ad Essi (due) soli conosciuto: Unica Coordinazione (syntaxis), unico culto (latria) e adorazione (proskynsis), e Potenza
(dynamis) e Perfezione (telisis) e Santificazione (hagiasms).
Perch io debbo parlare di pi? Tutto quanto il Padre, del Figlio,
meno l'Innascibilit. Tutto quanto il Figlio, dello Spirito, meno
la Generazione. Queste realt non limitano l'Essenza, secondo il
mio parlare, bens sono delimitate intorno all'Essenza (S. GREGORIO
IL TEOLOGO, Oratio 41, In Pentecosten 9, in PG 36,441 A-C).
Il medesimo Arcivescovo, posto sulla cattedra della Capitale per le
sue capacit, ma nonostante la sua umilt, aveva ricevuto un piccolo
gregge di poche migliaia di anime, quando la schiacciante maggioranza
della citt era ariana con tanto di gerarca. S. Gregorio si era attestato,
come in guerra, nella minuscola chiesa che ribattezz Anstasis, Resurrezione, da cui ripartiva per riportare tutti i fedeli traviati alla fede im442

PENTECOSTE

macolata della Chiesa. In quella chiesetta pronunci alcune omelie, tra


le quali le "5 Teologiche", ossia che parlavano del Dio Triadico e dei
suoi diritti; per il loro successo tra le anime e tra i pastori, quelle omelie gli ottennero l'appellativo di Theolgos, come S. Giovanni l'Evangelista. Pronunciate nell'estate-autunno del 380, quelle omelie con l'opera attiva di S. Gregorio contribuirono efficacemente alla conversione
del popolo, ed aprirono anche la via per la Sinodo di Costantinopoli, il
I, del successivo 381. Nell'ultima di esse il grande pastore predica cos,
in un momento di crisi acuta che l'arianesimo della seconda generazione, pi intellettualmente organizzato e dunque pi virulento, aveva scatenato non meno contro lo Spirito Santo:
Esistono dunque realt che qualcuno negher che si trovino nella
Scrittura. Ma gi giunger a te la folla dei testimoni (Ebr 12,1) dai
quali pi che dimostrata a partire dalla Scrittura la divinit dello
Spirito, certo, non per quanti sono troppo sinistri, o estranei allo
Spirito.
Cos allora osserva. Nasce Cristo (Le 2,7), (lo Spirito Lo) precede
(Le 1,35). battezzato (Le 3,21), (Egli) testimonia (Le 3,23). tentato (Le 4,1), (Egli ve Lo) spinge (Le 4,18). Compie prodigi (Mt
12,22), (Egli Lo) accompagna (Mt 12,28). Ascende (At 1,9), (Egli a
Lui) succede (At 2,4).
Che dunque (lo Spirito) non pu delle grandezze (i megalia di
Dio), essendo Dio? Che mai non chiamato, essendo Dio, salvo
l'Ingenitezza (del Padre) e la Nascita (del Figlio)? Si doveva infatti
che le propriet restassero al Padre ed al Figlio, affinch non esistesse confusione nella Divinit, alla quale anche altre realt portassero
all'ordine (txis) ed all'armonia (eukosmia). Ed io ho terrore, pensando alla ricchezza degli appellativi, e contro questi Nomi sono impudenti quanti si oppongono allo Spirito.
Egli detto Spirito di Dio (1 Cor 2,11; Rom 8,9a), Spirito di Cristo
(Rom 8,9b), Intelletto di Cristo (1 Cor 2,12-16), Spirito del Kyrios,
il Signore (2 Cor 3,17), Egli stesso Kyrios (2 Cor 3,18), Spirito della
filiazione (Rom 8,15; Gai4,6), Spirito della Verit (Gv 14,17; 15,26;
16,13), della libert (eleutheria, 2 Cor 3,17), Spirito della Sapienza
(Efes 1,17; Is 11,1-2), dell'intelligenza, del consiglio, della forza,
della scienza, della piet, del timore di Dio (Is 11,2-3, per i 7 Doni
dello Spirito).
Ed anche Autore di tutto questo, tutto riempiendo con la sua Essenza, tutto contenendo, riempiendo l'universo secondo l'Essenza,
incontenibile dall'universo quanto alla Potenza (Sap 1,7-10), Buono
(Sai 142,10; Le 11,13; Mt 7,11), Retto (Sai 50,12), del Principe (del
popolo di Dio, Cristo; Sai 50,14), Santifcatore per Natura, non per
443

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

disposizione (Rom 8,14-15), Misuratore non misurato (Gv 3,34),


Che fa partecipare, non partecipante, Riempiente, non riempito,
Contenente, non contenuto, Ereditato (Efes 1,13-14), Glorificato.
Connumerato (con il Padre e con il Figlio, Mt 28,19), Minacciato,
Dito di Dio (Le 11,20), Fuoco come Dio (At 2,3), per apparire come io ritengo il Consustanziale, Spirito che crea (Gen 1,2), che
crea di nuovo (Gv 3,5) con il battesimo, con la resurrezione (Tit 3,5),
Spirito che conosce tutte le realt (1 Cor 2,10-12), che insegna (Gv
14,26), che spira dove e quanto vuole (Gv 3,8), che guida per la via
(Sai 142,10; Gv 16,13), che parla (At 10,19; 13,2), che invia (At
13,2.4), che mette da parte (At 13,2), che adirato, tentato (At
16,6.7), che rivela (Gv 16,13; 1 Cor 2,10), che dona la Luce, che dona la Vita. O meglio, Egli stesso Luce e Vita. Che rende tempio (1
Cor 3,16; 6,19), che divinizza (1 Cor 15,45.49), che perfeziona, cos
che precorre il battesimo, ed ricercato dopo il battesimo. Che tutto
opera in quanto Dio, diviso in Lingue di Fuoco (At 2,3), che divide i
doni, che fa gli Apostoli, i Profeti, gli Evangelisti, i Pastori ed i
Maestri (1 Cor 12,4-28; Efes 4,1-12).
Intelligente, Molteplice, Intelligibile, Chiaro, Incontaminato, Nonimpedito (Sap 7,22, per le 6 aggettivazioni che precedono), che vale
come Sapientissimo e Multiforme per le operazioni, e Tutto-manifestante e Tutto-chiarificante ed Autolibert ed Immutabile, Onnipotente, Onniveggente (1 Cor 2,10), Penetrante in tutti gli spiriti intelligenti, puri, tenuissimi credo, io, nelle potenze angeliche (Sap
7,23) , come anche negli spiriti profetici ed apostolici, Sincrono,
ma non nei medesimi luoghi essendo gli altri sparsi diversamente
, per cui mostrato, essendo Incircoscritto (S. GREGORIO IL TEOLOGO, Oratio 31, Theologica 5, De Spiritu Sancto 29, in PG 36,159
A - 163 C).
La riflessione dei Padri, come dato sempre di vedere, una sostanziale, copiosa, costante, assidua ed intelligente "lettura biblica", dove
"leggere" va preso alla lettera, ossia nel significato degli antichi, come
"apprensione" dal testo, e nel massimo grado possibile, di tutte le realt
che esso porta. E proprio questa riflessione porta alle redazioni delle
ufficiature liturgiche, in specie dal "secolo d'oro" che il sec. 4, quando si usa parlare di "grande patristica", che dura fino al sec. 5. I Padri
teofori come i Grandi Atanasio e Basilio, e il Teologo Gregorio e l'omonimo Nisseno, influiscono in modo determinante sulla dottrina triadica, e qui sull'accentuazione pneumatologica.
La straordinaria ufficiatura liturgica che circonda e permea la Pentecoste risente perci dell'amalgama che forma la grande teologia, ossia
della sapiente coniugazione della Scrittura con i Padri che termina nella
444

PENTECOSTE

Liturgia. Purtroppo, questa coniugazione in certa teologia moderna, cos "specializzata" e dunque settoriale e spesso asfittica, pressoch assente, anche se velleitariamente invocata.
Altres dai Padri del sec. 4, e per l'influsso enorme che qui ebbe S.
Efrem il Siro, bench non da solo, proviene alla santa Liturgia dell'Oriente quella nota cos caratteristica del Mystrion phobern, phriktn,
il Mistero da temere perch incute salutare terrore per la sua immanit
indicibile. Non si pu veramente celebrare il Signore senza accostarsi
alla sua Presenza tremenda nella conversione del cuore sincera. La
metnoia e deve essere insieme katnyxis, compunzione del cuore,
una condizione dell'esistenza redenta che non proviene dalla natura
dell'uomo: "anche questa katnyxis dono di Dio" (S. BASILIO, Reg.
brev. 16, in PG 31,1092 C). Come la ebbero in dono gli Ebrei la mattina della Pentecoste davanti a Pietro ed agli Apostoli che annunciavano
Cristo Risorto con lo Spirito Santo (At 2,37).
Ora, la Liturgia di Pentecoste avviene in una tipica atmosfera di penitenza, la cui espressione estesa e profonda sono le Preghiere della
Gonyklisia recitate in ginocchio dal celebrante davanti all'assemblea a
sua volta prostrata (cf. il Vespro della sera della Pentecoste). un atteggiamento molto antico dell'Oriente cristiano, quello di accogliere il
dono dello Spirito Santo in ginocchio; e al momento dell'epiclesi della
Divina Liturgia, per s i Riti orientali prescrivono che i celebranti stiano all'altare in ginocchio, poich il momento tremendo.
I. - LE ORE SANTE E impossibile qui
dare pi che qualche schematico contenuto.
A) II Vespro
Si potrebbe considerare come indicazione della celebrazione il contenuto dello Stichrn idimelon 1 del Tono 1: Festa di Pentecoste,
visita dello Spirito, privilegio della Promessa, adempimento della speranza: "che ingente Mistero, grande e venerato!"; e 5 del Tono 2:
l'acclamazione innica si dirige alla Triade consustanziale, il Padre ed il
Figlio e lo Spirito Santo "poich cos predicarono (kryss) tutti i
Profeti e Apostoli insieme ai Martiri". Ossia: la Pentecoste Teofania
triadica, e qui la Triade divina riceve la dossologia, segnando il punto
di convergenza del preannuncio profetico con la predicazione apostolica
e la testimonianza che ne diedero i Martiri; insieme, la Pentecoste
segna la pienezza del Mistero dlY Oikonomia triadica: la Promessa antica, che aveva generato la grande speranza, ormai esaudita con la perenne Presenza dello Spirito Santo.
445

COMMENTO - IL PENTKOSTARION

Di questo attestano le Letture dell'A.T.:


\)Num 11,16-17.24-29
In un momento difficile per il popolo, tormentato dalla penuria di cibo e dall'insicurezza dell'esodo, Mos presenta al Signore i suoi lamenti, anche per la pressione del mormorare del popolo (vv. 1-15). Il
Signore gli ordina di separare 70 Anziani scelti per la loro gravita, e di
presentarglieli davanti al santuario (v. 16), promettendo di scendere accanto a Mos, e di comunicare parte dello Spirito che riposa in Lui a
quelli che saranno suoi collaboratori nel governo del popolo (v. 17).
Mos riferisce questo al popolo, e porta i 70 Anziani al santuario (v.
14). Il Signore scende, prende parte dello Spirito di Mos e lo dona ai
70 Anziani, i quali subito "profetizzano", ossia parlano al popolo la Parola divina (v. 25). Due dei chiamati, Eldad e Medad, non si erano per
presentati (v. 26), ed avevano egualmente ricevuto lo Spirito di Mos;
perci un giovane zelante (Giosu?) chiede a Mos di impedire ai due
di profetizzare (v. 27). Ma la magnanimit di Mos rigetta questa gelosia, poich Mos vorrebbe che tutto il popolo avesse ricevuto lo Spirito
(v. 28). Poi raduna il convegno degli Anziani per deliberare le attivit
future (v. 30).
2) Gioel 2,23 - 3,5
Dopo la liturgia penitenziale nazionale per i gravi peccati (2,1-17), il
Signore promette una nuova prosperit, che si tinge di colore messianico (2,18-22; l'espressione tipica qui "la vite ed il fico", cf. Mich 4,4,
che sono i segni della pace messianica, v. 22; e la Domenica dell'Ortodossia). Allora vi sar gioia, con stagioni regolari, l'abbondanza dei
raccolti di grano ed uva, che compenseranno la carestia causata dall'invasione di locuste, segno della divina punizione (vv. 23-25). Questa
prosperit porta alla lode del Nome divino a motivo dei fatti mirabili
operati (v. 26), nella conoscenza ed esperienza del Signore Unico (v.
27). Saranno questi i giorni ultimi (3,1), quando il Signore verser lo
Spirito suo su tutti i viventi ("ogni carne"), ed essi avranno la Parola divina sulla bocca, e cos "profetizzeranno" tutti i membri del popolo
santo, dai giovani agli anziani, dagli uomini alle donne, dai liberi agli
schiavi (3,1-2). Il segnale sar dato da prodigi paurosi, di fuoco e sangue e di sconvolgimenti celesti: il Giorno del Signore "grande e terrificante" (3,4). Da allora, sar salvato solo chi invocher il Nome del Signore, convenendo al luogo santo che il rifugio salvifico di tutti gli
scampati. Va notato che il testo dei vv. 3,1-5 citato per intero da Pietro
la mattina di Pentecoste: At 2,17-21.
446

