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Con ancora pi largo respiro, al

Voltaire l'Europa appariva da lungo


tempo, eccetto la Russia come una
specie di grande repubblica divisa in
vari Stati, gli uni monarchici, gli
altri misti, gli uni aristocratici gli altri popolari, ma tutti collegati gli
uni con gli altri, tutti con ugual
fondamento religioso, anche se divisi
in varie stte, tutti con gli stessi
princpi di diritto pubblico e di
politica, sconosciuti nelle altre
parti del mondo.

f. chabod, storia dell'idea di europa


Ora, Dante afferma bene che
Romanorum gloriosa potestas nec metis
Ytaliae nec tricornis Europe margine
coarctatur (Epistolae, Vii, 11). Ma
poi, in realt, quand'egli pensa
all'azione dell'imperatore, ai
problemi politici del suo tempo quel
che egli vede l'Europa fisica in cui
veramente e propriamente si condensa
l'humanum genus.
Europa: il termine appare pi di una
volta in Dante. Quale ne sia l'esatta
estensione geografica, non chiaro:
una precisa individuazione c' solo
per il settore Mediterraneo-Egeo-Mar
Nero, con l'accenno a Costantinopoli
ne lo stremo d'Europa.@
(Paradiso, Vi, 5; cfr' Monarchia,
Ii, Viii, 7)
Le regioni nordiche sembrerebbero,
tutte, comprese pure nel continente,
nel senso che ad esse pure si volge il
pensiero del poeta: cos almeno sembra
potersi argomentare dal passo del De
Vulgari Eloquentia in cui si parla
dei principali idiomi dell'Europa: et
affentium hoc alii meridionalem, alii
septentrionalem regionem in Europa
sibi sortiti sunt; et tertii, quos
nunc Graecos vocamus, partim Europe,
partim Asie occuparunt (I, Viii, 2).
Del tutto incerti, invece, i limiti
verso est (Russia): gli accenni agli
Sciti sono scarsi (Monarchia, I, Xiv,
6; Iii, 2), ma ad un certo punto
sembra che essi siano esclusi dalla

vera e propria Europa; e cio quando


si parla di Vesogi re d'Egitto, il
quale quamvis meridiem atque
septentrionem in Asia exagitaverit,
nunquam tamen dimidiam partem orbis
obtimit: qui ymo a Scithis est
aversus (Monarchia, Ii, Viii, 5).
Qui gli Sciti sembrerebbero dunque
compresi nell'Asia; e tale
interpretazione pare confermata
dall'accenno subito seguente a Ciro,
re dei Persiani: qui, Babilone
destructa imperioque Babilonis ad
Persas translato, nec adhuc partes
occidentales expertus, sub Tamiride
regina Scitharum vitam simul et
intentionem [di fondare una monarchia
universale] deposuit. La Scizia qui
distinta dalla parte occidentale,
cio dall'Europa.
Che l'Europa equivalga a pars
occidentis risulta anche da un passo
quasi immediatamente precedente su
Nino, re degli Assiri, aspirante anche
lui alla monarchia universale qui,
quamvis imperium mundi armis
temptaverit et Asiam totam sibi
subegerit, non tamen occidentales
mundi partes eis unquam subiecte
fuerunt.
Quindi nella mente di Dante l'Europa
, almeno verso Oriente, assai pi
limitata di quello che noi siamo
soliti raffigurarci, e,
sostanzialmente, il gran blocco
delle nazioni centro-occidentali, che
egli ha costantemente sott'occhio
nelle sue meditazioni e
preoccupazioni, il blocco nel cui
centro sta l'Italia Europa regione
nobilissima (Monarchia, Ii, Iii,
17), l'Italia, giardino de lo
imperio (Purgatorio, Vi, 105).
Dico il blocco delle nazioni
centro-occidentali, escludendo dunque
la penisola balcanica che pur
manifestamente da Dante compresa
nell'Europa geografica (cfr' qui sopra
lo stremo d'Europa) perch l'Europa
fisica non pi una unit
morale-religiosa, nonch politica;
perch, dunque, il concetto civile

non corrisponde a quello geografico.


