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Fisica e informazione

Il concetto di informazione pervade tutte le costruzioni teoriche della fisica.


L'attrazione gravitazionale descritta tramite equazioni di campo presuppone che vi sia qualche tipo di scambio
di informazione tra le masse coinvolte.
Questa assunzione rimane perlopi implicita nella definizione delle equazioni che descrivono il moto reciproco
dei corpi considerati.
Con lo sviluppo della meccanica quantistica il problema dello scambio di informazioni tra le particelle
divenuto sempre pi evidente.
Nella storia della scienza moderna gli enigmi del mondo quantistico sono stati oggetto di prolungati e
approfonditi dibattiti intorno alla natura definitiva della realt fisica.
Einstein e Bohr si incontrarono e si scrissero a lungo per discutere sull'interpretazione delle osservazioni
quantistiche. Einstein non riusciva ad accettare l'indeterminatezza che sembrava insita nel comportamento dei
quanti.
Formul un esperimento mentale dopo l'altro per dimostrare che la teoria quantistica, nella formulazione
attuale, era incoerente a livello logico.
Bohr, d'altra parte, rifiut qualsiasi interpretazione che si spingesse al di l delle osservazioni reali. La natura
non solo aveva posto un limite assoluto al misurabile e all'osservabile, ma anche a ci di cui si pu parlare senza
ambiguit.
Il principio di indeterminazione di Heisenberg afferma che la posizione e la quantit di moto di una particella
elementare non sono misurabili simultaneamente.
Le particelle elementari non possiedono una traettoria ben precisa.
Questo implicava che la semplice osservazione della particella ne modificasse lo stato fisico, ovvero, in maniera
molto colorita, che se una persona osserva il mondo questo implica una modifica dello stato del mondo.
La rilevazione su un contatore Geiger di una particella elementare ne modifica in maniera irreversibile lo stato
fisico.
Si dice che la funzione d'onda collassa ad un solo valore tra quelli probabili.
Conoscere posizione e quantit di moto di una particella elementare significa avere delle informazioni sul suo
stato fisico, queste informazioni non possono mai essere complete anche se le equazioni quantistiche ci
forniscono tutta l'informazione possibile sul sistema. Esiste un limite invalicabile oltre il quale la particella
elementare non risulta pi realmente definita.
Ci di cui disponiamo solo una probabilit di esistenza.
Nonostante che le particelle esistano solo in termini di probabilit tuttavia esse continuano ad interagire tra loro
e le equazioni quantistiche descrivono esattamente il comportamento complessivo del sistema.
Due fotoni che attraversano la doppia fenditura sono informati sui loro reciproci tragitti producendo una figura
di interferenza.
Il comportamento delle due particelle presenta una reciproca coerenza ed descritto matematicamente tramite
un formalismo rigoroso in cui ciascuna particella rappresentata da un'onda di probabilit.
La natura di questo scambio di informazioni sembra trascendere lo spazio e il tempo.
Nessun fenomeno quantistico elementare propriamente un fenomeno a meno che sia registrato, impresso in
modo indelebile, messo alle strette da un atto di amplificazione irreversibile come l'annerimento di una
emulsione fotografica.
Vi sono solo osservazioni di questi atti di amplificazione e vi sono le ampiezze di probabilit assegnate mediante
numeri complessi, ma non si ha nessuna informazione su ci a cui corrispondono a tali ampiezze di probabilit.
I fisici sono stati costretti a questa conclusione fenomenica da esperimenti che hanno deluso tutte le aspettative
sul modo in cui dovrebbero comportarsi i pezzi di materia nel mondo reale.
L'esperimento pi famoso quello della doppia fenditura.
La luce emessa da una sorgente viene fatta passare attraverso una sottile fenditura di uno schermo. Dietro allo
schermo ne viene collocato un altro, per registrare i raggi che attraversano la fenditura. A quel punto il raggio
passa formando una figura di diffrazione spiegabile con la natura ondulatoria della luce. Ma se nello schermo si
apre una seconda fenditura, avviene una sovrapposizione di due figure di diffrazione, anche se viene emesso un
solo fotone alla volta.
Le onde che si propagano oltre le fenditure formano la tipica figura di interferenza, in cui i fronti d'onda si
annullano reciprocamente quando sono in opposizione di fase e si rinforzano reciprocamente quando sono in
fase. come se ciascun fotone passasse contemporaneamente da entrambi i fori, e questo non corrisponde al
comportamento che ci si aspetta da un oggetto corpuscolare nel mondo reale.