PENTECOSTE

3) Ez 36,24-28
Nel contesto della restaurazione dopo l'esilio babilonese, il Signore
preannuncia la rigenerazione del popolo. Anzitutto sar ricostituita la
comunit prima dispersa (v. 24), e nella patria rinnovata essa ricever
l'Acqua della divina purificazione da ogni contaminazione idololatrica
(v. 25); per questo dovr avvenire con il "cuore nuovo", non pi indurito nel peccato, bens reso tenero per farne la dimora dello Spirito
di Dio (v. 26). Il Signore stesso porr lo Spirito suo "dentro" il suo popolo, il che significa sia dentro il cuore di ciascuno, sia dimorante nel
popolo come sua abitazione definitiva; cos il popolo seguir le vie
della santit divina (v. 27). Nella patria nuova sar sancita l'alleanza
rinnovata, la cui formula "popolo mio Dio vostro" (v. 28). Il testo
rilegge l'annuncio dell'"alleanza nuova" del maestro di Ezechiele, che
era Geremia: Ger 31,31-34, che forma la Lettura 14a del Sabato santo e
grande.
B) II Mattutino
Del Mattutino si tratter anche dopo. Qui va segnalato l'Evangelo
hethinn 9, ossia Gv 20,19-23, il dono dello Spirito la sera stessa della
Resurrezione. Ancora una volta il nesso Resurrezione-Pentecoste
additato come fondante. Vedi la Domenica di S. Tommaso.
C) Le Lodi
Si annota solo che gli Stichrd idimela formano un tessuto teologico serrato, il cui oggetto lo Spirito Santo oggi donato. In specie il 3
di essi un piccolo trattato: Lo Spirito Santo Luce e Vita (come il
Verbo: cf. Gv 1,1-3). Fonte Vivente soprannaturale (noers, spirituale,
intellettuale, divina). Spirito di Sapienza, Spirito di conoscenza (cf. Is
11,1-2). Buono, Retto, Soprannaturale (noern). Condottiero (aggettivi per cui cf. Sap 7,26; Sal 50,12-14). Che purifica le colpe. Dio
e divinizzatore. "Fuoco procedente da Fuoco". il Parlante. L'Operante. Il Dividente i doni. Da Lui furono coronati tutti i Profeti e gli
Apostoli di Dio con i Martiri. l'insolito Suono da ascoltare, l'insolita
Visione, Fuoco diviso in distribuzioni di carismi.
Si sente qui l'influsso dei testi di S. Gregorio il Teologo, come quelli citati sopra.
II. - LA DIVINA LITURGIA
1. Antifone
1) Si intercala ad ogni Stichos: Tispresbiais ts Theotkou.
-Sai18,2, "Inno di lode": il Salmista contempla lo spettacolo immane
447

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

dei cieli, che gi di per s, in quanto sono la meraviglia del creato,


narrano in perennit la divina Gloria, mentre di notte le stelle rendono
manifesta l'opera delle divine Mani (cf. anche Sai 8,4-8); per i Padri, le
Mani divine sono il Figlio e lo Spirito Santo (S. Ireneo); -Sai18,4: e
per di tanto prodigio non esiste sufficiente narrazione e spiegazione,
mancando la capacit espressiva e il vocabolario idoneo. La lode si
deve fare silenzio; l'apofasi davanti al divino;
- Sai 18,5: questa immensit delle opere manifesta la Maest tremenda
del Signore, e di essa esiste un continuo annuncio visibile e percepibile, che pervade il mondo esistente quale voce che echeggia in perennit tra gli uomini. Tali furono le voci degli Apostoli che evangelizzarono le regioni della terra.
2) Si intercala ad ogni Stichos l'epiclesi: "Salva, Paraclito Buono, noi
che a Te salmodiamo l'Alleluia!"
-Sai19,2, "Salmo regale": l'Orante si rivolge al Re messianico, mentre con epiclesi al Signore gli augura che sia assistito, protetto e salvato da ogni pericolo;
- Sai 19,3: e con una seconda epiclesi chiede al Signore che da Sion dove dimora invisibilmente e regna, invii al suo Re perenne soccorso;
- Sai 19,4: con altre epiclesi gli augura che il Signore accetti come gradita ogni sua offerta, ed i suoi olocausti. Qui occorre rifarsi all'ebraico, che per questo testo riporta il senso originale: l'Orante augura al
Re che il Signore, in segno di accettazione consumi i suoi olocausti
con il Fuoco divino; un tratto ricorrente per le figure regali d'Israele, come Abramo (Gen 15,17), David (1 Cron 21,26), Salomone (2
Cron 7,1-3), e altre.
3) Si intercala ad ogni Stichos Y Apolytikion della Festa.
-Sai 20,2, "Salmo regale": il Salmista si rivolge ammirato al Signore,
perch della Potenza divina gioisce il Re messianico stesso, e della
"salvezza" divina, che qui vuoi dire "vittoria", operata dal Signore, il
Re trova motivo di esultanza;
-Sai20,3: l'Orante riconosce che il Signore concede al suo Re tutto
quello che secondo il Disegno divino il Re stesso desidera per s e
per il popolo che guida;
- Sai 20,4: il Signore anzi gli anticipa ogni grazia con cui lo benedice,
e poi come epilogo lo cinge della corona regale preziosa.
2. Esodikn
Si canta il Sai 20,14, "Salmo regale": l'assemblea orante fa sua la
voce del Salmista, quando chiede al Signore che "risorga" e si manifesti cos nell'esaltazione della sua Potenza irresistibile: il suo popolo
448

PENTECOSTE

vuole cantare di gioia e salmodiare alla Forza divina ormai dispiegata.


Si risponde con "Salva, Paraclito Buono" dell'Antifona 2a.
3. Tropari
1) Apolitikion della Festa: Yeulogia, la benedizione al Signore Cristo
Dio, che mostr ripieni della divina Sapienza dei semplici pescatori fa
cendo scendere su essi lo Spirito Santo, cos da catturare con la rete
apostolica il mondo abitato. A Lui va la gloria in quanto l'unico "Fi
lantropo", che realmente ami gli uomini.
2) Kontdkion della Festa (cf. Ode 6a): Si canta la dispersione dei popoli
della Torre di Babele (cf. Gen 11,1-9), a cui si contrappone adesso il
dono delle lingue del Fuoco dello Spirito Santo che riforma l'unit di
tutti gli uomini. Perci con unica voce si glorifica il Santissimo Spirito.
4. Hsoi eis Christn ebaptisthte
Si canta (come nel Sabato santo e grande) al posto del Trisgion.
5.Apstolos
a) Prokimenon: Sai 18,2.5, "Inno di lode
Si ripete l'Antifona 1\ II significato qui riferito immediatamente al
Fuoco dello Spirito Santo.
b)At 2,1-11
L'esordio insieme temporale e teologico. Luca dice: "e nell'essere
compiuta (symplr, al passivo) il giorno della Pentecoste", il che indica che l'evento che segue si situa al termine della "cinquantena" che
parte dal giorno della Resurrezione, da una Domenica ad una Domenica. Ma si tratta di "un giorno" di 50 giorni considerati come unit. Tale
giorno riceve dal Signore il suo compimento, e proprio il passivo di
symplr un tipico "passivo della Divinit", che vuole indicare
un'opera divina senza nominare il Nome dell'Autore.
Il Signore compie l'Evento centrale del Disegno divino e delVOikonomia che lo pone in azione, e tale Evento unitario la Resurrezione,
che si estende per "50 giorni", dove il numero 50, come 5 ed i suoi
multipli, indica il totale adempimento. Ossia sempre Resurrezione,
sempre effetto della Resurrezione. Ma si tratta anche della Pentkost,
la quale l'equivalente attuativo della Resurrezione. Dunque sempre
Pentecoste. L'identificazione teologica, ovviamente non numerica che
creerebbe solo confusione, tra Andstasis e Pentkost impressionante
non solo in s, ma perch confermata pienamente dagli autori del
N.T., e con tale insistenza, che deve far riflettere. Qui si considerano
449

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

due serie di fattori, prima sulla Resurrezione quale Dono dello Spirito
Santo, poi sulla Pentecoste quale Dono resurrezionale.
I) Se Pentecoste "Dono dello Spirito Santo" sugli uomini, riversato
dal Padre a partire dall'Umanit gloriosa del Figlio (At 2,32-33), allora
Giovanni avverte che esiste una triplice Pentecoste secondo la sua narrazione degli eventi del Signore, e in un ordine coerente e rigoroso:
- la Croce santa e vivificante gi la glorificazione di Cristo. Egli
stesso lo anticipa pi volte, parlando dell'"esaltazione (hyps) del
Figlio dell'uomo" (cf. Gv 3,14; 8,28; 12,32.34). Infatti l'infamia de
gli uomini, il supplizio terrificante, deterrente dei malfattori, la cro
ce, diventa la gloria per Dio. Poich la sua debolezza e stoltezza da
vanti agli uomini la sua infinita Potenza e Sapienza (1 Cor 1,17 2,16, il "discorso della Croce" di Paolo). Ora, in questa glorificazio
ne, come gi si disse, Cristo sulla Croce si addormenta nel sonno
della morte, ma prima, chinato il capo in segno del suo "s" fedele al
Padre, gli riconsegna lo Spirito, affinch il Padre possa donarlo final
mente (Gv 19,30). Non solo, ma da questo stesso Uomo, l'Adamo
Ultimo dormiente, dal suo costato squarciato, come ai primordi av
venne per Eva (Gen 2,18-21), il Signore fa scaturire l'va ultima, la
Madre dei viventi, "lo stupefacente mistero dell'intera Chiesa" (i Pa
dri), sotto la forma dell' Oikonomia ultima, quella dello Spirito San
to, che si riceve "subito" dal Sangue del Signore e dall'Acqua della
Vita (Gv 19,34). la prima Pentecoste, che si pu chiamare "Pente
coste staurotica", dalla Croce;
- e per il Disegno divino insaziabile nell'intervenire. Cos la sera
stessa della Resurrezione Ges visita i suoi, e su essi, ai quali ha gi
donato la Pace sua, "soffia" lo Spirito Santo, nell'imperativo
"Lbete, accettate!" (Gv 20,19-22). Per questo, vedi la Domenica di
S. Tommaso. la Pentecoste Domenicale;
- ma il Disegno divino si fa sempre pi incontentabile. Perci il Risor
to teofanicamente si fa presente a 7 discepoli sul Mare di Tiberiade,
di notte, provoca per essi la pesca prodigiosa di 153
"grandi pesci", ma poi offre ad essi il Pesce arrostito e il Pane (Gv
21,1-14), per il Cibo da prendere insieme. Perci, il "pesce" un vi
vente nella sua sfera, deve abbandonarla ed entrare nella sfera degli
uomini, dove inevitabilmente muore, per diventare cibo buono. Ma
deve anche essere cotto con il fuoco. Ora il Verbo abbandona la sfera
divina dove vive eternamente, entra nella sfera del mondo umano del
peccato, dove muore, ma per diventare Cibo di Vita eterna deve es
sere bruciato dal Fuoco sacrificale;
- ossia dal Fuoco dell' accettazione sacrificale vedi sopra,Antifona
9a , che e lo Spinto Santo. Csi ali unanimit Padri d Oriente e
450

