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I VIAGGI

Verso il Sinai
1. 1. ... (i luoghi) erano (a noi) mostrati conformemente alle Scritture 1. Proseguendo nel cammino,
arrivammo ad un luogo ove i monti, attraverso cui appunto stavamo andando, si aprivano e formavano una
valle immensa che si estendeva a perdita d'occhio, tutta pianeggiante e molto bella: oltre la quale appariva la
santa montagna di Dio, il Sinai2. Il luogo dove i monti si aprivano vicino a quello in cui si trovano le
tombe dell'ingordigia3.
2. Come giungemmo dunque in tale luogo, i santi uomini 4, che erano con noi per guidarci, ci avvisarono
dicendo: consuetudine che si faccia qui, da parte di chi arriva, una preghiera, non appena si scorge, di
qua, per la prima volta, la montagna di Dio, e anche noi facemmo cos. Da quel luogo per arrivare alla
montagna di Dio vi erano da percorrere circa quattro miglia in tutto 5, attraverso quella valle che ho detto
essere immensa.
2. 1. La valle veramente grandissima e si distende sotto il fianco della montagna di Dio: essa ha una
lunghezza, per quanto potemmo valutare a occhio e per quanto dicevano le stesse guide, di circa sedicimila
passi; per la larghezza parlavano di quattromila passi. Da parte nostra dovevamo dunque attraversare questa
valle per poter cominciare a salire la montagna.
2. Questa la valle immensa e tutta pianeggiante dove i figli di Israele dimorarono 6, nei giorni nei quali il
santo Mos ascese sulla montagna di Dio e vi rimase quaranta giorni e quaranta notti 7. Questa la valle in
1

* Le citazioni dell'Antico e del Nuovo Testamento in lingua italiana, fatte nel corso del commento, seguono la versione
dell'edizione della Conferenza Episcopale Italiana, Roma 1974. Non ci si stupisca se la grafia dei nomi propri talvolta
differisce da quella che si legge nel testo egeriano. Per i nomi moderni di luogo ci si attenuti in linea di massima
all'Atlante Internazionale del Touring Club Italiano, Milano 1936-44.
Il viaggio in pieno svolgimento. Come si diceva (cf. Introduzione), il lettore introdotto a seguirlo da un certo punto
in poi, essendo andata perduta la descrizione iniziale. Tuttavia le parole con cui comincia la parte rimastaci indicano
perfettamente l'animo con cui Egeria compie il suo pellegrinaggio e lo scopo che si prefigge: visitare tutti i luoghi che
aveva visti segnalati nell'Antico e nel Nuovo Testamento, ove erano avvenuti eventi meravigliosi; donde si spiega
l'inesausta curiosit di verificare sul campo ogni particolare riferito dalla Scrittura, a cui si accompagna una grande
disponibilit di tempo che le consente di attardarsi durante anni interi lungo la sua marcia. In questa prospettiva deve
porsi in primo luogo il lettore per comprendere l'opera che sta per iniziare; una prospettiva che giustifica le citazioni
bibliche che saranno fatte nel corso del commento.
2
Si nel cuore del Sinai, l dove si trova la montagna chiamata dalla Bibbia Oreb, situata a sud della penisola
contornata dal Golfo di Suez, dal Mar Rosso e dal Golfo di Elat ( noto che nell'uso attuale il termine geografico Sinai
designa sia questo monte che l'intera penisola). La valle pianeggiante e bella, di cui si dice, costituisce l'altopiano che si
estende a circa 1500 metri di altezza e che denominato er-Rha (il Riposo). Di l Egeria scorge la sommit nord-ovest
del massiccio del Sinai, ossia il Rs es-Safsf, alta 2054 m.
3
Nel Libro dei Numeri si racconta la storia d'Israele dagli ultimi giorni passati al Sinai fino alla vigilia dell'entrata nella
Palestina. Nella seconda sezione del Libro si narra della prima tappa del cammino verso Kadesh; ivi appunto, in
11,31ss., si parla delle quaglie cadute, per ordine del Signore, presso l'accampamento e del popolo che le raccoglie per
due giorni e una notte. Avevano ancora la carne tra i denti e non l'avevano ancora masticata, quando lo sdegno del
Signore si accese contro il popolo e il Signore percosse il popolo con una gravissima plaga. Quel luogo fu chiamato
Kibrot-Taava, perch qui fu sepolta la gente che si era lasciata dominare dall'ingordigia (Nm 11,34). Kibrot-Taava
reso dal nostro testo con l'espressione memoriae concupiscentiae, che forse si trovava nell'antica traduzione latina della
Bibbia, la Vetus Latina, letta da Egeria, e che in ogni modo riflette la traduzione greca dei LXX: mnemates epithumias.
4
I santi uomini sono monaci che accompagnano Egeria nei suoi spostamenti per farle da guida. Sanctus un altro
dei termini che caratterizzano la tonalit dello scritto e in certo modo mettono in rilievo l'unit di sentimento che lo
percorre. L'aggettivo applicato sia a personaggi (dell'Antico e del Nuovo Testamento, monaci, preti, vescovi) sia a
luoghi o cose (sancta ecclesia, loca sancta, scriptura sancta, ecc.). Si avverte che il termine usato per tutto ci che
entrato in contatto con il mistero di Dio e lo rappresenta dinanzi agli uomini.
5
Sono poco meno di 6 km, equivalendo il miglio romano a circa 1500 m.
6
Es 19,1-2: A1 terzo mese dall'uscita degli Israeliti dal paese d'Egitto, proprio in quel giorno, essi arrivarono al
deserto del Sinai. Levato l'accampamento da Refidim, arrivarono al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si
accamp davanti al monte.
7
Es 24,12 ss.: Il Signore disse a Mos: "Sali verso di me sul monte e rimani lass: io ti dar le tavole di pietra, la
legge e i comandamenti che io ho scritto per istruirli"... Mos sal dunque sul monte e la nube copr il monte. La Gloria
del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo copr per sei giorni. Al settimo giorno il Signore chiam
Mos dalla nube. La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della

cui fu fabbricato il vitello8, in un luogo che ancora oggi viene indicato: infatti c' una grande pietra ivi
eretta9. Questa infine la valle alla cui estremit vi il luogo dove, mentre il santo Mos pascolava le greggi
di suo suocero, Dio gli parl a pi riprese dal roveto ardente 10.
3. Poich il nostro itinerario prevedeva che dapprima salissimo sulla montagna di Dio - perch dalla parte
donde venivamo l'ascesa era pi facile - e che poi di l scendessimo all'altro capo della valle ove si trovava il
roveto - perch da quella parte pi facile era la discesa dalla montagna di Dio -, ecco ci che decidemmo:
dopo aver visto tutto quello che desideravamo, discendendo dalla montagna di Dio saremmo giunti l ove vi
il roveto11; e poi, percorrendo la valle che si stendeva davanti a noi in tutta la sua lunghezza, saremmo
tornati sulla nostra strada insieme agli uomini di Dio che ci mostravano, lungo la valle stessa, ogni singolo
luogo di cui parlano le Scritture. E cos facemmo.
4. Partendo dunque dal luogo dove, provenienti da Faran 12, avevamo pregato, facemmo il cammino in
modo da percorrere trasversalmente l'estremit della valle e avvicinarci cos alla montagna di Dio.
5. La montagna vista d'intorno sembra essere una sola; ma quando ci si addentra, ce ne sono molte;
l'insieme per chiamato montagna di Dio. Tuttavia il monte principale, sulla cui sommit vi il luogo su
cui discese la Maest di Dio, come scritto, si trova al centro di tutti gli altri.
6. E sebbene i monti che stanno tutt'intorno siano tanto elevati che non penso di averne mai visti altri,
tuttavia quello centrale, sul quale discese la Maest di Dio, molto pi alto di tutti gli altri: sicch quando
fummo sulla sua cima tutti gli altri monti, che ci erano apparsi molto elevati, stavano talmente al di sotto di
noi, da sembrare colline di poco rilievo13.
7. Vi ancora un fatto del tutto sorprendente che credo non possa verificarsi senza la grazia di Dio: pur
essendo la montagna centrale, denominata propriamente Sinai (quella cio su cui discese la Maest di Dio),
montagna. Mos entr dunque in mezzo alla nube e sal sul monte. Mos rimase sul monte quaranta giorni e quaranta
notti.
8
Es 32,1ss.: Il popolo, vedendo che Mos tardava a scendere dalla montagna, si affoll intorno ad Aronne e gli disse:
"Facci un Dio che cammini alla nostra testa, poich a quel Mos, l'uomo che ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, non
sappiamo che cosa sia accaduto". Aronne rispose loro: "Togliete i pendenti d'oro che hanno agli orecchi le vostre mogli
e le vostre figlie e portateli a me". Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuna aveva agli orecchi e li port ad Aronne.
Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero:
"Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto". Ci vedendo, Aronne costru un altare davanti
al vitello e proclam: "Domani sar festa in onore del Signore". Il giorno dopo si alzarono presto, offrirono olocausti e
presentarono sacrifici di comunione. Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alz per darsi al divertimento.
9
Secondo la tradizione, questo luogo quello che ancor oggi chiamato Monte di Aronne (Gebel Harn), ad una
estremit dell'altopiano.
10
Sembra di capire che il luogo a cui si fa cenno si trova al punto opposto rispetto a quello da cui Egeria entrata nella
valle. Es 3,1ss.: Mos stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame
oltre il deserto e arriv al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un
roveto. Egli guard ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mos pens: "Voglio
avvicinarmi a vedere questo meraviglioso spettacolo: perch il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era
avvicinato per vedere e Dio lo chiam dal roveto e disse: "Mos, Mos!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non
avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perch il luogo sul quale tu stai una terra santa!". E disse: "Io sono il Dio di tuo
padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mos allora si vel il viso, perch aveva paura di
guardare verso Dio. Il Signore disse: "Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto... Sono sceso per liberarlo dalla
mano dell'Egitto e per farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso... Ora va'! Io ti mando dal faraone.
Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!". Come si nota facilmente, l'episodio del roveto ardente, qui
richiamato, precede gli altri eventi (arrivo degli Israeliti al Sinai, salita di Mos sulla montagna, costruzione del vitello
d'oro) per i quali sono stati citati sopra passi successivi dell'Esodo. Per dir cos, il filo che Egeria segue geografico
e non cronologico.
11
Il progetto dunque quello di salire dapprima sul Monte di Mos, il Gebel Msa, che si eleva a 2244 m, di
raggiungere poi l'Oreb, il luogo dove Elia si rifugi, fuggendo dal cospetto del re Achab, e infine di toccare il punto in
cui si trovava il roveto, dal quale il Signore parl a Mos nel fuoco. L'ascesa comincia il sabato sera; dopo la sosta per
la notte, presso un eremo, essa riprende la domenica di buon'ora. Alle 10 antimeridiane Egeria sulla sommit della
vetta, dove si trova una chiesa. Poi avviene la discesa e la risalita sull'Oreb. Alle 4 di pomeriggio la comitiva nel
luogo del roveto, quando ormai vicina la sera.
12
Era questo un centro (l'attuale Feirn) che sorgeva a non molta distanza dal Sinai in direzione nord-ovest. Esso uno
dei primi centri nella penisola del Sinai ove il cristianesimo giunge nella seconda met del IV secolo tramite la presenza
di monaci, che convertono una trib nomade; e di l si diffonde nella regione con rapidit, soprattutto verso la
montagna santa, dove - secondo la circostanziata testimonianza di Egeria - vivono molti eremiti.
13
Invero il Gebel Msa non la punta pi alta del massiccio del Sinai; il Gebel Kathern lo supera in altezza di circa
500 m. Tuttavia l'isolamento relativo del primo monte pu dar luogo all'impressione qui riportata dal nostro testo.

la pi alta di tutte, essa tuttavia non pu essere scorta se non si giunti fino ai suoi piedi, subito prima di
iniziare la salita; infatti solo dopo esserne discesi, avendo appagato il proprio desiderio, la si vede in
lontananza; cosa che impossibile, prima di salire. Fatto che, d'altra parte, prima di giungere alla montagna
di Dio, gi sapevo perch me lo avevano riferito i nostri fratelli; e che, giunta sul luogo, constatai essere del
tutto vero.
L'ascensione al Sinai
3. 1. Il sabato sera dunque ci inoltrammo tra le montagne e pervenimmo ad alcuni eremi; ivi i monaci che
abitavano ci accolsero molto amabilmente offrendoci grande ospitalit; in quel luogo si trova anche una
chiesa14 con un sacerdote. Ivi rimanemmo durante la notte e di l, la domenica mattina, di buon'ora, con il
sacerdote e i monaci che ivi risiedevano, cominciammo a salire, uno dopo l'altro, i monti. L'ascenderli
richiede estrema fatica, perch il sentiero non sale dolcemente aggirandoli attorno attorno, come si dice, a
chiocciola, ma prende la via pi diritta, come se ci si arrampicasse su un muro; e diritta pure la discesa da
ciascuno di quei monti, finch non si arrivi giusto ai piedi della montagna centrale, che il Sinai
propriamente detto.
2. Cos dunque, secondo la volont di Cristo nostro Dio, aiutata dalle preghiere degli uomini santi che ci
accompagnavano, procedevo con grande fatica, poich era necessario che salissi a piedi (infatti non si poteva
assolutamente salire in sella di una cavalcatura); purtuttavia non avvertivo la stanchezza, non l'avvertivo
perch vedevo compiersi il desiderio che avevo, secondo la volont di Dio. Pertanto all'ora quarta
giungemmo alla sommit della montagna santa di Dio, il Sinai, l dove stata data la Legge, ossia l dove
discese la Maest del Signore, nel giorno in cui il monte fumava tutto 15.
3. In quel luogo ora vi una chiesa non grande, poich il luogo stesso che costituisce la sommit della
montagna non molto grande. Nondimeno tale chiesa ha, per se stessa, una grande bellezza.
4. Allorch dunque, secondo la volont di Dio, arrivammo fin sulla sommit e giungemmo alla porta della
chiesa, ecco che si fece incontro, venendo dal suo eremo, il sacerdote che aveva l'incarico di prestar servizio
in quella chiesa: era un vecchio venerando, monaco fin dalla sua prima et e, come qui si dice, asceta - che
cosa potrei dire di pi? -, una persona degna di stare in quel luogo. Ci vennero incontro anche altri sacerdoti
e cos pure tutti i monaci che dimoravano l presso il monte, o almeno quelli tra di loro che non erano
impediti dall'et o dalla salute malferma.
5. Invero sulla sommit di quel monte centrale non risiede alcuna persona; infatti non vi altro che la sola
chiesa e la spelonca dove si ritir il santo Mos.
6. Pertanto, dopo aver letto l'intero passo del libro di Mos 16, aver compiuto l'offerta secondo il rito ed
esserci comunicati, nell'uscire dalla chiesa i preti del luogo ci diedero doni 17 consistenti in frutti che si
la prima delle quattro chiese incontrate sul massiccio. La seconda si trova sulla vetta del Sinai, la terza sull'Oreb, la
quarta sul luogo del roveto.
15
Queste parole richiamano gli eventi narrati nell'Esodo, capp. 19ss.: tre mesi dopo l'uscita dall'Egitto, gli Israeliti si
accampano davanti al Sinai. Il Signore chiama Mos dal monte e gli dice che, se ascolteranno la sua voce e
custodiranno la sua alleanza, saranno per lui la propriet tra tutti i popoli. Dio sta per parlare al suo popolo,
consegnandogli i comandamenti. Ed ecco al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa
sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo che era nell'accampamento fu scosso da tremore. Allora
Mos fece uscire il popolo dall'accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte. Il monte Sinai
era tutto fumante, perch su di esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il fumo di una fornace:
tutto il monte tremava molto (Es 19,16-18).
16
L'episodio richiama la rivelazione sinaitica contenuta nell'ultima parte dell'Esodo e in special modo i fatti che
seguono la costruzione del vitello d'oro (cf. sopra, nota 8): Mos che spezza le tavole, lo zelo dei Leviti, la preghiera di
Mos al Signore, il dolore del popolo e finalmente la grande visione: Rispose: "Far passare davanti a te tutto il mio
splendore e proclamer il mio nome: Signore, davanti a te. Far grazia a chi vorr far grazia e avr misericordia di chi
vorr aver misericordia... Ma tu non potrai vedere il mio volto, perch nessun uomo pu vedermi e restare vivo... Ecco
un luogo vicino a te. Tu starai sopra la rupe: quando passer la mia Gloria, io ti porr nella cavit della rupe e ti coprir
con la mano finch sar passato. Poi toglier la mia mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si pu vedere"
(Es 33,19-23).
17
Si tratta di doni che non possono per essere considerati come semplici regali o come ausili per il viaggio: i soggetti
che li offrono e soprattutto il luogo da cui provengono sembrano conferire ad essi un valore molto particolare e un
carattere in qualche modo sacro e sublime. Non si pu del resto dimenticare che il termine greco eulogia (da cui deriva
il vocabolo latino eulogiae che si legge nel nostro testo), a fianco dell'idea di dono, presenta quella di benedizione,
consacrazione. Non a caso le parole eulogia e eucharestia spesso coincidono, designando il corpo e il sangue di Cristo
(cf. G.F.M. Vermeer, Observations sur le vocabulaire du plerinage chez grie et chez Antonin de Plaisance, Nijmegen
1965, pp. 72 ss.).
14

trovano sul monte stesso. Infatti, bench la montagna santa del Sinai sia del tutto pietrosa, tanto da non avere
alcun arbusto, nondimeno in basso, non lontano dai luoghi a pi dei monti, vale a dire sia intorno a quello
centrale sia intorno a quelli che lo circondano, vi un poco di terreno coltivabile. I santi monaci, con molta
perseveranza, si prodigano nel trapiantare alberelli e curare piccoli frutteti ed orti, anche vicino ai loro
eremi: si potrebbe credere che traggano qualche frutto dalla terra del monte, in realt i frutti sono piuttosto
prodotti dalla fatica delle loro mani.
7. Cos dunque, dopo esserci comunicati e aver ricevuto i doni da quegli uomini santi, ed essere usciti fuori
dalla porta della chiesa, cominciai a domandare loro che ci mostrassero ogni luogo. Subito allora quei santi
uomini si degnarono di mostrarceli uno per uno. Ci mostrarono infatti la grotta dove stette il santo Mos,
quando per la seconda volta sal sulla montagna di Dio per ricevere di nuovo le tavole 18, dopo che aveva
spezzato le prime per il peccato del popolo 19; e si degnarono di mostrarci tutti gli altri luoghi che
desideravamo vedere o quelli che essi conoscevano meglio.
8. Voglio che sappiate, mie venerabili signore, mie sorelle 20, che da quel luogo dove ci trovavamo, cio
intorno ai muri della chiesa, alla sommit del monte centrale, le montagne che per prime avevamo salito con
fatica, si vedevano talmente sotto di noi rispetto al luogo sul quale stavamo, da sembrare modeste colline,
pur essendo imponenti, tanto che non credo di averne mai viste di pi alte, fuorch il monte centrale che le
superava di molto. Di l scorgevamo sotto di noi l'Egitto, la Palestina, il Mar Rosso, il Mare Partenico 21 che
consente di giungere ad Alessandria, e ancora le terre sconfinate dei Saraceni 22: a stento si pu credere che
ci sia possibile, eppure quel santi uomini ci mostravano ciascuno di questi luoghi.
La grotta di Elia, il roveto ardente
4. 1. Soddisfatto dunque ogni desiderio per cui eravamo stati spinti a salire, cominciammo allora a
discendere dalla sommit del monte di Dio - dove eravamo saliti - per andare su un altro monte vicino a
quello, chiamato Oreb; anche l vi era una chiesa 23.
2. il luogo ove si ferm il santo profeta Elia, quando fuggi dalla presenza del re Achab e ove Dio gli si
rivolse dicendo: Che cosa fai qui, Elia?, come scritto nel Libro dei Re 24. La grotta ove si nascose il santo
Elia viene indicata ancora oggi, davanti alla porta della chiesa che l sorge; qui si mostra pure l'altare di
Dopo i peccati del popolo d'Israele ai piedi del monte Sinai e dopo le ripetute preghiere di Mos e le parole
straordinarie rivoltegli dal Signore (cf. sopra, note 8 e 16), il Signore stesso dice ancora a Mos: "Taglia due tavole di
pietra come le prime. Io scriver su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzate. Tieniti
pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lass per me in cima al monte": Mos
tagli due tavole di pietra come le prime; si alz di buon mattino e sal sul monte Sinai, come il Signore gli aveva
comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si ferm l presso di lui e proclam
il nome del Signore... Il Signore disse: "Ecco, io stabilisco un'alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io far
meraviglie"... Mos rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti senza mangiar pane e senza bere acqua. Il
Signore scrisse sulle tavole le parole dell'alleanza, le dieci parole (Es 34,1ss. 10.28).
19
Dopo aver ricevuto per la prima volta le due tavole della Testimonianza, opera di Dio, Mos scende dalla montagna e
si avvicina all'accampamento degli Israeliti: l vede il vitello d'oro e le danze. Allora, immediata la sua decisione:
...l'ira di Mos si accese: egli scagli via le tavole spezzandole ai piedi della montagna. Poi afferr il vitello che
avevano fatto, lo bruci nel fuoco, lo frantum fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell'acqua e la fece
trangugiare agli Israeliti (Es 32,19-20).
20
Egeria usa, rivolgendosi alle consorelle rimaste in patria, alle quali indirizza il suo diario, alcune espressioni di
riguardo, qui (dominae venerabiles sorores) e altrove (dominae animae meae, 19,19; dominae, lumen meum, 23,10;
dominae sorores, 46,1). Domina un titolo d'onore. Soror parola che apre un problema non risolto relativo ad Egeria
e al suo stato laicale o religioso: esso infatti termine usato per indicare a) legami di parentela, b) legami di fede, c)
legami all'interno, diremmo oggi, di un ordine religioso. In quale significato, tra quelli di cui si detto, usa il termine
Egeria? difficile rispondere con certezza (cf. Introduzione, pp. 17ss.).
21
Secondo alcune fonti antiche, il mare Parthenicum (= mare della Vergine), denominato anche mare Isiacum, la
parte orientale del Mediterraneo che si estende tra l'Egitto e Cipro.
22
Con questo nome sembra si vogliano qui designare i popoli nomadi dell'Arabia (Petrea e Felice). Solo pi tardi con
tale nome si designano tutti i popoli di lingua araba. Evidente l'esagerazione di ci che affermato per quanto riguarda i
luoghi che effettivamente possono essere visti dalla sommit del Gebel Msa (troppo lontani sono infatti il Mar
Mediterraneo o la Palestina); esagerazione forse dettata dall'entusiasmo suscitato dalla bellezza eccezionale della
veduta: in quell'inde videbamus una parte riservata all'immaginazione o a un'indicazione di direzione; un'altra parte
invece corrisponde effettivamente alla realt.
23
La montagna dell'Oreb si trova a un livello inferiore rispetto alla cima del Gebel Msa; non costituisce una vera e
propria massa di rocce, ma si presenta come una leggera eminenza. Ancor oggi possibile vedere, al di sopra di una
grotta, una piccola chiesa, detta di Elia.
18