Una parte notevole del continente
infatti, non ottempera all'autorit
della Chiesa, sfugge ad essa come le
sfuggono Asia ed Africa. Et quod
etiam ab adsensu omnium vel
prevalentium non habuerit quis
dubitat, cum non modo Asiani et
Africani omnes, quin etiam maior pars
Europam colentium hoc abhorreat?
(Monarchia, Iii, Xiv, 7).
Non solo non v' concretamente unit
di tutto il genere umano, ripartito
nei tre continenti classici, Europa,
Asia, Africa, ma nemmeno l'Europa
fisica costituisce una unit morale.
Il genere umano che all'atto
concreto, vive nelle meditazioni di
questi uomini, ispira i loro progetti,
vive nel loro pensiero e nella loro
poesia, linfa vitale del loro spirito,
assai ristretto geograficamente ed
etnicamente: , ripetiamo, il blocco
dell'Europa centro-sudoccidentale, o,
per riprendere un'espressione cara a
Leopoldo Ranke, il blocco dei popoli
romano-germanici.
E i Greci, direte voi? E tutto
l'Oriente europeo, gi culla della
civilt, poi trapassata in Occidente,
poi romana ed ora cristiana-medievale;
e la terra da cui pure sono usciti i
grandi sapienti e i grandi poeti,
raccolti nel Limbo dantesco a
rappresentare l'altezza dell'umano
pensiero - anche se privo della grazia
divina -, le figure degli eroi
dell'umanit che Dante evoca appunto
come coloro che sorreggono alla base
anche i successivi voli dell'ingegno
umano?
Ecco: i Greci attuali, l'Oriente
europeo dei tempi di Dante,
geograficamente compreso nell'Europa,
stan uscendo dalla sfera morale
dell'Europa. Mentre Germania,
Inghilterra, sono gli acquisti
recenti, sono le accessioni
medievali al mondo culturale gi
classico, al mondo cristiano romano,
quello che era stato il primo nucleo,
la cellula germinatrice di tale mondo,

se ne stacca, ormai, anzi, se n'era


gi staccata nei secoli precedenti.
L'inizio di questo processo di
separazione Occidente ed Oriente
risale gi al Basso Impero romano.
(35)
, si pu dire, dal Iv secolo che
le sorti cominciano a divergere:
politicamente il fatto palese,
documentato dalla rivalit fra gli
imperatori dell'una e dell'altra
parte, le gelosie, i sospetti che
possono persino far vedere con
compiacimento, all'uno dei due, le
difficolt in cui l'altro viene
cacciato da qualche popolo germanico,
(35) Cfr' per quanto segue, R'
Wallach, :Das abendlndische
Gemeinschaftsbewusstsein im
Mittelalter, Lipsia-Berlino, 1928; e,
anche, S' Mazzarino, Stilicone, Roma,
1942, passim e soprattutto pp' 317
sgg', 330 sgg'.
premente alle frontiere o gi
trascorso oltre il limes,
nell'interno dell'impero.
Alla rivalit politica si aggiunge
la rivalit religiosa, la contesa pro
e contro la primazia di Roma. E non
solo una lotta di primato: vescovi
occidentali, e papi tra cui Gregorio
Magno, lamentano le tendenze
eretiche degli orientali, che
costituiscono infatti la parte pi
irrequieta e dogmaticamente instabile
e malsicura del mondo cristiano. Non
solo: ma l'Occidente ha uno dei suoi
piloni d'appoggio, culturalmente e
moralmente, ancor sempre nella
tradizione di Roma; giacch, cos come
gli studi recenti han dimostrato,
inconsistente quel che per tanto tempo
si credette, che cio il culto di Roma
rinascesse solo con l'Umanesimo. Con
l'Umanesimo, con il Rinascimento, si
avr un nuovo modo di sentire, di
interpretare Roma e la tradizione
classica: le conseguenze ne saranno
grandi assai (cfr' Chabod, Il
Rinascimento, in :Problemi e
Tra l'et