PENTECOSTE

d'Occidente. la terza Pentecoste giovannea, quella propriamente


eucaristica.
II) Un'altra serie di considerazioni assai illuminanti vengono dall'autore
stesso degli Atti, Luca. Infatti egli non si limita a narrare un'unica
Pentecoste, ma reitera il suo resoconto per 5 volte, il numero della pienezza e completezza, per dimostrare che non si deve idealizzare l'Evento della mattina di Pentecoste come se fosse isolato, ma si deve fermamente prendere atto che " sempre Pentecoste". E cos si ha questa
successione:
- At 2,1-11: per gli Apostoli, a Gerusalemme;
- At 4,31 : di nuovo per gli Apostoli, a Gerusalemme;
- At 8,14-17: per i fedeli di Samaria, fuori di Gerusalemme;
- At 10,44-46: per Cornelio romano ed i suoi, a Cesarea, tra pagani; i fenomeni sono i medesimi della prima Pentecoste; ancora in Palestina;
- At 19,1-7: a pagani, adEfeso, fuori della Palestina. Come si vede, le
prime 4 volte la Pentecoste avviene nel territorio della Terra santa.
Ma 4 il numero (con i suoi multipli, 40, etc.) dell'attesa e della non
completezza, la quale dunque si ha solo la 5a v0 a' Finalmente lo Spirito
Santo giunge alle nazioni pagane. Questo anche il symplr, il
compiersi divino della Pentecoste.
Il v. 1 di At 2 seguita adesso narrando che i discepoli del Signore
stavano "insieme nel medesimo posto", rispettando le consegne del Signore stesso (Le 24,49, reiterate in At 1,8), anzi radunandosi in modo
perseverante per chiedere epicleticamente la Promessa del Padre (At 1,
12,14, correlativo a Le 24,53). Al v. 15 Pietro spiegher che quel momento erano circa l'ora terza del mattino. Si sa che era il 28 maggio
dell'anno 30 d.C, la morte del Signore fu il Venerd 7 aprile precedente,
la sua Resurrezione il 9 aprile, di Domenica. Il dato dell'ora importante, perch in quel momento nel tempio si stava eseguendo il sacrificio tmid, "permanente", la preghiera d'Israele saliva al Signore, il
sangue era versato intorno all'altare, gli offerenti della vittima si preparavano al convito comunitario.
All'improvviso dal cielo un suono, chos, come vento di tempesta
irresistibile che piomba sopra, e riempie (plr) l'intera casa dove i
discepoli stavano seduti (v. 2). il "segno" possente della Teofania.
Con la sua Teofania il Signore aveva visitato il profeta Elia sul Horeb,
quando era restato solo in Israele a difendere i diritti del Dio Vivente ed
Unico (cf. 3 Re (= 1 Re) 19,11), incaricandolo della missione tra il suo
popolo e contro il re tiranno, Ahab. Nella tempesta turbinante il Signore aveva anche parlato a Giobbe sofferente (Giob 38,1). E quando si
aprono i cieli ed appare la "visione di Dio" ad Ezechiele, il Signore si
451

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

presenta nel vento impetuoso, con la grande Nube, la Gloria, attorniato


dal fuoco e sfolgorante di luce (Ez 1,3), troneggiante sul carro glorioso
spinto dai quattro cherubini.
La casa riempita perci dalla Manifestazione divina, come la Gloria divina riempiva il santuario (Es 40,34-38) ed il tempio (3 Re (= 1
Re) 8,10-11). Come per riemp la casa anche l'aroma dell'unzione
per il sepolcro, riversata dall'amore di Maria sui piedi di Ges (solo in
Gv 12, 3). La Divinit occupa tutto lo spazio dell'esistente, possiede
per la totalit ogni realt che gli appartiene, e la dirige ai suoi fini.
Adesso pi concretamente avviene la Teofania triadica dello Spirito
Santo. Si mostrano ai discepoli "lingue come di fuoco", ed il Fuoco "si
intronizz, ekthisen" su ciascuno di essi (v. 3). I presenti sono Maria,
la Madre del Signore, i Dodici, e i 120 fratelli, tutti investiti dalla
Vampa divina, Maria per la seconda volta (cf. Le 1,35). Cos l'unico
Fuoco che l'unico Spirito di Dio senza divisione in se stesso, si comunica totalmente a tutti i presenti, riformando di essi nella fiammeggiante divina Unit, una comunione unita e indivisibile per sempre.
la Chiesa Madre, la Sede dello Spirito Santo, che comunicher per i
Misteri pentecostali la medesima comunione dello Spirito alle Chiese
figlie sue per sempre. Fuoco dunque nuovo ed ultimo, su cui si dovr
trattare a parte, Fuoco creante e ricreante, Fuoco battesimale promesso
(cf. Le 3, 16; Mt 3,11), che "battezza" in Cristo, immergendo nella sua
Morte per la sua Resurrezione (cf. Rom 6,1-11; e YApstolos del Sabato
santo e grande).
Al v. 4 l'operazione massimamente attiva dellapno biia, il "vento
violento" divino, diventa la condizione massimamente passiva di tutti i
presenti: essi "furono riempiti di Spirito Santo". Nel N.T. cos in tale
condizione si trovano numerosi personaggi oltre questi: la Vergine Maria, Elisabetta, Zaccaria, Giovanni Battista, Simeone l'anziano, Stefano, Paolo. Solo Uno plrs, originariamente "pieno" di Spirito Santo
fin dalla sua concezione verginale immacolata, Cristo Signore (cf. ad
esempio Le 4, 1.14, etc.). Gli altri debbono riceverlo da Cristo dopo la
Resurrezione. Ma qui esiste un'altra eccezione, poich Maria Vergine
riceve lo Spirito Santo come anticipo della Resurrezione.
Lo Spirito Santo allora investe della sua Potenza i discepoli del Signore, li immerge nella totalit del Mistero del Signore. Li battezza e
conferma e consacra ali''apostoli, alla condizione di Apostoli inviati al
mondo. Li santifica, li trasforma. Il primo effetto esterno di questa trasformazione il dono indicibile ma da pronunciare per intero, della Parola divina. Essi infatti subito "cominciarono a parlare", e con "altre
lingue", con lingue diverse tra esse, secondo il dono, "come donava" lo
Spirito Santo di esprimersi. Quest'ultimo verbo, apophthggomai, risulta ancora in molti contesti della Liturgia di oggi.
452

PENTECOSTE

Non questo un caso isolato. Lo stesso Paolo appena battezzato dalla mano di Anania e riempito di Spirito Santo, "subito si mise a predicare Ges: che Egli il Figlio di Dio" (At 9,20, cf. vv. 17-19).
In sostanza, la prima "urgenza" dello Spirito Santo di spingere alla
predicazione della Parola divina. Tale urgenza resta prima nella Chiesa
di tutti i tempi, oggi come non mai. la prima urgenza "pastorale", spirituale, teologica. Poich laprima carit
I vv. 5-11 narrano delle conseguenze immediate della Pentecoste sugli estranei presenti. Allora erano "saliti" a Gerusalemme, secondo la
Legge delle "tre volte" o tre feste (cf. ancora Es 23,14.17), "uomini
pii", osservanti, da ogni nazione "sotto il cielo", ossia della terra (v. 5).
Essi avvertono il tumulto avvenuto tra il gruppo che stava con Pietro, e
si radunano curiosi, ma restano confusi, poich sentono una meraviglia
inaudita: ciascun discepolo toccato dallo Spirito Santo parlava "nel
proprio linguaggio" (v. 6). Da sempre ci si chiede se ogni discepolo
parlava la sua lingua, l'aramaico, e si faceva perfettamente capire dall'ascoltatore di altri parlari, e questo gi un grande prodigio; oppure,
se ciascun discepolo ormai sapesse parlare ciascuna lingua di ciascun
ascoltatore. Pi tardi nelle comunit primitive operava il "carisma
(charisma = gratificazione, dono) delle lingue"; chi lo possedeva sapeva
parlare lingue misteriose (cf. 1 Cor 12,10, ma cf. vv. 4-11). Il problema
resta, e forse va visto come la somma delle due soluzioni: comunque i
discepoli si facevano intendere anche dagli stranieri. I quali si chiedono
attoniti se quelli non siano dei volgari Galilei, che per s parlavano un
dialetto ebraico o aramaico di bassa estrazione (v. 7), e dunque tanto pi
strano che ciascuno ascolti parole nella propria lingua nativa (v. 8).
Sono qui enumerate almeno 17 nazioni di quel tempo (vv. 9-Il a), da
un'estremit all'altra dell'impero, e anche fuori di esso: tutte queste
genti sentono adesso i megalia to Theo, i mirabili fatti operati da
Dio. evidente che i discepoli visitati dallo Spirito Santo, che anzitutto
Spirito divino della preghiera, adesso rendono grazie al Signore per le
sue meraviglie operate, e Lo lodano per la sua Maest e Potenza e Bont
(v. lib).
Ma perch tante lingue, e perch tante nazioni? Dall'et dei Padri
l'interpretazione ha centrato bene il tema. Nell'A.T. si narrava della superbia umana, che costruisce a Babele una torre per "toccare il cielo",
un "segno di unione" per restare uniti ed opporsi a Dio (cf. Gen 11,19). Il Salmista riporta un'eco di questo, quando prega cos:
Salvami, Signore, poich venne meno la santit,
poich sparirono le fedelt dai figli degli uomini,
fatti vani parlarono ciascuno al prossimo suo,
labbra dolose, nel cuore e dal cuore parlarono.
453

COMMENTO - IL PENTEKOSTARION

Disperda il Signore tutte le labbra dolose


e la lingua che sproposita,
essi che parlarono:
"La lingua nostra potenzieremo,
le labbra nostre ci appartengono,
chi il signore nostro?" (Sai 11,2-5).
Ma il Signore interviene, confonde "le lingue" ossia gli intendimenti
umani, e gli uomini si disperdono, alienati e divisi, verso tutte le direzioni, vanificati nel loro disegno autonomo ed orgoglioso (Gen 11,5-9).
Il principio d'unit non sta nelle imprese politiche e sociali, e culturali.
Sta solo nel Disegno divino di Bont. Contro il peccato viene lo Spirito Santo. La richiesta profetica: "Se tornerai a Me, parla il Signore,
convertiti. Se rimoverai gli ostacoli tuoi davanti a Me, non sarai pi
scosso" (Ger 4,1). I discepoli sono tornati al Signore dopo la fuga dal
Getsemani, si sono convertiti, hanno rimosso gli ostacoli, sono testimoni irremovibili del Signore Risorto. Dispersi come erano, adesso il Fuoco
dello Spirito Santo li riunisce in comunione di vita, e Vita divina, per
essi e per il mondo. La loro Parola non pi solo umana, Parola di
Dio che lo Spirito Santo pone nei loro cuori umani e nelle loro bocche
di carne, cos che sia realmente e totalmente divina, e realmente e
totalmente umana.
6. EVANGELO
a) Alleluia: Sai 32,6.13, "Inno di lode"
L'assemblea sacra canta la lode al Signore che opera tutto in fedelt
nella sua infinita magnificenza, dall'inizio del suo Disegno, quando si
manifesta creando i cieli con la sua Parola onnipotente, e le stelle con il
Soffio irresistibile della sua Bocca divina, con il suo Spirito (cf. Gen
1,1-2). Egli dispose tutto questo (Stichos, v. 13) in favore degli uomini,
da Adamo in poi, e dal suo trono regale tiene di continuo il suo sguardo
previdente su essi, pronto ad intervenire sempre.
b)Gv 7,37-52; 8,12
II Signore si trova nel tempio, l'ultimo giorno della "festa grande",
ossia delle Capanne; questa comprendeva 7 giorni di celebrazioni, motivate anticamente dal "raccolto finale" (cf. Lev 23,33-43; Es 23,16; e
sopra). I giorni festivi vedevano il riposo assoluto, l'assemblea sacra,
sacrifici e libazioni, offerte e scioglimento di voti. Si attingeva acqua
alla piscina di Silo e si portava in solenne processione con rami e frutti
fino al tempio, dove l'acqua dal sacerdote era versata sull'altare, segno
di propiziazione per le piogge autunnali tanto desiderate. Ancora al
454

PENTECOSTE

tempo di Ges, il 7 giorno nel tempio si faceva una grandiosa luminaria con enormi candelabri, che bruciavano nell'olio come stoppini le
vesti sacerdotali dismesse; le fonti dicono che il fulgore si vedeva dal
mare. Per la gioia e la solennit, le Capanne dal 15 al 22 di Tisr (verso
la fine di settembre e l'inizio di ottobre di ogni anno) era considerata,
sempre dopo il sabato, la principale dell'anno liturgico. Tanto pi che si
era caricata di altri significati.
La Trh di Mos gi prescriveva che in occasione delle Capanne si
leggesse al popolo con tutta solennit la Legge santa (Dt 31,9-13), il
che significava l'inizio del ciclo di lettura liturgica della Parola divina.
Era come il "rinnovamento dell'alleanza", poich questa era stata sancita precisamente dalla lettura della Parola del Signore con l'assenso
del popolo ed il sacrificio (Es 24,1-11 cf. sopra).
Inoltre, alle Capanne, festa del tempio e dell'altare, dell'azione di
grazie per il raccolto, dell'acqua di propiziazione, della luce e della
gioia, della Trh, del sacrificio che terminava l'anno e dava inizio al
nuovo anno, si era aggiunto un forte senso di attesa che si realizzasse
l'alleanza con tutte le sue promesse, e questo sotto forma della visita
dello Spirito di Dio desiderato ed epicleticamente implorato. In tale atmosfera carica di autentica tensione spirituale, Ges partecipa nel tempio alla festa del suo popolo amato. venuto per manifestare ed enunciare che l'attesa sta per realizzarsi.
Il giorno ultimo delle Capanne, quando si libava l'acqua sull'altare,
Ges "si pose in piedi". Si pu anche supporre quando e dove. Durante
il sacrificio, rito complesso che si svolgeva intorno all'altare davanti al
santuario, spazio riservato ai soli sacerdoti, i leviti si ponevano su un
alto gradino fuori della porta deh" "atrio dei sacerdoti", e dirigevano la
preghiera del popolo presente, il canto dei Salmi, quello che giustamente si deve definire fin dall'A.T. il "culto spirituale" di tutto Israele.
Ges in occasione del rito dell'acqua si pone dunque su quel gradino,
davanti al popolo, e "grida" la sua Parola. Qui il verbo krzo, per s
"urlare" anche senza articolare parole comprensibili, non significa un
vociare scomposto, bens significa nel linguaggio biblico una parola di
grande importanza annunciata in modo solenne, molto sentito. In specie, il verbo sta in rapporto con lo Spirito Santo, che induce a "gridare,
krz", come in specie l'acclamazione pi solenne che esista sulla bocca dei fedeli: 'Abb'l (Rom 8,15), anzi "grida" questa parola lo stesso
Spirito Santo (Gai 4,6), intervenendo anche in aiuto della nostra insipienza quasi irrimediabile nel pregare (Rom 8,26-27). E questo grido
risuona per la prima volta nel battesimo, ed insistentemente ripetuto
nella celebrazione dei divini Misteri, quando "osiamo senza condanna
invocare e parlare: Padre nostro...".
Ges adesso grida in relazione ad una parola sullo Spirito Santo, e si
455