Esistono diverse varianti di questo esperimento, in una di queste ideata da Wheeler, i fotoni vengono emessi a
uno a uno e viaggiano dall'emettitore a uno strumento rivelatore che emette un segnale acustico o si accende
ogni volta che viene colpito da una particella. Lungo il percorso del fotone viene inserito uno specchio
semiargentato, che scinde il fascio, determinando la probabilit che un fotone su due attraversi lo specchio e

uno su due ne venga deviato. A conferma di questa probabilit, vengono collocati due rilevatori di fotoni, uno
dietro allo specchio semiargentato e uno ad angolo retto rispetto ad esso. La previsione che in media un fotone
su due passi da un percorso e uno su due dall'altro viene confermata dalle osservazioni: i due rilevatori
registrano un numero di fotoni approssimativamente uguale. Ma quando viene inserito un secondo specchio
semiargentato sul percorso dei fotoni non deviati dal primo si ripresenta l'enigma. L'angolo formato da questo
specchio tale per cui i fotoni deviati e non deviati dovrebbero ancora arrivare a uno o all'altro rilevatore. Di
conseguenza, ci si aspetterebbe di avere lo stesso numero di rilevazioni sui due rivelatori: i fotoni emessi
individualmente dovrebbero soltanto aver cambiato destinazione. Ma non accade cos. Uno solo dei due
rilevatori ticchetta, l'altro mai. Tutti i fotoni arrivano ad una sola destinazione.
I fotoni, emessi come particelle singole, interferiscono reciprocamente come onde.
Su uno degli specchi l'interferenza distruttiva, perch lo sfasamento tra fotoni di 180, di modo che i fotoni,
come onde, si annullano a vicenda. Sull'altro specchio l'interferenza costruttiva: le onde dei fotoni procedono
sulla stessa fase e si rinforzano reciprocamente.
I fisici sono stati costretti a giungere alla curiosa conclusione che ciascun fotone, in qualche modo "sa" che cosa
stanno facendo gli altri e sceglie il percorso di conseguenza.
Questa "conoscenza" resa ancor pi problematica dal fatto che il tempo e lo spazio vi incidono solo
marginalmente.
In una versione cosmologica dell'esperimento del fascio suddiviso, sono stati studiati fotoni che hanno origine
in una galassia remota, emessi migliaia di anni prima.
I fotoni di un esperimento sono stati quelli emessi da un quasar doppio.
Si ritiene ora che questo quasar distante sia un oggetto unico, non doppio, e che la duplice immagine sia dovuta
alla deviazione della luce operata da una galassia intermedia situata a circa un quarto della distanza dalla Terra.
La deviazione dovuta all'azione del prisma gravitazionale grande a sufficienza da riunire due raggi di luce
emessi dal quasar miliardi di anni fa. A causa della distanza aggiuntiva percorsa dai fotoni deviati dalla galassia,
questi sono rimasti in viaggio cinquantamila anni in pi rispetto a quelli che hanno percorso l'itinerario pi
diretto. Eppure, nonostante si siano originati miliardi di anni fa con un intervallo di cinquantamila anni, i
fotoni interferiscono reciprocamente come se fossero stati emessi pochi secondi prima in laboratorio.
All'inizio degli anni '90 Mandel dell'Universit di Rochester ed i suoi collaboratori hanno compiuto un
esperimento straordinario, che potremo analizzare in un certo dettaglio.
Alcuni fisici in passato davano una banale interpretazione "operativa" dell'esperimento con le due fenditure:
poich la misurazione necessariamente "invasiva", inevitabile che il sistema fisico alteri il suo stato.
Ma l'esperimento di Mandel ed altri hanno dimostrato che sufficiente qualcosa di molto pi evanescente di
una misurazione per far cambiare lo stato fisico di un sistema: sufficiente la conoscenza potenziale che
possiamo avere di tale sistema! Magia? No, fisica contemporanea.
Anzitutto ricreiamo una situazione simile a quella del fotone che transita attraverso le due fenditure, ma per
mezzo di un dispositivo diverso, cio uno specchio semi-riflettente (detto anche divisore di fascio): esso
trasmette la luce al 50%, ovvero solo met dell'intensit luminosa riuscir ad attraversare lo specchio, mentre
l'altra met sar riflessa.