delle guerre persiane e l'et di


Alessandro Magno si forma, per la
prima volta, il senso di un'Europa
opposta all'Asia, per costumi, e,
soprattutto, per organizzazione
politica; una Europa che rappresenta
lo spirito di libert, contro il
dispotismo asiatico. (3)
Questa diversit fra le
considerazioni di carattere
fisico-etnografico e quelle di
carattere morale-culturale-politico
spiega dunque l'oscillar di valore del
termine Europa, ora assunto in un
senso, ora nell'altro. Ma quando
appunto ci si fermi sul terreno
politico-culturale-morale certo che
l'Europa non abbraccia mai, al
massimo, oltre la Grecia, che l'Italia
(10) Politica, Vii, 1327 b (trad'
it' di V' Costanzi, Bari, 1918, p'
230).
e le coste mediterranee di Gallia e
Spagna, e cio la zona di
colonizzazione greca.
Ma la nota fondamentale quella
politica, che riappare anche nel testo
ippocrateo, fra gli Europei che sono
autonomi, cio si reggono secondo le
leggi e sono padroni di s, e gli
Asiatici, che appaiono inferiori,
proprio perch non sono sui iuris ma
sotto il dominio di un re o despota:
(15) donde, militarmente, gli Europei
sono migliori combattenti, pi
animosi, proprio perch combattono per
s e non per un padrone. E nuovamente
in Aristotele, per il quale, come s'
visto, gli Asiatici vivono
abitualmente in sudditanza e in
servit, mentre i Greci vivono
continuamente in libert.
Teniamo ben presente questa
(15) Istorie, 16 e 23.
distinzione, destinata ad influire nei
secoli: ch da allora all'idea di
Europa si associer quella di libert,
all'idea dell'Asia quella di servit.

Onde, nuovamente, quando il

conflitto Oriente-Occidente si
riaprir bruscamente, in piena et
romana, concretizzandosi nell'urto fra
Augusto da una parte, Antonio e
Cleopatra dall'altra, al cantore della
vittoria di Anzio, ad Orazio,
esultante per la sconfitta
dell'orientale Cleopatra, invano

illusasi di poter abbattere la potenza


del Campidoglio, l'Oriente apparir
nuovamente terra di turpe schiavit,
di eunuchi proni al volere di un
despota. (16)

Tipico, a riguardo, quel che


succede dopo la pace di Antalcida.
Isocrate contrappone l'Europa
all'Asia, come l'Elleno al barbaro.
Nell'Elena (scritta poco prima del
380 a'C') la contrapposizione
proiettata nel passato, nella guerra
di Troia, vista appunto come lotta fra
Europa e Asia; nel Panegirico (finito
nel 380) la rivendicazione del
diritto dell'Europa, sempre minacciata
dagli Asiatici, a partecipare alle
ricchezze dell'Asia, e trasferire la
prosperit dall'Asia all'Europa. Scopo
(17) Cfr' anche le due iscrizioni di
Cipro, nel 449448, e di Xantos, post'
412-1 (Historische Griechische
Epigramme, ed' V' Gaertingen, Bonn,
1926, nn' 49 e 56).
del Panegirico persuadere i Greci
ad accettare l'egemonia di Atene per
una nuova guerra contro la Persia.
Parecchi anni pi tardi, Isocrate
torna sulla questione, questa volta
per allo scopo di invitare Filippo re
di Macedonia a scegliere, come linea
di condotta politica, una politica
asiatica, a preferenza di quella
europea: nel senso che Filippo
dovrebbe distruggere, con una
spedizione in Asia, l'ingiusta
superiorit economica dell'Asia
sull'Europa, dei barbari sui Greci
(nel Filippo, del 346). , insomma,
il programma che sar poi svolto da
Alessandro Magno.

La contrapposizione Europa-Asia

ripresa da due allievi di Isocrate,


Eforo e Teopompo. Soprattutto
importante la posizione di Teopompo,
il quale per diverge sostanzialmente
dal maestro, perch sostiene che
Filippo, anzich una politica
asiatica, deve seguire una politica
europea (nel Filippo, 346) proprio il punto di vista opposto a
quello di Isocrate.
C' un'Europa, che per Teopompo
abbraccia una sfera pi vasta della
Grecia; Filippo l'uomo pi grande
che la Grecia abbia mai avuto; suo
compito dev'essere quello di
costituire un grande Stato europeo
contrapposto al grande Stato persiano
di Asia. (18)
Senonch, una simile
contrapposizione di continenti era

(18) Per tutto questo cfr' A'


Momigliano, loc' cit', pp' 477 sgg'.
destinata ad aver breve vita; ch
proprio la conquista di Alessandro,
creando l'ecumene ellenistica, rendeva
Carlo Martello ferma l'avanzata degli
Arabi in Europa, cos si esprime:
prospiciunt Europeenses Arabum
tentoria ordinata
L'idea, cos importante per il
Medioevo, della translatio imperii
basta a dimostrarlo.
Nulla di tutto questo a Bisanzio,
che si scorda sempre pi della
tradizione romana e sempre pi si
afferma greca, quasi rivendicando la
grecit preesistente alla conquista
romana del mondo mediterraneo.

