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OBBLIGO DI MANTENERE I FIGLI: RISARCIMENTO IN CASO

DI VIOLAZIONE. IL CASO DEL MANCATO RICONOSCIMENTO


La Cassazione Civile con la sentenza del 22 novembre 2013, n. 26205 ha ribadito che esiste l
obbligo dei genitori di mantenere i figli (artt. 147 e 148 c.c.) per il solo fatto di averli generati e
prescinde da qualsivoglia domanda, sicch nellipotesi in cui, al momento della nascita, il figlio
sia riconosciuto da uno solo dei genitori, tenuto perci a provvedere per intero al suo mantenimento, non viene meno lobbligo dellaltro per il periodo anteriore alla dichiarazione giudiziale
di paternit o maternit naturale, essendo sorto sin dalla nascita il diritto del figlio naturale ad
essere mantenuto, istruito ed educato nei confronti di entrambi i genitori.
Lobbligo dei genitori di mantenere i figli (artt. 147 e 148 c.c.) deriva dalla nascita, discende dal
mero fatto della generazione e decorre dal momento della nascita medesima. Infatti, la sentenza
dichiarativa della filiazione produce gli effetti del riconoscimento e quindi, ai sensi dellart.
261 c.c., implica per il genitore tutti i doveri propri della procreazione, incluso quello del mantenimento ai sensi dellart. 148 c.c. Tale preciso obbligo, direttamente desumibile dal sistema
di protezione della filiazione stabilito nellart. 30, commi 1 e 2, Cost., non viene meno quando
il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, per il periodo anteriore alla dichiarazione
giudiziale di paternit o maternit, essendo sorto sin dalla nascita nei confronti di entrambi i
genitori. La statuizione giudiziale relativa alla dichiarazione di paternit o maternit , conseguentemente, del tutto ininfluente rispetto alla natura e alla nascita dellobbligo sopradescritto,
n assume alcun rilievo, neanche ai fini della decorrenza temporale del diritto, la formulazione
della domanda rivolta al riconoscimento dello status. Il diritto del figlio ad essere educato e
mantenuto (artt. 147 e 148 c.c.) , in conclusione, eziologicamente connesso esclusivamente
alla procreazione.
Tali principi sono stati ribaditi dalla Suprema Corte in una recente pronuncia. Nel caso di specie,
il giudice di legittimit ha confermato la pronuncia impugnata con la quale la corte distrettuale
aveva a sua volta confermato la sentenza del giudice di prime cure che aveva accolto la domanda di dichiarazione giudiziale di paternit nonch quella di risarcimento del danno non patrimoniale. Al principio diritto ad essere educato e mantenuto, osserva la Suprema Corte, non pu
attribuirsi un valore soltanto descrittivo. Esso contiene e presuppone il pi ampio ed immanente
diritto, desumibile dalla lettura coordinata degli artt. 2 e 30 Cost., di condividere fin dalla nascita con il proprio genitore la relazione filiale, sia nella sfera intima ed affettiva, di primario
rilievo nella costituzione e sviluppo dellequilibrio psicofisico di ogni persona, sia nella sfera
sociale, mediante la condivisione ed il riconoscimento esterno dello status conseguente alla

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procreazione. Entrambi i profili integrano il nucleo costitutivo originario dellidentit personale


e relazionale dellindividuo e la comunit familiare costituisce la prima formazione sociale che
un minore riconosce come proprio riferimento affettivo e protettivo. Nellart. 24 della Carta dei
diritti fondamentali dellUnione Europea, fonte integratrice dello statuto dei diritti fondamentali di rango costituzionale delle persone, specificamente contenuto, al comma 3, il diritto per
il bambino alla protezione ed alle cure necessarie al suo benessere nonch quello dintrattenere
relazioni e contatti diretti con i propri genitori. La privazione di entrambi gli elementi fondanti
il nucleo dei doveri di solidariet del rapporto di filiazione costituisce una grave violazione
dellobbligo costituzionale sopra delineato. Si determina, pertanto, un automatismo tra procreazione e responsabilit genitoriale, declinata secondo gli obblighi specificati negli artt. 147 e
148 c.c., che costituisce il fondamento della responsabilit aquiliana da illecito endofamiliare,
nellipotesi in cui alla procreazione non segua il riconoscimento e lassolvimento degli obblighi
conseguenti alla condizione di genitore. In una fattispecie del tutto analoga a quella oggetto
del presente giudizio, precisa ancora la decisione in epigrafe, si specificamente affermato che
La violazione dei doveri di mantenimento, istruzione ed educazione dei genitori verso la prole
(nella specie il disinteresse mostrato dal padre nei confronti del figlio per lunghi anni) non trova
sanzione solo nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, potendo integrare gli estremi
dellillecito civile, ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti; questa, pertanto,
pu dar luogo ad unautonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi
dellart. 2059 c.c. esercitabile anche nellambito dellazione per la dichiarazione giudiziale di
paternit e maternit. Il presupposto della responsabilit e del conseguente diritto del figlio al
risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, conclude la Corte, individuato nella
consapevolezza del concepimento.

Armando Cecatiello Avvocato, Milano


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Giurisprudenza:
Conformi: Cass. Civ., Sez. I, 10 aprile 2012, n. 5652 (rv. 622137)
Cass. Civ., Sez. I, 20 dicembre 2011, n. 27653 (rv. 620683)
Cass. Civ., Sez. I, 11 luglio 2006, n. 15756 (rv. 592467)
Cass. Civ., Sez. I, 14 maggio 2003, n. 7386 (rv. 563018)
Cass. Civ., Sez. I, 22 novembre 2013, n. 26205)

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