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LA RELATIVITA’ RISTRETTA

Dopo la serie di famosi esperimenti condotti dai fisici americani Michelson e Morley, per
rilevare il moto della terra rispetto all’etere, e la loro conclusione che gli ipotetici effetti
dovuti alla presenza dell’etere non esistono, Einstein propose la sua teoria della relatività
ristretta (detta anche relatività speciale).
Secondo tale principio tutti i sistemi di riferimento inerziali sono equivalenti ai fini
della formulazione delle leggi fisiche.
La teoria della relatività ristretta ( perché limita il suo campo di applicabilità ai soli sistemi
inerziali) parte da due ipotesi fondamentali o postulati, riguardanti il comportamento dei
fenomeni naturali.

Postulati della relatività ristretta


o principio di relatività: le leggi della fisica sono tutte le stesse nei sistemi di
riferimento inerziali.
o principio di invarianza della velocità della luce: la velocità della luce, nel vuoto,
misurata in un qualsiasi sistema inerziale, ha sempre lo stesso valore c,
indipendentemente dalla velocità relativa tra la sorgente di luce e l’osservatore.

Non esiste esperimento in grado di distinguere un sistema inerziale fermo da un altro in


movimento a velocità costante; non esiste un sistema di riferimento fermo in assoluto.
Secondo Einstein possono essere misurate e hanno significato fisico solo le velocità
relative tra i corpi, non le loro velocità assolute.
Abbiamo due conseguenze importanti:
1. Relatività del tempo
o Relatività della simultaneità
o Relatività della durata (dilatazione temporale)

2. Relatività dello spazio (contrazione delle lunghezze)

Relatività della simultaneità: due eventi sono simultanei quando accadono nello stesso
istante.
Consideriamo una ragazza solidale con la terra, se due mortaretti esplodono
contemporaneamente in A e in B, la ragazza percepisce il rumore e vede la luce
simultaneamente. Se invece un ragazzo è solidale con un treno ecco che lo stesso
fenomeno non è più simultaneo.

Nel riferimento del treno i lampi si muovono sempre alla velocità c, ma il ragazzo va in
avanti con il treno e quindi il lampo proveniente da A lo raggiunge prima di quello
proveniente da B.conseguenza:
due eventi che sono simultanei per un osservatore in un sistema di riferimento non
sono simultanei per un altro in moto rispetto al primo.
La simultaneità è relativa al sistema di riferimento.

Relatività della durata: l’esperienza comune sembra indicare che esista un tempo
assoluto che scorre allo stesso modo in tutti i sistemi di riferimento. Al contrario la
relatività ristretta rivela, per esempio, che nelle misure eseguite da un osservatore a terra il
tempo di un astronauta scorre più lentamente rispetto al proprio. Per capire ciò è
necessario considerare un orologio particolare: orologio a specchi
un breve impulso viene emesso da una sorgente, riflesso da uno specchio e infine raccolto
da un rilevatore. Ogni volta che l’impulso raggiunge il rilevatore viene registrato un tic su
un nastro di carta e riparte un altro impulso…
Consideriamo due osservatori, uno solidale con la terra (A) e l’altro con un’astronave (B)
che si muove con velocità v costante rispetto alla terra; entrambi hanno un orologio
identico di questo tipo. L’astronauta è fermo rispetto al proprio orologio e quindi vede
l’impulso luminoso muoversi in verticale , tB = 2 h / c l’intervallo tra due tic successivi.
L’osservatore a terra non misura lo stesso intervallo per gli stessi eventi; per lui l’impulso
luminoso segue una traiettoria diagonale, più lunga e la velocità della luce è sempre la
stessa e quindi il suo intervallo tA è più lungo; durante tA l’astronave ha percorso una
distanza L = vtA e la luce una distanza pari a 2 s applicando il teorema di Pitagora tA =
2 s/ c = (2/c) h2 + (L/2)2 = (2/c) h2 + (v/2tA)2 elevando al quadrato (tA)2 = 4/c2 (h2 +
v2/4tA2) = 4/c2h2 + v2/c2tA2 ne segue che (tA)2 = (tB)2 + v2/c2tA2 quindi si arriva