pietra che colloc lo stesso santo Elia per offrire un sacrificio a Dio 25, come quei santi uomini si degnavano
di mostrarci partitamente.
3. Facemmo dunque anche l l'offerta e dicemmo una preghiera con grandissima devozione, e venne letto
il passo del Libro dei Re26. Una cosa infatti desideravo sempre in sommo grado per noi: che dovunque
giungessimo fosse letto il passo corrispondente della Bibbia.
4. Compiuta dunque anche l l'offerta, procedemmo nuovamente verso un altro luogo non lontano,
indicatoci dai sacerdoti e dai monaci: il luogo dove era stato il santo Aronne con i settanta anziani, allorch
il santo Mos riceveva dal Signore la Legge destinata ai figli di Israele. In quel luogo, bench non vi sia
alcun edificio, si trova tuttavia una grandissima pietra circolare, piana nella parte superiore, dove si dice che
quel vegliardi si siano fermati; e nel mezzo, vi una sorta di altare fatto di pietre. Anche in quel luogo fu
letto il passo corrispondente del Libro di Mos 27 e recitato un salmo appropriato. Cos, dopo la preghiera,
discendemmo di l.
Il I libro dei Re, dopo aver detto del regno di Salomone, narra lo scisma religioso che avviene sotto Roboamo e
Geroboamo e poi le vicende parallele del regno di Giuda e di Israele fino alla met circa del IX secolo a.C., quando
nell'orizzonte della storia del regno di Israele compare improvvisamente la figura di Elia, originario di Tishbe, nel
territorio di Galaad situato tra la Giordania e il deserti arabico. Il I Libro dei Re continua narrando la sfida che al tempo
del re d'Israele Achab (874-853), Elia lancia ai sacerdoti di Baal e la vittoria che consegue, riuscendo in tal modo a
riportare il re e il popolo al culto del loro Dio e a far rinnegare l'idolatria. La reazione minacciosa di Gezabele, moglie
di Achab, costringe il profeta a fuggire: egli giunge dapprima a Bersabea e poi si inoltra nel deserto. Sfinito, va a sedere
sotto un ginepro e desidera morire. Dio interviene mandandogli un angelo per rifocillarlo; cos Elia pu riprendere il
cammino e dopo 40 giorni e 40 notti arriva all'Oreb, ove entra in una caverna per passarvi la notte. A quel punto prosegue il racconto biblico - il Signore gli disse: "Che fai qui, Elia?". Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore
degli eserciti, poich gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada
i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita". Gli fu detto: "Esci e fermati sul monte alla
presenza del Signore". Ecco, il Signore pass. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le
rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel
terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un
vento leggero. Come l'ud, Elia si copr il volto con il mantello, usc e si ferm all'ingresso della caverna. Ed ecco sent
una voce che gli diceva: "Che fai qui, Elia?" (1Re 19,8-13).
25
Nel XIX cap. del I Libro dei Re non si fa menzione di un altare su cui Elia avrebbe offerto un sacrificio a Dio
sull'Oreb. D'altra parte l'indicazione dei monaci, secondo il nostro testo, assai precisa e difficilmente sembra potersi
riferire, per esempio, al sacrificio dei profeti pagani e di Elia, offerti rispettivamente a Baal e a Jahv sul monte
Carmelo durante la sfida di cui in 1Re, 18,22 ss.
26
Non possibile passare sotto silenzio alcuni elementi che evidentemente dovevano essere presenti allo spirito di
Egeria allorch in quei luoghi partecipava all'offerta, recitava con grandissima devozione una preghiera e leggeva il
passo del Libro dei Re citato sopra (cf. nota 24): la meta perseguita da Elia coincide con quella di Mos; il primo e il
secondo (cf. Es 3,1ss.) hanno una chiara manifestazione di Dio. Colui che ha liberato Israele dall'Egitto e l'ha condotto
al Sinai, si trova ad assistere alla vergognosa prevaricazione del popolo dinanzi al vitello d'oro. Di fronte alla minaccia
di respingere il popolo eletto da parte di Dio, Mos, richiamandosi all'alleanza con Abramo, preparazione e pegno del
patto sinaitico, placa l'ira divina. Come segno del perdono ricevuto, la Gloria del Signore passa su Mos, posto nella
cavit della rupe e coperto dalla mano divina (cf. Es 33,22; cf. sopra, nota 16). Allo stesso modo, Elia si trova dinanzi al
tradimento del regno di Israele e del suo re Achab a favore dell'idolatria pagana e del culto di Baal, obbedisce ai
comandi di Dio e prevale nella sfida del Carmelo dopo una preghiera rivolta a Jahv. E al suo lamento per il fallimento
dell'alleanza mosaica e dell'elezione di Israele, il Signore lo invita a uscire sul monte, ed a tenersi pronto alla
rivelazione imminente (cf. 1Re, 19,9-11). Come Mos e nel medesimo luogo, il monte Oreb (cf. Es 3,1ss.), anche Elia
ha una chiara manifestazione di Dio, ha una teofania. Questa volta non si tratta di una dimostrazione sfolgorante di
gloria, ma di un modo dolce e consolante, il mormorio di un vento leggero.
27
Si tratta qui della conclusione dell'alleanza e della consegna da parte di Dio a Mos delle prime tavole della Legge.
A Mos aveva detto: "Sali verso il Signore tu e Aronne, Nadab e Abiu e insieme settanta anziani di Israele; voi vi
prosternerete da lontano, Mos avanzer solo verso il Signore, ma gli altri non si avvicineranno e il popolo non salir
con lui...". Mos scrisse tutte le parole del Signore, poi si alz di buon mattino e costru un altare ai piedi del monte,
con dodici stele per le dodici trib d'Israele. Incaric alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare
giovenchi come sacrifici di comunione per il Signore... Mos sal con Aronne, Nadab, Abiu e i settanta anziani di
Israele. Essi videro il Dio d'Israele: sotto i suoi piedi vi era come un pavimento in lastre di zaffiro, simile in purezza al
cielo stesso. Contro i privilegiati degli Israeliti non stese la mano: essi videro Dio e tuttavia mangiarono e bevvero. Il
Signore disse a Mos: "Sali verso di me sul monte e rimani lass: io ti dar le tavole di pietra, la legge e i
comandamenti, che io ho scritto per istruirli". Mos si alz con Giosu, suo aiutante, e sal sul monte di Dio. Agli
anziani aveva detto: "Restate qui ad aspettarci, fin quando torneremo da voi; ecco, avete con voi Aronne e Cur:
chiunque avr una questione si rivolger a loro" (Es 24,1-2.4-5.9-14).
24

5. Ed ecco che gi era circa l'ora ottava e a noi restavano ancora tre miglia da percorrere per uscire dalla
cerchia dei monti in cui ci eravamo addentrati la sera del giorno precedente 28. Ma non dovevamo uscire dalla
parte donde eravamo entrati, come ho detto prima, perch bisognava che percorressimo tutti i luoghi santi e
visitassimo tutti gli eremi che vi si trovavano e cos giungessimo all'estremit della valle di cui ho parlato
sopra, vale a dire della valle che sta ai piedi della montagna di Dio.
6. Era necessario uscire all'estremit di quella valle, per il fatto che qui c'erano parecchi eremi di uomini
santi, e vi era anche una chiesa nel luogo in cui vi il roveto, roveto che a tutt'oggi ancora vegeta e continua
a germogliare.
7. Cos pertanto, avendo terminato la discesa dalla montagna di Dio, verso l'ora decima giungemmo al
roveto. questo il roveto, che ho ricordato prima, dal quale il Signore parl a Mos nel fuoco; esso si trova
nel luogo dove vi sono numerosi eremi e una chiesa, a capo della valle 29. Dinanzi alla chiesa vi un giardino
molto bello, che ha un'acqua eccellente e abbondante; e nel giardino si trova il roveto.
8. pure indicato il luogo, li vicino, dove stava il santo Mos, allorch Dio gli disse: Sciogli i lacci dei tuoi
calzari, e ci che segue. Quando dunque pervenimmo in quel luogo era gi l'ora decima; per questo, essendo
gi sera, non potemmo fare l'offerta. Ma si fece una preghiera nella chiesa e anche nel giardino, presso il
roveto, e come d'abitudine fu letto il passo relativo del Libro di Mos 30. Cos, poich era sera, mangiammo
senza attendere oltre nel giardino dinanzi al roveto, con i santi uomini, ed ivi facemmo tappa. Il giorno
successivo, desti di buon'ora, chiedemmo ai sacerdoti di fare anche l l'offerta; e cos fu fatto.
Altri luoghi biblici
5. 1. Siccome il nostro itinerario doveva attraversare la valle nel centro, nel senso della sua lunghezza,
quella valle di cui ho parlato prima, dove erano rimasti gli anziani di Israele mentre Mos saliva sulla
montagna di Dio e ne discendeva, a mano a mano che avanzavamo lungo tutta la valle quei santi uomini non
si stancavano di mostrarci i singoli luoghi.

Si pu osservare la cura con cui Egeria annota i particolari anche minimi del suo viaggio: l'ora di partenza o di arrivo,
il cammino percorso, il mezzo usato (per lo pi una cavalcatura, con qualche eccezione l dove la pendenza del sentiero
esigeva di procedere a piedi), le tappe, oltre che, naturalmente, tutto ci che vede e che fa: si insomma di fronte a un
vero e proprio diario di pellegrinaggio che ha probabilmente richiesto da parte di chi l'ha scritto brevi notazioni prese
giorno per giorno e che, d'altra parte, possibile verificare sulla base di altre fonti o sulla base dell'esperienza del
pellegrino o del viandante di oggi.
29
La discesa dura circa due ore, dall'ottava alla decima ora, ossia dalle 2 alle 4 pomeridiane. Secondo la supposizione
di alcuni studiosi (cf. A. Bludau, Die Pilgerreise der Aetheria, Paderborn 1927, p. 14), Egeria avrebbe percorso il
sentiero chiamato Sikket Sad Sidna Msa. Sul luogo del roveto ardente, dove vi era la chiesa di cui parla il nostro
Itinerarium, al tempo dell'imperatore Giustiniano (527-565), sar costruito il monastero denominato successivamente di
Santa Caterina; un monastero, saldamente cinto di mura a difesa dalle incursioni dei Saraceni, che tuttora esiste. Esso
fu dedicato alla Madre di Dio, della quale figura il roveto ardente visto da Mos, e alla Trasfigurazione. Il nome di
Santa Caterina gli deriva dalla tradizione posteriore secondo la quale gli angeli avrebbero trasportato sulla cima pi alta
del complesso montuoso del Sinai, il Gebel Kathern appunto (cf. sopra, n. 13), il corpo di Caterina, martire egiziana
nell'ultima grande persecuzione dell'inizio del IV secolo. L'attuale basilica di Santa Caterina, compresa con altri edifici
entro la cinta delle mura, contiene una cappella dietro l'abside che ricorda il roveto ardente; all'esterno, sul lato sud, si
mostra al visitatore un arbusto spinoso come quello scorto in quel luogo dall'antica pellegrina. Come allora, anche oggi
- ma entro l'area del monastero - si ammira un bel giardino e si gode di una fonte a cui forse Mos aveva condotto il suo
gregge arrivando al monte di Dio, l'Oreb (cf. Es 3,1), fonte che pure lo Ps. Antonino di Piacenza, nel suo Itinerarium
(37) scritto verso il 570, vede entro il monastero.
30
Il Libro dell'Esodo comincia con il parlare dell'oppressione a cui sono sottoposti in Egitto gli Israeliti sotto il dominio
crudele del faraone, narra la nascita di Mos in Egitto e poi la fuga di lui, ormai adulto, nel paese di Madian, ossia il
territorio, al vertice del Golfo di Aqaba, tra le penisole del Sinai e dell'Arabia, abitato allora da popolazioni nomadi o
seminomadi che percorrevano tutto il paese del Sinai fino a Moab; ivi Mos abitava con il sacerdote di Madian, Reuel
(= Ietro), che gli diede in moglie la propria figlia, Zippora. In quel tempo il re d'Egitto mor; gli Israeliti gemettero per
la loro schiavit e Dio ascolt il loro lamento. A questo punto raccontato l'episodio del roveto ardente. Mos stava
pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arriv al monte
di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guard ed ecco: il
roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mos pens: "Voglio avvicinarmi a vedere questo
meraviglioso spettacolo: perch il roveto non brucia?". Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiam
dal roveto e disse: "Mos, Mos!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perch il
luogo sul quale tu stai una terra santa!". E disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio
di Giacobbe". Mos allora si vel il viso, perch aveva paura di guardare verso Dio (Es 3,1-6). Cf. pure sopra, nota 10.
28

2. A capo di essa, dove avevamo fatto tappa e dove avevamo visto il roveto dal quale Dio parl al santo
Mos nel fuoco, avevamo visto anche il sito in cui il santo Mos era stato davanti al roveto, quando Dio gli
disse: Sciogli i lacci dei tuoi calzari, perch il luogo nel quale stai terra santa 31.
3. Cos, dopo che ci allontanammo dal roveto, essi mai tralasciarono di mostrarci tutti gli altri luoghi.
Cos fecero per il luogo dove si trovava l'accampamento dei figli di Israele nei giorni in cui Mos rimase
sulla montagna32; o per quello dove fu costruito il vitello, su cui ancora oggi si erge una grande pietra 33.
4. Da parte nostra, a mano a mano che procedevamo, potevamo scorgere di lontano la sommit della
montagna che sovrasta l'intera valle, di dove il santo Mos vide i figli di Israele danzare, nei giorni in cui
avevano costruito il vitello34. Ci fu mostrata anche una pietra, enorme, in quel luogo dove era passato il santo
Mos insieme a Giosu, figlio di Nave35, discendendo dalla montagna: pietra contro cui, accesosi d'ira,
spezz le tavole che portava con s36.
5. Ci fu mostrato anche come ciascuno di loro aveva avuto, in quella valle, un'abitazione, le cui
fondamenta ancora oggi sono visibili, e come esse furono circondate con cinte di pietra. Ci fu pure mostrato
il luogo dove il santo Mos, tornato dal monte, ordin che i figli di Israele corressero di porta in porta 37.
6. E il luogo dove fu distrutto con il fuoco per ordine di Mos, il vitello che Aronne aveva fatto per loro 38;
e parimenti il torrente, le cui acque il santo Mos fece bere ai figli di Israele, come scritto nell'Esodo 39.
7. Ci fu anche mostrato il luogo dove i settanta anziani ricevettero parte dello spirito di Mos; e quello
dove i figli di Israele furono presi da ingordigia per i cibi; e il luogo che fu chiamato poi incendio, per il
fatto che un incendio divamp in una parte degli accampamenti, fuoco che poi ebbe fine per la preghiera del
santo Mos.

31

Es 3,5; cf. sopra, nota 30.


Cf. Es 19,1ss. Cf. sopra, nota 15.
33
Cf. Es 32,1ss. Cf. sopra, nota 8.
34
Cf. Es 32,19.
35
Si tratta di Giosu, figlio di Nun (cf. Gs 1,1), collaboratore fedele di Mos. In Es 32,16-19, ove si narra della discesa
di Mos dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza, si legge: Giosu sent il rumore del popolo
che urlava e disse a Mos: "C' rumore di battaglia nell'accampamento". Ma rispose Mos: "Non il grido di chi canta:
Vittoria! Non il grido di chi canta: Disfatta! Il grido di chi canta a due cori io sento". Quando si fu avvicinato
all'accampamento, vide il vitello e le danze. Allora l'ira di Mos si accese: egli scagli via le tavole spezzandole ai piedi
della montagna. Sar Giosu che, dopo la morte di Mos, guider il popolo eletto nella terra che Dio gli aveva
promesso e ne organizzer la distribuzione tra le trib d'Israele.
36
Il testo biblico dell'Esodo non menziona per specificamente una pietra contro cui il condottiero degli Israeliti
avrebbe spezzato le tavole.
37
Dopo essersi adirato, aver spezzato le tavole e severamente rimproverato Aronne per ci che aveva fatto, Mos vide
che il popolo non aveva pi freno, perch Aronne gli aveva tolto ogni freno, cos da farne il ludibrio dei suoi avversari.
Mos si pose alla porta dell'accampamento e disse: "Chi sta con il Signore, venga da me?". Gli si raccolsero intorno
tutti i figli di Levi. Grid loro: "Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco: Passate e
ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il
proprio parente". I figli di Levi agirono secondo il comando di Mos e in quel giorno morirono circa tremila uomini del
popolo.
38
Cf. Es 32,20 e 32,4. Cf. sopra, note 8 e 16.
39
Il riferimento pare ancora essere a Es 32,20, dove detto che Mos, frantumato il vitello, ne abbia sparso la polvere
nell'acqua e l'abbia fatta trangugiare agli Israeliti.
32