Siffatta contrapposizione culmina


nel campo religioso con lo scisma
d'Oriente e la separazione definitiva
(38) Vedi nota precedente.
della chiesa greca da quella romana,
nel campo politico con le Crociate e i
progetti e le imprese di conquista di
prncipi occidentali in Oriente.
I Greci non appaiono nemmeno pi
veri cristiani, anzi, un che di mezzo
tra cristiani e Saraceni; sono
eretici poco meno pericolosi dei
Turchi. (39)
Insomma, si delineano due mondi,
nettamente, profondamente distinti; e
tale anche il giudizio dei terzi che
osservano le beghe interne del mondo
cristiano, vale a dire degli Arabi, i
quali pure scoprono, al disotto del
cristiano le differenze profonde tra
Franchi e Greci.
dunque attraverso simili
contrasti e grazie ad essi, che si
cominciano a precisare i caratteri
dell'Europa romano-germanica.
Ora, non si tratta ancora
propriamente di Europa: come s' gi
detto, se talora appare gi il nostro
nome, la contrapposizione ancora
generalmente fra Latini (o Franchi) e
Greci (o Bizantini): ma il
procedimento polemico vivo gi ora,
il metodo di definizione lo stesso.

Questo senso di estraneit

dell'Oriente europeo cresce,


naturalmente, dopo la conquista turca
dei Balcani e di Costantinopoli: ch
allora tutta questa parte dell'Europa
fisica diviene focolaio di rovina,
nido del pi pericoloso nemico che la
cristianit abbia mai avuto, punto di
partenza per gli ulteriori attacchi
contro il ventre della cristianit,
cio contro l'Europa
centro-occidentale.

La prima formulazione dell'Europa

come di una comunit che ha caratteri


specifici anche fuori dell'ambito
geografico, e caratteri puramente
terreni, laici, non religiosi,
del Machiavelli. E poich del
Machiavelli, non potr essere che una
formulazione di carattere politico.

il
ragionamento mio delle cose della
guerra non ha a passare i termini
d'Europa. Quando cos sia, io non vi
sono obbligato a rendere ragione di
quello che si costumato in Asia
(Arte della guerra, Ii, ed' Mazzoni
e Casella, p' 288).

Dunque non si tratta di una

diversit momentanea, legata ad una


particolare e transeunte condizione di
cose; bens di una vera e propria
diversit costituzionale. Asia ed
Occidente europeo offrono due tipi
diversi di organizzazione politica.
Ed una diversit ricca di
conseguenze, come che favorisca lo
svilupparsi della virt, cio della
capacit di fare, dell'energia
creatrice: e questo non tanto per il
maggior numero degli Stati (elemento
puramente quantitativo); bens per la
diversa qualit fra Stato europeo e
Stato asiatico; in Europa repubblica o
monarchia non assoluta, in Asia
monarchia assoluta dispotica.
Perch qui riposta la vera
diversit (il capitolo Iv del
Principe decisivo al riguardo, se
pur gi non bastasse l'accenno alla
virt nell'Arte della guerra): il
governo repubblicano d adito alla
feconda gara dei partiti (ricordate
sempre, quando si parla di Machiavelli
e del suo pensiero politico, il
capitolo Iv del libro I dei Discorsi,
:Che la disunione della plebe e del
senato romano fece libera e potente

quella repubblica), e sprone alla


virt dei singoli: e anche il governo
monarchico, in Europa, limitato da
leggi, consuetudini, animo delle
popolazioni, s da permettere che vi
alligni la virt individuale almeno
per necessit.
Vediamo cos apparire, sullo sfondo,
anche nel Machiavelli, qualcosa che
arieggia quel senso della libert che
vedremo dominante nel Settecento.
Certamente si tratta di un'apparizione
di tipo molto diverso: il Machiavelli
non sogna arcaiche libert, non
rimpiange l'et dell'oro, lontana
ormai, dei liberi uomini, e
soprattutto mentre il Montesquieu e il
Voltaire rivendicheranno la libert
contro lo Stato, il Machiavelli
parte sempre dal punto di vista dello
Stato, e considera semmai la libert
necessaria proprio per la maggior
potenza solidit gloria dello Stato
stesso. Negli uni c' la rivolta
dell'individuo e del ceto contro
l'azione politica del governo
centrale; nell'altro c' il desiderio
di rendere sempre pi chiara,
coerente, decisa, la politica di
questo governo.