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

pone tra l'altare ed il popolo, Mediatore unico del Disegno paterno. Le


sue parole sono l'annuncio decisivo. Nonostante che dal sec. 3, per influsso di Origene, che voleva che il vero "gnostico", colui che era animato dalla vera "conoscenza" sapienziale delle Scritture, fosse la fonte
stessa dell'Acqua della Vita, la punteggiatura delle parole di Ges fu
alterata sia nelle edizioni del testo greco, sia soprattutto nell'interpretazione, il testo deve essere letto secondo la sua indole semitica, che ha
formule in parallelo "chiastico", ossia incrociato:
Se uno assetato, venga a Me, e
beva, il credente in Me!,
dove la sete la fede, e la fede porta il credente verso Cristo e lo induce a bere; l'oggetto del bere sar precisato dopo. La Profezia gi parlava di chi assetato, invitato ad andare alle Acque divine (Is 55,1), anzi
il Signore guider il popolo suo nel deserto, e di questo far come "un
orto irriguo" (Is 58,11). Egli inonder la terra di ruscelli impetuosi, versando il suo stesso Spirito sulla generazione dei fedeli (Is 44, 3). L'Acqua della Vita divina assume cos l'aspetto simbolico di significare l'effusione futura soave e potente dello Spirito Creatore e redentore. All'ultimo dei tempi, il Signore far effluire questo suo Spirito dal tempio, verso oriente (Ez 47,1), "dal lato destro" del tempio (Ez 47,2), e vi
sar fioritura rigogliosa nella terra malata (Ez 47,12). E qui Cristo
questo Tempio nel tempio.
Gv 7,38b prosegue la parola del Signore: "Come parla la Scrittura,
Fiumi dal suo ventre scorreranno, di Acqua vivente". Fiumi dal Tempio nuovo (cf. Gv 2,19-22), dal corpo di Cristo, il cui lato destro fu
squarciato dalla lancia sulla Croce, e "subito" ne scaturirono Sangue
ed Acqua (Gv 19,34). L'Acqua vivente con il Sangue sono i "segni"
dello Spirito Santo, che si riceve nel "bere" dal corpo di Cristo (cf. anche sopra).
I vv. 37-38 sono stati molto commentati dai Padri. Essi nel "come
parla la Scrittura" giustamente rileggevano tutta l'Economia dell'A.T,
trovandovi materiale abbondante e meraviglioso. Infatti l'Acqua, segno
dello Spirito Creatore, segno anche della Sapienza divina che invita
al suo Convito di gioia, a mangiare ed a bere (cf. Prov 9,1-6) per ottenere la Vita divina, e reitera l'esortazione sempre, come "Madre dell'amore buono", a venire, a riempirsi del suo Spirito, poich chi mangia e
beve da Lei non avr pi fame n sete (Eccli 25,24-31).
Occorre perci l'adesione di fede a Cristo, che nel linguaggio biblico si identifica nell'adesione nuziale, al fine di diventare con Lui, lo
Sposo, "unico Spirito" (1 Cor6,17).
456

PENTECOSTE

Va richiamato qui anche il testo molto denso della promessa alla Samaritana (Gv 4,10, "se tu conoscessi il Dono!"), poich l'Acqua vivente donata dal Signore non solo toglie la sete, ma dal Signore al fedele
sar derivata come dalla Fonte che zampilla alla Vita eterna (Gv 4,1314; vedi Domenica della Samaritana).
Ges non lascia senza spiegazione le sue parole, difficili al primo
ascolto. Il v. 39 infatti conferma che Egli "parlava dello Spirito", che
avrebbero ricevuto (lambn; cf. ancora il Lbete rivolto ai discepoli
nella Cena) quanti avrebbero creduto, ossia avrebbero aderito a Lui con
amore (significati del verbo pistu, avere fede).
E tuttavia, tale adesione non richiesta sul momento. Essa proiettata a "dopo a causa a partire dalla Resurrezione" conseguenza
della Croce, dell'apertura del Costato santo ed immacolato. La parola
che segue gravida di significato: "Infatti, ancora non esisteva (n) lo
Spirito, poich Ges ancora non fu glorificato" (v. 39).
Come si detto, in Giovanni la "glorificazione-esaltazione di Ges"
avviene sulla Croce e nella Resurrezione. Il Padre allora lo glorifica davanti agli uomini, con il Dono dello Spirito Santo. E dunque fino a quel
momento lo Spirito Santo non pu essere effuso sugli uomini. Occorre
prima che sia distrutta dalla morte la vecchia "umanit" di Adamo portata come "somiglianz di carne di peccato", e perci soggetta alla
morte, dall'Adamo ultimo (cf. Rom 8,3): affinch dalla nuova ed ultima
ed eterna Umanit del Figlio di Dio, in cui abita corporalmente il
Plrma della Divinit che lo Spirito Santo (cf. ancora Col 1,19; 2,9),
Fonte infinita ed inesauribile, finalmente lo Spirito Santo possa essere
donato agli uomini peccatori, ma redenti e santificati: nella loro "andata" a Cristo Risorto, nel loro "bere" da Lui da assetati e credenti.
Appena il caso di memorare che questo Evento terribile avviene
nei Divini Misteri per quanti vi sono stati abilitati dal battesimo della
filiazione divina, e dalla confermazione che consacra al sacerdozio tutti
i fedeli, sacerdozio regale e profetico e nuziale, sacerdozio comune, posto sempre in azione dal sacerdozio ministeriale.
la Pentecoste permanente del Fuoco dello Spirito Santo. Allora
annunciata e promessa divinamente, adesso realizzata ed efficace divinamente.
All'annuncio, la folla nel tempio ha reazioni diverse. Alcuni comprendono che qui Ges si pone come autentico Profeta del divino (v.
40). Altri invece comprendono che "il Messia" {ho Christs qui traduce l'ebraico masih, aramaico Msih ') d'Israele, che avrebbe riconquistato la santa Sion come centro del regno nuovo, e da questa Citt
sarebbero scaturite le acque del Fiume di Dio (cf. Sai 45,5; e 64,10).
Per altri ancora negano questa identificazione, poich il Messia atteso
457

COMMENTO - IL PENTEKOSTARION

doveva venire dalla trib di Giuda, da Betlemme (cf. la profezia di Mich 5,1, e l'episodio dei Magi che interrogano gli scribi sulla provenienza
del Re nato, Mt 2,1-6). Non dalla Galilea, terra imbastardita da sopravvenienti popolazioni pagane, e dalla quale i buoni Ebrei nulla si attendono "di buono" (cf. Gv 1,46, dove si nomina Nazaret, tipica irrisoria citt galilea senza storia in Israele) (v. 41). La Scrittura qui sul Re
venturo formale (v. 42).
Tra la folla nel tempio avviene "lo scisma", il dissenso. E alcuni perfino vogliono catturare Ges per sottoporlo al giudizio delle autorit
per quanto diceva e operava, per nessuno riesce a gettare le mani su
Lui (vv. 43-44). Ma qualcuno ha riferito alle autorit, le quali interrogano sulla mancata cattura (v. 45); gli incaricati per si giustificano: troppo grandi e consolanti sono le parole di quell' "Uomo" (v. 47). La reazione delle autorit dura e irridente: le guardie forse si sono fatte "ingannare"? Nessuno dei capi gerarchici n di quelli spirituali "credette"
in quello (v. 48); possono fare questo solo la folla anonima, "maledetta" e disprezzata religiosamente, che non conosce "la Legge" (v. 49).
Eppure proprio su quella Legge che parla di Lui, si era appellato alle
autorit Ges, poich tutte le Scritture testimoniano di Lui (Gv 5,3940); ma invano.
Uno solo dissente da questo giudizio squalificante, Nicodemo, che
di notte, nella paura, era andato da Ges per un colloquio drammatico
sulla verit (cf. Gv 3,1-17); egli faceva parte del sinedrio, ma dissentiva
dai suoi metodi indagatori (v. 50). Infatti egli contesta che la Legge
giudica solo in presenza dell'accusato e solo dopo averlo debitamente
interrogato (cf. Dt 1,16-17; 19,15) (v. 51). Le autorit per lo irridono:
anche tu provieni dalla Galilea come quello? E lo rinviano al dros, all'indagine (greco erauno) sulle Scritture, che unanimemente negano
che un vero profeta possa venire dalla Galilea (v. 52). chiaro, se secondo la Legge santa avessero interrogato Ges, avebbero saputo della
sua provenienza da Betlemme in Giudea, e della sua discendenza autentica da David, la figura e capostipite del Re messianico.
Si intervalla dopo questo episodio il fatto della giovane donna adultera, che Ges rimanda libera (Gv 8,1-11). Poi Ges si rivolge ancora
alle folle. probabile che ci avvenga di notte, durante la luminaria solenne dell'ultimo giorno della festa principale, le Capanne.
La parola di Ges una dichiarazione folgorante, seguita dalle conseguenze per gli uomini: "Io sono la Luce del mondo" (v. 12a).
Ora, questa formula va divisa in due elementi: "Io sono", e "la Luce
del mondo". Eg eimi rimanda decisamente a Es 3,14: "Io sono Colui
che sono", ossia il Signore Unico. Gli studiosi hanno individuato in
Giovanni i diversi passi dove ricorre la "formula eg eimi", che una
458

PENTECOSTE

delle pi difficili sulla bocca di Ges. Cos ad esempio in Gv 8, 24 e


58, dove la formula sta in assoluto. Essa pu essere anche in composizione con un determinativo, come qui, dove si potrebbe tradurre: Io
sussisto come Colui che sussisto (anche) quale "Luce del mondo". Parole autentiche come queste hanno indotto Giovanni a comporre il Prologo, dove come in un poema parla del Verbo Dio Vita Luce (cf. Gv 1,15.9-14). Per comprendere il valore dell'affermazione occorre sempre
tenere presente che nella Scrittura dei Due Testamenti il simbolismo
della "luce" rimanda senza esitare alla "vita", come quello delle tenebre
alla morte. Si comprende allora come la Parola, la Sapienza, lo Spirito,
che spesso sono posti in rapporto con la luce, siano la Vita divina,
specificamente per gli uomini. E gi in Gen 1,1-3, quando essendo il
Principio imprincipiato Dio appare come la divina Sapienza che crea
tutto nella sinergia del suo Spirito, Egli esprime la sua Parola onnipotente, ed anzitutto fa esistere il principio principiato della vita, la luce.
Spesso la Parola e la Luce sono intercambiabili nei testi profetici e sapienziali, come canta il Sai 118, 105:
Lampada per i passi miei la Parola tua,
e luce per i miei sentieri,
concetto ripetuto al v. 130, che ha paralleli nel Sai 18,9: Prov 6,23; Sap
18,4; Eccli 32,20. Il N.T. ritiene il medesimo tratto quando parla della
Trasfigurazione (2 Pt 1,16-18), commentata cos:
...stando con Lui sul Monte santo,
e possediamo pi confermata la Parola profetica,
alla quale bene agite stando attenti ad essa
quale lucerna che si manifesta in luogo oscuro,
fino a quando il Giorno risplenda,
e il Lucifero sorga nei cuori vostri (vv. 18b-19).
Ma in Giovanni, Luce-Vita il Verbo stesso divino preesistente come Dio, portatore al mondo dell'intera comunicazione dell'amore del
Padre per gli uomini, destinati nel Verbo accettato a diventare figli di
Dio (Gv 1,12-13). Il "mondo" malvagio sar salvo, se rinunciando ad
essere tenebra di peccato accetter la Luce divina e la santit.
Infatti il v. 12b prosegue con la proposta divina: "Chi accompagna
(akolouth, anche "seguire") Me, non proceder nella tenebra, bens
possieder la Luce della Vita". Il precedente sta nel Prologo (Gv 1,
5.9). L'insistenza torner in 12,46: "Io Luce del mondo venni nel mondo, affinch chiunque credente in Me nella tenebra non resti" (cf. an459