Analizzando i singoli fotoni, in una descrizione tradizionale diremmo che la probabilit che un fotone attraversi
lo specchio (invece di essere riflesso) del 50%. Se consideriamo 100 fotoni, secondo la logica convenzionale ci
aspettiamo statisticamente che circa 50 fotoni attraversino lo specchio, mentre gli altri 50 vengano riflessi: il
fascio iniziale di 100 fotoni quindi sar diviso in due fasci diversi che percorrono cammini diversi. Questo per
vero solo se abbiamo modo di rivelare esplicitamente i singoli fotoni, altrimenti dobbiamo ammettere che
ciascun fotone si trover in uno strano "stato di sovrapposizione", cio al 50% attraverser lo specchio ed al 50%
sar riflesso. In altre parole, il percorso di ciascun fotone sar indefinito, poich "per met" passer attraverso lo
specchio e "per l'altra met" verr riflesso, sebbene esso sia indivisibile!
Se noi non misuriamo esplicitamente il percorso seguito dal fotone e facciamo incidere i due percorsi potenziali
su uno schermo, otterremo la solita figura di interferenza: ovvero il fotone (pur rimanendo una particella
singola) passer da entrambi i percorsi e alla fine produrr interferenza con se stesso. Fin qui avviene ci che
abbiamo gi descritto, anche se stavolta il misterioso sdoppiamento del singolo fotone non causato dalle due
fenditure bens dallo specchio semi-riflettente.

Il laser (1) emette un fotone, lo specchio semi-riflettente (2) "divide" il fotone in due parti fantasma, e ciascuno
delle due parti fantasma percorre un percorso diverso (3 e 4). Gli specchi nei punti 3 e 4 sono "normali" (non
semi-riflettenti) e servono solo a indirizzare in maniera opportuna i due percorsi.
Su ciascun percorso vi un "convertitore verso le basse frequenze". Ciascun convertitore (5 e 6) divide il proprio
fotone fantasma in due fotoni gemelli di energia dimezzata. Uno viene chiamato "fotone segnale" ed indicato
con S, mentre l'altro viene chiamato "fotone ausiliario" ed indicato con A. Infine, i due percorsi S vengono
rivelati sullo schermo (9), mentre i due percorsi A vengono indirizzati sul rivelatore ausiliario (8). In realt, per
ragioni tecniche, il sistema realmente usato dall'equipe di Mandel leggermente pi complicato, ma
concettualmente equivalente a quello appena descritto.
Vediamo allora come funziona l'intero sistema: il laser (1) spara un singolo fotone alla volta che incide sullo
specchio semi-riflettente (2). Poich noi non misuriamo quale percorso viene effettuato dal fotone, esso
fantomaticamente passa da entrambi i percorsi (3 e 4), e nei convertitori 5 e 6 il fotone fantasma viene diviso in
due fotoni gemelli di energia dimezzata. Alla fine, i due percorsi "segnale" (indicati con S) incidono sullo
schermo (9) dove il fotone S far interferenza con se stesso (cio con l'altra parte di se stesso passato dall'altro
percorso). In seguito dal laser spareremo altri fotoni, uno alla volta, ed alla fine come risultato vedremo una
chiara figura di interferenza sullo schermo (9).
La situazione simile a quella dell'esperimento con le due fenditure e l'unica differenza che qui la situazione
"raddoppiata" (grazie ai convertitori 5 e 6), cio abbiamo anche i due percorsi "ausiliari" (A), per cui, ogni
volta che un fotone colpir lo schermo (9), contemporaneamente riscontreremo l'arrivo di un fotone anche sul
rivelatore ausiliario (8), ovvero registreremo una cosiddetta "coincidenza". In quest'analisi abbiamo presupposto
che non vi sia ancora un ostacolo nel punto 7, che si trova sul percorso di uno dei fasci ausiliari.
Benissimo: ora viene il bello. Vediamo che cosa succede se si inserisce appunto un ostacolo nel punto 7. Una
volta che i percorsi sono stati divisi, ci aspettiamo che essi siano indipendenti: perci l'ostacolo nel punto 7 non
dovrebbe alterare la figura di interferenza nello schermo (9) poich il punto 7 si trova su un altro percorso, che
porta al rivelatore ausiliario (8) e non allo schermo (9).
Ma se inseriamo l'ostacolo nel punto 7, interrompendo cos il percorso di un fascio ausiliario, la figura di
interferenza dei fasci segnale nello schermo (9) scompare! Eppure non abbiamo effettuato misure sui fasci
segnale (che finiscono sullo schermo, 9), ma solo su un fascio ausiliario (che finisce nel rivelatore, 8)! Anche se
allontaniamo moltissimo i due fasci (A e S) tra di loro, quando operiamo sui fasci A incredibilmente
produciamo un'influenza sui fasci S, che contraddice la localit di Einstein.