8. Ci fu mostrato il posto ove piovvero per loro manna e quaglie 40. In tale modo, dunque, ci fu mostrato
tutto ci che, secondo i Libri santi di Mos, avvenne in quel luogo, ossia nella valle che, come ho detto, si
estende ai piedi della montagna di Dio, il santo Sinai; tutte queste cose sarebbero troppo lunghe da esporre
dettagliatamente per scritto, dal momento che non era neppure possibile ricordarle, tante erano: d'altra parte
quando la Carit Vostra legge i Libri santi di Mos, pu vedere pi esattamente ci che in quel luoghi
avvenne.
9. Questa la valle dove fu celebrata la Pasqua 41 dopo che era trascorso un anno dalla partenza dei figli di
Israele dalla terra d'Egitto; essi infatti dimorarono in questa valle per un certo tempo, fin tanto che Mos sal
sulla montagna di Dio e ne discese una prima e una seconda volta; e ancora si fermarono qui per tutto il
tempo in cui fu costruito il tabernacolo e in cui si comp quello che fu mostrato sulla montagna di Dio. Ci fu
mostrato infatti anche il luogo dove Mos eresse per la prima volta il tabernacolo e dove fu compiuto tutto
ci che Dio, sulla montagna, gli aveva ordinato di fare 42.
10. All'altra estremit della valle vedemmo pure i sepolcri dell'ingordigia 43, nel luogo in cui tornammo a
riprendere il nostro cammino l dove, uscendo da quella grande valle, rientrammo sulla strada donde
eravamo venuti, tra i monti di cui avevo parlato in precedenza. In quel medesimo giorno giungemmo anche
presso altri monaci molto santi che, a causa della loro et o della loro salute malferma, non potevano recarsi
Accanto ai Libri veterotestamentari dell'Esodo e dei Re (1) che abbiamo visto dominare in queste prime pagine
dell'Itinerarium, si fa presente anche il quarto Libro del Pentateuco, i Numeri. Dopo il Levitico, esso riprende il
racconto della marcia di Israele nel deserto, dal Sinai a Qadesh e poi alle steppe di Moab fino alle rive del Giordano.
Gli episodi a cui si fa riferimento in questa pagina sono da situare, secondo la narrazione dei Numeri, dopo la partenza
degli Israeliti dal Sinai. Ecco dunque le parole del cap. 11 utili per comprendere i cenni qui fatti dall'Itinerarium: 11,1-3
(sul fuoco nell'accampamento): Ora il popolo cominci a lamentarsi malamente agli orecchi del Signore. Li ud il
Signore e il suo sdegno si accese e il fuoco del Signore divamp in mezzo a loro e divor l'estremit
dell'accampamento. Il popolo grid a Mos; Mos preg il Signore e il fuoco si spense. Quel luogo fu chiamato Tabera,
perch il fuoco del Signore era divampato in mezzo a loro; 11,4-6 (sull'ingordigia per i cibi): La gente raccogliticcia
[il riferimento probabile a quegli stranieri che seguirono gli Israeliti nell'esodo dall'Egitto], che era tra il popolo, fu
presa da bramosia, ma di cibo; anche gli Israeliti ripresero a lamentarsi e a dire: "Chi mi potr dare carne da mangiare?
Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e
dell'aglio. Ora la nostra vita inaridisce; non c' pi nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna; 11,7-9
(sulla manna): La manna era simile al seme del coriandolo e aveva l'aspetto della resina odorosa. Il popolo andava
attorno a raccoglierla; poi la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole o
ne faceva focacce; aveva il sapore di pasta all'olio. Quando di notte cadeva la rugiada sul campo, cadeva anche la
manna; 11,31-35 (sulle quaglie), cf. sopra, nota 3; cf. pure Es 16,11-14; 11,16-17.24-25 (sulla discesa dello spirito di
Mos sui settanta anziani): Il Signore disse a Mos: "Radunami settanta uomini tra gli anziani d'Israele, conosciuti da
te come anziani del popolo e come loro scribi; conducili alla tenda del convegno; vi si presentino con te. Io scender e
parler in quel luogo con te; prender lo spirito che su di te per metterlo su di loro, perch portino con te il carico del
popolo e tu non lo porti pi da solo"... Mos dunque... radun settanta uomini tra gli anziani del popolo e li pose intorno
alla tenda del convegno. Allora il Signore scese nella nube e gli parl: prese lo spirito che era su di lui e lo infuse sui
settanta anziani: quando lo spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono, ma non lo fecero pi in seguito.
41
I primi 10 capitoli dei Numeri (fino a 10,10) narrano del popolo eletto al Sinai; in Nm 9,1-5 si ricorda in particolare
la Pasqua ivi celebrata: Il Signore parl ancora a Mos nel deserto del Sinai, il primo mese del secondo anno, da
quando uscirono dal paese d'Egitto, dicendo: "Gli Israeliti celebreranno la Pasqua nel tempo stabilito. La celebrerete nel
tempo stabilito, il quattordici di questo mese tra le due sere; la celebrerete secondo tutte le leggi e secondo tutte le
prescrizioni e le usanze". Mos parl agli Israeliti perch celebrassero la Pasqua. Essi celebrarono la Pasqua il
quattordici del primo mese al tramonto, nel deserto del Sinai; gli Israeliti agirono secondo tutti gli ordini che il Signore
aveva dato a Mos.
42
Dal Libro dei Numeri si torna a quello dell'Esodo e pi particolarmente all'ultima sua parte, dove, sancita l'alleanza
tra Dio e il popolo liberato, sono date le leggi per l'organizzazione civile, sociale e religiosa e le disposizioni riguardanti
l'ordinamento cultuale, puntualmente eseguite da Mos. Il riferimento preciso all'ultimo capitolo - il XL - del Libro.
Il Signore parl a Mos e gli disse: "Il primo giorno del primo mese erigerai la Dimora, la tenda del convegno. Dentro
vi collocherai l'arca della Testimonianza, davanti all'arca tenderai il velo. Vi introdurrai la tavola e disporrai su di essa
ci che vi deve essere disposto; introdurrai anche il candelabro e vi preparerai sopra le sue lampade. Metterai l'altare
d'oro per i profumi davanti all'arca della Testimonianza e metterai infine la cortina all'ingresso della tenda"... Mos fece
in tutto secondo quanto il Signore gli aveva ordinato. Fece cos: nel secondo anno, nel primo giorno del primo mese fu
eretta la Dimora. Mos eresse la Dimora... Prese la Testimonianza, la pose dentro l'arca; mise le stanghe dell'arca e pose
il coperchio sull'arca; poi introdusse l'arca nella Dimora, colloc il velo che doveva far da cortina e lo tese davanti
all'arca della Testimonianza, come il Signore aveva ordinato a Mos (Es 40,1-5.16-18.20-21).
43
Cf. Nm 11,31-34. Cf. sopra, nota 3. Egeria si ritrova nel luogo da cui gi era passata prima di cominciare il
pellegrinaggio sul Sinai; cf. Itinerarium 1,1.
40

fino alla montagna di Dio per farvi l'offerta; essi si degnarono, al nostro arrivo, di accoglierci molto
ospitalmente.
11. Cos, dopo aver visto tutti i luoghi santi che desideravamo vedere, come pure tutti i luoghi toccati dai
figli di Israele, sia nell'andata sia nel ritorno sulla via che porta alla montagna di Dio; dopo aver visto anche i
santi uomini che qui dimoravano, nel nome di Dio facemmo ritorno a Faran 44.
12. Davvero devo sempre e per ogni cosa rendere grazie a Dio: particolarmente per tali e tante grazie che
si degnato di concedere a me, persona indegna e non meritevole, s che potessi percorrere tutti i luoghi che
non meritavo di vedere; inoltre non potr mai ringraziare abbastanza tutti quegli uomini santi che si
degnavano di accogliere benevolmente la mia umile persona nei loro eremi, anzi di farmi da guide sicure in
tutti i posti che chiedevo di vedere, secondo le indicazioni delle sante Scritture. Molti degli uomini santi che
dimoravano sulla montagna di Dio o nei suoi pressi, quelli almeno che ne avevano le forze, si degnarono di
accompagnarci sino a Faran.
Il ritorno a Clysma
6. 1. Quando dunque giungemmo a Faran, luogo che si trova a 35 miglia dalla montagna di Dio,
dovemmo farvi una sosta di due giorni per riposarci45. Il terzo giorno, partiti di l con sollecitudine,
arrivammo di nuovo nel deserto di Faran, a quel luogo di sosta ove nell'andata avevamo passato la notte,
come sopra ho detto. Di l poi, il giorno seguente, dopo aver rifatto le nostre provviste d'acqua, camminando
ancora un po' di tempo tra i monti, arrivammo a un luogo di sosta che era lungo il mare, in un punto in cui si
esce di tra i monti e si riprende nuovamente a camminare molto vicini al mare; si segue la costa in modo che
ora i flutti si infrangono contro i piedi degli animali, ora si cammina a cento o duecento, talvolta ad anche
pi di cinquecento passi dal mare, nel deserto, giacch qui non esistono affatto strade, ma solamente deserti
di sabbia.
2. Gli abitanti di Faran, che sono soliti percorrere quei luoghi con i loro cammelli, pongono di tanto in
tanto dei segnali a cui fare riferimento e cos camminano durante il giorno. Nella notte poi i cammelli stessi
seguono i segnali. Che dire di pi? Per l'abitudine che hanno, gli abitanti di Faran circolano in quei luoghi
con pi precisione e sicurezza durante la notte, di quanto non facciano altri l dove esiste una via ben
tracciata.
3. Sulla via del ritorno, dunque, uscimmo fuori dalla zona montuosa nello stesso luogo in cui nell'andata
ci eravamo inoltrati e cos ci avvicinammo di nuovo al mare. Anche i figli di Israele, tornando dalla
montagna di Dio, il Sinai, fino a quel luogo percorsero la stessa strada che avevano fatto andando, intendo
dire fino al punto in cui noi uscimmo fuori dai monti per raggiungere di nuovo il Mar Rosso 46. Di l

Con il nome di Faran si designa, oltre che la citt (cf. sopra, nota 12), anche la regione desertica della parte centrale
della penisola sinaitica. Come Faran antica, anche l'attuale oasi di Feirn dista 50 km circa (35 miglia romane) dal
massiccio del Sinai. Essa fu fortificata a seguito degli attacchi subiti dai Saraceni. Forse gi verso il 400 divenne sede
vescovile; alla fine del VII secolo il suo vescovo, Teodoro, fu condannato come monotelita dal Concilio di
Costantinopoli del 681. Cos la sede rest vacante e fu trasferita poi nel IX secolo nel monastero di Santa Caterina, in
un periodo in cui la popolazione locale si era ormai convertita all'islam.
45
Dopo due giorni di sosta a Faran, il pellegrinaggio di Egeria riprende scandito dalle tappe notturne (mansiones),
alcune delle quali sono indicate, altre taciute: la prima nel deserto di Faran, la seconda, pi a nord, sulle rive del Mar
Rosso, e poi forse ad Arandara, tra Arandara e Maran, a Maran e finalmente a Clysma. Si sa che a piedi o a dorso di
cavalcatura, come probabilmente nel caso nostro, si percorrevano durante l'arco della giornata 30 km o poco pi; la
distanza da Faran a Clysma era di oltre 200 km: occorrevano dunque 7 giorni di cammino con 6 mansiones intermedie.
Questa parte del viaggio accennata in rapidi tratti. Si pu supporre che essa sia stata narrata con maggiori particolari
nei capitoli precedenti dell'Itinerarium, andati perduti. Cf. Introduzione, p. 35.
46
L'osservazione di Egeria merita di essere sottolineata, perch mette in chiaro il suo desiderio di ripercorrere il
cammino compiuto dagli Israeliti dopo la liberazione dagli Egiziani, cammino che rappresenta un momento
significativo di quella storia della salvezza che culmina in Cristo (cf. pure Itinerarium 7,1). Tuttavia bisogna
aggiungere che l'indicazione non esatta: lasciando il Sinai, il popolo di Israele non dovette percorrere le piste del
deserto verso nord-ovest. L'inesatta interpretazione nacque con probabilit da un passo del Libro dei Numeri, in cui si
narra la partenza degli Israeliti dal Sinai: Il secondo anno, il secondo mese, il venti del mese, la nube si alz sopra la
Dimora della Testimonianza. Gli Israeliti partirono dal deserto del Sinai secondo il loro ordine di marcia; la nube si
ferm nel deserto di Paran. Cos si misero in cammino la prima volta, secondo l'ordine del Signore, dato per mezzo di
Mos (10,11-13). Anche in Nm 12,16 si legge: Poi il popolo part da Caserot e si accamp nel deserto di Paran.
L'espressione deserto di Paran generica; si pu individuare nel tavoliere calcareo nella zona nord-est della penisola
sinaitica, a sud di Kades-Barnea (oggi Ain Qedeis), dunque non nella zona percorsa da Egeria verso Clysma.
44

rifacemmo la via donde eravamo venuti, mentre i figli di Israele da quel luogo, come scritto nei Libri del
santo Mos, proseguirono per il loro cammino.
4. Noi ritornammo a Clysma 47 attraverso la stessa via e con le stesse soste gi fatte all'andata. Ritornati di
nuovo a Clysma, dovemmo riposarci un'altra volta, perch avevamo fatto molta strada tra le sabbie del
deserto.
Da Clysma alla terra di Gessen
7. 1. Sebbene gi conoscessi la terra di Gessen (passando di l ero stata la prima volta in Egitto),
nondimeno, per meglio vedere tutti i luoghi che i figli di Israele uscendo da Ramesse 48 avevano toccato nel
loro cammino, fino all'arrivo al Mar Rosso nel luogo che attualmente, dal nome della fortezza che vi si
trova, si chiama Clysma, ebbi desiderio di poter andare da Clysma alla terra di Gessen, fino alla citt
chiamata Arabia, che si trova nella terra di Gessen. Infatti per ci questo territorio si chiama cos, voglio dire
terra di Arabia, terra di Gessen, bench sia una parte dell'Egitto, migliore per rispetto a tutto il resto
dell'Egitto49.
2. Da Clysma, ossia dal Mar Rosso, fino alla citt d'Arabia, vi sono quattro tappe da fare attraverso il
deserto; un deserto dove tuttavia di tappa in tappa si trovavano distaccamenti di soldati e ufficiali che ci
scortarono sempre da un forte all'altro. Lungo il cammino, i santi uomini che ci accompagnavano, membri
del clero o monaci che fossero, ci mostravano tutti i luoghi, sui quali io non mi stancavo di chiedere
informazioni, riferendomi alle Scritture. Un luogo si trovava a sinistra, un altro alla destra della nostra
strada, un altro ancora era pi lontano dal cammino, un altro pi vicino.
3. Per quanto potei rendermi conto, voglia la Carit Vostra credermi, i figli di Israele fecero il cammino in
modo tale che ora andavano a destra, ora ritornavano a sinistra, ora andavano avanti, ora ritornavano
indietro; cos essi fecero il cammino fino a che pervennero sul Mar Rosso 50.
4. Ci venne indicato Epauleo, ma di lontano, mentre passammo a Magdalo. Oggi in quel luogo vi un
forte in cui vi un ufficiale con la sua guarnigione, che ha il comando in nome dell'autorit romana.
Secondo l'abitudine, i soldati ci scortarono di l sino al forte successivo; ci fu indicato Beelsephon, anzi
passammo proprio in quel luogo 51. Si tratta di una piana che si affaccia sul Mar Rosso lungo il fianco del
47

Clysma - che in greco (klysma) significa lido, riva, luogo bagnato dai flutti - era situata all'estremit settentrionale del
golfo, dove oggi sorge Suez, o poco pi a nord nella localit di Qom Qolzoum: porto a cui approdavano le navi
provenienti dall'Oceano Indiano; era in pari tempo una citt fortificata. Secondo gran parte della tradizione cristiana, il
passaggio del Mar Rosso compiuto dagli Ebrei che fuggivano dall'Egitto avvenne appunto a Clysma.
48
Per capire l'allusione ci si pu riferire a Es 1,11: Vennero imposti loro (agli Ebrei) dei sovrintendenti ai lavori
forzati per opprimerli con i loro gravami e cos costruirono per il faraone le citt-deposito, cio Pitom e Ramses (cf.
pure sotto, nota 55).
49
La terra di Gessen (in ebraico Gosen) pi volte ricordata in special modo negli ultimi capitoli della Genesi. Come si
vede, il testo identifica la terra di Gessen con la terra d'Arabia. N la cosa stupisce: la traduzione greca dei LXX
aggiunge al nome ebraico il nome geografico corrente nell'Egitto ellenistico degli ultimi secoli prima di Cristo; e
l'Arabia appunto era uno dei distretti amministrativi, a quanto sembra per pi ristretto estensivamente della terra di
Gessen, che copriva l'area del Nord-Egitto tra il Nilo (ramo di Pelusio) e il deserto ad est; era considerata la parte
migliore del paese. Quando Giacobbe e i suoi figli si ricongiungono in Egitto a Giuseppe, ministro del faraone, e
chiedono a quest'ultimo di poter soggiornare nel paese, il faraone dice a Giuseppe: Tuo padre e i tuoi fratelli sono
dunque venuti da te. Ebbene, il paese d'Egitto a tua disposizione: fa' risiedere tuo padre e i tuoi fratelli nella parte
migliore del paese. Risiedano pure nel paese di Gosen (Gn 47,5-6).
50
Egeria, in modo certo maldestro, vuol qui dire che gli Ebrei non seguirono nella loro marcia verso il Mar Rosso un
percorso diritto, ma fecero un cammino sinuoso. Non si dimentichi inoltre che, secondo parecchi studiosi, il territorio di
cui si parla era al tempo dell'esodo morfologicamente diverso da quello che si presentava alla vista nel III-IV secolo
dopo Cristo. Il Mar Rosso doveva infatti estendersi di pi verso nord e l'attuale bacino dei Laghi Amari doveva essere
unito al Golfo di Suez da canali naturali di poca profondit.
51
Ardua talvolta la localizzazione dei luoghi menzionati, dei quali il nostro testo parla sempre in riferimento a passi
biblici; e proprio sulle localit bibliche delle quali quel passi parlano le ipotesi degli storici e degli eruditi non
concordano. Epauleo corrisponderebbe a Pi-Achirot della Bibbia, Magdalum a Migdol, Belsefon a Baal-Zefon. In un
punto culminante dell'Esodo, al cap. 14,1-4, si legge: Il Signore disse a Mos: "Comanda agli Israeliti che tornino
indietro e si accampino davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Zefon; di fronte ad esso vi
accamperete presso il mare. Il faraone penser degli Israeliti: Vanno errando per il paese; il deserto li ha bloccati! Io
render ostinato il cuore del faraone ed egli li inseguir; io dimostrer la mia gloria contro il faraone e tutto il suo
esercito, cos gli Egiziani sapranno che io sono il Signore! ". Essi fecero in tal modo. E ugualmente gli Egiziani li
inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi
cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi-Achirot, davanti a Baal-Zefon (Gn 14,9).

monte di cui ho parlato prima, dove i figli di Israele, allorch videro che gli Egiziani li inseguivano, alzarono
grida52.
5. Ci fu pure mostrato Oton, che si trova al limite del deserto, come scritto 53, e cos Soccoth. Soccoth
un monticello nel mezzo di una valle, nei cui pressi i figli di Israele stabilirono i loro accampamenti: proprio
quello il luogo dove ricevettero la legge della Pasqua 54.
6. Lungo il cammino, lasciate le terre dei Saraceni e gi entro il territorio dell'Egitto, ci venne indicata la
citt di Pithom, costruita dai figli di Israele55; ora un forte.
7. Heroonpolis, che fu una citt al tempo in cui Giuseppe venne incontro a suo padre Giacobbe che
sopraggiungeva, come scritto nel Libro della Genesi 56 ora un villaggio, ma di notevole grandezza, quello
che noi chiamiamo un vicus. Infatti possiede una chiesa, alcuni martyria 57 e un gran numero di eremi di santi
monaci. Per poter vedere ogni cosa, dovemmo fermarci in questo luogo secondo l'abitudine che avevamo.
Questo villaggio oggi si chiama Hero, a 16 miglia dalla terra di Gessen, sul territorio dell'Egitto. Il luogo
assai piacevole giacch percorso da un braccio del fiume Nilo. Uscendo poi da Hero giungemmo alla citt
che si chiama Arabia, nella terra di Gessen: per cui scritto che il faraone disse a Giuseppe: Fa' risiedere tuo
padre e i tuoi fratelli nella parte migliore dell'Egitto, nella terra di Gessen, nella terra di Arabia 58.
L'antica Ramesse
8. 1. Dalla citt di Arabia, Ramesse dista 4 mila passi e noi, per arrivare alla tappa di Arabia,
attraversammo Ramesse59; attualmente questa citt una piana disabitata: infatti non vi pi alcuna
52

