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MAGGIOR TUTELA AI CONVIVENTI: IL DIRITTO ALLA CASA

Sempre pi coppie decidono di non sposarsi e di convivere senza predisporre alcuna regolamentazione dei loro rapporti.
Cosa succede se uno dei due, proprietario della casa o intestatario del contratto di locazione,
decide di allontanare laltro?
La Cassazione con una recente pronuncia ha stabilito che lLa convivenza more uxorio determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di
fatto basato su un interesse proprio ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalit;
conseguentemente, lestromissione violenta o clandestina del convivente dallunit abitativa
giustifica il ricorso alla tutela possessoria, consentendogli di esperire lazione di spoglio.
In considerazione del rilievo sociale che ha ormai assunto per lordinamento la famiglia di fatto,
la convivenza more uxorio, quale formazione sociale che d vita ad un autentico consorzio
familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in

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comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalit, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione
qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Ne consegue che lestromissione violenta o clandestina dallunit abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno
del convivente non proprietario, legittima questultimo alla tutela possessoria, consentendogli
di esperire lazione di spoglio.
Il principio, il quale si pone in continuit con il pi recente indirizzo espresso sul punto dalla
giurisprudenza di legittimit (cfr., cit., Cass. Civ., n. 7214 del 2013) stato nuovamente ribadito dal Supremo Collegio ed applicato, nella fattispecie sottoposta al vaglio della Corte, anche
alla ipotesi in cui lo spoglio sia compiuto da un terzo nei confronti del convivente del detentore
qualificato del bene. Nel caso preso in esame dalla Cassazione, il giudice di legittimit, applicando lenunciato principio, ha cassato con rinvio la sentenza impugnata con la quale la corte
distrettuale, riformando la pronuncia di primo grado, aveva rigettato la domanda con la quale
una donna, convivente di fatto, aveva chiesto, nei confronti di tre fratelli, la reintegrazione nel
possesso dellappartamento in cui abitava more uxorio con uno di questi in virt di un comodato gratuito gi concessogli da uno di essi.
Nella decisione in epigrafe viene inoltre ribadito (cfr., Cass. Civ., n. 21252 del 2007) che, ai fini
del mutamento della detenzione in possesso, chi abbia iniziato il godimento del bene a titolo di
detenzione non pu acquistarne il possesso finch il titolo non venga mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta nei confronti del possessore; questultimo mutamento richiede, in particolare, il compimento di uno o pi atti estrinseci, dai quali sia
possibile desumere la modificata relazione di fatto con la cosa detenuta, attraverso la negazione
dellaltrui possesso e laffermazione del proprio.

Armando Cecatiello Avvocato, Milano


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