Com' possibile? Che cos' cambiato rispetto al caso precedente quando non vi era un ostacolo nel punto 7?
cambiata la "conoscenza potenziale" che abbiamo sui fasci segnale: poich il percorso che passa dall'ostacolo 7
interrotto, quando riveliamo un fotone sul rivelatore degli ausiliari (8) esso deve provenire necessariamente dal
percorso che passa per lo specchio 3 (non pu provenire dal percorso dello specchio 4 appunto perch
interrotto nel punto 7). Perci, misurando la sua coincidenza col fotone segnale sullo schermo (9) noi saremmo
in grado di dire con certezza che quel fotone segnale proveniva dal percorso dello specchio 3,
cio sapremmo che il fotone passato "interamente" da questo percorso e conseguentemente non pu essere
passato dal percorso dello specchio 4: per questo non pu fare interferenza (come nel caso delle due
fenditure).
Questo spiega perch la figura di interferenza nello schermo (9) viene distrutta se inseriamo un ostacolo (7) sul
fascio ausiliario. Il fatto notevole che si tratta di una sconcertante "azione fantomatica a distanza": agendo sul
punto 7 alteriamo lo stato fisico in un luogo diverso, cio sullo schermo (9), dove la figura di interferenza viene
distrutta, e questo dovuto al fatto che ora noi sappiamo o possiamo dedurre quale percorso avr seguito il
fotone che incider sullo schermo (9): dovuto cio a una conoscenza, ad un'informazione, ad un atto di
consapevolezza, e non ad un intervento materiale diretto. Questa "conoscenza potenziale" sufficiente ad

alterare lo stato fisico sul rivelatore dei segnali, distruggendo la figura di interferenza.
Il gruppo di R.Chiao, dell'Universit di Berkeley, ha condotto altri esperimenti straordinari, i quali dimostrano
che il "collasso della funzione d'onda" reversibile (mentre Bohr e gli altri fisici di Copenaghen pensavano che
fosse irreversibile, tant' vero che su questo fatto, oggi inaccettabile, essi basarono la loro interpretazione, in
modo da aggirare la scomoda figura dell'osservatore cosciente). Il fenomeno in questione stato chiamato
"cancellazione quantistica" (ci che si pu cancellare appunto il collasso della funzione d'onda, che negli anni
'20 veniva considerato irreversibile).
Sfruttando "giochi di prestigio quantistici" di questo genere, i fisici P.Kwiat, H.Weinfurter e A.Zeilinger hanno
dimostrato che sono possibili delle "misure senza interazione", ovvero ci si pu accorgere della presenza di un
oggetto macroscopico (cio "classico" e non quantistico) utilizzando le caratteristiche quantistiche dei fotoni e
la loro non-oggettivit (nota: nel caso di un oggetto macroscopico la sua esistenza "oggettiva"
probabilisticamente elevatissima, cio praticamente certa; per l'esperimento sfrutta le qualit di non-oggettivit
quantistica del fotone rivelatore, che cos rivela l'oggetto senza interagire con esso!).
Misure senza interazione potrebbero avere applicazioni importantissime in campo medico, per ridurre
fortemente l'intensit delle radiazioni nell'osservazione specialistica di tessuti organici. Si immagini per esempio
di poter fare una radiografia a tutti gli effetti, ma riducendo drasticamente l'esposizione ai raggi X. Un'articolo
su questo tema stato pubblicato su Le Scienze n.342 del 1997.
Per capire come ci sia possibile, ci si pu ricollegare all'esperimento di Mandel descritto sopra. Immaginiamo
che l'oggetto da rivelare sia l'ostacolo inserito nel punto 7: ebbene, noi possiamo rivelare la presenza
dell'oggetto verificando se sullo schermo (9) si forma o meno la misura di interferenza! Si tratta quindi di una
misura indiretta che non coinvolge esplicitamente l'oggetto.
Purtroppo l'oggetto verr comunque colpito da un fotone nel 50% dei casi (poich statisticamente nel 50% dei
casi lo specchio semi-riflettente 2 lascer passare un fotone che attraverso il percorso 4 colpir effettivamente
l'oggetto nel punto 7). L'esposizione alla radiazione per pu essere ridotta a piacere sfruttando un metodo
ingegnosissimo detto "Effetto Zenone quantistico": Weinfurter e Zeilinger sono gi riusciti a ridurre dell'83,3%
la radiazione necessaria, lasciando un'esposizione solo del 16,7%.