tA = tB / √ 1 - v2/c2

Dilatazione temporale:
o tB = intervallo di tempo proprio osservatore a riposo rispetto all'evento,
intervallo di tempo tra due eventi misurato da un osservatore che vede gli eventi
verificarsi in uno stesso punto (emissione e ricezione del segnale luminoso)
o tA = intervallo di tempo dilatato, ovvero l’intervallo tra due eventi misurato da un
osservatore in movimento rispetto ai due eventi, per cui essi avvengono in punti
diversi dello spazio.
o v = velocità relativa tra i due osservatori

Il paradosso dei gemelli:


Due gemelli Antonio e Benedetto hanno 25 anni e Benedetto parte per un viaggio
spaziale.
Avendo viaggiato ad una velocità prossima a quella della luce B constata di essere
rimasto più giovane di A. A causa della dilatazione dei tempi, infatti, sulla sua astronave in
movimento tutti i processi si sono svolti più lentamente che sulla terra.
Ammettiamo che il tempo proprio del volo di B, cioè l'intervallo di tempo tB valutato da B
stesso tra la sua partenza e il suo ritorno, sia di 10 anni e che l'astronave abbia viaggiato
rispetto alla terra alla velocità di 0,98 c. In base alla formula precedente per Antonio è
passato un tempo di 50 a, quindi nel momento del ricongiungimento, B ha solo 35 anni e A
ne ha 75 anni.
Il termine paradosso in fisica non indica un risultato concettualmente impossibile ma
qualcossa che contrasta con il senso comune. La relatività ristretta insegna che non deve
sorprenderci il fatto che un gemello, viaggiando a velocità relativistica, rimanga più
giovane dell'altro. Il vero paradosso consiste nella mancanza di reciprocità, per A
l'astronave si muove con velocità 0,98 c ma allora per B la terra dovrebbe muoversi con la
stessa velocità e quindi entrambi i fratelli dovrebbero aspettarsi di trovare l'altro più
vecchio. Ciò non succede perchè i gemelli non sono sempre in moto relativo con v
costante, l'astronave quando parte accelera e poi per tornare indietro si ferma e cambia
direzione.

La dilatazione dei tempi è un fenomeno reale


La dilatazione dei tempi, che nel caso dei gemelli potrebbe sembrare una storia di
fantascienza, è confermata da numerose prove sperimentali. La prima giunse dagli studi e
dalle misure dell'italiano Bruno Rossi (1905/1993) sulla radiazione cosmica. I raggi
cosmici sono particelle di elevata energia, soprattutto protoni,che dallo spazio arrivano
sulla terra e, urtando contro i nuclei degli atomi presenti negli strati superiore
dell'atmosfera, danno origine a numerose altre particelle più leggere. Tra queste è il
mesone μ, chiamato anche muone, una particelle instabile che decade spontaneamente
dopo un intervallo di tempo pari, in media, se misurato rispetto al sistema di riferimento in
cui la particella è ferma, a 2,2 *10 -6 s. Tale durata rappresenta una proprietà caratteristica
del muone, detta vita media, e può essere considerata come un orologio che misura
l'esistenza della particella. Poichè dalla creazione fino al decadimento, anche viaggiando
alla velocità della luce, i muoni potrebbero percorrere una distanza media non più grande
di d = 660 m, ben pochi riuscirebbero ad arrivare sulla terra. Rossi mise in evidenza che,
che se imuoni investono il nostro pianeta in gran numero, è perchè, prodotti nell'atmosfera
con velocità prossime alla velocità della luce, essi vivono, rispetto al riferimento della terra,
più di 2,2 *10-6 s. L'orologio dei muoni scorre più lentamente per gli osservatori terrestri,
che vedono le particelle in movimento, perciò queste percorrono distanze maggiori,
attraversando tutto lo spessore dell'atmosfera.
Oggi i muoni possono essere prodotti mediante grandi macchine acceleratrici; un
esperimento condotto al CERN di Ginevra, negli anni intorno al 1969 e il 1976, e diretto da
un altro italiano, Emilio Picasso, verificò con precisione che la loro vita media si dilata, in
funzione della velocità, proprio del fattore previsto da Einstein.