COMMENTO - IL PENTKOSTAR1ON

che Gv 8,19; 14,7.9, in rapporto al Padre). Il passaggio dalla tenebra alla


luce della fede cos il passaggio iniziale anche alla Luce eterna, che
la Vita eterna: accompagnare-seguire nel "procedere" sicuri per la
via della trasformazione nella Vita stessa. Una pagina della medesima
tradizione giovannea descrive in forma simbolica questo "procedere"
che eterno: l'Agnello, il Servo sofferente di Is 53,7-8, guida tutto
Israele, il popolo messianico di popoli, dalla "grande tribolazione" e attraverso il battesimo del Sangue e dell'Acqua fino al Trono divino, dove non esisteranno pi fame n sete n ardore del sole del deserto, ma
esister solo la Fonte delle Acque della Vita (Ap 7,1-17). La visione finale di Luce divina. la Gloria del Padre e dell'Agnello che sfolgora
in eterno sulla Citt santa dei beati. Essa tutta Vita. E non esister pi
notte (Ap 21,22.27). Bens in essa dal Trono divino e dell'Agnello
sgorga infinita l'Acqua della Vita (22,1), che tutto risana (vv. 2-3), e il
Signore Dio Unico sar Luce, e i beati regneranno in eterno (vv. 4-5).
Tutto questo, ancora una volta, si configura come il Dono dello Spirito, a partire dalla Resurrezione e Pentecoste verso l'eterna Pentecoste
di Fuoco e di Luce.
7. Megalinario
v
il Heirms dell'Ode 9a deWrthros. La Theotkos magnifica
perch senza subire corruzione gest nel seno il Verbo creatore universale e gli prest la carne, manifestata cos Madre senza sposo umano e
Vergine Madre di Dio, ricettacolo dell'Incontenibile, e "luogo" del suo
Plasmatore infinito. Questi termini richiamano la teologia della Platytra, con rimando al testo base di 3 Re (=1 Re) 8,27: Colui che i cieli dei
cieli non sono capaci di contenere, si fatto contenere dall'umile seno
della Vergine.
8. Koinnikn
il Sai 142,10, "Supplica individuale". l'epiclesi al Signore affinch il suo Spirito Buono sia condottiero (hodg) dell'Orante per un
terreno piano e lungo la via retta che conduce all'alto. Ma lo Spirito
Tuttosanto e Buono e Vivificante si riceve adesso, nella Pentecoste domenicale dei Divini Misteri oggi celebrati dalla Comunit.
9. Dopo la comunione
Invece di idomen t Phs t althinn, si canta YApolytikion della
Festa.
10. Aplysis
"Egli che fece scendere sotto forma di lingue di fuoco dal cielo il
Tuttosanto Spirito sui suoi discepoli ed apostoli, Cristo vero Dio nostro...".
460

NOTA SUL "FUOCO" DELLA PENTECOSTE


I divini e trasformanti e divinizzanti Misteri celebrati in atto sono e
restano sempre il supremo, indicibile momento e tramite per far giungere a tutti i fedeli il Fuoco increato dello Spirito Santo. Questo Fuoco
desiderato dalla Chiesa Madre d'amore, con cuore materno per tutti i
figli suoi, affinch siano "Pnumati zontes, brucianti di Spirito" Santo
(Rom 12,11), avendo ricevuto il supremo Dono, lo Spirito Santo versato nei loro cuori come Amore del Padre mediante il Figlio (Rom 5,5), a
partire dalla loro "illuminazione" battesimale e dalla loro "unzione"
crismale sigillare, costante opera del medesimo Spirito Santo.
1. Nella Liturgia delle Ore
Alla santa Liturgia il simbolismo del Fuoco viene, ovviamente, dalla
Santa Scrittura. E qui per esemplificare, si possono portare alcuni dati
da contemplare, quelli relativi alla celebrazione della Domenica di Pentecoste, alcuni invece relativi alla continua permanente celebrazione
dei divini Misteri.
A) Ufficio di Pentecoste
La menzione del Fuoco dello Spirito Santo ricorre almeno in questi
testi:
a)Hesperns:
Lettura 2a, Gioel 2,23 - 3,5 (= 2,23-32);
Doxastikn, Tono 8, prima e\YApolytikion della Festa;
Aplysis della Festa.
-

b) rthros:
Tropario 1, Tono 8, dopo la Stichologia la;
Tropario 2, Tono 8, dopo la Stichologia 2a;
Tropario idimelon, Tono 7, Basilu ournie;
Troprio 1 dopo l'Ode l a;
Tropario 1 dopo l'Ode 2a;
Heirms 1 del Kthisma;
Heirms 2 id.;
Tropario del Kthisma, Tono 8;
i 3 Tropari dopo il Heirms "altro";
Heirms dopo l'Ode 5a;
Heirms "altro" id.;
2 Tropari dopo l'Ode 6a;
461

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

Kontkion, Tono 8;
Stichoi dopo il Synaxrion;
Heirms dc\YOd& T;
Heirms dell'Ode 8a;
Tropario 1 seguente;
Tropario 2 seguente;
Heirms "altro";
Tropario 1 seguente;
Tropario 1 dopo l'Ode 9a;
Tropario 2 dopo il Heirms "altro";
Exaposteilrion 2, Tono 3.

e)inoi:
- Stichrn idimelon 1, Tono 4;
- Stichrn idimelon 3, Tono 4;
- Aplysis della Festa.
La semplice enumerazione ovvio che non rende conto dell'immensit del materiale, e della squisitezza articolata e poeticamente elaborata
del tema. H quale permea letteralmente l'ufficiatura.
2. Il Fuoco nella Divina Liturgia
una costante orientale, del resto non sconosciuta dalla Liturgia romana, che i Divini Misteri siano avvolti tra gli altri simbolismi da quello del "fuoco". una lucida rilettura della Santa Scrittura, come sar
mostrato sotto in modo sommario, schematico, da dove si assume con
singolare acutezza il centro del sacrificio, che "accettato" come gradito unicamente dal Fuoco divino.
Si deve qui richiamare anzitutto l'epiclesi consacratoria, che sfocia
nel gesto simbolico dello zon, che deriva in linea diretta da Rom
12,11: "brucianti (zontes) di Spirito", citato pi volte. Lo Spirito Santo
invocato, desiderato, inviato dal Padre mediante il Figlio, si manifesta
simbolicamente come Presenza di Fuoco nel Sacrificio offerto "in aroma soave spirituale" (Anafora di S. Giovanni Crisostomo), ossia ripieno di Spirito Santo.
Il celebrante dopo comunicato alla "santa Coppa", fa il gesto simbolico di "salutarla (aspzomai)", con la formula: "Questo tocc le
mie labbra, e port via le mie iniquit, e i peccati miei purific", te sto che viene in linea retta da Is 6,7, quando il giovane Isaia dice circa
lo stesso della brace sacra che il Serafino prende con le molle dall'altare del sacrificio e purifica la bocca di lui, consacrato cos come
Profeta di Dio.
462

NOTA SUL "FUOCO" DELLA PENTECOSTE

II medesimo celebrante poi porge la Coppa santa al diacono, e ripete


la medesima formula, adesso applicata al suo diacono stesso.
La rubrica successiva chiama labis, "le molle" con cui prende la
brace, lo strumento a spatola con cui eventualmente si comunicano i fedeli presenti; termine che preso da Is 6,6, dove usato dal Serafino
per il fuoco sacrificale che purifica Isaia.
Nei testi dell'"Azione di grazie dopo la divina Liturgia" vengono alcune elevazioni attribuite al Metafraste. Nel primo Cristo Signore
chiamato "Donante a me in cibo volontariamente la carne tua", e "Tu
che sei il Fuoco sussistente", "Colui che brucia gli indegni", e gli si
chiede di "non incenerire" il celebrante. Nella seconda preghiera si invoca il Signore affinch "bruci tutte le spine degli errori (ptismata)",
purificando cos l'anima, santificando la mente. Nella quarta si invoca
che il Signore renda santificato, purifichi ed illumini il celebrante, manifestandogli l'inabitazione solo dello Spirito e non del peccato, affinch quale "Casa" di Comunione divina che fa esodo, come Fuoco dilegui in lui ogni azione malvagia, ogni passione.
Altro materiale viene da\V"Akolouthia della santa comunione", dove
ad esempio il Tropario 2 dell'Ode 5a P3^ COS1: ^erBo di Di e Dl0'lT tuo Corpo
diventi per me Brace per illuminazione...e purificazione".
Lo spoglio sistematico dei testi liturgici offrirebbe una messe di testi
quasi incontrollabile. Gli esempi qui riportati per basteranno per affermare che i Divini Misteri come Fuoco sono un tema determinante.
Vi si concentra in tutta la sua intensit la rilettura della Santa Scrittura.
3. Nella Santa Scrittura
"II Dio nostro Fuoco divoratore!", proclama l'autore dell'Epistola
agli Ebrei (Ebr 12,29, che cita Dt 4,24; 9,3, e fa riferimento anche a Is
33,14), per cui occorre dare culto accetto a Dio "con religiosit e timore".
H simbolismo del "fuoco" applicato a Dio, al suo essere ed al suo
operare nella storia degli uomini, suggestivo, di uso continuo ed insistito, e vuole significare molte realt, le quali tra loro spesso interferiscono e si sommano e completano.
Baster qui di seguito dare uno schema molto semplificato.
A) In generale
II fuoco il "segno" pi irresistibile della teofania della Gloria divina.
B) In specie
1 ) La Teofania
- A Mos dal Roveto ardente: Es 3,2. Il tema resta nella mariologia e
nella Liturgia, riferito alla Madre di Dio che come tale celebrata.
463

COMMENTO - IL PENTKOSTARION

- Ad Israele al Sinai: Es 19,18; 24,17; DM,24.36; 9,3; 33,2.


- Teofania salvifica: Giud 5,5.
- Epiclesi per la teofania di Fuoco: Sai 143,5-6, "Salmo regale".
2) La Parola Fuoco
Alcuni dei testi che seguono furono gi portati sopra (cf. l'Evangelo
del Sabato santo e grande).
La prima considerazione viene dai Profeti, e tra questi dal grande
Geremia, che anche sacerdote bench rimosso dal suo incarico, uomo
mite ma condannato alla lotta per il Signore in mezzo al popolo deviato, alle autorit dimentiche dei loro doveri (principe, sacerdoti, sapienti
d'Israele), alla minaccia incombente dell'invasione babilonese, che con
terrificante precisione egli annuncia, bench invano. Per tutto questo, la
Parola di Dio sentita da lui quale Fuoco ardente nel cuore, che consuma le ossa, che incontenibile ed insopportabile: Ger 20,9, testo classico. la principale manifestazione divina, davanti a cui nulla resiste,
Fuoco e Martello che sgretolano e consumano le rocce pi tenaci (Ger
23,29; cf anche 5,14).
La meditazione sapienziale prosegue questa visuale, e vengono cos
affermazioni lapidarie: "Tutte le parole di Dio sono provate dal Fuoco,
sono lo Scudo di chi si rifugia in Lui" (Prov 30,5).
La preghiera liturgica che si condensa per il popolo nell'esemplarit
inimitabile dei Salmi, e diventa esperienza spirituale quotidiana e permanente, esprime definitivi convincimenti:
Le Parole del Signore, Parole pure,
argento infocato, provato in terra (nel crogiolo),
purificato sette volte (Sai 11,7),
II Dio mio! Immacolata la vita di Lui,
le Parole del Signore infocate,
Scudo per tutti quelli che sperano in Lui (Sai 17,31)
I Precetti del Signore, retti, rallegranti il cuore,
il Comandamento del Signore trasparente,
illuminante (phtiz) gli occhi...
I Giudizi del Signore, veri...
pi desiderabili dell'oro (raffinato dal fuoco)
e di pietra molto preziosa... (Sai 18,9.10b-lla)
Per questo io amai i tuoi Comandamenti
pi dell'oro (raffinato) e del topazio;
464

NOTA SUL "FUOCO" DELLA PENTECOSTE

Infocata la parola tua moltissimo,


ed il servo tuo la am (Sai 117,127.140).
- Libri sapienziali: Giob 32,18-19.
- Liturgia: Sai 38,4 "Supplica individuale", l'effetto nel cuore.
- Nella spiegazione delle Scritture dopo la Resurrezione: Le 24,32.
3) La purificazione
- Testo classico: Is 6,6-7.
- Per tutto il popolo, con lo Spirito di Dio: Is 4,4.
4) Come ira e minaccia divine
Vedi il seguente n. 5.
- Contro Israele: Dt 32,22; Ger 7,20; 15,14; 17,4.27; Lam 2,3; 4,11; Is
29,6; 42,25; Sal77,21.63; 78,5; 88,47.
- Contro i peccatori nel popolo: Giob 20,26; Eccli 16,7.
- Contro i nemici: Is 30,27.30; Sal 17,9-10.14; 88,47.
5) Come punizione
Vedi il precedente n. 4.
6) La creazione nuova
,11.
7) La Venuta del Signore circonfusa di fuoco teofanico della Gloria.
- Is 66,15-16; Mal 3,2;
- 2 Tess\,S;Ap15,S.
8) Come Parousia divina
- Sugli Apostoli: At 2,1-4;
- sui fedeli, nel loro cuore: Rom 5,5 in rapporto a 12,11.
C) II Fuoco divino che consuma il sacrificio
DL'A.T.
- Per Abramo: Gen 15,7-20, specialmente i vv. 17-18;
- per Mos ed Aronne: Lev 9,1-24, specialmente i vv. 23-24;
- per Mos con Salomone: 2 Macc 2,10-11;
- peril giudice Gedeone: Gdc 6,19-23, specialmente il v. 21;
- per i genitori del giudice Sansone: Gdc 13,19-23, specialmente il v.
20;
- per il re David: 1 Cron 21,26;
- peril re Salomone: 2 Cron 7,1-3; e cf. sopra, e);
465