Inoltre vi sono altre applicazioni pratiche di questi "giochi di prestigio quantistici". Per esempio il teorema di
Bell permette l'esistenza di una "crittografia quantistica" assolutamente sicura, poich decifrabile solo da chi
possiede la chiave originale. Ma non basta. Sono gi allo studio dei "computer quantistici" basati sui qubit,
ovvero su "bit quantistici" che possono sfruttare gli stati di sovrapposizione quantistica.
Infine, grazie alle caratteristiche paradossali della realt quantistica, sono stati condotti perfino esperimenti di
"teletrasporto", cio di trasporto a distanza! Il sogno fantascientifico di trasmettere gli oggetti a distanza (si pensi
al film Star Trek) in linea di principio realizzabile, almeno per le particelle quantistiche, ed i primi
esperimenti sono gi stati effettuati con successo (si veda l'articolo di Zeilinger su Le Scienze n.382, Giugno
2000).
L'interferenza un fenomeno che suggerisce che esista uno scambio di informazioni tra fotoni con modalit
enigmatiche, il fatto che tale modalit non sia soggetta a limiti spaziali o temporali mette in crisi tutte le
aspettative su come si comportano i singoli oggetti in natura e in particolare su come l'informazione possa
viaggiare su supporti non fisici, senza un contesto spaziale o temporale.
Date queste e simili anomalie, e stata messa in discussione l'idea di poter conoscere la realt fisica
indipendentemente dalle nostre osservazioni.
Secondo i fisici non si hanno basi per parlare di cosa siano i quanti e di ci che fanno nell'intervallo tra le
osservazioni che ne segnalano l'emissione e la ricezione.
Nonostante ci le equazioni che ne descrivono il comportamento in termini di probabilit sono in grado di
prevederne il comportamento con grande precisione.
Esiste solo un limite di principio alla possibilit di conoscenza della realt espresso come principio di
indeterminazione di Heisenberg.
L'esperimento mentale EPR ideato da Einstein Podolski e Rosen aveva lo scopo di dimostrare che, in teoria,
possibile determinare sia quantit di moto sia posizione di una particella; e che perci ha senso affermare che le
particelle possiedono simultaneamente entrambe le propriet.
L'esperimento EPR consiste nel considerare una reazione del tipo di quella prodotta dalla collisione di un
elettrone con un positrone. In essa viene prodotta una coppia di fotoni con stato quantico identico ma che si
propagano in direzioni opposte. Si misura la posizione di uno dei fotoni e, in base al risultato, possibile
prevedere lo stato corrispondente dell'altro. Dalla seconda particella si misura una propriet complementare,
come la quantit di moto. In questo modo si verrebbe a conoscenza sia della quantit di moto sia della posizione
della seconda particella, risultato che la teoria quantistica ritiene impossibile.
L'esperimento EPR fu proposto nel 1935, ma solo nel 1982 gli strumenti fisici hanno consentito di provarne
una versione. Il test ha dimostrato che, pur in condizioni di distanza spaziale, l'atto di misurazione su una
particella faceva collassare anche la funzione d'onda dell'altra.

Anche in questo caso, come nell'esperimento del fascio suddiviso, due particelle, anche se separate nello spazio,
risultavano correlate all'istante.
Anche in questo caso sembrerebbe che le due particelle possano scambiarsi segnali o informazioni (non intese
nel senso operativo ma in un senso pi generale) indipendentemente da vincoli di spazio e di tempo.
Il teorema di Bell prevede che un segnale passi istantaneamente tra particelle distanti nello spazio. I segnali
potrebbero viaggiare attraverso lo spazio finito senza che per la loro trasmissione sia necessario un tempo finito.
La trasmissione istantanea di segnali viola una legge fondamentale della relativit: che nulla nell'universo si
sposta a una velocit superiore a quella della luce.
Ma a livello quantistico l'informazione sembra che ignori questo divieto.
La correlazione tra i quanti sembra istantanea, e non sembra diminuire con la distanza.
Le correlazioni istantanee nella natura fisica si verificano anche a temperature estremamente basse, nei
fenomeni della superconduttivit e della superfluidit.
Quando vari metalli puri e leghe vengono superraffreddati fino a pochi gradi dallo zero assoluto, la loro
resistenza elettrica viene meno. Le sostanze diventano superconduttori: la corrente elettrica che li attraversa
viene trasportata completamente senza attrito. Questo fenomeno stato scoperto da Onnes nel 1911 e i
particolari, insieme a quelli della superfluidit, la mancanza di viscosit di un liquido superraffreddato come
l'elio, sono venuti alla luce nei successivi decenni di ricerca nel campo delle basse temperature.
