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Indice

Un vivo ringraziamento a:
Vincenzo Amato, Ivana Calafato, Ivan DAvanzo,
Tom Heinz di Chicago, alla Chicago Architectural
Foundation

Tutti i diritti riservati


vietata ogni riproduzione
ISBN 978-88-8497-169-2

Editing
Anna Maria Cafiero Cosenza
Grafica
Costanzo Marciano

Referenze fotografiche
Archivio Gubitosi, pp. 10, 12, 13, 20, 23a, 25a, 33a,
35as, 40, 63ad, 63b, 91, 146, 152, 154, 158, 173,
186a
Tom Heinz, pp. 94-127, 131, 185as, 186c, 187
Richard Nickel, pp. 37, 49, 138, 139b, 143, 148,
208bs, 208a, 208bs
Tutte le altre immagini sono state fornite
dallAutore.

in copertina e retrocopertina
Skyline di Chicago

Giganti dacciaio tra piccole case nella prateria Benedetto Gravagnuolo

11

Premessa

17

La Scuola di Chicago

55

La Fiera Colombiana

73

Il Piano di Chicago

89

Frank Lloyd Wright e gli architetti della Prateria

135

Louis Sullivan e il decorativismo

157

Evoluzione dei grattacieli di Chicago Manfredo Tafuri

181

Schede

211

Apparati

212

Bibliografia

213

Indice dei nomi

214

Indice dei luoghi

Giganti dacciaio tra piccole case nella prateria


Benedetto Gravagnuolo

Questo libro il frutto di una passione per larchitettura americana che ha radici profonde.
Risale al 1964 un primo studio sullopera di Louis Sullivan elaborato da Camillo Gubitosi
nei sei mesi trascorsi a New York presso la Columbia University, avendo conseguito su
tale tema una borsa di studio Fulbrigth. Rientrato in Italia, lallora giovane assistente
presso lIstituto di Analisi Architettonica, diretto da Giulio De Luca, approfond le sue
ricerche sui protagonisti dellarchitettura degli States negli anni a cavallo tra XIX e
XX secolo, con particolare attenzione al fenomeno della cosiddetta Scuola di Chicago.
Fu solo linizio di un interesse conoscitivo ininterrotto, sviluppato nel corso della sua
pluridecennale docenza presso la Facolt di Architettura dellUniversit di Napoli Federico
II. Ad alimentare ulteriormente tale impegno analitico, sfociato in una sorta di bricolage
collezionistico di disegni e di foto depoca, sono state peraltro le periodiche frequentazioni
delle scuole, delle citt e degli architetti americani, a partire dallinsegnamento svolto
presso il Boston Architectural Center nel 1978.
Allattivit didattica, Camillo Gubitosi ha daltronde affiancato un impegno tuttaltro
che irrilevante nella promozione degli scambi culturali internazionali.
Memorabili per vari aspetti restano le grandi mostre curate negli anni Settanta tra Roma
e Napoli - in collaborazione con Alberto Izzo - tra le quali quelle dedicate a James
Stirling (1974), ai Five Architects of New York (1975), a Frank Lloyd Wright (1977) e
a Le Corbusier (1978).
Nel quadro di tali iniziative si staglia la mostra di architettura - allestita nellaulica cornice
del Castel Nuovo di Napoli tra il 26 ottobre e il 10 novembre 1974 - incentrata sulla
Evoluzione dei grattacieli di Chicago dal 1870 al 1974. Quel meeting fu introdotto da
una magistrale conferenza di Manfredo Tafuri, a suo tempo registrata e ora pubblicata per
la prima volta in questo volume, a distanza di pi di trentanni, con una trascrizione che
preserva opportunamente lalata vibrazione della dizione orale.
Va da s che molta acqua passata sotto il ponte. Eppure, nonostante le numerose nuove
acquisizioni su questo argomento molto indagato, il tempo non ha scalfito il rigore
filologico e loriginalit interpretativa del discorso di Manfredo Tafuri sulla genesi e sulle
successive metamorfosi dei grattacieli americani. Anzi, proprio riconducendo la
dissertazione tafuriana nelle coordinate cronologiche in cui colloca - a met strada tra la
pubblicazione su La citt americana dalla guerra civile al New Deal (con Giorgio Ciucci,
Francesco Dal Co e Manieri Elia, Laterza, Roma 1973) e la pi ampia disamina della
Architettura Contemporanea (con Francesco Dal Co, Electa, Milano 1976) - che si pu
meglio valutare linossidabile icasticit di quellesegesi in controtendenza rispetto ai
luoghi comuni reiterati nelle storie del Movimento Moderno sulla scia del seducente plot
narrativo sulla Scuola di Chicago, coniato con calibrata enfasi da Sigfried Giedion nel
suo celebre volume Space, Time and Architecture (1941). Cos come preserva validit
critica il breve, ma denso saggio di Mario Manieri Elia redatto come introduzione al gi
menzionato catalogo della mostra curata da Camillo Gubitosi e Alberto Izzo sulla
Evoluzione dei grattacieli di Chicago (Officina, Roma 1974).
Tornando sui suoi passi, Camillo Gubitosi ripropone sulla ormai mitica Scuola di
Chicago il presente volume, che mira soprattutto alla sistematicit e alla chiarezza
informativa su una delle fasi decisive nella definizione della tecnica e del liguaggio della
modernit. Ebbene, come quando ci capita di rivedere un cult-movie, conoscendo gi la
7