COMMENTO - IL PENTEKOSTARION

- per Elia al Carmelo: 3 Re (= 1 Re) 18,30-39, specialmente il v. 38;


- per il re del popolo di Dio: Sal 19,4b, che da leggere: "(il Signore)
incenerisca il tuo olocausto" (e non: "renda grasso", o "gradisca").
2) II N.T.
Sar sufficiente qui ripresentare il testo di Gv 21,9, dove sul lago,
come "terza manifestazione" di Cristo Risorto, i discepoli vedono "la
brace e pesce sopra e pane". Come gi accennato, unanimemente i Padri d'Oriente e d'Occidente vedono qui l'allusione simbolica a Cristo
che come un pesce deve entrare nel mondo degli uomini, e quindi morire, ma per farsi Cibo per essi deve essere bruciato dal Fuoco del sacrifcio, che lo Spirito Santo in cui si offerto al Padre (cf. qui il testo
capitale di Ebr 9,14). Vedi sopra, p. 450.
Nonostante, ma di pi: a causa di questa documentazione sommaria,
e per indicativa, ci si deve chiedere ragionevolmente: perch il simbolismo del "fuoco" in rapporto al divino, in specie all'opera della Parola
e dello Spirito Santo, e dunque ai Divini Misteri?
Il simbolo del fuoco talmente grandioso che deve impressionarci.
La teologia spirituale, che si serve riccamente dei simboli, parla del contatto con Dio come "la Fiamma di Amore vivente", derivata dalla Santa
Scrittura. Ad esempio proprio da Ebr 12,29, che cita Dt 4,24. Qui il "Signore Fuoco divoratore" implica il vocabolario dell'amore, che essendo
divino e totale e fiammeggiate, amore nuziale geloso, esclusivo, possessivo, fedele, totalizzante, consumante. Cos parla anche Es 34,14. Il
Poema dell'Amore divino ed umano, il Cantico (Ct 8,6) qui canta che
l'Amore divino " pi forte della morte, Fiamma del Signore!".
Non esiste, qui, simbolo pi idoneo del fuoco.
La spiegazione anche abbastanza semplice.
Nell'intera creazione, nessun altro elemento visibile e sensibile altrettanto forte, irresistibile, affascinante, impressionante, indomabile,
incontrollabile. Si pensi ad un grande incendio, ad un vulcano, al sole,
alle stelle, alle galassie.
Solo il fuoco nell'intera possibilit offerta dagli elementi creaturali
pu indicare realt terrificanti, immani e definitive.
Poich esso solo viene all'improvviso ed imprevedibile.
Tocca sempre per primo, ma da nessuno toccato per primo.
Afferma e possiede, ma inafferrabile ed intrattenibile.
Doma tutto quello che tocca, ma nulla che lo tocchi lo pu domare.
Si pensi qui al fuoco di una stella, al fuoco atomico.
Esso salda insieme oggetti diversi, ma da nessuno saldato.
Purifica qualunque oggetto investe, ma nessun oggetto lo contamina
in qualche caso.
466

NOTA SUL "FUOCO" DELLA PENTECOSTE

Si comunica fulmineamente a tutti, a ciascuno ed a tutto, tuttavia


nessuno e nulla comunica di s ad esso.
Si dona a tutti, ma nessuno alcunch dona ad esso.
Si diffonde dappertutto, ma per nulla diminuisce.
Riscalda tutto, ma nessuno pu riscaldarlo.
Infiamma tutto, ma non si raffredda, e nessuno pu raffreddarlo.
Trasforma tutto in fuoco, ma non si trasforma in nessun elemento, e
nessun elemento pu trasformarlo.
Illumina tutto, e da nulla illuminato n oscurato.
Dona la vita, e non riceve la vita da alcuno.
Riempie dovunque invade e tocca, ma nulla lo pu riempire.
Si potrebbe ancora continuare a lungo. Ma gli antichi, che osservavano con la mente poco ingombra di scientologia, avevano percepito
tutta la terrificante meraviglia del fuoco.
Gli autori biblici hanno scelto il simbolismo del Fuoco per indicare
l'Essenza divina (questo anche pensatori pagani), e il suo agire personale nel mondo e tra gli uomini (e questo nessuno poteva intuirlo dei
pagani).
In specie, come si visto sopra, il Fuoco stato applicato allo Spirito
di Dio, Spirito Santo, perch solo Lui opera per gli uomini tutte le funzioni elencate qui sopra, essendo e sussistendo ed operando, come parlano i Padri e la santa Liturgia, quale "Fuoco che procede da Fuoco". "In
Dio tutto uno, tutto comune", salvo la diversit incomponibile delle
divine Ipostasi. Il Dio Unico Fuoco, dunque lo lo Spirito Santo Dio.
Ora, la Santa Scrittura gi dall'A.T. rivela che "lo Spirito di Dio
Dio in quanto si comunica agli uomini", ed il primo approccio con gli
uomini redenti dalla Croce e dalla Resurrezione (cf. 1 Cor 15,3-4!) non
pu essere che lo Spirito Santo Fuoco con tutte le sue funzioni divine
vivificanti trasformanti divinizzanti. L'elenco di queste funzioni, dato
sommariamente qui sopra, pu essere una vivida contemplazione dell'operazione dello Spirito Tuttosanto e Buono e Vivificante, dal venire
all'improvviso (cf. At 2,2a) al donare la Vita divina e tutto riempiendo
quale Plrma della Divinit {Col 1,19; 2,9), che se inabita nel Risorto,
deve inabitare nei fedeli di Lui.
Cos il Fuoco dello Spirito Santo si manifesta anche come 1'"Amore
che procede dall'Amore" "in Dio, tutto uno, tutto comune" . E
dona senza chiedere un contraccambio, essendo il Gratuito divino mai
meritabile.
Anzi, un contraccambio, e totale, lo chiede: che ci si lasci infiammare
divinamente da Lui, che ci si lasci amare divinamente da Lui. Che si risponda a Lui nel dialogo di amore infinito che deve pervadere ed unire il
Cielo con la terra, amando dunque da Lui, in Lui, con Lui il Dio Unico,
nell'adorazione filiale indivisa rivolta al Padre che Lo invia per amore,
467

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

dove nel Padre si ama con amore indiviso e si da glorificazione unica alla
Triade santa consustanziale indivisibile vivificante infiammante.
Il Fuoco cos vivifica quanto era morto, e lo innalza alla Vita divina,
a partire dall' "invasione" che opera nei fedeli dal momento della loro
iniziazione santa ai Misteri.
Fuoco divorante di Amore geloso, Potenza irresistibile, Distribuzione (chorgia) infinita e mai divisa, lo Spirito Santo illumina di divina
Luce increata i fedeli icone di Dio, e concentra questa Luce sul Figlio
di Dio, lo Sposo con la sua Sposa, e dal Figlio al Padre. Lo Spirito Santo il divino accecante Cono di Fuoco Luce, che dunque resta fuori
della contemplazione di quanto illumina. Discreto, silenzioso del Silenzio eterno di Dio, perfino umile, accetta di essere senza "nome" personale ("spirito" un semplice sostantivo).
Egli e resta in Dio "il Mistero dei Misteri", che nessun occhio indiscreto potr mai scrutare e i Padri erano molto risentiti contro "gli
scrutatori", i razionalisti di ogni tempo, che credevano di poter fare una
conoscenza matematica e geometrica dell'Inconoscibile Incircoscrivibile Incomprensibile Indicibile . E se uno lo fa, inganna se stesso.
E tuttavia, dello Spirito Santo si deve ancora e sempre parlare. Come del resto stato fatto, ed in modo stupendo:
Ma chi, dice lui (un interlocutore), ador (proskyn) lo Spirito?
Chi, o degli antichi, o dei recenti? Chi lo preg (prosuchomai)! Dove stato scritto (nelle Sante Scritture) che (lo Spirito) si deve adorare e pregare? E da dove tu ricevesti questo, e lo custodisci? Noi poi
renderemo in modo pi perfetto la causa, poich dissertiamo qui sulla dottrina non scritta (la Tradizione, che esplicita le Sante Scritture).
Per adesso baster affermare questo: lo Spirito Colui in cui noi
adoriamo, e mediante il Quale noi preghiamo. "Lo Spirito parla
(la Santa Scrittura) Dio, e quanti Lo adorano, debbono adorarlo
nello Spirito e nella Verit" (cf. Gv 4,23-24). E di nuovo: "Quanto e
come noi preghiamo, come si deve (ossia: secondo quanto Dio desidera da noi), noi lo ignoriamo. Ma lo stesso Spirito sopravviene
spontaneamente ad intercedere per noi con gemiti indicibili" (cf.
Rom 8,26-27); e: "Io pregher nello Spirito, e pregher anche con la
mente" (cf. 1 Cor 14,15), ossia con la mente e con lo Spirito. Allora,
adorare lo Spirito o pregarlo, appare a me che nulla d'altro sia, se
non che Egli presenta (prosg) a se stesso la preghiera e l'adorazione (S. GREGORIO IL TEOLOGO, Oratio 21, Theologica 5, De
Spiritu Sancto 12, in PG 36,145 B-C).
Parousia del Risorto (cf. Gv 14-16) alla Chiesa ed a ciascun fedele,
lo Spirito Santo opera la Pentecoste permanente a partire dall'iniziazio468

NOTA SUL "FUOCO" DELLA PENTECOSTE

ne battesimale. Egli cos raduna di continuo la sua Chiesa, preparando


la divina eterna mone, la Dimora per il Figlio che porta il Padre (cf. Gv
14,2-3), il Luogo dell'Amore di Fuoco triadico.
Il momento di questa indicibile Pentecoste quando nella celebrazione dei Divini Misteri la Brace divina tocca le labbra dei battezzati e
confermati e ordinati. Momento maggiore di questo semplicemente
non possibile che esista mai sulla terra e nella storia degli uomini.

469

DOMENICA DI TUTTI I SANTI


/iadi Matteo)
La Chiesa oggi celebra invariabilmente Cristo Signore Risorto, per
essere innalzata ad adorare la Triade santa consustanziale indivisibile
vivificante, mentre contempla l'opera del medesimo Signore che santifica i suoi fedeli discepoli con il Dono inconsumabile dello Spirito Santo. Cos fa anche memoria "di Tutti i Santi" quelli che in ogni tempo
accettarono nel loro spirito l'opera trasformante dello Spirito Santo.
L'amore per i Santi della Chiesa deve essere grande, come atto di
omaggio rivolto al Signore stesso, il quale " Mirabile tra i suoi Santi",
si compiace di essere adorato tra le schiere beate (cf. Sai 67,36).
1. Antifone
Della Domenica.
2. Eisodikn
Della Domenica: Dnte, proskynsmen... Sson hms...
3. Tropari
1) Apolytikion anastsimon, Tono 8. glorificato il Signore Risorto,
"la Vita e la Resurrezione di noi", poich discese alle bassezze terrene
dall'Alto dove sussisteva eternamente, essendo il Misericordioso, che
si degn perfino di essere sepolto per tre giorni al fine di liberare noi
dalle sofferenze e passioni del peccato.
2) Apolytikion dei Santi, Tono 8. La Chiesa riccamente rivestita co
me di porpora e bisso (cf. Ap 19,8) del sangue dei Martiri del Signore
in tutto il mondo, e mediante essi grida: "Cristo Dio, fa discendere sul
popolo tuo le tue Tenerezze, dona la pace alla tua cittadinanza, e la
grande Misericordia alle anime nostre".
3) Apolytikion del Santo titolare della chiesa.
4) Kontdkion dei Santi. L'universo offre al Signore, il Piantatore della
creazione quale primizie della natura, i Martiri teofori. Al Signore sale
l'epiclesi, per l'intercessione di essi, affinch custodisca in pace profon
da la sua Chiesa, la Cittadinanza sua, attraverso l'intercessione della
Theotkos, poich il Signore il Multimisericorde.
4. Apstolos
a) Prokimenon: Sai 67,36.27, "Azione di grazie comunitaria"
470