La scomparsa di resistenza elettrica in un conduttore dovuta a un notevole livello di coerenza tra gli elettroni.
Normalmente quando una corrente elettrica attraversa un metallo gli elettroni vengono sparsi dagli atomi in
vibrazione nella struttura reticolare del metallo. Ci ritarda il flusso di elettroni attraverso il reticolo e produce
l'attrito che riscalda il metallo: il fenomeno della resistenza elettrica.
Quando invece il metallo viene superraffreddato, le vibrazioni degli atomi si riducono e la resistenza del metallo
diminuisce. Dato che anche in prossimit dello zero della scala Kelvin le energie prossime allo zero continuano
a far vibrare il reticolo, in realt dovrebbe esserci resistenza elettrica anche quando i metalli o le leghe vengono
raffreddati fino a pochi gradi dallo zero assoluto. Invece a queste temperature la resistenza viene meno del
tutto: le sostanze si trasformano in superconduttori.
In un anello creato con un superconduttore una corrente elettrica, una volta indotta, continua a fluire
idefinitivamente.
Quando un metallo o una lega vengono raffreddati a una temperatura critica, gli elettroni vi scorrono in modo
del tutto coerente.
Un fenomeno simile si verifica con i superfluidi.
Le molecole, che in precedenza collidevano in modo del tutto casuale, aderiscono in una singola entit
quantistica senza viscosit apparente; tale fluido in grado di scorrere in capillari e fenditure senza resistenza.
In entrambi i casi viene generato uno stato quantistico altamente coesivo.
La funzione d'onda del moto di tutti gli elettroni di una corrente e di tutti i quanti che costituiscono le
molecole di un fluido assume sempre la stessa forma.
Gli elettroni di un superconduttore e le particelle che costituiscono le molecole di un superfluido sono
reciprocamente correlate in modo preciso e continuo.
Ma in che modo una particella "conosce" lo stato dell'altra?
Tra di esse non passa alcuna forma nota di energia o segnale.
La superconduttivit e la superfluidit sono altri esempi di correlazione istantanea tra entit in posizioni diverse
nello spazio e nel tempo.
Il nucleo dell'atomo formato da vari campi energetici che definiscono i livelli energetici possibili nei gusci che
lo circondano. Le energie nucleari non definiscono per in che modo l'energia sistemata nei gusci: non
determinano la struttura specifica dei gusci. Quella struttura determinata da una correlazione peculiare che si
verifica tra gli elettroni all'interno dei gusci stessi. Queste correlazioni sono istantanee e non si verificano tra
elettroni non associati e altre particelle indipendenti. Si verificano solo tra elettroni che orbitano intorno ai
nuclei atomici.
Sta di fatto che gli elettroni all'interno dei gusci di un atomo non sono connessi mediante alcuna forma nota di
energia. Eppure il sistema complessivo creato da tutti gli elettroni condiziona il comportamento di ciascuno e
assegna le relative probabilit del loro stato.
Anche in questo caso sembra che ciascun elettrone "sappia" ci che stanno facendo gli altri.
La trattazione matematica dell'esclusione degli elettroni fu elaborata da Pauli nel 1925; il suo principio di
esclusione afferma che due elettroni intorno ad un nucleo, o intorno a vari nuclei in una configurazione
multiatomica, non possono trovarsi in uno stato di moto descritto dallo stesso insieme di quattro numeri
quantici.
L'esclusione segue la regola dell'antisimmetria. Il principio stabilisce che gli elettroni di un atomo devono
occupare orbite diverse.
Ma in che modo un elettrone pu obbedire a questo principio?

Esso dovrebbe possedere delle informazioni che riguardano l'intero sistema atomico.
Il principio di esclusione richiede una correlazione precisa tra gli elettroni senza comportare alcuna forza
dinamica, energia o segnale fisico.
Allo stesso modo in cui i due elettroni dell'esperimento EPR e i due fotoni nell'esperimento del fascio suddiviso
sembrano "conoscere" lo stato quantico reciproco senza scambio di energia, gli elettroni di un atomo, di una
molecola o di un metallo sembrano interconnessi in modo istantaneo e non dinamico.
Abbiamo visto come l'informazione possa essere codificata e misurata utilizzando supporti fisici, anzi questo il
solo modo che abbiamo per poterla comprendere e utilizzare normalmente.
Possiamo osservare i cerchi concentrici presenti in un tronco d'albero e ricavarne l'informazione sull'et
dell'albero.
La correlazione tra i cerchi che si sono formati nel tempo e il complesso fenomeno della vita dell'albero ci
consente di ricavare una informazione abbastanza precisa.