La relatività delle distanze: contrazione delle lunghezze


A causa della dilatazione temporale, osservatori in moto con velocità relativa costante
misurano differenti intervalli di tempo tra eventi. Dal momento che la durata del viaggio è
differente, ci si potrebbe chiedere se gli osservatori misurano distanze differenti.
In effetti la distanza si ottiene moltiplicando la velocità relativa (che è la stessa per i due
osservatori) per il tempo (che invece è diverso) e quindi è diversa.
L’osservatore che misura il tempo più breve misura anche la distanza più corta
(contrazione delle lunghezze).

Contrazione delle lunghezze L = L0 1 – v2/c2

o L0 viene detta lunghezza propria: è la distanza tra due punti misurata da un


osservatore in quiete rispetto ad essi. Dal momento che v < c il termine 1 – v2/c2 è
minore di 1 e L è minore di L0.

Se voglio calcolare lo spazio percorso da un’astronave, che parte dalla terra per andare su
una stella, in questo caso L 0 è la lunghezza misurata da un osservatore solidale con la
terra e L quella misurata dall’astronave.
È importante sottolineare che la contrazione delle lunghezze avviene solo lungo la
direzione del moto: le dimensioni perpendicolari alla direzione del movimento non
subiscono alcuna contrazione.
Esempio: una lastra rettangolare con base di 0,50 m e di altezza di 0,20 m, si trova a
bordo di un'astronave che viaggia ad una velocità costante di 0,80 c rispetto alla terra. Se
la direzione del moto è parallela alla base, qual è l'area della lastra per un osservatore
terrestre?
BI vista da un osservatore a terra è = b 1 – v2/c2 e quindi l'area è (0,50)1 –
(0,80c)2/c2(0,20) = 0,060 m2, percentualmente l'area misurata dall'osservatore sulla terra
differisce da quella misurata dagli astronauti del (A I – A) / A* 100 = - 40%

Il paradosso del tunnel


Lungo la linea ferroviaria è scavata una galleria “appena più alta e larga del treno”. Cosa
succede se il treno si muove ad alta velocità?
Riferimento del terreno: (la galleria è ferma e il treno è in movimento) secondo l'ipotesi
della contrazione, il treno, visto da terra, appare più stretto e più basso di prima, passa
senza problemi attraverso la galleria.
Riferimento del treno: (il treno è fermo e la galleria è in moto), l'altezza e la larghezza
diminuiscono, mentre quelle del treno sono invariate. Avviene un incidente...
Ma non è possibile che un incidente avvenga o non avvenga a seconda del punto di vista
con cui si guarda il moto del treno. L'unico modo per rimediare a tale assurdità è
ammettere che esse risultini uguali se misurate in sistemi di riferimento inerziali in moto
relativo.

CONCLUSIONE:
Il tempo proprio tra due eventi è l’intervallo misurato da un osservatore fermo rispetto agli
eventi, ossia li vede accadere nello stesso punto dello spazio. Ogni altro osservatore posto
su un sistema inerziale in moto misurerà un intervallo di tempo più lungo.
La lunghezza propria L0 di un oggetto è la lunghezza misurata da un osservatore fermo
rispetto all’oggetto. Ogni altro osservatore posto su un sistema inerziale in moto misurerà
una lunghezza minore.
Non esiste un sistema di riferimento privilegiato, quindi il termine “proprio” per il tempo o la
lunghezza non significa affatto che sono corrette o da preferirsi.
Quando due osservatori sono in moto uno rispetto all’altro a velocità costante, ciascuno di
essi afferma che l’orologio dell’altro scandisce il tempo più lentamente, e che le lunghezze
degli oggetti dell’altro, nella direzione del movimento, risultano contratte.