Ma insomma, quali che siano le


differenze profondissime fra gli uni e
l'altro, c' per anche nel
Machiavelli il senso delle diversit
fra le nazioni europee e le altre.
L'Europa vuol dire molte virt
individuali; l'Oriente, l'Asia
vogliono dire dispotismo, uno
padrone e tutti gli altri servi. E non
vi dubbio che il Machiavelli
propende per il sistema europeo.
Dispotismo orientale: affiorano in
questo momento nel pensiero del
Machiavelli, vecchie reminiscenze,
tutta una lunga tradizione, talora
alquanto vaga, ma ininterrotta. Poich
certo, per questa contrapposizione fra
dispotismo orientale e libert dei
popoli siti in Europa si deve risalire
su su nei secoli fino all'et delle
guerre persiane, della lotta delle
citt greche contro la monarchia
asiatica, fino, cio, al quinto secolo
a'C'. l, fra Maratona e le
Termopili e Salamina, che si foggi
l'immagine del re orientale come del
despota; e da allora l'immagine non
si cancell mai pi e venne anzi
rafforzata ancora, quando, nel Basso
Impero, i Romani e gli Occidentali
videro i loro imperatori avvolgersi di

forme orientali, porsi su di un


piedistallo che li innalzava ad
altezze inaccessibili per gli altri
mortali trasformando completamente
l'antica figura dell'imperator e
princeps in quella di un autocrate.
proprio dal contrasto con siffatte
forme e modi che escir, come vedremo,
la celebrazione delle libert
germaniche.
Oriente, dispotismo, schiavit di
tutti di fronte ad uno solo.
L'eco di questa tradizione in quei
pubblicisti tedeschi dell'et della
Riforma che oppongono la libert
germanica, il diritto germanico alle
costituzioni babilonesi. Cos come
l'eco delle lontane polemiche
antiasiatiche, l'eco delle discussioni
greche, riappare in un altro notevole
scrittore spagnuolo, in Juan Luis
Vives. Nel :De Europae dissidiis et
bello turcico (2) che del 1526,
egli riesprime infatti concetti che
gi abbiamo rinvenuti e che vedremo
ripresi dall'Illuminismo
settecentesco: l'Asia imbelle, e
imbelle non occasionalmente, per una
diremo congiuntura momentanea, ma per
natura; mentre la razza che popola
l'Europa, come ha dimostrato
Aristotele, la pi forte e
coraggiosa. Gli Asiatici non sono atti
alla guerra. Tant', stata la
discordia dell'Europa ad aprire ai
Turchi le vie della potenza.
Anche nel Machiavelli, dunque,
l'eco di una tradizione. Solo che il
Machiavelli, con il consueto taglio
preciso secco e netto trasforma un
vago, nebuloso motivo, appena
affiorante dal fondo della coscienza
tradizionale, in una chiara, ben
definita sistemazione concettuale; e
anzich limitarsi ad una generica
contrapposizione, delinea con pochi,
ma sicuri tocchi il carattere
dell'Europa.
Carattere politico dunque: ora,
l'avvenire dar all'Europa anche altri
contrassegni, creer una figura assai
pi complessa e ricca e varia,
abbracciando molti pi motivi di vita
e di pensiero di quanto il Machiavelli
non si sognasse di vedere. Ma il
motivo politico rester d'ora in poi
fermo. L'Europa quale uscir dalle
meditazioni degli scrittori del '700 e
'800 avr sue caratteristiche morali,
culturali, economiche, di costumi, ma
manterr, sempre, anche e anzitutto
caratteristiche politiche.

Con tali lineamenti l'Europa appare


per la prima volta con una sua
caratteristica morale, non fisica,
nella storia moderna.