L'informazione sull'et dell'albero stata codificata dalla natura nei cerchi concentrici che possiamo osservare.
Possiamo telefonare a casa mandando un messaggio del tipo "ho mal di testa" e l'informazione contenuta
subisce diverse trasformazioni di codifica e decodifica in termini fisici, parole, onde sonore, impulsi elettrici,
scariche neurali nel cervello di chi ascolta, ma l'informazione contenuta sempre la stessa, e consiste in una
correlazione tra un evento, il mio mal di testa, e una rappresentazione significativa dell'evento nella testa di chi
riceve il messaggio.
Il cervello costituisce un fantastico elaboratore di informazioni.
Ma per un elettrone le cose stanno molto diversamente.
Un computer pu ricevere un messaggio e correlarlo ai propri stati interni producendo o modificando
comportamenti conseguenti, l'informazione contenuta nel messaggio non viene "capita" ma pu influenzare in
maniera determinate cosa il computer esegue.
In un certo senso il computer "comprende" l'informazione senza doversi appellare all'enigmatica "coscienza"
unica in grado di dare un senso all'informazione.
Quando siamo in presenza di correlazioni tra eventi possiamo ipotizzare che esista un interscambio di
informazioni significative oppure che i sistemi siano soggetti alle medesime leggi causali.
La fisica descrive il comportamento della materia in termini di modelli matematici.
Il problema connesso al ruolo dell'osservatore nella determinazione degli stati fisici della materia non stato
ancora ben compreso dai fisici.
Sembra esistere una relazione tra l'informazione disponibile sullo stato fisico di una particella elementare e gli
strumenti di rilevazione sperimentale.
L'evento che i fisici chiamano "collasso della funzione d'onda" presenta caratteristiche davvero molto
enigmatiche.
La realt avrebbe una natura indeterminata fintanto che qualcuno la osserva.
L'informazione sulla realt indefinita fintanto che non viene fisicamente codificata.
Se un fotone lascia una traccia su un rivelatore l'informazione della sua esistenza ha lasciato un segno indelebile
tramite un processo irreversibile.
L'indeterminatezza di fondo presente in natura mina alla radice la possibilit di comprensione in uno schema
coerente di tutti gli aspetti della realt.
Anche se le equazioni della meccanica quantistica ci consentono di costruire i transistor esse aprono una
finestra sull'inconoscibile togliendoci la terra da sotto i piedi e rendendoci consapevoli dei limiti dei nostri
metodi conoscitivi.
L'informazione per come la conosciamo ha necessit di una rappresentazione.
Essa deve passare, deve essere trasmessa, dall'evento esterno a noi fino alla nostra comprensione nei termini
delle nostre possibilit cognitive.
Questo processo di comunicazione dell'informazione deve passare attraverso una qualche codifica in termini
fisici, e ci potrebbe comportare una alterazione ineliminabile dell'informazione originaria.
Nell'esempio della telefonata sul mal di testa la prima codifica in termini del linguaggio, ovvero in parole,
esclude moltissime caratteristiche relativamente al fenomeno originale costituito dal mio reale mal di testa.
La comprensione relativa da parte del ricevente presuppone una interpretazione basata su cosa si prova ad avere
mal di testa.
Esiste in natura la possibilit di trasmettere un'informazione senza nessun supporto fisico che la trasporti?
Questo proprio quello che sembrano suggerire gli esperimenti osservati.
L'idea di un'informazione senza supporto fisico sembra a prima vista inconcepibile.
Non il modo solito con cui noi abbiamo a che fare con l'informazione.
Non una idea che faccia parte della nostra esperienza diretta.
Ma anche i campi elettromagnetici sono cose che sfuggono alla nostra percezione.
I campi elettromagnetici si spostano nel vuoto assoluto senza bisogno di ricorrere ad una sostanza, come per

esempio l'etere, che li trasporti.


Il formalismo matematico con cui li descriviamo sufficiente a consentirci di utilizzarli in moltissime
applicazioni pratiche.
L'elettrone energia che viaggia nel vuoto sottoforma di onda.
L'elettrone anche un corpuscolo dotato di massa.
La contraddizione logica dell'elettrone che sia un'onda che una particella viene superata dal formalismo della
meccanica quantistica al prezzo per di rinunciare alla possibilit di determinare in maniera esatta cosa esso sia
veramente ad un dato istante.
Nonostante ci per fortuna i nostri tavoli, costituiti di atomi ed elettroni, non scompaiono improvvisamente alla
nostra vista.
L'informazione pura, di qualsiasi natura essa sia, svolge un ruolo determinante nel modo fisico.