trama del film, la nostra attenzione viene attratta soprattutto dai dettagli delle
inquadrature nelle dissolvenze narrative. Fuor di metafora, laspetto pi attraente del libro
deriva dalleleganza e dalla dovizia dellapparato iconografico, che coniuga con efficacia
rappresentativa i volti (non a tutti noti) degli architetti e dei critici che animarono quella
straordinaria avventura ideativa alle opere e alle decorazioni (non a tutti note) realizzate
o disegnate da quei protagonisti. Il fascino di tale racconto per immagini non deve per
distogliere lattenzione dalla struttura saggistica.
Tuttaltro che irrilevante resta la scelta di tenere unito in un unico volume sia la
straordinaria vicenda della costruzione dei primi grattacieli - riletta nel groviglio delle
differenze di declinazioni infuse, non tanto da due scuole di pensiero (William Le Baron
Jenney da un lato e Henry H. Richardson dallaltro), quanto piuttosto dalle molte anime di
quellavventura - sia lantitesi concettuale avversa ai giganti dacciaio della business-city
manifestatasi nei verdi sobborghi della stessa Chicago con le celeberrime Prairie Houses
di Frank Lloyd Wright, disseminate tra Oak Park e River Forest nel decennio che va dal
1899 al 1909. nel cono ottico della vivace dialettica tra contrapposte visioni
dellarchitettura che va re-interpretata la stessa Worlds Columbian Exposition, allestita
nel 1893 con la regia di Daniel Burnham, stigmatizzata nelle storie canoniche del
Movimento Moderno come lapostasia dai sacri princip della Scuola di Chicago,
mentre a ben vedere rappresent solo una scenografica svolta protesa verso un anelato
ritorno agli originari valori della White City, caldeggiati da Thomas Jefferson nella fase
fondativa degli Stati Uniti dAmerica. Fu una svolta che, peraltro, non segn la fine
nella costruzione dei grattacieli, ma piuttosto un new deal nel rapporto tra architettura
e pianificazione urbana.
Ed proprio questo il punto. ben vero che i prodromi dei grattacieli vanno stanati anche
in altre citt americane e riannodati lungo il filo sottile, ma rintracciabile, che parte
dallaspirazione al colossale manifestatasi gi in tutta evidenza nellObelisco a
Washington (1848-84), eretto sullo sfondo del Campidoglio e della Casa Bianca nella
capitale degli States, per poi approdare a New York nei primi edifici alti, tecnologicamente
allavanguardia bench travestiti sotto una coltre eclettica in stile vittoriano, costruiti da
Richard Morris Hunt e George B. Post nei primi anni Settanta nel cuore di Manhattan.
Ci nonostante, resta altres innegabile che - non a caso - fu Chicago la culla per
antonomasia del grattacielo orgogliosamente inteso come invenzione tipologica
americana, senza pi complessi di inferiorit verso leredit storica dellEuropa.
Il great fire del 1871 rappresent in tal senso solo una provvidenziale calamit per esaltare
un processo di tendenziale crescita illimitata della metropoli sia in altezza, con la
moltiplicazione dei piani garantita dalla tecnica dellacciaio e dal brevetto degli ascensori,
sia in orizzontale, grazie allastratta geometria dellimpianto a scacchiera dellarea centrale
del Loop, priva di rigidi vincoli normativi e, in quanto tale, predisposta allesaltazione del
business.

dove venne misticamente esaltata lidea della Over-Soul (anima cosmica che sottende
lUniverso) con la quale ogni uomo deve relazionarsi individualmente
nellautoresponsabilit della self-reliance. Nel solco tracciato da tale alveo, H.D. Toureau
aggiunse il culto della Civile Disobbedienza (1849) e il Gusto selvatico del Walden,
o la Vita nei boschi (1849), anticipando temi che saranno poi sviluppati da F.J. Turner
nellesegesi de Il Significato della Frontiera nella storia americana (1893).
Non meno significativo resta il rapporto mentale di Wright con il pragmatismo,
la cui conoscenza fu favorita dallamicizia con John Dewey, chiamato a insegnare filosofia
presso lUniversit di Chicago, nonch dalle frequentazioni con i fratelli William
e Henry James. Senza contare che presso la stessa Universit di Chicago insegnava
anche Thorstein Veblen, autore del folgorante saggio sociologico sulla Teoria della
classe agiata (1899).
Fin qui solo un rapido accenno alla vicenda che il lettore trover ampiamente
documentata nella ricognizione a tutto campo che Camillo Gubitosi ha voluto dedicare
alla Scuola di Chicago. una vicenda che a qualcuno potrebbe apparire una vecchia
storia sulla quale non vale pi la pena di ritornare a riflettere, mentre a mio sommesso
avviso continua a emanare un fascino discreto proprio per la sua criticit dantan,
nonostante il fluire del tempo, al pari dellicona di Marilyn Monroe che non smetter mai
di sedurre i cinefili appassionati delle indelebili pellicole hollywoodiane di film ormai
leggendari, bench datati, provenienti da quella America che era una volta il Nuovo
Continente mentale.

Eppure, in quella stessa citt si concentr - per ragioni storiche che sarebbe arduo
riassumere - il gotha della cultura progressista del tempo. Tant che proprio l dove
leconomia del mercato eresse a suo totemico simbolo il grattacielo - proprio in quello
stesso contesto - fu elaborata la critica pi radicale allassenza di anima dellincontrollato
sviluppo economico e tecnologico. Sarebbe un equivoco leggere in chiave esclusivamente
stilistica le Case della Prateria di Frank Lloyd Wright.
Ci che pi conta il seme concettuale - per cos dire filosofico - che sta alla radice
della poetica organica: al di l del fascino percepibile delle geometrie astratte coniugate
alla calda tattilit dei materiali naturali (dalle pietre, ai legni, ai mattoni); al di l della
suggestione dello spazio interno esploso in pi direzioni intorno al perno di camini
totemici; al di l dellindissolubile legame tra larchitettura e il paesaggio del luogo.
Wright prescelse la casa delluomo come paradigma dellaltra visione americana
dellabitare, anti-urbana, naturalistica, libertaria, cantata da Walt Whitman nelle Foglie
derba (1855). Confluirono e si mescolarono nellinedita poetica organica pi filoni di
pensiero americano, lucidamente enucleati nella recente monografia di Robert McCarter
su Frank Lloyd Wright (Reaction Book, London 2006).
Basti pensare al trascendentalismo, coniato da R.W. Emerson nel libro Natura (1836),
8

Premessa

Il grande incendio di Chicago del 1871 costituisce un evento di notevole importanza