DOMENICA DI TUTTI I SANTI

II canto dell'assemblea santa acclama al Signore "Mirabile-Terribile


tra i Santi suoi", Egli che il Dio d'Israele nell'alleanza fedele.
Il Salmista con imperativo innico (Stichos, v. 27) chiama a benedire
Dio in sante assemblee, Egli che "il Signore, le Fonti d'Israele", antico nome divino che richiama la Vita che fu donata ad Israele moribondo
per la sete dalla Rupe del Horeb su cui stava il Signore (cf Es 17,1-7).
Ma tale Rupe era Cristo, che donava al suo popolo 1'"Acqua della
Vita", lo Spirito Santo (cf. 1 Cor 10,1-4).
b)Ebr 11,33- 12,2a
II cap. 11 dell'Epistola traccia l'"elogio della fede dei Padri" dell'A.T., del quale i vv. 32-40 sono come il compendio, confermato dall'unico esempio efficace, quello del Signore (12,1-2).
Da Abele (11,4) a Rahab (11,31) sono nominati via via i grandi
personaggi dell'A.T. che mantennero la fede nella divina Promessa
anche a costo delle sofferenze e della vita. L'Autore si arresta domandandosi se pu proseguire a narrare, mancandogli il tempo, poich dovrebbe anche parlare di Gedeone (Gdc 6,1 - 8,34), di Barac (Gdc 4,1
-5,31), di Sansone (Gdc 13,1 - 16,32), di Iefte (Gdc 11,1-40), di David,
di Samuele e dei Profeti, tutti capi e salvatori del popolo di Dio per
divino mandato (v. 32). Essi tutti "mediante la fede" operarono fatti
mirabili, poich la fede dono di grazia che viene dal Signore e induce alla perseveranza e all'azione. Cos tutti quelli abbatterono regni,
operarono "la giustizia", ossia l'intervento soccorritore misericordioso
disposto divinamente per il popolo santo, furono depositari delle
promesse (vedi Abramo, 11,8-10). Come Sansone, fracassarono le
fauci di leoni, spensero la potenza del fuoco (vedi Daniele, Dan 6,2223), sfuggirono alla spada (vedi David sotto Saul), recuperarono le
forze malate, divennero invincibili in guerra, rovesciarono gli accampamenti nemici (come Gedeone, e come Isaia al tempo degli Assiri,
cf. 4 Re (= 2 Re) 18-19; Is 36-37), restituirono alle madri i figli resuscitati (Elia, Eliseo) (vv. 33-34).
Per la fede, altri furono torturati, come i Maccabei, che non accettarono la liberazione umana per ricevere la vera resurrezione (v. 35). Altri ancora subirono la tentazione dei ludibrii e dei flagelli, e anche delle
catene e del carcere (v. 36, come Geremia). Molti furono lapidati, segati
vivi (si diceva di Isaia), tentati, morirono di spada, errarono rivestiti di
pelli di pecora e di capra, privi di tutto, tribolati, ridotti all'estremo (v.
37). Il mondo non era degno di annoverarli tanta era la loro dignit. Essi
errarono nei deserti e sui monti (come David, Elia, i Maccabei) e si
rifugiarono in spelonche e caverne (v. 38).
Tutti questi furono da Dio testimoniati con il dono della fede. E tuttavia, non conseguirono i Beni della Promessa di Abramo, poich Dio
471

COMMENTO - IL PENTEKOSTAR1ON

nel suo Disegno aveva previsto la sorte migliore per noi, i fedeli del Figlio suo. E cos i Padri dell'A.T. dovevano essere "resi perfetti" insieme a noi, non senza noi (v. 40), per formare l'innumerevole moltitudine
dei Santi.
E proprio noi dobbiamo considerare per tutta questa storia passata
ma ancora efficace, che perennemente siamo come circondati da "cos
grande nube di Martiri-Testimoni di Dio". Siamo perci esortati a liberarci di ogni peso che ci impedisce la via (cf. Ger 4,1 : "togli via tutti gli
ostacoli davanti a Me", quanto fa inciampare rovinosamente), e da ogni
peccato che ci opprime da tutti i lati. E siamo spinti a correre lungo la
via a noi tracciata vivendo nella hypomon, la sopportazione, il subire
sempre, la perseveranza, la pazienza, l'accettazione delle avversit umane e naturali. Per Paolo, che segue fedelmente qui come sempre la dottrina di Cristo, la hypomon la vera virt cristiana, esemplata da Cristo
stesso, e fonte di ogni altra santit. Solo cos possiamo "correre la gara
(agon) che ci fu assegnata" divinamente (v. 12,1). La metafora sportiva
cara anche a Paolo (cf. ad esempio 1 Cor 9,24-27; FU 3,12-14). Il correre, trch, indica il limitato spazio dell'esistenza, dalla base di partenza certa, la nascita e il battesimo, alla mta incerta per il momento in cui
si raggiunge, ma certissima per il contenuto "vinto", la Vita eterna.
Ma nel "correre la gara" occorre avere lo sguardo fisso alla Mta finale vivente. L'agone si partecipa "per la forza della fede", come magnificamente celebrava il cap. 11. E per non si tratta di fede umana,
bens di fede divina, quella unica che proviene da Ges, il suo Condottiero (archegn), il Capo dell'agone nella fede, che anche l'unico che
poi rende questa fede "perfetta", del tutto adempiuta secondo il Disegno divino (12,2a).
UApstolos di oggi cos ci offre una "teologia della storia" vissuta
nella fede che porta alla santit, gi nei tempi lontani dei Padri
dell'A.T., poi nei tempi privilegiati degli Apostoli del Signore, infine
nei tempi nostri. Che derivano da quelli, e non sono meno privilegiati e
pieni di frutti dello Spirito Santo, solo che lo vogliamo anche noi.
5. EVANGELO
a) Alleluia: Sai 33,18.20, "Azione di grazie individuale"
L'Orante rende grazie, perci celebra il Signore, perch tra le sue
opere sempre sante, fedeli, mirabili, Egli ascolta perennemente ed
esaudisce "i giusti", quelli che si sono lasciati rendere "giusti della divina Giustizia" che Misericordia soccorritrice, ed interviene sempre a
liberarli dalle loro angosce e tribolazioni, nel materiale qualche volta,
nello spirituale sempre.
In realt, proprio sui giusti del Signore (Stichos, v. 20), come si con472

DOMENICA DI TUTTI I SANTI

stata nella storia e quotidianamente, le tribolazioni d'ogni genere si accumulano insopportabilmente, mentre sembra che gli iniqui siano trionfatori e beati. Per il Signore interviene sempre in favore dei suoi giusti, per vie misteriose sempre, ed efficaci sempre.
b) Ut 10,32-38; 19,27-30.
La pericope evangelica composta oggi di due contenuti, la dottrina del Signore ai discepoli, e la reazione di questi di fronte alla condanna dei ricchi.
Il primo testo fa parte del grande "discorso di missione", che si
estende daMt 9,35 a 11,1. La sua struttura : il ministero messianico
del Signore battezzato dallo Spirito Santo (9,35-38), che deve poi essere proseguito ed attuato dai discepoli, e 1"'istituzione" spirituale di
essi, inviati cos nell'agone apostolico (10,1-42), con la chiusura redazionale (11,1).
I vv. 32-38 fanno parte della conclusione. Ges aveva chiamato a s
"i Dodici" (10,1-4), per formarli alla missione futura, assicurando ad
essi la costante presenza dello Spirito Santo (10,19-20), il vero Protagonista della missione divina. Per essere idoneo a questa, il vero discepolo deve manifestare la sua accettazione totale.
Ed anzitutto, occorre a lui uno degli atti pi difficili per i fedeli del
Signore, "confessarlo", professarlo, riconoscerlo, farlo conoscere (homolog) davanti agli uomini (10,32a). Ora, gli uomini sono anzitutto
le autorit, sempre ostili ai diritti di Dio e dei suoi fedeli; e come saranno ostacolo mortale per Cristo stesso, cos lo saranno per molti dei suoi
discepoli, allora e nei secoli fino ad oggi. La homologia davanti alle
autorit l'atto estremo del coraggio divinamente ispirato, come si vede nella Passione del Signore, come poi operarono i Dodici e Paolo.
Essa pu portare a dover accettare di morire per non rinnegare il Signore. Per esiste anche un pericolo insidioso, poich permanente. Infatti
"gli uomini" possono imporre il "rispetto umano", oppure i discepoli
del Signore si sentono frenati dal "rispetto umano" davanti agli uomini,
anche se questi non lo impongono. Si spiegano cos tante vilt di battezzati, tante apostasie dalla fede. Se solo si considera l'atteggiamento
dei cristiani di fronte alla barbarie musulmana che dilagava sterminando
e distruggendo, si vede come 1'"Africa romana", la terra di Tertul-liano
e S. Cipriano, di S. Agostino e di S. Optato, pass senza versare una
goccia di sangue alla religione di Maometto, dal Dio e Padre del
Signore nostro Ges Cristo a un Dio lontano e da non amare ipotizzato
da Maometto. Cos avvenne per molti nei tenitori dell'Oriente, nei Balcani. Eppure qui la "Nube dei Martiri" fu sterminata, se si pensa che i
turchi di Timor-leng (Tamerlano) stermin dalla Cina all'Iraq attuale
80 milioni di cristiani nestoriani, e numeri imprecisati di milioni da altre
cristianit orientali.
473

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

A questi "confessanti" il Signore promette la sua divina Confessione d'amore e di gloria davanti al Padre suo e nostro, per la Vita eterna
nel Regno dei cieli (v. 32b). In altro contesto, Matteo riporta la realizzazione di questa suprema promessa (cf. Mt 25,31-46). Tale Confessione
apre il triplice varco alla beatitudine della santit eterna: al Padre
come il Dio Eterno che attende dal Figlio tutti i figli suoi sui quali effuse il suo Spirito della filiazione divina (Gai 4,6; Rom 8,15); come il
Sovrano divino da adorare, e verso il quale il Figlio ci ottiene l'"ingresso liturgico" (la prosagg, cf. ad esempio Rom 5,2; Efes 2,18;
3,12; 1 Pt3,18; laprosleusis, cf. ad es. Ebr 4,16; 7,25; 10,22; 11,6;
12,22; 1 Pt 2,4), il culto eterno di lode e di azione di grazie, culto divinizzante; come il Giudice di grazia e di misericordia, dal quale ci attendiamo l'assoluzione plenaria ottenuta dal Figlio con lo Spirito Santo
(cf. qui ancora Mt 25,31-40). La Confessione del Signore cos atto di
amore divinizzante.
Il v. 33 pone in parallelismo negativo la promessa del v. 32: chi rinnega il Signore (verbo arnomai, sempre di significato sinistro), davanti
agli uomini, quindi per paura della morte e delle persecuzioni, per
vilt temendo di perdere prestigio o beni o privilegi, per disinteresse
della realt del Regno, ossia di Cristo e dell'Evangelo, il medesimo
sar "rinnegato" dal Signore, perci rifiutato, rigettato, condannato senza
appello davanti al Padre celeste. Quanto attende i "rinneganti" sar poi
narrato in Mt 25,41-46.
Con il v. 34 cominciano parole ancora pi dure, che dichiarano le intenzioni bellicose del Signore, e le condizioni di accettazione del suo
discepolato e della sequela di Lui (vv. 34-39).
Il v. 34 adesso la "dichiarazione di guerra" del Signore "contro la
terra" intera. In realt qui he g, "la terra" non intesa con ostilit, poich il Signore venne proprio per salvare il mondo degli uomini. intesa
come il campo della battaglia estrema, ultima che si deve adesso
combattere, e il cui esito gi scontato per i discepoli di Ges, la vittoria finale. Per la battaglia prosegue in una guerra estenuante, lungo i
secoli. Perci il Signore dichiara: "non venni a gettare pace sulla terra".
Orribile contrasto con la Liturgia angelica alla Nascita del "Bambino
novello, il Dio presecolare" (Kontkion del Natale), quando le schiere
celesti avevano inneggiato: "Gloria nei cieli altissimi a Dio pace
sulla terra tra gli uomini la divina EudokiaV (Le 2,14). Anzi, il nome di euagglion viene proprio dalla pace, essendo derivato da un testo
straordinario, profetico e sapienziale, Is 52,7:
Quale bellezza sui monti,
come passi dell'evangelizzatore (euaggelizmenos) dell'ascolto di
Pace (eirn),
474

