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Tafuri, architetto del moderno

Data di pubblicazione: 20.01.2007


Autore: Gregotti, Vittorio
Manfredo Tafuri: Non compito della storia ricomporre linfranto ma neanche identificarsi con i
vincitori e con lapologia del presente. Su la Repubblica del 10 giugno 2005 un ricordo del grande
storico dellarchitettura

Un grande merito del libro di Marco Biraghi (Progetto di crisi: Manfredo Tafuri e larchitettura
contemporanea, Edizioni Marinotti, pagg. 318, euro 22) certamente quello di aver dedicato un lavoro di
trecento pagine al pi intrigante e geniale storico dellarchitettura italiano dellultimo mezzo secolo: Manfredo
Tafuri. Scomparso undici anni or sono e rapidamente dimenticato, dopo il numero doppio di Casabella da me
diretta del gennaio 1995.
Tafuri era nato a Roma nel 1935 ed ha insegnato allIstituto Universitario di Venezia dal 1968. Collaboratore
della rivista Contropiano ed autore di una monografia sul suo maestro Ludovico Quaroni, i suoi testi, a partire
da Teoria e storia dellarchitettura del 1968 (una delle analisi pi acute ed inventive della nozione di
avanguardia in architettura), Progetto ed utopia (1973), La storia dellarchitettura italiana dal 44 all85, La
sfera e il labirinto (1980), sino a Raffaello architetto del 1984, a Venezia ed il Rinascimento (1985) ed a
Ricerca del Rinascimento sono analizzati da Biraghi con acutezza critica, che, giustamente, soggiace anche al
fascino del modo di scrivere per ribaltamento e rotture del grande storico.
Dopo lintroduzione dedicata allidea tafuriana di storia come progetto in opposizione sia allo storicismo
positivista sia alla critica prescrittiva (Il modo con cui guardo ai fenomeni storici pu dirsi progettuale anche
se continuo a rifiutare qualsiasi categoria operativa, scriveva Tafuri nel 1980), linterpretazione di Biraghi del
lavoro storico-critico di Tafuri (la distinzione tra le due attivit era per lui impossibile e la critica non deve
porsi come semplice ornamento delle opere) si concentra, come propone il titolo del libro, sullidea di
"progetto di crisi", come incessante costruzione di ipotesi critiche sugli avvenimenti dellarchitettura
interconnessi con il mondo storico delle mentalit e delle condizioni di produzione, che hanno il compito di
lavorare sullo spazio di relazione e quindi sulle divergenze e le contraddizioni ideologiche della stessa
architettura.
Il metodo storico di Manfredo Tafuri gli permette di parlare sempre delle questioni del presente anche
quando, o forse specialmente quando, egli parla con grande rigore investigativo del Sansovino a Venezia o
delle vicende della chiesa di San Giovanni dei Fiorentini a Roma (le poche pagine introduttive del libro sul
Rinascimento a Venezia ne sono un esempio).
Biraghi percorre nel suo studio (con abbondanza di citazioni filosofiche) le varie fasi del percorso di Tafuri,
con i giudizi critici su Louis Kahn e Robert Venturi, sulla linguistica strutturale, sui temi delle tecniche e delle
politiche della realt; concludendo giustamente con un giudizio di decisa appartenenza del pensiero di Tafuri
alla cultura ed al progetto moderno. Unappartenenza senza illusioni, ma credo, per quello che lho
conosciuto, senza disperazioni.
Giustamente Biraghi si chiede per ad un certo punto se la crisi che scuote incessantemente lanalisi storicocritica la medesima a cui stato sottoposto il reale e se, aggiungo io, proprio negli anni recenti, dopo la sua
morte non abbiamo fatto coincidere le due cose e che quindi, proprio il lavoro storico di Tafuri abbia (non
tanto inconsciamente) previsto come, a partire dal piano inclinato delle nuove condizioni, larchitettura
sarebbe finita nel cinismo del "gioco delle perle di vetro"; anche se dobbiamo constatare che le perle sono
diventate false e persino il vetro fatto di materia plastica, cio la finzione dellarte divenuta finzione del suo
stesso essere pratica artistica.

La "crisi del referente" di cui Tafuri ha sovente scritto (a partire da Robert Klein) con tanta acutezza, dopo
cinque secoli di contraddizioni irriducibili si finalmente risolta incollandosi entusiasticamente, e con vantaggi,
alla condizione postsociale, e mettendo in questione lontologia stessa della nostra pratica artistica.
Non compito della storia, scriveva Tafuri in Ricerca del Rinascimento, ricomporre linfranto ma neanche
identificarsi con i vincitori e con lapologia del presente.