nella storia dellarchitettura moderna. Rappresent, infatti, il giro di boa dello sviluppo
della nuova architettura per mano di un gruppo di architetti che dette vita al
movimento denominato Prima Scuola di Chicago. I loro progetti ebbero un profondo
effetto di rinnovamento sulle architetture allora imperanti, che tutte imitavano gli
schemi formali della cole des Beaux Arts di Parigi. Nei dieci anni che seguirono
allincendio, Chicago era in pieno fermento, la metropoli si avviava a essere la pi
grande degli Stati Uniti con oltre un milione di abitanti.
Gli architetti della Prima Scuola di Chicago cominciarono a sperimentare soluzioni
progettuali nuove e tecniche costruttive molto avanzate. La citt divenne un luogo di
sperimentazione progettuale con criteri totalmente nuovi. Chicago attrasse
ovviamente nuove industrie e investimenti di grande portata.
La compagnia Pullman fiss la sede delle sue industrie che producevano rotabili
ferroviari avanzati e le famose carrozze letti e poi la grande compagnia Mc Cormick
che produceva le pi avanzate macchine agricole del tempo. La posizione baricentrica
di Chicago naturalmente agevolava le attivit commerciali e industriali con la costa
dellEst e quella dellOvest. Divenne infatti un gigantesco nodo ferroviario con decine
di compagnie. A Chicago fu sviluppata la tecnologia dellascensore che segn una
svolta profonda nella costruzione degli edifici alti. La tecnica di ingegneria, in quegli
anni post incendio, fece passi giganteschi. Infatti uno dei problemi tecnici che si
presentava a Chicago erano le fondazioni che dovevano sopportare carichi sempre
maggiori su un terreno poco adatto, in quanto paludoso. Lingegnere Federick
Baumann propose fondazioni indipendenti con unampia sottofondazione per meglio
distribuire i carichi sul suolo acquitrinoso. La regola delle fondazioni precedenti era
quella di realizzare invece un enorme basamento in pietrame. Questo tipo di nuova
fondazione fu adottata da Burnham&Root per il Montauk Building nel 1882 sulla West
Monroe Street ma le fondazioni di Baumann occuparono parte dello spazio utile nel
piano interrato, pertanto gli immobiliaristi non lo preferivano perch sottraeva spazio
da vendere.
Ledificio Montauk e lauditorium, avevano pareti portanti in mattoni di notevole
spessore e tale soluzione sottraeva spazio da vendere, ecco che alcuni architetti della
Prima Scuola di Chicago pensarono di utilizzare la struttura in acciaio, pi snella e
meno ingombrante e quindi bene accolta dagli immobiliaristi. Si cominci a profilare
pertanto la struttura tipica del grattacielo, simbolo della Scuola di Chicago, cio la
struttura a gabbia in acciaio, con blocco centrale per scale e ascensori. Lingegnere
William le Baron Jenney realizz il primo edificio completamente in ghisa al mondo
nel 1880. Jenney aveva frequentato la prestigiosa cole Centrale des Arts et
Manifactures di Parigi e durante la guerra civile fu incaricato di tutte le attivit di
costruzione dei ponti ferroviari e di demolizioni, pertanto svolgendo questa attivit
militare aveva acquistato grande esperienza nelle realizzazioni delle strutture in
acciaio.
Jenney nel 1868 inizi la sua attivit professionale a Chicago riunendo nel suo studio
molti giovani architetti, compresi tra gli altri Martin Roche, William Holabird e Louis
H. Sullivan.
Nel progetto della sede della Compagnia di assicurazione Home Insurance, Jenney
10

11

nella pagina accanto


Camillo Gubitosi alla Robie House, 1974.

Louis Sullivan

Dankmar Adler e Louis Sullivan,


Auditorium, Chicago, 1886-89.

nella pagina accanto


Henry Hobson Richardson,
Trinity Church, Copley Square, Boston, 1873.

Burnham&Root,
Rookery Building, 1887-88.

progett una torre con struttura in ferro. Le industrie che producevano i materiali
offrirono allora strutture in acciaio invece di travi in ghisa. Ledificio della Home
Insurance divenne cos il primo edificio pilota con struttura metallica. Questa struttura
pur poco economica era per a prova dincendio e offriva maggiore spazio da vendere
rispetto alle precedenti strutture in muratura, determinando un ottimo rapporto
investimento-ricavi.
Dopo le innovazioni tecniche riguardanti strutture e produzioni, segu una profonda
evoluzione formale nellarchitettura di Chicago.
Infatti Henry H. Richardson opt per il romanesque proveniente dalla Francia,
aspetto formale che influ non poco sullopera di L. Sullivan.
Ledificio di Richardson, il Marshall Field Wholesale Store del 1885, influ radicalmente
su Sullivan, che modific profondamente il progetto dellAuditorium, cos come appare
oggi.
I progettisti delle prime scuole di Chicago, presero come fonte di ispirazione la materia
stessa del nuovo materiale: lacciaio.
Questa logica progettuale contrastava fortemente con i criteri estetici di Richardson,
che rifiutava luso della struttura in ferro, infatti nel 1873 progett a Boston in Copley
Square la Trinity Church tutta in muratura in stile romanesque.
Le progettazioni con luso di strutture in ghisa o acciaio erano indicative di una nuova
logica espressiva. Pi vetro, quindi, migliore illuminazione, pochissime murature e pi
spazio da vendere o locare.
Il ferro, o la ghisa si prestavano molto a realizzare curve sinuose che furono
effetivamente realizzate dagli architetti della nuova generazione, come aveva gi fatto
Hector Guimard a Parigi.
12

Il Rookery Building un esempio importante in quanto il grande atrio, con le scale e


gli ascensori fu tutto realizzato in ferro e vetro con un notevole effetto formale.
Nel Chicago Stock Exchange di Adler e Sullivan le gabbie degli ascensori sono tutte in
ferro battuto con un elegante disegno.
Le strutture in ferro venivano collegate con chiodi a ribattino, la saldatura elettrica era,
infatti, ancora di l da venire.
Un buon esempio riassuntivo di quanto pi su esposto riguardo alle costruzioni in
ferro, il Reliance Building del 1895 di Burnham&Root sulla North State Street.
un edificio snello, vetrato per i 2/3 e con una leggera decorazione esterna in
terracotta chiara sia in verticale che in orizzontale, rappresenta un po lemblema della
Scuola di Chicago.
Lesposizione Colombiana del 1893 decret la eclissi della Scuola di Chicago, infatti
Burnham che ebbe la direzione del grande evento, respingendo e temendo le idee
innovative degli architetti della Scuola di Chicago e avendo in mente invece
unarchitettura eclettica, trionfo della cole des Beaux Arts, chiam da New York i pi
importanti studi di architettura di sicura fede neoclassica, lasciando a quelli di
Chicago la progettazione di opere minori in aree retrostanti i grandi edifici neoclassici.
Ormai nonostante le bizze di Burnham la nuova architettura si era affermata e nel
tempo avrebbe generato i suoi frutti migliori. La tradizione profonda del progresso
tecnico e della nuova architettura sarebbe di nuovo svettata dagli anni Trenta in poi
con larrivo di Ludwig Mies van der Rohe e dei suoi allievi.

Burnham&Root,
Reliance Building.

a destra
Adler e Sullivan,
Transportation Building.

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Louis Sullivan,
Chicago Stock Exchange e disegno del portale
dingresso.