Cos che l'idea della necessaria


molteplicit di Stati s'inserisce da
allora, saldamente, nella
pubblicistica; e vi s'inserisce
anzitutto attraverso quella sua
applicazione pratica che la
cosiddetta dottrina dell'equilibrio
europeo.
Anch'essa, sbocciata la prima volta
in Italia, e proprio essenzialmente
nell'et del Machiavelli e del
Guicciardini, con le considerazioni
sulla bilancia d'Italia, accortamente
tenuta in bilico da Lorenzo il
Magnifico, ma poi trapassata nella
pubblicistica europea con Francia e
Spagna piatti ed Inghilterra ago
della bilancia, secondo si esprime,
verso il 1590, uno scrittore inglese,
(3) con Francia e Spagna come i due
poli da cui discendono gli influssi
della pace e della guerra sugli altri
Stati, secondo afferma il duca Enrico
di Rohan. (4) E poi, ancora, ripresa,
portata al suo massimo sviluppo dalla
pubblicistica inglese nell'et della
(3) E' Kaeber, :Die Idee des
europischen Gleichgewichts in der
publizistischen Literatur vom 16' bis
zur Mitte des 18' Jahrh', Berlino,
1907, p' 28.
(4) :De l'interest des Princes et
Estats de la Chrestient, Parigi,
1638, prefazione. Cfr' F' Meinecke,
:Die Idee der Staatsrson in der
neueren Geschichte, Monaco-Berlino,
1924, pp' 211-12.
regina Anna, quando il principio
dell'equilibrio viene anteposto al
medesimo principio di giustizia,
poich, afferma il Defoe: La pace del
Regno Unito, la tranquillit generale
dell'Europa devono prevalere su una
considerazione di pura giustizia; (5)
fino a pervenire alle considerazioni
del Lehmann, nel 1716, sull'equilibrio
come una specie di costituzione
(5) E' Kaeber, op' cit', p' 66. In
un altro scritto inglese del 1743,
:Histoire de la grande crise de
l'Europe, si ripete che all'interesse
pubblico dell'Europa, conformemente al
diritto naturale ed al diritto delle
genti, devono essere sacrificati gli
interessi particolari di ogni Stato
(ib', p' 93).
dell'Europa, (6) o alla categorica

dichiarazione del Voltaire che tra i


princpi di diritto pubblico e di
politica, tipici dell'Europa e
sconosciuti alle altre parti del
mondo, quello, saggio, di mantenere
tra i vari Stati una bilancia uguale
di poteri, a mezzo di incessanti
trattative diplomatiche, anche durante
le guerre, (7) o, ancora, alla
constatazione dell'abate Mably che
proprio per avere attuato pienamente
(6) J' Termeulen, :Der Gedanke der
Internationalen Organisation in seiner
Entwicklung, I, L'Aja, 1917, p' 42.
(7) :Le sicle de Louis Xiv, cap'
Ii.
il sistema dell'equilibrio, l'Italia
del '400 stata una immagine di ci
ch' oggi l'Europa, la quale
costituisce un tutto politico, in cui
una parte necessariamente legata
alle altre da un reciproco e continuo
influsso. (8)
Molteplicit di Stati in Europa;
necessit di tener in piedi siffatta
molteplicit per salvare la libert
dell'Europa e impedire l'avvento di
una monarchia universale, fosse di
Carlo V o Filippo Ii, fosse di Luigi
Xiv, che avrebbe significato la fine
di quella libert; necessit pratica
conseguente di un continuo lavorio

In Europa le cose sono


combinate in modo che tutti gli Stati
dipendono gli uni dagli altri
L'Europa uno Stato composto di molte
provincie. Montesquieu, Riflessioni
e pensieri inediti

Con ancora pi largo respiro, al

Voltaire l'Europa appariva da lungo


tempo, eccetto la Russia come una
specie di grande repubblica divisa in
vari Stati, gli uni monarchici, gli
altri misti, gli uni aristocratici gli
(13) :Mmoires politiques
concernant la guerre, Francoforte,
1753. Di un :corps gnral de
l'Europe o, anche di una repubblica
dell'Europa, sono d'altronde assai
frequenti le menzioni nella
pubblicistica: cfr' per es' il
Politique Danois di Maubert De
Gouvest, nel 1756 (Kaeber, op' cit',
p' 129).