Simmetria relativistica:
La dilatazione dei tempi e la contrazione delle lunghezze sono fenomeni simmetrici: per
l'astronauta la terra è un sistema in movimento, egli giudica che su di essa il tempo scorra
più lentamente che sull'astronave, l'orologio dell'altro è più lento; così come ogni
osservatore giudica il regolo dell'altro più corto. Se così non fosse verrebbe contraddetto il
primo postulato della relatività ristretta in quanto la formula precedente non sarebbe più
vera scambiando un sistema di riferimento con l'altro.

La massa relativistica
Abbiamo visto che la lunghezza e il tempo sono due grandezze relative al sistema di
riferimento, la massa, terza grandezza fondamentale della meccanica, presenta tale
proprietà?
Per la II legge della dinamica F = ma = m Δv/Δt ne segue che Δv = F/m Δt se aspettiamo
un tempo sufficientemente grande potremmo vedere il corpo raggiungere la velocità della
luce e anche superarla...ciò è impossibile...
Basta riscriverla come: F Δt = Δ(mv) e considerare la massa non una costante, ma una
grandezza variabile con la velocità e quindi dipendente dal sistema di riferimento.
Se m0 è la massa a riposo (misurata da un osservatore rispetto al quale la massa è ferma)
e v è la velocità di un secondo osservatore che si muove di M.R.U rispetto al primo
m = γ m0
Quantità di moto relativistica
p = γ m0 v

La massa come forma di energia


Uno dei risultati più sorprendenti della relatività ristretta è l’equivalenza tra massa ed
energia, nel senso che un aumento o diminuzione di massa può essere visto in modo
equivalente come un guadagno o una perdita di energia.
In un rivelatore di particelle, chiamato camera a bolle, si può osservare la creazione e la
scomparsa di particelle subatomiche.
 Se un elettrone e un positrone (stessa massa dell’elettrone ma carica opposta)
s’incontrano, si annichilano, cioè scompaiono e si trasformano in energia.
 Viceversa, l’energia, vicino ad un nucleo atomico, può anche materializzarsi in una
coppia di particelle di carica uguale e opposta che prima non c’erano e che lasciano
tracce ben visibili nel rivelatore.

Nel primo caso la massa scompare e si trasforma in energia; nel secondo caso l’energia
scompare e si trasforma in massa.
Queste osservazioni sperimentali dimostrano che massa ed energia sono equivalenti.
Un corpo fermo e non soggetto a forze possiede un’energia E 0 per il semplice fatto di
possedere una massa m0. Questa energia si chiama energia a riposo:

E0 = m0 c2

rappresenta l’energia equivalente alla massa di un oggetto fermo.


Applicando questa relazione si ricava, per esempio, che l’energia a riposo di una pera di
massa pari a 100 grammi è circa uguale a 10 16 J (energia corrispondente al fabbisogno di
energia elettrica di una città di 100000 abitanti per 5 anni). Tuttavia, solo una piccolissima
frazione di tale energia si trasforma in energia utilizzabile.
Se, invece, il corpo di massa m è in moto a velocità v, la sua energia totale è:

E = m0 c2 / 1 – v2/c2

Energia cinetica relativistica

Quando un corpo viene accelerato da fermo fino ad una velocità v, esso acquista energia
cinetica, che si va ad aggiungere alla sua energia a riposo.
E = E0 + K (energia cinetica) quindi l’energia cinetica è K = E - E 0 = (γ – 1) m0 c2

Per velocità v molto inferiori a quella della luce l’energia cinetica si riduce K = ½ m v 2
Una delle più importanti conseguenze della relatività ristretta è che gli oggetti dotati di
massa non possono raggiungere la velocità della luce nel vuoto. Quindi la velocità della
luce è la più grande, infatti, quando v si avvicina a c la radice è zero e K tende all’infinito,
tuttavia per il teorema dell’energia cinetica ci vorrebbe un lavoro infinito, ma ciò è
impossibile.
Esercizi sulla relatività