La Scuola di Chicago

La Scuola di Chicago

Il conseguimento architettonico e tecnologico della Scuola di Chicago segna linizio di


un nuovo corso dellarchitettura moderna e, nello stesso tempo, rappresenta il culmine di
una evoluzione che si era andata sviluppando fin dalla met del Settecento, con la
rivoluzione industriale.
Questo carattere dualistico era riflesso nei due maggiori sviluppi delle Scuole che
coesistevano parallelamente attraverso il centro della loro storia. Uno era altamente
utilitario, sottolineato da una stretta aderenza alla funzione e alla struttura, ed era in gran
parte derivato da certe forme di costruzioni urbane vernacolari in Europa e negli Stati
Uniti Orientali. Laltra era di tipo formale e plastico; il prodotto di un nuovo spirito
teoretico che includeva la conscia determinazione a creare forme simboliche ricche con
un nuovo stile espressivo della cultura contemporanea americana.
Quellarchitettura della Scuola di Chicago deve essere interpretata quindi riferendosi ad
alcuni punti fondamentali:
- in termini di tecnica strutturale e costruzione di forme dalle quali essa si sviluppa;
- in relazione allaspetto architettonico e del revivalistico costruire dellOttocento, e infine
in relazione con gli ultimi sviluppi della rivoluzione stilistica dal quale prese movimento.
Lo stile in architettura rappresenta, o sta per quelle essenziali caratteristiche di
costruzione, di forma, ornamento e dettaglio che sono comuni a tutte le importanti
strutture di ogni definibile periodo nella storia. Ma esso sta anche per quelle qualit
tecniche ed estetiche della produzione artistica che cresce direttamente e organicamente
fuori delle condizioni dellesistenza umana e fuori dalle aspirazioni e dai poteri dellessere
umano. Gli edifici di un certo stile - se esso uno stile genuino - simbolizzano nella loro
forma le realt dellesperienza di un uomo e lo sforzo per dare adeguate espressioni
emotive a queste realt.
Questi edifici vanno a costituire elementi essenziali della storia delluomo, e la loro
rivelazione parte della stessa verit.

Foto aerea di Chicago negli anni Sessanta.

Il classicismo architettonico, che divenne dominante nella seconda met del XIX secolo,
fronteggiava la rivoluzione sociale ed economica portando nelle applicazioni la potenza
del vapore per le tecniche industriali; infatti nuove invenzioni meccaniche
accompagnarono queste applicazioni.
La prima sgraziata macchina a vapore poteva sembrare antica dalla orgogliosa dignit del
Royal crescent o Cumberland terrace; ma ancora essa rappresenta una forma che
sommerger presto tutte le arti e tutti i modi di agire della civilt occidentale. A fronte di
questo non precedente fenomeno, lantica e vitale arte dellarchitettura era minacciata da
potenti forze disintegrative.
Nel rispetto delle necessit utilitaristiche, le tecniche tradizionali di costruzione caddero
senza speranza repentinamente nellincontro delle richieste, prendendo vantaggio
dallopportunit presentata dalla nuova et della industrializzazione meccanizzata.
Il revivalismo architettonico lottava coraggiosamente con le forze tecniche e sociali di
quellet e frequentemente produsse validi lavori nellarte di costruire opere che erano
funzionalmente un successo ed esteticamente valide. Ma come il secolo mosse nel
revivalismo, esse si incrementarono fuori dal contatto con la realt del tempo. Lultimo
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19

Bertrand Goldberg (1913-1997)

Bertrand Goldberg,
Marina City, 1959-1964.

appunto il tentativo di creare con il disegno, con leccezionalit del disegno, una
possibilit ancora di presenza, soprattutto in zone in cui la presenza di acqua come per il
Marina City sul fiume Chicago, consente di realizzare due architetture forti come sono le
due Torri di Goldberg in una zona molto diradata.
La figura di Bertrand Goldberg, una figura interessante e che consente un
riallacciamento alla Scuola di Chicago con un personaggio che si pone con forte
omogeneit in rapporto ai grandi maestri della Scuola di Chicago.
Goldberg un uomo che ha studiato in Germania come Mies van der Rohe, nel 1933
quando aveva meno di 20 anni e che si trasferisce con Mies van der Rohe negli Stati Uniti,
ed lui che fa da interprete in un famoso incontro di Mies van der Rohe e Frank Lloyd
Wright, e lo presenta e dice: vi presento il mio Mies, se non ci fossi stato io non ci sarebbe
stato nessun Mies van der Rohe. Goldberg, in quel momento fa da interprete tra i due
grandi maestri, e si presenta come unalternativa soltanto quando riesce a liberarsi dalla
cappa di piombo della logica ferrea della progettazione di Mies van der Rohe e riesce a
farlo attraverso unautonomia, trovata durante la guerra, quando aveva progettato per
lAutorit Militare delle piccolissime costruzioni prefabbricate.
Goldberg oggi ci descrive le sue torri come esempi in cui ogni cosa risponde strettamente
a un dato funzionale, un dato economico molto preciso e rifiuta qualsiasi discorso di tipo
formale, per due elementi che in realt fino alla creazione accanto a esse di altri due
grattacieli che le hanno pur seminascoste, si arrestano come elementi fortemente
personalizzati formalmente. La zona bassa costituita da parcheggio, la zona alta da
mini-appartamenti.
Goldberg d una serie di motivazioni funzionali, la forma a margherita, dice lui, dovuta
alle eliminazioni dei corridoi. La serie di appartamenti minimi, trova nella forma radiale la
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sua pi logica e pi spontanea conformazione. Le strutture sono le pi semplici anche