Nel caso del diavoletto di Maxwel l'informazione sulla velocit delle molecole di un gas ci consentirebbe di
violare il secondo principio della termodinamica, consentendoci di far fluire calore da un corpo freddo ad uno
caldo.
Il fatto che non si possa costruire nessun meccanismo, che coinvolga la codifica e la trasmissione
dell'informazione relativa in maniera utilizzabile, in grado di funzionare realmente nel mondo fisico, non
inficia completamente questa possibilit di principio.
Se fossimo in grado di utilizzare questa informazione senza utilizzare energia potremmo costruire una tale
macchina.
Queste considerazioni ci portano a riesaminare il funzionamento del cervello da un altro punto di vista: come
esempio principe di un elaboratore di informazioni.
Lo studio di come le informazioni vengono strutturate per poter essere utilizzate, che la scienza
dell'informazione ha indagato in maniera approfondita per quanto riguarda le macchine elaboratrici, potrebbe
portarci ad una comprensione di come il cervello organizza le proprie informazioni.
In particolare il problema cruciale da risolvere costituito dalla possibilit dell'informazione di autoorganizzarsi.
Sarebbe bello poter individuare un principio che consenta all'informazione di organizzarsi in maniera
autonoma.
Nella progettazione di una base di conoscenza, l'organizzazione delle informazioni viene strutturata in maniera
dettagliata dai progettisti.
La suddivisione in domini predefiniti in cui l'informazione viene elaborata costituisce uno dei primi passi di
progettazione.
In un computer le informazioni non si organizzano mai da sole.
Negli algoritmi genetici il processo di riproduzione, selezione e mutazione delle regole della base di conoscenza
consente una prima possibilit di organizzazione delle informazioni.
Le regole selezionate corrispondono a quelle che meglio delle altre ottimizzano una determinata funzione di
fitness.
Questa funzione di fitness che consente al sistema di evolvere definita a priori dal programmatore in
conformit con l'obiettivo che si vuole raggiungere.
Il computer funge da supporto per tutte le funzioni di riproduzione degli individui che costituiscono le
successive generazioni di popolazioni soggette a selezione.
Effettivamente l'elaborazione conduce ad una soluzione che non detto che sia ottimale ma comunque
abbastanza buona.
Un altro criterio di organizzazione si basa su considerazioni relative ai processi di astrazione e costruzione di
categorie.
L'interesse concentrato sulla possibilit di costruire dei concetti astratti.
Le reti neurali sembrano mostrare i rudimenti di un simile processo.
Esse autonomamente costruiscono una suddivisione dei pattern in input in classi separate che possono
corrispondere ai concetti.
Un ulteriore tentativo di strutturazione delle informazioni utilizza semplici operazioni di intersezione ed unione
di insiemi.
Il criterio consiste nell'analisi di coincidenze e sovrapposizione tra i segni.
Tramite una funzione misura opportunamente definita sugli insiemi di informazioni si dimostra che possibile
costruire uno spazio metrico sulla potenza dell'insieme.
Disporre di un criterio metrico su un insieme di informazioni ci consente di definire delle relazioni topologiche
tra gli elementi dell'insieme, in particolare ci consente di stabilire un criterio di somiglianza tra due qualsiasi
distinte informazioni.
possibile utilizzare il concetto di intorno matematico per costruire le classi e i domini con cui manipolare
insiemi di informazioni.

Non ci sarebbe quindi una strutturazione predefinita ma la struttura delle informazioni sarebbe di tipo
dinamico, ovvero dipendente dai criteri utilizzati al momento dell'utilizzo dell'informazione.
L'idea che le informazioni possano organizzarsi da sole potrebbe anche rivelarsi completamente sbagliata.
Nella nostra esperienza sempre l'uomo che organizza le informazioni in una maniera comprensibile.
I messaggi lasciati a se stessi non dimostrano assolutamente di potersi organizzare anzi mostrano in maniera
evidente come sia vera la legge di crescita inevitabile dell'entropia nell'universo.
Occorre sempre qualche processo di elaborazione specifico.
In particolare nella nostra esperienza il culmine organizzativo dell'informazione avviene proprio nell'uomo.
Possiamo riconoscere questo principio organizzativo in tutte le forme biologiche.
Forse questa una propriet caratteristica dei processi vitali.
Ma anche i sistemi stellari si organizzano e mostrano una struttura definita.
Questa circostanza ci riporta a considerazioni filosofiche e metafisiche.
http://www.istanze.unibo.it/oscar/info/info09.htm