Perch il pensiero di Rousseau derivato dalla decadenza dell'europa

Ora, nel modo di impostare i


rapporti Europa-America (o Asia o
Africa) interessa soprattutto fin dal
Cinquecento, il rivelarsi di una
corrente polemica antieuropea. E cio:
l'insofferenza di certe forme di vita
europea, e soprattutto l'insofferenza
dei sistemi politici e delle guerre
continue, guerre fratricide, eccita un
certo numero di scrittori a creare il
mito dei felici mondi lontani, dove
non si conoscono guerre, dove gli
uomini, naturalmente buoni, non sono
ancora corrotti dalla vita di corte,
dagli intrighi dei politici e dalla
turpe ragione di Stato, dalla auri
sacra fames; non appetiscono quindi
l'altrui e si astengono dalle rapine
continue che caratterizzano i
cosiddetti civili europei. Nasce,
cos, il mito del buon selvaggio, che
continuer fino al Settecento e nel
Settecento culminer, contribuendo non
poco al vagheggiamento rousseauiano
dello stato di natura.

Risuonano due motivi contrastanti:

quello della pace, della tranquillit


delle terre lontane, quello della
lotta continua che strazia l'Europa,
cristiana di nome ma di fatto dominata
dai briganti che trascorrono il loro
tempo ad ammazzarsi, peggio ancora, a
fare ammazzare tra di loro i popoli,
stanchi oppressi e martoriati. dai briganti che trascorrono il loro
tempo ad ammazzarsi, peggio ancora, a
fare ammazzare tra di loro i popoli,
stanchi oppressi e martoriati.
Naturalmente, in questo quadro avete
la stilizzazione delle terre lontane
e del selvaggio, stilizzazione,
s'intende, ideale, in bene. Tutto
appare buono, lieto e roseo, laggi,
fosco brutto, dolente qua fra noi.
Come lussureggiante e splendida la
vegetazione di quelle regioni lontane,
cos felici i costumi, beati gli
animi. , sempre, una specie di
Paradiso terrestre che viene
raffigurato fuori dell'mbito europeo;
e senza dubbio, il vecchio mito
medievale del Paradiso terrestre ha
influito largamente nel determinare la
stilizzazione cinquecentesca
dell'innocente Peruviano o del
Brasiliano, che abita in una terra di
sogno. Soltanto, nel nuovo mito non
v' pi nulla del sapore religioso
dell'antico: allora il Paradiso
terrestre rappresentava il
vagheggiamento, nell'animo dei
peccatori, di un lontano mondo senza

peccato e senza colpa, ora il


vagheggiamento, da parte di uomini
stanchi di guerre, di un mondo senza
guerre, o con pochissime guerre,
dunque il vagheggiamento della pace
terrena anzich celeste. Voi misurate
con ci, di colpo, l'abisso fra le due
concezioni.
il procedimento di Tacito nella
Germania; eccessiva idealizzazione
dei costumi dei Germani, della loro
purezza, semplicit, ecc' in aperta
antitesi con la corruttela del troppo
raffinato e decadente mondo romano.
, ora, il procedimento di Montaigne,
quando loda i cannibali; sar, poi, il
procedimento degli illuministi quando
contrapporranno la saggezza morale
della Cina e la larghezza d'idee dei
seguaci di Confucio alla barbarie
morale e all'intolleranza religiosa
degli Europei.

Per, questi miti hanno una forza,


un'efficacia morale enorme: attraverso
ad essi e grazie ad essi, la lotta
contro vecchie posizioni, contro il
mondo che si vuol disfare viene
condotta innanzi con un vigore che il
solo ragionamento non avrebbe.

Si tenga ben presente il motivo


ispiratore del mito del selvaggio:
l'amore di pace, l'orrore delle guerre
continue che desolano l'Europa. Ora,
questo motivo, che ispira agli uni
l'elogio fin dei cannibali, ispirer
ad altri i progetti di lega o
federazione europea, o almeno di un
supremo tribunale arbitrale, che renda
impossibili i conflitti tra Stato e
Stato.

Il capitolo sui cannibali ,

sostanzialmente, l'esaltazione della


vita dei selvaggi. Qui, il mito del
Paradiso terrestre, spogliato
s'intende di ogni valore religioso,
sembra ripreso in pieno.
Selvaggi li chiamiamo (Montaigne
parla dei Brasiliani)