Es 14,10: Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro
di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. questa la continuazione del passo citato nella
nota precedente, a cui fa seguito dapprima l'invocazione degli Ebrei a Mos e la preghiera di questi al Signore e poi la
risposta del Signore che porta alla liberazione di Israele dai suoi inseguitori.
53
Proseguendo il cammino verso nord, la pellegrina incontra Oton (Etam), un centro situato dai geografi antichi sulla
riva settentrionale dei Laghi Amari, da identificare forse con una fortezza egiziana situata vicino a Serapeum, ove
passava una delle due vie principali che collegavano l'Egitto al Vicino Oriente. A Oton-Etam gli Ebrei, sulla via della
libert, stabilirono un campo prima di riprendere la marcia. Partirono da Succot e si accamparono a Etam, sul limite
del deserto. Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e
di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, cos che potessero viaggiare giorno e notte (Es 13,20-21).
54
questo il luogo del primo campo degli Ebrei partiti da Ramses (cf. Nm 33,5; cf. sotto, nota 59). Succoth, al tempo
dell'esodo era una regione; il suo nome in et successive pass alla citt che ne divenne capoluogo, Thukut o Thkou o Pi-tum, ossia la citt del Dio Tum. Gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot, in numero di
seicentomila uomini capaci di camminare, senza contare i bambini. Inoltre una grande massa di gente promiscua part
con loro e insieme greggi e armenti in gran numero... Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese
d'Egitto. Questa sar una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione. Il
Signore disse a Mos e ad Aronne: "Questo il rito della Pasqua: nessuno straniero ne deve mangiare...". (Es 12,3738.42-43).
55
Ancora un passo dell'Esodo (1,11, riportato sopra; cf. nota 48) ci d modo di intendere il cenno fatto qui di Pithom,
citt costruita dagli Ebrei.
56
Si trova scritto in Genesi 46, 28-30: Giacobbe aveva mandato Giuda avanti a s da Giuseppe, perch questi desse
istruzioni in Gosen prima del suo arrivo. Arrivarono quindi al paese di Gosen. Allora Giuseppe fece attaccare il suo
carro e sal in Gosen incontro a Israele, suo padre. Appena se lo vide davanti, gli si gett al collo e pianse a lungo
stretto al suo collo. Israele disse a Giuseppe: "Posso anche morire, questa volta, dopo aver visto la tua faccia, perch sei
ancora vivo". Heroonpolis il nome di Gosen (Gessen) che si trova nei LXX e similmente in antiche versioni latine
della Bibbia (Heroum civitas). Poco dopo la medesima citt chiamato Hero, secondo un probabile uso locale. Il sito
ove sorgeva stato identificato a nord di Tell el-Maskhuta nel Wadi Tumilat.
57
I martyria sono per lo pi piccoli santuari eretti in onore dei martiri sul luogo dove sono stati sepolti. questa la
prima volta che Egeria li menziona e, come si vedr anche in seguito, ella non manca di visitarli: anche i martyria sono
luoghi santi non della storia biblica, ma della storia della Chiesa.
58
Cf. Gn 47,6. Cf. sopra, nota 49, ove si citato il contesto.
59
Compiendo il viaggio a ritroso, l'antica pellegrina giunta al punto iniziale da cui gli Ebrei sono partiti per il viaggio
verso la terra promessa, sotto la guida di Mos: Ramesse o Ramses. Basti leggere Numeri 33,5 ss.: Gli Israeliti
partirono dunque da Ramses e si accamparono a Succot. Partirono da Succot e si accamparono a Etam, che
all'estremit del deserto. Partirono da Etam e piegarono verso Pi-Achirot, che di fronte a Baal-Zefon, e si
accamparono davanti a Migdol. Partirono da Pi-Achirot, attraversarono il mare in direzione del deserto, fecero tre
giornate di marcia nel deserto di Etam e si accamparono a Mara. E dopo altre cinque tappe, secondo il medesimo
racconto dei Numeri, si accamparono a Refidim [sito che si identifica con Faran] dove non c'era acqua da bere per il
popolo. Partirono da Refidim e si accamparono nel deserto del Sinai (Nm 33,5-8.14-15). Quanto a Ramses, da cui
partito il discorso, citt che con Pi-tum (Pithom) fu costruita dagli Ebrei quand'erano in Egitto (cf. Es 1,11).

abitazione. Appare con chiarezza che ebbe una grande estensione e molti edifici, giacch i suoi resti, che
sono tutti in rovina, ancora oggi si scorgono a perdita d'occhio 60.
2. Ora in quel luogo non vi null'altro che una enorme pietra di Tebe 61, in cui sono scolpite due statue
grandissime che si dice rappresentino uomini santi, cio Mos e Aronne. Si narra infatti che le hanno poste
l in loro onore i figli di Israele.
3. Inoltre vi un albero di sicomoro, che si dice sia stato piantato dai patriarchi: molto vecchio e per
conseguenza malridotto, e tuttavia porta ancora frutto. Se qualcuno soffre di qualche infermit si reca l,
prende qualche ramoscello e ne trae beneficio.
4. Cosa, questa, che abbiamo appresa dal racconto del santo vescovo di Arabia; egli infatti ci disse quale
fosse il nome dell'albero: in greco lo si chiama dendros alethiae, il che da noi si traduce albero della
verit. Questo santo vescovo si degn di venirci incontro a Ramesse: persona di et avanzata, molto pia,
che un tempo fu monaco, affabile e accoglie molto bene i pellegrini; inoltre un profondo conoscitore
delle Scritture divine.
5. Egli dunque, dopo essersi degnato di incomodarsi e di venirci incontro, ci mostr ogni cosa che era in
quel luogo e ci raccont di quelle statue di cui ho parlato, e anche del sicomoro. Quel santo vescovo ci narr
anche come il faraone, quando vide che i figli di Israele avevano lasciato il paese, fosse entrato con tutto il
suo esercito in Ramesse e avesse incendiato tutta la citt che era enormemente grande 62, e poi fosse partito
all'inseguimento dei figli di Israele.
Dalla citt d'Arabia a Gerusalemme
9. 1. Per un caso fortunato e molto felice, ci accadde che il giorno in cui giungemmo alla sosta nella citt
di Arabia fosse la vigilia del beatissimo giorno dell'Epifania 63: quel giorno infatti si doveva celebrare la
veglia nella chiesa. Cos dunque il santo vescovo ci trattenne sul luogo due giorni: era un santo, veramente
un uomo di Dio, che conoscevo bene dal giorno in cui ero stata in Tebaide.
2. Questo santo vescovo per lungo tempo era stato monaco: infatti fu allevato fin dalla sua infanzia in un
monastero: perci ha una conoscenza cos profonda delle Scritture ed cos irreprensibile nella condotta
della sua vita, come ho gi detto prima.
3. Da quel luogo congedammo i soldati che ci avevano fatto la scorta in nome dell'autorit romana, fin
tanto che avevamo camminato per luoghi insicuri; ma ora non era pi necessario incomodare i soldati,
poich la via che attraversa la citt di Arabia conducendo dalla Tebaide a Pelusio, una via pubblica
dell'Egitto64.
4. Partiti di l facemmo l'intero cammino traversando la terra di Gessen, sempre tra viti che producono
vino e viti che producono balsamo, tra frutteti, campi ben coltivati e giardini bellissimi; un cammino
compiuto interamente lungo le rive del Nilo, tra poderi molto fertili, che un tempo erano stati luoghi di
residenza dei figli di Israele. Che dire di pi? Credo di non avere mai visto un paese pi bello della terra di
Gessen.

Le opinioni dei critici non si accordano nel localizzare dove sorgesse Ramses e quindi Arabia che - seguendo il
nostro testo - distava dalla prima 4000 passi, ossia poco meno di 6 km. Ipotesi plausibile quella che identifica Arabia
con l'attuale Faqus e le rovine di Ramses con quelle che si trovano a pochi km da Faqus; ipotesi che si basa sul fatto che
Arabia in epoca romana e bizantina era denominata pure Phacusa (cf. A. H. M. Jones, Cities of Eastern Roman
Provinces, Oxford 1971, p. 337).
61
La pietra di Tebe (lapis Thebeus) il granito rosso.
62
Di questo particolare non si trova alcun fondamento nella Scrittura; esso sembra nascere forse in terreno cristiano per
spiegare la desolazione derivante dalla vista delle rovine.
63
Con l'Epifania, una delle pi antiche feste della cristianit, in Oriente si celebrava la nascita di Cristo. A suo
proposito, il cenno qui fatto sar ripreso estesamente nella descrizione della liturgia della festa quale si celebrava a
Gerusalemme (cf. sotto, note 172-181). Opportunamente stato notato che il 25 dicembre Egeria non fa alcun cenno al
Natale, cosa che avrebbe certo fatto se la festa fosse stata celebrata nel mondo cristiano; anche se occorre notare che
Egeria in quel giorno si trovava in viaggio tra il deserto di Faran e Arandara.
64
Notevole questa osservazione sulla sicurezza delle vie antiche. Si pu dire che mentre le vie romane erano sicure nel
primo periodo dell'Impero, fino al II secolo, a cominciare dal III, per una serie di fattori, divengono pi difficilmente
percorribili; entro certi limiti i viaggi si fanno ancor pi difficili nel IV secolo e in tempi successivi. Nel caso specifico,
percorrendo Egeria la via principale che da Arabia conduce a Pelusio, ritiene d'essere sicura e procede senza una scorta
militare. La presenza della quale, per altro verso, dimostra il rango sociale che Egeria doveva rivestire e le cure di cui
era oggetto da parte delle autorit imperiali.
60

5. Cos dunque dalla citt di Arabia, camminando due giorni sempre attraverso la terra di Gessen,
giungemmo nella citt di Tatnis, dove nacque il santo Mos. Questa la citt che un tempo fu la metropoli
del faraone.
6. Bench avessi gi conosciuto quel luoghi, come dissi prima, quando ero stata ad Alessandria e nella
Tebaide, nondimeno, dal momento che volevo conoscere pi a fondo i luoghi ove erano passati i figli di
Israele nella loro marcia da Ramesse fino alla montagna di Dio, il santo Sinai, fu necessario ritornare di
nuovo nella terra di Gessen e poi a Tatnis 65. Partiti quindi da quest'ultima localit, percorrendo un cammino
gi noto, pervenni a Pelusio66.
7. Partita nuovamente di qui, passando per tutte le localit di sosta dell'Egitto per le quali eravamo venuti,
giunsi al confine della Palestina. Quindi, nel nome di Cristo nostro Dio, facendo ancora qualche tappa in
Palestina, ritornai a Helia, vale a dire a Gerusalemme.
Di nuovo in viaggio verso il monte Nebo
10. 1. Trascorso quindi un certo tempo, secondo la volont di Dio, sentii un'altra volta un desiderio:
andare fino in Arabia, al monte Nebo 67, al luogo dove Dio ordin a Mos di salire, dicendogli: Sali sulla
montagna di Arabot, sul monte Nebo, che nel paese di Moab di fronte a Gerico e mira la terra di Canaan
che io do in possesso ai figli di Israele; tu morirai sul monte su cui sarai salito 68.
2. Cos dunque Ges nostro Dio, che non abbandona coloro che sperano in lui, anche questa volta si
degnato di esaudire il mio desiderio.
3. Partii dunque da Gerusalemme viaggiando in compagnia di sante persone: un sacerdote, diaconi di
Gerusalemme e alcuni fratelli monaci; giungemmo al Giordano in quel punto in cui erano passati i figli di
Israele quando il santo Giosu figlio di Nave aveva fatto loro attraversare il Giordano, come scritto nel

Molti critici hanno visto in Tatnis (o Tathnis o Taphnis, a seconda delle grafie riportate nei manoscritti) Tanis, citt
situata nel Basso Egitto lungo il ramo mediano del Nilo e capitale del faraone in epoche antiche. Forse di qui nasce la
notizia che Mos fosse nato in Tanis, essendo stato salvato dalla figlia del faraone lungo le rive del Nilo. Contro
quest'ipotesi si deve per notare che Egeria pi volte dice di percorrere la terra di Gessen e che questa non
comprendeva le terre bagnate dal ramo mediano (tanitico) del Nilo. Pi probabilmente l'antica pellegrina ha percorso il
cammino pi diretto tra Arabia e Pelusio, lungo il ramo orientale (pelusiaco) del grande fiume e avendo attraversato la
citt di Tatnis (che si trova lungo quel percorso) stata forse ingannata dalla somiglianza del nome e l'ha scambiata per
la Tanis biblica, situata a circa 40 km in direzione nord-ovest.
66
Pelusio una citt di cui si hanno notizie fin dal VII secolo a.C.; fu porto commerciale e centro militare; raggiunse
grande importanza economica sotto l'Impero. Al tempo di Egeria era sede arcivescovile e punto di notevole rilievo per
il movimento monastico. Di l, percorrendo per parecchie centinala di km la cosiddetta Via del mare che da
Alessandria giungeva a Calcedonia sul Bosforo - unendo l'Egitto alla Palestina, alla Siria e all'Asia Minore -, Egeria
arriva in Palestina e pi specificamente ad Aelia Capitolina, il nome dato da Adriano a Gerusalemme dopo la seconda
rivolta giudaica del 132-135.
67
Continuando idealmente quel pellegrinaggio, di cui siamo stati finora testimoni, che ha portato Egeria fino al monte
Sinai sulle tracce di Mos e del popolo da lui guidato nella marcia verso la terra promessa, si apre ora un nuovo
capitolo. Dopo aver trascorso a Gerusalemme un mese o poco pi, Egeria vuol realizzare un altro suo desiderio: quello
di recarsi ad est del Giordano, nella provincia d'Arabia (che aveva per capoluogo Bostra) e l salire sul monte Nebo. La
ragione evidente: ripercorrere l'ultima tappa del cammino di Mos, che, contemplata dal monte Nebo appunto la terra
che sar sede del suo popolo, ivi muore. Lasciato il Sinai, gli Ebrei si erano diretti verso nord ed erano rimasti per
un'intera generazione nelle oasi intorno a Qadesh Barnea; di l poi riprendono il cammino, passando per la via pi
lunga, per l'altopiano di Moab, ad oriente del Mar Morto, e giungono in uno dei punti pi settentrionali di quella
regione montuosa.
68
Dt 32,49-50. Il Deuteronomio il quinto Libro del Pentateuco; in esso sono presentati tre grandi discorsi di Mos che
spiegano il senso religioso della storia passata, indicano i modi della vita religiosa e sociale del popolo e ne fanno
dipendere l'avvenire dalla fedelt alle leggi divine. L'ultima parte del Libro narra gli eventi estremi dell'esistenza di
Mos (capp. 31-34). Sono questi gli avvenimenti sulla cui traccia si pone Egeria, muovendo verso il monte Nebo. Nella
citazione si legge: Ascende in montem Arabot. Non si tratta dell'Arabot, ma dell'Abarim, catena di montagne del
paese di Moab. L'errore - come stato notato (cf. Maraval, ed. cit., p. 165, nota 4) - deriva da Dt 34,8 citato
nell'Itinerarium poco dopo (cf. 10,4): Et ploraverunt filii Israhel Moysen in Arabot Moab et Iordane..., i figli di
Israele piansero Mos a Arabot di Moab e del Giordano, dove Arabot significa piana, steppe.
65

Libro di Giosu di Nave69. Ci fu anche mostrato il luogo, un poco pi in alto, dove i figli di Ruben e di Gad e
la met della trib di Manasse avevano costruito un altare sulla riva del fiume su cui si trova Gerico 70.
4. Attraversando poi il fiume, arrivammo a una citt di nome Livias 71, posta in quella piana dove i figli di
Israele avevano a loro tempo situato gli accampamenti 72. Infatti in questo luogo ancora oggi sono visibili le
fondazioni degli accampamenti dei figli di Israele e delle abitazioni dove essi avevano dimorato. La piana si
estende a perdita d'occhio ai piedi dei monti di Arabia, lungo le rive del Giordano 73. questo infatti il luogo
di cui scritto: I figli di Israele piansero Mos a Arabot di Moab e del Giordano, di fronte a Gerico, per
quaranta giorni74.
5. Questo anche il luogo in cui, dopo la dipartita di Mos, subito Giosu figlio di Nave fu riempito di
spirito di saggezza: in fatti Mos aveva imposto le mani su di lui, come scritto 75.
6. Questo il luogo in cui Mos scrisse il Libro del Deuteronomio 76; il luogo dove Mos pronunci fino al
loro termine innanzi a tutta l'assemblea degli Israeliti le parole del cantico scritto nel Libro del
Deuteronomio77; questo, ancora, il luogo dove il santo Mos, l'uomo di Dio, benedisse i figli di Israele,
singolarmente, uno dopo l'altro, prima della sua morte 78.
7. Noi dunque, arrivati nella pianura, avanzammo fino a giungere in quel preciso luogo e qui dicemmo
una preghiera, qui leggemmo passi del Deuteronomio, non solo il cantico di Mos 79, ma anche le benedizioni
che aveva pronunciato sui figli di Israele 80. Dopo la lettura, fatta di nuovo un'altra preghiera e rendendo
69 Nel Libro di Giosu (capp. 3 e 4) si racconta l'attraversamento del Giordano da parte degli Israeliti sotto la guida
di Giosu, che aveva preso il posto di Mos dopo la sua morte. Disse allora il Signore a Giosu: "Tu ordinerai ai
sacerdoti che portano l'arca dell'alleanza: Quando sarete giunti alla riva delle acque del Giordano, voi vi fermerete".
Giosu allora disse agli Israeliti...: "Ecco, l'arca dell'alleanza del Signore di tutta la terra passa dinanzi a noi nel
Giordano... Quando le piante dei piedi dei sacerdoti che portano l'arca di Dio, Signore di tutta la terra, si poseranno
sulle acque del Giordano, le acque del Giordano si divideranno...". Quando il popolo si mosse dalle sue tende per
attraversare il Giordano, i sacerdoti che portavano l'arca dell'alleanza camminavano davanti al popolo. Appena i
portatori dell'arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l'arca si immersero al limite delle
acque - il Giordano infatti durante tutti i giorni della mietitura gonfio fin sopra tutte le sponde - si fermarono le acque
che fluivano dall'alto e stettero come un solo argine a grande distanza... e il popolo pass di fronte a Gerico (Gs 3,7
ss.).
70
Tra le disposizioni prese da Giosu vi fu quella di distribuire la terra promessa alle trib di Israele. I Rubeniti, i
Gaditi e una met della trib di Manasse ricevettero la porzione che Mos aveva loro assegnato al di l del Giordano, a
oriente. Giosu li benedisse e li conged ed essi partirono per i paesi della Transgiordania. Quando furono giunti alle
curve del Giordano, che sono nel paese di Canaan, i figli di Ruben, i figli di Gad e met della trib di Manasse vi
costruirono un altare presso il Giordano: un altare in forma grandiosa (Gs 22,10). Un altare che, ritenuto segno di
infedelt al Signore dagli Israeliti rimasti in terra di Canaan, li indign e li mise sul piede di guerra. La giustificazione
data dai Rubeniti (l'altare non era stato costruito per offrirvi olocausti e sacrifici, ma perch fosse testimone fra di noi
che il Signore Dio (Gs 22,34), dissipa poi i malintesi e provoca la riappacificazione tra le parti. Di questo altare si fa
cenno nel nostro passo.
71
Livias corrisponde alla citt denominata Er-Rameh; un centro situato ad est del Giordano che deve il suo nome ad
Erode Antipa, uno dei figli di Erode il Grande, il quale dopo la morte del padre (4 a.C.) domin come tetrarca la Galilea
e la Perea per oltre 40 anni. Per ingraziarsi Augusto diede a quella citt il nome della moglie dell'imperatore e la rese
centro militare, agricolo e commerciale di notevole rilievo, corrispondente dall'altra parte del Giordano a Gerico.
Quest'area identificata da Egeria con le steppe di Moab (Arabot Moab) ove gli Ebrei avevano posto i loro
accampamenti prima di attraversare il Giordano (cf. sopra, nota 68).
72
Cf. Nm. 33,48s.: Partirono [gli Israeliti] dai monti Abarim e si accamparono nelle steppe di Moab, presso il
Giordano di Gerico. Si accamparono presso il Giordano, da Bet-Iesimot fino ad Abel-Sittim nelle steppe di Moab. Cf.
pure Nm 31,12 e 36,13.
73
Come gi in precedenza (10,1), anche qui con il nome di Arabia ci si riferisce alla provincia Arabia stabilita da
Traiano nel 106 d.C. a seguito della vittoria conseguita sui sovrani Nabatei.
74
Dt 34,8. Gli episodi a cui si accenna in questa parte hanno tutti la loro fonte nei capp. 31-34 del Deuteronomio, ossia
in quella sezione che d notizia sulla fine di Mos.
75
Cf. Dt 34,9.
76
Cf. Dt 31,24.
77
Dt 31,30 e 32,1-43.
78
Cf. Dt 33,1 ss.
79
Dt 32,1-43.
80
Cf. Dt 33,1 ss. Data l'estensione notevole del cantico (Dt 32,1-43) e delle benedizioni di Mos, impossibile
riportare i passi nella loro interezza. Basti dire che il cantico per la forma originale, per l'intensa ispirazione poetica e
per i pensieri che esprime non ha parallelo nell'Antico Testamento: il canto della rettitudine e della fedelt del Signore
nei rapporti con il suo popolo, che talvolta immemore e dimentico, talvolta perverso e corrotto; un canto che ai toni
69