nella realizzazione di questa torre, creando prima la colonna centrale impostando le gru in
alto sulla colonna finita, e tirando poi su tutti i materiali prefabbricati per il resto
delledificio, il sistema pi economico per costruire queste torri.
In realt Goldberg per arrivare a questo risultato deve passare attraverso una serie di
difficolt, che lui racconta, per esempio, per riuscire a far passare gli alti standard di
questa realizzazione, gli alti standard significa la forte dotazione di servizi pubblici e di
attrezzature presso le autorit principali. Infatti presenta prima il progetto alle Autorit
Federali, ma a queste non sarebbero piaciute le forme cilindriche, allora presenta un
progetto alternativo di torri quadrate.
Approvato il progetto dalle Autorit Federali, rientra presso lAutorit Municipale, con un
progetto approvato nelle sue attrezzature e realizza invece le torri rotonde: strategie
professionali locali.
Ecco ancora una volta che il Goldberg d motivazioni sempre di carattere strettamente
positivo a scelte che sono in realt fortemente determinate a livello sociale.
I modelli si sa quali sono, sono le torri di un progettista giapponese e quindi un modello
che circola e che Goldberg per carica qui di un valore di monumentalit, che per non
gli pu essere negato.
Ci che pi impressiona nel Marina City, leffetto urbano di presenza significante, che
anche la presenza dei grattacieli attorno non riesce a distruggere, e che la fortissima
unit ancora una volta delloggetto architettonico che riesce a ricreare un vero paesaggio
nuovo tra queste due torri evidenziato brillantemente dai fotografi di architettura, come in
una foto di Hedrich Blessing. Per larchitetto moderno non si accontenta delle
motivazioni funzionali, non si accontenta del proprio rifiuto cos asettico delle motivazioni
formali, cerca anche delle motivazioni sociali, ed ecco Goldberg che ci fornisce una serie
di motivazioni sociali per questo edificio e per laltro che si trova nel Raymond Illiard
Center di Chicago e che sono case popolari. In questo caso nella torre per anziani,
Goldberg realizza una struttura in cui le cellule diventano conchiglie autoportanti.
Se nel Marina City, il nocciolo centrale era portante, e le strutture intorno erano
essenzialmente a sbalzo, qui invece il contrario, il nocciolo centrale vuoto, le strutture
portanti sono le conchiglie-cellule; ma in che senso Goldberg recupera il sociale quando
illustra questo progetto?
Goldberg espone due risultati: uno che riuscito a imporre la presenza del 50% di
cittadini di colore in questo quartiere, ed un risultato che lascia dubbiosi, sapendo come
avvengono le scelte di questo tipo negli Stati Uniti. Comunque nellelenco assegnatari,
lassegnazione di questi appartamenti fu fatta in modo di imporre la presenza del 50% di
assegnatari di colore; ignoriamo quale sia stato leffetto che possa aver fatto un simile tipo
di integrazione forzata; che probabilmente pu essere sgradita agli uni e agli altri.
Ma soprattutto indica che lanziano ha bisogno di socialit e la sua socialit si realizza in
questa zona centrale della citt.
In questa zona centrale, gli anziani uscendo dal loro appartamento, potevano incontrare
tutti gli altri del piano, vi erano dei televisori e potevano intrattenersi insieme.
una zona senza finestre, in quanto una zona di risulta delle abitazioni disegnate da
Goldberg, ma la socialit almeno enunciativamente realizzata.
Goldberg raccontava che le linee curve, che possono sembrare una grossa difficolt
progettuale, in realt hanno fatto registrare un grosso risparmio di materiali, una maggiore
resistenza allusura di tutti gli elementi e con i mobili disegnati si ottenuto anche un
risparmio di spesa per larredamento.
Qual laspetto esterno di questi edifici che Goldberg sottolinea tutti progettati
dallinterno e tutti dominati da necessit di tipo economico e di tipo funzionale.
Laspetto esterno secondo Goldberg non che il risultato dellaccostamento degli
elementi, non che linvolucro di una struttura che ha il suo significato al suo interno, che
essenzialmente una macchina per abitare.

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Frank Lloyd Wright


e gli architetti della Prateria

Frank Lloyd Wright e


gli architetti della Prateria

Frank Lloyd Wright con i suoi allievi


a Taliesin West.

in basso a destra
Frank Lloyd Wright,
Husser House, Chicago, 1899.

nella pagina accanto

Questo capitolo riguarda molti architetti del Midwest americano che tra la fine del XIX e
inizio del XX secolo svilupparono la concezione di una nuova e originale espressione
architettonica, prima nella ricostruzione di Chicago e poi nelle architetture del Midwest,
area geografica che sirradia da Chicago.
Un movimento che deve molto allispirazione e allesempio di Louis H. Sullivan e Frank
Lloyd Wright, maestri la cui opera stata oggetto di innumerevoli studi, contrariamente
a quanto avvenuto per i loro contemporanei, ampiamente ignorati fino a pochi decenni fa.
Inoltre quello che si conosce su questi ultimi stato illustrato e studiato, ovviamente
sbagliando, fuori dal contesto del movimento di cui erano parte. Eppure i loro risultati, che
a volte eguagliano e talvolta superano quelli dei loro mentori, sono solo una parte della
storia dellarchitettura americana. Altrettanto importante una valutazione del contributo
di ciascun architetto al lavoro degli altri e al movimento nel suo insieme e unanalisi del
movimento medesimo - come e perch nato, cosa ha ottenuto e cosa ne ha causato poi
la sua brusca dissolvenza alle soglie della Prima guerra mondiale.
Si preferito tralasciare una trattazione dettagliata della ben nota prima produzione di
Wright, presupponendo che il lettore si avvicini al presente studio di carattere pi
specialistico con una conoscenza generale dellopera wrightiana. Pertanto, a parte brevi
riferimenti, il materiale che lo riguarda si limita a documenti non pubblicati prima o
generalmente sconosciuti. Poich la maggior parte dei suoi edifici familiare ai pi, il
materiale su Wright - piuttosto consistente - concerne soprattutto altri aspetti della sua
vita e della sua carriera; queste considerazioni ci consentiranno sostanzialmente di
ampliare e approfondire la nostra comprensione di Wright come uomo e come architetto.
Per quanto riguarda Sullivan, i criteri utilizzati sono simili, a parte un maggiore dettaglio e
un maggior numero di illustrazioni dedicate alla parte meno nota della sua carriera
successivamente al 1900. Il presente studio, che descrive il lavoro di cos tante persone,
non pu pretendere di essere esaustivo.
Molto resterebbe da fare.

Frank Lloyd Wright,


Roloson Houses, Chicago, 1894.

Questo libro in ogni caso non avrebbe assunto la forma attuale senza lampia quantit di

90

91

Planimetria di River Forest.

nella pagina accanto


Ubicazione degli edifici a Oak Park.

notizie lasciate dagli architetti stessi dellepoca ed esplorate in archivi a Chicago.