DOMENICA DI TUTTI I SANTI

come evangelizzatore (euaggelzmenos) di Beni (agathd),


poich Io far ascoltare la Salvezza (stna) tua, parlando
a Sion: "Regner il Dio tuo ! "
Pace, Beni messianici, Salvezza sono sinonimi. Cos attesi dagli
Ebrei fedeli, che salutano Ges Re pacifico che entra in Sion per prenderne possesso onde redimerla con il sangue, accogliendolo "esultanti
per lodare Dio con voce grande per tutte le potenti opere che videro",
con il canto gioioso:
Benedetto "Colui-che-viene",
il Re, nel Nome del Signore,
nel cielo pace (eirn),
e gloria nei cieli altissimi (Le 19,37b-38),
dove il "Benedetto dal Nome del Signore Colui che viene" citazione del Sai M I,26, che si ripete nel Trisgion dell'Anafora santa.
Come dunque Ges venne a "gettare la spada (mchairaf lEgli che
a Pietro aspirante omicida in inesistenti "brigate" guerrigliere, aveva
precisamente detto: "Rigira la spada (mdehaira) tua nel suo posto, poich quanti presero la spada, di spada periranno!" (Mt 26,52).
La spiegazione non difficile. La Spada divina che adesso tira fendenti sugli uomini la Parola divina. E la prima dei colpiti sar la stessa
Madre Vergine del Salvatore, alla quale, secondo la profezia terribile, la
Spada (qui, romphia) attraverser l'anima, ossia l'esistenza (cf. Le
2,25a), poich Ella aveva pronunciato con fede e coraggio spaventosi, di
fronte all'Annuncio: "Ecco la Serva del Signore avvenga a me
secondo la Parola tua!" (Le 1,38).
Questa Parola-Spada tagliente a cui nulla resiste intatto, era stata
promessa dai Profeti. Essa doveva essere portata dal Servo del Signore,
e il Signore precisamente aveva reso la bocca sua "come spada affilata... come freccia scelta" (Is 49,2). Bocca del Servo profetico, regale,
sacerdotale, nuziale, che emana la Parola-Spada, le Parole come frecce
perforanti. Gli effetti sono devastanti per gli uomini, sempre, anche se
chi accetta di esserne colpito "piaghe d'amore", diranno i grandi
Santi mistici sar guarito, e chi tenter di difendersi sar perduto per
sempre. Cos l'Epistola agli Ebrei potr descrivere tale divina devastazione in questi termini:
Vivente infatti la Parola di Dio,
e violenta,
e pi tagliente di ogni spada (mdehaira) bifilare,
475

COMMENTO - IL PENTKOSTRION

e penetrante fino a dividere anima e spirito,


membra e midolla,
e giudicante i pensieri ed i cuori,
e non esiste creatura invisibile davanti ad essa,
ma tutte le creature sono nude e a collo scoperto agli occhi suoi
e su essa noi dobbiamo discorrere (Ebr 4,12-23).
L'autore qui rilegge anche Ger 23,29, sulla Parola-Spada. L'immagine ricorre in Paolo (Efes 6,17, "la Spada dello Spirito" che la Parola). Nell'Apocalisse lo stesso Verbo di Dio combatte la battaglia ultima
con tutte le potenze nemiche, con la Spada della Parola che esce dalla
sua bocca (anche qui, romphia), con cui colpisce gli avversari (Ap
19,14-15), e questo corrisponde esattamente alla prima visione, che
apre il libro (Ap 1,16).
Ma il v. 34 ha due straordinari paralleli sinottici:
a) Le 12,49-51, che suona cos:
Fuoco venni a gettare sulla terra,
e che voglio? Oh se gi fosse stato acceso!
Un Battesimo ho da esserne battezzato,
e come sono contratto finch non sia compiuto!
Ritenete che pace Io apparvi a donare nella terra?
No, Io parlo a voi, bens la divisione.
Della divisione finale parla anche Mt 10,35, che dovr essere analizzato. Intanto per Ges in Le 9,49-51 parla del Fuoco che deve "gettare", e dice che soffre finch non si avr la deflagrazione. Questo ci rimanda all'annuncio di Giovanni il Battista: "Egli (Ges) vi battezzer
con Spirito Santo e con Fuoco", il che si deve intendere: con il Fuoco
che lo Spirito Santo (cf. Le 3,16). Poi Ges parla del "suo" Battesimo, che la Croce, ed anche qui dichiara di "essere contratto, compresso", di soffrire per l'attesa della sua attuazione. Infine, parla della divisione invece della pace che tutti si attendono, essendo questa una delle
promesse che accompagnavano il Re messianico glorioso.
b) Me 9,49-50, che suona cos:
Ognuno infatti con fuoco sar salato.
Buono il sale,
ma se il sale diviene dissalato,
con che lo condirete?
Possedete in voi stessi il sale,
e tenetevi in pace gli uni con gli altri.
476

DOMENICA DI TUTTI I SANTI

Questo lgion, un detto autentico del Signore, difficile. All'inizio il


fuoco, alla fine la pace, come in Luca, che qui parallelo di Marco, con
leggere variazioni di senso. Ora, "essere salato" rimanda al sistema dei
sacrifici, contenuto nelle trt, le "leggi" sacrificali di Lev 1-7. Qui in
Lev 2,13 si ordina: "Ogni oblazione da te offerta, salerai con il sale, n
lascerai che manchi nella tua offerta il sale dell'alleanza con il Dio tuo
su ogni oblazione sua offrirai il sale". Ges qui dunque afferma che
ciascun discepolo dovr accettare di "farsi salare" da Dio per essere offerta di aroma gradito. Il sale il criterio con cui la vittima sar gradevole come cibo del convito sacrificale. Occorre perci la volont collaborante di "essere salato", di essere sostanza gradita di sacrificio, senza
cui tutto senza valore perch scipito. E chi accetta con Cristo di essere
vittima sacrificale, deve accettare e scambiare fraternamente la pace.
Ma il testo di Le 12,49-50 fa da tramite prezioso, redazionale, tra Mt
10,34 sulla pace e la spada, con un altro lgion autentico e difficile del
Signore, quello di Me 10,38-39. Ora, Giacomo e il fratello Giovanni
chiedono incautamente al Signore di avere la preminenza nel Regno,
scavalcando tutti gli altri discepoli. Il Signore risponde con calma:
Voi non conoscete quanto chiedete.
Potete voi bere la Coppa che Io bevo,
o il Battesimo onde Io sono battezzato, esserne battezzati?
E quelli dissero a Lui: Possiamo.
Ma Ges parl ad essi:
La Coppa che Io bevo, berrete,
e del Battesimo onde Io sono battezzato, sarete battezzati,
ma donare la preminenza nel Regno non spetta a Ges, bens al Padre
che questo ha preparato dall'eternit (hetoimzo).
Ora, il Battesimo onde Ges " battezzato" dal Padre, al presente
{baptizomai, passivo, indica l'azione paterna e la volont filiale), comincia
al Giordano, prosegue per l'intera sua esistenza tra gli uomini, e si compie
sulla Croce. Come la Coppa che "beve", al presente, gli donata dal Padre: Gv 18,11. Essa l'altro aspetto della Croce, "la Coppa" amara del
peccato che Cristo vuota per riempirla di Spirito Santo e donarla ai discepoli (vedi qui la Narrazione della Cena nell'Anafora di S. Giacomo greca).
chiaro che i discepoli non saliranno sulla Croce. Dunque saranno
battezzati dal Battesimo dello Spirito a Pentecoste, nel Fuoco sacrificale, e berranno la Coppa "en Mystri", nella celebrazione della Cena
del Signore.
Questa la Spada contro la "pace" umana.
anche la divisione, il dichsai, tra gli uomini. Il v. 35 ripete nell'attuazione presente la profezia di Mich 7,6. Chi accetta la Volont del
477

COMMENTO - IL PENTKOSTR1ON

Signore si trover, volente o nolente, del tutto separato dal padre che
non accetta quella Volont, cos come la figlia dalla madre, e la sposa
dalla suocera. Cos si trovarono le prime famiglie cristiane, e cos si
trova oggi nella societ il cristiano se fedele fino all'ultimo. Il v. 36
ne la dolorosa sanzione finale: i peggiori nemici del fedele saranno
proprio i suoi familiari che non hanno la fede.
La situazione dei "santi" dunque tragica, di lacerazione per la "divisione": rendersi degni del Signore amare il padre o la madre di sangue meno di Lui, e il figlio e la figlia meno di Lui (v. 37).
Questo configurabile nelle immagini della perfetta sequela del Signore, da discepoli fedeli: "accettare la propria croce e seguirlo", altrimenti chi non lo fa non degno di Lui (v. 38). Luca in un passo che
pu formare un utile completamento, dice: "accettare la croce ogni
giorno" (Le 9,23, solo lui). La conclusione ovvia: chi non accetta la
croce crede di avere "trovato", ossia salvato la sua "anima", che l'esistenza personale su questa terra. Ma proprio cos la perde in eterno,
poich non si trova "dietro il Signore", per la via che porta al Regno.
Al contrario e smentendo ogni attesa umana, chi seguendo il Signore
con la propria croce, lasciandosi santificare, sembra che "perda la sua
anima" a causa del Signore, invece la trova santa, libera, divinizzata in
eterno (v. 39).
Il testo di Mt 19,27-30 ambientato nel viaggio verso Gerusalemme, la "salita" alla Citt dopo l'ascesa al Monte alto per la Trasfigurazione, quando il Signore si avvia a consumare gli ultimi atti della Redenzione. Durante il viaggio Egli incontra il "giovane ricco", che rifiuta la rinuncia ai beni, principale ostacolo dell'esistenza umana di chi
voglia procedere verso la redenzione e la perfezione (19,16-23). Il Signore duramente ribatte che per i ricchi difficile, il che significa impossibile accedere al Regno; la metafora della cruna d'ago e del cammello ne il crudo simbolismo (v. 24). I discepoli ne sono spaventati,
che sar di essi che hanno rinunciato a tutto per seguire il loro Maestro? (vv. 25-27).
La risposta del Signore assicurazione certa, ribadita dall'"amen",
che significa: "Come Dio Amen, Dio di Verit" (cf. 2 Cor 1,20; Is 65,
16; Ger 4,2; Sai 71,17; Ap 3,14). Cos Egli parla ad essi. Lo seguirono
fedelmente? Allora, nel giorno del rinnovamento finale (paliggenesia)
si avr che il Figlio dell'uomo star intronizzato sul divino Trono della
sua gloria (cf. Mt 25,31), ed intronizzer su 12 troni i suoi discepoli,
per "giudicare", ossia per dirigere e condurre alla salvezza le dodici
trib d'Israele, l'intero popolo santo del Dio Vivente, popolo di popoli
(cf. Ap 7,1-17), i redenti, santificati, divinizzati (v. 28). Poich chiunque ha rinunciato a tutti i beni materiali e familiari della terra, ma solo
"a causa del Nome" del Signore, ossia a causa della sua Persona e per
478

DOMENICA DI TUTTI I SANTI

quanto Egli : il Regno di Dio con lo Spirito Santo (cf. Mt 12,28), ricever dal Padre "cento volte di pi", dove "cento" il numero simbolico dell'infinito, e questo significa che con Cristo Signore, Egli stesso
l'Erede unico (cf. Ebr 1,1-4), "erediter" la Vita eterna, lo Spirito Santo (19,29).
"Molti saranno come primi, invece ultimi, e come ultimi, invece primi" (v. 30), la controspiegazione. Chi "ha", come si dice oggi, agli
occhi di Dio mentre sembra essere "primo sulla terra", all'ultimo si trover dopo tutti. Viceversa, chi "non ha", e dunque "" una realt vera
secondo Dio, bench nella stima umana sia considerato "ultimo" ad
esempio, ad uno simile non si affiderebbe il controllo di un consorzio
di banche, n un'industria multinazionale , da Dio sar elevato alla
dignit di "primo" nel Regno: sar chiamato a conregnare con il Figlio
Unico (2 Tim 2,12).
I Santi di Dio, "tutti i Santi" del Signore, si trovarono sulla terra nella sequela povera ed oscura del Signore, ma adesso nella Gloria dello
Spirito Santo, in attesa della "resurrezione comune". L sta la meta di
ogni battezzato, illuminato e santificato.
6. Megalinario
Della Domenica: 'xin estin".
7. Koinnikn
il Sai 32,1, "Inno di lode". Durante la comunione ai divini Misteri
la Chiesa canta la sua gioia, poich celebrando il suo Signore Risorto
nella memoria delle membra sante che vivono ormai la Gloria divina
dello Spirito Santo, consapevole che i suoi figli divinamente iniziati
ai Misteri Salvifici, sono resi "giusti", santi, hanno ricevuto il "cuore
retto", non diviso tra Dio e le preoccupazioni mondane, e ad essi
massimamente conveniente innalzare la lode divinizzante al Padre del
Monogenito Dio.
8. Dopo la comunione
Si ricomincia a cantare Yidomen t Phs t althnn, che lo Stichrn idimelon 1 del Tono 2, che si canta 2 volte nel Vespro della
Pentecoste.
Con questa Domenica si conclude il Pentkostrion.

479

TAVOLA

13 -VAn/psisdel Signore - Santuario urbano diMaria SS.ma Odighitria,


Piana degli Albanesi; di Stephanos Armakolas, sec. 20.

TAVOLA

14-La santa Pentekoste - Santuario urbano di Maria SS.ma Odighitria,


Piana degli Albanesi; di Stephanos Armakolas, sec. 20.