grazie a Dio, partimmo da quel luogo. Tale infatti era il nostro uso costante: ogni volta che riuscivamo 81 a
raggiungere il luogo desiderato, fare prima di tutto una preghiera, poi leggere il brano relativo preso dalla
Bibbia, poi dire un salmo appropriato e ripetere infine una preghiera 82. Abbiamo sempre mantenuto questa
abitudine, secondo la volont di Dio, ogni volta che potemmo arrivare ai luoghi desiderati.
8. Cos dunque, per realizzare compiutamente ci che avevamo intrapreso, cominciammo ad affrettarci per
poter arrivare al monte Nebo83. Durante il cammino ci fece da guida un sacerdote del luogo, cio di Livias, a
cui, quando eravamo ripartiti dalla tappa, avevamo domandato di venire con noi, perch egli conosceva
meglio quei luoghi. Dunque questo sacerdote ci disse: Se volete vedere l'acqua che sgorga dalla roccia,
quell'acqua che Mos procur ai figli di Israele quando ebbero sete 84, la potete vedere; purch vogliate
affrontare la fatica di lasciare la strada alla sesta pietra miliare circa.
9. A queste parole noi, pieni di entusiasmo, desiderammo di andare e subito, abbandonata la via,
seguimmo il sacerdote che ci guidava. In quel luogo c' una piccola chiesa ai piedi di un monte, non il Nebo,
ma un altro monte pi in qua, non troppo lontano per dal Nebo. In questo luogo vivono molti monaci in
grande santit, chiamati qui asceti.
L'ascensione al monte Nebo
11. 1. Questi santi monaci dunque si degnarono di accoglierci molto affabilmente e ci permisero persino di
entrare per salutarli. Dopo che fummo entrati, pregammo insieme a loro ed essi vollero darci dei doni 85,
come sono soliti dare a coloro cui offrono ospitalit.
2. In quel luogo, proprio nel mezzo tra la chiesa e gli eremi, scaturisce da una roccia un'acqua abbondante,
purissima, limpida, d'ottimo gusto. Noi allora chiedemmo pure a quei santi monaci che abitavano l cosa
fosse quell'acqua cos abbondante e buona. Ed essi dissero: l'acqua che il santo Mos diede ai figli di
Israele in questo deserto.
3. Come al solito facemmo quindi la preghiera, leggemmo un passo appropriato tratto dal Libro di Mos,
recitammo un salmo. Cos con il clero e i monaci santi che erano venuti con noi, continuammo il nostro
cammino verso il monte. Anche molti di quei santi monaci che vivevano nei pressi di quell'acqua, coloro
almeno che erano in grado di sopportare tale fatica, si degnarono di fare con noi l'ascensione al monte Nebo.
4. Cos, partendo da quel luogo giungemmo ai suoi piedi. Esso molto alto, tuttavia si pu fare la maggior
parte della salita a dorso d'asino. Solo un piccolo tratto era troppo scosceso e lo si doveva affrontare a piedi,
faticosamente; e cos anche noi facemmo.
La memoria di Mos. Il panorama dal monte Nebo

molto severi prevalenti unisce accenti di misericordia. Le benedizioni (Dt 33,1-29) sono rivolte da Mos ai figli di
Israele, prima di morire, e pur nella loro individualit si accostano alle benedizioni di Giacobbe riportate nel Libro della
Genesi (49,1-27).
81
Leggo ualebamus e non uolebamus (come fa il Maraval, ed. cit., p. 168).
82
Appaiono qui per la prima volta nella loro completezza le forme devozionali mediante cui l'antica pellegrina corona
la visita a ciascuno dei luoghi santi visitati. Esse si compongono di quattro elementi: una preghiera iniziale, una lettura
desunta dalla Scrittura e la recita di un salmo, appropriati l'una e l'altro ai luoghi in cui si trovava, ed ancora una
preghiera.
83
Il monte Nebo - Nabau del nostro testo - localizzato nel Ras el Siyagha e corrisponde al Pisga biblico, che fa parte
della catena dei monti Abarim.
84
Altre due volte Mos aveva fatto scaturire l'acqua per dissetare la sua gente: a Refidim, non lontano da Faran (cf. Es
17,6) e a Qadesh Barnea (cf. Nm 20,8). Qui ci si riferisce a Nm 21,16-20: Questo il pozzo di cui il Signore disse a
Mos: "Raduna il popolo e io gli dar l'acqua". Allora Israele cant questo canto: "Sgorga, o pozzo: cantatelo! Pozzo
che i principi hanno scavato, che i nobili del popolo hanno perforato con lo scettro, con i loro bastoni". Dal deserto
andarono a Mattana, da Mattana a Nacaliel, da Nacaliel a Bamot e da Bamot alla valle che si trova nelle steppe di Moab
presso la cima del Pisga, che di fronte al deserto. Si identifica il luogo con il Wadi Ayun Msa.
85
Sui doni offerti dai monaci alla pellegrina (eulogiae), cf. sopra, nota 17.

12. 1. Arrivammo dunque alla sommit di quel monte dove oggi sorge una chiesa non grande, sulla cima
appunto del monte Nebo86. In questa chiesa, dove si trova il pulpito, vidi come un luogo un poco pi alto che
aveva le dimensioni che di solito hanno le tombe.
2. Allora chiesi ai santi uomini che cosa fosse; ed essi risposero: Qui fu deposto il santo Mos dagli
angeli, perch - come sta scritto - nessuno sa dov' la sua sepoltura 87. Poich certo che sia stato sepolto
dagli angeli. In realt fino a tutt'oggi non si mostra la tomba dov' stato sepolto. Come ci stato mostrato dai
nostri padri, che abitarono qui, il luogo dove era deposto, cos noi lo mostriamo a voi: ugualmente i nostri
stessi padri dicevano che era stato loro tramandato cos dagli antenati 88.
3. Subito recitammo una preghiera e facemmo pure l tutto ci che eravamo soliti fare in ognuno dei
luoghi santi, secondo la successione abituale. Quindi ci avviammo all'uscita della chiesa. Quelli che
conoscevano bene la zona, cio il clero e i santi monaci, ci dissero allora: Se volete vedere i luoghi che
sono nominati nei Libri di Mos 89, uscite fuori, davanti alla porta della chiesa, e da questa altezza, dalla parte
almeno di dove li si pu vedere, guardate con attenzione: noi vi diremo l'uno dopo l'altro quali sono i luoghi
che sono visibili.
4. Allora con grande gioia subito uscimmo all'esterno 90. Dalla porta della chiesa vedemmo il luogo dove il
Giordano entra nel Mar Morto; quel luogo compariva proprio sotto di noi, dal punto in cui eravamo. Di
fronte vedemmo pure, non soltanto Livias, al di qua del Giordano, ma anche Gerico, oltre il Giordano, tanto
era in posizione elevata l'alto luogo dove ci trovavamo davanti alla porta della chiesa.
5. Una grandissima parte della Palestina, la terra promessa, era visibile da lass e anche la regione del
Giordano, almeno fin dove lo sguardo poteva giungere. Verso sinistra vedemmo tutte le terre dei Sodomiti e
Segor, che l'unica oggi, delle cinque citt, ad esserci ancora.
6. Infatti l vi anche un monumento, mentre delle altre citt ridotte in cenere come sono state, non
rimane nient'altro se non rovine sconvolte 91. Ci fu indicato anche il luogo dove si alzava la stele della moglie
di Lot, luogo di cui si parla anche nella Scrittura92.
7. Ma credetemi, mie venerabili signore, la colonna non si vede pi; ci fu soltanto mostrato il luogo su cui
sorgeva; si dice che la colonna sia stata sommersa dal Mar Morto. Certo che abbiamo visto il luogo, non la
colonna, e perci non posso ingannarvi su questo argomento. Il vescovo di questo luogo, cio di Segor, ci
Gi si diceva che la montagna su cui sale prima a dorso d'asino e poi a piedi non senza qualche fatica, il Ras el
Siyagha: ivi, scavi archeologici condotti a cominciare dal 1931 e fino ad anni recentissimi, hanno messo in luce rovine
di una chiesa (pi tardiva per di quella che vide Egeria) e di altri edifici. Cf. in ultimo M. Piccirillo, in Studii Biblici
Franciscani Liber Annuus, 26 (1976), pp. 281-318. La precisazione relativa al Nebo-Siyagha ha un certo rilievo
perch nella medesima catena montuosa, a qualche km di distanza, vi il Gebel en-Neba (a cui il Nebo biblico ha
lasciato il suo nome), che potrebbe trarre in inganno.
87
Dt 34,5-6: Mos, servo del Signore, mor in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l'ordine del Signore. Fu sepolto
nella valle, nel paese di Moab, di fronte a Bet-Peor; nessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba.
88
Il testo latino non chiaro a questo punto e parecchi editori sono intervenuti per renderlo pi perspicuo. Egeria
sembra voler comporre due dati in contrasto: il primo riguarda le parole bibliche di Dt 34,5-6 sopra citate, il secondo la
tradizione (come tale chiaramente presentata) di cui i monaci del luogo si fanno portatori.
89
Dt 34,1-4: Mos sal dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che di fronte a Gerico. Il Signore gli
mostr tutto il paese: Galaad fino a Dan, tutto Neftali, il paese di Efraim e di Manasse, tutto il paese di Giuda fino al
Mar Mediterraneo e il Negheb, il distretto della valle di Gerico, citt delle palme, fino a Zoar. Il Signore gli disse:
"Questo il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: Io lo dar alla tua discendenza. Te l'ho
fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai! .
90
Uscendo dalla chiesa, orientata ad est, Egeria guarda dapprima verso ovest, poi verso sud (cf. 12,5 e 10) e infine
verso nord (cf. 12,8): essa scorge Livias e Gerico, rispettivamente al di qua e al di l del Giordano, gran parte della
Palestina e tutto il paese del Giordano.
91
Verso mezzogiorno essa vede le terre dei Sodomiti e Segor (Zoar), unica delle citt della Pentapoli rimasta; le altre
erano state Sodoma, Gomorra, Adma e Zeboim (cf. Gn 14,2), distrutte per la perversione a cui erano giunti i loro
abitanti (cf. Gn 19,1 ss.). Molto si discusso per trovare una esatta localizzazione di queste citt. La precisione con cui
il testo descrive certi particolari fa apparire plausibile l'ipotesi secondo cui Segor fosse situata a poca distanza dal
monte Nebo in direzione sud.
92
Nella Genesi (19,15 ss.) si legge che degli angeli fecero premura a Lot perch uscisse da Sodoma e in tal modo non
fosse travolto nel castigo della citt; fuggisse senza guardare indietro e senza fermarsi dentro la valle. Lot chiede di
rifugiarsi in una citt piccola, Zoar (= Segor) e il Signore acconsente. Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a
Zoar, quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal
Signore. Distrusse queste citt e tutta la valle con tutti gli abitanti delle citt e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di
Lot guard indietro e divenne una statua di sale (Gn 19,23-26).
86

disse che erano ormai diversi anni che quella colonna non era pi visibile. Il luogo dove si innalzava la
colonna, che ora l'acqua ha completamente sommerso, dista da Segor circa sei miglia.
8. Avanzammo poi lungo il lato destro della chiesa, dalla parte esterna, e di l ci furono mostrate, in
lontananza, due citt: Esebon93, che fu la citt del re Seon, re degli Amorrei, chiamata oggi Exebon, e la citt
di Og, re di Basan, chiamata oggi Safdra 94. Dallo stesso posto ci fu indicata, lontano, Fogor, che fu una citt
del regno di Edom95.
9. Tutte queste citt, che vedevamo, erano situate su montagne e al di sotto, un po' pi in basso, ci pareva
che vi fosse una pianura. Allora ci dissero che nei giorni nei quali il santo Mos e i figli di Israele avevano
combattuto contro queste citt, essi avevano stabilito l i loro accampamenti: infatti si vedevano ancora le
tracce di accampamenti96.
10. Dalla parte della montagna che, come ho detto, si trovava alla sinistra e che sovrastava il Mar Morto,
ci fu indicata una montagna molto erta che un tempo era chiamata Agrispecula. la montagna su cui Balac,
figlio di Beor, pose il divino Balaam perch maledicesse i figli di Israele e Dio non volle permetterglielo,
come sta scritto97.
Lo sguardo si volge ora verso nord e scorge Esebon, l'attuale Hisban, che dista dal monte circa 10 km: inizialmente
citt moabita, fu poi presa da Seon che la rese capitale degli Amorrei finch, sconfitto Seon, essa torn nelle mani degli
Ebrei (cf. Nm 21,25-26).
94
La citt di Safdra (o Sasdra) difficile da localizzare, rendendo ragione del testo. Di tale citt non vi menzione
nella Bibbia; in Dt 1,4 si ricordano come residenza del re Og i centri di Astarot e di Edrei (Dopo aver sconfitto Sicon,
re degli Amorrei, che abitava in Chesbon, e Og, re di Basan, che abitava in Astarot e in Edrei, oltre il Giordano, nel
paese di Moab, Mos cominci a spiegare questa legge...) (cf. pure Dt 3,1-6; Nm 21,33; Gs 12,4-5). Ora, Edrei per
lo pi identificata con la citt attuale di Dar'a situata a circa 100 km a nord di Hisban (= Esebon); per cui non sarebbe
stato possibile scorgerla direttamente dal Nebo, ma solo indicare la direzione del suo sito: cosa che non sembra
concordare con le parole del testo (ma non si dimentichi ci che in precedenza aveva scritto Egeria descrivendo la
veduta dal Gebel Msa! Cf. Itinerarium 3,8, nota 22). Qualche critico quindi ha voluto vedere in Safdra il centro di
Elealeh, posto a un miglio a nord-est di Hisban e quindi, come Hisban, ben visibile dalla sommit del Nebo. L'erronea
segnalazione contenuta nel testo, relativa a Safdra (= Edrei) quale residenza di Og, potrebbe esser nata dal fatto che
spesso nella Bibbia Esebon e Edrei sono menzionate insieme. Nell'Onomasticon di Eusebio, Edrei ricordata tra
Esebon e Elealeh. Cf. P. Maraval, op. cit., pp. 179 s.
95
Parlando di Phogor o Fogor, Egeria o le sue guide la definiscono citt del regno di Edom (cf. Gn 36,39; 1Cr 1,50
nella versione greca dei LXX), che si trovava molto pi a sud rispetto al Nebo. Si tratta di una confusione con una
montagna dal medesimo nome, situata nel paese di Moab e non lontano dal monte Nebo, ai cui piedi c'era la citt di
Bet-Peor (cf. Nm 23,28; Dt 3,29; 4,46; 34,6: Gs 13,20).
96
Gli Israeliti salirono lungo la strada verso Basan. Og, re di Basan, usc contro di loro con tutta la sua gente per dar
loro battaglia a Edrei. Ma il Signore disse a Mos: "Non lo temere, perch io te lo do in potere, lui, tutta la sua gente e il
suo paese, trattalo come hai trattato Sicon, re degli Amorrei che abitava a Chesbon". Gli Israeliti batterono lui, con i
suoi figli e con tutto il suo popolo, cos che non gli rimase pi superstite alcuno, e si impadronirono del suo paese. Poi
gli Israeliti partirono e si accamparono nelle steppe di Moab, oltre il Giordano verso Gerico... (Nm 21,33-35; 22,1).
Gli accampamenti nelle steppe di Moab sono ricordati pure altre volte nel Libro dei Numeri (cf. 31,12; 33,48-49;
36,13).
97
Agrispecula traduzione di una espressione di Nm 23,14 nella traduzione greca dei LXX e significa posto di vedetta
del campo. stato identificato con l'estremit sud-ovest del doppio sperone che costituisce il Ras el Siyagha.
Continuando la loro marcia verso la terra promessa, i figli di Israele sono giunti nelle steppe di Moab. I personaggi e gli
episodi qui accennati riguardano il seguito immediato del passo dei Numeri citato nella nota precedente. La lunga
peregrinazione nel deserto ormai al termine; re e popoli che erano lungo il percorso compiuto dagli Ebrei sono stati
vinti; ora si oppone il re di Moab, Balac. Ma il Signore difende il suo popolo e annulla ogni opposizione che impedisca
il disegno salvifico da lui concepito. In Nm 22,5 Balac detto figlio di Zippor, Balaam figlio di Beor. Diversamente si
legge nel nostro passo, forse per un errore di Egeria o per il ricordo di altri passi biblici (cf. Gn 36,32) in cui Balac
detto figlio di Beor. Balak, figlio di Zippor, vide quanto Israele aveva fatto agli Amorrei e Moab ebbe grande paura di
questo popolo che era cos numeroso... Balak... era in quel tempo re di Moab. Egli mand messaggeri a Balaam, figlio
di Beor, a Petor che sta sul fiume, nel paese dei figli di Amau, per chiamarlo e dirgli: "Ecco, un popolo uscito
dall'Egitto; ricopre la terra e si stabilito di fronte a me; vieni e maledicimi questo popolo, perch troppo potente per
me; forse cos riusciremo a sconfiggerlo e potr scacciarlo dal paese; so infatti che chi tu benedici benedetto e chi tu
maledici maledetto". Gli anziani di Moab e gli anziani di Madian partirono portando in mano il salario dell'indovino;
arrivati da Balaam, gli riferirono le parole di Balak. Balaam disse loro: "Alloggiate qui stanotte e vi dar la risposta
secondo quanto mi dir il Signore"... Dio disse a Balaam: "Tu non andrai con loro, non maledirai quel popolo, perch
esso benedetto". Poi Balaam si reca presso Balak, ma quest'ultimo non riesce ad ottenere dal primo la maledizione
che desidera. Allora Balak condusse Balaam al campo di Zofim, sulla cima del Pisga; costru sette altari e offr un
giovenco e un ariete su ogni altare. Tuttavia Balaam non lancia alcuna maledizione; al contrario, dice: Ecco, di
93

11. Cos dunque avendo visto tutto quanto desideravamo vedere, nel nome del Signore, ritornando per
Gerico e seguendo l'intero cammino che avevamo percorso nell'andata, rientrammo a Gerusalemme.
Verso la terra di Giobbe
13. 1. Dopo qualche tempo, poi, volli ancora recarmi nella regione di Ausitis, per visitare la tomba del
santo Giobbe e ivi pregare98. Vedevo infatti molti santi monaci venire di l a Gerusalemme, per visitare i
luoghi santi e per pregare: essi, parlandomi dettagliatamente del loro paese, aumentavano in me il desiderio
di sobbarcarmi alla fatica di andare fino a quel luoghi, se di fatica si pu parlare quando si riesce a realizzare
un proprio desiderio.
2. Sono dunque partita da Gerusalemme con dei santi uomini, che si sono degnati di accompagnarmi nel
viaggio, anche loro con l'intento di andare a pregare l. Percorrendo dunque la via da Gerusalemme a
Carneas si passa per otto tappe. Carneas oggi il nome della citt di Giobbe, che un tempo si chiamava
Dennaba, nella terra di Ausitis, al confine dell'Idumea e dell'Arabia 99. Seguendo questa strada vidi, lungo la
riva del fiume Giordano, una valle molto bella e amena, ricca di vigneti e di alberi poich vi erano molte
sorgenti di buonissima acqua.
3. In questa valle dunque vi era un grande borgo che attualmente si chiama Sedima. In questo borgo
situato in mezzo alla pianura si trova, al centro, un monticello, non troppo grande, fatto come di solito sono
le tombe, per quelle grandi: l in cima c' una chiesa e, in basso, tutt'intorno a questa piccola collina, si
vedono fondamenta grandi e antiche; ancora ai nostri giorni, in questo borgo abita un certo numero di
persone.
4. Vedendo un posto tanto bello, domandai che cosa fosse quel luogo cos ameno. Mi risposero allora:
la citt del re Melchisedech, chiamata un tempo Salem; donde ora questo villaggio, per una deformazione
della parola, si chiama Sedima100. Su questa piccola altura che si trova al centro del borgo, la costruzione che
vedi alla cima una chiesa: oggi in greco si chiama opu Melchisedech 101. Infatti questo il luogo dove
Melchisedech offr a Dio sacrifici puri, cio pani e vino, come scritto che egli fece.
benedire ho ricevuto il comando e la benedizione io non potr revocare (Nm 22,2-8.12; 23,14.20).
98
Qui riappaiono con chiarezza i motivi che spingono l'antica pellegrina al viaggio: conoscere i luoghi che serbano
ricordi di personaggi biblici e pregare. Recarsi nel paese di Giobbe permette a Egeria di visitare altri siti che
conservano tradizioni riguardanti altre figure rilevanti dell'Antico e del Nuovo Testamento, come Melchisedech,
Giovanni Battista, Elia. La terra di Uz menzionata all'inizio del Libro di Giobbe (1,1) nei LXX il paese di Ausitis.
99
Sul paese di Giobbe l'Itinerarium testimonia con evidenza che esistevano due tradizioni, compendiate senza troppa
coerenza in un'unica frase: l'una si fonda su un versetto dell'appendice al Libro di Giobbe quale si legge nei LXX;
secondo tale versetto Giobbe (Iob), dapprima chiamato Iobab, sarebbe vissuto al confine dell'Idumea e dell'Arabia. In
tal caso la terra di Giobbe sarebbe da localizzare nel sud della Palestina, non lontano appunto dall'Idumea e dall'Arabia.
L'altra tradizione invece fissa l'area in cui Giobbe sarebbe vissuto, pi a nord e vede in Carneas (identificata con
Dennaba) la sua citt, forse l'attuale Sheikh Sa'ad.
100
Il viaggio da Gerusalemme a Carneas si svolge attraverso otto tappe. Il primo luogo descritto la vallata di Sedima.
Ancora una volta il testo propone questioni toponomastiche e geografiche non facilmente risolvibili: non si hanno
infatti nelle fonti antiche altri riferimenti a Sedima; inoltre assai discussa la localizzazione della citt detta del re
Melchisedech. Essa sembra trovarsi nel nord della Palestina nei dintorni di Scythopolis (oggi Bet-Shean) e pi
precisamente a 8 miglia da quest'ultimo centro, ed ritenuta l'antica Salem (da non confondere per con
Gerusalemme). qui introdotto quel personaggio biblico misterioso che Melchisedech, re e sacerdote vissuto al
tempo di Abramo. Quando questi torn vittorioso dalla Mesopotamia, Melchisedech offr a lui e ai combattenti pane e
vino e, secondo la tradizione giudaica e cristiana, con la medesima materia offr un sacrificio di grazie. Donde fin dai
tempi apostolici e patristici egli stato considerato figura del Messia e il suo sacrificio figura del sacrificio della messa.
Ci si rammenti di Genesi (14,17-20): Quando Abramo fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che
erano con lui, il re di Sodoma gli usc incontro nella valle di Save cio la valle del re. Intanto Melchisedech, re di
Salem, offr pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abramo con queste parole: "Sia benedetto Abramo
dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo che ti ha messo in mano i tuoi nemici".
Abramo gli diede la decima di tutto. E ci si rammenti pure della Lettera agli Ebrei (7,1 ss.): Questo Melchisedech, re
di Salem, sacerdote del Dio altissimo, colui che and incontro ad Abramo mentre ritornava dalla sconfitta dei re e lo
benedisse; a lui Abramo diede la decima di ogni cosa... Egli, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza
principio di giorni n fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote in eterno... e ci che segue. Sul tema
di Melchisedech nella Sacra Scrittura, nella Liturgia, nella Tradizione e nella leggenda, cf R. Panikkar, Maya e
Apocalisse, Roma 1966, pp. 185-203 (ivi bibliografia sull'argomento alle pp. 186s.).
101
Alcuni editori hanno ritenuto esservi qui una lacuna nel testo. Cos come si presenta opu Melchisedech pare essere il
nome greco con cui la chiesa distinta, nome che Egeria spiega con le parole che seguono: locus ubi optulit
Melchisedech... il luogo dove Melchisedech offr....