Frank Lloyd Wright fu sempre estremamente cortese e disponibile, certamente lieto
dellopportunit di rilasciare notizie sugli inizi della sua carriera, e sulle persone e sulla
Scuola della quale egli fu una parte cos essenziale. Barry Byrne (1883-1967) ha fornito per
dodici anni informazioni scritte avendo lavorato nello studio Wright dal 1902 al 1908.
William G. Purcell, infaticabile corrispondente, fu sempre molto sollecito nel fornire
informazioni, a coloro che erano interessati, mentre Hugh M.G. Garden mise a
disposizione la sua preziosissima conoscenza dei primi giorni del movimento. Anche John
S. Van Bergen e Percy D. Bentley dettero un importante contribuito. I parenti - fratelli,
sorelle, mogli e figli, troppo numerosi per menzionarli singolarmente - di Griffin, Maher,
Spencer, Drummond e altri sono stati una preziosa fonte di notizie.
Le case della Prateria - le Prairie Houses e Frank Lloyd Wright
I progetti degli architetti della Scuola della Prateria hanno caratteri specifici che vale la
pena descrivere prima di affrontare lesame dei progetti di Frank Lloyd Wright.
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1. Unity temple - 1905-09, F.L. Wright, Lake at Kenilworth


2. H.P. Young House - 1895, F.L. Wright, 334 N. Kenilworth
3. Charles E. Matthews House - 1909, Tallmadge&Watson 432 N.
Kenilworth
4. H.Benton Howard House - 1903, E.E. Roberts, 911 Chicago Ave
5. Frank Lloyd Wright House - 1889-95, F.L. Wright, 428 Forest Ave
6. Frank Lloyd Wright Studio - 1897-99, F.L. Wright, 951 Chicago Ave
7. Thomas H. Gale House - 1893, F.L. Wright, 1019 Chicago Ave
8. Robert P. Parker House - 1892, F.L. Wright, 1027 Chicago
9. Walter H. Gale House - 1893, F.L. Wright, 1031 Chicago
10. Francis J. Woolley House - 1893 F.L. Wright, 1030 Superior
11. Eben Ezra Roberts House - 1911, E.E. Roberts, 1019 Superior
12. Nathan G. Moore House - 1895-1923, F.L. Wright, 333 Forest
13. Dr. William H. Copeland House - 1908- 09,F.L. Wright, 400 Forest
14. Arthur Heurtley House - 1903, F.L. Wright, 318 Forest
15. Edward R. Hills House - 1906, F.L. Wright, 313 Forest
16. Mrs. Thomas H. Gale House - 1909, F.L. Wright, 6 Elizabeth
17. Peter A. Beachy House - 1906, F.L. Wright, 238 Forest
18. Frank W. Thomas House - 1901, F.L. Wright, 210 Forest
19. Horse Show Fountain - 1909 69, R.Bock & F.L. Wright, Lake St. at Oak
Park
20. James W.Scoville building - 1908, E .E. Roberts, 137 N. Oak Park
21. George R. Hemingway House - 1914, J. Van Bergen, 106 S. Grove
22. Frank W. Hall House - 1904, E .E. Roberts, 412 Clinton
23. Charles W. Austin House - 1905, C. E. White, 420 Clinton
24. George W. Smith House - 1895-98, F.L. Wright, 404 Home
25. John Farson House - 1897, G.W. Maher, 217 Home
26. Flori Blondeel House I - 1913, J. Van Bergen, 436 N. Elmwood
27. Flori Blondeel House II - 1914, J. Van Bergen, 432 N. Elmwood
28. Flori Blondeel House III - 1914, J. Van Bergen, 426 N. Elmwood
29. Burt L. Wallace House - 1906, C.E. White, 309 N. Elmwood
30. Trinity Lutheran Church - 1916, E.E. Roberts, 300 N. Ridgeland
31. Trinity Lutheran Chapel - 1909, E.E. Roberts, 300 N. Ridgeland
32. William C. Stephens House - 1909, R.C. Spencer, 167 N. Ridgeland
33. Torrie S.Estrabrook House - 1909,Tallmadge&Watson, 200 N. Scoville
34. Oak Park - River Forest High School, 1905 R.C. Spencer, Scoville at
Erie, 1912, E.E. Roberts
35. The Linden Apartments - 1915, J. Van Bergen, 175 Linden
36. Henry P. Magill House - 1903 , E.E. Roberts, 164 N. Euclid
37. George W. Furbeck House - 1897, F.L. Wright, 223 N. Euclid
38. Edward W. McCready House - 1907, R. C. Spencer, 231 N. Euclid
39. Herman W. Mallen House - 1904 G.W. Maher, 300 N. Euclid
40. Charles E. Roberts House - 1896 , F.L. Wright, 321 N. Euclid
41. James Hall Taylor House - 1912, G.W. Maher, 405 N. Euclid
42. Gustavus Babson House II - 1912, Tallmadge&Watson, 415 Linden
43. Joseph S. Guy House - 1915, Tallmadge&Watson, 407 N. Scoville
44. Frederick B. Mathis House - 1913, Tallmadge&Watson, 411 N. Scoville
45. Dale Bumstead House - 1909, Tallmadge&Watson, 504 N. East
46. Rollin Furbeck House - 1897, F.L. Wright, 515 Fair Oaks
47. William G. Fricke House - 1901, F.L. Wright, 540 Fair Oaks
48. Gustavus Babson House I - 1906, Tallmadge&Watson, 412 Iowa
49 Albert H. Manson House - 1911, J. Van Bergen, 619 N. Elmwood
50. Elizabeth Manson House - 1911, J. Van Bergen, 615 N. Elmwood
51. Charles S. Yerkes House - 1912, J. Van Bergen, 450 Iowa
52. William V. Carroll House - 1913, Tallmadge&Watson, 611 Fair Oaks
53. F.H. Lender House - 1907, Tallmadge&Watson, 626 Fair Oaks
54. Charles W. Helder House - 1906, C.E. White, 629 Fair Oaks
55. Charles Schwerin House - 1908, E.E. Roberts, 639 Fair Oaks
56. Vernon S. Watson House - 1904, V.S. Watson, 643 Fair Oaks
57. Otto McFeely House - 1905, V.S.Watson, 645 Fair Oaks
58. Harry G. Horder House - 1914, J. Van Bergen, 823 Fair Oaks
59. William E. Martin House - 1903, F.L. Wright, 636 N. East
60. Barret Andrews House - 1906, Tallmadge&Watson, 623 N. East
61. Harry C.Goodrich House - 1895, F.L. Wright, 534 N. East
62. Edwin H. Cheney House - 1903, F.L. Wright, 520 N. East
63. Arthur Basse House - 1920, Tallmadge&Watson, 506 N. Euclid
64. Sampson Rogers House - 1896, E.E. Roberts, 537 N. Euclid
65. Charles R. Erwin House - 1905, G.W. Maher, 530 N. Euclid
66. James Fletcher Skinner House - 1908, C.E. White, 605 Linden
67. Henry D. Goldbeck House - 1914, Tallmadge&Watson, 636 Linden
68. Robert N. Erskine House - 1913, J. Van Bergen, 714 Columbian
69. Philip Greiss House - 1914, J. Van Bergen, 716 Columbian
70. William H. Watt House - 1913, J. Van Bergen, 806 Columbian
71. John W. Bingham House - 1915, Tallmadge&Watson, 730 Linden
72. Henry R. Hamilton House - 1914, J. Van Bergen, 714 Linden
73. Ashley C. Smith House - 1908, Tallmadge&Watson, 630 Euclid
74. Harry S. Adams House - 1913, F.L. Wright, 710 Augusta
75. Harold H. Rockwell House - 1910, Tallmadge&Watson, 629 N. Oak
Park
76. Whitney T. Lovell House - 1906, Tallmadge&Watson, 635 N.
Kenilworth
77. Oscar B. Balch House - 1911, F.L. Wright, 611 N. Kenilworth
78. Louis H. Brink House - 1909, E.E. Roberts, 533 N. Grove
79. Albert J. Elliot House - 1908, E.E. Roberts, 539 N. Oak Park
80. Dr. Charles E. Cessna House - 1905, E.E. Roberts, 524 N.Oak Park