1. Un velivolo spaziale si muove rispetto alla terra alla velocità costante pari al 92%
della velocità della luce. L’astronauta misura t0 = 1.0 s. Quanto vale lo stesso
intervallo di tempo misurato da un osservatore solidale con la terra? (2.6 s)
2. Consideriamo la terra e una stella che dista da essa 4.3 anni luce e supponiamo
che siano ferme l’una rispetto all’altra. Se una nave spaziale parte in direzione della
stella e viaggia alla velocità di 0.95 c quanto tempo impiegano i passeggeri,
secondo il loro orologio, per arrivare a destinazione? (t = spazio / velocità = 4.5
anni, t0 = 1.4 anni)
3. La vita media di un muone a riposo è di 2.2 * 10 – 6s. Un muone creato nell’alta
atmosfera, migliaia di metri sopra il livello del mare, viaggia verso la terra ad una
velocità di 0.998 c. Determina:
A. La durata della sua vita media per un osservatore posto a terra
B. La distanza da esso percorsa prima di decadere.

(gli eventi sono la creazione e il decadimento del muone, i due eventi avvengono nello
stesso punto dello spazio e quindi la vita media è l’intervallo proprio. Allora t = 35*10- 6 s e
x = v t = 1.0 * 104 m. In questo modo la durata più lunga della vita gli fornisce un tempo
sufficiente per raggiungere la superficie terrestre).

4. Un astronauta, usando un regolo graduato fermo rispetto al suo razzoli forma


cilindrica, misura una lunghezza pari a 82 m e un diametro di 21 m. Il razzo si
muove ad una velocità costante v = 0.95 c rispetto alla terra. Quali sono le
dimensioni del velivolo misurate da un osservatore terrestre?
5. Una pallina da golf di 0.046 kg è posta sul green. Se fosse possibile utilizzare
l’energia a riposo della pallina per alimentare una lampadina da 75 W, per quanto
tempo rimarrebbe accesa la lampadina? (1.7 milioni di anni)
6. In un acceleratore di particelle un elettrone (m = 9.109 * 10 - 31 kg) è accelerato da
fermo fino ad una velocità di 0.9995 c. Calcola:
a) La sua energia a riposo
b) La sua energia totale
c) La sua energia cinetica
(calcolare in MeV = milioni di elettronvolt; 1eV = 1.602 * 10 – 19J)
7. Immaginiamo che un’astronave si avvicini ad un pianeta alla velocità u = + 0.8 c.
Dall’astronave è lanciato verso il pianeta un razzo di segnalazione con una velocità
w = + 0.5 c rispetto all’astronave. Qual è la velocità del razzo rispetto ad un
osservatore in quiete sul pianeta?
8. Calcolare l’energia a riposo di un elettrone espressa in MeV. [0.511MeV]
9. Un gas assorbe 20,9 * 103 cal. Qual è l’incremento subito dalla massa del gas ?
[5.6 * 10- 14kg]
10. Nell’ipotese che un corpo di massa m = 1 kg, inizialmente fermo, accelerato da una
forza F = 10 N possa raggiungere dopo 3.36 * 10 7 s una velocità pari a 2.2378 * 10 8
m/s, calcolare la massa e l’energia cinetica assunta dal corpo a quella velocità.
[1.501 kg, 45.1 * 1015 J]
11. Sapendo che l’energia di un elettrone è 6 volte la sua energia a riposo, calcolare:
a) La velocità con cui si muove l’elettrone [0.986 c]
b) L’energia cinetica della particella espressa in MeV. [2.55 MeV]
12. Un elettrone viene accelerato finchè la sua energia cinetica raggiunge un valore pari a
2 MeV. Calcolare la massa e la velocità dell’elettrone quando viene condotto a
quell’energia. [44.7 * 10- 31kg, 2.94 * 108m/s]