La collina di Melchisedech
14. 1. Non appena sentii tali parole, smontammo dagli animali, ed ecco che il santo sacerdote del luogo si
degn di venirci incontro con il clero; costoro, dandoci il benvenuto, ci accompagnarono immediatamente su
fino alla chiesa. Come arrivammo, secondo la nostra abitudine, si disse subito una preghiera, poi si fece la
lettura di un passo del Libro del santo Mos, quindi si recit un salmo intonato all'occasione e, dopo una
seconda preghiera, discendemmo.
2. Quando fummo discesi, quel santo sacerdote, gi anziano e profondo conoscitore delle Scritture, parl
con noi: egli sovrintendeva a quel luogo, dopo essere stato monaco; persino molti vescovi, come venimmo a
sapere in seguito, rendevano testimonianza grandemente positiva della sua vita e affermavano che egli era
ben degno di avere la responsabilit del santo servizio nel luogo dove il santo Melchisedech, all'arrivo del
santo Abramo, offr per primo a Dio sacrifici puri; dunque, quando fummo discesi dalla chiesa, come gi ho
detto, quel santo sacerdote ci disse: Le fondamenta che vedete tutt'intorno alla piccola collina sono quelle
del palazzo del re Melchisedech. Infatti ancora oggi, se qualcuno vuole costruire una casa l vicino e vi tocca
le fondamenta, gli pu succedere talvolta di ritrovare piccoli pezzi d'argento e di bronzo.
3. La strada, inoltre, che vedete passare tra il fiume Giordano e il villaggio, quella che percorse il santo
Abramo ritornando a Sodoma, dopo aver ucciso Quodollagomor, re delle nazioni, e dove gli venne incontro
il santo Melchisedech, re di Salem102.
La fonte di Giovanni Battista
15. 1. Allora, poich mi ricordavo che era scritto che san Giovanni aveva battezzato a Enon, vicino a
Salim103, gli chiesi quanto quella localit fosse distante. Il santo sacerdote rispose: Ecco, da qui dista
duecento passi; se volete, vi accompagno subito a piedi fin l. L'acqua cos abbondante e pura che vedete in
questo borgo viene proprio da quella fonte.
2. Ed io allora lo ringraziai e lo pregai di condurci l e cos egli fece. Subito ci avviammo con lui a piedi,
seguendo costantemente una valle amenissima, finch arrivammo ad un frutteto molto bello, dove ci mostr
al centro una sorgente di acqua ottima e purissima, che subito formava un vero e proprio ruscello. Davanti
alla sorgente c'era come una specie di bacino, dove evidentemente Giovanni aveva somministrato il
battesimo.
3. Allora il santo sacerdote ci disse: Anche ai nostri giorni questo giardino in lingua greca non si chiama
altrimenti che: cepos tu agiu Johanni, cio, come voi dite in latino: hortus sancti Johanni (giardino di san
Giovanni). Infatti molti fratelli, santi monaci, venendo da diverse localit si recano in questo luogo per
bagnarvisi.
4. Anche l, presso la sorgente come in tutti gli altri luoghi, si recit una preghiera, si lesse un tratto della
Scrittura, si disse un salmo appropriato e si fece tutto quanto si era soliti fare quando si arrivava in un luogo
santo.
5. Quel sacerdote ci disse inoltre che sempre, fino ad oggi, nel tempo pasquale, tutti coloro che dovevano
essere battezzati in quel villaggio, cio nella chiesa chiamata opu Melchisedech, venivano tutti battezzati a
quella sorgente; essi poi facevano ritorno al mattino presto, al lume di candela, con il clero e i monaci,
intonando salmi e antifone: cos, dalla sorgente fino alla chiesa del santo Melchisedech erano ricondotti di
buon'ora tutti quelli che avevano ricevuto il battesimo.
6. Noi, quindi, accettando dal sacerdote doni provenienti dal frutteto di san Giovanni Battista e
accettandone ugualmente dai santi monaci che abitavano in eremi nello stesso frutteto, e rendendo sempre
grazie a Dio, riprendemmo il nostro viaggio proseguendo nel cammino che avevamo intrapreso.
Tesbe, la citt di Elia. La tomba di Giobbe

Cf. sopra, nota 100. Quodollagomor corrisponde a Chedorlaomer di Gn 14,1 ss., uno dei quattro re venuti dalla
Mesopotamia per muovere guerra ai cinque re che dominavano sulle citt, di Sodoma, Gomorra, Adma, Zeboim e Bela
(o Zoar), ossia sulla Pentacoli (cf. sopra, nota 91).
103
Per la prima volta qui ricordato un luogo legato al Nuovo Testamento, in particolare a Giovanni Battista: si tratta
di Ennon, dove si svolse parte dell'attivit di Giovanni Battista. Si legge nel Vangelo di Giovanni (3,23): .., Giovanni
battezzava a Ennon, vicino a Salim, perch c'era l molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Egeria sembra
identificare Salem di Gn 14,18 con Salim di Gv 3,23. Si pu notare che effettivamente a circa 8 miglia (= 12 km) da
Bet-Shean (Scythopolis) vi sono parecchie sorgenti di cui le pi ricche si provano a Ain ed-Deir, nei pressi del
Giordano.
102

16. 1. Cos, avanzando per qualche giorno lungo la valle del Giordano, seguendo la riva del fiume 104 questo infatti era l'itinerario che dovevamo percorrere per un certo tempo - ad un tratto vedemmo la citt del
santo profeta Elia, Tesbe, da cui egli ebbe il nome di Elia il Tesbita 105. In quel luogo, ancora oggi, c' la
grotta nella quale si ferm il santo, e l c' la tomba del santo Iefte, di cui leggiamo il nome nel Libro dei
Giudici106.
2. Cos dunque anche l, dopo aver reso grazie a Dio, secondo la nostra abitudine, proseguimmo il nostro
viaggio. Poi, continuando ad andare, vedemmo aprirsi sulla sinistra una valle amenissima: la valle, molto
ampia, convogliava nel Giordano un grandissimo torrente 107, e proprio l in quella valle vedemmo l'eremo di
un tale, ora fratello, voglio dire monaco.
3. Allora io, curiosa come sono, volli sapere che valle fosse quella, in cui un santo monaco si era fatto al
presente un eremo, poich pensavo che ci non fosse senza un motivo. Allora i santi che facevano la strada
con noi e che conoscevano bene quei luoghi, ci dissero: Questa la valle del Corra, dove si stabil il santo
Elia il Tesbita al tempo del re Achab, quando ci fu una carestia, e un corvo, per volere di Dio, gli portava da
mangiare ed egli beveva l'acqua di questo torrente 108. Infatti il torrente che vedi scendere da questa valle
verso il Giordano il Corra.
4. Cos pertanto, rendendo ancora grazie a Dio che, nonostante non lo meritassimo, si degnava di farci
vedere tutto quanto desideravamo, ci rimettemmo in viaggio come ogni giorno. Cos dunque, procedendo nel
nostro viaggio per qualche giorno, all'improvviso sulla sinistra, dove in lontananza vedevamo la terra dei
Fenici, ci apparve una montagna grandissima e alta a perdita d'occhio, che si estendeva in lunghezza 109
(nel manoscritto manca un foglio)110
Nel luogo in cui Giobbe111 era seduto tra il letame, vi ora un'area sgombra e pulita circondata da un
cancello di ferro e una grande lampada di vetro vi brilla da una sera all'altra. Per quanto poi riguarda la

Le parole dell'Itinerarium possono trarre in inganno. Infatti Egeria non ha continuato a seguire la valle del Giordano
verso nord, ma, avendolo traversato dopo la partenza da Sedima, con probabilit ha raggiunto la strada romana che
conduceva da Pella a Eglon (attualmente Ajilun) e lungo questo percorso ha visto i luoghi sotto indicati. Cf. A.
Augustinovic - B. Bagatti, in Studii Biblici Franciscani Liber Annuus, 2 (1951/52), pp. 249 ss.
105
1Re 17,1: Elia, il Tesbita, uno degli abitanti di Galaad, disse ad Achab.... Tishbe (oggi Listib) situata su un'altura
che domina a mezzogiorno il Wadi Yabis. Su Elia, uno dei pi grandi profeti del periodo antico, cf. sopra, nota 24.
106
Getha un errore del testo antico e sta per Iepte (o Iephte). Gdt 12,7: Iefte fu giudice d'Israele per sei anni. Poi
Iefte, il Galaadita, mor e fu sepolto nella sua citt in Galaad. uno dei Giudici, della trib di Galaad; cacciato dalla
casa paterna, si diede a una vita avventurosa. In circostanze difficili, gli anziani di Galaad lo vollero con loro perch li
difendesse dagli Ammoniti. Egli accett, non prima d'aver preteso che sarebbe stato il loro capo se avesse vinto i
nemici; patto, questo, che fu stretto a Mitzpa di Galaad, luogo dove pure fu probabilmente sepolto.
107
Come sar detto subito dopo, il torrente il Corra (Corrath: LXX; Carith: Vulgata) che dovrebbe equivalere
all'attuale Wadi Yabis.
108
L'episodio noto: introdotto bruscamente nel racconto, il profeta di cui si tace ogni genealogia, incontra il re
d'Israele Achab (vissuto intorno alla met del IX secolo) e gli predice una terribile siccit. Su indicazione del Signore,
Elia, per sfuggire alla persecuzione del re, ritorna a Tishbe, in Transgiordania, e si nasconde in una delle tante grotte
nelle vicinanze del torrente Corra; ivi il Signore stesso penser a mantenerlo in vita, prima di affidargli altre missioni.
1Re 17,1-6: Elia, il Tesbita, uno degli abitanti di Galaad, disse ad Achab: "Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla
cui presenza io sto, in questi anni non ci sar n rugiada n pioggia, se non quando lo dir io". A lui fu rivolta questa
parola del Signore: "Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherit [= Corra], che a oriente
del Giordano. Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo". Egli esegu l'ordine del Signore;
and a stabilirsi sul torrente Cherit, che a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino carne alla sera;
egli beveva al torrente....
109
Di lontano appare a Egeria, ben oltre la Decapoli, la mole maestosa dell'Hermon (Gebel esh-Sheikh), monte che
costituisce la punta pi meridionale dell'Antilibano e che supera nella sua cima pi alta i 2700 metri d'altitudine.
110
A questo punto mancano due pagine corrispondenti a un foglio del manoscritto strappato; all'interno di questa lacuna
si pu situare uno dei frammenti ritrovati in un codice di Madrid e pubblicati da dom de Bruyne, in Revue
Bndictine, 26 (1909), pp. 481-484, di cui si data qui la traduzione italiana.
111
Molte sono le testimonianze che dimostrano la persistenza a Carneas (= Sheikh Sa'ad; cf. sopra, nota 99) di una
tradizione relativa a Giobbe. A Sheikh Sa'ad appunto, ancora alla fine del XIX secolo era possibile vedere in un
santuario mussulmano, oggi esistente anche se rovinato, una stele denominata pietra di Giobbe; ai piedi del santuario si
in grado di scorgere resti di un convento di Giobbe (Deir Eyoub), bagni di Giobbe (Hamman Eyoub) e una tomba di
Giobbe (Makam Eyoub). Cf. Maraval, p. 194.
104

fonte, l dove egli grattava con un coccio le proprie piaghe purulente, essa muta di colore quattro volte
l'anno, assumendo dapprima il colore del pus, poi quello del sangue, del fiele, e poi diventando limpida.
(qui riprende il testo del codex Aretinus)
5. ...questo santo monaco, un asceta, dopo tanti anni che dimorava nel deserto, sent il dovere di partire e di
scendere alla citt di Carneas per indurre il vescovo e il clero che a quel tempo vivevano l, secondo quanto
gli era stato rivelato, a scavare nel luogo che gli era stato indicato; e cos fu fatto.
6. Scavando in quel luogo, trovarono una grotta che seguirono per un centinaio di passi; improvvisamente,
a quelli che avevano scavato apparve una lapide; quando l'ebbero tutta liberata, trovarono scolpito sul
coperchio: Iob. In quel luogo, allora, in onore di Giobbe venne eretta questa chiesa che vedete, costruita per
in modo di non spostare in altro luogo la pietra con il corpo, ma di lasciarlo sepolto dove era stato trovato e
di farlo riposare sotto l'altare112. Questa chiesa, che non so quale tribuno cominci a far costruire, rimasta
incompiuta fino a oggi.
7. Cos dunque, l'indomani mattina, pregammo il vescovo di fare l'offerta, cosa che egli si degn di fare e,
con la sua benedizione, partimmo. Essendoci anche comunicati, rendendo sempre grazie a Dio, facemmo
ritorno a Gerusalemme, ripassando per ciascuna delle tappe attraverso le quali eravamo venuti.
Sulla via del ritorno
17. 1. Poi, nel nome di Dio, trascorso un po' di tempo, essendo gi passati tre anni interi dal giorno in cui
ero giunta a Gerusalemme, avendo visto tutti i luoghi santi dove mi ero recata per pregare e avendo quindi
l'intenzione di tornare ormai in patria, decisi, a Dio piacendo, di andare ancora in Mesopotamia di Siria, per
visitare i santi monaci che si diceva fossero in quel luogo molto numerosi e conducessero una vita tanto
ammirevole da poter a stento essere descritta. Volli pure recarmi l per pregare sulla tomba di san Tommaso
apostolo, dove il suo corpo integro stato deposto, ossia ad Emessa 113; Tommaso, che Ges nostro Dio aveva
promesso di inviare l dopo essere asceso in cielo, secondo la lettera inviata al re Abgar servendosi del
messo Anania: lettera che conservata con grande venerazione nella citt di Edessa, ove si trova appunto la
tomba114.
2. La Carit Vostra deve credermi: non vi alcun cristiano che venga ai luoghi santi, vale a dire a
Gerusalemme, il quale non si rechi per pregare fino l; quella localit si trova alla venticinquesima tappa da
Gerusalemme.
3. E poich da Antiochia si pi vicini alla Mesopotamia, mi riusc assai comodo, per volont di Dio, sulla
via del ritorno verso Costantinopoli dovendo passare per Antiochia, recarmi di l in Mesopotamia: il che si
comp per volont di Dio.
A Gerapoli e all'Eufrate
18. 1. E cos dunque, in nome di Cristo nostro Dio, partii da Antiochia alla volta della Mesopotamia,
passando per parecchie tappe e per citt della provincia di Celesiria, quella dove si trova Antiochia, e di l,
entrata nel territorio della provincia Augustofratense, giunsi a Gerapoli, che la citt principale della
provincia, appunto, Augustofratense. Siccome questa citt molto bella, ricca e di tutto abbonda, vi dovetti
fare una sosta, dato che ormai il territorio della Mesopotamia non era pi molto distante 115.
Il ritrovamento di tombe di personaggi dell'Antico e del Nuovo Testamento avvenimento di cui spesso parlano
fonti patristiche e si pone in parallelo con la scoperta di reliquie di martiri delle persecuzioni pagane. Sono fatti da
mettere in rapporto anche a tradizioni religiose locali, frequentemente in concorrenza con altre tradizioni locali, e con
manifestazioni di culto sviluppate in determinate aree.
113
Sono trascorsi ormai tre anni da quando Egeria giunta per la prima volta a Gerusalemme. Di l, stando a quella
parte dell'Itinerarium giunta fino a noi, si mossa una prima volta per il lungo viaggio nel Sinai; una seconda per la
visita al monte Nebo e una terza volta per vedere nel paese d'Ausitis la tomba di Giobbe. Ora progetta di rientrare in
patria; ma sulla via del ritorno ha intenzione, giunta ad Antiochia, di lasciare la strada maestra per toccare la
Mesopotamia e per pregare sul martyrium dell'apostolo Tommaso. l'ultimo grande pellegrinaggio, prima di rendersi a
Costantinopoli dove ha termine il vero e proprio diario di viaggio.
114
Sulla corrispondenza di Abgar e di Ges, cf. sotto, note 121ss.
115
In precedenza (Itinerarium 17,1), Egeria aveva parlato della Mesopotamia di Siria (Mesopotamia Syriae),
denominazione che si trova anche nella Vulgata (cf. Gn 28,2 e 5) probabilmente per distinguere la provincia che si
trova vicino alla Siria dalla Mesopotamia propriamente detta, situata pi ad est. Qui si parla di Celesiria (Syria Coelen
o Syria Coele), la cui capitale Antiochia, e di provincia Augustofratense (provincia Augustophratensis), detta pi
comunemente Augusta Euphratensis, che aveva quale citt principale Gerapoli (= Hierapolis) e infine della
112

2. Lasciata poi Gerapoli, al quindicesimo miglio giunsi nel nome di Dio al fiume Eufrate, del quale molto
appropriatamente la Scrittura dice che il gran fiume Eufrate: effettivamente enorme e quasi pauroso; esso
infatti scorre impetuosamente allo stesso modo del fiume Rodano, con la differenza che l'Eufrate ancora
pi grande116.
3. Pertanto, giacch era necessario attraversarlo in battello, e solamente con grandi battelli, mi fermai l
poco pi di una mezza giornata: poi, nel nome di Dio, passato il fiume, entrai nel territorio della
Mesopotamia di Siria.
Visita di Edessa. La storia di Abgar
19. 1. Proseguii cos nuovamente il viaggio facendo sosta alcune volte e arrivai a una citt il cui nome
leggiamo nelle Scritture, Batanis117, citt che esiste ancor oggi. Vi una chiesa retta da un vescovo molto
santo, monaco e testimone della fede, e vi sono non poche tombe di martiri. In quella citt inoltre c' una
gran quantit di gente, perch vi risiede una guarnigione militare con il tribuno.
2. Partendo nuovamente di l, arrivammo, nel nome di Cristo nostro Dio, a Edessa 118. Quando vi
giungemmo, ci dirigemmo subito alla chiesa e alla tomba di san Tommaso. Cos dopo aver pregato secondo
la consuetudine e aver compiuto le altre cose che eravamo soliti fare nei luoghi santi, leggemmo pure
qualche testo concernente san Tommaso stesso119.
3. La chiesa che l sorge grande e molto bella e di nuova costruzione, in modo che veramente degna di
essere la casa di Dio. Poich erano molte le cose che desideravo vedere in quel luogo, fu necessario farvi una
sosta di tre giorni.
4. Cos vidi in quella citt parecchie tombe di martiri e incontrai pure molti santi monaci, alcuni dei quali
hanno i loro eremi accanto alle tombe dei martiri, altri li hanno assai lontani dalla citt, in luoghi appartati.