Frank Lloyd Wright,

Frank Lloyd Wright,

Francis J. Woolley House,

Frederick Bagley House,

Oak Park, Chicago, 1893.

Hinsdale, Illinois, 1894.

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in queste pagine
Frank Lloyd Wright,
William H. Winslow House,
River Forest, Chicago, 1894.

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Evoluzione dei grattacieli di Chicago


Manfredo Tafuri

Trascrizione della conferenza tenuta a


Napoli per linaugurazione della Mostra
Evoluzione dei grattacieli di Chicago.
Castel Nuovo, 26 ottobre-10 novembre
1974

nella pagina accanto


Burnham&Root,
Reliance Building, 1890.

Parlare della storia del grattacielo americano, significa affrontare una delle contraddizioni
nodali del sistema capitalistico in uno dei suoi pi alti livelli. Tentare di dare una risposta a
questa contraddizione, quindi impossibile.
Va detto immediatamente, perch non ci sia nessuno che si possa illudere, che affrontando
un tema storico, come quello della citt americana attraverso il discorso sul grattacielo, si
possa fare in un qualsiasi modo un discorso in positivo. I problemi storici che si pongono,
sono tali da vedere non solamente il discorso sul grattacielo, ma quello delle relazioni fra
larchitetto e la struttura professionale che nellOttocento comporta con s il legame fra
architetto e un uso particolare del suolo urbano e del territorio.
La prima ipotesi quella che tende a negare lesistenza delloggetto stesso della ricerca, vale
a dire che esiste un movimento architettonico in America, coerente in se stesso, che per
qualche ragione storica abbia fallito ai suoi scopi, legato al nome di Scuola di Chicago o
Chicago School.
Il movimento architettonico che si chiama Scuola di Chicago, non quello tramandato
nelle storie classiche dellarchitettura moderna o nella mitologia del Movimento Moderno, e
che invece, va riconosciuto in una serie di tendenze che superano lambito architettonico,
come aspetto disciplinare e specifico e giungono quindi sino a oggi ponendo ampi problemi
di speculazioni, sul suolo, sullacqua o sulla terra, vedremo poi come, e quindi una serie di
strutture professionali legate a uno sviluppo economico, estremamente particolare e di
estremo interesse, questo s anche nella nostra situazione presente.
Si potrebbe analizzare la paradossale storia di un edificio che, nei manuali di storia e
architettura moderna, da Giedion a Benevolo, viene salutato come il canto del cigno della
Scuola di Chicago. Il Reliance Building, attribuito in generale allarchitettura di John
Root, in collaborazione o meno con Burnham, e che rappresenterebbe lultimo edificio della
Scuola di Chicago, sommersa dal classicismo montante, dopo la Fiera Colombiana del
1893.
Se risaliamo alle fonti del 1898 circa, il pi grande critico della Scuola di Chicago, un
compagno di strada degli eroi e degli architetti di Chicago, Montgomery Schuyler
(1843-1914), scrive sulla rivista Adscameners un importantissimo articolo in cui, dopo la
morte di Root, esamina criticamente due edifici. Il primo il Reliance, il secondo il
Monadnock; e parlando del Reliance lo indica come il canto del cigno della Scuola di
Chicago, infatti egli scrive: Se il modo in cui il Reliance composto, deve essere la forma
architettonica del grattacielo di domani, abbiamo una sola conclusione: che il grattacielo non
architettura.
In questa frase di Schuyler c evidentemente una stroncatura fortissima, nettissima e non
lascia spazio allanalisi di come il grattacielo viene costruito.
Non lo analizza nei suoi particolari, come invece aveva analizzato le opere di Richardson, di
Sullivan, di Root stesso prima del 1891. Stronca questo edificio dicendo che questo edificio
la resa senza condizioni alla tecnologia pura. Vede nelledificio una sorta di moltiplicazioni in
altezza di elementi identici luno allaltro, e quindi di fronte a questa operazione puramente
aritmetica e moltiplicativa conclude che appunto il Reliance non architettura.
Andrebbe approfondito che cos allora architettura per Montgomery Schuyler e
approfondire criticamente qual la situazione particolare del Reliance (1890-1895),
di questo edificio finale della Scuola di Chicago nel suo contesto storico.
estremamente interessante capire la genesi di questo edificio, perch pu far comprendere
158

in queste pagine
Burnham&Root,
Reliance Building, 1890.