Mesopotamia, ormai al confine con l'Armenia Maior, con capitale Amida. Bisogna per aggiungere che la divisione di
questa regione in province stata parecchie volte variata dal II secolo d.C. in poi. La Mesopotamia di Siria sembra
corrispondere alla regione dell'Impero Romano denominate Osrhoene, con capitale Edessa.
116
Gerapoli si trovava lungo la strada principale che da Antiochia conduceva all'Eufrate e poi ad Edessa e Nisibi; era un
importante centro commerciale e religioso pagano, come mostra la presenza del pi celebre tempio dedicato alla dea
Atargatis. A poca distanza scorreva l'Eufrate, fiume che desta grande impressione nell'animo di Egeria. Il paragone con
il Rodano, fiume della Gallia meridionale, ha indotto parte della critica ad affermare l'origine gallica della pellegrina
antica. Ma l'argomento lungi dall'essere persuasivo. Il passo scritturale a cui si fa allusione quello di Gn 15,18, dove
si dice che il Signore concluse con Abramo un'alleanza: In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con
Abramo: "Alla tua discendenza io do questo paese, dal fiume d'Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate; il paese dove
abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim, gIi Amorrei, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i
Gebusei".
117
Batanis o Bathnae era un centro abitato (oggi si chiama Suru) situato tra Gerapoli ed Edessa. Il nostro testo
testimonia tre elementi che caratterizzano la cittadina: la presenza in quel tempo di una comunit cristiana governata da
un vescovo, noto per la sua santit, e di martyria (cf. sopra, nota 57), dei quali nulla si sa; la presenza di una guarigione
romana con il proprio tribunus; la presenza infine di un buon numero di abitanti. Egeria ritiene che questa citt sia
menzionata dalla Bibbia (cf. Gdt 1,9 o Gs 19,25), ma a torto.
118
Edessa, oggi Urfa in Turchia, nella seconda met del IV secolo centro molto importante del cristianesimo orientale.
Nel 363 0 poco dopo, quando i Romani cedono la citt ai Persiani, vi si rifugia sant'Efrem, il pi importante dei Padri
siriaci e uno dei maggiori poeti dell'et patristica. Ivi muore nel 373. Della chiesa di cui qui si parla fornisce parecchie
notizie il Chronicon di Edessa, compilazione del VI secolo basata su documenti pi antichi: l'edificio, gi esistente
prima del 200, fu rifatto intorno al 313 e poi ampliato a pi riprese nel corso del IV secolo. Si ha ragione di supporre
che il martyrium di san Tommaso fosse un edificio distinto, posto fuori della citt. Il Chronicon di Edessa (38) informa
che nell'agosto del 394 le reliquie dell'apostolo furono solennemente traslate in una grande chiesa a lui dedicata, in un
anno dunque che segue di poco quello del passaggio di Egeria sul luogo, stando almeno alla proposta cronologica del
Devos (cf. sopra, pp. 28-30). Molte sono state le discussioni dei critici su questo passo messo in rapporto appunto alla
cronologia dell'opera.
119
Probabilmente i testi letti in questa occasione facevano parte degli Atti di Tommaso, un testo composto in siriaco
nella prima met del III secolo e poi tradotto in greco, in latino e in altre lingue, che narra la missione e l'apostolato di
Tommaso in India fino al suo martirio; esso si annovera tra gli Atti apocrifi.

5. Il santo vescovo di quella citt 120, uomo veramente dedito alla vita religiosa, monaco e testimone della
fede, accogliendomi con bont mi disse: Giacch, figlia mia, vedo che mossa da piet religiosa ti sei
imposta una fatica tanto grande da venire dall'estremo limite delle terre fino a questi luoghi, cos, se lo
gradisci, ti faremo vedere tutti i luoghi che i cristiani hanno molto piacere di visitare qui. Allora, rendendo
grazie in primo luogo a Dio e poi a lui, lo pregai con molta insistenza di degnarsi di fare ci che diceva.
6. Egli mi condusse quindi dapprima al palazzo del re Abgar ed ivi mi mostr una grande statua del re, a
suo dire perfettamente rassomigliante, in marmo, splendente come fosse fatta di perle: il suo volto, visto di
fronte, appariva essere stato quello di un uomo assai sapiente e illustre. Allora il santo vescovo mi disse:
Ecco il re Abgar, il quale, prima di vedere il Signore, ha creduto che egli era veramente il Figlio di Dio.
Vicino vi era pure un'altra statua simile, fatta dello stesso marmo, che egli disse di essere di suo figlio
Magno; anch'essa aveva un qualcosa di amabile nell'espressione del volto 121.
7. Poi entrammo nella parte interna del palazzo: vi si trovavano fontane piene di pesci, quali non ne ho
ancora mai viste tanto erano grandi e tanto le loro acque erano cristalline e di buonissimo sapore. Infatti
quella citt attualmente non ha alcuna altra acqua, se non quella che esce dal palazzo, come un grande fiume
argenteo122.
8. Allora il santo vescovo mi narr la storia di quell'acqua dicendomi: Qualche tempo dopo che il re
Abgar aveva scritto al Signore e il Signore gli aveva risposto mediante il messo Anania, come scritto nella
lettera, dunque, qualche tempo dopo, arrivano i Persiani e circondano la citt.
9. Ma subito Abgar, portando la lettera del Signore alla porta della citt con tutto il suo esercito, fece
pubblicamente una preghiera. E disse: "Signore Ges, tu ci avevi promesso che nessun nemico sarebbe
entrato in questa citt; ed ecco che ora i Persiani ci assalgono". Dopo che il re ebbe detto ci, tenendo quella
lettera aperta nelle mani alzate, subitamente cal una grande oscurit, fuori per della citt, dinanzi agli
occhi dei Persiani che tanto vi si erano approssimati da essere alla distanza di tre miglia; i Persiani furono
cos turbati dalle tenebre calate improvvise che a stento poterono disporre l'accampamento e accerchiare
l'intera citt al terzo miglio.
10. Lo scoramento da cui essi vennero presi fu cos grande che mai riuscirono a vedere in seguito da quale
parte si entrasse nella citt; tuttavia la tennero assediata con le loro truppe circondandola a tre miglia di
distanza per un periodo lungo alcuni mesi.
11. Successivamente poi, vedendo che in nessun modo erano in grado di entrare nella citt, vollero far
morire di sete chi vi si trovava. Infatti quel monticello che vedi, o figlia, dominante la citt, in quel tempo la
riforniva d'acqua. Vedendo questo, i Persiani fecero allora deviare l'acqua dalla citt e la fecero scorrere
verso il luogo dove avevano posto i loro accampamenti.
12. Orbene, nel giorno e nell'ora precisi in cui i Persiani avevano deviato l'acqua, all'improvviso dalle
fontane che vedi qui, per comando di Dio, tutt'a un tratto scatur dell'acqua: da allora fino ad oggi queste
fontane sono durate per grazia di Dio. Quanto poi all'acqua fatta deviare dai Persiani, in quel medesimo
momento essa si prosciug di modo che gli assedianti non ebbero da bere nemmeno per un sol giorno, come
Se il viaggio di Egeria si svolge tra il 381 e il 384, il personaggio di cui si parla Eulogio, vescovo di Edessa dal
379 al 387, esiliato in Egitto per ordine dell'imperatore d'Oriente dal 364 al 378, negli anni in cui era prete della chiesa
di Edessa, insieme a Protogene, futuro vescovo di Charra (cf. Itinerarium 20,2, ove per, come in questo punto, non
sono fatti nomi). In tal senso loro riservato il titolo di testimoni della fede, confessores (come al vescovo di
Bathnae; cf. sopra, 19,1), in quanto hanno sofferto per la fede senza tuttavia aver subito la morte.
121
Si tratta di Abgar V detto Ukama o il Nero che fu re dell'Osroene, ossia della Siria orientale, dove si trova Edessa, al
tempo di Ges. Effettivamente, un figlio suo si chiamava Manu, che corrisponderebbe al Magnus del testo. Nella
Historia ecclesiastica (I,13,1ss.; II,1,6-7) Eusebio traduce dal siriaco una testimonianza scritta pervenutagli dagli
archivi di Edessa, secondo la quale re Abgar, avendo sentito parlare di Ges e delle guarigioni da lui operate, gli scrive
una lettera chiedendogli di andare da lui per guarirlo da una malattia. Nella risposta pure riportata da Eusebio, Ges
precisa che la sua azione si limita alla Palestina, ma gli promette di inviargli dopo la sua ascensione uno dei suoi
apostoli per risanarlo e per evangelizzare il suo regno. Cosa a cui Tommaso d seguito inviando Taddeo. Si tratta di
documenti apocrifi. La forma della leggenda quale si presenta nel racconto fatto da Egeria intermedia tra quella di
Eusebio e quella pi estesa contenuta nella Dottrina di Addai, altro apocrifo composto verso il 400, pure in siriaco. Il
testo di tale corrispondenza fu noto sia in Oriente che in Occidente.
122
Si ha difficolt ad accordare questa affermazione con il fatto che un fiume, di nome Daian in siriaco, l'attuale Kara
Koyun, attraversava la citt. Tra le spiegazioni, una possibile (se le parole di Egeria hanno da essere prese alla lettera)
appare quella che suppone esser stato costruito gi prima della fine del IV secolo un canale di derivazione per impedire
inondazioni e danni alla citt; ci nonostante, il fiume avrebbe continuato a seguire il vecchio corso per vie sotterranee;
di qui si sarebbero originate le fontane. interessante notare che il racconto del vescovo, che d spazio all'elemento
meraviglioso, vuol ricercare e indicare le cause di un fatto che sotto gli occhi di tutti.
120

si pu vedere ancor oggi: giacch in seguito fino ai nostri giorni in quel luogo mai pi apparve alcuna traccia
d'acqua.
13. In tal modo, secondo la volont di Dio che aveva promesso che cos sarebbe stato, essi dovettero
tornare in fretta nel loro paese, ossia in Persia. Anche in seguito ogni volta che nemici vollero venire a
conquistare questa citt, si portata fuori la lettera e la si letta alla porta della citt e immediatamente, a un
cenno di Dio, tutti i nemici sono stati cacciati.
14. Quel santo vescovo ci raccont pure che nel luogo da cui le fontane erano zampillate, in precedenza vi
era una zona pianeggiante, dentro la citt, ai piedi del palazzo di Abgar. Quel palazzo - continu -, come
ancor oggi appare, era situato in posizione sopraelevata; e lo puoi vedere. Allora infatti si aveva la
consuetudine, quando si costruivano palazzi, di situarli sempre in posizioni sopraelevate.
15. Ma, dopo che da quel punto zampillarono le fontane, Abgar fece fare qui per suo figlio Magno, ossia
per il personaggio la cui statua vedi posta vicino a quella del padre, un'altra costruzione, in modo che le
fontane fossero comprese entro le sue mura.
16. Quindi, dopo aver raccontato tutte queste cose, il santo vescovo mi disse: Andiamo ora alla porta
attraverso la quale entr il messo Anania con la lettera di cui ti ho parlato 123. Giunti alla porta, il vescovo, in
piedi, fece una preghiera e ivi ci lesse le lettere e benedicendoci di nuovo rinnov la preghiera 124.
17. Quel sant'uomo ci rifer pure che, dal giorno in cui il messo Anania entr con la lettera del Signore
attraverso quella porta, fino al presente, si fa la guardia per evitare che vi passi alcun uomo impuro o in lutto
e che vi esca il corpo di persona morta.
18. Il santo vescovo ci mostr pure la tomba di Abgar e di tutta la sua famiglia, una tomba molto bella ma
costruita come quelle antiche125. Ci condusse ancora al palazzo situato pi in alto, quello che il re Abgar
aveva avuto in un primo tempo, e ci fece vedere altri luoghi interessanti da visitare.
19. Una cosa inoltre fu da me molto gradita: il ricevere da quel sant'uomo le lettere stesse, sia quella di
Abgar al Signore, sia quella del Signore ad Abgar, che egli ci aveva letto in quella circostanza. E bench in
patria ne abbia copia, tuttavia mi fu cosa assai gradita riceverle da lui stesso: mi domando infatti se forse a
noi in patria fosse giunto un testo meno completo, giacch quello che ho ricevuto l, un testo certamente
pi ampio126. Per cui, se Ges nostro Dio lo vorr, e se far ritorno in patria, lo leggerete voi stesse, mie
amate signore.
Charris e altri luoghi che ricordano Abramo
20. 1. Dopo aver trascorso in quel luogo tre giorni, dovetti proseguire fino a Charris 127: cos infatti ora si
chiama. Nelle Scritture sante si chiama Charra il posto dove si ferm il santo Abramo, come scritto nella
Genesi, quando il Signore dice ad Abramo: Esci dalla tua terra e dalla casa di tuo padre e va' a Charra, e ci
che segue128.
123

Secondo quanto dice Eusebio (Historia ecclesiastica I,13,9) la risposta di Ges ad Abgar sarebbe stata portata da un
corriere di nome Anania. Si suppone che la porta attraverso cui Anania sarebbe entrato fosse quella occidentale.
124
Ecco alcuni passi della lettera di Abgar a Ges, quale si legge in Eusebio (ibid., I,13,6ss.): Ho inteso parlare di te e
delle guarigioni che operi senza medicamenti ed erbe... Udendo di te tutto questo, io son venuto intimamente a
convincermi che una o l'altra delle due conclusioni vera: cio che tu sei Dio e che, disceso dal cielo, operi queste
meraviglie, o sei Figlio di Dio autore di tutto questo. Perci ti ho scritto pregandoti di venire da me e di risanarmi dal
morbo che mi affligge. E Ges avrebbe risposto: Beato sei perch hai creduto in me, sebbene tu non mi abbia veduto
[cf. Gv 20,29]... Quanto all'invito che mi facesti di venire da te, rispondo che bisogna che io adempia qui tutta intera la
mia missione e che, dopo il suo compimento, io torni a colui che mi ha mandato. Quando sar asceso presso di lui, ti
mander uno dei miei discepoli a guarirti dal male e a offrire la vita a te e ai tuoi (trad. it. di G. Del Ton, Eusebio di
Cesarea, Storia ecclesiastica, Roma-Parigi-Tournai-New York 1964, p. 68).
125
Il Chronicon di Edessa (5) ricorda la costruzione di un sepolcro compiuta da Abgar VIII il Grande, che regn dal
197 al 212 d.C. e che avrebbe fatto erigere anche i due palazzi di cui si parla. A sud della cittadella ancor oggi si
scorgono i resti di una tomba, ma non si hanno elementi certi per identificarla con quella a cui fa cenno Egeria.
126
Da queste espressioni si deduce che il testo conosciuto in patria da Egeria una traduzione latina che precede quella
di Rufino, risalente al 403, e sembra corrispondere al testo eusebiano.
127
Charris (o Charra o Carrae o ancora Carrhae, Carran o Narran) era un centro fortificato assai importante nel IV
secolo, situato a sud di Edessa.
128
In Gn 11,31 s. si legge: ... Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cio del suo figlio, e Sarai
sua nuora, moglie di Abram... e usc con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran
e vi si stabilirono. L'et della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach mor in Carran. In Gn 12,1 - passo qui
citato - il testo e le traduzioni antiche non riportano il nome di Charra, che probabilmente Egeria ha letto al posto di
terra. Abramo era gi a Charra e Dio si rivolge a lui perch vada a Canaan.

2. Giunta l, vale a dire in Charra, subito mi recai alla chiesa che si trova entro la citt; vidi pure subito il
vescovo del luogo, veramente santo e uomo di Dio, anche lui monaco e testimone della fede 129, il quale si
degn di farci immediatamente vedere tutti i luoghi che desideravamo conoscere.
3. Subito ci condusse ad una chiesa fuori della citt, nel luogo dove era situata la casa del santo Abramo:
chiesa che costruita sulle stesse fondamenta della casa e con le sue stesse pietre, secondo quanto diceva il
santo vescovo130. Giunti dunque alla chiesa, si fece una preghiera, fu letto il passo relativo della Genesi, fu
recitato anche un salmo e rinnovata la preghiera; in questo modo, con la benedizione del vescovo, uscimmo
all'aperto.
4. Si degn anche di condurci a quel pozzo dove la santa Rebecca andava ad attingere l'acqua. E il santo
vescovo ci disse: Ecco il pozzo dal quale la santa Rebecca diede da bere ai cammelli del servo del santo
Abramo, voglio dire ai cammelli di Eleazar131. E cos egli si degnava di mostrarci ogni cosa.
5. Nella chiesa che ho detto sorgere fuori della citt, venerabili dame e sorelle, nel luogo in cui
originariamente vi fu la casa di Abramo, ora stata edificata la tomba di un martire, un santo monaco
chiamato Elpidio. Avemmo dunque l'occasione particolarmente fortunata di giungere qui il giorno
precedente la celebrazione della festa del santo, il 9 delle calende di maggio; in questo giorno da ogni parte,
da tutto il territorio della Mesopotamia, tutti i monaci, anche gli anziani che vivevano in solitudine e che si
chiamano asceti, dovevano discendere a Charra per la festa che vi si celebra in forma molto solenne e anche
in ricordo del santo Abramo, per il fatto che la sua casa era situata nel luogo ove ora sorge la chiesa in cui
posto il corpo del santo martire.132
6. Pertanto potemmo cogliere questa felice e insperata occasione di vedere i monaci della Mesopotamia,
santi e veramente uomini di Dio, persino quelli la cui fama e la cui vita erano note in terre lontane. Certo non
immaginavo affatto di poter incontrare tali persone, non perch fosse impossibile a Dio l'assicurarmi anche
questo dono, lui che si degnava di concedermi tutto, ma perch avevo sentito dire che, eccetto il giorno di
Pasqua ed eccetto questo giorno, essi non discendevano dai luoghi dove stavano - infatti sono uomini capaci
di fare cose mirabili -; inoltre non sapevo in che mese fosse il giorno in cui si celebrava la festa del martire
di cui ho parlato. Cos per volont di Dio mi successe di giungere in quel luogo il giorno che proprio non
avrei sperato.
7. Ivi dunque facemmo una sosta di due giorni per celebrare la festa del martire e per vedere quei santi che
si degnarono, per darmi il benvenuto, di accogliermi con grande cordialit e di parlarmi, cosa che io non
meritavo. Subito dopo il giorno della festa del martire, non a caso, essi non si videro pi, ma fin dalla notte
si diressero verso il deserto, per raggiungere ciascuno il proprio eremo.
8. Nella citt, all'infuori di pochi preti e santi monaci che ivi soggiornavano, non trovai alcun cristiano, ma
solo pagani133. E come noi consideriamo con grande venerazione il luogo ove originariamente vi fu la casa
del santo Abramo, in ricordo di lui, cos anche i pagani, a mille passi circa dalla citt, tengono in grande
venerazione il luogo dove si trovano le tombe di Nacor e di Bathuel 134.
Cf. sopra, nota 120, sull'identit del vescovo.
Una tradizione testimoniata ancora da fonti del XII secolo menziona la casa di Abramo ad Harran. Cf. P. Maraval,
p. 215, nota 4.
131
II riferimento all'episodio narrato al cap. 24 della Genesi: Abramo, ormai vecchio, ordina al suo servitore
(identificato con Eliezer; cf. Gn 15,2) di andare a prendere una moglie per Isacco suo figlio nel paese e presso la
parentela di origine. La citt verso cui il servitore si dirige la citt di Nacor, ossia Harran, secondo un riconoscimento
comune fatto proprio anche dal nostro testo; ivi appunto incontra Rebecca, ha da bere per s e per i suoi cammelli, si
presenta anche al padre (Bathuel) e al fratello (Labano) della giovinetta e riparte per tornare da Abramo, conducendo
con s Rebecca consenziente.
132
Elpidio sembra essere un santo martire morto durante la persecuzione del re sasanide Sapore II, che a lungo
guerreggi con i Romani negli anni centrali del IV secolo (339-379) fino a riuscire vittorioso e a dominare quella
regione. La sua festa si celebrava il 23 (o il 24) aprile in forma solenne anche perch si associava al ricordo e al culto
riservato ad Abramo per il luogo in cui avveniva. Cf. J.-M. Sauget, in Bibliotheca Sanctorum, IV, Roma 1964, col.
1148.
133
Molte fonti anteriori, contemporanee e successive ad Egeria parlano di Charra o Harran come citt rimasta per lungo
tempo fedele ai culti pagani fino al tempo di Giustiniano e pi ancora fino alla conquista araba. Cf., tra l'altro, A. H. M.
Jones, The Later Roman Empire 284-602. A Social, Economic and Admittistrative Survey, II, Oxford 1964, p. 943; H.
J. W. Drijvers, Cults and Beliefs at Edessa, Leiden 1980, pp. 143 ss.
134
Nacor il fratello di Abramo, padre di Bathuel, che gener Labano e Rebecca. Cf. Gn 22,20 ss. L'osservazione della
pellegrina antica apre una questione non facilmente risolvibile: perch i pagani di Harran venerino le tombe di Nacor e
di Bathuel, che sono figure dell'Antico Testamento: forse tramite loro si risaliva all'ambiente originario pagano di Ur in
Caldea di dove, con Abramo, anche Nacor suo fratello proveniva.
129
130

9. Poich il vescovo di quella citt un ottimo conoscitore delle Scritture, rivolsi a lui le mie domande
dicendogli: Ti prego, signore, di dirmi ci che desidero sapere. Ed egli: Di' ci che vuoi, figliola, e ti
risponder se ne sar in grado. Allora gli dissi: So dalle Scritture che il santo Abramo insieme a suo padre
Terach, a sua moglie Sara e a Lot, figlio di suo fratello, vennero qui 135 ma per Nacor e Bathuel non ho letto
quando siano passati qui; so una cosa sola, che dopo un po' di tempo un servo di Abramo venne in Charra
per chiedere Rebecca, figlia di Bathuel, figlio di Nacor, in sposa per il figlio del suo padrone Abramo, ossia
per Isacco136.
10. Allora il santo vescovo mi disse: Veramente scritto come dici, figliola, nella Genesi: il santo
Abramo pass qui, con i suoi 137; per Nacor con i suoi e per Bathuel, al contrario, le Scritture canoniche non
dicono quando siano passati. Ma chiaro che anch'essi passarono qui in seguito; anzi, anche le loro tombe
sono qui, a mille passi circa dalla citt. Con certezza la Scrittura lo attesta, poich il servo del santo Abramo
venne in questo luogo per prendere con s la santa Rebecca e ancora in questo luogo venne il santo
Giacobbe, allorch prese con s le figlie di Labano il Siro 138.
11. Allora io gli domandai dove fosse il pozzo ove il santo Giacobbe aveva dato da bere alle mandrie che
faceva pascolare Rachele, figlia di Labano il Siro. E il vescovo mi disse: Quel luogo a sei miglia di qui,
vicino a un villaggio che fu un tempo un podere di Labano il Siro 139, ma poich tu vuoi andare l, noi vi
andremo con te e te lo mostreremo; in quel luogo vi sono anche parecchi monaci molto santi, degli asceti e
un santuario.
12. Domandai ancora al santo vescovo dove fosse quel luogo, nella terra dei Caldei, dove avevano abitato
in un primo tempo Terach e la sua gente. Allora mi disse quel santo vescovo: Il luogo di cui vuoi sapere,
figliola, si trova alla decima tappa di qui, nella parte interna della Persia. Infatti, di qui fino a Nisibe vi sono
cinque tappe e di l fino a Ur, che fu una citt dei Caldei, altre cinque; ma attualmente i Romani non vi
possono pi accedere, giacch i Persiani dominano tutta quella regione 140; regione che in special modo
denominata orientale, essendo ai confini dei territori dei Romani e dei Persiani e dei Caldei.
13. Si degn ancora di raccontare parecchie altre cose, cos come si degnavano di fare anche gli altri santi
vescovi e santi monaci, cose tutte relative a fatti delle divine Scritture o dei santi uomini, voglio dire dei
monaci: sia ci che avevano compiuto di meraviglioso quelli di loro che gi erano morti, sia ci che
compiono quotidianamente quelli di loro - almeno tra gli asceti - che sono ancora vivi. Perch non voglio
che la Carit Vostra pensi che le conversazioni dei monaci si riferissero mai ad altro se non alle divine
Scritture o alle azioni dei monaci pi venerabili.
I luoghi di Giacobbe
21. 1. Dopo due giorni, durante i quali mi fermai l, il vescovo ci condusse al pozzo dove il santo
Giacobbe aveva portato a bere le mandrie della santa Rachele; tale pozzo si trova a sei miglia da Charra. In
segno di onore, accanto, stato costruito un santuario molto ampio e bello. Giunti al pozzo, il vescovo fece
una preghiera, poi fu letto il passo della Genesi che vi si riferisce 141, fu recitato un salmo conveniente al
luogo e, dopo un'altra preghiera, il vescovo ci benedisse.
Dopo la narrazione concernente la torre di Babele, la Genesi parla della discendenza di Sem e della famiglia di
Terach. In Gn11,27 ss. si legge: Terach aveva settant'anni quando gener Abram, Nacor e Aran... Aran gener Lot.
Aran poi mor alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei. Abram e Nacor si presero delle
mogli: la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor, Milca... Sarai era sterile e non aveva figli. Poi
Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran... e Sarai sua nuora... e usc con loro da Ur dei Caldei per andare
nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. L'et della vita di Terach fu di duecentocinque anni.
Terach morin Carran.
136
Cf. sopra, nota 131.
137
Cf. sopra, nota 135.
138
I capitoli 28 e 29 della Genesi narrano che Giacobbe, inviato da Isacco in Mesopotamia, giunge a Carran, dove
dapprima incontra Rachele, figlia di Labano, poi Labano, e ivi si forma una famiglia.
139
Giacobbe dunque si mette in cammino per andare nel paese degli orientali; incontra dei pastori e chiede loro di dove
siano; essi rispondono d'essere di Carran. Egli stava ancora parlando con loro, quando arriv Rachele con il bestiame
del padre, perch era una pastorella. Quando Giacobbe vide Rachele, figlia di Labano, fratello di sua madre
[Rebecca]... fattosi avanti, rotol la pietra dalla bocca del pozzo e fece bere le pecore di Labano... Poi Giacobbe baci
Rachele e pianse ad alta voce (Gn 29,9-11).
140
Dopo la campagna di Giuliano in Oriente e la sua morte nel 363, l'imperatore che gli succede, Gioviano, abbandona
Nisibi ai Persiani, trattando con Sapore II loro re.
141
Cf. sopra, nota 139.
135

2. Vicino al pozzo vedemmo pure, per terra, la pietra grandissima che il santo Giacobbe aveva fatto
rotolare dalla bocca del pozzo: ancor oggi viene mostrata 142.
3. Nelle vicinanze del pozzo non abita nessun altro se non il clero della chiesa che l sorge, e i monaci che
hanno gli eremi vicino, della cui vita davvero straordinaria ci parl il santo vescovo. Cos dunque, dopo aver
fatto una preghiera in chiesa, insieme al vescovo andai presso quei santi monaci, nei loro eremi, rendendo
grazie e a Dio e ai monaci stessi che si degnavano, negli eremi in cui entravo, di accogliermi di buon grado e
di rivolgersi a me tenendo discorsi davvero degni di uscire dalla loro bocca. Essi vollero anche dare a me e a
tutti coloro che erano con me dei doni, come solitamente fanno i monaci con le persone che di buon grado
accolgono nei loro eremi.
4. Dato che quel luogo si trova in una piana estesa, il vescovo mi mostr di fronte un villaggio assai
grande, situato a circa cinquecento passi dal pozzo; e noi passammo attraverso di esso. Questo villaggio, un
tempo, secondo le parole del vescovo, fu dominio di Labano il Siro: si chiama Fadana. Qui infatti mi fu
mostrata la tomba di Labano il Siro, suocero di Giacobbe; mi fu mostrato anche il luogo da cui Rachele
port via gli idoli di suo padre143.
5. Cos dunque, nel nome di Dio, dopo aver visto tutto, prendendo commiato dal santo vescovo e dai santi
monaci che si erano degnati di condurci fino a quel luogo, facemmo ritorno per il medesimo cammino e
attraverso i medesimi luoghi di sosta per i quali eravamo venuti da Antiochia 144.
La tappa di Tarso
22. 1. Tornata ad Antiochia, vi trascorsi ancora una settimana, fino a che non fossero pronte le cose
necessarie al viaggio. Partendo dunque da Antiochia e facendo un itinerario che passava per un certo numero
di tappe, giunsi alla provincia detta di Cilicia, la cui citt principale Tarso 145, dove gi ero stata nel recarmi
a Gerusalemme.
2. Ma poich a tre tappe di distanza da Tarso, cio in Isauria, vi la tomba di santa Tecla, fu per me cosa
molto gradita l'andarvi, tanto pi che ero a cos poca distanza.
L'arrivo a Seleucia. Santa Tecla. Calcedonia e Costantinopoli
23. 1. Partendo da Tarso arrivai a una citt sul mare, ancora in Cilicia, che si chiama Pompeiopoli. Di l,
entrata poi nel territorio di Isauria, feci tappa nella citt di Corico e il terzo giorno arrivai alla citt chiamata
Seleucia di Isauria146. Quando vi giunsi andai a trovare il vescovo, un uomo veramente santo, che un tempo
era stato monaco; anche in quella citt vidi una chiesa molto bella.
Alla medesima distanza indicata dal nostro testo, in direzione nord, ancora oggi si trova un luogo denominato
Tilfidan (Tell Fadan) ove vi sono pozzi e cisterne e ove si scorgono rovine.
143
Fadana si deve identificare con Paddan Aram, di cui si trova menzione in Gn 25,20 (ove si parla di Isacco e della sua
sposa Rebecca figlia di Bathuel l'Arameo da Paddan Aram) e in Gn 28,2 ss. (ove si parla di Isacco che manda il
proprio figlio a prender moglie in Paddan Aram presso Labano, figlio di Bathuel e fratello di Rebecca; ivi appunto
Isacco ebbe per moglie Rachele, figlia di Labano). L'episodio riguardante Rachele che porta via gli idoli del padre
narrato in Gn 31,19: Giacobbe fugge dalla casa di Labano in Mesopotamia per tornare, secondo l'indicazione di Dio,
nella terra natale di Canaan dal padre Isacco; egli conduce con s i figli, le mogli e tutti gli averi e il bestiame che si era
acquistato in Paddan Aram. Intanto Labano era andato a tosare il gregge e Rachele rub gli idoli che appartenevano al
padre. Gli idoli di cui qui si parla dovevano essere raffigurazioni di divinit di rango inferiore, tutelari della casa e
della famiglia. Labano poi insegue Giacobbe e, raggiuntolo, gli chiede perch ha rubato i suoi di (cf. Gn 31,30).
Giacobbe ignorava che era stata Rachele a rubarli e permette che tutte le cose del suo clan siano perquisite,
promettendo anzi di condannare a morte chi si fosse reso reo di sacrilegio nei confronti degli di di Labano. Ma,
nonostante le ricerche, questi non sono rintracciati.
144
Da Carran attraverso Edessa e Bathnae, Egeria fa ritorno ad Antiochia, dove rimane una settimana; di l poi riprende
il viaggio per Costantinopoli, non senza qualche ulteriore tappa a lato del percorso diretto.
145
Tarso, nella piana di Cilicia, era in antico un'attiva e fiorente piazza marittima. In special modo nella seconda met
del IV secolo era stata prediletta da Giuliano imperatore (361-363) che voleva costituirla capitale della Siria, al posto di
Antiochia, e che volle esservi sepolto.
146
Da Tarso la pellegrina, anzich addentrarsi nell'interno del paese per superare le Porte Cilicie, continua lungo la
costa e tocca i centri di Pompeiopoli (l'antica Soli, distrutta da Tigrane re dell'Armenia nei primi anni del I secolo a.C. e
ricostruita da Pompeo), Corico (stazione navale dei Romani), l'attuale Kizkalesi e finalmente Seleucia, in Isauria, altra
meta a cui Egeria si dirige per vedere la tomba di santa Tecla. Seleucia, oggi Silifke, fondata da Seleuco I Nicatore
(312-281 a.C.), godette di notevole benessere al tempo dell'Impero Romano, come mostrano i resti di un teatro, di
templi, di portici, ecc. Fu poi sede vescovile in epoca cristiana e i suoi vescovi furono presenti ai maggiori concili
tenuti in Oriente ed ebbe importanza per la chiesa legata appunto al nome di santa Tecla.
142

2. E poich per giungere di l a Santa Tecla - che si trova oltre la citt su un pianoro in posizione
sopraelevata - vi erano circa 1500 passi, preferii proseguire fino l per farvi la tappa che avevo intenzione di
fare. Ivi, nei pressi del santuario non vi erano altro che innumerevoli monasteri di uomini e di donne 147.
3. In quel luogo trovai una mia carissima amica, a cui tutti in Oriente rendevano testimonianza per la sua
vita: la santa diaconessa Martana che avevo conosciuto a Gerusalemme, dove si era recata in pellegrinaggio
di preghiera; essa aveva la responsabilit di monasteri di apotattite o vergini. Quale gioia per lei e per me
quando ci si vide! Non lo potrei descrivere148.
4. Ma per tornare a ci che dicevo, vi sono dunque l, su quell'altura, numerosissimi monasteri e nel
mezzo vi un grande muro che include la chiesa dove si trova la tomba della martire, tomba che molto
bella. Il muro, poi, stato destinato a proteggere la chiesa perch gli Isauri, gente malvagia e che si d
spesso al brigantaggio, non tentino magari di fare qualcosa contro il monastero che ivi posto 149.
5. Giunta dunque sul luogo nel nome di Dio, dopo aver fatto una preghiera presso la tomba e aver letto
tutti gli Atti di Santa Tecla 150, resi infinite grazie a Cristo nostro Dio che si degnato di esaudire me, indegna
e immeritevole quale sono, in tutti i miei desideri.
6. Trascorsi cos due giorni in quel luogo, e avendo visitato anche i santi monaci e gli apotattiti, sia uomini
che donne, che vi abitavano, dopo aver fatto una preghiera e la comunione, per riprendere il viaggio feci
ritorno a Tarso; ivi feci una sosta di tre giorni e, nel nome di Dio, ripartii per il mio cammino. Cos il
medesimo giorno arrivai alla tappa che si chiama Mansocrenas, situata ai piedi del monte Tauro, e vi
sostai151.
7. Di l, il giorno successivo, salendo sul monte Tauro e percorrendo la via gi nota attraverso ciascuna
delle province che avevo toccato nell'andata, ossia la Cappadocia, la Galazia e la Bitinia, arrivai a
Calcedonia, dove mi fermai per poter visitare il famosissimo martyrium di santa Eufemia, a me gi noto da
tempo, che qui si trova152.
Il santuario doveva sorgere a sud della citt in un luogo attualmente denominato Meriamlik. Gli scavi archeologici
compiuti sul luogo dal 1907 e in anni a noi vicini non hanno identificato con precisione la chiesa del IV secolo
menzionata da Egeria; le rovine degli edifici cultuali ritrovati risalgono infatti a non prima della seconda met del V
secolo. Qualche indicazione si pu trarre da un testo scritto da un anonimo del V secolo ove si narrano la vita e i
miracoli operati dalla santa. Cf. Vie et miracles de sainte Thcle, ed. a cura di G. Dagron, Subsidia Hagiographica 62,
Bruxelles 1978, pp. 69 ss., 388 s. e passim. La figura di Tecla delineata negli Acta Pauli et Theclae, scritto apocrifo
che narra la storia di una fanciulla greca convertita dall'apostolo Paolo durante la sua missione ad Iconio (cf. At 13,51 s.
e 14,1 ss.); rotto il fidanzamento, essa parte con Paolo per assisterlo nella sua opera di apostolato, sfugge
miracolosamente a persecuzioni ed al martirio, si ritira infine a Seleucia dove conduce vita ascetica insieme ad altre
donne. difficile dire se gli Acta, che contengono certamente molti elementi fantastici, rispecchino oppure no un
nucleo storico. Come prova la narrazione della nostra pellegrina, essi senza dubbio erano conosciuti e considerati nel
IV secolo, come vivo e popolare era in quel tempo il culto di santa Tecla in special modo a Seleucia.
148
Anche lo scritto relativo ai Miracoli di Tecla (44,43, ed. Dagron, cit., p. 406) menziona Marthana, figura che con il
suo zelo e le sue virt paragonata a quella stessa di Tecla. Si noti che essa l'unico personaggio contemporaneo di cui
Egeria fa il nome. Pure notevole il fatto che per la prima volta si segnali la presenza di monasteri femminili. Marthana
diaconessa; ora, il diaconato femminile corrispondeva in quel tempo a una funzione nella Chiesa che variava secondo
i luoghi e richiedeva l'imposizione delle mani. Infine, in questo passo assai interessante si legge un termine in
precedenza non usato, quello di aputactitae: la traslitterazione dell'analogo termine greco apotaktitai che equivale al
latino continentes; si tratta di persone che hanno rinunciato ai beni del mondo, che conducono vita austera e compiono
digiuni ed astinenze. Con tale termine, che da questo punto in poi si incontra parecchie volte, l'autore antico sembra
indicare semplicemente i monachi o monazontes, sia uomini che donne.
149
Fonti antiche pagane e cristiane parlano degli Isauri (una popolazione che viveva nell'Asia Minore tra la Pisidia e la
Licaonia) come di predatori e banditi pericolosi, le cui incursioni in territori vicini si erano ripetute particolarmente
nella seconda met del IV secolo e all'inizio del V.
150
Il testo degli Acta Pauli et Theclae si pu leggere nell'edizione di R.A. Lipsius - M. Bonnet, Acta Apostolorum
Apocrypha, vol. I, rist. anast., Darmstadt 1959, pp. 235-272. Per una traduzione italiana, cf. M. Erbetta, Gli Apocri fi
del Nuovo Testamento, vol. II, Casale Monferrato 1966, pp. 258 ss.
151
Continuando il viaggio di ritorno, Egeria percorre la medesima strada gi fatta durante la sua venuta attraverso la
Cappadocia, la Galazia e la Bitinia fino a Calcedonia e poi a Costantinopoli. LItinerarium Burdigalense, un'altra
relazione di viaggio di un anonimo pellegrino che da Bordeaux si reca a Gerusalemme, segnala 33 tappe da Tarso a
Costantinopoli. La prima tappa tocca appunto Mansocrenas (o Mansucrinae o Mopsucrene) ai piedi del Tauro, la lunga
catena montuosa che incornicia a sud l'altopiano anatolico.
152
Calcedonia, oggi Kadiky, in Bitinia, si affacciava sul Bosforo di fronte a Costantinopoli. Tra i monumenti cristiani
l'Itinerarium attesta per la prima volta il martyrium di sant'Eufemia. Lo storico Evagrio Scolastico nella sua Historia
ecclesiastica (II,3) descrive l'edificio con sufficiente precisione: ma la sua opera risale all'ultima decade del VI secolo.
Nella basilica, eretta in onore della santa, si celebr nel 451 il Concilio di Calcedonia. Eufemia fu martire della
147

8. Cos il giorno seguente, per via di mare, arrivai a Costantinopoli rendendo grazie a Cristo nostro Dio
poich a me indegna e immeritevole si degnato di accordare una grazia tanto grande, concedendomi non
solo il desiderio di viaggiare, ma anche la possibilit di visitare tutti i luoghi che volevo e di ritornare
nuovamente a Costantinopoli.
9. Come giunsi l, nelle chiese, nei santuari, nei martyria che in quella citt sono numerosi non mi
stancavo di innalzare i miei ringraziamenti a Ges nostro Dio che aveva voluto manifestarmi in tal modo la
sua benevolenza153.
10. Mie signore, luce della mia anima, mentre scrivo tutte queste cose alla Carit Vostra, ho gi in
animo di partire nel nome di Cristo nostro Dio da questo luogo e di andare in Asia, ad Efeso, per pregare sul
martyrium del santo e beato apostolo Giovanni. Se dopo di ci sar ancora in questo corpo, se potr
conoscere altri luoghi, io stessa di presenza ne parler alla Carit Vostra - se Dio vorr concedermelo oppure, se avr in animo qualche altro progetto, lo racconter per iscritto. E voi, mie signore, mia luce,
degnatevi di ricordarvi di me, che sia nel corpo o gi fuori del corpo 154.

persecuzione dioclezianea; la sua morte sembra risalire al 16 settembre del 303. Circa un secolo pi tardi, pochi anni
dopo il viaggio di Egeria, Asterio, vescovo di Amasea nel Ponto, ne esalta la figura in un'omelia (XI, PG 40,333-337)
nota anche per la descrizione di affreschi che ornavano uno dei portici del santuario e che rappresentavano il martirio
della santa.
153
Egeria non indugia a descrivere i luoghi santi di Costantinopoli, molti e importanti verso la fine del IV secolo: dalla
chiesa dei Santi Apostoli a Santa Sofia alla chiesa di Sant'Irene, ciascuna delle quali conservava reliquie di martiri.
154
Si chiude qui la prima parte dell'Itinerarium, la parte per cos dire geografica. Come facilmente si nota, Egeria non
ha ancora l'intenzione di prendere la via del ritorno, ma progetta almeno un altro viaggio ad Efeso, per visitare il
martyrium dell'apostolo Giovanni. Se da Tarso per giungere a Calcedonia aveva percorso un cammino interno, ora,
esprimendo il desiderio di andare ad Efeso, essa pensa con ogni verosimiglianza di fare la strada costiera dell'Asia
Minore. Ancora una volta si tocca con mano la libert, la disponibilit e le possibilit di cui godeva Egeria nei suoi
movimenti; come ancora una volta si coglie il carattere affettuoso e del tutto indipendente del suo rapporto con le
consorelle alle quali scrive. Le ultime parole ( ...che io sia nel corpo o gi fuori del mio corpo) sono ispirate dalle
espressioni rivolte da Paolo apostolo nella seconda Lettera ai Corinti (12,3), l dove parla delle sue esperienze mistiche.