molte cose, sia appunto sulla sua situazione, sia rispetto alle forze economiche che lo
generarono. La parte basamentale del Reliance porta ancora indicato il nome della
compagnia costruttrice, uno dei principali speculatori edilizi della Chicago degli anni
Settanta-Novanta, che, dopo lincendio, affida allo studio Burnham&Root intorno al 1889-90
lincarico della progettazione.
Siamo in una zona di Chicago in espansione, in particolare come situazione commerciale,
quindi il piano speculativo unoperazione relativa a un investimento da milioni e milioni di
dollari.
Pur tuttavia unoperazione speculativa che non pu avvenire tutta immediatamente.
Quando i fratelli Broux chiedono ad Aldis, il loro agente, di comperare questo piccolo edificio
di circa cinque piani, situato verso il Chicago River e verso lExfront di Chicago, essi sanno
benissimo che solamente la parte basamentale potr essere sfruttata, perch gli affittuari
della parte basamentale hanno gi visto risolvere il loro contratto daffitto.
Gli affitti della parte superiore non saranno disponibili, altro che fra cinque anni, e quindi
chiedono a Burnham&Root di progettare una struttura provvisoria che sar quella fasciata in
granito esistente ancora nella parte basamentale, sospendendo qualsiasi decisione su quello
che accadr una volta che si saranno resi disponibili gli appartamenti ai piani superiori.
La struttura fu progettata da E.C. Shankland, Root progetta quindi con ogni probabilit la
parte basamentale e, ancora con ogni probabilit, non progetta nulla al di sopra.
Si preoccupa solamente di mettere in piedi un complicato congegno tecnologico; pertanto
dovendo costruire le fondazioni dei negozi fronteggianti le due strade, li progetta prevedendo
gi uno sviluppo in altezza del grattacielo futuro e quindi puntellando e mantenendo con una
serie di dispositivi pneumatici, in attesa di poter costruire il resto in un secondo momento.
Lintervento di Root riguarda solo la parte basamentale, ma si pu essere altrettanto sicuri
che lintero grattacielo non verr costruito da Root bens da Charles Atwood, vale a dire un
collaboratore di Burnham che gi negli anni durante la costruzione della Fiera di Chicago, si
era qualificato come architetto di stampo classicistico. Questo aspetto culturale di Atwood
di estremo interesse, perch questoperazione, che riguardava il Reliance, come edificio-crisi
della Scuola di Chicago, va quindi salutata come il primo edificio di carattere moderno.
Il primo grattacielo tecnologicamente avanzato, che per la qualit moltiplicativa delementi,
in s privi di senso, come Schuyler ha dimostrato, come la ripetizione del bow-window
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o lalleggerimento neo-gotico dei pannelli che ricoprono la struttura o addirittura il modo per
nascondere la struttura nei punti di giuntura. Sono aspetti stilistici che nulla hanno a che
fare con lorganicit della Scuola di Chicago e in particolare dellopera di Root.
interessante capire come mai Schuyler si fermi tanto sul Reliance, se negli stessi anni, un
altro edificio il Takoma Building di Holabird&Roche esprime praticamente le stesse idee
del Reliance e, mette in opera uno stesso dispositivo tecnologico e funzionale. Sembrerebbe
chiaro, che il Reliance in qualche modo legato alle figure mitiche degli architetti
Burnham&Root.
Il Reliance viene contrapposto invece al modello organico del Monadnock Bldg. Laddove il
Reliance esprime una moltiplicazione, unoperazione aritmetica di segni privi di senso,
il Monadnok esattamente lopposto, un blocco perfettamente coerente con se stesso, non
fosse altro per la sua coerenza strutturale.
Ancora negli anni 1891-93, mentre la struttura a gabbia del Reliance, non ha nientaltro da
esprimere che la propria nudit assoluta, ma anche un avanzato processo tecnologico, in
quegli anni in un grattacielo dacciaio a gabbia evidente uninnovazione tecnologica anche
rispetto agli esempi precedenti; il Monadnock Bldg., invece un ultimo edificio costruito in
una tecnica tradizionale e cio integralmente in mattoni.
La struttura muraria ha sezioni portanti alla base, come si nota nelle piante, con spessori che
toccano il metro, con un sistema di controventi interni, perch uno dei primi edifici a lama
alta. Un aspetto interessante il fatto che si tratta della stessa committenza, i fratelli Broux,
che agiscono attraverso il loro agente Aldis con lo stesso studio di architettura
Burnham&Root.
opportuno valutare le propriet formali del Monadnock Bldg. Un blocco organico, e sul
termine organico vale la pena chiarire. Organico in quanto tutte le sue parti collaborano
allunit dellopera. Basterebbe guardare, ad esempio, in che modo i bow-windows vengono
inventati, creati e messi in opera in questi edifici per ragioni speculative immediate in
quanto uno dei tanti mezzi, creando lo sbalzo, dopo il secondo piano sulla strada, di
acquistare metri quadri di spazio per ufficio, sfruttabile aggirando il regolamento edilizio di
Chicago, che regolamentava laltezza degli edifici rispetto alla larghezza della strada; ma
questo elemento del bow-window gioca come elemento strutturale, lelemento strutturale
viene considerato scavato in alternativa alla struttura piena, determinando profondi incassi
che evidenziano ed esaltano la corposit della struttura.
Il bow-window dimostra invece nella sua scarna elementarit, come una vera e propria
tessitura di facciata, teoricamente vetrata e comunque ampiamente finestrata allesterno,
quindi come elemento dialettico che sottolinea lunitariet del blocco murario.
Questa unitariet interessa Schuyler, viene salutata come organicit trasportata nelle citt.
Questa unitariet ha interessato un critico, come Donald Hoffman, che ha studiato per ultimo
in particolare la figura di Root, tendendo a dimostrare addirittura come lelemento simbolico
del Monadnock Bldg., che finisce appunto con una forma convessa verso la strada, possa
considerarsi una vera e propria forma organica che si rif alla foglia di papiro o di loto; infatti
vi un richiamo al primitivo nome di Chicago, che nel dialetto indiano, significa appunto
papiro o per lo meno una particolare foglia esistente allora in zona.
Simbolicit quindi o allegoria, ma principalmente unitariet, ripeto, dellintervento.
E organicit significa anche chiusura delledificio in altezza e il Monadnock non pu che
essere se stesso, adottando una misura classica, una vera e propria concinnitas albertiana.
Il Monadnock Bldg. la forma principe dellindividuo metropolitano costituito dal grattacielo.
Si possono analizzare le conseguenze produttive di questa organicit.
Analizzando ledificio si possono osservare due elementi: il primo un elemento che non si
vede, perch viene attuato solamente in parte, di ci che Root voleva per la disposizione
coloristica dei mattoni. Root intendeva dimostrare, non solamente con la continuit della
struttura, lorganicit delledificio, ma anche con il colore dei mattoni e dei rivestimenti che
dovevano sfumare leggermente da uno scuro molto forte in basso, a un sempre pi chiaro
verso lalto.
Per fortuna delle imprese costruttrici, questo primo artificio coloristico non viene accettato
dalla committenza, ma viene accettato il principio dellarrotondamento dellangolo e del
raccordo in alto dellangolo in curva; vale a dire che un angolo tagliato a spigolo vivo in
basso, diventa man mano svasandosi verso lalto lo spigolo in curva che chiude verso il cielo
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Holabird&Roche,
Tacoma Building, 1887-1889.

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